Sergej M. Ejzenštejn – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Thu, 29 Jan 2026 21:00:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 La svolta sincretica digitale https://www.carmillaonline.com/2024/08/17/la-svolta-sincretica-digitale/ Sat, 17 Aug 2024 20:00:46 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=82049 di Gioacchino Toni

Pietro Montani, Immagini sincretiche. Leggere e scrivere in digitale, Meltemi, Milano 2024, pp. 116, € 12,00

Sulla scia del cinema e dei mezzi elettronici è sorto un modo di comunicare sincretico, in cui i segni grafici e le immagini si miscelano tra loro contemplando anche altri elementi espressivi (suono, gesto, scrittura…), che ha portato gli utenti del web a sviluppare una seconda alfabetizzazione. La stessa intelligenza artificiale generativa, del resto, deriva le sue produzioni da accoppiamenti tra immagini e definizioni verbali.

Per affrontare le immagini sincretiche dell’universo digitale contemporaneo, Montanti parte dalle intuizioni di mezzo secolo fa del [...]]]> di Gioacchino Toni

Pietro Montani, Immagini sincretiche. Leggere e scrivere in digitale, Meltemi, Milano 2024, pp. 116, € 12,00

Sulla scia del cinema e dei mezzi elettronici è sorto un modo di comunicare sincretico, in cui i segni grafici e le immagini si miscelano tra loro contemplando anche altri elementi espressivi (suono, gesto, scrittura…), che ha portato gli utenti del web a sviluppare una seconda alfabetizzazione. La stessa intelligenza artificiale generativa, del resto, deriva le sue produzioni da accoppiamenti tra immagini e definizioni verbali.

Per affrontare le immagini sincretiche dell’universo digitale contemporaneo, Montanti parte dalle intuizioni di mezzo secolo fa del mediologo Vilém Flusser a proposito dell’impatto trasformativo delle nuove tecnologie espressive e dalle ricerche della neuroscienziata e pedagogista Maryanne Wolf che l’hanno portata a sviluppare l’idea di “cervello bi-alfabetizzato”, addestrabile, cioè, oltre che all’apprendimento della scrittura alfabetica, ai nuovi sistemi espressivi sincretici utilizzati in internet.

Oltre a guardare alle proposte teorico-pratiche di Sergej M. Ejzenštejn e, più in generale, al cinema delle origini, come a passaggi propedeutici allo sviluppo degli attuali alfabeti espressivi digitali, Montanti ricorre agli studi dello psicologo Lev S. Vygotskij come base per un’indagine neuroscientifica degli habitus simbolici contemporanei. In particolare gli studi di quest’ultimo risultano utili per approfondire la natura multimodale dell’immaginazione umana e per studiarne i processi evolutivi nel loro intrecciarsi con le tecnologie dell’espressione, come il linguaggio verbale, la lettura e la scrittura.

Comparando le modalità compositive di The Waste Land di Thomas S. Eliot, nell’eterogeneità di frammenti che la compongono, con le tesi sull’efficacia delle forme sincretiche elaborate da Ejzenštejn nel medesimo periodo, Montani ribadisce «la centralità che nelle forme espressive sincretiche dev’essere riconosciuta al rapporto tra parola e immagine» e alle modalità che esso assume quando a farsene veicolo principale è l’immagine (come nelle opere audiovisive) o la parola (come nelle opere letterarie, soprattutto nel discorso poetico).

A distanza di un secolo da queste sperimentazioni, il sincretismo delle forme emergente con le nuove tecnologie digitali impone una riflessione sulla seconda alfabetizzazione. Dopo aver esaminato due casi di testi sincretici complessi – una grafic novel animata di Zerocalcare e alcune installazioni interattive del gruppo Studio Azzurro –, Montani si concentra sugli algoritmi in grado di generare immagini conformi a un input di carattere verbale indagando le problematiche emergenti dal sincretismo strutturale dei sistemi di intelligenza artificiale che lavorano su una “materia prima” composta da immensi dataset di immagini «di regola accoppiate a un’etichetta verbale e codificate come lunghe stringhe alfanumeriche».

Se può essere dato per assodato che dall’invenzione della scrittura è derivato un cervello alfabetizzato, dunque l’importanza delle nuove forme espressive sincretiche introdotte dal digitale nella costruzione di un cervello “bi-alfabetizzato”, resta però ancora da chiarire se il sincretismo dei sistemi ITT (Image to Text) e TTI (Text to Image) rientri tra le innovazioni tecnologiche in grado di influire sui processi di interiorizzazione degli esseri umani.

Insomma, «il modo di produzione di questo particolare sincretismo non sembra collegabile a specifici effetti neuroplastici limitandosi a modificare, anche se talvolta in modo massiccio, alcune pratiche […] connesse con l’uso delle immagini». Occorre verificare «se l’addestramento dei sistemi ITT e TTI abbia qualcosa in comune con quello grazie al quale noi umani impariamo a leggere e a scrivere, anche nel senso ‘esteso’ di queste espressioni che ci ha consentito di parlare in modo non metaforico di lettura e scrittura di immagini».

Secondo Montani il sincretismo delle immagini algoritmiche è, ad oggi, da considerarsi “inerte” alla luce del fatto che non è al momento in grado di «mettere a punto risposte al tempo stesso adeguate e innovative alle modificazioni e alle emergenze che si manifestano nel mondo-ambiente in quanto tale e non solo nelle immani raccolte di dati in cui la tecnologia digitale è in grado di convertirlo».

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La corazzata Potëmkin non è una cagata pazzesca https://www.carmillaonline.com/2017/12/21/la-corazzata-pote%cc%88mkin-non-cagata-pazzesca/ Thu, 21 Dec 2017 22:00:09 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=42220 di Mauro Gervasini

[È in libreria Divine Divane Visioni di Filippo Casaccia aka Dziga Cacace, Odoya, 2017, pp.462, € 24,00. Ne anticipiamo l’introduzione scritta da Mauro Gervasini, critico cinematografico e direttore del settimanale FilmTV]

Con un nome tra il serio e il faceto già di suo, Dziga Cacace si esercita da anni nella critica cinematografica: com’è noto terza professione di tutti, seconda per chi non ama il calcio. Lo fa però tenendo fede al vecchio detto Nomen omen, che nel caso della sua identità presunta traccia una duplice [...]]]> di Mauro Gervasini

[È in libreria Divine Divane Visioni di Filippo Casaccia aka Dziga Cacace, Odoya, 2017, pp.462, € 24,00. Ne anticipiamo l’introduzione scritta da Mauro Gervasini, critico cinematografico e direttore del settimanale FilmTV]

Con un nome tra il serio e il faceto già di suo, Dziga Cacace si esercita da anni nella critica cinematografica: com’è noto terza professione di tutti, seconda per chi non ama il calcio. Lo fa però tenendo fede al vecchio detto Nomen omen, che nel caso della sua identità presunta traccia una duplice missione. Il situazionismo formalista di Dziga, esteta sopravvissuto alla prospettiva Nevskij, e la pratica dei bassifondi di Cacace, un tipo oscuro che pare uscito da una commedia di Mariano Laurenti. A differenza del dottor Jekyll, ignaro di trasformarsi nottetempo in mister Hyde, Cacace è perfettamente consapevole di essere anche Dziga, e viceversa. Anzi, diciamo pure che la cosa si fa più intrigante quando nella medesima recensione si scorgono echi di entrambe le voci. Come ad esempio in quella dell’“immortale capolavoro” di Sergej M. Ejzenštejn, La corazzata Potëmkin, restituito al suo legittimo e consacrato valore da Dziga senza che Cacace se ne possa lamentare più di tanto. A volte, lo confesso, si spera nella prevalenza del secondo, che nonostante l’etimo napoletano ha un curioso intercalare genovese. Stupendo in questo senso l’incipit de Le due sorelle: «L’attacco del film avrà sicuramente provocato spontanee polluzioni in quei fanatici che s’esaltano con tutte quelle fregnacce sullo spettatore voyeur che guarda un personaggio voyeur, a sua volta osservato – non visto – da qualche altro voyeur che bla, bla e altre belinate discorrendo». Sono passato anch’io attraverso le “belinate” qui messe alla berlina e vale la pena continuare a dissacrare, nonostante la critica cinematografica, come la nostalgia, non sia ormai più quella di un tempo: conta sempre meno, è inascoltata, soprattutto non convince più nessuno ad andare al cinema e questo purtroppo lo confermano le cifre disastrose se si guarda al gradimento di pubblico dei cosiddetti film d’essai. Nel libro di Dziga Cacace però non si aprono dibattiti, non si rifondano correnti estetiche, non si fa storiografia, non si vanno a comporre campioni statistici per indagini sociologiche. No, semplicemente si prendono i film e ci si sbatte contro con il corpo, i sensi, a volte il cuore. Sorprende nella narrazione del Nostro questo essere colto dalla visione quasi suo malgrado all’improvviso, magari facendo zapping nella notte o ritrovando qualcosa d’inatteso su una VHS (preistoria, lo so, ma tant’è) che avrebbe dovuto registrare tutt’altro – è il caso di Un orfano chiamato San Mao di un anonimo cinese caro a Enrico Ghezzi –, oppure acquistando una cassetta a caso dall’edicolante di Bonassola. Lo stupore di Cacace (o Dziga, qui si confondono di nuovo) è contagioso. Frequentatore abituale (in gioventù) del leggendario Cineclub Lumière di Genova, nel capitolo Lo sguardo mutilo colleziona recensioni brevi, quasi in forma di diario, con annotazioni che riportano anche il critico con i piedi per terra (non si sarà mica assopito guardando questo piuttosto che quello? Boh…). In tutto ciò, esercitando in modo così forsennato la lettura trasversale dei film, capitano anche stroncature che meriterebbero duelli all’alba (diciamo che De Palma non è il suo regista preferito, e quando ho letto la rece de La presa del potere di Luigi XIV «di un pesantissimo Roberto Rossellini» mi è venuto un colpo…) ma ovviamente fa parte del gioco. D’altro canto la schiettezza del Cacace a volte provoca più invidia che rabbia. Per dire: la recensione di Bus in viaggio di Spike Lee inizia così: «Dio che ciofeca». Lo penso anch’io ma non so se avrei potuto scriverlo. Eccolo, il senso di un’operazione che trasuda competenza e paradossale buonsenso: fare della critica cinematografica un esercizio (anche) liberatorio.
Dziga Cacace ci riesce. Anzi: ci riescono.

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