Davide Steccanella – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Fri, 26 Jun 2026 20:00:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Estetiche inquiete. L’ordine infranto da un astuto criminale e il caos portato da una sguaiata banda di agenti segreti (2/2) https://www.carmillaonline.com/2022/09/18/estetiche-inquiete-lordine-infranto-da-un-astuto-criminale-e-il-caos-portato-da-una-sguaiata-banda-di-agenti-segreti-2-2/ Sun, 18 Sep 2022 20:00:14 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=73857 di Gioacchino Toni

Se la prima parte del volume di Davide Steccanella, La filosofia di Diabolik e Alan Ford. Un criminale e una banda di agenti segreti squattrinati all’assalto della generazione ribelle (Mimesis, 2022) [su Carmilla], è dedicata al diabolico criminale in tuta nera che, insieme alla compagna, conduce un’esistenza in cui alterna mirabolanti furti di preziosi e precipitose fughe in Jaguar per raggiungere rifugi costretto a cambiare con frequenza pari all’avvicendarsi delle maschere che indossa per sostituirsi all’identità altrui, la seconda parte del volume è invece dedicata ad una sguaiata [...]]]> di Gioacchino Toni

Se la prima parte del volume di Davide Steccanella, La filosofia di Diabolik e Alan Ford. Un criminale e una banda di agenti segreti squattrinati all’assalto della generazione ribelle (Mimesis, 2022) [su Carmilla], è dedicata al diabolico criminale in tuta nera che, insieme alla compagna, conduce un’esistenza in cui alterna mirabolanti furti di preziosi e precipitose fughe in Jaguar per raggiungere rifugi costretto a cambiare con frequenza pari all’avvicendarsi delle maschere che indossa per sostituirsi all’identità altrui, la seconda parte del volume è invece dedicata ad una sguaiata banda di agenti segreti che agisce scompostamente, incapace di attenersi ad una pianificazione rigorosa.

A differenza di Diabolik che raggiunge i suoi obiettivi grazie a programmazioni maniacali, lo sgangherato gruppo di Alan Ford consegue i risultati richiesti fortunosamente, in maniera quasi inattesa, magari con l’ausilio di marchingegni immancabilmente destinati ad una repentina autodistruzione, più simili a giocattoli che girano a vuoto che non a macchine funzionali.

Le storie di Diabolik si reggono su uno schema narrativo semplice e ripetitivo, tanto da rendere tutto sommato minima la suspense visto che ogni episodio procede verso un esito scontato, in linea con le attese dei lettori che desiderano il successo del criminale. Altrettanto scontato è l’esito finale delle avventure del gruppo di Alan Ford, che terminano immancabilmente con il successo nell’operazione e con la consueta fregatura rifilata dal “Grande Vecchio” al resto della banda, ma in questo caso le vicende narrate anziché scorrere su percorsi lineari seguono traiettorie caotiche e spiazzanti.

Mentre l’estetica di Diabolik è all’insegna di un rigore geometrico utile ad esprimere sfide giocate sul piano dell’astuzia e del controllo razionale degli eventi, quella di Alan Ford è invece caotica, in linea con la narrazione di avventure sguaiate al pari dei protagonisti.

È il 22 maggio del 1969 quando compare in edicola un nuovo giornalino di centoventi pagine in bianco e nero, nell’ormai consueto formato tascabile, con una copertina da cui spicca il volto di un personaggio biondo, dai tratti spigolosi, con dolcevita nero, che sembra girarsi di tre quarti in direzione dei lettori sorridendo loro con aria di complicità. Attorno a questa figura maschile si srotola una sorta di segmentata spirale la cui base ospita il titolo dell’albo: Il gruppo TNT. Sulla sinistra del disegno si leggono le firme autografe di Max Bunker e Magnus, viene esplicitato il prezzo, 150 lire, e che si tratta del primo numero di una pubblicazione mensile. Spetta, come si conviene, alla fascia superiore della copertina riportare la testata, Alan Ford, scritta ricorrendo a un font tozzo che riprende le geometriche rigidità irregolari dell’intera composizione di copertina realizzata da Luigi Corteggi. Viene, inoltre, indicata la presenza all’interno dell’albo di una presentazione di Carlo Della Corte.

Se è pur vero che soltanto nei primissimi numeri Diabolik è a tutti gli effetti un eroe solitario, persino quando giunge a condividere le sue avventure con Eva – anche a causa della vita appartata che conduce la coppia – permane la sua propensione a voler far da sé evitando di rapportarsi con altri, ad esclusione, ovviamente, della sua compagna. Insomma, a proposito del fumetto delle sorelle Giussani, se proprio non si vuol parlare di un eroe solitario si può affermare che si è di fronte a una “coppia solitaria di eroi” e la separatezza che i due mantengono nei confronti del resto della società non è dettata esclusivamente da questioni di stretta necessità.

Come nota Steccanella, ben diversi risultano i protagonisti proposti dal nuovo fumetto dell’Editoriale Corno: «Alan Ford è l’eroe più socievole ed estroverso della storia del fumetto, perché vive in una sorta di “comune” con altri amici, con i quali divide ogni avventura anche se nel caso del gruppo TNT sarebbe più corretto parlare di compagni di sventura» (p. 117). Si tratta a tutti gli effetti di un “fumetto di gruppo” in cui il personaggio ripreso dalla testata non vanta spazi maggiori rispetto agli altri membri del collettivo.

Diabolik ed Alan Ford hanno origini differenti sia dal punto di vista “genitoriale” che per il momento in cui escono; nonostante passino pochi anni tra le loro prime uscite in edicola, il contesto in cui fanno il loro esordio appare nel frattempo decisamente cambiato.

Provenienti dall’agiata borghesia milanese, le intraprendenti e creative sorelle Angela e Luciana Giussani creano Diabolik nei primissimi anni Sessanta, quando i fumetti iniziano a guardare agli adulti, ed un giallo a fumetti incentrato su uno spietato criminale omicida, capace di suscitare ammirazione per la genialità e l’audacia con cui porta a termine i suoi piani, sembra una buona idea per intercettare il pubblico adulto.

A creare Alan Ford sono invece Luciano Secchi (Max Bunker), milanese come le sorelle Giussani ma di ben diversa estrazione sociale, ed il bolognese Roberto Raviola (Magnus). Il sodalizio tra i due, che collaborano sin dal 1964 alla realizzazione di Kriminal e Satanik, si interrompe nel 1975, quando Magnus abbandona Alan Ford cedendo il testimone a disegnatori come Paolo Piffarerio, Dario Perucca, Raffaele Della Monica e diversi altri.

Nel ricostruire la nascita della sgangherata banda di agenti segreti, Max Bunker racconta di aver voluto rovesciare la struttura di James Bond contrapponendo alla sua proverbiale organizzazione il fare sguaiato di un manipolo di personaggi alle prese con avventure grottesche ed umoristiche. «Abbandonare eroi fuorilegge alla Diabolik o belloni impettiti alla James Bond in favore di nuovi personaggi “brutti, sporchi e cattivi”» – scrive Steccanella – diviene «il modo più efficace per seppellire definitivamente sotto una gigantesca colata di ironia, tanto dissacrante quanto irrispettosa fino a trasformarsi in una generale “presa per il culo”, quanto fino a quel momento fatto passare per importante» (p. 126).

Ad essere presi di mira dal duo Bunker-Magnus sono davvero tutti e tutto e lo strumento adottato è quello del dileggio e dell’ironia, con virate su un compiaciuto infantilismo. «Soprattutto i primi numeri di Alan Ford saranno caratterizzati da continui ricorsi alla satira per denunciare ingiustizie sociali o scandali nazionali e internazionali, con storie spesso legate all’attualità, così come era accaduto al più “serio” Diabolik, ma anche per prendere in giro certi “intellettualismi” ai tempi in voga» (p. 128).

Se nel primo numero già le tavole di apertura esplicitano come sia New York a far da sfondo alle vicende narrate, occorre invece sfogliare una ventina di pagine per imbattersi nel personaggio Alan Ford, disegnato con fattezze che si rifanno all’attore Peter O’ Toole, intento a dormire in una sorta di colombaia sulla sommità di un grattacielo. «Alan Ford ha passato la sua infanzia in un orfanotrofio ed è un grafico pubblicitario squattrinato, ingenuo, imbranato con le donne. Una serie di equivoci lo porta a essere scambiato per una recluta inviata come rimpiazzo per un gruppo governativo segreto chiamato “gruppo TNT”, una squadra improvvisata di agenti dalle personalità in linea con lo humor grottesco della serie, e alla quale finirà per aderire in pianta stabile» (p. 131).

Tra i primi personaggi a fare capolino nell’albo c’è la Cariatide, «un pigrone imbolsito che trascorre tutto il tempo dormendo, seduto inutilmente a una scrivania» (p. 133) destinato a lasciare le redini del gruppo, dieci numeri dopo, al Numero Uno, riducendosi, tra una dormita e l’altra, a condurre un negozio di fiori sulla Quinta Strada, copertura di facciata della sede del gruppo, per poi aprire una pizzeria insieme all’ipocondriaco e sdentato Geremia destinato alle retrovie a causa delle precarie condizioni di salute.

Nonostante l’apparenza da rimbambito, il Numero Uno si rivela cinico e opportunista nello sfruttare l’operato del gruppo a cui riserva, al termine di ogni storia, un solo dollaro a testa trattenendo il resto per sé. «È un personaggio viscido che intasca i lauti compensi elargiti dal governo statunitense o da ricchi cittadini per adempiere a svariate missioni segrete lasciando ai propri agenti “le briciole” dei guadagni. Non ha una età precisa e si sa solo che millanta conoscenze dirette con personaggi storici di centinaia di anni addietro, ma conosce vita, morte e miracoli di tutti, scrupolosamente annotata in un libriccino che usa per ricattare chiunque gli sia di una qualche utilità» (p. 134).

Tra gli altri membri del gruppo vi sono il Conte Oliver, vero e proprio cleptomane, di nobili origini inglesi, «è fra gli agenti più efficienti del gruppo perché dotato di intelligenza e capacità non comuni» (p. 134), e Bob Rock, già sperimentato su Kriminal, Satanik e Maxmagnus, solito ad indossare una mantellina a scacchi e un copricapo alla Sherlock Holmes. «Complessato in quanto piccolo di statura e dal naso spropositato, è il più simpatico del gruppo con il suo carattere impulsivo, irascibile e sfortunato […]. Specializzato nell’arte dello “scrocco” […] È il quarto, l’unico onesto, di tre fratelli gemelli, perennemente reclusi nei penitenziari americani» (p. 134).

Altro protagonista delle strampalate azioni del gruppo è il vecchio Grunf (Grunt nei primi numeri), immigrato tedesco reduce dalle due guerre mondiali, presentato come «un vecchio nostalgico un po’ lento di comprendonio ma fedelissimo al Numero Uno e capace, con mezzi scarsissimi, di realizzare i macchinari più strampalati che incredibilmente funzionano anche se solo per poco, perché poi si distruggono» (p. 135). Si occupa dell’improvvisata palestra in cui dovrebbero allenarsi i membri del gruppo, ed indossa una tuta tattica con occhiali da aviere e magliette con motti fascistoidi.

Tra i nemici con cui il gruppo si trova ad avere a che fare spiccano: Gommaflex, evidente parodia di Diabolik, «ladro con la faccia di gomma che gli permette di assumere le sembianze di chiunque sfruttando questa abilità esclusivamente per scopi criminali» (p. 136); Arsenico Lupon, assai galante e molto ladron (1973), come suggerisce direttamente il titolo del numero 53 in cui compare; Superciuk, «spazzino che si trasforma in un Robin Hood alla rovescia che ruba ai poveri per dare ai ricchi perché desidera un mondo pulito popolato da gente che non sporca. Il suo superpotere è dato da una fiatata alcolica capace di tramortire chiunque» (p. 136).

Così tratteggia quest’ultimo lo stesso Max Bunker: «Superciuk è un idealista, votato a una sacra missione (per quanto paradossale). Compie quello che ritiene il suo dovere, ma lo fa gratuitamente. Non accetta ricompense (se non una simpatica botticella di rum a novantotto gradi alcolici offerta dai miliardari membri del suo fan club). In un universo come quello alanfordiano, specchio deformante (ma specchio) della realtà, dove trionfano il cinismo e l’opportunismo, e dove i “buoni” sono senza mezzi di sostentamento e la vita è una lotta per la sopravvivenza, è un “cattivo” a coltivare degli ideali come il barbone di Jannacci che “aveva gli occhi da buono”, e anche di Superciuk alla fine si potrebbe dire lo stesso» (p. 151-152)1.

Le origini dei membri della sgangherata compagine di agenti segreti vengono spiegate nel numero 50 intitolato Così nacque il gruppo TNT (1973), sulla falsariga di quanto fatto per il loro personaggio dalle sorelle Giussani con l’episodio Diabolik chi sei? (1968). In realtà, come scrive M. Burattini, l’albo «non svela ogni retroscena ma certamente appaga la nostra voglia di saperne di più. Inoltre, in un solo albo, è condensata la quintessenza dello humor alanfordiano. C’è davvero un campionario della tipica umanità bunkeriana, fatta di gente brutta, sporca e cattiva, di politici corrotti, di inetti e di incapaci, di disgraziati e truffatori, di miseri e reietti. Non meraviglia che il negozio di fiori possa essere diventato una casa, un rifugio, per chi, prima di esservi ammesso, veniva da esperienze dickensiane come quelle di Alan, Bob o Geremia, o per chi era in cerca di un nuovo scopo nella vita come Grunf e la Cariatide» (p. 160)2.

È attorno a questo numero 50 che Alan Ford raggiunge la sua massima popolarità; le annate comprese tra il 1973 e il 1975 rappresentano «gli anni d’oro del fumetto più spassoso e iconoclasta del decennio, tanto che sulla sua scia, e come era già accaduto con Diabolik, nasceranno alcuni epigoni» (p. 160). A differenza di Diabolik, che ha ottenuto grande successo anche all’estero, Alan Ford resta un fenomeno prettamente italiano con l’eccezione dei Balcani, ove diviene molto popolare negli anni Settanta e Ottanta e ancora oggi gode di un sorprendente successo.


Estetiche inquiete serie completa su Carmilla


  1. Citazione che il libro riprende da M. Burattini, in AA.VV, Alan Ford Story, vol. 14, Mondadori. 

  2. Citazione che il libro riprende da M. Burattini, in AA.VV, Alan Ford Story, vol. 25, Mondadori. 

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Estetiche inquiete. L’ordine infranto da un astuto criminale e il caos portato da una sguaiata banda di agenti segreti (1/2) https://www.carmillaonline.com/2022/09/15/estetiche-inquiete-lordine-infranto-da-un-astuto-criminale-e-il-caos-portato-da-una-sguaiata-banda-di-agenti-segreti-1-2/ Thu, 15 Sep 2022 20:00:22 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=73840 di Gioacchino Toni

Il volume di Davide Steccanella, La filosofia di Diabolik e Alan Ford. Un criminale e una banda di agenti segreti squattrinati all’assalto della generazione ribelle (Mimesis, 2022), ricostruisce le caratteristiche principali di due fumetti italiani di grande successo che, facendo capolino rispettivamente in apertura e in chiusura degli anni Sessanta, hanno saputo far breccia all’interno dell’immaginario inquieto del momento.

Il 1° novembre del 1962 fa la sua comparsa nelle edicole italiane un giornalino in formato tascabile, di centoventotto pagine in bianco e nero, con una copertina in buona parte occupata da [...]]]> di Gioacchino Toni

Il volume di Davide Steccanella, La filosofia di Diabolik e Alan Ford. Un criminale e una banda di agenti segreti squattrinati all’assalto della generazione ribelle (Mimesis, 2022), ricostruisce le caratteristiche principali di due fumetti italiani di grande successo che, facendo capolino rispettivamente in apertura e in chiusura degli anni Sessanta, hanno saputo far breccia all’interno dell’immaginario inquieto del momento.

Il 1° novembre del 1962 fa la sua comparsa nelle edicole italiane un giornalino in formato tascabile, di centoventotto pagine in bianco e nero, con una copertina in buona parte occupata da un volto maschile mascherato da un’aderente tessuto nero da cui sbuca uno sguardo spietato al cospetto di una figura femminile terrorizzata in primo piano.

Quel giornalino, stampato e distribuito in un numero ridotto di copie e venduto a 150 lire, si presenta ai lettori come Diabolik, suggerendo loro che si tratta di un “fumetto del brivido”. Pur trattandosi di un “romanzo completo”, come si evidenzia in copertina, intitolato Il re del terrore, dalla costina color azzurro si comprende di essere di fronte al primo albo di una nuova serie.

La scelta del nome Diabolik, con la “k” finale, si deve a una felice intuizione di Angela Giussani – vera e propria creatrice del fumetto, poi affiancata, dopo una dozzina di albi, dalla sorella Luciana –, che vede nel ricorso alla durezza di quella lettera un espediente utile a rafforzare l’idea di “potenza” del personaggio e con esso delle vicende narrate. Ad accrescere il senso di “diabolica inquietudine” è anche l’efficace font di colore rosso utilizzato per il nome della testata.

Se a tutto ciò si aggiunge un’immagine di copertina di forte impatto per i primi anni Sessanta, anche soltanto osservando l’albo in edicola, si comprende come l’ambizione della pubblicazione sia quella si incontrare anche lettori adulti. Non a caso la scelta del formato tascabile a storia completa viene ritenuta dalle sorelle Giussani particolarmente adatta ad intercettare i pendolari offrendo loro una rapida lettura di intrattenimento durante i brevi viaggi quotidiani in treno.

Se l’idea del personaggio e la trama di quel primo episodio si devono all’inventiva di Angela Giussani, curiosamente del disegnatore delle prime storie si sono, sin da subito, perse le tracce. Circa le fonti di ispirazione, la creatrice di Diabolik ha più volte affermato di aver attinto tanto da un particolare episodio di cronaca nera accaduto a Torino qualche anno prima – in cui l’autore di un brutale omicidio, incline a sfidare la polizia, si era firmato “Diabolich” –, quanto dal personaggio di Fantomas creato da Marcel Allain e Pierre Souvestre, capace di farsi beffe delle forze dell’ordine attraverso abili travestimenti. Altri riferimenti, suggerisce Steccanella, possono essere individuati persino in un personaggio lontano dall’efferatezza del “re del terrore” come Arsenio Lupin di Maurice Leblanc; quest’ultimo, Fantomas e Diabolik hanno infatti in comune il fatto di farla franca grazie ad un’astuzia non comune.

I primi anni di vita del fumetto, ricorda Steccanella, sono segnati anche da guai giudiziari. La diffusione di copie omaggio dell’albo L’arresto di Diabolik (1963) a studenti delle scuole medie, riserva ad Angela Giussani un’accusa di incitamento alla corruzione minorile, da cui si salva anche grazie al fatto – come attesta la sentenza di assoluzione – che in copertina Diabolik viene mostrato in maniera rassicurante con le catene ai polsi. Altri guai giudiziari arrivano per l’episodio Il tesoro sommerso (1967) nella cui copertina compare “indecentemente” una donna in bichini.

Al di là dei tribunali, accuse e critiche nei confronti del fumetto giungono da più parti; se tra i bempensanti turba, ad esempio, la convivenza di una coppia non sposata, anche in ambito femminista si muovono critiche alla pubblicazione. Divenuto presto un fenomeno di successo, il fumetto che ha reso popolare uno spietato assassino viene osservato con attenzione tanto dagli ambienti più tradizionalisti, che temono possa esercitare una cattivo influsso soprattutto sui più giovani, quanto da quelli più progressisti, messi in allarme dalle note individualiste e violente del protagonista e dal rapporto di potere che esercita sulla sua compagna.

Ad affrontare Diabolik è anche Umberto Eco che, in un suo scritto di inizio anni Settanta intitolato Fascio e fumetto1, individua nei fumetti neri italiani dell’epoca alcune caratteristiche proprie del superuomo del romanzo di appendice tardottocentesco: pur trattandosi di personaggi negativi che agiscono al di fuori dei valori sociali condivisi, giustificati esclusivamente dal proprio tornaconto, ispirano simpatia nei lettori. Tale tipo di fumetti italiani, sostiene Eco, contribuisce alla diffusione dell’eroe cattivo.

Nel tratteggiare le caratteristiche di fondo del fumetto delle sorelle Giussani, Steccanella sottolinea come il protagonista si riveli leale nei confronti della compagna con cui condivide una vita da eterni fuggiaschi, sia mosso dal fascino della sfida e non dalla ricerca della ricchezza, manifesti doti di grande intelligenza e cultura, si mostri maniacale nella cura dei dettagli e risoluto nel trovare a tutti i costi soluzione ai problemi che incontra.

Dopo aver definito i tratti tipicamente delinquenziali del protagonista, con il passare degli anni si sono aggiunte altre caratteristiche che ne attenuano decisamente l’efferatezza, «come la nobiltà d’animo nel rapporto con Eva e un certo idealismo unito a fermezza nell’adesione a principi immutabili» utili a renderlo «sempre meno criminale e sempre più eroe romantico» (p. 51).

A differenza di altri fumetti simili, Diabolik ha evitato di indugiare sugli aspetti morbosi e feroci, preferendo concentrarsi piuttosto sull’intrigo, le trovate e i colpi d’astuzia. Se i tratti iniziali del personaggio lo contrappongono al perbenismo dei primi anni Sessanta, man mano vira verso atteggiamenti di benevolenza verso i deboli e di rispetto nei confronti di quanti considera corretti.

Il primo numero presenta i due nemici destinati a confrontarsi: Diabolik, astuto quanto spietato criminale, abile nell’assumere le sembianze altrui grazie a particolari maschere facciali che ne replicano perfettamente i volti, e l’altrettanto intelligente ispettore Ginko, degno avversario del protagonista, unico in grado di “dargli la caccia”. Quella che si gioca tra i due è una vera e propria partita a scacchi in cui il confronto avviene soprattutto sul piano dell’astuzia e dell’abilità di giocare d’anticipo rispetto all’avversario o di trarlo in inganno.

All’uscita le vendite de Il re del terrore non sono entusiasmanti e soltanto dopo che il fumetto inizia ad ottenere un certo successo questo primo numero viene in qualche modo “recuperato” attraverso diverse ristampe. Una prima volta viene ripubblicato nel 1963 con alcune modifiche anche in copertina, l’anno successivo l’albo viene interamente ridisegnato da Luigi Marchesi ed esce in due versioni leggermente diverse, dunque viene nuovamente ristampato nel 1973.

Il secondo numero del fumetto esce il 1° febbraio del 1963 con il titolo L’inafferrabile criminale, anche in questo caso poi ridisegnato da Marchesi nella ristampa del 1964. È però con il terzo albo L’arresto di Diabolik (1963) che si assestano le linee guida della serie: il fumetto viene disegnato da Luigi Marchesi e, soprattutto, compare Eva Kant, dapprima derubata da Diabolik, poi sua inaspettata complice nel momento in cui il criminale rischia la ghigliottina, dunque sua compagna di vita e di avventure per tutti gli albi a venire. «L’arrivo di Eva cambia completamente il protagonista, che da lugubre animale notturno che agisce in solitaria diventa una sorta di arguto fenomeno in tutte le arti possibili, che parla più lingue, conosce ogni branca di scienza e letteratura e pratica tutti gli sport; ma, soprattutto, l’entrata in scena della donna riduce la spietata tendenza omicida di Diabolik» (p. 66).

Data una compagna al “re del terrore”, il fumetto ne assegna una anche al suo acerrimo nemico: nell’albo Il grande ricatto (1964) Ginko trova in Altea, un’aristocratica vedova, la sua donna, destinata, di tanto in tanto, a comparire nelle avventure successive. Con il passare del tempo tutti i personaggi del fumetto divengono più complessi e si evolvono in base ai mutamenti del costume, il rapporto tra Diabolik ed Eva, ad esempio, tende via via a divenire più egualitario.

Curiosamente, nel corso dell’intera prima serie, che si conclude con L’assassino dai mille volti (1965), non viene ancora menzionata la città immaginaria di Clerville, capitale dell’omonimo Stato, destinata ad ospitare buona parte delle storie raccontate.

Occorre invece attendere ben sei anni e 107 numeri prima di conoscere il passato del criminale. È in Diabolik chi sei? (1968) che, rispondendo alla curiosità di Ginko, mentre i due si trovano compagni di prigionia, Diabolik racconta la sua infanzia. Si scopre dunque che il protagonista è stato cresciuto su un’isola da una banda di criminali agli ordini di King; è in tale contesto che ha imparato i mille trucchi del mestiere ed ha trovato il modo di creare quelle maschere che si riveleranno la sua futura arma vincente. Dal racconto si scopre anche che il suo nome deriva da quello dato ad una temibile pantera nera presente nella giungla dell’isola. Nel momento in cui il protagonista si vendica dell’uccisione senza motivo dell’animale da parte del capo della banda, è proprio quest’ultimo a trasmettergli il nome della feroce pantera.

Il successo ottenuto in Italia da Diabolik si è presto tramutato in un successo internazionale tanto da essere tradotto e diffuso in svariati paesi. Anche il cinema non ha mancato di derivare opere dal fumetto: dalla parodia Dorellik (1967) di Steno al film Diabolik (1967) di Mario Bava, dal documentario Diabolik sono io (2019) di Giancarlo Soldi al recente film Diabolik (2021) dei Manetti Bros.

La creatura dalle sorelle Giussani si è rivela capace di aggiornarsi in base all’evoluzione della società italiana e ciò ha sicuramente influito sulla durata del suo successo. Diabolik ha saputo/voluto intercettare e solleticare l’interesse di un pubblico decisamente vasto. A motivare il successo di fumetto che in apertura degli anni Sessanta ha la sfacciataggine di narrare le gesta di uno spietato assassino, potrebbe concorrere anche il tutto sommato rassicurante ricorso ad un’estetica controllata del tutto in linea con la narrazione di sfide giocate sul piano di un dominio razionale degli eventi.

La scelta di un antagonista come Ginko, intelligente, colto e risoluto nel dare la caccia al criminale, si rivela per certi versi rassicurate sia perché con la sua presenza si mostrano gli anticorpi al male di cui dispone la società, che perché il manifestarsi nel tutore dell’ordine di alcune caratteristiche comuni al criminale (caparbietà, lealtà, coraggio, amore per la sfida, riconoscimento del valore dell’altro ecc…), finisce per attenuare “l’impresentabilità del cattivo” rendendo più semplice simpatizzare per lui.

Attraverso un’estetica rigorosamente controllata, tanto da arrivare a fa ricorso ad una “retinatura da studio tecnico”, il fumetto delle sorelle Giussani presenta un’ambientazione geometrizzata, silenziosa, tendenzialmente asettica anche ove sfarzosa, abitata da personaggi che sembrano condurre un’esistenza volta meramente ad eternare riti e convenzioni. Ad infrangere tale “geometrica routine” provvede Diabolik: pur perfettamente inserito all’interno del contesto appena delineato, in lui sembra permanere qualcosa di incompatibile a quell’ordine.

Proveniente, come detto, da un’isola lontana, ove è stato cresciuto all’interno da una comunità criminale in cui, come sottolinea Steccanella, non viene dato valore alla legalità ma alla capacità di raggiungere l’obbiettivo, anche l’uccisione a sangue freddo viene contemplata da Diabolik come mezzo a cui ricorrere per eliminare gli ostacoli che si frappongono al conseguimento del fine, che, nel suo caso, significa soprattutto vincere la sua personale sfida nei confronti del sonnolento status quo sottoposto a vigilanza e controllo. Diabolik si rivela dunque come colui che, dall’esterno, porta l’attacco all’ordine esistente.

Scrive a tal proposito Paolo Lago riferendosi alla trasposizione cinematografica del fumetto operata dai Manetti Bros nel 2021 [su Carmilla]: «Diabolik giunge dal ‘fuori’ di quegli interni borghesi, dediti al potere e ai suoi fasti, trama e agisce nella notte e nell’oscurità, da un limite oscuro difficilmente raggiungibile se non si è trasgressori totali. Egli si muove in quello spazio ‘tunnellizzato’, inscatolato, segnato dalla greve materia architettonica del potere solamente per distruggerlo ed annientarlo».

Non a caso, quando si trova ad avere la polizia alle calcagna, in diverse occasioni il criminale individua la sua via di fuga nell’abbandono della regolarità cittadina, preferendovi le tortuose strade di montagna o le ambientazioni periferiche meno sottoposte al geometrico controllo urbano. E ancora, nota Paolo Lago, «Diabolik è abitatore del ‘fuori’ anche nel senso che appartiene alla terra, sbuca misteriosamente da cunicoli nel giardino dell’elegante villa che usa come copertura. Con la sua Jaguar nera si insinua in reconditi cunicoli scavati nella roccia, lungo un’anonima strada di periferia, per mezzo di marchingegni che mirano ad inceppare l’onnipresente, lugubre marchingegno del potere».

Nonostante abiti in ville signorili, dotate di ogni comfort ed arredate con gusto, si tratta pur sempre di “rifugi” (avendo scelto una vita che rifugge la stanzialità dei personaggi che deruba), la cui parte più importante si rivela spesso quella interrata, nascosta alla luce del sole e ad occhi indiscreti.

Sebbene Diabolik sia abilissimo nello sfruttare tutto ciò che la tecnologia consente, è in lui presente, come negli incubi che sfuggono al controllo, qualcosa di arcaico, di “non civilizzato”, di “non irregimentato”: l’abitare rifugi/covi ed il ricorrre alla forza delle nude mani o ad armi arcaiche, denota in lui il permanere di qualcosa di “selvaggio” – non a caso deriva il nome da una feroce patera nera – e di notturno, come la sua veste.

Su Diabolik si sono accumulate numerose interpretazioni critiche, il personaggio ha generato ammirazioni e ostilità in maniera trasversale tra le diverse sensibilità politiche. In Diabolik possono essere individuati i tratti dell’individualismo asociale più cinico e competitivo, di chi è mosso dal mero interesse a soddisfare la propria brama di possesso materiale e per ciò disposto a ricorrere ad ogni mezzo necessario, incurante di tutto e di tutti. Oppure, al contrario, è possibile cogliere nella sua condotta un sostanziale disinteresse nei confronti della ricchezza alla luce del fatto che i furti sembrano rispondere esclusivamente al desiderio di sfidare e rompere gli equilibri di una realtà costruita sul potere economico. Pur non scalfendo, nei fatti, la società che sfida individualmente, nell’appropriarsi dei preziosi dell’élite che la governa, almeno simbolicamente, priva quest’ultima dei privilegi più luccicanti di cui gode.

Potrebbe risiedere nel suo prestarsi a letture così diverse, nel permettere identificazioni a sensibilità e immaginari tanto differenti, il motivo principale del diffuso e duraturo successo di un fumetto che si presenta puntualmente in edicola dall’inizio degli anni Sessanta.

continua 


Estetiche inquiete serie completa su Carmilla


  1. Umberto Eco, Fascio e fumetto. La filosofia dell’estrema destra nelle storie e nei personaggi degli album d’avventure, in «Guida al fumetto – Allegato a l’Espresso», n. 13, 28 marzo 1971. 

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Agende di memoria e di lotta https://www.carmillaonline.com/2018/12/16/agende-di-memoria-e-di-lotta/ Sat, 15 Dec 2018 23:01:37 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=49811 di Fiorenzo Angoscini

Davide Steccanella (a cura di), Rivoluzionaria. Giorno per giorno la Rivoluzione. Agenda 16 mesi, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, giugno 2018, € 16,00 Radio Onda Rossa (autoprodotta), Scarceranda, contro ogni carcere giorno dopo giorno, perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva, Roma, novembre 2018, € 12,00

Se non un argomento ‘strano’, sicuramente insolito quello che ci apprestiamo a trattare. Intendiamo segnalare due agende-diari per ‘l’anno che verrà’. Non vogliamo accomunare una all’altra, ma considerarle nella loro originalità, specificità, visto che si inseriscono (con peculiarità diverse) nel solco…rivoluzionario. Per motivi di solidarietà e presenza [...]]]> di Fiorenzo Angoscini

Davide Steccanella (a cura di), Rivoluzionaria. Giorno per giorno la Rivoluzione. Agenda 16 mesi, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, giugno 2018, € 16,00
Radio Onda Rossa (autoprodotta), Scarceranda, contro ogni carcere giorno dopo giorno, perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva, Roma, novembre 2018, € 12,00

Se non un argomento ‘strano’, sicuramente insolito quello che ci apprestiamo a trattare. Intendiamo segnalare due agende-diari per ‘l’anno che verrà’. Non vogliamo accomunare una all’altra, ma considerarle nella loro originalità, specificità, visto che si inseriscono (con peculiarità diverse) nel solco…rivoluzionario.
Per motivi di solidarietà e presenza storica, quella del 2019 è la ventesima edizione, iniziamo dal ‘notes’ della storica emittente romana di via dei Volsci, che ha come motto distintivo: “un segnale che disturba”. Naturalmente il potere costituito, in tutte le sue forme e varianti. Perché:

è difficile immaginare Onda Rossa, “la  radio”, senza le borgate di San Basilio, Primavalle, il Tufello, Magliana, il Pigneto, senza San Lorenzo calda e sensuale, senza la sua generosità adagiata a “La Sapienza”; come  immaginare, la Radio senza il Policlinico delle lotte dei precari, senza l’antifascismo dei ferrovieri, gli elettrici e i telefonici, o gli studenti ingenui e un po’ matti?
Il tessuto di occupazioni di case, le autoriduzione delle bollette, le lotte per il salario e contro la nocività del lavoro, il rifiuto della selezione di classe nelle scuole e nell’università, sono la carne e il sangue del movimento rivoluzionario romano che parla attraverso la radio.

Scarceranda è il frutto di un lavoro collettivo, infatti gli ideatori continuano a sollecitare collaborazioni per le edizioni future: inviando i vostri disegni e scritti: saggi, racconti, poesie, ricette culinarie.
Una delle ‘sezioni’ più apprezzate, e ‘didattica’ , è quella intitolata Ricette evasive: “ricette culinarie di facile preparazione pensate soprattutto per chi è prigioniero/a riutilizzando anche parte del vitto fornito dall’amministrazione penitenziaria e servendosi del fornelletto”.
Alcuni manicaretti consigliati e inseriti nelle passate edizioni: “Pasta broccoli e patate l’amnistia quando la fate?”, “Kebab uccel di bosco”, “Alici in tortiera basta galera”, “Frittata ‘liberazione anticipata’”, “Rotolo di frittatine senza domandine”, “Uova col pomodoro evasione d’oro”, “Sgombri svuota-carceri”, “Insalata Cesare deve morire”, “Pancakes break the chains” . Intraprendenza, fantasia, ironia.

Nel 2006, e negli anni successivi, si è pensato, insieme all’agenda, di allegare un Quaderno con testi e immagini aggiuntivi. Con l’edizione del prossimo anno, agenda e quaderno, saranno fascicolati insieme. Sempre in formato tascabile.
Questo piccolo, e minimo manuale di sopravvivenza, ma con un’enorme carica di solidarietà, viene inviato gratuitamente a tutti i ‘dannati della terra’. Le persone prigioniere che ne facciano richiesta o che vengono segnalate alla stazione radio, lo riceveranno direttamente da Radio Onda Rossa che provvede alla spedizione postale in carcere.

Inoltre, si può acquistare presso la redazione dell’emittente romana, oppure centri di documentazione, librerie e infoshop sparsi per l’Italia. E’ anche possibile acquistarla per corrispondenza, richiedendola al collettivo, che ancora, ostinatamente, ‘confeziona’ giorno per giorno il palinsesto della ‘radio militante’.

Scarceranda, vanta anche un tentativo d’imitazione (positiva). Un’agenda sociale realizzata dai detenuti della casa circondariale di Monza e delle case di reclusione Milano-Bollate e Opera (Mi).Ma è un’altra cosa.

Davide Steccanella, penalista milanese, con diversi interessi nei settori dello sport, dell’arte canora (in tutte le sue espressioni e articolazioni: lirica, pop, rock) della politica, ha da poco concluso la sua terza fatica, relativamente alla realizzazione di Rivoluzionaria, un diario che dura 16 mesi…
Il sottotitolo, ambizioso, ma esplicito è “Giorno per giorno la rivoluzione”.

L’esperienza di questo ‘strumento che ricorda’ è iniziata nel 2017 con un excursus lungo 12 mesi, dedicata ai 100 anni della Rivoluzione d’Ottobre e ai 50 dell’assassinio di Ernesto Che Guevara. Quella dell’anno dopo, 2018, in realtà iniziava il 1° settembre 2017, per concludersi il 31 dicembre dell’anno in corso e ricordava il 50 compleanno del ’68. L’attuale, che vuole raccontare tutti i ‘giorni della rivoluzione’, prende anch’essa le mosse dal 1 settembre, ricordando un avvenimento del 1847: la rivolta di Messina (non la raccontiamo perché altrimenti…che gusto c’è…).e si dipana lungo i 365 giorni di cui, convenzionalmente, e realmente, è composto un anno per chiudersi il giorno di San Silvestro con il rimando al 1981.

Quell’anno, Jerry Rawlings, rovesciò il presidente del Ghana, Hilla Limann. Nell’ arco di tempo considerato, oltre ad avvenimenti noti , drammatici e tra i più ricordati: in settembre, morte di Ho Chi Min (1969) e Mao Tse Tung (1976), assassinio di Fabrizio Ceruso (1974); eccidio di Marzabotto (ottobre 1944); ‘fucilazione’ di Pietro Bruno (novembre 1975); strage di Piazza Fontana e ‘automicidio’ di Giuseppe Pinelli, dicembre1969; uccisione di Roberto Franceschi (gennaio 1973); strage di piazza della Loggia (maggio 1974) e tanti altri episodi che hanno costellato la vita, e causato la morte, di tanti proletari, militanti politici, combattenti per la libertà durante il lungo percorso di lotta per il riscatto dell’umanità, Steccanella, affianca ed evidenzia tanti altri episodi, in apparenza minori, ma altrettanto significativi ed importanti, alcuni lontanissimi nel tempo Uno per tutti: il 10 luglio 1647:i sicari del duca di Maddaloni tentano di uccidere Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello.

Un lavoro certosino, meticoloso e complesso.
In un’intervista, rilasciata al sito web “GiustiziaMi-cronache e non solo dal tribunale di Milano”,1 l’azzeccagarbugli (senza nessun intento diffamatorio o riduttivo) meneghino dichiara: “E’ stato un lavoro faticoso, durato più di un anno. La storia per me è una passione che ho ereditato dal papà. Ho consultato tonnellate di libri, giornali e documenti dell’epoca, l’archivo ‘Cipriani’ e altri e un interessante sito web che si chiama ‘Anarcopedia’, una specie di wikipedia anarchico”.
A chi scrive, ha confidato: “devo rintracciare notizie nuove e per 16 mesi, fra un po’ ho finito il filone”. Vedremo se, e come, se la caverà con l’ edizione a venire.

Rivoluzionaria è un’agenda che va scritta, ma soprattutto letta.
Ricordando che “La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza”
Una delle tante affermazioni di Mao, che si attaglia alla perfezione con una citazione di Bertolt Brecht riportata nel frontespizio dell’agenda 2019: Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono.
Fortunatamente, migliaia di uomini e donne, masse popolari, in alcuni momenti della loro vita e percorso hanno sfondato le barriere a difesa dei privilegi, si sono presi la libertà di lottare, qualche volta hanno vinto.
Alla prossima!


  1. http://www.giustiziami.it/gm/lagenda-rivoluzionaria-2017-di-steccanella-un-inno-quotidiano-a-chi-ha-cambiato-il-mondo/  

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Cronologia enciclopedica degli anni più belli, difficili e duri https://www.carmillaonline.com/2018/08/06/cronologia-enciclopedica-degli-anni-piu-belli-difficili-e-duri/ Mon, 06 Aug 2018 19:30:14 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=47588 di Fiorenzo Angoscini

Davide Steccanella, Gli anni della lotta armata. Cronologia di una rivoluzione mancata, Nuova edizione aggiornata, Edizioni Bietti, Milano, febbraio 2018, pag. 541, € 17,00

A distanza di cinque anni dalla pubblicazione della prima edizione (marzo 2013) e della sua ristampa (giugno 2013) l’autore ha rimesso mano alla monumentale opera di ricostruzione di fatti ed avvenimenti che hanno contraddistinto il periodo italiano (con alcune appendici internazionali1 ) che va dall’anno 1969 fino al 14 dicembre 2017 (la ‘prima’, e [...]]]> di Fiorenzo Angoscini

Davide Steccanella, Gli anni della lotta armata. Cronologia di una rivoluzione mancata, Nuova edizione aggiornata, Edizioni Bietti, Milano, febbraio 2018, pag. 541, € 17,00

A distanza di cinque anni dalla pubblicazione della prima edizione (marzo 2013) e della sua ristampa (giugno 2013) l’autore ha rimesso mano alla monumentale opera di ricostruzione di fatti ed avvenimenti che hanno contraddistinto il periodo italiano (con alcune appendici internazionali1 ) che va dall’anno 1969 fino al 14 dicembre 2017 (la ‘prima’, e ristampa, si fermavano al 1° marzo 2013, «Roma: nel corso di una rapina in via Carlo Alberto viene ucciso Giorgio Frau». Ex militante di LC e, dal 1984, vicino alle Unità Comuniste Combattenti). Quel giorno «la Commissione Moro convoca una conferenza stampa per commentare la produzione di un elaborato di 300 pagine che si conclude così: “Le attività condotte restituiscono a Moro un grande spessore politico e intellettuale e fanno emergere il suo martirio laico, nel quale si evidenziarono le sue qualità di statista e di cristiano”.

Steccanella, professionista forense, cultore di molte altre discipline che, poi, spesso finalizza in interessanti pubblicazioni, ha già dedicato ricerche, tempo e libri alle sue passioni personali: la musica lirica e rock, lo sport, in particolare al calcio, all’attività ed avvenimenti politici tra i più vari.
Al di la del titolo, che potrebbe far pensare che si sono presi in considerazione solo episodi di ‘lotta armata’, l’antologia, in realtà, tratta e ricorda episodi significativi e drammatici, ma anche di cronaca bianca, che si sono susseguiti nel ‘bel paese’. Infatti, ogni anno-titolo di testatina è accompagnato da informazioni e notizie sui più importanti dischi e film prodotti quell’anno, chi ha vinto l’Oscar per il cinema, quale squadra di calcio si è aggiudicata lo scudetto tricolore (quando si disputano, ogni quattro anni, anche il Campionato Europeo e quello Mondiale, fino al 1970 Coppa Rimet), chi ha trionfato al festival di Sanremo…

Per motivi d’importanza politica e, probabilmente, anche per forza di penetrazione mediatica, la premessa a questa nuova edizione (diversa da quella delle edizioni precedenti) ha come data, ed inizio, l’avvenimento di giovedì 16 marzo 1978: azione di via Fani e sequestro del leader DC Aldo Moro. Così, l’abbiamo già detto, come termina la ricostruzione temporale: con la presentazione della relazione della Commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte dell’esponente democristiano.
Tra questo inizio-fine, non cronologico ma d’importanza assoluta poiché indubbiamente il rapimento del presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana è stata la più eclatante e significativa azione di guerriglia condotta nel periodo considerato, troviamo quello che l’ha preceduto e seguito. Non solo la formazione e il radicarsi di organismi-organizzazioni armate e guerrigliere (Gap di Feltrinelli e sua propaggine genovese: 22 Ottobre; le Brigate Rosse, Prima Linea e tutto l’arcipelago piellino, Azione Rivoluzionaria, le azioni di cellule ed organismi di quartiere, le brigate di qualche fanatico-folle in cerca di celebrità e rapido pentimento) costituite per sferrare l’attacco al cuore dello stato, ma anche stragi nelle banche, nelle piazze, sui binari, nelle stazioni; uccisioni di manifestanti durante cortei e manifestazioni operaie e studentesche, fascisti che accoltellano ed ammazzano militanti politici, tentativi di colpi di stato. Non è solo un calendario di fatti e misfatti. Spesso, a corredo di alcune ‘situazioni’ particolari, Davide Steccanella, ripropone articoli ed interviste di quotidiani e settimanali, stralci di documenti di organizzazioni combattenti, completando l’insieme con sostanziose e complete note ed interessanti rimandi.

E’ un utile calendario di ricostruzione storico-cronologico, ma non è solo un elenco di date e di avvenimenti.
Una preziosa testimonianza, un buon ricordo per tutti gli smemorati passati, presenti e futuri.
Non nutriamo soverchia fiducia e rosee aspettative. Soprattutto da parte di chi ha contribuito, con complicità attiva o passiva a determinare morti e seminare sospetti.
Mentre, con rispetto e vicinanza, pur nelle rispettive diversità, ci riconosciamo in tutti coloro che «Volevano cambiare il mondo: facevano politica».

Peccato soltanto per l’appendice finale, Dialogo con un ‘cattivo maestro’, che merita davvero poche battute e nessun giudizio a causa della superficialità e dell’opportunismo dei giudizi contenuti in un’intervista a Luca Colombo, il cattivo maestro tra i fondatori delle Formazioni Comuniste Combattenti, destinati soltanto a giustificarne le scelte personali e giudiziarie davanti all’intervistatore, Giovanni Sordini.


  1. ad esempio, Maria Elena Angeloni in Grecia  

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“Un fiore è sbocciato” https://www.carmillaonline.com/2017/07/05/un-fiore-sbocciato/ Tue, 04 Jul 2017 22:01:52 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=39059 di Fiorenzo Angoscini

Davide Steccanella, Le indomabili. Storie di donne rivoluzionarie, Edizioni Pagina Uno, Vedano al Lambro (Mb) pag. 224, febbraio 2017, € 15,00

L’ultimo lavoro di Davide Steccanella, insieme a quello realizzato da Milton Danilo Fernàndez (“Donne, pazze, sognatrici, rivoluzionarie…”, Rayuela Edizioni, Milano, 2015), può essere considerato l’ unico libro scritto da un uomo, con al centro solo e tutte donne ribelli, che valga la pena di essere preso in considerazione. Donne si è detto: anticonformiste, ribelli, spregiudicate, indipendenti. E belle, al di fuori e al di sopra dei canoni fisici ed estetici ormai predominanti.

Steccanella, affianca alla [...]]]> di Fiorenzo Angoscini

Davide Steccanella, Le indomabili. Storie di donne rivoluzionarie, Edizioni Pagina Uno, Vedano al Lambro (Mb) pag. 224, febbraio 2017, € 15,00

L’ultimo lavoro di Davide Steccanella, insieme a quello realizzato da Milton Danilo Fernàndez (“Donne, pazze, sognatrici, rivoluzionarie…”, Rayuela Edizioni, Milano, 2015), può essere considerato l’ unico libro scritto da un uomo, con al centro solo e tutte donne ribelli, che valga la pena di essere preso in considerazione. Donne si è detto: anticonformiste, ribelli, spregiudicate, indipendenti. E belle, al di fuori e al di sopra dei canoni fisici ed estetici ormai predominanti.

Steccanella, affianca alla sua attività professionale, l’amore e la passione per alcuni argomenti e temi specifici che, spesso, finalizza in scritti e pubblicazioni. Così il suo amore per la musica lirica si è concretizzato con un libro sull'”ultimo soprano assoluto”, Montserrat Caballè, e con una serie di appunti per l’ascolto dell’opera lirica. Steccanella è anche un cultore di musica rock e appassionato tifoso (Interista-Leninista) dell’Internazionale, quella nerazzurra di Milano. Al calcio ha dedicato “Non passa lo straniero (Ovvero quando il calcio era autarchico)”.

Negli ultimi anni ha particolarmente analizzato e studiato le esperienze rivoluzionarie e di lotta armata. Frutto di questi approfondimenti alcune pubblicazioni, dalla prima bozza1 di quello che diventerà Gli anni della lotta armata. Cronologia di una rivoluzione mancata2 fino a “Rivoluzionaria. 2017 Agenda 12 mesi”3 nella quale, per ogni giorno dell’anno, ricorda un avvenimento o un fatto particolarmente significativo: il trionfo della Rivoluzione Cubana, l’assassinio di Ernesto Che Guevara, il sequestro di Mario Sossi, l’evasione dal carcere di Pozzuoli (Na) di Franca Salerno e Maria Pia Vianale, la vittoria dei No al referendum per l’abrogazione del divorzio.

Sull’esperienza militante e rivoluzionaria delle donne altri contributi, esclusivamente al femminile, hanno un particolare significato e valore.
Dal primissimo omaggio di Ida Farè a Margherita Cagol4 sino all’ultimo (per ordine cronologico di pubblicazione) di Paola Staccioli5 di cui sono state realizzate diverse ristampe. Senza dimenticare l’altro contributo di Paola Staccioli, scritto a quattro mani con Haidi Gaggio Giuliani con prefazione di Silvia Baraldini.6 Mentre su un piano, e in un’ottica, completamente diversi, si colloca “Donne oltre le armi”.7

L’autore, dopo aver dedicato la sua attuale fatica a Maria Elena, Paola e Valentina inizia la propria cavalcata storico-politica partendo da metà ‘800. Tra le prime ‘femmine ribelli’ ricorda Louise Michel (1830-1905) combattente durante le giornate della Comune. Per il suo carattere indomito e guerriero, dalla stampa benpensante venne definita ‘La belva assetata di sangue’ e Paul Verlaine le dedicò una poesia, “Lei ama il povero”.

Nel suo ‘excursus’, passa poi a Rosa Rossa Luxemburg, ed arriva alla prima (novembre 1910) ‘rivoluzione’ del XX° secolo , quella messicana, con la sua protagonista femminile principale: Petra Herrera detta Pedro che “…andava all’assalto con tale ardore da trascinare con il suo esempio uomini e donne insieme”. Per addentrarsi poi nella Rivoluzione più significativa, simbolica e importante che ha caratterizzato il secolo scorso, quella Bolscevica d’ottobre (1917).

Parlando di essa, traccia il profilo di alcune protagoniste della stessa: Aleksandra Michajlovna Kollontaj, ‘Commissaria del Popolo per l’Assistenza sociale’, di cui Steccanella evidenzia come “…sia stata la prima donna al mondo a essere ministro di un governo”, promotrice, con molte altre donne Sovietiche, delle leggi su aborto e divorzio (1920). Nella patria dei Soviet le donne godevano già del diritto di voto e all’istruzione, di essere elette, e di percepire un salario uguale agli uomini. La Kollontaj, durante il suo incarico, dispose la distribuzione ai contadini delle terre appartenenti ai monasteri, l’istituzione degli asili nido statali e l’assistenza di maternità.

Un’altra ‘Bolscevica’ (“Bolscevica entusiasta e intelligente” la definirà Lenin) è Inessa Armand, nata Elise Stèphanne, che stabilì rapporti e instaurò relazioni politiche con i rivoluzionari russi fino al compimento e costituzione del governo degli operai e contadini. Quando (16 luglio 1914) “L’Ufficio dell’Internazionale Socialista convoca, a Bruxelles, una conferenza per ridiscutere della riunificazione di tutte le correnti dei socialdemocratici russi” Lenin, fiutata la trappola con cui si tentava di far approvare, dall’Internazionale, una mozione favorevole all’unificazione, consapevole delle capacità e doti della ‘compagna’, chiese ad Inessa di rappresentarlo, scatenando le ire di Kautsky, Luxemburg, Trockij, Plechanov e Marlov. All’ambigua risoluzione oppose una proposta che invitava tutti i socialdemocratici a unirsi al programma bolscevico. Nonostante la sua contro-risoluzione venisse respinta, Lenin fu più che soddisfatto: “Hai condotto l’affare molto meglio di quanto io avrei potuto fare. Io sarei esploso. Non avrei potuto sopportare quella commedia e li avrei trattati da canaglie”.
Brava pianista, eseguì La Patetica, la sonata preferita di Vladimir Ilic Ulianov (Lenin) e ai funerali di Paul Lafargue e Laura Marx (Parigi, 3 dicembre 1911) l’orazione funebre letta da Lenin fu tradotta in francese da Inessa che, oltre alla madre lingua francese, era un’ottima conoscitrice di altre lingue straniere.

Dopo Messico e ‘Ottobre’, Arriva Spagna!.
Il 17 luglio 1936 i golpisti, con a capo Franco, proclamano il ‘sollevamento’, l’attacco armato fascista alla Repubblica spagnola. Tra le principali figure della lotta al franchismo, spicca quella della Pasionaria, la basca Dolores Ibàrruri, amica personale di Stalin e, come si autodefinisce, una donna “di pura razza mineraria”. Nel suo libro autobiografico che riprende, nel titolo, il discorso pronunciato in difesa della Repubblica a nome del Partito Comunista Spagnolo il 19 Luglio 1936, “No pasaràn!-Memorie di una rivoluzionaria” 8 ribadisce come sia riuscita a modificare la “rabbia disperata e il sentimento di ribellione in consapevolezza politica e ideale, per quella trasformazione di una semplice donna del popolo in una combattente rivoluzionaria, in una Comunista”.

Dopo la Spagna, la montagna…
Davvero tante, e con ruoli di primo piano, le combattenti per la libertà italiane. Steccanella ricorda la numerosa rappresentanza: “70.000 organizzate nei Gruppi di difesa della donna; 35.000 partigiane combattenti; 20.000 con funzioni di supporto; 4.563 arrestate, torturate e condannate dai Tribunali fascisti; 2.900 cadute o uccise in combattimento; 2.750 deportate in Germania nei lager nazisti; 1.700 ferite; 623 fucilate; 512 Commissarie di guerra; 19 medaglie d’oro e 17 d’argento”.
Alcuni nomi, famosi e meno noti, per tutte: Irma Bandiera, Carla Capponi, Iris Versari, Joyce Lussu, Vandina Saltini, e molte altre ‘Stelle Rosse’.

Altre significative presenze, sono quelle delle donne protagoniste nella lotta per i diritti degli afroamericani, per l’emancipazione degli ‘ultimi’ e per il riscatto sociale, del nord America: Rosa Louise Parks, la Pantera Nera Kathleen Claver poi, quando rompe con il BPP, militante del ‘Revolutionary People’s Communication Network’; e il simbolo più conosciuto della ribellione dei neri d’America: Angela Davis. Nel volume viene ricordata la definizione che la Davis fornisce per ‘radicale’: “Radicale significa semplicemente comprendere le cose dalle loro radici”.
Forse, in questa sezione, sarebbe dovuta essere ricordata anche Ethel Rosenberg, capro espiatorio del maccartismo imperante.

Direttamente e indirettamente, l’America Latina forgia molte donne-guerrigliere. Ricordiamo Tania Haydèe Tamara Bunke Bider,9 uccisa ventinovenne a Puerto Mauricio dove era al seguito della spedizione boliviana del Che. Un’altra teutonico-latina è Monika Ertl Imilla,10 che il 1 aprile 1967, ad Amburgo, armata da Feltrinelli, vendica il Comandante Che, giustiziando il suo boia: Roberto Quintanilla.
Rimanendo nell’ ambito dell’isola caraibica, Steccanella ricorda come a Cuba, con molte altre donne che sono state formate ideologicamente e militarmente nell’ isola felice, abbia trovato asilo politico e continui a viverci la rivoluzionaria afro-giamaicana, militante del Black Liberation Army, Assata Shakur, nome da schiava JoAnne Chesimard, alla cui liberazione (non evasione, come tiene a specificare) ha partecipato, nella sua parte finale, anche Silvia Baraldini.11

L’autore dedica attenzione anche alle donne che hanno partecipato alle lotte d’indipendenza europea del secolo appena passato: Irlanda del Nord e Euskadi.
Nel conflitto Nord Irlandese hanno combattuto Bernadette Devlin, Mairead Farrell uccisa a Gibilterra, il 6 marzo 1988, da uno ‘squadrone della morte’ dell’esercito inglese.
Uno dei maggiori ‘simboli’, per autorevolezza e significato, della lotta del popolo basco, è senz’altro Eva Forest, artefice del ‘Piano Ogro’ (eliminazione di Luis Carrero Blanco, ‘capo’ del governo di Franco). Fatto saltare in aria con la sua auto a Madrid il 20 dicembre 1973. Nel suo “Operazione Ogro. Come e perchè abbiamo ucciso Carrero Blanco” 12 inizia il racconto così: “Carrero Blanco aveva un sogno: volare. Un giorno Eta ha reso il suo sogno una grande realtà”.

Nell’ampia rassegna di circa quaranta profili di rivoluzionarie (anche se ci sarebbe piaciuto fossero state ricordate Olga Benario, comunista ed ebrea, emissaria dell’Internazionale Comunista in Brasile, assassinata nel lager di Bernburg-Euthanasia Centre il 23 aprile 1942;13 la comandante Celia Sànchez della rivoluzione cubana: “quella che prendeva le principali decisioni”; 14 Genoeffa Cocconi, madre dei fratelli Cervi e Carla Verbano.15 ) Steccanella coltiva due ‘fiori rossi’ particolari: Margherita Mara Cagol (fondatrice delle Brigate Rosse, ‘giustiziata’, secondo la testimonianza di un militante presente al precedente conflitto a fuoco, con un colpo di pistola sparato alla nuca, quando era inginocchiata ed arresa, il 5 giugno 1975 presso la Cascina Spiotta frazione Arzello di Melazzo (Al). I suoi Compagni nel comunicato di saluto affermano: “Mara, un fiore è sbocciato, e questo fiore di libertà le Brigate Rosse continueranno a coltivarlo fino alla vittoria! Lotta armata per il comunismo!”) e Ulrike Meinhof, giornalista e militante della Rote Armee Fraktion, morta ‘misteriosamente’ nel carcere di Stammheim la notte tra l’8 e il 9 maggio 1976. Un manifesto del Soccorso Rosso la ricorda così: “Un fiore è sbocciato. Lo coltiveranno i rivoluzionari di tutto il mondo. Lo coltiveranno fino alla vittoria”.16

Per solidarietà militante, rispetto ed apprezzamento, le ultime due donne ricordate nel libro sono “Nonna Mao”-Cesarina Carletti, ex partigiana, libraia dell’usato al mercato di Porta Palazzo a Torino, arrestata il 15 luglio 1975 in quanto sospetta brigatista: “C’è proprio da ridere, con quest’ultima sono ventuno volte che sono stata in galera. E non mi sarei mai immaginata di ritrovarmi con le stesse imputazioni di trentatrè anni fa, quando ero partigiana: appartenenza a banda armata”.

Caterina Rina Picasso, classe 1908, ‘la nonnina delle BR’, viene ricordata così da Prospero Gallinari: “Caterina Picasso è un pezzo del nostro passato. Un volto della città profonda, dell’intensità antifascista e comunista della storia genovese”. All’età di 72 anni è “condannata in primo grado a tre anni e quattro mesi , aumentati in appello a quattro anni . Fuori dalla sua cella espone una rudimentale bandiera rossa cucita con vari pezzi di stoffa”.

Infine, ma non assolutamente ultima, va ricordata una, a modo suo, ‘combattente’ che mai nessuna antologia, libro di biografie o rassegna di donne menziona: Anna Magnani. Quando, ormai segnata dalle ‘offese del tempo’, incurante dell’estetica ribadiva: “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele
Un’assunzione di consapevolezza molto diversa dagli attuali stereotipi estetici ed artistici, non solo, femminili.


  1. Davide Steccanella, Le Brigate Rosse e la lotta armata in Italia. Cronologia degli eventi che hanno contrassegnato 15 anni del nostro paese, Simplicissimus, Loreto (An)-Catania, 2012  

  2. Davide Steccanella, Gli anni della lotta armata. Cronologia di una rivoluzione mancata, Bietti, Milano, 2013  

  3. Davide Steccanella, Rivoluzionaria. 2017 Agenda 12 mesi, Mimesis, Sesto San Giovanni (Mi), 2016  

  4. Ida Farè-Franca Spirito, Mara e le altre. Le donne e la lotta armata: storie interviste riflessioni, Feltrinelli, Milano, 1979  

  5. Paola Staccioli, Sebben che siamo donne. Storie di rivoluzionarie, DeriveApprodi, Roma, 2015  

  6. Haidi Gaggio Giuliani-Paola Staccioli, Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste, DeriveApprodi, Roma, 2012  

  7. Rosella Simone, Donne oltre le armi. Tredici storie di sovversione e genere, Milieu Edizioni, Milano 2017  

  8. Dolores Ibàrruri, Memorie di una rivoluzionaria, Editori Riuniti, Roma, 1963  

  9. Marta Rojas-Mirta Rodriguez Caldiron, a cura di, Tania la guerrigliera, Feltrinelli, Milano, 1971  

  10. Jurgen Schreiber, La ragazza che vendicò Che Guevara. Storia di Monika Ertl, casa editrice Nutrimenti, Roma, 2011  

  11. Assata Shakur, Assata, un’autobiografia, introduzione e cura di Giovanni Senzani, CONTROInformazione internazionale, Erre emme Edizioni, Roma, dicembre 1992  

  12. Marco Laurenzano, a cura di, Eva Forest, Operazione Ogro. Come e perchè abbiamo ucciso Carrero Blanco, Red Star Press, Roma, dicembre 2013  

  13. Ruth Wener, Olga Benario. Una vita per la rivoluzione. La storia di una vita coraggiosa, Zambon Editore, Francoforte, 2012  

  14. Dieci donne rivoluzionarie…che non appaiono nei libri di storia, Kathleen Harris, 2014 https://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/sociopol_globalupraising81.htm  

  15. Carla Verbano con Alessandra Capponi, Sia folgorante la fine, Rizzoli, Milano, 2010  

  16. La morte di Ulrike Meinhof, Rapporto della Commissione Internazionale d’inchiesta, traduzione di Petra Krause ed Elisa D’Ambrosio, Tullio Pironti Editore, Napoli, settembre 1979 – Ulrike Meinhof, Bambule. Rieducazione, ma per chi?, Edizioni della battaglia, Palermo, gennaio 1998  

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