riconoscimento – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Wed, 04 Feb 2026 21:00:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Donne, lavoro e superamento del capitalismo: Nancy Fraser https://www.carmillaonline.com/2026/02/04/donne-lavoro-e-superamento-dei-limiti-imposti-dal-capitalismo-nancy-fraser/ Wed, 04 Feb 2026 21:00:29 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=92705 di Sandro Moiso

Anna Cavaliere, Nancy Fraser, Carocci editore, Biblioteca di testi e studi, Collana «Donne e pensiero politico», Roma 2026, pp. 122, 13 euro

E’ possibile oggi pensare alla questione femminile e, più in generale, a quelle di genere fuori dall’ubriacatura liberale di Me Too? La risposta in chiave positiva a tale lecita domanda è ampiamente rintracciabile nell’opera pluridecennale della filosofa e militante femminista Nancy Fraser, riassunta per grandi ma essenziali linee nel testo di Anna Cavaliere pubblicato da Carocci editore.

Nata a Baltimora in una famiglia di piccoli commercianti dalle simpatie rooseveltiane e democratiche nel 1947, Nancy Fraser [...]]]> di Sandro Moiso

Anna Cavaliere, Nancy Fraser, Carocci editore, Biblioteca di testi e studi, Collana «Donne e pensiero politico», Roma 2026, pp. 122, 13 euro

E’ possibile oggi pensare alla questione femminile e, più in generale, a quelle di genere fuori dall’ubriacatura liberale di Me Too? La risposta in chiave positiva a tale lecita domanda è ampiamente rintracciabile nell’opera pluridecennale della filosofa e militante femminista Nancy Fraser, riassunta per grandi ma essenziali linee nel testo di Anna Cavaliere pubblicato da Carocci editore.

Nata a Baltimora in una famiglia di piccoli commercianti dalle simpatie rooseveltiane e democratiche nel 1947, Nancy Fraser sul finire degli anni Sessanta, convinta che le risposte del partito democratico alle richieste di eguaglianza economica e razziale fossero troppo poco radicali e incisive, entrò a far parte della New Left americana su posizioni marxiste di orientamento trozkista. Prossima a lasciare gli studi universitari, a causa di questa scelta di campo che la induceva a pensare che non vi fosse spazio per la ricerca in una cultura e in un’università fortemente influenzate, se non sottomesse, agli interessi del capitale e della sua classe di funzionari, sia che si trattasse di imprenditori che di docenti e ricercatori, fu indotta a ripensare le proprie scelte sulla base del fatto che la prospettiva della rivoluzione, che era apparsa così vicina e possibile negli anni della contestazione e dei movimenti contro la guerra in Vietnam, sembrava essere sfumata ed essersi allontanata nel tempo.

Così le sue successive ricerche la portarono ad occuparsi di filosofia politica ed etica normativa nel cui ambito ha sviluppato un lavoro sulle concezioni filosofiche di giustizia e ingiustizia, sostenendo che la giustizia può essere intesa in due modi separati ma interconnessi: la giustizia distributiva (in termini di una più equa distribuzione delle risorse) e la giustizia del riconoscimento (l’uguale riconoscimento di diverse identità/gruppi all’interno di una società).

Due punti di vista che in passato hanno contribuito a separare nettamente quelle che apparivano essere come posizioni più classiste, quelle inerenti alla prima concezione, da quelle socialdemocratiche e riformiste ravvisabili nella seconda. La Fraser, con il suo lavoro, ha cercato di correggere la prospettiva che vedeva le due forme di corrispondenti di ingiustizia, e il misconoscimento, liberando l’analisi della prima da un eccessivo economicismo che ne minava la possibilità di scendere più a fondo nel comune sentire della stessa dal basso e la seconda da un eccesso di soggettività che impediva alle sue formulazioni di assumere un significato più oggettivo e condivisibile da una parte più ampia di oppressi di ogni genere, classe e appartenenza etnica.

Motivo per cui da diversi anni, il lavoro della militante e filosofa statunitense si è incentrato sul collegamento tra la politica dell’identità con il crescente divario tra ricchi e poveri, in particolare per quanto riguarda il femminismo liberale, che definisce la “ancella” (handmaiden) del capitalismo. Per la Fraser, infatti, il capitalismo costituisce molto più di un sistema economico, poiché rappresenta un ordine sociale istituzionalizzato, che sta attraversando oggi una serie di crisi ambientali, economiche, politiche, sociali e sanitarie. In un tale scenario, è impossibile immaginare un’azione politica che si occupi di un solo problema per volta. Tale consapevolezza, già diffusa tra molti attivisti, comincia a farsi strada anche nell’ambito teorico, come testimoniano il pensiero dell’intersezionalità, il femminismo della riproduzione sociale o l’ecomarxismo, che affrontano insieme questioni di genere, di razza, di classe e ambientali. In altre parole tornando al “marxismo rivoluzionario” delle origini, quello del Marx dei Manoscritti economico filosofici del 1844 per intenderci, in cui la questione della liberazione della specie e della realizzazione della gemeinwesen, ovvero della comunità umana nella sua interezza, non doveva e non poteva essere soltanto ridotta ad una questione economica oggettiva. Come la socialdemocrazia prima e lo stalinismo successivamente hanno troppo spesso sostenuto a discapito di qualsiasi altra forma di azione collettiva.

Come ci mostra il volume curato da Anna Cavaliere, il pensiero di Fraser, che ha insegnato Scienze politiche e sociali alla New School for Social Research di New York, si inserisce coerentemente in questo filone e riflette sulle ingiustizie determinate dal capitalismo utilizzando una peculiare chiave di lettura: quella del lavoro.

Per comprendere meglio tale impostazione, Fraser propone di ripensare alle ingiustizie più diffuse. Pensiamo alle ingiustizie di genere. Sul piano economico, il genere determina la separazione tra lavoro – storicamente associato agli uomini – e lavoro non retribuito – attribuito e legato alla sfera riproduttiva e domestica. […] questa divisione genera dinamiche di sfruttamento, marginalizzazione ed esclusione economia che, per essere corrette, richiederebbero una profonda revisione della struttura lavorativa e della rigida distinzione tra lavoro produttivo e legate al riconoscimento riproduttivo. Tuttavia, tale riequilibrio redistributivo non sarebbe sufficiente. Il genere è infatti anche uno status e, in quanto tale, veicola ingiustizie legate al riconoscimento. L’androcentrismo – cioè la centralità simbolica attribuita alla maschilità e la svalutazione sistematica del femminile – alimenta discriminazioni che colpiscono non solo le donne, ma anche tutti i soggetti associati, in senso lato, a ruoli femminili, come chi si occupa di cura. Si tratta di un paradigma culturale fortemente istituzionalizzato, che attraversa l’intero impianto sociale: dai media, alle norme giuridiche, al diritto penale e di famiglia1.

Ma quello del genere non può essere ritenuto un caso isolato o specifico e per Nancy Fraser «le ingiustizie che combinano redistribuzione e riconoscimento non rappresentano l’eccezione, piuttosto la regola»2. Basti pensare alle questioni inerenti la razza e il lavoro sottopagato e sovrasfruttato degli immigrati o, più in generale e quasi dello stesso tenore, riguardanti l’appartenenza di classe. In un tale contesto, allora, qual è il modello di “giustizia” proposto dalla Fraser?

L’autrice delinea un modello di giustizia che potremmo definire a due livelli: da una parte, spetta alla teoria tracciare i confini della giustizia, fornendo criteri normativi per valutare le alternative in gioco; dall’altra, la decisione tra le opzioni individuate compete esclusivamente ai cittadini, le cui scelte saranno inevitabilmente influenzate da contesti culturali, storici e identitari.
Fraser è ben consapevole della difficoltà insita in questo approccio: non è sempre chiaro dove finisca l’analisi teorica e dove cominci la deliberazione democratica. […] D’altra parte, anche il dibattito pubblico non si produce in un vuoto sociale, ma è esso stesso attraversato da tensioni, pressioni, rapporti di potere.[…] Infine, se i teorici possono fungere da sentinelle della democrazia, come Fraser sembra suggerire resta il rischio che essi stessi siano parte del potere. La conoscenza, in alcune fasi storiche, non si è limitata a parlare del potere: ha finito per rappresentarne una voce autorevole3.

In poche righe la Cavaliere riassume un tema che va ben al di là del concetto di giustizia, poiché quanto espresso dalla Fraser, che evidentemente non ha mai dimenticato la critica fatta al ruolo della cultura nella sua gioventù, coinvolge il rapporto non solo tra legge e cittadini, ma anche quello tra l’universalismo che ha sempre caratterizzato il liberalismo borghese e certi aspetti di una teoria politica del marxismo ortodosso e della sua idea di funzione direttiva del Partito mantenuta ben oltre il momento rivoluzionario, sottolineando sostanzialmente come debba esistere sempre una dialettica attiva tra Teoria e Prassi politica, organizzativa e legislativa, anche una volta superato l’attuale modo di produzione

L’autrice americana ha scritto, con Axel Honneth, Redistribuzione o riconoscimento? Lotte di genere e disuguaglianze economiche (Meltemi, Milano 2020), Femminismo per il 99%, un manifesto, pubblicato assieme a Cinzia Arruzza dove finisca e Tithi a nel 2019 (Laterza, Bari-Roma) oltre a numerosi altri testi tutti scrupolosamente elencati nella bibliografia, gran parte dei quali editi anche in Italia.

Il libro di Anna Cavaliere, che è professoressa associata di Filosofia del diritto all’Università dgli Studi di Salerno, dove insegna Filosofia del diritto, Diritti dell’uomo, Gender Law, Diritto e letteratura, fa parte della serie Donne e pensiero politico, diretta da Cristina Cassina, Giuseppe Sciara e Federico Trocini. Serie dedita alla rivendicazione del fondamentale contributo dato dalle donne alla storia del pensiero politico, proponendo il profilo di autorevoli pensatrici che, dalla fine del Settecento a oggi, hanno svolto un ruolo centrale nel dibattito intellettuale e la cui importanza, a parte poche eccezioni, è stata quasi sempre offuscata dalla prospettiva maschile.

La Cavaliere è inoltre autrice di diversi saggi, tra cui Crisi economica a ritorno dello Stato. Un percorso bibliografico, in Il grande crollo (Mimesis, Milano 2010), L’etica della vita come posta in gioco della secolarizzazione, in Natura e artificio (Mimesis, Milano 2011), Le ragioni della secolarizzazione. Böckenförde tra diritto e teologia politica (Torino 2016), La comparsa delle donne. Uguaglianza, differenza, diritti (Roma 2016), L’invenzione della povertà. Dall’economia della salvezza ai diritti sociali (Napoli 2019) e Una giustizia a due dimensioni. Redistribuzione e riconoscimento nell’opera di Nancy Fraser (Torino 2023).


  1. A. Cavaliere, Nancy Fraser, Carocci editore, Biblioteca di testi e studi, Collana «Donne e pensiero politico», Roma 2026, pp. 33-34.  

  2. Ivi, p. 34.  

  3. Ibidem, pp. 39-40.  

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