Parte III: Welcome to necroland!
di Alan D. Altieri
Questo testo è dedicato a Sbancor: Hey, man, YOU saw it coming!
Così finisce il mondo,
Così finisce il mondo,
Così finisce il mondo,
Non con tuono, ma con un gemito.
Thomas Stearns Eliot, Gli Uomini Vuoti
Null’altro che una “espressione geografica” ai 4/5 di dissesto idro-geologico - sono sufficienti sei ore di pioggia per detonare fiumi, disgregare montagne, annientare centri abitati - necroland è protesa verso un mare interno largamente noto per la qualità cloacale/tossica/venefica delle sue acque, nonché per le sue fosse comuni sommerse in continua espansione. A necroland, terra comunque svagata & felice, i molesti vengono semplicemente... mandati a fondo. Now swim, sucka! Swim!... and croak!
Parte II: L’Ossario Globale
di Alan D. Altieri
Questo testo è dedicato a Sbancor: Hey, man, YOU saw it coming!
Qui la prima parte
Nato dal sangue,
conviene che l’uomo viva nella sofferenza,
e muoia tra gli spasmi.
Herman Melville
Nella inarrestabile marcia della Economia della Morte verso il baratro, l’anno di disgrazia 2001 marca due eventi cruciali:
1. George W. Bush - dislessico ex-alcolizzato che parla con dio, noto come Governor Death, per il numero di sentenze capitali eseguite nello stato del Texas durante il suo periodo sullo scranno di Dallas - diventa Presidente degli Stati Uniti. L’elezione è ottenuta per mezzo dell’ormai storico “broglio della Florida”, un baccanale di schede farlocche, voti multipli, votanti fantasma etc. etc. etc. degno delle più turpi banana republics. And by the way, il governatore della Florida, Jeb Bush, è fratello del nuovo prez, oops!;
2. 9/11: mentre il presidente dislessico ex-acolizzato che il 9/11 ascolta la favoletta della capretta raccontata da un bimba delle scuole elementari, New York City & Washington DC sono sotto catastrofico, sconvolgente attacco diretto da parte del terrorismo fondamentalista islamico. Or whatever else...
Parte I: La Collina dei Suicidi
di Alan D. Altieri
Questo testo è dedicato a Sbancor: Hey, man, YOU saw it coming!
Gli uomini muoiono,
L’erba muore,
Gli uomini sono erba.
Gregory Bateson, "Sillogismo in Erba"
Un giorno, le banche avranno cessato di esistere.
Al posto della filiale all’angolo, superati tumuli di macerie e carcasse di auto bruciate, attraversati viali-immondezzaio popolati da puttanelle minorenni zeppe di crystal-meth, trans all’ultimo stadio della sifilide e tossici di speedball (cocaina + eroina) dal coltello facile, troveremo (se siamo fortunati ad arrivarci vivi) un magazzino di baratto vestiti e scarpe usate, o anche nuovi/e. Nostri vestiti e nostre scarpe, sia chiaro, ormai non rimane altro da barattare. That’s right, ya miserable commie scumbags: it’s back to the root!
di Stefano Pacini
[Il fotografo Stefano Pacini ha ritrovato nell'archivio domestico le fotografie del suo viaggio - poco meno che ventenne - nel Portogallo della Rivoluzione dei Garofani. Vi proponiamo alcuni scatti assieme a una pagina di memorie] A.P.
L'auto ce l'ha prestata Carlo. In piazza quando siamo partiti sembrava che andassimo alla guerra: madri in lacrime, un sacco di amici preoccupati, ci hanno allungato persino un pezzo di prosciutto. Sanno che laggiù sarà difficile anche telefonare. Io non ho la patente, Maurizio neppure e Alì ce l'ha da due mesi e guida come un pazzo. Il problema della macchina è che a freddo non parte e quindi la notte cerchiamo di parcheggiarla in discesa. Oppure la mattina scendiamo tutti a spingerla per poi entrarci al volo. Alla prima frontiera con la Spagna tutto bene, ma quando arriviamo a quella con il Portogallo le Guardie Civil di Franco non hanno creduto che eravamo turisti. Ci hanno perquisito l'auto e quando finalmente siamo ripartiti uno di loro ha sputato per terra dicendo schifato: "comunisti". Noi allora appena entrati in Portogallo abbiamo cantato a squarciagola l'Internazionale, con i pugni chiusi fuori dai finestrini. Alcuni ci guardavano stupiti, un contadino con una zappa in spalla ci ha salutato.
di Filippo Casaccia
Parla quello che vuoi
Mike Bongiorno
Questa ennesima puntata del sagone su Santana non era prevista. Ma poi è successo l’imprevedibile: postata l’ultima cartella su Carmilla, come un segno divino, mi arriva una chiamata dalla redazione di Rolling Stone: indovina un po’, c’è da intervistare il Santana. Cori angelici, odore d’incenso, un Oooooom lunghissimo mentre John Coltrane e Miles Davis applaudono da lontano, facendomi l’occhiolino e il pollice retto. Poi mi sveglio e richiamo il caporedattore con la lingua come il velcro. Sì, è vero: urge telefonica con Carlos. Ahia, per telefono è una cosa che odio. Hai poco tempo, contingentato, e non puoi cazzeggiare; non vedi l’intervistato e non capisci se si diverte o meno, se puoi tirarlo dentro… insomma: la cosa non mi garba, al punto che alcuni anni fa ho rinunciato a intervistare David Gilmour, privandovi di alcuni fondamentali contributi critici che nessun pigro giornalista ha mai voluto o saputo indagare (come l’amicizia con Bernardo Bertolucci, il Più Grande Regista Italiano, Punto).
Foto e testi di Nicola Barraco
"Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti".
Così Calvino descriveva gli epifanici varchi delle città invisibili, luoghi rivelatori di passati dimenticati.
Se fosse ancora vivo ci avrebbe parlato anche della Transnistria, uno stato invisibile congelato in un passato aroma "Grande Madre Russia". Nelle strade di Tiraspol, capitale Invisibile, si vive in un'apnea lunga sessant'anni, che agli occhi occidentali si tramuta in sincope storica. La componente umana è semplicemente un suppellettile della "struttura", intesa sia marxianamente sia come contenitore materiale. Infatti qui edifici, strade, autovetture e tutto ciò che è inanimato sembra possedere più memoria storica di qualunque essere animato, ridotto ad un asettico personaggio spettatore.
Foto di Nicola Barraco
La Transnistria non esiste.
È un’astrazione geopolitica dal nome disneyano di cui pochi conoscono l’esistenza. Però c’è.
In stato di guerra letargico con la Moldova, da cui s’è staccata, è un avamposto militare russo a sud dell’Ucraina. È indipendente e non la tocca e non la riconosce nessuno. La Transnistria è sulla carta uno stato sovietico, comandato da vent’anni da un presidente che è anche l’uomo più ricco del paese (che novità: squadra di calcio annessa).
È il nirvana per ironici nostalgici del socialismo reale, è la terra franca dove passano armi, droga e prostituzione.
È strategicamente nevralgica nell’equilibrio dell’area, ma si fa finta di niente perché conviene così.
Poche notizie e pochissime immagini di una condizione umana surreale, sospesa tra propaganda di cartapesta e una modernità altrettanto illusoria, tra un benessere che deve ancora arrivare e il retaggio di un passato per niente remoto. Ed è per questo che il reportage di Nicola Barraco è così prezioso: perché la Transnistria non esiste. (FC)
Florilegio impopolare e anti-demagogico a cura della redazione di Carmilla
Parole di Massimo Mantellini, Antonio Moresco, Carlo Lucarelli, Adriano Prosperi, Wu Ming, Massimo Roccaforte, Girolamo De Michele, Michela Murgia, Antonio Pennacchi, Evelina Santangelo, Luca, Alain Badiou.
N.B. I titoli sono di Carmilla.
PARLANDO IN GENERALE. SULLE MOBILITAZIONI DI "SOLI CLICK", OVVERO: TUTTI LEONI SU FACEBOOK
Posso partecipare ad un movimento politico mettendo un adesivo sulla carrozzeria della mia auto? Oppure iscrivendomi ad un gruppo su Facebook? O firmando la vibrante lettera aperta di un gruppo di intellettuali sul sito web di un quotidiano? E’ certamente possibile ma, nel momento in cui un simile impegno sostituisce del tutto altre forme di mobilitazione sociale, il lato oscuro della medaglia finisce per prevalere su quello migliore e illuminato e Internet consuma il proprio potenziale di formidabile strumento di aggregazione e diffusione all’interno di prassi frequentemente irrilevanti.
Pur con luci ed ombre negli ultimi anni anche in Italia alcuni eventi politicamente significativi sono nati e cresciuti in rete per poi diventare tema centrale nelle cronache dei giornali e concreta discesa popolare in piazza, tuttavia, anche da noi, nella stragrande maggioranza dei casi, iniziative di sensibilizzazione popolare nascono e muoiono ogni giorno in rete senza avere la capacità di spostare un singolo piccolo sassolino.
di Filippo Casaccia
Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”)
Damn the rules, it’s the feeling that counts
John Coltrane
Archiviati i tremendi anni '80, con gli anni '90 comincia per Carlos Santana un incredibile Pigiama Party che porterà a un’insperata resurrezione a fine decennio. Carlos, come a testimoniare un nuovo clima, cambia look adottando dei completini multicolore e, siccome la calvizie incombe, tagliandosi la chioma. Anche lui colpito dalla Sindrome di The Edge (MAI a capo scoperto in pubblico), esibisce dei berrettini che sembrano quelli di Gullit che vendevano allo stadio, con i capelli finti attaccati sulla nuca. Ma queste son pinzillacchere perché Carlo il Calvo, fuso definitivamente coi Santana, è in una nuova fase musicale e spirituale. Non insegue più il successo a tutti i costi e fa la sua cosa. La band è stringata e tosta e il nuovo Spirits Dancing In The Flash del giugno 1990 è un buon disco, dedicato al boxeur Julio Cesar Chavez, il campione dei campioni. E io credo nella preveggenza, perché il riferimento è chiaramente un messaggio subliminale per esaltare il Chavez venezolano di là da venire.
di Filippo Casaccia
Let me stand next to your fire…
Ci ho le pistole di madreperla e il mattarello di madre pirla…
Gianfranco Manfredi, Quarto Oggiaro Story
Il Vigorelli era già un luogo del delitto.
Nel 1971, i Led Zeppelin prima subirono l’onta di vedersi aprire il concerto dai cantanti del Cantagiro, e in playback, poi dovettero abbandonare il palco dopo neanche 27 minuti di esibizione, storditi loro come il pubblico dai fumogeni e dalle legnate delle forze dell’ordine (si dice così, a dispetto dell’evidenza).
Poi, negli anni, a Milano, c’eran stati altri episodi, come i gavettoni – e altro - addosso a Lou Reed o lo schiaffo, metaforico e fisico, del processo pubblico a De Gregori.
Nel 1977 al Velodromo ti arriva il Santana: il pacifista, spirituale Santana; quello un po’ ciula insomma, in quell’atmosfera, col crocefissone al collo e vestito con camicia attillata e pantaloni bianchi, tanto da sembrare un cameriere, mancandogli solo il tovagliolo sul braccio. Carlos sorride e non capisce una minchia: perché Grisù sta dando fuoco agli amplificatori?
di Filippo Casaccia
Il periodo illuminista
“Un buon assolo parte con un tema, qualcosa che puoi cantare; poi tento di andare dove andava Coltrane: qualcosa che magari la testa non capisce, ma il cuore sì”.
Carlos Santana
Di solito la differenza tra musicisti jazz e musicisti rock è che quelli rock suonano tre accordi davanti a trentamila persone, mentre quelli jazz suonano trentamila accordi davanti a tre persone.
La diceria non sembra spaventare Carlos Santana che nel 1972, esaurito come Vil Coyote, compie un triplo carpiato e stupisce tutti: basta con lo status di guitar hero venerato dalle masse, basta coi singoli da classifica, basta con le tentazioni secolari della vita da rockstar. In quel fatidico anno Carlos vede la luce e abbraccia una nuova filosofia di vita: trova un guru, trova l’amore e soprattutto decide di esplorare nuove direzioni musicali. Del resto a cavallo tra ’72 e ’73 tutto il panorama musicale è alla ricerca di nuovi sbocchi. Gli Stones stanno licenziando l’ultimo loro grande album, forse il migliore, Exile On Main St.; la triade dell’hard rock – Deep Purple, Black Sabbath e Led Zeppelin – è spaesata e non raggiungerà più le vette passate, così come gli Who. Jeff Beck cazzeggia, Clapton è drogato marcio e tutto il progressive si sta rifugiando in un esibizionismo che provoca l’orchite in chi non ne può più di assoli quaresimali.
E fino all’esplosione del punk, la prima tangentopoli del rock, si vivacchierà così, incerti.
Anche se…
di Filippo Casaccia
By the time we got to Woodstock…
“Era una rivolta contro le convenzioni e l’avidità. E il Vietnam”.
Carlos Santana
Un festival come tanti. Forse con più gente del solito.
Il Jeff Beck Group si è sciolto qualche giorno prima e la rinuncia al festival è stata sottolineata dal leader con un’alzata di spalle. I Led Zeppelin, modesti, han rifiutato perché non gli andava di essere sullo stesso piano di un sacco di altre band. Gli Spirit avevano date già fissate – a posteriori, veramente rinunciabili – e Joni Mitchell è stata costretto dal manager ad andare ospite del Dick Cavett Show. Quando si dice “avere fiuto”.
I Santana sono in cartellone grazie a Bil Graham che dà una mano a organizzare. Si sono accontentati di un ingaggio miserrimo (2500 dollari contro i 35mila di Hendrix, per dire), ma Graham ha capito che quel 16 agosto 1969 ci si può giocare un’occasione unica.
Il sestetto è rodato da mesi di concerti e aspetta di salire sul palco nel tardo pomeriggio. Intanto, come ingannare l’attesa dell’esibizione? Com’è prassi ricreativa, con un bell'acido rilassante. E quando l’acido sale, arriva esagitato uno dei promoter con le mani tra i capelli: l’imperativo è categorico, bisogna suonare subito perché chi era previsto in scaletta è inscatolato nel traffico.
Gelo.
di Filippo Casaccia
“Sono diventato santanofilo perché molti anni fa ho letto un rapporto dell’FBI che prendeva in esame un migliaio di radicali degli anni ‘70 e tra le coincidenze risultava un 13% di appassionati alla musica del maestro di Autlàn”.
Paco Ignacio Taibo II, La bicicletta di Leonardo
Il verdetto di Bombo fu una scomunica.
Quando ero ancora alle medie, Bombo occupava il liceo dove adesso mi trovavo io.
Una volta entrò tranquillamente in classe col motorino.
E la sua classe era al quarto piano.
Durante un’occupazione fece il surf giù per le scale della scuola su una cattedra rovesciata.
Sempre dal quarto piano.
Adesso io ero in terza liceo e lui ancora in quinta, con due bocciature sulla schiena e il rischio del servizio militare molto pressante. Ma il Comandante Bombo – con la barbetta rada, a tocchetti, come i barbudos cubani – era il leader degli studenti medi e in questo liceo borghese, lui, con la sua maglietta “Apartheid? Incazzati neri!” era il mio faro.
E il suo verdetto era stato ferale e inappellabile: Santana era un agente della CIA.
Punto.
di Filippo Casaccia
Il sole.
Cielo terso e aria frizzante.
Miracolo a Milano.
Prendo la digitale ed esco a fare due passi sotto casa.
Lettera aperta dall'Italia a Sonia Gandhi, presidente dell'Indian National Congress Party, in difesa della poetessa e scrittrice Taslima Nasreen
L'APPELLO SU "MICROMEGA"
FIRMA L'APPELLO | LE ADESIONI
Gentile Signora Sonia Gandhi,
Lei, che ha a radici nel Paese in cui viviamo, è stata ed è da tempo una delle figure più importanti e influenti della politica di una nazione laica tanto grande, complessa e piena di energia come l’India.
Per questa ragione noi, intellettuali, poeti, artisti e scrittori italiani ci rivolgiamo a Lei e le chiediamo di intervenire in aiuto di una grande scrittrice, nota in tutto il mondo e perseguitata da tempo per la sola colpa di amare la libertà e di combattere, da non credente, in nome dei diritti e della dignità delle donne di tutto il mondo: Taslima Nasreen [nella foto a sinistra].
Come Lei certamente sa Taslima Nasreen è di lingua e cultura bengalese, e da tempo le viene impedito di vivere nel suo paese, il Bangladesh, a causa delle minacce e delle pressioni dei gruppi di integralisti musulmani che le hanno scagliato contro ben due fatwah e posto diverse taglie sulla sua testa, per punire il suo orgoglio e contrastare la battaglia per la libertà e l’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
L’antiterrorismo alla francese
di Serge Quadruppani
All’alba dell’11 novembre 2008, durante un’operazione di grande spettacolo trasmessa in diretta dalle televisioni appositamente avvertite, vengono arrestare venti persone tra Parigi, Rouen, l’Est e il Centro della Francia; l’operazione è battezzata «Taiga» e mobilita 150 poliziotti. Unità speciali con passamontagna, un paesino occupato da blindati, sospetti trasportati coperti da indumenti e circondati da incappucciati, le immagini che quel giorno si offrono ai francesi proclamano la pericolosità delle persone arrestate, così come il regime sotto il quale nove di queste sono detenute: grazie alla legislazione anti-terrorismo quattro giorni di fermo di polizia. I media riportano che sono membri dell’«ultra-sinistra anarco-autonoma» e messi in relazione a cinque sabotaggi di alcune linee di collegamento delle ferrovie francesi nei dipartimenti dell’Oise, Yonne, Seine-et-Marne e Moselle. Lungo i cavi di alimentazione dei treni ad alta velocità erano stati messi dei ferri per il cemento armato, che al passaggio del primo convoglio avevano provocato il loro blocco e dunque ritardi su molti treni. La ministra dell’Interno Michèle Alliot-Marie si spertica in dichiarazioni di trionfo. Sarkozy si complimenta con la polizia. Si parla di documenti, di sequestro di materiale e di tracce di Dna.
Giuseppe D'Agata è un nome che la letteratura dovrebbe tenere bene a mente. Perché, spesso, il vizio di ricordare gli scrittori scomparsi lasciando da parte quelli ancora in vita fa calare l'oblio su chi ha contribuito a rendere grande la narrativa italiana, ma anche il racconto veicolato dalla radio o dal piccolo schermo. D'Agata, oggi, ha 81 anni e una carica vitale invidiabile. Quella carica che ha trasmesso in anni di professione medica e di attività culturale, scandita da successi come “Il medico della mutua” (libro uscito per la prima volta nel 1964 per Feltrinelli e diventato quattro anni più tardi un indimenticabile film interpretato da Alberto Sordi) o come “Il segno del comando”, sceneggiato in cinque puntate da sessanta minuti ciascuna che la Rai mandò in onda nel 1971 e che schierava un cast che comprendeva, tra gli altri, Ugo Pagliai, Carla Gravina e Rossella Falk.
Un’analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
Gli Stati Uniti d’America - ultima superpotenza eretta a baluardo del mondo libero - sono la nazione che sta trionfalmente vincendo la “Guerra al Terrore” globale, al tempo stesso proteggendo i propri interessi dovunque nel mondo, ma anche (e soprattutto) esportando tutti i valori fondamentali quali pace/progresso/libertà/democrazia/diritti umani etc. etc. etc. Esportandoli in particolare ai popoli oppressi del Medio Oriente, in generale a tutti i popoli del mondo che anelano alla lista di cui sopra.
Giusto?
Sbagliato.
Un’analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
Gli Stati Uniti d’America – ultima superpotenza democratica, gendarme del mondo libero - sono una nazione determinata a usare la guerra solo e solamente quale estrema risorsa per difendere le vite dei propri cittadini e l’integrità del proprio territorio.
Giusto?
Sbagliato.
In realtà, da lungo, lunghissimo tempo, la guerra (leggi: “continuazione della politica con altri mezzi”, von Clausewitz) È parte integrante della politica estera americana.
Un'analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
3. MELTDOWN (*)
Anno Domini 2001. Gli Stati Uniti si trovano, economicamente parlando, una sorta semi-ottimistica aspettativa:
- l’America non è direttamente coinvolta in nessuna guerra grossa (Balcani, Corea, Medio-Oriente, Africa sono i soliti focolai remoti);
- le casse federali sono in attivo;
- lo scare (spavento) del Millennium Bug - il blocco dei sistemi computer dovuto al cambiamento di data - si è risolto in una ridicola tempesta in un bicchiere d’acqua;
Un'analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
Tutti i capitoli di "Amerika dämmerung"
1. LOWDOWN (*)
Gli Stati Uniti d’America - cuspide del capitalismo rampante del Terzo Millennio, locomotiva della produzione industriale globale - continueranno a essere LA forza trainante della crescita economica planetaria.
Giusto?
Sbagliato.
Alla chiusura del primo trimestre dell’Anno Domini 2008, anno conclusivo dell’Era Bush II, gli Stati Uniti non sono più né l’una cosa né l’altra. Per contro, sono in profondo, profondissimo DEFICIT FEDERALE: 10 TRILIARDI DI DOLLARI.
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Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro
di Wu Ming 1
[Questo saggio è frutto di una lunga e partecipata discussione, e si basa su molte letture e una vasta mole di appunti.
Ho proposto l'espressione "nuova narrazione epica italiana" durante Up Close & Personal, workshop sulla narrativa italiana contemporanea tenutosi a Montréal il 28 e 29 marzo scorsi, organizzato da Francesco Borghesi ed Eugenio Bolongaro per il Department of Italian Studies della McGill University. La necessità di esprimersi in inglese ha subito asciugato il meme: "New Italian Epic"(*).
Sotto questo nome-ombrello ho raggruppato, in base a letture comparate, molti libri usciti in Italia negli ultimi 10-15 anni. Si tratta di una produzione molto eterogenea ma, intersecando vari insiemi e sotto-insiemi, si possono individuare diverse caratteristiche condivise. Tutte insieme puntano a un profondo denominatore comune, che sta nella natura dell'allegoria.
Ho rafforzato e riproposto il concetto e l'analisi nei giorni successivi, in due conferenze tenute negli USA (al Middlebury College, Vermont, e al MIT di Boston). Tornato in Italia, mi sono confrontato coi miei colleghi di collettivo e poi con altri scrittori, via mail e di persona.
Cosa possono mai avere in comune Gomorra e Romanzo criminale, Q e Dies irae, Maruzza Musumeci e Sappiano le mie parole di sangue, Cibo e L'ottava vibrazione, Cristiani di Allah e Noi saremo tutto...?
La discussione ha prodotto molte risposte, e ulteriori spunti.
Ho letto nuove cose, preso altri appunti, e mi sono messo di buona lena a scrivere un testo il più possibile chiaro, organico e - spero - utile al dibattito.
Una sorta di "abstract" di questo saggio (impreciso e tagliato con l'accetta, per ovvie esigenze di spazio e contesto) è apparso su "La Repubblica".
Qui, in anteprima assoluta, troverete il saggio vero e proprio, scaricabile in vari formati. Sono circa 80.000 battute, con note in fondo al testo.
Buon corpo-a-corpo.]
Un'analisi “in situ” di quello che potrebbe portare al declino terminale dell’ultima superpotenza
di Alan D. Altieri
[Alan D. Altieri inizia con questo reportage in tre parti la sua collaborazione con carmilla]
Tutti i capitoli di "AmeriKa dämmerung"
1. Regicidio
Gli Stati Uniti d’America - olimpo del diritto, modello di democrazia - sono una repubblica presidenziale a elezione del Presidente a mezzo di suffragio universale popolare diretto.
Giusto?
Sbagliato.
Il sistema elettorale degli Stati Uniti è in realtà molto più complesso e comunque NON È a elezione diretta. Una realtà contraddittoria che si sta rivelando tanto più perniciosa quanto più l’elettorato americano si avvia verso l’Election Day, martedi’ 4 novembre 2008.
[PREMESSA REDAZIONALE. E' trascorso ormai un mese dall'omicidio di Giovanna Reggiani. Un mese di paure sfruttate da demagoghi, di risentimento xenofobo, di lapidazioni verbali e aggressioni fisiche a capri espiatori. Un mese in cui il discorso pubblico è stato "dirottato" e pilotato dai vetero-razzisti di destra e dai neo-razzisti di ex-sinistra. Un mese in cui sono riemerse, più appiccicose che mai, vecchie "leggende nere" sul conto di zingari e altri marginali. L'odio ha caricato lancia in resta, parandosi il petto con lo scudo dei numeri, delle statistiche sui crimini. Forse mai come in questo frangente le cifre sono state brandite a mo' di clave, anzi, di mazze ferrate, per sfondare il cranio dei nemici, mescolando sangue e percentuali. Come c'era da aspettarsi, il dibattere si è fatto sempre più confuso. Per fare un po' di chiarezza Carmilla ha chiesto un contributo a Marco Rovelli, autore del fondamentale Lager italiani (Rizzoli, 2006), attivo da anni su queste tematiche, attento alle capillari, serpentine e semi-invisibili forme che assume in Italia la solidarietà ai migranti e agli esclusi.]
Qualsiasi ragionamento sull'immigrazione, e sull'equazione sempre più consolidata nell'immaginario degli italiani tra clandestino e criminale, è destinato a fallire se non lo si fonda su alcuni assiomi. Premesse scontate, ma che nel “dibattito pubblico” sembrano non essere mai considerate.
1. Le migrazioni contemporanee sono un evento epocale, di cui occorre, semplicemente, prendere atto, e di cui è illusorio pensare di invertire il segno. Può certo causare scompensi, come ogni evento vero, come ogni fatto che cambia la struttura delle cose per qualche fattore essenziale: ma non si può dire: "si torni a prima", come non si può tornare a un amore perduto. Occorre dunque, per prima cosa, una collettiva elaborazione del lutto. Ed è forse questo che impedisce a molti italiani di affrontare la realtà.
Impressioni dopo la lettura del romanzo Le benevole di Jonathan Littell
di Wu Ming 1
da "L'Unità" del 30 settembre 2007
Premio Goncourt 2006. Monumentale opera prima scritta in francese da uno statunitense. Caso editoriale in diversi paesi. Oggetto di stupore, shock e ammirazione. Alzate di polveroni a destra e a manca da parte di storici e critici, di ebrei e gentili. Perché?
Perché è chiaro fin da subito (dal lungo prologo intitolato "Toccata") che Le benevole di Jonathan Littell vuole imporsi come il romanzo supremo e definitivo su Germania nazista e sterminio degli ebrei.
Di questa ambizione, questa hybris che fa scavalcare ogni argine e sfidare ogni precedente narrazione sull'argomento, ho un'esperienza diretta di molti giorni. Leggere Le benevole è ritrovarsi testimoni, percossi e attoniti, di un tracimare: goccia dopo goccia, rivolo dopo rivolo, il fiume di dati, episodi, conversazioni, ricordi, sogni e citazioni si compone, si allarga, si alza, si gonfia finché non esonda. Arriviamo sul fronte russo sospinti da un'alluvione, immane ondata che spazza via interi mondi e innumerevoli vite, finché non impatta con la resistenza di Stalingrado, inattesa, inspiegabile. Le giornate di Stalingrado scavano un momento di "vuoto" nel romanzo e nella vita del protagonista, Maximilien Aue, ufficiale SS. Il vuoto si riempie di follia, follia per una volta non sistemica né organizzata, follia non burocratica bensì singolare e selvaggia. L'accerchiamento sovietico apre un crepaccio nel tempo e la psiche devastata di Aue produce visioni e fantasticherie. I passaggi sono fluidi, non più scanditi da cifre, date e acronimi, tutto è bianco e non si sentono rumori... E' a questo punto che l'onda s'incurva e volge indietro, con violenza moltiplicata. L'Armata Rossa e il Generale Inverno annichiliscono la Sesta Armata. Aue si salva, lo riportano a Berlino.
AGGIORNAMENTO OTTOBRE 2007. Dagli appunti usati per questa lezione ho tratto un testo più approfondito, intitolato "Allegoria e guerra in 300", ora leggibile qui. |
Mito tecnicizzato e responsabilità del narratore. Omaggio a Furio JesiDAMS di Torino, Palazzo Nuovo, 2 maggio 2007
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1. Il cinema è un tempio (7'40")
La sera che ho visto 300 - Ironia catartica e bestemmie - Ho amato e disprezzato questo film - La voce di Delio - Ironia erotica e analisi crudele - Questo film non vuole essere smontato.
di Kurt Vonnegut
[Dopo il suicidio epicureo di Hunter Thompson, l'America e il mondo perdono uno dei massimi esponenti della critica e dell'autocoscienza dell'Impero: Kurt Vonnegut, mitologico autore dell'altrettanto mitologico Mattatonio n° 5 e di altri capolavori, è morto ieri all'età di 85 anni. La Redazione di Carmilla esprime il lutto per questa scomparsa con un omaggio che Vonnegut si fa da solo: un suo testo]
A tutti i non-nati, a tutti i nascituri, a tutti gli innocenti grumetti di indifferenziata nientità: Alla larga dalla vita!
Io me la sono beccata, la vita. io mi sono ammalato di vita. ero anch’io un batuffolo di indifferenziata nientità, e poi , pifff, s’è aperto all’improvviso uno spiraglio, uno spioncino. Luce e rumore si sono riversati dentro il nulla. Delle voci hanno cominciato a descrivere me e il mio ambiente. Non potevo reclamare, contro quello che dicevano, né ricorrere in appello. Dicevano che ero un maschio a nome Rudolph waltz, e questo era quanto. Dicevano che si era nell’anno 1932, e questo era quanto. Dicevano che mi trovavo a Midland City, nell’Ohio, USA e anche questo era inoppugnabile.
Una conversazione con Roberto Saviano, a cura di Francesco Forlani

FF. Una volta, in treno, feci il viaggio fino a Milano con un lettore di Gianni Biondillo. Ovvero la persona che avrei visto una volta giunto a destinazione. C'era come una fenomenologia del lettore. Mi incuriosiva il suo modo di prendere e lasciare il libro, di avvicinarselo agli occhi quando la luce artificiale in galleria sfumava i contorni delle frasi, di sorridere e addirittura ridere, a un certo punto. Evidentemente lui, il lettore era all'oscuro di tutto il mio piano di studio. Immaginiamo che su quel treno c'eri tu, e che il tuo compagno di viaggio leggesse Gomorra. Come te lo immagini il tuo lettore?
RS. Non mi sono mai soffermato a pensare ad un mio lettore ideale. Non immagino, come faceva Italo Calvino, un lettore ideale che mi somigli, non vorrei mai mi somigliasse. Mi viene più facile pensare alle facce delle persone che mi hanno letto, e mi hanno incontrato per dirmi cosa pensavano delle mie pagine, lasciarmele affollare davanti agli occhi. Spero che il lettore sia molto diverso da me e che trovi Gomorra per caso, come un'incontro sul bus…di quelli che muta il percorso che avevi deciso di fare. Una sorta di paio d'occhiali nuovi, come per la bambina della Ortese ne Il mare non bagna Napoli, che correggendoti la miopia ti mostra i contorni, gli spigoli, i pesi e non più solo le sfumature. Ecco immagino un lettore a cui Gomorra rovini le giornate per salvargli qualcos'altro…
Per coincidenza dovuta a sfighe personali e motivi di studio per il prossimo romanzo, mi sono trovato a Berlino nelle due settimane che hanno visto emergere, sui media europei e americani,
l'aspro dibattito intorno alla confessione di Günter Grass, che nella sua autobiografia, Sbucciare cipolle, rivela di essersi arruolato a 17 anni nelle file delle SS, dopo un rifiuto della Marina militare di Hitler presso le cui sedi aveva presentato richiesta, essendone respinto. Ne è fuoriuscita una colata lavica, uno strascico di letame intellettuale e storico, un boom di news. Nello stesso momento in cui un altro scrittore saliva alla ribalta di riflettori funerei: l'israeliano David Grossman, a cui avevano ucciso il figlio Uri, riservista militare caduto nell'invasione del Libano da parte di Israele.Tempi ambigui che esigono un'analisi provvisoria. Provvisoria, ma necessaria: sul nostro tempo, sulla memoria, sulle responsabilità, sulla Germania e il nostro continente.
Dall'Audioteca di wumingfoundation.com
Libreria Feltrinelli, Piazza Galvani, Bologna, 27 giugno 2006
7 + 5 Mp3 da 160 kbps, raggruppati in due interventi consecutivi.
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N.B. Nel primo file la voce è più metallica perché Saviano parlava in un microfono, abbandonato dopo pochi minuti.
Interventi di Wu Ming su Gomorra:
- Nandropausa#10 [WM3, WM1, WM2]
- Appunti sul "come" e il "cosa" di Gomorra [WM1]
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- Segue l'indice degli mp3.
In occasione di un convegno organizzato nel 1999 dalla rivista Letture, venne elaborato un manifesto estetico che, ai tempi, parve bizzarro. Gli estensori, sotto l'egida di Ferruccio Parazzoli, erano Tommaso Pincio, Antonio Riccardi, Giuseppe Genna e Michele Monina. Il manifesto non pretendeva di imporsi ideologicamente, non intendeva porsi come vasca di raccolta di pesci sguazzanti e nemmeno ambiva a un ruolo di leadership avanguardista. Soltanto, intendeva fotografare ciò che percepiva come presente avanzato - una porzione di futuro imminente.
L'invito è a misurare questo manifesto con l'attuale deriva narrativa e poetica.
"Scrivo di cose che non vidi, non mi capitarono, non seppi da nessuno, e che per di più non esistono affatto, né a priori possono accadere".
Luciano, Storia vera
Qui la sintesi della trasmissione di Radio Onde Furlane dedicata a Piermario Ciani, andata in onda la mattina del 5 luglio 2006. Mp3, 128 o 64 kbps, 39:37.
A cura di Paolo Cantarutti, con interviste telefoniche a Vittore Baroni, alla critica d'arte Paola Bristot, a Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti, e a WM1.
N.B. Cantarutti conduce in friulano - lingua musicale e comprensibile, piena di riverberi dai quattro punti cardinali. Pochi minuti all'inizio e qualche raccordo, poi le interviste sono tutte in italiano.
[WM1:] A un funerale viene voglia di parlare di vita, di progetti, cose e persone che spuntano e nascono. E il cazzeggio si insinua sempre. Anche perché ci prende di sorpresa il rito funebre solenne, quasi preconciliare, con monodìe in latino, a tratti addirittura arcaico. Rito proseguito al cimitero, acquasantiera e aspersorio posti di fronte alla fossa, a disposizione dell'intero paese, per bagnare e benedire quel legno là sotto e la terra intorno, ai bordi di questo paesino del Friuli che raggiungi saltando da un treno all'altro, l'ultimo tratto lo fai in corriera da Codroipo (toponimo che è tutto un anagramma).



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