Hajime Isayama – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Thu, 18 Jun 2026 20:00:14 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Mikasa ti amo. L’attacco dialettico dei giganti https://www.carmillaonline.com/2025/07/22/mikasa-ti-amo-lattacco-dialettico-dei-giganti/ Mon, 21 Jul 2025 22:01:53 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=89757 di Luca Cangianti

L’antagonista, il villain, il mostro, il nemico si presentano come doppio dell’eroe. Di questo abbiamo parlato in un articolo precedente. Nell’Attacco dei giganti – manga di Hajime Isayama dal quale è stato in seguito realizzato un anime – si fa un passo avanti verso una relazione dialettica dalle tinte hegeliane.

Uno spoiler titanico Per argomentare questa tesi partiamo da un’esposizione priva di qualsiasi cautela in materia di spoiler. Da cento anni l’umanità residua vive nella città di Paradis protetta da un muro alto cinquanta metri. Fuori c’è il “nemico naturale”, i giganti. Si tratta di umanoidi che ricordano [...]]]> di Luca Cangianti

L’antagonista, il villain, il mostro, il nemico si presentano come doppio dell’eroe. Di questo abbiamo parlato in un articolo precedente. Nell’Attacco dei giganti – manga di Hajime Isayama dal quale è stato in seguito realizzato un anime – si fa un passo avanti verso una relazione dialettica dalle tinte hegeliane.

Uno spoiler titanico
Per argomentare questa tesi partiamo da un’esposizione priva di qualsiasi cautela in materia di spoiler. Da cento anni l’umanità residua vive nella città di Paradis protetta da un muro alto cinquanta metri. Fuori c’è il “nemico naturale”, i giganti. Si tratta di umanoidi che ricordano degli zombie in formato ciclopico. Nei documenti storici non c’è traccia della causa che ha portato alla loro apparizione; divorano solo gli esseri umani, ma non disponendo di un apparato digerente li rigurgitano; non respirano, non soffrono la fame né la sete, non hanno organi sessuali e se privati di un arto lo rigenerano. Hanno bisogno solo di luce e il loro punto debole si trova dietro il collo.
L’incidente scatenante avviene quando due giganti, il Colossale e il Corazzato, aprono una breccia nelle mura: i mostri dilagano causando morte e distruzione. Eren Jaeger, l’eroe, assiste impotente alla morte della madre. Giura vendetta e, insieme ai suoi amici Armin e Mikasa, si unisce al Corpo di Ricerca, il cui scopo è scoprire l’origine e la natura dei giganti. I suoi militi, tenaci e indomiti, sono gli unici a uscire dalle mura. Sono rivoluzionari e sognatori: in una società chiusa e dominata dalla paura, rappresentano la speranza di un mondo migliore, il coraggio di andare oltre i limiti, praticamente e metaforicamente. Il loro motto è: «Offriamo i nostri cuori!»
Nel corso degli eventi Eren scopre di avere la capacità di trasformarsi egli stesso in gigante, pur conservando la sua coscienza umana. Inizia così una lunga guerra, non solo per sconfiggere i giganti, ma anche per svelare molti misteri. Si scopre che i giganti sono esseri umani trasformati e che il vero nemico è il mondo esterno alle mura – in particolare la nazione di Marley, che da secoli opprime gli eldiani, gli unici esseri umani capaci di trasformarsi in giganti. L’isola di Paradis altro non è che l’ultimo rifugio di questo popolo dopo la caduta dell’impero di Eldia. Gli abitanti della città fortificata pensavano di combattere contro i mostri e adesso scoprono che i mostri sono loro, o almeno che il mondo li considera tali.
Ereditando i ricordi del padre, Eren scopre l’origine dei nove giganti primordiali, la storia del popolo di Ymir, cioè Eldia, e i conflitti tra questa e Marley. Eren decide allora di distruggere il mondo per garantire la sopravvivenza del suo popolo. Alleatosi temporaneamente con il fratellastro Zeke Jaeger, s’impossessa del potere della Fondatrice Ymir che permette il controllo assoluto su tutti i giganti. Infine scatena il Boato della Terra che consiste nella liberazione di milioni di giganti colossali imprigionati nelle mura di Paradis. Questi si mettono in marcia per sterminare l’umanità fuori dall’isola.
Quando Mikasa e Armin scoprono gli intenti di Eren, si ribellano al suo piano e formano un’alleanza con alcuni ex avversari, uniti da un obiettivo comune: fermare Eren e salvare l’umanità. Quest’ultimo nel frattempo si è trasformato in un mega-mostro osseo. Durante lo scontro finale, Armin colpisce la bestia con il potere del Colossale, mentre Mikasa penetra all’interno della struttura titanica per cercare il corpo umano di Eren. Lo trova in stato semicosciente, con un’espressione di pace sul volto. Mikasa, da sempre legata a Eren da un amore tragico e sconfinato, si trova di fronte alla scelta più difficile: salvare il mondo oppure l’uomo che ama. Gli taglia la testa e lo bacia (esattamente in quest’ordine). In una realtà alternativa mostrata nei capitoli finali, Eren rivela a Mikasa di aver voluto essere fermato da lei. Sapeva di essere oltre ogni redenzione, ma desiderava che fosse Mikasa a chiudere il cerchio. Il potere dei giganti scompare e l’umanità, pur se ridotta a un misero venti per cento, sopravvive. Ciò nonostante la tensione tra Paradis e le altre nazioni rimane.

La negazione determinata
L’attacco dei giganti è una narrazione di scontro, di guerra, di svolte, di rivelazioni e di paradossi, ma i termini che si oppongono e cozzano non sono estrinseci. Essi si strutturano secondo uno schema prossimo alla negazione determinata di Hegel. Come il filosofo spiega nella Scienza della logica «L’unico punto, per ottenere il progresso scientifico […] è la conoscenza […] che il negativo è insieme anche il positivo, ossia che quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla astratto, ma si risolve essenzialmente solo nella negazione del suo contenuto particolare, vale a dire che una tale negazione non è una negazione qualunque, ma la negazione di quella cosa determinata che si risolve, ed è perciò negazione determinata. […] Codesta negazione è un nuovo concetto, ma un conetto che è superiore e più ricco che non il precedente […] ed è l’unità di quel concetto e del suo opposto.»1 Facciamo un esempio: nel confliggere frontale di due figure sociali (negazione astratta), una potrebbe esser pronta a sottomettersi all’altra per salvare la propria vita (negazione di sé). Si genera così la relazione tra servo e signore descritta nella Fenomenologia dello spirito.2 Hegel dice che il lato dominato di questo rapporto è costretto a lavorare per quello dominante, ma in questo modo apprende a plasmare gli oggetti e il mondo, dunque acquisisce potere e coscienza di sé (negazione determinata), mentre il signore si limita a fruire immediatamente dei prodotti creati dal servo. Quest’ultimo grazie al lavoro nega sé stesso come pura passività e trasforma tale negazione in un momento positivo: si forma nel lavoro e si riconosce come soggetto più libero e cosciente del signore. La negazione determinata non comporta distruzione, ma trasformazione e conservazione di un contenuto in un nuovo contesto più avanzato.

Le contraddizioni dei giganti
Riassumiamo ora i conflitti principali dell’Attacco dei giganti. 1) I giganti sono nemici degli umani rinchiusi in Paradis, ma poi si rivela che anche quest’ultimi possono trasformarsi in giganti. L’alterità nemica è quindi interiorizzata e il conflitto si sposta fuori le mura. 2) Le mura proteggono l’umanità dai giganti, ma la loro capacità di resistenza è dovuta al potere d’indurimento dei giganti che sono intrappolati all’interno delle fortificazioni stesse. 3) Eren e Armin sognano il mare e la libertà oltre le mura e i giganti, ma scopriranno che al di là dell’oceano c’è Marley che vuole sterminare gli abitanti di Paradis considerandoli mostri. È da Marley infatti che provengono i giganti che assediano Paradis. Essi altro non sono che parte della popolazione eldiana trasformata forzosamente. 4) Eren è l’eroe che sogna un mondo migliore, ma si trasforma nel distruttore della Terra. 5) Sempre lui dichiara: «Io sono uno schiavo della libertà!». Vuole andare oltre le mura, conoscere il mondo, essere libero di scegliere, ma quando accede ai ricordi del futuro del Gigante Fondatore si rende conto che le sue azioni erano già state previste. È lui che ha mostrato al padre gli eventi a venire per costringerlo a compiere determinate azioni. 6) Mikasa ama Eren, ma lo uccide: la ragazza compie l’impresa dell’eroe Eren sconfiggendo l’antagonista Eren e la sua dialettica priva di sintesi – il Boato della Terra.

L’amore di Mikasa
«Il primo momento nell’amore», sostiene Hegel nei Lineamenti di filosofia del diritto, «è che io non voglio essere una persona autonoma per me e che, se lo fossi, mi sentirei manchevole e incompleto. Il secondo momento è che io acquisto me in un’altra persona, che io valgo in lei ciò che a sua volta essa consegue in me. L’amore è pertanto la contraddizione più prodigiosa, che l’intelletto non può sciogliere, giacché non vi è nulla di più arduo di questo carattere puntiforme dell’autocoscienza, che viene negato e che io pur tuttavia devo avere come affermativo.»3 Il primo momento è simbolizzato da Mikasa che non si separa mai dalla sciarpa regalatale da Eren; il secondo dalle caratteristiche di Eren che attraggono Mikasa: lo spirito combattivo, il desiderio di giustizia e di libertà. Il motto ricorrente dell’eroe è infatti: «Combatti, devi combattere!» Nel momento in cui questi stessi elementi rischiano di provocare la distruzione, Mikasa compie il più grande atto di amore. Uccide il suo amato per conservarne le aspirazioni. Gli taglia la testa e, dopo un bacio che toglie il fiato, la trattiene in grembo. In questo modo, prossemicamente, Mikasa nega, ma conserva Eren e ciò che egli simbolizza. Dando la morte, Mikasa è la vita che trionfa sulla morte, la dialettica allo stato puro, lancinante, eroica, struggente. Per questo non si può che amare Mikasa.

L’antagonista come motore della storia
Jean Hyppolite afferma che nella Fenomenologia dello spirito «la dialettica producentesi nell’esteriorità si traspone all’interno dell’autocoscienza stessa». In questo modo «la dualità delle autocoscienze viventi diviene la duplicazione dell’autocoscienza all’interno di sé. L’indipendenza del signore e la severa educazione del servo divengono la padronanza-di-sé dello stoico – sempre libero quali che siano le circostanze o i casi della sorte – o l’esperienza della libertà assoluta dello scettico, il quale dissolve ogni posizione diversa da quella dell’io stesso.»4 E così come Alexandre Kojève ricorda che la negazione dell’Altro in Hegel non è assoluta, ma sempre determinata,5 noi possiamo affermare che il gigante rappresenta la negazione determinata di Eren e che, più in generale in narratologia, l’antagonista nega determinatamente l’eroe. Questo infatti riesce a compiere il proprio viaggio6 grazie alla lotta con l’antagonista così come il servo progredisce spiritualmente in virtù del conflitto con il signore, che funge da catalizzatore. Il nemico, l’antagonista, non è mera opposizione esterna, ma momento interno del processo dialettico che permette all’eroe di confliggere, negarsi e autogenerarsi in una nuova superiore identità. Non si sconfigge il nemico annientandolo, ma passandoci attraverso, interiorizzandolo come negativo.
Marx affermava che «È il lato cattivo a produrre il movimento che fa la storia». Noi possiamo aggiungere che senza «questo inconveniente della società»7 non ci sarebbe stato né incidente scatenante né conflitto. Saremmo rimasti a casa, non avremmo intrapreso viaggio alcuno e di conseguenza non ci saremmo evoluti. Nessuna storia sarebbe stata scritta o raccontata; non ci saremmo innamorati di Mikasa, non saremmo morti e non continueremmo a vivere in lei.


  1. G.W.F. Hegel, Scienza della logica, vol. I, Laterza, 1988, p. 36. 

  2. Cfr. id., Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia, 1988, pp. 159-164. 

  3. Id. Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello stato in compendio con le aggiunte di Eduard Gans, a cura di G. Marini, Laterza, 1999, pp. 332-333. 

  4. Jean Hyppolite, Genesi e struttura della «Fenomenologia dello spirito» di Hegel, La Nuova Italia, 1989, p. 191. 

  5. Cfr. A. Kojève, Introduzione alla lettura di Hegel, Adelphi, 1996, p. 65. 

  6. Cfr. A. Penequo (a cura di), Il viaggio rivoluzionario dell’eroe. Narrare, conoscere, ribellarsi, Mimesis 2020. 

  7. K. Marx, Miseria della filosofia, Editori Riuniti, 1993, pp. 78-79. 

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I Titani si sono presi il mio spazio, QUINDI ammazzo mio fratello https://www.carmillaonline.com/2023/05/31/i-titani-si-sono-presi-il-mio-spazio-quindi-ammazzo-mio-fratello/ Wed, 31 May 2023 21:57:47 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=77458 di Jari Lanzoni*

I riferimenti:

Gli uomini nei muri (Of Men and Monsters), edito nel 1968 sulla rivista Galaxy Science Fiction, di William Tenn. Il titolo italiano riprende quello del racconto The Men in the Walls, sempre di Tenn, da cui l’autore ha sviluppato il romanzo.  L’Attacco dei Giganti ( Shingeki no kyojin ), edito nel 2009 sulla rivista Bessatsu Shōnen Magazine, di Hajime Isayama.

Corpi colossali, spazi e menti in restringimento e l’egemonia della Lotta Tossica

In un imprecisato futuro, orde di Giganti e Titani privi di intelletto spuntano dal nulla con l’unico scopo di mangiarsi gli esseri umani. Dopo un [...]]]> di Jari Lanzoni*

I riferimenti:

Gli uomini nei muri (Of Men and Monsters), edito nel 1968 sulla rivista Galaxy Science Fiction, di William Tenn. Il titolo italiano riprende quello del racconto The Men in the Walls, sempre di Tenn, da cui l’autore ha sviluppato il romanzo. 
L’Attacco dei Giganti ( Shingeki no kyojin ), edito nel 2009 sulla rivista Bessatsu Shōnen Magazine, di Hajime Isayama.

Corpi colossali, spazi e menti in restringimento e l’egemonia della Lotta Tossica

In un imprecisato futuro, orde di Giganti e Titani privi di intelletto spuntano dal nulla con l’unico scopo di mangiarsi gli esseri umani. Dopo un lungo periodo di lotta e una forte regressione tecnica, tutta la razza umana ha trovato scampo dentro tre cerchie di mura, consumandosi nell’odio per i giganti invasori e bruciando dalla voglia di rivalsa.

Tra duelli mirabolanti e la giusta distillazione di informazioni (e un merchandising con i fiocchi), il successo de “l’Attacco dei Giganti” (Shingeki no kyojin del 2009, di Hajime Isayama, meglio noto come Attack on Titan) è immediato. Unico neo: una fase finale calante come le palpebre del lettore e un epilogo insapore, sbrolososamente buonista, come se la necessità di scegliere gli interni per la quarta villa al mare dell’ormai arricchito Isayama rendesse quest’ultimo indifferente alla propria opera.

Calato da lungo tempo l’interesse per quella bella idea divenuta una vaccata, mi ritrovo a leggere un romanzo urania mentre mio figlio si fa la siesta pomeridiana.

In un imprecisato futuro, orde di Titanici intelligenti e con un livello tecnologico superiore, sono scesi dal loro pianeta conquistando la (si presume) Terra. Dopo un lungo periodo di lotta e una forte regressione tecnica, tutta la razza umana ha trovato scampo dentro cunicoli, consumandosi nell’odio per i giganti invasori e bruciando dalla voglia di rivalsa. Si tratta ovviamente de “Gli uomini nei muri” (Of Men and Monsters) del 1968, di William Tenn, scelto solo perché il titolo ricordava “I topi nei muri” del Maestro Lovecraft.

Nulla di nuovo sotto il sole (si noteranno infatti gli influssi di opere quali “Universo”, ossiaOrphans of the Sky di Heinlein). Chiunque ami la narrativa sa che tutto è già stato scritto, la capacità dell’autore è solo quella di concertare vicende, concetti ed eventi propulsivi in maniera differente. Tuttavia il confronto tra il manga di Isayama e il romanzo di Tenn, spogliando entrambi dei relativi carichi di effetti speciali e altre trovate accessorie, rivela le fondamenta di una narrazione comune: i Titani si sono presi il mio spazio, QUINDI ammazzo mio fratello

Mi spiego meglio.

In entrambe le opere la razza umana è confinata, lo spazio di crescita e movimento è limitato per una forzatura. La forzatura, l’assenza di libertà, crea attrito. In entrambe le opere il passato era migliore, il furto di quel passato è vissuto come un furto della “cosa propria” e genera attrito. In entrambe le opere ogni tentativo di conquistare un futuro diverso e migliore è frustrata, fallisce inesorabilmente, e questo genera attrito.

E si arriva al nodo principale. Mentre punta il dito contro il Titano o i Titanici che camminano all’orizzonte, il ceto egemone soffia su tutto quel attrito come il mantice nella forgia, incanalandolo nel proprio capitale di potere politico.

Le assonanze con la nostra storia contemporanea sono assordanti.

Il concetto che emerge con prepotenza nella cicatrice tra queste due narrazioni è la Lotta Tossica, una spinta che, pura nell’intenzione, è viziata da una propaganda malata, sterile se non addirittura necrofaga. Tanto gli uomini dei cunicoli con le loro lance, quanto gli esploratori di Isayama con le loro avanzate 3D Maneuver Gear (il merchandising deve vendere!), sono infettati da aggressività e violenza fino al midollo. In Attack on Titan vengono mandati a farsi divorare dai Giganti, affinché il loro martirio susciti altra rabbia e altri martiri. Per tutti loro l’importante è seguire l’indice indicatore del capo, ripetersi nella propria mente la lunga filippica galvanizzante innestata nella propaganda (Tenn, in questo ambito, fa un ottimo lavoro) e poi buttarsi al macello. A primo acchito sembra quasi che, ridotto lo spazio fisico per l’umanità, ne consegua una regressione intellettiva ed empatica.

Non a caso, guarda un pò, i protagonisti svolgono la loro funzione di “meccanismo storto che fa saltare la catena” fermandosi, ragionando sul contesto complessivo, trattenendo i testosteroni. Un atteggiamento ovviamente eretico agli occhi della leadership.

Una buona parte dei Giganti di Isayama sono “accessibili”, si possono uccidere, salvo poi essere travolti dal loro numero. I Tinanici di Tenn, invece, sono esseri assai più smisurati e proprio la violenza dei suoi “uomini nei muri” rivela un lato più oscuro, più viscido. 

Hajime Isayama

In un capitolo breve, viene rivelato che catturare uno Straniero, ossia un individuo isolato di un’altra comunità (un escluso, l’equivalente di un nostro povero o di un emigrato), é per la tribù dei cunicoli una rara primizia. Non si parla di cannibalismo, ovviamente, ma di una lunga e atroce forma di tortura, resa ancor più terrificante dalla mancanza di descrizioni specifiche, in cui tutta la tribù partecipa con trasporto. Al termine del martirio, ogni torturatore tornerà alla propria miseria con l’idea, puramente immaginifica, di essersi “un po’” vendicato dei Titanici, di aver contribuito “in una qualche vaga forma” al rendere la pariglia ai nemici.

Difficile non trovare corrispettivi con gli aspetti più vili di una società che cerca ossessivamente “Un” colpevole, uno qualsiasi, anziché risolvere davvero i propri problemi, commentando contenta il rovesciamento di un barcone di profughi mentre guarda il telegiornale, trangugiando lasagne.

Un altro punto di sutura tra il carnaio dei Giganti e quello dei Titanici è la Leadership castrante. A fronte di una minaccia incombente, qualsiasi individuo con solo una stellina sul bavero, o due chili di panza in più nel caso degli uomini dei cunicoli, esegue ordini già perdenti in partenza, mentre il già citato ceto egemone controlla più la propria pletora che il nemico all’orizzonte. L’ossessione per il controllo sfocia in colpi di stato, spionaggio, repressioni, decimazioni, sostituzioni di Re etc etc… lo scopo finale dei leader, alla faccia degli ideali di rivalsa e virilità pompati nelle teste dei giovani, è restare lo scarabeo stercorario con la pallina di cacca più grande di tutti; grande, calda e gustosa.

Nell’opera di Tenn ci si spinge oltre: la resistenza alla casta dominante, dai tratti marcatamente fascisti, è composta da una compagine di puri parolai, migliori negli ideali, ma inetti nell’azione e nelle decisioni. L’Organizzatore, attributo e nom de guerre di uno dei ribelli, viene definito come uno che “combatte solo con le parole” e conduce la propria insurrezione peggio dei Lemmings dell’Amiga. Naturalmente, a fronte di una batosta pazzesca per il fallimento della rivoluzione, l’Organizzatore e la sua banda di “cioccolatai” da bar sport, si prendono le loro sante pause di riflessioni senza ovviamente cacciare un ragno dal buco.

Non ci vuole una laurea in scienze politiche per trovare i concetti corrispettivi nella nostra vita quotidiana.

Tra Fascisti e Parolai, anzi, in mezzo alla triangolazione di Giganti/Titanici, Fascisti e Parolai, l’unica speranza per i Protagonisti di entrambe le narrazioni è una sana accelerazione sul pedale dell’autocoscienza e del sano individualismo, sfuggendo al fascino della Lotta Tossica che continua a macinare carne umana.

 

* Autore, Scrittore, Istruttore di Scherma Storica

 

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