diossina – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Wed, 25 Feb 2026 20:36:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Dioxinity Day https://www.carmillaonline.com/2016/09/25/dioxinity-day/ Sun, 25 Sep 2016 01:06:55 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=33477 di Alexik

bacioGiustamente affossato dalle accuse di razzismo, l’opuscolo per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità è stato ritirato dal sito del Ministero della Salute. Come è noto la copertina del pamphlet ritraeva quattro sorridenti ragazzotti WASP1, che raffiguravano ‘le buone abitudini da promuovere’, contrapposti a quattro giovani neri, rasta e bad girls intenti a farsi le canne, in rappresentanza dei ‘cattivi compagni da abbandonare’. Vano ricordare alla Lorenzin che Bob Marley – che era nero, rasta e di cannoni se ne faceva a [...]]]> di Alexik

bacioGiustamente affossato dalle accuse di razzismo, l’opuscolo per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità è stato ritirato dal sito del Ministero della Salute.
Come è noto la copertina del pamphlet ritraeva quattro sorridenti ragazzotti WASP1, che raffiguravano ‘le buone abitudini da promuovere’, contrapposti a quattro giovani neri, rasta e bad girls intenti a farsi le canne, in rappresentanza dei ‘cattivi compagni da abbandonare’.
Vano ricordare alla Lorenzin che Bob Marley – che era nero, rasta e di cannoni se ne faceva a iosa – ha avuto 13 figli (di cui due adottati, perché la paternità non necessariamente è questione di sperma).

Vista la copertina, non oso immaginare quali perle di saggezza contenesse l’opuscolo. ‘Purtroppo’ resteremo all’oscuro del suo contenuto, ma possiamo però consolarci con i materiali del Fertility Day ancora consultabili sul sito del Ministero.

Leggendoli salta agli occhi come le infografiche siano del tutto incentrate sugli STILI DI VITA.
lorenzinIl loro messaggio prevalente è questo: le cause della vostra eventuale sterilità ed infertilità sono da attribuire alle VOSTRE abitudini al fumo, al VOSTRO consumo di alcolici, al VOSTRO uso di sostanze stupefacenti e dopanti, alla VOSTRA stazza, alle malattie che VI trasmettete quando fate del sesso.
In pratica, se rimanete sterili, la colpa è inequivocabilmente VOSTRA.

Mi suona nelle orecchie un vecchio ritornello, quello che attribuiva alle abitudine alcoliche dei veneti l’angiosarcoma epatico degli operai di Porto Marghera, al fumo di sigaretta i mesoteliomi degli esposti amianto, al consumo di crostacei l’avvelenamento da arsenico dei lavoratori del Petrolchimico di Manfredonia.
Del resto la Lorenzin non è nuova a queste operazioni: già nel 2013 aveva scaricato la responsabilità dei tumori degli abitanti della Terra dei Fuochi sui loro stili di vita (guarda il video qui).

I materiali ‘informativi’ del Fertility Day solo in ultima analisi citano frettolosamente fra le cause di infertilità i ‘fattori ambientali’, che per il Ministero consistono in ‘materie plastiche,  pesticidi e  farmaci’.
Elencati così, in maniera generica e sciatta, senza altra specificazione. Senza nulla dire su chi, come, e secondo quali logiche li fabbrica, li smercia, ve li mette nel piatto, vi induce o vi costringe a consumarli. Neanche una parola, poi, sugli inquinanti di aria, acque e suoli.
Perché resti chiaro che la colpa dell’infertilità è VOSTRA e solo alle VOSTRE insane abitudini dovrete imputarla. Non alle nocività industriali, né a chi le produce.
Comunque, visto che l’opuscolo incriminato è in via di rielaborazione, mi permetto di suggerire alla Lorenzin ed al suo staff nuove immagini sulle ‘buone abitudini da promuovere’ oltre a qualche approfondimento contenutistico.

weddingSi potrebbe per esempio cominciare dai risultati del Progetto Moniter (Monitoraggio degli inceneritori nei territori dell’Emilia Romagna) condotto dall’ARPA ER sugli otto inceneritori della regione, che a più riprese rilevano “una associazione coerente e statisticamente significativa tra livelli di esposizione ad emissioni da inceneritore e nascite pretermine”.2
Lo stesso studio “suggerisce una associazione tra esposizione a inceneritore e abortività spontanea”.3
Correlazione già rilevata in precedenza da Patrizia Gentilini, oncoematologa dell’ISDE, per le donne esposte agli inquinanti dell’inceneritore di Forlì, con un “incremento statisticamente significativo del 44% di abortività spontanea”.4
Il dato non sorprende. I più comuni inquinanti emessi dagli inceneritori sono diossine, PCB, ossidi di azoto, anidride solforosa, IPA, VOC e metalli pesanti.  Tutti hanno, in un modo o nell’altro, effetti sulla riproduzione, o in termini di alterazioni delle funzioni riproduttive maschili e femminili, o in termini di effetti sul nascituro. Vediamoli nel dettaglio.

seveso-1I legami fra l’esposizione alle diossine e lo sviluppo dell’endometriosi sono noti dal 1992, quando una serie di esperimenti (leggi: esercizi di sadismo) sulle scimmie rhesus, esposte per 4 anni al TCDD, rivelarono come “l’incidenza dell’endometriosi fosse direttamente correlata con l’esposizione alla diossina e la gravità della malattia dipendesse dalla dose somministrata”.
Studi successivi dimostrarono come le diossine inibissero la produzione di regolatori della fisiologia uterina, come attivassero processi infiammatori e di ispessimento dei tessuti dell’endometrio, come interferissero sulla sintesi e sull’azione del progesterone . Altri esperimenti sulle scimmie correlarono l’esposizione a diossina con l’aumento degli aborti spontanei5.

Per quanto riguarda gli effetti sulla prole, a 33 anni dal disastro di Seveso il monitoraggio della progenie della popolazione esposta ha dimostrato come la probabilità di contrarre alterazioni neonatali ormonali sia 6,6 volte maggiore per i nati dalle madri residenti nella zona più contaminata6.

Passando ai policlorobifenili (PCB), il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è il seguente: “Studi sugli esposti a PCBs hanno evidenziato effetti sulla motilità spermatica, crescita fetale (basso peso alla nascita, ridotta circonferenza cranica) e dello sviluppo (ridotta età gestazionale, immaturità neuromuscolare), e della funzione neurologica alla nascita (ridotta autonomia funzionale, aumento delle anomalie nei riflessi, ridotte capacità mnemoniche, ridotto indice Q.I. e difetti di attenzione)…. sono state osservate in bambini nati da madre esposte a PCB alterazioni nel numero di differenti tipi di linfociti.”7

nursery-antigasL’esposizione neonatale a diossine e PCB prosegue anche con l’allattamento8.
Sul latte materno il Ministero della Salute, così ‘attento’ alla procreazione, non dispone monitoraggi. Spesso ci hanno pensato le madri stesse, sostenute dai Comitati di base, ad automonitorarsi la qualità del latte.
Nella Taranto dell’Ilva questo genere di analisi ha rilevato alte concentrazioni di PCB, mentre a Montale (PT) le 12 molecole PCB dioxin-like riscontate nei campioni di latte materno sono risultate del tutto sovrapponibili al profilo dei PCB emessi dal vicino inceneritore9
Valori elevatissimi di PCB, al di sopra di qualunque segnalazione in letteratura, sono stati riscontrati in un campione di latte di una mamma bresciana, residente in un’area contaminata dalla Caffaro10.

Disquisendo di diossine e PCB abbiamo temporaneamente trascurato gli altri inquinanti. Presenti fra i principali componenti delle emissioni industriali, metalli pesanti quali arsenico, mercurio, piombo, rame, zinco, cadmio, manganese, cobalto, antimonio risultano come accertati o sospetti tossici per la riproduzione11.

Fra gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) il benzo(a)pirene, può danneggiare i feti in formazione, mentre il benzene, in rappresentanza dei Composti Organici Volatili (VOC), è un sospetto teratogeno.

Infine, l’anidride solforosa può ridurre la fertilità maschile e femminile, mentre il diossido di azoto presenta una limitata evidenza di tossicità per il feto in formazione e per la fertilità femminile.

Tutti gli inquinanti citati si riscontrano a Taranto in concentrazioni elevatissime.
Nonostante tutte le chiacchere sulla bonifica e ambientalizzazione dell’Ilva, i dati  sul quartiere Tamburi tra il 2013 e il 2015 mostrano sforamenti delle concentrazioni di diossina anche quaranta volte oltre i limiti.
A novembre 2014 il dato più preoccupante: un picco di diossina di 791 picogrammi al mq (il ‘valore soglia’ per le deposizioni si attesta tra 15 e 20 picogrammi)12
Temo che tutto questo abbia qualcosa a che fare con le conclusioni della dott.ssa Raffaella Depalo, responsabile dell’U.O. di fisiopatologia della riproduzione umana del Policlinico di Bari.
I dati raccolti dalla Depalo sull’area tarantina, rilevano come l’infertilità colpisca quasi una coppia su 4 (tra il 20 e il 25% della popolazione), con una incidenza di menopausa precoce che investe il 26% delle donne.

Siete ancora così convinti/e che sia tutta colpa vostra ? (Continua)


  1. White Anglo-Saxon Protestant. 

  2. Candela S, Angelini P, Bonvicini L, et al., Progetto Moniter. Valutazione epidemiologica degli effetti sanitari – Studi epidemiologici sulla popolazione residente – Effetti riproduttivi,  2010, p. 37. Candela S, Carretta E, Baldacchini F, et al., Progetto Moniter. Valutazione epidemiologica degli effetti sanitari – Studi epidemiologici sulla popolazione residente – Studio degli effetti riproduttivi sui nati nel periodo 2007-2010, 2012, p. 32. 

  3. Candela S, Angelini P, Bonvicini L, et al., Progetto Moniter. Valutazione epidemiologica degli effetti sanitari – Studi epidemiologici sulla popolazione residente – Rischio di aborto spontaneo in una popolazione esposta alle emissioni da inceneritori per rifiuti solidi urbani,  p. 21. 

  4. Patrizia Gentilini, Rabdomiosarcoma embrionario infantile come possibile patologia “sentinella” dell’esposizione a diossine, M&B Pagine elettroniche, ottobre 2012. 

  5. Si rimanda alla bibliografia in calce a: Endometriosis Association, Endometriosis & Dioxin. Information for physicians, nurses, and other healthcare professionals, 2009, p. 10. Vedi anche: M.G. Porpora1, S. Resta, E. Fuggetta, R. Brunelli, G. Perrone, F. D’itri, P. Storelli, L. Manganaro, E. De Felip, Esposizione a inquinanti organoclorurati ed endometriosi: minireview, Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXXIV – n. 5,  Settembre-Ottobre 2012. 

  6. Andrea Baccarelli; Sara M. Giacomini; Carlo Corbetta; Maria Teresa Landi; Matteo Bonzin; Dario Consonni; Paolo Grillo; Donald G. Patterson Jr.; Angela C. Pesatori; Pier Alberto Bertazzi, Neonatal Thyroid Function in Seveso 25 Years after Maternal Exposure to Dioxin, Plos Medicine Journal, 29-07-2008. URL consultato il 22-04-2010. 

  7. OMS, Polychlorinatedbiphenyls: human health aspects, 2003, p. 64 

  8. Diossine e PCB bioaccumulano nel grasso umano,  e il grasso delle madri è una delle  componenti principali del latte materno. In questo modo vengono trasmessi in pochissimo tempo alla prole  le diossine e i PCB accumulati in decenni di esposizione nell’adulto, con livelli più alti di rischio dovuti sia al diverso rapporto fra peso corporeo del neonato e quantità di inquinante assorbita, sia per l’impatto dell’inquinante su un organismo all’inizio della sua formazione. 

  9. Patrizia Gentilini, Xenobiotici nel latte materno: il caso delle diossine, Relazione presentata al convegno “Origine epigenetica delle malattie dell’adulto”, Arezzo, 17/19 settembre 2010. 

  10. Turrio-Baldassarri L, Abate V, Battistelli CL et al., PCDD/F and PCB in human serum of differently exposed population groups of an Italian city, Chemosphere 2008. 

  11. L’esposizione cronica all’arsenico è causa di aborti spontanei e nati morti. E’ emersa una limitata evidenza di teratogenicità dell’arsenico negli esperimenti su animali.
    Per l’esposizione al mercurio vi è una limitata evidenza di aumento degli aborti spontanei e dei disordini mestruali nelle donne. Limitata evidenza di effetti sulla fertilità maschile. Gli esperimenti sugli animali dimostrano come l’esposizione danneggi il feto in formazione.
    Il piombo è un possibile teratogeno per gli umani. L’esposizione può avere effetti sulla fertilità maschile e femminile, danneggiare i testicoli e il feto in formazione.
    L’esposizione al rame può avere effetti sulla fertilità maschile e femminile.
    L’esposizione allo zinco potrebbe avere effetti sulla fertilità maschile (riduzione del numero degli spermatozoi).
    Il cadmio è un probabile teratogeno per gli umani. Può danneggiare il sistema riproduttivo maschile (testicoli) e il ciclo riproduttivo femminile.
    L’esposizione al manganese può danneggiare i testicoli e influire negativamente sulla fertilità maschile.
    Il cobalto può danneggiare il sistema riproduttivo maschile negli animali (diminuzione degli spermatozoi), e danneggiarne la fertilità.
    C’è una limitata evidenza degli effetti negativi sul sistema riproduttivo femminile da parte dell’antimonio.
    Fonte: Right to Know

  12. Ilva e diossina, Ambrogi Melle sollecita l’intervento del sindaco di Taranto, Inchiostro Verde, 3 agosto 2016. 

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Sinistra ecologia – Parte quinta https://www.carmillaonline.com/2014/01/23/sinistra-ecologia-parte-quinta/ Thu, 23 Jan 2014 00:25:43 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=12052 di Alexik

ilvapianocoperchi3[A questo link il capitolo precedente]

È orribile il sospetto che il potere possa mangiare l’anima di chi lo esercita”. (Nichi Vendola)

Parere favorevole. Nel luglio 2011 la Regione Puglia dava il suo beneplacito all’autorizzazione integrata ambientale (Aia) a favore dell’Ilva di Taranto. Il suo assenso non era vincolante, visto che l’Aia per i grandi impianti è di competenza ministeriale. Ma comunque un voto contrario avrebbe rappresentato un forte segnale politico, oltre che un sussulto di dignità. Perché non si poteva mantenere la dignità appoggiando una simile porcata.

Una porcata che autorizzava l’Ilva ad aumentare la produzione fino [...]]]> di Alexik

ilvapianocoperchi3[A questo link il capitolo precedente]

È orribile il sospetto che il potere possa mangiare l’anima di chi lo esercita”. (Nichi Vendola)

Parere favorevole. Nel luglio 2011 la Regione Puglia dava il suo beneplacito all’autorizzazione integrata ambientale (Aia) a favore dell’Ilva di Taranto. Il suo assenso non era vincolante, visto che l’Aia per i grandi impianti è di competenza ministeriale. Ma comunque un voto contrario avrebbe rappresentato un forte segnale politico, oltre che un sussulto di dignità. Perché non si poteva mantenere la dignità appoggiando una simile porcata.

Una porcata che autorizzava l’Ilva ad aumentare la produzione fino a 15 milioni di tonnellate di acciaio all’anno1, nonostante che i livelli produttivi in atto (9,5 milioni dichiarati nel 2005) comportassero già un impatto inquinante insostenibile.

L’Aia/2011 dispensava i Riva dall’obbligo – temutissimo – di copertura dei parchi minerali, liquidando le 743 tonnellate annue2 di polveri nocive disperse da quei depositi in poche frasi: “il parco minerali PUO’ dare luogo a un’emissione di polveri”, “in caso di particolari condizioni meteo-climatiche POTREBBERO verificarsi fenomeni di spolveramento3. Un manuale dell’uso dell’eufemismo.

ilvacoke3Il parere istruttorio, redatto  ai fini dell’Aia dagli “esperti”4 nominati dalla ministra dell’ambiente Prestigiacomo, diceva che nella cokeria si ritenevano già attuati tutti gli interventi di adeguamento alle migliori tecnologie disponibili5. Quali fossero le  “migliori tecnologie”  lo documentano queste foto, scattate clandestinamente dagli operai: colate incandescenti a cielo aperto, nuvole nere senza nessun sistema di captazione, lavoratori circondati da un inferno di fuoco e di fumo (guarda anche i video qui, qui e qui).

Si ammetteva candidamente la presenza di innumerevoli emissioni non convogliate (vale a dire nubi incontrollate contenenti diossina, furani, pcb, IPA, metalli pesanti, ecc.) ma a nessuno degli “esperti” venne in mente che forse era il caso di eliminarle alla fonte, o almeno di farle confluire in ciminiera, sottoponendole a sistemi filtraggio e abbattimento degli inquinanti. Bastava, a loro dire, tenerle sott’occhio con sistemi di videosorveglianza. Che so, casomai rubassero.  Del resto per le emissioni convogliate non andava molto meglio: l‘assenza delle misurazioni in continuo sulle ciminiere, obbligatorie per legge dal 1999, non veniva nemmeno rilevata6.

ilvacoke5L’Aia/2011 permetteva all’azienda  l’uso di pet coke7, quello ottenuto dalla distillazione del petrolio, molto più inquinante del coke derivato dal carbon fossile . E dire che nel 2008  i carabinieri del NOE avevano impedito  all’Ilva l’uso del pet coke, sequestrandone 16.000 tonnellate e denunciando il legale rappresentante dello stabilimento per reati ambientali. Quanto agli scarichi diretti in mare, si prevedeva che gli inquinanti fossero controllati non alla fonte, ma solo dopo avvenuta diluizione, fatta ad hoc per far rientrare i parametri nei valori limite.

Insomma, un’Aia costruita attorno ai Riva, che non solo non gli impediva di inquinare, ma li autorizzava – se possibile – a far di peggio.  Il tutto con l’assenso degli enti locali, che lungi dal sentirsi sprofondare nell’onta ne andavano pure fieri. Così commentava soddisfatto l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro:

Abbiamo una linea guida, Ilva Regione e altri enti territoriali,  e questo serve a migliorare tutti gli aspetti del problema. Serve a migliorare l’aspetto ilvapianocoperchiambientale, serve a migliorare anche l’aspetto produttivo, serve a tenere insieme ecologia, economia, diritto alla salute e diritto al lavoro8.  Chissà se a tenerli insieme ci riusciva anche il tipo qui a fianco.

Ma come si era arrivati a questa ennesima genuflessione ai piedi dei Riva ?

La concessione dell’ Autorizzazione integrata ambientale era un passaggio cruciale, l’occasione per affrontare l’inquinamento del siderurgico sia nel suo insieme che nei suoi aspetti specifici. Era l’ambito decisionale dove normare  tutto – dalle emissioni venefiche, alle discariche interne di rifiuti tossici, alla melma chimica riversata in mare – dettando all’Ilva le condizioni per continuare a lavorare.

Era una partita su cui più volte gli enti locali avevano promesso intransigenza. E proprio nella loro fermezza il movimento ambientalista tarantino aveva riposto speranze e fiducia, aspettandosi una dimostrazione di coerenza da quegli stessi personaggi che ad ogni tornata elettorale sbandieravano il vessillo della difesa del territorio e della salute.

Sapevano, i tarantini, che la battaglia sarebbe stata dura, con la Prestigiacomo e i suoi funzionari (fra i quali Luigi Pelaggi, arrestato proprio ieri per truffa aggravata, corruzione e traffico illecito di rifiuti) sfacciatamente schierati al fianco dei Riva9.

ilvacoke6Forse non sospettavano, però, che anche il tecnico chiamato a rappresentare la Regione Puglia nel processo autorizzativo fosse uno “yes man” dell’Ilva: quel  Pierfrancesco Palmisano che passava all’azienda le bozze dell’autorizzazione da emendare, che concordava con Archinà (l’onnipresente responsabile delle pubbliche relazioni dell’Ilva) i comportamenti da tenere in commissione,  che prometteva controlli in azienda all’acqua di rose.  Fu proprio Palmisano ad  impedire che fosse inserita fra le prescrizioni la copertura dei parchi minerali10.

Sarebbe però piuttosto ingenuo credere che la strategia della Regione Puglia fosse totalmente nelle mani di un tecnico infedele, di una “serpe in seno” allo staff di Vendola (su cui, comunque, non era stato esercitato il necessario controllo). Prima  della ratifica definitiva dell’Aia, infatti, il coordinamento di associazioni tarantine “Altamarea” aveva provveduto ad informare personalmente il governatore sullo stato dei lavori, palesandogli  “il proprio assoluto dissenso su un parere istruttorio erroneo, ingannevole, inidoneo e del tutto inadeguato al rilascio dell’autorizzazione11.

Le associazioni  chiesero a Vendola di battersi per inserire nell’Aia dieci punti considerati irrinunciabili12 –  come la copertura dei parchi primari, limiti alla capacità produttiva, bonifica dei siti inquinati – ricevendo rassicurazioni sul fatto che la Regione si sarebbe adoprata  “per ridurre il carico inquinante complessivo attraverso prescrizioni dettagliate e per introdurre controlli severi e sanzioni esemplari e pesanti in caso di trasgressioni13.

A pochi giorni dall’incontro con “Altamarea”, con Delibera di Giunta n. 1504/2011 la Regione Puglia stabiliva le condizioni per dare il suo assenso al rilascio dell’Aia. Fra queste veniva reiterata la solita promessa del campionamento in continuo delle diossine sul camino E 312 (da attuarsi in un vago futuro),  e la possibilità di ridiscutere l’autorizzazione  in caso di superamento dei limiti  del benzo(a)pirene.  Una presa per il culo, visto che il benzo(a)pirene era oltre i limiti da anni, e la diossina dell’ E312 aveva raggiunto, nel maggio 2011,  valori doppi rispetto ai 0,40 ng ITE/Nmc fissati dalla normativa regionale14.

parcoPerchè dunque assentire all’Aia, se l’impianto era già in partenza ampiamente fuori norma ? Con un inversione dell’ordine del discorso la logica che si applicava non era “tu azienda rientri nei limiti, poi io ti autorizzo a funzionare”, ma “io ti autorizzo a funzionare se tu mi prometti che forse un giorno rientrerai nei limiti”.  In ogni caso, fra le condizioni poste dalla Regione per dare il via libera, non aveva trovato spazio NESSUNO dei “dieci punti” richiesti dal movimento ambientalista tarantino. I parchi primari restavano scoperti, non solo per il dolo di un funzionario corrotto, ma per decisione politica.

Alla fine le blande prescrizioni della Giunta Vendola  non trovarono difficoltà ad essere recepite all’interno dell’Aia, mentre “AltaMarea”, si ritenne  “tradita e ingannata come l’intera città”, e da quel momento “considerò avversari la Regione e gli Enti Locali protagonisti del clamoroso voltafaccia15. Una frattura insanabile resa ancora più profonda dal perpetrarsi di ulteriori insulti all’intelligenza  da parte della propaganda vendoliana.

A fine novembre, un videomessaggio16 del governatore rinverdiva la vecchia retorica trionfalista,  inneggiando ai risultati  dell’ultimo rilevamento della diossina sull’ E312: “Gli ultimi dati dicono 0,2 nano-grammi per metro cubo. E’ un dato straordinario ! Una delle migliori buone pratiche che ci siano state a livello europeo !  Abbiamo non chiacchierato, non innalzato polveroni polemici. Abbiamo operato per amore di Taranto”.

In piena verve autocelebrativa, Vendola ometteva distrattamente di dire che nelle misurazioni precedenti  la diossina dell’ E312 aveva spallato di brutto, ed anche che quel monitoraggio durava appena 9 giorni all’anno ignorando i restanti 356.  Ma soprattutto, dimenticava  che le emissioni dell’E312 erano solo la punta dell’iceberg.

Big bags 1La Relazione sui dati ambientali 2009 dell’Arpa Puglia precisava infatti che  “la presenza di diossine nelle deposizioni del quartiere Taranto Tamburi non è dovuta alla emissioni convogliate del camino E312, ma piuttosto a quelle diffuse/fuggitive” , cioè non captate dagli aspiratori.  Fra le fonti di emissioni diffuse c’erano pure quelle grosse borse (big bags) dove venivano insaccate le polveri abbattute dagli elettrofiltri delle ciminiere, che perdevano inquinanti da tutte le parti17. In pratica, le diossine dell’E312 venivano prima filtrate, poi insaccate e poi  sparse di nuovo nell’ambiente.

Ancora una volta la realtà dello stabilimento si dimostrava lontana anni luce dalla vetrina allestita per rappresentarla.  Una farsa che avrebbe potuto continuare all’infinito se, nel gennaio 2012, le perizie disposte dal gip di Taranto non fossero calate su quella vetrina per infrangerla irrimediabilmente.

Le perizie – chimica ed epidemiologica18 – inchiodavano in una sorta  di J’accuse i Riva alle loro responsabilità, e i governanti nazionali e locali alle loro ipocrisie. “La risposta è affermativa”, scandivano, per la diffusione di sostanze pericolose, per l’avvelenamento della terra, del cibo e del bestiame,  per l’omissione di misure antinfortunistiche e di salvaguardia ambientale. “La risposta è affermativa”, per 75 morti operaie e 1.696 malattie professionali. “La risposta è affermativa” per 386 decessi fra la popolazione, per 237 casi di tumore, oltre a migliaia di ricoveri per malattie respiratorie (soprattutto in età pediatrica), cardiache, neurologiche e renali.

Contemporaneamente l’incriminazione dei Riva – Emilio e Nicola – con altri tre dirigenti del siderurgico suggeriva al governatore che forse  l’enfasi sulla “nuova era nei rapporti tra industria e comunità di Taranto” andava prudentemente messa da parte.

Per non restare travolto dal crollo di quell’enorme castello di cazzate pazientemente costruito in tanti anni di esercizi retorici, in marzo il Presidente della Regione Puglia chiedeva al neoministro Corrado Clini la revisione dell’Aia, la stessa che appena otto mesi prima aveva ricevuto il suo parere favorevole. Forse già prevedeva che da lì a poco il precipitare della situazione lo avrebbe costretto a nuovi e più complicati equilibrismi. (Continua)

 


  1. Ministero dell’ambiente, Autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio dello stabilimento siderurgico della società Ilva Spa ubicato nel comune di Taranto, 14 agosto 2011, p. 822. Dall’entrata in vigore del D.Lgs. 59/05, gli impianti industriali sono soggetti, per poter funzionare, ad autorizzazione integrata ambientale, che comprende le autorizzazioni relative a emissioni in atmosfera, scarichi idrici, rifiuti. Ai fini dell’AIA il gestore dell’impianto si impegna ad attuare le “migliori tecniche disponibili” tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili, al fine di garantire le migliori prestazioni ambientali. Giocando sulla ampia interpretabilità dei concetti di “tecnicamente realizzabile” ed “economicamente sostenibile”, gli industriali spingono per fare il minimo indispensabile e a poco prezzo. In genere gli enti autorizzatori (Ministeri, Regioni) felicemente accondiscendono. 

  2. Tribunale di Taranto, Riesame avverso ordinanza emessa dal GIP in data 25 luglio 20127 agosto 2012,   p.14. 

  3. Ministero dell’ambiente, Autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio dello stabilimento siderurgico della società Ilva Spa ubicato nel comune di Taranto, 14 agosto 2011, p. 163 e p.172 

  4. Stefania Prestigiacomo, al suo arrivo al Ministero dell’Ambiente, si premurò subito di cambiare i componenti della Commissione Ippc, quella che redige i pareri istruttori per le autorizzazioni integrate ambientali. Gli “esperti” da lei scelti, sostituiti a studiosi di chiara fama, mostravano curricula di tutto rispetto in termini di incompetenza, precedenti penali, conflitti di interesse. Nel dettaglio: Sandra Amurri, Giochi di Pestigiacomo, L’Espresso, 7 novembre 2008. 

  5. Ministero dell’ambiente, Autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio dello stabilimento siderurgico della società Ilva Spa ubicato nel comune di Taranto, 14 agosto 2011, p. 110 

  6. Ibidem, p.236 

  7. Ibidem, p.968.  Sulla nocività del pet coke: Bosco ML, Varrica D, Dongarrà G., Case study: inorganic pollutants associated with particulate matter from an area near a petrochemical plant, in Environ Res. 2005 Sep;99(1), pp.18-30; Pet-coke sinonimo di inquinamento secondo l’Università di Palermo, adnkronos, 13 gennaio 2005. 

  8. Dichiarazione a Telerama, agosto 2011. 

  9. Corrado Clini, Direttore generale del ministero dell’ambiente e futuro ministro, definito nelle intercettazioni come “un uomo nostro” dal responsabile delle pubbliche relazioni dell’Ilva Girolamo Archinà;  Luigi Pelaggi, Capo dipartimento del ministero dell’Ambiente, beccato a rassicurare l’avvocato dei Riva sul fatto che la Commissione Ippc aveva accettato il 90 % delle osservazioni dell’azienda. Pelaggi dava precise istruzioni al Presidente della Commissione Ippc Dario Ticali su come procedere a favore dell’Ilva. Vedi: La nota della Gazzetta, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 agosto 2012. Aria pulita e un po’ di chiarezza su Taranto, La Repubblica, 08 agosto 2012 – sez. BARI. 

  10. Mario Diliberto, Giuliano Foschini,  Così i vertici eludevano i controlli“, La Repubblica, 17 agosto 2012.  Mario Diliberto, Ma il funzionario regionale in commissione fece passare la norma gradita al siderurgico, La Repubblica, 19 novembre 2013  

  11. Clara Gibellini,  Ilva di Taranto, al via la settimana decisiva su sforamento emissioni e autorizzazioni, Il Fatto Quotidiano, 02 luglio 2011. 

  12. I dieci punti: 1° Massima capacità produttiva di 10,5 milioni di tonnellate/anno anziché 15; 2° Durata dell’AIA di 5 anni anziché 6 3° Mancanza di certificato prevenzione incendi e nulla osta dell’analisi di rischio di incidente rilevante; 4° Controllo della diossina anche attorno ai filtri, raffreddatori, ecc. e numero massimo di sforamenti della concentrazione fissata, superato il quale scatterebbe l’arresto dell’impianto; 5° Limite quantitativo annuo delle emissioni complessive degli inquinanti con progressiva ma drastica riduzione nel tempo: 6° Controllo del B(a)P anche all’interno dello stabilimento con limite emissivo di 150 ng/mc sul piano coperchi della cokeria (limite adottato in Francia); 7° Controllo e monitoraggio degli inquinanti nelle acque di processo degli impianti non diluite da acque di raffreddamento, piovane, ecc. e quantitativi massimi di inquinanti scaricati in mare; 8° Copertura dei parchi primari come quella in corso sui carbonili di ENEL Brindisi; 9° Bonifica dei siti inquinati; 10° Forti sanzioni fino al fermo dell’impianto in cui venissero violate le prescrizioni dell’AIA 

  13. Lettera aperta di Biagio de Marzo (Altamarea) al presidente Vendola, 6 dicembre 2011 

  14. Arpa Puglia,  Monitoraggio di diossine all’ILVA di Taranto: risultati del campionamento di maggio 2011, 27 giugno 2011 

  15. Lettera aperta di Biagio de Marzo (Altamarea) al presidente Vendola, 6 dicembre 2011 

  16. Videomessaggio del 30 novembre 2011. 

  17. Rai TV7, I “figli dell’Ilva” di Taranto, 9 marzo 2012, min. 00,40. 

  18. M. Sanna, R. Monguzzi, N. Santili, R. Felici, Conclusioni della perizia chimica sull’Ilva di Taranto, 2012, Annibale Biggeri, Maria Triassi, Francesco Forastiere, Conclusioni perizia epidemiologica sull’ILVA di Taranto, 2012. 

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Sinistra ecologia – Parte terza https://www.carmillaonline.com/2013/12/07/sinistra-ecologia-parte-terza/ Sat, 07 Dec 2013 02:37:17 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=11192 di Alexik

maschere antigas3[A questo link il capitolo precedente].

“Quelle ciminiere, che pure hanno causato inquinamento, significano anche lavoro, benessere, evoluzione della civiltà in una regione dove, ancora negli anni ‘50, i suoi abitanti erano affetti dalla pellagra”1  (Nichi Vendola agli industriali, febbraio 2008).

“Per anni la Puglia ha subito crimini ambientali e forme di colonialismo economico che l’hanno trasformata in un territorio a perdere; bucato, eroso, avvelenato, spolpato, “celebrato” con i fasti [...]]]> di Alexik

maschere antigas3[A questo link il capitolo precedente].

Quelle ciminiere, che pure hanno causato inquinamento, significano anche lavoro, benessere, evoluzione della civiltà in una regione dove, ancora negli anni ‘50, i suoi abitanti erano affetti dalla pellagra1  (Nichi Vendola agli industriali, febbraio 2008).

Per anni la Puglia ha subito crimini ambientali e forme di colonialismo economico che l’hanno trasformata in un territorio a perdere; bucato, eroso, avvelenato, spolpato, “celebrato” con i fasti e i nefasti di tanti piccoli e grandi ecomostri2 (Nichi Vendola ai bambini di Taranto, giugno 2008).

Chissà se il governatore pugliese non soffrisse di un leggero disorientamento nel sostenere tutto o il contrario di tutto in base al tipo di interlocutore.

Nell’attesa che decidesse come pensarla, quell’anno i tarantini (non particolarmente felici di essersi evoluti dalla pellagra al cancro) il monitoraggio biologico avevano cominciato a farselo da soli. Del resto nessuna istituzione aveva ancora provveduto in tal senso, nonostante i risultati dei primi campionamenti ambientali della diossina fossero già noti e non lasciassero presagire niente di buono.

L’Associazione Taranto Viva fece analizzare il sangue a dieci volontari, riscontrando livelli di diossina quattro volte superiori a quelli accettati dalla comunità scientifica internazionale3  «Bambini contro l’inquinamento» rese pubblici i risultati sul latte materno di tre mamme tarantine,  che certificavano una presenza di diossina e Pcb trenta volta maggiore dei limiti consentiti negli alimenti4 . Peacelink si occupò delle analisi del formaggio di un caseificio artigianale sotto il raggio di azione dell’Ilva, con una quantità di diossina tre volte superiore alla norma5 .

E312In febbraio i risultati dell’Arpa  sul camino E312 dell’impianto di agglomerazione avevano cominciato a declinare in nanogrammi a metro cubo le dimensioni del disastro. Circa  8 ng/Nm di tossicità equivalente alla tetracloro-dibenzo-p-diossina, che potrebbe sembrare una modica quantità, se non fosse che l’ E312 sputa fuori 3 milioni di metri cubi all’ora.  Sulla base dei dati Arpa, l’ammontare complessivo di diossine sparse sul territorio venne stimato da Peacelink in 7 chili e mezzo (considerando i 43 anni di funzionamento del siderurgico), da addebitare in parte all’Ilva e in parte alla vecchia Italsider. In pratica, tre volte quanto fuoriuscito ufficialmente dall’Icmesa di Seveso6 . Solo che, a differenza di Seveso, nessuno aveva mai provveduto ad evacuare la zona.

Ad ogni nuova indagine gli effetti collaterali dell’attività dei Riva diventavano sempre più difficili da negare, ma anche difficili da contrastare fintanto che il limite di emissione per le diossine consentito dalla legge nazionale7 rimaneva pari al livello assurdo di 10.000 ng/m3.  Su questo terreno, finalmente, la Regione si schierò, praticando l’unica strada che le consentiva di aggirare l’ostacolo: legiferare in proprio sui limiti di emissione.

Era il novembre del 2008 quando il disegno di legge antidiossina, che fissava il limite a 0,4 ngTEQ/Nm3, venne presentato dal governatore a tempo di reggae, sulle note dei Sud Sound System.

Il provvedimento, al centro di un aspro scontro con i padroni del siderurgico e con il Ministero dell’Ambiente (la cui guida nel frattempo era passata alla Prestigiacomo), sembrava aver definitivamente archiviato la politica dei compromessi al ribasso. Vendola si era guadagnato il diritto di sfilare con gli ambientalisti con la credibilità alle stelle, ma per non giocarsela avrebbe dovuto dimostrare la capacità di mantenere dritta la barra del timone, tenendo conto che quello della diossina, per quanto importante, non poteva che essere un primo passo.

diossina1Intendiamoci, le diossine sono fra i più potenti veleni conosciuti. Provocano cancro, endometriosi, lesioni cutanee, danni al cuore, ai reni, allo stomaco, al fegato, alla funzionalità respiratoria, al sistema linfatico e a quello nervoso. Interferiscono col metabolismo dei grassi e degli zuccheri, con la biosintesi dell’EME (un legante dell’ossigeno nel sangue), danneggiano lo sviluppo dell’embrione e del feto.  Bioaccumulano nell’organismo sciogliendosi nei grassi, e una volta inalate o ingerite non le smaltisci più.

Ma sono solo una delle varie forme di nocività made in Ilva, e anche eliminandole completamente i tarantini continuerebbero ad ammalarsi di Ilva e a morirne lo stesso. Per questo l’approvazione della  Legge Regionale 44/08  (“Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio: limiti alle emissioni in atmosfera di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani”) era il primo banco di prova da cui partire per affrontare le altre fonti di morte chimica.  Oltre tutto, la legge non poteva dirsi esaustiva nemmeno del capitolo diossina, visto che considerava solo quella in uscita dai camini, e non le numerose emissioni non convogliate.

La triste storia di questa legge ha già trovato spazio sulle pagine di Carmilla grazie a Girolamo De Michele, che ci racconta come la diossina calò “miracolosa/mente” (leggere qui), e come alla Legge 44/08 seguì, appena tre mesi dopo, “l’interpretazione autentica” che ne snaturava i contenuti8.  Cos’era successo di così catastrofico da indurre il governatore a ritornare sui suoi passi ?

Convocato nel  febbraio 2009 nelle stanze romane del Ministero dell’Ambiente, sopraffatto da preponderanti forze nemiche (la ministra, la dirigenza Ilva, i sindacati confederali) che paventavano scenari apocalittici per la chiusura dello stabilimento, Vendola aveva accolto il suadente invito di Gianni Letta a trasformare la sua legge migliore in un capolavoro di paraculaggine.

Non doveva abrogarla, né ritoccarne i valori limite, ma semplicemente renderne impossibile la verifica sostituendo i controlli in continuo (da effettuare con un impianto di monitoraggio a spese dell’azienda) con 3 striminzite campagne di misurazione.  In pratica il campionamento delle emissioni passava dalle 8.760 ore previste nella prima versione del testo di legge a 72.  Dulcis in fundo, “l’interpretazione autentica” avrebbe cammuffato gli  sforamenti dei limiti con un artificio aritmetico  e consentito  la diluizione dei fumi per adduzione di ossigeno.

Il fatto che il direttore dell’Ilva, all’epoca Luigi Capogrosso, uscisse da quell’incontro pienamente soddisfatto avrebbe dovuto indurre qualche perplessità. E Capogrosso, che di ciminiere teneva esperienza (già condannato in giudicato con Emilio Riva nel 2005 per violazione delle norme sulle emissioni in atmosfera9 ) sapeva bene che campionamenti così rarefatti avrebbero permesso all’azienda di creare, in occasione delle analisi, le condizioni ad hoc per truccare i risultati, per esempio riducendo la produzione. Tanto poi si sarebbero rifatti del tempo perduto spingendo gli impianti al massimo nel turno di notte, quando il controlli non si fanno .

Anche volendo,  le ispezioni  non avrebbero mai potuto essere troppo frequenti, visto che nell’organico dell’Arpa i tecnici incaricati delle rilevazioni sulle ciminiere dell’intero territorio regionale erano solo in due. A detta di Roberto Giua, direttore del Centro Regionale Aria: “dei 252 camini dell’Ilva noi riusciamo a controllarne tre o quattro, quelli più rilevanti. Sarebbe interessante monitorare anche gli altri, ma materialmente come facciamo? Con questo organico possiamo solo andare dietro alle emergenze10.

Ma in definitiva, il compromesso accettato da Vendola, sia pur  sotto le pressioni del ricatto occupazionale e delle minacce governative di ricorso alla Consulta, poteva considerarsi dignitoso ?

Vedete, far compiere i campionamenti dall’Arpa in modo da sottostimare la realtà delle emissioni è peggio che non farli affatto.  Fornisce agli inquinatori la possibilità di sostenere in un giudizio la propria conformità alle norme di legge  sulla base dei dati “incontrovertibili” prodotti da un organismo pubblico.

Sarebbe dunque questo il risultato finale dei tanti sforzi profusi nella ricostruzione (praticamente da zero)  dell’Arpa Puglia, nel suo adeguamento tecnico con le costose apparecchiature per la rilevazione della diossina ? Reggere il gioco ai Riva con misurazioni edulcorate?

Nel 2012, la perizia chimica disposta dal gip di Taranto nell’ambito del procedimento contro l’Ilva, riportava quanto segue:  “si evidenzia come questa emissione (del camino E312) viene campionata e misurata secondo quanto previsto dalla norma regionale, in particolare per quanto riguarda le diossine, e risulta conforme ai limite regionali prescritti per le diossine11 . In realtà la conformità a quei limiti  in assenza di  campionamenti in continuo nessuno poteva  saperla.

Una volta fatta la legge e trovato l’inganno, i rapporti fra Ilva e Regione Puglia si rasserenarono moltissimo. Pure troppo. La retorica del governatore virò dai toni bellicosi contro i biechi inquinatori alla celebrazione della nuova attitudine ecologista dei padroni delle ferriere, convertiti dalla sua opera di apostolato al verbo della green economy.

All’inizio del 2010, fra fanfare e taglio di nastri, Vendola  fu chiamato a inaugurare non solo  il nuovo impianto di depolverazione dell’Acciaieria 2, ma Impianto depolverazioneaddirittura “una nuova era nei rapporti tra industria e comunità di Taranto12 .  A dire il vero le prospettive della “nuova era” potevano apparire  un po’ fumose, a giudicare dalla scarsa efficacia del nuovo impianto, immortalato lo stesso giorno dell’inaugurazione da una foto del Coordinamento Altamarea (qui a fianco).  Ma si sa, la propaganda non necessita di riscontri reali, e in questa nuova narrazione, dove il governatore vestiva il ruolo del santo del miracolo, capace di ammansire le belve e cambiare il colore del cielo di Taranto, erano ammessi solo atti di fede.

Ogni dubbio sul nuovo vangelo cominciò a diventare bestemmia, e tale doveva suonare il nuovo allarme dell’Arpa, che nei primi cinque mesi del 2010 aveva registrato nel rione Tamburi un valore di benzo(a)pirene triplo rispetto ai limiti di legge 13  .  La blasfemia fu resa ancor più grave dalla diffusione della notizia, che non rimase relegata nelle segrete stanze. Fu così che Giorgio Assennato, l’ordinario dell’Università di Bari  fortemente voluto da Vendola alla direzione dell’Arpa Puglia, si ritrovò a ricoprire suo malgrado il ruolo dell’eretico.

C’è da dire che Assennato non è propriamente un pasdaran dell’ecologismo militante. Per intenderci, è quello che, in concorso con altri, sostenne che l’arsenico nel sangue degli operai di Manfredonia era dovuto al consumo di gamberoni, e non all’inquinamento dell’Enichem14  .  E’ quello che andò a spiegare agli abitanti di Torchiarolo (con un garbo degno di un lord inglese)  che se si ammalavano di tumore la colpa era dei camini a legna, e non della centrale a carbone15 .

Ma questa volta, il benzo(a)pirene del rione Tamburi era veramente troppo anche per lui. (Continua)

 


  1. Domenico Palmiotti,  Vendola «senza industria si producono solo cartoline», Gazzetta del Mezzogiorno, 11 febbraio 2008  

  2. Regione Puglia, Presidenza della Giunta Regionale, Sognando nuvole bianche, I bambini di Taranto contro l’inquinamento della città, Giugno 2008, p.6)  

  3. Michele Tursi, Diossina nel sangue. E ora?, Corriere del Giorno, 10 febbraio 2008  

  4. Maria Rosaria Gigante, «Mamme, continuate ad allattare», Gazzetta del Mezzogiorno, 11 aprile 2008  

  5. Nazareno Dinoi, Diossina tre volte al di sopra della norma,  Corriere del Mezzogiorno, 6 marzo 2008  

  6. A onor del vero, si mormora ufficiosamente che dall’Icmesa di Seveso di kg di diossina ne siano usciti 18 

  7. Decreto legislativo 152/06 

  8. Legge Regionale_8/2009 

  9. Tribunale di Taranto, Riesame avverso ordinanza emessa dal GIP in data 25 luglio 2012,  7 agosto 2012, p. 17/18 

  10. Stefano Martella,  Due uomini per controllare mille camini. Questa è l’Arpa Puglia, 28/10/13  

  11. M. Sanna, R. Monguzzi, N. Santili, R. Felici, Conclusioni della perizia chimica sull’Ilva di Taranto, 2012, p. 535 

  12. Angelo di Leo, Sbuffi sospetti dall’Acciaieria: “veleni” tra Ilva e Altamarea, Corriere del Giorno – 15 gennaio 2010 

  13. Coordinamento di cittadini e associazioni Altamarea, Quartiere Tamburi, i nuovi dati Arpa: il benzo(a)pirene è 3 volte sopra i valori fissati dalla legge, 15 luglio 2010 

  14. L. Vimercati, A. Carrus, T. Gagliardi, G. Sciannamblo, F. Caputo, V. Minunni, M.R. Bellotta, G. de Nichilo, L. Bisceglia, V. Corrado, P. De Pasquale, G. Assennato,  Monitoraggio biologico dell’esposizione professionale ad as inorganico in lavoratori di un impianto industriale dismesso nell’area di Manfredonia, in “Sicurezzaonline” 12/05/08.  Anche sulla base di questo studio nel marzo 2012 vennero assolti in via definitiva gli ex dirigenti Enichem/Anic dall’accusa di omicidio colposo di 17 operai e lesioni gravissime per altri 5 

  15. Marco Marangio,  Assennato contestato a Torchiarolo,  02 marzo 2011 

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