MEGA – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Wed, 11 Feb 2026 21:26:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Bordiga, Marx e l’enigma risolto della storia https://www.carmillaonline.com/2026/02/11/amadeo-bordiga-e-lenigma-risolto-della-storia/ Wed, 11 Feb 2026 21:00:49 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=92938 di Sandro Moiso

Luigi Gerosa, Bordiga legge Marx. I manoscritti economico-filosofici del 1844, con un saggio di Alessandro Mantovani, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia-Milano 2025, pp. 20, 35 euro

«E’ questo il frutto più comune dell’eresia: ispirare la sedizione e la rivolta!» (L. Laguille, Histoire de la province d’Alsace)

E’ stato e rimane un ben strano destino quello di Amadeo Bordiga, della sua opera, delle sue riflessioni e delle sue intuizioni. Rimosso a lungo dagli avversari, primo tra tutti Palmiro Togiatti che volle ridurlo a figura di “vecchio dinosauro” per sminuirlo davanti ad una compagine di vecchi militanti comunisti che ancora [...]]]> di Sandro Moiso

Luigi Gerosa, Bordiga legge Marx. I manoscritti economico-filosofici del 1844, con un saggio di Alessandro Mantovani, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia-Milano 2025, pp. 20, 35 euro

«E’ questo il frutto più comune dell’eresia: ispirare la sedizione e la rivolta!»
(L. Laguille, Histoire de la province d’Alsace)

E’ stato e rimane un ben strano destino quello di Amadeo Bordiga, della sua opera, delle sue riflessioni e delle sue intuizioni. Rimosso a lungo dagli avversari, primo tra tutti Palmiro Togiatti che volle ridurlo a figura di “vecchio dinosauro” per sminuirlo davanti ad una compagine di vecchi militanti comunisti che ancora dopo la caduta del fascismo e il suo arrivo a Salerno, vedevano nel primo segretario del Pcd’I un valido e indispensabile leader, ma in qualche modo ancor maggiormente danneggiato da molti dei suoi epigoni che si sono spesso divisi tra marmorei difensori di un pensiero ritenuto immutabile e valido per tutte le stagioni e negatori assoluti della validità del suo metodo e delle sue teorie, ritenendole ormai inadeguate per la comprensione del divenire storico e superate nei confronti dell’azione di classe.

Due posizioni queste ultime derivanti entrambe da una concezione specularmente rovesciata dello stesso insieme di scritti e testi estratti dalle riunioni di Partito che mai furono intesi come definitivi dall’autore, ma soltanto come semilavorati di un immane work in progress cui la vittoria della controrivoluzione, non solo di stampo capitalista e fascista ma anche, e forse soprattutto, staliniana, aveva imposto prima di tutto la necessità di restaurare i principi fondamentali destinati a guidare o almeno ispirare le Rivoluzioni a venire.

A più di ottantacinque anni dalla sua morte, avvenuta il 25 luglio 1970, il malinteso, se così lo si vuol chiamare, rimane immutato e per questo motivo il lavoro della Fondazione Amadeo Bordiga riveste una notevole importanza per il lavoro certosino svolto nel mettere a disposizione di un pubblico più vasto, e magari nuovo e più giovane, i lavoro prodotti dal comunista napoletano sia nel corso della sua militanza giovanile nel Partito socialista italiano e negli anni in cui fu tra i fondatori e poi segretario del Partito Comunista d’Italia sia, successivamente al secondo conflitto mondiale, come militante del Partito Comunista Internazionalista – «Battaglia Comunista» e dal 1953 del Partito Comunista Internazionale – «Programma Comunista».

In particolare, almeno a giudizio di chi qui scrive, si rivela importantissima la scelta di ripubblicare in volume le riflessioni di Bordiga sui Manoscritti economico—filosofici del 1844 di Karl Marx, esposte nel corso di alcune riunioni generali del Partito Comunista Internazionale tenutesi tra l’aprile del 1958 e il novembre del 1960 e che precedentemente erano state raccolte, insieme ad altri testi, nel volume dal titolo Testi sul comunismo per le Edizioni Vecchia Talpa (Napoli 1972, pp. 111-183.), introdotto da un saggio di Jacques Camatte: Bordiga e la passione del comunismo.

Il Commento ai manoscritti economico-filosofici del 1844 di Karl Marx, così come viene riportato nella presente edizione da pagina 115 a pagina 227, è costituito da due parti, come riporta il curatore. La prima è apparsa su «il programma comunista», tra il mese di settembre e quello di ottobre del 1959, come resoconto della terza seduta della riunione interfederale di La Spezia del PC Int. del 25 e 26 aprile 1959, dal titolo La struttura economica e sociale della Russia e la tappa del trasformismo involutivo del XXI congresso. La seconda è la parte finale della terza seduta: Tavole immutabili della teoria comunista del partito, della riunione di Milano, Soluzioni classiche della dottrina storica marxista per le vicende della miserabile attualità borghese, tenutasi il 17 e 18 ottobre 1959 e comparve sul medesimo giornale nel n°5 del marzo 1960.

Prima di continuare, però, occorre qui ricordare la figura dell’autore della dettagliata analisi della lettura bordighiana dei Manoscritti del 1844 di Marx, al quale Alessandro Mantovani dedica un saggio analitico sull’importante ruolo svolto dallo stesso nella cura e nella sistemazione degli scritti di Bordiga compresi tra il 1911 e il 1926 posto alla fine del volume1, in cui si delineano anche le vicende della riscoperta storiografica e politica della figura del vecchio comunista, come si è già detto in apertura, troppo a lungo rimosso dalla memoria del movimento operaio italiano.

Luigi Gerosa, nato nel 1947 e recentemente scomparso, era – come Mantovani afferma – «un nome che pochissimi, o nessuno conosceva prima che egli iniziasse a pubblicare, un trentennio fa, l’edizione critica, in nove volumi, degli Scritti 1911-1926 di Amadeo Bordiga, il cui primo tomo apparve nel 1996 mentre l’ultimo è stato dato alle stampe nel 20212 ». Animato da una passione, nata ancora sui banchi dell’Università Statale di Milano, che lo spinse a dedicare gran parte della sua esistenza «allo studio di uno dei più grandi fra i marxisti del XX secolo (del secondo dopoguerra forse il più grande ma sicuramente il più misconosciuto): quell’ingegnere edile napoletano al quale, più che a qualsiasi altro, e assai più che a Gramsci, dobbiamo la nascita del comunismo italiano e la fondazione, nel 1921 a Livorno, del Partito Comunista d’Italia (PCd’I)»3.

«Per contribuire alla sua conoscenza, – continua poi ancora Mantovani – per renderla più accessibile, Gerosa ha compiuto una ricerca immensa per dimensioni e ancor più per qualità, un lavoro per portare a compimento il quale egli -studioso schivo, riservato, misterioso e quasi solitario- ha impiegato le sue energie migliori e le sue finissime competenze di ricercatore senza inseguire, quale gratificazione, nient’altro che il felice compimento dell’opera stessa»4.

Prima dell’opera in nove volumi della quale si è parlato fin qui, lo studioso di origini liguri aveva dato alle stampe una ricerca in cui si esaminava il contributo dato da Bordiga, nel periodo del Secondo dopoguerra e fino alla morte (1944-1970) in seno al Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Napoli, alla definizione dell’immagine di tale città da posizioni molto critiche nei confronti del Piano di Ricostruzione dei quartieri adiacenti il porto. Una battaglia che, come affermava lo stesso Gerosa, costituiva:

una radicale denuncia del disastro urbanistico di Napoli, condotta con grande coraggio civile e competenza tecnica, per molti aspetti premonitrice e ben più tempestiva di altre che hanno avuto grande risonanza. [Tuttavia] per quanto svolta in maniera del tutto indipendente e difforme dal lavoro politico di partito, l’attività in campo urbanistico di Bordiga non si lascia confinare in una dimensione meramente “professionale” perché la critica all’urbanistica moderna e l’osservazione della sua dinamica reale hanno avuto un ruolo rilevante, tutt’altro che marginale, nel dispiegamento del programma volto a riaffermare la validità permanente del metodo e della dottrina marxista5

Queste poche righe, apparentemente avulse dal contesto riguardante la lettura bordighiana dei Manoscritti “giovanili” di Marx, servono invece a ricordare, fin da subito, che nessuno studio o lavoro del marxista napoletano fu mai fine a se stesso e tanto meno di carattere accademico, ma sempre inserito in un lavoro costantemente perseguito in difesa dei principi necessari alla conduzione di una rivoluzione destinata a rovesciare e negare le basi, materiali e “immateriali”, del modo di produzione capitalistico.

In questo sta uno dei principali elementi di modernità del comunista partenopeo di origini piemontesi: l’aver rifiutato qualsiasi attenzione al lavoro di carattere accademico o “soltanto” professionale, per rivolgere invece ogni energia fisica e intellettuale al lavoro militante da rivoluzionario autentico, anche se questo ultimo non avrebbe garantito di per sé, come ebbe più volte a dire, ai suoi seguaci un posto di rilievo e in prima fila allo spettacolo della Rivoluzione. D’altra parte, come affermava Michele Fatica nella presentazione del testo di Gerosa citato poc’anzi:

Se si chiedesse quale sia l’aspetto più suggestivo del pensiero bordighiano in questo arco di tempo compreso tra il 1944 e il 1969, si potrebbe rispondere che è dato dalla distinzione tra “partito storico” e “partito formale”. L’attesa di una società di giusti e di eguali, che ha accompagnato l’uomo dagli albori della civiltà – intesa quest’ultima come nascita della città, della proprietà privata e della società divisa in classi – attesa che per molti secoli è stata intesa come ritorno alla felicità edenica si situa nel solco del “partito storico”; mentre nelle diverse epoche si è formata una forza organizzata per realizzare questa attesa: questa forza egli chiama “partito formale”6.

E’ all’interno di questa visione della Storia e del ruolo del Partito che occorre situare dunque l’attenzione rivolta da Bordiga agli scritti giovanili di Marx, scritti che all’epoca in Italia erano stati presentati soltanto nell’edizione curata da Norberto Bobbio nel 1949 per la casa editrice Einaudi nella collana «Biblioteca di cultura filosofica» poi successivamente riproposta nella collana Nue (1968 e successive) e poi ancora nella Pbe (2006), anche se alcuni passi degli stessi erano apparsi in appendice in un corso all’Università di Pisa tenuto da Delio Cantimori nel 1947, mentre Galvano Della Volpe, sempre nel 1947, ne aveva tradotto un altro frammento dedicato alla Critica della dialettica e della filosofia hegeliana in generale.

L’attenzione di Bordiga non è di carattere filosofico e tanto meno filologico, non gli interessa ricostruire i precedenti di quegli scritti di Marx risalenti ai tempi del soggiorno parigino nell’estate del 1844. Manoscritti mai pubblicati in vita dal filosofo tedesco e editi per la prima volta da ricercatori sovietici nel 1932, anche se nel 1927 e successivamente nel 1929 il terzo quaderno degli stessi, quello che tratta della divisione del lavoro e del comunismo, era già stato pubblicato da David Borisovič Rjazanov, primo direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca dal 1920 al 1931, che aveva rinvenuto i manoscritti nell’archivio della Socialdemocrazia tedesca nel 1923.

In quegli scritti Bordiga ravvisava l’origine di quell’invarianza del marxismo ovvero della teoria rivoluzionaria, o della controrivoluzione come preferiva definirla, che, nelle parole di Gerosa: «non è garantita dalla corretta ripetizione della dottrina, che rischia di diventare culto religioso, ma dalla possibilità di rielaborarla con un continuo lavoro teorico e pratico alla luce di nuovi materiali, confermandola in un sistema teorico di ordine superiore» 7. Per questo motivo è dunque impossibile non notare che l’”invarianza” della dottrina marxista, così come la intende Bordiga, è di carattere dinamico.

In quest’ottica non vi è alcuna difficoltà ad ammettere che nel Nachlass (eredità) di Marx siano presenti elementi caduchi – come intendere altrimenti la dichiarazione degli stessi Marx ed Engels nella prefazione all’edizione tedesca del Manifesto del 1872 che i principi generali enunciati rimanevano validi mentre il programma era invecchiato in alcuni punti?
[…] In senso stretto, epistemologico, l’invarianza può essere affermata a priori solo per i postulati fondamentali della dottrina, immutabili e inderogabili, non evidentemente per tutte le teorie del marxismo, che pur essendo parti integranti della dottrina, non escludono sviluppi, aggiornamenti, compatibilità con altre dottrine ed anche smentite, senza che per questo crolli l’intero sistema (qualunque sistema scientifico contiene errori o contraddizioni periferiche). Riferita alle teorie l’invarianza non può avere che carattere regolativo, in attesa di una verifica, che evidentemente è qualcosa di diverso da una scolastica ripetizione8.

E’ per tale concezione dell’invarianza che Bordiga si avvicina, più di qualsiasi altro esponente del marxismo successivo alla Rivoluzione di Ottobre, all’eresia leniniana ovvero alla rottura con i presupposti teorici dell’ortodossia elaborata dalla Seconda Internazionale, complici anche certe forzature di Engels e interpretazioni di Kautsky, che non fu soltanto di ordine pratico, con la nascita dei partiti comunisti, ma anche e forse soprattutto teorica per tutto quanto riguardava la concezione del divenire della Storia, della lotta di classe e dei compiti “immediati”, non rinviabili a un prossimo o più lontano futuro, del “partito formale”9.

Nel caso dei Manoscritti, però, Bordiga, in piena polemica con lo stalinismo all’epoca imperante e con una sinistra nazionale e internazionale che vedeva ancora troppo spesso nell’URSS la patria proletaria del socialismo, se non addirittura del comunismo, cerca e trova le formule marxiane più adatte a negare l’ortodossia filo-sovietica e, con orrido aggettivo, marxista-leninista che non prevedeva per la patria del bolscevismo un’abolizione del salario, dello scambio mercantile, del calcolo del valore e del prodotto interno lordo. Quindi che non aveva ancora sostanzialmente messo al primo posto l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la conseguente alienazione politica e soggettiva che ne derivava. Cosa che, dal punto di vista di Bordiga, non veniva affatto modificata dal fatto che il soggetto che esercitava lo sfruttamento intensivo del lavoro fosse il Partito, i suoi funzionari o lo Stato.

Per questo motivo Bordiga, che non fidandosi delle traduzioni esistenti del testo di Marx si sarebbe affidato all’aiuto di Roger Dangeville (1925-2006), un militante francese di origini alsaziane che parlava correttamente anche il tedesco e che nel 1959 aveva tradotto parzialmente i Grundrisse, per affrontarne la lettura in lingua originale, utilizzò principalmente le riflessioni/indicazioni contenute nel Primo e nel Terzo quaderno dei manoscritti ovvero le parti inerenti i temi del rapporto tra Lavoro estraniato e proprietà privata (I) e quello del rapporto tra Proprietà privata e comunismo (III) che sarà quello analizzato più a fondo, saltando invece quasi a piè pari il contenuto del II, intitolato Il rapporto della proprietà privata.

Come sempre cercava nelle pagine di Marx, e degli altri autori di riferimento come la Luxemburg e Lenin, strumenti da lavoro: martelli, tenaglie, chiodi utili per demolire l’inganno borghese, anche quando questo si traveste da falso socialismo, per inchiodarlo alle sue menzogne e falsificazioni e per trarre, d’altro lato, indicazioni su ciò che il comunismo non potrà essere. Da lì, e soltanto da lì, deve scaturire il discorso sull’”invarianza” ovvero di ciò che non può essere rimosso dalla teoria, pena il tradire le aspettative e i compiti dei rivoluzionari.

In tal senso il marxismo diventa la teoria della controrivoluzione ovvero destinata a negare tutto ciò che è caratteristico di un modo di produzione, e riproduzione, non ancora sconfitto e superato dall’azione rivoluzionaria che, invece è ancora tutta da sviluppare insieme alla sua teoria e prassi. Per questo motivo si può tranquillamente affermare che il pensiero, verrebbe da dire ogni pensiero, di Bordiga è rivolto, esattamente come per l’”eretico” Lenin e il Marx non imbalsamato dall’accademia oppure dall’opportunismo della Seconda Internazionale e di quella stalinizzata, alla fondazione di una scienza della rivoluzione che tenga conto sia delle lezioni della Storia (partito storico) che delle necessità e contraddizioni del presente (partito formale).

Una scienza che si avvale della negazione necessaria e soggettiva del proletariato costituitosi in classe più che dell’osservazione oggettiva del modo di produzione ancora in auge. La prima costituisce, in ogni epoca, la trama dei principi e delle scelte dei rivoluzionari, mentre la seconda rischia sempre di trasformarsi in un economicismo destinato soltanto a conservare il presente senza mai condurre alla rottura sperata dai comunisti. Scambiando la scienza della rivoluzione con la scienza economica, di cui Marx aveva studiato e individuato le le leggi nei classici solo per meglio affrontare il nemico.

Uno studio, quello di Marx, che se, da un lato, lo condusse alla pubblicazione in vita del Primo volume del Capitale, dall’altro lo portò ad incartarsi letteralmente in un’infinità di riflessioni, analisi e contraddizioni che soltanto l’eccessivo scientismo positivista dell’amico Engels permise di trasformare in un Secondo e poi ancora Terzo volume. Ricordando, a solo titolo di esempio, che nella versione edita per la «Bibliothèque de la Pléiade», edita dalla francese Gallimard, degli scritti economici di Marx, Maximilien Rubel, con l’aiuto della vecchia militante bordighista di Marsiglia Suzanne Voûte, avrebbe usato scritti diversi lasciati a parte da Engels per la ricostruzione dei due tomi. Anche se l’attuale edizione critica della MEGA (Marx-Engels-Gesamtausgabe, ovvero Edizione Completa delle opere di Marx ed Engels), in 100 volumi, dovrebbe forse finalmente comprendere tutti gli scritti, appunti e annotazioni di Marx in proposito.

A questa osservazione va poi ancora aggiunto, prima di tornare al tema centrale di questa recensione, che negli ultimi anni l’attenzione di Marx fu ad esempio molto più attratta dagli studi antropologici e dal suo personale rapporto con i populisti e terroristi russi10, che non dalla corretta risoluzione del problema, solo per citarne uno, della trasformazione del valore in prezzi.

Riprendendo il discorso sul testo di Gerosa e sugli scritti dedicati da Bordiga ai Manoscritti occorre ancora sottolineare, prima di chiudere, che le riflessioni del secondo nacquero prima come relazione di Partito, come si è già precedentemente affermato, che come testi a sé stanti. Relazioni per riunioni in cui l’oggetto del contendere era ancora, oltre alla contestazione dei risultati della miserabile attualità borghese, soprattutto la negazione del fatto che nell’URSS fosse presente qualsiasi caratteristica politica, sociale ed economica rinviabile a qualche forma di socialismo o di comunismo. Come avrebbe scritto con rara capacità di sintesi Liliana Grilli, studiosa e militante scomparsa troppo presto nel 2007:

Con un’analisi del tutto “controcorrente”, Bordiga ha demistificato il carattere socialista dell’URSS nel periodo di massimo vigore di tale mito, i primi anni ’50, ma lo ha fatto richiamandosi alla teoria dello stesso Marx, tanto da vedere in tale esperienza storica sia la più grande sconfitta politica del movimento proletario internazionale, ma anche la più grande conferma teorica del marxismo rivoluzionario.
Dall’analisi che Bordiga fa della società sovietica, sia dal punto di vista “statico” della forma di produzione, che da quello “dinamico” delle leggi di funzionamento economico, la struttura economico-sociale dell’URSS si configura come capitalismo mercantile ad industria. Tale definizione assume in Bordiga la portata di una vera e propria riconsiderazione globale della stessa concezione del capitalismo quale modo storico di produzione ed è insieme anche riproposizione al proletariato occidentale degli obiettivi storici del comunismo rivoluzionario. Caratterizzato il capitalismo come sistema di appropriazione “sociale” del prodotto (anche se ancora “di classe”) ai fini non del consumo personale dei capitalisti ma dell’accumulazione del capitale, la portata alternativa del socialismo rispetto al capitalismo non si pone al livello delle forme di proprietà (statali invece che private) né al livello delle forme di gestione (di partecipazione democratica anziché di direzione accentrata). Essa sta nel mutamento delle forme di produzione, nella scomparsa dell’impresa quale forma tipica del capitalismo in quanto produzione di valore.
Si è voluto vedere in Bordiga l’ultimo esponente […] di un marxismo ormai superato dai tempi, inadeguato a interpretarli, cioè il sopravvissuto “resto fossile” di un mondo del tempo passato. In realtà Bordiga (come ci si rivela soprattutto la sua riflessione nel secondo dopoguerra) è stato il teorico comunista rivoluzionario a noi più contemporaneo, anzi troppo in anticipo sui tempi, guardando al suo presente con gli occhi del futuro11.

Nelle pagine del testo di Gerosa e, soprattutto, in quelle di Bordiga relative ai Manoscritti, il lettore, anche il meno attento, troverà tutti i principi e i fondamenti di tale interpretazione critica, radicale e rivoluzionaria di Marx e del suo pensiero. Infatti, come sottolinea ancora Gerosa, nel Marx dei Manoscritti, il comunismo:

è presentato come un ritorno completo, cosciente, dell’uomo non ad un ipotetico stato naturale, primitivo ma alla sua essenza sociale, alle sue potenzialità atrofizzate dalla estraniazione, arricchite tuttavia dall’esperienza di tutto lo sviluppo storico precedente: sotto questo aspetto il comunismo è quindi il prodotto reale dell’intero movimento della storia, e al tempo stesso la piena consapevolezza e conoscenza del proprio divenire.
[…] Marx definisce questo comunismo in termini filosofici, come compiuta identità di naturalismo e umanesimo, quindi come soluzione definitiva delle tradizionali antitesi che hanno afflitto il pensiero umano: uomo-natura, esistenza-essenza, soggetto-oggetto, libertà-necessità, individuo-genere, ecc. ecc., stringendola in una celebre definizione che Bordiga, entusiasta della sua audacia, cita due volte: E’ l’enigma risolto della storia e sa di essere tale soluzione.
[…]E’ questa dimensione sociale totale a caratterizzare il comunismo nella descrizione che ne fa Marx nei Manoscritti […] Per Marx l’individuo è esso stesso un essere sociale: anche quando svolge un’attività che non comporta relazioni immediate con altri individui, agisce socialmente, perché sono un prodotto sociale i mezzi e i materiali di cui si serve (a partire dal linguaggio), e sociale è la sua stessa esistenza. Egli agisce per la società e con la coscienza di sé come essere sociale.
Il comunismo non prevede la sua liquidazione, anzi semmai la sua riabilitazione e il suo sviluppo rispetto all’appiattimento a cui è sottoposto nel capitalismo12.


  1. A. Mantovani, Luigi Gerosa e l’edizione critica degli «Scritti 1911-1926» di Amadeo Bordiga in L. Gerosa, Bordiga legge Marx. I manoscritti economico-filosofici del 1844, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia-Milano 2025, pp. 229-251.  

  2. I primi due volumi uscirono per i tipi della Graphos di Genova.  

  3. Ivi.  

  4. Ibidem, pp. 233-234. 

  5. L. Gerosa, L’ingegnere “fuori uso”. Vent’anni di battaglie urbanistiche di Amadeo Bordiga. Napoli 1946- 1966, con una presentazione di M. Fatica, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia (LT) 2006.  

  6. M. Fatica, Presentazione in L. Gerosa, L’ingegnere “fuori uso”, op. cit., p. X.  

  7. L. Gerosa, Economia politica e filosofia nei manoscritti parigini del 1844 in L. Gerosa, Bordiga legge Marx. I manoscritti economico-filosofici del 1844, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia-Milano 2025, p. 14.  

  8. L. Gerosa, op. cit., pp. 14-15.  

  9. Sull’”eresia” di Lenin si consultino i seguenti testi dello scomparso Emilio Quadrelli: L’altro bolscevismo. Lenin l’uomo di Kamo, DeriveApprodi, Bologna 2024 e Győrgy Lukács, un’eresia ortodossa, saggio introduttivo a G. Lukács, Lenin, DeriveApprodi, Bologna 2025, pp. 5-79.  

  10. Si vedano in proposito: K.Marx, Quaderni antropologici. Appunti da L.H. Morgan e H.S. Maine, a cura di Politta Foraboschi, Edizioni Unicopli, Milano 2009 e E. Cinnella, L’altro Marx. Una biografia, Della Porta Editori, Pisa-Cagliari 2014.  

  11. L. Grilli, Amadeo Bordiga: capitalismo sovietico e comunismo, La Pietra, Milano 1982. I testi principali di Bordiga sulla società e sull’economia sovietica sono raccolti in Struttura economica e sociale della Russia d’oggi. Le grandi questioni storiche della rivoluzione in Russia. La Russia nella grande rivoluzione e nella società contemporanea, edizioni il programma comunista, Milano 1976 oggi disponibile nelle edizioni Lotta Comunista, 2009.  

  12. L. Gerosa, Bordiga legge Marx, op.cit., pp. 62-63.  

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