Assemblea Costituente – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Wed, 29 Apr 2026 06:27:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Cile, questo dimenticato https://www.carmillaonline.com/2021/05/28/cile-questo-dimenticato/ Fri, 28 May 2021 21:55:04 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=66508 di Nico Maccentelli

Neanche 15 giorni fa si sono svolte in Cile le elezioni per eleggere l’Assemblea Costituente, a seguito del referendum dell’ottobre scorso che ha mandato in soffitta la vecchia Costituzione pinochettista del 1980. Insieme a queste, si sono tenute le regionali. In complesso, rispetto a sei mesi fa si è avuta una consistente flessione dell’affluenza al voto, ma il risultato in complesso riflette la forte spinta al cambiamento di questi ultimi due anni di lotte sociali vaste e radicali , da quelle studentesche della primavera del 2019 contro l’aumento del prezzo [...]]]> di Nico Maccentelli

Neanche 15 giorni fa si sono svolte in Cile le elezioni per eleggere l’Assemblea Costituente, a seguito del referendum dell’ottobre scorso che ha mandato in soffitta la vecchia Costituzione pinochettista del 1980. Insieme a queste, si sono tenute le regionali. In complesso, rispetto a sei mesi fa si è avuta una consistente flessione dell’affluenza al voto, ma il risultato in complesso riflette la forte spinta al cambiamento di questi ultimi due anni di lotte sociali vaste e radicali , da quelle studentesche della primavera del 2019 contro l’aumento del prezzo della metropolitana a Santiago a quelle di piazza Dignità e per tutto il Cile pochi mesi dopo contro i provvedimenti neoliberisti di massacro sociali del governo di destra di Sebastian Piñera.
Ma prima di addentrarmi nell’analisi del voto e delle conseguenze di quello che si configura come uno tsunami politico in Cile, vorrei spiegare il perché di questo articolo e di conseguenza il perché del titolo.

Il punto è che queste elezioni sono state quasi del tutto ignorate dai media nostrani e si può comprenderne il motivo. L’intero cono sud americano è scosso da proteste sociali di vasta portata. Infatti totalmente ignorata in queste settimane è anche la rivolta sociale in Colombia, che ha già provocato decine di vittime, con il governo Duque che tra torture, stupri, esecuzioni sommarie e desaparecidos, si trova alle strette e quindi costretto a ritirare parzialmente le misure, anche queste neoliberiste e di macelleria sociale, che avevano scatenato l’ira popolare(1).

A ciò si aggiunge il ritorno di governi socialisti e progressisti, comunque di segno antimperialista, invisi alla potenza USA e all’Occidente, come la Bolivia e l’Argentina. Va da sé che l’argomento America Latina inizia a essere piuttosto problematico  per gli yankee e quindi per tutti i media mainstream che seguono le veline delle agenzie di intelligence come la CIA nel mondo, non esclusi i nostri, che sono tra i più allineati. Meglio occultare. Visto che sul banco degli imputati c’è proprio quel neoliberismo che regola e governa il mondo atlantista e non solo e che le ripercussioni pandemiche del covid-19 ha reso ancora più feroce.

È però nell’ambito della sinistra nostrana che queste elezioni cilene hanno avuto poca eco e ancor meno riflessioni politiche. Quasi che perché questo paese essendo dall’altro capo dell’emisfero non abbia nulla a che vedere con il nostro contesto socio-economico e geopolitico occidentale. Eppure per le sinistre agli inizi degli anni ’70 era piuttosto chiaro nelle due fasi cilene: il governo Allende e la dittatura dei generali con Augusto José Ramón Pinochet Ugarte. Era chiaro come il Cile sia stato ben due laboratori socio-economici: il primo con Unidad Popular e un processo di socializzazione delle risorse come le miniere di rame e dei mezzi di produzione che indicava una strada possibile al socialismo lungo il solco cubano ma con caratteristiche proprie.

E successivamente il secondo, con il golpe dell’11 settembre del 1973, prendeva vita nel sangue della repressione di lavoratrici e lavoratori, sinistra, sindacalisti, il laboratorio neoliberale dei Chicago Boys, cresciuti sotto le ali di Milton Friedman, la cui scuola economica ha poi impestato tutto il mondo con la dottrina della libertà totale del mercato e dell’assenza di diritti sociali del tutto mercificati e privatizzati. Una configurazione economica e sociale passata anche nei paesi a capitalismo avanzato per la reaganomic e il tatcherismo e che da decenni conosciamo bene anche noi, trasfigurando in modo osceno anche quelle che erano le sinistre storiche, socialdemocratiche e post-comuniste e che oggi sono partiti neoliberisti o euroliberisti come il PD.

Ma il Cile di oggi, che quasi ad avverare le ultime parole di riscatto popolare del Presidente Allende da Radio Magallanes(2), con l’avvio delle lotte sociali del 2019-20 e con le ultime due tornate elettorali, sembra quasi dare un segnale di chiusura dell’intangibilità dell’era liberista, come a dirci che la resa dei conti internazionale con il neoliberismo macellaio è iniziata proprio dove quest’ultimo è iniziato .

Dunque questo silenzio o sotto tono della sinistra nostrana, e mi riferisco a quella di classe, rivela l’incapacità di cogliere un processo sociale antagonista al capitalismo neoliberale molto più vasto, che attraversa i diversi continenti.

Le elezioni cilene del 15 e 16 giugno scorso rappresentano dunque una svolta fondamentale per quel paese. In verità per le elezioni regionali, vi sono numerosi ballottaggi, ma su chi abbia effettivamente vinto questa tornata elettorale è cosa certa. O per lo meno, si sa per sicuro chi ha perso: la destra.

Nonostante si sia presentata a lista unica, Vamos por Chile, dai settori più moderati fino all’estrema destra fascista e nostalgica della dittatura pinochettista, la destra non ottiene il terzo necessario per ostacolare la nuova Costituzione che verrà realizzata, arrivando addirittura a meno d’un quarto.

E non è andata bene neppure al centrosinistra: democrazia cristiana, socialisti, liberali, ecc. che sono stati protagonisti di governo in gran parte degli anni post-dittatura (cinque su sette governi).

Coma già accennato, certamente a questa debacle delle destre e delle forze centriste ha influito l’inasprirsi della lotta di classe contro il governo Piñera dell’ultimo anno e mezzo e nonostante che le liste di sinistra fossero più diversificate. Un successo di vaste proporzioni per le sinistre che non si vedeva dai tempi di Unidad Popular.

Sembrava scontato che il tavolo del processo costituente andasse alle solite forze tradizionali che dagli anni ’80 in poi hanno gestito malamente e nel segno della continuità la difficoltosa fase post-dittatura, ma non è stato così. Si tratta di un ribaltamento verso forze rinnovatrici e di sinistra che peserà e non poco, non solo sul governo Piñera, ma sul corso politico più generale del Cile, segnando una svolta radicale. Un vero problema di governabilità per l’oligarchia neoliberista al potere. Ma anche riguardo al nuovo contesto costituzionale col quale le classi dominanti si troveranno ad avere a che fare.

È dunque risultata vincente la coalizione Apruebo Dignidad della sinistra tra PC Cileno e il Frente Amplio, sorto proprio con l’estallido social: le lotte sociali anti-Piñera.

Ma oltre a questa sinistra, si è registrato il successo travolgente dei candidati indipendenti. Una parte di questi ha come riferimento il Socialismo del XXI secolo e vede di buon occhio il Venezuela bolivariano e socialista. Ma i ben 48 seggi sui 155 di questi candidati scontano un’eterogeneità per diverse sensibilità politiche e sociali e differenti appartenenze e provenienze, che va a costituire una variabile nelle future dinamiche assembleari. 

Non tutti questi candidati infatti si collocano a sinistra. Ci sono liste in competizione tra loro. La Lista del Pueblo per esempio, è in linea di massima collocata a sinistra, ma la Lista de Independientes No Neutrales è costituita da liberali progressisti, i quali potrebbero essere attratti da scambi di favori e proposte provenienti dalla destra. Inoltre gran parte dei candidati indipendenti sono portatori di istanze regionali ed espressione di istanze particolari come il diritto all’acqua come bene comune, istanze ambientali, delle donne e così via.

C’è da dire che la frammentazione a sinistra è dovuta non solo alla provenienza e all’appartenenza di esperienze diverse. È un fatto che nella costituzione delle liste la componente storica anti-dittatura della sinistra, ossia il Frente Amplio e il PCC (Apruebo Dignidad) non siano stati permeabili alle nuove soggettività provenienti dall’antagonismo spontaneista e sociale delle lotte dell’ultimo anno e mezzo. Il fonte comune anti-Piñera e antiliberista, non è stato in grado di tradursi in una coesione più organica sul terreno elettorale. E questo è un antico problema della sinistra, un retaggio che si trascina anche nel nuovo millennio un po’ ovunque, spesso con partiti comunisti o marxisti ortodossi incapaci di cogliere il nuovo se non in parte, con un ancoraggio a formule politico-organizzative stantie, poco adatte ai nuovi movimenti e a un consiliarismo dirompente. Per non parlare della complessità dei contenuti, spesso incomunicanti anche se di segno antiliberista, come tutta la questione dei popoli originari, scarsamente rappresentati anche in questo frangente elettorale, ai quali oltre tutto sono stati riservati pochi seggi in proporzione alla loro consistenza elettorale.

In questa eterogeneità vanno menzionate anche le più diverse sensibilità politiche e realtà di lotta tra cui spicca un movimento femminista piuttosto maturo e conflittuale. Femministe cilene piuttosto combattive che ricordiamo come iniziatrici di un flash mob contro la violenza di genere e di Stato che ha fatto il giro del mondo, propagandosi come pratica di protesta in tantissimi paesi. E questa Costituzione, vedrà per la parità di genere nell’Assemblea il protagonismo delle donne. Anche se va detto che questa spinta sociale non è riuscita a trovare in pieno una corrispondenza nelle liste di lotta. E l’8M Coordinamento femminista non ha ottenuto risultati apprezzabili.

Tuttavia, al netto di future incognite dovute a differenze, istanze particolari e regionaliste, possiamo dire che la vittoria schiacciante delle sinistre nel loro complesso, sia tradizionali e storiche come il PCC, che quelle dei nuovi soggetti, sono il prodotto politico, la sintesi del forte conflitto sociale nel paese. E la nuova carta costituzionale del cambio, sarà il prodotto storico-politico di questo processo sociale, sia per un superamento della Costituzione del 1980 verso il ridimensionamento delle libertà di mercato e una centratura sui diritti sociali e civili, ma anche verso un decentramento dei poteri legislativi e amministrativi, dando più peso ai governatorati regionali e superando le prefetture che erano emanazioni del potere centrale.

Ciò sarà possibile soprattutto perché la maggioranza assembleare così come uscita dalle urne farà sì che la Convenzione Costituzionale potrà dotarsi di un proprio regolamento, contrariamente al ruolino di marcia che le forze conservatrici di destra e centrosinistra si erano date con l’accordo del 14 novembre 2019(3). Regolamento che la renderà autenticamente sovrana nel redigere la carta costituzionale, facendo dell’Assemblea una reale costituente.

Ma oltre a questo, ciò che più conta è la spinta popolare dal basso, l’onda lunga delle lotte sociali come fattore piuttosto influente per la redazione della futura Costituzione, considerando che la gran parte delle forze di maggioranza hanno per vocazione la massima apertura alle istanze sociali provenienti dalle realtà di lotta, che, rappresentanti o meno, all’Assemblea faranno sentire la loro voce.

Il Cile quindi, dopo essere stato laboratorio storico delle destre reazionarie e del capitale neoliberista, si appresta a divenire di nuovo un importante laboratorio per la sinistra mondiale sia sul piano costituente che su quello sociale, delle profonde trasformazioni: se non direttamente sul piano del socialismo, quanto meno su quello dei diritti e di una governance popolare decentrata sui territori.

Ovviamente se non si ripeterà lo schema della CIA andato in scena nel 1973, magari riattualizzato. Tanto per capirci: senza “incidenti di percorso” alla boliviana e tragici ritorni orchestrati da destre e intelligence occidentali.

Lo potrà essere grazie alle sensibilità e realtà di base sopra citate, che però dovranno trovare una sintesi politica cogliendo un’opportunità storica per il paese e una sperimentazione utile per le forze del socialismo su scala internazionale.

Sul piano latinoamericano, non v’è dubbio che dopo il ritorno della Bolivia nella casa di Nuestra America bolivariana, e il successo in Argentina del peronismo progressista sempre sotto il cappello dei Kirchner, si va con questo successo delle masse popolari e lavoratrici cilene a rafforzare l’autonomia politica da Washington di una serie di paesi, e con buone probabilità potrà esserci maggiore agibilità politica per i paesi dell’ALBA. Ciò dunque corrisponde a un indebolimento del controllo imperialista USA, aprendo nuove prospettive nel mutamento dei rapporti di forza geopolitici.

In generale siamo ancora ben lungi da una situazione consolidata per i governi popolari e democratici dell’America Latina e tante sono le contraddizioni che attraversano i vari paesi, tra burocrazia, corruzione, estrattivismo, conflitti per le terre con le popolazioni indigene (come i Mapuche). Ma certamente questo è un importante passo in avanti.

Nell’orizzonte piatto col quale le destre italiane, da quelle tradizionali a quelle di falsa sinistra come il PD, cercano di descriverci e di imporci il mondo del capitalismo globale come unica realtà possibile, l’America Latina ci sta dando essenziali elementi d’analisi riguardo le dinamiche antiliberiste delle masse in lotta e il lavoro politico conseguente per le avanguardie di classe, con le sue contraddizioni sociali più avanzate e dirompenti, con le sue poderose lotte sociali, le sue vittorie popolari e le sue esperienze di governi bolivariani e delle sinistre.

È a queste esperienze che dobbiamo guardare, più che alle degenerazioni di un socialismo burocratico e classista (a rovescio però: di nuova borghesia) come quello cinese, che attualmente ha come unica valenza positiva il contrasto di fatto oggettivo: geo-economico e geopolitico, all’imperialismo, ma che non brilla certo per la democrazia popolare, come invece talune esperienze di democrazia dal basso e di protagonismo consiliare delle masse popolari di Nuestra America, camere di compensazione del comune tra settori popolari come forme di soviettismo contemporaneo in sperimentazione.

 

NOTE:

1) È la terza “riforma economica” del governo di Iván Duque Márquez, un fantoccio come Alvaro Uribe Vélez al servizio degli USA, delle loro multinazionali e un uomo dello stesso ex premier Uribe: aumento dell’IVA e delle accise sul carburante, estensione della tassa sul reddito anche alle classi più basse e ai pensionati (che precedentemente ne erano esclusi). Misure che penalizzano gli strati più deboli e indigenti della popolazione colombiana.

2) Le ultime parole del presidente Allende:  “Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.” 48 anni per la storia sono un soffio.

3) “Acuerdo por la Paz Social y la Nueva Constitución, dal quale rimasero fuori le sinistre come il PCC e che fu fortemente criticato da queste.

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Talking Dead https://www.carmillaonline.com/2013/12/10/talking-dead/ Tue, 10 Dec 2013 00:00:06 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=11360 di Sandro Moiso

NAPOLITANO-LETTA “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i [...]]]> di Sandro Moiso

NAPOLITANO-LETTA “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”.1

Non siamo stati noi a suggerirglielo. Hanno fatto tutto da soli.
Speravano di prolungare la vita dei morti al governo scoraggiando legalmente le arruffate speranze elettoralistiche grilline e renziane. Speravano nell’ennesimo, pirandelliano gioco delle parti. Invece si sono dati una bella zappata sui piedi. Diciamolo pure: se li sono proprio amputati. La Consulta lo ha detto elegantemente: “Il Porcellum ( legge n. 270 del 21 dicembre 2005, altrimenti detta “legge Calderoli”) è una legge incostituzionale!

E anche se il dubbio che dietro alla decisione della Consulta vi sia anche qualche fibrillazione dei partiti maggiormente propensi ai possibili “inciuci” legati al sistema proporzionale sia più che legittimo, ciò non toglie che Pietro Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte costituzionale, in un’intervista abbia potuto dichiarare: “Dal giorno dopo la pubblicazione della sentenza questo Parlamento è esautorato perché eletto in base a una legge dichiarata incostituzionale”.

Fine. Stop. Il gioco è finito, anche se durerà ancora troppo a lungo con gli strascichi di discussioni, accuse reciproche, sceneggiate napoletane, giravolte, piroette filosofico-giuridiche, paso doble e tanghi della gelosia. Come ben dimostra la lotta di tutti contro tutti che si è immediatamente aperta nelle sedi istituzionali.

Ora, nonostante gli sforzi del nonno della patria di tranquillizzare gli animi e convincere i cittadini che nella sentenza non è contenuto niente di grave per l’attuale governo in carica, quello che deve saltare immediatamente agli occhi, qualora vi fosse ancora qualche dubbio, è che gli attuali governanti e i partiti che fanno loro da corollario non sono altro che dei golpisti al governo.
Compreso l’ex-PdL-FI-NCD e con buona pace dell’esagitato Berlusconi.

Sono dei fantasmi che nessuno vorrebbe avere in casa, anche se lo stridere delle loro catene o, almeno, di quelle con cui hanno avviluppato questo paese fa ormai soltanto ridere.
Nonostante il disgusto che suscitano. Infinito e rivoltante come quello suscitato da una carogna, gonfia e putrefatta.
In un paese in cui oltre 18 milioni di persone (il 29,9 %) sono a rischio povertà, mentre nella zona euro solo la Grecia è messa peggio con il 34,6% della popolazione.

Il 21 novembre 1946 il partigiano Giuseppe Dossetti, uno dei 75 membri della Commissione per la Costituzione, presentò una proposta relativa al diritto di resistenza da inserire nella Costituzione della Repubblica Italiana: «La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino». Doveva costituirne l’art. 3 e si ispirava all’articolo 21 della Costituzione francese del 19 aprile 1946: ” Qualora il Governo violi le libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza sotto ogni forma è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri”. In Sottocommissione fu approvato con 10 voti a favore, 2 astenuti e 1 contrario, ma non riuscì a superare l’esame dell’Assemblea Costituente.

DC, cui pure apparteneva l’”estremista” Dossetti, PCI, Chiesa e Stati Uniti avevano messo al riparo la classe dirigente italiana dal rischio rappresentato dalle possibili esuberanze delle classi oppresse.
Così, oggi, dall’alto si può impunemente ribadire che i seggi parlamentari rubati, le gozzoviglie dei governanti e dei partiti tutti sono perfettamente legali. “Il Parlamento e il Governo sono perfettamente legittimi” si continua a ripetere attraverso la maggioranza dei media, riprendendo le parole del Capo dello Stato.

Ma le parole di Capotosti, riportate da ben pochi mezzi di informazione, rimangono inequivocabili: ”Dal giorno dopo la pubblicazione della sentenza questo Parlamento è esautorato perché eletto in base a una legge dichiarata incostituzionale. Quindi non potrà più fare niente […] La sentenza entrerà in vigore quando sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, presumibilmente verso la fine di gennaio” Quindi il giorno dopo “i deputati che sono stati eletti grazie al premio di maggioranza diventano illegittimi“. Infatti, sottolinea, “l’annullamento che pronuncia la Corte costituzionale ha effetto retroattivo2

Berlusconi, Brunetta e Grillo si sono immediatamente lanciati all’assalto dei 148 deputati in più ottenuti dal PD alla Camera grazie al “premio di maggioranza”, definito oggi incostituzionale, e dello stesso Presidente della Repubblica, per il quale richiedono l’impeachment.
Questo non ci farà certo piangere né, tanto meno, schierare a difesa degli assetti governativi attuali o di re Giorgio in nome di un confuso antifascismo a-classista, buono per tutte le stagioni. PD e Presidenza della Repubblica già da soli bastano per sbraitare contro gli “assalti della Destra e del populismo”.

Già, sbraitano. E come non farlo, vista la sentenza di morte contenuta nel giudizio del solito Capotosti: ”a Montecitorio devono ancora convalidare tutti e 630 i deputati. Diciamolo chiaramente: questa sentenza ha un effetto dirompente[…] In teoria, dovremmo annullare le elezioni due volte del Presidente della Repubblica, la fiducia data ai vari governi dal 2005, e tutte le leggi che ha fatto un Parlamento illegittimo”.

C’è da ridere al pensiero di questo esercito di naufraghi che affondano tra le onde del disastro dilaniandosi a vicenda. E c’è ancor più da ridere guardando Grillo, Brunetta, Berlusconi e lo stesso neo-reuccio del PD che cercano di trarre vantaggio elettorale da una sentenza che li condanna esattamente come i loro avversari. Morti, finiti, defunti. TUTTI!

Sarà per questo che, parallelamente alla sentenza della Consulta, si è mossa di nuovo anche la commissione Affari Costituzionali del Senato. A sorpresa i ‘governisti’ del Pd insieme al NCD e Scelta Civica hanno approvato l’istituzione di un comitato ristretto che entro gennaio proverà a cercare un accordo sulla legge elettorale. Per cercar di salvare capra e cavoli. Travolti da un mare di merda.

Ma se il Capo dello Stato, il Centro Sinistra (quello vecchio dalemiano) e l’altro Centro Sinistra (quello nuovo renziano), il Centro Destra (quello nuovo alfaniano), il Populismo grillesco e l’altro Centro Destra (quello vecchio berlusconiano) hanno iniziato a muovere le loro miserevoli pedine, riempiendo la scacchiera politica di mosse così prevedibili da far rimpiangere una partita a scacchi tra Franco e Ciccio e Fantozzi, ci sarebbe stato da aspettarsi che almeno gli autentici “difensori” della Costituzione, i tre cavalieri di Libertà e Giustizia (Landini, Rodotà e Zagrebelsky) impugnassero la sentenza per dimostrare che contro la Costituzione non si deve e non si può andare impunemente.

E, invece, no. Niente. Silenzio. Anzi, nemmeno silenzio-assenso, perché quando uno dei tre ha parlato è stato per difendere l’opinione espressa da Napolitano che, nella giornata di domenica, lo ha poi pubblicamente ringraziato. “Il Parlamento attuale è delegittimato, ma non annullato […] Per il principio di continuità dello Stato: lo Stato è un ente necessario. L’imperativo fondamentale è la sua sopravvivenza […] Perfino nei cambi di regime c’è continuità, ad esempio dal fascismo alla Repubblica3

Siamo grati a Gustavo Zagrebelsky per averci confermato ciò che, da inguaribili antagonisti, già sospettavamo da anni ovvero che non ci sia mai stata una effettiva discontinuità tra regime fascista e regime parlamentare repubblicano, ma le sue parole confermano che la carta Costituzionale, sventolata ad ogni piè sospinto quando si tratta di distogliere l’attenzione dei lavoratori dalla lotta di classe, è comodamente ignorata quando può servire come arma contro l’oppressione del capitale e dei suoi faccendieri politici. Grazie per il chiarimento. La Costituzione, anche per voi, è solamente un feticcio.

Ma il problema rimane: il Parlamento è incostituzionale e così pure il Governo Letta; incostituzionale è stata la rielezione di Giorgio Napolitano; incostituzionali tutti i governi dal 2006 in avanti e tutte le leggi approvate nel delirio berluscomontilettiano. Parità di bilancio, legge Fornero, salvataggio delle banche (MPS in testa), grandi opere, tutte sono da buttare, insieme ai tanti voti di fiducia, alle missioni militari e chissà quanto altro ancora. Al macero, via, sciò.
E’ la più grande arma che il movimento antagonista potesse sperare di avere tra le mani. Chi la vorrà davvero impugnare? Chi saprà e vorrà trarne le conseguenze?
Il movimento dei forconi forse? Oppure una decisa e, finalmente, chiara opposizione di classe che sappia indirizzare anche le proteste del primo, oltre il populismo?

Il fatto stesso di essere costretti a ricordare questo estremo principio (la sopravvivenza dello stato – NdA ) significa che siamo ormai sull’orlo del baratro4 walking-dead-michonne-
Da anni in Italia governi e parlamenti legiferano pur essendo illegittimi. Oggi sappiamo che sono soltanto dei morti che parlano. Coraggio compagni… occorre solo una spinta per ributtarli nella fossa da cui stanno cercando di uscire!


  1. Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, 4 luglio 1776  

  2. Porcellum incostituzionale, Pietro Alberto Capotosti: “Parlamento esautorato, serve il voto”, Huffington Post del 5/12/2013 

  3. Gustavo Zagrebelsky intervistato da Liana Milella in “Schiaffo dalla Consulta ma lo Stato deve sopravvivere e il parlamento è legittimo”, La Repubblica, 8/12/2013, pag.11 

  4. G. Zagrebelsky, intervista cit. 

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