Governo Monti – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Wed, 24 Jun 2026 20:00:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Fare come in Francia? https://www.carmillaonline.com/2023/03/25/fare-come-in-francia/ Sat, 25 Mar 2023 21:00:12 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=76612 di Sandro Moiso

La prima conseguenza del rinnovato accordo tra Italia e Francia, unico trofeo che la premier Meloni può vantare dopo i colloqui con Macron e la fine del vertice europeo conclusosi il 23 marzo, è stata quella di veder scaramanticamente cancellato dalle prime pagine dei quotidiani e dai telegiornali, di ogni tendenza politica e appartenenza, qualsiasi riferimento alle agitazioni che stanno scuotendo la Francia con milioni di manifestanti nelle strade. Eppure, anche all’occhio meno accorto o critico, non può non essere evidente il fatto che la carta geo-politica di ciò [...]]]> di Sandro Moiso

La prima conseguenza del rinnovato accordo tra Italia e Francia, unico trofeo che la premier Meloni può vantare dopo i colloqui con Macron e la fine del vertice europeo conclusosi il 23 marzo, è stata quella di veder scaramanticamente cancellato dalle prime pagine dei quotidiani e dai telegiornali, di ogni tendenza politica e appartenenza, qualsiasi riferimento alle agitazioni che stanno scuotendo la Francia con milioni di manifestanti nelle strade. Eppure, anche all’occhio meno accorto o critico, non può non essere evidente il fatto che la carta geo-politica di ciò che avrebbe dovuto essere l’Unione europea si caratterizza ormai per tre grandi aree di crisi che la percorrono tutta, da Est a Ovest.

Ai confini orientali la guerra in Ucraina, con i suoi possibili sbocchi mondiali che già spaventano alcune élite europee e le spingono a correre a Pechino a chiedere che il presidente Xi Jinping si affretti a impostare una reale proposta di tregua (in barba al diniego esibito nei confronti di tale ipotesi dal presidente Biden e dagli imperialisti pezzenti del Regno Unito).

Nel cuore del continente la crisi bancaria, che è sbarcata dagli Stati Uniti coinvolgendo due delle più importanti banche europee, Credit Suisse, morta in un battibaleno e sostanzialmente assorbita da UBS per un valore impensabile fino a qualche settimana fa, e Deutsche Bank che, ancora una volta, traballa sulla sua “pancia” piena di titoli spazzatura, subprime e derivati, ma “povera” di liquidità.

Nella parte occidentale e atlantica la rivolta sociale francese che si allarga sempre più, di cui la riforma autoritaria delle pensioni è stato soltanto il fattore scatenante di una crisi economica e sociale che covava sotto le ceneri, imposte dai due anni di provvedimenti liberticidi sventolati come necessari per la salvaguardia della salute pubblica, fin dai tempi dei gilets jaunes e, ancor prima, delle rivolte delle banlieue.

Un’autentica tempesta perfetta che testimonia come lo stato di salute del capitalismo occidentale e del suo modus vivendi sia tutt’altro che buono, così come quello dell’ambiente che ha colonizzato senza pietà e senza riguardo per il futuro della specie, proprio a partire del continente europeo.

Come i quattro cavalieri dell’Apocalisse, la crisi economica, la guerra, la crisi ambientale e l’impoverimento di ampi settori sociali, un tempo magari rientranti nelle fila della classe media, indicano che il modo di produzione basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e del capitale sull’ambiente sta volgendo al termine nel più drammatico dei modi.

La Francia e i moti che sempre più la percorrono sembra indicare, contemporaneamente, tutte e due le strade che la società derivata dall’attuale distruttivo modo di produzione può imboccare nell’affrontare la drammaticità del momento storico dato.

Da un lato l’autoritarismo governativo che, come da anni si va ripetendo su questa pagine e in altri contesti1, nulla concede e nulla può più concedere sia alle richieste più elementari provenienti dal basso che a qualsiasi ipotesi riformistica destinata a migliorare le condizioni dei servizi sanitari, pensionistici2, scolastici, lavorative e salariali in un contesto in cui la concorrenza per la spartizione del plusvalore complessivamente prodotto si è fatta mondiale, con competitor giovani, scaltri e del tutto intenzionati a scalzare il primato “occidentale” nell’accaparramento delle ricchezze delle risorse.

Un autoritarismo che si maschera dietro le formulazioni generiche di difesa di improbabili transizioni green o di diritti liberali che poco incidono sulla concreta vita materiale di milioni di cittadini di ogni sesso, appartenenza etnica e sociale (purché medio-bassa), tutti destinati soltanto ad essere sempre più sfruttati in ogni ambito lavorativo (in cui ormai occorre inserire tutta l’economia falsamente definita illegale, collegata al mercato del sesso e degli stupefacenti) oppure come carne da cannone nella guerra che, proseguendo su questa strada, certamente verrà.

La scelta di Macron sull’imposizione dei due anni di aumento dell’età pensionabile dei lavoratori francesi, infatti, non è nemmeno una scelta. E’ una decisione imposta dal voler mantenere l’attuale assetto sociale e politico, di cui la democrazia parlamentare non è altro che un orpello. Un gioiello fatale con cui l’ideologia dominante è riuscita ad ammaliare lavoratori, giovani, donne e proletari di ogni tipo (sottoproletariato incluso) finché, almeno in Occidente, alcune riforme potevano essere finanziate con il plusvalore estorto ai lavoratori sottopagati di altri angoli del pianeta.

Ora il plusvalore colà estratto rimane in gran parte, o del tutto, nelle tasche di altri imprenditori, di altre borghesie che, oltre a rimpinguare i propri profitti e investimenti, preferiscono ridistribuirne una parte in casa soltanto per migliorare e ampliare anche il proprio mercato interno, oltre che per placare, almeno in parte, i segni di conflittualità di classe che si manifestano nelle fabbriche e nei settori produttivi dislocati a casa loro.

Paradossalmente l’accumulo di ricchezze in numero di mani sempre più ridotto, infatti, più che segnalare che la produzione mondiale sia in aumento (dato ancora tutto da verificare), indica che il valore prodotto è, rispetto agli investimenti necessari, sostanzialmente diminuito, soprattutto in Occidente e nelle aree ad esso direttamente collegate.

In questo senso la crisi di SVB (Silicon Valley Bank), più che ricordare i rischi connessi allo scarso controllo esercitato sulle banche dallo Stato (quasi come se questo fosse davvero uno strumento neutro e imparziale nella gestione della ricchezza e della società), rappresenta un po’ la fine del sogno delle start up, degli investimenti spericolati legati più alle promesse che ai risultati effettivi, di cui Elon Musk è stato il gran maestro. Forse ancor più dei pionieri come Billa Gates, Steve Jobs, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg che, arrivati per primi sul mercato delle nuove tecnologie e delle promesse ad esse collegate, si vedono oggi comunque costretti a licenziare complessivamente centinaia di migliaia di dipendenti (fatto che potrebbe avere conseguenze deflagranti anche sul prossimo voto presidenziale americano).

Finanza, rete, piattaforme e computer insieme hanno contribuito a velocizzare lo spostamento delle ricchezze, a intorbidire le idee e le battaglie e a confondere i singoli individui trascinati nel vortice della velocità della comunicazione e della disinformazione organizzata (spesso ufficiale, ancor prima che “artigianale”). Ma non hanno contribuito a produrre autentico “valore”, semmai l’illusione del valore di qualcosa che non esiste. E in questo senso l’unico vero proletariato, al di là delle balzane teorizzazioni degli ultimi trenta o quarant’anni, collegato al settore è stato quello direttamente coinvolto nella produzione manuale di apparecchi elettronici e della componentistica ad essi collegata (programmi compresi) .

La crisi di SVB ci conferma tutto questo3, ma ci annuncia anche la fine di un sogno: produrre valore e ricchezza senza passare dal lavoro manuale, senza produrre alcunché di materiale, sostanzialmente, come è successo in molti casi e in particolare in quello di Musk, vendendo fuffa e muffa ideologica.
Infine riporta alla luce il “paradosso di Solow”, economista statunitense che aveva ricevuto il premio Nobel nel 1987 per i suoi contributi alla teoria della crescita economica, in cui si sosteneva che «i computer si vedono ovunque, tranne che nell’aumento di produttività»4.

Certo oggi l’industria del riarmo, verso cui tutti i maggiori stati si stanno orientando, sembra promettere, in una prospettiva neppur troppo lunga, maggiori e più solidi guadagni, insieme ai titoli di stato necessari per finanziarla, e così la “concretezza” della materia militare, in tutti i sensi, riprende il sopravvento sulla leggerezza della già invecchiata new economy caratterizzata dalla produzione “immateriale”. E questo no va separato da ciò che il presidente francese ha fatto a proposito di riforma delle pensioni.

Nel gioco degli equilibri economici dello Stato, la recente promessa macroniana di giungere ad un investimento di 200 miliardi di euro per il rinnovo degli equipaggiamenti delle forze armate e della loro riorganizzazione in chiave più moderna, accompagnata da un accenno alla possibile reintroduzione della leva obbligatoria, non può preveder un costo zero. Costo che, naturalmente, è destinato fin da oggi, e come sempre, a ricadere integralmente sulle spalle dei contribuenti, dei lavoratori, dei giovani, delle donne e di chi vive al margine tra disoccupazione e “lavoro illegale”. Rendendo impossibile al “Mario Antonietto” di turno anche la semplice offerta di brioches per placare l’ira dei cittadini.

Ecco, allora, che, sì, per l’opposizione di classe occorre fare come in Francia.
La lotta sociale diffusa, testarda, ad oltranza e senza sconti per gli avversari è l’unica forma di lotta che il capitalismo attuale ci obbliga ad esercitare. Sia per le rivendicazioni sociali che per l’opposizione ai sacrifici che già ci vengono imposti per la guerra. Approfittiamone, dimostrando così che lotta contro il capitale e i suoi funzionari e contro la guerra sono, nella sostanza, la stessa cosa5, poiché ogni lotta sociale di queste dimensioni mette per forza di cosa in discussione e in crisi l’iniziativa del capitale. Fosse anche, per l’appunto, la guerra.

Le condizioni materiali di esistenza e non le idee; i rapporti tra le classi e non i discorsi politically correct segnano il cammino della Storia e delle rivoluzioni. Oggi possiamo trovarci sull’orlo di un baratro (guerra mondiale generalizzata) oppure di un nuovo domani tutto da inventare. I compagni e le compagne francesi, ancorché inconsapevoli, sono già costretti a porsi il problema (qui) sotto l’urgenza del divenire e dell’azione collettiva. Facciamo sì che quella francese diventi la nuova epidemia destinata a sconvolgere l’ordine europeo del capitale.


  1. S. Moiso (a cura di), Guerra civile globale. Fratture sociali del terzo millennio, Il Galeone Editore, Roma 2021  

  2. Va qui ricordato che proprio intorno al discorso sul costo della spesa per le pensioni si realizzò nel 2011, qui nella democratica Italia, una sorta di autentico colpo di Stato tecnocratico per mezzo del governo Monti, all’epoca incensato dalla Sinistra in chiave anti-berlusconiana, e la cosiddetta riforma Fornero.  

  3. “Apple, Microsoft, Amazone Web Services (branca di Amazon legata allo sviluppo del Cloud, dei micro servizi software e dell’internet delle cose, che fornisce alla intera multinazionale percentuali di utile netto decisamente superiore di quello derivante dal colossale fatturato della parte logistica e dell’e-commerce), Google, Oracle, Salesforce, IBM, ed Intel – in sostanza quasi tutte le big corporate strategiche della new digital economy – sono agli inizi di una crisi profonda.
    Prima del fallimento della Silicon Valley Bank, tutte queste grosse multinazionali ad inizio 2023 hanno avviato una massiccia ristrutturazione fatta di licenziamenti di massa nei loro settori chiave della ricerca e sviluppo, come già avevano preannunciato nel corso del passato autunno. Una operazione che impatterà 120 mila posti di lavoro in California appunto nel settore informatico, dell’internet delle cose, nel Cloud computing e nella ricerca software e digitale. Amazon (nel settore AWS), Google, Microsoft, Salesforce, stanno eseguendo licenziamenti pari al 15% della forza lavoro, Apple al momento sta tagliando tutte le forniture di subappalto con software house terze parti e l’aria che tira che questo non basterà a salvare i lavoratori diretti. Twitter appena acquistata da Elon Musk subirà un ridimensionamento pari al 50% della forza lavoro impiegata. Intel si trova immediatamente costretta a tagliare rispettivamente le compensation dei manager ed i salari dei dipendenti rispettivamente del 15%, del 10% per i quadri e del 5% per gli altri tecnici informatici, mentre annuncia i primi esuberi al momento contenuti.
    Che probabilità di successo avranno le cosiddette Startup della new economy e della tecnologie che da questa catena dipendono? Che prospettive di valorizzazione potevano avere quei capitali depositati e per le operazioni di finanziamento nella fu Silicon Valley Bank?” qui  

  4. L’autore del presente articolo deve questa osservazione ad Alberto Airoldi e al suo romanzo Sugar Mountain. Il brusco risveglio, Casa Editrice Leonida, Reggio Calabria 2022, p.29  

  5. Per questo motivo, alcuni commentatori della stampa italiana dovrebbero forse, e per vantaggio della loro stessa causa, esimersi dall’esprimere in prima pagina idee superficiali e riduttive come questa: “Proprio Macron, ieri, ha spiegato la differenza tra populismo e politica: la sovranità appartiene al popolo elettore, non al popolo in tumulto. Il populismo si mette dietro al popolo in tumulto, il politico si mette davanti al popolo elettore, là dove è stato messo dal popolo sovrano”, M. Feltri, Mario Antonietto, «La Stampa», 23 marzo 2023. Tra l’altro straordinariamente in linea con quanto espresso dall’ormai vieux, più che nouveau, philosophe Bernard Henri-Lévy in un suo articolo su «Repubblica», del 25 marzo, dall’allarmistico titolo: Una protesta giusta sfociata in violenza: la Francia rischia l’autodistruzione.  

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Dal Bunga Bunga al Festival. Missione compiuta. https://www.carmillaonline.com/2023/02/19/dal-bunga-bunga-al-festival/ Sun, 19 Feb 2023 21:00:53 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=76167 di Sandro Moiso

La recente assoluzione del Cavaliere da cabaret non può stupire più di tanto, pertanto l’autore di queste righe non si protrarrà nel ricordare gli eventi e le polemiche che hanno accompagnato la vicenda. Già fin troppo tempo si è speso su un terreno che di opposizione politica reale ben poco aveva ma che, in compenso, è servito da paravento per segnare un passaggio epocale di tanta sinistra italica da una posizione di carattere ancora socialdemocratico ad una persa tra le spirali del liberalismo salottiero e moralista, oltre che economico, [...]]]> di Sandro Moiso

La recente assoluzione del Cavaliere da cabaret non può stupire più di tanto, pertanto l’autore di queste righe non si protrarrà nel ricordare gli eventi e le polemiche che hanno accompagnato la vicenda. Già fin troppo tempo si è speso su un terreno che di opposizione politica reale ben poco aveva ma che, in compenso, è servito da paravento per segnare un passaggio epocale di tanta sinistra italica da una posizione di carattere ancora socialdemocratico ad una persa tra le spirali del liberalismo salottiero e moralista, oltre che economico, destinate soltanto a far smarrire qualsiasi riferimento alla guerra tra le classi e ai bisogni materiali delle fasce sociali meno abbienti della società.

Sì, le lunghe “battaglie”, soprattutto mediatiche, condotte sulle “malefatte” di un premier autentico erede del Marchese del Grillo, intravisto nel nostro futuro più che nel passato nazionale da quel geniaccio cinematografico che rispondeva al nome di Mario Monicelli, avranno pure alimentato tanta ironia, anche sulle pagine di «Carmillaonline» attraverso le “Schegge taglienti” di Alessandra Daniele, ma, soprattutto, sono servite a diffondere una tendenza al moralismo e al giustizialismo che, dopo aver rinvigorito l’immagine di Marco Travaglio e del suo giornale e aver costituito le fondamenta dei “Vaffa Day” di Beppe Grillo, che hanno preceduto l’entrata in scena del Movimento 5 Stelle, ha cancellato, o almeno ha cercato di farlo, ogni riferimento al fatto che la battaglia politica, soprattutto se condotta da Sinistra, dovrebbe fondare le sue radici nelle contraddizioni reali del modo di produzione capitalistico. E non nelle sue platoniche ombre mediatiche.

Si dice che Antonio Ricci, ideatore di tanta tv berlusconiana, dai tempi di Drive In e Lupo Solitario fino ai tutt’ora inossidabili Striscia la notizia e Paperissima, sia da sempre appassionato ammiratore e collezionista di tutto quanto riguardi il Maggio francese e il Situazionismo. Così da far pensare che di quella significativa esperienza critica possa esser diventato uno dei legittimi eredi. Portando lo spettacolo ad essere l’unico elemento di riferimento per qualsiasi critica sociale e politica e rovesciando la rabbia della critica nel sorriso, nemmeno acido, dello spettacolo d’intrattenimento. Tanto da poter dire che se Bonaparte fu l’esecutore testamentario della Rivoluzione francese, così Ricci, si scusi il paragone un po’ azzardato sul piano storico e delle dimensioni effettive dei personaggi e degli eventi, lo è stato altrettanto in Italia per le intuizioni di Guy Debord sulla Società dello spettacolo.

Passato dalle collaborazioni con Beppe Grillo a quella più lunga, solida e, probabilmente, meglio remunerata col Cavaliere di Monza, l’autore televisivo, dopo essersi fatto le ossa in Rai, ha potuto scatenare il suo estro in una serie di programmi che hanno abituato il pubblico a reagire con lo sghignazzo e la battuta a qualsiasi evento politico e sociale. Trasformando così ogni evento in un puro e semplice spettacolo satirico. Anche se dai tempi di Lupo Solitario e dei gemelli Ruggeri, ivi transitati dal cabaret insieme a Patrizio Roversi e Syusy Bladi, e dell’ironica critica al socialismo reale raffigurato nell’immaginaria terra di Kroda, a quelli del Tapiro d’oro di Striscia la notizia e degli involontari capitomboli di Paperissima, qualcosa si è perso per strada. Soprattutto in termini di originalità.

Ma poco importa poiché, per i motivi appena menzionati, forse, si dovrebbe affermare che il vero artefice e stratega dei successi berlusconiani, compresi quelli processuali, sia da individuare proprio in colui che del détournement situazionista ha fatto la sua carta vincente e il grimaldello per scassinare una comunicazione “politica” già da tempo imbalsamata. Il rovesciamento, l’uso obliquo dei significati e dei fatti ha infatti finito col costituire il motore e il motivo delle narrazioni politiche italiane, certo non soltanto a partire dall’epoca berlusconiana, ma che in quest’ultima ha trionfato.

Soprattutto a Sinistra.
Un trionfo del rovesciamento che ha fatto sì che oggi gran parte del cosiddetto elettorato, ma anche chi scrive, non sappia più cosa significhi concretamente in politica il termine “sinistra”. Troppo volubile, troppo espandibile, troppo ambiguo e, come si sa, il troppo stroppia.

Una Sinistra istituzionale ammaliata dai salotti dei talk show televisivi. Una Sinistra per cui il look e l’apparenza hanno trionfato sui contenuti, così come dimostrano ancora le immagini di quella parte della stessa che esultava trionfante alla vista del Cavaliere che lasciava Palazzo Chigi nel 2011. Soltanto per sottomettersi, poi, al successivo governo Monti, lanciato in tv come salvatore della patria, non lo si dimentichi mai, proprio da Pier Luigi Bersani, e alla riforma Fornero delle pensioni. Senza nemmeno lontanamente accennare a ciò che oggi, per un tipo di riforma simile ma tutto sommato più leggera (64 anni invece di 67 per la pensione di vecchiaia) sta accadendo nelle strade e nelle piazze francesi.

Una Sinistra, infine, che si affida ai messaggi social e alle prediche vuote del Festival di Sanremo, durante il quale lo spettacolo di nani e ballerine di craxiana memoria si è ripetuto su grande scala e con un audience elevatissima. Liberalismo da strapazzo che, tra fiori che volavano per i calci di Blanco e le finte provocazioni di Rosa Chemical, Fedez e dei Maneskin, si è ammantato di “impegno civile” per mezzo dei discorsi stantii e retorici di Benigni; di un femminismo che non è riuscito nemmeno a elevarsi al livello dell’hollywoodiano “Me Too” (già piuttosto deludente rispetto ad un serio discorso sulla questione delle reali condizioni sociali e famigliari di milioni di donne); della superficiale lamentatio antirazzista e di mille altre banalità di base scambiate per discorsi “seri” e “impegnati”.

Discorsi del tutto simili a quelli contenuti nei programmi del PD che un altro uomo di spettacolo, Fiorello, ha definito “discorsi ad minchiam” dopo essersi imbattuto in un articolo dell’Adnkronos riguardante “i caratteri del nuovo partito nella quattro mozioni”, nel quale si citava testualmente: «Il nuovo Pd dovrà essere ‘aperto’, ‘inclusivo’ e ‘di prossimità’. Ma anche ‘paritario’, magari con una ‘cosegreteria’ o comunque con vertici ‘duali’ uomo/donna, e mai più ‘verticista’».

Il successo di tanto chiacchiericcio inutile e vuoto, tutt’altro che classista, si è visto, ad esempio nel calo dei tesserati del PD, sul quale pesano nonostante tutto anche le false tessere campane, la scarsa attenzione per il suo congresso (soprattutto nelle sezioni di tradizione “operaia”) e nel risultato delle votazioni regionali di Lazio e Lombardia in cui, guarda caso, il vero vincitore è stato l’astensionismo. Un astensionismo cosciente, non nel senso politico ma di rabbia e disgusto volutamente espresso attraverso il non voto. Come ha ammesso Stefano Fassina in un articolo dell’«Huffington Post» del 16 febbraio scorso:

Un’astensione con un nettissimo segno di classe. A tal proposito, le analisi delle precedenti tornate elettorali, amministrative e politiche sono inequivocabili. In attesa della scomposizione sociale del voto del 12-13 febbraio scorso, ne troviamo chiara conferma nell’affluenza a Roma, dove la quota di votanti in ciascun Municipio è direttamente proporzionale al reddito medio in esso registrato. […] In sintesi brutale, chi ha più bisogno di politica sta lontano dalla politica e, quando si avvicina alla politica, sta lontano dalla sinistra ufficiale…

Astensionismo che segnala anche, però, la possibilità di una rinascita futura di movimenti spontanei dal basso, poco ideologizzati e ancor meno inquadrabili ai fini dell’ormai cadaverico parlamentarismo. Manifestazione di uno scontento diffusissimo, giovanile e non, operaio e non, femminile e non, che per forza di cose dovrà, in forme ancora tutte da definire, rivolgersi contro l’attuale sistema di valori “condivisi” e di sfruttamento diffuso, mal retribuito e spietato del lavoro salariato. In sostanza, contro il capitale e le sue guerre sociali e militari.

Per ora, Berlusconi ha vinto e si sfrega ancora una volta le mani felice. Ma non ha vinto per i cavilli legali utilizzati dai suoi abili avvocati e nemmeno per le crepe apertesi nella magistratura e nel suo lavoro. Sempre fin troppo efficiente nei confronti di anarchici e No tav. Anche se Marco Travaglio potrà piangere ancora su puttanieri scagionati e giudici minacciati, mentre ancora qualche giorno fa il suo giornale mostrava un’immagine di prima pagina in cui alle spalle di Alfredo Cospito si proiettavano le ombre dei mafiosi, sbandierando il suo giustizialismo “tradito” nelle aule di tribunale e parlamentari.

Silvio Berlusconi rimane l’autentico vincitore di Sanremo, tant’è vero che del, tutt’altro che monolitico, blocco di centro-destra è stato l’unico a non iniziare la tiritera opposta su foibe, famiglia e droga. Perché sapeva di aver vinto, insieme ad un Guy Debord rovesciato nel suo contrario (com’è destino di ogni teorico del détournement), quando ha visto il Presidente della Repubblica inchinarsi davanti allo spettacolo e alle sue implacabili leggi. In nome dei discorsi di “impegno civile”. Mentre, Zelensky, nel ruolo di fantasma europeo, poteva soltanto aggirarsi ma non manifestarsi di persona sul palco dell’Ariston.

Dunque, dopo tanti anni, missione compiuta per il Cavaliere. Con la Sinistra istituzionale definitivamente rovesciata nel contrario di ciò che avrebbe dovuto essere e “rifondata” a immagine e somiglianza del glamour dei programmi Mediaset.
The king is dead, long live the king!
Anche se all’orizzonte già si delinea il volto confuso di uno strano soldato…

APPENDICE

Si allega qui di seguito, per dover di cortesia e non per altro, la precisazione richiesta all’autore dall’Ufficio Stampa di Striscia la notizia.

PRECISAZIONE CON RICHIESTA DI PUBBLICAZIONE

Dal Bunga Bunga al Festival. Missione compiuta.

Gentile Sandro Moiso,

abbiamo letto il suo pezzo “Dal Bunga Bunga al Festival. Missione compiuta”, apparso su Carmillaonline.com il 19 febbraio. Superata una certa sorpresa nell’assistere al divertente e creativo tentativo di collegare l’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo “Ruby ter” al Festival di Sanremo 2023 e all’impatto sul linguaggio televisivo (e non solo) avuto da Striscia la notizia e dai programmi di Antonio Ricci, ci teniamo a precisare alcuni punti che ci sembrano decisivi.

Drive In, come d’altra parte anche Lupo solitario, che lei cita, è stato un programma innovativo, libero e libertario. Era una caricatura delle abitudini degli italiani e della società dell’epoca: un programma comico e satirico che ha irriso e messo alla berlina protagonisti, mode e personaggi degli anni 80. Una parodia dell’Italia di quegli anni esagerati, del riflusso, dell’edonismo reaganiano e della Milano da bere. Omar Calabrese, Luciano Salce, Giovanni Raboni, Federico Fellini, Umberto Eco, Oreste Del Buono, Angelo Guglielmi e tanti altri intellettuali dell’epoca la definirono «la trasmissione di satira più libera che si sia vista e sentita per ora in tv» o «l’unico programma per cui vale la pena di avere la tv».

È andato in onda dal 1983 al 1988, quindi molti anni prima della fondazione di Forza Italia e non ha nulla a che fare con l’impegno politico diretto di Silvio Berlusconi.

E seppure, come scrive lei, a Striscia la notizia, che è nata nel 1988, a volte si ride, è pure vero che non è sempre così. Si ride pochissimo quando, come in questi giorni, si mandano in onda immagini delle violenze dentro il CPR (Centro di permanenza per il rimpatrio) di Palazzo San Gervasio, delle gabbie in cui vengono rinchiusi gli “ospiti” della struttura, delle fascette di contenzione, della “terapia” a base di sedativi che alcuni di loro sono costretti a prendere. Tanto più che Striscia la notizia è l’unica voce di denuncia, nell’indifferenza generale della stampa nazionale. A Striscia si ride pochissimo anche quando salta in aria l’auto dell’inviata da Palermo, Stefania Petyx, che tra i tanti servizi contro le mafie ne ha realizzato uno a Corleone, proprio sotto la casa di Totò Riina. O quando in redazione arriva un pacco bomba o quando viene data alle fiamme la casetta di un inviato. Si ride pure pochissimo quando si denunciano magagne, errori, inefficienze del nostro Paese e lo si fa senza riguardi per le più importanti imprese pubbliche e private, dall’Eni a Fca, a Telecom, e per questo si accumulano più di 400 vertenze legali, e neppure quando si indaga sulle acque minerali, i supermercati, le grandi aziende che talvolta sono sponsor della rete televisiva che manda in onda il programma. È chiaro che tutti noi (lei compreso) potremmo sempre fare di più. Ci proviamo, spesso non ci riusciamo e aumenta il disincanto nel constatare che una risata, anche finta, non seppellirà nessuno.

Con i nostri più cordiali saluti

L’ufficio stampa di Striscia la notizia

P.S. Antonio Ricci non ha mai firmato esclusive di alcun genere con nessuna rete proprio per avere la più grande autonomia possibile.

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In Africa si va https://www.carmillaonline.com/2018/01/07/africa-si-va/ Sun, 07 Jan 2018 20:01:06 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=42621 di Alessandra Daniele

Il conte Gentiloni ha chiuso l’anno e il mandato con l’invio d’un contingente della Folgore in Africa. Buon 1882. Per la gioia dell’amico Macron, e naturalmente dell’ENI, ai parà in Niger seguiranno specialisti del Genio, addestratori, esperti delle forze speciali. Il loro compito ufficiale sarà “contrastare il traffico di migranti”. Ammazziamoli a casa loro. È così che il conte è risalito nei sondaggi. Il sobrio, banale Gentiloni: non era difficile prevedere il suo avvento dopo Renzi. Lo schema ormai è consolidato. Dopo la Quaresima tornerà il Carnevale, per questo Berlusconi e Di Maio sperano, [...]]]> di Alessandra Daniele

Il conte Gentiloni ha chiuso l’anno e il mandato con l’invio d’un contingente della Folgore in Africa.
Buon 1882.
Per la gioia dell’amico Macron, e naturalmente dell’ENI, ai parà in Niger seguiranno specialisti del Genio, addestratori, esperti delle forze speciali.
Il loro compito ufficiale sarà “contrastare il traffico di migranti”.
Ammazziamoli a casa loro. È così che il conte è risalito nei sondaggi.
Il sobrio, banale Gentiloni: non era difficile prevedere il suo avvento dopo Renzi.
Lo schema ormai è consolidato.
Dopo la Quaresima tornerà il Carnevale, per questo Berlusconi e Di Maio sperano, e si preparano a passare tutta la campagna elettorale promettendo soldi facili a tutti come un casinò online.
Il PD ha invece già definitivamente bruciato il suo Cazzaro.
La Commissione banche è stata un’idea sua.
Lo chiamano Capitan Boomerang.
Meteor Renzi s’è schiantato, e il PD non ne ha ancora pronto un altro, quindi spera di prolungare artificialmente la vita del governo Gentiloni-Minniti oltre le elezioni, come già fece con il governo Monti nel 2013.
Mattarella ha paragonato i ragazzi che diventeranno maggiorenni quest’anno alla generazione del 1899, che fu spedita a morire nella Prima Guerra Mondiale.
Ha fatto uno spoiler involontario?
Il previously però era incompleto: quando ha parlato del “più lungo periodo di pace del nostro paese e dell’Europa”, Mattarella ha dimenticato che la Jugoslavia era in Europa. E che l’Italia l’ha bombardata.
Come ha dimenticato tutte le guerre neocoloniali alle quali l’Europa – Italia compresa – ha partecipato in questi 70 anni.
Era concentrato sul suo parallelo contro l’astensionismo giovanile.
In effetti, l’unico sistema per convincere i diciottenni a partecipare alla tragica farsa che è diventata la democrazia italiana è la coscrizione obbligatoria sotto minaccia di fucilazione.
Carnevale o Quaresima, la facciata cambia ma la sostanza rimane la stessa: neoliberismo, neocolonialismo, abolizione dei diritti sociali, mercificazione e sfruttamento delle risorse umane.
È sempre l’agenda Monti.
Sono le regole del Mercato, anzi del Supermercato.
È là il nostro futuro, ci passeremo il Natale, il Capodanno, il Ferragosto, ci toccherà persino partorirci. Vivere e morire al Supermarket.
Non come clienti però, e neanche come commessi. Noi siamo la merce in vendita.
Nel Supermercato degli schiavi.

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Il rimpasto nudo https://www.carmillaonline.com/2017/01/08/il-rimpasto-nudo/ Sun, 08 Jan 2017 20:04:40 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=35689 di Alessandra Daniele

“Questo governo non è il Renzi bis, è il Monti quater” Alberto Bagnai, economista, a Coffee Break

Non è difficile riconoscere nella plumbea sobrietà di Mattarella e Gentiloni la stessa matrice di Monti. Lo stesso sprezzante classismo del ministro del Lavoro Poletti, parallelo al classismo razzista del ministro dell’Interno Minniti. La reificazione sistematica degli esseri umani da vendere e comprare come un pacchetto di sigarette, classificati in base al loro valore di mercato, espressa in modo così eloquente dalla definizione “migranti economici”. Dopo il crollo rovinoso della facciata posticcia renziana è di nuovo sotto gli occhi di tutti il volto metallico [...]]]> di Alessandra Daniele

“Questo governo non è il Renzi bis, è il Monti quater”
Alberto Bagnai, economista, a Coffee Break

Non è difficile riconoscere nella plumbea sobrietà di Mattarella e Gentiloni la stessa matrice di Monti.
Lo stesso sprezzante classismo del ministro del Lavoro Poletti, parallelo al classismo razzista del ministro dell’Interno Minniti.
La reificazione sistematica degli esseri umani da vendere e comprare come un pacchetto di sigarette, classificati in base al loro valore di mercato, espressa in modo così eloquente dalla definizione “migranti economici”.
Dopo il crollo rovinoso della facciata posticcia renziana è di nuovo sotto gli occhi di tutti il volto metallico della tecnocrazia al potere.
Quell’oligarchia finanziaria che aveva scelto Renzi come frontman, sperando che catalizzasse le spinte antisistema per metterle al servizio del solito piano di smantellamento della Costituzione antifascista, e sostituzione della Repubblica democratica con un’altra struttura più congeniale alle esigenze del mercato.
Gli era quindi stato affidato il volante del PD perché lo guidasse alla vittoria.
Matteo Renzi l’ha schiantato contro un muro.
Tre volte di seguito.
Regionali, comunali, referendum.
Nonostante il sostegno di tutti i poter forti, con l’adesione compatta e servile dei media mainstream, in soli due anni il Cazzaro, coi suoi strapagati consigliori americani, le sue ministre-immagine, e tutta la sua corte di spocchiosi incapaci, ha perso tutto quello che c’era da perdere.
Matteo Renzi non è solo un perdente, è un recordman della disfatta.

Dopo il crash del renzismo, il Sistema s’è riavviato ripristinando la configurazione precedente. L’oligarchia si ritrova ancora una volta a dover escogitare una legge elettorale che rappresenti la volontà popolare il meno possibile, e nello stesso tempo consenta Grossolane Koalition permanenti, telecomandate dall’Unione Europea, sulle quali l’esito del voto possa produrre al massimo un rimpasto con l’espulsione di qualche sottosegretario indigesto, sputacchiato fuori come i canditi del panettone.
Dato il suo fallimento, gli interessi e la carriera di Renzi non sono più in cima alle preoccupazioni dei suoi committenti.
Gliel’ha detto chiaro Mattarella nel messaggio di fine anno: Matteo stai sereno, non si voterà né quando né come servirebbe a te.
Tutte le trattative sono riaperte.
L’era della velocità è finita.

La mia rubrica Schegge Taglienti compie nove anni.
Il primo post riguardava il dibattito sulla legge elettorale:

Allora Ponzio Pilato chiese alla folla di scegliere tra Gesù e Barabba, e subito la folla si divise.
Metà chiedeva di votare col sistema uninominale secco, l’altra metà preferiva il proporzionale con sbarramento al 3%.
Allora Ponzio Pilato chiese alla folla di scegliere con quale sistema scegliere,
e subito la folla si divise.
Metà chiedeva una raccolta di firme per un referendum propositivo, l’altra metà preferiva una legge costituzionale da sottoporre a referendum abrogativo.
Allora Ponzio Pilato chiese alla folla di scegliere con quale sistema scegliere il sistema col quale scegliere, e subito la folla si divise.
Metà chiedeva l’istituzione di una commissione apposita, l’altra metà preferiva il televoto.
Allora Ponzio Pilato guardò Gesù e Barabba, e lanciò una moneta.
Uscì croce.

La moneta di Pilato ovviamente ha due croci.

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Sierra Charriba https://www.carmillaonline.com/2014/02/25/sierra-charriba/ Mon, 24 Feb 2014 23:05:03 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=13005 di Sandro Moiso

sierra charribaSoldato, io sono Sierra Charriba. CHI MANDERETE CONTRO DI ME, ADESSO?!” (Sam Peckinpah, 1964)

Più la crisi istituzionale, economica, sociale e politica italiana tende ad avvitarsi su se stessa, più tornano a risuonare nella memoria le parole dette con ferocia da un capo apache ad un ufficiale dell’esercito americano, appeso a testa in giù su un fuoco acceso, nelle prime scene di un classico del cinema western dei primi anni Sessanta. “Sierra Charriba” appunto.

E’ chiaro che nei panni del capo guerriero non è individuabile una particolare forza politica o sociale, ma è possibile confondere la sua [...]]]> di Sandro Moiso

sierra charribaSoldato, io sono Sierra Charriba. CHI MANDERETE CONTRO DI ME, ADESSO?!” (Sam Peckinpah, 1964)

Più la crisi istituzionale, economica, sociale e politica italiana tende ad avvitarsi su se stessa, più tornano a risuonare nella memoria le parole dette con ferocia da un capo apache ad un ufficiale dell’esercito americano, appeso a testa in giù su un fuoco acceso, nelle prime scene di un classico del cinema western dei primi anni Sessanta. “Sierra Charriba” appunto.

E’ chiaro che nei panni del capo guerriero non è individuabile una particolare forza politica o sociale, ma è possibile confondere la sua figura con quella della crisi attuale e nei panni del disgraziato ufficiale si può cogliere l’infelice destino degli uomini di governo che si sono succeduti, inizialmente in grande spolvero e con grandi squilli di trombe, sulla poltrona della presidenza del consiglio italiana nell’arco degli ultimi ventisette mesi. Monti, Letta e, ora, Renzi. Tutti finiti o destinati semplicemente a mordere la polvere del fallimento personale e politico.

Gli stessi tre governi succedutisi nel tempo sembrano, infatti, ripercorrere il destino di quel film.
Nato per durare 278 minuti, fu ridotto, prima ancora di andare nelle sale, a 156. Poi, viste le critiche negative a 136 e, infine, si attestò su una durata di 123 minuti. Come dire: il governo dei tecnici salvatori della Patria durò circa quindici mesi. Il governo fotocopia Letta è durato nove mesi e quello Renzi, se tutto andrà bene, probabilmente sei.

Un altro aspetto che unisce l’attuale momento della crisi italiana e del suo più recente governo con la trama del film è dato dal fatto che, in entrambi i casi, l’attenzione si focalizza su un comandante arrogante e già fallito che nel film veste i panni del maggiore Dundee (interpretato da Charlton Heston) mentre nella nostra dimensione temporale veste quelli, più dimessi, del Sindaco d’Italia (interpretato da uno scadente Matteo Renzi).

dundee 1 I “migliori” hanno già fallito nei loro intenti, adesso tocca ai secondi, anzi ai terzi. E probabilmente ultimi. Uno, Dundee, è già stato precedentemente allontanato dal comando operativo per motivi legati all’abuso d’alcol. L’altro, Matteuccio nostro, il comando non lo ha neppure mai visto essendosi dovuto genuflettere davanti alla volontà di sua maestà Re Giorgio I (e unico).
Uno comanda uno squallido campo di detenzione per prigionieri sudisti in prossimità del confine messicano, l’altro dovrà condividere talamo e servizi con un roditore d’aspetto umanoide.

Il primo vive ai margini della guerra civile che dissangua gli Stati Uniti facendo finta di essere ancora un valido soldato, mentre il secondo vive ai margini delle decisioni prese a monte dal potere finanziario europeo ed internazionale illudendosi e fingendo di contare qualcosa di più di una cacca di mosca su un vetro impolverato. Pronti entrambi ad essere divorati, come i figli di Crono, proprio da quella gloria e da quel potere così intensamente desiderati e mai realmente meritati.

Entrambi contano su un reparto di brocchi, i peggiori rappresentanti dell’esercito sudista e nordista da un lato e della politica e dell’economia italiana dall’altro. Nel primo reparto, quello di Dundee, vediamo sfilare davanti a lui (per preparare la lista): ladri di cavalli, alcolisti, vigliacchi, razzisti, desperados e bravi di ogni risma ed età. Nell’altro abbiamo visto presentarsi alla conta per i ministeri un dirigente delle Coop rosse, una rappresentanti della “giovane” Confindustria, un killer inviato dall’OCSE, la nuora di Re Giorgio oltre ai soliti mercenari alfaniani e vari nani e ballerine accomunati dalla giovane età.

Entrambi devono fare i conti con uno schieramento poco affidabile e profondamente diviso al proprio interno. Tra sudisti e nordisti, bianchi e neri quello di Dundee. Tra mercenari della politica di ogni colore e prezzo quello del giovane rampollo del fu Partito Popolare. In bilico costante tra il cadere negli agguati degli apache o dei lancieri francesi, ancora, il primo e in bilico costante tra i possibili agguati di Berlusconi, di Alfano o dello stesso PD il secondo.

Nella versione definitiva del film il reparto di Dundee raggiunge Sierra Charriba e lo sconfigge a costo di ingenti perdite per poi doversi scontrare con le truppe francesi, che in quel periodo occupavano il Messico, prima di poter riattraversare decimato il Rio Grande. Mentre nel film attuale il governicchio si farà ulteriormente bastonare in Europa e in Italia a seguito dei sicuramente disastrosi esiti delle elezioni europee e dei suoi cadaverici, già fin dalla partenza, programmi di governo.

sierra charriba 1 Sam Peckinpah, regista anarchico ed irriducibile al mainstream hollywoodiano, finì col disconoscere quel film troppo tagliato e modificato nel finale, che lui avrebbe voluto sanguinosissimo e senza superstiti. Noi abbiamo già disconosciuto questo squallido re-make dei governi Monti e Letta e, così pure, non possiamo far altro che auspicare un finale senza salvezza e senza superstiti per il drappello in carica. Inutile e senza gloria doveva essere la missione di Dundee per il regista americano, inutile, dannosa e odiosa sarà sicuramente la missione di Renzi per il movimento antagonista e di classe. Fino alla sua caduta. E a quella del comandante in capo di tutte le ultime missioni che vedremo, nei titoli di coda, mordere la polvere mentre un cavallo lo trascina nel deserto con il piede ancora impigliato nella staffa.

The Harder They Come, The Harder They Fall” (Jimmy Cliff, 1972).1

Ancora una postilla di carattere metodologico
Perché tracciare un parallelo tra una pellicola semisconosciuta di un pur grande regista e l’attuale situazione politica? Per semplice amore del détournement di carattere situazionista o, forse, anche per altro? Certamente il détournement, lo spiazzamento e la decontestualizzazione di un immagine o di un frammento di discorso è ancora molto utile al fine di non irrigidire il discorso politico in parametri definiti una volta per tutte e insopportabilmente marchiati dai sofismi del politichese. Ma la scelta del cinema significa anche la scelta di una lettura dinamica della realtà, molto diversa da quella fotografica che può essere molto precisa, ma sicuramente statica. Oggi, di fronte ad una situazione in rapida evoluzione, almeno sul piano del potere politico e delle istituzioni e del loro rapporto con le classi sociali di riferimento, è possibile rilevare, troppo spesso e proprio tra coloro che la dovrebbero avversare, una lettura schematica e sostanzialmente rinunciataria degli avvenimenti in corso, sia sul piano nazionale che internazionale.

Eppure, eppure… il frenetico succedersi dei governi vorrà dire pure qualcosa. Forse la classe dirigente non ha paura dei movimenti di classe che tardano a manifestarsi, ma teme le fratture interne a quello che dovrebbe il suo schieramento e nella propria area naturale di consenso. E di questo occorrerà tenere conto per poter comprendere le tempeste in arrivo.

Il pensiero politico radicale e l’analisi dialettica delle contraddizioni sociali, quella vera e non stravolta e mummificata dallo stalinismo nelle sue varie forme, ci dovrebbero insegnare a fare i conti con il reale e non con gli schemi e sapere che in ogni situazione è sempre necessario saper discernere quali potranno essere le condizioni più favorevoli per lo sviluppo della lotta di classe futura. Rinviare ad una migliore situazione o, ancor peggio, delegare ad altri i propri compiti politici non solo non serve a nulla, ma è anche estremamente dannoso per la sopravvivenza di un programma e di un progetto di autentico cambiamento. Marx insisteva su due cose: la prima era costituita dal fatto di non essere marxista e la seconda basata sulla considerazione che “Il capitale” costituisse un modello dello sviluppo delle contraddizioni capitalistiche, ma non la ricostruzione del loro svolgimento in ogni istante della loro storia. In entrambi i casi era sottinteso un pensiero che rifiutava di farsi imbalsamare in uno schema rigido di fronte ad una realtà sempre fluida e, talvolta, apparentemente imprevedibile, ma con cui occorre sempre fare i conti traendone insegnamenti e previsioni. Anche per evitare che il modello di Kiev trionfi nelle future lotte sociali europee.

Nuovamente… Dixi et salvavi animam meam


  1. da ascoltare, possibilmente, nella versione di Johnny Thunders e Wayne Kramer, riuniti nei Gang War tra la fine del 1979 e i primi mesi del 1980  

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Ladri Senza Frontiere https://www.carmillaonline.com/2013/01/14/ladri-senza-frontiere/ Mon, 14 Jan 2013 08:20:17 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=4591 di Alessandra Daniele

Corsaro-Nano.jpgSandro Moiso, in ”Bussole impazzite” ha indiscutibilmente ragione su Berlusconi: è un pirata. Un Capitan Uncino con altre protesi. La seconda parte dell’analogia, Monti ufficiale della marina inglese che ripristina l’ordine monarchico, voglio invece discuterla. In realtà, anche Monti è un pirata. E non esiste più nessun “ordine monarchico”. Hanno vinto i pirati, ma non quelli di torrente. Hanno vinto i filibustieri nell’accezione storica, realistica del termine: professionisti del saccheggio, rapinatori senza frontiere. Non esiste più nessun vero ordine, nessun vero potere se non quelli basati sull’acquisizione famelica e indiscriminata di risorse, sullo sfruttamento, e sul consumo [...]]]> di Alessandra Daniele

Corsaro-Nano.jpgSandro Moiso, in ”Bussole impazzite” ha indiscutibilmente ragione su Berlusconi: è un pirata. Un Capitan Uncino con altre protesi.
La seconda parte dell’analogia, Monti ufficiale della marina inglese che ripristina l’ordine monarchico, voglio invece discuterla.
In realtà, anche Monti è un pirata. E non esiste più nessun “ordine monarchico”. Hanno vinto i pirati, ma non quelli di torrente. Hanno vinto i filibustieri nell’accezione storica, realistica del termine: professionisti del saccheggio, rapinatori senza frontiere.
Non esiste più nessun vero ordine, nessun vero potere se non quelli basati sull’acquisizione famelica e indiscriminata di risorse, sullo sfruttamento, e sul consumo bulimico e distruttivo. Cioè sul saccheggio.

Lo dimostrano le politiche economiche bancarottiere responsabili della crisi, le interminabili sanguinose guerre di razzia, le convulsioni d’un ecosistema intossicato ed esausto. La monnezza che abbiamo scavalcato mentre andavamo a pagare l’IMU, costretti a tappare coi nostri magri risparmi i buchi di bilancio delle stesse banche che ci rifiuterebbero un prestito.
I filibustieri hanno vinto. Sconfitti nel loro secolo, hanno vinto sul lungo periodo. Tagliagole e tagliaborse: il mondo gli appartiene, marina e marines compresi.
Se c’erano due pirati nelle acque del Kerala, erano i militari che hanno sparato, non i pescatori che sono stati ammazzati.
È la prospettiva metastorica alla base della trilogia di Valerio Evangelisti sui Fratelli della Costa: l’ideologia della Tortuga è oggi quella dominante.
Mi sembra evidente: l’alta finanza non è un salotto elegante di aristocratici imparruccati, è uno sciame di locuste. Come l’insetto gigante di Mimic‘ possono anche avere l’aspetto superficiale d’un professore elegante in loden, ma sono blatte, e quello non è un cappotto lungo, è il carapace.

Come dimostrano Grillo e Casaleggio, qualcuno di questi pirati ha ancora anche l’aspetto d’un filibustiere seicentesco. Ed è buffo che i militanti cinquestelle, sempre a caccia di complotti occulti, non riescano a vedere la palese fregatura che stanno prendendo: lavorare gratis per due miliardari abituati a buttare a mare a calci in culo chiunque osi senz’autorizzazione mostrare la sua faccia fuori dalla stiva dove l’hanno messo a remare per loro.
Uno degli errori fondamentali dei complottisti è immaginare il mondo occultamente guidato da esoteriche e raffinate Alleanze basate su vincoli d’appartenenza diversi dalla ricchezza, e con obiettivi comuni diversi dalla ricchezza. Invece, al timone del mondo c’è una rissosa ciurma di pirati ubriachi, e si vede benissimo da come guidano.
Il Corsaro Nano è il loro specchio, nella sostanza non sono migliori di lui. Hanno solo una faccia(ta) stuccata meglio.

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Io Sono L’agenda https://www.carmillaonline.com/2012/12/24/io-sono-agenda/ Mon, 24 Dec 2012 08:23:04 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=4561 di Alessandra Daniele

The_End_of_Time.jpg”Se una scomposizione del quadro politico fosse necessaria, per dare una massa critica a chi vuole il cambiamento, allora ben venga. La nostra agenda non è indirizzata al centro, non alla destra o alla sinistra, ma è erga omnes”. Con un ubriacante capolavoro di politichese ipercubico degno delle migliori tradizioni democristiane, Mario Monti ha annunciato che intende comunque tornare Presidente del Consiglio dopo le elezioni, chiunque le vinca. Con la sua ascesa alla politica – così l’ha definita – come un nostrano Lord Cancelliere Rassilon, Monti si propone di squadernare la geometria spaziale e il continuum temporale della democrazia [...]]]> di Alessandra Daniele

The_End_of_Time.jpg”Se una scomposizione del quadro politico fosse necessaria, per dare una massa critica a chi vuole il cambiamento, allora ben venga. La nostra agenda non è indirizzata al centro, non alla destra o alla sinistra, ma è erga omnes”.
Con un ubriacante capolavoro di politichese ipercubico degno delle migliori tradizioni democristiane, Mario Monti ha annunciato che intende comunque tornare Presidente del Consiglio dopo le elezioni, chiunque le vinca.
Con la sua ascesa alla politica – così l’ha definita – come un nostrano Lord Cancelliere Rassilon, Monti si propone di squadernare la geometria spaziale e il continuum temporale della democrazia in favore dell’economia, assicurando il suo sigillo di qualità a coloro che sottoscriveranno la sua Agenda, che segnerà la Fine del Tempo Indeterminato con molta più precisione dell’extracomunitario calendario Maya.

C’è però in campo un’altra Agenda che promette palingenesi future, ma ricorda il passato recente.
Infatti è un Diario Sturmtruppen.
”Siamo con l’elmetto, siamo in guerra. Chi si fa domande sulla democrazia nel M5S va fuori dalle palle”.
Il M5S di Beppe Grillo ha sempre avuto varie caratteristiche ur-fasciste: xenofobia, qualunquismo, complottismo, ma le ha sempre negate con veemenza. Quest’epurazione, nella forma e nella sostanza, è parsa invece fascismo dichiarato, addirittura ostentato. Anche Grillo e Casaleggio sono due Max Byalistock: mettono in scena la loro ”Springtime for Mussolini” e vanno ormai apertamente a caccia di voti fasci perché oggi sono i più facili da incassare. Grillo lo ha anche esplicitato, avvertendo: lasciate che i fascisti vengano a me, o voteranno Alba Dorata.
Il PdL è esploso come una carcassa marcia per i gas della decomposizione, e gli elettori che ne scappano fuori sciamano proprio verso Grillo e i suoi soldatini obbligati a nascondere la faccia nell’elmetto perché perdono voti ogni volta che la mostrano in Tv.
Per Grillo contano poco la loro personalità, la loro competenza, la loro esperienza, anzi, meno ne hanno e meglio è: devono tenere la testa sotto lo scudo, fare la Testuggine. L’unica speranza che ha di portarli in Parlamento è coprirli tutti con il suo faccione, dimostrare che può tenerli in riga e comandarli a bacchetta, perché questo è quello che gli ex elettori PdL vogliono da lui. O voteranno Alba Dorata.

Berlusconi intanto porta avanti l’unica Agenda che gli sia rimasta: una Smemoranda Bagaglina, un’accozzaglia di stronzate tenute insieme dalla speranza d’avere rincoglionito abbastanza gli italiani in questi decenni da avergli fottuto anche la memoria a lungo e breve termine, in modo che non siano più in grado di ricordarsi quanto il Pagliaccio Azzurro sia responsabile dell’attuale rovina.
Arrivate in Parlamento, le redshirt grilline saranno diverse da quelle berlusconiane? O saranno solo un’altra corte di miracolati che devono tutto a un miliardario megalomane che li tratta da stagisti schiavi?
Come i marinai della famosa ordinanza borbonica, faranno comunque ammuina.
E al timone resterà la Democrazia Cristiana.

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Italia.gif https://www.carmillaonline.com/2012/10/22/italiagif-2/ Mon, 22 Oct 2012 22:50:34 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=4501 di Alessandra Daniele

Timeloop.jpg[Questo allarme timeloop è stato pubblicato per la prima volta il 13 febbraio, all’inizio dell’attività del governo Monti. Oggi ci sembra particolarmente attuale, quindi abbiamo pensato di riproporlo]

In questi giorni ne abbiamo avuto la conferma: il loop temporale nel quale siamo ancora prigionieri sta collassando in una spirale discendente. Ad ogni reiterazione infatti l’orbita temporale decade, restringendosi, e avvicinandoci all’implosione finale. Esaminiamo quindi l’attuale struttura del timeloop come l’abbiamo potuta osservare nelle ultime iterazioni:

Primo giorno Uno dei membri del governo Monti, tutti appartenenti all’alta borghesia padronale, rilascia una dichiarazione sprezzante e sarcastica nei confronti dei lavoratori. [...]]]> di Alessandra Daniele

Timeloop.jpg[Questo allarme timeloop è stato pubblicato per la prima volta il 13 febbraio, all’inizio dell’attività del governo Monti. Oggi ci sembra particolarmente attuale, quindi abbiamo pensato di riproporlo]

In questi giorni ne abbiamo avuto la conferma: il loop temporale nel quale siamo ancora prigionieri sta collassando in una spirale discendente. Ad ogni reiterazione infatti l’orbita temporale decade, restringendosi, e avvicinandoci all’implosione finale. Esaminiamo quindi l’attuale struttura del timeloop come l’abbiamo potuta osservare nelle ultime iterazioni:

Primo giorno
Uno dei membri del governo Monti, tutti appartenenti all’alta borghesia padronale, rilascia una dichiarazione sprezzante e sarcastica nei confronti dei lavoratori. La maggioranza degli italiani reagisce con stupito sconcerto come se fosse la prima volta. I media mainstream cercano di farla passare per una gaffe isolata non rappresentativa della mentalità e della politica del governo.

Secondo giorno
L’autore della dichiarazione sprezzante aggiusta il tiro con qualche blanda giustificazione. La polemica si stempera diventando un meme da social network, che la Tv ricicla come fiacco tormentone, finché non si sgonfia del tutto. I media mainstream tornano a rappresentare il governo Monti come la Justice League, nobile squadra di salvatori della galassia.

Terzo giorno
Il governo Monti elabora un provvedimento di legge fortemente punitivo per i lavoratori appena perculati dalla dichiarazione sprezzante. La maggioranza degli italiani reagisce con stupito sconcerto come se non ci fosse stato da aspettarselo. I media mainstream dirottano l’attenzione su un fattaccio di cronaca, o su qualche improbabile scoop.

Come si noterà, per quanto simile, questo timeloop è più breve e più semplice del precedente, abbastanza da poter essere rappresentato interamente in una gif animata. Il governo Monti è quindi davvero riuscito a cambiare l’immagine dell’Italia: ne ha fatto una gif.
Il timeloop continua a collassare perdendo energia, com’è evidente dal brusco calo delle temperature, e dell’attività cerebrale degli individui preposti ad occuparsi dei conseguenti disagi. Mentre l’esito finale del processo d’implosione, la morte termica, si avvicina, in alcuni casi l’analoga morte cerebrale sembra essere già stata raggiunta.
Non è attribuibile al timeloop invece l’effetto deja vu provocato dalle battute dei comici televisivi, e dalle canzoni di Sanremo: tutto materiale che era già vecchio alla prima iterazione.
La Protezione Civile consiglia di non uscire di casa, adottare una dieta ricca di sali minerali, e tenere pronto un asciugamano. È in preparazione una scialuppa di salvataggio extratemporale. Riservata agli ufficiali.

Originariamente pubblicato il 13 febbraio 2012 | Permalink

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Entropolis https://www.carmillaonline.com/2012/08/20/entropolis/ Mon, 20 Aug 2012 08:43:05 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=4411 di Alessandra Daniele

Ubik1.JPG”Secondo principio della termodinamica: prima o poi tutto diventa merda”. Lo diceva Woody Allen, e i suoi ultimi film lo dimostrano. Secondo i Corvi, la tribù di nativi americani del western crepuscolare ”Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” (Jeremiah Johnson, 1972) il valore di qualcuno si stima dalla forza del nemico che combatte. Philip K. Dick s’è scelto il più forte. L’Ananke, la necessità che genera il fato al quale neanche gli dei possono sfuggire. La pietra d’angolo su cui è costruito tutto l’universo. E che ne fa un mattatoio. L’Entropia.

In principio era dio il [...]]]> di Alessandra Daniele

Ubik1.JPG”Secondo principio della termodinamica: prima o poi tutto diventa merda”. Lo diceva Woody Allen, e i suoi ultimi film lo dimostrano.
Secondo i Corvi, la tribù di nativi americani del western crepuscolare ”Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” (Jeremiah Johnson, 1972) il valore di qualcuno si stima dalla forza del nemico che combatte.
Philip K. Dick s’è scelto il più forte.
L’Ananke, la necessità che genera il fato al quale neanche gli dei possono sfuggire. La pietra d’angolo su cui è costruito tutto l’universo. E che ne fa un mattatoio.
L’Entropia.

In principio era dio il bersaglio di Philip K. Dick, poi però, aldilà del torvo, metallico volto del demiurgo biblico, PKD ha visto qualcosa di ben più potente e sinistro, qualcosa di gelido e oscuro come gli abissi dello spazio profondo, del vuoto cosmico prossimo alla morte termica. Il destino ultimo di tutte le cose.
Diventare merda.
E l’ha riconosciuto come il Nemico.
Philip K. Dick ha scelto tutti i suoi nemici fra i più pericolosi, a cominciare dal Nazifascismo, del quale denuncia la reincarnazione nell’imperialismo USA.
Un impero tutt’altro che granitico, solcato da profondi conflitti interni, ma con la capacità invasiva e distruttiva d’una pandemia. E che nel XXI° secolo ha già prodotto una catena di disastrose guerre neocoloniali, e una crisi economica planetaria grazie alla quale ogni giorno, mentre lavoriamo anche in agosto, i nostri sudatissimi risparmi diventano merda.
Entropia.
E il secolo è appena cominciato.
Contro l’Entropia e i suoi agenti Philip K. Dick combatte sul piano politico, culturale, e filosofico, ma non si perde nei cospirazionismi generici, indica responsabili precisi (Nixon, l’FBI di Hoover, Reagan e la Reaganomics) e individua le tendenze esatte, come la manipolazione mediatica dell’immaginario e della percezione della realtà. PKD non ci lascia un’elegante pergamena di saggi consigli, ci fornisce armi cariche per continuare una battaglia precisa, strumenti calibrati per esaminare e affrontare il nostro presente.
Un esempio: in UBIK, la metafora gnostica sulla condizione umana è anche in grado di descrivere l’attuale situazione italiana meglio di qualsiasi analisi scritta oggi.
Spoiler
I personaggi di UBIK, o meglio le loro menti, sono prigioniere d’una replica virtuale del mondo prodotta dalla mente d’uno schizofrenico di nome Jory, che si nutre della loro energia vitale come i ragni divorano gli insetti imprigionati nelle loro ragnatele. Questo mondo fittizio però regredisce e cade a pezzi, perché Jory, il demiurgo, sta morendo, e non riesce più a mantenerne l’integrità.

Noi siamo prigionieri e vittime da più di vent’anni dell’Italia di cartapesta prodotta dalla propaganda berlusconiana, uno scenario che adesso ci sta crollando addosso, mentre Berlusconi s’avvicina alla morte, politica, e cerebrale.
Ovviamente, il governo Monti non ci salverà, perché non è altro che un prodotto senile dello stesso morente immaginario berlusconiano: è il Professore Severo che periodicamente passa a rimettere a posto i conti, affinché il Re Burlone possa tornare a scialacquare, trucco che però stavolta ha ben poche speranze di riuscita.
Com’è ormai evidente, il governo Monti non rappresenta il risveglio dall’incubo berlusconiano, ma solo un altro livello di quell’incubo.
Monti stesso, coi suoi salassi, è in fondo l’ultima, scarnificata manifestazione dello stesso demiurgo, come lo zombie-Jory che verso la fine di UBIK azzanna Joe Chip, nel vampiresco tentativo di rubargli ancora un’ultima scintilla di vita.
Chip però non è solo, qualcuno fin dall’inizio cerca di aiutarlo, con una serie di avvertimenti, scritte, messaggi, rivelandogli la sua condizione, la reale natura del mondo in cui è imprigionato, e tentando di guidarlo verso una possibile rinascita: è Glen Runciter, suo amico e mentore, che Chip crede morto.
Philip K.Dick è il nostro Glen Runciter.

”Alcuni dicono che è morto… altri dicono che non lo sarà mai”.
(dal finale di ”Jeremiah Johnson”, 1972)

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Forneuro https://www.carmillaonline.com/2012/07/02/forneuro/ Mon, 02 Jul 2012 08:58:50 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=4358 di Alessandra Daniele

Fornero.jpg– Dopo l’ultima intervista, da alcune sue dichiarazioni è nato uno sgradevole malinteso. La signora elegante annuisce. – In effetti s’è sparsa la voce che io avessi auspicato lo sterminio dei lavoratori. – Il che è falso. – Ovviamente. In realtà io ritengo che i lavoratori, in quanto esseri umani, vadano allevati come cibo. Il cronista esita. – Allevati come cibo? – Esatto. – Cibo per… voi? La signora elegante scuote la testa con aria infastidita. – Ma no! Evitiamo di creare un altro assurdo equivoco. Allevati come cibo per cani – puntualizza – Si crede erroneamente che [...]]]> di Alessandra Daniele

Fornero.jpg– Dopo l’ultima intervista, da alcune sue dichiarazioni è nato uno sgradevole malinteso.
La signora elegante annuisce.
– In effetti s’è sparsa la voce che io avessi auspicato lo sterminio dei lavoratori.
– Il che è falso.
– Ovviamente. In realtà io ritengo che i lavoratori, in quanto esseri umani, vadano allevati come cibo.
Il cronista esita.
Allevati come cibo?
– Esatto.
– Cibo per… voi?
La signora elegante scuote la testa con aria infastidita.

– Ma no! Evitiamo di creare un altro assurdo equivoco. Allevati come cibo per cani – puntualizza – Si crede erroneamente che il nostro governo abbia scarsa considerazione degli esseri umani, in realtà noi li apprezziamo, gli esseri umani contengono molte proteine. Sono però troppo poveri di vitamine e sali minerali per essere adeguati alla nostra dieta. Un impoverimento causato dalle precedenti politiche assistenzialiste, che hanno interferito con la selezione della specie. Occorre un cambio di mentalità. La sopravvivenza non è un diritto, è un privilegio che va conquistato con sacrificio. E le assicuro che non sono sacrifici che chiediamo a cuor leggero: i nostri sono cani di razza selezionata che potrebbero mangiare molto di meglio della carne umana, ma ci rendiamo conto che in questo momento di crisi tutti, anche i nostri cani, devono fare la loro parte per dare uno scopo all’umanità.
Il cronista tace. Poi riprende fiato.
– Mi scusi ministro, ma non vorrei che nascesse un altro grave malinteso. Secondo lei lo scopo ultimo degli esseri umani sarebbe quindi essere… macellati?
– Questo è un termine novecentesco che preferisco non usare. Diciamo alimentarizzati.
– Avete discusso di questo all’ultimo vertice?
La signora elegante accenna un sorriso compiaciuto.
– Sì, ed è stata una grande vittoria per l’Italia, che ha ottenuto il marchio DOC per i suoi precari in scatola. Il credito internazionale italiano è notevolmente aumentato grazie alle iniziative di alimentarizzazione sociale intraprese dal nostro governo.
– Quindi l’Italia non uscirà dall’Euro.
– Uscire dall’Euro è impossibile. È sigillato. La temperatura è costante.
– Quale temperatura?
– Il cibo per cani va cotto almeno a trecento gradi.

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