La Nave di Teseo – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sat, 07 Feb 2026 21:00:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 La poetica di Guerre stellari https://www.carmillaonline.com/2021/11/30/la-poetica-di-guerre-stellari/ Mon, 29 Nov 2021 23:01:01 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=69444 di Luca Cangianti

Federico Greco, Star Wars. La poetica di George Lucas, La nave di Teseo, 2021, pp. 672, € 20,00.

Un giovane agricoltore di un pianeta lontano riceve un messaggio da due robot: una principessa, prigioniera di un cyborg malvagio, è venuta in possesso della planimetria di una base spaziale dell’Impero dove è custodita un’arma capace di distruggere interi pianeti. Un vecchio saggio sprona il ragazzo a consegnare questa planimetria ai ribelli che si oppongono alla tirannide. Il giovane prima resiste, poi, di fronte all’assassinio dei propri zii, rompe gli indugi e [...]]]> di Luca Cangianti

Federico Greco, Star Wars. La poetica di George Lucas, La nave di Teseo, 2021, pp. 672, € 20,00.

Un giovane agricoltore di un pianeta lontano riceve un messaggio da due robot: una principessa, prigioniera di un cyborg malvagio, è venuta in possesso della planimetria di una base spaziale dell’Impero dove è custodita un’arma capace di distruggere interi pianeti. Un vecchio saggio sprona il ragazzo a consegnare questa planimetria ai ribelli che si oppongono alla tirannide. Il giovane prima resiste, poi, di fronte all’assassinio dei propri zii, rompe gli indugi e s’imbarca per un’impresa disperata, ma grazie agli insegnamenti del saggio e all’aiuto di alcuni alleati, libera la principessa e distrugge l’avamposto nemico. Tutto qui.
Sembra incredibile, ma il successo di Guerre stellari – una saga di nove episodi che totalizza su Google circa 806 milioni di risultati a fronte dei 169 di “Jesus Christ” e, ahimè, dei 19 di “Karl Marx” – si basa su questa semplice trama.

La principessa Leila – Lab!Puzzle, Roma

Federico Greco in Star Wars. La poetica di George Lucas spiega questo fenomeno epocale in un’opera avvincente e documentatissima in cui s’intrecciano narratologia, storia del cinema e psicanalisi. La tesi dell’autore – che conosciamo come regista di opere quali Stanley and us, Il mistero di Lovercraft e PIIGS – è che Guerre stellari sia “la prima, più straordinaria ed efficace trasposizione contemporanea del Monomito di Campbell”, cioè il viaggio dell’eroe: la struttura profonda che innerva tutte le narrazioni umane provenendo dall’inconscio collettivo umano di cui parla Jung. Si tratta di uno schema Separazione-Iniziazione-Ritorno comune anche allo sviluppo individuale che vede il bambino allontanarsi dall’indifferenziato mondo materno. Nella trilogia classica, alla prima pellicola del 1977 seguono quindi il momento del conflitto in L’Impero colpisce ancora e quello del ritorno nel Ritorno dello Jedi, per l’appunto.
Guerre stellari, a detta di Greco, sarebbe l’equivalente contemporaneo dell’epica omerica e della Bibbia; e ciò, nonostante Lucas fosse inconsapevole dell’operazione che stava compiendo. Il suo legame con il famoso storico delle religioni Joseph Campbell è infatti una costruzione ex post predisposta con finalità di marketing. Piuttosto, il regista americano, sostiene l’autore, si è trovato per formazione ed età anagrafica a essere al posto giusto nel momento giusto per incorporare “l’intelligenza collettiva” dello Zeitgeist.

Questa teoria è argomentata nell’arco dei cinque “atti” in cui si suddivide il libro. Come Thomas Kuhn analizzava la professionalizzazione delle discipline scientifiche attraverso lo studio dei manuali che ne sistematizzavano i precetti, similmente nel primo capitolo si analizzano nel corso di tutto il novecento i canoni hollywoodiani per scrivere una “buona storia”. Ne emerge un confronto continuo fatto di citazioni e tradimenti della Poetica aristotelica che si sedimentano nella “struttura conservatrice in tre atti”. Come si afferma in uno di questi manuali, “il primo atto, della durata di trenta pagine, ‘introduce i problemi’; il secondo, di sessanta pagine, si concentra sul ‘Conflitto tra il protagonista e l’antagonista per arrivare al problema apparentemente irrisolvibile’; nel terzo atto, di trenta pagine, ‘l’Azione offre la soluzione al problema’”.
Nel secondo capitolo si offrono al lettore vari esempi che spaziano dall’analisi di classici quali Via col vento, Casablanca e Il mago di Oz; poi nel terzo si affronta la rottura operata, negli anni sessanta e settanta del secolo scorso, dalle opere catalogate sotto l’etichetta di New Hollywood. Mentre l’eroe classico “riconosce il proprio conflitto e agisce per superarlo”, cioè junghianamente “combatte il drago”, l’obiettivo dell’eroe di questa nuova corrente cinematografica è “nominare il drago”, come nei finali aperti del Laureato e di Easy Rider. Ebbene se “George Lucas fu indubbiamente uno degli esponenti di punta della New Hollywood” con pellicole quali L’uomo che fuggi dal futuro e American Graffiti, “fu anche uno di coloro che contribuirono a decretare, della New Hollywood, la fine.” Da questo punto di vista Guerre stellari è un’opera cerniera che sancisce, insieme allo Squalo di Steven Spielberg, il ritorno alla narrativa classica triturando e assemblando postmodernamente generi (western, war movie, film d’avventura, melodramma, favola per bambini, space opera, fantasy, cappa e spada) e riferimenti, di cui si da conto nel quarto capitolo, prima di tirare le somme narratologiche del lavoro nel quinto.

Statua di Dart Fener – Odessa

“Nessuno spettatore o nessun lettore di romanzi va al cinema o legge un libro per ascoltare una storia”, afferma Greco nell’ultima pagina del suo saggio. “Si ascolta sempre la propria storia: il successo di una narrazione dipende da quanto essa sappia parlare a chi la ascolta.” La chiave mitopoietica di Guerre stellari sta qui e ci può aiutare a trovare qualche risposta alla raffica di domande, drammatiche e affascinanti, con le quali si chiude il libro: “Quale nuovo eroe popolare nascerà dalle ceneri del virus? Sarà un eroe individualista o collettivo? Servirà a distrarci o a ispirarci? A farci sentire assolti o ad accendere la miccia della rabbia?”

[Il volume sarà presentato giovedì 2 dicembre, ore 18.30, alla Casa del Cinema di Roma. Dialogherà con l’autore Alberto Crespi, critico cinematografico e conduttore di Hollywood Party. Vedi qui.]

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Hippie, di Paulo Coelho https://www.carmillaonline.com/2018/09/07/hippie-di-paulo-coelho/ Thu, 06 Sep 2018 22:01:11 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=48497 di Mauro Baldrati

La nave di Teseo, Milano 2018, pp 300 € 18

C’ero anch’io, dieci anni dopo, nel luglio 1971. Arrivammo in Piazza Dam, Loris Pattuelli ed io, dopo un lungo viaggio in autostop. Era una delle principali mete mondiali del turismo alternativo, come esordisce Paulo nell’incipit: “Nel settembre del 1970, due luoghi si contendevano il privilegio di essere considerati il centro del mondo: Piccadilly Circus a Londra e il Dam ad Amsterdam.”

Probabilmente Paulo è stato l’ultimo a vedere il Dam affollato di hippies, perché al nostro arrivo la piazza era [...]]]> di Mauro Baldrati

La nave di Teseo, Milano 2018, pp 300 € 18

C’ero anch’io, dieci anni dopo, nel luglio 1971. Arrivammo in Piazza Dam, Loris Pattuelli ed io, dopo un lungo viaggio in autostop. Era una delle principali mete mondiali del turismo alternativo, come esordisce Paulo nell’incipit: “Nel settembre del 1970, due luoghi si contendevano il privilegio di essere considerati il centro del mondo: Piccadilly Circus a Londra e il Dam ad Amsterdam.”

Probabilmente Paulo è stato l’ultimo a vedere il Dam affollato di hippies, perché al nostro arrivo la piazza era deserta. I ragazzi si erano spostati in massa nel Vondel Park, che si era trasformato in un immenso campeggio (senza tende, su questo la polizia cittadina non transigeva).

Per la verità la parola hippies è inadeguata, poiché il movimento aveva celebrato il proprio funerale tre anni prima, a San Francisco. Era diventato una moda, le imprese del settore sfruttavano la sua immagine nell’abbigliamento, nei gadget, nei trucchi. Il funerale era una dichiarazione di resa nei confronti del mercato, il quale avrebbe continuato a saccheggiare i loro stili senza curarsi delle proteste.

In realtà le cose non erano cambiate granché. Era stato dichiarato morto il movimento, ma gli hippies erano ancora vivi e vegeti, ancora giovani, ancora “sul pezzo”; e alcuni dei loro servizi pure. Paulo ci racconta una cena in un ristorante gratuito, finanziato da Gorge Harrison, un famoso hippy deluso, dopo lo scandalo del guru dei Beatles Maharishi Mahesh Yogi, che aveva tentato di sedurre (di stuprare?) Mia Farrow nel 1968. Ci informa sugli studi legali che cercavano di fare uscire di prigione i giovani arrestati per possesso di fumo. E non solo in Olanda, ma in molte città dell’Occidente. Ci descrive la musica, i colori sgargianti, i fiori dipinti sulle guance delle ragazze, gli abiti psichedelici, e i discorsi pazzi, perlopiù generati dall’LSD.

E soprattutto ci presenta il Magic Bus, l’ex scuolabus che partiva per Kathmandu.

L’abbiamo visto anche io e Loris, in Leidse Plein. Partiva il giorno dopo, e stavano completando la composizione dell’equipaggio. Noi eravamo stupiti, e anche un po’ intimiditi. Quelli erano dei professionisti, ragazzi “tosti” con la pelle cotta dal sole e dalle intemperie, capelli lunghi fino al sedere, chili di bracciali ai polsi, orecchini e collane, e storie, anni di “storie” in giro per il mondo, mentre noi eravamo dei turisti di campagna con un tempo limitato a disposizione.

Il Magic Bus funge da magnete catalizzatore per i due personaggi principali del libro: Karla, una ragazza olandese, hippy, bellissima. E’ anche delusa, e arrabbiata, perché teme di non sapere amare, nonostante un numero incalcolabile di amanti, quasi tutti ricchi, che la mantenevano. Karla ha detto basta, questo mondo l’ha schifata e vuole partire col Magic Bus verso Kathmandu. Cerca la pace, l’illuminazione e la luce, in una caverna sull’Himalaya. Ma non vuole viaggiare da sola.

Una “veggente” (un personaggio abbastanza diffuso nell’ambiente hippy, dove l’occultismo era molto popolare) le ha predetto che incontrerà il tipo giusto. Dovrà solo riconoscerlo.

Quel tipo è Paulo il brasiliano. Va detto che non è un hippy, anche se a sua volta è un professionista del viaggio globale. Viene da storie terribili. In Brasile gli adolescenti devianti non erano tollerati, proprio come una ventina di anni prima nella Germania nazista, dove venivano giustiziati. Ma anche se l’eutanasia non era praticata, Paulo, un ragazzo difficile che contesta tutto, la famiglia, la scuola, la cultura borghese, viene ricoverato due volte in manicomio, nel 1965 e 1966. E anche nel 1967, con l’elettroshock, perché voleva dedicarsi al teatro, considerato un esempio di pura follia nel Brasile dell’epoca.

Così, anche per sfuggire alla prospettiva di un nuovo ricovero, Paulo parte per un viaggio intorno al mondo, fino ad arrivare ad Amsterdam.

Proprio come l’altro Paulo, l’autore di questa auto fiction (molto auto e poco fiction). Lui stesso, in una postilla, dice che è tutto vero, ha solo cambiato i nomi e la cronologia dei fatti. Magari qualcuno dei personaggi che raccontano le loro storie li ha conosciuti da tutt’altra parte, poi li ha incollati in Hippie.

E anche i saggi, i guru, come il vecchio che vive misteriosamente in una sede di dervisci roteanti a Istanbul, depositari i quella cultura sufi che Paulo vuole assolutamente conoscere. Può averlo conosciuto in un altro viaggio, in un altro tempo. E’ anche così che funziona la narrativa.

Anche Paulo è un uomo che cerca. Vuole conoscere soprattutto la filosofia, il sé e il rapporto con l’Altissimo. Qui Coelho ha colto un aspetto importante del mondo hippy: il misticismo. La ricerca dell’Essere Supremo, una forma anarchica di religione materialista che fonde il Cristo dei cattolici con Krishna, col profeta mistico dei Sufi, con tutte le forme di meditazione che inseguono la Luce che pervade le creature, la terra, l’acqua, l’aria.

Questa ricerca occupa una parte importante del libro, attraverso i dialoghi, i racconti dei personaggi, e segue quella parallela dell’autore, un uomo devastato da esperienze negative che ha cercato un’ancora di salvezza nella conversione al cristianesimo, avventa nel 1981.

Ovviamente Paulo e Karla si incontrano, e come non potrebbero? Sono due creature in fuga e in cerca, riunite dalla previsione della veggente. Insieme esplorano Amsterdam, visitano una “Casa della luce nascente”, un ritrovo di tossici pazzi che teorizzano l’uso dell’eroina come mezzo di liberazione, passano una serata al Paradiso, la chiesa dismessa occupata dagli hippy che diventerà uno dei locali più famosi del mondo.

E infine il Magic Bus. Karla, con qualche artificio psicologico e i trucchi da esperta seduttrice, lo convince ad accompagnarla.

Sarà un viaggio avventuroso, con tanti personaggi narranti, le cui storie sono raccolte pazientemente dall’autore. Dopo varie vicissitudini, tra cui l’aggressione di una banda di motociclisti austriaci nazisti, arrivano ad Istanbul, la città sacra, caotica, punto di incontro tra Oriente ed Occidente.

E qui la lunga ricerca dei due eroi sembra raggiungere l’obiettivo. Forse non è proprio quello che desiderano, ma è comunque un obiettivo. D’altra parte chi siamo noi per decidere quello che ci riserva il destino, sembra dire ciò che si nasconde negli spazi bianchi della pagina? Il mondo non è a nostra disposizione, mentre lo è l’azione, la volontà di capire: il viaggio, il movimento, “la ricerca di una vita nuova, perché il tempo della cosiddetta civiltà occidentale è ormai scaduto.”

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