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frecciabn.gif ULTIME NOVITA'
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Dagli appunti per questa relazione è nato anche l'intervento sull'eroismo fatto da Wu Ming 4 alla "serata di autoformazione" organizzata dal movimento NoGelmini di Bologna. L'evento si è tenuto alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna il 28 ottobre scorso.

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mother_baby.jpg La "valle perturbante" della nuova narrativa e la necessità di immaginare il futuro, oltre i blocchi emotivi che ostruiscono la visione. Il racconto di due libri, l'oscuro Medium e il trionfale Gomorra. "Zone morte" nel mare, qualcosa di nuovo sotto il sole. "Asimbolia del dolore": ridere quando ti fanno male. Andare oltre la condizione di post-qualcosa, verso nuovi momenti fondativi. Noi dovremo essere i genitori. Dedicato a David Foster Wallace.

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di L. Muratori
giacopini_re_in_fugamini.jpg[...] Su necessità e importanza del saggio sul NIE di WM1 tornerò al più presto e con l'attenzione che merita. Al momento ne approfitto per ragionare su Re in fuga di Vittorio Giacopini, libro che per certi versi rientra nella categoria delle biografie finzionali. Si tratta della vita di Bobby Fischer...

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Bellu si è messo sulle tracce di un segreto, lo ha indagato, strada facendo ha ritrovato se stesso e le sue radici, e alla fine ci ha consegnato un racconto in forma di mito. Che sia un mito con qualche fondamento o meno, in fondo, non ha nessuna importanza. Ciò che conta sono le storie che i miti alimentano, la loro qualità, la ricaduta che hanno sulla vita di ciascuno di noi.

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di Wu Ming 1. Nel pomeriggio dell'11 settembre 2001 lavoravamo a casa di Wu Ming 2. Tiravamo la volata finale, ultimo rettilineo prima di giungere al traguardo del nostro romanzo 54. La consegna era fissata a novembre. In quei giorni curavamo ancora le ferite di Genova, venti e ventun luglio. Ferite soltanto metaforiche, per grazia del cielo, ma a centinaia di persone era toccata peggior sorte...

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Eracle indossa la pelle del leone di Nemea. La belva, figlia di Tifone ed Echidna, era invulnerabile. La sua...

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   New Italian Epic

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INDICE
1. PREMESSA DI WU MING 1: LO "SFONDAMENTO"
2. SEGNALAZIONI
2a. Bart Van den Bossche, "Epic & Ethics. Il NIE e le responsabilità della letteratura"
2b. La rivista dei gesuiti prende di petto il NIE
2c. Audio. Marco Amici, "La morte del Vecchio nel New Italian Epic"
2d. Overcoming Postmodernism, prima monografia in inglese sul NIE
2e. Conferenze a Berkeley e Toronto
2f. Chimenti-Coviello-Zucconi, "Il discorso letterario alla prova del reale"
3. PER UNA NARRATIVA DELLA CRISI - di Valentina Fulginiti

Pubblicato Mercoledî 6 Gennaio 2010

Genova-G8_2001-Carica.jpgIl New Italian Epic fra generi tradizionali e nuove forme di comunicazione

di Lorenzo Amato*
[In calce a questo post, appuntamenti e novità dal dibattito sul NIE]

1. Una piccola premessa storica

Nel 2001 si è verificato in Italia un vero e proprio sisma politico. Alludo in particolare agli scontri del G8 di Genova, e prima alla definitiva vittoria elettorale della coalizione berlusconiana. I due eventi chiudevano un’epoca di progressiva decadenza della dialettica politica italiana, già compromessa dagli stanchi maneggi della coalizione di centrosinistra.
L’impressione suscitata dal G8 fu immediata, e, in Italia, più profonda e significativa degli attacchi terroristici dell’11 settembre. L’onda sismica scatenata a Genova coinvolse la coscienza di molti intellettuali, e si è propagata in latitudine fino ai giorni nostri, se ancora nel 2009 almeno tre libri importanti cercano di narrarne aspetti e conseguenze (ovvero G8: Cronaca di una battaglia di Carlo Lucarelli, ACAB di Carlo Bonini, e Genova sembrava d’oro e d’argento di Giacomo Gensini).

Pubblicato Martedî 22 Settembre 2009

letteraria1.jpgdi Wu Ming 2
[In calce a questo articolo, curiosità e novità dal dibattito sul NIE.]

[Questo articolo è incluso nel primo numero – appena giunto in libreria - della rivista Letteraria, diretta da Stefano Tassinari e pubblicata da Editori Riuniti (nuova proprietà, nuova gestione, sito in allestimento). Clicca qui per leggere l'editoriale di Tassinari e l'indice del numero. Tra gli intervenuti: Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Simona Vinci, Pino Cacucci, Grazia Verasani, Bruno Arpaia, Marco Baliani, Gianpiero Rigosi, Alberto Sebastiani, Alberto Bertoni, Maria Rosa Cutrufelli, Wu Ming 1, Wu Ming 2 etc. Fotografie di Mario Dondero. Buona lettura.]

All’uscita di New Italian Epic (Einaudi Stile Libero), Luca Mastrantonio lo ha definito “l’aggiornamento cartaceo di un libro telematico, che ha avuto un dibattito a monte e che quindi a valle potrebbe non produrre molto di più.” [1]. Confesso che anche noi, come autori, ci attendevamo un affievolirsi della discussione, profezia che invece non si è avverata. La riflessione cresce e si moltiplica, soprattutto in Rete e negli incontri pubblici. Così, mentre sui quotidiani tenevano banco interventi “da stadio”, con tanto di slogan e sfottò, sulla rivista on-line Carmilla [2] uscivano i contributi di Alberto Casadei, Stefano Jossa, Gaia De Pascale, Girolamo De Michele e Guido Chiesa; su Nazione Indiana, un post dedicato al libro “La stanza separata” di Cesare Garboli si trasformava in un gigantesco agone letterario, con oltre 500 commenti, e i pareri di Andrea Cortellessa, Tommaso Pincio, Emanuele Trevi, Dimitri Chimenti, Gianni Biondillo [3]. Con toni più pacati, un’intervista sul blog Letteratitudine di Massimo Maugeri, produceva un confronto altrettanto approfondito [4]. Infine, su Il Primo Amore, compariva un lungo testo di Tiziano Scarpa, intitolato L’epica popular, gli anni Novanta, la parresìa [5]. Inutile dire, con una simile tempesta di stimoli, che i download del famigerato “memorandum sul NIE” viaggiano ancora al ritmo di un centinaio al giorno.
Per chi non ha avuto e non avrà modo di sondare questa impressionante massa critica, vorrei provare a riassumere qui le principali opinioni e materie del contendere.

Pubblicato Martedî 16 Giugno 2009


coverNIE.gifIntorno all'oralità del New Epic

di Valentina Fulginiti*
[In calce a questo post, appuntamenti e novità dal dibattito NIE]

[Da oggi potete scaricare un saggio che, qui a Carmilla, riteniamo uno dei più importanti scritti sul NIE dalla pubblicazione del memorandum in avanti. Qualche settimana fa, su questo stesso sito, Fabio Poroli si auspicava più interventi sulla lingua dei romanzi neo-epici italiani, sulla "sovversione sottile" dei registri, senz'altro uno degli aspetti che ha dato luogo a più fraintendimenti. Con questo intervento di Valentina Fulginiti, si può dire che è partita la rumba. Quella che segue è una breve presentazione scritta dall'autrice. In calce, il link per aprire il PDF. N.d.R.]


"Per settimane ho sognato un cavo USB che inserito nella mia nuca si collegasse alla tua, Direttore". Così Babsi Jones, in Sappiano le mie parole di sangue, cerca di sottrarsi alla fatica del linguaggio e delle parole. O meglio, alla fatica di tradurre dalla sua realtà al nostro linguaggio, alle nostre parole di lettori e telespettatori.
Questo è solo un esempio di come, nella vasta nebulosa del romanzo New Italian Epic, l'apparente semplicità della lingua sia un risultato e non uno "standard" di riferimento. Quel che noi leggiamo è stato tradotto da una realtà e da un'identità più complessa. Ne sono prova le figure di traduttori e mediatori che a vario titolo popolano i romanzi: traditori e interpreti, montatori e giornalisti, spie e informatori, presenti sia come personaggi, sia come "fonti" immaginarie del testo, sempre pronti a imbrogliare le carte.
Pubblicato Lunedî 11 Maggio 2009

ceci-n-est-pas-une-pipe.jpgdi Maurizio Vito*

Per il resto non c’è che da attendere.
Se gli ultimi anni hanno visto rifluire i
rottami di un secolo ardimentoso, ciò
non ha nulla di particolarmente negativo.
Il dramma è nel fondo e non è solo
un portato dei tempi.
F. Ferrucci

1. Ceci n’est pas une épique

La cultura occidentale si è caratterizzata fin dalle origini per la sua endemica conflittualità, non solo nei contenuti letterari (il sacrificale duello tra Achille ed Ettore), ma anche tra i soggetti che ne partecipano, ossia autori e critici (dal dissacrante sberleffo della serva tracia nei confronti del saggio Talete raccontato nel Teeteto di Platone, a Socrate deriso dal commediografo Aristofane nelle Nuvole). Spesso, il conflitto testuale degenera, e si giunge al parricidio e/o alla fagocitazione. Nel caso di uno di tali originari mostri mitologici, Crono, le cose si complicano ulteriormente: a scapito della prole. Crono, infatti, dopo aver ucciso il padre Urano, e sposato la sorella Rea, si mise a mangiare i propri figli a causa di una profezia che gli aveva annunciato la morte per mano di uno dei propri discendenti. Si sa, le peggiori profezie, in letteratura, spesso si avverano (chiedere ai Troiani, a Lord Macbeth, o al padre di Edipo, per eventuale conferma).

Pubblicato Mercoledî 6 Maggio 2009

time_bomb.jpgdi Fabio Poroli*

[In calce a questo post, appuntamenti e novità dal dibattito NIE]


0. Un'analisi più attenta

Questa mia riflessione nasce da un amaro in bocca che mi ha lasciato la lettura - da una prospettiva linguistica - del memorandum di Wu Ming 1 (prima nella sua versione online e poi nella versione a stampa). Perché questa insoddisfazione? Bisogna premettere che per me le pecche nel testo sono principalmente di natura espositiva ed organizzativa, mentre il “semi-silenzio” (ovviamente per quel che riguarda la lingua) che ha seguito il memorandum e la pubblicazione è dovuto ad alcuni pregiudizi frequenti quando ci si approccia ad un qualche oggetto letterario che sia linguisticamente aperto ad un pubblico ampio. Il primo frettoloso giudizio a priori è il “non è interessante” e per abbatterlo potrei fare mia (distorcendola un po', visto che era riferita ad ogni tipo di produzione linguistica) una famosa frase di Roman Jakobson ricalcata su una più famosa sentenza di Terenzio: “linguista sum, linguistici nihil a me alienum puto".
Da un punto di vista scientifico non c'è nulla che non sia interessante quando si parla di lingua, ogni aspetto andrebbe analizzato, anche solo a fini documentari. Naturalmente se avessi voluto fare una raccolta documentaria d'interesse scientifico (e non letterario) con relativa analisi, l'avrei fatto e basta, senza scrivere questo articolo, anzi sarebbe stato certamente più noioso raggruppare un semplice corpus di “lingua media”, ed ecco il secondo pregiudizio, contro il quale lo stesso Wu Ming 1 ha cercato subito di evidenziare come, ad una lettura più lenta dei testi NIE, emerga una certa “sovversione nascosta”, un uso ragionato della lingua con procedimenti sintattici e figure retoriche che formalmente non risaltano in modo eccessivo (paratassi, anafore, catafore, ripetizioni, ellissi, metrica).

Pubblicato Mercoledî 22 Aprile 2009

earthquake_1906.jpgdi Federico Simonetti *
[In calce a questo post, novità dal dibattito sul NIE: interventi, file audio, iniziative pubbliche]

"Quando il nemico è molto forte, non basta vincerlo.
Bisogna saper sognare un mondo nuovo."
Wu Ming 2, Pontiac, storia di una rivolta

Dopo molti mesi di discussione, il memorandum sul New Italian Epic ad opera di Wu Ming 1 è, a tutt’oggi, uno degli argomenti di dibattito più interessanti della critica letteraria italiana. Provenendo da freschi studi di filosofia politica, mi è parso di individuare dei punti di contatto tra la filosofia di Alain Badiou ed alcuni aspetti del discorso sul NIE.
Alain Badiou è un autore francese contemporaneo finora poco conosciuto in Italia. È stato un allievo di Althusser e Lacan oltre che un critico di Deleuze [1]: il suo discorso parte da una rilettura della filosofia dell’essere come teoria matematica ed arriva a definire un sistema teorico-politico piuttosto complesso, ma estremamente stimolante. Tra gli interessi di Badiou, infatti, c’è una serrata critica al post-moderno nelle sue chiavi politiche, artistiche e più strettamente filosofiche [2]. Nel suo discorso il tema dell'evento ricopre un posto centrale: un evento per Badiou è un accadimento eccezionale che non era previsto e prevedibile nel normale scorrere del tempo. Nel momento in cui si verifica, esso sconvolge completamente le regole di un mondo e rivela che esso non funziona come si è sempre pensato. Riprendendo un esempio che Wu Ming 2 fa nel suo saggio La salvezza di Euridice [3], possiamo dire che nel mondo dell'astronomia, prima di Copernico, le regole che facevano funzionare l'universo erano quelle dell'eliocentrismo: ma le teorie di Copernico costituivano un evento, imprevisto ed imprevedibile, che ha modificato indelebilmente le regole dell'astronomia portando ad essere qualcosa che prima non era, ossia che la terra gira intorno al sole.

Pubblicato Mercoledî 8 Aprile 2009

Edizione olandeseAppunti per una tipologia retorica, con una postilla su Gomorra e gli "oggetti narrativi"

di Dimitri Chimenti*
[In calce a questo post, novità dal dibattito sul NIE: interventi, file audio, iniziative pubbliche]

A Marco, amico e maestro
(1972-2008)

1. DUE (O TRE) PROBLEMI TEORICI

Ci sono due impedimenti che, ancora oggi, rendono difficile alla critica considerare Gomorra nella sua valenza letteraria. Il primo è la tentazione di ricondurre il romanzo ad un atteso “ritorno alla realtà”, mentre il secondo consiste nel volervi ritrovare, a tutti i costi, il suo autore in “carne ed ossa”.
In entrambi i casi il rischio è che l'analisi letteraria si schiacci esclusivamente sul “cosa”, inteso come la realtà materiale a cui il racconto fa riferimento, e si scordi invece del “come”, ossia di quella costruzione del reale che può essere rintracciata solo all'interno dell'opera stessa. Affrontare questo punto, a ben vedere, può aiutarci anche a determinare la natura del presunto realismo attribuito a Gomorra.

Pubblicato Lunedî 16 Marzo 2009

fartt.jpgdi Wu Ming 1
[La prima parte di questo testo è qui]

Et voila, la seconda e ultima parte della carrellata sulle reazioni "de panza" al New Italian Epic.
Lo ammetto, la prima era a tratti un po' “pesa”, come si dice dalle mie parti. Del resto, la fallacia presa in esame ("Non è letteratura") era spiccatamente trombonesca, e per demolirla toccava scendere su quel terreno. A 'sto giro, si gode di più.
Però la prima parte ha avuto un bell'effetto. Catalogando e "bruciando" uno per uno molti degli espedienti e sofismi più comuni, ne ha fatto piazza quasi pulita; poca gente ha continuato ad adottarli e il livello della discussione - con inevitabili eccezioni - si è alzato. E so che è stato sulle balle parecchio, quel primo catalogo di bruciori gastro-intestinali. E' stato sulle balle eccome, e fin da subito. Tre minuti tre dopo la messa on line, già qualcuno lo commentava dicendosene "deluso", evidentemente dopo averlo letto grazie a poteri ultra-umani. :-)
Ecco, io per questa seconda parte pensavo di muovermi così: affrontare subito gli ultimi due espedienti relativi alla fallacia del "Non è letteratura":
1l. Espediente "come osi scomodare i Grandi?!";
1m. Espediente "delle palle di can(n)one";
per poi dedicarmi alla parte più divertente. E invece no, ho cambiato idea. Per motivi di ritmo, ho deciso di trattare prima tutto il resto, e poi esaurire la prima fallacia. E' un andamento strano, ma vedrete che funziona.

Pubblicato Martedî 10 Marzo 2009

nolupus.jpgdi Stefano Jossa*
[In calce a questo post, molte novità dal dibattito sul NIE: interventi, trasmissioni radio, iniziative pubbliche]

Questo articolo nasce da uno spunto che avevo preparato per un intervento su un quotidiano e che è rimasto lì, in forma di possibilità incompiuta. Lo riprendo e lo sviluppo per Carmilla.

“Sapete com’è nata la poesia? Penso sempre che essa sia nata quando un ragazzo dell’età della pietra tornò di corsa alla sua caverna; attraverso l’erba alta correva e gridava 'al lupo, al lupo', e non c’era alcun lupo. I suoi genitori dall’aspetto di scimmie, grandi amanti della verità, gli diedero uno schiaffo, sicuro, ma la poesia era nata – la storia alta era nata nell’erba alta.”

Ho cominciato da questa storiella di Nabokov per discutere di New Italian Epic, non perché il brano mi piaccia particolarmente, ma perché la citazione si trova in apertura di un libro di L. H. Pratt sulle bugie dei poeti greci, da Omero fino a Pindaro (Lying and Poetry from Homer to Pindar. Falsehood and Deception in Archaic Greek Poetics, Ann Arbor: The University of Michigan Press, 1993). Un libro sulla menzogna poetica nell’epica e nella lirica dell’antica Grecia.

Pubblicato Venerdî 6 Marzo 2009

testata_unita.gif[Pubblichiamo due interventi sul NIE.
Il primo è di Alberto Casadei, critico letterario, scrittore e docente di letteratura italiana all'Università di Pisa, e uscirà prossimamente sulla rivista L'immaginazione diretta da Anna Grazia D’Oria, che ringraziamo per averci concesso quest'anteprima;
il secondo è di Stefania Scateni, che da anni dirige le pagine culturali de L'Unità, quotidiano su cui è uscito ieri, 26/02/2009, con il titolo: "Perché i critici hanno paura della Nuova Epica Italiana?" ]

NIE: IN CERCA DI UN RAPPORTO ATTIVO CON LA TRADIZIONE

di Alberto Casadei

La versione a stampa della New Italian Epic (Nie) di Wu Ming fissa i termini di un dibattito che è già stato molto ampio nel corso del 2008 e che, va detto, meritava di trovare una forma almeno provvisoriamente stabile. I temi affrontati, soprattutto da Wu Ming 1 nel Memorandum 1993-2008, ovvero nella versione 3.0 della Nie sono senza dubbio importanti, per molti aspetti decisivi riguardo alle scelte letterarie attuali. Per non dipendere dal discorso dell’autore, provo a enunciare quelli che mi sembrano alcuni dei suoi nuclei generatori, al di là delle singole affermazioni.

Pubblicato Giovedî 26 Febbraio 2009

depanza.jpgSulle risposte dei critici all'uscita del libro
[UPDATE 10/03/09: La seconda parte di questo testo è qui.]

di Wu Ming 1

A Walter V.
Lo zumpappà è finito.

Questa trattazione ha come oggetto principale - benché non esclusivo - quattro articoli apparsi sulla stampa nelle ultime due settimane. Si tratta di reazioni all'uscita in libro di New Italian Epic. Vado a elencarle:
- Riccardo Chiaberge, "Wu Ming, attenti a non prendere la scossa", inserto domenicale de Il Sole 24 ore, 1 febbraio 2009;
- Filippo La Porta, "Macché New Italian Epic, questo è solo glamour", Corriere della sera, 7 febbraio 2009;
- Emanuele Trevi, "Questo Wu Ming ha le gambe corte", Alias, 14 febbraio 2009;
- Fabrizio Rondolino, "Wu Ming, se questa è letteratura", La Stampa, 15 febbraio 2009.
I titoli dicono già molto. Anzi, quasi tutto. Si tratta di reazioni tra lo stizzito, il sussiegoso e il goliardico. Reazioni interessanti, poiché confermano quanto la critica e il cronismo culturale "accreditato" siano nolenti e/o incapaci di affrontare nel merito quel testo, o meglio, le questioni che pone e il dibattito che lo circonda. Al contrario, ostentano ansia di liquidarlo con poche (o in alcuni casi molte) freddure e boutades.
[Per inciso, spiace vedere in quella congrega un critico altrimenti acuto (e bravo scrittore) come Emanuele Trevi. Spero sia solo un infortunio.]
Si possono rintracciare in questi articoli alcune retoriche e tecniche ricorrenti: falsi sillogismi, sofismi, ricorso a "brani scelti" per comporre tesi caricaturali da attribuire all'avversario etc.

Pubblicato Mercoledî 18 Febbraio 2009

india_4.jpg
di Gaia De Pascale *
[In calce a questo post, link e novità dal dibattito sul NIE]

Se c’è un buon motivo per scrivere un articolo su letteratura di viaggio e NIE è senz’altro questo: la storia del viaggio e la storia della letteratura sono indissolubilmente legate fin dall’antichità, tanto che l’antropologo Francesco Remotti ha parlato di “rituale universale del resoconto” [1], vero e proprio rito di passaggio che caratterizza qualunque individuo e qualunque società in qualunque tempo. Da sempre si viaggia, e da sempre i viaggi vengono raccontati, con ogni mezzo e in ogni forma. Quella che anticamente era una performance orale si è progressivamente trasformata in una tradizione scritta, e poi ancora oltre, fino ai giorni nostri, quando ogni supporto è buono per testimoniare lo spostamento – dalla macchina fotografica al filmato in digitale, dall’ostensione di souvenir al diario, fino ad arrivare, ancora una volta, al resoconto orale.

Pubblicato Martedî 10 Febbraio 2009

Zi' Gualtiero
di Girolamo De Michele
[In calce a questo post, link e novità dal dibattito sul NIE]

-1 (intro)-

La storiografia materialistica non sceglie a cuor leggero i suoi oggetti. Essa non li prende, ma li esplode dal corso della storia. I suoi procedimenti sono più minuziosi, i suoi eventi più essenziali.
Walter Benjamin, I «passages» di Parigi, N 1, 4 (trad. modificata)*.

Il dibattito in corso sul NIE sembra, talvolta, rimanere impigliato nella questione dell’allegoria, della sua non sempre agevole differenza rispetto al simbolo e alla metafora. La questione non è nuova: l’allegoria ha sempre avuto cittadinanza non facile nella critica italiana. Più della sua complessa presenza in Dante, ha pesato la liquidazione crociana dell’allegoria come cattiva metafora, alla quale si è aggiunta la poca incidenza che ha avuto in Italia il pensiero di Walter Benjamin, autore più citato e saccheggiato che letto e compreso (i marxisti lo considerano non abbastanza marxista, e i non-marxisti lo considerano troppo marxista); e, all’interno delle opere benjaminiane, l’estrema difficoltà delle opere che più trattano dell’allegoria: L’origine del dramma barocco e il saggio su Kafka.

Pubblicato Martedî 27 Gennaio 2009

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A proposito di cinema, cinefili e New Italian Epic

di Guido Chiesa*
[In calce a questo post, link e novità dalla discussione sul NIE]

Da tempo avevo voglia di intervenire - da cineasta, spettatore di film e lettore di narrativa - sulle tematiche sollevate dal saggio di WM1, in particolare sulle considerazioni espresse da Mauro Gervasini nel suo Cinema e Gomorre. Esitavo per varie ragioni: tutti si sentono autorizzati a parlare pubblicamente di cinema, meno frequentemente ai cineasti è chiesto di esprimersi su altro che non sia il loro specifico, Nanni Moretti escluso; mentre è abitudine tra i letterati esprimere vedute critiche sui propri colleghi (come ribadisce correttamente WM1 nelle postille 2.0), lo è molto meno tra i cineasti, specie in anni recenti, forse a causa della scarsità di risorse finanziarie che determina una inevitabile concorrenza; dato che nel cinema più che altrove si misura il successo in termini di incassi, il rischio di venir scambiati per degli “invidiosi”, o peggio ancora dei biliosi, è sempre dietro l’angolo. Ma quando ho ascoltato la registrazione degli interventi al convegno di Cuneo – e spiegherò in coda perché - ho sentito l’esigenza di esporre alcune parziali, provvisorie osservazioni di dissenso a quanto sostenuto da Gervasini, a cui va in ogni caso riconosciuto il merito di aver per primo “contaminato” il dibattito, estendendo le ipotesi di WM al terreno del recente cinema italiano e del linguaggio cinematografico.

Pubblicato Martedî 20 Gennaio 2009

di Mirko Tavosanis *

1. Introduzione

evangelisti_altieri.jpgLa narrativa di genere italiana presenta molti spunti interessanti per un'analisi tematica. L'idea da cui parte questo intervento è che una simile analisi produca risultati interessanti soprattutto se condotta secondo un'ottica nazionale (per quanto il concetto sia poco alla moda): in altre parole, nella narrativa degli autori contemporanei affiorano costanti tematiche che sembrano tipicamente italiane, prive di equivalenti in altri contesti nazionali.
Per una curiosa coincidenza, pochi giorni dopo la presentazione orale di questo intervento è stata pubblicata in rete la prima stesura del memorandum New Italian Epic di Wu Ming 1, arrivato da poco alla versione 2.0. Anche se da un'angolazione molto diversa, alcuni degli spunti presentati qui trovano eco in questo fortunato lavoro che programmaticamente dichiara l'intenzione di esplorare « tutti insieme lo strato profondo, quello dove si intrecciano le radici di tante opere, opere in apparenza diverse ma che molti lettori sentivano affini e consonanti ». E soprattutto, dichiara che « Sotto la produzione di molti autori italiani degli ultimi dieci-quindici anni vi è un giacimento di immagini e riferimenti condivisi. Dalle trasformazioni che avvengono là in basso (si pensi a materia organica sepolta e compressa che pian piano diventa idrocarburo) dipende il futuro della narrativa italiana ». Se sull'ultima parte del discorso si può discutere, sulla prima non è difficile convenire.

Pubblicato Giovedî 18 Dicembre 2008

Lottare contro il probabile, sperimentare l'inverosimile, mettere alla prova la realtà
(Appunti su Lost, il NIE e la Crisi)

theyneedyou.jpgdi Claudio Coletta*

"Rovistando tra i futuri più probabili
voglio solo futuri inverosimili."
- Le Luci della Centrale Elettrica, Lacrimogeni

"E adesso quella parola, la più incredibile.
Sciopero.
Da qualche tempo stava succedendo qualcosa. Un disciplinato subbuglio attraversava i college, animato dai reduci. Era come se la soglia dell'attenzione collettiva si fosse d'improvviso innalzata a una vetta prima sconosciuta. Si iniziava a discutere di ogni cosa, anche i piccoli dettagli della vita comune."
- Wu Ming 4, Stella del Mattino

"Una operazione di diagnosi in relazione alle trasformazioni, ai modi del divenire, non pensa all’identificazione di possibili, ma in primo luogo a una lotta contro le probabilità, una lotta i cui attori devono definire se stessi contro queste probabilità. Si tratta della creazione di parole che avranno solo il senso di provocare la loro reinvenzione; parole la cui più alta ambizione è di diventare ingredienti di storie che, senza di esse, sarebbero forse state un po' diverse."
- Isabelle Stengers, Cosmopolitiche

1. JACOB BIFRONTE

Qualche mese fa ero sul divano e mi stavo godendo una puntata di Lost [1]. La dovrò raccontare almeno un po', quindi occhio allo spoiler. Per farla breve, Benjamin Linus e John Locke erano al villaggio degli 'altri', e stavano come sempre facendo discorsi di fondamentale importanza, quando all'improvviso un commando di mercenari irrompe nella scena per catturare Benjamin. Lo scontro ha esiti tragici, ma alla fine il gruppo riesce a scamparla. Ben dice agli altri fuggitivi che occorre assolutamente andare da Jacob. Jacob? chiede Sawyer stizzito. Jacob è l'uomo che ci dirà cosa faremo, risponde Ben ("what to do next").

Pubblicato Mercoledî 10 Dicembre 2008

di Alessandro Pardi*

1. L'aspetto sociale della narrazione

pocodascherzare.gifUn uomo è seduto sulla riva di un fiume. Il pomeriggio è afoso, tutto è immobile. L'uomo si avvicina all'acqua, fa qualche passo, il fondo melmoso cede sotto il suo peso. All'ultimo istante utile prima del tuffo, vede uno dei tronchi che galleggiano ai margini della riva opposta, distante una decina di metri, scivolare lentamente verso il centro del fiume. L'uomo resta paralizzato da una paura che si fa più intensa quanto più inequivocabilmente l'immagine del tronco si trasforma in quella di un coccodrillo. Inizia a rinculare verso la sponda, raccoglie velocemente le sue cose e si allontana. Quando rientra a casa – e poco importa che si tratti di una caverna, di una capanna o di un sofisticato lodge per turisti – la prima cosa di cui sente il bisogno, un bisogno che persisterà per qualche tempo, è raccontare a chiunque conosca quello che gli è accaduto. Dall'altra parte, chi ascolta il racconto si trova, nella sua immaginazione, a rivivere la vicenda in prima persona, imprimendo così l'episodio nella memoria (non così profondamente come se fosse davvero capitato a lui, ma certamente a sufficienza da far scattare un allarme mentale la prossima volta che andrà al fiume). Se una storia ha un potenziale sufficiente s'innesca una reazione a catena per cui la vicenda viene ripetutamente narrata – questa volta in terza persona – fino a diventare patrimonio della comunità.

Pubblicato Martedî 2 Dicembre 2008

ovvero: come crisi e fanatismo possono rilanciare la narrativa italiana

di Gregorio Magini e Vanni Santoni*
[In calce a questo post, link e novità dalla discussione sul NIE; tutti gli mp3 del convegno di Cuneo]

Questo articolo è la versione rivista e ampliata del nostro intervento al convegno "The Italian perspective on metahistorical fiction" tenutosi il 2 ottobre 2008 all'Institute of Germanic and Romance Studies della University of London, e costituisce un'ideale continuazione del nostro precedente lavoro Verso il realismo liquido, con il quale si era voluto soprattutto dar nome a una necessità, quella di un'evoluzione contenutistica e stilistica nella narrativa italiana recente. 
È indiscutibile – fatto che rende così importante il memorandum sul New Italian Epic di WM1 – che dopo un periodo di stagnazione, la narrativa italiana ha rialzato la testa, tornando ad affrontare temi di grande respiro e a confrontarsi con la società; a presentarsi finalmente, dopo la freddezza ghignante degli ultimi accoliti italiani del postmoderno, con un «ethos accorato e partecipe». Crediamo sia indispensabile che essa cresca da un punto di vista formale, in quanto la portata etica della narrazione rischia di spegnersi nell'avventuroso-didatticheggiante se lo stile non sarà in grado da parte sua di rendere la complessità della realtà contemporanea.
Nel nostro articolo abbiamo interpretato la nuova epica italiana come la scoperta che un certo filone della letteratura nostrana recente germina dalla cultura pop di fine millennio.

Pubblicato Mercoledî 26 Novembre 2008

Fine e nuova nascita del mondo nella narrativa italiana contemporanea

di Simone Sarasso*
[In calce al post, link, discussioni e iniziative sul New Italian Epic]


1. LA ROTTA

Il memorandum di Wu Ming 1 sul New Italian Epic, diffuso in rete a fine aprile 2008, ha generato una lunga coda di approfondimenti. Se ne sono occupati quasi tutti i "citati" (Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo, Girolamo De Michele, tanto per fare qualche nome) e molti altri: scrittori, ma anche operatori del settore e semplici lettori. La riflessione è progredita, è mutata, si è sviluppata. Segno che, a dispetto della solita critica letteraria un po’ miope e anzianotta, che accusa di sotterranei consociativismi e si affretta a gridare alla ghenga, alla cricca, all’adunata degli amichetti del circolino, esiste ed è pulsante un sostrato comune, un’intenzione forte.
Intenzione, o meglio direzione e fonte di ispirazione, che lega opere di autori molto diversi che, per un motivo o per l’altro, – più o meno scientemente – si sono trovati a fare un pezzo di strada insieme.
Ragionando sulle opere menzionate da WM1, e compiendo un passo ulteriore verso la “seconda linea” di autori (di cui faccio parte), mi sembra di ravvedere un ulteriore tratto comune a una certa produzione degli ultimi quindici anni.
Imbraccio il saggio al contrario, come da piccoli s’impugnava la chitarra, incerti sulla destra e la sinistra, e leggo:

Pubblicato Giovedî 20 Novembre 2008

cuneo_NIE_thumb.jpgNegli ultimi giorni sono apparsi diversi contributi al dibattito su New Italian Epic e dintorni. Li segnaliamo, talora con brevi commenti introduttivi, insieme ad alcuni annunci e notizie.

pallinoblu.gif PARADOSSI, PROBLEMI E POSSIBILITÀ DEL NUOVO ROMANZO EPICO ITALIANO - E' uscito il n.51 del trimestrale di poesia link Atelier.
Tra i vari materiali, un cospicuo intervento sul New Italian Epic (in particolare sulla lingua del New Italian Epic) a cura della redazione di un'altra rivista, Tabard.
Per gentile concessione degli autori, riproponiamo qui il testo link in formato PDF.

pallinoblu.gif IL NEW ITALIAN EPIC E IL "DE PROFUNDIS" DEI GENERI - E' il titolo di un intervento dello scrittore J.P. Rossano, apparso qualche giorno fa link sul suo blog.
Questa la premessa argomentativa:

Quello su cui vorremmo concentrarci è invece il funerale dei vecchi 'generi' che vuole celebrare il memorandum ed in particolare l'affermazione relativa a 'giallo' e 'noir' del suo autore in una delle note a piè di pagina della versione 2.0 (XI Termidoro) [...] Ora, lungi da noi voler polemizzare con WM1, però qui ci sarebbe da argomentare a lungo [...] 1) se è vero, come è vero, che i 'generi' nell’accezione originale del termine possono considerasi morti e sepolti; 2) Se è altrettanto vero che molte opere di tinta 'gialla' più o meno recenti si richiamano pericolosamente ad una mentalità reazionaria, legalitaria e conservatrice... È pur vero però, che le ragioni [per cui si scrivono] opere di 'tipo' noir [...] sussistono tutt'oggi [...]

Pubblicato Lunedî 10 Novembre 2008

AgamemnonMask.JPG"Come si debbano comporre i Miti affinché il Fare vada a buon fine". Influenze letterarie e persistenza del mito nella costruzione dell'icona di Lawrence d'Arabia

di Wu Ming 4

Testo della lecture tenuta da Wu Ming 4 all’Hammam Al Malik Al Zahir, nella Città Vecchia di Damasco, il 17 Ottobre 2008.
Un ringraziamento particolare ad Alessia Conti, per la traduzione in inglese, a Paola Di Giulio, per il reperimento di un testo originale, e agli organizzatori di Reloading Images Damascus, per avere reso tutto ciò possibile.
N.B. Dagli appunti per questa relazione è nato anche l'intervento sull'eroismo fatto da Wu Ming 4 alla "serata di autoformazione" organizzata dal movimento NoGelmini di Bologna. L'evento si è tenuto alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna il 28 ottobre scorso.
Clicca per leggere la cronaca della serata fatta dal Corriere della sera - Bologna (immagine jpg).
Altri resoconti su Giap n.2, IX serie, "Onda su onda", pubblicato oggi.
[L'intervento di Wu Ming 2 era invece basato su "La salvezza di Euridice", un lungo testo che, insieme a "New Italian Epic 3.0" di Wu Ming 2, formerà il libro New Italian Epic, in uscita a gennaio 2009 per Einaudi Stile Libero.]

1. Intro

Il sottotitolo di questa lettura è una citazione. Si tratta della traduzione provocatoria ipotizzata dal professor Gilbert Murray, negli anni Venti del secolo scorso, dell’incipit della Poetica di Aristotele.
La traduzione normalmente accreditata è infatti molto diversa e suona così:

“Qui tratteremo della poetica nel suo insieme e delle sue forme, quale finalità abbia ciascuna di esse, e come si debbano comporre le trame affinché la poesia riesca bene”.

Pubblicato Lunedî 3 Novembre 2008

"Accade in Italia": mostri, "fattore melodramma" ed entertainment. Echi e coincidenze di poetica tra letteratura nostrana e serie TV d'Oltreatlantico, da Lost a Dexter passando per Heroes

di Daniele Marotta*
[In calce a questo post: news internazionali, annunci e link a discussioni sul NIE]

All'inizio dell'estate cercavo di riordinare le idee sul New Italian Epic per scrivere questo intervento, e mi stupivo di come l'oggetto delle mie riflessioni fosse ovunque, nell'attualità di cinema e TV. Erano i giorni di Cannes 2008, Il divo di Paolo Sorrentino e Gomorra di Matteo Garrone venivano celebrati dalla giuria di Sean Penn e splendevano alle luci della ribalta mondiale.
Il 30 di maggio la puntata di Anno Zero di Michele Santoro, al mio sguardo concentrato sul NIE, sembrava un presepe vivente.
Titolo della trasmissione: "Il divo e noi".
"Ne hanno discusso in studio Paolo Cirino Pomicino, Claudio Martelli, il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, il regista del film "Il divo" Paolo Sorrentino, Anna Bonaiuto, attrice, lo scrittore Carlo Lucarelli, Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio, l’eroe borghese liquidatore della banca di Sindona), la giornalista Natalia Aspesi e Marco Travaglio".
Freezando la scena, vediamo che ogni ospite rimanda a molti degli elementi citati nel saggio di Wu Ming 1 più altri, secondo me, inerenti.

Pubblicato Lunedî 20 Ottobre 2008

di Marco Amici*
Tratto dall'intervento alla conferenza "The Italian Perspective on Metahistorical Fiction: The New Italian Epic", Institute of Germanic and Romance Studies, University of London, UK, 2 ottobre 2008.


Obbedire a occhi chiusi è l'inizio del panico.
- Maurice Merleau-Ponty, Elogio della filosofia

E sembra di essere piatti rotanti,
i nostri corpi galleggiano e scendono il fiume fangoso.
- Radiohead, Like Spinning Plates


Arte e letteratura "devono curare il nostro sguardo, rafforzare la nostra capacità di visualizzare" [1]. Quest’affermazione è posta verso la conclusione del saggio New Italian Epic, in cui Wu Ming 1 ha esposto, tra l’altro, la necessità di simulare, attraverso il linguaggio, un punto di vista che permetta "un vedere il mondo da fuori e un vedersi da fuori come parte del mondo" [2]. L’urgenza è quella di produrre un pensiero ecocentrico che consenta di elaborare un’altra modalità dell’esistente. Il rischio, concreto eppure così difficile da accettare, è quello di velocizzare il processo che porterà la razza umana a scomparire dal pianeta. Le immagini evocate oscillano fra The Road (2006) di Cormac McCarthy e The World Without Us (2007) di Alan Weisman, fra un pianeta grigio e arido attraversato da pochi sperduti sopravvissuti e un pianeta verde e in salute, privo di uomini. Al di là di facili catastrofismi, dunque, un pensiero ecocentrico indurrebbe alla presa di coscienza di quell’accelerazione verso l’estinzione di cui noi, Occidente, siamo i principali responsabili. Noi, che ammontiamo a circa il 20% dell’umanità e che consumiamo oltre l’80% delle risorse naturali del pianeta e che, nonostante l’evidenza dei numeri, non diamo grande peso a un problema le cui conseguenze più gravi non ci riguarderanno direttamente.

Pubblicato Martedî 14 Ottobre 2008

This text is also available in ENGLISH

La "valle perturbante" della nuova narrativa e la necessità di immaginare il futuro, oltre i blocchi emotivi che ostruiscono la visione

di Wu Ming 1*

Ti porto a vedere l'alba

Alla vigilia di Capodanno del 2005 ricevetti una telefonata da un collega, uno scrittore italiano di nome Giuseppe Genna, nato e residente a Milano. Mi chiamò nel tardo pomeriggio e mi chiese cosa avrei fatto per festeggiare l'anno nuovo. Gli risposi che, poiché mia figlia aveva solo pochi mesi e la mia compagna aveva bisogno di un po' di respiro, avevo deciso di restare a casa, mentre lei sarebbe uscita con alcune amiche. Per la prima volta dopo più di vent'anni avrei trascorso in casa la notte di Capodanno. Il mio piano era rileggere Il conte di Montecristo vegliando sulla bimba che dormiva.

Pubblicato Mercoledî 8 Ottobre 2008

Sappiano le mie parole di sanguedi Rosella Simonari*

“Is she fact or fiction?” ripete Angela Carter mentre ci presenta il suo personaggio, Fevvers, una donnona trapezista che lavora in un circo e che ha un bel paio di ali. Per tutto il romanzo, Nights at the Circus (1984), non si capisce se queste ali siano vere oppure no. Una sensazione simile si ha leggendo la prosa poetica arrabbiata di Babsi Jones nel suo quasiromanzo, Sappiano le mie parole di sangue (2007), dove lo stile del reportage viene fatto esplodere da quello del romanzo che pure, a sua volta, viene scardinato. Non è finzione quella narrata da Jones, ma è cronaca filtrata attraverso una scrittura complessa, sporca, piena di rabbia e di intuizioni.
Il rimando a Carter non è limitato a questa lieve e forse distante risonanza, bensì si ricollega alla vocazione di entrambe di ritrarre e creare personaggi, di solito femminili, fuori dal comune, reietti, outcasts, che vivono ai margini della società. Fevvers è un fenomeno da baraccone così come le due arzille gemelle ultrasettantenni, Dora e Nora Chance, che in Wise Children (1991), ripercorrono la loro vita di ballerine di varietà attraverso i ricordi di Dora. Le donne di Sappiano le mie parole di sangue sono anch’esse fuori dal mondo, un po’ perché rintanate in una squallida stanza del condominio Yu Prog di Mitrovica, un po’ perché stravolte e sconquassate dalla guerra.

Pubblicato Domenica 28 Settembre 2008

di Serge Quadruppani

Anne-Marie[Le Editions Métailié, raffinata e battagliera casa editrice fondata nel 1979 da Anne-Marie Métailié (nella foto), sono uno degli approdi privilegiati dal romanzo italiano quando si avventura Oltralpe. Grazie alla collana "Bibliothèque Italienne" diretta dallo scrittore e traduttore Serge Quadruppani, i lettori francesi hanno potuto conoscere e amare i libri di Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo, Loriano Macchiavelli, Laura Grimaldi, Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Giuseppe Montesano, Maurizio Braucci, Grazia Verasani, Piergiorgio Di Cara, Sandrone Dazieri, Wu Ming, Michele Serio e tanti altri. Le note che seguono sono state scritte da Quadruppani in previsione del trentennale della casa editrice. Per celebrare la ricorrenza, sono previsti molti eventi, dibattiti, tavole rotonde. In particolare, una serie di incontri sarà dedicata al tema "Il romanzo nero delle edizioni Métailié". Questo testo servirà da introduzione. Lo riportiamo perché è l'embrione di una lettura comparata che si preannuncia feconda, e che qui si incrocia con il memorandum sul "New Italian Epic" proposto in Italia da Wu Ming 1. Non c'è da stupirsi: riflettere sugli "scossoni" che negli ultimi anni hanno trasformato il noir e le letterature di genere, spingendole con forza in avanti e producendo (in Italia e non solo) un nuovo corpus di narrazioni epiche, produce - "rubiamo" l'espressione a Quadruppani - "un punto di vista sul mondo che può essere condiviso in ogni parte del mondo".]

Sono trent'anni che manda avanti la baracca, la nostra editrice, e noi, suoi collaboratori fin dall'inizio, adesso lo sappiamo: a tenere in piedi il fragile edificio di una casa editrice indipendente non può bastare la qualità della gestione (benché necessaria), men che meno l'aver fiuto per i «colpacci» (dei quali si può anche fare a meno); a monte di tutto, serve una cosa poco concreta e contabilizzabile: uno spirito.

Pubblicato Martedî 23 Settembre 2008

Edizione aggiornata, annotata, arricchita del memorandum di Wu Ming 1

Metopa del Partenone raffigurante la lotta tra un Centauro e un Lapita

PREMESSA

Il vero pensiero si riconosce in questo: che divide.
- Mario Tronti, La politica al tramonto

Dobbiamo essere pazienti gli uni nei confronti degli altri e rallegrarci quando riusciamo - sia noi che gli altri - ad avanzare. Restare non dobbiamo.
- Károly Kerényi, lettera a Furio Jesi, 5/10/1964

In un modo o nell'altro, in un tempo o nell'altro, la guerra sarebbe tornata.
- Alan D. Altieri, Magdeburg, l'eretico

Memorandum.
Sintesi provvisoria.
Primo tentativo.
Instabile oscillante reazione ancora in corso.
Sono passati sei mesi da quando ho adoperato queste espressioni in New Italian Epic - testo di cui si continua a discutere, proposta aperta, abbozzo di lettura comparata, albo di appunti da tenere sotto gli occhi, ricordare, utilizzare.
Non a caso l'avevo chiamato “memorandum”. Il dizionario De Mauro dà come primo significato del termine: “documento, foglio, fascicolo in cui sono esposti per sommi capi i termini di una questione.” Per sommi capi, infatti, descrivevo un insieme di opere letterarie scritte in Italia negli ultimi quindici anni, cercando parentele inattese o, all'inverso, sciogliendo legami troppo spesso dati per scontati.
Ne è nato un dibattito che non accenna a spegnersi, anzi, si ravviva e si innalza a ogni bava di vento.

Pubblicato Lunedî 15 Settembre 2008

di Salvatore Agresta

[Psicoterapeuta, studioso delle avanguardie neuroscientifiche, autore di testi specialistici e articoli in rivista, Salvatore Agresta si occupa da anni di letteratura. Pubblichiamo il suo intervento a proposito del memorandum New Italian Epic, che allarga i confini del saggio a un'altra disciplina fondamentale, qual è la psicoanalisi, come già accaduto nel caso del terapeuta e scrittore Alessandro Defilippi]

Di mestiere faccio lo psicoterapeuta, il mio sguardo ha quindi questo grado d'obliquità.
Per me, letteratura e psicoterapia sono intersecate. Anticipo le conclusioni: il NIE in letteratura è curativo, le coppie "terapeuta/paziente" e "lettore/scrittore" fanno una medesima operazione su se stessi in modi e forme diversi e convergenti. Così io spero in una nuova epica della psicologia applicata. Epica che c'era in origine: Charcot, Breuer, Freud e i loro pazienti sono stati ciascuno a suo modo dei pionieri. Oggi noi epigoni rischiamo di essere tecnocrati della psiche, specialisti "di genere" senza più sguardo d'insieme. Come in medicina, la storia si ripete.

Pubblicato Lunedî 8 Settembre 2008

...che partono quasi subito per la tangente

di Guglielmo Pispisa*
[In calce al post: aggiornamenti & appuntamenti NIE]

Nel frattempo ho visto vendere traduzioni, o meglio rifacimenti delle nostre storie in altre lingue, scritti a mano e ricopiati da scrivani sul lastrico e burocrati a riposo su economica carta colorata. Una trovata per far soldi che a me personalmente non dà fastidio, mentre Abhay si è un po’ risentito per i tagli e le aggiunte apportate dai nuovi narratori, e ha borbottato qualcosa di incomprensibile sui diritti d’autore.
– Queste storie sono completamente diverse – ha detto. – Quei tizi mettono in giro roba che non si può più definire nostra.
– Ha cessato di essere tua nel momento stesso in cui l’hai scritta – ho suggerito io, guadagnandomi un’occhiata feroce. Osservavamo la folla in arrivo, più numerosa ancora delle altre volte, e io pensavo: tutta questa gente è un dono o un peso?
Vikram Chandra, Terra rossa e pioggia scrosciante

Le interessanti elaborazioni teoriche sulle più recenti tendenze della letteratura italiana, da poco condivise da Wu Ming 1 con i frequentatori del suo sito web, mi danno lo spunto per riflettere, a partire dal tema di quel saggio, in generale sul significato stesso del narrare e sul ruolo odierno del narratore.

Pubblicato Lunedî 1 Settembre 2008

di Alessandro Defilippi *

E poi si dice che le sincronicità non esistano. Poche settimane fa mi è accaduto di vedere il mio ultimo libro (frecciabr.gif Le perdute tracce degli dei, Passigli) esposto, in una libreria di Savona, tra i romanzi storici. In un primo momento mi sono stupito, avendolo sempre considerato, come gli altri che lo hanno preceduto, un romanzo di genere fantastico. Superata la bava d'indignazione che coglie sempre gli scrittori, soprattutto quelli che vendono poche copie, ho pensato che un libro che si svolgeva nell'Africa Orientale Italiana dopotutto aveva qualche diritto a stare lì, e me ne sono stato buono. Hai visto mai che qualcuno lo acquisti? Lo stesso giorno ho scoperto che altri due autori, molto più noti di me, avevano pubblicato libri collegati alle colonie italiane: Carlo Lucarelli con L'ottava vibrazione e Enrico Brizzi con L'inattesa piega degli eventi. Terza coincidenza o sincronicità, mi sono imbattuto, in questo sito, nel saggio di Wu Ming 1, del quale avevo già sentito parlare, sul New Italian Epic.

Pubblicato Lunedî 25 Agosto 2008

di Mauro Trotta (da il manifesto, 7 agosto 2008)

Ancora un libro sembra essere alla base della prova narrativa solista di uno dei componenti del collettivo di scrittura Wu Ming. Se, infatti, in Guerra agli umani di Wu Ming 2, il protagonista era mosso alla propria scelta di vita da Walden ovvero vita nei boschi di H. D. Thoreau, in Stella del mattino, romanzo di esordio di Wu Ming 4, tutto prende le mosse dall'arrivo a Oxford di T. E. Lawrence, il leggendario «Lawrence d'Arabia», artefice della rivolta araba contro i Turchi, per scrivere il memoriale delle sue imprese, quello che poi diverrà I sette pilastri della saggezza.

Pubblicato Sabato 9 Agosto 2008


di Girolamo De Michele


Salamanca 1486. Cristoforo Colombo, davanti al Real Consejo, «presenta la hipótesis de que es posible "buscar el Levante por el Poniente"», suscitando lo scandalo dei dotti. Non solo non esiste alcuna possibilità di raggiungere il Cipango, ma la stessa grande navigazione è un assurdo: a fronte delle misure di Eratostene (peraltro sottovalutate da Colombo) non esistono più i grandi navigatori di un tempo. La navigazione è possibile solo all'interno del conosciuto, ogni mappa essendo già stata disegnata dai cartografi accademici. Colombo parte lo stesso, e torna con evidenze empiriche che dimostrano che la navigazione dalle Canarie al Cipango è fattibile.
I dotti reagiscono con livore. Alcuni rifiutano persino di discuterne - «¡es una tontería!», dichiarano sdegnati. Altri meditano, e dopo ampie consultazioni stabiliscono una linea di condotta: «América existe, es verdad, pero es malo que exista»; la sua scoperta non rappresenta «alguna novedad» rispetto a quanto già si sapeva. E comunque, se a dettare le rotte non sono più i cartografi ufficiali, ma personaggi come questo Cristóbal Cólon, «¿donde iremos a parar?». Così, sintetizzando, Milo Temesvar raccontava, nel suo classico (anche se mai tradotto) The Pathmos Sellers la situazione culturale del suo tempo [1]. Solo del suo tempo?

Pubblicato Lunedî 23 Giugno 2008

La specificità letteraria del cambiamento: New Italian Epic, Connettivismo e tempi che corrono

di Giovanni De Matteo, Fernando Fazzari
e Domenico Mastrapasqua (*)

Viviamo tempi cupi. Anche se forse "i bei tempi non ci sono mai stati" (cosa che Nessuno riusciva a mettersi in testa quando Jack Beauregard cercava di spiegarglielo), la sensazione del peggioramento è acuita dall'accelerazione degli eventi. Perché viviamo sì tempi bui, ma si tratta anche di tempi veloci, sempre più veloci.
La rincorsa degli eventi viaggia ormai su ritmi tanto elevati da sfuggire quasi alla nostra percezione. Con i sensi annebbiati e confusi, la comprensione si fa vaga, difficoltosa. Per reazione istintiva, emerge l'impressione ingannevole di essere invece cristallizzati in un fotogramma immobile. E qualcuno vorrebbe magari darcela ancora a bere, insieme alla favola della fine della storia. Niente di più sbagliato. Niente di più rischioso: il film rischia di terminare prima che allo spettatore sia concesso di cogliere la chiave giusta per leggerne l'epilogo e, a quel punto, sarà troppo tardi per azzardare anche solo un tentativo di risposta all'estinzione.

Pubblicato Mercoledî 18 Giugno 2008

Eracle indossa la pelle del leone nemeo

Eracle indossa la pelle del leone di Nemea. La belva, figlia di Tifone ed Echidna, era invulnerabile. La sua pelle non poteva essere perforata da alcuna arma. Da tempo terrorizzava e uccideva la popolazione dell'Argolide, sbranava pecore e mucche, riempiva l'aria coi suoi ruggiti. Affrontarlo fu la prima delle dodici fatiche di Eracle. Nella lotta l'eroe perse un dito, ma alla fine riuscì a strangolare la belva, e da quel momento ne indossò la pelle come armatura. L'immagine ricalca quella realizzata da Giorgio Ferrero per Astronavi sulla preistoria di Peter Kolosimo (Sugar, Milano 1972), a sua volta ispirata a un reperto trovato a Vulci, presso Tarquinia.

Pubblicato Domenica 15 Giugno 2008

di Mauro Gervasini*
[In appendice, a cura di Carmilla, link a discussioni NIE in corso sulla rete e non solo]


Seguendo da lettori il dibattito sulla Nuova epica italiana inaugurato da Wu Ming 1 e proseguito da altre voci, i cinefili non possono che provare invidia nei confronti degli appassionati di letteratura. Naturalmente le due condizioni possono coincidere, come nel caso di chi scrive, ma da attenti osservatori della “cosa” cinematografica italiana non possiamo che dolerci della mancanza di una tendenza simile in campo filmico. E la delusione si estende pensando che a parte le solite, rare eccezioni, persino la produzione nordamericana, da sempre abituata a elaborare in termini di immaginario gli archetipi dell’avventura e del mito, pare avere perso qualunque respiro epico. George Lucas, con la seconda trilogia (che poi sarebbe la prima) di Star Wars, ha dimostrato come sia possibile rincoglionirsi inseguendo chimere tecnologiche (il digitale, la computer graphic, il blue screen) e dimenticandosi della definizione di personaggi e avventure. Steven Spielberg (e ancora Lucas) con l’ultimo, sciagurato Indiana Jones, ha rincarato la dose confermando come il principio dell’immersione (postmoderna) nell’azione, sostituendo l’immedesimazione dell’avventura classica, possa generare mostri. Una prova? Guardate Casablanca di Curtiz e La maledizione del teschio di cristallo in rapida successione: il primo vi apparirà di una modernità, di un fascino e di una “autenticità” impressionanti. Il secondo, invece, paccottiglia spacciata per antica, e movimentata quanto basta per non far attecchire la polvere.

Pubblicato Lunedî 9 Giugno 2008

di Gregorio Magini e Vanni Santoni*
[In appendice, a cura di Carmilla, link a discussioni NIE in corso sulla rete]

Non c'è fine, ma aggiunta: il trascinato
conseguire di giorni ulteriori e ore,
mentre l'emozione prende a sé gli anni
di emozione privi, vissuti fra i detriti
di quel che si credeva più affidabile -
e perciò più adatto all'abbandono.
T. S. Eliot, Four Quartets, "The Dry Salvages", II

Il senso di urgenza – tanto nel male dell'emergenza montata ad arte che induce alla paura, quanto nel bene del grido d'allarme che sprona all'azione – è sempre contagioso. Nella frenesia dell'ora o mai più, prendiamo le mosse dal recente saggio di Wu Ming 1, New Italian Epic, per esplorarne rapidissimamente la portata, e saltare subito a suoi possibili sviluppi.
Essendo il ricorso a una modalità epica della narrazione il tratto caratterizzante di questa nuova epica italiana, riteniamo utile un'indagine sulla natura e la genetica di questa epicità [1].

Pubblicato Martedî 3 Giugno 2008


giacopini_re_in_fuga.jpgdi Letizia Muratori

[Letizia Muratori è una delle più importanti autrici italiane contemporanee. Ha pubblicato per Einaudi Stile Libero i romanzi Tu non c'entri e La vita in comune. Per Adelphi sta per uscire La casa madre, chiasmo tra due racconti lunghi su cui si ragionerà in Carmilla. La recensione di Muratori allo splendido "oggetto narrativo" di Giacopini è condotta utilizzando alcuni parametri del memorandum sul New Italian Epic, enunciati da WM1. gg]

Documentare vite alternative, fare storia alternativa.
Nel saggio New Italian Epic Wu Ming 1 segnala tre esempi di mockbiopic, cioè biografie deviate e alternative rispetto ai fatti storici: Il signor figlio di Alessandro Zaccuri, L'uomo che volle essere Perón di Giovanni Maria Bellu [clicca per leggere la recensione di Giancarlo De Cataldo, N.d.R.] e Havana Glam di Wu Ming 5. Ovvero Leopardi a Londra dopo il 1837, Perón sardo, e David Bowie simpatizzante comunista.
Su necessità e importanza del lavoro di WM1 tornerò al più presto e con l'attenzione che merita. Al momento ne approfitto per ragionare su frecciabr.gif Re in fuga di Vittorio Giacopini (Mondadori, € 17.50), libro che per certi versi rientra nella categoria dei titoli appena citati. Si tratta della vita di Bobby Fischer. Anche in questo caso siamo in territorio mock.
Pubblicato Lunedî 26 Maggio 2008

L'uomo che volle essere Peróndi Giancarlo De Cataldo

Giovanni Maria Bellu, L'uomo che volle essere Perón, Bompiani, pp. 356, € 19,00.

[Parlando di questo libro in una multi-recensione apparsa su Repubblica on line l'8 maggio, Dario Olivero scriveva:
"Si parla molto in questi giorni di un nuovo filone della letteratura italiana che è stato chiamato New Italian Epic, tanto difficile da definire quanto forse immediato da intercettare quando si incontra. Ecco un esempio."
Su L'Unità del 20 maggio, lo scrittore Giancarlo De Cataldo recensiva la stessa opera, aggiungendo prospettiva a quell'osservazione.]

Questo è un gran bel libro. Contiene tre storie. La più antica comincia in Sardegna cent'anni fa. E' la storia di un ragazzo di Mamoiada di nome Giovanni Piras che s'imbarca sul piroscafo dei sogni e se ne va in Argentina in cerca di fortuna. La seconda comincia anch’essa in Sardegna, non si sa bene quando nè come nè perché, e nemmeno se sia una vera storia o non, piuttosto, una leggenda. E' la storia di come l'emigrante Giovanni Piras sia diventato Juan Domingo Perón, a lungo signore e padrone dell'Argentina. La terza e ultima storia comincia quando il Giornalista, l'io narrante di questa seducente avventura, sente parlare per la prima volta della faccenda Piras/Perón.
E' la storia delle storie, quella che affascìna le altre due sotto il segno del rapporto fra un giovane esploratore della vita, con la sua carica di rabbia, speranza e utopia, e il suo anziano padre, il Vecchio, con il suo fardello di sconfitte, delusioni, rassegnazioni.

Pubblicato Sabato 24 Maggio 2008

di Girolamo De Michele

[Intervento inviato al Convegno Internazionale
"Quale memoria per il noir italiano? Un'indagine pluridisciplinare", Louvain-la-neuve (Lovanio), Belgio, 15-16 maggio 2008. Una versione ridotta di questo testo è apparsa sul quotidiano "Liberazione" il 15 maggio.]

1. Nel quarto libro dell’Odissea [vv. 351-570] viene narrato l’incontro tra Proteo, dio multiforme capace di divenire «ogni cosa che in terra si muova, e acqua e fuoco che prodigioso fiammeggia», e Menelao, che istruito da Eidotea riesce ad afferrarlo e tenerlo finché il vecchio dio, stremato, gli rivela quale dio lo perseguita impedendogli il ritorno, quali sacrifici fare per placarlo, attraverso quale via fare ritorno a casa.
Ottenute le informazioni necessarie, Menelao chiede, e ottiene, la verità sul destino degli altri eroi greci ritornati da Troia – giacché «gli dèi sanno tutto»: apprende così della tragica fine di Aiace e Agamennone, e dell’esilio di Odisseo «nella dimora della ninfa Calipso».

Pubblicato Lunedî 19 Maggio 2008

...farla finita con la commedia postmoderna

di Alessandro Bertante*
[Articolo apparso sul quotidiano Liberazione dell'8 maggio 2008]

Da circa una ventina di giorni è scaricabile sul sito dei Wu Ming un breve saggio di Wu Ming 1 (Roberto Bui) intitolato "New Italian Epic". Titolo evocativo per una riflessione culturale che parte da lontano, dal settembre 2001 di fronte agli aerei schiantatisi sulle Twin Towers, sebbene sia stata formulata in occasione di una recente conferenza dello stesso Bui al Mit di Boston. Il testo fa il punto su quella che è stata individuata da Bui, ma anche da Carlo Lucarelli su Repubblica, come la nuova tendenza della narrativa italiana degli ultimi cinque anni.
Che sta succedendo quindi? Esiste davvero un movimento coeso e inedito, nonché chiaramente identificabile, che possa dare il segno di una discontinuità tematica e stilistica con il recente passato? Secondo me esiste, ma la questione non è semplice, né riconducibile a una sola scuola o a un preciso comune sentire.
Nel suo scritto, già scaricato da oltre undicimila persone (**), Bui compie un percorso teorico di grande interesse, proponendo una chiave interpretativa globale nei confronti di "opere letterarie" - e non di autori - che coinvolge, solo per citarne alcuni, scrittori come gli stessi Wu Ming, Evangelisti, Saviano, Genna, Scurati, Lucarelli, Guarnieri, De Cataldo, Balocchi, Muratori ma anche Camilleri e Carlotto. Il punto di partenza sono gli anni Novanta, «il decennio più avido della storia» secondo Joseph Stiglitz, e il «più illuso, megalomane e barocco», nell'analisi certo condivisibile di Bui.

Pubblicato Mercoledî 14 Maggio 2008

di R. S. Blackswift*

[Una riflessione sul saggio New Italian Epic, sul libro Stella del Mattino di Wu Ming 4, su Blackswift e la Reality Fiction; insomma una riflessione su quello che vogliamo fare con i miti. Dal blog nero.noblogs.org]

Quando ho preso in mano Stella del Mattino avevo appena finito di leggere il breve saggio di Wu Ming 1 "New Italian Epic", ma non solo. Avevo in testa anche le due brevi mail scambiate con lo stesso WM1 e due chiacchiere fatte con il mio socio circa il concetto contenuto in "New Italian Epic". Già perché con il mio socio in parole e pagine come Blackswift non riusciamo a prenderci sul serio come scrittori, ma prendiamo molto sul serio la necessità di impegnarsi a scrivere del nostro presente. Non riusciamo a dedicare il giusto tempo a scrivere, forse perché saremmo costretti ad ammettere che la cosa necessita di un impegno quanto e più faticoso della militanza a cui ci siamo già fin troppo disabituati - nonostante la nostra professione di intenti come uomini di azione.
Quando ho preso in mano Stella del Mattino dopo le prime pagine mi sono chiesto se fosse necessario parlare del passato per poter trasfigurare il presente in un'epica. Ovvero, se fosse strettamente necessario narrare epicamente uno scorcio di storia, per poter ispirare un'epica nel presente disastrato in cui viviamo.
Mi sono chiesto se non fosse altrettanto utile narrare epicamente il presente, trasfigurandolo in qualcosa che al tempo stesso parla di noi e parla di quello che vorremmo essere o che vorremmo che fosse.

Pubblicato Venerdî 9 Maggio 2008

di Valerio Evangelisti

[Questo intervento di Valerio Evangelisti compare su L'Unità di oggi, martedì 6 maggio 2008, accompagnato a una recensione del romanzo di Massimo Carlotto Cristiani di Allah scritta da Michele De Mieri, in cui si fa esplicito riferimento alla poetica di cui stiamo discutendo. In calce a questo post riportiamo anche l'articolo di Carlo Lucarelli apparso su Repubblica di sabato 3 maggio.]

Wu Ming 1, prima con una serie di conferenze tenute al MIT di Boston e in altre università americane, poi con un saggio che sta avendo ampia circolazione in rete ("New Italian Epic"), sta contribuendo a dare forma e identità a scrittori che avevano un'oscura percezione di qualcosa che li legava, senza peraltro sapere cosa fosse esattamente. Scrittori di generazioni diverse, apparsi a partire dalla metà degli anni Novanta, spesso gratificati da un successo di pubblico (e, talora, di critica) apparentemente inspiegabile, nell'epoca in cui si teorizzava la fine del romanzo e in cui il post-moderno, nel riesumarne il cadavere, lo faceva per coprirlo d'ironia - dunque, in sostanza, per affrettarne il seppellimento.
Qualche nome e qualche titolo fatti da Wu Ming 1? Giancarlo De Cataldo con Romanzo criminale e Nelle mani giuste, Giuseppe Genna con Grande Madre Rossa, Dies Irae e Hitler, Antonio Scurati con Una storia romantica, chi scrive con il suo "ciclo del metallo", gli stessi Wu Ming / Luther Blissett con Q, 54, Manituana, Roberto Saviano con Gomorra (oggetto narrativo di collocazione incerta, nelle sue forme di reportage iperrealista, da troppi ascritto per abbaglio al filone giornalistico), Carlo Lucarelli con L'ottava vibrazione, Girolamo De Michele con Scirocco, ecc. E poi Zaccuri, Philopat, Babsi Jones, Helena Janeczek, il Camilleri de La presa di Macallè, il Carlotto di Cristiani di Allah, e decine d'altri.

Pubblicato Martedî 6 Maggio 2008

di Dimitri Chimenti*

Caro Wu Ming 1,

probabilmente avresti potuto sviluppare le tue riflessioni in un lungo saggio teorico, ma preferisci parlarne in modo concreto, più vicino alla tua esperienza di narratore. Ed è forse questo che ti permette di riscoprire una delle funzioni più importanti della critica letteraria, quella che parte dall'idea che tra opera e pubblico sussista un décalage, ossia che si possa interporre un po' di scrittura tra letteratura e lettore ogni qualvolta essi non si trovano l'una di faccia all'altro.
E' ormai piuttosto chiaro come il termine "postmoderno" sia divenuto una sorta di valigia concettuale dentro cui stipare, forzatamente, un po' di tutto. Tu parti da questa evidenza, non hai neppure bisogno di spiegarla. Se rivolgi un'accusa al postmodernismo è di aver considerato una specifica forma di capitalismo non un prodotto storico, passibile di critica e superamento, ma superamento stesso della storia, sostituto molle di quella vecchia struttura ontologica che era la metafisica.
Ma, ed è qui che la tua critica acquista forza, se la perdita del "riferimento cartesiano" non ci ha traghettato in un mondo più libero e felice, non ha neppure compromesso la possibilità di stabilire un rapporto critico con la realtà. A te non basta enunciarlo lo vuoi dimostrare, vuoi provare che la capacità della letteratura di produrre significati socialmente condivisi non è stata completamente erosa.

Pubblicato Sabato 3 Maggio 2008

di Claudia Boscolo*

L'importante saggio di Wu Ming 1 New Italian Epic traccia un confine fra gli autori appartenenti all'area postmoderna da un lato, e gli UNO (Unidentified Narrative Objects) dall'altro. Le tirature di UNO come Gomorra di Roberto Saviano e del romanzo Manituana dei Wu Ming forniscono un dato molto chiaro riguardo il gusto del pubblico, e la presa che il senso epico di queste ampie narrazioni esercita sul lettore contemporaneo. Come sottolinea giustamente WM1, la cesura storica si identifica in due eventi drammatici che hanno aperto il secolo, i fatti di Genova da una prospettiva italiana, e il 9/11 in un contesto internazionale. Ma la riflessione stilistica dei Wu Ming sui contenuti e sui modi della narrazione si è articolata negli ultimi anni attraverso percorsi paralleli, apparente scollegati, che alla fine hanno trovato una cifra comune nella denominazione di New Italian Epic. Nessun altro termine potrebbe prestarsi meglio a raccogliere oggetti narrativi di varia natura, ma uniti almeno da un elemento comune: il senso epico che emanano.

Pubblicato Martedî 29 Aprile 2008

Ce texte est aussi disponible en FRANÇAIS

New Italian EpicMemorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro

di Wu Ming 1

[Questo saggio è frutto di una lunga e partecipata discussione, e si basa su molte letture e una vasta mole di appunti.
Ho proposto l'espressione "nuova narrazione epica italiana" durante Up Close & Personal, workshop sulla narrativa italiana contemporanea tenutosi a Montréal il 28 e 29 marzo scorsi, organizzato da Francesco Borghesi ed Eugenio Bolongaro per il Department of Italian Studies della McGill University. La necessità di esprimersi in inglese ha subito asciugato il meme: "New Italian Epic"(*).
Sotto questo nome-ombrello ho raggruppato, in base a letture comparate, molti libri usciti in Italia negli ultimi 10-15 anni. Si tratta di una produzione molto eterogenea ma, intersecando vari insiemi e sotto-insiemi, si possono individuare diverse caratteristiche condivise. Tutte insieme puntano a un profondo denominatore comune, che sta nella natura dell'allegoria.
Ho rafforzato e riproposto il concetto e l'analisi nei giorni successivi, in due conferenze tenute negli USA (al Middlebury College, Vermont, e al MIT di Boston). Tornato in Italia, mi sono confrontato coi miei colleghi di collettivo e poi con altri scrittori, via mail e di persona.
Cosa possono mai avere in comune Gomorra e Romanzo criminale, Q e Dies irae, Maruzza Musumeci e Sappiano le mie parole di sangue, Cibo e L'ottava vibrazione, Cristiani di Allah e Noi saremo tutto...?
La discussione ha prodotto molte risposte, e ulteriori spunti.
Ho letto nuove cose, preso altri appunti, e mi sono messo di buona lena a scrivere un testo il più possibile chiaro, organico e - spero - utile al dibattito.
Una sorta di "abstract" di questo saggio (impreciso e tagliato con l'accetta, per ovvie esigenze di spazio e contesto) è apparso su "La Repubblica".
Qui, in anteprima assoluta, troverete il saggio vero e proprio, scaricabile in vari formati. Sono circa 80.000 battute, con note in fondo al testo.
Buon corpo-a-corpo.]

Pubblicato Mercoledî 23 Aprile 2008


frecciabn.gif NEW ITALIAN EPIC
frecciabr.gif LA SVOLTA NARRATIVA
NEW ITALIAN EPIC
Da un saggio di Wu Ming, l'orizzonte di una rinnovata narrativa, che riporta al centro il rapporto con la Repubblica dei Lettori. Contributi e interventi che fanno discutere.
frecciabr.gif IL SAGGIO DI WU MING
GLI ULTIMI INTERVENTI
intro.gif SPECIALE NEW ITALIAN EPIC - TERZO ANNO DI DIBATTITO

intro.gif DAL G8 DI GENOVA ALLA SCONFITTA DELL'INTELLETTUALE
intro.gif IL DIBATTITO SUL NEW ITALIAN EPIC: RICAPITOLIAMO?

frecciabn.gif OSSERVATORIO AMERICA LATINA
frecciabr.gif TEXAS-PAMPA
OSSERVATORIO AMERICA LATINA
Incursioni mediatiche e avvistamenti inattesi dall'universo Latino-Americano e dintorni. A cura di Fabrizio Lorusso.

frecciabn.gif IN EVIDENZA
carmillaspec.gif NEW ITALIAN EPIC

di Wu Ming 1. Nel pomeriggio dell'11 settembre 2001 lavoravamo a casa di Wu Ming 2. Tiravamo la volata finale, ultimo rettilineo prima di giungere al traguardo del nostro romanzo 54. La consegna era fissata a novembre. In quei giorni curavamo ancora le ferite di Genova, venti e ventun luglio. Ferite soltanto metaforiche, per grazia del cielo, ma a centinaia di persone era toccata peggior sorte...

frecciabr.gif Tutti gli Speciali

frecciabn.gif DA RILEGGERE
intro.gif ALZARE IL CULO, ADESSO! RIFLESSIONI SU NEW ITALIAN EPIC 2.0 Il NIE è figlio del crollo della cosiddetta Prima Repubblica. Più precisamente, credo che la paternità sia da attribuire a quello che, a seguito di tale crollo, non è successo: nel momento in cui abbiamo avuto la certezza di non morire democristiani, nel momento in cui la balena bianca è finalmente scomparsa dall'orizzonte (e c’era chi attendeva fin dal primo dopoguerra), nel momento in cui le facce del potere sconfitto sfilavano davanti ai giudici di Mani Pulite, altre – se possibile ancora più brutte – si preparavano a sostituirle. La sinistra è poi riuscita ad andare al governo, e a demolire così le residue speranze non dico di rivoluzione, ma almeno di rinnovamento attraverso la politica.
intro.gif LETTERATURA COME NETWORK ...poiché il mondo letterario non è davvero una galassia, è possibile cambiare la fisica che lo governa semplicemente interpretandolo in un altro modo. Possiamo smettere di considerarlo un universo chiuso, dilacerato fra l'estetica e l'economia, e vedere che cosa accade se lo si apre..." Un intervento di Vanni Santoni e Gregorio Magini di Scrittura Industriale Collettiva. In calce, tutti gli mp3 del convegno di Cuneo sul NIE. Interventi di WM1, Lucarelli, Muratori, Scurati, WM2, Gervasini e Genna.
intro.gif NUOVO, EPICO E ITALIANO - L'APOCALISSE FORMATO NIE ...pensate alle picche dei lanzichenecchi in Q. Pensate a Munster assediata, alla Milano in lotta de La banda Bellini o a quella sventrata dagli attacchi terroristici di Grande madre rossa. Pensate al Vecchio di Romanzo Criminale di fronte al crollo del Muro, al Medioriente di Lawrence in Stella del mattino, all’America di Manituana, all’ucronico impero italico di Brizzi (L’inattesa piega degli eventi) alla vigilia della morte del Duce. Mondi alla fine del mondo.
intro.gif INTERVENTI SULLE NUOVE EPICHE ITALIANE - Una rassegna Marcello Fois: "La critica è in grave ritardo su questa materia, la produzione letteraria. Anziché recuperare questo ritardo, la critica reagisce aggredendo gli scrittori. La critica, che per molto tempo ha avuto la funzione di accogliere le nuove tendenze, di analizzarle e di esporle al grande pubblico, oggi fa l'esatto opposto, e dunque gli scrittori hanno imparato a fare a meno dei critici."
intro.gif DA CAMELOT A DAMASCO Dagli appunti per questa relazione è nato anche l'intervento sull'eroismo fatto da Wu Ming 4 alla "serata di autoformazione" organizzata dal movimento NoGelmini di Bologna. L'evento si è tenuto alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna il 28 ottobre scorso.
intro.gif CARTA CANTA / ROCK THE BORBONS! I grandi classici sono pregni di sfumature, dalla Divina Commedia a Manzoni. Il mainstream Italiano ha, da sempre, incorporato grandi macedonie etiche piuttosto che intensi conflitti duali. Le nostre storie si concentrano più sulla colpa o sulla salvezza che sull'azione e lo scontro. L'epica da noi non riesce ad attecchire se rimane mero gioco di scacchi. Le figure assolute e le storie semplici vanno bene se provengono da un mondo come l'America, che per noi è ancora un luogo della mente. Ogni film americano è in fondo una fiaba, ma qui certi palloni scoppierebbero [...] Qui la musica non accompagna eroi in bianche armature o mostri malvagi, ma suona il tempo della commedia umana o della tragedia antica.
intro.gif Il fronte davanti agli occhi. Alcune riflessioni sul New Italian Epic ...qui, oggi, calati nel nostro tempo, perché se l'umanità sta precipitando, arte e letteratura possono – devono – prendersi cura della sua caduta, rieducandoci all'immaginazione di un futuro diverso. Qui ed ora, nonostante l’ormai radicata convinzione che ad accadere sia sempre l'inatteso e mai l'inevitabile, si parla di letteratura che guarda in faccia la nostra corsa verso l’autoannichilimento. Letteratura che, più di tutto, pone il problema del rapporto tra noi e il nostro mondo e lo fa con urgenza, perché, evidentemente, qualcosa non sta più funzionando.
intro.gif NOI DOBBIAMO ESSERE I GENITORI mother_baby.jpg La "valle perturbante" della nuova narrativa e la necessità di immaginare il futuro, oltre i blocchi emotivi che ostruiscono la visione. Il racconto di due libri, l'oscuro Medium e il trionfale Gomorra. "Zone morte" nel mare, qualcosa di nuovo sotto il sole. "Asimbolia del dolore": ridere quando ti fanno male. Andare oltre la condizione di post-qualcosa, verso nuovi momenti fondativi. Noi dovremo essere i genitori. Dedicato a David Foster Wallace.
intro.gif Sappiano le mie parole di sangue e New Italian Epic Jones è irriverente, il suo italiano è costantemente minato e contaminato da altre lingue, dal bisogno di trovare altri modi per esprimere la realtà dei Balcani. L’io narrante sembra sempre perdere il controllo, sembra più coinvolto e destabilizzato. Allo stesso tempo, Babsi Jones, così come Saviano, ha ‘fede’ nella scrittura, nella sua potenzialità sovversiva e di denuncia.
intro.gif Il romanzo nero delle edizioni Métailié: un punto di vista sul mondo Le linee-guida comuni a un lavoro di scrittura nell'Italia degli ultimi anni trovano un'eco nelle linee-guida che hanno orientato un'editrice francese e i suoi collaboratori nel selezionare romanzi neri da tutto il mondo. Ciò stupirà solo chi ignora che un punto di vista sulla letteratura è per forza un punto di vista sul mondo, e può essere condiviso in qualunque parte del mondo.

frecciabn.gif IL CASO BATTISTI
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