gay – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sat, 12 Sep 2026 20:00:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Quella farsa di Armageddon: Good Omens https://www.carmillaonline.com/2019/11/09/quella-farsa-di-armageddon-good-omens/ Fri, 08 Nov 2019 23:01:25 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=55810 di Walter Catalano

Buona Apocalisse a tutti! (Good Omens: The Nice and Accurate Prophecies of Agnes Nutter, Witch), romanzo umoristico/fantastico/metafisico/apocalittico, uscì nel 1990, scritto a quattro mani da Terry Pratchett e Neil Gaiman. La commedia – “divina” anche in questo caso, anche se non esattamente nel modo di Dante o di Milton… – sull’avvento dell’Apocalisse era l’evidente parodia di un genere, abusato all’epoca, costruito su film come Il presagio (The Omen) o altre narrazioni letterarie e cinematografiche a base di Anticristi, Armageddon incombenti, profezie apocalittiche e simili, che metteva in [...]]]> di Walter Catalano

Buona Apocalisse a tutti! (Good Omens: The Nice and Accurate Prophecies of Agnes Nutter, Witch), romanzo umoristico/fantastico/metafisico/apocalittico, uscì nel 1990, scritto a quattro mani da Terry Pratchett e Neil Gaiman. La commedia – “divina” anche in questo caso, anche se non esattamente nel modo di Dante o di Milton… – sull’avvento dell’Apocalisse era l’evidente parodia di un genere, abusato all’epoca, costruito su film come Il presagio (The Omen) o altre narrazioni letterarie e cinematografiche a base di Anticristi, Armageddon incombenti, profezie apocalittiche e simili, che metteva in campo però con piglio irriverente, sullo stile tipico – lieve ma colto – dei creatori rispettivamente dell’epopea di Sandman e di quella di Discworld, un’ampia silloge di riferimenti eruditi. Il libro fu un grande successo, almeno nel mondo anglofono, e fin dal 2002 Terry Gilliam – in palese sintonia con l’essenza dell’opera – cercò di realizzare un film ad essa ispirato. Il progetto però non ebbe seguito. Pratchett morì nel 2015 strappando al più giovane collega Gaiman la promessa di adattare personalmente il romanzo scritto insieme e portare a compimento non un film ma una miniserie tv. Così il coautore sopravvissuto ha mantenuto il patto scrivendo la sceneggiatura e lavorando come showrunner per la coproduzione Bbc/Amazon, che si è guadagnata l’apprezzamento degli spettatori e l’anatema da parte dei fondamentalisti cristiani. Una petizione lanciata dal gruppo integralista Return To Order, ha proposto infatti, ricevendo più di ventimila firme, la cancellazione della serie con l’accusa di ambigua condiscendenza verso il satanismo oltre che di incitamento alla perversione, per i riferimenti non troppo celati all’omosessualità dei due protagonisti.

La trama del libro e soprattutto dello show derivato, checchè ne dicano i bacchettoni, è decisamente intelligente, spiritosa e godibile: il demone Crowley in origine Crawly (da crawl, strisciare), già serpente tentatore dell’ Eden fin dal suo primo contatto con gli uomini – nome poi cambiato in Crowley, in onore di Aleister – e l’angelo Azraphel (in originale Aziraphale) già guardiano della Porta Orientale dell’Eden, che aveva cacciato fuori Adamo ed Eva dopo la caduta, non prima di aver gentilmente regalato loro di nascosto la sua spada infuocata per difendersi dagli animali feroci, dopo millenni di permanenza nel mondo materiale come emissari dei rispettivi Comandi, si sono ormai affezionati alla routine e ai costumi terreni – apprezzano troppo le arti, il cibo, le comodità, la tecnologia, e anche l’ingegnosa adattabilità degli esseri umani – e tentano di prevenire la venuta dell’Anticristo e la conseguente Apocalisse, stringendo un patto d’alleanza fra loro e inimicandosi in un colpo solo Paradiso e Inferno a cui si sono contemporaneamente ribellati. Troveranno dei complici più o meno consapevoli nella giovane strega Anathema Device, discendente da Agnes Nutter, la veggente del XVII secolo che ha scritto le profezie leitmotiv dell’azione; Newton Pulsifer, un non-ingegnere informatico, che distrugge inevitabilmente qualsiasi computer su cui mette le mani; una banda di precoci bambini della provincia inglese tra cui si nasconde il riluttante Anticristo; e il burbero e ormai disoccupato cacciatore di streghe Shadwell.

Gli elementi di disturbo per bempensanti e moralisti nello show ci sono tutti: la recitazione stratosferica dei due protagonisti David Tennant/Crowley e Michael Sheen/Aziraphale, così caricata su toni simpaticamente queer, entro un understatemet umoristico assolutamente british; il Bildungsroman del promesso Anticristo che si evolve in consapevolezza della propria autonomia e la conseguente determinazione a decidere indipendentemente dalle aspettative degli altri; la vorticosa fuga dal reale che specchia però fedelmente le contraddizioni della nostra contemporaneità; la provocatoria essenza femminista (Dio parla con voce di donna, quella della bravissima Frances McDormand, la moglie di Joel Coen) e gnostica (la Madre nostra è del tutto indifferente all’Armageddon e alle trame sia del Paradiso che dell’ Inferno: sta al di sopra della mischia, lontana e irraggiungibile); la prospettiva pericolosamente relativistica che nello scontro tra bene e male ci spinge a tifare per chi sta in mezzo. Questo più stratificato spessore tematico – temi in parte aggiunti o potenziati da Gaiman per la serie tv e quasi assenti o appena accennati nel libro – induce, pur fra una risata e uno sberleffo, a pensare, a farsi delle domande, sempre imbarazzanti per i tutori dell’ordine costituito: tutti i protagonisti sono dei ribelli, un angelo e un diavolo che non accettano i loro ruoli e, nonostante tutto, sono amici e complici (o magari amanti) nel comune vincolo volto ad inceppare l’ingranaggio di un meccanismo del quale entrambi non si sentono parte; un Anticristo che rifiuta poteri e potere per essere solo un bambino come gli altri e poter giocare ancora con i suoi amici; una strega che brucia il libro di profezie della sua ava perché vuole essere libera di vivere giorno per giorno senza sapere in anticipo il suo destino; un cacciatore di streghe che scopre quanto in fondo le streghe gli stiano simpatiche.

Oltre alla raffinatezza della sceneggiatura e alla brillantezza dei dialoghi, anche tutta la produzione è a livelli iperuranici, dalla vivacissima sigla di apertura che può ricordare certe animazioni surrealiste dei film targati Monty Python, alla fotografia, agli effetti speciali, alla pirotecnica regia di Douglas Mackinnon, per non parlare del cast: dei due protagonisti abbiamo già detto, ma è doveroso citare almeno l’incredibile Jon Hamm, sbalzato dal ruolo del bel tenebroso irresistibile sciupafemmine di Mad Men ad un manageriale, spocchioso ed esilarante Arcangelo Gabriele; un Michael McKean – il Chuck di Better Call Saul – arcigno e arruffato Sergente Shadwell, Miles Gloriosus della caccia alle streghe, bonario e derelitto sotto l’apparenza illusoriamente marziale; la bella Adria Arjona, un’adorabile streghina Anathema Device; il piccolo Sam Taylor Buck, efficacissimo Anticristo renitente; e infine Benedict Cumberbatch, l’ineffabile Sherlock, nel ruolo (solamente vocale) niente meno che di Satana in persona.

Irresistibili i siparietti storici attraverso lo spazio e il tempo, dalla Creazione, ai vari episodi biblici rivisitati, alla prima rappresentazione dell’Amleto di Shakespeare, alla Rivoluzione francese, fino alla contemporaneità; altrettanto gustosi i punti deboli dei ben poco trascendenti protagonisti: Crowley, occhi serpentini a pupilla verticale nascosti da perpetui occhiali neri, appassionato di auto, viaggia in una Bentley del 1926, incurante di qualsiasi regola di circolazione, con lo stereo che trasmette a loop pezzi dei Queen; Aziraphale, a tempo perso commerciante di libri antichi, troppo affezionato ai suoi tesori per riuscire a venderli, è un goloso gourmet in perenne caccia di ristorantini raffinati. Le loro debolezze sensuali salveranno il mondo. Anche l’Anticristo, nato in un convento di suore sataniste e scambiato per sbaglio, crescerà non in una potente famiglia statunitense come progettato da Alte e Basse sfere, ma in un modesto cottage della provincia inglese: la sua semplicità di bambino qualsiasi lo renderà immune dalle lusinghe del totalitarismo sia infernale che paradisiaco.

Faranno poi apparizione i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, che viaggiano ormai in moto e sono Guerra – a tempo perso inviato speciale in zone belliche – Inquinamento – che ha sostituito Pestilenza, debellato dalla medicina moderna – Carestia – già proprietario di una catena di fast food e ristoranti alla moda – e Morte – l’unico che non può essere sconfitto ma solo rimandato, in quanto ombra della creazione. E’ evidente qui il tocco mitografico di Gaiman: tornano in mente i sette Endless di Sandman o le neo teogonie di American Gods.

I Quattro Cavalieri non sono altro che incubi: quando i bambini, con il loro amichetto ex Anticristo, uniranno insieme i loro propositi per un migliore futuro possibile, potranno opporsi alle forze che i Cavalieri rappresentano. Così la volontà della pace distrugge la guerra, la cura di un mondo pulito l’inquinamento e l’equilibrio alimentare la fame. Solo la morte non viene sconfitta, perché a differenza degli altri Cavalieri, è reale, e non la si può distruggere senza che anche la vita perda di significato (il personaggio di Death, la sorella di Sandman, per quanto assai più amabile di modi e d’aspetto, esprimeva un’identica filosofia). Così la Morte abbandona solo temporaneamente il campo di battaglia, ma avverte i vincitori di restare sempre all’allerta perché altri Cavalieri diversi potrebbero arrivare in ogni momento.

Mentre i loro complici terrestri ritrovano l’equilibrio delle loro vite – i bambini i loro giochi, Anathema e Pulsifer l’amore e persino il sergente Shadwell e la gentile medium/prostituta da cui abita, una probabile prospettiva matrimoniale – Aziraphale e Crowley vengono arrestati rispettivamente dalle forze del Bene e del Male e processati per alto tradimento. Entrambi sono condannati a morte dai loro spietati padroni, proditoriamente costretti a rinviare a tempi indefiniti la battaglia risolutiva tra Inferno e Paradiso. Crowley viene condannato all’immersione nell’acqua santa e Aziraphale nelle fiamme del fuoco infernale. Ma i due cospiratori hanno avuto il tempo di scambiarsi le parti prendendo l’uno l’aspetto dell’altro e rendendo così inefficaci le esecuzioni. Superata l’ordalia, i rispettivi carnefici sono costretti a rispettare l’imperscrutabile volontà del Grande Piano, superiore alle loro barbariche contese, e a commutare la pena capitale – con grande sollievo dei due – in quella dell’esilio perpetuo sulla Terra.

Il successo della serie – nonostante o forse anche per merito delle polemiche – ha eguagliato e addirittura superato quello del romanzo. Per quanto si chieda universalmente e a gran voce una seconda stagione, l’ipotesi è piuttosto remota, Neil Gaiman non ha intenzione di scrivere nuove storie con questi personaggi senza più il collega Terry Pratchett e ha dichiarato inoltre di volersi dedicare per qualche anno solo alla letteratura, azzerando le partecipazioni a progetti televisivi o cinematografici (forse anche deluso, come tutti, dalla sgangherata e inconcludente seconda stagione di American Gods, un vero e proprio tradimento della prima). Accomiatiamoci dunque definitivamente dai simpatici angeli e diavoli ribelli e gay con una vecchia storiella arguta in cui Gaiman rincara la dose sulla questione religiosa:

”Tecnicamente parlando, Good Omens è blasfemo contro l’ordine religioso, blasfemo fino a quanto potete cogliere. E Gollancz (* una delle principali case editrici britanniche, di orientamento socialista, pubblicò, tra gli altri, George Orwell) lo ha proposto per il principale premio religioso in Inghilterra, troviamo che sia una cosa veramente strana. Davvero: hanno chiesto all’Arcivescovo di Canterbury di inviare dei cardinali a prendere il té con noi…”.

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Istanbul: gay pride 2015 con cariche. Una testimonianza diretta dalla città di Gezi Park. https://www.carmillaonline.com/2015/07/17/istanbul-gay-pride-2015-con-cariche-una-testimonianza-diretta-dalla-citta-di-gezi-park/ Thu, 16 Jul 2015 22:00:21 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=23988 di Cassandra Velicogna

Istanbul gay pride 2015Il 28 Giugno, mentre mezza Europa si  stava riprendendo dai postumi del gay pride del giorno precedente, in Turchia, a Istanbul, il pride veniva malmenato dalla polizia. Anche i giornalisti ne hanno prese. Combattivi e abituati a lottare, i ragazzi e le ragazze dell’Istanbul Pride si sono ricompattati dopo le violente cariche per ribadire che anche in un paese musulmano e governato da un premier liberticida, essere gay non debba voler dire essere clandestino e che anzi deve proprio essere una cosa di cui andare fieri. [...]]]> di Cassandra Velicogna

Istanbul gay pride 2015Il 28 Giugno, mentre mezza Europa si  stava riprendendo dai postumi del gay pride del giorno precedente, in Turchia, a Istanbul, il pride veniva malmenato dalla polizia. Anche i giornalisti ne hanno prese. Combattivi e abituati a lottare, i ragazzi e le ragazze dell’Istanbul Pride si sono ricompattati dopo le violente cariche per ribadire che anche in un paese musulmano e governato da un premier liberticida, essere gay non debba voler dire essere clandestino e che anzi deve proprio essere una cosa di cui andare fieri. Di questi fatti in Italia si è parlato poco, ma cerchiamo oggi di mettere una pezza a questa situazione: un pretesto per conoscere meglio i movimenti turchi che lottano per la libertà delle persone omosessuali e transessuali. Alberto Tetta è un giornalista freelance del collettivo Matchboxmedia che vive a Istanbul da tanti anni e conosce bene la comunità Glbtqi della città. Dopo aver visto le foto sul suo account twitter (@albertotetta), abbiamo deciso di intervistarlo per colmare la vistosa lacuna nel flusso di notizie dalla città turca, che negli ultimi anni è diventata un esempio per i movimenti europei.

Alberto, prima di tutto, raccontaci i fatti: in Italia si è saputo poco o niente. A te cos’è successo, in particolare?

I movimenti Lgbtqi in Turchia in questi anni, grazie alla loro determinazione, sono cresciuti nonostante gli attacchi del governo conservatore guidato dal Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyip Erdogan, protagonista della politica turca da oltre 12 anni. Erdogan, esponenti dell’Akp, ma anche del Partito di azione nazionalista di ultra destra hanno più volte aggredito verbalmente gay, lesbiche e trans in Turchia alimentando un clima di odio omofobo. Gli omicidi di donne trans e gli atti di violenza contro persone Lgbtq sono una conseguenza di questo clima.
E’ stata Kemal Ordek, lavoratrice sessuale e militante trans l’ultima vittima della violenza omofoba. Kemal, a inizio luglio, è stata derubata e violentata da un gruppo di uomini che hanno fatto irruzione in casa sua, ma quando è andata dalla polizia, gli agenti hanno fermato i suoi aggressori solo per poche ore, per poi rilasciarli e hanno cercato più volte di convincerla a non denunciare gli uomini insultandola più volte
polizia blocca Istanbul gay pride 2015Questa situazione difficile però non ha impedito la nascita di nuovi gruppi Lgbtqi anche fuori da Istanbul, Ankara e Izmir, che con coraggio negli ultimi anni hanno organizzato pride, proteste e iniziative in molte città periferiche come Corum, Mersin, Antalya e molte altre. Qualcosa di davvero impensabile fino a pochi anni fa. Un movimento vicino alla sinistra e le rivendicazioni dei curdi, molto più radicale e “politico” se paragonato ai gruppi Lgbt mainstream europei e americani.
Una radicalità mostrata anche il 28 giugno quando la polizia ha cercato di bloccare il 13° Pride Lgbt di Istanbul attaccando senza alcun preavviso con idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma le persone che stavano raggiungendo il concentramento mezz’ora prima dell’inizio della manifestazione. Il prefetto ha comunicato ai parlamentari del Partito democratico dei popoli (Hdp), una coalizione tra curdi e sinistra radicale, che la marcia [il pride] non sarebbe stata consentita, perché convocata durante il mese musulmano del Ramandan: per prevenire possibili aggressioni esterne. Una spiegazione poco verosimile visto che lo scorso anno il pride si era tenuto senza problemi nonostante il Ramadan. Il divieto è stato respinto dal comitato organizzatore del Pride che, con un comunicato online, ha chiesto ai partecipanti di non lasciare la centrale via Istiklal dove si sarebbe dovuta tenere la marcia. Un invito accolto da migliaia di persone che hanno resistito per ore alle cariche per poi riuscire a marciare su Istiklal, quando i parlamentari presenti sono riusciti a superare i cordoni di polizia.
Durante gli scontri, mentre mi trovavo in testa al corteo con i deputati e altri giornalisti, quando gli agenti hanno cominciato a spintonarmi per poi buttarmi a terra nonostante abbia più volte mostrato la mia press-card turca. Anche altri giornalisti turchi sono stati presi di mira dalla polizia che ha tentato di arrestare due colleghi che stavano seguendo le manifestazioni. Scene a cui siamo purtroppo abituati in un Paese ormai da anni al centro delle critiche di organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani e la libertà d’epressione come Hurman Rights Watch e Reporters senza frontiere che sono tornate a criticare il governo turco per la “repressione a freddo” del pride di quest’anno.

Tu vivi a Istanbul da anni, ma sei italiano. Che differenze noti tra l’ingerenza cattolica in Italia e l’ingerenza musulmana nella tua città sulle questioni legate alla sessualità al giorno d’oggi?

Penso che la differenza sia poca. In Turchia come in Italia i partiti e movimenti conservatori usano la religione per condurre campagne d’odio contro le persone Lgbtqi criminalizzando le loro scelte di vita per il loro tornaconto politico, usando il pretesto della difesa della famiglia eterossessule. In Turchia più volte nel corso della campagna per le elezioni dello scorso 7 giugno, quando l’Akp ha perso la maggioranza assoluta in parlamento, Erdogan ha attaccato l’Hdp per aver candidato un attivista gay. Una campagna fallita, visto che i filo curdi hanno raddoppiato i loro consensi ottenendo il 13% dei consensi, continuando a difendere i diritti di gay, lesbiche e trans. Una differenza forse però c’è. Il principale partito d’opposizione: i socialdemocratici kemalisti del Partito repubblicano del popolo (Chp) si sono schierati in modo netto in favore del movimento Lgbtqi, sia prima che dopo l’attacco al pride, una posizione chiara che il centro sinistra in Italia fatica a prendere.

In che modo si relaziona il movimento Glbtqi di oggi a quello contro la distruzione di Gezipark di due estati fa?

I gruppi Lgbtqi e femministi in Turchia sono stati tra i protagonisti dell’occupazione del parco Gezi a Istanbul. Militanti gay, lesbiche, bisex e trans erano in prima linea per difendere Taksim dai costanti attacchi della polizia e le bandiere arcobaleno sulle barricate non sono mai mancate. In quei mesi le loro rivendicazioni si sono intrecciate con quelle di ambientalisti, partiti della sinistra, movimenti anti speculazione e la miriade di grutesta rotta Istanbul gay pride 2015ppi che sono scesi in piazza nell’estate 2013. Una presenza importante in netto contrasto con l’immagina stereotipata che vorrebbe donne, gay e trans come soggetti deboli e disinteressati alla politica. Quel grande momento ha anche dato forza al movimento Lgbtqi e il pride di due anni fa a Istanbul, in uno dei momenti più caldi delle proteste di quell’anno è stato tra i più partecipati di sempre. Oltre 50 mila persone che sono scese in piazza. Molti di loro erano gli stessi che ogni giorno manifestavano per difendere il parco Gezi.

Ora che il parlamento non è un monocromo dell’Akp, pensi che si percepiranno dei cambiamenti nella società civile, maggiori libertà?

Tutto dipende dal governo che nascerà ora. Se l’Akp vuole continuare a governare, deve trovare un partner di coalizione e in questi giorni il premier designato Ahmet Davutoglu ha incontrato i partiti presenti in parlamento, ma per lui la strada è in salita. Gli ultranazionalisti del Mhp hanno annunciato che non sono disponibili a sostenere l’Akp ed è difficile che Davutoglu trovi un accordo con la sinistra filo-curda. L’unica opzione che rimane in campo è l’accordo con i kemalisti del Chp, che guardano con favore al movimento Lgbt. Se le trattative andranno a buon fine e nascerà un governo Akp-Chp gli islamisti moderati di Erdogan sarebbero costretti ad ammorbidire le loro posizioni. Non credo il nuovo governo approverebbe leggi a favore delle persone Lgbtqi, ma penso la retorica del premier cambierebbe. E’ anche possibile che non si arrivi a un accordo e la Turchia torni alle urne, quindi è presto per fare previsione. Comunque posso dire che in questi anni, se la società è cambiata e gay, lesbiche, bisessuali e trans si Istiklal bloccatasono conquistati maggiori spazi di libertà è stato grazie alla loro lotta più che ad aperture del governo.

Ricordo delle cariche a un corteo di donne l’8 Marzo di una decina di anni fa, si sono fatti passi avanti in questi anni, oppure i cannoni ad acqua arriverebbero ancora per contrastare un corteo femminista?

Il clima rimane teso e nostante la battuta d’arresto per Erdogan rappresentata dalle ultime elezioni politiche e il parlamento prima del voto ha approvato leggi che limitano libertà personali e diritto a manifestare. Il pacchetto sicurezza dà alla polizia ancora maggiori poteri e mano libera nella gestione della piazza. Quindi la repressione violenta di manifestazioni pacifiche rimane all’ordine del giorno. Inoltre il ruolo che le donne dovrebbero avere per gli esponenti dell’Akp è molto chiaro. Erdogan ha invitato più volte le donne a fare almeno tre figli e proprio l’8 marzo ha dichiarato durante un evento pubblico che “l’uguaglianza tra donne e uomini è impossibile”, perché hanno una “natura” differente. Parole che hanno fatto un certo scalpore. Non è difficile pensare a quale sia il ruolo “naturale” della donna nella società per l’Akp che non fa certo abbastanza per contrastare il femminicidio, se pensiamo che da gennaio più 100 donne sono state uccise. Come sempre, gli assassini erano mariti o parenti maschi.

[le immagini a corredo dell’articolo sono tratte dal profilo di Alberto. Sono state scattate dall’intervistato al pride del 28 giugno a Istanbul, ringraziamo per la gentile concessione]

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