Fumenti – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Fri, 13 Mar 2026 23:01:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Fumenti *6 – storie disegnate (zingari ) https://www.carmillaonline.com/2018/10/24/fumenti-6-storie-disegnate-zingari/ Tue, 23 Oct 2018 22:01:56 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=49170 di Simone Scaffidi

M. Gastoni, N. Gobbi, Il buco nella rete, Tunué, 2017, pp. 123, 14.90 €

Qualche anno fa in occasione di un incontro nazionale della REL-Rete Educazione Libertaria ho partecipato a un tavolo di discussione nel quale educatori ed educatrici (che da qui in avanti chiameremo accompagnatori e accompagnatrici), ragazzi e ragazze che avevano frequentato le scuole libertarie e persone interessate all’argomento ragionavano e si domandavano se le scuole libertarie fossero elitarie o meno. Se si potessero considerare esperienze davvero aperte a tutti e a tutte. E se la contraddizione tra [...]]]> di Simone Scaffidi

M. Gastoni, N. Gobbi, Il buco nella rete, Tunué, 2017, pp. 123, 14.90 €

Qualche anno fa in occasione di un incontro nazionale della REL-Rete Educazione Libertaria ho partecipato a un tavolo di discussione nel quale educatori ed educatrici (che da qui in avanti chiameremo accompagnatori e accompagnatrici), ragazzi e ragazze che avevano frequentato le scuole libertarie e persone interessate all’argomento ragionavano e si domandavano se le scuole libertarie fossero elitarie o meno. Se si potessero considerare esperienze davvero aperte a tutti e a tutte. E se la contraddizione tra libertà e accesso a esperienze di educazione alternativa esista davvero oppure no.

Un’accompagnatrice, partendo dalla sua esperienza personale, è intervenuta e ha raccontato di una bambina araba che incrociava ogni giorno alla fermata dell’autobus e degli interrogativi che quell’incontro mattutino le stimolava. Come può entrare quella bambina in contatto con la nostra scuola? Come possiamo farle conoscere, senza forzature da Testimoni di Geova, la nostra esperienza?

Il buco nella rete, il lavoro pubblicato per Tunué da Marco Gastoni e Nicola Gobbi risponde, almeno in parte e almeno in un caso, all’interrogativo di questa ragazza. La palla va oltre la rete. Doriano le corre dietro infilandosi in un buco e inseguendo le sue libertà. Ma oltre il bosco un’altra rete lo aspetta. Con lei Miro, un bambino rom, che fa l’equilibrista su una palla colorata, molto più grande della sua. I ragazzi si conoscono e iniziano a giocare. Sopraggiunge Mauro, accompagnatore della scuola libertaria frequentata da Doriano, che non sgrida il ragazzino per essersi allontanato senza avvisare – ribaltando una narrazione di per sé egemonica – ma lo lascia libero di trascorrere il pomeriggio con Miro.

Il giorno successivo l’assemblea dei bambini e delle bambine, degli accompagnatori e delle accompagnatrici, stimolata da Doriano, decide di coinvolgere Miro nel progetto della scuola libertaria. Il papà di Miro però non si può permettere di mandare il figlio a scuola e allora l’assemblea gli propone di organizzare corsi di circo e giocoleria per coprire così, con la condivisione del suo sapere circense, il contributo previsto per accedere al percorso di formazione alternativo. La curiosità dei bambini e delle bambine verso una cultura diversa fa sì che anche la nonna di Miro, affascinante custode della sua tradizione nomade (restituita dal disegno onirico e a tratti toppiano di Nicola Gobbi), venga coinvolta nel progetto condividendo le storie del suo popolo.

È grazie al caso, a una palla oltre la rete, a una falla nella rete, che Miro, il bambino rom, inizia a frequentare la scuola libertaria. È una storia verosimile. Può accadere. Accade. Accadrà. Vivendo un territorio, avendo un po’ di fortuna, inseguendo una libertà. Ma forse il caso non basta. Forse, ed è stato l’argomento che si è provato a dibattere all’incontro della REL-Rete Educazione Libertaria, è necessario continuare a interrogarsi sul libero accesso – nell’accezione più ampia e complessa del termine, non banalmente semplificabile in un debole “volere è potere” – a questo genere di percorsi di formazione. Al netto, ovviamente: degli ingenti sforzi fisici, economici, burocratici e di ricerca che caratterizzano le esperienze alternative e orizzontali delle scuole libertari; e della passione che accompagnatrici e accompagnatori, bambini e bambine, regalano con generosità e dedizione a questi percorsi.

Affinché i buchi nelle reti diventino sempre più grandi e il vento possa raggiungere con la stessa intensità Miro, la bambina araba alla fermata del bus, adulti e genitori. Non abbracciandoli ma regalando loro la libertà di scegliere se accogliere quell’abbraccio.


Per un approfondimento a fumetti della storia del popolo rom e della provincia italiana si consiglia la lettura del capolavoro di Davide Reviati, Sputa tre volte, edito nel 2016 da Coconino.

]]> Fumenti *4 – storie disegnate (Suburbia) https://www.carmillaonline.com/2017/01/10/fumenti-4-storie-disegnate-suburbia/ Mon, 09 Jan 2017 23:01:19 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=35463 di Simone Scaffidi

G. Beltran, B. Segui, Storie del barrio, trad. D. Fiocco, Tunué, 2016, pp. 304, € 24,90

barrio0 Casa. L’adolescenza dello sceneggiatore e disegnatore Gabi Beltran viene rievocata dal segno grafico di Bartolomé Segui. L’opera racconta le avventure di un gruppo di amici di un quartiere popolare della Palma di Maiorca degli anni ’80. Sia sceneggiatore che disegnatore sono nati e vissuti a Maiorca, ma Bartolomé Segui, come ha dichiarato alla sua prima presentazione italiana dell’opera (a Bologna al Bilbolbul 2016), da [...]]]> di Simone Scaffidi

G. Beltran, B. Segui, Storie del barrio, trad. D. Fiocco, Tunué, 2016, pp. 304, € 24,90

barrio0 Casa. L’adolescenza dello sceneggiatore e disegnatore Gabi Beltran viene rievocata dal segno grafico di Bartolomé Segui. L’opera racconta le avventure di un gruppo di amici di un quartiere popolare della Palma di Maiorca degli anni ’80. Sia sceneggiatore che disegnatore sono nati e vissuti a Maiorca, ma Bartolomé Segui, come ha dichiarato alla sua prima presentazione italiana dell’opera (a Bologna al Bilbolbul 2016), da ragazzo non ha mai oltrepassato il muro invisibile che separava il quartiere cinese di Palma di Maiorca (il barrio) dal resto della città. Nonostante Segui non abbia vissuto le storie e i luoghi che descrive, la sua mano, grazie a un tratto definito e colori calmi, restituisce l’ordinarietà della vita nel barrio attraverso un’operazione interessante. Il disegno normalizza la violenza, l’abuso di droga, il furto, la prostituzione e in un certo senso rassicura il lettore. Segui ha trovato la maniera efficace di rappresentare lo sguardo interno, il punto di vista dei ragazzi del barrio. Il barrio è un quartiere difficile per chi sta fuori, per chi sta dentro il barrio è casa. Se si è nati lì è facile che si finisca male ma dopo, non durante, non in questa narrazione. Il futuro sarà inquieto ma ora non siamo vittime, ce la caviamo, e ce la caviamo bene, forse meglio di voi, non compatiteci, non potete, la piazza, le puttane, le droghe rassicurano noi e rassicurano anche te lettore. Il racconto prende forma grazie all’intreccio di due voci, con due differenti registri. Una è la voce fuoricampo e intimista di Gabi Beltran, una voce che si vorrebbe onniscente, che conosce le morti, che conosce il presente e che cerca di comprendere la violenza e i silenzi familiari, saggiarne il peso, scaricarne il dolore. Incontenibile, al punto da strabordare dalla gabbia e riversarsi sulla pagina bianca tra un capitolo e l’altro. L’altra invece è la voce disegnata del barrio, un vociare dinamico e vitale, che comprende anche la voce adolescente di Gabi Beltran. Quello che stupisce è l’equilibrio che i due autori riescono a trovare tra parola e disegno, a dispetto di un doppio-testo corposo, il volume si legge senza fatica.

N. Van Sciver, Saint Cole, trad. S. Sacchitella, Coconino Press, 2015, pp.120, € 16.00

saintcole_cover_ita2-okDistruzione. Il tratto distorto e tremolante di Van Sciver è esattamente quello che serve per questa storia. Joe lavora in un ristorante, abusa di alcool e si lamenta per la vita d’inferno che fa. Due donne sono parte della sua vita, la compagna sedicenne che accudisce il figlio e la suocera rimasta a corto di soldi e trasferitasi in casa loro. Entrambe riconoscono il suo spaccarsi la schiena, uscire la mattina, tornare la sera, i suoi sacrifici. Ma per cosa sacrifica la sua vita Joe? Lui è il primo a non saperlo. E allora prima di tornare a casa Joe affoga una vita di straordinari e sfruttamento al bar del ristorante in cui lavora, cercando nell’alcool risposte che non arrivano, aspettando invano una promozione. Van Sciver racconta la subalternità, la disintegrazione nel fisico e nello spirito di un giovane lavoratore precario, l’annullamento di ogni speranza di salvezza. I ruoli di genere sono ben definiti, forse fin troppo. Ma lo stereotipo è stereotipo perché si afferma, perché è reale, e in questa storia manca lo spazio e il tempo per combattere il patriarcato. Il maschilismo è vita. È dato culturale non giustificabile, ma vivo. Lei sta a casa, è responsabile, bada al figlioletto. Lui lavora, beve, si lamenta, molesta una collega. Eppure Van Sciver trova il modo di far esplodere la norma servendosi di un personaggio, questo sì, che evade con violenza lo stereotipo a lei attribuito. La suocera di Joe disintegra infatti l’ordinario, fugge il ruolo di madre e di nonna. Non è un caso se sarà proprio lei a scrivere il finale trasgressivo e provocatorio di questa storia.

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