Val Clarea – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sat, 13 Jun 2026 20:00:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Il nostro D-Day https://www.carmillaonline.com/2014/06/14/d-day/ Fri, 13 Jun 2014 22:14:57 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=15335 di Sandro Moiso d-day

E’ stato commemorato nei giorni scorsi ciò che dal punto di vista del pensiero antagonista non può sembrare altro che l’inizio del trionfo su scala europea del controllo indiretto del capitale finanziario sulla forza lavoro e sul territorio e della, momentanea, sconfitta del controllo diretto da parte dal capitale industriale sulla manodopera e qualsiasi tipo di risorsa economica.

Niente di più e niente di meno. Stati Uniti e Gran Bretagna contro Germania, in una sorta di campionato mondiale che aveva come unico obiettivo finale quello delle forme che il comando sul lavoro avrebbe dovuto assumere dopo la [...]]]> di Sandro Moiso d-day

E’ stato commemorato nei giorni scorsi ciò che dal punto di vista del pensiero antagonista non può sembrare altro che l’inizio del trionfo su scala europea del controllo indiretto del capitale finanziario sulla forza lavoro e sul territorio e della, momentanea, sconfitta del controllo diretto da parte dal capitale industriale sulla manodopera e qualsiasi tipo di risorsa economica.

Niente di più e niente di meno. Stati Uniti e Gran Bretagna contro Germania, in una sorta di campionato mondiale che aveva come unico obiettivo finale quello delle forme che il comando sul lavoro avrebbe dovuto assumere dopo la fine delle ostilità. Che, però, non sono mai finite.

Come ben dimostrano i conflitti scoppiati ancora una volta qui in Europa, con buona pace di coloro che insistono col dire che l’attuale unità europea abbia saputo garantire un periodo di stabilità durato più di sessant’anni.
Le guerre balcaniche che hanno viste coinvolte nei primi anni novanta, subito dopo la riunificazione tedesca, la Serbia, la Slovenia, la Croazia e la Bosnia-Erzegovina. Poi il Kosovo e oggi, sempre più allargando l’area dei conflitti europei, l’Ucraina.

Guerre in cui i paesi europei non possono dirsi estranei e nemmeno gli Stati Uniti.

Guerre, la cui responsabilità, è stata scaricata interamente sui conflitti inter-etnici e sugli odi politici e religiosi antichi e locali. Soltanto per tener nascosti agli occhi dei cittadini europei, ammaliati dal discorso democratico e da un benessere ormai scomparso, la reale portata imperiale della competizione militare ed economica in corso allora come oggi.

Giulio Tremonti, vent’anni fa circa, grosso modo ai tempi delle rivolte in Albania contro il sistema delle piramidi finanziarie che avevano segnato il trapasso da un socialismo disumano al capitalismo delle migrazioni e della miseria, aveva affermato su una prestigiosa rivista politica americana, la Aspen Review, che occorreva riportare la povertà dell’Est nelle buste paga dell’Ovest.

Ebbene, ci sono riusciti! Ma lo scontro per chi deve comandare in Europa la forza lavoro, per le forme di sfruttamento che questa deve subire e per i vantaggi derivanti dal suo basso costo prosegue, nonostante le fasulle celebrazioni e le farsesche cerimonie svoltesi nei giorni scorsi.

Non saranno, però, i beceri nazionalismi a risolvere tale problema, mentre il loro progressivo diffondersi non è altro segno che dell’espandersi di quello scontro anche nel cuore dei paesi un tempo più ricchi. Esattamente come successe a partire dai Balcani tra la fine del 1990 e i primi mesi del 1991.

Il nostro D-Day non c’è ancora stato. Nonostante i tredicimila morti tra i militari degli eserciti contrapposti e i ventimila morti tra i civili della Normandia nessuna liberazione è giunta davvero fino a noi.

Ci resta in compenso la memoria dei bunker tedeschi del Vallo Atlantico, oggi sfruttati dal punto di vista di un turismo che sa di necrofilia e che all’epoca rappresentarono, al momento della loro costruzione, una notevole fonte di arricchimento per le ditte coinvolte nella loro realizzazione.

Realizzazione che, guarda caso, vide l’impiego di grandi quantità di calcestruzzo e di manodopera sottopagata o non pagata del tutto, costituita in massima parte da volontari, lavoratori forzati o prigionieri.
Vi ricorda qualcosa? Magari l’Expo? Oppure il Mose o il TAV? Non sbagliate.
val clarea

I nostri bunker ci sono ancora tutti. Come le centinaia di militanti No TAV imputati nei processi intentati contro di loro dalla Procura di Torino sanno bene ancora oggi.
Il lavoro coatto esiste ancora e chi si oppone alle sue logiche e definito ancora terrorista e banditen.

La devastazione militare dei territori c’è ancora tutta. Così come ci sono ancora tutti i campi circondati da filo spinato e controllati da mezzi blindati e truppe in assetto di guerra. Sia che si tratti di presidiare un inutile e costosissimo buco scavato nelle montagne, sia che si tratti di tener rinchiusi come animali gli immigrati sbarcati sulle nostre coste.

No, il nostro D-Day non è ancora venuto.
Perché il nostro D-Day vedrà la fine di ogni bunker, di ogni menzogna, di ogni dittatura sul lavoro e di ogni devastazione dell’ambiente. Solo quello, allora, celebreremo.
E sarà una grande, grandissima festa!

N. B.

Il presente intervento è stato letto domenica 8 giugno davanti al cantiere TAV in Val Clarea nell’ambito delle iniziative promosse in occasione della manifestazione “Una montagna di libri contro il TAV” giunta ormai alla sua terza edizione grazie alla creatività, alla volontà, al coraggio e alla determinazione dei militanti del Movimento No TAV, della Libreria Città del Sole di Bussoleno, della Tabor Edizioni e dell’Associazione ArTeMuDa. A loro rivolgo ancora il più sincero ringraziamento per avermi permesso, per qualche giorno, di far parte di una delle comunità umane migliori tra tutte quelle che ho conosciuto nel corso della mia vita.

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Là nella valle : 11 / La vita è sogno https://www.carmillaonline.com/2014/04/19/valle-11-vita-sogno/ Fri, 18 Apr 2014 22:14:35 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=14202 di Sandro Moiso pecore

Quella storia sembrava davvero un sogno. Quei giorni passati in quel recinto di griglie e filo spinato, con l’ombra di quella mostruosità che per un certo periodo aveva pesato sui ricoveri. Quella confusione e, a tratti, quei rumori molesti. Girare in tondo tenendo d’occhio quel buco nella montagna.

Poi, per via di quegli strani arnesi, andare in giro con tutto quel peso addosso solo per tenere tutti quegli umani lontani dalle grate che delimitavano il recinto. Senza contare che stare ritti sempre sulle zampe posteriori era proprio un bel casino. Eppure in quel sogno sembrava tutto così [...]]]> di Sandro Moiso pecore

Quella storia sembrava davvero un sogno.
Quei giorni passati in quel recinto di griglie e filo spinato, con l’ombra di quella mostruosità che per un certo periodo aveva pesato sui ricoveri.
Quella confusione e, a tratti, quei rumori molesti.
Girare in tondo tenendo d’occhio quel buco nella montagna.

Poi, per via di quegli strani arnesi, andare in giro con tutto quel peso addosso solo per tenere tutti quegli umani lontani dalle grate che delimitavano il recinto.
Senza contare che stare ritti sempre sulle zampe posteriori era proprio un bel casino.
Eppure in quel sogno sembrava tutto così naturale.
Buio, luce, flash e cattivo odore nell’aria.
Scoppi. Urla. Bang! Bum!! Crash!!!

Ogni tanto si chiedeva cosa potesse aver mangiato per digerire così male.
E fare sogni così brutti.
In fin dei conti preferiva sognare i pascoli. Lassù in alto.
L’erba fresca, le gemme, qualche ramoscello dalle piccole foglie.
Osservare sonnachiosamente la valle e i rivoli d’acqua che la percorrevano.

Forse tutto quel via vai del sogno era effetto della transumanza.
Da quando era lì in Clarea il gregge era come impazzito.
Capre, pecore e montoni non si erano adattati troppo al nuovo ambiente.
E forse con l’erba e con l’acqua avevano ingerito qualcosa di diverso.
Oppure no, forse era stata quella donna bellissima dai capelli rossi a causare un cambiamento.

Era arrivata, insieme ad uomo bruno, scuro di pelle come un montanaro, ma che portava con sé un odore salmastro.
Dall’esterno del recinto avevano guardato tutto e avevano accennato a qualcosa, ma ora era tutto così confuso, estraneo e distante.
Così non ricordava più se tutto questo era avvenuto davvero oppure in sogno.

Adesso, pecora tra le pecore, provava un senso di smarrimento.
Riscoprendosi a belare lamentosamente con tutte le altre.
Poi, un barlume improvviso di coscienza.
Il ricordo di pochi suoni, ma chiari.
Indimenticabili.

E con questi, Ulisse, che devo fare?
Vai Circe, trasformali!
Pure questi in maiali?
Come a Genova e a Roma? No, cambiamo. Pecore…sì, per questa volta, pecore. E’ meglio.

Poi il ricordo svanì.
L’immagine si scompose in mille caleidoscopici frammenti.
E tornò a brucare l’erba.
Come le sembrava di aver sempre fatto.
O no?

L’agente scelto De Gennaro si risvegliò di soprassalto.
In un bagno di sudore.
Quel sogno si ripeteva ormai da giorni.
Quel sentirsi così pecora lo sfiniva.
Dormiva male, si rigirava tutta la notte e al mattino si risvegliava con quel gusto amaro in bocca.

Sì, non doveva farsi impressionare…ma ormai succedeva da troppo tempo.
Anche di giorno aveva iniziato ad avere delle allucinazioni.
Soprattutto con i colleghi dell’Arma. Anche con loro, anzi, soprattutto con loro.
Improvvisamente li vedeva tutti trasformati in quadrupedi ruminanti e con la bandoliera a tracolla.
Doveva smetter di farsi impressionare dagli slogan e dai lazzi dei manifestanti, gli avevano suggerito i superiori.

Ci aveva provato, ma…niente da fare.
Ogni notte il sogno si ripeteva. Sempre più vivido e realistico.
Quasi quasi gli sembrava di sentire il gusto dell’erba in bocca.
Forse doveva marcar visita e farsi vedere dallo psichiatra o, almeno, dal medico del reparto.
Sì, questa mattina farò così” disse tra sé e sé e si alzò dalla branda.

Si risciacquò, si infilò nella divisa, stirò gli arti e la schiena ed uscì sulla spianata del cantiere.
A quattro zampe.

Per Marco, Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò e tutti gli altri militanti No Tav processati a Torino

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