Costituzione francese – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sun, 14 Jun 2026 20:17:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 COSTITUZIONE DI GUERRA https://www.carmillaonline.com/2015/11/18/costituzione-di-guerra/ Wed, 18 Nov 2015 17:00:01 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=26699 di Peter Freeman

stato d'assedio Lunedì 16 novembre, tre giorni dopo le stragi di Parigi, François Hollande è intervenuto davanti al parlamento riunito in seduta congiunta a Versailles. Nel suo discorso trasmesso in diretta tv il presidente francese ha pronunciato parole di una certa gravità e foriere di pesanti cambiamenti negli equilibri interni non solo della Francia ma di tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Lo scenario prefigurato da Hollande apre infatti la strada ad alcune importanti modifiche della costituzione francese, cui potrebbero a breve seguire analoghi passi da parte di altri governi. Con l’annuncio “siamo in guerra” e la ridefinizione del [...]]]> di Peter Freeman

stato d'assedio Lunedì 16 novembre, tre giorni dopo le stragi di Parigi, François Hollande è intervenuto davanti al parlamento riunito in seduta congiunta a Versailles. Nel suo discorso trasmesso in diretta tv il presidente francese ha pronunciato parole di una certa gravità e foriere di pesanti cambiamenti negli equilibri interni non solo della Francia ma di tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Lo scenario prefigurato da Hollande apre infatti la strada ad alcune importanti modifiche della costituzione francese, cui potrebbero a breve seguire analoghi passi da parte di altri governi. Con l’annuncio “siamo in guerra” e la ridefinizione del concetto di terrorismo (“terrorismo di guerra”), per combattere il quale è necessario adeguare la carta costituzionale, istituzionalizzando uno stato di emergenza permanente, il presidente del “paese delle libertà e dei diritti dell’uomo” apre una nuova fase politica i cui sviluppi sono tutti da indagare e che non promettono nulla di buono.

Vendetta e potenza

Hollande ha anzitutto premesso che le vittime saranno “vendicate” e che lo Stato metterà in campo tutta la sua “potenza”. Quando uno Stato promette “vendetta” e “potenza” è sempre bene drizzare le antenne per capire dove si sta andando a parare. La “vendetta” non è esattamente un concetto giuridico, e se va a incrociarsi con l’annuncio di provvedimenti legislativi c’è da essere preoccupati. Anche l’evocazione della “potenza” 1 dello Stato assume connotati minacciosi quando essa è unita al varo di nuove leggi in materia di sicurezza e ordine pubblico.

Entrando nel merito, Hollande ha annunciato che la legge sullo stato di emergenza sarà a breve modificata per decreto. La Loi relative à l’état d’urgence risale al 1955 (presidente De Gaulle, primo ministro Michel Debré), ai tempi della guerra d’Algeria. In presenza di circostanze eccezionali, la legge attribuisce all’esecutivo poteri straordinari in materia di sicurezza. Tra le misure che possono essere emanate2 a discrezione del Ministro degli Interni ci sono il coprifuoco, il domicilio coatto, la chiusura di locali pubblici, il divieto di riunirsi, le perquisizioni – in qualsiasi ora del giorno o della notte – senza mandato dell’autorità giudiziaria, il controllo sui mezzi di informazione. Non tutte queste misure sono necessariamente assunte in una volta sola ma tutte hanno conseguenze pesanti sulle libertà individuali.

L’ultima volta che questa legge fu applicata risale alla rivolta delle banlieues del 2005. Si fece inoltre ricorso allo stato di emergenza nel 1958 e nel 1961, in occasione dei tentativi golpisti messi in atto da alti ufficiali dell’esercito3 contrari all’apertura di trattative con il FLN algerino, e in epoca più recente per la rivolta in Nuova Caledonia nel 1984. Possiamo dire che le proclamazioni dello stato di emergenza in Francia sono sempre state legate, in un modo o nell’altro, alla storia coloniale di questo Paese (i protagonisti della rivolta delle periferie nel 2005 erano in gran maggioranza figli di prima o di seconda generazione di immigrati dalle ex-colonie).

Costituzione d’emergenza

Ma François Hollande non si è limitato ad annunciare una modifica per decreto della legge sullo stato d’urgenza. Ha gettato sul piatto la proposta di modificare due articoli (16 e 36) della costituzione francese. Di che cosa si tratta?

L’articolo 16, uno dei più controversi dispositivi contenuti nella costituzione francese,4 prevede che, a fronte di una situazione di minaccia (“seria e immediata”) per le istituzioni repubblicane, il Capo dello Stato, dopo essersi consultato con il primo ministro e i presidenti delle due Camere e del Consiglio Costituzionale (l’equivalente della nostra Corte costituzionale), possa assumere “poteri eccezionali”. Non ci sono limiti a questi poteri, se non nel fatto che le Camere non possono essere sciolte e che il Consiglio costituzionale deve esprimersi (ma senza potestà di veto) sulle misure prese dal Presidente. Non prima di 30 giorni dall’assunzione dei poteri eccezionali, i presidenti di Camera e Senato potranno chiedere che il Consiglio costituzionale si pronunci (con parere non vincolante) sulla sussistenza o meno della condizioni che motivano e giustificano il ricorso ai poteri di cui all’articolo 16.

L’articolo 36 disciplina invece l’état de siège, ovvero lo “stato d’assedio”, che può essere decretato qualora la nazione sia sotto attacco o sia oggetto di un’insurrezione armata. Se ciò avviene, una serie di poteri, in primis quelli di polizia, possono essere trasferiti alle autorità militari. Lo stato di assedio non può tuttavia essere decretato sull’intero territorio nazionale ma solo in parti di esso, è disposto dal Consiglio dei ministri e non può durare più di 12 giorni, termine oltre il quale ogni proroga dovrà essere autorizzata dal parlamento.
Questa l’attuale cornice legislativa, così come è stata prevista dalla costituzione del 1958.

Che cosa intende fare Hollande? In primo luogo vuole costituzionalizzare lo “stato di emergenza”, fino a oggi previsto dalla legge ordinaria: nel suo progetto di riforma lo “stato di emergenza” sarà inserito nell’articolo 36 che già prevede lo “stato d’assedio”. La proposta fu avanzata già nel 2007 dal cosiddetto “comitè Balladur”, la commissione nominata da Nicholas Sarkozy per tracciare una riforma costituzionale ad ampio raggio. Offrire una copertura costituzionale allo stato d’emergenza, assegnando al parlamento i poteri di proroga, avrebbe un significato maggiormente garantista, il problema è come tutto questo si andrà a collocare e a integrare con la crisi apertasi con gli attentati del 13 novembre a Parigi.

Secondo quanto ha dichiarato Hollande, l’intento è di “adeguare” la legislazione vigente, conciliando l’esigenza di misure destinate al lungo periodo con quella di non comprimere eccessivamente le libertà dei cittadini, come invece avverrebbe con la decretazione dello “stato d’assedio”.5
E’ però la prima esigenza, quella del “lungo periodo”, a imporsi e a prevalere rispetto alla tutela delle libertà individuali.

Terrorismo di guerra

Ma è il termine “terrorismo di guerra”, richiamato dallo stesso Hollande nel suo discorso a Versailles, a contestualizzare le modifiche alla carta costituzionale. Non siamo di fronte a una innocente variazione semantica: oltre il semplice “terrorismo”, e prima della guerra convenzionale, abbiamo ora la forma ibrida del “terrorismo di guerra”. Per combatterlo (senza peraltro alcuna certezza di successo) occorrono tempi lunghi e limitazioni delle libertà individuali, limitazioni che possono, da eccezionali e temporanee, diventare permanenti. Non sarà sfuggito ai più che il trattatto di Schengen è stato di fatto abrogato, prima invocando l’emergenza immigrazione, poi quella “terroristica”. La fortezza Europa sta sempre più assumendo i caratteri di un compound militare.

“La Francia è in guerra” è la frase a effetto che è stata maggiormente rilanciata ed enfatizzata dai media europei con insopportabili toni patriottici. Nel pronunciare la frase, il presidente francese si è rivolto ai partner della UE chiedendo di attivare da subito l’articolo 42, comma 7, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea 6 che impone ai Paesi membri di prestare aiuto e assistenza “con tutti i mezzi a loro disposizione” al partner aggredito. L’appello è stato immediatamente accolto da Federica Mogherini, l’Alto rappresentante per la politica estera della UE, che ha invitato la comunità internazionale a “unirsi e separare le differenze” per schierarsi compatta a fianco della Francia.

E’ dunque “guerra”. Ma contro chi? Non contro la Siria, il cui regime non è in guerra con la Francia, e nemmeno contro l’esausto Iraq, al centro di ben tre conflitti armati dal 1980 a oggi. Il nemico comune è l’IS, l’auto-proclamatasi entità statuale che si è installata in parte del territorio siriano e iracheno. Ma contro l’IS nessuna coalizione di volenterosi potrà per ora intervenire con truppe via terra, almeno finché Assad non lo autorizzerà. Come si vede, le asimmetrie della “guerra al terrorismo” che tanto piaceva a Bush Jr sono ben più articolate di un semplice raffronto tra le forze militari in campo o tra i teatri di scontro scelti da una parte e dall’altra. Tutto diventa scivoloso, ambiguo, pericoloso.

Non è dato per ora di sapere quali saranno gli sviluppi militari della “guerra al terrorismo di guerra”. Sarebbe però uno sbaglio perdere di vista le conseguenze che le modifiche costituzionali annunciate da Hollande potranno avere non solo sulla vita politica e civile della Francia ma anche su quella delle altre nazioni d’Europa (fino a oggi impegnate a litigare sulle quote di profughi in fuga dalla Siria). La clausola del “terrorismo di guerra”, la decretazione emergenziale e la sospensione delle libertà civili che Parigi ha inaugurato rischiano infatti di diffondersi in buona parte del continente, diventando un utile pretesto per affrontare con le maniere forti questioni che con la jihad islamica hanno ben poco in comune. E alimentando pulsioni autoritarie che già percorrono le società europee. Non è un caso che l’iniziativa di Hollande sia stata accolta con toni trionfanti dalla destra più sguaiata e impresentabile, la stessa che vorrebbe bombardare a tappeto la Siria e che ora è pronta a impugnare la bandiera di una nuova legislazione liberticida.


  1. Nel mentre Hollande ha annunciato che i raid aerei contro le postazioni dell’IS in Siria sono stati triplicati  

  2. http://www.lemonde.fr/attaques-a-paris/article/2015/11/16/l-etat-d-urgence-un-dispositif-d-exception-rarement-utilise_4811237_4809495.html  

  3. http://www.lexpress.fr/actualite/politique/raoul-salan-1899-1984_492173.html  

  4.  Nel suo Le Coup d’Etat permanent, saggio ferocemente critico dell’intero impianto della costituzione della Quinta Repubblica voluto da Charles De Gaulle, François Mitterand ne denunciava i caratteri autoritari, vera e propria risposta di tipo golpista a un pericolo golpista  

  5. http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2015/11/16/etat-d-urgence-et-article-16-pourquoi-hollande-veut-il-reviser-la-constitution_4811353_4355770.html  

  6. “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri” 

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Talking Dead https://www.carmillaonline.com/2013/12/10/talking-dead/ Tue, 10 Dec 2013 00:00:06 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=11360 di Sandro Moiso

NAPOLITANO-LETTA “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i [...]]]> di Sandro Moiso

NAPOLITANO-LETTA “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”.1

Non siamo stati noi a suggerirglielo. Hanno fatto tutto da soli.
Speravano di prolungare la vita dei morti al governo scoraggiando legalmente le arruffate speranze elettoralistiche grilline e renziane. Speravano nell’ennesimo, pirandelliano gioco delle parti. Invece si sono dati una bella zappata sui piedi. Diciamolo pure: se li sono proprio amputati. La Consulta lo ha detto elegantemente: “Il Porcellum ( legge n. 270 del 21 dicembre 2005, altrimenti detta “legge Calderoli”) è una legge incostituzionale!

E anche se il dubbio che dietro alla decisione della Consulta vi sia anche qualche fibrillazione dei partiti maggiormente propensi ai possibili “inciuci” legati al sistema proporzionale sia più che legittimo, ciò non toglie che Pietro Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte costituzionale, in un’intervista abbia potuto dichiarare: “Dal giorno dopo la pubblicazione della sentenza questo Parlamento è esautorato perché eletto in base a una legge dichiarata incostituzionale”.

Fine. Stop. Il gioco è finito, anche se durerà ancora troppo a lungo con gli strascichi di discussioni, accuse reciproche, sceneggiate napoletane, giravolte, piroette filosofico-giuridiche, paso doble e tanghi della gelosia. Come ben dimostra la lotta di tutti contro tutti che si è immediatamente aperta nelle sedi istituzionali.

Ora, nonostante gli sforzi del nonno della patria di tranquillizzare gli animi e convincere i cittadini che nella sentenza non è contenuto niente di grave per l’attuale governo in carica, quello che deve saltare immediatamente agli occhi, qualora vi fosse ancora qualche dubbio, è che gli attuali governanti e i partiti che fanno loro da corollario non sono altro che dei golpisti al governo.
Compreso l’ex-PdL-FI-NCD e con buona pace dell’esagitato Berlusconi.

Sono dei fantasmi che nessuno vorrebbe avere in casa, anche se lo stridere delle loro catene o, almeno, di quelle con cui hanno avviluppato questo paese fa ormai soltanto ridere.
Nonostante il disgusto che suscitano. Infinito e rivoltante come quello suscitato da una carogna, gonfia e putrefatta.
In un paese in cui oltre 18 milioni di persone (il 29,9 %) sono a rischio povertà, mentre nella zona euro solo la Grecia è messa peggio con il 34,6% della popolazione.

Il 21 novembre 1946 il partigiano Giuseppe Dossetti, uno dei 75 membri della Commissione per la Costituzione, presentò una proposta relativa al diritto di resistenza da inserire nella Costituzione della Repubblica Italiana: «La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino». Doveva costituirne l’art. 3 e si ispirava all’articolo 21 della Costituzione francese del 19 aprile 1946: ” Qualora il Governo violi le libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza sotto ogni forma è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri”. In Sottocommissione fu approvato con 10 voti a favore, 2 astenuti e 1 contrario, ma non riuscì a superare l’esame dell’Assemblea Costituente.

DC, cui pure apparteneva l’”estremista” Dossetti, PCI, Chiesa e Stati Uniti avevano messo al riparo la classe dirigente italiana dal rischio rappresentato dalle possibili esuberanze delle classi oppresse.
Così, oggi, dall’alto si può impunemente ribadire che i seggi parlamentari rubati, le gozzoviglie dei governanti e dei partiti tutti sono perfettamente legali. “Il Parlamento e il Governo sono perfettamente legittimi” si continua a ripetere attraverso la maggioranza dei media, riprendendo le parole del Capo dello Stato.

Ma le parole di Capotosti, riportate da ben pochi mezzi di informazione, rimangono inequivocabili: ”Dal giorno dopo la pubblicazione della sentenza questo Parlamento è esautorato perché eletto in base a una legge dichiarata incostituzionale. Quindi non potrà più fare niente […] La sentenza entrerà in vigore quando sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, presumibilmente verso la fine di gennaio” Quindi il giorno dopo “i deputati che sono stati eletti grazie al premio di maggioranza diventano illegittimi“. Infatti, sottolinea, “l’annullamento che pronuncia la Corte costituzionale ha effetto retroattivo2

Berlusconi, Brunetta e Grillo si sono immediatamente lanciati all’assalto dei 148 deputati in più ottenuti dal PD alla Camera grazie al “premio di maggioranza”, definito oggi incostituzionale, e dello stesso Presidente della Repubblica, per il quale richiedono l’impeachment.
Questo non ci farà certo piangere né, tanto meno, schierare a difesa degli assetti governativi attuali o di re Giorgio in nome di un confuso antifascismo a-classista, buono per tutte le stagioni. PD e Presidenza della Repubblica già da soli bastano per sbraitare contro gli “assalti della Destra e del populismo”.

Già, sbraitano. E come non farlo, vista la sentenza di morte contenuta nel giudizio del solito Capotosti: ”a Montecitorio devono ancora convalidare tutti e 630 i deputati. Diciamolo chiaramente: questa sentenza ha un effetto dirompente[…] In teoria, dovremmo annullare le elezioni due volte del Presidente della Repubblica, la fiducia data ai vari governi dal 2005, e tutte le leggi che ha fatto un Parlamento illegittimo”.

C’è da ridere al pensiero di questo esercito di naufraghi che affondano tra le onde del disastro dilaniandosi a vicenda. E c’è ancor più da ridere guardando Grillo, Brunetta, Berlusconi e lo stesso neo-reuccio del PD che cercano di trarre vantaggio elettorale da una sentenza che li condanna esattamente come i loro avversari. Morti, finiti, defunti. TUTTI!

Sarà per questo che, parallelamente alla sentenza della Consulta, si è mossa di nuovo anche la commissione Affari Costituzionali del Senato. A sorpresa i ‘governisti’ del Pd insieme al NCD e Scelta Civica hanno approvato l’istituzione di un comitato ristretto che entro gennaio proverà a cercare un accordo sulla legge elettorale. Per cercar di salvare capra e cavoli. Travolti da un mare di merda.

Ma se il Capo dello Stato, il Centro Sinistra (quello vecchio dalemiano) e l’altro Centro Sinistra (quello nuovo renziano), il Centro Destra (quello nuovo alfaniano), il Populismo grillesco e l’altro Centro Destra (quello vecchio berlusconiano) hanno iniziato a muovere le loro miserevoli pedine, riempiendo la scacchiera politica di mosse così prevedibili da far rimpiangere una partita a scacchi tra Franco e Ciccio e Fantozzi, ci sarebbe stato da aspettarsi che almeno gli autentici “difensori” della Costituzione, i tre cavalieri di Libertà e Giustizia (Landini, Rodotà e Zagrebelsky) impugnassero la sentenza per dimostrare che contro la Costituzione non si deve e non si può andare impunemente.

E, invece, no. Niente. Silenzio. Anzi, nemmeno silenzio-assenso, perché quando uno dei tre ha parlato è stato per difendere l’opinione espressa da Napolitano che, nella giornata di domenica, lo ha poi pubblicamente ringraziato. “Il Parlamento attuale è delegittimato, ma non annullato […] Per il principio di continuità dello Stato: lo Stato è un ente necessario. L’imperativo fondamentale è la sua sopravvivenza […] Perfino nei cambi di regime c’è continuità, ad esempio dal fascismo alla Repubblica3

Siamo grati a Gustavo Zagrebelsky per averci confermato ciò che, da inguaribili antagonisti, già sospettavamo da anni ovvero che non ci sia mai stata una effettiva discontinuità tra regime fascista e regime parlamentare repubblicano, ma le sue parole confermano che la carta Costituzionale, sventolata ad ogni piè sospinto quando si tratta di distogliere l’attenzione dei lavoratori dalla lotta di classe, è comodamente ignorata quando può servire come arma contro l’oppressione del capitale e dei suoi faccendieri politici. Grazie per il chiarimento. La Costituzione, anche per voi, è solamente un feticcio.

Ma il problema rimane: il Parlamento è incostituzionale e così pure il Governo Letta; incostituzionale è stata la rielezione di Giorgio Napolitano; incostituzionali tutti i governi dal 2006 in avanti e tutte le leggi approvate nel delirio berluscomontilettiano. Parità di bilancio, legge Fornero, salvataggio delle banche (MPS in testa), grandi opere, tutte sono da buttare, insieme ai tanti voti di fiducia, alle missioni militari e chissà quanto altro ancora. Al macero, via, sciò.
E’ la più grande arma che il movimento antagonista potesse sperare di avere tra le mani. Chi la vorrà davvero impugnare? Chi saprà e vorrà trarne le conseguenze?
Il movimento dei forconi forse? Oppure una decisa e, finalmente, chiara opposizione di classe che sappia indirizzare anche le proteste del primo, oltre il populismo?

Il fatto stesso di essere costretti a ricordare questo estremo principio (la sopravvivenza dello stato – NdA ) significa che siamo ormai sull’orlo del baratro4 walking-dead-michonne-
Da anni in Italia governi e parlamenti legiferano pur essendo illegittimi. Oggi sappiamo che sono soltanto dei morti che parlano. Coraggio compagni… occorre solo una spinta per ributtarli nella fossa da cui stanno cercando di uscire!


  1. Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, 4 luglio 1776  

  2. Porcellum incostituzionale, Pietro Alberto Capotosti: “Parlamento esautorato, serve il voto”, Huffington Post del 5/12/2013 

  3. Gustavo Zagrebelsky intervistato da Liana Milella in “Schiaffo dalla Consulta ma lo Stato deve sopravvivere e il parlamento è legittimo”, La Repubblica, 8/12/2013, pag.11 

  4. G. Zagrebelsky, intervista cit. 

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