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di S. Fattori
fabbriche_big.jpg Oggi in mensa ho parlato. Lo spirito della Cattedrale si manifesta servendosi di me per rivelazioni che altri non colgono. Ho raccontato che l’ultima stagista carina è stata assassinata.

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di Enzo Fileno Carabba [Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire] Tutte le puntate di Discese estreme 15. Il...

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di S. Fattori
fabbriche_big.jpgStamattina, verso le nove e mezza, hanno inserito in reparto il ragazzo con il giubbotto scuro. Sembra un tipo sveglio. Sembrerebbe quasi normale, un individuo sopra la media considerando la fauna della Cattedrale.

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   Romanzo a puntate

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

Oggi in mensa ho parlato. Lo spirito della Cattedrale si manifesta servendosi di me per rivelazioni che altri non colgono. Come medium posseduto da oscure presenze, rivelo misteri di cui nemmeno io sono a conoscenza. Ho raccontato che l’ultima stagista carina è stata assassinata. Quella castana con gli occhioni blu da bambola che affiancava gli ingegneri del Lain Team.

Pubblicato Giovedî 8 Maggio 2008

maniacoinglese472.jpgdi Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
frecciabr.gif Tutte le puntate di Discese estreme

15. Il maniaco inglese
Ricordo con apprensione il maniaco inglese.
E' vero che certi paesaggi inglesi, con quella luce cupa e corpuscolare, renderebbero inquietante anche San Francesco nei suoi momenti migliori, tuttavia bisogna riconoscere che il soggetto con cui ebbi modo di confrontarmi non era tra i più rassicuranti.
Avevo sui quattordici anni. Mi trovavo in una cittadina sul mare, ospite di una famiglia di forti bevitori, che in compenso risparmiavano sul cibo: perlomeno su quello che davano a me. Si trattava di una di quelle vacanze studio durante le quali si dovrebbe imparare l'inglese. Purtroppo il mio rapporto con l'inglese era di considerevole distanza. Soprattutto per quanto riguarda il parlato. Prima o poi troverò per questo mio problema una giustificazione profonda.

Pubblicato Mercoledî 7 Maggio 2008

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

Stamattina, verso le nove e mezza, hanno inserito in reparto il ragazzo con il giubbotto scuro. Sembra un tipo sveglio. Concede moderata confidenza alle comari più curiose che lo intervistano immediatamente. Ha intuito quanto siano pericolose, sa come tenerle alla larga senza essere troppo scortese.

Pubblicato Venerdî 2 Maggio 2008

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

La Cattedrale non è il peggiore degli inferni. È solo il mio inferno. Nelle sue viscere si agitano i meccanismi di sempre, i tentacoli sgraziati di una piovra assassina, assurdo pretendere giustizia. Esiste solo il controllo. La Cattedrale ha orecchie buone, una sensibilità che stupisce, sente e spurga tossine ritenute dannose dal sistema immunitario. Di recente alcuni alti dirigenti hanno rassegnato le dimissioni. I loro visi sono apparsi all’interno delle bacheche, piccole foto in bianco e nero, icone fuori dal tempo. Qualche riga in inglese, ringraziamenti per il lavoro svolto, auguri per le prossime funzioni. Da svolgere altrove… Si desume volontarietà. Cazzate.

Pubblicato Venerdî 25 Aprile 2008

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

Con il neo assunto, un vecchio rognoso come me rivendica la propria capacità nell’eseguire azioni ormai assimilate dall’organismo, movimenti velocissimi da quadrumane impazzito. Devo alimentare scivoli convergenti su posatori dove le operaie assemblano il manufatto della malora. Con un carrettino seguo un percorso obbligato, nulla è lasciato all’iniziativa del singolo, le regole sono chiare.

Pubblicato Sabato 19 Aprile 2008

Illustrazione di Liza Schiavi - Clicca per ingrandiredi Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
frecciabr.gif Tutte le puntate di Discese estreme

14. Il bagno della donnola

Ricordo quando c’erano meno regole ma la gente che andava per mare era più rispettosa e aveva più occhio. Erano in grado di individuare una testa tra le onde a duecento metri di distanza. Sapevano anche che la testa di solito è attaccata a un bagnante e non va staccata. Una volta, da ragazzo, nuotando, mi ero allontanato troppo dalla riva. Mi si avvicinò una barchetta di legno e il personaggio a bordo - un omino piccolo, sicuramente un gigante del mare, in quanto a sapienza - con poche parole affettuose mi fece capire che ero un cretino. Ne presi atto e tornai indietro.

Pubblicato Venerdî 18 Aprile 2008

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

Non è successo oggi, perché oggi non esiste, tutto è cristallizzato in una goccia d’ambra che pare troppo scura per essere ambra. Visto mai fosse merda.
Beh, in quest’oggi sospeso, un manager di una multinazionale, si fa l’ultimo giro di saluti, un tour di commiato tra cameratismi e cortesie, strette di mano e sottotitoli ipocriti.
La sua facciona era apparsa all’interno delle bacheche poste in luoghi strategici, i non-luoghi attigui alle macchinette del caffé e ai cessi.

Pubblicato Giovedî 10 Aprile 2008

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

Ho dovuto insegnare a un contratto a sei mesi il rifornimento della linea di assemblaggio. È una creatura fragile e insicura. Una quarantenne con marito e prole. Per salvare il suo culo sarà pronta a tradirmi prima che la sirena suoni. Almeno tre volte. Se farà cazzate, se si dimostrerà lenta e impacciata, dirà alla capo-reparto che le ho insegnato male, sciogliendosi in un pianto. Scoppia in lacrime per nulla, è sempre sul limitare di una crisi di panico e il sangue non le ossigena il cervello, non memorizza. La temo. Più sei debole più sei pericoloso. È una completa idiota. È nel posto giusto. Un luogo inquinato di osmosi tra un campo di concentramento, un ospedale psichiatrico e una seconda media. Per farle coraggio dico che la cosa bella di quello che le sto insegnando è che anche una scimmia sarebbe in grado di farlo. Per demoralizzarla a morte le dico che la cosa brutta di quello che le sto insegnando, è che anche una scimmia sarebbe in grado di farlo.

Pubblicato Giovedî 3 Aprile 2008

Discese estreme - illustrazione di Liza schiavidi Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
frecciabr.gif Tutte le puntate di Discese estreme

13. Le forze dell'ordine - Uno spacciatore in erba

Quando l'attenzione dei molestatori nei miei confronti si indebolì, il loro posto fu preso dalle forze dell'ordine.
Da ragazzo infatti polizia e carabinieri mi fermavano di continuo, e senza neanche offrirmi dei soldi.
La scena tipica era la seguente. Mi prendevano, mi portavano in uno stanzino, o in un angolo all'aperto ma riparato dai venti, e mi dicevano: dai, tanto lo sappiamo che ce l'hai, dicci dov'è che è meglio per tutti.
Sembrava che fossimo in confidenza, anche se in effetti li vedevo per la prima volta.
Trovavo la cosa particolarmente spiacevole: perché darmi del tu? E poi: se gli agenti sapevano qualcosa che me lo chiedevano a fare?

Pubblicato Mercoledî 2 Aprile 2008

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

Quindici mesi di catena di montaggio, dopo diciotto anni di Controllo Qualità hanno compromesso il mio equilibrio psichico. Sono debole e incattivito. E scriverne non servirà a curare o a lenire la malattia definitiva. Una vita tra cerebrolesi che alternano scatti d’ira a stati vegetativi. I ritmi lavorativi, i movimenti reiterati all’infinito, gli stimoli intellettuali mortificati delle esigenze pratiche della vita domestica, la televisione sedativa, i ristoranti pizzeria, il ricevimento dei professori, le vacanze estive trascorse nei paesi di origine del sud Italia. Bombardamenti quotidiani.

Pubblicato Giovedî 27 Marzo 2008

di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

[Saverio Fattori, oltre ad essere un apprezzato collaboratore di Carmilla, è uno dei più interessanti narratori italiani degli ultimi anni. Dopo l'esordio con Alienazioni padane (2002), ha pubblicato Chi ha ucciso i Talk Talk?(2006), entrambi scaricabili in copyleft dal sito de iQuindici. Siamo quindi molto felici di cominciare oggi la pubblicazione del suo nuovo romanzo Cattedrale (g.d.m.)]

Tutti i capitoli di "Cattedrale"

Pubblicato Giovedî 20 Marzo 2008

liza_schiavi_12.jpgdi Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
frecciabr.gif Tutte le puntate di Discese estreme

12. Le donne nude

Parlerò delle donne nude.

Fino a quando mi è dato di ricordare, la mia mente è stata visitata da donne nude. La dimora della mia infanzia era piena di libri: parte della biblioteca del bisnonno (una volta ho trovato una dedica autografa di D'Annunzio) e del nonno, e tutti i libri di mio padre. Volumi antichi e nuovi che spaziavano in ogni direzione, nel senso che riguardavano ogni argomento, ma anche nel senso che uscivano dalle librerie, si riproducevano e arrivavano fin quasi in cucina e in bagno.

Pubblicato Giovedî 20 Marzo 2008

amicizia.jpgdi Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
frecciabr.gif Tutte le puntate di Discese estreme

11. L' Amicizia

Per qualche strano motivo la parola amicizia mi fa pensare all'infanzia. Dico strano perché non posso certo affermare che i miei unici amici appartengano a quel tempo, e che dopo basta. D'altra parte i fatti che accaddero allora hanno lasciato in me un segno così profondo che non posso dimenticare chi li ha vissuti con me. Il bello è che io questi fatti non li ricordo se non a sprazzi - forse perché portavano un peso o una forza insopportabili.

Pubblicato Lunedî 3 Marzo 2008

efccapX.jpgdi Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]

10. L'onda chiara

In un punto imprecisato della Francia mia madre dice: "Potrai tornare qua quando vorrai. Hai tutta la vita davanti a te" e partiamo. Io ho nove dieci anni, mettiamo, i miei sono molto giovani. Mi portano spesso nei loro viaggi in macchina, viaggi avventurosi, e quando le cose scorrono fuori dal finestrino il mondo mi sembra un luogo incredibilmente profondo. Andiamo per deserti, montagne, promontori marini, attraversiamo fiumiciattoli, sempre con una Volkswagen cabriolet rossa, abbastanza ammaccata, che non sembrerebbe adatta per questo genere di impresa. Nelle terre remote, quando le tappe sono lunghe, il pranzo è a base di biscotti, e la macchina non si ferma, non c'è tempo di fermarsi. Penso che anche il Dio del mondo mangi biscotti al cioccolato, mentre guarda e crea le cose dal suo finestrino. Non ha il tempo di fermarsi. Miracolosamente, però, è del tutto rilassato.

Pubblicato Giovedî 21 Febbraio 2008

di Enzo Fileno Carabba

TerreDesolate.jpgD'ora in avanti, i capitoli del romanzo di Enzo Fileno Carabba saranno illustrati da Liza Schiavi, artista di straordinaria bravura. (V.E.)

9. TERRE DESOLATE

Mentre uscivo dall'infanzia andai a vedere il film Lo squalo, di Spielberg, e appena finito il film, in Piazza della Repubblica, fui colto da morbillo. Mia cugina disse che mi era venuto il morbillo dalla paura.
Ma non credo.
Una cosa importante del film è che i fondali in cui si muove lo squalo sono di notevole squallore. Un altro regista avrebbe colto l'occasione per mostrare fondali tetri ma spettacolari. Mentre i paesaggi in cui nuota il pescione protagonista ti fanno veramente cascare le braccia, da quanto sono piatti, fangosi, quasi lagunari (quello è uno squalo che viene da Venezia). E sappiamo cosa accade quando ti cadono le braccia, se c'è in giro uno squalo come quello: irreale, ma non per questo meno affamato.

Pubblicato Martedî 5 Febbraio 2008

di Enzo Fileno Carabba

Inseminoid2.jpg8. LA ZATTERA MATRIMONIALE E IL CORTIGIANO DEGLI ABISSI

Quando – adolescente – cominciai a entrare in relazione con vere e proprie ragazze, i miei dimostrarono grande liberalità. In camera mia il letto singolo fu sostituito da un letto matrimoniale.
E' vero che l'iniziativa fu mia, e che il manufatto era una realizzazione artigianale più simile alla zattera di un naufrago maldestro, piena di fenditure, gobbe e avvallamenti, che a un letto tradizionale. Ma non ci fu una vera opposizione, a parte un po' di tira e molla quando portai i materassi.
Certo, dato che non disponevo di un materasso unico, bisognava stare un po' attenti a non cadere nelle incredibili buche che si spalancavano all'improvviso.

Pubblicato Lunedî 21 Gennaio 2008

di Enzo Fileno Carabba

Paperincas.jpg7. LA RICERCA DELLE UOVA QUADRE

Per anni mio padre mi ha interrogato sui paperi. Apriva una storia di Paperino e io dovevo stabilire, così a colpo d'occhio, sulla base di una singola vignetta, se avevo davanti una storia di Carl Barks, uno dei geni del Novecento, diceva.
Comprava possenti edizioni rilegate di tutta l'opera barksiana grazie ad ambigui mediatori che agivano nell'ombra. L'entità della spesa non veniva comunicata a mia mamma. Stiamo parlando di molti volumi.
D'altra parte, per un vero cultore, nessuna cifra è eccessiva: e questa è passione, proprio quello che manca alla vita di molti. Carl Barks è stato il vero creatore della saga dei paperi (Paperone, Paperino, Qui Quo Qua ecc) per la Disney. Sue sono le grandi storie avventurose, come Paperino nel paese delle uova quadre, dove i protagonisti si misurano con mondi ben più vasti, misteriosi e affascinanti di Paperopoli: regioni dove le uova non sono ovali, appunto. E suoi sono i disegni, che conferiscono a quei paperi una verità piena e rotonda. E direi una luminosità particolare. Quando l'anziano Paperone nuota e balza tra le monete come un giovane delfino, nei disegni di Barks, ci credi davvero.

Pubblicato Sabato 12 Gennaio 2008

di Enzo Fileno Carabba

CassisCornuta.jpg6. IL CONCHIGLIAIO

Per molti anni ho condotto esperimenti della massima importanza. Tali esperienze avevano luogo soprattutto in camera mia e nel bagno attiguo.
La mia idea, me ne rendo conto solo adesso, era che l'anima andasse potenziata per sopravvivere nell'aldilà. Non potevo credere che tutte le anime sopravvivessero dopo la morte.
Non era possibile. E se anche fosse stato possibile, il risultato sarebbe stato una confusione improponibile.
Tuttavia non era neanche possibile che tutto andasse perduto. Ci doveva essere una specie di selezione delle anime. Alcune sopravvivevano. Non tutte.
La mia sì, per esempio.

Pubblicato Venerdî 28 Dicembre 2007

di Enzo Fileno Carabba

Abete.bmp[NOTA: Abbiamo omesso il capitolo IV del romanzo di Carabba perché è già apparso su Carmilla: vedi qui. Si tratta di un capitolo essenziale, che consigliamo di rileggere, perché in esso il protagonista scopre i suoi "poteri paranormali".]

5. IL GIORNALISTA SULLA RUSPA

All'epoca in cui manifestavo le mie perplessità circa le apparizioni di Gesù Bambino, mi fu chiesto – forse con preoccupazione - cosa volevo fare da grande.
Il giornalista sulla ruspa! Risposi io, senza esitare.
Dissi giornalista perché volevo essere come papà. Di ruspisti invece in famiglia non ce n'erano. Ma dissi ruspa pensando a gru (non conoscevo bene le parole). Non c'erano neanche gruisti in famiglia, se è per questo. Ma io immaginavo di scrivere i miei articoli lassù per aria, in cima a una gru gialla. In alto, in bilico a cento metri da terra, lontano da tutti.

Pubblicato Sabato 22 Dicembre 2007

di Enzo Fileno Carabba

CézanneIGiocatoridiCarte.jpg3 - IL QUARTO E' SEMPRE A DESTRA

Verso Natale e durante l’estate le mie capacità matematiche si intensificavano. Ho appreso i rudimenti del calcolo grazie allo scopone scientifico. E’ vero che non sono andato molto oltre i rudimenti, ma bisogna riconoscere che è già qualcosa. Lo scopone ha inculcato in me l’idea che alla base di tutto c’è l’addizione e ha sopperito a eventuali lacune del sistema scolastico. Tre e quattro sette, sei e uno sette, e altre somme del genere, sono state - se non le prime parole che ho sentito - certo le seconde.

Pubblicato Martedî 11 Dicembre 2007

di Enzo Fileno Carabba

Vincigliata.jpg2 - IL NATALE DELLE MUTANDE DI LATTA

A dicembre mia nonna disse che per Natale intendeva regalarmi delle mutande di latta. Abbassò le palpebre, prese quell’aria assorta e spiegò che mi avrebbero protetto dagli stupratori di Campo di Marte e in ogni caso – anche ammesso che uno stupratore più abile degli altri fosse riuscito a sfilarmele – le mutande avrebbero prodotto un rumore tale da dare l’allarme e qualcuno sarebbe accorso. Io immaginai il rumore delle mutande di latta come un boato assordante, tipo i timpani di un’orchestra sinfonica.
Mia nonna era un vulcano di idee, a volte fondate a volte no. Resta il fatto che in quel periodo riscuotevo un successo straordinario presso i molestatori.

Pubblicato Lunedî 3 Dicembre 2007

di Enzo Fileno Carabba

EnzoFCarabba.jpg[Da quando vinse il premio Calvino col romanzo Jakob Pesciolini (Einaudi, 1992) fino al recente Pessimi segnali (Marsilio, 2004), Enzo Fileno Carabba non ha mai deluso i suoi ammiratori. L'estrema eleganza e "leggerezza" della sua prosa, l'ironia garbata degna di un Collodi, il tono deliziosamente trasognato, la profonda cultura ne fanno uno dei migliori scrittori italiani - come chi scrive ebbe a dichiarare, in tempi non sospetti, a un'intervistatrice de Il Corriere della Sera. E' dunque un grande onore, per Carmilla, potere pubblicare a puntate, in anteprima assoluta, il nuovo libro di Carabba, Discese estreme. Non proprio un romanzo, quanto... scopritelo da soli. E' tempo che Enzo Fileno Carabba, di indole modesta e dolce di temperamento, esca dal suo riserbo e divenga autore noto al maggior numero possibile di lettori.] (V.E.)

1 - LE DISCESE ESTREME

C’è un luogo riparato, una specie di cittadella inespugnabile o di baia segreta, dove il mio numero di telefono continua ad essere 602146, mia nonna materna continua ad avere 73 anni e io d’estate continuo a mangiare tacconi al pesce, in Abruzzo.

Pubblicato Martedî 27 Novembre 2007

gazzotti5.jpgdi Carlo Gazzotti

5. La scena bugiarda (1992–93)

Anche la scelta del lavoro successivo, Il Bugiardo di Carlo Goldoni, venne concordata con i funzionari dell’ente teatrale regionale, questa volta all’interno dell’iniziativa denominata ‘Fantafrottole’ dedicata per quell’anno al tema della ‘bugia’. La continuazione più che ovvia della rassegna realizzata l’anno precedente intorno a Pinocchio.

Pubblicato Martedî 17 Aprile 2007

di Carlo Gazzotti

CarloGazzotti.jpg4. La scena meccanica (1991-1992)

All'inizio dell'anno scolastico 1991/92 venni avvicinato da una serie di funzionari del teatro stabile locale che mi proposero di partecipare alle iniziative attraverso le quali l’ente voleva ‘lanciare in città’ il proprio allestimento del Pinocchio di Collodi
In cambio, la più importante istituzione teatrale della regione si impegnava a metterci a disposizione gli spazi necessari all’attività laboratoriale essendo a conoscenza del fatto che il gruppo non poteva più utilizzare la sala SGB chiusa per gli interventi di ristrutturazione e di messa a norma dei quali s'è già parlato.

Pubblicato Sabato 17 Marzo 2007

di Carlo Gazzotti

Trama4.jpg3. La scena alchemica (1989-91)

Scottati sul versante politico affaristico amministrativo, nonché, naturalmente, su quello scolastico, io e i ragazzi non trovammo di meglio da fare che acuire ancor più i toni ludico-spettacolari di una ricerca teatrale altrimenti defatigante, sofferta e chiusa ermeticamente al proprio interno. A giustificare la cosa la necessità di dover legittimare l’isolamento, prima forse subito, poi consapevolmente vissuto e fatto proprio in modo beffardo dal gruppo. Operare all’interno della sala SGB a contatto diretto con numerosi altri gruppi teatrali aveva comunque consentito al collettivo di crescere sia dal punto di vista umano che da quello artistico. Tre i modelli con i quali s’era finito per entrare in contatto.

Pubblicato Sabato 17 Febbraio 2007

di Carlo Gazzotti

Trama3.jpg2. La scena giacobina (1988-89)

L’anno scolastico 1988-1989 si aprì con il mio allontanamento dalle classi quarte e quinte dell’istituto, (troppo pericolose, forse, perchè formate da maggiorenni). Le nuove classi, soprattutto la 1^, la 2^, la 3^ C di quegli anni, luogo punitivo nel quale starsene buoni e remissivi, divennero però il serbatoio dal quale sarebbero scaturiti i nuovi protagonisti di quello che continuava chilometricamente a definirsi ‘Collettivo studentesco di ricerca e di produzione teatrale’. Un gruppo che assorbiva sempre più ogni mia energia e che superava ormai le cinquanta unità. Analogamente estendevo e rafforzavo la collaborazione con la Circoscrizione n. 5 del Comune. Del resto, la sala-teatro SGB eravamo noi.

Pubblicato Lunedî 29 Gennaio 2007

di Carlo Gazzotti

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Introduzione. La scena astratta

Idioti e idiozia sono oggi sinonimi di stupidità, d’insensatezza, di imbecille minorità psichica. A fissare i connotati della definizione corrente qualcosa che porta alla Francia del XII secolo o, più ancora, alla terminologia medica di stampo positivista.
Non così quando ‘idiota’ e ‘idiozia’ definivano tutto ciò che era proprio dell’uomo privato, dell’individuo naturale contrapposto all’uomo propriamente detto, all’uomo pubblico, civile, esperto, politico.
Dostoevskij non c’entra, e non c’entra nemmeno Pirandello. Qualche utile indizio può essere semmai contenuto nell’espressione ‘idiotismo’. Termine che designa, in ambito linguistico, ogni espressione dialettale, provinciale, ogni ‘cretinismo’ delle piccole comunità chiuse.

Pubblicato Martedî 16 Gennaio 2007

Presentazione de "La trama dell'idiozia" di Carlo Gazzotti, il nuovo romanzo a puntate di Carmilla

di Gioacchino Toni

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A breve Carmilla inizierà la pubblicazione a puntate del romanzo “La trama dell’idiozia” di Carlo Gazzotti: è la storia di una follia, di un ostinato tentativo, da parte dell’autore/protagonista, docente di Materie letterarie, di combinare esperienze teatrali e scolastiche rendendole vive e partecipate. Nel racconto, una sorta di diario di bordo, l’autore intreccia riflessioni di teatrologia, spiccia quotidianità e scontri titanici con la burocrazia scolastica e le miopie di tanti suoi operatori.

Pubblicato Lunedî 8 Gennaio 2007

di Riccardo Valla

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CAPITOLO DICIASSETTESIMO

— Ah, è così! — esclamò un’altra voce, dal fondo della sala. — Chi si credono di essere questi autori? So fare di meglio io!
— Perché, c’è qualcosa che non la convince? — chiese Tonnorosa. — E, di grazia, che cosa la autorizza a parlare? è un autore? un critico? ha la tessera da giornalista?
— Mi autorizzano questi. — Mostrò i pugni. — Bisognerebbe darvi quattro schiaffi, e ben dati! Non fate i furbi con me! — L’uomo cominciò ad avvicinarsi minacciosamente.
— Se vuole suggerire, si accomodi... — ironizzò il vescovo.

Pubblicato Martedî 22 Agosto 2006

di Riccardo Valla

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CAPITOLO TREDICESIMO

— Una cosa non mi è chiara, signorina Sophie — chiese Londong, mentre raggiungevano l’auto. — Perché era tanto offesa con suo zio?
La donna lo guardò con una strana luce negli occhi. — Mi hai fatto impazzire per tutto il giorno, ma adesso siamo soli, finalmente... Via, non fare il timidone, il tuo amico è lontano... Cosa preferisci? Ti bacio le palline o facciamo l’amore?
Londong la guardò con sospetto. — Curiosa frase... Allora, cosa le ha fatto suo zio?
— Niente, maledizione! — sbottò lei. — Dopo tante promesse... vederlo nel nostro salotto, tra un coro di “daglielo duro, daglielo mollo, falle tremare le vene del collo”... ho visto che si stavano ... oh, ho capito che...

Pubblicato Mercoledî 16 Agosto 2006

di Riccardo Valla

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CAPITOLO NONO

Quando la biblioteca aprì, il primo che si presentò davanti all’impiegato fu un alto monaco con una strana tonaca color giallastro-verdognolo. — Nei miei studi sulle eresie ho trovato questi versi — gli disse. — Chissà se a fare una ricerca nel computer...
— Non ce n’è bisogno — sorrise l’altro, con aria divertita, dopo avere dato un’occhiata alla scritta. — Abbiamo anche gli altri indovinelli della serie, vada nell’ufficio del Conservatore.
Il monaco lo guardò con sospetto, ma era impossibile che l’uomo l’avesse riconosciuto. — Non credo di capire... — azzardò.
L’uomo gli prese di mano il foglietto. — Sì, questo indovinello di Sommelier:

Pubblicato Mercoledî 9 Agosto 2006

di Riccardo Valla

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CAPITOLO QUINTO

— Voleva dire “mattacchione”? — chiese Londong, cercando di tenersi alle maniglie. Aveva ‘l’impressione di viaggiare dentro una scatola di latta: il rumore non era granché diverso.
— Volevo dire proprio quello che ho detto! Sai, non potevo lasciare che tutto quel ben di Dio marcisse in prigione!
— Prigione?
— Sì, in America la legge funziona, ma qui possono tenerti in prigione per anni senza mai celebrare il processo.
— Scusi, ma dove le ha prese, queste idee dell’America?
— Dai telefilm che vedevo alla televisione commerciale, quando ero in Italia. Dove possiamo andare? Il tuo albergo è pericoloso, casa mia la staranno già sorvegliando. Forse da una mia amica che è fuori Parigi e lascia le chiavi sotto lo zerbino...

Pubblicato Venerdî 28 Luglio 2006

di Riccardo Valla

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[Siamo orgogliosi di ripresentare, in cinque puntate, uno dei grandi successi di Carmilla: Il coccige Da Vinci di Riccardo Valla, in una nuova versione interamente rivista dall'autore. L'opera ha ricevuto a Fiuggi, nel marzo di quest'anno, nel corso della Italcon (la manifestazione annuale degli appassionati di fantascienza), il Premio Italia per il migliore racconto apparso su pubblicazione professionale. Del testo esiste anche una versione cartacea a tiratura limitata, di recente segnalata dal settimanale Panorama. Ricordiamo che Riccardo Valla è il traduttore in italiano de Il codice Da Vinci di Dan Brown.]

a Laura per i memi, a Lanfranco, che lo odia
quanto sono giunto a odiarlo io,
e a Giorgia che si rifiuta di leggerlo

Avvertenza dell’autore. Persone, luoghi, religioni, sette, documenti e libri citati in questa narrazione sono puramente immaginari. Anche il Codice Da Vinci. Ciascuno di loro è illusione, Maia. Come tutti noi.

Shankara insegnava nella piazza del mercato e un giorno, in uno dei vicini padiglioni, un elefante si imbizzarrì e cominciò a colpire con la proboscide tutto e tutti. Chi assistette alla scena si affrettò ad allontanarsi di corsa. Anche Shankara li imitò e corse via lungo la strada maestra.
Mentre correva, uno dei suoi oppositori lo vide, dalla finestra del primo piano e scoppiò a ridere.
— Perché fuggi, Shankara? — gli chiese. — Non sai che l’elefante è illusione?
— Sì, ma lo sono anch’io! — ribatté il filosofo, e riprese a correre.

Dalla vita di Shankara, citato da Mario Piantelli

Pubblicato Mercoledî 19 Luglio 2006

andersen9.jpgdi Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da Lucio Angelini (nella foto a sinistra), ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia.
Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]

Cap. XXIII
“A quattordici anni, prima della mia fuga a Copenaghen, mi era stato predetto che un giorno la città di Odense sarebbe stata illuminata a festa in mio onore. Quell’antica profezia si compí nella forma piú splendida. Verso la fine di novembre del 1867 ricevetti a Copenaghen una lettera in cui il consiglio comunale di Odense mi annunciava il conferimento della cittadinanza onoraria a Odense, in un incontro che si sarebbe tenuto il successivo 6 dicembre. Subito mi affrettai a ringraziarli di tutto cuore. Erano ormai passati quarantotto anni da quando, ragazzo bisognoso, avevo abbandonato la mia città natale. Adesso, ricco di felici ricordi, vi sarei stato accolto come un figlio diletto nella casa paterna. Mi sentii trasportato in alto non in vanità, ma in gratitudine verso Dio, per le dolorose ore in cui ero stato messo alla prova e i numerosi giorni di felicità che poi mi aveva concesso.”

Pubblicato Giovedî 6 Luglio 2006

lucioangelini.jpgdi Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da Lucio Angelini (nella foto a sinistra), ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia.
Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]

Cap. XX
“Da bambino, a Odense, quando andavo a teatro a seguire le rappresentazioni in tedesco, avevo visto ‘Le fanciulle del Danubio’, un’opera comica di Ferdinand Knauer, e il pubblico acclamava ogni volta l’attrice principale, a cui andavano gli onori e gli omaggi. Ai miei occhi, lei era la creatura piú fortunata della terra. andersen8.jpgAnni dopo, quando ero all’Università, mi recai un giorno in visita all’ospedale di Odense, e in una stanza abitata da povere vedove, dove, come all’ospizio, tutto l’arredamento consisteva in un letto vicino all’altro, con un armadietto, una sedia e un tavolo, vidi appeso sopra uno dei giacigli un ritratto femminile in una cornice dorata: l’ ‘Emilia Galotti’, di Lessing, che sfoglia una rosa. Ma la figura contrastava singolarmente con tutta la povertà circostante. ‘Chi rappresenta?’, chiesi. ‘Oh’, mi rispose una delle vecchie, ‘quello è il viso di madama tedesca’ e vidi una piccola donna, sottile e delicata, con le guance raggrinzite e vestita di un abito di seta liso, che un tempo era stato nero. Era la cantante famosa, che avevo vista nella parte di ‘Donauweibchen’ e che tutti applaudivano. Mi fece un’impressione indimenticabile e spesso mi tornò in mente. A Napoli, poi, avevo sentito la Malibran, la cui voce e recitazione superavano tutto quanto avevo udito, ma il mio pensiero non si staccava dalla povera cantante dell’ospizio di Odense. Entrambe le figure si fusero nel personaggio di Annunziata del romanzo che stavo scrivendo e di cui l’Italia ero lo sfondo: ‘L’improvvisatore’.

Pubblicato Martedî 4 Luglio 2006

lucioangelini.jpgdi Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da Lucio Angelini (nella foto a sinistra), ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia.
Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]

Cap. XVII
“Fin dalla piú tenera infanzia credevo che quanto avvenisse a Capodanno fosse un presagio di ciò che sarebbe accaduto per tutto l’anno. Il mio desiderio piú ardente per l’anno nuovo era di ottenere una parte in un lavoro teatrale e di presentarmi alla ribalta. In secondo luogo veniva la paga. Era appunto Capodanno e il teatro era chiuso, ma l’ingresso al palcoscenico era aperto, sorvegliato da un portiere vecchio e mezzo cieco. Gli sgattaiolai davanti con il cuore in tumulto e mi ritrovai tra le quinte e il sipario. Avanzai sul palcoscenico verso l’orchestra e caddi in ginocchio, ma non riuscivo a ricordare nessun verso. Eppure dovevo pronunciare qualche parola, se desideravo tornare lí a recitare. Allora scandii a voce alta il ‘Padre Nostro’ e scappai via, certo che nel corso dell’anno nuovo avrei recitato una parte.”

Pubblicato Giovedî 27 Aprile 2006

andersen6.jpgdi Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]

Cap. XIII
“Stavo per compiere i quattordici anni e la mamma pensò bene di cresimarmi. Era un passo necessario perché potessi presentarmi come apprendista dal sarto e iniziassi a combinare qualcosa di utile. Mi amava di tutto cuore, ma non capiva le mie aspirazioni, né, d’altra parte, le capivo io. La gente che le stava intorno continuava a biasimare la mia condotta, mettendomi in ridicolo, e lei ne soffriva. La nostra parrocchia era quella di San Canuto. I cresimandi potevano iscriversi o dal prevosto o dal cappellano. Dal primo, in genere, andavano i figli delle famiglie per bene, insieme con gli alunni del ginnasio, dal secondo i piú poveri, che rimanevano nel fondo della chiesa. Io mi presentai al prevosto, che fu costretto ad accettarmi, non senza attribuire a pura vanità il mio desiderio di essere inserito tra i suoi cresimandi. Ma io sono certo che non era solo la vanità, la mia: in realtà avevo paura dei ragazzi poveri che mi avevano deriso, e sentivo sempre il desiderio di avvicinarmi agli studenti di ginnasio, che ritenevo molto migliori degli altri. Quando giocavano nel giardino del cimitero li spiavo attraverso l’inferriata e desideravo essere tra quei fortunati, non tanto per il gioco, quanto per i molti libri che possedevano e per ciò che sarebbero potuti diventare nel mondo. Iscrivendomi dal prevosto avrei potuto trovarmi in mezzo a loro, essere come loro.”

Pubblicato Martedî 21 Marzo 2006

andersen5.jpgdi Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]

Cap. VII
“Intanto crescevo buono e ingenuo, senza darmi pensiero dei bisogni e delle privazioni a cui ero sottoposto. E benché i miei genitori vivessero, come si suol dire, alla giornata, a me pareva di nuotare nell’abbondanza. Anche nel vestire credevo di essere elegante, perché una vecchia mi adattava gli abiti smessi di mio padre. Tre o quattro grossi ritagli di seta della mamma mi venivano appuntati sul petto l’uno sull’altro, a mo’ di panciotto. Intorno al collo mi veniva legato un panno con un grosso nodo a fiocco, la testa mi veniva lavata col sapone, i capelli arricciati ed eccomi in ghingheri. Cosí acconciato andai per la prima volta a teatro con i miei genitori.”

Pubblicato Giovedî 23 Febbraio 2006

di L. Emmings
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[qui e qui le prime due puntate]

“Le cose non vanno poi così male come può sembrare, Doge”.
La voce, che risuonò nella sala mezza vuota e totalmente silenziosa, fu accolta da lunghi sguardi dubbiosi. A parlare era stato un uomo sulla cinquantina, scavato in visto e nel corpo, i cui ricchi vestiti lo indicavano come facoltoso mercante. Uno di quelli, per la precisione, che costituivano la piccola elite posta alla ufficiosa guida della Serenissima Repubblica di Venezia.
Come lui, una decina di persone era riunita nello sfarzoso salone che era solito ospitare quelle estemporanee riunioni. In effetti, quell’incontro non era previsto. Il Doge li aveva chiamati d’urgenza, quella sera, per questioni della massima importanza “riguardo al futuro della nostra beneamata Repubblica”.

Pubblicato Sabato 18 Febbraio 2006

di L. Emmings

[qui la prima puntata]
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Quando riaprì gli occhi, il primo rumore che sentì fu quello del lieve tintinnare di chiavi arrugginite dietro la porta della cella. A svegliarlo, probabilmente, erano stati i passi pesanti delle guardie sino a lì; passi che ora si erano fermati.
La consapevolezza della fine imminente attraversò la mente del Moncato come una lama gelida. Erano venuti per giustiziarlo, forse l’avrebbero passato a fil di spada, semplicemente, senza una benchè minima parvenza di processo. Ci avevano anche messo più tempo di quanto lui si aspettasse: erano ormai più giorni che non gli facevano avere notizie, ma ora la decisione doveva essere stata presa. Non era ora del magro pasto gettato dentro alla cella, le guardie non dovevano essere lì.

Pubblicato Mercoledî 8 Febbraio 2006

di L. Emmingsc2.3.lemmings.gif

["L. Emmings" è il nom de plume di un laboratorio di scrittura creativa, realizzato all'interno di un progetto didattico nella provincia di Ferrara. La pubblicazione a puntate dei suoi primi esiti è coerente con un'idea di letteratura come pratica attiva e di scuola come luogo di produzione e scambio culturale, dove il sapere è tale solo se viene praticato attivamente, e non vissuto come un momento di ricezione passiva. In opposizione a una certa triste "cultura dell'addio" (scuola addio!, cultura addio!, politica addio!), i partecipanti a questo laboratorio sostengono, con la loro pratica, l'idea di Raoul Vanaigem che "una scuola dove la vita si annoia insegna solo la barbarie" (g.d.m.)]

LA NEBBIA SU ERCOLE D'ESTE

"La città è la Maestra dell’uomo" (Simonide)

Prologo

Essenza, essenza: ecco il fuoco silenzioso che si cela ai nostri occhi, dietro l’ardente realtà delle cose.
Oltre la serena Acqua che ci è vita e morte.
Oltre la rapida Aria che forma i nostri pensieri.
Oltre la solida terra, creatrice della carne e delle ossa.
Oltre, oltre: è il Fuoco, divampante energia che brucia le nostre emozioni e si alimenta dei giorni che passano, senza invecchiare nè morire. Esso è onnipresente, è nel tutto e nel niente. Non lo avvertiamo quando sfioriamo un’altra persona, quando ci avviciniamo ad un altro essere vivente. Eppure è proprio in quella frazione di secondo che le due essenze si intrecciano l’una con l’altra. Come due fiamme che messe vicine si uniscono a dare vita ad un’unica, intensa, colonna infuocata.
L’Anima Mundi esiste.

Pubblicato Sabato 28 Gennaio 2006

andersen4.jpgdi Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]

Cap. V
“Un altro fatto che mi si impresse profondamente nella mente fu il soggiorno degli spagnoli in Fionia, nel 1808.”
“Che ci facevano, scusa, gli spagnoli da quelle parti?”
“La Danimarca si era alleata con Napoleone, che aveva dichiarato guerra alla Svezia, e prima ancora che la notizia si risapesse, un esercito francese con truppe ausiliarie spagnole entrò in Fionia per poi passare in Svezia al comando del generale Bernadotte, principe di Pontecorvo.”
“Eri già grande?”

Pubblicato Venerdî 27 Gennaio 2006

di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]

andersenlucio3.jpgIII
“Uno dei miei primi ricordi, in sé trascurabile, ma che si impresse con grande forza nella mia fantasia di bambino, fu una festa familiare tenuta... indovina dove!”
“Dove?”
“Nella prigione di Odense, proprio l’edificio cittadino a cui guardavo con il massimo orrore, lo stesso, immagino, con cui i ragazzi di Parigi dovevano guardare alla Bastiglia. Per me era come il covo dei malfattori nelle storie dei banditi e masnadieri: spesso mi ero fermato a contemplarla, benché da distante, e ad ascoltare i canti dei detenuti e delle detenute intente a filare all’arcolaio. I miei genitori conoscevano il guardaportone, che li aveva invitati a una festa di famiglia, e io dovetti accompagnarli.”
“Che età avevi?”
“Ero molto piccolo, tanto che, finita la festa, mi riportarono a casa in braccio.”
“E come andò?”

Pubblicato Venerdî 13 Gennaio 2006

di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati
Qui tutte le puntate del romanzo on line Playmaker

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2.

Non gli pareva vero. Le pagine che scorrevano sul video gli ridavano speranza. Soldani aveva unito tutta la documentazione in un unico file che aveva poi spedito al negozio, sentendosi probabilmente in pericolo, per permettere a Walter di poter agire comunque.
“Che roba è?” chiese Sonia incuriosita.
“E’ l’unica cosa che può salvarci. Non immagini quanto è utile quello che hai fatto. Ora devo andare. Mi raccomando, dormi dagli zii le prossime sere.”
“Quando...affronterai quella persona?”
“Presto, forse domani stesso.”
Sonia ebbe un sussulto e qualcosa si mosse in lei.
“Walter” disse guardandolo dritto negli occhi “ci sono tante cose che avrei voluto dirti riguardo...ciò che c’è stato tra noi.”
“Lascia stare, ormai è acqua passata.”

Pubblicato Martedî 10 Gennaio 2006

di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati
Qui tutte le puntate del romanzo on line PLAYMAKER

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10.

La prima cosa che Walter notò aprendo gli occhi fu il televisore spento. Poi si girò verso l’altro divano e lo vide vuoto. Cercò di alzarsi ma sentiva le gambe incredibilmente pesanti. Fece uno sforzo per riuscirvi e cercò di trascinarsi verso la porta. Per un attimo pensò di essersi preso l’influenza.
Appena entrato nell’ingresso vide la sagoma di Soldani che, con uno sguardo diabolico, brandiva un’accetta e si scagliava contro di lui.
Che idiota sono stato a fidarmi, è suo complice e io ci sono cascato come un pollo pensò in quell’istante. Arrivatogli ad un metro lo vide vibrare un colpo. Walter disperatamente riuscì a bloccare con una mano l’avambraccio e con l’altra il manico dell’arnese. I due caddero e lottarono a terra per un po’, poi Walter riuscì a trovare la forza per divincolarsi dal suo avversario e catapultarsi in fondo al corridoio. Si alzò girandosi. Fu questione di un secondo, sentì lo scroscio di qualcosa di liquido sulla sua faccia e chiuse d’istinto gli occhi. Quando li riaprì vide Soldani che si manteneva a distanza da lui e cercava di calmarlo.

Pubblicato Domenica 25 Dicembre 2005

di Lucio Angelini
[I ricordi di Andersen non sono inventati da L.A., ma tratti di peso dalla sua stessa autobografia. Qui tutte le puntate di questo romanzo on line]

andersen2.gifII
“Vedi questo ricordino funebre? È di mio padre.”
“Ti somiglia”, osservò Hans Christian, e lesse. “‘La sua vita continua nel cielo e nel cuore di quelli che quaggiú lo amarono’. Nato il 15-6-1921, morto il 10-3-1953. Trentadue anni, dunque, non 33!”
“È vero”, sospirai. “Devo aver fatto confusione. Parlami ancora di tuo padre, se ti va. Come si chiamava?”
“Hans Andersen.”
“E ti voleva bene?”
“Certo che me ne voleva. Viveva per me e assecondava ogni mio desiderio. Ero interamente padrone del suo cuore. La domenica mi fabbricava giocattoli, teatrini e figure. Spesso, la sera, ci leggeva a voce alta qualche romanzo o qualche storia tratta da ‘Le mille e una notte’. Era, anzi, solo in momenti come quelli che credo di poterlo ricordare allegro, perché non fu mai felice nella sua vita e nella sua professione.”

Pubblicato Mercoledî 21 Dicembre 2005

di Lucio Angelini
[Lucio Angelini, uno dei migliori autori italiani per ragazzi, ha pubblicato per EL, Emme, Panini Ragazzi, Il Capitello, Loescher, Flammarion-Castor Poche eccetera]

fantasmaandersen.jpgLà fuori, nel mondo, c’è un tale marasma (infuriano guerre, distruzioni, malattie nuove, soprusi appena inventati), che preferisco starmene buono e tranquillo in questa specie di casa-armadio, dove nessuno può venirmi a cercare. Volete sapere perché mi chiamo Solingo? È presto detto. A mio padre, marchigiano di Recanati, piacevano un sacco le poesie di Leopardi e in particolare l’apostrofe:

Tu, solingo augellin, venuto a sera
del viver che daranno a te le stelle,
certo del tuo costume non ti dorrai... ”

Purtroppo, non avendo fatto il liceo classico (e probabilmente nemmeno le scuole medie), era convinto che Solingo fosse il nome della bestiola, cosí, quando nacqui, trovò poetico appiopparlo anche a me. E tuttavia, in qualche misterioso modo, quel nome riuscí a influenzarmi il carattere (i latini dicevano ‘Nomen omen’, no?), perché solitario divenni davvero.

Pubblicato Lunedî 12 Dicembre 2005

di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati
(Qui tutte le puntate del romanzo on line PLAYMAKER)

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5.

Erano circa le 8.10 quando Walter salì sul fuoristrada di Soldani, un Cherokee color blu.
“Ha un’idea di quale possa essere il punto esatto da dove proviene di solito il fumo?” chiese Walter.
“Credo di sì. Secondo me viene dall’avvallamento opposto a dove si trova la conca. Per questo dal paese si ha l’impressione che il fumo salga da lì.”
Pochi minuti dopo, lasciata la provinciale, Soldani salì per una strada sterrata. Arrivato nel punto più alto si fermò e spense il motore facendo segno a Walter di guardare in basso.”
“Se il posto è quello giusto, da qui potremo vedere senza doverci avvicinare troppo.”
“C’è un edificio laggiù.”
“E’ la vecchia Palestra Comunale di S.Clara, ora in disuso. Lì si allenava la Robur all’epoca in cui Tirelli era sulla breccia. Questo prima che venisse ampliato il Centro Sportivo di Groppiano. Non la conosceva?”
“Da piccolo non mi avventuravo mai fin laggiù.”

Pubblicato Domenica 11 Dicembre 2005

di Riccardo Valla
finecoccige.jpg[Qui tutte le puntate de IL COCCIGE DA VINCI]

Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre, Sommelier, è stato ucciso. Al museo, Madame Madeleine Pâtissière rivela di essere la madre di Valjean; il padre era l’ucciso. Si procede alla lettura di un antico documento, il “Coccige Da Vinci”.

— Quindi il sorriso della Gioconda... — disse Fouché.
— Chiaramente, Madonna Lisa era un’iscritta al Pus Dei, un’agente provocatrice. Nelle mie carte ci sono alcuni accenni... nelle carte che l’Ordine non riesce più a trovare, voglio dire. Ma la pergamena continua: “La sapienza è figliola della sperienzia. Avendo io sperimentato la fellatio che mi era vietata, invito ognuno a porre fine al nostro Priorato. Voi che cercavate l’unione divina, quanti vani disegni in simile cerca avete creati! Accompagnatevi colli cercatori dell’oro.

Pubblicato Giovedî 24 Novembre 2005

di Antonio Nucci
[Qui tutte le puntate del romanzo on line PLAYMAKER]

Il playmaker

1.
playmaker7.jpg“Spero che questa volta sarà un po’ più esauriente delle precedenti” disse in tono cortese Walter.
“Su questo non dubiti. Anche a me piacerebbe trovare la soluzione dell’enigma. Non credo però di saperne molto più di lei.”
“Cominciamo con quello che lei sa e che io non so.”
“La volta scorsa avevamo parlato della persona scomparsa nell’estate del ’78, ricorda?”
“Sì, e ho l’impressione che sia un particolare importante.”
“E’ un’impressione giusta, non fosse altro per il fatto che fu dopo quella sparizione che i fenomeni strani cessarono.”
“Ah, questa è una strana coincidenza.”
“Indubbiamente. Forse cercando di risalire al tipo di persona potremmo riuscire a capire se c’è un nesso con quello che accadde. E con quello che sta accadendo ora.”
“Beh, a questo punto non le resta che dirmi di chi si tratta.”

Pubblicato Giovedî 17 Novembre 2005

di Riccardo Valla
[Qui tutte le puntate de IL COCCIGE DA VINCI]

45120586photo.jpgRiassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre, Sommelier, è stato ucciso. Al museo, Madame Madeleine Pâtissière rivela di essere la madre di Valjean; il padre era l’ucciso. Si procede alla lettura di un antico documento, il “Coccige Da Vinci”.

Fouché diede un’occhiata alla pergamena. — È scritta in codice — disse, mostrandola.
Solo Madame Maledeine lanciò un’occhiata al foglio, mentre gli altri dicevano in coro: — È scritta al contrario, lo sanno tutti.
— Me n’ero scordato... — si scusò il poliziotto. — Qualcuno sa leggerla senza uno specchio?
— Io — intervenne Teadrinker. — E poi conosco di fama il documento, anche se non l’ho mai letto: è sempre stato in mano ai nocchieri del Priorato.
Girò il foglio al contrario e lo accostò alla lampada; poi cominciò a leggere, mentre Fouché mormorava. — Così ero capace anch’io...

Pubblicato Lunedî 14 Novembre 2005

di Riccardo Valla

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Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre, Sommelier, è stato ucciso. Al museo, Madame Madeleine Pâtissière rivela di essere la madre di Valjean; il padre era l’ucciso. Si cerca il movente del delitto.

Londong si voltò verso il monaco per interrogarlo. — L’ha ucciso senza riflettere, vero? Una sorta di movimento riflesso.
— Proprio così — ammise Valjean. — Dovevo ucciderlo. Era giusto.
— Sì, la giusta punizione, ma non delle sue “porcherie”... vere o presunte, signorina Sophie. – Si girò verso di lei e scosse la testa. — Il movente è inconscio, ed è la punizione per un atto di cui non ha alcun ricordo cosciente, ma che resta inciso nella sua memoria, come tutto ciò che passa attraverso i sensi e giunge alla mente. Nessun ricordo va perso, mai. Gli ordini religiosi ereticali, il Priorato, il documento stesso non c’entrano. Il movente affonda le radici nella più intima psicologia del colpevole, in un’idea e non in un oggetto materiale. E il delitto di cui Valjean ha punito Sommeiller, suo padre, è quello di averlo abbandonato quando ancora si chiamava Gourmet ed era un oscuro adepto alchimista soffiatore!

Pubblicato Sabato 5 Novembre 2005

di Antonio Nucci
Illustrazioni di Pierangelo Rosati