G7 – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Mon, 12 Oct 2026 20:00:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Cronaca di una settimana intergalattica alla Zad di Notre-Dame-des-Landes https://www.carmillaonline.com/2018/09/08/cronaca-di-una-settimana-intergalattica-alla-zad-di-notre-dame-des-landes/ Sat, 08 Sep 2018 21:07:39 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=48683 [Traduciamo e pubblichiamo qui di seguito un interessante contributo inviatoci dai compagni della Zad sul significato e i temi della grande assemblea intergalattica dei movimenti tenutasi, dal 27 agosto al 2 settembre, sui territori ancora occupati di Notre-Dame-des-Landes. S.M.]

Dietro un tavolo, in disparte dal pubblico, cinque persone bisbigliano in lingue differenti. Gli sguardi sono un po’ vaghi, ma i tratti del volto indicano in tutti una grande concentrazione, mentre sembrano salmodiare in spagnolo, italiano, inglese, basco e francese. A volte, in un intrico di cavi aggrovigliati, si scambiano i microfoni: l’oratore è cambiato. Durante tutta la “settimana intergalattica” alla [...]]]> [Traduciamo e pubblichiamo qui di seguito un interessante contributo inviatoci dai compagni della Zad sul significato e i temi della grande assemblea intergalattica dei movimenti tenutasi, dal 27 agosto al 2 settembre, sui territori ancora occupati di Notre-Dame-des-Landes. S.M.]

Dietro un tavolo, in disparte dal pubblico, cinque persone bisbigliano in lingue differenti. Gli sguardi sono un po’ vaghi, ma i tratti del volto indicano in tutti una grande concentrazione, mentre sembrano salmodiare in spagnolo, italiano, inglese, basco e francese. A volte, in un intrico di cavi aggrovigliati, si scambiano i microfoni: l’oratore è cambiato.
Durante tutta la “settimana intergalattica” alla Zad, la tavola non si svuoterà mai di questi interpreti improvvisati, tratti dallo stesso pubblico, ma nondimeno capaci di assicurare sempre la traduzione simultanea delle discussioni. Lo fanno senza chiedere niente in cambio, semplicemente orgogliosi di aiutare l’organizzazione, di condividere le loro conoscenze linguistiche con tutti coloro che, sotto il grande tendone, ascoltano le loro voci attraverso gli auricolari.

Una delle interpreti ha le mani così sporche di terra che sembra esitare nel maneggiare gli strumenti messi a disposizione da un collettivo internazionale: nella stessa mattinata ha partecipato alla raccolta delle patate. Un altro soffre ancora dei postumi di una sbornia colossale seguita alla festa intorno ai fuochi della notte precedente. Poco importa, sono là al loro posto, per tradurre le voci degli invitati provenienti dal Wentland (Germania), da Christiania (Danimarca), dalla Val di Susa, dal quartiere basco di Errekaleor, dalle zone dai terreni abbandonati e occupati di Lentillères a Dijon (Francia), dall’Europa, ma anche quelle degli invitati provenienti dal Giappone, dal Messico e dal Rojava. Occorre ammetterlo, anche se talvolta ne dubitiamo, che è ormai evidente che una forza organizzativa è ancora ben presente alla Zad. I cinquecento pasti serviti ogni sera sono serviti da mense autogestite, una delle quali è fatta da migranti che vivono a Nantes, la città vicina. E anche lì, una volta terminato il lavoro delle cucine, approfitteranno delle traduzioni.

Noi vogliamo parlare di un internazionalismo del presente durante questa settimana intergalattica, ma è sufficiente attraversare l’accampamento e gli edifici appena ricostruiti per percepire che lo stiamo già creando, qui e ora. Noi siamo all’Ambazada la cui costruzione è iniziata un anno fa, su iniziativa dei Baschi appoggiati da una equipe di zadisti. Di cantiere collettivo in cantiere collettivo, questa ambasciata dei popoli che non si lasciano sottomettere del mondo intero, è sorta dal suolo. Aperta a tutti coloro che lottano e hanno bisogno oppure desiderano un luogo in cui potersi riunire. Essa ha resistito alle operazioni militari di questa primavera, con gli stessi Baschi, che l’avevano immaginata, arroccati sul suo tetto per difenderla di fronte ai 2500 agenti che hanno attaccato la Zad. Poiché di cantiere collettivo in cantiere collettivo si finisce con l’amare talmente un luogo da giungere a lasciare tutto per correre a difenderlo quando questo è minacciato.

E’ stata proprio la forza di questo attaccamento a donare un tale vigore alla resistenza di questa primavera. Molte persone sono venute dai quattro angoli del mondo per sostenere la Zad, ciò che rappresenta, a causa dei mille legami che le ricollegano. Può proprio essere questa la bozza di questo internazionalismo che si richiama alle nostre voci, che si nutre di una solidarietà attiva tra i territori in lotta, che rafforza le comuni emergenze, che crea attraverso ciò che si condivide una forza materiale e ideale che va al di là delle frontiere. A partire da queste situazioni radicate questo internazionalismo non potrà rivestire che un carattere di “senza terra” che è stato sottolineato durante molti interventi. Questa costituisce senza dubbio la sua novità.

Durante questa settimana si è trattato e discusso di lingue, culture, tradizioni e popoli, temi quasi sempre assenti dai grandi raduni militanti. Prenderà infine atto degli spazi dove emergono le resistenze al capitalismo e alla sua omogeneizzazione su scala mondiale? L’anno prossimo questa settimana avrà luogo a Biarritz, nei Paesi Baschi, città prescelta per organizzare il prossimo summit del G7. La solidarietà non può essere che reciproca.

L’idea di radicamento non è soltanto legata allo spazio, ma è egualmente temporale. Anzi, uno dei fili rossi della settimana è stata la storia, la nostra storia. Quattro serate sono state dedicate ai temi dell’autonomia italiana degli anni Sessanta e Settanta, agli squatter e agli autonomi tedeschi degli anni Ottanta, ai movimenti ecologisti radicali della Gran Bretagna degli anni Novanta e ai movimenti sociali francesi del decennio 2005 – 2016. Illuminati soltanto da piccole lampade, hanno dato voce, davanti a una sala piena, a queste rivolte da cui traiamo larga ispirazione ancora oggi.

Queste narrazioni, in perpetua elaborazione, fanno parte di un apprendistato dell’arte di raccontare che noi non siamo ancora stati capaci di raggiungere fino ad ora. Si intrecciano così le grandi cronologie con gli aneddoti che paiono insignificanti davanti alla “grande Storia”, ma che costituiscono la carne e il sangue di uno storia abitata. I rivoluzionari del XIX secolo percepivano il susseguirsi delle loro sconfitte passate il cammino inesorabile verso la loro vittoria finale. Il nostro rapporto con l’esperienza è più complesso, più frammentato e il nostro avvenire più incerto. Questo non è ancora scritto e, alla scala della Zad, resta ancora largamente da conquistare e inventare. René Char, un grande poeta francese, nel 1944 diceva: “Noi siamo nell’inconcepibile, ma con dei punti di riferimento abbaglianti”. Nella nostra piccola guerra, l’Ambassada è uno di questi punti di riferimento, un embrione del futuro per il quale ci battiamo, in tutte le lingue. Per quel che rimane in piedi, dovremo dimostrare allo Stato che i rapporti di forza non sono svaniti, senza di ciò questo territorio, guadagnato attraverso grandi lotte, rischia di essere definitivamente perduto. Per questo motivo vi invitiamo il prossimo 29 e 30 settembre a partecipare tutti a manifestare con noi alla Zad per continuare la battaglia per queste “terre comuni”. (qui)

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Là nella valle / 16: Chain Gang ovvero le vere risorse della Nazione https://www.carmillaonline.com/2017/10/09/la-nella-valle-16-chain-gang-ovvero-le-vere-risorse-della-nazione/ Mon, 09 Oct 2017 21:00:11 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=40986 di Sandro Moiso

Con la pala ed il piccon Del lavoro siam gli eroi…

Quella cazzo di worksong stakanovista risuonava nelle orecchie di Di Gennaro da ore. Il caldo, la fatica, il sudore e lo stridio e il picchiettare dei picconi e delle pale sulle rocce e nel terriccio pieno di pietre facevano del loro meglio per contribuire a sfinirlo. Senza tener conto del fatto che il coro era decisamente stonato e qualcuno, ma era riconoscibilissima la voce di quello stronzo di Larussa, modificava le parole. Tipo “buoi” al posto di “eroi”. [...]]]> di Sandro Moiso

Con la pala ed il piccon
Del lavoro siam gli eroi…

Quella cazzo di worksong stakanovista risuonava nelle orecchie di Di Gennaro da ore.
Il caldo, la fatica, il sudore e lo stridio e il picchiettare dei picconi e delle pale sulle rocce e nel terriccio pieno di pietre facevano del loro meglio per contribuire a sfinirlo.
Senza tener conto del fatto che il coro era decisamente stonato e qualcuno, ma era riconoscibilissima la voce di quello stronzo di Larussa, modificava le parole.
Tipo “buoi” al posto di “eroi”. Anche se, forse, non lo faceva nemmeno apposta.

Tutto era iniziato qualche giorno prima, subito dopo la fine del G7 di Venaria.
Il capo lo aveva convocato nel suo ufficio nel cantiere.
Vi siete divertiti a Torino e a Venaria eh? Aveva chiesto con tono quasi mellifluo.
Per una volta avete menato fuori dalla Clarea. Spero proprio vi siate divertiti.
E poi il Questore si è complimentato per il vostro eroico comportamento e per la vostra assoluta dedizione al dovere…

Di Gennaro taceva, sospettoso.
In fin dei conti a Torino lui e la sua squadra avevano fatto un po’ di cazzate.
Tipo non caricare di sera in via Po, mentre i Digos si incazzavano con loro.
Già, begli elementi anche quelli: tutti vestiti sportivi. Leggeri senza cinturone, para stinchi, scarponi, casco, pettorina di plastica, scudo. Tutte cose necessarie secondo il regolamento, ma che dopo dodici ore di servizio pesavano come piombo. Altro che caricare, correre e inseguire i manifestanti. Tutti avevano soltanto voglia di andare a dormire.

Ma al momento il Capo sembrava non voler fare cenno a quella specie di sordo e momentaneo ammutinamento che era stato illuminato da razzi e petardi. Anzi.
Caro Di Gennaro, siamo ormai una nazione moderna, all’avanguardia. Sia nella formazione dei Dirigenti delle nostre forze, sia nell’organizzazione delle sinergie interne ai nostri reparti.
Dove voleva andare a parare il Capo con quel discorso?

Caro mio – continuò- se non lo sapesse sinergia deriva dal greco”lavorare insieme” e può essere definita come la reazione di due o più agenti che lavorano insieme per produrre un risultato non ottenibile singolarmente.
Quello sfoggio di cultura e linguistica stupì l’agente scelto, che dalla bocca del dirigente era solito sentire uscire soltanto ordini, insulti, bestemmie e urla inarticolate.

Oggi i nostri dirigenti studiano molto: diritto, sociologia, economia. Ultimamente soprattutto quella e il nostro Questore ne ha dato prova, proprio in questi giorni.
Scusi
– chiese a quel punto Di Gennaro – ma che c’entra l’economia con i compiti di un alto dirigente dell’ordine pubblico?
C’entra, c’entra caro mio.

I corsi di economia sono ormai ispirati dalla Scuola di Chicago, che ha già avuto un gran successo nelle sue applicazioni in altre parti del mondo e la gestione delle risorse umane è importantissima all’interno di un attento taglio della spesa pubblica.
Di Gennaro continuava a non capire. Scuola di Chicago? Risorse umane? Taglio della spese pubblica? Cosa avevano a che fare col tirare quattro manganellate e un po’ di lacrimogeni sui giovani dei centri sociali?

Capisco dal suo sguardo che non comprende il mio discorso e quindi verrò al dunque – continuò il superiore.
Il Questore, nel complimentarsi con voi, ha affermato che gli agenti di polizia sono la vera risorsa del paese. Ora visto che la Francia ha , per il momento, bloccato gli stanziamenti per la realizzazione del tunnel e che mantenere a questo punto in attività la talpa e gli operai che l’accompagnano sembra attualmente una spesa inutile, si è deciso “in alto” di usare diversamente le risorse a disposizione.

Nella testa dell’agente si accese un tenue, al momento, campanello d’allarme.
Poiché gli operai del cantiere che saranno licenziati avevano proposto di essere assunti in qualità di guardie, noi abbiamo deciso di rovesciare la proposta. Loro saranno comunque licenziati e la società costruttrice potrà utilizzare diversamente l’altra forza lavoro già presente sul posto.
L’allarme nella testa si trasformò in una luce rossa lampeggiante.

Scusi, quale sarebbe l’altra forza lavoro disponibile nel cantiere, una volta licenziati gli operai? Chiese Di Gennaro, temendo già la risposta.
Ma voi, mio caro. Tutti voi agenti nelle pause di riposo che, effettivamente, sono un po’ troppo lunghe e dispendiose per l’amministrazione pubblica. In fin dei conti passate più tempo in branda o in hotel che a lavorare, E questo è uno spreco di risorse umane.

Faremo così: otto ore di sorveglianza, otto ore di lavoro nel tunnel e otto ore di riposo. Penso che sia proprio un modo equilibrato per utilizzare le risorse umane disponibili.
Ma noi non siamo in grado di usare la talpa…
– provò ad obiettare Di Gennaro.
Non si preoccupi, la talpa è troppo costosa. Basteranno pale e picconi. Come ai bei tempi di una volta. Un bel lavoro sano, che rinforzi i muscoli e lo spirito di corpo. La sinergia, già, proprio quella…

L’allarme nella testa di Di Gennaro diventò una sirena assordante.
Provò reagire: Ma noi non siamo pagati per picconare la roccia…
Come no
– rispose l’altro- in fin dei conti manganellare e picconare richiedono lo stesso gesto. Dall’alto verso il basso e poi di nuovo. All’infinito. Siete già belli che allenati. Pronti.
Ma riceveremo almeno un aumento della diaria?
– chiese come ultima, disperata reazione l’agente.
No, pensavo che l’avesse capito: qui si tratta di tagliare la spesa e il tutto sostituirà il vostro normale addestramento. Rafforzandolo. Pensi a che bei muscoli avrete per le prossime manifestazioni, contro quegli stronzi di black block.

Poi era iniziata la preparazione: pochi giorni per ricevere il materiale (pale e picconi) e per imparare le canzoni a chiamata e risposta (worksong) che avrebbero dovuto accompagnare e ritmare il lavoro degli uomini. I dirigenti ci tennero molto a spiegare che erano state scritte da Zucchero, esperto di blues, gospel e quant’altro in salsa emiliana. Probabilmente, se le cose fossero andate bene, gli agenti della squadra di Di Gennaro avrebbero potuto cantare come coro in uno dei suoi prossimi dischi, avevano in fine aggiunto.

Gli altri agenti non la presero bene, ma piegarono il capo, abituati ad obbedir tacendo e tacendo obbedir.
Soltanto al primo turno di lavoro di scavo, entrando nel tunnel, Larussa chiese: Ma che minchia vuol dire quella scritta in tedesco che hanno messo sopra l’ingresso?
Di Gennaro non lo sapeva e disse soltanto: Dai, lascia perdere…andiamo a lavorare.

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Democrazia a termine https://www.carmillaonline.com/2017/06/04/democrazia-a-termine/ Sun, 04 Jun 2017 19:09:00 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=38641  di Alessandra Daniele

GemelliDopo averli aboliti temporaneamente per evitare un’altra disfatta referendaria, il governo ha reintrodotto i voucher. Se Renzi tornerà premier, anche la sua controriforma costituzionale rispunterà dalla tomba allo stesso modo. Smantellare la Costituzione è il compito affidatogli dall’establishment, e il Cazzaro sta facendo di tutto per ottenere una seconda chance di portarlo a termine, benché i suoi stessi committenti non si fidino più di lui. Le prossime elezioni politiche saranno il secondo tempo del referendum. Come tutte le riforme renziane, la nuova legge elettorale in preparazione è una porcheria scritta col [...]]]>  di Alessandra Daniele

GemelliDopo averli aboliti temporaneamente per evitare un’altra disfatta referendaria, il governo ha reintrodotto i voucher.
Se Renzi tornerà premier, anche la sua controriforma costituzionale rispunterà dalla tomba allo stesso modo.
Smantellare la Costituzione è il compito affidatogli dall’establishment, e il Cazzaro sta facendo di tutto per ottenere una seconda chance di portarlo a termine, benché i suoi stessi committenti non si fidino più di lui.
Le prossime elezioni politiche saranno il secondo tempo del referendum.
Come tutte le riforme renziane, la nuova legge elettorale in preparazione è una porcheria scritta col culo. È un proporzionale mezzo maggioritario, ma a liste bloccate, un Maggiorinale di costituzionalità molto dubbia che non garantisce né governabilità né rappresentanza, ma soltanto le esigenze speculari dei due partiti più grossi: per il PD poter governare senza dover vincere, per il M5S poter vincere senza dover governare.
Nelle intenzioni di Renzi c’è riesumare la Grossolana Coalizione con Forza Italia, mentre il voto antisistema finisce di nuovo congelato all’opposizione dal Movimento 5 Stelle, e Alfano resta decapitato dalla soglia di sbarramento.
La Vendetta degli Alfaniani (che sembra il titolo d’un vecchio episodio di Doctor Who) non preoccupa il Cazzaro, anzi: un casus belli per scannare Gentiloni è esattamente ciò che gli serve.
Il conte è comunque DOA. Resta solo da decidere la causa ufficiale della morte.
La campagna elettorale è già cominciata. Si parlerà di migranti, di vaccini, di cinghiali, Renzi si sforzerà di sembrare un uomo del popolo e far dimenticare il suo tentato golpe, ma se riuscirà a tornare a palazzo Chigi, stavolta lo realizzerà.
Non si vendicherà soltanto di quei quattro stracciaculo degli scissionisti, si vendicherà di noi che abbiamo osato negargli il trionfo sperato, e l’abbiamo costretto a mandare Gentiloni al G7 al suo posto.
Renzi sognava di conoscere Trump, e conquistarlo col suo inglese farlocco. A Renzi sotto sotto The Donald piace, è un bancarottiere di successo come entrambi i suoi papà, Silvio e Tiziano. Ed è un piazzista da televendita, come lui.
Il Cazzaro non vede l’ora di tornare a vendere il suo pentolame sul palcoscenico internazionale. E se ci riuscirà, per cacciarlo stavolta non basterà un No.

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