Casalecchio di Reno – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Fri, 01 May 2026 04:05:54 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Il comune-azienda e le devastazioni della “crescita” https://www.carmillaonline.com/2024/05/14/il-comune-azienda-e-le-devastazioni-della-crescita/ Tue, 14 May 2024 20:45:34 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=82506 di Mauro Baldrati

Una nave dei folli alla deriva. Questo sembra il nostro paese, ormai travolto da una sequenza impressionante di involuzioni e di malattie che lo divorano dall’interno. L’allineamento acritico con le politiche guerrafondaie e di riarmo, guerra contro i poveri e i diversi, la censura, il controllo del governo sui media e – presto – sulla magistratura, lo smantellamento di ciò che resta della costituzione, l’invio di squadristi nei consultori per terrorizzare le donne che vogliono, o devono abortire, politiche “ambientali” in favore dei cacciatori, aumento verticale delle disuguaglianze e molto, molto altro ancora.

E laggiù nelle terre di [...]]]> di Mauro Baldrati

Una nave dei folli alla deriva. Questo sembra il nostro paese, ormai travolto da una sequenza impressionante di involuzioni e di malattie che lo divorano dall’interno. L’allineamento acritico con le politiche guerrafondaie e di riarmo, guerra contro i poveri e i diversi, la censura, il controllo del governo sui media e – presto – sulla magistratura, lo smantellamento di ciò che resta della costituzione, l’invio di squadristi nei consultori per terrorizzare le donne che vogliono, o devono abortire, politiche “ambientali” in favore dei cacciatori, aumento verticale delle disuguaglianze e molto, molto altro ancora.

E laggiù nelle terre di mezzo, le ultime roccaforti delle amministrazioni progressiste annaspano per non farsi sostituire dalle truppe corazzate del Cartello fascio-leghista. Ma è una resistenza atipica, una resistenza partecipativa, che sembra lanciare questo messaggio: vedete, anche noi facciamo i bravi, anche noi siamo dei moderni fautori della crescita.

E allora vediamo di analizzare un po’ questa bestia vorace, uno dei Dioscuri generati dal padre Zeus/capitalista.

Senza la crescita -– ovvero senza la continua espansione, una tendenza che non può mai fermarsi – il sistema capitalista è destinato a crollare. Si salva con le guerre, ovvero distruggere per poi ricostruire, e quindi “crescere”.

Ma se scendiamo i gradoni della piramide della sussidiarietà, anche nelle amministrazioni locali questa divinità da molti anni ha iniziato a dettare legge. E tra queste, soffermiamoci sulla “città più progressista d’Italia”, Bologna.

Poiché, in ossequio del citato Dioscuro, i comuni, tutti, hanno abbandonato la vocazione di enti che si occupano del bene pubblico, i servizi, le manutenzioni, e si sono trasformati in aziende guidate da amministratori-manager, sembra che l’obiettivo sia trovare continuamente occasioni di crescita. E quando il meccanismo di puntamento individua il bersaglio si alza potente la musica wagneriana dei cantieri, le macchine scavatrici, i camion, i martelli pneumatici, e poi investimenti, contratti!

Ci siamo gà occupati di un progetto violento che l’amministrazione precedente a quella attuale ha elaborato, infilandolo di straforo in un’altra mega operazione – il nuovo stadio: la distruzione di un grande bosco all’interno della città, in zona Prati di Caprara, qui. L’ottica aziendale della crescita considera l’aspetto ambientale come oggetto di sfruttamento e di profitto, e l’abbattimento di un bosco è uno degli effetti collaterali inevitabili. Al posto di questa foresta doveva – deve? – sorgere il solito palazzo di appartamenti di lusso, con la foglia di fico di una piccola quota di “edilizia sociale”, e una scuola che è stata definita assolutamente inutile da parte dell’associazione di cittadini che, con una dura battaglia e una raccolta di migliaia di firme è riuscita a bloccarlo. Almeno per ora, perché il tempo lavora dentro, il tempo lavora per “loro”.

Poi ci sono le caserme militari dismesse. Di nuovo possibili magazzini pieni di occasioni di crescita, con ristrutturazioni, nuove costruzioni di… cosa? appartamenti di lusso, con la solita foglia di fico dell’edilizia sociale. Il caso più famoso è l’ex caserma Mazzoni, destinata a diventare una cittadella fortificata all’insegna dell’ordine e del decoro borghese, al riparo dagli sgradevoli segnali puzzolenti della povertà, i senzatetto, gli immigrati, i pazzi.

Oggi un altro evento si inserisce nel quadro descritto, questa volta elaborato dall’attuale amministrazione: una scuola elementare, la “Besta”, all’interno del parco Don Bosco: il progetto è di demolirla per ricostruirla più in là nel parco, abbattendo 42 alberi ad alto fusto. Un altro effetto collaterale un pochino doloroso, ma inevitabile per un obiettivo “elevato”. Di nuovo si è formato un comitato cittadino, composto, secondo l’amministrazione supportata dai media locali, da “violenti”, che si sono opposti, proponendo una ristrutturazione sul posto, che salverebbe gli alberi e avrebbe un costo pari alla metà della nuova costruzione. Ma l’amministrazione procede con una protervia che lascia interdetti: non solo la ristrutturazione non garantirebbe i requisiti della sismica e della termica – affermazione contraddetta dal comitato – ma sarebbe addirittura migliorativa dal punto di vista ambientale (ovvero dell’abbattimento di 42 alberi). Anche qui per l’accanita resistenza dei cittadini il progetto è stato bloccato. Ma il tempo…

Ora trasferiamoci in uno dei comuni più ricchi della cintura metropolitana bolognese, Casalecchio di Reno. Qui siamo nel gioco duro. Qui si fa sul serio. Casalecchio potrebbe diventare un modello di crescita, di sfruttamento scientifico dell’ambiente. E che ambiente. La natura è stata generosa, il territorio è ricco di verde, è attraversato dal fiume Reno, circondato da un grande, bellissimo parco, il parco della Chiusa (Talon), e altri boschi e boschetti sparsi. Proprio il Talon in passato fu oggetto di un progetto pericoloso, la realizzazione di tre villette ottenute da tre case coloniche, bloccato dalle proteste e dalle polemiche. Ma un’azienda può fermare la dinamica che la qualifica? Può tollerare che enormi aree siano lasciate intatte, esenti da progetti espansionisti? Può davvero rinunciare alla potenza della sua musica wagneriana? Così, più di dieci anni fa, ha preso forma un vero e proprio Godzilla edilizio. Lungo la via Ronzani, sulla sponda sinistra del Reno, un vasto terreno di proprietà di una cava dismessa, la Sapaba, entrò immediatamente nell’ottica espansionista del comune azienda (che per muoversi ovviamente ha bisogno dell’apporto delle aziende edili): un colossale edificio residenziale con la realizzazione di 300 appartamenti. Immediatamente l’efficiente apparato aziendale entrò in azione. Su quel terreno sorgeva un grande bosco, fatto di vegetazione spontanea e alberi ad alto fusto, che fu raso al suolo fino all’ultimo giunco. Poi fu realizzato un vasto altipiano perfettamente livellato che doveva sostenere l’edificio. Ci furono proteste, e anche allarmi, perché la zona era, ed è soggetta al rischio inondazione. Ma il meccanismo, una volta attivato, non si ferma. Non può farlo. Però avvenne un fatto non previsto. Il delirio post berlusconiano della continua espansione era in realtà la famosa “bolla” speculativa, che sembrava inarrestabile, per cui ogni metro quadrato era un’occasione di costruire. Ma come sappiamo la bolla scoppiò, i costi delle case precipitarono e molti progetti si arenarono. Come il Godzilla Sapaba. Intanto il territorio di Casalecchio ci ha rimesso un bosco. Però però… ora la crescita ha ripreso vigore, e il Godzilla non sembra morto, ma solo in sonno, e il tempo, il tempo…

Ma andiamo avanti, perché la crescita ha bisogno di andare avanti, sempre. Adiacente all’area ex Sapaba esiste un grande edificio dismesso che fu una sede operativa dell’Hatù. Una specie di balocco di lusso per il team comune-azienda e il socio costruttore. Così si è configurato un altro progetto, l’ennesimo condominio composto da 100 appartamenti, ovviamente di lusso con la foglia di fico eccetera. Purtroppo non si sta formando nessun comitato cittadino che si opponga a questo nuovo evento. Regnano indifferenza, forse rassegnazione. C’è qualche divisione tra la maggioranza che guida il comune, come una lista frazionista del partito di maggioranza PD, che – probabilmente per motivi elettorali, visto che in giugno sono in programma le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale – mette in discussione il mostruoso Godzilla e l’ex Hatù, che potrebbe invece essere destinato a studentato. Un progetto sociale condiviso anche dalla lista Potere al Popolo, che si batte in eroica solitudine contro la devastazione ambientale operata dai futuri, titanici cantieri wagneriani.

E non è finita qui. In centro a Casalecchio era presente da anni un albergo dismesso, il Pedretti. Quale migliore occasione per attenuare il carico del traffico apocalittico che opprime la città, attraversata dalle vie Porrettana e Bazzanese, provenienti da Porretta, Sasso Marconi, Bazzano, che ogni giorno vi riversano migliaia di auto dirette a Bologna? Quale meravigliosa opportunità di creare un polmone verde, demolendo l’edificio e piantumando altri alberi oltre alla decina già esistenti?

Non scherziamo. L’area a di proprietà privata. Quindi il progetto è privato. E per tutti gli eventi ricorre sempre lo stesso mantra: i progetti sono stati approvati, i contratti sottoscritti. Premesso che la situazione normativa-contrattuale è alquanto complicata e pare che nessuno abbia la conoscenza dello stato attuale, la potestà dei suoli non compete ai privati, ma al comune. Lo dice la legge urbanistica, approvata addirittura durante il ventennio, la 1150 del 1942. Il privato per costruire deve chiedere il permesso di costruire al comune, che dopo una serie di valutazioni può concederlo o rifiutarlo. Per esempio con una valutazione negativa della CQAP (Commissione per la Qualità Architettonica e per il Paesaggio), o per una VIA (Valutazione di impatto ambientale). Sul suolo dell’ex Pedretti, abbattuto nel 2019 (insieme ad alcuni alberi ad altofusto, ma sono quisquilie) è in programma un palazzo di nove piani per 37 appartamenti, più una galleria commerciale al piano terra. La quale costituisce un ulteriore disagio per la città. Infatti ovunque avanza la tendenza di chiudere i negozi di vicinato, soppiantati dai grandi store e superstore, determinando così una desertificazione dei centri città, riducendoli a dormitori. Dunque quale CQAP può dare parere favorevole per il Godzilla 1 e 2 e per il troll Pedretti? Quale VIA può permettere l’impatto sul traffico di 447 nuovi appartamenti in una realtà come Casalecchio? Poiché ciò è avvenuto il comune-azienda è complice della devastazione del suo territorio. In nome di cosa? Ma che domande. Della crescita!

Un piccolo grande fenomeno Casalecchio. Infatti, oltre a essere attraversato da un’autostrada come la Bologna-Firenze, per cercare di risolvere il dramma del traffico ha pensato, desiderato, progettato un nuova autostrada da affiancarle, la Nuova Porrettana. Così questa cittadina di 36.000 eroici abitanti sarà equiparabile a megalopoli come Città del Messico, Tokyo, con un’autostrada di 10-12 corsie che solca il centro abitato in continua espansione.

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Attacco al parco https://www.carmillaonline.com/2020/02/13/attacco-al-parco/ Thu, 13 Feb 2020 22:01:44 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=58021 di Mauro Baldrati

A Casalecchio di Reno, un comune di 36.000 abitanti facente parte della Città Metropolitana di Bologna, si stendono i 110 ettari di un maestoso parco fluviale/collinare, il Parco della Chiusa, o Talon, dal nome della famiglia nobiliare che lo possedeva. Era particolarmente amato da Stendhal, che nel 1817, durante un soggiorno a Bologna, lo frequentava: “Vado quasi ogni mattina a Casalecchio, passeggiata pittoresca alle cascate del Reno: è il Bois de Boulogne di Bologna.”

Ha una morfologia complessa e spettacolare: è un parco selvaggio, con una parte di [...]]]> di Mauro Baldrati

A Casalecchio di Reno, un comune di 36.000 abitanti facente parte della Città Metropolitana di Bologna, si stendono i 110 ettari di un maestoso parco fluviale/collinare, il Parco della Chiusa, o Talon, dal nome della famiglia nobiliare che lo possedeva. Era particolarmente amato da Stendhal, che nel 1817, durante un soggiorno a Bologna, lo frequentava: “Vado quasi ogni mattina a Casalecchio, passeggiata pittoresca alle cascate del Reno: è il Bois de Boulogne di Bologna.”

Ha una morfologia complessa e spettacolare: è un parco selvaggio, con una parte di territorio a golena del fiume Reno, con vasti prati e fitti boschi secolari; poi si inerpica su per la collina, verso San Luca, con grandi cespugli di rosa canina, ginestre, boschetti di Roverella. Di fatto è il punto di partenza della Via degli Dei, il percorso pedonale che collega Bologna con Firenze, frequentato quotidianamente da camminatori con gli zaini che si apprestano ad affrontare il trekking di una settimana lungo l’Appennino.

E’ una creatura della natura, un ecosistema che ospita una quantità di animali selvatici e di uccelli. E come tutte le creature di questo pianeta ha un nemico, che può essere mortale: l’uomo. Ma l’uomo significa tutto e niente. Il vero nemico è costituito dalle associazioni della specie umana che hanno la pretesa di dominare, modificare, ed eventualmente distruggere tutto ciò che nasce e cresce sul pianeta per i loro scopi.

Una precedente amministrazione di Casalecchio, a maggioranza PD, ha già tentato di intervenire sul parco con la parola-chiave foriera di mille ambiguità e mille minacce: riqualificazione. E’ una modalità ormai consolidata quella di procedere per slogan, come teste d’ariete che vengono lanciate contro l’immaginario dei cittadini/consumatori/elettori.

L’amministrazione guidata dal sindaco Castagna, nella seconda metà degli anni Novanta aveva già progettato di aprire il parco alla riqualificazione vendendo una casa colonica, attestata sul crinale di un colle con una bella veduta sul parco. Sarebbe stata ristrutturata e trasformata in un condominio, con una inevitabile intrusione del traffico privato. Ma poiché questo progetto conteneva una sua violenza, e poteva rappresentare un pericoloso precedente, è stato bloccato dalle proteste di associazioni ambientaliste. Pericolo scampato. Per ora.

Ma le politiche delle amministrazioni, che per loro natura sono tecnocratiche e aziendaliste, non si fermano. E non si fermeranno. Può lo scorpione non pungere la rana, anche a costo di annegare?

Così, con un’altra parola-chiave particolarmente moderna e pericolosa, non ci sono i soldi, l’amministrazione seguente, guidata dal sindaco Gamberini, ha finalmente aperto ai privati. Ma questa volta è andata bene. L’assessore all’ambiente era Beatrice Grasselli, dei verdi, che ha fatto una scelta che si può definire etica: una parte del parco è stata ceduta a un’azienda agricola biodinamica che, con la collaborazione dell’Università di Ferrara, l’ha coltivata a grani antichi e ortaggi. Si è verificato pertanto un certo movimento di macchine agricole, ma tutto sommato l’intervento si è dimostrato sostenibile. E’ stato realizzato anche un forno tradizionale per cuocere pane biodinamico, un forno “pubblico” aperto a chi voleva prepararlo in sede, con l’utilizzo della pasta madre. Inoltre per un certo periodo in una grande casa colonica all’interno del parco i gestori tenevano le capre, le galline due asini e un cavallo, con stile anche un po’ fricchettone (le capre e le galline erano allo stato brado, bivaccavano e brucavano sui sentieri dove camminavano gli umani), con grande gioia dei bambini. Tutto il progetto, compresa la ristrutturazione di due case coloniche e della villa Talon, nelle cui scuderie è stata anche ricavata una serra per la conservazione della biodiversità, è stato realizzato senza cartolarizzazioni, ma con un PSR (Piano di Sviluppo Agricolo) proposto all’UE per ottenere i contributi.

Ma intanto il tempo passava, e le amministrazioni cambiavano. E anche le generazioni. Il progetto si è estinto, per l’allontanamento della Grasselli, che non è stata riconfermata all’assessorato. Ora, è possibile che le generazioni tecnocratiche e aziendaliste migliorino? Sarebbe un evento, ma di pura fantasia. Migliorano, sì, ma nel senso che si sviluppano. Così il nuovo progetto, lanciato dall’attuale amministrazione Bosso/Negroni nel sistema informativo istituzionale da mesi, che ora si chiama “Contratto di concessione di servizio integrato di gestione del verde urbano” è stato firmato il 29 ottobre 2019, per una durata di 19 anni. Avrà un costo complessivo, compresa la manutenzione anche delle altre aree verdi del comune, di 13 milioni di euro. Nella sua fase iniziale, presentata alla cittadinanza con conferenze faraoniche con esperti botanici e finanziari, prevedeva un ampliamento della superficie coltivabile, la realizzazione di un agriturismo e una struttura ricettiva. Di nuovo un’idea pericolosissima: aumento esponenziale del traffico agricolo e dubbi sul divieto di entrare con le auto private. La testa d’ariete è sempre la stessa: non ci sono i soldi (in realtà ci sono, il problema è dove e come vengono investiti). Insomma, il progetto originario di Castagna, reso ancora più aziendale e “scientifico”. Poi pare che anche questo “sogno” sia svanito, di fronte a varie difficoltà: i cinghiali che devastano i terreni, dubbi sull’effettiva resa della parte economica, l’agriturismo ecc. Di nuovo pericolo scampato? Si vedrà. Perché lo scoprpione…

Intanto i primi interventi già si vedono, e ciò che si vede non fa ben sperare.

Nel corso delle conferenze l’assessore Barbara Negroni ha garantito che la natura selvaggia e incontaminata del parco non sarebbe stata modificata. Parco selvaggio significa rispettare la vegetazione esistente, il sottobosco, le piante cresciute spontaneamente, l’andamento del terreno ecc. Invece numerose distese di boscaglia, anche molto vaste, sono state estirpate. L’ultima risale a pochi giorni fa. Un’area di circa settemila metri quadrati è stata rasa al suolo, lasciando il terreno a nudo. La vegetazione, spontanea, era formata da vasti cespugli di rosa canina, piccoli alberi, rovi e piante fiorite. Inoltre una lunga fila di ciliegi secolari è stata distrutta, col pretesto che erano secchi. In realtà solo una minima parte lo era veramente, gli altri continuavano a produrre i frutti. Ma forse non erano abbastanza efficienti?

Sembra di assistere a un’estensione del concetto di decoro, di ordine e pulizia, che le amministrazioni cittadine, indifferentemente che si dichiarino di destra o di sinistra, applicano con sempre maggiore zelo. I brutti, i selvaggi, i mendicanti, i matti, i centri sociali, i turisti poveri, vanno cacciati, multati e persino arrestati (così recitano le ordinanze di Ciro Nardella a Firenze, dei vari sindaci leghisti del nordest, di Merola a Bologna ecc.). Così impongono il cosiddetto “decreto Minniti” (n. 14 del 2017), e i Decreti Sicurezza.

Per cui la vegetazione selvaggia, detta infestante, non nobile, cresciuta nei decenni, che crea il sottobosco, e ospita le varie specie animali, deve essere estirpata, in nome della pulizia e del dominio della specie umana aziendalizzata e neoliberistizzata.

Ma non è finita. Sarà mai finita?

Il parco ha uno spettacolare viale d’acceso detto “degli ippocastani”. Due filari di alberi piantati all’inizio del secolo scorso ci accolgono come monumenti. L’amministrazione affermava che molte piante erano secche o quasi. Per cui dovevano essere abbattute. Ci sono state proteste, un gruppo di “difensori” ha organizzato un flash mob nel quale si sono simbolicamente incatenati ai tronchi. L’obiezione è che solo una decina di piante erano effettivamente malate, ma le altre dovevano rimanere. Ne sono appena state abbattute 22. I tronchi sono stati immediatamente rimossi, mentre hanno lasciato sul posto alcuni tronconi palesemente cariati, come dimostrazione. Si registra anche un aggiornamento della terminologia. Infatti accanto alla tristementre famosa riqualificazione ora è spuntata la rigenerazione. Perché non è finita qui. Ora il progetto è di abbattere anche le 26 rimanenti. “Le taglieremo tutte entro il 2021” ha detto a muso duro la Negroni. E il costo (diecimila euro) lo pagherà il Rotary Club.

E non è ancora finita. Come potrebbe?

Nel corso di alcuni lavori di consolidamento idrogeologico (utili, va da sé), canalizzazioni e terre armate per contrastare le frane, è stato abbattuto un numero inverosimile di piante di alto fusto all’interno di uno dei boschi. Alcuni alberi non erano neanche compresi nelle zone operative, ma sono stati abbattuti, hanno riferito gli operatori (che hanno affermato di agire sotto la supervisione del comune), perché “inclinati”. Inclinati. Degli alberi enormi in un bosco fitto, si sostengono gli uni con gli altri, non cadrebbero neanche se investiti da un tifone.

Così, mentre il mondo parla (o finge di parlare?) di emergenza climatica, di CO2, di ossigeno, l’unica difesa naturale contro questa piaga causata dall’uomo viene aggredita, depredata e ferita.

Sembrerebbe tutto folle, tutto incomprensibile. In parte lo è. Perché il sistema neoliberista, oltre che fallimentare, è anche folle. Pretende di dominare su tutto, di devastare ciò che gli aggrada, per i suoi scopi di profitto e di dominio. E così finisce per distruggere, inesorabilmente, anche se stesso.

[Si ringrazia Alesandro Conte, guida ambientale di Casalecchio, per le informazioni e i consigli. Le foto sono state scattate all’interno del parco Talon durante i vari lavori di disboscamento: in apertura, si estirpa la vegetazione infestante; il taglio di un ippocastano; uno degli alberi secolari abbattuti per i lavori di consolidamento idrogeologico; alcuni resti dei ciliegi; uno degli ippocastani minacciati.]

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