testatahomenew.jpg


frecciabn.gif ULTIME NOVITA'
new.gif
di Valerio Evangelisti [Questo racconto è compreso nell'antologia, a cura di Paola Staccioli, Per sempre ragazzo. Racconti e poesie a...

new.gif
di Anonimo (trad. di Giorgio Tinelli) Testo anonimo, inviato in francese al blog che Emir Sader ha all’interno della pubblicazione...

new.gif
di Valerio Evangelisti [Questo racconto è apparso, in forma leggermente diversa, nell'antologia Anteprima nazionale. Nove visioni del nostro futuro invisibile,...

new.gif
di Marilù Oliva Premessa (vera) Brindiamo alla scuola del 2012 e degli anni a venire. Prima, però, occorre fare una...

new.gif
di Alessandro Villari Riprende coscienza e apre gli occhi. Risulta ben presto che gli occhi sono l’unica parte del corpo...

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   Testi

di Valerio Evangelisti

Mafioso.jpg[Questo racconto è apparso, in forma leggermente diversa, nell'antologia Anteprima nazionale. Nove visioni del nostro futuro invisibile, a cura di Giorgio Vasta (Minimum Fax, 2009, pp. 226, € 15,00). Non credo che sia ancora del tutto attuale, l'avvenire sarà più problematico di quello prospettato - che pure coglie, forse, una parte della realtà.]

Don Urbano Crollalanza, presidente della Camera, si rivolse ai parlamentari col suo accento strascicato, dalle vocali aperte e dalla “s” pronunciata come “sc”. «State calmi, colleghi. Serve unità, specie in questo momento. La gente è con noi, vuole riforme. Non è il momento di litigare.»
Applaudì solo il suo partito, Cosa Nostra. Dai banchi della Ndrangheta continuavano a levarsi insulti contro la Camorra. La Sacra Corona Unita si manteneva neutrale. Il gruppo parlamentare più piccolo, la Stidda, evitava di prendere posizione. Aspettava di vedere chi avrebbe vinto la contesa.
Si discuteva di federalismo. Cosa Nostra era l’unico partito centralizzato, con una Cupola che governava con mano ferrea le famiglie affiliate. Gli altri gruppi erano piuttosto federazioni con una personalità autorevole alla testa, capaci di governare in sede locale. Ora pretendevano di imporre il loro schema organizzativo all’Italia intera. Don Crollalanza non l’avrebbe mai permesso.

Pubblicato Domenica 8 Gennaio 2012

di Marilù Oliva

Premessa (vera)

somaro bossi.jpgBrindiamo alla scuola del 2012 e degli anni a venire.
Prima, però, occorre fare una premessa.
Pare che ci saranno importanti cambiamenti.
Il primo, stando a quanto ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, è che verranno indetti dei concorsi per assoldare “giovani insegnanti”, perché, a suo avviso, è arrivato il momento di “svecchiare” questa classe docente ingrigita dai quarantenni e ultra.
Una precisazione.
A parte i professori di ruolo, chi insegna oggi? I precari. Da chi è composta la fascia dei precari, di cui tanto si sente parlare? Da oltre 240.000 persone iscritte nelle graduatorie ad esaurimento (si chiamano così perché, in teoria, dovrebbero esaurirsi man mano che gli insegnanti vengono convocati per essere stabilizzati, ovvero per passare di ruolo). Di questi, 30.000 sono abilitati Ssis.

Pubblicato Sabato 31 Dicembre 2011

di Alessandro Villari

OrsettoRobot.jpgRiprende coscienza e apre gli occhi. Risulta ben presto che gli occhi sono l’unica parte del corpo che sia in grado di muovere: il resto rifiuta caparbiamente di obbedire ai comandi del cervello. Se potesse, la prima cosa che sposterebbe al momento sarebbe la mano, una qualsiasi, magari con il supporto del braccio corrispondente, perché rimuova qualunque cosa sia che preme dentro la bocca impedendogli di respirare e di emettere suoni. Ma la mano non si muove. Solo gli occhi si agitano tanto che pare stiano per uscire dalle orbite: così potrebbero almeno toccare ciò che ha intorno, dal momento che il buio completo e uniforme rende inutile la facoltà della vista. Che pensiero stupido. Sta soffocando. Nulla che sia in grado di fare può impedirlo. Il panico che segue a questa improvvisa consapevolezza non fa che accelerare il processo: come una fiamma, il cervello brucia il poco ossigeno rimasto ordinando freneticamente al braccio di levarsi, al fiato di chiamare aiuto, a tutto il corpo di scuotersi. Invano. Infine si spegne.

Pubblicato Giovedî 29 Dicembre 2011

di Alessandra Daniele

Eclisse.JPGLa mattina di Natale del 2029, il sole sorse puntuale alle 07.36. Circa quattro minuti dopo, tramontò.
Poi si scatenò la tempesta.
- Ma che cazzo è successo al controllo ambientale? - Gridò il governatore, cercando di sovrastare il frastuono della violentissima grandinata sui pannelli del centro meteo - Avevo ordinato una bella giornata tiepida e soleggiata, e invece qui sotto la Cupola c'è un inferno di ghiaccio! I nostri cittadini pagano per il clima controllato, ed è gente abituata a ottenere esattamente quello che vuole, non come quei morti di fame là fuori, che si beccano tutta la merda che gli scaraventa addosso il clima impazzito!

Pubblicato Lunedî 26 Dicembre 2011

di Alessandra Daniele

Blueverse.jpgBlueverse

L'area sommersa si estende a perdita d'occhio. Dall'acqua torbida emergono solo le cime dei condomini grigiastri. L'elicottero della FRID, Fringe Italian Division, atterra sull'unica terrazza sgombra dai detriti. L'agente FRID afferra per un braccio l'avvocato dell' immobiliare, e lo costringe a scendere.
- Voi lo sapevate! - Indica la distesa paludosa - Qui c'è una faglia inter-dimensionale. Il continuum è instabile, interseca l'altro universo, e voi ci avete costruito!
L'avvocato allarga le braccia.
- Abbiamo fatto il condono.

Pubblicato Lunedî 19 Dicembre 2011

di Serge Quadruppani

Ha i tratti del volto segnati dal tempo – ma i suoi capelli, una palla di fuoco corvino che contribuiva ai grandi incendi degli anni Sessanta, sono ancora lì. Parla, la voce infiamma come quarant'anni prima, quando prendeva la parola in difesa dei fratelli di Soledad:
«... Costruire un movimento inclusivo, riconoscendo che l'unità del 99% dovrà essere un'unità complessa. I movimenti del passato facevano appello in primo luogo a delle comunità specifiche, lavoratori, studenti, comunità nera o latina, donne, comunità LGBT, popolazioni indigene...»

Pubblicato Martedî 13 Dicembre 2011

di Mauro Baldrati

BalSer.jpg[Nicholas Deville: Scotland Yard, nucleo speciale antidroga. Un sergente, un criminale: lavora per la nuova mafia rispettabile di Londra, ruba e uccide. All’indomani degli scontri che hanno messo a ferro e fuoco il quartiere di Tottenham, Deville ha da fare. Questo è l’incipit dell’e-book Il cattivo sergente, in uscita per Milano Nera, scaricabile qui]

Scotland Yard, Specialist Crime Directorate, sottosezione narcotici, 12 settembre 2011. Il sergente Nicholas Deville scorreva distrattamente un report sugli spacciatori di Brixton. Nuovi arrivi, carne fresca. Denunce di delatori, probabilmente, che speravano di togliere di mezzo i concorrenti. Niente foto, né indirizzi, solo nomi e i punti di spaccio. Tutte schede da preparare, gente da fermare, qualche sequestro, cinque o sei grammi di robaccia tagliata, veleno per tossici disperati. Tempo perso. Noiosissima routine.
Di fronte a lui il sergente Fisher cazzeggiava col computer. Dieci a uno che guardava un porno. Fisher, lo sfaticato, l’imboscato, era un mistero la sua permanenza in Victoria Street. Non sapeva neanche leccare il culo al capitano, non si muoveva mai dall’ufficio, sempre attaccato al video con quegli occhiali fondo di bottiglia. Bah. Affari suoi.
Il cellulare riservato inviò il bip! di un messaggio. Numero sconosciuto.
Lui, dunque. Era l’unico che scriveva da un numero sconosciuto.
Sentì la tensione che gli induriva la schiena mentre lo apriva: “Venga subito. L’aspetto”.
Convocazione immediata. Un’emergenza dell’Azienda. Dunque sapevano della sua presenza in ufficio in quel momento preciso. Sapevano sempre tutto.

Pubblicato Giovedî 1 Dicembre 2011

di Franco Berardi Bifobifo - sollevazione.jpg

Questo testo è tratto dalle pp. 121-125 di Franco Berardi Bifo, La sollevazione. Collasso europeo e prospettive del movimento, Manni, Lecce 2011, pp. 160, € 10.00 (qui la scheda di presentazione editoriale)

Il 14 dicembre del 2010 centinaia di migliaia di persone, per gran parte studenti e ricercatori invasero il centro delle città di Londra di Atene e di Roma e li misero a soqquadro. Non proprio a ferro e fuoco, per questa volta, la prossima si vedrà.
La loro piattaforma rivendicativa, se così la vogliamo chiamare, consisteva semplicemente in questo: la conoscenza, la ricerca, l’educazione non possono essere sottoposte agli interessi di arricchimento di una ristretta classe finanziaria, e le autorità politiche e finanziarie europee non possono tagliare i fondi per la ricerca e per la scuola, né possono pretendere di sottomettere le linee di sviluppo della ricerca e dell’educazione alle finalità del profitto e della competizione. Se si fa questo si avvia un processo di imbarbarimento, di de-civilizzazione.

Pubblicato Giovedî 24 Novembre 2011

di Paolo Pozzi*cinema_di_piombo.jpg

Qui la prima parte, qui la seconda.

A Jo Condor, in memoria

Andò, Formica, Martelli e Spini
Al ministro dell’Interno
Per sapere: se risponde a verità la notizia secondo la quale nel gruppo terroristico Formazioni combattenti comuniste operava da tempo in Lombardia un confidente, tale Rocco Ricciardi; se risponde a verità che cinque mesi prima del delitto Tobagi il Ricciardi informò le autorità che il Tobagi sarebbe stato vittima di un attentato terroristico da parte delle Formazioni Combattenti Comuniste, indicando anche il luogo dell’agguato.
(Interrogazione parlamentare in Atti parlamentari – Camera dei deputati IX legislatura – Discussioni – Seduta del 16 dicembre 1983 resoconto stenografico pag. 5121)

Era stato Franco a cominciare un pomeriggio d’inverno. Pioveva da una settimana. Quei periodi quando a Milano il cielo è grigio, uguale per giorni. Franco era entrato nel minuscolo appartamento dove Luca aveva aperto, con altri compagni, una radio libera. Dentro il suo impermeabile grigio perlaceo sembrava enorme. Luca e Franco non si parlavano da tempo. Avevano litigato di brutto mesi prima per questioni di politica.

Pubblicato Martedî 25 Ottobre 2011

di Paolo Pozzi*cinema_di_piombo.jpg

Qui la prima parte

A Jo Condor, in memoria

“Alla fine la ns. decisione cadde su Tobagi, in seguito a discussione che facemmo su chi sequestrare; poi mi sembra che incaricammo di raccogliere notizie su Tobagi la Caterina Rosenzweig, la quale, quando passò la scheda, disse che lo conosceva, perché era amica di famiglia. Poi io andai sotto casa di Tobagi e mi feci accompagnare dalla Caterina, che essendo di Milano, conosceva la zona e mi indicò la casa. Dopo, la Caterina uscì di scena è andò avanti il nucleo incaricato di questo tentativo di sequestro, cioè io, il Marocco, Felice Pietroguido e Battisaldo Massimo”.

Pubblicato Martedî 18 Ottobre 2011

di Paolo Pozzi*cinema_di_piombo.jpg

A Jo Condor, in memoria

“Al vertice stanno i direttori di testata e le ‘grandi firme’ costoro… sono i garanti della linea politica del giornale e soprattutto i controllori della stessa. In ultima analisi sono loro i veri responsabili di tutto ciò che viene scritto sui giornali della borghesia… ma non i soli: nelle redazioni si annidano i veri vermi striscianti, gli spregevoli fiancheggiatori dello Stato: i cronisti. Queste figure si riparano all’ombra dei colleghi più famosi di cui pensano di non condividere le responsabilità politico-militari”.

Si erano trovati un pomeriggio al Baretto dopo la rapina. A Giorgio non piaceva fare rapine. E anche quella volta si era deciso a malincuore. Era andato tutto bene ma aveva un nervoso addosso che si sentiva portar via. Seduto al solito tavolo cercava di bere una birra a mezzo con gazzosa.
L’unica cosa che riusciva a mandare giù quando aveva lo stomaco chiuso. Sul piattino una pizzetta al rosmarino. Il bar era vuoto. Alle quattro del pomeriggio era sempre così. L’animazione cominciava più tardi.

Pubblicato Martedî 11 Ottobre 2011

di Luisa Catanese

LolSacrif.jpgEra facile arrampicarsi sull'albero dei rusticani. Diramava dal breve fusto come una mano si apre ad artiglio, nodosa, su di un polso sottile. Un ramo primario era monco. Era stato reciso, pensavo, quando mio nonno si era tagliato il pollice della mano sinistra con una roncola.
Pare se lo fosse tagliato di proposito, mentre faceva legna, per evitare o almeno ritardare la partenza per il fronte russo. Non trovò subito la misura e la forza giusta. Ritraeva la mano a ogni fendente, all’ultimo momento, con uno scarto minimo. Per quanto cercasse di approssimare la lama al dito, la mano carnefice e la mano sacrificale obbedivano a volontà diverse. Quando finalmente si ferì la giuntura tra le falangi, e vide il sangue spicciare sulla neve, vibrò rabbioso colpi ripetuti. Le due falangi del pollice caddero a terra e guizzarono via. Il mio antenato si faceva serpe, quando lo raccontava, e faceva serpe il dito imitandone la vitalità e il sibilo.

Pubblicato Giovedî 6 Ottobre 2011

di Marilù Oliva

SATELLITE.jpgL’ufficio del Ministro dell’Economia Duecolline è un bazar di peluche, giocattoli e palloncini colorati. Appena entrati, sulla sinistra, un erogatore offre, a chi pigia un pulsante verde, cialde di cioccolato colme di miele. Il motivo è semplice: il Ministro è un orsacchiotto. Si è fatto rasare la faccia dall’estetista, si è fatto smussare le sue tonde orecchie dal chirurgo plastico e le ha fatte abbassare di dieci centimetri. Un registratore impiantato in gola trasmette la sua vocina, in collegamento diretto col paese dei folletti.
Entra il Ministro per l’APA (Abbattiamo la Pubblica Amministrazione), e si arrampica su uno dei due puff, ora sono uno di fronte all’altro davanti al tavolo da gioco.
«Caro Duecolline, dove eravamo rimasti con battaglia navale?».

Pubblicato Venerdî 23 Settembre 2011

di Luigi Franchi

Il fine della filologia è la Storia
Friedrich Schlegel

Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire
Wu Ming

GG3.jpg“Si vuole decidere a ritrattare le sue idee diaboliche? Si ostina a difendere queste teorie in odore d’eresia? La sua testardaggine le costerà la condanna e poi il rogo”, disse l’inquisitore.
Dopo aver abbracciato con lo sguardo la sala del processo, l’imputato rispose: “Mettetevi pure il cuore in pace, io non ritratterò mai. Non posso lasciare che il progresso della scienza rimanga nelle mani di quattro pretuncoli da strapazzo”.
La dichiarazione venne accolta con orrore dai prelati raccolti in aula.
Fu il cardinal Zapponi in persona ad alzarsi per rispondere a quel misero scienziato dall’aspetto dimesso che aveva osato ingiuriare il Sant’Uffizio.
“Lei, essere assolutamente spregevole e fuori dalla grazia di Dio, avrebbe potuto raggiungere la salvezza facendo atto di sottomissione. Ora è il rogo ad attenderla, non le saranno somministrate confessione ed eucarestia. Data la sua fama, seppur con ribrezzo, mi vedo costretto a concederle l’ultima possibilità di abiurare le tesi sciagurate che il demonio in persona ha instillato nella sua mente peccatrice”.
L’uomo si alzò di scatto e la sua risposta all’offerta del cardinale esplose nella sala con un boato.
“Il giorno in cui rinuncerò alla scienza in favore della vostra metafisica da quattro soldi io non mi chiamerò più Galileo Galileo. Torturatemi, uccidetemi, perseguitate pure i miei cari: arriverà il giorno in cui sarete voi ad ardere sulle pire, il vostro oscurantismo non durerà in eterno”.

Pubblicato Giovedî 1 Settembre 2011

di Valerio Evangelisti

CarloGiuliani.jpg[Questo racconto è compreso nell'antologia, a cura di Paola Staccioli, Per sempre ragazzo. Racconti e poesie a dieci anni dall'uccisione di Carlo Giuliani, Tropea editore, 2011, pp. 125, € 10,00. E' stato pubblicato anche da "L'Humanité" del 20 luglio 2011, tradotto da Thomas Lemahieu.]

Il vicequestore si accorse di essere ripreso da una telecamera. «L’hai ucciso tu! L’hai ucciso tu, bastardo! Tu l’hai ucciso, con il tuo sasso!Pezzo di merda!» urlò in direzione di un manifestante. Fece finta di corrergli dietro. Quello smise di gridare «Assassini!» e si dileguò.
Il vicequestore percorse pochi metri, poi rallentò il passo e raggiunse con calma i colleghi, raccolti a cerchio attorno al caduto.
Erano tutti più agitati di lui. Eppure il cuore gli batteva forte. Quel morto poteva rappresentare la fine di una carriera promettente.
«Un sasso può essere una buona idea» disse il più anziano dei subordinati. «Qui attorno ce ne sono parecchi. Raccoglietene uno.»

Pubblicato Domenica 21 Agosto 2011

di Marilù Oliva

papamobile.jpgI pappa-boys circondano la pappa-mobile.
Oltre il vetro, il Pappa (Pappa= Protettore) alza la mano con saluto da gerarca e sorride benevolo. Sotto di lui la pappa-mobile nasconde una grande sala dove giocano a poker il nipote di Pinochet, due arcivescovi e il sultano del Brunei. Il serbatoio ospita un pieno di 10.000 litri di benzina. Nell’intercapedine della calotta dell’auto si nascondono sette chierichetti monelli vestiti da angioletti e nel cofano sta rannicchiata una giraffa.
Il Pappa benedice i suoi ammiratori bagnandoli con l’acqua del parabrezza. I pappa-boys sono una manna dal cielo, bisogna ammetterlo. Da quando esistono loro, i passaparola, la volontà e la pubblicità hanno decuplicato il livello di gradimento del Pappa. Perché negli ultimi mesi il Pappa non piaceva molto all’opinione pubblica, per diversi motivi riconducibili tutti a una sola mancanza: la coerenza. Se di mestiere fai il protettore, non puoi permetterti tanti moralismi.
Invece Lui sì.
Lui prescrive l’astinenza e alimenta nei sotterranei delle sue ville eserciti di squillo. Simula crociate contro le iniquità mentre patteggia con le ingiustizie. Declama la tolleranza dal suo balcone poi scomunica i dissidenti.

Pubblicato Venerdî 19 Agosto 2011

di Livio Ciappetta

Confortorio.jpgDal diario di Domenico Zannone, provveditore dell'Arciconfraternita di San Giovanni Decollato.

A. D. , 17 marzo 1634.
Viviamo tempi tristi e difficili. I buoni cristiani sono circondati da eretici e maliardi d’ogni genere e sorta, e non c’è mai quiete, non c’è mai riposo per i difensori della fede. Il nostro amato Santo Padre Urbano VIII è costantemente minacciato di morte per mezzo di infidi venefici e oscure malíe; pazzi eretici farneticano sui moti dei corpi celesti relegando il buon Dio ai margini dell’universo, e lo sciagurato esempio di Beatrice Cenci, infame parricida impenitente, sembra aver seminato mala erba in ogni angolo di questa città. Insomma, i signori inquisitori hanno un bel da fare, e le loro riunioni nel convento di Santa Maria sopra Minerva sono sempre più lunghe e affollate.

Pubblicato Domenica 7 Agosto 2011

di reginazabo

malatesta1.jpg[Segnaliamo la pubblicazione del numero 3 della rivista ruggine, una pubblicazione autoprodotta che esplora i territori della fantascienza radicale col merito di avere introdotto in italiano molte suggestioni steampunk. Tra le penne che firmano i racconti, alcune figure note per il loro attivismo nella rete e nelle mobilitazioni in carne e ossa, come pinche e reginazabo. La rivista può essere ordinata scrivendo a questo indirizzo: collanediruggine@inventati.org] A.P.

A Città 1 sta arrivando l’inverno, e la neige cade più fitta che mai su Richmond e sulle rovine delle ville vittoriane affacciate sul Tamigi e sul vasto parco recintato che fu la riserva di caccia della Famiglia Reale - sempre ammesso che qualcuno lo ricordi ancora.

Blocchi di neve farinosa cadono giù dal tetto della serra. Durante l’estate la complessa struttura in vetro e ferro battuto ha assorbito il calore necessario ad alimentare i tuberi e le timide foglie di cavolo che spuntano dai vasi e dai contenitori pieni di compost misto ad argilla sparsi un po’ dovunque: sulle tessere scheggiate dei mosaici del pavimento, appesi alle travi di metallo merlettato, sulle sedie Liberty in vimini coperte da una mano di vernice ormai screpolata e persino sul banco da lavoro e sull’imponente calcolatore in ferro e ottone sistemati qui dentro prima dell’Apocalisse, quando la serra fu adibita a laboratorio per volere di uno scienziato pazzo.

Pubblicato Martedî 2 Agosto 2011

di Livio Ciappetta

Calmet-Vampiri.jpgDall’interrogatorio di Piotr Wenzel-Richlerin al cospetto del giudice delle Cesaree maestà d’Austria.

"Fu l’ultima notte di ottobre. Nascosto tra le prime file degli alberi, li osservai avanzare verso la foresta. Centinaia di torce accese illuminavano il corteo silenzioso, che avanzava lento assieme ai due carri, sui quali erano stati già deposti i corpi. Del macabro rito al cimitero, che aveva preceduto quella lugubre marcia, avevo sentito solo le grida, tenendomi prudentemente lontano. I miei compaesani, accecati dall’orrore e dalla furia, avevano disseppellito ventotto tombe, ad iniziare da quella della mia povera madre, conosciuta come la strega Salingherin, e ritenuta responsabile dell’epidemia di vampiri che si era abbattuta sul nostro villaggio. Una a una, le ventotto bare furono scoperchiate, e ne furono estratti i corpi, trovati di color brunazzo, e di carni tostissime.

Pubblicato Domenica 31 Luglio 2011

di Luigi Franchi

Se dev'esserci violenza che violenza sia / ma che sia contro la polizia

AHM.jpg“Cazzo, non riesco a respirare” urla Massimo.
La nube dei lacrimogeni è diventata una cortina talmente spessa da rendere impossibile la comprensione di quanto sta accadendo.
Il fiume di persone che aveva costituito il troncone principale del corteo mattutino è ormai scomparso, lasciando la scena ai manifestanti pronti alla resistenza a oltranza.
Massimo non riesce a sfuggire ai gas che arroventano i bronchi e incendiano le mucose, ha perso di vista Vichi, sua moglie, ed è sempre più preoccupato per l'esito della giornata.
Le forze della polizia stanno accerchiando la zona e a breve non ci sarà tempo per distinguere tra pacifici e violenti.
Lacrimogeni, idranti e manganelli inizieranno a colpire indiscriminatamente qualsiasi cosa abbia la parvenza di un essere umano che non porta una divisa.

Pubblicato Martedî 5 Luglio 2011

nicolino.jpgdi Mauro Baldrati

Lo sento, attraverso la porta blindata della sua camera. Non me l’aspettavo, l’ultima crisi risale a meno di tre mesi fa. I tempi si stanno accorciando, dunque. Se continua così il punto di passaggio arriverà tra un paio d’anni. La cantina di cemento armato è terminata, ma non riesco ad accettare l’idea di doverlo rinchiudere lì dentro. Eppure non c’è scelta.
Prendo il taser. Se tenta di aggredirmi lo fermerò con una scarica da 50.000 volt. Non è ancora in grado di reggerla. Almeno spero.
Apro la porta blindata. La stanza rivestita di alluminio anodizzato è illuminata dai neon schermati con la rete corazzata. Lo individuo subito, sulla sinistra. Deve essere così eccitato che non mi ha sentito entrare. La carcassa sbranata del gatto è di fronte a lui, e la testa, che sembra stata strappata dal tronco, è spiaccicata contro la parete di destra.
“Nicola!” dico a voce alta, con tono autoritario. Si gira. Mi fissa con gli occhi rossi, furiosi. Ha la bocca che gronda sangue e interiora. Peli e frammenti d’osso sono attaccati alle guance e ai capelli. Il gatto si è difeso, era un grosso soriano, ma nulla ha potuto contro di lui. Il gonfiore muscolare sembra aumentato. Si sta sviluppando a vista d’occhio, credo sia cresciuto anche in altezza.
“Nicola, sono io, papà!”.

Pubblicato Sabato 2 Luglio 2011

di Luisa Catanese

giuliano.jpgGli ultimi anni della sua vita fu mia vicina di casa. Abitava al piano di sopra, proprio qui sopra a chi scrive. Mi consegnò un manoscritto, l'autobiografia del marito. La voce del defunto sarà nelle mie parole. Perché parlino i morti, mi hanno spiegato, bisogna respirare nelle loro bocche.

Catanisi si era appena sposato. Aveva manifestato alla Direzione generale della Polizia il desiderio di essere trasferito in una questura dell’Italia meridionale, magari in Calabria, nei pressi della cittadina dove vivevano i genitori. Fu accontentato, se così si può dire, nell’aprile del 1939. Fu inviato, con sua grande meraviglia, in una delle sedi più disagevoli e pericolose della Sicilia, al commissariato di Corleone, ove erano stati sempre assegnati dei funzionari di grado superiore al suo, l’ultimo dei quali ci aveva rimesso le penne, dal punto di vista professionale, perché si era lasciato sorprendere da un’improvvisa manifestazione della massa bracciantile.

Pubblicato Sabato 11 Giugno 2011

di Maurizio Cometto

[La prima parte è qui.]

CopertinaCOmetto.jpgIl giorno seguente mi aspetto di trovare qualche notizia della sparatoria al TG3, o almeno sui giornali locali. Niente. Forse mi sono sognato tutto?
Sì. Anche il discorso delirante di Gianluca. È stato tutto un sogno.
La crisi di governo continua. Le dichiarazioni dei leader politici si fanno sempre più pesanti, più apocalittiche. Siamo in piena campagna elettorale.
“Il Nord è pronto a insorgere, ormai è questione di giorni”, ha dichiarato il leader del partito secessionista. Nessuno replica più. È isolato, senza alleanze, dunque considerato fuori dai giochi.
L’ex leader di governo non lascia la politica. Il candidato premier del partito è ancora lui. La sinistra si presenta con un candidato nuovo di zecca, un’ex figura di spicco del mondo imprenditoriale.
Qualcuno sussurra che uno vale l’altro, che la vera sinistra non esiste più.
Ho smesso di sperare di ricevere risposta dal misterioso “c.balbo”. Anche quella mail è stata un sogno, probabilmente. E le mezze allusioni del compagno Giorgio, semplici frasi a cui ho attribuito eccessivi significati.

Pubblicato Venerdî 3 Giugno 2011

di Maurizio Cometto

[Abbiamo già parlato di Maurizio Cometto sulle pagine di Carmilla (qui e qui). Presentiamo ora - in due puntate - un racconto tratto dal romanzo "per istantanee" Cambio di Stagione (Il Foglio Editore, Piombino 2011, pp. 275, € 15,00), attualmente in distribuzione presso le più importanti librerie online e la casa editrice, e a breve in libreria.]

CopertinaCOmetto.jpgNella mia azienda lavora una persona che ha un nome molto simile al mio. Si chiama Fabio Corsi, e fa parte dell’amministrazione. Non lo conosco bene, so solo che ha più o meno la mia età e che è iscritto al sindacato.
I nostri due indirizzi e-mail lavorativi hanno lo stesso dominio, ovviamente, e differiscono soltanto per una singola, insignificante “a”. Il mio è “f.corsi”, il suo “fa.corsi”. L’indirizzo standard ce l’ho io, in quanto sono stato assunto prima di lui.
Capita a volte che mi arrivi qualche mail destinata a lui. Lo capisco subito sia dall’oggetto che dal contenuto del messaggio, lavorando io in un ambito - quello della qualità - che col suo c’entra ben poco. In questi casi rispondo al mittente mettendo il mio “quasi omonimo” per conoscenza, e avviso dell’errore.
Sono le dieci di mattina di un mercoledì di inizio ottobre. Piove ormai da due giorni, di una pioggia leggera e soporifera. Il compagno Giorgio è silenzioso ma al contempo agitato. Sta più tempo del solito al computer, non capisco se per lavoro o per altro. Il compagno Giorgio è chiacchierone e scherzoso, ma sulle sue cose non si sbottona facilmente. Non sono ancora riuscito a capire il motivo di questo suo umore, che dura ormai da qualche settimana.
Alle dieci e mezza mi arriva un’e-mail.

Pubblicato Sabato 28 Maggio 2011

di Luisa Catanese

CatScu01.jpgLo chiami per cognome e lui si arrabbia. Sbatte sul banco un lettore cidì portatile; lo percuote con violenza. Gli chiedi se è suo. È progettato, fabbricato, assemblato in qualche paese del Sud-Est Asiatico o dell’Estremo Oriente. È un regalo, è sua proprietà, ne fa quello che vuole.
«Qui sei in Italia, non sei in Pakistan», gli dice una compagna di classe. È nata in Romania, vive in Italia da un paio di mesi. Lui è nato in Marocco.
«A scuola, in Marocco, gli alunni sono educati a rispettare le regole», dice l’insegnante alla ragazza.
«Non sono andato a scuola in Marocco», risponde il ragazzo.
Per chi parla italiano il cognome del padre suona sinistro. Un criminale da fumetti, una perversione del desiderio, il lato oscuro dell’illuminismo, una volontà di dominio che viviseziona i corpi, che sevizia la natura. Gli chiedi se puoi chiamarlo per nome. Preferisce di no. Non ha un nome di battesimo. Non vuole essere chiamato col nome del Profeta, preferisce un nome alterato, il nome di una piccola divinità greca che non conosce, il nomignolo del personaggio defunto di una novella di Pirandello che non ha letto. Bestemmia spesso, ma in mensa non mangia carne di maiale, come te, che sei vegetariano.

Pubblicato Sabato 14 Maggio 2011

di Girolamo De Michelefilocorsogrande.jpg

Questo testo è l'introduzione a Filosofia (Ponte alle Grazie, Milano 2011, pp. 390, € 16.80), all'interno della collana "I corsi di sopravvivenza" (qui la scheda editoriale)

1. A che serve la filosofia?

Se seguite il basket americano, non potete non sapere chi è Phil Jackson. In ogni caso, basterà sapere che è l’allenatore che ha vinto più titoli di ogni altro: ben 11, 6 con i Chicago Bulls e 5 con i Los Angeles Lakers (più 1 nelle serie minori e 2 come giocatore). Phil Jackson ha l’abitudine di distribuire libri di filosofia ai suoi giocatori, e di leggere pagine dei filosofi negli spogliatoi, mentre altri ripassano gli schemi prima della partita; tra i suoi libri preferiti ci sono Così parlò Zarathustra di Nietzsche, l’Etica Nicomachea di Aristotele e Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig. Perché regala ai campioni che allena libri di filosofia? Perché, sostiene Phil Jackson, la filosofia ti aiuta a capire che nel mondo esistono anche gli altri: “gli altri” è un concetto importante in uno sport di squadra nel quale non puoi vincere da solo, neanche se sei il miglior giocatore del mondo.

Pubblicato Martedî 26 Aprile 2011

di Saverio Fattori

LetteraturaNNconta.jpg(Questo racconto fa parte dell'antologia curata da Rossano Astremo e Girolamo Grammatico La letteratura non conta niente - 10 racconti su disastrose presentazioni, edita da Citofonare Interno 7. Gli autori degli altri racconti sono Roberto Mandracchia, Marco Montanaro, Marco Candida, Elisabetta Liguori, Angela Scarparo, Giuseppe Braga, Ilaria Mazzeo, Livio Romano e Omar Di Monopoli).

La notai subito. Impossibile non notarla, ma era evidente che fosse l'unica femmina in età riproduttiva presente in sala. Tutto il resto era un indistinto magma di vecchie maestre e bibliotecarie oppresse da rogne burocratiche. La mia esposizione fu al solito precisa, in alcune collaudate dissertazioni filosofiche d'accatto, e confusa, quando cercavo di manifestare una modestia eticamente accettabile per il pubblico bifolco di un piccolo comune del mantovano. Nelle pause del mio eloquio, per nulla artificiali dal momento che piccole bolle di vuoto mi bucherellavano il cervello, cercavo solo quegli occhietti lucidi sotto una frangetta da universitaria a posto con gli esami.
Era seduta in ultima fila a braccia incrociate, spigolo esterno sulla sinistra, a pochi metri dalla porta che dava sulla scalinata, pronta alla fuga anticipata per evitare l'acquisto del libercolo e le chiacchiere più intime con lo scrittore invitato alla rassegna. I lunedì d'autore promossi dalla pro-loco e dall'assessorato alla masturbazione giovanile. Tutti i miei sforzi erano tesi a trattenerla in sala una volta terminata la presentazione. Il mio miserabile show era a suo esclusivo beneficio.


Pubblicato Venerdî 22 Aprile 2011

di Angelo Orlando Meloni

RobotMalato.jpg“Fermati, Gianni”, ordinò il professor avvocato Onorevole Elio Sofferti al suo autista. “Fermati, ho detto”.
“Subito, Onorevole”.
Elio si fiondò in strada, lasciando Gianni alle prese con un concerto di clacson e con automobilisti pronti a tutto pur di percorrere altri dieci centimetri.
Il prof si chinò su di un cumulo di rifiuti. Sotto un paio di sacchetti puzzolenti si nascondeva l’oggetto che aveva intravisto dalla carreggiata: un amplificatore tutto rotto dal quale recuperò due valvole color rame. Si ricatapultò in macchina con il bottino in mano e cominciò a spolverarlo con le falde della sua giacca senza neanche degnarsi di rispondere ad alcune telefonate di vicecapitani d’industria, sotto-aiuti segretari e riepilogatori d’impegni di onorevoli, senatori e messi regionali. Solo un comando all’autista: “Andiamo”, e un mezzo sorriso alle valvole, anzi, la smorfia concentrata dei bambini quando defecano o giocano solitari, noncuranti del mondo.

Pubblicato Giovedî 21 Aprile 2011

di Federico Mastrogiovanni

mex-msemanal.jpg- Forse dovremmo ripensarci.
- Non dire sciocchezze. E poi cosa vuoi ripensare arrivato a questo punto?
- Non so. Mi stanno venendo tanti dubbi.
- Ossignore. Ma sono mesi che stiamo lavorando a questa cosa, non potevi tirarli fuori prima questi dubbi? Guarda Miguel, non mi sembra proprio il momento. Sei fuori tempo massimo. E poi cosa vorresti fare? Continuare a vivere dentro questo incubo? Continuare a illuderti che sia vita la nostra? Le prove sono dappertutto. Questo posto è l'inferno. Dobbiamo andare via. Lo sai.

Pubblicato Martedî 19 Aprile 2011

di Marilù Oliva

- Ogni riferimento a trasmissioni televisive in corso è puramente casuale & analogico -

lontra.jpgLa LONTRA è un mammifero carnivoro dalla pelliccia folta, appartenente alla famiglia dei Mustelidi. La sua maggior difesa è costituita dai denti – ha incisivi molto piccoli e canini lunghi e aguzzi – e da ghiandole capaci di produrre fetori maleodoranti, simili a quelle delle puzzole. È molto sensibile all’inquinamento: si corrompe senza troppa fatica a contatto con i corruttori. Come pescatrice è entrata in competizione con l'essere umano: sa pescare le opportunità senza troppi scrupoli. (fonte: wikipedia)

C’è una Lontra al centro di una scrivania girevole. Appare solo dal petto in su.
Ha la barba rossiccia ed è grossa. Non si tratta di lipidi: la Lontra è stragonfia d’aria.
Gli occhietti puntano la telecamera, piccoli e freddi come si compete alla sua specie.
Il signor B. le ha garantito quello spazio sulla più seguita rete nazionale, all’ora di punta della sera. Si tratta solo di 5 minuti, ma 5 minuti sono sufficienti per far abboccare gli allocchi.

Pubblicato Mercoledî 13 Aprile 2011

di Davide Montinoscuolafascista.jpg

Questa voce è tratta da La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi dell'immaginario, a cura di Gianluca Gabrielli e Davide Montino, Ombre corte, Verona 2009, pp. 155-158.
in appendice: Un ricordo di Davide Montino, di G. De Michele
Sempre a proposito di scuola, segnaliamo un intervento sul rifiuto dei test Invalsi in molte scuole e, sullo stesso argomento, la ferma e decisa presa di posizione della FLC-CGIL

Se la Prima guerra mondiale è il mito fondativo del fascismo, antecedente storico ravvicinato, la "romanità" rappresenta il mito delle origini. Un mito che il regime diffonde, esalta e distorce nel tempo, fino a giungere alla più vuota retorica, ridondante quantità di parole che urlano molto e non dicono nulla. Ne è un esempio quanto scrive Mario Appelius su Il Popolo d'Italia dell'11 luglio 1937:

«La grandezza antica del mondo classico, la maestà e l'universalità del Cristianesimo, il fulgore del Rinascimento che è la sublimazione dello spirito umano incarnato verso il Divino irraggiungibile, sono considerati nel nome di Roma. E non solo non è mai finita, ma sta sbocciando col fascismo a rinnovate funzioni imperiali ed è nuovamente il centro irradiatore di una Idea universale, proiettata nel tempo e nello spazio verso il domani del mondo.»

Pubblicato Lunedî 28 Marzo 2011

di Marilù Oliva

«Il pecorino è un formaggio sardo o è una posizione a carponi praticata dagli uomini gay durante i rapporti sessuali?»

gatto.nuovo.jpgLa testa della Presentatrice è una nuvola di ricci biondi. La metà inferiore del viso è occupata dal suo sorriso. La metà superiore da sopracciglia tiratissime di botox: «Rispondere a questa domanda è semplice: basta comporre il numero 199.999.765.432, seguire le istruzioni e digitare 1 se ritenete che il pecorino sia un formaggio, 2 se preferite l’altra opzione. Il costo per ogni chiamata è solo di 19,99 euro al minuto ma, in cambio, vi sarà data, forse, la possibilità di partecipare all’estrazione di un baule di gettoni d’oro del valore di un trilione di euro. Ed ora uno, due, tre! Facciamo partire la Prova del croco!».

Pubblicato Giovedî 24 Marzo 2011

di Luisa Catanese

ZingaraModi.jpg1.
All'inizio del nuovo secolo, su un autobus della mia patria, un maschio adulto di mezza età che parla la mia lingua madre ha detto: «Con tutti gli zingari che occupano i nostri posti senza pagare, proprio a me dovevate fare la multa?»
L'ho raccontato a un amico che tiene famiglia e si rassegna a scrivere pezzi di cronaca nera su un quotidiano della mia città. «Sì, d'accordo», ha voluto precisare, «ma come eliminare la piccola criminalità?»
«Se escludiamo le profonde trasformazioni sociali», gli ho risposto, «vedo due soluzioni: uno stato di polizia o il controllo del territorio in appalto alla mafia».
All'inizio del nuovo secolo, quando non avevo ancora trent'anni, ero più spigliato. Mi svegliavo più tardi. Non ero ancora un insegnante.

Pubblicato Mercoledî 16 Marzo 2011

di Valerio Evangelisti

HanselGretel.jpg[Questo raccontino dovrebbe essere apparso in un supplemento natalizio de L'Unità (non lo so, non l'ho mai ricevuto). Si trattava di riscrivere favole classiche in funzione dell'attualità.]

Hansel e Gretel erano due deputati del Sudtiroler Volkspartei: fratello e sorella, figli di un taglialegna di Bolzano. Un giorno, passeggiavano mano nella mano davanti a Montecitorio quando si imbatterono in un corvo. Non era un corvo vero e proprio. Era un deputato del PDL chiamato così.
«Dove state andando?» chiese il Corvo. «Non perdete tempo! A poca distanza c’è un nuovo palazzo, Palazzo Grazioli, fatto tutto di cioccolata e marzapane! Se non ci andate subito, rischiate che altri lo mangino per intero!»
Hansel restò interdetto. «Stiamo aspettando l’ora del voto di fiducia al governo.»
Il Corvo replicò: «Appunto, sbrigatevi! Ci sono già altri che stanno rosicchiando! Volete perdervi il banchetto?»
«Ma tu hai qualche interesse in questo affare?» chiese Gretel.
«No» rispose il Corvo. «Sono un robot, obbedisco agli ordini.»

Pubblicato Domenica 27 Febbraio 2011

Storia scellerata, incompleta e faziosa della shred guitar

di Filippo Casaccia

I'm not very good technically,
but I can make the guitar fuckin' howl and move
John Lennon, 1971

shred.jpgIl ricordo ammanta il passato di una luce dorata e spesso ci fa dimenticare quali periodi di depravazione abbia attraversato la musica. Rimbambiti da nostalgie à la Fazio, tutto diventa “mitico” e ci si commuove ascoltando Gazebo, magari sorseggiando – da veri antimonopolisti – una Royal Crown Cola. Gli anni Ottanta ci hanno lasciato spazzatura irriciclabile: i colori squillanti e le spalle rinforzate nella moda, l’estetica berlusconiana in tivù, i socialisti in politica, la Milano da bere, i capelli trattati col gel… E lo shred metal nel rock.
“To shred” significa fare a pezzettini: il pentagramma per gli appassionati, i coglioni per chi aborrisce questa pratica onanistica sul manico dello strumento. E mentre il rock mainstream era paurosamente orfano di belle chitarre, andava crescendo sul mercato la musica dura, con le punte estreme dei virtuosi a sei corde. Dopo i guitar heroes dei Settanta, ecco la deriva fascistoide: la chitarra è un’appendice fallica maschilista e l’assolo la prova della tua ottusa virilità. E con gli ultraveloci degli Ottanta la destrezza sostituisce il buon gusto. Poi, si badi, a nessuno sano di mente può dispiacere la svisata supersonica. Il problema è quando la svisata dura dieci minuti e diventa la ragion d’essere musicale di un artista. O presunto tale.

Pubblicato Giovedî 24 Febbraio 2011

di Franco Pezzini

licaone.jpgLa mutazione stava per avvenire. Raffaele guardò dal balcone, verso la laguna ancora scura. Una luna cerea sarebbe apparsa da un momento all’altro, inondando i campielli e lambendo di luminosità livida anche le calli più strette. Respirò profondamente: il tempo era giunto, da secoli attendevano quella notte. Il precedente plenilunio Donna Zanna, la Lupa Alfa del branco locale aveva avvisato tutti i figli (della Lupa, appunto) di tenersi pronti per quella festa di gloria e vittoria. Si era invece astenuta dal confidarsi coi riottosi seguaci di Zeus Liceo, usi ad addurre speciose motivazioni grecule per la loro scarsa collaborazione: stavolta li avrebbe convinti con la forza.
Del resto tutto concorreva a quel rivolgimento. Il Maschio Alfa degli Alfa, Arconte di tutti i branchi dalla sua sede al Lupanare, era ormai vecchio [N.B.: per Lupanare si intenda in questo particolare contesto, legato all’antico culto lupesco, “luogo di cene normali”. Per la fondamentale differenza tra termini solo popolarmente assimilati si rinvia com’è ovvio alla monografia del Brunner, Lupanarische und pöstribolen, Stuttgart 1904]. La stagione del capo anziano era insomma finita, e al di là delle proclamazioni formali di fede (e del famoso Lodo Alfa promulgato per tutelarlo) un’inquietudine sorda regnava tra i Lupi della sua corte. Ormai era il tempo dei giovani.

Pubblicato Giovedî 10 Febbraio 2011

di Alessandra Daniele

Olgettina.jpgLa ragazza entra in macchina, e si sistema sul sedile posteriore.
- Sei uno della sua scorta personale?
L'uomo al volante annuisce.
- Stasera però mi tocca riaccompagnare te.
- Anch'io sono della sua scorta personale - ridacchia - che c'è, farmi da autista ti rode?...
- No. Magari ci scappa anche una pompa per il disturbo.
La ragazza ride.
- Tu una come me non te la potrai mai permettere.

Pubblicato Domenica 30 Gennaio 2011

di Mauro Presini (feat. Gianni Rodari)

GRodari.jpgGiovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore.
Viaggia e viaggia, capitò nel paese con l'esse davanti.
- Ma che razza di paese è? - domandò a un cittadino che prendeva il fresco sotto un albero.
Il cittadino, per tutta risposta, cavò di tasca un temperino e lo mostrò bene aperto sul palmo della mano.
- Vede questo?
- E' un temperino.
- Tutto sbagliato. Invece è uno "stemperino", cioè un temperino con l'esse davanti. Serve a far ricrescere le matite, quando sono consumate, ed è molto utile nelle scuole.
- Magnifico, - disse Giovannino. - E poi?

Pubblicato Giovedî 13 Gennaio 2011

di Marilù Oliva

vecchia.2.gifCome introduzione vorrei prendere a prestito le righe finali di pag. 9 dell’interessante saggio di Loredana Lipperini Non è un paese per vecchie”, (Feltrinelli, 2011), notevole excursus socio-culturale sul tema della vecchiaia nella cultura e nella società odierne italiane. Il libro tratta la questione della vecchiaia sotto più ampio e complesso raggio che non la semplice spettacolarizzazione pagliaccesca e caricaturale scelta dalla sottoscritta, ma io riporto, a seguire, le righe che più trovano riscontro nel mio racconto:
«I vecchi non esistono: appaiono di rado in televisione, specie se di sesso femminile. O meglio, si vedono a volte quelle rare e preziose donne impossibili da ignorare, come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Quanto alle altre, a volte si mimetizzano fra ospiti e comparse sotto i cinquantacinque anni (la soglia invalicabile di apparizione televisiva per le donne) fingendo di esserne coetanee, o accettando di recitare l’antico ruolo della megera. Oppure ancora, si piegano alla risata triste che si tributa ai clown, come nelle trasmissioni di Maria De Filippi».

Pubblicato Giovedî 6 Gennaio 2011

di Filippo Casaccia

Then I Saw Black, And My Face Splashed In The Sky
Neil Young,
Powderfinger

ls01.jpgLa premessa è irrituale ma doverosa: vi invito, amabili lettori, – chi può – a procedere nella lettura di questo pezzo con una mano sulle palle, esattamente come sto facendo io che arranco sulla tastiera con la sola destra. Il fatto è che la storia dei Lynyrd Skynyrd, magnifico gruppo rock della metà degli anni 70, è costellata di sfighe inimmaginabili.
Ed è la storia di una band che avrebbe potuto dominare le classifiche e gli stadi per molti anni a venire e che nel momento del salto verso lo stardom assoluto è stata decimata da una tragedia che nella storia del rock ha il solo precedente della morte di Buddy Holly: il 20 ottobre 1977 li ferma infatti un incidente aereo che mena gran strage tra le fila del gruppo, privandolo soprattutto del leader Ronnie Van Zant, i Lynyrd Skynyrd fatti persona.

Pubblicato Giovedî 30 Dicembre 2010

di Alessandro Villari

Stellarossa.JPGIn quel tempo uscì un decreto da parte di Erode Re di Giudea che ordinava il censimento di tutti gli immigrati, promettendo la regolarizzazione a tutti coloro che si fossero registrati.
Ahmed era giunto dall’Etiopia due anni prima per sfuggire alla guerra e cercare lavoro. Faceva il pastore nei dintorni di Betlemme: in cambio di 20 sesterzi al giorno pascolava le pecore che una multinazionale romana appaltava a una cooperativa del luogo. Come molti altri pastori e braccianti immigrati che lavoravano per la cooperativa, Ahmed era in nero e quindi senza permesso di soggiorno, come previsto dalla legge Antipa. Con la sua famiglia, moglie e quattro figli, viveva nella stalla del suo padrone, un fariseo di nome Angelo.

Pubblicato Sabato 25 Dicembre 2010

di Luisa Catanese

Neuroni.jpgIl tuo corpo era in una stanza buia. La riunione si è svolta nel tuo condominio mentale. L'ordine del giorno era confuso dal sonno: cambiare la vita o trasformare il mondo? In silenzio sono intervenuti i portavoce di alcune associazioni neuronali. Ogni associazione, segregata dal mondo, con un crepitìo ha preso la parola e con un altro crepitìo si è disgregata. Nella clausura della tua calotta cranica si sono create nuove associazioni. Chi ha parlato riposerà in te, senza un nome, ammutolito come una lapide, finché non avrà una voce viva e un corpo.

Pubblicato Sabato 27 Novembre 2010

di Rodolfo Walsh

evita.jpg[In occasione della morte del dittatore argentino Massera, mandante della morte dello scrittore Rodolfo Walsh, proponiamo un racconto inedito in italiano di questo eccellente autore sul cadavere di Evita Perón. In coda all'articolo una nota della traduttrice Maria Rosaria Bucci. Sulla vita di Walsh suggeriamo la lettura di questo articolo.] A.P.

Il colonnello si complimenta per la mia puntualità:
_ Lei è puntuale come i tedeschi, dice.
_ O come gli inglesi.
Il colonnello ha un cognome tedesco.
È un uomo corpulento, brizzolato, dal viso largo, abbronzato.
_Ho letto le sue cose – annuncia - mi complimento.
Mentre serve due grandi bicchieri di whisky, mi informa, casualmente, che ha lavorato venti anni nei servizi di informazione, che ha studiato lettere e filosofia, che si interessa di arte. Non sottolinea niente, stabilisce solo il terreno nel quale possiamo muoverci, una zona vagamente comune.

Pubblicato Domenica 14 Novembre 2010

v3.jpg Di Andrea Scarabelli

Esce oggi nei pochi negozi di dischi superstiti il ritorno del progetto di Vasco Brondi, ovvero Le luci della centrale elettrica. Questa non è però una recensione musicale: le sue canzoni sono da qualche settimana in heavy rotation nel mio cervello, e quanto leggerete è piuttosto una concatenazione di pensieri a proposito di “cultura e immaginario di opposizione”.

In questi ultimi anni ho visto diversi miei coetanei, ovvero la generazione nata negli anni ottanta, fare il proprio esordio sul piano espressivo, chi nella musica, nella scrittura e in altri campi ancora; cercare insomma di lasciare un segno. Tutti però si sono dovuti confrontare con un problema importantissimo. Che linguaggio utilizzare per rappresentare il nostro presente, come reagire a un periodo storico che tutti liquidano come disastroso, come comunicare in un ronzio di messaggi che anche quando cercano di essere abrasivi si disinnescano da soli?
Quando in Canzoni da spiaggia deturpata ho sentito domandare a Vasco cosa avremmo raccontato di questi anni zero, il suo urlo è rimasto a lungo indelebile, privo di risposta. Senza abbandonarsi a futili discorsi generazionali, proibendo qualsiasi riferimento a Twin Towers o precariato, il quesito era davvero lacerante. Insomma, il suo esordio è riuscito a smuovere le acque, e per questo attendevo al varco il suo nuovo lavoro.

Pubblicato Martedî 9 Novembre 2010

di Marilù Oliva

MariluOlivaTuLaPagaras.jpg[La nostra redattrice Marilù Oliva ha appena pubblicato il suo secondo romanzo, Tu la pagaràs! (Elliot editore, 2010, pp. 275, € 16,50). Ne proponiamo il primo capitolo. Qui una videointervista in cui Marilù parla del suo lavoro.] (V.E.]

El Cubano è in realtà un pugliese dei ghetti di Bari. Ma si atteggia a latino, nell’aspetto e nelle movenze, e gongola del suo soprannome, spolverandosi ogni tanto con le mani il crespo dei ricci, quasi fosse il retaggio di una mancata negritudine.
Balla come un cubano, sorride come un cubano, trangugia rum come un cubano e parla il minimo indispensabile, solo sottovoce, affinché la sua cadenza pugliese non smascheri che cubano non è. Molti lo sanno, alla Noche, che è una finta. Ciononostante le ballerine sgomitano per rubargli una salsa. Lui le guarda con quell’aria strafottente che piace tanto alle donne, le stringe nei punti giusti, ogni tanto col ginocchio si intrufola tra le gambe della partner per sondarne la disponibilità. Poi conosce dei passi particolari, un po’ raffazzonati sbirciando le coppie, un po’ imparati ai Caraibi, un po’ inventati. Gli piace mettersi in mostra in pista, gli occhi addosso alla patina di sudore, le mani sconosciute che scivolano sul collo o gli sfilano i fianchi.

Pubblicato Martedî 26 Ottobre 2010

di Sandro Moiso

“We’re Living in Violent Times” (The Barracudas)

“Non sappiamo più riconoscere e descrivere la forza perché,
nel più profondo di noi stessi, e senza volerlo riconoscere,
siamo ormai in ginocchio davanti ad essa.” (Simone Weil)

Fummo rivoluzionari, perché non avremmo potuto essere altro

ultr.JPGFummo rivoluzionari, perché non avremmo potuto essere altro.
Perché eravamo potenziali delinquenti e perché eravamo incoscienti ed innocenti.
Fummo violenti, per necessità e per attitudine, per dolore e per rabbia, per crudeltà ed utopia.
Non siamo mai realmente stati perdonati e non abbiamo chiesto scusa per i nostri peccati.
Ma troppo spesso chi ci avviò o costrinse alla violenza, poi, ci ha condannati.

In compenso, oggi, i partiti di governo si definiscono “partiti dell’amore”, mentre le presunte opposizioni si riempiono la bocca di frasi stantie su diritti, democrazia e legalità,
Le guerre sono diventate missioni di pace o, al massimo, di polizia internazionale ed un uovo lanciato contro una sede sindacale diventa un atto terroristico o una intollerabile minaccia.
Incuranti di cadere nel ridicolo, media e rappresentanti politici e sindacali fanno a gara per rimuovere la violenza dal discorso socio-politico contemporaneo, nella speranza di esorcizzare oppure di rimuovere e nascondere le forze oscure e i conflitti che si agitano al di fuori dello schermo di ciò che vogliono presentare come realtà.

La violenza è rimossa nella sua essenza o al massimo è presentata come residuo di un passato superato, di società barbariche o di attività, sempre e comunque, illegali e criminali.
Frutto di un errore, frutto dell’ignoranza, residuo animalesco della specie ormai pronta, nelle società evolute, a rimuoverla dal proprio patrimonio culturale e genetico.
Eppure, eppure…

Pubblicato Venerdî 22 Ottobre 2010

di Federico Mastrogiovanni

Spento.jpgL'incisione avviene lungo il lato destro del membro.
Perfetto.
Il bisturi affonda nella carne fredda senza nessuna esitazione.
Eccellente.
Sono trent'anni che queste mani compiono gli stessi gesti. Ma oggi è diverso. Oggi le sento più incerte, titubanti. Oggi il mio è un paziente speciale.
Il bisturi affonda nella carne stopposa.
Il corpo è già stato irrorato di formaldeide in precedenza dai colleghi. La reazione del corpo però è inaspettata. Sembra che siano già state effettuate iniezioni di materiale conservante. Sembra che questo corpo fosse già pieno di plastica. Sembra che non ci sia bisogno di aggiungere plastica alla plastica.
Ora però non posso distrarmi. Ci si concentra sui dettagli. E sui dettagli io non ho rivali. Per questo mi è toccato l'elemento più importante. Per questo ho l'incarico più delicato. Per questo mi si riempiono gli occhi di lacrime per l'onore e la gratitudine.

Pubblicato Giovedî 14 Ottobre 2010

ultraserbo.jpgdi Giuseppe Genna

[I gravi fatti di Marassi, dove gli ultras serbi hanno messo a ferro e fuoco lo stadio e quasi anche la propria nazionale, con la coreografia delle cariche di polizia, prendono corpo in un giorno italiano in cui un taxista milanese versa in coma grazie a un branco nichilista per avere investito un cane, mentre viene diffuso lo spaventoso filmato in cui si vede una donna spietatamente colpita dal pugno di un ventenne, che le crea un versamento cerebrale giusto nell'arco di tempo in cui chiunque la ignora mentre è priva di conoscenza, in una stazione della metropolitana romana. Ciò innesca richiami all'ordine poliziottesco, come è ovvio. Questo contesto nazionale e nazionalista mi suggerisce la pubblicazione di una fantasia più realistica che allegorica, finora inedita. gg]

Erano un milione le persone, circa, l’11 luglio 2006 al Circo Massimo, ed erano in quella conca geomorficamente ambigua a festeggiare i calciatori campioni del mondo. La testata di Zinedine Zidane non occultava la gioia della suburra nazionale in festa, che inneggiava il po-po-po-po, po-po-po-po di fronte ad Alex Del Piero, candidato a rientrare nei ranghi juventini in serie B: sotto i fari, torso nudo sotto una giacca di raso scuro, inneggiava all’amico fallito suicida e calciatore Gianluca Pessotto, urlando “Pessottino!”: Del Piero mimava mosse mitologiche di Freddy Mercury, la sua maschera era uno stravolgimento fisiognomico prossimo all’antenato degli antenati che aveva conquistato la preda. Marco Materazzi, l’enorme tuba floscia tricolore in testa, urlava stridii gravi e preverbali, primordiali. Fasci di luce rossa e verde investivano Carlo Verdone, adrenalinico, che pendolava sul palco sollevato dalla terra rifugio dei mortali, e con voce arrochita tentava l’urlo “Siamo campioni del mondo”. Gli occhi di Tiberio Timperi, la sua cifra ultraceleste e aliena, scrutavano l’immensa folla.

Pubblicato Mercoledî 13 Ottobre 2010

di Marilù Oliva

torren1.jpgIl ragazzo corre in auto sulla strada sterrata di campagna, le ruote sfrigolano sulla ghiaia.
In realtà non è un ragazzo, ha più di trent’anni. Ma, come un ragazzo, vive ancora con la mamma, da lei si fa mantenere, trascorre i pomeriggi davanti alla televisione, indossa t-shirt attillate.
Aria condizionata a palla, un braccio penzoloni fuori da uno dei due finestrini abbassati, radio a tutto volume sintonizzata su Onda-Mediaset, il canale che − in diretta con quello televisivo − in questo momento sta trasmettendo Studio Aperto. La voce suadente dell’annunciatrice viene interrotta di rado da quella robotica del satellitare. Le indicazioni stradali durano cinque secondi, poi l’annunciatrice ritorna, rassicurante, con le sue notizie:

Pubblicato Sabato 2 Ottobre 2010

di Giaime Alongelorenzo_il_Magnifico.jpg

Giaime Alonge è scrittore, sceneggiatore e storico del cinema. Insegna al DAMS di Torino. Il suo ultimo romanzo "L'arte di uccidere un uomo" è edito da Baldini Castoldi Dalai.

La suite era la migliore dell’albergo, uno degli hotel più eleganti della città, ma il suo occupante non aveva fatto che lamentarsi per tutto il pomeriggio. Il direttore aveva ricevuto una raffica di telefonate dall’agente dell’Illustre Ospite, il quale non si abbassava certo a parlargli direttamente, ma chiamava il proprio rappresentate, che a sua volta ringhiava nell’I-phone le rimostranze del cliente. La glacette dello champagne era di plastica. Le lenzuola erano dozzinali. La vista dalla finestra – un pittoresco scorcio del fiume con ponte di età napoleonica e sfondo di collina verdeggiante, assicurava la direzione dell’albergo – era banale. Tutto il personale era stato mobilitato per fare fronte alla grave emergenza, ore di pausa e permessi erano stati sospesi. E si era fatto ricorso a competenze esterne. Era stato convocato in gran fretta un arredatore per apportare alcune essenziali migliorie all’appartamento. Erano arrivati un fioraio, un massaggiatore shiatsu, una manicure, un cuoco coreano. E ora, dopo aver consumato la cena in camera, l’Illustre Ospite si riteneva moderatamente soddisfatto. Lo avevano trascinato in quel buco di città, che almeno dimostrassero di saperlo ricevere come si conveniva.

Pubblicato Mercoledî 29 Settembre 2010

di Alberto Prunetti

eltoscano.jpg[Ritengo che In Patagonia di Chatwin esprima un punto di vista che può essere considerato gringo o coloniale. Racconto qui un frammento di una storia che Chatwin ha liquidato con sufficienza. In coda, un aneddoto che oppone la Patagonia gringa a quella rebelde, "criolla" e libertaria] A.P.

Nel far south argentino due italiani battono le sterminate lande della Patagonia. Sono il terrore di militari e latifondisti. Hanno cavalli criolli dal garretto saldo, staffe di cuoio e sottosella in lana di pecora. Il baio di “el Toscano” scarta innervosito e si stringe contro il fianco del quadrupede di “el 68”. “El Toscano” è uomo dai mille nomi: Alfredo Willrey, o Godofredo Fontes, o José Villar, o Max Miligan, o Juan Trini, o Hilario Rolis. Si è anche fatto chiamare José Ventura, Antonio Mora e José Rosendo. Il vero nome di questo toscano della Patagonia è Alfredo Fonte, ma per i latifondisti che ha sequestrato e per i peones con cui ha diviso l’asado di carne al tramonto, lui è soltanto “el Toscano”. Il suo compagno d’avventura è un piemontese, José Aicardi, chiamato “el 68” dal numero della cella che occupava nel terribile carcere d’Ushuaia, un inferno ghiacciato alla fine del mondo.
Due cavalieri consumati, abili col coltello e con le bolas, questi gauchos italiani degli antipodi.

Pubblicato Mercoledî 8 Settembre 2010

di Ivan Arillotta
Ivan.jpgIl tempo incalza. Il tempo in calza. È qui, ai miei piedi. È in nessun posto, in nessun tempo.
Cordoglio, qui nella penombra. Non c’è luce, non c’è oggetto nel buio, non c’è amore nel corpo, non c’è desiderio nell'uomo, non c’è presente nel futuro: c’è il memento di un traditore nella propria fortezza, settimo piano, cella a destra, scrittoio pieno di fogli, buco del culo devastato dalla solita panca. Fui. Perché, è forse necessario un significato per riempire le vostre labbra di versi? Le labbra, non certo la testa, nella testa non vi è nulla, nonostante la seducente convinzione che i luoghi silenziosi custodiscano gli scintillanti tesori di un'anima. Bruciati.

Pubblicato Sabato 4 Settembre 2010

di Marilù Oliva

DIAVOLO.jpgDavanti alla porta dell’inferno, un diavolo sbatte le sue ali da pipistrello:
- Brutta testa di cazzo, vattene e portatelo in paradiso ché qui non ce lo voglio!
- Perché mi maltratti? Mi manda San Pietro...
- Vaffanculo, te e tutti i tuoi santi! Io non lo faccio passare di qui, Satana mi spacca la testa di inforcate.
- Ma se io torno lassù San Pietro mi tortura con le sue chiavi del paradiso, non sarebbe la prima volta...
Il diavolo guarda di sbieco l’anima che sta davanti a loro.
- Allora mollalo a metà strada, finirà nel purgatorio.
L’angelo si fa più bianco della sua tunica:
- Mi prendi per i fondelli? Se va nel purgatorio prima o poi finisce su da noi, quindi è lo stesso.
- Beh, da voi è in buona compagnia, ci sono tutti i suoi amici prelati. Capisci, caro il mio angioletto, perché è molto meglio di quaggiù?
- Sì, ma in paradiso non ce lo vogliono. Il suo posto è la pece, dicono...- indica col ditino verso l’alto e conclude - Sono decisioni superiori...

Pubblicato Mercoledî 18 Agosto 2010

di Domenico Caringella

"Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano."(Giovanni, 15, 6)

Stagione di caccia.jpgPLAY

Il 12 di giugno Anna, alla giovane donna in cuffietta bianca che le portava da mangiare in cella, chiese del lago. La ragazza, che non aveva quasi mai fatto sentire la sua voce nei giorni precedenti, se non per poche parole di circostanza, sul cibo, sulla biancheria che scarseggiava, quella sera non riuscì a non alzare lo sguardo verso di lei, dimenticò di avere paura e disse ad Anna, Anna la strega, esattamente quello di cui lei aveva bisogno. Con quello che sentì, Anna disegnò con precisione le acque azzurre del Klontalersee che restituivano perfettamente la sagoma delle montagne, la luce abbagliante del sole che colorava tutto e gettava una colata d'oro sulla superficie del lago, la neve che ormai apparteneva soltanto alle cime.

Pubblicato Mercoledî 11 Agosto 2010

di Luisa Catanese

PizzaEbraica.jpg1. Uno, molti

Il mio pizzaiolo preferito è un ragazzo indiano che ha imparato la sua arte in Germania, a Colonia, in una pizzeria di immigrati italiani. Suo padre, da bambino, nel 1947, alla fine della dominazione britannica, emigrò dal Pakistan all’India, nel Punjab, anzi da una parte all’altra del Punjab. I colleghi che non parlano la sua lingua, le sue lingue, lo chiamano Sonny, forse perché Singh Gurwinder è considerato un nome troppo lungo e difficile.
Quando non ho voglia di prepararmi la cena, vado a trovare Singh Gurwinder e aspetto in piedi, tra la porta e il forno, che produca just in time il manufatto che poi consumerò a casa. Il mio ozio è doppio: non cucino e lo guardo lavorare. Mi piace osservare i gesti del suo lavoro, come se fossi a teatro. Mi esalta, mi avvince come il barbiere che taglia i capelli. Aggiungere, togliere, unire, separare, dare una forma, cambiare. Finché lo guardo lavorare, mi pare di non essere né servo né padrone, o di essere entrambi, allo stesso tempo, per gioco.

Pubblicato Mercoledî 4 Agosto 2010

di Marilù Oliva

strage.jpgSabato 2 agosto 1980, alle ore 10.25, è scoppiata una bomba nella sala d’attesa di seconda classe della stazione di Bologna. L’esplosione ha investito a tuttotondo le strutture sovrastanti, sottostanti, limitrofe e il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Il bilancio finale è stato di 85 morti e 200 feriti. Valerio Fioravanti, condannato a 8 ergastoli e a complessivi 134 anni di prigione, dopo 26 anni di carcere per la strage di Bologna e per aver ucciso altre 93 persone, è oggi un uomo libero. Così Francesca Mambro, sua moglie: ha trascorso circa 26 anni in carcere dopo essere stata condannata come assassina di estrema destra ad 8 ergastoli ed altri 84 anni di prigione.

Pubblicato Lunedî 2 Agosto 2010

di Giovanni De Matteo

ClockAllBlw.jpgSento addosso il peso di ogni singola pietra dell’edificio, mentre sollevo gli occhi al tabellone con gli orari dei treni e il rumore della folla mi avvolge in un turbine confuso. Lettere bianche su sfondo nero sfarfallano componendo il palinsesto dei viaggi e gli altoparlanti annunciano i treni in arrivo e quelli in partenza. Mi lascio guidare dai miei passi nel cono di sole infranto che spiove da un lucernario, raccogliendosi in una pozza luminosa sulle piastrelle del pavimento.
Intorno a me è un amalgama di suoni e rumori, in cui si perdono le voci e le parole. È come se un abisso incolmabile mi separasse dalla folla che mi circonda e questo mi dà un senso di stordimento. Mi chiedo se tra i treni in programma ci sia anche il mio, ma ho smarrito ogni ricordo della destinazione.

Pubblicato Domenica 1 Agosto 2010

di Fabio Deotto

Bocconi.jpgLuca si sta per buttare.
Se ne sta lì, in piedi sul cornicione. È calmo, lo si vede bene da quaggiù, ha quei capelli stopposi che il vento scuote appena. Lo guardo consumare una sigaretta dietro l’altra e sono sicuro che sorride. Non è un fallimento, per lui, no… è una riscossa.

Ricordo che quando eravamo piccoli io e Luca sognavamo di fare gli archeologi. Alle elementari si facevano più gite che lezioni, e mentre la guida snocciolava la sua nenia triste e annoiata noi ci staccavamo dal branco per perlustrare gli angoli più bui della chiesa di turno. Cercavamo una cripta, un calice sacro, non ricordo bene ora, so solo che Indiana Jones per noi era molto di più di un film d’azione. Harrison Ford con il cappello di tela e la frusta era solo una scusa, ciò che ci appassionava davvero era la scoperta, ancor più la ricerca dell’ignoto, del proibito, di tutto quello che la Storia aveva voluto tener lontano dalle sue pagine ufficiali in modo che due ragazzi col pallino dell’archeologia avrebbero potuto disseppellirlo alle porte del nuovo millennio.

Pubblicato Venerdî 30 Luglio 2010

florio1.jpgdi Giuseppe Genna

[Questa breve spy story è stata pubblicata dalla rivista Maxim, con illustrazioni di Gianfranco Florio. E' inedita sia su Web sia in libro. gg]

frecciabr.gif Scarica la versione illustrata in pdf [6.5M]

La via era stretta, la perpendicolare obliqua di un’arteria squallida e intasata: auto di pendolari sonnolenti sempre, emissioni multiple, il vecchio smog sostituito dal nuovo, nell’era del metano e del silicio. La palazzina: curva, stile fascista, vernice esterna verdemarcio, quattro piani. Borghese piccola piccola. Piena periferia. Stonate prove di acustica, disarmonici suoni disturbanti dalla parallela alla via, che era chiusa (uno sguardo allarmato nel constatare la parete di marciume e metalli contorti contro cui terminava quel vicolo cieco: presenza di bidoni arrugginiti: tracce di traffici oscuri, chiarissimi a chi osservava: acidi, materiale da discarica abusiva, tossico, inquinante, radioattivo, che decade a millenni da ora). Una discoteca, lì dietro, che occasionalmente era stata monitorata (piaceva ai russi, uno era stato ospitato la notte, dormiva dentro la discoteca, Kolarov si chiamava, uno che trafficava in uranio, trasportava codici di cassette di sicurezza elvetiche che solo lui sapeva, a memoria: la chiave perfetta del globo decadente - una chiave umana. E lo avevano sorpreso al buio, svegliandolo, i capelli grassi biondi, un ucraino in realtà).

Pubblicato Sabato 10 Luglio 2010

di Alberto Prunetti

maradona.jpg[Dopo l'intervento di Filippo Casaccia, replico pubblicando le mie memorie calcistiche, precedute da un breve resconto della telefonata che ho avuto lo scorso 3 settembre con Diego Armando al termine di Argentina-Germania, mentre mi trovavo a Arcore per una serata di asado rebelde e tango argentino] A.P.


Con Diego Armando ci siamo conosciuti a Buenos Aires. Ci trovavamo sempre in quel tavolo sotto la vetrata della Giralda, il café di calle Corrientes. A volte passava anche Charly Garcia. Si chiacchierava del più e del meno, tirando a far tardi.
Quando l'Argentina ha perso contro la Germania, sabato scorso, mi è arrivato un sms da un cellulare e il numero cominciava con +54. Era un numero argentino, un sms che diceva: “Resta solo piangere.” Non segno mai i numeri in rubrica, ma c'erano solo due ipotesi. O era el “tano” Dante, il mio amico fotografo di Baires, oppure Diego Armando. Ho pensato che fosse Diego quando l'ho visto piangere in tv.

Pubblicato Mercoledî 7 Luglio 2010

di Alessandra Daniele

catena.jpg- Ne arrivano altri due!
- Da dove? - l'amministratore fece appena in tempo a intravederne le sagome sullo schermo principale. Poi la telecamera di controllo fu stritolata, e l'immagine svanì.
- Altri due Polifab, grandi quanto questo palazzo - disse il consigliere.
- Siamo nel bunker di questo palazzo - lo zittì l'amministratore - E' a prova di atomica.
Il consigliere gli puntò il dito contro.
- Lei sapeva cosa stava succedendo nelle fabbriche! Qual'è stata la prima catena a mutare? Quelle migliaia di operai perennemente collegati ai macchinari da innesti biomeccanici, collegati al computer centrale da spinotti corticali...qual'è stato il primo gruppo a diventare un'intelligenza collettiva?...
- M'era parso un problema risolvibile, sarebbe bastato disconnettere i soggetti giusti, e resettare...
- Risolvibile? Quelle fottute coscienze collettive hanno preso il controllo dei computers e dei macchinari! Hanno divelto, e interconnesso le catene, trasformandole in bestie mutanti di carne e metallo!

Pubblicato Lunedî 5 Luglio 2010

di Marilù Oliva

Due libri, uno stesso tema affrontato diversamente: Il profumo della cannella e Amori senza diritti, storie di coppie omosessuali con figli

cannella.jpgÈ un romanzo di passioni in notturno “Il profumo della cannella” (Castelvecchi, collana Narrativa, 2010, euro 15) di Samar Yazbek, autrice siriana classe 1970, già studiosa di letteratura araba poi giornalista e sceneggiatrice. La vicenda ruota attorno a due protagoniste, due mondi contrapposti che si rispecchiano negli spazi d’origine: i quartieri poveri di Alia, cameriera conturbante, e le zone alte della sua ricca padrona, Hanan Al Hashemi.

Pubblicato Venerdî 2 Luglio 2010

di Filippo Casaccia

DAM.jpgQuando segni solo tre gol in vita tua, poi te li ricorderai per sempre, come se fossi appena uscito dal campo.
Il primo l’ho segnato durante l’ora di educazione fisica, in quarta liceo, e non so se possa valere ai fini statistici. Ma diciamo di sì, perché dover parlare solo di due gol risulterebbe umiliante.
Ero il terzino destro titolare della mia classe, probabilmente per mancanza di alternative. I calzettoni tirati giù sino alle caviglie, come Toninho Cerezo, cui mi accomunava solo la magrezza. Ero scarso, ma alto e in qualche maniera efficace: se non arrivavo alla palla di cuoio, arrivavo a quelle di carne dell’attaccante che marcavo. Ogni tanto, negli ultimi minuti, mi concedevo una licenza offensiva, approfittando della stanchezza fisica degli avversari e di quella mentale dei miei compagni. Il mio primo gol l’ho fatto così, senza neanche lasciargli il tempo di protestare: scattai sulla fascia e, stupendo tutti, me per primo, mi trovai davanti al portiere. Litigai con la palla e la misi dentro di sinistro, piede col quale a malapena cammino. Per tutti avevo scartato l’estremo difensore con una classe inedita.
Io sapevo che era stato assolutamente casuale.

Pubblicato Lunedî 28 Giugno 2010

di Andrea Cattaneo

CarmilladiFraviaDePalma.jpg[Da un paio di mesi è in corso in rete un esperimento interessante. Si tratta della stesura, promossa da Andrea Cattaneo e dalla rivista Medeaonline, di un romanzo steampunk collettivo, Il corpo di Carmilla, seguito del famoso racconto di Joseph Sheridan LeFanu da cui noi stessi prendiamo nome. Finora l’esperimento, aperto a tutti sulla base di un regolamento dettagliato, sembra riuscire piuttosto bene. Riportiamo il primo capitolo, opera dello stesso Cattaneo. Un articolo su Le Fanu, diligente riassunto di varie fonti critiche e biografiche, a firma Claudio Asciuti, è sul numero di maggio giugno della rivista Pulp.] (V.E.)

Pubblicato Sabato 26 Giugno 2010

di Marilù Oliva

format indecoroso di tele-prigione

pupa.jpgAll’inizio le pupe erano cinque, di tutte le tonalità: una rossa, una ossigenata, una con la tinta neroblu, una castano scuro e una nocciola-miele. I coglioni erano sempre cinque, ma il livello di coglionaggine era il medesimo.
Il gioco procedeva a coppie: ogni pupa si sceglieva un coglione e gareggiava con lui. Le regole prevedevano che ciascuno assecondasse la propria natura, spontaneamente, i maschi senza troppi orpelli, le pupe senza troppi veli. Chi era più bravo in questo avrebbe vinto il trofeo, un’enorme zucca vuota e un contratto annuale per una televendita di cibo per gatti. I dieci vennero chiusi in una casa. Per quattro settimane le telecamere immortalarono sfuriate, risate, mangiate, vomitate, scherzi e dispetti. L’ultimo venerdì fu aspettato con trepidazione, sarebbe stata nominata la coppia vincitrice tra le due rimaste, dopo le eliminazioni che, durante il programma del venerdì sera, avevano sfoltito i partecipanti. In finale erano arrivati due coglioni e due pupe: l’ossigenata e quella coi capelli neroblu.

Pubblicato Mercoledî 23 Giugno 2010

di Alessandra Daniele

Fiat-logo.JPG- Dovreste essere contenti che la FIAT abbia deciso di riportare la produzione di operai in Italia.
- Sì, ma le condizioni...
- Sono le stesse già applicate con successo in tutta l'Europa dell'est - dice l'amministratore - Gli embrioni umani vengono coltivati in vitro, in batterie da dodici. Al sesto mese di sviluppo accelerato, vengono inseriti nel meccanismo produttivo attraverso una serie di innesti biomeccanici collegati alla catena di montaggio, e iniziano il loro lavoro alla FIAT.
- Fisicamente collegati ai macchinari?...- chiede il delegato.

Pubblicato Domenica 20 Giugno 2010

di Girolamo De Michelegiacomo-leopardi.gif

Ho fatto un sogno strano.
Ero tornato tra i banchi di scuola, ma dall’altra parte: uscito di casa con la borsa da professore, mi ritrovavo seduto tra studenti in attesa dell’apertura delle buste. Cosa succede, chiedevo? Come, cosa succede? Stanno per arrivare le tracce della prova di italiano.
E infatti entrava in classe, scortata da due carabinieri, la preside, e chiamava due studenti come testimoni dell’integrità della fatidica busta.
E lì mi accorgevo di conoscerla, quella signora: era la preside Ugolini, dirigente di spicco dell’INVALSI, esponente di Comunione e Liberazione e dirigente di un liceo parificato di Bologna: eravamo a Bologna, dunque? Ma che ci facevo in un liceo privato?

Pubblicato Sabato 19 Giugno 2010

di Alessandra Daniele

giornale.jpgLegge ad alta voce - ''Ribadire spesso che la produttività è in marcia, e la criminalità è in ginocchio. Mai il contrario. Dare estremo risalto alle vittorie sportive, e alla partecipazione delle dive al Festival del Cinema''. E in culo alle altre notizie - commenta.
- Quali altre notizie? - Ridacchia il collega.
- Quelle che non diamo per il bene del paese. Così la gente che fa la fame, se noi non glielo diciamo, non se accorge.
- Macché fame! S'arrangiano...
- Come noi?...

Pubblicato Lunedî 7 Giugno 2010

di Marilù Oliva

polipo.jpgFonte di ispirazione: “Lo show dei record”, Canale 5.
Gli orrori catodici generano mostri.

La presentatrice ha i capelli lunghi, i pantaloni lucidi e una scollatura profonda. La platea esulta quando lei annuncia il nuovo animale da circo:
«Ed ora, carissimi telespettatori, abbiamo l’onore di presentarvi la ragazza più piccola del mondo!»
La telecamera inquadra l’interno di un mobile, le ante sono aperte. Scorre su scansie disseminate di bambole, si ferma sull’ultima. Un ohhhh! stupito si alza dal pubblico quando capisce che non si tratta di una bambola, ma di una ragazzina indiana di quaranta centimetri, vestita di pizzo rosa, con gli occhioni spaventati, una perla in fronte e le manine grandi come un’amarena.

Pubblicato Mercoledî 19 Maggio 2010

di Alessandra Daniele

ultimi.JPGDopo le fucilazioni di fine stagione, i comunisti rimasti nel paese erano solo in tre. Provenivano tutti dallo stesso piccolo partito, I Comunisti Veri, nato da una scissione interna a I Comunisti Più Comunisti di Tutti. Poco tempo dopo, però, fra due di loro era scoppiata una disputa sul nome del partito: il primo aveva proposto di renderlo più esplicitamente conflittuale, cambiandolo in I Comunisti Veri Siamo Noi, Quelli Lì Fan Cagare.

Pubblicato Lunedî 10 Maggio 2010

di Jari Lanzoni

7

lanzo03.jpgVentisette minuti all’intervento.
Adriano scagliò l’i-Call contro il muro e si prese la testa tra le mani. Stava per piangere. Si chiese come cazzo avesse fatto a finire in quella situazione. Il Ministro Lombardo aveva una cosa, una roba, lappendice, lì, che gli faceva male.
Mazieri. Alla fine era tutta colpa di Mazieri.
Quel veneto del cazzo era bravo nel suo lavoro: sapeva leggere le cartelline, fare le cose. Nemmeno un errore in otto anni di lavoro insieme. Insieme. Insieme entravano nell’ambulatorio chirurgico. Poi lui usciva dall’accesso riservato e si faceva i cazzi suoi. In genere si faceva Arianna, o Naomi. Mazieri intanto tagliava il tagliabile al coglione di turno e il lavoro era fatto. E insieme uscivano. E quindi ecco un’altro successo per la famiglia Serravalle, medici da quattro generazioni. Altro successo dei medici della Libertà Azzurra. Mazieri si pigliava un sacco di soldi, e figa, e stava zitto.

Pubblicato Domenica 9 Maggio 2010

di Jari Lanzoni

lanzo02.jpg4

- “Italiano!”
Ogni giorno era la stessa storia.
- Hey, “Italiano!”
Samuele Denacci sentì un brivido scuotergli le spalle, e un senso di pesantezza al ventre. Odiava quella parola. Non aveva neppure avuto il tempo di finire di mettersi la tuta da lavoro e già il bastardo straniero aveva ricominciato con la sua manfrina. Chiuse il proprio armadietto e si ritrovò attorno Patterson e due controllori del settimo grado.
- Allora, “Italiano”, hai scopato ieri sera? - gli urlò in faccia Patterson. Era un americano di mezza età, alto e robusto. La sua bocca enorme era circondata da baffi rossastri.
Samuele Denacci non rispose, tenendo lo sguardo basso. Ogni giorno era la stessa storia. Ma lui doveva lavorare.

Pubblicato Venerdî 30 Aprile 2010

di Alessandro Zannoni

nick.jpegIl rumore dell’auto entra dalla finestra socchiusa, immagino di sentire puzza di benzina e olio bruciato, allora apro la bocca a dismisura perché mi manca l’aria. Siedo sulla sponda del letto, tossisco, allungo la mano sul comodino e prendo la bottiglia dell’acqua, mi ci attacco e la finisco tutta. Qualche goccia scivola dal mento e mi bagna il petto nudo, e mi viene voglia di ficcarmi le unghie nella carne e squartarlo, aprirlo per bene e versarci tutta l’acqua che serve per riuscire a spegnere il fuoco che mi divora.
Mammamia, brucia che non ce la faccio più e mi viene da piangere, ma faccio finta di niente per non spaventarti, per non sentirti dire ancora di chiamare l’ambulanza e di andare all’ospedale, perché nessuno deve mettere il naso in questa cosa.

Pubblicato Giovedî 29 Aprile 2010

di Jari Lanzoni

Lanzo01.jpg1

Due trattini verdi. La vita di Michelle F. sarebbe finita con due trattini verdi.
La ragazza guardava davanti a sé con uno sguardo lucido, quasi febbrile. Accelerò ancora, facendo sfrecciare il Suv nero lungo la corsia centrale dell’autostrada.
Una spia rossa si accese di colpo, poi un bordo luminoso circondò il valore nell’indicatore di velocità. Al margine destro del display comparve l’icona di volante con una dicitura straniera. Nel buio della notte quel gioco di luci morbide risultava quasi rilassante.

Pubblicato Giovedî 22 Aprile 2010

andrea_inglese.jpg5 prose brevi
di Andrea Inglese

[Presentiamo qui, ringraziando l'autore per il permesso, cinque inediti di Andrea Inglese, una delle voci più apprezzate nel panorama poetico contemporaneo. Poeta sì, ma anche prosatore, avendo partecipato a una splendida collettanea di prosatori, Prosa in prosa, nella collana de Le Lettere diretta da Andrea Cortellessa. In calce ai cinque testi, mi permetto di apporre una breve riflessione sulla prosa di Inglese. giuseppe genna]

Degenza volontaria
Era entrato in una casa di cura sostenuto da un’urgenza famelica, ma il calo di pressione lo rendeva sgonfio alle estremità, e poco maneggevole tra le braccia degli infermieri. Continuava a depistare diagnosi attraverso repentini miglioramenti. Sparivano i grossi orzaioli sulle palpebre, le macchie gialle sul collo, e i tanti difetti di pronuncia.

Pubblicato Mercoledî 21 Aprile 2010

di Marilù Oliva

Bacon.jpgIl Portavoce era imbarazzato. Non si era mai trovato in una situazione del genere in tutte le sue udienze. La signora Gabbata non si conteneva, inveiva contro la Chiesa, diceva che le avevano rovinato la vita, pretendeva di parlare col Grande Vescovo che, nella stanza attigua, stava in ascolto, orecchio come una ventosa sulla porta serrata. Per questo il Portavoce si sentiva ancor più ansioso: c’era il suo capo, dall’altra parte del muro, e ci teneva a fare bella figura.

Pubblicato Venerdî 9 Aprile 2010

di Luisa Catanese*

BolognaBarcaBorghetto.jpgA Dodi

Quando a novembre piove a lungo, se cammini per i portici della parte antica di Bologna, sotto le arcate altere delle vie centrali, fra la folla e i negozi e le vetrine lucide, soffri meno il freddo e non ti bagni, ma non vedi che i muri e i tetti delle vecchie case, soprattutto nei vicoli e nelle strade secondarie, sono fatti di foglie, quelle dell’autunno.
Se poi prendi il bus per tornare a casa, dove i palazzi hanno occupato la campagna lungo le nuove vie soltanto da pochi decenni, quando oltrepassi il canale, che se costeggi ti porta alla Certosa, un monumento di pietre, di piante e di silenzio, dopo una breve discesa, calata la sera, trovi la nebbia, più fitta nei campi non ancora edificati, circondati dalle case, di poche luci accese.

Pubblicato Domenica 4 Aprile 2010

di Marilù Oliva

isola.jpgC’era un isolotto nel verde cristallo del Mar dei Caraibi.
C’era un’audience che seguiva le disavventure dei naufraghi ridotti a sei, dopo le ultime settimane di eliminazione: l’Opinionista, la Svampita, il Tronista, la Vegliarda e due gemelle siamesi attaccate per la spalla. Andiamo in ordine di fama, giacché l’idea della produzione era di concentrare lì solo chi potesse annoverarsi tra i Vip. Eccoli, i sei concorrenti:


L’Opinionista: divenuto famoso dopo un’animata querelle con una presentatrice, l’Opinionista era un signore sulla cinquantina che si spacciava per tuttologo. Cavalcava una mera illusione: sembrava che sapesse un po’ di tutto perché lambiva con sarcasmo ogni argomento proposto, in realtà non era in grado di approfondirne nessuno, era tutto fumo e niente arrosto, ma la gente era assuefatta a vederlo sugli schermi di svariate emittenti, dove dispensava il suo parere su scandali, catastrofi, ricette. Sulla sua formazione pendeva il buio assoluto ma, allo stato delle cose, si sapeva che non si perdeva un appuntamento della movida milanese, sua città d’elezione.

Pubblicato Martedî 23 Marzo 2010

di Valerio Evangelisti

LaRivoluzione.jpgAnarchici.jpg[Questa breve tesimonianza di vita vissuta, già apparsa su A Rivista anarchica, è tratta dal volumetto La rivoluzione è una suora che si spoglia, BSF Edizioni, Pisa, 2009, pp.122, € 12,00; raccolta di testimonianze, a cura della pisana Biblioteca Franco Serantini, di undici scrittori (Abbate, Bertante, Cacucci, Cardinale, Colagrande, Evangelisti, Maggiani, Nori, Philopat, Tassinari, Vighi) che nella loro vita hanno incrociato il movimento anarchico, o per adesione o per affinità.) (V.E.)

In ricordo di Gianni Donati

Nel 1968, dopo avere letto il libro L’anarchia di George Woodcock, fondai nel mio liceo, assieme a due compagni di scuola, il circolo anarchico Bandiera Nera. Per metà si trattò di uno scherzo, per metà no. Distribuimmo un volantino in cinque copie, realizzate con la carta carbone, appendemmo una bandiera nera con la A cerchiata a una finestra della scuola, componemmo persino un inno. Ne ricordo un verso solo: “Un vessillo rosso e nero / Pianterem sul mondo intero / Privilegi, tirannia / Faran posto all’anarchia”.

Pubblicato Venerdî 12 Marzo 2010

di Marilù Oliva

GattoVolpe.jpgL’uomo pelato si mise una mano sulla pancia e si sporse in avanti. Sembrava un inchino, ma era una risata esplosa col corpo:
«Uahahahah! L’avresti mai detto?? Uahahaha, per colpa di una firma non si possono candidare, che idioti! Aahhua....Uaahhaaaaa!!!! »
L’uomo magro si piegò in due, sbatté la mano sul tavolo a più riprese e rise a crepapelle:
«Ehhhehhh!!! Non sanno neanche presentare il documento di candidatura, ehehehe!!!!!»
Si rialzò per prendere fiato: «E adesso voglio pure scendere in piazza!!! Ehahahaeeehe!»
L’altro fece un gridolino strozzato dal riso «Uhh, che pauraahahahahaha!!!!!»

Pubblicato Domenica 7 Marzo 2010

di Clelia Bettini

mnemosyne.jpgDoveva essere un giorno di sole. La polvere che solitamente le incrostava le narici si era come dissolta, forse per influsso di qualche polline che se ne andava in giro impunemente. Si alzò senza fatica, quella mattina. Si fece il caffè, con poco zucchero e senza pensare girò la manopola della radio: stranamente aveva voglia di sentire cosa succedeva nel mondo. Non ci capì molto, parlavano di morti, sempre di morti, gracchiavano nomi di corvi-ministro e ripetevano messaggi di allerta generale. Girò nuovamente la manopola e zittì quello oggetto che un tempo aveva amato. Indossò lo spolverino grigio e la sciarpa anti-tarlo e si richiuse la porta alle spalle. Il corridoio 57A era uno dei più lunghi e tortuosi, ma proprio per questo uno dei più sicuri, lo aveva stabilito già all’epoca del primo grande scossone.

Pubblicato Giovedî 4 Marzo 2010

di Alessandro Villari

Pendolari.jpgPiove da tanti giorni che non ricordo più come sia fatto il sole. È mattino presto e non c'è tempo, è ora di andare, di lasciare questa città ai suoi abitanti. Morti viventi.
Alla fermata del trasporto n. 3 c'è già ressa, mi chiedo come faremo a salire tutti. Ma non ho scelta, dovrò salire su quel mezzo se voglio farcela: l'ultimo treno passa tra meno di mezz'ora e andare a piedi fino alla stazione sarebbe un suicidio.

L'attesa è snervante, tutti guardano tutti con sospetto per cogliere i primi segni del contagio, la tensione è palpabile, basta una scintilla per far scoppiare un incendio. Se il trasporto tarda ancora, non ho dubbi che il panico avrà presto il sopravvento.

Pubblicato Giovedî 25 Febbraio 2010

di Marilù Oliva

Savoia.jpgIl principe Pico Raniero di Savoiardi è al centro del palco, luci puntate addosso. Di fianco a lui, un omicino che gli arriva al gomito e ha la faccia inquietante di chi ha passato gli anta ma conserva i tratti di un bambino. Comincia la prima parte della canzone ma nessuno lo ascolta, è il principe a calamitare l’attenzione. Il finto bambino s’interrompe e l’altro si prepara per l’attacco canoro su questa musica malinconica.
Gli affezionati del Festivalremo attendono con trepidazione questo momento, sono tutt’orecchi.
Il principe appoggia una mano sul lucidissimo bavero del suo frac nero. Incamera l’aria.

Suspense.

Arrotonda la bocca come se stesse succhiando da una cannuccia. Ne esce un suono molto simile a un fischio.

Pubblicato Martedî 16 Febbraio 2010

di Alessandra Daniele

monalili.jpgJackie Kennedy sfondò la porta con un calcio, ed entrò. In fondo alla stanza in penombra i profughi erano raggruppati attorno all'unico di loro con un' arma. Una ragazza. Jackie Kennedy la falciò con una scarica di pallettoni prima ancora che sollevasse la pistola. Altre due Jackie Kennedy entrarono a finire il lavoro.
Poche scariche dopo, dei profughi restava solo un mucchio di carne sanguinolenta.
Finito di sparare, le Jackie ritrassero le canne telescopiche all'interno degli avambracci. La prima di loro chiamò la base attivando il comunicatore installato alla base del cranio metallico: ''Settore dodici pulito'' comunicò. Poi, insieme alle altre, uscì dalla stanza.

Pubblicato Lunedî 1 Febbraio 2010

di Valerio Evangelisti

DittaturaDelProletariato.jpg[Questo raccontino è apparso sul numero speciale de Il manifesto del 17 dicembre 2009, intitolato "Comunista a chi?". Lo dedico a Manolo Morlacchi e Costantino Virgili, ennesimi "brigatisti nelle intenzioni" (cioè "non hanno fatto un cazzo ma avrebbero potuto..."), finiti in galera a scopo preventivo. Il primo, poi, per ragioni "di stirpe".] (V.E.)

«“Socializzeremo tutto, eccetto i barbieri”» disse Paolo Ferrero, esausto, posando l’AK 47 su un tavolo del Viminale.
«E’ una frase bellissima. Lenin?» chiese Oliviero Diliberto, mentre cercava di togliere la polvere dalla divisa grigioverde.
Alle sue spalle Marco Rizzo, suo eterno contestatore, stava posando con precauzione il bazooka. «Ma che stronzata. Lenin non si è mai occupato di barbieri. Sarà un altro teorico.»

Pubblicato Venerdî 22 Gennaio 2010

di Alessandro Villari

BabboNataleMorto.jpgLa mattina del 25 dicembre il piccolo Joshua si svegliò al familiare scampanellio della slitta guidata dal nonno, Babbo Natale.
Corse al piano di sotto per abbracciarlo e scartare i suoi regali, che avrebbe trovato come sempre sotto l’albero, vicino al camino acceso: per entrare in casa sua, il nonno usava la porta d’ingresso.
Ma in salotto non c’era nessuno. Joshua tese l’orecchio per cogliere segnali della presenza di Babbo Natale, ma sentì solamente il suono della TV accesa in cucina, c’era il telegiornale.

Pubblicato Sabato 26 Dicembre 2009

di Alessandra Daniele

Garibaldi.jpgVittorio Emanuele II° si agitava sulla sella. Coloro che attendeva erano inspiegabilmente in ritardo.
Il generale Fanti serrò la mano metallica attorno alle redini, e si avvicinò al re.
- Maestà, arrivano.
- Era Ora! - il re si girò verso le lontane figure a cavallo che si avvicinavano rapidamente - quel Garibaldi...non mi avevate detto che anche lui fosse ferrato - disse, notando il luccichio di un arto metallico.
Fanti trattenne una smorfia.
- Sì, ha perduto una gamba. Gli è stata amputata e sostituita con una protesi, come la mia mano. Ma pare che la decisione sia stata presa contro la sua volontà mentre era privo di conoscenza, e che non ami quel termine.

Pubblicato Lunedî 14 Dicembre 2009

aldro1.jpg È appena stato pubblicato il libro di Francesca Boari Aldro (Ferrara, Corbo Editore, 2009, pp. 144, € 16), nel quale l'autrice ha dato forma di romanzo a un lungo dialogo con Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi. Ne pubblichiamo la Presentazione e le prime pagine. Il processo per la morte di Federico Alrovandi si è concluso con la condanna dei quattro agenti in primo grado. Gli agenti hanno presentato ricorso in appello. Anche il processo-Aldrovandi si concluderà con l'assoluzione dei poliziotti se sarà approvata la proposta di legge sul cosiddetto "processo breve" (G.D.M.)

Presentazione

La mia vita, la vita della mia famiglia, prima di quel giorno erano assolutamente normali, forse persino banali, ma assolutamente felici.
E non è sempre vero che ci si accorge di quanto sia prezioso ciò che abbiamo solo quanto lo si perde. Io ero del tutto consapevole della mia fortuna, lo ero come lo è ogni madre.

Pubblicato Domenica 29 Novembre 2009

di Alessandra Daniele

pierzombie.JPGMatt si tirò frettolosamente giù la manica, a coprire i segni del morso sull’avambraccio.
Rashid finì di sbarrare la porta.
- Cazzo, stavolta c’è mancato pochissimo!
- Non possiamo più farlo – disse Leo, crollando su una poltrona semisventrata.
- Dovremo farlo di nuovo. Il gruppo elettrogeno ha bisogno di benzina per funzionare, e senza siamo fottuti.
- Siamo fottuti comunque – grugnì Matt.
Fuori, centinaia di zombie continuavano ad ammassarsi intorno al recinto elettrificato, che li respingeva, ringhianti e sfrigolanti. Qualcuno insisteva fino a prendere fuoco.

Pubblicato Lunedî 16 Novembre 2009

di Maria Silvia Avanzato

MaialiNeri.jpg[Maria Silvia Avanzato tornerà spesso su Carmilla. Pur avendo vinto diversi premi è ancora inedita. Le sue storie dimostrano un talento naturale di scrittrice. Da pochi giorni ha un suo blog.] (V.E.)

“Insomma, mi conosci, io sono il tipo che lavora sodo.”
Questa frase, sulla bocca ancora fresca di latte materno di Simon Pike, suonava sgradevole come non mai. Masticava una delle sue gomme all'eucalipto, inondando il furgone di un aroma rinfrescante quanto intollerabile: nel parapiglia di odori, si distingueva anche quello dolciastro del suo shampoo e quello tabaccoso del suo dopobarba. Io, che sono davvero il tipo che lavora sodo, mi limitavo a guidare in silenzio.
Simon Pike era un rampollo, di trent'anni al massimo, e indossava una sciarpa che non avrei potuto permettermi, nemmeno accumulando gli stipendi di una vita intera. Capelli biondo grano, frutto di colpi di luce ben mirati, viso pulito e sbarbato a puntino, guardaroba da fotomodello in erba e una fila di denti così bianchi da accecare. Mi arrovellavo spesso su una questione, era il mio consueto dubbio: mi chiedevo perché mai il Capo avesse assunto un così insignificante marmocchio per la Gita di Paese.

Pubblicato Giovedî 29 Ottobre 2009

di Emanuele Manco

Corna.jpg[Come si capirà dal testo, questa è solo l'introduzione a un romanzo di Emanuele Manco ancora in corso di scrittura.]

Curnuto!

Dalle mie parti non è solo un insulto alla onorabilità di una persona, o una insinuazione di scarsa fedeltà del compagno/a.
Il concetto è un po' più ampio. Intanto dipende molto dal tono. Se lo dici in tono scherzoso un "cornuto" o un "cornutazzo" è un tipo in gamba, spiritoso, furbo.
Certe volte c'è autocompiacimento a darsi del "cornuto". Un detto siciliano dice "per un cornuto, un cornuto e mezzo". Come a dire che per ogni azione c'è una reazione maggiore e contraria, in spregio alle leggi della fisica, ma non alle dinamiche personali della mia terra.
Apprezzamento è anche il modo di dire "corna dure". Chi le ha preferisce vantarsene. Se uno è "corna dure" si spezza ma non si piega, e dovrebbe meritare rispetto.

Pubblicato Domenica 25 Ottobre 2009

di Alessandra Daniele

Cherudek.jpgL'ometto si aggirava per la grande stanza vuota. Non sapeva come ci fosse arrivato. L'ultima cosa che ricordava erano due pasticche di Viagra e una riga di coca tra le tette di una bionda dallo sguardo bovino. Poi buio. Dolore, e buio. Si portò istintivamente la mano al petto. Sperò di essere in un ospedale.
Un fascio di luce lo investì di colpo, e una figura alta e ammantata di nero gli comparve di fronte. L'ometto si sforzò di sorridere.
- Salve padre… lei fa assistenza qui?….E’ della Caritas?…
La figura si scoprì il capo, con un'espressione di profondo disprezzo sul volto affilato.
- Il mio nome è Nicolas Eymerich. Inquisitore. - sibilò.

Pubblicato Domenica 18 Ottobre 2009

di Alessandra Daniele

cielo.JPG Affacciati a balconi e terrazze, assiepati in piazze e locali all'aperto, i cittadini della capitale scrutavano il cielo notturno con ansia festosa. La nube azzurrina di ologas, sparata dall'emettitore in cima al traliccio televisivo, si espanse rapidamente fino all'orizzonte. Poi si illuminò, trasformando l'intera volta celeste in un megaschermo olografico.

Pubblicato Lunedî 5 Ottobre 2009

di Marilù Oliva

Munch.jpg[Marilù Oliva, collaboratrice di Thriller Magazine, è autrice del romanzo Repetita, pubblicato da Perdisa editore. Su Carmilla ha di recente presentato, in due puntate, un'ampia intervista a Loriano Macchiavelli.]

Stasera Matilde è da capogiro. Indossa una tutina a pantaloncino in pelle nera, è un pezzo unico, con una cerniera che parte dall’ombelico e arriva fino al seno, esibito come sempre. É una stangona coi capelli lunghi e mogano, zigomi alti, labbra di fiamma, occhi dal taglio sottile e trucco smodato. Mi piace averla al mio fianco, è la donna più provocante che io conosca. Poi è tanto bella quanto docile, anzi: è spersonalizzata, ovvero totalmente priva di personalità, e fa tutto ciò che le chiedo perché mi stima. Pensa che io sia intelligentissima solo perché ho le idee chiare sul mio futuro: voglio fare l’attrice. O la show-girl, c’è qualche differenza? Confonde il mio cinismo con il carisma. E non sa che è proprio questo, il cinismo, che mi farà arrivare dove voglio.

Pubblicato Domenica 20 Settembre 2009

di Alessandra Daniele

tel.jpg- Lei è un consulente? Una specie di spin doctor?
Sorride - Guardi, faccio prima a spiegarle in cosa consiste il mio lavoro mostrandoglielo - inserisce il viva voce, e risponde alla prima chiamata in attesa. Una vocetta concitata domanda:
- Allora, cosa facciamo con questo primo caso nazionale di influenza caprina?
- Iniettategli l'antivirale. Poi intubatelo e dializzatelo.
- Ma non ne ha bisogno...
- Dopo l'antivirale ne avrà. Mi raccomando che il bollettino medico sia sempre letto ai Tg da De Santis.

Pubblicato Lunedî 14 Settembre 2009

kafka_singer.jpgdi Isaac B. Singer

Anni prima di leggere un libro di Franz Kafka avevo già sentito parlare di lui dal suo amico Jacques Kohn, un ex attore del teatro yiddish. Dico ex perché quando lo conobbi non calcava più le scene. Erano i primi anni Trenta e il teatro yiddish di Varsavia aveva già cominciato a perdere il suo pubblico. Jacques Kohn era ormai un uomo finito e malato, e anche se vestiva sempre come un dandy i suoi abiti erano logori. Portava un monocolo all'occhio sinistro, il colletto alto all'antica (di quelli che venivano chiamati «strangolapadri»), le scarpe di vernice e la bombetta. I cinici del Circolo degli scrittori yiddish di Varsavia, che entrambi frequentavamo, lo avevano soprannominato «il lord». Sebbene le sue spalle s'incurvassero sempre di più, Kohn si sforzava caparbiamente di raddrizzarle, e per coprire il cranio nudo pettinava col riporto ciò che rimaneva dei capelli un tempo biondi. Secondo la tradizione teatrale di un tempo scivolava ogni tanto in uno yiddish germanizzato, specialmente quando parlava dei suoi rapporti con Kafka.

Pubblicato Domenica 30 Agosto 2009

di Alessandra Daniele

TG-Boh.JPG- C’è un buco nel gobbo.
- Eh?…
Il vicedirettore si gira.
- Manca una notizia nel gobbo elettronico da cui devo leggere stasera - si lamenta l’anchorman – poco fa per la prova c’era, adesso è sparita. Non la diamo più?
Il vicedirettore si rigira verso il pc.
- Basta troie.
- L’aveva scritta quella nuova assunta?
- Basta notizie sulle troie. Ha detto il direttore che seguiremo anche noi la linea Minzolini, la Minzolinea – il vicedirettore cantilena - "Basta notizie sulle cavalle del Cavaliere, basta pettegolezzi sordidi e indegni d’un Tg serio".
- Allora dopo il pastone di politica, saltiamo la giudiziaria, e passiamo direttamente alla nera, col porno-blog della squartatrice di Galbiate?

Pubblicato Lunedî 24 Agosto 2009

di Alessandra Daniele

dna.jpg- Fascia C? Come farà mio figlio a sopravvivere con un salario così basso?
L’impiegata dell’Anagrafe Salariale allargò le braccia.
- Mi dispiace, ma l’analisi del DNA parla chiaro: suo figlio avrà diritto solo a quello. Guardi – gli mostrò la tabella sullo schermo – il suo salario è regolarmente equiparato a quello che sarà il suo reale costo della vita. Sarà magro, e alto sotto il metro e settantacinque, quindi risparmierà sui vestiti. Sarà di carnagione olivastra, perciò non spenderà molto per creme solari e lampade. Sarà un tipo serio, tranquillo, e onesto, quindi non butterà i soldi in divertimenti costosi, né gli toccherà farseli mangiare dagli avvocati.

Pubblicato Sabato 8 Agosto 2009

di Ettore Maggi

SHARP.jpgEttoreMaggiIlGioco.jpg[Dedicheremo più avanti una recensione completa alla bella antologia di racconti di Ettore Maggi Il gioco dell'inferno (ed. Besa, 2009, pp. 220, € 15,00). Per ora ci limitiamo a proporne uno dei testi. La canzone El Quinto Regimento, che ricorre nel racconto, può essere scaricata qui.] (V.E.)

A Gianni-san non piacciono le lame. Dice che sono da infami, e che quando hai una lama in mano, o un’arma qualsiasi, non sei più tu a usarla, ma è lei che ti usa. Gianni-san dice che quando hai una lama in mano puoi fare poco, sei troppo preso dalla volontà di colpire, e ti dimentichi che possono colpire te. Ti dimentichi che possono darti un calcio in un ginocchio, una bastonata, e buttarti giù.
Luciano ride e dice che se avesse avuto una lama, a Verona, l’anno scorso, non andrebbe in giro con quel ricamo sulla faccia. Ma Gianni-san se ne frega, per lui non è un problema portare una cicatrice sulla faccia. Io credo che in fondo sia contento di averla.

Pubblicato Lunedî 3 Agosto 2009

maria_tronca.jpgdi Maria Tronca

[Nota a un vastissimo pubblico di lettori, di carta e di Rete, con il nickname Berbera, cuatrice col binomio Berbera&Hyde di una serie bestselleristica di letteratura erotica per gli Oscar Mondadori, coautrice con Hyde del doppio romanzo Sud sud sex: I signori della carne - L'isola delle femmine, Maria Tronca è un'autrice che propone una scrittura intensa, tanto solare quanto inquitantemente cupa, ironica e violenta. Contrasti esaltati e sovraesposizioni che variano dal pop a certa tradizione di saga meridionale - sono gli ingredienti del romanzo inedito Rosa Nero, di cui qui anticipiamo un brano. Il mix preannunciato dal titolo intercetta una realtà che abbisogna di voce. Gli editori sono avvertiti. gg]

[...] Adesso che Calogero sapeva che cosa gli era successo, pensava che era meglio quando non lo sapeva. Non si dava pace, ma era diventato meno loquace. Passava ore e ore in silenzio, a ricordare. E una volta, era notte, non ce la fece più e si mise a piangere come un bambino.
Rosellina si svegliò, aveva sete, la gola arsa, si toccò la fronte, scottava, andò in bagno a bere, e poi si sciacquò la faccia con l’acqua fredda.

Pubblicato Sabato 11 Luglio 2009

al_custerlina.jpgdi Alberto Custerlina

Autore del bellissimo e giustamente celebrato Balkan bang! (Perdisa, € 16; qui il sito ufficiale), Alberto Custerlina si propone come una delle voci più sicure del genere nero italiano. Scrittura rapida, scosse di suspence repentine, intrecci geopolitici complessi e - ciò che conta - più realistici di quanto sia possibile supporre, si accompagnano a una visionarietà che impressiona e a un'esotismo acido e fantasmagorico. Potenziale agente mutageno del thriller internazionale, questo autore è una delle scommesse già vinte del noir nostrano, sulla scia che va tracciando da anni Alan Altieri. Quanto a noi di "Carmilla", siamo onorati di ospitare un racconto inedito di Custerlina, che ringraziamo per il permesso di pubblicazione.

La neve aveva cominciato a cadere quando la granata era saltata in aria. Bojan era stato sollevato da terra e scaraventato qualche metro indietro. Era caduto sul fianco ed era ruzzolato dentro una trincea profonda un metro e mezzo. L’impatto aveva rotto la crosta di ghiaccio e la melma liquida aveva impregnato la sua mimetica.
Rimase per un minuto in un limbo bagnato e freddo, riempito solo di dolore e rumori. Quando aprì gli occhi, il suo cervello registrò campi di colore marrone, bianco e rosso scuro. Il suo orecchio destro fischiava: un sibilo continuo e fastidioso. Tossì, si sollevò sui gomiti, tirò su col naso. Gli faceva male la gamba destra. Un male fottuto.

Pubblicato Venerdî 10 Luglio 2009

di Andrea Scarabelli

colorate2.jpg

Sono le puntine da disegno del capitale.
Sono studenti, stagisti, sono in ricerca.
Conficcati in un muro in attesa di cadere, sostengono il peso per un po’; poi cadono.

Ines ha tentato di tutto per apparire più bella, quando ha saputo che quei sei mesi non avrebbero portato a nulla. Ines, la nostra stagista, quella che ero convinto mi avrebbe fatto le scarpe. E invece no. Ha trascorso tutto questo tempo poco lontana da me, di solito seduta, in ricerca vorace di informazioni, di feedback, frammenti. Bruciava per capire dove avevano nascosto il salvagente, tentava di rendersi indispensabile.

Pubblicato Venerdî 26 Giugno 2009

di Alessandra Daniele

Arcipelago.jpg- Da dove vieni?
- Dalla Francia.
- Che cos'è la Francia?
- Un paese oltre le isole del Nord - Paul fece un gesto vago. Il capo della piccola spedizione lo guardò torvo.
- Non c'è nessun paese oltre le isole del Nord! - tuonò - Solo l'ultimo confine del mondo, dal quale le acque precipitano nel pozzo eterno! - aggiunse nella contorta post-lingua tipica delle tribù delle isole Centrali. Paul non faticò a capirlo: conosceva quasi tutte le post-lingue dell'arcipelago, offrirsi come interprete gli aveva salvato la vita dopo la cattura.

Pubblicato Martedî 16 Giugno 2009

di Valerio Evangelisti

WilhelmReich.jpg[Questo racconto, derivato da uno sceneggiato radiofonico, è apparso su Almanacco Guanda 2007, "Il complotto. Teoria, pratica, invenzione", a cura di Ranieri Polese.]

Il giudice Sweeney agitò il campanello. «Silenzio! Silenzio!» Nell’aula del tribunale di Portland l’agitazione si prolungò per un minuto buono, poi, gradualmente, tornò la calma.
Il magistrato era scuro in viso.
«Imputato Wilhelm Reich, non mi costringa a toglierle la parola! Ho accettato di ascoltarla solo perché aveva annunciato una dichiarazione attinente al processo!»
Reich era esasperato, oltreché stanco. Gocce di sudore gli scorrevano dal ciuffo di capelli bianchi, sopra la fronte alta, e scendevano lungo il viso a bagnargli il colletto della camicia bianca. Il maggio del 1956, nell’Oregon, era eccezionalmente caldo, quasi si fosse in luglio.
«Vostro onore, ma è proprio del processo che io sto parlando!»

Pubblicato Venerdî 12 Giugno 2009

di Diana Sprega

BlackCastle.jpg[Diana Sprega è una studentessa del Liceo Scientifico di Fiorenzuola, in provincia di Parma. Questo suo scritto è apparso sul giornalino della scuola, "Carpe Diem".]

C’era un volta una serie di fabbricati, all’apparenza non troppo accogliente, isolata dai rumori del mondo, da cui il mondo era isolato, possiamo d’ora innanzi chiamarlo Castello di Bolzaneto.
Come ogni castello che si rispetti, anche questo aveva le sue carceri e i suoi angusti corridoi, come ogni castello che si rispetti, anche questo ha i suoi fantasmi.
Se vi fosse permesso di visitarlo non dovreste attendere molto prima di udire il riecheggiare delle urla di dolore degli uomini ivi torturati, dei singhiozzi carichi di angoscia di chi non sapeva cosa gli sarebbe successo, delle risa assurde e beffarde dei carcerieri.

Pubblicato Martedî 2 Giugno 2009

di Guglielmo Pispisa (Kai Zen G)

GNI.jpgChe poi c’ero io, Menzabira e Sborrasicca. Sborrasicca si faceva il fenomeno col motorino che gli aveva montato i pezzi da settantacinque. Glieli aveva presi a un burgman e li aveva adattati sul suo, tutto da solo, minchia compare un lavoro che non puoi capire, compare. Compare un cazzo e mezzo, dico io, che il burgman lo avevo fottuto io e se non ce lo portavo a suo padre che ricicla pezzi a bestia, ora col cazzo che si poteva montare il carburatore nuovo. Suo padre ce l’ha dato in premio per la grattata che avevo fatto io. Dico. A me il rischio e lui il carburatore gratis, vedi la vita com’è.

Pubblicato Domenica 31 Maggio 2009

di Duka e Marco Philopat

torino3.jpgMalcolm, un uomo alto e secco con il taglio a due lunghezze per mascherare i capelli già in caduta e due occhi da triglia, nella vita era uno sballato. Però sapeva benissimo che al salone del libro non avrebbe dovuto farsi le canne. Ma che cazzo! Quella fiera era fin troppo cerebrale, una noia che non riuscivi a schiodarti di dosso. Malcolm aveva chiesto il cambio di una mezzora allo stand e poi era uscito dai capannoni del Lingotto. Sotto un sole caldissimo raggiunse in pochi minuti il suo camper nel parcheggio. Dentro era un forno. Quest’anno il suo editore non pagava l’albergo. Finalmente si accese un cannone di Temple Ball.

Pubblicato Mercoledî 27 Maggio 2009

di Alessandra Daniele

italianuda.JPGL'impiegato indicò il piccolo tatuaggio sulla spalla della ragazza.
- Vedo che lei ha fatto delle modifiche alla facciata.
La ragazza annuì.
- Sì, ma sono autorizzate.
L'impiegato del Catasto Biologico controllò sul terminale, poi tornò a guardarla da sopra gli occhiali.
- E quelle, le ha condonate?
- Cosa?...
- Sarà minimo una quarta. Oltretutto sporgono sull'area del suolo pubblico.

Pubblicato Lunedî 25 Maggio 2009

di Alessandra Daniele

eye_in_the_sky.JPG- Terrestri, come i più accorti fra voi avevano intuito da tempo, siete sempre stati osservati.
L’inviato alieno, dall’apparenza umanoide elegante e ieratica, si guardò attorno con aria solenne.
I dodici componenti del comitato d’accoglienza, scelti fra i leaders più influenti della terra, cercarono di sostenere il suo sguardo severo.
- La Civiltà Galattica che rappresento vi ha osservato per millenni, seguendo ogni vostra evoluzione, e ogni vostro regresso. – riprese l’alieno in tono grave – Ora tutto questo sta per finire. La vostra razza sta per essere cancellata.
Il papa bestemmiò in quattro lingue.

Pubblicato Martedî 19 Maggio 2009

di Abbie Hoffman

frecciabr.gif da Ho deriso il potere - Le imprese del più grande eroe controculturale americano, ShaKe Edizioni, 256 pagine, 17 euro

abbie_hoffman_cover.jpgIn America ci sono più televisori che cessi
Il giorno di san Valentino ha un significato speciale, e per l’occasione ho escogitato un regalino tra innamorati, gentile omaggio della controcultura. Tremila persone scelte a caso sull’elenco del telefono ricevettero quell’anno una canna di maria rollata ad arte con un biglietto che diceva: “Buon san Valentino. Questa sigaretta non contiene sostanze dannose e cancerogene. È fatta al 100% con marijuana purissima”. C’erano anche le istruzioni su come fumarla, perché i destinatari potessero mandare a quel paese tutte le balle che giravano e decidere con la propria testa. Un postscriptum avvertiva: “Oh, a proposito, il possesso dell’oggetto che hai in mano in questo momento può costarti cinque anni di galera, indipendentemente da come o da chi l’hai avuto”.

Pubblicato Martedî 5 Maggio 2009

di Alessandra Daniele

liquida.JPGChe quello fosse l’unico modo, Jamal lo aveva accettato, come avevano fatto tutti gli altri. Ma quando sentì l’ago entrargli nella giugulare, ogni muscolo del suo corpo si irrigidì, come congelato. Per qualche motivo quella trafittura gli sembrò più dolorosa della pallottola che l’aveva quasi ucciso, prima che suo fratello riuscisse a salvarlo dai miliziani.
Suo fratello era morto per farlo. E a lui non restava che provare a partire.
Non sperava in una vita migliore. Solo in una vita.
Dopo il gelo, arrivò il fuoco. Una vampa crescente gli percorse le vene come un fiume di lava. Cercò di urlare, ma non aveva più bocca.

Pubblicato Martedî 28 Aprile 2009

di Alberto Prunetti

segnaletica.jpgQuando sul Pianeta Turette arrestarono due pelagiani, accusati di violenza carnale, i commentatori più illustri dichiararono che dietro agli stupri era individuabile una strategia messa in cantiere dagli immigrati del pianeta Pelagio volta a minare le fondamenta sociali della democrazia turettica. “Emergenza stupri”, strillavano i telegiornali. “Uno stupro ogni tre è commesso da un pelagiano”, ribattevano i quotidiani. “I pelagiani attentano al governo e usano lo stupro come un’arma destabilizzante”, esclamò il gerarca di Oristarte.

“La voce di Turette” – il giornale con la tiratura più alta della galassia — commentò l’arresto dei due pelagiani titolando: “I pelagiani sono un’etnia efferata e bestiale”.

Unico problema: il DNA non era il loro.

Pubblicato Venerdî 13 Marzo 2009

di Alessandra Daniele

deserto.jpgL’esplosione scardinò la porta del bunker.
In una nuvola di polvere e fumo, l’uomo entrò a fucile spianato, e cominciò a cercare. Lo trovò rannicchiato dietro a un tavolino di traverso, che lo aveva protetto dalla pioggia di cocci e macerie. Ribaltò il tavolino con un calcio, e puntò il fucile contro il vecchio
- T’ ho trovato finalmente!
Il vecchio si tirò su a fatica, e alzò lentamente le mani.
- Cosa vuoi da me? Sei venuto per le mie scorte di scatolette?…T’è andata male, sono praticamente finite. Se hai fame, dovrai accontentarti di mangiare il mio cadavere. O sei a caccia di munizioni?…
- Sono qui per la tua cassaforte.
Il vecchio lo guardò stranito. Poi scoppiò in una risata rauca.

Pubblicato Giovedî 5 Marzo 2009

di Alessandra Daniele

SinG.jpg- Perché mi avete fermato?..
- Controlliamo il suo chip subcutaneo – rispose l’agente, puntandole il lettore alla schiena – lei risulta incinta.
La ragazza sgranò gli occhi, l’agente continuò in tono burocratico.
- Incinta da quattro ore e ventidue minuti – fece un cenno al collega, che scese dal furgoncino della Life Police. Afferrarono la ragazza per le braccia, lei si divincolò.
- Un momento, non potete!…
Il secondo agente la immobilizzo con una leggera scarica elettrica alla nuca, in corrispondenza dei centri motori del cervelletto. La ragazza si afflosciò sul marciapiede. Il primo agente le recitò con voce monotona la formula di rito.
- Da questo momento, per evitare che lei possa volontariamente o involontariamente nuocere al nascituro, lei è in custodia statale.

Pubblicato Giovedî 26 Febbraio 2009

di Alessandra Daniele

asino.JPG- Le so, le so, le so a memoria – cantilenò il ministro con aria supplichevole. Il Prop-trainer scosse la testa, severo
- Mi dispiace, ma dobbiamo ripassarle bene tutte di nuovo. Dunque: la criminalità?
Il ministro partì deciso
- Dilaga! Impazza! Straripa! Straborda! Srb..sbr….sburdega!
Il Prop-trainer annuì. Il ministro continuò
- Tolleranza zero! Il cittadino è in allarme, e noi saremo inflessibili! La gente ha paura a uscire di casa! I musulmani ci pregano contro! Gli sbarchi nelle periferie urbane di negri rumeni e zingari cinesi non sono più tollerabili! Sono dappertutto! Sono dappertutto! Escono dalle fottute pareti!…
- E la corruzione?
- Dilaga!…Cazzo, no, stavolta ho sbagliato!…

Pubblicato Lunedî 26 Gennaio 2009

di Alessandra Daniele

sacrafaggio-bus.jpgLa forma perfetta

La maggior parte degli esseri umani credeva in Dio.
Ciò che però non sapeva era che Dio fosse uno Scarafaggio.
Qualcuno a volte l'aveva sospettato, se non altro per il ripetersi, sia nel microcosmo che nel macrocosmo, della forma sferica, chiaramente collegata alle sfere di sterco plasmate dagli scarafaggi sulla terra. La maggioranza di loro però finiva piuttosto per associare Dio a un mammifero domestico, o da cortile.

Pubblicato Venerdî 16 Gennaio 2009

di Anonimo (trad. di Giorgio Tinelli)

bombardamento_chirurgico.jpgTesto anonimo, inviato in francese al blog che Emir Sader ha all’interno della pubblicazione brasiliana Carta Maior; riprodotto dal sito www.SinPermiso.info

1) In Medio Oriente sono sempre gli arabi che attaccano per primi, ed è sempre Israele che si difende. Questa difesa si chiama “rappresaglia”.
2) Né gli arabi, né i palestinesi, né i libanesi hanno il diritto di uccidere civili. Ciò si chiama “terrorismo”.
3) Israele ha il diritto di uccidere civili. Ciò si chiama “legittima difesa”.

Pubblicato Mercoledî 14 Gennaio 2009

di Giovanni Di Iacovo

MuroBerlino.jpg"Che la materia pensi, è un fatto."
Giacomo Leopardi


IL MIO PRIMO AMORE.

C’erano una volta i suoi testicoli, che si ridussero alle dimensioni di due arachidi. Il suo piede crebbe dal 41 al 47. Steroidi e fiale di Halotestin e di nuovo altri steroidi. Comprò dei teschi di scimmie appena morte dallo zoo e bevve ormoni della crescita dal loro cranio. Si iniettò anabolizzanti alla base collo tentando di beccare direttamente la ghiandola della tiroide. La pressione sanguigna era sempre in orbita, al punto che ormai perdeva sangue dal naso anche durante il sonno. La sua urina divenne scura e densa sotto l’immenso sforzo del fegato nel tentare di liberarsi da quella mole di tossine. Ogni mattina aveva bisogno di almeno di tre linee di speed per riuscire ad alzarsi dal letto e andare al lavoro alla Rehnskiöld-Damm. Per addormentarsi doveva versarsi in gola quindici gocce di Ipnox.

Pubblicato Sabato 3 Gennaio 2009

di Valerio Evangelisti
(da "2009, un anno in rosso", suppl. a il manifesto, dicembre 2008)

Penisola.jpgL’anno 2009 fu decisivo per l’Italia. Un ministro fantasioso, Giulio Tremonti, escogitò il modo per sottrarre l’economia italiana alla crisi che attanagliava il mondo. Una soluzione semplice e originale: fare del paese, per sua natura incline all’esibizione e alla vena farsesca, uno spettacolo. Un reality show. Grazie ai satelliti, gli spettatori del mondo intero avrebbero potuto osservare ciò che accadeva nella penisola, zoomando a piacimento da un quadretto familiare all’arena politica. Il prezzo dell’abbonamento avrebbe rimpinguato le casse esauste del Tesoro.
Fu un successo immediato. Da tutto il mondo, tramite appositi decoder distribuiti da Mediaset su scala internazionale, ci si collegò alla Rete per seguire ciò che avveniva in Italia.

Pubblicato Venerdî 26 Dicembre 2008

di Filippo Casaccia

Ar5.jpgDio c’è

La coppia anonima si rivela subito pericolosissima. Lui è un trentenne, che parla con voce soporifera. Alla povera amica che gli sta a fianco racconta del portafogli rubato sabato sera dal cruscotto della macchina di un amico. Deve rifare i documenti ed è molto scocciato. Conclude che saranno stati tossicodipendenti. Vorrei interloquire: “magari negri”. Comunque non si può andare avanti, continua, perché è tutto tassato e non vale più la pena di lavorare. Non esprime motivazioni politiche: è il vero fascista inconscio, che non ha opinioni se non quelle che richiedono meno sforzi mentali e presuppongono il miglior ritorno personale. Poi, questo curioso tuttologo, attacca a parlare della calvizie ed è sicuro che alimentazione, inquinamento e soprattutto stress siano letali per il capello. A questo punto temo di tornare a Genova completamente pelato.

Pubblicato Mercoledî 24 Dicembre 2008

di Filippo Casaccia

Ar4.jpgSvengo anch'io

Il problema del lunedì mattina è che si va a dormire la domenica sera. Si dorme da weekend, ma ci si sveglia da settimana lavorativa e le due cose vanno poco d’accordo. Cioè, so che non è un concetto molto chiaro, ma se dormo sei ore per notte durante la settimana non rappresenta un problema: bastano una secchiata d’acqua gelida in faccia, un caffettone fortissimo e via, in Vespa verso la Facoltà. Il sabato e la domenica, invece, dormo secondo ritmi umani e mi godo anche nove ore di sonno. Comunque, dopo un weekend così, col rave sulle spalle e i peperoncini eritrei ancora sullo stomaco, vado a dormire come se mi aspettassero nove ore di sonno ed invece, poi, il lunedì mattina tocca tornare a Genova per l’immancabile lezione di Scienza delle costruzioni.

Pubblicato Giovedî 18 Dicembre 2008

di Alessandra Daniele

italia.JPGClaude fu bloccato da un paio di agenti davanti all’uscita del terminal.
- Benvenuto al confine dell’Italia, il paese più democratico del mondo! – gli sorrise la donna.
- Fra qualche minuto le diremo il risultato della votazione – disse l’uomo.
- Quale votazione?
- Gli italiani stanno decidendo se permetterle di entrare nel nostro paese.
- E perché?… Non sono mica un famigerato criminale!…Sono solo un turista qualunque!
La donna annuì.
- Lo sappiamo, ma i nostri cittadini hanno il diritto costituzionale di decidere direttamente su chiunque venga ammesso nel nostro paese.

Pubblicato Martedî 16 Dicembre 2008

di Filippo Casaccia

AR3.JPGMetti un sabato sera, al rave

La serata s’è subito messa bene. Vecchi amici, un buon rosso e cibo eritreo. Raffa e io siamo gli unici fessi che, da veri ghiottoni, ingoiano il peperone verde piccante intero. Saporito sì, ma fortino e la lingua diventa un altoforno. Le lacrime agli occhi e la sudorazione da sauna non c’impediscono di apprezzare il compagno Pier che tiene banco durante la cena e sfoggia il suo ethos. Sembra una convention elettorale perché espone, in 100 punti, il suo programma, con una parola buona per tutti: il frignone Leoluca Orlando, Di Pietro, Occhetto, Formentini, gli orridi Ragazzi del muretto, Castagna, Venditti, Alba Parietti, Minghi, Costanzo, Mino Damato, Mara Venier, Pannella, Sgarbi, Fede, Ferrara e Berlinguer padre, figlia e fratello. E di Andreotti ha una certezza: “Altro che un bacetto a Riina, ci ha messo 5 centimetri di lingua”. E ancora Santoro, Guglielmi, Curzi, Donatella Raffai, Dandini e Augias: “E questa è la cultura di Rai3: tutti gli animali della savana che ciulano”.

Pubblicato Giovedî 11 Dicembre 2008

di Alessandra Daniele

Catene.JPG
Fu svegliato da uno strano clangore di ferraglia.
Aprì gli occhi, e lo vide davanti al suo letto, in piedi, vestito di bianco, alto ma curvo, come negli ultimi anni. Coperto di grosse catene rugginose.
- Salve Joseph – disse. La sua voce inconfondibile sembrava provenire dal fondo dell’inferno.
Joseph biascicò un urlo strozzato
- Karol? ..Non è possibile! Sei morto!...- a fatica si tirò su dal cuscino, poi spalancò la bocca – Allora anch’io sono morto!…Maledetti, lo hanno fatto di nuovo, hanno avvelenato nel sonno anche me come quel povero stronzo!….

Pubblicato Giovedî 11 Dicembre 2008

di Michele Dalai

playboy.jpg[Dinamicissimo editore, presenza televisiva su RaiTre, editorialista su "Repubblica Milano", politicamente impegnato, e anche scrittore un po' più che talentuoso: Michele Dalai sta pubblicando alcuni racconti su Playboy, rivista che riprende alcune traiettorie delle sue origini, narrativa compresa. Dai racconti emerge una lingua sorprendente per efficacia e brillantezza, un diorama lessicale e ritmico che non dà tregua e che segnala un talento comico mai familiare alla narrativa italiana. Le tracce seguite sono quelle di Sedaris, di certo Palahniuk, della narrativa breve di Wolfe. Con un romanzo in lavorazione, Michele Dalai si segnala come un narratore dalle potenzialità concretamente destabilizzanti, se si pensa la sua scrittura su un arco lungo. Chi può e deve intendere, intenda. gg]

La Danza del Mentre

Beliana Ivanova è nata in un posto in cui i trattori arrancano in salita, tossiscono tutta la loro fatica e, uno dopo l’altro, si spengono per sempre ai margini dei campi di grano, senza pezzi di ricambio né un lenzuolo pietoso a regalargli un po’ di rugginosa pace. La figlia di Ivan Ivanov e di Sonjia Lisic è nata a Gergisk, nel cuore del centro di una terra senza cuore. A Gergisk non ci sono negozi, non ci sono strade e acqua e corrente elettrica arrivano a turno, usando le stesse condutture. In paese c’è solo un piccolo emporio in cui si trova un po’ di tutto e non si rimedia mai nulla di buono e che funge anche da pompa di benzina, stazione degli autobus, scuola elementare, posto telefonico pubblico e corte giudiziaria.

Pubblicato Sabato 6 Dicembre 2008

di Filippo Casaccia

AR02.jpgI vagoni piombati di Pavia

Entro nello scompartimento e, quando sto per sedermi, è già troppo tardi. Mi vedo dall’esterno: ci sono io, rigido come un baccalà, con una di quelle maschere antigas tipo prima guerra mondiale. Davanti a me, infatti, c’è - nella realtà, non nelle mie fantasie cinematografiche, purtroppo – una specie di lolita truccata come Mortisia e in possesso di due ascelle parecchio vissute. Dorme in posizione fetale e fetente, strizzata da un body che nulla lascia all’immaginazione e che evidenzia due ributtanti aloni di sudore sotto le braccia. I pantaloni di pelle sono alla Iggy Pop versione Stooges (probabilmente non lavati dallo stesso periodo) e al braccio esibisce un monile di rame che la stringe come una coppa piacentina. Alla mia destra sta una quieta signora che sta leggendo le gesta di Padre Pio in quell’interessante pubblicazione di nome Oggi. Evidentemente l’odore di santità le impedisce di sniffarne altri.

Pubblicato Giovedî 4 Dicembre 2008

di Alessandra Daniele

Italik.JPGHo letto di questi biscotti fatti col grasso derivato dalla liposuzione. Allora stamattina sono andata al discount per vedere se qualche feticista s’era messo a cercarli sognando di dare un morso alle chiappe di Britney Spears. Già che c’ero, ho preso una scatola di cereali, quelli che avevo a casa, appena aperti, sapevano già di vecchio. Ho trovato solo cereali transgenici, del tipo che s’ammazza i parassiti da solo. Spero non consideri un parassita anche me.

Pubblicato Lunedî 1 Dicembre 2008

di Filippo Casaccia

Garib.jpgLo scippo

Genova, via XX Settembre, diretto verso la Stazione Principe. Sto andando a prendere l’ennesimo treno che, in questa calda giornata autunnale, mi porterà a Milano. Prendo il 18 anche se è pieno: ho abbastanza anticipo sul treno, ma non si sa mai. Meglio che dover aspettare un altro autobus vuoto e rischiare.
Salgo e noto che c’è una tizia con una evidente faccia da idiota. Razzista! - penso - ancora ad insistere con la fascista presunzione di giudicare dalla faccia. La città mi scorre davanti agli occhi, tra salite e discese, Garibaldi a cavallo, sole e gallerie. Una, due, tre fermate: mancano duecento metri alla fermata di Principe, ho quindici minuti per fare il biglietto, obliterarlo e partire. Tranquillo, come piace a me, così mi scelgo un bel posto e posso leggermi in pace Cuore.
All’improvviso uno starnazzo impone il silenzio in piattaforma, dove l’apposita targhetta ricorda che è vietato sputare: “Conducenteee, autistaaaa, mi hanno rubato il borsellinoooo…”

Pubblicato Venerdî 28 Novembre 2008

almanaccoguanda.jpgdi Giuseppe Genna

[E' in tutte le librerie l'annuale Almanacco Guanda, curato da Ranieri Polese. A partire dal caso Gomorra, convocando critici e scrittori, che intervengono teoricamente o attraverso racconti, si discute di rapporti tra politica e narrazione, dagli scrittori «noir» (Lucarelli, De Cataldo, Fois ecc.) all'opera di romanzieri come Cordelli (Il duca di Mantova) e Siti (Troppi paradisi, Il contagio). Intervengono Arpaia, Biondillo, Breda, Caprara, Casadei, Casalini, Cordelli, Cortellessa, De Cataldo, Desiati, Franchi, Genna, Polese, Rebori, Savatteri, Stajano. Pubblico qui, ringraziando l'editore per il permesso, il mio racconto, in perfetta continuità con Italia De Profundis, l'ultimo romanzo, appena uscito per minimum fax. gg]

IL CORPO DEL CARDINALE
di Giuseppe Genna

Sia osservato.
E’ nudo. E’ anziano, ma ha il volto di un bambino gonfiato dal cortisone dopo una purpurea. L’incarnato è pallido, è della tonalità di certe fotografie ovoidali in ceramica sulle lapidi. I capelli radi, senza la zucchetta rosso porpora, erano insospettabili capelli di quella foggia chemioterapica. E’ nudo. Le braccia parallele al costato e alle anche e ridotte a una circonferenza minima, i bicipiti assenti, il ventre che sporge come una protesi e invece è gonfio per il rilascio addominale.

Pubblicato Giovedî 27 Novembre 2008

di Alessandra Daniele

alcentro.JPG Percentuale accettabile

- Avete trovato la testa? – chiese Magni guardando il cadavere decapitato.
Longo alzò le spalle – Macché. Solo poltiglia.
- Niente segni di effrazione, o di lotta?…
- Come al solito. Sangue e cervella dappertutto, ma solo qualche soprammobile rotto, e il televisore sfondato.
Magni annuì – Dev’essere così che li ammazza – mimò il gesto col braccio – prima gli afferra la testa, e gliela sbatte violentemente contro lo schermo, e poi gliela spacca come un cocomero.
- Che stronzo…
- Già
- No, dicevo che stronzo a sfasciare questi – disse Longo, indicando il grande televisore a parete – Questo è l’ultimo modello di bioplasma home-theatre ultrapiatto LivingColors della Sunya.
Magni sospirò – L’avevo riconosciuto

Pubblicato Martedî 25 Novembre 2008

iteme.jpgdi Luisa Catanese

[Il racconto Ite, missa est è tratto da AA.VV., Quando suona la campanella. Racconti di scuola, Manifestolibri, 2006]

Mia madre è nata sugli Appennini, mio padre a Cosenza, io a Bologna. Mi studiano a lungo, mi interrogano. No, non sono sposato, non ho figli; vivo con la donna che amo. C’è chi mi chiede se do le note. «Non l’ho mai fatto». Non dico il falso, dissimulo. Non entro in un’aula da quando ho votato alle ultime elezioni. Da quanti anni non vedo un registro? Provo a sfogliarlo come se l’avessi studiato all’università. Non apro, non tocco un libretto delle giustificazioni da dodici anni, dall’esame di maturità.

Pubblicato Lunedî 24 Novembre 2008

di Alessandra Daniele

Isola.jpgLa contessa Belinda Von Blurg aveva appena perso al televoto contro l’altro nominato, il tronista Teodosio. Secondo il regolamento del reality dell’anno, “L’Isola dei Famelici”, sarebbe perciò dovuta servire come pasto agli altri tre sopravvissuti.
- Scendi da quella fottuta mangrovia, vecchia stronza! – urlò Bignol la pornostar, agitando la picca che s’era fabbricata col femore del precedente eliminato – tu sei la nostra razione di cibo per questa settimana, e abbiamo fame!
- Quel cazzaro della settimana scorsa, l'opinionista Gelsometti, era così pelle e ossa che l’abbiamo finito giovedì! – si lamentò Teodosio

Pubblicato Venerdî 21 Novembre 2008

di Alessandra Daniele

necroen.JPG
La suoneria lo svegliò di colpo, dissolvendo le tracce del sogno.
Aprì gli occhi, guardò il braccialetto elettronico da cui provenivano i trilli. Non ricordava di averlo mai avuto. Un rumore più forte sovrastò la suoneria, e un megaschermo si accese davanti a lui, abbagliandolo. Il volto perfetto di una donna bionda apparve sorridente sul video «Buongiorno! – disse. Poi il suo sorriso si stemperò in un’espressione di gentile autorevolezza – Ci troviamo nel secondo distretto Occidentale, e oggi è il giorno 301 del quarto anno dopo la Neurodemia, cioè la pandemia di necroencefalite che ha ucciso tre quarti della nostra popolazione, e semi distrutto le capacità mnemoniche dei sopravvissuti, con effetto anche retroattivo.»

Pubblicato Martedî 18 Novembre 2008

minibimbi.jpgdi Adriano Barone

1.
Nessuno faceva caso ai mini bimbi.
Brulicavano nelle strade e nei marciapiedi, negli ingressi delle case e degli uffici, sul-le scale mobili della metropolitana (tutte e tre le linee), nei giardini pubblici, negli stadi.
I mini bimbi erano lunghi cinque centimetri, avevano la pelle bianchissima e sorridevano sempre. Indossavano soltanto un minuscolo pannolino e non sembravano avere mai freddo. Camminavano a gattoni, lentamente, e si fermavano spesso a sedere, osservando l’ambiente circostante, spesso con le dita di una o di tutte e due le mani infilate in bocca. Ogni tanto emettevano suoni che potevano essere interpretati come sommessi versi di stupore, ma per la maggior tempo ridevano con toni acuti che diventavano percepibili solo quando la risata si prolungava, diventando incredibilmente stridula e gorgogliante. Quando sembravano particolarmente soddisfatti, allungavano le braccia il più possibile e battevano le mani.

Pubblicato Sabato 8 Novembre 2008

di Alessandra Daniele

mutazione.JPG- Stanno arrivando – disse Arianna, e con uno scatto degli arti lunghi e sottili si appiattì contro il soffitto all’interno dell’atrio semidiroccato. Cal stipò a fatica la sua mole scagliosa nell’angolo accanto al portone privo di ante, e aspettò. Il gruppo si avvicinava a loro attraversando la strada deserta e assolata, tra le carcasse delle macchine abbandonate. Erano in tre, e attorno ai loro colli chiazzati e giallastri le cravatte eleganti e incrostate di sangue che portavano ancora erano particolarmente grottesche. Uno di loro aveva anche la giacca, dalle cui maniche però sbucavano artigli scarnificati. Il primo, quello con le due paia di lunghe zanne ricurve che sporgevano da entrambe le arcate dentali, annusò l’aria, e puntò un braccio verso il portone.
- Carne! – gridò, e cominciò a correre, saltando le lamiere rugginose di un cartello stradale divelto.

Pubblicato Giovedî 6 Novembre 2008

di Enrico Miele

Gelmini.jpg"Decine di occupazioni.
Studenti, operai, insegnanti.
Insegnanti! Ti rendi conto?"

Gian Maria Volontè in "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto"

"Secondo lei mister, il futuro è dei giovani?
No, il presente è dei giovani."

Josè Mourinho in un’intervista rilasciata alla Rai

C’erano una volta, elementari, medie, superiori e università. Nulla d’invidiabile, per carità. Anche allora i problemi non mancavano. Ma cosa potete saperne? Voi rievocate il passato solo perché sto smantellando il vostro presente. E fossi la prima, capirei anche tutte queste proteste. Ma è un percorso lungo. Che viene da lontano. Io sono stata scelta per terminarlo. Io sono la figlia del sapere.

Pubblicato Venerdî 24 Ottobre 2008

di Alessandra Daniele

Retrovisione.jpgRETROVISIONE

All’inizio era stata soprattutto una moda: i Rearshades, gli occhiali da sole con nano-camera laterale incorporata, potevano proiettare sulla retina anche una breve immagine di ciò che stava alle spalle di chi li portava, come una sorta di specchietto retrovisore portatile.
In breve però si erano dimostrati un prezioso strumento d’autodifesa, e come tali andavano a ruba.
Moltissimi fra coloro che li indossavano abitualmente erano riusciti a scorgere alle loro spalle l’ombra fugace di un criminale in agguato, e quindi a sfuggirgli in tempo. Qualcuno si era anche voltato di scatto sparando, ma era stato comunque assolto dal reato di strage grazie alle nuove leggi che favorivano la legittima difesa, giustificate dall’allarme criminalità sempre crescente.
Ben pochi ormai s’azzardavano a girare per strada senza Rearshades.
Benché le forze dell’ordine aumentassero ogni giorno il livello del controllo sociale, nessuno era ancora riuscito a scoprire da dove sbucassero tanti criminali, né come facessero a dileguarsi così in fretta appena scoperti. Tutti però speravano nell’efficacia di retate sempre più massicce.

Pubblicato Giovedî 9 Ottobre 2008

di Kai Zen

P2.jpg1.

“O Cecco, ma tu lo sai, te, che un amico del mi’ cugino, il Vanni, c’è entrato e non l’hanno visto più?”
“Seee!”
“Ti giuro su la mi’ mamma, manco la polizia l’ha cercato. Per farti capire, eh.”
“Su la tu’ mamma?”
“Giuro. Ed era uno grande, sai, mica un cittino. Avrà avuto diciott’anni.”
“Vabbe’.”
“Mentre invece un altro ha provato a passarci la notte e…”
“Scomparso pure lui?”
“Impazzito. L’hanno ritrovato la mattina dopo nei dintorni della villa che non riconosceva la destra dalla sinistra. Ora pare che sta all’ospedale psichiatrico di Firenze.”
“E pure questo me lo giuri su la tu’ mamma.”

Pubblicato Domenica 28 Settembre 2008

di Alberto Prunetti


sperone_prunetti.jpgL’uomo era magro e robusto. Stupivano i suoi pantaloni di velluto, fissati con una corda in vita a dispetto del caldo dell’estate. Dominava da un colle, tra recinti e annessi agricoli, un fondo di pascoli in un angolo di Maremma. Cinque creste di colline piene d’animali, erba secca e cespugli di lentisco.
Ricordavo i consigli. Vai da quel pastore. Sui prezzi del maneggio niente da dire. Ma attento ai cavalli. Li picchia e a volte sono ombrosi.

Entrai nel recinto. Scegli quello che vuoi, mi disse.
Evitai il baio, aveva una zona di pelo bianco sul dorso, e i cavalli fiaccati hanno già patito troppo.
Ne vidi uno che mi piaceva. Mi piaceva perché non mi faceva paura. Questo, dissi.

Pubblicato Mercoledî 10 Settembre 2008

diaz_mammano.jpgdi Simona Mammano

“Voi andate, io torno domani, devo portare un fiore sulla tomba della figlia della vicina di casa, che è morta dieci anni fa. Dormo in stazione poi vado al cimitero e parto subito dopo. Non preoccupatevi per me”.
Genova. Sono le sette di sera del 21 luglio 2001, Arnaldo ha deciso di non tornare a casa con i compagni con cui è arrivato la mattina dal Veneto per partecipare alla manifestazione del Genoa Social Forum contro il G8. La corriera parte. Arnaldo no. Deve rispettare un impegno. Ha 62 anni, è un uomo allegro, ironico e curioso e, nonostante abbia solo la quinta elementare, è informato su tutto. Crede che ognuno debba farsi carico di cambiare la società, per migliorarla.
I suoi compagni non sono contenti di lasciarlo lì, ma sanno che le sue decisioni sono irrevocabili.

Pubblicato Martedî 2 Settembre 2008

di Girolamo De Michele
genovaG8_4.gif
[questo racconto viene pubblicato contemporaneamente su Posse]

Perché a mia mamma ho detto che vado al solito campeggio degli scout per non impezzarmi con una discussione politica, e poi perchè a lei la Sandra proprio non piace, dice che si veste tipo da puttana, chissà cosa fuma, cose così. Che poi secondo mia mamma lì ci si va solo per scopare, come se invece ai campeggi scout non... che chissà cosa si crede quando vado a fare i campeggi, pensa che l’anno scorso praticamente mi ha tanato il diaframma dallo zaino e non se n’è accorta, cioè non l’ha riconosciuto solo perché per sbaglio l’avevo messo in un’altra scatola.

Pubblicato Mercoledî 27 Agosto 2008

di Chiara Vozza

Voghera.jpg[Questo racconto è ambientato nei primi anni Ottanta. E' solo un frammento di un immenso affresco che comincia e finisce dove cominciano e finiscono le istituzioni totali, in qualunque epoca, in qualunque luogo. Un affresco sconosciuto ai più, soprattutto a coloro che ne invocano la riproduzione infinita.]

“Cammina, puttana”.
Non ha nessun motivo lo sbirro, né di incitarmi né di insultarmi.
Fuori dalle sezioni, corridoi deserti verso la sala colloqui, e certo che cammino, che altro potrei fare? perché non dovrei camminare, sto andando a incontrare persone che amo.

Pubblicato Sabato 23 Agosto 2008

di Vittorio Catani

Tutto sommato siamo una famiglia all’antica, noi.
La mattina facciamo colazione insieme: mia madre, mio padre e io.
triangolo.jpgSi alza per primo Antonio, perché c’è un solo bagno in casa e lui è quello che, come dice Ingrid, “perde più tempo a rifarsi i connotati”. L’importante è che ci ritroviamo a tavola all’orario giusto: le 7,30. Poi ciascuno prenderà la sua strada.
Stamattina eravamo seduti e mentre aprivo il distributore di biscotti per un caffellatte appena espulso dalla cucina, papà ha detto con espressione tesa:
- Da lunedì prendo una settimana di ferie. Non sopporto più questa storia. Voglio guardarmi intorno.
- Antonio - ho risposto - non ci credo. Lo ripeti da due mesi. -
Mio padre lavora in una grossa azienda di prospezioni geologiche per ricerche petrolifere. Le sedi sono a Roma, Istanbul e Manila, con laboratori anche in Antartide. Le cose vanno male, il petrolio comincia seriamente a scarseggiare ed estrarlo diventa più difficoltoso, costoso e inoltre più si va giù, peggiore è la qualità. L’ho sempre chiamato Antonio. D’altronde mica è mio padre genetico, è solo il marito di mamma Ingrid.

Pubblicato Martedî 19 Agosto 2008

di Alessandra Daniele

CoffuraniaMini.jpg[Questo breve racconto di Alessandra Daniele è compreso nell'antologia, falsamente e perfidamente attribuita a Philip K. Dick, Scorrete lacrime disse lo sceriffo, pubblicata dal centro sociale Crash! di Bologna. L'antologia sarà presentata il 19 marzo, alle ore 20, presso la festa di Radio Onda d'urto di Brescia dai due curatori, Paola Papetti e Valerio Evangelisti.]

Il sindaco Seldrig ispezionava con aria soddisfatta il “Termo-Valorizzatore di Risorse Umane”.
- Come uomo di sinistra – disse – oggi sono particolarmente fiero. Infatti da tempo è stato delegato a noi sindaci il potere di comminare la pena di morte e farla eseguire, ma sarà la nostra città la prima a farlo in modo del tutto eco-compatibile! – Un applauso felpato dei giornalisti intervenuti all’inaugurazione coronò la frase del primo cittadino, che aggiunse con un sorriso: – D’altronde, visto che non permettiamo alla feccia e ai rifiuti umani di sporcare la nostra bella città da vivi, non vedo perché dovremmo lasciarglielo fare da morti!

Pubblicato Domenica 17 Agosto 2008

di Chiara Vozza

Senzacasa.jpgIl problema era che, senza residenza, non potevi neanche farti curare una bronchite.
Il vantaggio era che, senza residenza, non potevano neanche recapitarti una multa.
“Senza fissa dimora” era una formuletta abracadabra che riduceva la vita al suo scheletro spolpato e ripulito: la bronchite era una cosa che o passava o diventava polmonite e morivi.
“Senza fissa dimora” erano tre paroline idraulicoliquido che sgorgavano quintalate di saggi giuridici e trattati sociologici: l'Autorità dello Stato era una cosa che o ti gonfiavano di botte e ti sbattevano in galera o ti lasciavano perdere.

Pubblicato Mercoledî 13 Agosto 2008

raccontozincopiombooro.jpgdi Giuseppe Genna

"Ti sembro una bambina delle medie? Mi spiace. Ma è una cosa molto più complicata."

LO ZINCO DISSE:

Io sono una donna, no, non lo sono. E’ cosa molto più complicata. Foro Milano di notte e pedalo e adesso crollo. Pedalo e ogni pedalata è atroce, sempre più, ritorno da nord verso la mia casa che ripara, dove chiunque entra senza danneggiarne i ventricoli e lascia il mio cuore intatto. Esplode a ogni pedalata: mi fa male. Mi hanno dato nome Elena: il nome di piombo di cui parlano le saghe antiche dell’occidente, ho studiato le saghe, da sempre, da sempre ho studiato l’occidente. Il nome del ratto, un rapimento mi precede, i re mi si passano per mano. Cerco amore che nessuno mi dà definitivamente, cerco amore irremovibilmente. E’ penetrato in me come un rapido contagio, prima che me ne accorgessi io.

Pubblicato Mercoledî 6 Agosto 2008

di Giulia Maria Urcia Larios

Uzi.jpg- Ah, ho bisogno di una pausa. Versami un po’ di caffè, già che ce l’hai in mano -. Seraph si stiracchiò e volse lo sguardo verso Maximilian che, imbavagliato e sempre legato, aveva in quel momento un attimo di sollievo dal dolore quasi continuo che provava da ben quattro ore: a turno si erano dati il cambio, e ognuno di loro aveva fatto qualcosa di estremamente doloroso al condannato.
Maximilian era allo stremo, respirava dalla bocca con evidente fatica: non aveva più gli occhi, ma le orbite insanguinate non risaltavano particolarmente sul suo volto tumefatto, privo di naso e pieno di tagli. Ai lati della testa c’erano soltanto due piaghe sanguinanti, perché gli avevano tagliato le orecchie.
Gli erano state slegate le gambe che ora avevano delle angolazioni strane ed erano gonfie, violacee e piene di ferite: Lizard gli aveva rotto sistematicamente tutte le ossa, dal femore ai delicati ossicini dei piedi, con una mazza da baseball estratta, come un prestigiatore estrae dal cilindro un soffice coniglietto bianco, da uno dei borsoni neri che sembravano non avere fondo.

Pubblicato Venerdî 1 Agosto 2008

di Giulia Maria Urcia Larios

Beretta92FS.jpgIl Salto era uno dei quartieri peggiori della Città, il quartiere dei drogati, dove persino gli spacciatori mettevano piede raramente. Per non parlare della polizia, che ci entrava solo di giorno per una ronda veloce e, casomai, per prelevare i cadaveri che a volte venivano trasportati fin sulla strada principale per poi essere abbandonati lì, affinché gli agenti di passaggio li facessero identificare e li restituisse allero famiglie (se ne avevano).
E fu là che la polizia. nella ronda di mezzogiorno, trovò Andrej Savino, in arte Venerdì.

- Ah, che splendido lavoro, hermano! – esclamò Lizard.
Si erano trovati tutti al Black Hole, per parlare dell’esecuzione.
- E’ stato facile - disse con semplicità Sombras.
Angelito si apprestò a leggere il giornale di quel giorno.

Pubblicato Martedî 29 Luglio 2008

di Giulia Maria Urcia Larios

45Colt.jpgDopo quasi tre settimane Cuervo era tornato al suo posto, al Black Hole Bar, tra gli amici che si complimentavano per la sua bravura.
- Ottimo lavoro – lo lodò Lizard, – niente famiglie che ci danno la caccia e niente polizia che ci fiata sul collo. E’ davvero un ottimo inizio. Allora, l’ultima volta abbiamo sorteggiato turni e compiti. Chi è il secondo? -
- Io – rispose Seraph, - e ho B. D. -
- Hai pensato a come farlo fuori? -
Seraph sorrise, e tirò fuori un block notes scritto fitto con la sua calligrafia nervosa. Cominciò a spiegare: lo sapevano, a volte gli capitava di collaborare con i ladri di auto e di pezzi di ricambio, e grazie al loro aiuto aveva registrato le ore e gli intervalli tra le ronde della polizia nei quartieri più pericolosi. Inoltre aveva seguito Blue Dragon e segnato i suoi percorsi più frequenti, e uno di questi era una stradina stretta e poco trafficata, una scorciatoia per arrivare in centro più in fretta, passando però per la Palude (“…un quartiere pessimo davvero! Giusto fratelli?”).

Pubblicato Domenica 27 Luglio 2008

di Giulia Maria Urcia Larios

44Magnum.jpgIl suo migliore amico e fratello di sangue era morto da più di un anno e Lizard, un cupo pomeriggio d’autunno, rimase a lungo all’angolo della strada di fronte al bar “La rosa d’oro”. La via era illuminata da un sole morente, rosso e pulsante come un cuore malato sospeso sulla cappa di smog che opprimeva la città.
Immobile come una statua, fumava febbrilmente senza togliersi la sigaretta dalla bocca e fissava la porta del locale al di là della strada con un’intensità tale che pareva che la sua vita dipendesse da quella soglia.
Il traffico scorreva lento e caotico, e attorno a lui vociava la folla opprimente.
La porta si aprì e Lizard si fece ancora più attento. Un gruppetto di persone si allontanò ridendo, tra loro spiccava una disordinata zazzera rossa.

Pubblicato Sabato 26 Luglio 2008

di Alessandra Daniele

001.jpg- Quel fottuto ometto grottesco e maligno! – La ragazza scaglia il giornale attraverso la stanza.
L’uomo seduto segue con lo sguardo la parabola discendente, poi commenta sarcastico
- Il paese è con lui…
- Stronzate!
- Ti ricordo che il mio omonimo è stato regolarmente eletto con un’ampia maggioranza
- Ha approfittato delle paure della gente, paure che aveva creato lui stesso, insieme alla sua banda di criminali! – dice la ragazza. L’uomo si appoggia allo schienale
- Ha fatto anche di meglio. Gli ha dato un capro espiatorio – dice cupo.
Lei scuote la testa – ma non può continuare così, tutto questo è troppo assurdo per durare…

Pubblicato Martedî 22 Luglio 2008

di Alessandra Daniele

RobotSkeleton.jpgIL VINCITORE

L’ Elastitan attecchiva subito: bastava iniettarlo, e si fissava nelle ossa, trasformandole in una struttura ultra-elastica quanto super-resistente. Il prodigioso polimero - insieme al doping tradizionale - aveva fatto di Tod Polton, detto “il giaguaro bianco”, l’uomo più veloce della terra. Però ancora non bastava.
- Ti ci vuole un ChampionChip! - gli disse il coach, dandogli una pacca sul collo grosso come una coscia
- Non la voglio una di quelle caccole elettroniche nella testa – cantilenò Tod, con la voce distorta dagli ormoni.
- Ma saresti perfetto! – rispose il coach – L’Elastitan del tuo scheletro è un polimero biosintetico in grado di ricevere istantanei impulsi neuroelettrici direttamente dal cervello, bypassando il sistema nervoso attraverso un chip installato tra il cranio e la prima vertebra cervicale!

Pubblicato Mercoledî 16 Luglio 2008

di Franco Ricciardiello

Rwanda2.jpgLa ragazza che ero io si sfila il chip dalla presa neurale. Norberto la sta aspettando a braccia conserte; si è già scollegato da tempo, mentre lei si librava con il fly per le strade di Kigali, tagliando con le ali sottili l'odore di carne bruciata.
La ragazza rabbrividisce.
— Non so cosa ti stia succedendo — dice lui freddamente. È evidente che vorrebbe aggiungere molto di più.
— Non so lo neanche io — risponde lei, leggermente in colpa.
Ma la sua retina trattiene ancora il barbaglio duro dei machettes, le macchie colore vino dei baschi, i mucchi di stracci insanguinati dei corpi lungo i muri. Le sembra che, invece di essere archiviati in fondo ai tunnel di probabilità, gli avvenimenti del Ruanda siano in procinto di accadere, e che lei rischi di perderli se rimane qui nella casa di vacanze del padre di Norberto.

Pubblicato Lunedî 14 Luglio 2008

di Franco Ricciardiello

Rwanda1.jpgGli hanno amputato le mani e i piedi con il machette, per accorciare le sue dimensioni a quelle degli hutu. Gli è impossibile reggersi in piedi. Afferra gli oggetti con la piega del gomito. Mangia con la faccia affondata nel piatto, mentre le mosche gli camminano sul collo.
Non ha più lacrime da sciupare. Prima del 6 aprile giocava in una squadra di football a Butare, oggi si lascia morire nel cortile della missione Onu, seduto su uno sgabello di paglia all'ombra. Osservo l'espressione insensibile del suo viso attraverso i sensori del fly impiantati nella mia presa neurale: le immagini di un giovane morto da quasi un secolo, eppure disperatamente vivide per i miei sensi. Un uccello urla rauco nella nebbia. Radio Mille Collines ha finalmente smesso di incitare al genocidio, oggi trasmette solo canzoni.

Pubblicato Domenica 13 Luglio 2008

di Azzurra D'Agostino

CarracciMangiatoreFagioli.jpgQuando si svegliò quella mattina il cielo riposava zitto come un sasso sul fondo del fiume. Neanche un frullo d’ala tra le piante, nessun volo di falco o di rondine, nessun trillo di passero rompeva quel silenzio perfetto. L’aria restava muta e svaligiata nell’insondabile esattezza del suo azzurro.
Fausto fece alcuni passi nell’aia a testa insù, per controllare meglio. A vista d’orizzonte, nulla. Tra gli alberi del bosco intorno alla fattoria, nulla. Persino il gallo quella mattina aveva saltato il suo canto. Tutto ciò gli parve molto strano. Salì sul trattore, già carico dal giorno prima di covoni di fieno, e si diresse verso la tenuta dei Brumini. Per strada, ogni tanto dava un occhio in alto per controllare: anche lungo la via nessun segno di vita a popolare le nuvole. Scosse la testa impensierito. Il trattore sobbalzava e il sedile a molle lo faceva saltellare come un pupazzo nella scatola magica.

Pubblicato Sabato 21 Giugno 2008

di Chiara Vozza

PistolPenis.jpgLui ha estratto il caricatore.
Lei si irrigidisce – muscoli della mascella contratti, la lingua ritratta preme contro i molari superiori.
Ecco. Adesso arriva. Ecco... TRA-ATRACK!
Ha tirato indietro il carrello proiettile in canna espulso carrello rientrato.
Adesso può procedere.
Scovolini, lubrificante spray, panno ruvido, panno morbido, è tutto già ordinatamente disposto sul tavolo.
Anche il fazzoletto di carta ripiegato che accoglie il proiettile espulso. Non sia mai che debba rotolare sotto il tavolo o chissà dove. Un proiettile sfuggito è l'insegna del suo disprezzo. Non potrebbe sopportarlo. Accuratamente disposto sul fazzoletto deve stare, in attesa di inserirlo nel caricatore.
Dopo aver rimesso il colpo in canna (tra-atrack!).

Pubblicato Sabato 31 Maggio 2008

di Massimo Maugeri

MindGames.jpg[Massimo Maugeri, autore di un romanzo molto bello e molto sconcertante per la sua insolita attenzione al presente, Identità distorte (ed. Prova d'Autore, Catania, 2005, pp. 162, € 10,00), conduce con grande equilibrio uno dei blog letterari migliori e più seguiti, Letteratitudine.) (V.E.)

C’è qualcuno?”
“...”
Avvocato Lineri? È lì?
“….”
Andiamo… apra la porta.”
“…”
Avvocato Lineri… so che è lì. Mi apra, su!”
“…”
Va bene. Le garantisco che farò la brava.”
“…”
Oh, era ora. Posso entrare? Be’, tanto l’ho già fatto!”
“Cosa vuole?”

Pubblicato Sabato 17 Maggio 2008

di Angelo Scotto

Ombra.jpgQuando aprii gli occhi, capii di essermi cacciato in un guaio.
Ero seduto con la schiena appoggiata alla ringhiera di una scala che portava in un sotterraneo, una gamba piegata e l’altra distesa, un po’ come Adamo quando ricevette la scintilla della vita dal barbuto Signore nella Creazione di Michelangelo. E il paragone poteva anche continuare, perché come Adamo ero nudo, e come Adamo la mia vita era appena cominciata. O meglio, ricominciata.
Che fossi nudo, l’avevo capito dalla sensazione di freddo sulla pelle, nonostante non ci fosse che una brezza leggerissima. Mi passai una mano sullo stomaco, sull’inguine e sulle gambe per accertarmi che l’intuizione fosse giusta. Non potevo vedere bene il mio corpo, perché era notte fonda, e non c’erano lampioni vicino a me, tranne uno che era però rotto. Una sfortuna, visto che un po’ a distanza ce n’erano altri che invece funzionavano benissimo, e rischiaravano con il loro neon gli alti edifici del cimitero.

Pubblicato Domenica 27 Aprile 2008

di Alessandra Daniele

Berluscloni.jpgSelenio Bruscoli aveva molti nemici, e se ne vantava. “Molti nemici, molto amore!” diceva, storpiando il motto fascista per ignoranza. e si vantava anche di quella. Ciò di cui andava più fiero però erano i miliardi, ereditati dal padre banchiere d’organi, e moltiplicati col suo analogo traffico di frattaglie clonate per trapianti. Certo, all’inizio aveva avuto un periodo di crisi: la liberalizzazione genetica aveva fatto crollare i prezzi. Per ogni due reni venduti toccava darne un terzo in omaggio. Ma poi i suoi sostanziosi finanziamenti al partito centro-centrista La Cosa Giusta avevano dato il loro frutto. La Cosa Giusta aveva vinto le elezioni, e varato una legge proibizionista capace di rendere le frattaglie clonate Bruscoli pregiate quanto proibite, facendone schizzare il prezzo là dove nessun euro era mai giunto prima.
Insieme ai guadagni però erano aumentati anche i nemici, sia in numero, che in pericolosità, tanto che Bruscoli aveva deciso che gli servisse un Kagemusha.

Pubblicato Mercoledî 23 Aprile 2008

di Franco Ricciardiello

DickensRicciardiello.jpgErano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un'epoca di saggezza, era un'epoca di follia, era un tempo di fede, era un tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l'inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo, diretti verso il paradiso, eravamo incamminati nella direzione opposta.
Chiusi la copertina e rimisi il libro senza fare rumore nella borsa di Eugenia. Mi guardai alle spalle: Eugenia era ancora addormentata ai piedi del divano ad angolo, la testa appoggiata sulle braccia e le ginocchia raccolte verso il ventre. Oltre alla carta di identità e una confezione di Prozac con metà blister schiacciati, avevo trovato nella sua borsa A Tale of two Cities, il romanzo di Dickens sulla rivoluzione francese. Le primissime, fulminanti righe della prima pagina mi avevano colpito.

Pubblicato Sabato 29 Marzo 2008

di Alessandra Daniele

Zombies.jpgTEMPO DI GUERRA

Sara terminò faticosamente di suturare la ferita del ragazzo. L’emorragia s’era arrestata, e le ustioni circostanti sembravano curabili.
Un attimo dopo la ferita si riaprì, e cominciò ad allargarsi come slabbrata da una lama invisibile. Le ustioni peggiorarono di colpo, e cominciarono a diffondersi per tutto il corpo del giovane, che si ricoprì di larghe chiazze sanguinolente.
- No! Di nuovo! – disse Sara con un lamento strozzato. Tentò convulsamente di intervenire, ma non c’era niente da fare: il ragazzo morì in pochi minuti.
- Glielo avevo detto, dottoressa – commentò serafico il colonnello Weaver. – La vostra presenza quaggiù è inutile. Per questo siamo venuti a sgomberare il vostro ospedale.

Pubblicato Domenica 23 Marzo 2008

Inedito di Christian Frascella[Da Christian Frascella ho ricevuto un manoscritto inedito, Fuochi di Sant'Elmo: l'ho letto e l'ho trovato esilarante, commovente, cinico, sarcastico, pop, aggressivo, tenero nell'intensità della tenerezza che si dà nell'aggressività. E' una storia che potrebbe essere un romanzo di formazione ed è invece un romanzo di deformazione. Non è peregrino quanto Frascella mi ha scritto: che guarda, cioè, a Fante e Bukowski - si rintracciano elementi assai qualificanti del mix, in questo realismo eccessivo, che spacca il muro del suono. Il repertorio mnemonico di più di una generazione è sbalestrato da una scrittura che stilisticamente è libera. Christian Frascella, di cui invito a dare un'occhiata al blog (leggetevi ciò che scrive di Parrella e capirete), è in effetti una persona libera. Merce rara al giorno d'oggi. Può permettersi tutto: è colto, è acuto, è piena linea Bachtin. Anche questa scorribanda che non è per niente giovanilistica, anche se il protagonista è giovane, è un atto di deliberazione assoluta, sfiora la crudeltà carnacialesca. Fossi un editore non mi lascerei scappare un romanzo simile. E' la prova che la narrativa italiana si muove, in direzioni diverse, inaspettate e potenti. Pubblico un estratto dal secondo capitolo: il Capo è il padre del protagonista, la foca monaca ne è la sorella. gg]

Il Capo
Più o meno otto mesi dopo il mio ritiro da scuola, il Capo prese ad avere un atteggiamento inconsueto. Girellava per casa con uno strano brillìo negli occhi, e un comportamento assai più distratto del normale. Beveva di meno e lavorava parecchio. Le sue soste all'amaca si erano ridotte in maniera drastica.

Pubblicato Venerdî 7 Marzo 2008

di Tiziano Scarpa

SilviaMenuzzi5.jpg[Il saggio travestito da racconto di Lucio Angelini è stato pubblicato in tre puntate, qui, qui e qui. E' stata anche l'occasione per fare conoscere l'opera di una bravissima artista, Silvia Menuzzi. Come preannunciato, la quarta parte è un commento di Tiziano Scarpa - un caro amico, che colgo l'occasione per salutare.] (V.E.)

Caro Lucio,

ho letto la tua fiaba per adulti Una volta c’era. È molto bella,
complimenti, soprattutto la parte dalla comparsa del lupo in poi. Il dialogo tra il principino e il lupo è divertente perché c’è una situazione di dissimmetria, di sbilanciamento di potere fra i due dialoganti. È un dialogo sadico. Ricorda moltissimo (non nel senso del plagio, ma della sintonia) proprio De Sade, i dialoghi fra i persecutori di Justine e la fanciulla sventurata. Un lupo che si appresta a mangiare il principino e gli spiega perché lo fa e perché è giusto farlo. In più, per il regime stesso della tua fiaba, raggiunge il vertice e il nec plus ultra del disincanto analitico con quel “NON BISOGNEREBBE ASSOLUTAMENTE MAI SPIEGARE A UN BAMBINO I SIGNIFICATI DI UNA FIABA”, che giustamente tu scrivi a lettere capitali.

Pubblicato Sabato 9 Febbraio 2008

di Lucio Angelini

SilviaMenuzzi4.jpgAccucciatosi a terra, il principe prese ad aspettare l’apparizione di qualche animale salvatore che lo aiutasse a uscire dal bosco senza ulteriori perdite di tempo. Nell’attesa, optò per una meditazione zen.
“Anche noi bambini”, prese a dirsi, “sappiamo essere un po’ filosofi, a volte, nel senso che anche noi bambini cerchiamo delle risposte sensate da dare agli eterni interrogativi dell’uomo (‘Chi sono? Come devo comportarmi di fronte ai problemi della vita? Cosa devo diventare? Da dove sono venuto? Come si è formato il mondo? Chi ha creato l'uomo e tutti gli animali? Qual è il fine della vita?’).”
Fu a quel punto che una specie di frullo lo fece sobbalzare.

Pubblicato Sabato 2 Febbraio 2008

di Lucio Angelini

SilviaMenuzzi3.jpgDa quando, in casa, era arrivato quel brutto piscialletto di suo fratello con il suo perpetuo bisogno di assistenza, il principino era attanagliato da dubbi cocenti. Ma chi l’aveva chiamato, quello lì? Non bastava già lui a riempire di gioia la vita dei suoi genitori?
Così, a poco a poco, aveva cominciato a paventare un vero e proprio ripudio da parte dei suoi genitori, a sospettare che in lui o nei suoi desideri ci fosse qualche grave colpa, tale da giustificare quella che andava percependo come una vera e propria caduta a picco nell’inferno, dopo il felice Eden della prima infanzia.
“Sai, nonna”, disse un giorno alla sua navigata consigliera, “che da un po’ di tempo mi è venuto un sospetto?”
“Quale sospetto, caro?”

Pubblicato Sabato 26 Gennaio 2008

di Alessandra Daniele

StarcrashImperatoreUniverso.jpgIl presidente Raff era certo che la scoperta di una rete di wormholes che pareva collegare tutta la galassia sarebbe stata rivoluzionaria. Per questo era deciso a mantenerla segreta.
L’anomalia spazio-temporale incontrata dalla sonda Gloryfinder a metà strada fra Marte e la terra s’era rivelata un wormhole, una sorta di condotto subspaziale collegato a molti altri capaci di mettere in contatto istantaneo alcuni tra più lontani angoli del cosmo. Agli occhi di Hilaryus Raff, presidente ereditario degli Stati Uniti d’Occidente, si spalancava una nuova era di possibili conquiste che non intendeva certo spartire.
Appena entrato nella sala operativa sotterranea, notò passare sul megaschermo centrale un rapido mix delle immagini riprese dalle sonde spedite in esplorazione. Visioni confuse ma suggestive, che Hilaryus trovò colme d’una loro fosca bellezza.

Pubblicato Giovedî 24 Gennaio 2008

di Lucio Angelini

[In realtà, questa "fiaba sui simboli di una fiaba" di Lucio Angelini sarà suddivisa in tre parti. La quarta sarà rappresentata da una postfazione al racconto-saggio di Angelini scritta da Tiziano Scarpa.]

SilviaMenuzzi2.jpgUna volta c’era l’abitudine di iniziare le fiabe con la formula “C’era una volta”. A dire il vero l’usanza resiste ancora oggi, ma un po’ perché sono fatto a modo mio, un po’ perché sono convinto che, di tanto in tanto, introdurre un cambiamento nei cliché narrativi non guasti, vorrei iniziare la mia fiaba invertendo i due termini: “Una volta c’era”.
Ebbene, amici lettori, dovete sapere che UNA VOLTA C’ERA un principe poverissimo. “Ma come?”, obietterete subito voi. “Se era poverissimo che razza di principe era?”

Pubblicato Sabato 19 Gennaio 2008

di Vittorio Catani

Stamani appena sveglio: atrazina, cloro benzofenone. Spalanco la finestra ma ci sarebbe da non farlo più, da inchiodare le serrande: altro che cambiare aria peynet03.jpgin camera. L’esterno vomita veleni e l’atmosfera pulita pompata ieri sera nella stanza dal serbatoio domestico (50 euro ogni bombola da 20 litri) è volata a disperdersi su nel cielo, a imbottirsi di particolato e polveri sottili come una baldracca che si faccia ingravidare dal demonio.
Sbarro tutto e vado alla doccia. Marzia mi chiama via microcellulare, mi risuonano gli innesti mobili su entrambi i timpani: – Vieni a prendermi? – Rispondo: – Più tardi, cara. E preparati come dico io. – Vedrai, bella mia... Marzia ha richiuso senza fiatare. Piccolissime estensioni del cellulare nel cranio: microonde che si arrampicano a corrodermi il cervello. Il getto d’acqua mi inonda, sulla pelle dilagano riflessi opachi e filamenti di cristallo incrinato, gocce come piccoli diamanti appassiti. Sostanze tossiche. Evaporano. Le inalo.
Sono appena le 7,15.
Perché i baroni dell’Acquedotto trattano l'acqua col cloro anziché con l’ozono?

Pubblicato Martedî 15 Gennaio 2008

di Alessandra Daniele

Marte.jpgALIENOIR

Quando Ned riprese conoscenza, era bloccato alla sedia e aveva la canna di una pistola pulsar 4G puntata al centro della fronte. Baz lo fissava torvo, col dito sul grilletto.
- Perché? – biascicò Ned, con un brivido violento che gli tagliò il respiro.
Senza scostare la pulsar dal bersaglio, Baz estrasse dalla tasca un cd. Ned non riusciva a capire.
- Cos’è?…
- Quante copie ne hai fatte?
- Ma di cosa?
Baz spostò di scatto la pulsar all’altezza del petto di Ned, e sparò. L’onda di pulsazione gravitazionale sollevò Ned mandandolo a sbattere contro la parete di fondo. La sedia si sfasciò, ma il dolore gli impedì di approfittarne. Rimase a terra finché Baz non tornò a puntargli l’arma alla fronte.

Pubblicato Martedî 1 Gennaio 2008

di Claudia Andretta

BlackWingsAngel.jpgQuesto racconto è collegato a un altro della stessa autrice, da noi già pubblicato: si veda qui.]

Guardava nel bianco vuoto intorno a lei, gli occhi persi insieme ai suoi pensieri. Era confusa e, anche se non voleva ammetterlo, delusa.
Anche questa volta lei non sarebbe venuta.
Se lo aspettava, in qualche modo, ma la speranza tradita bruciava lo stesso.
Sua sorella non posponeva mai il lavoro a nulla - neanche a lei.
E di fatto non le era possibile.
Sospirò, riappoggiò la testa alle braccia e tornò a guardare il vuoto, ascoltando il suono vellulato e solitario del silenzio intorno a lei.
Poi, in maniera del tutto inaspettata, sentì qualcosa poggiarsi delicatamente sulla sua testa.
Una mano, che si posava aperta sulla sua chioma scura e setosa, con delicatezza e insieme con possessività.

Pubblicato Domenica 30 Dicembre 2007

di Carlo Babando

LaMorte.jpgSi accorse che era morta soltanto quando la vide irrigidirsi dentro la veste di seta. Il colore della sua pelle, fino a poco prima roseo e caldo, aveva assunto la sfumatura dell'acciaio gelato.
C'era poco da fare, le cose non sarebbero cambiate neanche se fosse rimasto lì a guardarla per un altro giorno intero. Si passò il palmo della mano aperta sul viso, come per riattivare la circolazione sulla sua espressione; la stessa da troppe ore ormai.
Alzandosi dalla sedia di plastica verde, una semplice sedia da giardino di plastica verde, sobbalzò al rumore provocato quasi si aspettasse un maremoto. O qualsiasi altra catastrofe di pari peso.
Sentì il sangue fluire in tutto il corpo, rattrappito dal tempo trascorso immobile a vegliare il cadavere, nella speranza che accadesse qualcosa. Qualsiasi cosa.

Pubblicato Giovedî 27 Dicembre 2007

di Girolamo De MicheleAnatra1.jpg

Non c’era ragione per non continuare a polverizzare di grigio sottile oltre il vetro decorato d’ovatta: la cenere non sa del Natale. La cenere non sa nulla, la cenere viene giù: cade, e basta. Sottile, grigia, impalpabile: avrebbe mai smesso? Abbiamo fatto prima a smettere di chiedercelo, pensò distogliendo lo sguardo. Non era riuscito ad abituarsi. I suoi figli non avevano mai conosciuto un mondo senza cenere: lui ricordava il brillare dei verdi, i gialli e i rossi caldi e splendenti, l’azzurro del cielo.

Pubblicato Lunedî 24 Dicembre 2007

di Alessandra Daniele

Pantocrator.jpgPANTOCRATOR

Trevis mollò una gomitata al collega.
– Siamo nella Palestina del primo secolo d.C., piantala di fischiettare canzoni che non sono ancora state scritte!
Sidney grugnì: – Ma cos'è che avevano già scritto in quest'epoca di merda?
- La Bibbia
- Che faccio, fischietto la Bibbia?
Con un’altra gomitata Trevis zittì il collega, poi gli indicò un uomo di spalle davanti a loro.
- Eccolo! – bisbigliò – L’abbiamo trovato! E’ solo, prendiamolo!
I due si avventarono sull’uomo armati d’un paio di siringhe. Lo stordirono, e lo trascinarono via.
Quando si risvegliò era legato a bordo del TimeRunner, veicolo sperimentale della NASA per il viaggio nel tempo, ideato – e poi rubato – dal dottor Horatio J. Trevis, e dal collega, Sidney.
- Qualsiasi cosa stiate cercando di farmi, sarà inutile. In verità, vi dico…
Trevis si voltò di scatto dai comandi, e gli puntò un dito contro.
- Non ci provare! Non sperare di fregarci con le tue cazzate!

Pubblicato Venerdî 21 Dicembre 2007

di Lucio Angelini

Esplosione.jpgPremetto che attraversavo un periodo di fastidiosa depressione. La militanza politica non aveva risolto certe mie esigenze espressive, e il gruppo da me fondato, la SI.RA, si era presto dissolto, anziché consolidarsi e raccogliere proseliti. Stavo, tuttavia, con un compagno non ancora in crisi, gran confezionatore di bombe, che era arrivato alla lotta armata clandestina dopo la solita parentesi orientaleggiante. Nessuno vi ha mai parlato dei tre gradi dell'ascesi mistica classica? A quel tempo, a me, ancora no. Cristo (così lo chiamavano, a causa di un suo intercalare) mi assicurò che il percorso altro non era che un continuum cogitatio-meditatio-contemplatio, o qualcosa del genere. Che lui l'aveva attraversato tutto, ma che, deluso, alla fine si era dato alla lotta armata. Piazzava ordigni dappertutto: ai grandi magazzini, dentro i confessionali, sotto le pantere della polizia, e non riuscivano mai a pizzicarlo.

Pubblicato Domenica 16 Dicembre 2007

di Sashinka Gorguinpour

Cianciulli.jpgSono nata a Montella di Avellino nell’anno del Signore 1893. Mia madre si chiamava Emilia di Nolfi e mio padre Mariano Cianciulli. Nessuno al mondo ha la possibilità di scegliersi il cognome, e, nel mio caso, nemmeno colei che mi ha portato in grembo per nove mesi, ha potuto decidere quello che avrebbero avuto i suoi figli.
Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che portavano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita.”
E come avrebbe potuto? Vorrei davvero che qualcuno s’apprestasse a spiegarmi com’è possibile amare il frutto marcio di uno stupro… sì, avete sentito bene: quel Mariano, l’uomo che mi ha regalato un cognome, in una giornata qualsiasi prese una donna qualsiasi e le usò violenza. Per un’altra incomprensibile ragione Nostro Signore Iddio decise che subito dopo sarei dovuta venire al mondo proprio io e che io e solo io avrei dovuto portare un marchio maledetto per l’intera mia vita. Sangue del sangue di un gesto mostruoso.

Pubblicato Venerdî 14 Dicembre 2007

di Alessandra Daniele

LAsino.jpgPROCEDURA STANDARD

Mino aspettava tranquillo di passare il controllo bagagli. “Ho fatto bene a scegliere di tornare in aereo - pensava - Questa sera alle otto sicuramente sarò a casa.”
L’agente finì di ispezionare la valigetta col detector. Poi la aprì, rovistò dentro, e ne estrasse un paio di occhiali
- E questi? – gli chiese torvo. Mino si affrettò a scusarsi.
- Li ho scordati lì… mi dispiace... la fretta… - disse con aria mortificata.
- Sa che portare qualsiasi oggetto di vetro in aereo è reato, vero?
- Sì certo, da quando è stato scoperto quel progetto di dirottamento che prevedeva l’uso di cocci come arma da taglio
L’agente gettò gli occhiali in un piccolo tritarifiuti e li distrusse. Mino farfugliò qualcosa con aria avvilita, l’agente lo zittì perentorio.

Pubblicato Venerdî 7 Dicembre 2007

di Lucio Angelini

SilviaMenuzzi.jpgL'esperimento di scrittura medianica stava riuscendo. La mano dell'esangue scrittore inedito (anni e anni di manoscritti respinti, di pugnalate al cuore...) aveva iniziato a muoversi nel buio.
Scrisse solo: "L'ele". E si bloccò.
“Calvino! Calvino! Italo Calvino!" urlò mentalmente Vitalino Calò, irrigidendosi tutto. “Scrivilo tu il racconto! Vincilo tu il premio Calvino dell'89! Compi questa suprema ironia!”
La penna riprese a tremolare. Tracciò sette lettere, "fangelo", che si aggiunsero alle precedenti di "L'ele".
Sì, certo! L'elefangelo...
Ma che strano titolo!

Pubblicato Sabato 24 Novembre 2007

di Alessandra Daniele

Arte.jpgL'ARTE DELLA GUERRA

La città era una distesa di cadaveri carbonizzati.
- Cazzo, che potenza! – esclamò ammirato il sergente Fox, uscendo dal blindato.
- Merito delle Devil’s Tears, le bombe al plasma incendiario - commentò il colonnello Granville, serafico. – Praticamente una vera e propria colata di lava incandescente che piove dal cielo – aggiunse con un gesto delle dita che ricordava un arpeggio – quasi come a Pompei, in Italia.
- Ehi, credevo che gli spaghettari fossero dalla nostra parte, quand’è che li abbiamo bombardati? – sogghignò Fox.
Granville sorrise bonario.

Pubblicato Martedî 20 Novembre 2007

di Saverio Fattori*operai1.jpg

Nell’88 entrai da quei cancelli. Dagli armadietti spuntavano giornali porno, testosterone in esubero per un immaginario che ammetteva un unico colore: rosa carne. Dopo la rimozione totale del rosso vivo operaio avanguardia politica dura e pura.
Oggi la varietà dei colori è più ampia. Sono i colori dei depliant degli ipermercati pieni di oggetti di consolazione per esigenze più pratiche. Alla macchinetta del caffé le discussioni riguardano esclusivamente l’immaginario televisivo e il possesso di beni di consumo.

Pubblicato Mercoledî 31 Ottobre 2007

di Alessandra Daniele

CitizenKane.jpgEmergenza

Il Generatore Automatico sentenziò:
"Arrotini
Satanisti
del Bengala"
Il ministro Raffoni sorrise – Ecco l’emergenza della settimana.
- Ma…non ci sono arrotini satanisti del Bengala in Italia – obbiettò Magnozzi, perplesso
- Certo che ci sono – sibilò il ministro – anzi, ce ne sono troppi! Gli onesti cittadini sono stufi di essere tormentati dai loro lamentosi richiami ululanti…
- …da muezzin! – aggiunse deciso il generale Santi Sepolcri
- Giusto! Magnozzi, prenda nota per l’apertura del TG: “Emergenza arrotini satanisti del Bengala, si sospettano legami col terrorismo islamico”, e non dimentichi di menzionare il “feroce regime totalitario bengalese".”

Pubblicato Martedî 23 Ottobre 2007

di Enzo Fileno Carabba

Shining.jpgAvevo i miei privilegi.
Credo di essere stato il primo bambino italiano a conoscere la storia di Shining, il romanzo dell'orrore di Stephen King da cui Kubrick ha tratto il film con Jack Nicholson. I miei genitori, che spesso hanno di queste intuizioni, comprarono il libro quando ancora King non era nessuno. La traduzione italiana aveva per titolo Una splendida festa di morte e in copertina c'era un bambino con una camicia da notte e una faccia verdognola, poco sana, bisogna dire: più che spaventato sembra reduce da un'intossicazione alimentare.
Io invece mi spaventai.

Pubblicato Domenica 21 Ottobre 2007

di Anarcoreta

[Leggi la prima e la seconda parte del racconto]

africa1.jpgOrmai era il crepuscolo, quel momento della giornata in cui i colori si attenuano quasi completamente – riducendosi a sfumature tra il grigio e il nero - ma rimangono ben visibili le forme. Le forme intorno a me – dalla mia visione dal basso, seduto sulla pietra – erano le due figure che stavano tra me e la strada, Gideon – silenzioso – accanto a me e una fitta schiera di arbusti e alberelli – mi parevano acacia o un loro parente africano – che riducevano la vista a quella sorta di angolo intimo che si era creato.

Me ne accorgo per la prima volta. Ho paura, moderatamente ma ho paura.

Pubblicato Mercoledî 17 Ottobre 2007

di Francesco Lo Duca

FrancescoLorusso.jpg[La ricorrenza del '77 ha causato l'uscita di numerosi libri di vario interesse, tra cui opere di narrativa. Abbiamo già segnalato l'eccellente Insurrezione di Paolo Pozzi. Altrettanto vero e avvincente mi pare un romanzo di Francesco Lo Duca, Guai a chi ci tocca, ancora in cerca di un editore. Lo Duca, militante libertario, partecipò al '77 bolognese da protagonista. Lo racconta senza infingimenti, con profondo realismo e un costante senso dell'humour. Riporto, del suo lavoro, il primo capitolo, in cui l'uccisione di Francesco Lorusso, l'11 marzo, è narrata da uno che vi assistette. Mi auguro che un romanzo così non rimanga inedito a lungo, se non altro per il suo valore storico.] (V.E.)

Caterina è già in piedi da tre ore, quando decide di rompere gli indugi e aprire la porta della “caverna”.
Il rumore dell’aspirapolvere e la luce del giorno irrompono violentemente nell’ambiente pregno di una puzza solida, quasi corporea fatta di fumo, di piedi marci e chissà che altro.
Un lamento sepolcrale promana dall’intrico di coperte che sembra appena uscito dalla centrifuga.

Pubblicato Mercoledî 17 Ottobre 2007

di Philip K. Dick (trad. di Valerio Evangelisti)
Da il manifesto del 6 ottobre 2007

Koffy.jpg[La grande notizia è che sabato 6 ottobre, al termine di un folto corteo, è stata occupata la sede per un nuovo Crash, il centro sociale fatto sgomberare a Bologna da Cofferati sotto ferragosto. Per l'occasione, il manifesto ha pubblicato questo racconto inedito di Philip K. Dick, che Cofferati dice essere il suo scrittore preferito, tradotto da Valerio Evangelisti. Fa parte di una raccolta di racconti, tutti firmati Philip Dick, che il Crash pubblicherà prossimamente, riguardanti le gesta di un sindaco-sceriffo in preda all'ossessione securitaria, in una città futura molto somigliante a Bologna.] (V.E.)

Il sindaco mostrò sconcerto e sbalordimento. Tuttavia si tenne calmo, come era suo costume. «Se ci togliete anche la pena di morte, dove vanno a finire le autonomie locali?»
Il ministro sollevò un sopracciglio. «Sa meglio di me che quella sanzione non è concessa. Né dalla Costituzione, né dalle vigenti leggi.»
Questa volta il Buddista, così chiamato per la proverbiale impassibilità, non poté non alterarsi un poco. «Mi prende per stupido? Sto parlando non di esecuzioni sommarie, ma di morte per fame! L’ho applicata mille volte e non avete obiettato nulla!»

Pubblicato Domenica 7 Ottobre 2007

di Alessandra Daniele

Nova.JPGLa città dolente

- Adesso! – ordinò il generale Treacon. Il nucleo del TimeXPand sganciato sopra la città implose, creando una spirale temporale. In tutta l’area coperta dal raggio d’azione del dispositivo il tempo cominciò a espandersi. I roghi accesi dal plasma incendiario che divoravano la città e i suoi abitanti sarebbero durati sessanta volte più a lungo.
- Che spettacolo…- mormorò Rivelli, l’inviato embedded de “Il Democratico”, guardando sul megaschermo della centrale operativa le riprese satellitari. – Le lingue di fuoco paiono ondeggiare lentamente come… cipressi alla brezza marina – disse, compiacendosi della metafora letteraria trovata
- In effetti è anche molto elegante da vedere – commentò Treacon. – ma ciò che conta è che la spirale innescata dal TXP ci consente di causare al nemico danni sessanta volte maggiori con la stessa quantità di carburante. Il tempo infatti non rallenta, ma si espande: la combustione dura più a lungo perché si ripete sessanta volte anziché una sola.

Pubblicato Mercoledî 3 Ottobre 2007

di Anarcoreta

africa3.jpg[Qui la prima parte del racconto]

Quando arriviamo io e Gideon, gli occhi di tutti si voltano verso di noi. Un saluto e Gideon inizia a trattare con quello che la “maria” la vende. Io vengo invece apostrofato da un uomo con la camicia rosa. Le sue pupille sono rosse fuoco, ha fumato, e in abbondanza. Dice che gli devo dare soldi. Chiedo perché. Perché lui ha il potere lì. Intanto la transazione per cui siamo venuti si è completata nel giro di poche battute. Il venditore chiede How many? Gideon mi guarda. Chiedo quanto costa. Arrivano cinque strisce di carta marrone di piccole dimensioni. Le riconosco.

Pubblicato Giovedî 27 Settembre 2007

di Anarcoreta

africa4.jpg[Carmilla presenta un racconto in tre puntate che combina etnografia e narrativa. La narrativa sta diventando una tecnica molto efficace per riflettere in chiave antropologica sul potere, l’alterità, la disuguaglianza e le strategie di resistenza degli individui, da ogni lato del pianeta]. A.P.

Verso le sette della sera le nostre strade si separano. Siamo entrambi pronti per i saluti. Gideon chiede e ottiene soldi: Give me money to get a car. Lo osservo attraversare la strada. Ci si saluta rumorosamente; prima lui, poi io, gridiamo: Strength oh! Forza! Mi volto e guardo avanti, inizio a camminare verso il mio alloggio. Passa un taxi collettivo davanti a me. Gideon gli grida dietro per fermarlo, lo rincorre e mi sorpassa, il furgone si arresta. Un momento di sosta, Gideon confabula con chi c’è dentro - nascosto alla mia vista dalla sagoma del mezzo – e il minibus riparte mentre Gideon che non lo ha preso, ora sorridente, cammina in direzione opposta alla mia. Di nuovo a voce alta: Strength oh! E’ l’ultima volta che l’ho visto.

Pubblicato Sabato 22 Settembre 2007

massimogardella.jpgdi Massimo Gardella

[E' da poco uscita per Coniglio Editore, l'antologia frecciabr.gif Pronti per Einaudi (€ 14), una miscellanea di racconti di autori che non hanno mai pubblicato per la storica casa editrice torinese. Tra gli scrittori antologizzati, c'è Massimo Gardella, membro del gruppo pop Yellow Capra (un consiglio: ascoltateli) e autore che seguiamo da tempo su Carmilla , intravvedendone un luminoso futuro editoriale. MG ci concede il permesso di riprodurre il racconto pubblicato nell'antologia: del che lo ringraziamo. gg]

Il cartellone è alto tre metri e lungo il doppio. Si staglia con la sua cornice di metallo e chiazze di ruggine color tetano sul cielo di una bianchezza abbacinante, un’unica immensa cupola che abbraccia quasi due terzi del campo visivo. Non ho mai visto un cielo così fisico e dilatato, sembra che si estenda anche nello spazio matematicamente infinito. Grande come l’immagine votiva di un leader maximo, monito perenne ai passanti, un bimbo dai denti irregolari sorride dal cartellone, sotto di lui cubitale il memento NO SEX WITH CHILDREN.

Pubblicato Martedî 18 Settembre 2007

di Alessandra Daniele

Liposuzione.jpgPeso superfluo

“Ferro nella norma. Potassio in leggero calo. Magnesio….”
In macchina, mentre si pettinava, Gina ascoltava distrattamente la voce metallica della tecnospazzola snocciolare il mineralogramma desunto dall’analisi dei suoi capelli. Appena il semaforo tornò verde posò la spazzola e ripartì, soddisfatta della conferma ricevuta sul proprio stato di salute. Qualche metro dopo, una massa di poltiglia sanguinolenta le si spiaccicò di colpo sul parabrezza. Gina piantò una frenata violenta, sbandò sul viscidume insanguinato, lottò per non uscire di strada torcendo il volante.
Fallì, schiantandosi contro la riproduzione in acciaio e plastica di un platano.
L’airbag le salvò il collo, ma poco altro.

Pubblicato Lunedî 17 Settembre 2007

di Alessandra Daniele

CyberChurch.jpgPiù famoso di Gesù

Il talent-scout lo squadrò
- Sì, sei fotogenico, ma soprattutto hai il fisico, e sei perfetto per il technicolor. Gli anni’50 saranno il boom del technicolor.– Gli puntò il sigaro contro – Io posso portarti dritto a Hollywood. Per prima cosa dobbiamo cambiare il nome. Cazzo, è impronunciabile, ma da dove vieni?!
- Dalla Polonia.
- Ehi! Non sarai mica un fottuto rosso?
- Indiano?..
- Comunista!
Il ragazzone biondo trasalì, come orripilato.
- Assolutamente no! Sono contro, proprio per questo ho lasciato la Polonia! Avevo anche pensato di farmi prete…

Pubblicato Domenica 9 Settembre 2007

di Alessandra Daniele

RealDoll.jpgPerfetta

- E’ pronta! – annunciò il tecnico, indicando la sinuosa bionda al suo fianco.
Oscar le si avvicinò, guardandola con un’espressione di profondo struggimento.
- Sembra perfetta…- mormorò.
- Lo è! – disse il tecnico – E’ l’esatta riproduzione cibernetica della sua Elena. Un androide di qualità Gold Label, perfetto in ogni dettaglio!
Oscar lentamente allungò una mano verso di lei, e le sfiorò il viso.
Lei lo spinse via.
- Non toccarmi, stronzo! – sibilò – Credi che sarò il tuo giocattolo? La tua bambola gonfiabile? – Aggiunse in tono sprezzante: - Ti piacerebbe, vero?! Te ne accorgerai, coglione!
Oscar chinò la testa, commosso.

Pubblicato Venerdî 24 Agosto 2007

di Alessandra Daniele

Caino.jpgDiritti

Fred si svegliò con l’eco del jingle ancora in testa. NeuroShopping, il canale delle televendite trasmesse direttamente nella corteccia cerebrale durante il sonno. I cubicoli del Capsula Hotel forniti di spinotti corticali obbligatori erano una tortura, ma non aveva trovato altro posto dove nascondersi.
Si tolse lo spinotto, e scivolò alla cieca fuori dal cubicolo. Cercò a tentoni la vecchia microcamera, la collegò alla sua presa corticale sulla tempia, e reggendola per il cavetto la fece penzolare davanti a sé per guardarsi attorno. Dal buio solcato da scrosci prese forma un volto che lo fissava.
- Non hai l’autorizzazione per quella videocamera – disse la faccia sfocata. - Non hai pagato i diritti per la vista, per questo ti sono stati asportati i bulbi oculari.

Pubblicato Martedî 21 Agosto 2007

di Alessandra Daniele

FutureSoldiers.jpg[Iniziamo a proporre una serie di raccontini fulminanti di Alessandra Daniele, collaboratrice di Carmilla finora nota ai nostri lettori per le sue biografie dei grandi autori della fantascienza. In realtà Alessandra è anche scrittrice di racconti di SF brevissimi, a volte feroci per carica satirica. Un'arte che fu di Fredric Brown e di Robert Sheckley, ma che in Italia di rado ha avuto cultori capaci di eguagliare quei modelli.] (V.E.)

- Qui non troveremo niente – disse Gerda, entrando nel bunker diroccato.
- Ma dobbiamo trovare qualcosa! – piagnucolò White, fermo sulla soglia.
- Se hai così tanta fame, tagliati un piede e mangiatelo! – ringhiò Salas, spingendolo avanti
Gerda si guardò attorno, calciando alla rinfusa macerie incrostate di ferraglia. Poi si fermò
- Ehi, un momento. Forse questo posto non è ancora completamente morto.

Pubblicato Sabato 18 Agosto 2007

di Mario Gazzola

FuturisticChurch.jpgSolo l’amore di Gesù toglie lo sporco dalle nostre vite miserabili! – tuona il Papa altissimo e immenso dall’olocast sopra la mia testa. Sono in una cattedrale antica e buia, molto più grande dell’olochiesa della mia parrocchia. Guardo il confessionale. Oscuro, immobile, silenzioso, chiuso dalla sua tendina viola. Mi fa un po’ paura. Sembra vuoto ma so che non lo è. Lo so che lui è dentro. È dentro con la mia amica e presto toccherà a me.
Non voglio. Ho paura!
Cerco con gli occhi l’uscita ma la chiesa non ha porte. Vorrei urlare ma ho la bocca sigillata. Adesso la mia amica Fede è di fianco al confessionale, nuda, con le mani giunte in grembo e gli occhi bassi. Don Leandro, in piedi davanti alla tendina, mi guarda severo. Come se vedesse quel che penso. Punta il dito verso di me e dice cavernoso: – Con Federica abbiamo finito. Adesso tocca a te.

Pubblicato Martedî 14 Agosto 2007

di Giuseppe Genna

LloydBuildings.jpgErano due bambini. Due bambini. Stavano seduti su troni non adatti alle loro stature. Sembravano gemelli, ma non lo erano. Erano nudi. Osservavano Katje con occhi opachi, le pupille dilatate, sorrisi appena accennati. Inclinarono la testa di lato, entrambi, come se desiderassero studiare meglio Katje. Che, come le aveva sussurrato Akel, si inginocchiò. Akel Ananda era rimasto due passi indietro. Il Re Unito fece cenno a Katje di avvicinarsi. Lei giunse ai Suoi piedi. Il Re Unito sollevò la pianta del piede destro e, come aveva prescritto Akel, Katje si avvicinò, sporse la lingua, leccò la pianta del Re Unito.
“Più larga quella lingua”. Il Re Unito aveva una voce afona, quasi stupita.
Katje allargò la lingua, ripassò la pianta del piede del Re Unito. E poi ringraziò, come le aveva detto di fare Akel: “Grazie, mio Signore”, disse.
Il Re Unito e la Regina Unita la osservarono stupefatti, si guardarono, iniziarono a ridere, quasi soffocavano. Katje non capiva il perché. Allora il Re Unito disse: “Io sono la Regina Unita. Il Re Unito è lei” disse indicando la bambina a fianco.

Pubblicato Giovedî 9 Agosto 2007

di Giuseppe Genna

TheArk.jpgAppena uscita dal samadhi ringraziò con una lenta preghiera medianica le Persone del Re Unito e della Regina Unita, le due colonne che reggevano il mondo e grazie a cui lei stessa poteva godere del suo Piano Corporeo con serena e spensierata meccanicità, per dedicarsi totalmente alla mappatura del Piano Astrale.

Dal quartiere ESP a Londra Centro: dieci minuti con i mezzi a propulsione del servizio pubblico. I passeggeri non vedevano che se stessi: non era possibile incontrare altri viaggiatori.

Pubblicato Mercoledî 8 Agosto 2007

di Giuseppe Genna

LondonCityHall.jpg“I Lord sono inviolabili”
Victor Hugo, L’uomo che ride

“Mendicare avidamente poteri occulti privi di valore da Dio, che potrebbe dare facilmante tutto se stesso e che è tutto, è come mendicare farina rancida da un generoso filantropo pronto a dare ogni cosa”
Ramana Maharshi, Detti di Ramana Maharshi

Siamo forme aperte.
Katje fece un ultimo giro della camera ologrammatica, togliendo la gravità, sciogliendo il corpo e roteando sospesa e nuda tra le ombre dei suoi Maestri, senza mai sfiorarsi la pelle, lo sguardo perduto tra le sagome liquide che si formavano in aria, le venivano incontro, le sorridevano e penetravano in lei. Katje provava sempre un brivido spinale, lieve e quasi impercettibile, quando l’ologramma di un Maestro fingeva di entrarle in corpo, colpendole lo sterno e mimando un piccolo gorgo di luce che sembrava essere risucchiato dal petto di lei. Sapeva che si trattava di ologrammi, anche se in assenza di gravità l’effetto euforico era maggiore e il corpo si librava con libertà narcotica ed elettrizzante e tutto appariva reale e tremante come in un sogno guidato e vivido.

Pubblicato Martedî 7 Agosto 2007

di Valerio Evangelisti

AngeloAzzurro.jpg[Destinato a un'antologia sulle canzonette italiane, questo raccontino autobiografico non è in realtà mai stato stampato.] (V.E.)

Se sei tu l'angelo azzurro
questo azzurro non mi piace
la bellezza non mi dice
le parole che vorrei
quanti baci e tradimenti
lacrimoni e pentimenti
fan di te una donna sola
che da sola resterà

Le canzonette non mi avevano mai interessato. Ero passato dai Dik Dik ai Rolling Stones, senza transitare per i Beatles, e si preparava la scoperta dei Sex Pistols. Però, circa un anno dopo la mia laurea in scienze politiche, fui conquistato, anzi, ossessionato, da un brano di Umberto Balsamo intitolato L’angelo azzurro. Non fui il solo: all’epoca lo si udiva ovunque.

Pubblicato Mercoledî 20 Giugno 2007

Soggetto di Valerio Evangelisti, dal racconto di H.P. Lovecraft

HPLHorror.jpg[Come preannunciato, continua su Carmilla l'omaggio a Lovecraft, nel settantesimo anniversario della sua scomparsa. Quello che presento è un soggetto cinematografico che scrissi dua anni fa per il produttore e regista Brian Yuzna, americano ma residente a Barcellona. Non se ne fece nulla a causa del ritorno di Yuzna negli Stati Uniti. Naturalmente un soggetto non è un racconto, bensì pura trama, infedele all'originale. Penso però che possa avere il suo fascino.] (V.E.)

1. Premessa. Il quadro della vicenda.

L’azione è ambientata in una metropoli moderna (nel racconto di HPL è New York, ma può essere qualsiasi altra grande città) dotata di un porto. I quartieri che circondano i docks sono desolati, formati da magazzini e da caseggiati malsani rosi dalla salsedine e in rovina.

Pubblicato Venerdî 15 Giugno 2007

di Vittorio Catani

essenza futuro.jpg[Siamo orgogliosi di avere tra i nostri collaboratori Vittorio Catani. Non solo uno dei migliori scrittori italiani di fantascienza, ma un uomo dalla personalità che definirei "nobile": non nel senso di "aristocratica", ma talmente limpida e sincera da illuminare chiunque le si avvicini, e da indurre a dire: "Ma allora esistono ancora uomini così!". Ebbene, Catani esiste e, finalmente, ha visto buona parte delle sue opere riunite in un elegante e imponente volume a lui consacrato: L'essenza del futuro, prefazione di Lino Aldani, Perseo Libri, Bologna 2007, pp. 658, € 30,00 (può essere ordinato qui). Ne abbiamo già pubblicato una recensione. Ora ne offriamo un assaggio: un racconto apparso nel 1986 sulla rivista Nova SF. Utile, a nostro avviso, a fare apprezzare uno scrittore vero, per stile e contenuti, e un vero gentiluomo - ma sarebbe meglio dire galantuomo. Un esempio per tutti.] (V.E.)

Pubblicato Venerdî 8 Giugno 2007

di Valerio Evangelisti

GuardieRosse.jpg[Questo breve testo autobiografico è apparso in AA.VV., Quando suona la campanella. Racconti di scuola, Manifestolibri, 2006. Un'antologia curata dal CESP, il Centro Studi dei Cobas Scuola. Chissà, magari porta un contributo, molto dal basso, al dibattito su '68 e dintorni.]

Le lezioni erano cominciate da pochi giorni. Era l’ottobre del 1969, e io frequentavo la prima liceo classico (oggi corrispondente, credo, alla terza) presso l’istituto Marco Minghetti di Bologna.
Un liceo particolare, il Minghetti. Vi ero giunto dopo una quarta ginnasio disastrosa presso il liceo classico rivale, il Galvani. “Disastrosa” non per gli esiti, quanto per l’ambiente. Avevo per compagni di classe ragazzi in prevalenza ricchi o ricchissimi, con cui faticavo a legare. Inoltre vi era una larga prevalenza di fascisti, forse più negli atteggiamenti che nell’ideologia (appresi poi che lo stesso istituto annoverava tra i propri allievi Gianfranco Fini, però io non lo ricordo).

Pubblicato Sabato 19 Maggio 2007

di Massimo Gardella

roscoe.jpg[Scrittore e musicista, Massimo Gardella si occupa della gestione e dei contenuti del sito 24sette.it]

Alle prime luci dell’alba, fioche come la pelle di un morto, Roscoe esce sulla veranda e guarda i campi circostanti. È ora di cambiare una o due cose qui, pensa, poi torna dentro e si prepara un caffè. Non c’è canto d’uccelli ad accogliere il nuovo giorno, solo il silenzio della valle. Mentre la moka aspetta di brontolare, Roscoe sale in camera da letto e raccoglie le chiavi della sua Avalanche, prende il portafogli sul comodino e getta un’ultima occhiata al libro lasciato a metà di fianco all’abat-jour.

Pubblicato Giovedî 19 Aprile 2007

di Nevio Gal