Verità per Giulio Regeni – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sat, 13 Jun 2026 20:00:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Giulio Regeni, le verità ignorate. Intervista a Lorenzo Declich https://www.carmillaonline.com/2016/07/12/giulio-regeni-le-verita-ignorate-intervista-lorenzo-declich/ Mon, 11 Jul 2016 22:01:05 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=31646 regenidi Simone Scaffidi

A quasi sei mesi dalla sparizione forzata di Giulio Regeni a Il Cairo c’è ancora molta confusione intorno al tema. L’informazione mainstream italiana continua nella sua ostinata ricerca del complotto e snocciola infamanti accuse morali a destra e a manca, spostando di fatto l’attenzione dai contesti (quello egiziano) e dalle questioni di fondo (un regime repressivo brutale amico del governo italiano) al mero rumore. Lorenzo Declich, una delle migliori penne in lingua italiana per comprendere il mondo islamico contemporaneo, ha contribuito a smontare questa narrazione scrivendo il primo libro dedicato [...]]]> regenidi Simone Scaffidi

A quasi sei mesi dalla sparizione forzata di Giulio Regeni a Il Cairo c’è ancora molta confusione intorno al tema. L’informazione mainstream italiana continua nella sua ostinata ricerca del complotto e snocciola infamanti accuse morali a destra e a manca, spostando di fatto l’attenzione dai contesti (quello egiziano) e dalle questioni di fondo (un regime repressivo brutale amico del governo italiano) al mero rumore. Lorenzo Declich, una delle migliori penne in lingua italiana per comprendere il mondo islamico contemporaneo, ha contribuito a smontare questa narrazione scrivendo il primo libro dedicato al caso del ricercatore ventisettenne sequestrato, torturato e ucciso dal regime di al-Sisi. Si intitola “Giulio Regeni, le verità ignorate. La dittatura di al-Sisi e i rapporti tra Italia ed Egitto” (Alegre Edizioni, 2016) e quella che segue è un’intervista all’autore.

  1. Perché hai deciso di scrivere un libro sul caso Giulio Regeni a soli quattro mesi dal suo assassinio?

Ho ritenuto che fosse necessario fissare alcuni punti, già chiarissimi nei giorni seguenti al ritrovamento del corpo di Giulio Regeni. Buona parte del libro è tesa a fornire una base di ragionamento valida per ieri, oggi e domani.

  1. Puoi raccontarci chi era Giulio Regeni, perché era in Egitto e perché è stato rapito, torturato e assassinato dal regime di al-Sisi? Lo avremmo dovuto avere tutti ben chiaro fin dall’inizio, eppure a causa di una stampa mainstream che ha preferito abdicare al suo ruolo – sposando fantomatiche quanto infamanti teorie del complotto – ne abbiamo sentite di tutti i colori sul conto di Giulio Regeni. Puoi chiarirci un attimo le idee?

Giulio Regeni era un ricercatore come molti altri, forse più bravo di tanti altri, che stava svolgendo una ricerca in autonomia, in accordo e coordinandosi con i suoi docenti. È caduto nelle maglie di un apparato di sicurezza ipertrofico e paranoico nell’area (attorno a piazza Tahrir, il centro simbolico della rivoluzione egiziana) e nel giorno (ricorreva l’anniversario della rivoluzione egiziana e in cui solo al-Sisi poteva “parlare di rivoluzione”) in cui quell’apparato concentrava tutti i suoi sforzi. La sua vicenda ci racconta di un salto di qualità del livello di arbitrarietà e impunità del regime. Gli egiziani, da subito, hanno provato a trattarlo come un “caso isolato”, e sappiamo che ciò non è – visti i numeri, sempre crescenti, di sparizioni forzate, torture e morti in carcere. Questo salto di qualità non è stato percepito (qualcuno non lo ha voluto percepire) in Italia mentre bastava chiedere a chi, come Regeni, stava svolgendo ricerche in Egitto, per rendersene conto. Bastava registrare lo stato di shock che nei primi giorni si respirava all’interno della comunità accademica che si occupa di Egitto e con cui Regeni era in relazione. Si è preferito invece costruire ipotesi fantasiose (ne parlo nel quarto capitolo del libro), accusare i suoi supervisor di “responsabilità morale”, descrivere Regeni come un inconsapevole strumento di qualche apparato di intelligence e chi più ne ha più ne metta. Se in Egitto il regime faceva muro in Italia sembravano tutti impegnati a trovare responsabili diversi dal vero responsabile: Abd al-Fattah al-Sisi.

  1. Giulio Regeni è stato rapito il 25 gennaio 2016, nel quinto anniversario della rivoluzione egiziana. È un caso che sia stato rapito proprio quel giorno? Come riporti nel libro, il 2 aprile 2016, la madre di Khaled Said – ventottenne egiziano ucciso dalla polizia il 6 giugno 2010 e diventato uno dei simboli del movimento che ha contestato i regimi repressivi che in questi anni si sono susseguiti in Egitto – si è rivolta a Paola, la madre di Giulio Regeni, attraverso un video-messaggio, con queste parole: «Invio le mie condoglianze alla madre del martire Regeni, sono con lei e sento il suo stesso dolore, come soffro ogni giorno per Khaled. Voglio ringraziarla per essere con noi e per il suo interesse e preoccupazione per i casi di tortura in Egitto». Pensi che Giulio Regeni possa essere considerato un martire della rivoluzione egiziana?

desaparecidos-egizianiSì, penso che lo sia, soprattutto nella percezione di molti attivisti egiziani. Ma ciò non deve essere visto come “prova” del fatto che Regeni fosse un attivista. Giulio Regeni non era un attivista, pur avendo passione politica: stava studiando, stava facendo ricerca. È stato ucciso dal regime, “come un egiziano” (questo si leggeva su alcuni cartelli, i primi giorni dal suo ritrovamento) e per questo è stato inserito nella lista dei martiri della rivoluzione egiziana.

  1. Nel libro insisti sul fatto che la sparizione forzata, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni non rappresentino di per sé un caso eccezionale nell’Egitto di al-Sisi. Soltanto nei primi mesi del 2016 infatti – secondo il Centro el-Nadim per la Riabilitazione delle Vittime della Violenza – sono stati registrati 88 casi di tortura, 8 dei quali con esito mortale. Mentre il bilancio complessivo del 2015 conta 464 casi di sparizioni forzate e 1676 casi di tortura, di cui 500 con esito mortale. È giusto chiedersi dunque di cosa ci stiamo stupendo ed è altrettanto legittimo domandarsi per quali ragioni la maggioranza dei mezzi di informazione italiani abbia ignorato queste verità e omesso la natura di un regime repressivo che intensifica le sue politiche di controllo a suon di sparizioni forzate e detenzioni illegittime. Perché nella trattazione mediatica del caso il contesto che ha portato alla morte di Giulio è stato ignorato?

Molti giornalisti che sono stati messi a trattare il caso Regeni non avevano alcuna conoscenza dell’Egitto e di ciò che in Egitto è successo negli ultimi anni. Altri, che solitamente si occupano di cronaca giudiziaria, hanno avuto un approccio “investigativo” senza però fare i conti con la presenza di un regime e di una retorica di regime, specializzata nello spostare l’attenzione, nell’insabbiare. E questo è il lato “luminoso”. Nel libro parlo anche di chi, avendo interessi in Egitto, ha remato davvero contro, cercando di derubricare la vicenda, lanciando accuse infamanti su Giulio Regeni, su chi era intorno a lui nei suoi studi, ecc. Mettici anche che in Italia non si è parlato di Egitto per anni e quando se ne è parlato si è descritto al-Sisi come una specie di “pilastro della stabilità”, come un grande statista di cui avremmo assoluto bisogno per la battaglia contro il terrorismo, ecc.

  1. «In questo momento l’Egitto si salva solo grazie alla leadership di al-Sisi. Sono orgoglioso della mia amicizia con lui e sosterrò i suoi sforzi in direzione della pace, perché il Mediterraneo senza l’Egitto sarà un luogo senza pace» sono parole di Matteo Renzi (8 luglio 2015) che insiste nel definire al-Sisi «un grande leader». Perché il Presidente del Consiglio italiano ha una relazione così stretta con il dittatore al-Sisi? Quanto pesano 1) la presenza dell’Eni in Egitto; 2) l’ingente vendita di armi delle industrie italiane all’apparato repressivo egiziano e 3) gli accordi per “combattere l’immigrazione clandestina” tra i due governi? E quanto ha influito questa relazione sul silenzio e la passività dell’Italia durante il sequestro e dopo il ritrovamento del corpo di Giulio Regeni?

Pesano molto. Nel libro dedico un capitolo alle relazioni fra Italia ed Egitto. Con un dettaglio da non trascurare: oggi avere relazioni economiche con l’Egitto significa in moltissimi casi supportare il regime. Nel libro parlo anche degli accordi fra Italia ed Egitto in tema di migrazioni. Anche questo è un capitolo che non bisogna trascurare. In questo giorni si discute sul fatto che l’Egitto possa essere definito “paese sicuro”, un paese verso il quale rimandare indietro i migranti. La famiglia Regeni è stata molto chiara in questo senso: l’Egitto, al contrario, deve essere messo di fronte alle proprie responsabilità, deve essere considerato paese non sicuro.

  1. Puoi aggiornarci sulla situazione egiziana dall’assassinio di Giulio Regeni ad oggi? I sindacati indipendenti che studiava Giulio in che acque navigano ora? I giornalisti e gli attivisti continuano a essere minacciati, sequestrati e torturati? L’Italia e la comunità internazionale hanno agito pressioni sul regime di al-Sisi con rispetto alla tutela dei diritti umani?

13151916_1019068978174109_2892829785132549035_nI numeri, sempre crescenti, delle sparizioni forzate parlano da soli. I sindacati indipendenti sono schiacciati e divisi, il presidente del sindacato dei giornalisti è stato arrestato. Un consulente della famiglia Regeni al Cairo è stato accusato di terrorismo. E questi sono solo esempi. La repressione non si è fermata anzi si è intensificata. L’Italia, dopo il ritiro dell’ambasciatore, non ha fatto niente. Anche qui il richiamo dei familiari di Regeni a fare di più parla da solo. Britannici (ma non Cambridge, occorre sottolinearlo) e francesi chiudono gli occhi. Qui nessuno vuole dire: “se fosse stato un francese o un britannico le cose sarebbero state diverse”. Non è questo il punto. Senza la pressione dell’opinione pubblica le cose rimarranno ferme.

  1. Nel libro citi la compiacente intervista di Mario Calabresi e Gianluca Di Feo, rispettivamente direttore e vicedirettore de la Repubblica, ad al-Sisi, e le domande inopportune poste dallo stesso Calabresi ai genitori di Giulio Regeni durante la conferenza stampa al Senato. Cosa pensi della campagna “Verità per Giulio” lanciata da Amnesty International e la Repubblica?

Trovo quell’intervista uno dei punti più bassi del giornalismo italiano degli ultimi tempi. E trovo che Repubblica, pubblicando tutto e il contrario di tutto – anche lettere anonime! – non ha contribuito a fare chiarezza. Stendo un velo pietoso sulla domanda di Calabresi alla conferenza stampa. Ne ho scritto appunto nel libro, definendo la cosa “pornografia dell’informazione”. Quanto ad Amnesty penso che stia facendo il suo lavoro, avendo anche il delicato ruolo di assistere nelle iniziative la famiglia di Regeni. Un lavoro che ha dei limiti strutturali: se non c’è volontà politica non si va avanti. Certo è che ormai, sotto l’hashtag #veritàpergiulio, va a finire di tutto, come era prevedibile. Col tempo i messaggi si confondono e si edulcorano. E tutti parlano “in nome di”. Bisogna fare presto. Personalmente non ho mai usato quell’hashtag, soprattutto per non creare ambiguità: il mio libro è prima di tutto un lavoro di analisi e approfondimento. E deve essere chiaro che la cosa corre in parallelo rispetto alle iniziative della famiglia Regeni – iniziative coraggiose, che trovo importanti perché mettono al centro sempre la questione dei diritti umani in Egitto e del regime – e a quelle di Amnesty.

]]>
Cazzaro e Abele https://www.carmillaonline.com/2016/05/08/cazzaro-e-abele/ Sun, 08 May 2016 20:34:40 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=30378 di Alessandra Daniele

Bullshit_DetectorE Dio chiese a Caino “Dov’è tuo fratello?” E Caino rispose “Al momento non abbiamo una ricostruzione univoca dei fatti, ma faremo chiarezza. Andremo fino in fondo. Non ci accontenteremo di risposte semplici. Ne inventeremo una complicata”. E Dio chiese a Caino “Cos’è quella pietra insanguinata che hai in mano?” E Caino rispose “Un chiaro tentativo di screditarci per motivi politici. Ma non ci fermeranno. Il bi-fratellismo è uno spreco obsoleto. Rinnovamento, modernizzazione. Riduzione del numero dei fratelli”. Poi lanciò la pietra dietro un cespuglio, e disse [...]]]> di Alessandra Daniele

Bullshit_DetectorE Dio chiese a Caino “Dov’è tuo fratello?”
E Caino rispose “Al momento non abbiamo una ricostruzione univoca dei fatti, ma faremo chiarezza. Andremo fino in fondo. Non ci accontenteremo di risposte semplici. Ne inventeremo una complicata”.
E Dio chiese a Caino “Cos’è quella pietra insanguinata che hai in mano?”
E Caino rispose “Un chiaro tentativo di screditarci per motivi politici. Ma non ci fermeranno. Il bi-fratellismo è uno spreco obsoleto. Rinnovamento, modernizzazione. Riduzione del numero dei fratelli”.
Poi lanciò la pietra dietro un cespuglio, e disse “Quale pietra?”
E Dio chiese “E quel bastone coperto di sangue e brandelli di cervello?”
E Caino rispose “È una polemica strumentale per bloccare le riforme. Basta coi gufi, i corvi, gli sciacalli, i gattopardi, i castori, le marmotte, le lumache”.
E Dio disse “Non ho mai avuto intenzione di affidarti l’Arca”.
E Caino continuò “Una rondine non fa buon brodo. Non buttiamo via il dito con la luna. Non facciamo di tutta la gallina un uovo. Quando il bambino indica l’acqua sporca, gli stolti rompono il termometro”.
Poi gettò lontano il bastone, e chiese “Quale bastone?”
E Dio disse a Caino “Adesso che ci penso, è un po’ che non vedo neanche i tuoi genitori”.
E Caino rispose “Si sono introdotti furtivamente nottetempo. Sono stati scambiati per due ladri. È stata legittima difesa”.
E Dio chiese “Quali ladri? C’eravate rimasti solo voi tre”.
E Caino rispose “Il bi-genitorialismo è uno spreco obsoleto. Rinnovamento, rottamazione. Riduzione del numero dei genitori. Basta con le pensioni d’oro. Basta con le pensioni. Basta coi pensionati. Svecchieremo il paese”.
Poi chiese “Quali genitori?”
E Dio disse “Cosa cazzo parli sempre al plurale, che ci sei rimasto solo tu”.
E Caino rispose “Per approvare le riforme non è necessario il quorum”.
E Dio disse a Caino “Sei a un passo dall’estinzione. Ma se adesso ti faccio una moglie, e non ammazzi subito anche lei, tutta la specie umana discenderà da te. Sarà la stirpe del Cazzaro”.
E Caino sorrise “La più adatta all’ambiente”.

]]>
Gli sbirri hanno sempre ragione https://www.carmillaonline.com/2016/04/16/gli-sbirri-sempre-ragione/ Sat, 16 Apr 2016 20:00:03 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=29853 di Sandro Moiso

sbirri André Héléna (1919 – 1972) può essere considerato, con piena ragione, il vero padre del moderno noir. Eppure, soprattutto qui in Italia (nonostante la pubblicazione delle sue opere ad opera delle case editrici Aisara e Fanucci), non è conosciuto come altri autori quali Simenon, Malet o Le Breton. Forse il suo intenso scavare nella zona grigia della Francia occupata e collaborazionista; forse il suo schierarsi senza indugi dalla parte della canaille; forse, ancora, il suo scrivere così vicino a Céline lo ha rimosso per lungo tempo dalla [...]]]> di Sandro Moiso

sbirri André Héléna (1919 – 1972) può essere considerato, con piena ragione, il vero padre del moderno noir. Eppure, soprattutto qui in Italia (nonostante la pubblicazione delle sue opere ad opera delle case editrici Aisara e Fanucci), non è conosciuto come altri autori quali Simenon, Malet o Le Breton. Forse il suo intenso scavare nella zona grigia della Francia occupata e collaborazionista; forse il suo schierarsi senza indugi dalla parte della canaille; forse, ancora, il suo scrivere così vicino a Céline lo ha rimosso per lungo tempo dalla memoria dei lettori e della critica.

Scrittore scomodo come il già citato Céline, con cui ha condiviso stessa la colpa di aver ricordato la simpatia con cui una parte significativa della società francese guardò al nazismo (e all’antisemitismo). Scrittore ripreso oggi anche dallo statunitense Ellroy che, nel suo ultimo romanzo,1 sembra volergli rifare il verso parlando delle sofferenze e le deportazioni nei campi di concentramento inflitte ai cittadini americani di origine giapponese dopo l’attacco di Pearl Harbour e l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1941.

andre helena Con una differenza fondamentale però: Ellroy non può fare a meno di manifestare simpatia nei confronti degli agenti della Città degli Angeli corrotti, violenti e fascisti, mentre Héléna, fin dal titolo di un suo romanzo pubblicato in Francia nel 1949, 2 non può fare a meno di mostrare tutto il suo disprezzo per un organismo arrogante, cinico, persecutorio e ipocrita che esercita il proprio potere sui poveracci e non serve affatto a difendere gli interessi dei normali cittadini.

Oggi infatti non siamo qui per parlare di letteratura, ma, ancora una volta, proprio per sottolineare come, dopo l’assoluzione ottenuta ieri per gli agenti di polizia e i carabinieri imputati per la morte di Giuseppe Uva nel 2008, l’Italia sia il paese in cui gli sbirri hanno sempre ragione. Dove, dalla morte dell’anarchico Pinelli alla scuola Diaz e da Stefano Cucchi a tutti gli altri morti “in maniera misteriosa” a causa di maltrattamenti, colpi d’arma da fuoco partiti “accidentalmente” e torture psicologiche e non solo, una lunga striscia di sangue sottolinea da anni l’impunità delle forze del disordine.

Ora se tutto questo fosse relegato al solo territorio italiano sarebbe già sufficiente a far venire i brividi o a suscitare una enorme e sana incazzatura, ma, purtroppo, non è così. Non basta. Come non cogliere, ad esempio, nel colossale balletto di indagini, depistaggi e falsi “incidenti diplomatici” sviluppatosi intorno all’omicidio di Giulio Regeni, le conseguenze delle politiche di “tolleranza”, nei confronti delle violenze poliziesche, messe in atto nei tribunali e dai governi italiani?

sbirri 1 Come può uno Stato, con le mani lorde del sangue dei propri cittadini pretendere da un dittatore come Al Sisi, la verità pur mantenendo il silenzio di rigore sulle violenze nelle carceri, nelle caserme e nelle piazze d’Italia? Quale “verità per Giulio Regeni” se non si riesce nemmeno ad ottenere la verità sugli omicidi e sulle violenze della Polizia in casa nostra? Con quale autorità un Ministro degli Esteri screditato e colluso con gli interessi degli imprenditori italiani può minacciare ritorsioni economiche là dove , in questi giorni e solo per fare un esempio, Trenitalia pubblicizza sconti del 10% sui voli EgyptAir abbinando biglietti di treno ed aereo?

Forse minacciando di dissuadere i cittadini italiani dal recarsi in vacanza sul Mar Rosso, dove la grande imprenditoria italiana del turismo è la prima investitrice internazionale? A questo ci ha già pensato l’Isis, con ben più convincenti e coercitivi strumenti. Oppure come può un governo debole e malaticcio opporsi vigorosamente ad un regime che può esse l’unico garante del rientro sicuro delle compagnie petrolifere italiana in Tripolitania? Come può farlo un governo alleato di un Hollande e di una Francia che ,anche e proprio, sulla debolezza italiana e sull’incidente diplomatico con l’Egitto di Al Sisi, stanno andando a ricostruire una rete di protezione dei propri interessi (petroliferi e non solo) nel Nord Africa e in Libia? E cosa non sarebbero disposti a fare il nostro governo e Confindustria per un po’ di petrolio, così come prova l’indagine su Tempa Rossa giunta ormai a toccare il numero due del “sindacato” degli imprenditori italiani?

Forse a breve, in una sede istituzionale o su una piazza, come l’altro giorno presso la Corte di Assise di Varese dove si celebrava il processo Uva, si leverà il grido “Maledetti!” ad opera dei parenti e degli amici di Giulio, vittima sacrificale di intrighi ed interessi politico-economici e diplomatici, di cui il Presidente Mattarella ha gia scritto l’epitaffio: “Nessuno dimentichi Regeni”. “Nessuno dimentichi”? In un paese in cui l’amnesia politica e la perdita di ogni memoria storica e di classe è il programma principale dei governi della Massoneria, delle banche e delle compagnie petrolifere? In cui il Presidente del Consiglio si atteggia in pose mussoliniane senza avere nemmeno il coraggio di citare l’ispiratore ultimo del suo pensiero e del suo agire?

Consoliamoci però, anche il colosso tedesco deve chinare il capo di fronte ad un altro alleato altrettanto sbirresco e dittatoriale come Erdogan. Che in cambio del mantenimento della calma sulla rotta balcanica dei profughi ha potuto richiedere ed ottenere la testa del comico tedesco Jan Bohemermann, autore di una canzone satirica nei confronti del nuovo sultano di Ankara.
Così le “democrazie occidentali” potranno ancora fingere di non avere le mani sporche del sangue dei siriani, dei curdi, dei profughi o, un tempo, del popolo armeno, mantenendo sul loro trono di sangue dittatori in divisa come Al Sisi o in doppiopetto come Erdogan.

sbirri 2 Non vi basta? Volete ancora altro su cui meditare a proposito delle impunità per gli uomini in divisa? Allora pensate alle parole dell’avvocato difensore del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare italiana, Giuseppe De Giorgi, precipitato a capo fitto nell’inchiesta sul petrolio e sulle spese pazze della marina: “Siamo soddisfatti, i pubblici ministeri di Potenza hanno ascoltato con attenzione le dichiarazioni spontanee dell’ammiraglio”. E ci mancava che non lo facessero, noblesse oblige.

sbirri 3Siete abbastanza incazzati? Bene! Ora alzate il culo dalla sedia su cui siete seduti e, se non l’avete ancora fatto per pigrizia, delusione o indecisione, precipitatevi al vostro seggio elettorale per dare retta, almeno una volta nella vita, al consiglio del Presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, e fare il vostro dovere di cittadini. Potrebbe sembrarvi non un gran che come risposta, ma potrebbe sempre costituire una bella sassata tirata in faccia ad un premier ed un governo già scaduti. Come il petrolio e i suoi maledetti guardiani.


  1. James Ellroy, Perfidia, Einaudi 2015  

  2. André Héléna, Les flics ont toujours raison, pubblicato in Italia da Aisara nel 2002 con il titolo Gli sbirri hanno sempre ragione  

]]>