Bovisa – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Fri, 27 Mar 2026 21:00:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Criminal Tango https://www.carmillaonline.com/2018/12/30/criminal-tango/ Sat, 29 Dec 2018 23:01:09 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=50180 di Fiorenzo Angoscini

Franco Busato, Balfolk killer, Eclissi editrice, Milano, marzo 2018, pag. 227, € 12,00

Oltre che una festa con veglionissimo di San Silvestro è un capodanno insanguinato quello della Bovisa, periferia nord-ovest di Milano, una delle ex aree industriali dismesse del capoluogo lombardo. Qui, dove una volta era il confine tra città e campagna e si allevava bestiame bovino e il cui nome pare derivi da quello di una antica cascina, Bovisa appunto, hinterland diventato città, con anche campus universitari, si consuma l’assassinio di mezzanotte raccontato nelle pagine di Balfolk Killer, seguito improprio ed involontario (?) di “Delitto [...]]]> di Fiorenzo Angoscini

Franco Busato, Balfolk killer, Eclissi editrice, Milano, marzo 2018, pag. 227, € 12,00

Oltre che una festa con veglionissimo di San Silvestro è un capodanno insanguinato quello della Bovisa, periferia nord-ovest di Milano, una delle ex aree industriali dismesse del capoluogo lombardo. Qui, dove una volta era il confine tra città e campagna e si allevava bestiame bovino e il cui nome pare derivi da quello di una antica cascina, Bovisa appunto, hinterland diventato città, con anche campus universitari, si consuma l’assassinio di mezzanotte raccontato nelle pagine di Balfolk Killer, seguito improprio ed involontario (?) di “Delitto a Villa Arconati”. Stesso autore, identico il protagonista, con “i suoi tanti libri e un gatto…”.
Con vaghi richiami alla rivoluzione francese, in particolare al protagonista del ‘regime di terrore’: Robespierre. E anche cenni di ‘furore rivoluzionario’: “Ho bisogno di una rivoluzione, il mondo ha sempre bisogno di rivoluzioni e mi troverà pronto”. Ma, purtroppo, istinti, ed affermazioni razziste, individualiste ed egoistiche (sovraniste?) naturalmente per deprecarle, stigmatizzarle e condannarle (soprattutto nella filigrana della trama) “E’ stata violentata e poi ammazzata da immigrati, gente che dorme in stazione e non fa niente tutto il giorno. Poi di notte…E noi paghiamo per mantenere questi esseri”.
Con un’armonia, battito e stile che rende la lettura piacevole e scorrevole.
Chi la fa da padrone è la musica Folk, del popolo, popolare. Genere musicale che si riferisce ai canti, alle manifestazioni e anche ai balli.
Molto sviluppato in quella, fertile anche culturalmente, lingua di terra ed acqua, che si snoda lungo la linea di demarcazione tracciata tra Lombardia ed Emilia dal grande fiume italiano. Soprattutto durante le estati afose, affollate di zanzare ballerine, nelle tradizionali balere, oppure nei vari ‘Lido Po’, nelle corti agricole, sulle aie, in occasione di feste popolari e tradizionali, sugli argini del più grande corso d’acqua nostrano. E nelle arene delle tante, ormai ex, Feste de “L’Unità”. Con la Romagna patria del liscio, versione nostrana, nazional-popolare del folk e bande musicali, orchestre-spettacolo che imperversano da Ravenna a Riccione per tutto questo pezzo di litorale adriatico.
Folk in Po e ‘Romagna mia’..
A Milano, no. Però…
E’ negli ambienti ricreativi e culturali della capitale economica e morale d’Italia
che si coltivano e praticano, la canzone e il ballo che derivano da quella tradizione. Se non solo contadina senz’altro ‘rurale’, nel senso di agricola, campagnola, che esercita una forte attrattiva anche sul proletariato metropolitano. Nei circoli dei lavoratori, in quelli di svago generico e compagnia affettiva. “Nel basso ventre di Milano”, come scrive Busato, con efficace definizione.
Il delitto della mezzanotte di capodanno, di quel FolKapodanno, ‘consumato’ nel posteggio della stazione Bovisa, sfiora e ruota attorno ad un circolo Arci che deve il suo nome alla traduzione in meneghino di nebbia. La gheba, da noi (bresciana) in parte del cremonese e in Valtellina.
E’ quel filtro-velo che avvolge, copre, ripara, a volte nasconde. Soprattutto da occhi indiscreti.
Un delitto, e il cadavere di una donna, “schiava della colpa e del piacere” , costellato da altri…corpi esanimi.
Indagini condotte, per scoperchiare “la scatola odorosa di paura”, al ritmo di “quel tipo di danze popolari…fatte per godersi il piacere del movimento del corpo, della sinuosità…”: gighe occitane, mazurke, tanghi e milonghe (con la confusione e i litigi caratteristici e che ‘mescolano’ elementi di musica africana e danze creole) altre di origine bretone, affiancate a pratiche sadomaso e bondage, soprattutto nella loro versione più ‘dura’, quella che usa corde e catene.
Con un quasi ‘colpo di teatro’ finale, apparentemente avulso ma tutto interno a questo ‘romanzo giallo’, come ha modo di definirlo lo stesso autore nelle pagine conclusive.
Che conferisce, restituendogliela, dignità ed autorevolezza ad uno scritto che altri avrebbero definito noir, alla francese, oppure thriller, se avessero avuto la necessità di creare sensazionalismo.
A Lidia, appassionata e vorace lettrice di questo genere, sarebbe piaciuto molto.
Anche a me, pur non essendo un patito di queste letture.

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Back In Town Re/search Milano: Tunnel della Bovisa https://www.carmillaonline.com/2015/06/20/back-in-town-research-milano-tunnel-della-bovisa/ Fri, 19 Jun 2015 22:17:01 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=23545 di Fabrizio Lorusso

graffiti bovisa[Testo estratto da AA.VV. Re/research Milano. Mappa di una città a pezzi, Agenzia X, 2015, p. 504, € 18,70]

Negli anni ’90 l’enclave postindustriale della Bovisa era una terra di nessuno, affascinante, ignota e temuta, alla periferia nordovest di Milano. Oggi non è difficile incrociarci qualche turista alla ricerca di pezzi di street art e panorami suburbani.

Tra fabbriche abbandonate, trattorie dalle insegne sbiadite, caseggiati in dissesto, muri popolati da tag, graffiti e vecchi manifesti, roulotte in strade senza uscita, capannoni morti e un gasometro che osserva [...]]]> di Fabrizio Lorusso

graffiti bovisa[Testo estratto da AA.VV. Re/research Milano. Mappa di una città a pezzi, Agenzia X, 2015, p. 504, € 18,70]

Negli anni ’90 l’enclave postindustriale della Bovisa era una terra di nessuno, affascinante, ignota e temuta, alla periferia nordovest di Milano. Oggi non è difficile incrociarci qualche turista alla ricerca di pezzi di street art e panorami suburbani.

Tra fabbriche abbandonate, trattorie dalle insegne sbiadite, caseggiati in dissesto, muri popolati da tag, graffiti e vecchi manifesti, roulotte in strade senza uscita, capannoni morti e un gasometro che osserva tutto, i pochi abitanti rimasti nell’ex glorioso quartiere operaio m’erano sempre sembrati dei reduci, invisibili ma fieri. Sempre che si riuscisse a incappare in qualcuno di loro.

graffiti bovisa4D’estate non c’erano segni di vita. Il silenzio delle strade assopite era rotto dal fischio di qualche treno diretto alle stazioni di Bovisa FS, la “Vecchia”, e Bovisa Nord, la “Nuova”. Tra quelle due oasi ferroviarie il quartiere decadeva nell’oblio, autarchicamente.

Per noi abitanti dei rioni confinanti, Prealpi, Villapizzone e Castelli, quel pezzo di città restava off limits, un bastione misterioso e, si diceva, molto pericoloso. La chiave di tutto, però, era un cunicolo, barriera da superare per l’abbattimento di miti e paure.

Prima che, in questo millennio, la stazione FS si trasformasse nell’attuale fermata Villapizzone del Passante, i soli accessi alla zona famigerata erano un passaggio a livello e un tunnel sotterraneo strettissimo, umido e maleodorante.

graffiti bovisa2Privo d’illuminazione, coi mattoni rossi invasi da sterpaglie e inquietudini, era un passaggio agli inferi: entrata della metropoli dimenticata e sfida per gli impavidi. Dopo venti metri d’oscurità, tra i boati impressionanti dei treni in transito sulla tua testa, arrivavi oltre, nell’altro mondo inesplorato.

Oggi il cunicolo infernale non esiste più. Al suo posto c’è un grande sottopasso stradale, in Via degli Ailanti, con 8000 m2 d’imperdibili opere murali a decorare le sue pareti.  L’immensa opera collettiva di street art fu realizzata in un week end autunnale del 2006 da 130 writers milanesi e un centinaio di artisti stranieri, confluiti a Milano per dipingere.

Stazione+Fs+Bovisa+12GEN8~4Laggiù il fragore dei treni è ancora irriverente, ma vale la pena affrontarlo per scoprire tutti i murales, varcando questo tunnel postmoderno per sconfinare in una Bovisa che, soprattutto ad agosto quando l’università è chiusa, conserva il suo sapore antico, non intaccato da una parziale riqualificazione, dall’apertura di una sede del Politecnico e di qualche negozio.

[Video #Bovisa #Milano #Villapizzone]

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Back In Town. E i Muri Parlano a Milano https://www.carmillaonline.com/2014/07/26/back-in-town-e-i-muri-parlano-a-milano/ Fri, 25 Jul 2014 22:01:46 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=16292 di Fabrizio Lorusso

WP_20140704_032 (Small)Questo è un foto-post sperimentale in cui lascerò parlare i muri del mio quartiere di Milano che, piaccia o no, sono sempre più affollati e densi di contenuti. In pochissime strade si concentrano migliaia di lettere. Le ho immortalate su alcuni .JPG grazie a uno smartphone qualunque in un paio di giornate di divagazioni estive. Insomma, di ritorno da una primavera messicana permanente, passeggiando nelle mie vecchie periferie, mi sono accorto che da Villapizzone a Bovisa, dalla Cagnola a Castelli e Prealpi le pareti metropolitane, a modo loro, rivendicavano [...]]]> di Fabrizio Lorusso

WP_20140704_032 (Small)Questo è un foto-post sperimentale in cui lascerò parlare i muri del mio quartiere di Milano che, piaccia o no, sono sempre più affollati e densi di contenuti. In pochissime strade si concentrano migliaia di lettere. Le ho immortalate su alcuni .JPG grazie a uno smartphone qualunque in un paio di giornate di divagazioni estive. Insomma, di ritorno da una primavera messicana permanente, passeggiando nelle mie vecchie periferie, mi sono accorto che da Villapizzone a Bovisa, dalla Cagnola a Castelli e Prealpi le pareti metropolitane, a modo loro, rivendicavano la parola. E allora gliela diamo. Ho deciso di classificare le foto e le relative scritte in sette categorie metafisiche e per ognuna di esse inserisco una galleria fotografica. Le potenzialità della nostra versione di WordPress non mi permettono ulteriori magheggi grafici. La sequenza delle immagini è casuale, per cui sta ad ognuno cercare un senso o abbandonarlo del tutto. Per ingrandire le foto e guardarle complete, basta cliccarci sopra. In fondo c’è lo slide show completo. Se col tuo browser non lo visualizzi correttamente, allora cliccaci nel mezzo e salta direttamente all’album su Picasa.

Lotta No Tav On The Walls

Occupy Case + Questione Mercato (quello del lunedì e giovedì mattina)

Polizie, Vigili [alias ghisa, in milanese] & Co.

Gli Amori Sbattuti sui Muri (con la data o senza)

Quei Muri Politici, Esistenziali e Altre Scritte col Loro Perché…

Some Old School Tags + Le Care Vecchie Saracinesche Parlanti

Muraglie Anti-Sistema e Anti-Autorità in Generale e in Particolare

Slide Show

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Back in Town. Bovisa City Milano https://www.carmillaonline.com/2013/08/29/back-in-town-bovisa-city-milano/ Wed, 28 Aug 2013 22:01:14 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=8328 di Fabrizio Lorusso

1.Immag0018(Large)[Questo articolo era stato pubblicato su Carmilla nella lontana estate di tre anni fa e lo riproponiamo in questo agosto 2013] Oggi niente America Latina. Le luci dell’Osservatorio americano esaltano uno sguardo straniero e un po’ stranito su un barrio nostrano, asfalto e cemento del bel paese. Un cellulare in mano e 37 gradi Celsius nell’aria umida del primo pomeriggio milanese, quando tutto è chiuso, anche il cervello, e nessuno penserebbe mai di farsi una passeggiata di (mala)salute improvvisata. Auto parcheggiate, silenzio stazionario, afa e vino del pranzo che risale. Questo è un foto post con didascalie febbrili che resterà come testimonianza [...]]]> di Fabrizio Lorusso

1.Immag0018(Large)[Questo articolo era stato pubblicato su Carmilla nella lontana estate di tre anni fa e lo riproponiamo in questo agosto 2013] Oggi niente America Latina. Le luci dell’Osservatorio americano esaltano uno sguardo straniero e un po’ stranito su un barrio nostrano, asfalto e cemento del bel paese. Un cellulare in mano e 37 gradi Celsius nell’aria umida del primo pomeriggio milanese, quando tutto è chiuso, anche il cervello, e nessuno penserebbe mai di farsi una passeggiata di (mala)salute improvvisata. Auto parcheggiate, silenzio stazionario, afa e vino del pranzo che risale.
Questo è un foto post con didascalie febbrili che resterà come testimonianza del breve ritorno in patria dell’autore, esiliato volontario a Città del Messico da 8 anni e 1/2, felliniani ma anche abbastanza fantozziani, dipende sempre dal punto di vista.
Quest’anno saranno 49 i giorni passati in Italia, per la precisione nel caro e vecchio focolare di Piazza Prealpi e vie limitrofe, un’enclave incastonata come una perla-barrio tra le mitiche zone Bovisa, Quarto Oggiaro e Villapizzone a Milano, periferia ovest dal retrogusto post industriale.

Questa fu una terra promessa per l’immigrazione dal nostro meridione a partire dagli anni quaranta del secolo scorso e s’è oggi trasformata in una zona multicolore e multilingue, con i suoi pregi e le sue contraddizioni, grazie alle folte comunità equatoriane, peruviane, cinesi, albanesi, marocchine, rumene, pachistane, cingalesi, senegalesi e mi scuso se ne dimentico alcune! Presenti.

Ecco la fermata Villapizzone del passante ferroviario, un mezzo che, quando nacque, venne spacciato per una nuovissima metropolitana sotterranea “classica”, la famosa Linea 4 del metro di Milano, ma è più simile a un treno che passa ogni tanto, gli è simile nel bene e nel male.

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I gradini spuntano in mezzo al nulla nei pressi della sede Bovisa del Politecnico, dove fino a 10 anni fa regnavano solo baracconi e industrie dismesse e ci si andava per sfidare il destino: probabilità di rapina oltre il 70%, sequestro fifty-fifty, caduta in un tombino scoperchiato, 30%, cedimento strutturale di un edificio antistante, 55%, pestaggio o rissa, un bel 40%; essere investiti da guidatori ubriachi col foglio rosa o da macchine della scuola guida, 90%. Siamo qui, ancora. Ce l’abbiamo fatta!

Tutte le stime delle percentuali sono dell’autore su dati comuni.

Un cunicolo buio, orripilante e masochisticamente affascinante s’interrava sotto i binari per una ventina di metri eterni e permetteva l’accesso al quartiere abbandonato dopo la crisi del fordismo e della grande fabbrica, stile Seveso o Sesto San Giovanni (Stalingrado d’Italia). Di recente è stato coperto e sostituito da degli eleganti sottopassaggi e ponti pedonali.
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Fontana pubblica con acqua pubblica sgorgante al sapore di pesce amaro, detta Drago Verde, vicino a cestino, anch’esso verde ma quasi fosforescente, stracolmo di putridume e sovrastato dai proibizioni statali e comunali su cartello.

Qui s’appostava sempre la bancarella del pescivendolo nei giorni di mercato, il lunedì e il giovedì, dunque l’acqua della fontanella, sebbene fosse pulita e potabile, lasciava un retrogusto di orata e polipo all’aglio e prezzemolo che penetrava dalle narici fino agli angoli più reconditi dello stomaco assetato.2.Immag0055(Large).jpg

Oggigiorno la celebre gang latina dei Latin Kings (il nome non inganna) sovrappongono tag su tag a quelle dei writer più storici miscelando hip-hop, identità latina, o quel che ne rimane, e un gran disagio.
Messaggio murale: minaccia comprensibilissima anche a chi non bazzica lo spagnolo. Siete morti! Están muertos. Voi che leggete il muro. Memento mori.

Un po’ come faceva il prete che inveiva contro Troisi in “Non ci resta che piangere”, quando gridava “ricordati che devi morire” e Troisi diceva “sì, si, mo me lo segno”. Segnatevelo anche voi sul muro sotto casa (nel condominio del vicino).3.Immag0027(Large).jpg

Ormai in zona si vende di tutto, anche i Marziani, come da annuncio affisso! I bolos so più o meno cosa cosa sono, a un euro è un buon affare per quel tipo di pane soffice e rotondo. Ok.
Ma i Marcianos in vendita da questa signora non so proprio cosa siano. Lo spagnolo variante azteca non mi aiuta e nessuno m’informa.

Da domani, domenica 4 luglio (quando scattai la foto), forse lo sapremo.

E poi, scherzi a parte, consiglio agli abitanti della mia zona di cominciare a studiare lo spagnolo nella variante andina (lo dico come osservatore e insegnante interessato a trovare un lavoro nella didattica dello spagnolo a italiani prima o poi, chissà).6.Immag0006(Large).jpg

Alla fine di Via Negrotto c’è sempre stato quello che chiamavamo “l’accampamento degli zingari”, un campo d’accoglienza o di segregazione, a seconda, per la popolazione rom che era l’angolo più precario e temuto dalla popolazione del quartiere.

Vietato passare, vietato spiare, vietato giocare da quelle parti.
E’, però, permesso disfarsi delle televisioni offrendole in dono al passante, ce ne sono anche di vari colori e dimensioni, per tutti i gusti e tutti i giusti insomma.

Catodiche liberazioni. Televisive aberrazioni sul marciapiede.

In effetti la convivenza è sempre stata difficile. La loro fama è sempre stata pessima, a torto e, un po’, anche a ragione, non discuto. Basta che non prevalgano i luoghi comuni.

Mentre faccio le foto una famiglia di rom, stipata in una vecchia ford escort che procede a 5km/ora, mi squadrano da capo a piedi come fossi uno sbirro attrezzato per lo sgombero o un “esattore-estorsore” del racket, fenomeno molto comune qui in zona, anche se probabilmente non all’interno del campo di Via Negrotto.

Da piccoli sapevamo di default che tutti i negozianti pagavano il pizzo, ci mancava che facessero pagare anche noi “innocenti” studentelli per poter andare a scuola con la cartella superiore ai 15 kg, come al check in dell’aeroporto.

Azzardo un cenno con la mano per salutarli e un mezzo sorriso per rassicurarli del fatto che non cercherò di violare il loro spazio vitale.
Fatto, son tranquilli, ma come spesso succede l’impressione è diversa. E sbagliamo. Preconcetti.

Rispetto ad alcuni anni fa la strada mi sembra di lusso, per lo meno non vivono più nelle tende e nelle roulotte ma nei prefabbricati e l’asfalto ha coperto una specie di mulattiera antica.
Continuo con le foto e poi sciacquo via.9.Immag0038(Large).jpg

Nell’anno del mondiale in Sudafrica, i colori di quel continente, presente più che mai nelle città della penisola, splendono anche sui pali della luce per la festa africana ispirata all’evento sportivo dell’anno e chiamata “Le Grande Balun”, echi francesi che assomigliano più al dialetto milanese.

Credo che grazie (o a causa?) al francese o al creolo parlato in molti paesi dell’Africa come prima o seconda lingua, moltissimi migranti hanno in realtà meno problemi a comunicare con chi parla il dialetto milanese o con un famigerato padano Doc di quanto possiamo immaginarci.

Passerebbero tranquillamente anche i test linguistici che dovremmo, invece, imporre a buona parte della nostra classe politica padana e prealpina. Ma non facciamo populismo anche qui, por favor.10.Immag0046(Large).jpg

In un quartiere dove il graffito e la tag tirano, giustamente anche i messaggi sociali passano sopra e attraverso i muri per giungere alle orecchie della moltitudine silenziosa pronta alla lettura degli urbani ornamenti.

Le saracinesche chiuse ci parlano da vicino e c’intristiscono da lontano, è il ricordo del rifiuto, la fine del consumismo o semplicemente l’ora sbagliata. Alla una e mezza non si apre.

No al razzismo, e sì all’Esperanto, la lingua universale creata a tavolino e pensata come strumento di comunicazione globale ai tempi in cui di globalizzazione non si parlava ancora.

Che poi non sia servito a molto nell’umana storia (ma parlo da miscredente), siamo d’accordo, ma in fondo il tentativo fu fatto e questa zona ne è testimone grazie al suo centro esperantista ritratto orgogliosamente nella foto, sempre con saracinesca chiusa ma animo aperto.
La lingua internazionale, altro che american english, español o mandarino…11.Immag0048(Large).jpg

Oltre al centro per la diffusione dell’Esperanto abbiamo sulla stessa strada, Jacopino St. e Bramantino St., una chiesa evangelica e una macelleria equina profumatissime.

Accanto ad esse un’altra saracinesca chiusa, ma ripeto, spesso si deve solo all’ora, al giorno, al momento insomma, non alla mancanza di buona volontà.

Il vecchio circolo “E. Colombani” del Partito Comunista Italiano, oggi Rifondazione, e la sua insegna esistono e resistono ancora alla ruggine del tempo e delle finte seconde e terze repubbliche che ci passano davanti. Todo respeto.
Ma a volte anche no, sono postmoderno, non credo più.

A pochi metri da qui, proprio nel primo pomeriggio di oltre vent’anni fa, assistemmo alla prima rapina, o meglio uno furto con scasso, della nostra vita.

Io e Frankino (alias Frank’O.), oggi affermato house-tech DJ, uscivamo dalla scuola media C. Colombo e con fare scoglionato ci dirigevamo verso un pasto sicuro nelle nostre rispettive dimore quando, ormai a pochi metri da casa, un figuro (l’aggettivo losco non lo volevo scrivere, è scontato) svuotava un negozio di pellicce del suo contenuto di scorze di animali morti e peli incurante dell’allarme sonante.

Niente di che, abbiamo preso la targa per sentirci un po’ eroi ma siccome il negozio era una copertura per qualcuno, non so chi, non ha mai riaperto comunque. Nessuno ci teneva più di tanto. Meglio un bel salumiere, per esempio. E infatti c’è.13.Immag0054(Large).jpg

Chiesa e oratorio erano luoghi ambigui. Rifugi delle relazioni sociali per pargoli e adolescenti in un quartiere “movimentato”, tane e nascondigli per i morigerati, spazi aperti per fare sport e indottrinarsi, erano anche un’ottima palestra per menarsi con i coetanei, imparare le prime bestemmie, fare figuracce belle e brutte, prendere i primi due di picche, inesorabili prima dei 15 anni, e apprendere l’ars amatoria: solo distanze e aneliti per gli sfortunati, qualcosa di più, l’apparizione mistica dell’amore vero, se avevi il motorino, e infine ancora di più se eri un ripetente di 20 anni calato in mezzo alle liceali del biennio.
Scene di adolescenza imberbe.
Mi spiace, la realtà è dura.15.Immag0030(Large).jpg

Paradossalmente l’oratorio a volte era davvero il miglior posto dove andare, stare, parlare, sparlare e conoscere una fetta di mondo, ma due o tre volte al mese bisognava prepararsi all’assedio delle bande organizzate di sbandati (?) affamati di radioline, braccialetti, scudi (5000 lire), anelli e botte giusto all’uscita della Chiesa, quando faceva buio, oppure bisognava presenziare ai tentativi di spaccio dei fratelli maggiori di alcuni tuoi compagni di gioco o al noto lancio della siringa sul ciglio della strada.

I fratelli maggiori, tra l’altro, erano sempre pronti a difendere il loro consanguineo minore e minorato, se non gli concedevi di fare alcuni gol durante la partitella domenicale (io giocavo quasi sempre in porta o come terzino, quindi lo so).
E a volte il gol non lo meritavano davvero. Perciò niente.
Non che l’ambiente oratoriale si riducesse del tutto e solamente a questo, ma così era e così sia.17.Immag0043(Large).jpg

Davanti alla Chiesa del barrio, a meno di trenta metri di affanno, c’è da qualche anno un apprezzato distributore di preservativi, affianco alla farmacia. Merita la foto, coloratissimo, richiama l’avventore e l’avventuriero all’ordine e al progresso civile. Oratorio sì, ma poi usa anche questo. Bien! Prog.

Dulcis in Fundo Corazón. L’amore ai tempi del muralismo messicano era fatto di trasgressioni e passioni inconfessabili. Frida e Diego Rivera, nazionalisti rivoluzionari amati dal popolo e comunisti attivi, erano scrutati dall’internazionalista globale Leon Trotsky, poi sedotto a sua volta dalla stessa Frida prima di essere raggiunto dagli sgherri del sadico Stalin, messicanissimo per il suo look baffuto, ma poco avvezzo alla negoziazione e al sorriso.

Questo cuore rosa, invece, è patrimonio culturale dell’umanità secondo l’UNESCO e la CIA, ed è stato collocato sulla parete laterale di un condominio per bene, anche se modesto. Possibile, in Via Varesina.
Allegro. Però sprizza anatemi melensi e frasi subliminali “stile Bacio Perugina” da tutti i suoi milioni di pixel. Al gusto.18.Muraltiamo(Large).jpg

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