Shining – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Tue, 03 Nov 2026 00:32:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Un weekend del 1993 – 4/5 https://www.carmillaonline.com/2014/08/14/weekend-1993-4/ Thu, 14 Aug 2014 21:01:33 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=15663 di Filippo Casaccia

[Qui le altre puntate, la 1, la 2 e la 3] Svengo anch’io

weekend4Il problema del lunedì mattina è che si va a dormire la domenica sera. Si dorme da weekend, ma ci si sveglia da settimana lavorativa e le due cose vanno poco d’accordo. Cioè, so che non è un concetto molto chiaro, ma se dormo sei ore per notte durante la settimana non rappresenta un problema: bastano una secchiata d’acqua gelida in faccia, un caffettone fortissimo e via, in Vespa verso la [...]]]> di Filippo Casaccia

[Qui le altre puntate, la 1, la 2 e la 3]
Svengo anch’io

weekend4Il problema del lunedì mattina è che si va a dormire la domenica sera. Si dorme da weekend, ma ci si sveglia da settimana lavorativa e le due cose vanno poco d’accordo. Cioè, so che non è un concetto molto chiaro, ma se dormo sei ore per notte durante la settimana non rappresenta un problema: bastano una secchiata d’acqua gelida in faccia, un caffettone fortissimo e via, in Vespa verso la Facoltà. Il sabato e la domenica, invece, dormo secondo ritmi umani e mi godo anche nove ore di sonno. Comunque, dopo un weekend così, col rave sulle spalle e i peperoncini eritrei ancora sullo stomaco, vado a dormire come se mi aspettassero nove ore di sonno ed invece, poi, il lunedì mattina tocca tornare a Genova per l’immancabile lezione di Scienza delle costruzioni.
Beh, questo lunedì mi sveglio alle 6 e 50. Riesco a liberarmi dall’abbraccio marsupiale di Barbara, mi lavo, mi vesto e non faccio colazione in un tempo record. Alle 7 e 30 sono alla fermata del 24 che arriva quasi subito: ehi, giornata speciale! Salgo bello oco giulivo e mi siedo soddisfatto, con il mio bel biglietto timbrato. Il 24 non parte.
Qualcuno rumoreggia. Niente. Il conducente è muto e immoto come una pietà michelangiolesca. Inizio a preoccuparmi, mentre i minuti passano: due, tre, quattro… alla fine si spengono le luci e tutti iniziano a scendere: forse non ho sentito l’annuncio di rottura del generatore di corrente o giù di lì. L’orologio impietoso segna le 7 e 45 e sono disperato. Attacco uno scatto alla Zatopek e nel gelo della mattinata milanese mi scaracollo col mio pesante zaino sulle spalle verso la stazione di Lotto: la metrò è l’ultima speranza.
Alle 8 precise sono sui binari: “Treno per Sesto, attesa tre minuti”. Merda! Tre minuti che diventano cinque. Come un rimbambito inizio a ripetermi che non ce la faccio, no che non ce la faccio, è impossibile, dài, è andata così. Aspetterò il prossimo treno per due ore al fresco di Rogoredo e a Genova, beh, perderò la lezione, ché tanto non ci capisco una mazza comunque, presente o meno. O no? No! Arriva il treno della metropolitana, zompo dentro e inizio a molleggiarmi sulle ginocchia, dicendo “dài, dài!”. E si parte, con tempi abbastanza regolari. Alla stazione di Duomo devo cambiare e corro come un ossesso nel labirinto che unisce i binari della linea gialla a quelli della rossa. Arrivo ansimante sulla banchina e per San Donato bisogna attendere tre minuscoli, insignificanti, velocissimi minuti. Troppi.
È finita, è inutile, il treno è alle 8 e 26 e sono le 8 e 17… e arriva, caaazzo! E arriva e io salto a bordo rimbalzando come un orango ubriaco come se questi miei gesti atletici aiutassero a guadagnare tempo. Le stazioni sembrano quelle di una via crucis. Sono le 8 e 26 precise quando arrivo a Rogoredo. Rischiando di investire vecchiette e scolari corro al secondo binario dove il mio treno dovrebbe essere in partenza. Il treno, anche stavolta, è in ritardo quando serve e allora do un’occhiata ai quotidiani e colgo questo pregevole conversation piece: l’edicolante vende una tessera telefonica internazionale a uno straniero chiedendo “Trent tausend lira”. Mi concedo anche il lusso di obliterare il biglietto, pensiero che avevo già accantonato arrendendomi all’inevitabile sanzione pecuniaria, cosa che per un genovese è un evidente sintomo di resa totale. Salgo sulla prima carrozza del treno ed è una bolgia dantesca: una marea di studenti che vanno a Pavia. Sono brutti, brufolosi e ciancicano delle stomachevoli Big Bubble. E sono lì che sto in piedi grazie alla pressione dei corpi che comincio a sentirmi male. È praticamente un’ora che corro e dovrei sedermi: ho sudato e mi devo essere preso un accidente. Adesso ho pure dei capogiri. Qui finisce che svengo in mezzo a ‘ste bestie. Dio non voglia che i soccorritori mi scambino per uno studente di questo ateneo-burla. Mi sembra di essere una televisione senza antenna, vedo tutto annebbiato. Saltello da una gamba all’altra dicendomi ancora dieci minuti, dài!, poi ‘sto gregge di caproni scende dal treno e mi siedo e respiro. E mangio qualcosa, imbecille che non sono altro. Adesso crollo, vedo tutto nero, gli zuccheri calano, ho la vitalità di un cervo impagliato. Sento che sto per svenire, lo capisco, quasi lo assaporo: tento di tenermi sveglio dandomi dei pizzicotti e dei calci nelle caviglie, deglutisco saliva e mi dico che non è possibile: perché mai dovrei svenire? Una vocina confessa come Mario Chiesa: perché non hai fatto colazione, hai dormito poco, sei in oggettivo disagio termico e ti manca l’ossigeno. Ottenuta la risposta al tintinnare di manette, sono quasi compiaciuto e sento che mi stanno abbandonando le ultime energie. Resisti, su!, pensa a Greganti.
Arriviamo nella fottutissima stazione pavese ed io sono ormai allo stremo delle forze: mentre sento che me ne sto andando aprono la porta del vagone e allora, con l’ultimo residuo di energia da sveglio, mi fiondo fuori anch’io e mi abbatto su una panchina. La teoria di animali che scende dal carro bestiame è per fortuna senza fine: sono cinquanta lunghissimi secondi ristoratori in cui procedo ad una iperventilazione forzata, finalmente seduto e rinfrancato dalla groenlandese temperatura di Pavia che rischia di farmi cadere la faccia. Sul marmo della panchina, calligrafia femminile, a pennarello: ‘Luca torna! Sto male!’. Sotto, calligrafia incerta: ‘Cazzi tuoi!’. O forse sto sognando: è tutto il week end che vedo scritte assurde ovunque e incontro gente fuori di testa. Come il tizio che mi guarda storto, con la faccia da Nicholson alla fine di Shining. Ci saranno 4 gradi e lui è in maglietta con sopra Asterix che esclama: ‘Non si Lega con ‘sti romani!’.
Lo shock termico, l’improvviso apporto di ossigeno e, ritornato sul treno, la speranza di potermi sedere, mi ridanno vita. Fasciato nella kefiah che mi fa sembrare una mummia scappata dal sarcofago, cerco uno scompartimento dove potermi riprendere. Ne individuo uno quasi vuoto. Ci sono solo una coppia anonima e una ragazza che legge, pure carina. Perfetto. Mi sciolgo in poltrona.

(Continua – 4)

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Il governo ha l’oro in bocca https://www.carmillaonline.com/2013/11/10/il-governo-ha-loro-in-bocca/ Sun, 10 Nov 2013 22:40:29 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=10625 di Alessandra Daniele

LettorranceNon è una novità che la giustizia italiana sia schifosamente classista, né che lo siano i suoi presunti giustizieri: Giancarlo Caselli non sarebbe certo stato altrettanto assolutorio verso la Cancellieri, se la ministra avesse fatto scarcerare un’attivista No-TAV, anziché una palazzinara. Ma cosa c’è rimasto in Italia ad essere una novità? Tutto continua a ripetersi ossessivamente sempre uguale. Questo secondo governo di Grossolana Coalizione, spacciato per quello che avrebbe finalmente restituito al paese rispettabilità e credibilità internazionale, mantiene alla Giustizia una ministra che s’è dichiarata e dimostrata a [...]]]> di Alessandra Daniele

LettorranceNon è una novità che la giustizia italiana sia schifosamente classista, né che lo siano i suoi presunti giustizieri: Giancarlo Caselli non sarebbe certo stato altrettanto assolutorio verso la Cancellieri, se la ministra avesse fatto scarcerare un’attivista No-TAV, anziché una palazzinara.
Ma cosa c’è rimasto in Italia ad essere una novità? Tutto continua a ripetersi ossessivamente sempre uguale.
Questo secondo governo di Grossolana Coalizione, spacciato per quello che avrebbe finalmente restituito al paese rispettabilità e credibilità internazionale, mantiene alla Giustizia una ministra che s’è dichiarata e dimostrata a disposizione della famiglia di palazzinari bancarottieri che rivendica d’averla piazzata al ministero.
Total-Recall (2)E tutta la Grossolana Coalizione la difende: la testa della Cancellieri non si tocca, perché per il governo sarebbe esplosiva come quella della robottona di Total Recall alla quale la ministra somiglia. Dentro quella robottona si nascondeva Schwarzenegger, dentro la Cancellieri c’è Ligresti.
Niente è davvero cambiato. Mani Pulite è stata rivoluzionaria quanto Second Life.
Siamo ancora ai tempi della DC dei Gava e dei Lima. Siamo ancora nel regno dei Borboni, con una sottile riverniciatura Savoiarda che cambia tutto per non cambiare niente.
L’Italia rimane bloccata nell’interminabile ultimo valzer del Gattopardo, cristallizzata in un immutabile inferno vintage di sorrisi fasulli e autentico orrore, come Jack Torrance nell’ultimo fotogramma di Shining.
Un inferno in bottiglia, nel quale i partiti al governo, come virus, cercano di scindersi per moltiplicarsi e occupare anche lo spazio dell’opposizione: Renzi piccona il PD per scalarlo meglio, Casini abbandona Monti sull’autostrada, Berlusconi scarica la colpa delle tasse sui governisti integralisti di Alfaida. E progetta di riesumare Forza Italia con lo stesso identico slogan truffaldino di vent’anni fa: meno tasse per tutti.
Un inferno in rovina come l’economia, che le razzie dei saccomanni riescono solo a devastare ulteriormente. Dopo la TRISE è in arrivo la TARFU, acronimo militare USA per Totally And Royally Fucked Up.
L’ISTAT si sbaglia, l’economia italiana non è tornata agli anni 70.
È in coma.

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