Ascanio Celestini – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Sat, 12 Sep 2026 20:00:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 La difesa di Madre Terra https://www.carmillaonline.com/2019/02/20/la-difesa-di-madre-terra/ Wed, 20 Feb 2019 03:00:55 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=51231 di Alexik

Se qualcuno avrà sradicato o avrà abbattuto un olivo, sia di proprietà dello Stato sia di proprietà privata, sarà giudicato dal tribunale, e se sarà riconosciuto colpevole sarà punito con la pena di morte”. Aristotele, Costituzione degli ateniesi.

È passato del tempo, più di duemilatrecento anni, da quando Aristotele descriveva l’importanza che la democrazia ateniese attribuiva agli uliveti. Una distanza abissale anche culturalmente, ora che la ‘democrazia’ italiana si appresta a decretare pene detentive da uno a cinque anni per chi, in Salento, gli espianti degli ulivi tenta [...]]]> di Alexik

Se qualcuno avrà sradicato o avrà abbattuto un olivo, sia di proprietà dello Stato sia di proprietà privata, sarà giudicato dal tribunale, e se sarà riconosciuto colpevole sarà punito con la pena di morte”. Aristotele, Costituzione degli ateniesi.

È passato del tempo, più di duemilatrecento anni, da quando Aristotele descriveva l’importanza che la democrazia ateniese attribuiva agli uliveti.
Una distanza abissale anche culturalmente, ora che la ‘democrazia’ italiana si appresta a decretare pene detentive da uno a cinque anni per chi, in Salento, gli espianti degli ulivi tenta di impedirli.1

Con le parole della Costituzione degli ateniesi ha inizio “La difesa di madre Terra”, documentario del regista bolognese Andrea Pavone Coppola, che ripercorre la storia della ‘emergenza xylella’ attraverso le voci degli attivisti salentini in lotta contro le politiche degli espianti e dei pesticidi imposte dalla U.E., dallo Stato italiano e dalla Regione Puglia.
Fra queste voci, quelle dei contadini che per primi, una decina di anni fa, denunciarono i disseccamenti anomali degli ulivi nella zona di Gallipoli, e rimasero a lungo ignorati dalle istituzioni fino a quando il fenomeno non emerse in tutta la sua evidenza.

L’interesse istituzionale si accese quando il batterio Xylella fastidiosa – classificato dall’European and Mediterranean Plant Protection Organization come organismo patogeno da quarantena – venne rilevato nelle campagne salentine, innescando la produzione di un susseguirsi di norme (comunitarie, nazionali e regionali) finalizzate in maniera univoca all’abbattimento degli ulivi su un’ampia fascia di territorio, senza alcun rispetto neanche per quelli millenari.
Abbattimenti accompagnati da irrorazioni estensive di insetticidi allo scopo di sterminare il Philaenus spumarius, l’insetto accusato della propagazione del batterio2

La presenza di Xylella fastidiosa venne posta, con una evidente forzatura, al centro della narrazione ufficiale sulle origini del disseccamento, facendo tabula rasa di tutte le altre ipotesi possibili3.
Una convergenza di interessi variegati premeva in questa direzione. Perché un batterio da quarantena bandito da una Direttiva UE è capace di attirare milioni di finanziamenti europei per la ricerca accademica, ed altrettanti per sostenere la sostituzione varietale delle cultivar di olivo tradizionali con altre presentate come resistenti alla Xylella.
Varietà casualmente adatte anche all’utilizzo per colture superintensive.
Questo tipo di “modernizzazione dell’olivicoltura” è un vecchio sogno di un ambito composito di docenti e ricercatori della Facoltà di Agraria, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, sogno condiviso anche da associazioni dell’imprenditoria agricola e dai loro rappresentanti politici bipartisan.
Una convergenza di interessi che ha sempre considerato come un ostacolo la presenza degli ulivi tradizionali, e che forse non ha esattamente fra i propri obiettivi la loro salvezza.
Curioso che proprio il polo di ricerca barese si sia aggiudicato un sostanziale monopolio della ricerca sul batterio e sulle sostituzioni varietali.

Comunque, espianti e pesticidi previsti dai Decreti Martina e dai Piani del Commissario all’emergenza xylella Giuseppe Silletti, si dimostrarono presto misure inutili – ai fini del contrasto del disseccamento rapido degli ulivi (CoDiRO) –  e devastanti per la biodiversità e la salute, il paesaggio, il patrimonio storico e culturale, le economie locali.
Devastanti per i contadini, che si ritrovarono ad affrontare non solo il disseccamento, ma anche l’eradicazione degli uliveti imposta con l’arroganza della forza pubblica, e multe salate quando disobbedivano all’ordine di estirpare e avvelenare.
Da qui la rivolta, contro l’arroganza dei decreti di espianto, contro le ruspe che irrompevano nelle campagne – abbattendo alberi sani per 3,14 ettari intorno ad ogni pianta ritenuta infetta, e contro l’avvelenamento del territorio con sostanze neonicotinoidi, neurotossiche, interferenti endocrini.

La difesa di madre Terra” è il racconto di questa rivolta, che fra il 2015 e 2016 si è estesa dalle campagne alle piazze e ai binari delle ferrovie.

Le immagini girate dall’interno delle lotte si alternano con i tanti volti del popolo degli ulivi, con le loro  emozioni, il dolore davanti agli espianti, lo stupore di trovarsi in stato d’assedio.

Sono stati veramente momenti drammatici. Eravamo circondati come i peggiori delinquenti da un dispiegamento di forze dell’ordine veramente imponente. C’era la forestale, abbondantemente rappresentata, carabinieri, polizia  e digos. Noi eravamo disarmati perché eravamo andati a difendere il nostro territorio. Eravamo cittadini pacifici” (Ada Calabrese, cittadina di Torchiarolo).

Il documentario raccoglie le testimonianze di agricoltori, medici, giornalisti, docenti universitari, giuristi, militanti per la difesa ambientale, artisti come Ascanio Celestini, filosofi come Serge Latouche, scienziati come Pietro Perrino e Cristos Xiloyannis.
Testimonianze che rimandano a questioni di ordine generale, come i disastri della ‘rivoluzione verde’ e della agrochimica (Giuseppe Serravezza, Luigi Russo), gli interessi che girano dietro al mondo della ricerca, il diritto delle popolazioni alla resistenza (Livio Pepino, Paolo Maddalena), il concetto di democrazia (Michele Carducci), l’importanza dei contadini (Antonio Onorati), la repressione nei confronti dei Difensori della Terra, la solidarietà agli attivisti denunciati.

Vengono valorizzate esperienze pratiche, come le campagne di decriminalizzazione del movimento (Associazione Bianca Guidetti Serra) o la costruzione di alternative all’agroindustria: la Casa delle Agriculture di Castiglione, che resiste ai pesticidi espandendo le coltivazioni delle ‘zone non avvelenate’, le Associazioni Spazi Popolari e Salento Sostenibile, che da anni sperimentano a livello empirico metodi di cura degli ulivi seguendo i principi dell’agroecologia.
Reti di contadini che hanno dovuto scoprire da soli quali tecniche potevano funzionare e quali no, imparando dagli errori le pratiche da evitare, osservando, ragionando e confrontandosi.
Lo hanno fatto sotto un costante e pesantissimo attacco mediatico, politico e accademico, perché non si sono mai rassegnati alla ‘ineluttabilità’ degli espianti e dei veleni, che sono le uniche risposte che lo Stato, la Scienza (tranne poche lodevoli eccezioni) e l’Unione Europea hanno saputo darci davanti all’estendersi dell’epidemia.

La difesa di madre Terra” , durata 1 h, 02 ’53”
Regia: Andrea Pavone Coppola
Musiche: Stefano Maria Zoffoli
Produzione: Associazione Bianca Guidetti Serra, Associazione Spazi Popolari, Peackmovie.
Prossima proiezione: Labàs, vicolo Bolognetti 2 Bologna, 27 febbraio h. 18.00.

Il documentario  può essere ordinato scrivendo a: associazioneguidettiserra@gmail.com.


  1. Il provvedimento, fortemente voluto dal titolare del Mipaaft Gian Marco Centinaio,  era già stato inserito all’interno del Decreto semplificazioni, ma poi è stato stralciato perché non attinente agli obiettivi del decreto stesso. Non dubitiamo comunque che riemergerà a breve, pare sotto la forma di un disegno di legge presentato da senatori di Lega e M5S. 

  2. Per i dettagli si rimanda alla 3 e 4 puntata di Guerra agli ulivi

  3. Ne abbiamo parlato su Carmilla qui: “Pietro Perrino, già Direttore dell’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari, poneva in correlazione il largo uso del glifosato, utilizzato per decenni per diserbare gli uliveti, con la maggiore vulnerabilità delle piante, l’impoverimento dei suoli, la distruzione dell’equilibrio microbiologico, la virulenza delle infezione fungine. Cristos Xiloyannis, docente dell’Università della Basilicata, dimostrava l’importanza di rafforzare le difese immunitarie degli ulivi nutrendoli, ripristinando lo strato di sostanza organica distrutto da decenni di gestione chimica dei suoli“ 

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Spinta dal Bass: NEMICO PUBBLICO https://www.carmillaonline.com/2013/09/20/spinta-dal-bass-nemico-pubblico/ Thu, 19 Sep 2013 22:01:51 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=9537 di Alberto Prunetti

Copertina-NEMICO-PUBBLICO1AAVV, Nemico Pubblico, Edizione centro di documentazione sulle Resistenze, 2013, pp. 96, euro 10

Nemico pubblico, pecorelle, lupi e sciacalli è un’antologia autoprodotta dal comitato No Tav Spinta dal Bass e raccoglie una serie di contributi elaborati da alcuni protagonisti della resistenza valligiana e da scrittori che non hanno mai nascosto la loro complicità con chi si oppone a un progetto dannoso, nocivo e inutile. Tra questi compaiono Ascanio Celestini, il collettivo Wu Ming e Erri De Luca, autore dell’introduzione, al centro di un recente polverone mediatico per il suo sostegno alla resistenza in [...]]]> di Alberto Prunetti

Copertina-NEMICO-PUBBLICO1AAVV, Nemico Pubblico, Edizione centro di documentazione sulle Resistenze, 2013, pp. 96, euro 10

Nemico pubblico, pecorelle, lupi e sciacalli è un’antologia autoprodotta dal comitato No Tav Spinta dal Bass e raccoglie una serie di contributi elaborati da alcuni protagonisti della resistenza valligiana e da scrittori che non hanno mai nascosto la loro complicità con chi si oppone a un progetto dannoso, nocivo e inutile. Tra questi compaiono Ascanio Celestini, il collettivo Wu Ming e Erri De Luca, autore dell’introduzione, al centro di un recente polverone mediatico per il suo sostegno alla resistenza in Val di Susa. Chissà se proprio quest’introduzione non gli abbia attirato le attenzioni del fango mediatico. Quel che è certo è che il tentativo di attaccare De Luca, senza temere il ridicolo del boicottaggio dei suoi libri, è stato respinto e non sono mancate pubbliche affermazioni di sostegno, come questa petizione proposta dallo scrittore francese Serge Quadruppani.

La tempesta dei media, volta a criminalizzare un movimento e a eroderne la simpatia di chi lo guarda da lontano, non ha colpito solo De Luca ma ha lavorato al fianco, scegliendo come “capro espiatorio” un attivista sconosciuto all’opinione pubblica, perfetto per essere “macellato” da un giornalismo “embedded” alla causa del più forte: Marco Bruno, un uomo che – in un video estratto dal contesto – aveva “dato della pecorella” a un celerino (che “stoicamente” non l’aveva massacrato, come i conduttori di certi talk show auspicavano). La vicenda è il nocciolo narrativo dell’antologia, tanto che il caso è ricostruito in maniera dettagliata dai Wu Ming e Bruno, il protagonista dell’episodio, ha contribuito lui stesso al volume collettivo.

Consigliando la lettura di Nemico Pubblico, voglio solo aggiungere che il titolo mi ha fatto pensare a quella situazione di eccezionalità del diritto in cui ha vissuto l’Argentina durante la dittatura militare e che adesso sembra in qualche maniera replicarsi in una valle posta sotto assedio. La maniera in cui le forze dell’ordine si sono mosse in Val di Susa sembra la dimostrazione dell’estensione all’Europa – magari solo in forma sperimentale, ancora quasi in vitro – di un principio che è stato già utilizzato “in vivo” sulla pelle delle persone che hanno vissuto in contesti destabilizzati in Algeria (durante la resistenza anticoloniale) o in Argentina (durante l’ultima dittatura militare). Ovvero la guerra, che si fa sempre contro un nemico, ma che stavolta è addirittura un nemico interno, la popolazione civile, verso la quale ci si comporta con la durezza tipica di un esercito d’occupazione.

Un ultimo dettaglio: con l’acquisto di questo libro si sostiene la copertura delle spese legali dei militanti no tav che si trovano in difficoltà giudiziarie. Pertanto, come dicono a Livorno, frugatevi (in tasca).

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