di Giuseppe Cassieri
Scienza millenaria, nobilmente seduttiva tra pensiero filosofico e agganci teologici, tra fisica e metafisica, la cosmologia vanta negli ultimi decenni un picco portentoso di attrazione anche in virtù delle incalzanti meraviglie tecnologiche. Con un non trascurabile scarto culturale, tuttavia; e cioè che i candidi amatori di fenomeni celesti, così come coloro che avanzano domande di maggior peso circa l’origine e i misteri dell’universo, si immergano in sinossi amabilmente semplificate e colorate o in proiezioni avveniristiche dedotte da volatili ipotesi di laboratorio. Consigliabile, perciò, una scelta in bianco e nero che ci aiuti a capire, grazie a un ragionevole linguaggio tecnico, sia i lavori in corso, i fallimenti e gli esiti felici della ricerca, sia gli orizzonti concettualmente possibili ma non ancora (o forse mai) subordinati al potere investigativo dell’uomo.
di Wu Ming 5
[E' in tutte le librerie il numero 39 della nuova serie di Nuovi Argomenti, intitolato E=mc². Scrittori e scienza. Intervengono, con saggi e paranarrazioni che variano, sul fronte scientifico, dalla fisica alla teoria sul tempo alle neuroscienze, sono stati chiamati Calef, Powers, Paolin, Pincio, Valerio, Minervino, WM5, Sassoli, Giorello, Genna (qui il suo intervento) e il curatore Leonardo Colombati. Riproduciamo qui lo splendido intervento di Wu Ming 5]
I
Questo è un resoconto di come lo studio di teorie scientifiche porti felicità e apertura nella mia vita, e di come alimenti il senso di avventura intellettuale che ritengo centrale nella mia esperienza di autore e di essere umano. E’anche un resoconto di come tradizioni di pensiero lontane vengano utilizzate in modo spregiudicato (ma fondamentalmente rispettoso) nel tentativo di dare ragione della propria storia personale e di trascenderla. Tutte le connessioni sono arbitrarie, proprio per questo tutte le connessioni sono verosimili.
di Piero Bianucci
Marte come un’altra Terra, dove scoprire forme di vita in cui specchiarsi, dove un giorno l’umanità potrebbe trovare un’altra patria. Nasce così il grande sogno collettivo, quando nel 1893 Percival Lowell, fortunato uomo d’affari americano con la passione dell’astronomia, si regalò un telescopio tra i migliori dell’epoca e interpretò i «canali» scoperti da Giovanni Schiaparelli come opere artificiali costruite da esseri intelligenti per fronteggiare l’aridità del pianeta. I canali si sono dissolti in illusioni ottiche, le sonde spaziali ci dicono che Marte è simile al deserto del Sahara, ma alla temperatura dell’Antartide e sollevato a 40 mila metri di quota, dove la pressione è 1/200 di quella al suolo.
Sul numero 167 della rivista Focus, attualmente in edicola, è pubblicata un'intervista a John Titor, l'uomo che da sette anni produce prove, per alcuni inconfutabili e per altri bufale ben cognegnate, del fatto che proviene da una dimensione parallela, appartiene alla specie umana ma non di questo frame universale in cui esiste Berlusconi. Titor sta dividendo la scienza americana, perché ha riprodotto lo schema della macchina che gli permette di compiere viaggi tra dimensioni e tempi diversi. Un'ossessione della letteratura fatta realtà. Proponiamo due contenuti di segno diverso: gli scettici del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale); e brani da un sito italiano dedicato a John Titor. Quanto a noi, ci limitiamo a sottolineare quanto Titor ha finora azzeccato in maniera comprovata da enti scientifici o industriali consultati.
Le connessioni tra credo di tipo religioso e fiducia in tutta una serie di entità extraterrestri o soprannaturali ha contraddistinto molte, forse tutte, le culture monoteiste e politeiste del passato. La distinzione che oggi si opera tra esseri alieni ma vivi nel senso in cui siamo vivi noi ed entità divine come angeli o santi vivi in senso ultraterreno è figlia del progredire della nostra cultura, ma nasce da un retroterra di grande confusione. E' basandosi su questa naturale propensione a confondere elementi che sfuggono alla comprensione immediata che fanno leva quanti affermano in mala fede di avere visto la Madonna o avere incontrato alieni.
di Arianna Dagnino
Il mondo dei computer non sarà mai
più quello di prima, parola di
scienziati. Perché finalmente sono
riusciti a fare quello che si riteneva
impossibile: hanno fermato la luce e
l’hanno intrappolata in un solido. In
poche parole, hanno arrestato fasci di
fotoni (le particelle di cui è fatta la luce),
che viaggiano a 300 mila km al secondo,
bloccandoli e immagazzinandoli in un
cristallo (per la precisione, silicato di
ittrio drogato con terre rare). A farlo per
primi sono stati Philip Hemmer e Selim
Shahriar all’Air Force Research
Laboratory di Hanscom, un centro studi
militare legato alla Nasa, nel
Massachusetts. È una notizia che ha
dell’incredibile, ma ancora più incredibili
saranno le applicazioni che questa
conquista apporterà nell’elettronica e
nelle telecomunicazioni. Perché
controllare la luce significa dominare i
fotoni per utilizzarli negli apparati
elettronici, inclusi i computer.
Persinger e le basi neurofisiologiche delle esperienze mistiche e visionarie
di Franco Landriscina
[da ALTROVE n°9]
I film di fantascienza degli anni ’50 e ’60 erano pieni di strani professori in camice bianco intenti ad armeggiare con provette ed elettrodi in laboratori di campus universitari e a sperimentare strani congegni elettronici sui loro malcapitati studenti. Spesso i loro esperimenti avevano come obiettivo quello di leggere il pensiero o di risvegliare misteriosi poteri della mente. Quasi sempre il risultato finale era tutt’altro da quello aspettato. Come si sa, la realtà talvolta supera la fantasia, ed infatti un professore di questo tipo esiste davvero, con tanto di laboratorio in una sperduta università nelle montagne del Canada. Il professore in questione si chiama Michael Persinger ed insegna neuroscienze del comportamento al Dipartimento di Psicologia della Laurentian University di Sudbury, nella regione canadese dell’Ontario. Non è però un illustre sconosciuto, ma un ricercatore membro di svariate organizzazioni scientifiche internazionali che ha pubblicato più di 200 articoli scientifici e numerosi libri sul rapporto fra cervello e comportamento, attirando anche, in Canada e negli Stati Uniti, l’attenzione di giornali e televisioni.
di Philippe Rivière
Harrison H. Schmitt, l'ultimo uomo ad aver messo piede sulla luna, sta per festeggiare il suo settantesimo compleanno. Era il 1972. Dopo, l'avventura spaziale non ha mai ritrovato l'entusiasmo popolare che aveva suscitato nel pieno della guerra fredda. Ma diversi progetti rilanciano oggi quell'attrattiva. I viaggi in orbita si banalizzano, piuttosto che democratizzarsi. Alcuni miliardari si regalano qualche viaggio intorno alla Terra nella stazione spaziale internazionale (1). E persino dei semplici milionari, dopo il successo di SpaceShipOne - il primo aereo spaziale privato ad aver effettuato due voli a meno di cinque giorni d'intervallo - possono ormai pagarsi il privilegio di contemplare dall'alto il Pianeta blu. Il 4 ottobre 2004, il costruttore di questa astronave (2), si vedeva attribuire l'Ansari X-Prize, un premio di 10 milioni di dollari. Era il segnale di partenza per la conquista dello spazio da parte dei privati. Ma tutto questo è solo un gadget a confronto con l'altro grande progetto spaziale con equipaggio. Non è più questione di fantascienza: tra non molto approderemo su Marte. Principale promotore di questa impresa, è Robert Zubrin, presidente della Mars Society, un'associazione internazionale che conta 6.000 membri (3).
[dall'omonimo e-book edito e distribuito gratuitamente da Apogeo]
Il termine robot è stato coniato dallo scrittore
ceco Karel Čapek nel suo romanzo fantapolitico
R.U.R. (Rossum's Universal Robots), del 1920. In
realtà, pare, Karel Čapek non fu il vero inventore
della parola, che gli venne, invece, suggerita dal
fratello Josef, scrittore e pittore cubista, che
aveva già affrontato il tema in un suo racconto del
1917, “Opilec” (L'ubriacone), nel quale però
aveva usato il termine automat.
La diffusione del romanzo di Karel ha dato
un’enorme fama al termine Robot, anche se il
libro è caduto lentamente nel dimenticatoio,
almeno in Italia. Attualmente non è disponibile
una versione in italiano e per leggerlo è necessario
accontentarsi di quella in inglese. Anche se i
robot di Čapek erano uomini artificiali organici, il
termine viene generalmente utilizzato per indicare
un uomo meccanico. Uno dei sinonimi di robot è androide (dal greco anèr,
andròs, uomo, e che quindi può essere tradotto "a forma d'uomo"), mentre
cyborg ("organismo cibernetico" o "uomo bionico") sta a indicare una creatura
che combina parti organiche e meccaniche.
In un libro di Tagliagambe, tra letteratura e filosofia, indagati i meccanismi del pensiero. I romanzi dello scrittore russo portano in primo piano il rapporto tra i vari livelli dei processi mentali. Un secondo cervello che funziona come un'interfaccia tra il mondo fisico e quello delle costruzioni culturali
di Fabio Bacchini
C'è stato un tempo in cui la letteratura e la filosofia sono andate molto d'accordo. Ma, secondo le malelingue, ciò è avvenuto principalmente perché la filosofia era una filosofia non sufficientemente rigorosa nel ragionamento e nella terminologia: una forma, essa stessa, di letteratura. Negli ultimi cento anni, una parte della filosofia ha deciso che era ora di svestire i panni della disciplina inconcludente e ciarliera, e che valeva la pena essere meno vaghi, e molto più esatti. E' nata la «filosofia scientifica», che si propone di giungere «mediante l'analisi logica a conclusioni precise, articolate, e attendibili come i risultati della scienza contemporanea» (la definizione è di Hans Reichenbach). Secondo le malelingue, la filosofia scientifica paga un prezzo costante per riuscire ad essere chiara e razionalmente approvabile: essa risulta eccessivamente algida a chi le si accosta in modo non professionale, e «non tocca davvero il cuore» delle persone.
Si definisce "lucido" un sogno durante il quale ci si rende conto di stare sognando. Il termine "lucido" è stato coniato da Frederik van Eeden all’inizio del ‘900, e sta ad indicare la lucidità mentale che caratterizza tale stato di coscienza. Aristotele è stato, a quanto sembra, il primo ad interessarsi dei sogni lucidi, nella nostra cultura occidentale. Egli sosteneva che il sognatore può accorgersi di stare sognando attraverso le sensazioni fisiche che prova. Nel 415 sant'Agostino discusse la possibilità di avere sogni lucidi e ne portò come testimonianza uno fatto da un certo medico di Cartagine. Ma la tradizione più antica e profonda sui sogni lucidi la troviamo in oriente, dove il sistema religioso-filosofico del Buddismo tibetano ha fatto di questi sogni un caposaldo della percezione della realtà, intesa come sogno. In Oriente la pratica del sogno lucido viene sperimentata per diventare coscienti dell'illusione dei propri contenuti onirici al fine di portare tale sensazione anche nello stato di veglia.
di Mario Bonato
[da NeuroScienze.net]

Immaginate di perdere improvvisamente la consapevolezza di quello che accade in una parte dello spazio che vi circonda. Questo è quello che accade nei pazienti con neglect. Chiamata neglect dal termine inglese, l’eminegligenza spaziale è una delle patologie più frequentemente riscontrate dopo un danno cerebrale e consiste in un deficit della consapevolezza spaziale. Nella maggior parte dei casi questo deficit si ha in seguito a lesione del lobulo inferiore del lobo parietale destro, e in seguito a questa il paziente trascura (neglige) di conseguenza lo spazio sinistro.




