maschilismo – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sun, 22 Feb 2026 21:00:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Il duce e le donne: intervista a Mimmo Franzinelli https://www.carmillaonline.com/2013/11/21/il-duce-le-donne-interevista-mimmo-franzinelli/ Thu, 21 Nov 2013 22:50:20 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=10859 di Anna Luisa Santinelliil-duce-e-le-donne

Il duce e le donne. Avventure e passioni extraconiugali di Mussolini (Mondadori, Milano, pp. 260, € 20,00) è il titolo del nuovo saggio di Mimmo Franzinelli con cui l’autore, storico del fascismo, integra le precedenti indagini su Mussolini arricchendole di un tassello aggiuntivo, ossia l’analisi delle relazioni sentimentali, complesse e asimmetriche, intrattenute dal dittatore. Avvalendosi di testimonianze d’archivio talora anche inedite, Franzinelli tratteggia un profilo psicologico del duce contrassegnato da un esplicito egotismo, cifra di un paesaggio interiore che si realizza in una sessualità rapace e dispotica. Nel libro la narrazione procede grazie al costante intreccio tra [...]]]> di Anna Luisa Santinelliil-duce-e-le-donne

Il duce e le donne. Avventure e passioni extraconiugali di Mussolini (Mondadori, Milano, pp. 260, € 20,00) è il titolo del nuovo saggio di Mimmo Franzinelli con cui l’autore, storico del fascismo, integra le precedenti indagini su Mussolini arricchendole di un tassello aggiuntivo, ossia l’analisi delle relazioni sentimentali, complesse e asimmetriche, intrattenute dal dittatore. Avvalendosi di testimonianze d’archivio talora anche inedite, Franzinelli tratteggia un profilo psicologico del duce contrassegnato da un esplicito egotismo, cifra di un paesaggio interiore che si realizza in una sessualità rapace e dispotica. Nel libro la narrazione procede grazie al costante intreccio tra dimensione pubblica e sfera personale, un continuum che si rivela, ad esempio, nell’uso privatistico delle forze dell’ordine: dalle fonti (rapporti informativi e dossier riservati) emerge l’illecito uso da parte del duce dell’apparato di sicurezza dello Stato, un impiego metodico finalizzato al controllo sotterraneo delle numerose amanti.
Senza indulgere a suggestioni d’impronta scandalistica, l’autore cala i documenti (rapporti di polizia, epistole, diari…) nella cornice temporale dell’epoca, restituendo lo squallore entro cui si consumano gli episodi intimi della vita del duce, come la drammatica storia della minorenne Bianca Ceccato, segretaria di Mussolini, costretta a concedersi e ad abortire sotto la coercitiva minaccia del licenziamento. Tra attitudini ricattatorie, vite occultate di figli illegittimi e fascinazioni per “il corpo del Capo”, il saggio lascia intravedere anche lo spaccato di una società italiana abitata da un maschilismo radicato e diffuso, un sessismo consolidato che, tuttavia, non assolve il protagonista politico del Ventennio dalle proprie colpe.

1) Il titolo del saggio potrebbe essere frainteso e recepito, da chi si accinge alla lettura,  in chiave superficiale e frivola. Partiamo, quindi, dall’intestazione in copertina, Il duce e le donne: come deve essere interpretata? Quali sono gli argomenti affrontati e, invertendo i termini della questione, cosa invece non compare in questo libro?

Non compare quella forma di gossip oggi tanto in auge: non si tratta di un libro scritto dall’angolatura del buco della serratura, ma di un’indagine sul modo in cui Benito Mussolini si rapportava con le donne. La scoperta di nuove fonti (di polizia, diaristiche, epistolari…) e il loro intreccio ci fa comprendere come Mussolini utilizzasse con le donne (e ai loro danni) tecniche di potere già sperimentate su più ampia scala per soggiogare gli italiani. Il corpo femminile costituiva per Benito un oggetto di conquista, lo sfogo della sua sessualità lo gratificava ai più diversi livelli e ne rafforzava l’autostima. Una visione squisitamente maschilista, che ravvisava nella femmina un oggetto di trastullo, un momento di svago, il riposo del guerriero, lo sfogo delle pulsioni sessuali. La donna restava insomma un essere inferiore, inadatto alla politica. Vi è poi da considerare – sullo sfondo – la questione demografica, le campagne per la natalità, la difesa della “purezza della razza”, la costruzione di una nazione forte, con milioni di giovani da scagliare in guerra…

2) Perché il profilo psicologico del dittatore desunto da relazioni intime interessa e stimola la ricerca storiografica?

Perché la psicologia del dittatore, desumibile anche da comportamenti privati, è collegata con le modalità della sua azione pubblica. E, credo, anche per verificare come nel lungo periodo il potere abbia mutato convinzioni, comportamenti e obbiettivi di Mussolini.

3) Il primo capitolo del volume indaga la dolorosa vicenda di Ida Dalser, unica tra le molteplici amanti a opporsi con risolutezza al futuro dittatore. Come mai Mussolini, non ancora al potere, possiede già un peso politico tale da scatenarle contro l’apparato repressivo dello Stato?

Ida Dalser, istintivamente, provò ad attraversargli la strada, rivendicando i propri diritti di donna che lo aveva aiutato e mantenuto in un periodo difficile della sua esistenza (1914), dandogli un figlio. Un atteggiamento imprudente, pagato con la segregazione in manicomio, per la madre e per il frutto di quella relazione, Benito junior. Con lei, per la prima volta, Mussolini ricorre al potere dello Stato, invocando da prefetto e questore di Milano provvedimenti contro la “persecuzione” di cui si sentiva vittima. Questo atteggiamento denota il nuovo rapporto stretto con il potere, ovvero il passaggio dal sovversivismo alla scelta d’ordine. Le sue richieste – per quanto di carattere privato – vengono esaudite, perché Mussolini – direttore del “Popolo d’Italia” – è apprezzato come valido alleato dal governo, in quanto efficace propagandista della guerra, e dunque gli si vuole spianare la strada.

4) «La pervasività della sorveglianza dimostra l’immedesimazione di Mussolini con lo Stato, attraverso l’utilizzo squisitamente privatistico della polizia per questioni di cuore…». Il passo (pag. 160) fa riferimento alla vigilanza assidua di Mussolini sulle amanti ed è un chiaro esempio in cui ambito privato e pubblico si sovrappongono. Tale commistione era episodica o ricorrente?

La commistione era assolutamente organica, continuativa, indissolubile. Mai il duce distingueva tra sé e lo Stato. Difatti, sviluppando questo discorso, trasformerà la fazione (il fascismo) nello Stato, e i suoi oppositori verranno definiti “antinazionali”, “rinnegati”, “asserviti allo straniero”. Chi, per evitare prigione o confino, riparerà all’estero, sarà chiamato dal duce “fuoruscito”, per negargli la dignità di esule. Ebbene, questo fenomeno inizia proprio a livello personale, con l’abbattimento di ogni barriera tra le vicende private del signor Benito Mussolini e gli affari di Stato.

5) Tra le figure femminili elencate nel libro compaiono anche donne che agiscono con  scaltrezza avvantaggiandosi della prossimità con il leader. Penso, ad esempio, alla scalata sociale della squadrista Giulia Mattavelli. Nell’indagare le relazioni asimmetriche tra il dittatore e le amanti lei analizza anche la dimensione della ricattabilità. Come reagisce Mussolini a questa costante minaccia?

Il controllo totale sulla stampa, sulla radio e sull’opinione pubblica garantiscono al duce posizioni di forza rispetto a chiunque voglia tentare ricatti. Mettersi contro il dittatore, equivarrebbe – per una donna – a una sorta di suicidio: scomparirebbe nel nulla, al confino o nel fondo di una cella… D’altro canto, il rapporto con le amanti aveva sempre un sottofondo mercenario, nel senso che lui consegnava loro denaro in abbondanza. Comunque, appena un’amante (in carica o ex) tentava forzature, intervenivano misure repressive a ricondurla al senso della misura. Il caso di Giulia Mattavelli è emblematico: quando si allarga troppo, Mussolini minaccia di farla cacciare da Roma col foglio di via, come avveniva con prostitute e vagabondi: lei dapprima resiste, poi deve cedere.

6) Nel raccontare il rapporto di Mussolini con le donne, lei esplora di riflesso anche la società italiana del Ventennio. Nel suo libro il maschilismo del duce entra in risonanza con il radicato sessismo dell’epoca…

Effettivamente tra le due guerre la condizione femminile era doppiamente arretrata, poiché alla tradizionale influenza cattolica si aggiungeva il maschilismo fascista, di cui Mussolini era la personificazione. Gerarchi e gerarchetti prendevano a modello il duce, anche sul piano dei rapporti con le donne. La doppiezza con cui Mussolini forniva pubblicamente l’immagine del marito fedele, mentre indulgeva in privato a comportamenti da poligamo (egli gestiva contemporaneamente più rapporti) rappresenta la classica doppia morale, che ha fatto scuola e persino oggi – nonostante le notevoli novità intervenute (basti pensare al femminismo) – trova un certo seguito.

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Il Dottore Stranamore https://www.carmillaonline.com/2013/05/19/il-dottore-stranamore/ Sun, 19 May 2013 21:34:48 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=5761 di Alessandra Daniele

ElevenDi tutte le accuse rivolte all’attuale gestione Moffat della cinquantennale serie sci-fi Doctor Who, la più ricorrente e motivata è quella d’avere un’impostazione reazionaria e sessista, particolarmente evidente in tutta la sua miseria nel pasticciato e truffaldino finale di stagione andato in onda sabato scorso, con l’inetto undicesimo Dottore ancora una volta circondato da un intero gineceo di comprimarie stolidamente adoranti che letteralmente esistono, vivono e muoiono esclusivamente in funzione sua. Segue spoiler Una moglie ”confezionata” su misura per lui fin dal concepimento, che dopo avergli sacrificato tutta la sua (breve) vita, ed [...]]]> di Alessandra Daniele

ElevenDi tutte le accuse rivolte all’attuale gestione Moffat della cinquantennale serie sci-fi Doctor Who, la più ricorrente e motivata è quella d’avere un’impostazione reazionaria e sessista, particolarmente evidente in tutta la sua miseria nel pasticciato e truffaldino finale di stagione andato in onda sabato scorso, con l’inetto undicesimo Dottore ancora una volta circondato da un intero gineceo di comprimarie stolidamente adoranti che letteralmente esistono, vivono e muoiono esclusivamente in funzione sua.
Segue spoiler

Una moglie ”confezionata” su misura per lui fin dal concepimento, che dopo avergli sacrificato tutta la sua (breve) vita, ed essere stata messa da parte per anni ”come un libro su uno scaffale” (testuale) non solo non se ne lamenta, ma accetta soavemente di svanire del tutto per far posto alla sua nuova fiamma, che le dice ”Sì, il Dottore m’aveva parlato di te, ma non avevo capito che fossi una donna’‘.
Due lesbiche in abiti vittoriani che hanno il compito di battersi per lui come amazzoni, beccandosi la sua lingua in bocca a forza come ringraziamento.
E una nuova companion che per lui decide di dissolversi nello spazio-tempo, frantumandosi in miliardi di frammenti smarriti, per diventare il suo eterno angelo custode, la sua personale madonna pellegrina – perlopiù invisibile e ignorata – che letteralmente muore e rinasce miliardi di volte solo per proteggerlo e salvarlo.

La narrativa, e a volte anche le stesse dichiarazioni pubbliche di Steven Moffat, showrunner di Doctor Who succeduto al geniale benché discontinuo Russell T. Davies, sono spesso state segnate da un pernicioso maschilismo retrò, fatto di personaggi femminili ridotti a stereotipi di Lolite capricciose o dark lady uterine. Mai però s’era finora raggiunto un livello così grottesco come in questo The Name of the Doctor, finale “preparatorio” dell’atteso – e adesso da molti temuto – special per il 50° anniversario della serie, previsto per il 23/11/13.
L’avere maldestramente aggiunto un soprannumerario Dottore ”segreto” (o forse un impostore) alla lista degli undici Dottori ”canonici” è solo l’ultimo dei suoi difetti.
La gestione Moffat aveva goduto per i primi anni d’un pregiudizio fin troppo positivo da parte di pubblico e critica, derivato dalle buone prove autoriali precedentemente fornite da Moffat sotto la guida di Davies. Ad essere obiettivi però lo scarto qualitativo verso il basso era stato immediatamente evidente, a cominciare da un brutale azzeramento sia di gran parte della complessità e dello spessore umano acquisiti proprio dal personaggio del Dottore nell’era Davies, sia di quelli che già possedeva in precedenza. Un danno grave, impossibile da imputare solo all’oggettiva sproporzione fra lo straordinario talento di David Tennant, e quello molto più modesto del pur volenteroso Matt Smith.
Nelle mani di Moffat, il Dottore è diventato una specie di straniante allegro genocida di alieni, che ogni tanto si ricorda di piagnucolare un po’ d’autocommiserazione sulle ginocchiette delle sue giovani companions, per poi tornare subito a sbavarci sopra.
A peggiorare il danno, l’epurazione censoria compiuta da Moffat che ha sistematicamente espulso dalla serie sia tutte le tematiche sociopolitiche efficacemente introdotte da RTD, che tutti i personaggi da lui creati o anche solo reinventati, dall’adorabile eroe pansex Jack Harkness di John Barrowman, allo stupendo, beffardo, struggente Master di John Simm. L’espulsione del Master, personaggio fondamentale nella mitologia della serie da almeno quarant’anni, è stata in particolare una vera e propria mutilazione inferta da Moffat al canone con l’ipocrita piglio patriarcale-pretesco degno del Rassilon di The End of Time, così accuratamente evocato da RTD in quel finale, che pur con tutti i suoi difetti, oggi sembra lontano anni luce per qualità e intensità narrative, interpretative e produttive dall’attuale teatrino delle ombre Moffattiane.
A incongruenze, forzature e buchi di trama, di cui le inutilmente ingarbugliate storie di Moffat abbondano, lo spettatore di Doctor Who è mitridatizzato da sempre, le regole dell’universo del Dottore vengono riscritte continuamente: se ne potrebbe dire, citando Sartre, che non ha leggi, ha solo abitudini, e può cambiarle domani.
In cinquant’anni però c’è stata una costante irrinunciabile: il personaggio del Dottore, con tutte le sue evoluzioni e involuzioni, ha sempre ispirato abbastanza fiducia e simpatia umana (e aliena) da far venire voglia d’accettare comunque il suo invito a viaggiare con lui nel tempo e nello spazio.
Oggi invece dà la sensazione d’accettare un invito ad Arcore.

[Edit: chi fosse interessato a un mio commento al piccolo vespaio suscitato da questa recensione, lo trova qui: La ragazza che ha aspettato abbastanza]

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