Spinetta Marengo – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sat, 13 Jun 2026 20:00:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Dioxinity Day/2 https://www.carmillaonline.com/2016/10/30/dioxinity-day2/ Sat, 29 Oct 2016 23:10:28 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=34221 di Alexik

cibi-contaminati[A questo link il capitolo precedente.]

“Alcolisti ! Fumatori ! DROGATI !!! Abbandonate le vostre abitudini dissolute e conformatevi al volere divino del ‘crescete e moltiplicatevi’! La vostra perseveranza nell’adozione di stili di vita scorretti è un attentato contro la demografia. A nulla vale l’elargizione governativa di bonus bebè, se il vostro attaccamento al vizio continua a sprofondarvi nell’improduttività spermatica e ovocitica. Emendatevi, dunque, e convertitevi al nuovo verbo salutista, per poter ritornare in piena forma ad offrir dei figli a Dio, alla Patria e all’Impero ! Cioè, [...]]]> di Alexik

cibi-contaminati[A questo link il capitolo precedente.]

“Alcolisti ! Fumatori ! DROGATI !!! Abbandonate le vostre abitudini dissolute e conformatevi al volere divino del ‘crescete e moltiplicatevi’!
La vostra perseveranza nell’adozione di stili di vita scorretti è un attentato contro la demografia.
A nulla vale l’elargizione governativa di bonus bebè, se il vostro attaccamento al vizio continua a sprofondarvi nell’improduttività spermatica e ovocitica.
Emendatevi, dunque, e convertitevi al nuovo verbo salutista, per poter ritornare in piena forma ad offrir dei figli a Dio, alla Patria e all’Impero !
Cioè, vabbè … a Dio e alla Patria. Per l’Impero ci stiamo ancora attrezzando“.

Mi suona più o meno così il tono delle infografiche del Fertility Day redatte dal Ministero della Salute: “rinuncia a Satana, alla sigaretta, alla canna e alla bottiglia!”
Eppure ho il sospetto che uniformarsi ai precetti ministeriali conduca a volte a risultati controproducenti.
Per esempio, non so se a tutti i veneti convenga abbandonare il loro proverbiale etilismo a favore dell’acqua di rubinetto.
Mi riferisco soprattutto a quelli che risiedono in una vasta zona compresa fra le province di Vicenza, Verona e Padova, dove nel 2013 un monitoraggio dell’IRSA-CNR ha rilevato altissime concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque potabili, con punte oltre i 2.000 ng/l1 (per farsi un’idea dell’ordine di grandezza, l’obiettivo di qualità fissato in Germania è di 100 ng/l).

Principale indiziata è la Miteni di Trissino (VI), ex Rimar/Marzotto2, oggi di proprietà della multinazionale Weylchem/ICIG. La fabbrica produce PFAS, usate per la produzione di tessuti idrorepellenti (goretex), imballaggi alimentari, teflon, schiume antincendio, cere per pavimenti, vernici, insetticidi, olii idraulici.
acqua-avvelenataÈ da un’area di pertinenza della Miteni che l’ARPA Veneto ha rilevato l’origine dell’inquinamento, che da lì si diffonde nell’Agno e poi, tramite gli acquiferi, si propaga ad altri torrenti (Gorzone, Retrone, Bacchiglione) ed alle fonti di approvvigionamento degli acquedotti3.

In questo modo sessantamila veneti avrebbero assunto per decenni sostanze perfluoroalchiliche bevendo acqua inquinata, cuocendoci la pasta, usandola per lavare le verdure ed innaffiare l’orto, mangiando carni, uova e pesci a loro volta contaminati.

E morendo più di altri. Secondo ISDE/Medici per l’Ambiente, in quella zona negli ultimi 30 anni ci sarebbero stati 1.300 morti in più rispetto ad altre aree della regione4. Morti in eccesso anche secondo l’ENEA per infarto, malattie cerebrovascolari, Alzheimer, Parkinson, diabete, tumori al sistema linfatico, al fegato, rene, vescica, pancreas, mammella, ovaio, testicolo, prostata5.
Una mortalità coerente con l’esposizione alle PFAS, che come interferenti endocrini alterano le funzioni e l’equilibrio degli ormoni, favorendo in questo modo l’insorgere delle patologie più varie. Effetti sulla riproduzione compresi.

acqua-avvelenataÈ un aspetto, quest’ultimo, che nella bassa valle dell’Agno non è stato monitorato, ma che è già conosciuto grazie a numerose ricerche sulle PFAS in tutto il mondo.
Dalla Danimarca al Canada a Taiwan ricercatori ed epidemiologi hanno correlato l’esposizione a PFAS ad una maggiore infertilità femminile6, al basso peso alla nascita, ai parti prematuri ed alla ridotta circonferenza cranica dei neonati7, all’insorgenza di patologie cerebrali nei nascituri8.
Una ricerca italiana ha riscontrato come le donne esposte a PFAS presentino una contaminazione dei fluidi follicolari (i liquidi che ricoprono i follicoli ovarici), con un potenziale effetto dannoso sugli ovociti9. Sempre in Italia, uno studio sul siero di 53 coppie infertili ha rilevato un livello più alto di acido perfluorottansolfonico (PFOS) rispetto al gruppo di controllo10.

Negli USA, l’Environmental Protection Agency associa la presenza di PFAS nel siero umano con i ritardi nella pubertà delle ragazze e con la menopausa precoce delle donne adulte11.
Un progetto del National Health and Nutrition Examination Survey ha stabilito un forte legame fra l’esposizione all’acido perfluoroottanico e le tireopatie femminili12, che rimanda ad un effetto indiretto sulla fertilità, vista l’influenza delle patologie tiroidee sulle alterazioni del ciclo mestruale, sul mancato rilascio dell’ovulo, sulle complicazioni in gravidanza, aborti spontanei, nascite pretermine, deficit neurologici del nascituro.
Infine, uno studio danese mostra come gli effetti sulla fertilità delle PFAS si trasmettano anche alle generazioni future, influendo sulla qualità del seme e sugli ormoni riproduttivi dei maschi esposti in utero all’acido perfluoroottanico (PFOA).13

Ce ne è abbastanza perché un Governo così preoccupato dell’integrità delle nostre funzioni riproduttive intervenga con decisione!
E infatti il Governo è intervenuto … fissando per decreto i valori soglia per l’acqua potabile a 30 ng/l per il PFOS ed a 500 ng/l per il PFOA. Cioè SETTE VOLTE SUPERIORI a quelli stabiliti negli USA, dove il limite per la somma delle due sostanze è di 70 ng/l.

Insomma: l’acqua inquinata  dalle PFAS potete bervela. Ma mi raccomando, non fatevi le canne se no rimanete sterili!
Del resto, perché preoccuparsi delle PFAS se la posizione dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), per bocca della dott.ssa Musumeci, è la seguente ?
‘Su queste sostanze non c’è una certezza su come agiscano, la IARC le ha classificate [solo] come ‘possibili cancerogeni’ (guarda qui l’intervista delle Iene). Alla faccia dei ricercatori che in tutto il mondo ne hanno dimostrato la nocività.

Dopo quella dell’ISS, un’altra dimostrazione di sensibilità istituzionale nei confronti della nostra salute – riproduttiva e non – proviene dalla Provincia di Alessandria, che ha concesso nel 2010 l’Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento di fluoropolimeri della Solvay Solexis di Spinetta Marengo (AL), permettendogli di buttare nella Bormida una tonnellata di PFAS all’anno14.
E la Bormida questa roba la porta nel Tanaro e poi nel Po, che la sparge attraverso il nord Italia fino alla foce.

tabella-pfoa

Nel percorso verso l’Adriatico le concentrazioni di inquinanti calano, sedimentandosi nei terreni, trasferendosi nelle falde, nei pozzi, nei canali di irrigazione per l’agricoltura, nelle acque di abbeveraggio degli allevamenti. E da lì risalgono la nostra catena alimentare, distribuite nei supermercati di tutta Italia.

Recentemente la Solvay ha annunciato la volontà di eliminare il PFOA dai suoi processi produttivi15. Non ho dubbi sul fatto che tale riconversione avvenga con successo.
L’Environmental Policy aziendale è sempre stata affidata a personale di altissimo livello, del calibro dell’ing. Luigi Guarracino, condannato come dirigente Solvay per il cromo esavalente nelle falde di Alessandria, inquisito come ex direttore Montedison-Ausimont per l’avvelenamento delle acque della discarica di Bussi (PE), e nuovamente iscritto nel registro degli indagati per le PFAS in Veneto, in qualità di ex A.D. della Miteni di Trissino. Una vera autorità in materia di inquinamento idrico!!!

Comunque, anche se l’immissione di PFAS dagli scarichi industriali finisse oggi, il disastro ambientale è compiuto e ci peserà addosso per decenni: le PFAS non sono biodegradabili, sono estremamente solubili in acqua e per questo si propagano facilmente16. Una volta assorbite dal corpo i tempi di dimezzamento della loro concentrazione nel sangue possono variare da 1,5 a più di 9 anni17.
L’infertilità è assicurata ancora a lungo.

Voltiamo pagina, abbandoniamo le PFAS e la pianura padana per scendere a sud, in questo nostro viaggio fra le nocività industriali e i loro effetti sulla riproduzione. Andiamoci con il ministro Lorenzin, nella Terra dei Fuochi, e sentiamo cosa dice:

Rispondendo al ministro, io credo che i Campani ‘l’abitudine al fumo’ … dei roghi tossici dei rifiuti se la toglierebbero volentieri. Ma impedire gli incendi della monnezza non è evidentemente una priorità per il collega della Lorenzin al ministero degli interni.
Quanto ai ‘tumori causati dagli stili di vita’, temo che il ministro della salute non abbia letto lo studio ‘Sentieri’, che collega la vicinanza delle discariche campane agli eccessi di mortalità per tumore al fegato, allo stomaco, al polmone, alla mammella e per i linfomi non Hodgkin18.

Anche i tumori  possono compromettere la fertilità, e non solo quelli che interessano direttamente gli apparati riproduttivi.
Questo almeno le infografiche del ministero ce lo spiegano: ‘Il 25% dei pazienti trattati con chemioterapia soffre di azoospermia (mancanza di sperma nel liquido seminale) dopo 2-5 anni dal  trattamento. Trattamenti antitumorali diffusi come la radioterapia esterna determinano un alto rischio di amenorrea (assenza di mestruazioni)’.
I rimedi previsti dal ministero consistono nella crioconservazione delle cellule riproduttive, estratte prima della chemio, e in non meglio specificate terapie ormonali e chirurgiche.
Ovviamente NON consistono nelle bonifiche della merda industriale sparsa per la penisola, in modo che magari il tumore non ti venga.
Sono i nostri corpi e le nostre vite a doversi adeguare ad un disastro ambientale dato come ineluttabile, al costo di dolorose terapie e per la felicità di chi le vende.

Ma torniamo ai Campani ed alle loro insane abitudini.
Nel capitolo precedente abbiamo disquisito degli effetti sulla riproduzione delle diossine. E vuoi che quei viziosi delle province di Napoli e Caserta se le facciano mancare ?
Vicino alle discariche di rifiuti industriali le diossine abbondano nel latte delle madri19, ed anche i maschi le portano nel sangue, assieme ai metalli pesanti. L’esposizione agli inquinanti produce nel loro liquido seminale alterazioni e frammentazione del DNA20.
Una condizione che, secondo la dott.ssa Notari del Centro Fertilità dell’ASL di Salerno, può comportare ‘problematiche sia della fecondazione degli ovociti, quindi problemi di fertilità, di concepimento, ma lo spermatozoo magari non è in grado nemmeno di supportare lo sviluppo embrionale, e quindi possiamo avere abortività. Ci sono delle ipotesi che l’associano persino all’insorgenza di tumori in fascia pediatrica“.21

Se poi, superando tutte queste difficoltà, gli abitanti della Terra dei Fuochi si ostinassero proprio a concepire, l’esito della gravidanza potrebbe non essere felice.
Lo dice l’OMS, che nel 2007 ha riscontrato una chiara correlazione tra l’inquinamento da rifiuti in Campania e l’eccesso di malformazioni congenite del sistema nervoso centrale e dell’apparato urogenitale22.

Cosa c’entra tutto questo infinito dolore con gli ‘stili di vita’?
Chi ha pagato per le responsabilità politiche e industriali del biocidio campano?23
Sulle infografiche del ministero non ci sono le risposte.

(Continua)


  1. Stefano Polesello, Sara Valsecchi, Rischio associato alla presenza di sostanze perfluoro – alchiliche (PFAS) nelle acque potabili e nei corpi idrici recettori di aree industriali nella provincia di Vicenza e aree limitrofe, IRSA-CNR, 25 marzo 2013 

  2. Il nome della Rimar era emerso negli anni ’80 anche nelle inchieste sulle navi dei veleni. Le peci fluorurate (scarti di produzione delle Pfas) del centro di ricerca Marzotto risultavano imbarcate sulla motonave tedesca Line, diretta a Port Koko in Nigeria nell’87, ed altre sostanze non identificate della Rimar comparivano anche nel carico della Zanoobia. In: Andrea Tornago, Pfas Veneto, indagini ferme in Procura da tre anni nonostante l’allarme ambientale. Accusata azienda coinvolta in navi veleni, Il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2016. 

  3. ARPA Veneto, Stato dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in provincia di Vicenza, Padova e Verona, 30 settembre 2013, p. 48. 

  4. Le acque inquinate del Veneto, video, Repubblica.it. 

  5. Marina Mastrantonio (ENEA), Esposizione a sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) ed effetti sulle popolazioni, Relazione al convegno ‘La salute: elemento centrale per lo sviluppo sostenibile dei sistemi produttivi e del territorio’, Roma, 5 maggio 2016. 

  6. Arrivano a queste conclusioni sia le ricerche danesi che canadesi. Fei C, McLaughlin JK, Lipworth L, Olsen J., Maternal levels of perfluorinated chemicals and subfecundity, Human Reproduction, Maggio 2009, 24(5):1200-5.
    Carol Potera, Reproductive toxicology: Study associates PFOS and PFOA with impaired fertility, Environmental Health Perspectives, aprile 2009.
    M.P. Vélez, T.E. Arbuckle, and W.D. Fraser, Maternal exposure to perfluorinated chemicals and reduced fecundity: the MIREC study, Human Reproduction, marzo 2015, 30(3): 701–709. 

  7. Chen MH, Ha EH, Wen TW, Su YN, Lien GW, Chen CY, Chen PC, Hsieh WS, Perfluorinated compounds in umbilical cord blood and adverse birth outcomes, PLoS One, 2012, 7(8). 

  8. Liew Z, Ritz B, Bonefeld-Jørgensen EC, Henriksen TB, Nohr EA, Bech BH, Fei C, Bossi R, von Ehrenstein OS, Streja E, Uldall P, Olsen J., Prenatal exposure to perfluoroalkyl substances and the risk of congenital cerebral palsy in children, American Journal of Epidemiology, settembre 2014, 80(6):574-81. 

  9. Laura Governini, Raoul Orvieto,Cristiana Guerranti, Laura Gambera, Vincenzo De Leo, Paola Piomboni, The impact of environmental exposure to perfluorinated compounds on oocyte fertilization capacity, Journal of Assisted Reproduction and Genetics, maggio 2011, pp. 415–418. 

  10. La Rocca C, Alessi E, Bergamasco B, Caserta D, Ciardo F, Fanello E, Focardi S, Guerranti C, Stecca L, Moscarini M, Perra G, Tait S, Zaghi C, Mantovani A., Exposure and effective dose biomarkers for perfluorooctane sulfonic acid (PFOS) and perfluorooctanoic acid (PFOA) in infertile subjects: preliminary results of the PREVIENI project, International Journal of Hygiene and Environmental Health, Febbraio 2012, pp. 206-11. 

  11. Danish Ministry of the Environment, Environmental Protection Agency, Perfluoroalkylated substances: PFOA, PFOS and PFOSA Evaluation of health hazards and proposal of a health based quality criterion for drinking water, soil and ground water, Environmental project No. 1665, 2015. 

  12. Associazione fra concentrazione nel siero di acido perfluoroottanico e malattie della tiroide nella popolazione americana

  13. Anne Vested, Cecilia Høst Ramlau-Hansen, Sjurdur Frodi Olsen, Jens Peter Bonde, Susanne Lund Kristensen, Thorhallur Ingi Halldorsson, Georg Becher, Line Småstuen Haug, Emil Hagen Ernst, Gunnar Toft, Associations of in Utero Exposure to Perfluorinated Alkyl Acids with Human Semen Quality and Reproductive Hormones in Adult Men, Environmental Health Perspect, aprile 2013, Vol. 121/4.  

  14. IRSA/CNR, Realizzazione di uno studio di valutazione del Rischio Ambientale e Sanitario associato alla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nel Bacino del Po e nei principali bacini fluviali italiani. Relazione finale, 2013. 

  15. Solvay, Lavoriamo insieme guardando avanti, Spinetta Marengo 2013. Pare lo voglia sostituire col C6O4, che non è una roba propriamente innocua: vedi lettera di Medicina Democratica, Sezione provinciale di Alessandria, 19/02/15. 

  16. Francesca Malpei, Manuela Antonelli, Processi di trattamento applicabili alla rimozione di PFOS e PFOA, Relazione al convegno: I composti perfluoroalchilici nelle acque italiane. Distribuzione e rischi, Milano 22 ottobre 2013. 

  17. Accumulo ed eliminazione dei composti perfluoroalchilici: differenze fra soggetti continuamente residenti in alcune zone degli Stati uniti contaminate e quelli trasferitisi altrove. 

  18. SENTIERI – Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento: Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri, 2014: Scheda sul Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano, pp. 67/72. 

  19. Giovannini A., Rivezzi G., Carideo P., Ceci R., Diletti G., Ippoliti C., Migliorati G., Piscitelli P., Ripani A., Salini R., Dioxins levels in breast milk of women living in Caserta and Naples: Assessment of environmental risk factors, Chemosphere, 2014, Vol. 94, pp. 76/84. 

  20. Paolo Bergamo, Maria Grazia Volpe, Stefano Lorenzetti, Alberto Mantovani, Tiziana Notari, Ennio Cocca, Stefano Cerullo, Michele Di Stasio, Pellegrino Cerino, Luigi Montano, Human semen as an early, sensitive biomarker of highly polluted living environment in healthy men: A pilot biomonitoring study on trace elements in blood and semen and their relationship with sperm quality and RedOx status, Reproductive Toxicology, Volume 66, Dicembre 2016, Pag. 1–9. 

  21. TG Leonardo del 10/10/16. 

  22. Organizzazione Mondiale della Sanità, Centro Europeo Ambiente e Salute, Istituto Superiore di Sanità, Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Fisiologia Clinica, Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania , Agenzia Regionale Protezione Ambiente della Campania, Trattamento dei rifiuti in Campania – impatto sulla salute umana, 2007. 

  23. Consigliabile in proposito la lettura di: Alessandro Iacuelli, Le vie infinite dei rifiuti. Il sistema campano, Rinascita Edizioni, 2008, 285 p., e anche quella di un paio di articoli qui e qui

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I pesi e le misure (parte prima) https://www.carmillaonline.com/2013/07/09/i-pesi-e-le-misure-parte-prima/ Mon, 08 Jul 2013 22:23:42 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=7502 di Alexik

injusticeA quanto pare è più facile beccarsi 11 anni per aver dato due calci a una vetrina durante il G8 di Genova che varcare le soglie di una galera dopo aver ammazzato decine (ma anche centinaia o migliaia) di operai. Si nota una certa sproporzione quando si scopre che la condanna degli ex dirigenti Michelin di Torino per 11 morti e 14 malati gravi è di poco superiore a quella comminata a un immigrato per il furto di 4 mele.  Mentre vi lascio a meditare sul concetto di “giustizia di classe”, approfitto per fare il [...]]]> di Alexik

injusticeA quanto pare è più facile beccarsi 11 anni per aver dato due calci a una vetrina durante il G8 di Genova che varcare le soglie di una galera dopo aver ammazzato decine (ma anche centinaia o migliaia) di operai. Si nota una certa sproporzione quando si scopre che la condanna degli ex dirigenti Michelin di Torino per 11 morti e 14 malati gravi è di poco superiore a quella comminata a un immigrato per il furto di 4 mele.  Mentre vi lascio a meditare sul concetto di “giustizia di classe”, approfitto per fare il punto sullo stato di alcuni processi per stragi sul lavoro e disastri ambientali.

HoffmannLa Roche/ Icmesa di Seveso

Domani ricorrono  esattamente trentasette anni da quel 10 luglio 1976, quando saltò il sistema di controllo della temperatura del reattore A101 nello stabilimento Icmesa, ai confini fra i comuni di Meda e di Seveso. Dopo 37 anni non sono però ancora finite le conseguenze sull’ambiente e sulle popolazioni, e neanche gli strascichi giudiziari.

Il reattore dell’Icmesa conteneva  triclorofenolo, un componente per diserbanti che a 350° e più si evolve in TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina), una delle peggiori diossine. La TCDD provoca danni gravissimi alla pelle, al cuore, ai reni, allo stomaco, al fegato, al sistema linfatico . E’ cancerogena e  mutagena, interviene sul corredo cromosomico degli individui e sui feti, diminuisce la fertilità e la capacità riproduttiva, produce difetti alla nascita e danni embrionali, intacca il patrimonio immunitario. Un solo grammo di diossina può contaminare migliaia di persone. Dall’Icmesa di Seveso si stima che ne uscirono 18 chili.

Da subito si estesero a macchia d’olio le morie fra gli animali, i malori fra la popolazione e i casi di cloracne che sfiguravano gli abitanti. Ma è negli anni a seguire che si vedranno i risultati peggiori, con la conta dei bambini malformati (erano otto nel 1975, salirono a novantacinque nel ‘ 76, centoventi nel ‘ 77, centouno nel ‘ 78), oltre a percentuali crescenti di mortalità alla nascita. Un’indagine sulla mortalità in zona tra il 1976 e il ‘ 91 mostra  aumenti vertiginosi dei tumori di pancreas, vescica, pleura,  retto,  fegato, ossa, cervello e tiroide, dei linfomi di Hodgkin e leucemie.

Chi ha pagato per tanto dolore ? La giustizia penale ha chiuso il discorso nel 1986 assolvendo il presidente dell’Icmesa Guy Waldvogell, il responsabile tecnico Giovanni Radice, e il progettista del reattore Fritz Moeri. Al sindaco di Meda, Malgrati, e all’ufficiale sanitario Ghetti erano già stati prescritti in primo grado i reati relativi ai mancati controlli. Il direttore tecnico Icmesa Herwig von Zwehl si è beccato due anni, e un anno e mezzo Jorg Sambeth, direttore tecnico della Givaudan. Non è arrivato a processo il dirigente Icmesa Paolo Poletti, ucciso da Prima Linea il 5 febbraio 1980.

Lo scorso 22 aprile la Corte di Cassazione ha definitivamente respinto le richieste risarcitorie di 326 sevesini abitanti nelle zone non bonificate. Perché se è vero che il TCDD  permane nel terreno anche per un secolo,  per la Corte non permane il reato. Gli abitanti restano gli unici veri condannati a 100 anni di diossina.

Michelin di Spinetta Marengo

Presso il Tribunale di Alessandria si sta celebrando il giudizio di primo grado per  la morte di dodici operai Michelin di Spinetta Marengo e per le lesioni gravi e gravissime nei confronti di altri sei, ancora vivi ma ammalati di cancro (prevalentemente ai polmoni ed alla prostata). Per anni sono stati esposti al talco di Balangero (contenente fibre di amianto), all’amianto delle coibentazioni, alle amine aromatiche, all’olio aromatico, al nerofumo. Il tutto senza protezioni, in condizioni di lavoro infernali e sotto un clima intimidatorio. Questi 18 operai non sono né i primi né gli unici: dal 1970 al 1990 l’ISTAT aveva stimato 53 morti per tumore su 112 operai Michelin deceduti nel periodo. Il 47, 4 %, una percentuale molto al di sopra delle medie piemontesi. Attualmente sono imputati cinque dirigenti dell’azienda dal 1971 al 1994: Gian Carlo Borella (87 anni), Giovanni Alberti (87 anni), Emilio Toso (78 anni), Bartolomeo Berello (70 anni) e Jean Michel Belleux (62anni). Gente che, a giudicare dall’età e dal fatto che entro il 2014 i reati andranno in prescrizione, non  conoscerà la cella, né vedrà mai intaccati i propri beni (ché anche se le vittime intentassero una causa civile se ne riparla fra 15 anni).

Eureco di Paderno Dugnano

E’ il 4 novembre del 2010 quando all’Eureco di Paderno Dugnano esplode una miscela di gas. L’Eureco è una ditta autorizzata a ricevere rifiuti industriali, stoccarli e poi cederli ad altre imprese per lo smaltimento. Il titolare, Giovanni Merlino, per guadagnare di più, vuole che i bidoni sigillati vengano aperti e i materiali speciali mescolati a materiali comuni, etichettati come rifiuti “normali” e smaltiti a costi inferiori. Nel cortile dove avvengono le operazioni c’è un cassone dove nei giorni precedenti sono stati riversati i ‘setacci molecolari’, sostanze usate per filtrare il gpl, che in contatto con l’umidità rilasciano gas infiammabili. Basta la scintilla di un muletto e il cassone prende fuoco, esplode. Rimangono ustionati 7 operai, dipendenti dell’Eureco e di una cooperativa d’appalto fittizia. Quattro di loro muoiono nei giorni seguenti, dopo lunghe sofferenze. Merlino, all’epoca dei fatti ha già un bel curriculum: ha un altro operaio sulla coscienza, morto nel 2005 alla Cr di San Nazzaro (una delle sue aziende), per cui ha patteggiato un anno e quattro mesi, e un’accusa per frode fiscale. Aggiunge al curriculum l’imputazione di omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio colposo, traffico illecito di rifiuti, violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Dall’inizio il processo prende una brutta piega: il GUP esclude la costituzione di parte civile di Medicina Democratica, A. E. A., Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco, Anmil, Allca Cub Chimici. Non viene considerata la recidivia dell’imputato e si concede a Merlino il rito abbreviato, che riduce automaticamente la pena di un terzo. Più volte il GUP  invita a chiudere la questione con un accordo risarcitorio tramite l’assicurazione dell’Eureco, facendo leva sulle gravi difficoltà economiche delle famiglie degli operai, e senza mai, peraltro, forzare gli imputati ad esporsi direttamente. Non viene effettuato un sequestro preventivo dei loro beni. La difesa cerca di scaricare le colpe del rogo sui lavoratori bruciati vivi.   Il primo grado si è concluso il 23 aprile con una condanna a cinque anni, già impugnata dalla difesa. Le vittime italiane e il loro familiari hanno ricevuto un parziale anticipo provvigionale da parte dell’assicurazione dell’Eureco, mentre l’operaio albanese ferito e i familiari delle vittime albanesi non hanno ancora visto un euro. Erano dipendenti della coop di appalto creata dallo stesso Merlino tramite un prestanome.

Eternit di Casale Monferrato/Cavagnolo/Bagnoli/Rubiera

Lo scorso 20 maggio Louis De Cartier, imputato nel processo Eternit, è morto alla veneranda età di 92 anni, dopo aver trascorso una vita da ricco e una vecchiaia tranquilla nella sua villa in Belgio. Amministratore  delegato della multinazionale Eternit dal 1966 al 1978 e Presidente del CdA fino al 1986, non ha pagato mai nulla  per  le migliaia di morti che ha seminato in Italia e nel mondo. Per quanto lo riguarda, le vittime dell’Eternit dovranno far causa civile ai suoi eredi.

All’inizio di giugno Stephan Schmidheiny, ex AD e padrone sostanziale della multinazionale svizzera, è stato condannato a 18 anni per 932 morti e malati (su 2.580 costituitisi parte civile) negli stabilimenti e territori di Casale Monferrato, Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera. Una sentenza che segna una vittoria, sicuramente per il riconoscimento della dolosità del reato, anche se esclude dai risarcimenti 1648 persone. Dubito, però, che per l’estradizione del latitante pluriomicida Schmidheiny lo Stato italiano si muova con lo stesso accanimento dimostrato per Cesare Battisti. Quanto ai risarcimenti alle parti civili, le proprietà di Schmidheiny e degli eredi di De Cartier sono tutte all’estero, decisamente difficili  da sequestrare. (Continua)

Nota:  Una versione meno aggiornata di questo articolo è stata pubblicata su vari blogs, e in particolare qui e qui.

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