Esodo – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Fri, 31 Jul 2026 20:00:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Non avrai altro idolo all’infuori di me https://www.carmillaonline.com/2023/10/10/non-avrai-altro-idolo-allinfuori-di-me/ Tue, 10 Oct 2023 20:00:54 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=79492 di Giovani Iozzoli

Gianni Vacchelli, Non avrai altro idolo all’infuori di me. 50 appunti per un “esodo” dalla biocrazia capitalista, Mimesis, Milano-Udine 2023, pp. 240, € 22,00

E’ un testo difficilmente catalogabile – ricco, vitale, debordante -, questo libro di Gianni Vacchelli. Perché sfugge sapientemente all’incasellamento di genere e di stile. Partendo dalla suggestione del capitalismo come “idolo” – e della idolatria come segno prevalente della contemporaneità – l’autore dipana le sue riflessioni verso molteplici differenti direzioni. Il linguaggio è poetico e filosofico – cioè mistico: ma di un misticismo non orientato verso [...]]]> di Giovani Iozzoli

Gianni Vacchelli, Non avrai altro idolo all’infuori di me. 50 appunti per un “esodo” dalla biocrazia capitalista, Mimesis, Milano-Udine 2023, pp. 240, € 22,00

E’ un testo difficilmente catalogabile – ricco, vitale, debordante -, questo libro di Gianni Vacchelli. Perché sfugge sapientemente all’incasellamento di genere e di stile. Partendo dalla suggestione del capitalismo come “idolo” – e della idolatria come segno prevalente della contemporaneità – l’autore dipana le sue riflessioni verso molteplici differenti direzioni. Il linguaggio è poetico e filosofico – cioè mistico: ma di un misticismo non orientato verso l’alto dei cieli, piuttosto materialisticamente fondato sull’osservazione spietata della nostra realtà. L’esercizio della critica anticapitalistica non assume un taglio arido, ideologico o economicistico: nella scrittura di Vacchelli c’è una continua tensione alla “ripoetizzazione” dello sguardo umano, della parola, della meditazione, oltre e contro il regime capitalista nella sua fase idolocratica.

In questa teologia nichilista e pervertita l’dolo, Monsieur le Capital in persona creato e generato (dal lavoro vivo, dalla vera carne, dal vivo corpo umano, dal soffio dei viventi) si presenta come dio increato, datore di vita, lavoro, benessere, e gli uomini, che in verità hanno permesso all’idolo di essere, sono sussunti, feticizzati e predati dall’idolo che si dice dio. Mentre il divino, il Mistero, la Vita (o quale il suo nome) è nel segno del dono, dell’abbondanza e dell’amore, l’idolo sta in quello della scarsità, del ricatto e della seduzione, travestiti da merito, da promozione e successo. (pag.15)

Il capitale è stato ampiamente rappresentato, da Marx in poi, come spettro, simulacro, moloch o vampiro – e altre evocazioni mortifere, gotiche o parassitarie. In questo libro Vacchelli prova a uscire dalle tenebre e rimettere al centro della critica anticapitalistica l’uomo e l’insondabile ricchezza della natura umana. Per farlo attinge ad ogni arma o strumento, filosofico, teoretico o polemico, di cui ci si può servire: e lo fa con ragionata veemenza, evitando il rimando, stucchevole o mieloso, ad una concezione disincarnata dell’umano .

Ecco allora: il nostro risveglio significa cessare di essere idolatri, smettere di scambiare l’illusorio per il reale, l’irreale per la realtà, ciò che è frammentato e alienato per l’integrità, ciò che limitato, storico e transeunte, per naturale ed eterno. Del resto mai l’idolo è realmente ciò che predica di essere! Persino spudoratamente arriva a dire: “Io sono colui che sono”. E tu gli credi, noi gli crediamo! E’ cangiante pure, seducente, ammaliante, tollerante, almeno nella sua variante consumistica e a patto che se ne onorino i comandamenti, ha aspetto benevolo, ma corpo di serpente e coda biforcuta: è anche Gerone! E poi l’idolo è sadico e abbisogna della postura prona e masochistica degli idolatri. Se arrivasse anche a dirti “non avrai altri idoli all’infuori di me”, non lo farebbe certo per sincerità, ma per sadica prepotenza. Ritrovarsi è uscire da questo sviamento, da questo incantamento per il cattivo infinito, da questo regno animale dello spirito al laccio del grosso animale, da questa passiva e in parte complice vittimizzazione! (pag. 17)

Io sono Colui che è! – dice la voce che parla a Mosè, in contemplazione del roveto ardente. E il Mercato pretende di “essere ciò che è” – coincidere, cioè, con storia e natura, sempre esistente, imperituro, immortale. Questo è il trucco “metafisico” da smascherare – dopo decenni di apologia liberista del presente: di “ciò che è”.

L’idolo capitalistico infatti non è più simulacro, non è più rappresentazione, esso è sfuggito da tempo al controllo dei suoi creatori: il Golem non si accontenta più di essere simbolo o feticcio. Si è reso autonomo e reclama il posto di Dio: a partire dal necessario sacrificio – di tempo, vita, intelligenza e lavoro che bisogna offrirgli quotidianamente per garantire la sua riproduzione. L’autore cita opportunamente Landauner, secondo cui:

Fritz Mauther ha dimostrato che la parola Dio (Got) era originariamente identica a idolo (Gotze) e che entrambe significano “metallo fuso” (Gegossene). (…) L’unico “metallo fuso”, l’unico idolo, l’unico Dio, che gli uomini hanno creato fisicamente è il denaro. Il denaro è artificiale e vivente, il denaro genera denaro, e ancora denaro su denaro, così il denaro ha soggiogato tutte le forze della terra. Chi però non vede, chi ancora oggi non riesce a vedere che il denaro, questo Dio, altro non è che lo spirito fuoriuscito dall’uomo, diventato una cosa vivente, un assurdo, il senso stesso della nostra vita trasformata in follia? (pag.17)

In un viaggio politico, filosofico e letterario, di grande profondità, l’autore intreccia spunti, profezie e suggestioni provenienti da Machiaveli, Kafka, Ivan Illich, Pasolini,Vandana Shiva, Paolo di Tarso, Ramon Panikkar, il formidabile teologo domenicano – e molti altri, per delineare un itinerario di critica e di esodo dalla Grande Impostura di questa epoca che non riusciamo a svelare:

tutto è sotto gli occhi, ma noi non vediamo. Sparisce, si naturalizza e si interiorizza il legame tra la cosiddetta innovazione tecnologica e l’aspetto economico e politico. E’ sempre una nostra abdicazione, un nostro sonno, una nostra irresponsabilità, che si nutre della nostra ipnosi, della nostra idolatria individuale e collettiva (anche indotta dal dispositivo totale e globalizzante). (pag.37)

Indagando la terribile continuità tra Auschwitz e le prassi del moderno management – e il nesso quindi tra nazismo storico e neocapitalismo; rilanciando la meditazione sulla stagione “biocratica” inaugurata dall’emergenza Covid, Gianni Vacchelli produce una riflessione di grande spessore – forse difficile da tradurre in “azione”, in prassi, in tecnica della polis – ma assolutamente necessaria. Non solo alla marxiana critica dell’economia politica ci si deve affidare per combattere l’Idolo malvagio tecno-capitalistico che si è reso Dio: ma anche alla riscoperta del mistero della vita umana e all’idea di Esodo come rivendicazione di indipendenza, di autonomia, che sarà necessario proclamare, nei prossimi anni, contro un potere dispotico e antiumano.

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I de-evoluti https://www.carmillaonline.com/2016/06/09/i-de-evoluti/ Wed, 08 Jun 2016 22:01:45 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=31054 di Mauro Baldrati

Bonomohomo.sapiensAlcuni genetisti sostengono che la linea evolutiva delle scimmie bonobo si sia separata dalla scimmia originaria, la creatura primigenia, circa 4,5-7 milioni di anni fa. Da lì sarebbero partiti i due genomi scimpanzé-bonobo. Ma il cammino evolutivo non si è mai fermato. Per la verità non si dovrebbe parlare di evoluzione, ma di de-evoluzione. Infatti vi sono pochi dubbi che dal ceppo delle bonobo sia dipartita una variabile che, dalle rive dell’antico fiume Congo, ha progressivamente invaso e colonizzato il resto [...]]]> di Mauro Baldrati

Bonomohomo.sapiensAlcuni genetisti sostengono che la linea evolutiva delle scimmie bonobo si sia separata dalla scimmia originaria, la creatura primigenia, circa 4,5-7 milioni di anni fa. Da lì sarebbero partiti i due genomi scimpanzé-bonobo. Ma il cammino evolutivo non si è mai fermato.
Per la verità non si dovrebbe parlare di evoluzione, ma di de-evoluzione. Infatti vi sono pochi dubbi che dal ceppo delle bonobo sia dipartita una variabile che, dalle rive dell’antico fiume Congo, ha progressivamente invaso e colonizzato il resto del pianeta: l’Homo Sapiens. Infatti gli studiosi molecolari hanno scoperto che il DNA della bonobo è simile almeno per il 95% a quello dell’Homo Sapiens. Inoltre il DNA bonomo è quasi identico a quello degli scimpanzé, per cui si può ipotizzare che sia avvenuta una tripla separazione: bonobo-scimpanzé-homo sapiens.
Anzi, qui non si ipotizza un bel niente.
Noi siamo convinti che Adamo ed Eva fossero in realtà una coppia di scimmie bonobo. Immaginiamoli nel paradiso terrestre: anche oggi, nelle foreste pluviali del Congo, dove sopravvivono gli ultimi esemplari di questa specie in via di estinzione, i loro comportamenti sono esemplari: vivono in gruppi matriarcali, sono pacifici, non combattono, salvo sporadici scontri tra diverse comunità, e se qualcuno rimane contuso (rarissimamente ferito o addirittura morto), viene accudito, consolato, accarezzato dagli altri membri della comunità. Si nutrono quasi esclusivamente di frutta e verdura, e quando non sono impegnati nella ricerca di cibo oziano al sole oppure fanno l’amore. Infatti hanno un’attività sessuale molto intensa, non solo a scopo riproduttivo. Insomma, possiamo affermare senza timore di essere smentiti che i bonobo siano stati i primi hippies della storia, fedeli al motto “Make love not war”. In questo senso si può desumere che il periodo più elevato della sottospecie Homo Sapiens, cioè gli hippies degli anni Sessanta, esseri assolutamente pacifici e allegri, abbia ritrovato per qualche tempo l’eredità ancestrale delle creature antiche, i bonobo, cioè Adamo ed Eva.
Ma torniamo alla prima coppia pre-umana: nel paradiso terrestre si cantava, si ballava, si contemplava la natura e si viveva comodamente la vita. Poi, qualcosa si è spezzato. Cosa, non sappiamo esattamente. Gli antichi testi sembrano piuttosto reticenti. Non può essere dipeso da quella vicenda della mela, nessuno ci ha mai creduto veramente. In qualche modo si deve essere spezzato l’equilibrio tra i due antenati e Dio, il Dio Padre, che proprio dai testi antichi sappiamo quanto fosse iracondo, vendicativo e geloso (Esodo, 34). Una parola storta, chissà, un saluto mancato, un gesto equivoco e Dio ha sbarellato immediatamente, cadendo in preda a uno dei suoi attacchi. Così li ha maledetti, rinnegati, e mutati. Ha generato la specie umana, la più distruttiva e autodistruttiva della storia. Una specie che non ha alcuna speranza di salvezza, perché nata da una de-evoluzione di origine divina, la maledizione terminale di un dio arcigno, un dio privo di gioia e di senso dell’umorismo.
Ora le scimmie bonobo attendono che si compia un triste destino. I loro discendenti de-evoluti stanno distruggendo l’habitat dove vivono, con la deforestazione, le colture intensive, e soprattutto le guerre senza fine, una delle condanne più antiche e spietate della nostra specie.
Altri l’hanno chiamato il Kali-Yuga, il regno del buio, della menzogna, dell’ignoranza e della violenza. Sarebbe iniziato con la morte fisica di Krishna, il 18 febbraio 3102 a.C. Dicono che si concluderà nel 428.899 d.C. quando tornerà il Satya Yoga e il paradiso terrestre.
Noi invece crediamo che il pianeta non reggerà. Le madri bonobo, da cui la storia ebbe inizio, saranno estinte e tutto si compirà molto prima.

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Demonologia mediatica degli angeli https://www.carmillaonline.com/2015/07/07/demonologia-mediatica-deli-angeli/ Mon, 06 Jul 2015 22:03:13 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=23730 di Mauro Baldrati

legion-movie-paul-bettanyAngeli, questi (s)conosciuti. Li abbiamo visti nei quadri dei maestri antichi, creature alate di sembianze umane che calano dal cielo, dove ha la residenza l’amministratore delegato del Paradiso, “Colui che parla agli uomini”. Svolazzano spesso anche sopra o accanto alla Madonna, la Madre, di solito con toni cromatici celesti (perché “Celeste” è il Regno dei Cieli). Sono ragazzi adolescenti, talvolta bambini, pallidi e paffutelli. Toni chiari, luce pura, aura luminosa: è l’estetica della versione edificante della divinità operata dalla riforma cattolica, che ha rifondato la prima versione trucida, vendicativa e [...]]]> di Mauro Baldrati

legion-movie-paul-bettanyAngeli, questi (s)conosciuti. Li abbiamo visti nei quadri dei maestri antichi, creature alate di sembianze umane che calano dal cielo, dove ha la residenza l’amministratore delegato del Paradiso, “Colui che parla agli uomini”. Svolazzano spesso anche sopra o accanto alla Madonna, la Madre, di solito con toni cromatici celesti (perché “Celeste” è il Regno dei Cieli). Sono ragazzi adolescenti, talvolta bambini, pallidi e paffutelli. Toni chiari, luce pura, aura luminosa: è l’estetica della versione edificante della divinità operata dalla riforma cattolica, che ha rifondato la prima versione trucida, vendicativa e sanguinaria della Bibbia antica. Tutto è stato riscritto, rieditato, Dio, i santi (un inserimento abbastanza recente, che recupera parecchia iconografia pagana), la Madre, e gli angeli. Sono la luce di Dio, i messaggeri, i Suoi plenipotenziari.
Ma non è sempre stato così.
Quando è apparso il primo angelo davvero operativo non c’era tanto da scherzare, né da contemplare albe radiose dai colori turchini. Dobbiamo prendere quello straordinario romanzo di fantascienza, in parte autobiografico in parte fiction, scritto da Dio, il primo grande scrittore apparso sulla terra: Esodo, la storia della migrazione degli Ebrei dall’Egitto alla Terra Promessa. Dio li guida, attraverso Mosè, li incalza, spesso li minaccia, li condanna a morte, li obbliga a sgozzare agnelli, per compiacerlo, e se è necessario, a “spaccare il cranio” dei propri figli, se a Lui piacerà. Stranamente, ma con straordinario genio letterario, l’Autore rivela che farà di tutto per ostacolare l’esodo, da Lui stesso ordinato, influenzando negativamente la mente del faraone, per obbligarlo a rifiutare il permesso di espatrio, e permettergli così di scatenare le piaghe, che hanno uno scopo dimostrativo: affermare la Sua potenza, perché Lui è “l’Unico”, è “Colui che comanda agli uomini”. Una delle piaghe più orribili, forse la più tremenda di tutte, è la strage dei primogeniti, umani e animali, che scatenerà dopo avere naturalmente obbligato telepaticamente il faraone a rifiutare le richieste di Mosè. E qui entra in scena l’Angelo Sterminatore: “Durante la notte l’Onnipotente punirà l’Egitto: là dove Egli vedrà il sangue (degli agnelli sgozzati dagli ebrei, ndr) sugli stipiti e sull’architrave passerà oltre e non permetterà al Suo angelo sterminatore di entrare e colpire.” Sarà un massacro biblico, appunto, con grida di dolore che echeggeranno in tutto l’Egitto.

Dopo le successive iconografie edificanti, apparizioni in alcuni film degli anni ’40 e ’50 (un inserto angelico in Miracolo a Milano di De Sica e Zavattini, oltre all’angeologia di un certo cinema americano a cavallo della guerra) recentemente l’immaginario della fiction cinematografica sembra avere ripreso questa natura spietata degli angeli. Dio, dopo avere creato un genere letterario che si propagherà e si riprodurrà nei secoli, si è stancato del genere umano, che è incontrollabile, inaffidabile, bugiardo e infingardo. Gli ha addirittura scatenato contro il Diluvio Universale, ma non è servito. Gli umani pensano solo ai loro sporchissimi interessi privati e se ne fregano di tutto. Così si è ritirato, non si sa dove, e non si sa quando tornerà. Ma non si chiama fuori in realtà. Lui è “il Dio geloso”, e sappiamo che se non lo celebrano abbastanza li stermina tutti, senza tanti complimenti. Così, dopo l’ennesima delusione, scatena di nuovo gli angeli. Non un solo Angelo Sterminatore, ma una intera legione. Scoppia una guerra feroce, tra gli angeli incarnati negli umani, e gli umani stessi. E’ la trama del mediocre Legion (2010), nel quale un manipolo di umani asserragliati in un’area di servizio nel deserto, che ricorda molto da vicino Il postino suona sempre due volte, è attaccato dai mostri, guidati dall’Arcangelo Gabriele. L’altro grande Arcangelo, Michele, invece si è schierato con gli umani, disobbedendo, pare, all’ordine impartito dal “Padre”. Gli angeli sono una via di mezzo tra i “walkers” di Walking Dead, i woodoo children di Distretto 13 le brigate della morte e i vampiri di Blade. Superdotati, feroci, si arrampicano sui muri come Dracula e parlano con la voce cavernosa de l’Esorcista.

Questa natura crudele degli angeli, diabolica verrebbe da dire, è ripresa e perfezionata dalla serie Supernatural. Per una congiura che ha come obiettivo la chiusura delle porte del Paradiso gli angeli si scatenano, rapiscono gli umani, li ammazzano, se necessario li torturano, li lusingano, li ingannano. I fratelli Winchester, che già hanno il loro da fare contro i demoni, devono fronteggiare degli esseri altrettanto crudeli, usciti non dall’Inferno ma direttamente dal Paradiso. Il che, se possibile, è ancora peggio. A questo punto lo spettatore non può fare a meno di chiedersi: ma che razza di posto è se i suoi guardiani sono dei simili mostri? In realtà non c’è da stupirsi, visto il ritratto che il loro creatore fa di se stesso nel suo romanzo.

“Io sono un angelo, posso uccidere un neonato davanti agli occhi della madre, posso pietrificare una città” dice uno straordinario Gabriel, interpretato da Christopher Walken, nell’originale L’ultima profezia, un film del 1995 dove la natura spietata degli angeli viene rappresentata in un mix di horror, noir e supernatural. C’è la guerra, c’è sempre la guerra, su nei cieli, perché Dio, ancora Lui, ha creato la razza umana, facendo rovinare alcuni angeli nella gelosia. Poiché nessuno nell’universo può competere con “le scimmie parlanti” in fatto di guerra, omicidio, tradimento, gli angeli rinnegati, guidati da Gabriel , stanno cercando l’anima più nera di tutte le animacce umane, da usare come arma segreta. Ma è una lunga ricerca, complicata dalla discesa in campo di Lucifero, impersonato da un feroce e sornione Viggo Mortensen, che decide di eliminare Gabriel, perché in caso di vittoria si creerebbe un secondo Inferno, quindi una sgradevole concorrenza. E va da sé che gli angeli sono tutto fuorché dei liberisti!

Infine un’altra serie, attualmente in programmazione su RAI 4, Dominion, riprende l’antica epica sanguinaria, partendo proprio dal già citato Legion. L’umanità è trincerata in una città fortificata, con postazioni di contraerea che abbattono quegli angeli che osano svolazzare sul suo spazio aereo. Li comanda il solito Gabriele, mentre suo fratello Michele è con gli umani, perché nonostante la loro natura negativa, sono esseri speciali, oggetto di amore e, forse, di invidia. D’altra parte gode abbondantemente degli agi e dei lussi umani, per esempio ha un intero harem di fanciulle che usa per il suo personale rilassamento sessuale. Si avvicendano gli intrighi, gli effetti speciali, apparizioni dei mostri che volano come enormi avvoltoi, duelli di arti marziali tra Michele e certi guerrieri “angelici”, e un “prescelto” coperto di tatuaggi parlanti che ha la missione di guidare il genere umano verso la riscossa. Il senso della storia è la lotta tra umani e mostri, ma con la complicazione (già ottimamente rappresentata in Walking Dead) degli intrighi, dei tradimenti e dei crimini operati dagli umani stessi, che in fondo rappresentano i peggiori nemici di se stessi.

Gli angeli di Dominion, che probabilmente è l’opera migliore del genere, non sono affatto bianchi e luminosi, ma hanno ali nere e gli occhi neri (come i loro colleghi di Supernatural e de L’ultima profezia), sono in grado di fare a pezzi in pochi secondi un essere umano e non fanno distinzione tra adulti, vecchi e bambini. Ci chiediamo se l’autore originario sia soddisfatto di questi Suoi epigoni, che hanno sviluppato il genere da Lui stesso ideato.

Ah, ci sarebbe poi l’intermezzo angelico de Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders (e del sequel Così lontano così vicino, oltre al remake City of Angels), ma qui siamo in un’estetica del tutto diversa: gli angeli ascoltano i pensieri degli umani, ne condividono speranze e delusioni, li consolano, hanno sempre il cappotto e uno si innamora, fino a diventare umano. Ma quando noi, noi tutti ammiravamo queste opere in religioso silenzio, seguendone col fiato sospeso i dialoghi densi, poetici e filosofici, coi nostri cuori moltiplicati e vagabondi, forse eravamo noi stessi degli angeli.

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Il primo romanzo di fantascienza della storia: Esodo https://www.carmillaonline.com/2015/05/07/il-primo-romanzo-di-fantascienza-della-storia-esodo/ Wed, 06 May 2015 22:03:04 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=22155 di Mauro Baldrati

Esodo, di Dio – Antiche Edizioni Bibliche, probabilmente Giudea, circa VI secolo a.C. – a cura di Gian Ruggero Manzoni, Raffaelli Editore, Rimini 2010, pagine 280, € 10

Dio1GuidoreniSecondo alcune teorie la redazione di Esodo, il grande libro della Torah ebraica, è stata completata intorno al VI secolo a.C. in ebraico antico, poi tradotto in greco antico e quindi in ebraico moderno. Sarebbe stato scritto da un pool di autori ignoti che hanno assemblato storie, leggende, tradizioni orali che provenivano da varie zone delle terre mediorientali, mesopotamiche, babilonesi, egiziane, greche. Ma, un’altra teoria sostiene che Esodo sia stato [...]]]> di Mauro Baldrati

Esodo, di Dio – Antiche Edizioni Bibliche, probabilmente Giudea, circa VI secolo a.C. – a cura di Gian Ruggero Manzoni, Raffaelli Editore, Rimini 2010, pagine 280, € 10

Dio1GuidoreniSecondo alcune teorie la redazione di Esodo, il grande libro della Torah ebraica, è stata completata intorno al VI secolo a.C. in ebraico antico, poi tradotto in greco antico e quindi in ebraico moderno. Sarebbe stato scritto da un pool di autori ignoti che hanno assemblato storie, leggende, tradizioni orali che provenivano da varie zone delle terre mediorientali, mesopotamiche, babilonesi, egiziane, greche. Ma, un’altra teoria sostiene che Esodo sia stato scritto sotto ispirazione di Dio, che ha guidato la mano e la mente del suo redattore, o dei suoi redattori; oppure, secondo una terza teoria diciamo ancora meno laica, Esodo sarebbe stato scritto direttamente da Dio, che quindi ha fatto di Sé un autore in prima persona.

Noi, considerando le tematiche narrative, ma soprattutto lo stile, le tecniche del racconto, insomma, la natura stessa della narrazione, propendiamo decisamente per l’ultima ipotesi. Esodo è un’opera straordinaria, di grande potenza narrativa, che anticipa tutte le moderne tecniche del romanzo, in particolare del romanzo storico e di fantascienza. E sinceramente dubitiamo che, considerando i tempi e i luoghi, una persona “normale”, un umano, abbia potuto calarsi fino a tal punto della mente e nella personalità di Dio, con tutti i filtri narrativi del caso; insomma, solo Lui, solo Dio in persona può avere rappresentato Se stesso in quel mondo: scrivendo un romanzo.
Il Suo romanzo. Che diventerà un super bestseller.

Esodo narra la storia della grande migrazione degli Ebrei dall’Egitto verso la terra che lo stesso Jahvè aveva promesso, in tempi molto antichi, ai patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe. Israele, questo il nome che fu dato a quella terra, aveva i confini dal Mar Rosso fino al “Mare dei Filistei” (identificati con gli antichi palestinesi), cioè il Mare Mediterraneo, e dal deserto del Sinai fino al fiume Giordano. Tutta la prima parte del romanzo spiega, con grande chiarezza, i motivi che avevano spinto il faraone, nel XII secolo a.C. (tradizionalmente identificato con Ramses II, 1279-1212 a.C.), a imprimere un “giro di vite” nei confronti degli Ebrei: stavano diventando troppo numerosi e potenti, il rischio era che si sostituissero addirittura agli stessi egiziani. Così ordinò una enorme strage degli innocenti: tutti i primogeniti degli Ebrei dovevano essere sterminati. Ma uno si salvò. Un bambino sfuggì alla strage, perché fu abbandonato dalla madre in un cesto di giunchi sul fiume Nilo. E qui la raffinatezza narrativa di Dio (diciamo pure la malizia) già emerge superba: la figlia del faraone trova il cesto, riconosce immediatamente l’origine ebraica del bambino (non sappiamo perché: forse i caratteri somatici?) ma si commuove, lo protegge. Allora la sorella del bambino, che era nascosta tra i cespugli, si fa avanti e chiede alla principessa se deve chiamare una balia per nutrirlo. La principessa acconsente, il bambino crescerà sotto la sua personale protezione. La ragazza va a chiamare la madre, che sarà la sua balia. Quindi, un complesso meccanismo ne farà “Il salvato dalle acque” che potrà godere del nutrimento e della cura della sua vera madre.

Poi, come sappiamo anche dal film I dieci comandamenti, Mosè diventa un uomo importante in Egitto, una sorta di spin doctor dello stesso faraone. E qui molti studiosi concordano sulla verosimiglianza di questi eventi: ammesso che effettivamente gli Ebrei fossero presenti in massa in Egitto (cosa non incontrovertibilmente dimostrata), erano in realtà gli appartenenti di un popolo libero: lavoravano come salariati, possedevano case e terre proprie, pare addirittura che godessero del diritto di sciopero. Questo, per esempio, è uno dei policentri della pentalogia Ramses di Christian Jacq. Alcuni di loro potevano anche salire ai massimi livelli della gerarchia egiziana. Ma l’autore ha tutti i diritti di mescolare e rimescolare le carte, di piegare ai suoi scopi la realtà, perché è un’altra forma di realtà quella che sta narrando: forse più reale della realtà stessa, perché sottoposta al filtro letterario, alla ricerca della verità. Così gli Ebrei, nel romanzo, sono stati ridotti in schiavitù, sotto la sferza crudele degli egiziani. Dio, l’Autore che spesso parla in prima persona con dialoghi diretti, ha deciso di liberarli, per condurli alla terra promessa. Lo elegge come Suo popolo, il popolo che lo serva, che lo adori e lo celebri su tutta la Terra. Questo sembrerebbe, infatti, lo scopo dell’Autore: affermare, con forza apocalittica, la propria onnipotenza. Dio2MosèE, di nuovo, la finezza narrativa del primo grande prosatore della storia entra in azione: sceglie Mosè, che nel frattempo è fuggito dall’Egitto perché ha ucciso un egiziano che maltrattava un ebreo, come suo portavoce e plenipotenziario. Ma c’è un problema, che potremmo definire ironico, in un testo arcigno, completamente privo di ogni forma di ironia o sarcasmo: Mosè non sa parlare bene, è un oratore scarso, si impappina (e di questo Dio ne terrà conto quando gli chiederà di parlare agli Ebrei, a esodo avvenuto: dirai con parole tue, oppure con voce tua; insomma, sembra dire Dio, fa’ quello che puoi), per cui sarà il fratello Aronne (che diventerà il primo sacerdote di Israele, colui che indosserà la primissima versione della veste sacra, l’elegantissimo e sgargiante efod) a parlare per lui col faraone. Quindi abbiamo Dio che parla attraverso Mosè il quale parla attraverso Aronne. Insomma, potremmo sostenere che il più antico dei grandi scrittori di narrativa abbia inventato, 2700 anni fa, il principio di sussidiarietà!

Iniziano le missioni del duo presso il faraone, che nel frattempo è cambiato (ora è subentrato il figlio di Ramses, Merenptah), che avanza sempre la stessa richiesta: lascia libero il Popolo di Israele, perché possa andare nel deserto e adorare L’Onnipotente, il Liberatore, Colui che è, Colui che sarà, Colui che parla ai prescelti (sono solo alcuni dei nomi dell’Autore, che ha in grande considerazione il concetto stesso di “nome” come identità, come memoria, e di nuovo si rivela un acuto precursore letterario). Ma la situazione non è così semplice. Pur essendo, Esodo, un grande romanzo di genere, l’Autore non si tira indietro quando si tratta di mandare segnali “forti”. Non manca di coraggio quando fa entrare in campo la psicologia: rivela che sarà Lui stesso, Dio, a “indurire” il cuore del faraone perché neghi il permesso. Potrebbe fare il contrario coi suoi poteri, potrebbe obbligare telepaticamente il faraone a concederlo, invece lo obbliga a rifiutarlo. Perché? Non cessa di stupirci, l’Autore. Nel cap. 9 c’è forse la spiegazione più esaustiva (che verrà più volte ripetuta): “Se fin dal principio io avessi steso la mia mano destra (la mano che agisce, la mano pura è sempre la destra ndr) per colpire te e il tuo popolo con la morte, sareste ormai cancellati dal mondo, invece vi ho lasciato vivere per dimostrare a te e alla tua gente la mia potenza e per manifestare il mio nome perché esso riecheggi su tutta la terra.”

Dimostrare a te e alla tua gente la mia potenza. Ora, qui non vogliamo in alcun modo urtare la sensibilità di chi si sente devoto di una religione, che merita il massimo rispetto. Però in quanto lettori laici, come sempre devono essere i lettori, ci sentiamo in diritto di considerare le parole per quello che sono, e non secondo i complicatissimi simbolismi attribuiti dagli esegeti e dai sacerdoti a quelle stesse parole. Più volte Jahvè rivela una volontà incrollabile di affermare la propria onnipotenza: “Dimostrerò la mia grandezza al faraone e a tutto il suo esercito, così gli Egiziani sapranno che sono l’Unico e l’Invincibile!” (cap.14).

passaggio_del_mar_rossoVerrebbe da chiedersi: un Dio megalomane? Oppure un Dio insicuro? Tra l’altro la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù non avviene per la schiavitù stessa, che è prevista nel testo. Non possiamo certo definire Dio un uomo del suo tempo, perché tale non è; però è un autore del suo tempo, con le sue regole, le sue usanze. E la schiavitù in sé non è assolutamente un problema. Quando gli Ebrei sono quasi arrivati alla meta, Dio scrive decine e decine di pagine di regole, scendendo nei particolari con una meticolosità kerouchiana e una cura dei dettagli che lascia stupefatti. Redige anche elenchi, di nuovo anticipando una certa moda letteraria dei giorni nostri. E sulla schiavitù, detta le norme nel cap. 21: “Se ella (la schiava ndr) non piacerà al padrone, così che questi non la prenderà come concubina, il padrone la potrà cedere a un altro; comunque egli non potrà venderla a gente straniera, agendo con frode verso di lei, perché gli Ebrei saranno solo schiavi agli Ebrei; se però il padrone la vorrà dare come concubina al proprio figlio, si comporterà nei confronti della donna secondo il diritto che hanno le figlie, cioè il non giacere col padre.”

Affermazioni di onnipotenza, minacce, anatemi, lapidazioni, stragi, pestilenze, invasioni di cavallette e di mosconi, pidocchi, apparizioni apocalittiche di Dio tra lampi e terremoti, il Mar Rosso che si apre in una delle scene di fantascienza più famose della storia, schiavitù, sacrifici, sangue che scorre: sembra di intuire una volontà molto precisa tra le pieghe della narrazione, di molto superiore alle banali considerazioni sulla megalomania e sull’istinto di superpotenza. Sembra quasi che Dio, nel suo romanzo, voglia applicare una delle intuizioni di William Burroughs, sempreché lo stesso Burroughs non si sia ispirato proprio alla complessità letteraria del più antico autore di romanzi della storia: vale a dire che la scrittura fa accadere le cose. Le fa realizzare. Le completa. Rende più reale la realtà, che spesso è involuta, fallita, incerta e disseminata di errori. La scrittura la perfeziona, la rende conforme alle aspettative.

E quindi torniamo alla nostra domanda: perché?
Perché Dio rende superbo il faraone, in modo che rifiuti il permesso dell’esodo e quindi possa scatenare le dieci terribili piaghe?
Un’ipotesi affascinante – del tutto arbitraria, sia chiaro – è che Dio, in tempi antichi, più o meno durante l’era dorata di Ramses II, abbia sostenuto una guerra, molto dura, coi suoi dei. E’ probabile che l’esito sia stato incerto, perché gli dei egiziani erano a loro volta molto potenti, e quindi la guerra per il predominio non si sia conclusa con una vittoria certa. Le piaghe, per esempio, potrebbero essere state neutralizzate proprio dall’intervento degli dei egizi. E’ possibile che Dio sia stato costretto a ridimensionare le sue mire, ridefinire al ribasso il suo progetto di dominio assoluto sul grande impero egiziano. Quindi, ha dovuto ricorrere alla letteratura per fare accadere ciò che doveva accadere, ma non è accaduto. Oppure è accaduto in modo imperfetto. Così ha creato il “suo” popolo, che lo serve, lo adora, rispetta le regole da lui dettate. Un popolo che una volta arrivato alla terra promessa scaccerà i popoli che la abitano, uccidendoli se si oppongono, distruggendo tutti i loro simboli e i templi, la memoria, impedendo ai suoi figli di sposare le figlie degli altri, e di negare ogni credibilità ai loro falsi dei, pena la morte. Perché Lui, Dio, è Geloso, il Dio Geloso (cap. 34).

Insomma, è arrivato con la scrittura là dove non ha potuto farlo con le azioni e i prodigi.
Il che è proprio una delle prerogative della letteratura, uno dei suoi diritti.
Anche per questo dobbiamo ringraziarlo.
Sì, dobbiamo ringraziare Dio per essersi cimentato in questa formidabile avventura letteraria, che ha spalancato le porte a infinite potenzialità del meschino e limitato uomo di raccontare se stesso e le proprie avventure.
E di essere, in fondo, nel suo piccolo, grande.

[Immagini: due quadri di Guido Reni (1575-1642) e Il passaggio del Mar Rosso di Cosimo Rosselli (1439-1507)]

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