NO TAP – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sat, 11 Jul 2026 20:00:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Pandemia, economia e crimini della guerra sociale. Stagione 2, episodio 3: disciplinamento dell’immaginario e del lavoro. https://www.carmillaonline.com/2021/03/16/pandemia-economia-e-crimini-della-guerra-sociale-stagione-2-episodio-3-disciplinamento-dellimmaginario-e-del-lavoro/ Tue, 16 Mar 2021 22:00:07 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=65336 di Sandro Moiso

Ho scritto recentemente, a proposito del pensiero di Carl Schmitt, che il concetto di “eccezione” è fondativo della sovranità ovvero del potere dello Stato, qualsiasi sia la forma politico-istituzionale che questo assume: «Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione»1.

Da questa affermazione è possibile far derivare che l’eccezionalità, o stato di eccezione, e la facoltà/forza di deciderne gli aspetti formali e strutturali costituiscono le condizioni [...]]]> di Sandro Moiso

Ho scritto recentemente, a proposito del pensiero di Carl Schmitt, che il concetto di “eccezione” è fondativo della sovranità ovvero del potere dello Stato, qualsiasi sia la forma politico-istituzionale che questo assume: «Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione»1.

Da questa affermazione è possibile far derivare che l’eccezionalità, o stato di eccezione, e la facoltà/forza di deciderne gli aspetti formali e strutturali costituiscono le condizioni che devono sostanziare ogni governo poiché, se nelle fasi “normali” la normativa vigente è sufficiente a governare l’esistente e a dirimerne le contraddizioni, è proprio nella gestione di una fase inaspettata, e dunque potenzialmente pericolosa, che si esprime la vera autorità, riconosciuta come tale.

Se questo risulta essere piuttosto significativo dal punto di vista meramente politico, soprattutto in una fase come quella che stiamo attraversando e che abbiamo precedentemente definito come “epidemia delle emergenze”2, assume un’ulteriore importanza una volta che lo si associ alle riflessioni di Michel Foucault sul “potere di disciplina”.

In che consiste un simile potere? L’ipotesi che vorrei avanzare è che esiste, nella nostra società, qualcosa che potremmo definire un potere disciplinare. Con tale espressione mi riferisco, semplicemente, a una certa forma, in qualche modo terminale, capillare, del potere, un ultimo snodo, una determinata modalità attraverso la quale il potere politico – i poteri in generale – arrivano, come ultima soglia della loro azione, a toccare i corpi, a far presa su di essi, a registrare i gesti, i comportamenti, le abitudini, le parole; mi riferisco al modo in cui tutti questi poteri, concentrandosi verso il basso fino ad investire gli stessi corpi individuali, lavorano, plasmano, modificano, dirigono, quel che Servan chiamava “le fibre molli del cervello”3. Detto in altri termini, credo che il potere disciplinare sia una modalità, del tutto specifica della nostra società, di quel che si potrebbe chiamare il contatto sinaptico corpi-potere.
La seconda ipotesi che vi sottopongo è che tale potere disciplinare, in ciò che presenta di specifico, abbia una storia, e dunque non sia sorto all’improvviso, ma neppure sia esistito da sempre. Esso si è piuttosto formato a un certo punto e a seguito una traiettoria, in un certo senso trasversale, lungo le vicende della società occidentale4.

Se la sovranità si fonda sull’eccezione, la sua dichiarazione e direzione, e il potere disciplinare sulla permeazione dei corpi e delle menti da parte del potere “sovrano”, sembra piuttosto evidente che la situazione attuale, determinata dalla pandemia e dalla sua gestione politica, sanitaria ed economica, porti a compimento, in maniera impensabile anche nei regimi totalitari del ‘900, una forma “totale” e generalizzata in quasi tutto l’Occidente (ma non solo) di controllo sociale e dirigismo economico-sanitario.

Una forma di totalitarismo emergenziale che della “sicurezza” ha fatto il centro del suo discorso, facendo addirittura impallidire i precedenti discorsi in tal senso fatti a proposito del terrorismo o dei fenomeni migratori, che, a questo punto, sembrano soltanto aver costituito i presupposti discorsivi della nozione attuale di “sicurezza” e “controllo” (sociale)5.
Lo stesso Foucault, a proposito di un potere che neppure cercava più di salvare le apparenze, aveva affermato in una conversazione del novembre del 1977:

[Il potere] Ha ritenuto che l’opinione pubblica non fosse temibile, o che potesse essere condizionata dai media. Questa volontà di esasperare le cose fa parte d’altro canto del gioco della paura che il potere ha messo in atto ormai da anni. Tutta la campagna sulla sicurezza pubblica deve essere corroborata – perché sia credibile e politicamente redditizia – da misure spettacolari che provino la capacità del governo di agire velocemente e ben al di sopra della legalità. Ormai la sicurezza è al di sopra delle leggi. Il potere ha voluto mostrare che l’arsenale giuridico è incapace di proteggere i cittadini6.

Non si stupisca il lettore per il riferimento ad un testo che in realtà si ricollegava all’estradizione dalla Francia dell’avvocato Klaus Croissant, difensore della Frazione Armata Rossa (RAF) e accusato di complicità con i suoi clienti, verso la Repubblica Federale Tedesca dopo che i membri del gruppo Baader erano stati “ritrovati” morti nelle celle del carcere di Stammhein. La “sproporzione” sta soltanto nell’occhio disattento, una volta considerato come la strategia di demonizzazione dell’avversario politico e sociale e dell’istituzione di un “diritto penale del nemico” sia stata traslata, neppure in tempi troppo lunghi, dall’applicazione ai processi per terrorismo e banda armata a quelli destinati a reprimere e criminalizzare movimenti quali quelli No Tav e No Tap 7 fino ai Dpcm, autoritari e, come vedremo tra poco, incostituzionali, destinati a regolare, ancor più che la salute (intesa dal punto di vista sanitario) pubblica, i comportamenti sociali e individuali.

Intanto è di pochi giorni or sono la notizia che un magistrato di Reggio Emilia ha annullato le multe inflitte, dai carabinieri di Correggio, ad una coppia per un’autocertificazione falsa, in violazione delle norme di divieto di circolazione imposte dal primo dpcm emesso dall’ex-premier Giuseppe Conte l’8 marzo 20208. La decisione del magistrato, Dario De Luca, sottolinea come un dpcm non possa limitare la libertà personale perché è un atto amministrativo, motivo per cui un decreto del premier è illegittimo se viola i diritti costituzionali.

Il giudice emiliano ha infatti assolto gli imputati «perché il fatto non costituisce reato» visto che il falso è un «falso inutile, configurabile quando la falsità incide su un documento irrilevante o non influente», aggiungendo inoltre che la norma che impone l’obbligo dell’autocertificazione sia da ritenersi costituzionalmente illegittima e quindi da disapplicare. Poiché, spiega ancora, la limitazione della libertà personale può avvenire solo a seguito di un atto dell’autorità giudiziaria e non di un atto amministrativo qual era il decreto in questione di cui si rileva «l’indiscutibile illegittimità come pure di tutti quelli successivamente emanati dal capo del governo».

Ciò che importa, di tale sentenza, è il fatto che questa riveli come ormai i governi, approfittando dello stato di emergenza o di eccezione, possano operare in totale antitesi alle costituzioni così spesso presentate come “carte dei diritti”, ci sarebbe da aggiungere quasi mai applicati e quasi sempre ignorati. Ma la stessa può anche costituire un precedente giuridico importante per tutte quelle situazioni, come quella dei No Tav valsusini che stanno ricevendo multe individuali di centinaia di euro per essersi allontanati senza valide ragioni dal proprio domicilio, in cui la limitazione della libertà di movimento possa coincidere con la limitazione della libertà di espressione e di manifestazione.

Il caso è circoscritto, ma ciò non vuol dire che sia insignificante dal punto di vista giuridico nel rilevare come i governi si stiano muovendo nella totale illegalità, approfittando dell’occasione fornita loro dall’epidemia da Covid-19. Sulla quale ultima non è certo il caso di fare del complottismo o di adulterarne la gravità, dal punto di vista della salute e dell’economia, sminuendola. Piuttosto si rende necessario smontarne, pezzo dopo pezzo, tutta la narrazione che ne viene fatta a livello politico e mediatico.

Tornando a Foucault, val forse la pena di ricordare che il filosofo francese definì l’immaginario «segno di trascendenza» e il sogno «esperienza di questa trascendenza sotto il segno dell’immaginario»9. Poiché, come riassume Alessandro Fontana: «L’immaginario è dunque non tanto il ridotto della ragione, né il deposito dei suoi archetipi, quanto lo spazio delle direttrici costitutive e primarie dell’esistenza, delle sue virtualità trascendentali, prima del suo oggettivo esplicarsi nelle forme della storicità»10.

L’immaginario pubblico o collettivo, soprattutto a partire dalla fondazione dello Stato moderno tra XVI e XVII secolo, deve essere corretto e contenuto per il tramite di norme che siano corroborate da “verità evidenti” e da saperi che, a partire dalla fine del XVIII secolo:

avranno soprattutto il compito di stabilire ed enunciare come verità di natura la regolarità delle condotte prescritte dal potere disciplinare. Nasce così, sostiene Foucault, un nuovo regime di verità, quello di una verità normalizzatrice, la cui forma è fondamentalmente definita dal modo di funzionamento dell’esame, vero e proprio «rituale di verità della disciplina», grazie al quale potrà venir effettuato l’investimento pubblico dell’individualità normalizzata, e nelle cui tecniche le nascenti scienza umane e le stesse «scienze “cliniche”» cercheranno, secondo lui, l’essenziale dei propri metodi e delle proprie procedure […] la nuova economia del potere disciplinare, con il suo controllo permanente dei corpi, la normalizzazione delle condotte, le tecniche infime e minuziose di estrazione e di costituzione dei saperi (e di «saperi veri», precisa Foucault), rappresenta un tentativo di potenziamento degli effetti di potere in estensione, intensità e continuità. Si tratta, insomma, di una meccanica di potere che mira a penetrare la totalità del «corpo sociale» (che ha cessato di essere una semplice metafora per il pensiero politico, dirà nel 1976 al Collège de France) per produrre quei «corpi utili» funzionali ai nuovi meccanismi di produzione sviluppati dal capitalismo11.

Si torna qui, dunque, alla necessità per il potere di plasmare, a sua immagine e somiglianza, la società e i corpi, normalizzando il prodotto di quelle fibre molli del cervello di cui parlava Servan proprio alla fine del ‘700. E si torna anche alla necessità, per le forze che si vogliono antagoniste, di controbattere colpo su colpo alle vertiginose, o abissali, costruzioni dell’immaginario capitalistico con cui sempre più occorre fare i conti. Non lasciandosi abbindolare né dalla “razionalità” delle scelte dei governi, delle imprese e delle loro scienze, né, tanto meno, dalle disordinate e confuse, ma soprattutto fuorvianti, ricostruzioni dei complottisti di ogni ordine e grado.

La realtà è lì, pronta a dischiudersi davanti ai nostri occhi, in ogni momento.
Basti pensare alla campagna di vaccinazione, trionfalisticamente annunciata e descritta in ogni dove eppur così misera e tardiva. Mentre gli Stati Uniti annunciano che l’Alaska sarà il primo stato ad essere completamente vaccinato, i media si dimenticano di aggiungere che la stessa ha poco più di 700.000 abitanti e una densità di popolazione pari a 0,4 abitanti per chilometro quadrato12, in Italia e in Europa ai guai legati a piattaforme mal funzionanti per le prenotazioni e ai numeri delle fiale di vaccino assolutamente non sufficienti si è aggiunto anche il “grosso guaio” causato, in diversi paesi europei, compresa l’Italia, dai casi di trombosi verificatisi dopo la somministrazione del vaccino Astra-Zeneca13.

Vaccino che fin dall’inizio aveva suscitato dubbi sulla sua effettiva funzionalità e che solo per l’emergenza vaccinale, legata alla scarsità di dosi disponibili come si è già detto poc’anzi, è stato approvato dall’EMA, prima solo per gli under 65 e successivamente anche per gli over. Confermando così come la vera sperimentazione di vaccini (sviluppati forse troppo in fretta per motivi di mercato) si stia svolgendo sui corpi dei vaccinati. Motivo per cui oggi, dopo diverse morti sospette, siamo costretti ad ascoltare ministri e generali, rappresentati dei governi e della “scienza” (oltre che di Big Pharma, dell’OMS e dell’AIFA) che affermarno che quel vaccino è sicuro ed efficace come tutti gli altri, nonostante la sospensione “in via precauzionale” della sua somministrazione sia stata resa operativa in quasi tutti i paesi europei (buona ultima l’Italia, lasciata sola anche da Germania e Francia) fino a giovedì 18 marzo.

Ora, al di là della facile ironia che si potrebbe fare su quell’”essere sicuro ed efficace come gli altri”, che non si sa se sia una constatazione dell’effettiva efficacia di Astra-Zeneca oppure una svalutazione di fatto dell’efficacia degli altri vaccini, ciò che c’è, molto semplicemente, da rilevare non è il solito big complotto, ma piuttosto il fatto che, come il “nostro” Marx aveva già rivelato, non è la domanda a creare l’offerta ma, piuttosto, il contrario. Ovvero questo c’è, 400 milioni di dosi di Astra Zeneca già acquistate dall’Unione Europea (che sicuramente, nei prossimi giorni, contribuiranno a spingere l’EMA nella direzione di una ripresa delle vaccinazioni con lo stesso siero)14, questo vi beccate e questo deve pure piacervi (anima santa di ogni pubblicità, dal detersivo per i piatti ai segretari del PD fino a ciò che dovrebbe difenderci dalla morte e dal Male), altrimenti niente “miracolo”.

Se è però evidente l’uso politico del discorso medico (e scientifico) che oggi viene fatto, è proprio Foucault a spiegarci che:

Se c’è stato effettivamente un legame tra la pratica politica e il discorso medico, non è, mi pare, perché questa pratica abbia mutato prima di tutto la coscienza degli uomini, il loro modo di percepire le cose o di concepire il mondo, poi in fin dei conti la forma della loro conoscenza e il contenuto del loro sapere; non è neppure perché questa pratica si sia riflettuta prima, in modo più o meno chiaro e sistematico, in concetti, nozioni o temi che sono stati, in seguito, importati nella medicina; è perché, più direttamente, la pratica politica ha trasformato non il senso, né la forma del discorso, ma le sue condizioni di emersione, d’inserzione e di funzionamento; essa ha trasformato il modo di esistenza del discorso medico15.

Il filosofo francese situava a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo l’affermazione di una scienza medica di origine positivistica, basata sull’affidamento incondizionato e totale al metodo sperimentale16. Una medicina scientifica e razionale che, però, non si sarebbe mai allontanata del tutto dalla promozione di una fiducia o fede nella Scienza di stampo religioso, assumendo vieppiù le sembianze di un culto destinato a cancellare qualsiasi possibile “altra” eresia, grazie anche al panico oggi esasperato dai media.

Nel tentativo di spazzare via qualsiasi tipo di immaginario che veda nell’attuale modo di produzione la causa e non la salvezza per le attuali pandemie, destinate soltanto a moltiplicarsi in futuro (qui), l’immaginario medico-politico istituzionale trasforma i vaccini in una sorta di panacea universale (sanitaria, economica e sociale) e conferma le ipotesi formulate da Foucault sull’«improvvisa importanza assunta dalla medicina nel corso del XVIII secolo», a partire dagli studi di Baldinger che, nel 1782, aveva definito la medicina “scienza dello Stato”, iscrivendola così nel campo definito vent’anni prima da T. Rau come “polizia sanitaria”, articolazione della più generale “scienza della polizia” o “scienza dell’amministrazione”»17.

La funzione di quella che era stata chiamata la «polizia universale della società» non è più, insomma, di preservare «l’ordine universale dello Stato e il bene pubblico» […] ma, come mostra Foucault rileggendo il Traité de police di Nicolas de La mare e l’«immensa letteratura» sulla Polizeiwissenschaft tedesca, è diventata quella di una tecnica che investe direttamente la vita degli uomini. essa si occuperà progressivamente di tutto ciò che deve assicurare la felicità degli uomini, di tutto ciò che deve ordinare ed organizzare i rapporti sociali. Vigila, infine, su tutto ciò che è vivente […] E’ l’atto di nascita di una politica che è «necessariamente una biopolitica». Ma, aggiunge, poiché «la popolazione non è nient’altro se non ciò di cui lo Stato si fa carico, naturalmente a proprio vantaggio, lo stesso Stato potrà, se necessario, condurla al massacro. La thanatopolitica è così il rovescio della biopolitica»18.

Su questa traccia Foucault arriverà alla selezione razziale operata dagli stati in nome della razionalità scientifica e alle leggi di Norimberga, ma questo esula da questo scritto. Mentre lo stesso tema della thanatopolitica, come rovesciamento della biopolitica, lo possiamo riscontrare, pur rimanendo nell’ambito delle risposte alla pandemia, nel fatto che intorno ai vaccini si sia accesa una vera e propria guerra imperialistica per il controllo del mercato mondiale delle cure per il Covid-19. Guerra autentica che da un lato vede il ricco bottino rappresentato dal raddoppio dei profitti realizzati in un anno dalle grandi case farmaceutiche in gara per la distribuzione del siero19, da un altro lo scontro tra Occidente, Russia e Cina per il controllo geo-strategico dello stesso mercato e da un altro ancora, last but not least, quello che vede i media e i politici fingere sdegno e versare lacrime di coccodrillo su coloro che non possono usufruire di cure mediche adeguate in vaste aree del globo.

Constatare che più di sei miliardi di persone molto probabilmente non potranno usufruire dei vaccini anti-Covid e, allo stesso tempo, strombazzare l’efficacia delle campagne di vaccinazione condotte tra gli anziani dell’Occidente oppure lamentare il taglio delle forniture dei vaccini per i paesi europei, dimenticando i milioni di bambini che, semplicemente, muoiono di fame o per non poter usufruire dei medicinali più comuni, fa parte di questo indegno spettacolo20, che rende evidente come, per l’immaginario occidentale, continuino ad esistere morti dal peso diverso e non comparabile. Una forma ultima e spietata di guerra per mantenere inalterata la “povertà” degli altri e che nella difesa ad oltranza della proprietà dei brevetti vede una delle sue autentiche armi di distruzione di massa.

Oggi, in tempi di pandemia e di democrazie blindate, il ruolo del discorso medico e scientifico sembra aver rafforzato anche un’altra funzione, “interna” agli stessi paesi dell’Occidente: quella regolamentatrice del lavoro. Intendiamoci bene, non quella sempre utile della medicina del lavoro e degli organismi addetti al controllo (sempre meno numerosi e sempre meno ascoltati) degli ambienti in cui questo si svolge. No, qui si tratta delle migliori modalità per poter condurre il lavoro, senza interromperlo, anche durante un’epidemia la cui gravità dichiarata ha costretto la popolazione a rinchiudersi in casa e i giovani e i bambini a rinunciare alla scuola in presenza.

Già in articoli comparsi su «Carmilla» nella primavera scorsa21 si era parlato della radicale trasformazione del lavoro che sarebbe avvenuta a partire dall’emergenza pandemica. In particolare si parlava dello smart working che, oggi, non a caso, è diventato l’elemento centrale del nuovo contratto degli statali e della riforma della pubblica amministrazione.

Sebbene una delle motivazioni che sarà addotta, tra le altre, sarà sicuramente quella di venire incontro alle necessità femminili (famiglia, gestione dei figli e di quella che una volta si sarebbe detta “economia domestica”), che sembrano essere sempre le stesse individuabili nell’immaginario maschile e patriarcale della “famiglia felice”, certamente tale forma di atomizzazione del lavoro, sempre più collegata al raggiungimento degli obiettivi e dei risultati, andrà sicuramente a fracassare il rapporto tra contratto, orario e salario che da molto tempo costituiva una conquista per tutte le categorie di lavoratori dipendenti formalmente “garantiti” da un contratto collettivo.

Se è facile immaginare ciò che tale nuovo tipo di contrattazione, già benedetta dai rappresentanti della triplice sindacale tricolore, comporterà per i lavoratori dello Stato (mentre, nel frattempo, iniziano ad essere messe in discussione anche le ferie degli insegnanti), altrettanto facile è comprendere come essa già porti in seno quella trasformazione dei rapporti di lavoro in fabbrica che, da diversi anni a questa parte, costituisce il vero cuore o core business di ogni richiesta avanzata da Confindustria e dagli imprenditori nei confronti dei lavoratori e delle loro organizzazioni: legare il salario (e magari anche l’orario) alla produttività e al raggiungimento degli obbiettivi.

Il prossimo accordo sindacale dei metalmeccanici e di tutte le altre categorie produttive, una volta scardinata la difesa dei “privilegi” dei lavoratori dello Stato, non potrà vertere che su questo punto. Approfittando, come nel dopoguerra cui si fa così tanto riferimento citando ad ogni piè sospinto la Ricostruzione, dello sfinimento delle categorie sociali meno abbienti, della loro delusione e del loro completo disarmo politico e sindacale. E soltanto allora, dopo la fine del blocco dei licenziamenti, si comprenderanno appieno i sinistri riferimenti a Winston Churchill e alla sua promessa di “sangue, sudore e lacrime”.

Ecco allora che ciò che si diceva all’inizio sul disciplinamento dei corpi e delle menti, passato nella storia dell’Occidente prima attraverso l’istituzione dei conventi e, successivamente, degli eserciti di leva e ferma prolungata (dopo la guerra dei trent’anni, forse l’ultima guerra ad essere combattuta da eserciti quasi esclusivamente formati da mercenari), le caserme, le prigioni, i manicomi, le scuole e le fabbriche, potrebbe giungere una volta per tutte al suo coronamento: il corpo umano sfruttato come produttore/consumatore e la mente ridotta a software funzionale a tale sistema e alla sua “rete”.

Ha scritto un giorno Foucault che la sofferenza e la sventura degli uomini fondano «un diritto assoluto a sollevarsi». Viviamo oggi in un mondo in cui «tutto è pericoloso», come ripeteva spesso. Lo stesso sapere è diventato pericoloso, «e non soltanto per le sue conseguenze immediate a livello dell’individuo o dei gruppi di individui, ma addirittura al livello della stessa storia». In un mondo siffatto quel che ci resta (quel che si impone) è «una scelta etico-politica» sempre rinnovata per «determinare quale sia il pericolo principale»22.

(per Carlo, Arafat, i lavoratori di Piacenza e quelli di Prato in lotta, per Dana e la Valle che resiste, ma anche in memoria di Michel Foucault)


  1. Carl Schmitt, Teologia politica (1934) ora in C. Schmitt, Le categorie del politico, (a cura di Gianfranco Miglio e Pierangelo Schiera), il Mulino, Bologna 1972, p.33  

  2. Jack Orlando, Sandro Moiso (a cura di), L’epidemia delle emergenze. Contagio, immaginario, conflitto, Il Galeone editore, Roma 2020  

  3. “Sulle fibre molli del cervello è fondata la base incrollabile dei più saldi imperi” in Joseph Michel Antoine Servan (1737-1807), Discours sur l’administration de la justice criminelle, Genève 1786, p.35 (n.d.A.)  

  4. Michel Foucault, Lezione del 21 novembre 1973 in Il potere psichiatrico. Corso al Collège de France (1973-1974), Feltrinelli editore, Milano 2010, pp. 48-49  

  5. Solo per fare un esempio: è di questi giorni la notizia che nel corso di un anno di “misure eccezionali” le forze dell’ordine hanno effettuato 47 milioni di controlli, per un totale di 37 milioni di persone…un bel database, non c’è che dire, sulle abitudini e gli spostamenti degli italiani  

  6. Michel Foucault, Ormai la sicurezza è al di sopra delle leggi, Conversazione con J.-P. Kauffmann, «Le Matin», 225, 18 novembre 1977, p.15 ora in Michel Foucault, La strategia dell’accerchiamento. Conversazioni e interventi 1975-1984, duepunti edizioni, Palermo 2009, p. 63  

  7. Si veda, ad esempio, Dario Fiorentino, Xenia Chiaramonte, Il caso 7 aprile. Il processo politico dall’Autonomia Operaia ai No Tav, Mimesis, Milano-Udine 2019  

  8. Patrizia Floder Reitter, «Dire il falso per uscire non è reato» Giudice fa a pezzi i dpcm di Giuseppi, «La Verità», 12 marzo 2021, p. 6  

  9. cit. in Alessandro Fontana, Introduzione a Michel Foucault, Nascita della clinica. Una archeologia dello sguardo medico, Giulio Einaudi editore, Torino 1998, p.XVIII  

  10. A. Fontana, op. cit., p. XVIII  

  11. Mauro Bertani, Postfazione a Michel Foucault, Nascita della clinica, op.cit., pp. 234-235  

  12. Si pensi che la sola Manhattan, una delle cinque divisioni amministrative della città di New York e la più densamente popolata, conta da solo 1.630.000 abitanti  

  13. Astra Zenechaos come ha titolato, martedì 16 marzo, il quotidiano francese «Le Soir»  

  14. Di queste dosi il 10%, 40 milioni, sono state opzionate dal governo italiano, che proprio su Astra Zeneca ha puntato per la vaccinazione di massa entro settembre.  

  15. Michel Foucault, Réponse à une question, «Esprit», 5, 1968 tradotto in A. Fontana op. cit., p. XXIV  

  16. Si veda ancora in proposito: Michel Foucault, Il potere psichiatrico, op. cit.  

  17. Si veda, ancora, Mauro Bertani, op.cit., p. 237  

  18. ibid, pp. 238-239  

  19. Andrea Franceschi, Marigia Mangano, Per colossi e start up dei vaccini 35 miliardi di utili extra nel 2021, «Il Sole 24 Ore», 14 marzo 2021, p. 3  

  20. Raphael Zanotti, Quante persone vivono nei paesi senza vaccini. Sono 6.170.120.899 le persone nel mondo che non hanno a disposizione i vaccini, «Specchio», inserto di «La Stampa», 7 febbraio 2021  

  21. Oggi raccolti in Jack Orlando, Sandro Moiso, op.cit.  

  22. M. Bertani, op.cit., p. 253  

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Una guerra civile mondiale https://www.carmillaonline.com/2019/10/23/una-guerra-civile-mondiale-gia-in-atto/ Wed, 23 Oct 2019 21:01:06 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=55526 di Sandro Moiso

“Non servono più eccitanti o ideologie, ci vuole un’altra vita” (Franco Battiato, Un’altra vita, 1983)

“Se l’emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno come potranno compier tale missione finché una politica estera che persegue disegni criminosi punta sui pregiudizi nazionali e spreca in guerre di rapina il sangue e i tesori dei popoli? Non la saggezza della classe dominante ma l’eroica resistenza della classe operaia inglese alla sua follia criminale fu ciò che salvò l’Occidente europeo dal gettarsi a corpo morto in un’infame crociata per propagare la [...]]]> di Sandro Moiso

“Non servono più eccitanti o ideologie, ci vuole un’altra vita”
(Franco Battiato, Un’altra vita, 1983)

“Se l’emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno come potranno compier tale missione finché una politica estera che persegue disegni criminosi punta sui pregiudizi nazionali e spreca in guerre di rapina il sangue e i tesori dei popoli? Non la saggezza della classe dominante ma l’eroica resistenza della classe operaia inglese alla sua follia criminale fu ciò che salvò l’Occidente europeo dal gettarsi a corpo morto in un’infame crociata per propagare la schiavitù sull’altra riva dell’Atlantico. L’approvazione vergognosa, la simpatia ipocrita o l’indifferenza idiota con cui le classi superiori dell’Europa hanno visto la Russia prender la fortezza montuosa del Caucaso e annientar l’eroica Polonia; gli attacchi incontrastati di tale potenza barbarica, la cui testa è a Pietroburgo e le cui mani sono in tutti i gabinetti ministeriali europei, hanno imposto alle classi operaie il dovere di iniziarsi ai misteri della politica internazionale, vegliare sugli atti diplomatici dei loro rispettivi governi, opporsi ad essi all’occorrenza con tutti i mezzi in loro potere, e, se non possono prevenirli, coalizzarsi e denunciarli simultaneamente e rivendicar le semplici leggi della morale e della giustizia che dovrebbero regolare sia i rapporti superiori fra i popoli che le relazioni tra gli individui. La lotta per una tale politica estera fa parte della lotta generale per l’emancipazione della classe operaia. Proletari di tutti i paesi, unitevi!” (Karl Marx, Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale degli operai, fine ottobre 1864)

Due citazioni in apertura potrebbero sembrare davvero troppe per molti lettori.
Soprattutto due citazioni tratte da autori e contesti così lontani tra di loro.
Eppure, eppure…
L’attuale situazione internazionale, in cui non passa giorno senza che nuove proteste esplodano in ogni parte del mondo, a Est come a Ovest e a Sud come a Nord, ci deve far riflettere sull’enorme scontento sociale che agita milioni di persone in ogni angolo del globo.

Un malessere che non può trovare risposta nelle politiche messe in atto da governi apparentemente così diversi tra di loro per forme istituzionali e rappresentanze politiche, ma uniti sostanzialmente dalla necessità di salvaguardare gli interessi del capitale finanziario internazionale.
Governi disposti, in ogni area del pianeta, a distruggere la vita della specie e devastare l’ambiente con cui essa dovrebbe convivere pur di continuare a far vivere ciò che è già morto, per sua stessa essenza.

Infatti ci vuole un’altra vita, inteso come slogan, potrebbe sintetizzare benissimo il contenuto delle proteste attuali: dalle marce dei giovani in difesa della giustizia climatica ed ambientale alle manifestazioni in difesa dell’esperienza rivoluzionaria del Rojava, dalle proteste di Hong Kong a quelle dei giovani iracheni, dalle rivolte cilene ed ecuadoriane a quelle catalane fino ai gilets jaunes e ai movimenti NoTav e NoTap ai quali, nel corso degli ultimi giorni si sono aggiunte anche le proteste in Libano (qui).

Nessuna di queste cause può rappresentare in sé e per sé un assoluto, ma il loro insieme, la simultaneità sempre più frequente delle lotte e il richiamo che intercorre spesso tra l’una e l’altra (la solidarietà del movimento NoTav nei confronti dei combattenti del Rojava, gli studenti di Hong Kong che indossano gilet gialli, manifestanti catalani con gli ombrelli, la diffusione a macchia d’olio della maschera eversiva del Joker nelle rivolte, solo per fare alcuni esempi) ci aiutano a ricostruire un mosaico politico e sociale accomunato da un disegno che, pur non essendo ancora stabilmente delineato, inizia a manifestare una sua intrinseca organicità. Probabilmente dovuta proprio alle risposte messe in campo dai governi in maniera pressoché univoca.

In tutti i casi le proteste nascono da un malessere più generale che affonda le proprie radici in un modo di produzione in cui l’accumulo di lavoro morto trasformato in valore-denaro sta soffocando la vita e il lavoro vivo della specie, sia sul piano meramente fisico che su quello psichico.
In nome di un profitto sempre più effimero, soprattutto se si osserva come ormai un 20% dei titoli di Stato complessivi e almeno il 40% del debito aziendale a rischio default conservato nelle casseforti delle otto principali economie mondiali consista in titoli a tasso negativo (qui).

Le differenze che caratterizzano tutti i movimenti elencati prima possono nascondere soltanto ad un occhio spento o accecato dall’ideologia il fatto che gli stessi derivano tutti dalla necessità di interrompere un rapporto di sottomissione in cui, come affermava uno slogan di successo di qualche anno or sono, Siamo il 99%!, la maggioranza dell’umanità (donne, lavoratori salariati, disoccupati, giovani privi di futuro sia dal punto di vista climatico che economico, classi medie in rovina, popoli indigeni e piccoli contadini) è costretta a ridurre sempre più le proprie esigenze minime in favore del rilancio di un profitto che si accumula quasi esclusivamente nelle mani di un gruppo sempre più ristretto di investitori e compagnie multi e sovranazionali. Oppure di imperialismi, vecchi e nuovi, che vedono ridursi sempre più gli spazi per la loro espansione finanziaria ed estrattivista, se non a rischio di nuove e sempre più devastanti guerre.

Dai curdi del Rojava che non vogliono vedere distrutto il loro esperimento di autogoverno che ha messo al centro di ogni iniziativa politica e militare la questione femminile, quella ambientale e quella di nuove forme di democrazia non basate sullo Stato e sulla nazionalità, ai giovani e ai rivoltosi di ogni genere e età di Hong Kong, assillati da una situazione economica disastrosa per la maggioranza degli abitanti della ex-colonia britannica1; dai milioni di Catalani scesi in piazza per le durissime condanne inflitte ai promotori del referendum indipendentista del 2017 e per ribadire la propria voglia di indipendenza ed organizzazione repubblicana nei confronti di uno Stato che fonda ancora le proprie radici nel fascismo franchista e in una monarchia ormai fuori dalla Storia, ai giovani iracheni scesi in piazza contro l’aumento del costo della vita e la mancanza di lavoro o altre fonti di reddito; dai popoli indigeni amazzonici in Ecuador e Brasile all’esplosione sociale di Santiago del Cile, fino alle proteste ambientali e territoriali di movimenti come quelli italiani NoTav e NoTap, sembra levarsi dal pianeta un unico urlo di rivolta che invita a farla finita con un sistema di sfruttamento della vita, nostra e delle altre specie, ormai insopportabile.

L’elenco delle proteste e delle lotte potrebbe ancora continuare a lungo, così come quello delle forme di organizzazione e delle richieste immediate messe in campo dai rivoltosi di ogni dove, ma ciò che qui occorre sottolineare è il fatto che tutte queste lotte si trovano davanti a uno spazio di manovra e trattativa istituzionale sempre più ristretto, a dire il vero quasi nullo.
Dai carri armati messi in campo da Erdogan nel Nord-est curdo-siriaco quanto da Pinera in Cile, alle parole sprezzanti del rappresentante del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), Pedro Sánchez Pérez-Castejón, nei confronti degli indipendentisti condannati in Spagna; dai carri armati e le truppe minacciosamente ammassate dal governo cinese ai confini con Hong Kong fino alla condanna definitiva per i militanti NoTav accusati per il blocco di un casello stradale nel 2012 oppure fino alle decine di denunce per i militanti del Movimento NoTap per atti assolutamente risibili, la risposta dei governi non è altra che quella legata alla intimidazione, alla repressione e al silenziamento, se non al massacro, dei movimenti e dei militanti che negli stessi sono coinvolti.

Silenziamento e repressione che si avvalgono, a seconda della situazione, di armi, ipocriti appelli alla condivisione di obiettivi comuni (tipo il Green New Deal o le raccolte firme online a favore dei Curdi da parte di personaggi come Roberto Saviano ed Enrico Mentana) mentre la polizia reprime le manifestazioni di piazza a favore del Rojava (come a Firenze), la magistratura inquisisce chi è andato a combattere per quella causa (come a Torino) e sono oscurati i profili Fb delle testate che più si sono impegnate a difendere il Rojava, insieme a quelli individuali dei militanti che maggiormente si sono dati da fare per diffondere in rete iniziative e messaggi in tale direzione (come a Brescia, ma non soltanto).

Tutto questo sembra aver fatto perdere la bussola anche a molti di coloro che avrebbero dovuto prendere una posizione univoca e solidale a favore di tutti questi movimenti, a prescindere da ciò che affermano in prima istanza nelle parole delle loro organizzazioni o dei loro rappresentanti.
Dimenticando la lezione di Karl Marx e dell’Associazione Internazionale dei lavoratori del 1864, troppi hanno iniziato a disquisire sulla validità o meno dei singoli obiettivi o sugli appoggi che tali movimenti potrebbero ricevere da forze altre, facendo in modo che la cultura del sospetto di staliniana memoria tornasse sotto forma di apparenti dotte analisi geo-politiche oppure politiche, ma in realtà soltanto prossime al disfattismo.

Insomma, alcuni fingendo di rappresentare un’autentica ortodossia marxista hanno finito col tradire lo spirito che ha sempre contraddistinto l’azione e la riflessione del Moro di Treviri, sempre ed esclusivamente rivolto a trovare e denunciare i gangli vitali del modo di produzione capitalistico, da un lato, e ad individuare i suoi reali antagonisti insieme alle lotte destinate a superarlo, dall’altro.

E’ vero che oggi l’appello all’unità non può più passare soltanto attraverso quello rivolto alla classe operaia, ma è anche vero che l’appello del 1864 si concludeva con quel proletari di tutto il mondo unitevi! che superava la soglia ristretta dei semplici operai salariati per rivolgersi a tutti gli espropriati d’Europa e del mondo intero. A quell’immenso proletariato in cui, i processi di espropriazione ed impoverimento della maggioranza della popolazione, stanno precipitando tanto i milioni di rifugiati e profughi che migrano da un angolo all’altro del pianeta, in cerca di una sicurezza esistenziale ed economica che nessun governo intende realmente garantire loro, quanto le classi medie impaurite dell’Occidente, che nello slogan dei gilets jaunes, Fine del mondo – fine del mese stessa cosa possono riconoscere un perfetta sintesi della loro situazione.

Una gigantesca ricomposizione di classe in cui, al momento attuale e soprattutto sul versante occidentale del pianeta, proletariato e proletariato marginale, sottoproletariato e lavoratori salariati si confondono in continuazione grazie alla diffusione del lavoro precario, delle agenzia del lavoro e, soprattutto, del venir meno di qualsiasi garanzia del e sul posto di lavoro. Non comprendere ciò significherebbe ridurre la “classe operaia” ad un mero feticcio da sventolare in occasione delle celebrazioni del 1° maggio, rendendola oltretutto schiava di una visione lavorista che la relegherebbe ad essere una semplice appendice dell’apparato produttivo senza più alcuna reale autonomia di classe.

Marx aveva inoltre ben chiaro che “Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale […] cresce la massa della miseria, della pressione, dell’asservimento, della degenerazione, ma cresce anche la ribellione”.2 Affermazione cui andrebbe aggiunta quella di Friedrich Engels, là dove scriveva: “Il modo di produzione capitalistico, trasformando in misura sempre crescente la grande maggioranza della popolazione in proletari, crea la forza che, pena la morte, è costretta a compiere questo rivolgimento.”3

Probabilmente non tutti coloro che scendono in piazza in Catalogna condividono le stesse finalità (tra l’indipendentismo di Carles Puigdemont i Casamajó e quello dei CDR, i comitati di difesa della repubblica, oppure dei comitati di quartiere corrono diversi lunghezze di distanza in termini di obiettivi e modalità di lotta e organizzazione dal basso), così come ad Hong Kong gli interessi coinvolti nelle agitazioni possono essere tanti quanti quelli presenti tra i governi che hanno parzialmente appoggiato, e poi tradito, i curdi del Rojava nelle loro lotta, obbligata dalla necessità della sopravvivenza, contro l’Isis, ma ciò non vuol dire che non sia assolutamente necessario appoggiare e condividere tutte queste lotte, in nome di un comune e necessario superamento non solo delle ingiustizie consumate a livello planetario, ma anche del modello sociale e del modo di produzione che le rendono plausibili.

Occorre infine considerare che molti movimenti indipendentisti nascono proprio dalla crisi degli stati nazionali, ormai troppo spesso ridotti ad una mera funzione repressiva, e della scarsa, o nulla, autonomia decisionale dei propri governi. Senza tali considerazioni, che andrebbero certamente approfondite, non si riesce però nemmeno a cogliere la sempre più evidente insignificanza dei governanti e dei loro partiti: da Di Maio a Trump, passando da Salvini, il PD, Boris Johnson e tutte quelle forze che, fingendosi di volta in volta, sovraniste, populiste, democratiche o liberali, non possono far altro che riscaldare la solita vecchia minestra e portare avanti lo stesso progetto predatorio e repressivo.

Ancora negli anni Sessanta dell’Ottocento, Marx invitava gli operai inglesi, avversi alla presunta concorrenza lavorativa dei lavoratori immigrati irlandesi, a difendere quei lavoratori più deboli e meno garantiti invece di combatterli poiché chi non sa difendere gli altrui diritti, non sa difendere neppure i propri. Tutto ciò vale ancora, e forse di più, per noi oggi. Guai a tradirne il mandato.

Anche perché oggi, a livello internazionale, è diventato necessario parlare di guerra civile, poiché l’obiettivo ultimo di questo scontro globale si potrà completare non tanto e soltanto con la vittoria di uno dei due attori principali (operai e borghesi per semplificare secondo un mal digerito marxismo) ma, piuttosto, con la negazione di entrambi attraverso una negazione e un superamento dell’attuale modo di produzione, anche attraverso la distruzione immediata dello Stato nazionale, proprio come Marx aveva affermato sull’onda dell’esperienza della Comune di Parigi. Guerra civile che, tra l’altro, i difensori più feroci del dis/ordine esistente non esitano più a dichiarare apertamente, così come ha fatto in questi giorni il presidente cileno Pinera (qui).

Carcere, lager, morte, tortura e violenza non sono stati strumenti repressivi tipici soltanto del passato e dei regimi totalitari, ma sempre più lo saranno nel presente, in ogni angolo d’Europa e del mondo. Miseria y represion come sta scritto su uno striscione dei manifestanti cileni. Ma tutto questo non costituisce soltanto una momentanea deviazione dalla normalità quotidiana politica e democratica, così come tutti i media vorrebbero ancora farci credere; piuttosto deve essere appropriatamente riconosciuto e chiamato col nome più adatto: guerra civile, aperta o strisciante che sia4, dichiarata dai governi e dalle élite dell’economia mondiale in nome dei “sacri diritti” del profitto e dello sfruttamento. Ma che dovrà essere rovesciata nel suo contrario.

Una violenta e tutt’altro che sotterranea guerra civile che si è aperta tra sfruttatori, sia della specie umana che dell’ambiente, e sfruttati che si risolverà soltanto con la ridefinizione delle forme sociali di governo e di produzione. Forme che non possono ancora essere del tutto date, ma che potrebbero esserlo nel corso degli eventi oppure definirsi completamente soltanto al loro termine; certo è che dobbiamo, con intelligenza e lucidità di pensiero, renderci conto che dalla Comune in avanti tutte le lotte fino a quelle attuali, fanno tutte parte di una lunga, forse lunghissima, guerra civile (non solo di classe, poiché spesso gli attori sono stati più numerosi delle due classi canonizzate dall’ideologia) destinata a ridefinire i confini del futuro della nostra specie. Uno scontro, quello che viviamo, che soltanto dal futuro, inteso come negazione dei rapporti sociali di produzione presenti e passati, può trarre l’ispirazione e le giuste motivazioni.

Lasciando agli odierni manutentori del dis/ordine imperiale mondiale attuale il ruolo che già toccò alle peggiori forze conservatrici, liberali, fasciste o fintamente socialiste che fossero, del passato. Ovvero quello di negare, con ogni mezzo, un futuro diverso e possibile affinché ciò potesse e possa ancora impedire qualsiasi azione di cambiamento del presente.

***

N.B.

In occasione della manifestazione Logos-Festa della Parola che si terrà a Roma dal 23 al 27 ottobre presso il CSOA EX SNIA si svolgeranno incontri, dibattitti e presentazioni di libri direttamente collegati ad alcuni dei temi qui trattati (qui il programma).


  1. Si veda H. Dieter, Poveri e senza casa: le radici sociali della protesta in Hong Kong: una Cina in Bilico, Limes n° 9/2019, pp. 117-120  

  2. K. Marx, Il capitale, Libro primo,cit. in A.Heller, La teoria dei bisogni in Marx, Feltrinelli 1974, p. 87  

  3. F. Engels, Antidühring, in A. Heller, op. cit. p. 87  

  4. cfr. https://www.carmillaonline.com/2019/03/07/tre-secoli-di-guerra-civile/  

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Uno vale zero https://www.carmillaonline.com/2019/06/02/uno-vale-zero/ Sun, 02 Jun 2019 21:00:04 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=52811 di Alessandra Daniele

“Il governo vale bene ogni compromesso” – Denis Verdini

Persino peggio di Renzi dopo il referendum, Disastro Di Maio ha negato ogni responsabilità diretta nella meritatissima disfatta elettorale del Movimento 5 Stelle, e con la scontata complicità della farsesca Piattaforma Casaleggio, s’è imbullonato a tutte le sue poltrone, una sull’altra. Quando tempo fa ho definito il Movimento 5 Stelle la peggiore truffa di massa dopo lo schema Ponzi, sono stata ingiusta verso Ponzi: dopotutto lui non ha consegnato il suo paese a Salvini. Il fatto che, dopo un [...]]]> di Alessandra Daniele

“Il governo vale bene ogni compromesso” – Denis Verdini

Persino peggio di Renzi dopo il referendum, Disastro Di Maio ha negato ogni responsabilità diretta nella meritatissima disfatta elettorale del Movimento 5 Stelle, e con la scontata complicità della farsesca Piattaforma Casaleggio, s’è imbullonato a tutte le sue poltrone, una sull’altra.
Quando tempo fa ho definito il Movimento 5 Stelle la peggiore truffa di massa dopo lo schema Ponzi, sono stata ingiusta verso Ponzi: dopotutto lui non ha consegnato il suo paese a Salvini.
Il fatto che, dopo un decennio d’iperboliche promesse di palingenesi, i grillini siano finiti a fare i Minions del trippone leghista non è che la prova definitiva della loro squallida pochezza.
Dalla Val di Susa a Pomigliano, da Taranto a Melendugno, non c’è comunità che il M5S non abbia tradito. Dal contratto nazionale per i riders, alla nazionalizzazione della società autostrade, non c’è impegno solenne che non si sia rimangiato.
Persino la promessa elettorale mantenuta nel vano tentativo di comprarsi una manciata di voti s’è rivelata una mezza truffa: quel reddito di cittadinanza pubblicizzato come “l’Abolizione della povertà”, ma in realtà costruito in modo che potessero effettivamente ottenerlo solo meno d’un quinto di coloro ai quali era stato promesso, ricevendo in media solo meno di metà della cifra promessa.
La convinzione di potersi comprare a prezzo scontato il voto di chi è povero è quanto di più classista si possa concepire. Infatti ci aveva provato anche il PD, col micragnoso “reddito d’inclusione”.
Intanto, vinte le Europee, Salvini ha di fatto gettato la maschera, e la felpa, da “amico del popolo”, per imporre il suo programma solidamente classista: flat tax per favorire i contribuenti più ricchi, autonomia differenziata per favorire le regioni più ricche, Grandi Opere per favorire gli speculatori, condoni per favorire gli evasori, e decreti sicurezza per manganellare e incarcerare chiunque dissenta.
È questa, da sempre, la sostanza del fascismo leghista. Il resto è clickbait. Perciò l’improvviso “antifascismo” elettorale del socio M5S non è più credibile di quello del PD, che con la Lega condivide Grandi Opere, e Dottrina Minniti su migranti e manganelli.
Ogni altra Grande Opera al Nero che il Movimento Zero Stelle controfirmerà, sarà un altro passo verso l’estinzione.

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Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili https://www.carmillaonline.com/2019/01/31/marcia-per-il-clima-contro-le-grandi-opere-inutili/ Wed, 30 Jan 2019 23:01:13 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=50886 Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale.

[Sabato 26 gennaio si è tenuta a Roma, presso l’Università la Sapienza, l’assemblea nazionale dei movimenti in difesa dell’ambiente, del clima e contro le grandi opere inutili. Al termine di un dibattito animato dalle centinaia di miltanti intervenuti è stato prodotto un appello di convocazione per la manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 23 marzo, che siamo qui lieti di riprodurre e sostenere.]

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di [...]]]> Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale.

[Sabato 26 gennaio si è tenuta a Roma, presso l’Università la Sapienza, l’assemblea nazionale dei movimenti in difesa dell’ambiente, del clima e contro le grandi opere inutili. Al termine di un dibattito animato dalle centinaia di miltanti intervenuti è stato prodotto un appello di convocazione per la manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 23 marzo, che siamo qui lieti di riprodurre e sostenere.]

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.
Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico
Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.
Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.
Nel nostro paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.
Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.
Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.

Giustizia sociale è giustizia climatica
Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.
È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove la devastazione ambientale mangia e distrugge la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.
È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.
Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.
Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazione precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.
Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.
L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.
Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni.

Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, soggettività LGBTQIP*A, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.

E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.
Si comincerà davvero a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico solo alle seguenti condizioni:

– Cessando di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali.

– Riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili e del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del suddetto gas.

– Negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini.

– Praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato.

– Abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali).

– Garantendo il diritto all’acqua pubblica.

– Implementando una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies.

– Trovando una soluzione definitiva per le scorie nucleari, insistendo sul disarmo e la riducendo le spese militari.

I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono inoltre attaccati e messi a repentaglio da monocolture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.

E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.

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A letto col nemico https://www.carmillaonline.com/2018/11/11/a-letto-col-nemico/ Sun, 11 Nov 2018 18:00:19 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=49553 di Alessandra Daniele

Nelle elezioni di medio termine che erano state definite un referendum sulla sua presidenza, Donald Trump ha mantenuto il controllo sul Senato, ma ha perso la Camera. Tecnicamente, adesso l’impeachment è una probabilità meno remota, e i capi d’accusa non mancherebbero. Trump non ha uno scheletro nascosto nell’armadio, ha un armadio sepolto dagli scheletri. In pratica però tentare di rimuovere un presidente che ha nonostante tutto ancora così tanto seguito sarebbe lacerante per il paese, e controproducente per i Democratici, a cui toccherà quindi adattarsi alla convivenza (letteralmente) armata, finché non troveranno [...]]]> di Alessandra Daniele

Nelle elezioni di medio termine che erano state definite un referendum sulla sua presidenza, Donald Trump ha mantenuto il controllo sul Senato, ma ha perso la Camera. Tecnicamente, adesso l’impeachment è una probabilità meno remota, e i capi d’accusa non mancherebbero. Trump non ha uno scheletro nascosto nell’armadio, ha un armadio sepolto dagli scheletri.
In pratica però tentare di rimuovere un presidente che ha nonostante tutto ancora così tanto seguito sarebbe lacerante per il paese, e controproducente per i Democratici, a cui toccherà quindi adattarsi alla convivenza (letteralmente) armata, finché non troveranno il modo per disinnescarlo prima di rimuoverlo.
L’America è spaccata.
Come sempre.
Come la sua stessa bandiera testimonia. Due pezzi di stoffa diversi cuciti insieme. Il cielo, e la tovaglia. Da una parte le aspirazioni, il sogno, la narrazione. Dall’altra, la pretesa di considerare tutto il mondo un ristorante dove entrare, ordinare, essere serviti.
Fra i camerieri di questo ristorante uno dei più solerti è sempre stato il governo italiano, e il Grilloverde non fa certo eccezione. Se l’Italia è stata esclusa dalle sanzioni commerciali contro l’Iran è infatti perché ha accettato il gasdotto TAP, il MUOS, i famigerati F35, e qualche altra porcheria che scopriremo presto a nostre spese.
Se li ricorda Alessandro Di Battista, il Cazzaro dei Due Mondi, gli anni in cui il Movimento 5 Stelle predicava l’uscita dalla NATO?
Nonostante la continua, compiacente svendita grillina, anche il governo Grilloverde è nato spaccato, e i cocci si tengono insieme solo per restare al potere, sempre pronti all’occorrenza a far saltare tutto dandosi la colpa a vicenda, mentre Salvini con la tovaglia al collo ogni giorno divora un pezzo di cielo pentastellato.
La sceneggiata della prescrizione s’è conclusa con un beffardo rinvio leghista al 2020. Quando anche il Grilloverde sarà prescritto.
Condoni edilizi, condoni fiscali, sanatorie, promesse di sussidi, al netto della propaganda il cui trionfalismo suona sempre più ridicolo, in realtà questo governo si regge esclusivamente sul voto di scambio. Ed è pure uno scambio rateizzato, del quale gli italiani sembrano però rassegnati ad accontentarsi, almeno per adesso.
A questo li hanno ridotti vent’anni di Circo Berlusconi, e sette di Agenda Monti applicata dal PD.
Quando si renderanno conto d’essere ancora una volta a letto col nemico, sarà troppo tardi.

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The Walking Spread https://www.carmillaonline.com/2018/10/28/the-walking-spread/ Sun, 28 Oct 2018 18:00:01 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=49365 di Alessandra Daniele

Lo spread avanza, e la BCE non farà più niente per fermarlo. Le agenzie di rating finanziario ci declassano o promettono di farlo. L’Unione Europea ha bocciato la legge di Bilancio italiana con un’apposita lettera. Carmilla è in grado di pubblicarne il testo integrale.

Cari pezzenti, sappiamo che quel branco di cazzari che adesso sta fingendo di governarvi l’avete votato in massa nella vana speranza che vi sganciasse qualche spicciolo, e vi cancellasse qualche debito. Scordatevelo. Scordatevi la Tassa Piada, il Reddito di Grattalapanza, e tutte quelle altre pittoresche stronzate che vi sono state assicurate da chi [...]]]> di Alessandra Daniele

Lo spread avanza, e la BCE non farà più niente per fermarlo.
Le agenzie di rating finanziario ci declassano o promettono di farlo.
L’Unione Europea ha bocciato la legge di Bilancio italiana con un’apposita lettera. Carmilla è in grado di pubblicarne il testo integrale.

Cari pezzenti,
sappiamo che quel branco di cazzari che adesso sta fingendo di governarvi l’avete votato in massa nella vana speranza che vi sganciasse qualche spicciolo, e vi cancellasse qualche debito.
Scordatevelo.
Scordatevi la Tassa Piada, il Reddito di Grattalapanza, e tutte quelle altre pittoresche stronzate che vi sono state assicurate da chi sapeva benissimo di promettere l’impossibile. Come il blocco del gasdotto TAP.
Nessun patetico Padre Nostro finanziario, “Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti”, si realizzerà mai. Come in cielo, così in terra.
Pagherete fino all’ultimo centesimo, e con gli interessi.
“Quota 100” significherà che andrete in pensione a cent’anni.
Finora abbiamo avuto nei vostri confronti fin troppa indulgenza, perché dopotutto ci eravate vagamente simpatici coi vostri mandolini, e le vostre generose svendite delle aziende strategiche.
Ultimamente però vi siete imbruttiti. Siete diventati rabbiosi, arroganti, ottusi, egoisti, razzisti. Avete superato la dose di fascismo esplicito socialmente accettabile nell’UE.
La vostra raffazzonata politica estera è un tradimento e una minaccia per gli interessi europei. Siete eurofobi, e spie di Putin. Sputin.
E non siete più nemmeno divertenti come ai tempi del Circo Berlusconi.
Quindi non abbiamo più nessun valido motivo di sopportare la vostra insolvenza. Di salvarvi dalle fauci dello spread.
Pagherete caro, pagherete tutto. Pagherete in euro.
Servirete d’esempio.
Come previsto.

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C’è posta per lui https://www.carmillaonline.com/2018/09/09/ce-posta-per-lui/ Sun, 09 Sep 2018 20:00:16 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=48554 di Alessandra Daniele

“Ci fanno rivedere sempre lo stesso film” – Philip K. Dick

Dopo un decennio di proclami giustizialisti, la Banda degli Onesti grillini si ritrova socia d’un partito in bancarotta per truffa, che in pieno stile berlusconiano accusa la magistratura di trame golpiste. Il loro ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è indagato anche per sequestro di persona, un reato che prevede fino a 30 anni di galera. Come in un reality Mediaset, Salvini ha aperto in diretta la busta dell’avviso di garanzia, bevendoci su (product placement) e coinvolgendo in una chiamata di correo [...]]]> di Alessandra Daniele

“Ci fanno rivedere sempre lo stesso film” – Philip K. Dick

Dopo un decennio di proclami giustizialisti, la Banda degli Onesti grillini si ritrova socia d’un partito in bancarotta per truffa, che in pieno stile berlusconiano accusa la magistratura di trame golpiste.
Il loro ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è indagato anche per sequestro di persona, un reato che prevede fino a 30 anni di galera. Come in un reality Mediaset, Salvini ha aperto in diretta la busta dell’avviso di garanzia, bevendoci su (product placement) e coinvolgendo in una chiamata di correo tutti i suoi elettori.
Nessuno però, neanche gli stessi magistrati, s’aspetta davvero che venga processato, né tantomeno condannato, perché tutti sanno che allo stato attuale delle cose, la sua condanna provocherebbe una crisi di sistema, un esplosivo conflitto istituzionale, e forse addirittura scontri di piazza.
Grazie alla sua popolarità, dovuta a una serie di promesse irrealizzabili, e di ferini appelli ai peggiori istinti fascio-razzisti del paese, oggi Salvini è di fatto al di sopra della legge.
L’Italia non è uno Stato di Diritto, né una Democrazia moderna, e non lo è mai stata.
È un’oligarchia tribale nella quale il Cazzaro che la spara più grossa, e diventa più popolare, acquisisce così totale impunità.
Finché è popolare.
Questo quindi non significa che Salvini non possa essere rimosso. Significa che prima di essere rimosso dev’essere disinnescato.
Che quegli stessi media che l’hanno reso popolare facendogli da megafono, dovranno smascherarlo. Se e quando i loro proprietari lo riterranno conveniente per i loro interessi. Berlusconi, Zuckerberg, Murdoch.
Finora il cosiddetto Governo del Cambiamento è di fatto in totale continuità col governo precedente. Sull’Ilva è passato l’accordo stipulato da Calenda, sull’immigrazione si prosegue la linea Minniti, sui vaccini resta in vigore il decreto Lorenzin.
Il Reddito di Cittadinanza s’annuncia come un semplice ampliamento del renziano Reddito d’Inclusione, la presunta Flat Tax sarà soltanto un’agevolazione fiscale per le imprese come quella del governo Gentiloni.
Tutti i grilloverdi ora promettono il rispetto d’ogni vincolo economico imposto dall’Unione Europea.
TAV e TAP restano confermati.
Le concessioni autostradali restano ai Benetton.
Nell’incontrare Salvini, Tony Blair aveva senz’altro di che sorridere.
La vulgata mediatica però rimane quella dei Nuovi Barbari distruttori del Vecchio Ordine, e secondo i sondaggi gli elettori continuano ad abboccare.
Il compito affidato a Salvini è quello di dirottare qualsiasi malumore  popolare su profughi, mendicanti, e sfrattati.
In Italia – e non solo – non esiste più la montesquiana separazione fra i poteri, perché c’è rimasto un solo vero potere, controllato dal denaro, ed è la Propaganda.
L’unica vera sovrana d’un paese rincoglionito che vede invasori alieni dappertutto, e continua ad acclamare un Cazzaro dopo l’altro.
La capacità di manipolare il prossimo dall’interno della sua stessa mente è l’essenza del potere.
È quello l’interno che conta amministrare.
“Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà” – Philip K. Dick
Esattamente come Renzi, Salvini non ha in realtà nessun controllo sulla fonte della sua impunità, e del suo potere.
Quella che la magistratura gli punta alla testa per adesso è una pistola scarica. Saranno i media a decidere se e quando metterci le pallottole.
Chi controlla la percezione di Salvini, controlla Salvini.
E l’Italia.

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La Storia di ieri, oggi e domani https://www.carmillaonline.com/2017/05/11/la-storia-ieri-oggi-domani/ Wed, 10 May 2017 22:01:19 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=38154 di Sandro Moiso

notav-6 maggio 2017 ASinistra è combattere il fascismo. Sia quello nazionalista, che quello globalista, che oggi si contendono il pianeta” (Alessandra Daniele)

Nello scorso week-end, nei giorni 6 e 7 maggio, si sono svolti due eventi che non potrebbero essere più lontani tra di loro per numero oggettivo di partecipanti, rilevanza data loro dai media nazionali ed internazionali e peso rivestito a livello istituzionale. Naturalmente si tratta, in primo luogo, delle elezioni presidenziali francesi, cui la società dello spettacolo ha saputo dare e programmare tutta l’importanza che meritavano a livello di opinione pubblica.

Mentre il secondo, quasi [...]]]> di Sandro Moiso

notav-6 maggio 2017 ASinistra è combattere il fascismo. Sia quello nazionalista, che quello globalista, che oggi si contendono il pianeta” (Alessandra Daniele)

Nello scorso week-end, nei giorni 6 e 7 maggio, si sono svolti due eventi che non potrebbero essere più lontani tra di loro per numero oggettivo di partecipanti, rilevanza data loro dai media nazionali ed internazionali e peso rivestito a livello istituzionale.
Naturalmente si tratta, in primo luogo, delle elezioni presidenziali francesi, cui la società dello spettacolo ha saputo dare e programmare tutta l’importanza che meritavano a livello di opinione pubblica.

Mentre il secondo, quasi invisibile a livello giornalistico e mediatico, se non sulle pagine locali di alcuni quotidiani nazionali oppure sui siti antagonisti, è stato costituito dalla marcia tenutasi in Val di Susa, da Bussoleno a San Didero, contro il modello di sviluppo basato sulle grandi opere e sulla devastazione del territorio, di cui naturalmente l’alta velocità ferroviaria costituisce l’apripista e la punta di diamante.
Eventi lontani tra di loro, si diceva, il cui raffronto appare, ad uno sguardo disattento e superficiale, improponibile. Eppure, eppure…

La Storia di ieri e di oggi
Nel primo si sono apparentemente scontrati il passato e il presente della società e della sua conduzione economica e sociale.
L’internazionalismo finanziario, di cui Emmanuel Macron è stato il campione, e il nazionalismo della passata grandeur francese di cui Marine Le Pen è stata la pulzella destinata al rogo mediatico e politico.

macron-le-pen Un capitalismo che può sopravvivere soltanto abbattendo qualsiasi barriera economica e nazionale, sostituendo i governi e le borghesie nazionali con tecnocrati, dipendenti diretti della Banca Centrale Europea o del Fondo Monetario Internazionale, il cui potere è inversamente proporzionale alla loro nullità propositiva e politica, ha cercato e ottenuto il consenso dei subordinati, sbandierando il fatto di essere il campione dei diritti contro il pericolo delle derive populiste e fasciste.
Che, a ben guardare, non sono altro che l’altra faccia del capitalismo, le cui ragioni di esistenza stanno soltanto nella difesa dei confini, del mercato nazionale e nell’innalzamento di barriere protettive, senza tuttavia negarsi la possibilità di abbattere quelle altrui.

Un capitalismo, il primo, che, nella sua suprema fase finanziaria, non tollera più alcun limite giuridico ed alcuna forma di mediazione politica ed istituzionale, ma che si scontra quotidianamente con le sue contraddizioni. Un capitalismo che macella gli uomini, le donne e l’ambiente per sostituirli con macchine e realtà virtuali che, a loro volta, lo limitano non essendo in grado di consumare il prodotto che sta alla base della realizzazione del valore.

Confermando una marxiana caduta tendenziale del saggio di profitto portata ormai alle sue estreme conseguenze cui né la speculazione finanziaria né, tanto meno, il sovraconsumo delle classi che si accaparrano la ricchezza socialmente prodotta possono contrastare. Destinato a creare, in prospettiva, una società di proletari destinati a vivere di panem et circenses come nell’antica Roma imperiale; una autentica plebe schiavizzata, più che dal lavoro, dalla dipendenza dalle elemosine di Stato (bonus, reddito di cittadinanza et similia) che domani potrà trasformarsi in elemosina tout court. Con tanto di benedizione papale affinché il consumo possa continuare all’infinito.

Una realtà già presente, proprio nei paesi un tempo al centro dell’imperialismo, cui si contrappongono ideali nazionalisti e conservatori che fanno della Terra e del Lavoro, unite idealmente nella Patria e nel prodotto nazionale, la base di una protesta perdente e fascistoide. Destinata soltanto a portare alla rovina reciproca le classi in lotta. Di cui guerre, razzismo, fondamentalismo religioso (cristiano, islamico ed ebraico), egoismo, disperazione, suicidi non costituiscono altro che la facciata più visibile.

Realtà, quelle rappresentate da Macron e dalla Le Pen, che i media e i commentatori politici accecati e asserviti si sforzano di presentare come novità, ma che non lo sono. La prima perché pienamente consequenziale ad un modello di sviluppo e ad una forma di produzione ampiamente prevedibile nel suo percorso fin dalla sua nascita. L’altra assolutamente inserita in tutto il percorso dei nazionalismi novecenteschi, di cui, come gran parte dei cosiddetti movimenti populisti, è la legittima erede.

francia-festa- Due modelli politici che rappresentano le due facce di una stessa medaglia, come hanno ben compreso e sintetizzato i francesi che hanno coniato lo slogan Ni patrie, ni patron! Ni Le Pen, ni Macron! E come le bandiere tricolori sbandierate in piazza dai sostenitori dell’uno e dell’altra hanno ulteriormente confermato. Due modelli che non sostituiscono rinnovandoli i partiti e gli schemi politici precedenti, ma che li assorbono e integrano al proprio interno, in attesa di un divenire economico, militare e politico piuttosto incerto.

Due modelli che il 37% dei francesi ha rifiutato, esattamente come al secondo turno delle elezioni presidenziali del 1969 quando, dopo le dimissioni di De Gaulle seguite alla sconfitta subita ai referendum da lui indetti per modernizzare la struttura dello Stato, il 31% dei francesi si astenne dal voto e un altro 6,5% votò con schede bianche o nulle. Mentre, invece, al secondo turno delle ultime elezioni si è astenuto il 25,5 % mentre più del 12% ha votato scheda bianca o nulla.

Certamente il gioco di una parte considerevole dell’attuale potere politico e bancario (Macron rispecchia magnificamente il processo di osmosi e di integrazione avvenuto tra i due poteri) è quello di portare una buona parte dell’elettorato a disinteressarsi completamente di ciò che avviene ai piani alti oppure a riporre le proprie rabbiose speranza in contenitori sostanzialmente vuoti e partecipi dello stesso gioco di conservazione dello status quo economico e sociale.

Ma questo gioco è estremamente pericoloso, poiché mentre per tutto il ‘900 il gioco delle parti ha finito con l’integrare le proteste e le lotte sociali all’interno dell’establishment, attraverso la sussunzione all’interno dello stesso dei partiti che avrebbero dovuto rappresentarle e difenderne gli interessi, oggi il processo di allontanamento da sé e dallo Stato messo in atto dalla rete dei poteri economico-finanziari non potrà avere altra conseguenza che la formazione di comunità nemiche degli stessi e auto-organizzate su altre basi, destinate a negare l’esistenza dell’attuale forma sociale di produzione e riproduzione.

La Storia di domani no-tav-6-maggio-2017
Questa, che è già Storia del domani, ha già iniziato da tempo a manifestarsi. Come la marcia in Val di Susa di sabato 6 maggio ha confermato.
Certo, a ben vedere, sabato scorso si è svolta soltanto una marcia da Bussoleno ai terreni recentemente espropriati nel comune di San Didero. Agli occhi di molti, quindi, una protesta locale. Ma quelle migliaia di persone che hanno manifestato (15.000 per gli organizzatori e, naturalmente, 4.000 per la Questura), sotto una pioggia battente e con la fiducia negli sguardi, rappresentavano qualcosa di più. Molto di più.

Come sempre erano presenti i rappresentanti dei vari comitati contro la costruzione della linea ad alta velocità Torino – Lione, sia italiani che francesi; ma ad essi si aggiungevano i comitati No Tap, contro le grandi navi nella laguna di Venezia, dei terremotati dell’Italia Centrale, della Terra dei fuochi, contrari alla costruzione di nuovi, inutili e dannosi aeroporti, le Brigate di solidarietà attiva e i rappresentanti di altre iniziative, sviluppatesi a partire da specifici territori, contrarie alla devastazione dell’ambiente, allo spreco delle risorse e alle mafie politico-economiche coinvolte nella realizzazione delle presunte grandi o piccole opere.

notav 6 maggio 2017 D Opere inutili e dannose, mancate ricostruzioni e devastazioni dei territori in nome del profitto e della speculazione finanziaria che ben rappresentano, ormai il percorso che i modernizzatori della società, da Renzi a Macron passando per Bruxelles e la Banca centrale europea, intendono mettere in atto. Opere e mancati provvedimenti che toccano ormai centinaia di migliaia di cittadini, forse milioni, già stretti nella morse della crisi economica, dello scarso e sottopagato lavoro e della fine di ogni garanzia.

Stiamo attenti: non diritto, ma garanzia. I diritti possono essere impunemente sbandierati, fin dagli albori delle Rivoluzioni borghesi, dagli affamatori di popoli. Il diritto al lavoro, per esempio e solo per citarne uno, non significa che il lavoro debba svolgersi entro certi margini di garanzia: afferma soltanto che tutti devono poter lavorare. Così il job act e tutte le sue trappole possono essere sbandierati come estensione di un diritto, concesso eliminando tutte le garanzie economiche, sindacali, previdenziali e assistenziali che lo hanno accompagnato per anni, grazie alle battaglie sindacali e alle lotte di classe.

Oggi con il discorso dei diritti, umani e generici, si devastano i territori, si favoriscono le mafie di ogni tipo, si abbassa il costo del lavoro, si annullano le differenze di classe (naturalmente soltanto nel discorso istituzionale), si ignorano le condizioni reali di esistenza di milioni di individui, si va alla guerra e si riducono le differenze di genere e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna ad un puro elemento di mancato ammodernamento della mentalità.1

notav 6 maggio 2017 E Bene, coloro che hanno partecipato alla marcia del 6 maggio, indipendentemente dalla regione di provenienza, sapevano tutti, amministratori, semplici cittadini e militanti, che così non si può più andare avanti e che altre scelte sono possibili e devono essere fatte. Amministratori, sindaci, cittadini non erano lì per una semplice manifestazione di protesta, né erano lì soltanto per manifestare la propria vicinanza alla più antica lotta territoriale italiana.

Erano lì per testimoniare che la lotta NoTav è diventata un modello di riferimento, sia politico che organizzativo. Un modello che ha saputo produrre solidarietà reale e non formale con militanti che sono stati o sono presenti ormai in più di una situazione di disagio (dai territori colpiti dal terremoto alla Puglia). Un modello che ha saputo dimostrare che si può costruire dal basso, by-passando partiti, sindacati e luoghi istituzionali decotti, un’autentica democrazia dal basso e una autentica capacità di resistenza e di lotta. Pienamente cosciente dei propri scopi e degli obiettivi da perseguire.

Una comunità umana cosciente e consapevole che, dalla valle subalpina, estende ormai la sua ramificazione organizzativa e la sua influenza lungo una linea rossa che va dal Piemonte al Veneto e dal Nord al Sud, fino alla Puglia, passando per il Centro devastato dai terremoti. Non più secondo un trito modello classista di Stato, ma attraverso l’unione delle comunità che lottano, per forza di cose, contro di esso.

Questa sembra essere la Storia di domani, ammesso che la specie voglia continuare ad avere una Storia e non voglia invece sprofondare nella catastrofe planetaria verso cui imperialismo economico, speculazione finanziaria e militarismo sembrano volerla indirizzare. Una Storia già raccontata in Francia dalla ZAD di Notre-Dame-des-Landes, oppure dai curdi del Rojava oppure, ancora, dall’EZNL del Chiapas messicano. Senza dimenticare le centinaia di fabbriche autogestite in Argentina e le lotte in difesa della terra e delle differenti colture in India e in Asia.

notav 6 maggio 2017 C Una rete mondiale di comunità su cui basare un nuovo internazionalismo e una nuova visione del futuro della specie, in cui la necessaria eguaglianza economica e il rapporto con l’ambiente non entrino in conflitto tra di loro; rafforzando le diversità e la comunione degli interessi allo stesso tempo. Non più basato su una semplicistica e riduttiva visione operaista e tecnocratica in cui le esigenze del lavoro e della produzione sono destinate a prevalere sull’ambiente e sulle differenti specie, umana compresa.

Un’utopia? Una bestemmia? Un superamento della forma stato oppure una ridefinizione dei suo compiti e dei suoi limiti nazionali e rappresentativi? Forse tutte queste cose insieme, ma tutto ciò è quello la realtà delle lotte ci propone di nuovo, senza dimenticare il passato e la Storia delle lotte contro il capitale e le sue istituzioni. Come diceva lo striscione che apriva il corteo: C’eravamo, ci siamo, ci saremo!

La Storia dell’altro ieri
Quelli che proprio non ci sono mai stati, che non ci sono e non ci saranno più stanno invece in quella che un tempo si chiamava Sinistra e che oggi assume un aspetto ed un significato sempre più ambiguo, se non molesto. Come gli autentici servi del capitale finanziario che hanno ancora una volta agitato lo spettro del fascismo per spingere gli elettori a votare per l’incarnazione vivente del dominio capitalistico, Emmanuel Macron, quasi che questo non fosse egli stesso un rappresentante della concentrazione finanziaria che da sempre si agita dietro al fascismo e all’imperialismo. Oggi malamente travestiti di diritti generici e da globalizzazione della miseria mondiale.

Una Sinistra, che definire opportunista è ancora troppo poco, che sembra ignorare che i governi nazionali e parlamentari sono già stati cancellati dalla storia, insieme alla democrazia rappresentativa e parlamentare, proprio dai campioni del modello che hanno difeso contro il pericolo fascista. Davanti ai quali i difensori dell’ammodernamento della Sinistra e dello Stato, come Manuel Valls, già si prostrano. Mentre altri correranno ancora ad inginocchiarsi, pur tra mille contorsioni ideologiche.

Una Sinistra incapace di cogliere come tale trasformazione del modello politico e contrattuale dell’attuale capitalismo non dipenda soltanto da scelte irrazionali e/o autoritarie, ma da un processo di accumulazione che, rallentato in Occidente, ha spostato l’asse produttivo in altre aree e continenti e che non può più contrattare con i lavoratori prebende che prima erano garantite dallo sfruttamento del proletariato internazionale. Il grasso che colava dallo sfruttamento di quelle classi operaie non entra più soltanto nelle tasche dell’Occidente, né ai piani alti, né, tanto meno, in quelli bassi.

Mentre un’altra Sinistra, meno significativa e che si ritiene alternativa alla precedente, continua tristemente a trascinare le proprie bandiere di partito all’interno delle manifestazioni, come è successo anche sabato a Bussoleno, scambiando il ruolo reale del movimento con qualcosa che possa e debba ancora essere guidato o sfruttato. Una propaganda politica che promette una conquista di un Palazzo d’Inverno che ormai non esiste più e che spera di cavalcare una tigre che nemmeno comprende. Magari cercando di spingere alla creazione di organismi fasulli, simili ai già fallimentari intergruppi degli anni ’70, per ridare fiato a sindacalisti e rappresentanti politici che ormai non rappresentano altro che se stessi. Rinviando all’infinito il problema del cambiamento e accontentandosi, troppo spesso, di testimoniare un avvicendamento di poteri sempre più ambiguo e lontano nel tempo.

N.B.
Il presente intervento è anche da intendersi come una risposta al Commissario di governo per la Torino-Lione, Paolo Foietta, che in un’intervista, pubblicata su La Stampa del 7 maggio 2017, ha affermato: “Ieri si è svolta una manifestazione che ha assunto carattere nazionale. Una marcia di tutti i movimenti del “no” contro qualcosa e infatti sono arrivati da mezza Italia. Si tratta di una svolta che prefigura la costruzione di un fronte del No che va oltre la Val di Susa e assume un carattere antipolitico e antigovernativo […] ma quella manifestazione è datata nelle parole d’ordine perché non prende in considerazione quello che è successo in questi anni


  1. Straordinario il commento del giudice istruttore di Trieste che si occupa del caso della neonata morta a seguito del suo abbandono, probabilmente ad opera di una ragazza sedicenne, in un campo alla periferia della città: “Sono cose da Sicilia degli anni ’40!” Nossignore, sono cose che capitano ora, adesso e qui nell’Italia della falsa modernità istituzionale e della miseria sociale.  

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Allarme Interno https://www.carmillaonline.com/2017/04/23/allarme-interno/ Sun, 23 Apr 2017 21:27:50 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=37435 di Alessandra Daniele

allarme– Dal Salento all’Abruzzo, le proteste si moltiplicano – la conduttrice si rivolge al suo ospite – ci sono interventi del ministero dell’Interno in programma? L’ospite annuisce. – Garantiremo che si proceda con l’espianto. – Degli ulivi? – No, dei terremotati. – E dove saranno trasportati? – In un vivaio apposito, finché pure in Abruzzo non terminerà l’installazione del nuovo gasdotto. – Un gasdotto in zona sismica?… – Sì, tanto il terreno è già smosso, e questo ci consentirà di risparmiare sulle tanto contestate trivelle. – Trivelle? – Per il tunnel. – Quale tunnel? L’ospite socchiude gli occhi. Poi riprende deciso. [...]]]> di Alessandra Daniele

allarme– Dal Salento all’Abruzzo, le proteste si moltiplicano – la conduttrice si rivolge al suo ospite – ci sono interventi del ministero dell’Interno in programma?
L’ospite annuisce.
– Garantiremo che si proceda con l’espianto.
– Degli ulivi?
– No, dei terremotati.
– E dove saranno trasportati?
– In un vivaio apposito, finché pure in Abruzzo non terminerà l’installazione del nuovo gasdotto.
– Un gasdotto in zona sismica?…
– Sì, tanto il terreno è già smosso, e questo ci consentirà di risparmiare sulle tanto contestate trivelle.
– Trivelle?
– Per il tunnel.
– Quale tunnel?
L’ospite socchiude gli occhi.
Poi riprende deciso.
– Ma parliamo dell’allarme criminalità.
– No, scusi, stavamo parlando del gasdotto – obietta la conduttrice.
– L’allarme criminalità è più pressante – insiste l’ospite.
– Magari in seguito – indica il megaschermo – prima abbiamo un collegamento…
L’ospite estrae una pistola e gliela punta alla testa.
– Parliamo dell’allarme criminalità.
La conduttrice sgrana gli occhi.
– Parliamone.
– Gli italiani hanno paura – dice l’ospite, abbassando la pistola – La sicurezza è un valore di sinistra. La paura dei negri è un valore di sinistra. Non possiamo consentire che tutti gli italiani che hanno paura dei negri votino Lega. Questo causerebbe una deriva razzista che noi intendiamo assolutamente impedire, a costo di sbattere in galera tutti i negri. E i loro amici, come quelli che erano in collegamento – indica il megaschermo ormai spento dalla regia.
– Per la verità quelli protestavano per gli ulivi…
L’ospite fa per sollevare di nuovo la pistola.
– Negri – aggiunge precipitosamente la conduttrice – Gli ulivi negri.
– Che infatti sono infetti – annuisce l’ospite – Comunque noi intendiamo intervenire decisamente su tutti i problemi per i quali cittadini protestano, finché non ne resterà più nessuno.
– Di problemi?
– No, di cittadini che protestano – solleva di nuovo la pistola, e ordina – Pubblicità.

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Incz Men https://www.carmillaonline.com/2011/07/04/incz-men/ Mon, 04 Jul 2011 02:48:14 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=3952 di Alessandra Daniele

Inx-men.jpgCome tutti sanno, noi esseri umani siamo biologicamente incapaci di incazzarci. Perciò, quando un gruppo di bipedi manifesta sintomi di incazzatura contro qualcosa che considera uno scempio, un’ingiustizia che si rifiuta di subire, come sta accadendo in Val Di Susa, è ovvio che non si tratti di esseri umani, bensì dei pericolosi mutanti geneticamente incazzati detti ”Blecbloc”. Costoro si annidano perlopiù ai margini della nostra civiltà, fingendosi della nostra specie, in attesa dell’occasione propizia per manifestare la loro vera natura incazzandosi. Alcuni di loro, infiltrati negli strati più interni della società, si sono mimetizzati talmente bene da aver [...]]]> di Alessandra Daniele

Inx-men.jpgCome tutti sanno, noi esseri umani siamo biologicamente incapaci di incazzarci. Perciò, quando un gruppo di bipedi manifesta sintomi di incazzatura contro qualcosa che considera uno scempio, un’ingiustizia che si rifiuta di subire, come sta accadendo in Val Di Susa, è ovvio che non si tratti di esseri umani, bensì dei pericolosi mutanti geneticamente incazzati detti ”Blecbloc”. Costoro si annidano perlopiù ai margini della nostra civiltà, fingendosi della nostra specie, in attesa dell’occasione propizia per manifestare la loro vera natura incazzandosi. Alcuni di loro, infiltrati negli strati più interni della società, si sono mimetizzati talmente bene da aver dimenticato la loro vera identità. Quindi, per quanto sia terrificante pensarlo, ognuno di noi potrebbe inconsapevolmente essere un Blecbloc.
Carmilla è entrata in possesso di un test elaborato dal Pentagono, in collaborazione con Chi, per scoprire questi dormienti: si tratta di una serie di domande che pubblichiamo in esclusiva.

1 – Svegliati all’alba dal fetore asfissiante, vi accorgete che il vostro quartiere è stato trasformato nottetempo in una discarica, e che tutte le finestre del vostro appartamento sono state bloccate da una muraglia di rifiuti solidi, mollicci, e terra di risulta da scavo, seppellendovi vivi come gli schiavi di un faraone defunto. Come reagite?
a – Vi incazzate
b – Tornate a letto a dormire
c – Cercate tra i rifiuti qualcosa di valore

2 – Semi soffocati dai miasmi tossici, decidete di inumidire un asciugamano attraverso il quale tentare di respirare. Aprendo il rubinetto di casa vostra però, notate che da esso sgorga una sostanza in tutto simile alla diarrea. Come reagite?
a – Vi incazzate
b – La bevete
c – La imbottigliate per rivenderla come fango snellente

3 – Nella speranza di raggiungere il tetto, vi precipitate fuori dal vostro appartamento, e sul pianerottolo inciampate nei cadaveri dei vostri vicini, scoprendo dalle loro ferite, e dal cartello che portano al collo, che sono stati giustiziati dalle forze dell’ordine perché si opponevano alla discarica e/o allo scavo. Come reagite?
a – Vi incazzate
b – Vi compiacete per l’efficienza delle forze dell’ordine
c – Gli frugate nelle tasche, per sottrargli soldi e cellulare

4 – Dal televisore rimasto acceso nell’appartamento dei vostri vicini proviene l’audio del Tg1. Ascoltandolo, apprendete che la NATO ha appena concluso un affare molto vantaggioso, vendendo il pianeta terra a una razza aliena che lo distruggerà completamente per far posto a un’importante autostrada intergalattica. Come reagite?
a – Vi incazzate
b – Vi compiacete per il progresso della viabilità intergalattica
c – Entrate nell’appartamento, e lo saccheggiate.

Risultati
Prevalenza di C
Complimenti, siete la parte migliore del paese. Quella che ci guiderà fuori dalla crisi economica a bordo d’un treno superveloce e semivuoto, attraverso una nuvola d’amianto, e contro una parete di cemento.

Prevalenza di B
Complimenti, siete l’opposizione ideale che governo e padronato sognano. Ragionevole, riformista, senza preconcetti ideologici, e con una comoda ramazza nel culo per spazzare i pavimenti dell’ambiente imprenditoriale.

Prevalenza di A
Complimenti. Siete in arresto.

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