di Danilo Arona
“Ero in Francia con un amico” racconta il celebre scrittore Ian McEwan a proposito del suo libro Cani neri e dell’evento reale che gli ha ispirato titolo e trama. “Da cinque giorni camminavo per la campagna. Stavamo percorrendo un sentiero veramente desolato, il villaggio più vicino era a venti chilometri, e all’improvviso ci siamo trovati davanti due enormi cani neri. Non c’era anima viva attorno a noi, né case né strade, nessun contesto a cui quei cani neri potessero appartenere. Non ci attaccarono, stavano lì e basta, giganteschi e inspiegabili”. McEwan e l’amico, quel John Cook a cui è dedicato il libro, pietre alla mano, fecero un giro molto largo per evitare quei cani enormi, ma quelli, così com’erano apparsi, di colpo sparirono.
Se nel bellissimo libro di McEwan le due bestie (“cani per modo di dire, perché le loro dimensioni li facevano apparire come mostri mitologici, e il loro essere insieme e senza padrone fece venire in mente a June l’ipotesi di un’apparizione”) rappresentano un’allegoria dello spirito, è invece molto probabile che l’avvistamento di cui sono stati protagonisti McEwan e Cook rientri in quello strano, misconosciuto (ma comunque corposo) repertorio delle apparizioni dei cosiddetti “black dogs”, uno dei tanti misteri a mezza strada fra il paranormale e il folclore che si ambientano soprattutto in Francia, Belgio, Inghilterra, e in tono minore anche nelle campagne italiane.
di Danilo Arona
Della Old Hag, la figura archetipica che si avvicina nottetempo al letto durante gli attacchi di paralisi notturna (Sleep Paralysis), abbiamo già disquisito a proposito delle ricerche di Ludovico Fornari Assante sulla casistica fuori norma che si registra sull'isola di Terranova. Torniamo sull'argomento per un verso analogo (anche se diverso e molto più “drammatico”), grazie a una preziosa segnalazione dell'amica Martina Di Febo (che ne ha relazionato il 31 ottobre scorso a Dolceacqua, all'annuale convegno di Autunno Nero al Castello dei Doria) e al libro, prezioso e sorprendente, "Sleep Paralysis – Nightmares, Nocebos", dell'antropologa californiana Shelley P. Adler.
Come ha scritto al riguardo un'altra instancabile ricercatrice, Maria Teresa Carbone ("Tra mente e corpo - Effetti alchemici di mondi lontani"), la Adler sciorina in questo testo una tesi sbalorditiva: ovvero, “il rapporto tra fede e biologia è molto più intenso di quanto siamo portati abitualmente a pensare, e soprattutto non funziona soltanto in modo “positivo” (i miracoli, per chi ci crede), ma può avere conseguenze dannose, addirittura letali. Accanto al notissimo “effetto Placebo”, riconosciuto ormai da oltre due secoli, anche se in realtà non completamente indagato, esiste insomma un altrettanto potente “effetto Nocebo”, ancora da esplorare”.
di Danilo Arona
Me ne rendo conto. E' troppo facile scriverne in questi giorni. Giuro però che sono molti mesi, almeno sin dai giorni dello tsunami giapponese, che volevo approfondire l'argomento. Quale? All'inizio di quest'anno, durante una cena con amici, una ragazza di Poirino mi colpì con una frase, all'apparenza sibillina, ovvero: «L'acqua è molto incazzata e si sta ribellando». Ovviamente non si specificava dove si ubicava la location della rivolta, ma, trattandosi di un riferimento indirizzato al pianeta Terra in generale – la nota “ipotesi Gaia” di James Lovelock sulla Terra come organismo vivente, formato da quegli elementi vitali che sono aria, roccia, organismi vegetali e animali e, appunto, acqua -, l'implicita localizzazione geografica intendeva: «Dappertutto».
Occorre prima presentare, per certi versi, l'amica in questione. Di lei ci serve solo sapere che ha una quarantina d'anni e che una di quelle donne – ne conosco diverse – che si potrebbero definire “emissarie di Gaia”. Soffrono della cosiddetta “sindrome da terremoto” (lo avvertono, fisicamente standoci male, ore prima che avvenga, non importa a quanti chilometri di distanza) e manifestano spesso un collegamento all'apparenza intuitivo con le energie della Terra. Sibille o sciamane occulte, creature del genere se ne stanno disperse o sublimate in mezzo a noi, comuni mortali, spesso ponendo il loro potere al servizio di mestieri come la medicina, la veterinaria e l'infermieristica. Un tempo avrebbero dovuto forse dovuto lottare per non finire bruciate vive sui roghi medioevali.
di Danilo Arona
Mesi fa a Bologna. Un anziano medico, responsabile del reparto di neurochirurgia di un notissimo ospedale cittadino, scopre con l'incrocio di alcuni dati statistici di comune consultazione su diverse riviste mediche che il disturbo comunemente conosciuto come “paralisi del sonno” vanta una concentrazione clinica al di là di ogni media normale tra gli abitanti dell'isola di New Foundland, meglio conosciuta come Terranova.
Due parole su quella che non può essere affatto definita come una malattia e della quale molti (sottoscritto compreso), qualche volta nella vita, hanno fatto esperienza. Conosciuto anche come “paralisi notturna” o “paralisi ipnagogica”, ci stiamo riferendo a un disturbo durante il quale nel momento prima di addormentarsi o, più spesso, nelle prime ore del mattino ci si trova senza la possibilità di muoversi. Una condizione che dura molto poco (al massimo due minuti dal risveglio o pochi secondi prima di addormentarsi), e mai per un tempo oggettivamente lungo anche se la percezione del “tempo vissuto” può sensibilmente variare da individuo a individuo. Chi ne è colpito avverte, pur non essendo del tutto cosciente, che tutti i muscoli del corpo sono paralizzati e che quasi non esiste possibilità di movimento alcuno, se non quelli che riguardano gli occhi, la lingua (parzialmente) e, con uno sforzo immane, alcuni minimi spostamenti di qualche arto. In ogni caso, durante la crisi, la respirazione non viene mai a mancare.
di Danilo Arona
“Folclore” è termine che si riferisce a un vasto campo d'azione (canti, ballate, tradizioni contadine, proverbi, leggende, arte) che rappresenta lo specchio fedele della vita popolare. In Piemonte, per vari motivi, da molti anni è in atto un tendenza a mantenere vivi molti retaggi e nuclei folclorici, però un po' dappertutto è quasi del tutto scomparsa una frase che nella mia infanzia evocava, grazie anche alla sua incomprensibilità, qualcosa di sinistro e di magicamente potente: “battere la fisica”. La sentivo sovente menzionare. Soprattutto nelle campagne circostanti Alessandria, dove qualche volta ci si recava in gita o per andare a trovare chicchessia. La percezione che ne avevo da ragazzino era quella di purissimo mistero, di oscurità, d'insondabilità. Una terminologia, quasi di comodo, per designare tutto quanto non è facilmente spiegabile. Una terminologia che, però, già da ragazzino, mi trasmetteva la precisa idea dell'attiva contiguità dei soggetti interessati, ovvero, laddove si “batteva la fisica”, i fenomeni non si subivano, ma in qualche modo si creavano.
Oggi, quando persino le parole scompaiono, si può proporre un tentativo di definizione. Nel linguaggio popolare piemontese la “fisica” è l'energia usata dalla strega per ammaliare qualcuno o compiere magie in genere. “Battere la fisica”, nel nostro bacino territoriale, diventa però terminologia piuttosto ambigua che si riferisce al potere di certi stregoni “bianchi” di campagna (spesso preti) di sconfiggere tale energia, ma che mantiene anche lo stesso significato primitivo di esercitare in ogni caso lo stesso potere, battendo per terra per mezzo del “bastone di comando”. In altre parole, chi possiede tale potere vive di continuo sul confine tra una stregoneria “bianca” e una “nera”. Vale a dire, di magia ne esiste in realtà una sola.
di Danilo Arona
E’ possibile realizzare un film “soprannaturale”, estrapolandolo da una storia vera? Pare di sì. E tuttavia non siamo ancora dalle parti della presunta “infestazione di Amityville” che, molti lo ricorderanno, ha dato via a un serial horror tra i più fiacchi della storia, ma che senza dubbio si può definire come una bufala al servizio del cinema. La famosa “casa con gli occhi” di Amityville, situata al n° 112 di Ocean Avenue, a Long Island, discendeva in verità da una matrice letteraria. Il libro che ripercorreva i 28 giorni da tregenda vissuti dai coniugi George e Kathleen Lunz nel dicembre del '76, pubblicato in Italia nel '79, fu scritto dallo scrittore documentarista Jay Anson, un altro artista spentosi anzitempo a pochi mesi dall'uscita di quello che sarebbe divenuto un best-seller da dieci milioni di copie
di Danilo Arona
1) Storie in circolo sul Mare Nostrum. Isole fantasma, isole sognate. Le raccontano marinai e pescatori quando le imbarcazioni sostano in rada. Le raccontano (e le sognano) quando cala il buio.
Quelli che il mare lo conoscono e lo conoscono lo sanno che il mare può diventare maligno. Negli ultimi anni lo è ancor di più per effetto delle migliaia di migranti, trasformatisi in spettri dei fondali, giù, tra l'Africa e Lampedusa. Nel mare maligno a pochi eletti si mostrano i Luoghi di Potere, le isole inesistenti.
E' il gotico mediterraneo, un pianeta affascinante che da tempo immemore anni pochi scrittori riescono a delineare. Cogliendone una delle essenze – in parte riferentesi al gotico tradizionale -, ovvero quella del luogo chiuso. Perché il Mediterraneo è un mare chiuso. E l'isola è un luogo chiuso. E i sogni, come gli incubi, sono non-luoghi chiusi e confinati dai quali non si può uscire se non con un salto dimensionale.
di Danilo Arona
Così si esprime Marco Belpoliti su “La Stampa” del 27 aprile scorso in occasione della fine ufficiale delle macchine da scrivere, determinata dalla chiusura dell'ultima fabbrica che le produceva in India:
«Se le vecchie macchine per scrivere hanno salvato gli uomini e le donne dall'incombente mondo delle turbe grafiche (tremolio, atarassia, pause, corea), evitandoci l'esperienza dell'agitazione e del turbamento in agguato nella scrittura a mano, che non a caso i grafologi erano in grado di leggere come un fondo oscuro, sfiorando i tasti del personal computer, touch, noi ora sembriamo privi di spessore. È probabile che con la macchina per scrivere si estingua ciò che in noi è profondo: l'inconscio. Dopo il personal ci attende la telepatia: puro pensiero senza più mediazioni materiche. Scrivere e pensare coincideranno. La profondità sarà inabissata nella superficie, e la mente simile a un foglio. Noi stessi diverremo solo un foglio che si distende nel tempo e nello spazio. Seppur a termine.»
di Danilo Arona
In un recentissimo libro al quale ho avuto la fortuna di partecipare (1), Giuliano Santoro così scrive a un certo punto:
«Il non-morto incrocia la figura del migrante, di colui cioè che muore nella società tradizionale da cui proviene per approdare all’altro mondo. Il migrante si aggira, secondo la rappresentazione corrente, smagrito, con gli occhi allampanati e muto (se non altro perché non conosce la lingua). Tuttavia, il migrante non si limita a varcare il confine, a passare da un luogo all’altro, da una cultura all’altra, da un tempo storico all’altro. Innanzitutto sconvolge il luogo di arrivo. I residenti che accolgono chi arriva spesso hanno paura di essere divorati da quegli esseri emaciati e indecifrabili. La paura dell’invasione genera mostri. Oltretutto, di tanto in tanto il migrante torna, ottenendo l’effetto oggettivo di perturbare gli equilibri locali del paese da cui era partito. Migrare significa cambiare sia la cultura del luogo di arrivo che quella del luogo di partenza, come dicono sia gli autori che sottolineano l’autonomia dei movimenti migranti e il loro eccedere le esigenze della divisione del lavoro globale, che gli studiosi che si concentrano più sugli aspetti antropologici e culturali del mondo post-coloniale. Il rapporto tra chi parte e chi è sospeso nel tempo e nello spazio si ripercuote oggettivamente anche nella sfera del diritto: ci riferiamo al tentativo fallimentare di codificare lo status giuridico dei migranti, di incasellare in qualche modo queste vite sospese cui sono richieste in egual misura capacità di auto-attivazione e volontà di sottomissione, autonomia e dipendenza, creatività individuale e annichilimento personale.»
di Danilo Arona
C'è una domanda che mi pongo da tempo nel redigere questa rubrica. Non penso di essere il solo. La realtà “là fuori”, come ha suggerito un amico che si chiama Emanuele Del Miglio, sembra negli ultimi tempi un romanzo di fantascienza scritto male. E così è. In pochi giorni le nostre menti saltellano loro malgrado dallo spaventoso tsunami, ripreso da ogni angolazione, che ha provocato chissà quante migliaia di vittime a un incubo atomico non quantificabile, il tutto condito da una guerra nel Mediterraneo dagli sviluppi non prevedibili. Questa domanda ce la poniamo tutti, i più senza rendersene conto. E chi scrive, per professione o per necessità interiore, risponde a suo modo.
C'è uno Schema?
di Danilo Arona
“Laggiù ho visto cose che nessuno dovrebbe mai vedere”
Devil (storia di M. Night Shyamalan)
Ogni singola notte della sua vita, da quando era tornato dall'Iraq, Sheldon T. Plummer (Olympia, Washington) si svegliava di colpo alle tre in punto. Pensava che fosse colpa del demonio e lo aveva pure lasciato scritto in un forum dedicato all'argomento. Ne esistono parecchi di questi forum: si parla si narcolessia, di Old Hag (la Vecchia Sotto il Lenzuolo), di risvegli improvvisi e condivisi alle 3,33 (la metà del numero diabolico) o di rapitori alieni dall'altra parte della finestra.
“Mi sveglio tutte le notti alle 3,33 . Ho i brividi su tutto il corpo e la stanza è gelata, e per questa cosa non ci sono spiegazioni perché il riscaldamento funziona perfettamente. Ma non ci nemmeno sono spiegazioni per questa precisione oraria: se metto l'orologio indietro di mezz'ora, spalanco gli occhi alle 3,03.”
di Danilo Arona
“C'è un bambino che scappa e la sua mamma si dispera perché non riesce più a trovarlo. E dove vanno tutti i bambini che scappano? Perché è così segreto e irraggiungibile quel luogo? Perché le loro mamme non sanno trovarlo?”
Così Pupi Avati alla fine del suo struggente Una sconfinata giovinezza. Un'opera che ti entra dentro non tanto per la dolorosa riflessione intorno alle devastanti mutazioni causate dal morbo di Alzheimer, quanto per il richiamo ai misteri quasi cosmici – gli oscuri luoghi dell'infanzia, l'inverosimile numero di missing people di cui non si sa più niente, i misteri della mente collettiva e, citando Lovecraft, “le case sfuggite”... - con cui facciamo fatica a confrontarci perché convinti che non abbiano diritto di cittadinanza in una società altrimenti chiamata civile, moderna e via illudendosi.
Avati è il pilastro di quel mondo gotico padano attorno al quale si sta materiando da anni il cuore rivelatore della nostra più genuina autorialità fantastica, da Baldini a Nerozzi, dai raggelanti “Ragni Zingari” di Nicola Lombardi alle incursioni filmiche di Ivan Zuccon (La casa sfuggita) e Federico Greco (Road to L. - Il mistero di Lovecraft), proponendosi infine come archetipo nel preziosissimo libro edito da Le Mani, Il gotico padano – Dialogo con Pupi Avati, scritto da Ruggero Adamovit e Claudio Bartolini.
di Danilo Arona
Le cronache di Mister Tony terminano con il contributo che leggerete tra un istante. Qui lo voglio ringraziare per i molti, interessanti spunti di cui mi ha fatto dono e che si sono ben amalgamati con le coordinate di fondo della rubrica (sì, d'accordo, non sono poi così chiare queste tematiche, ma in fin dei conti questi sono anche tempi oscuri...). Il pezzo con cui ci lascia, per quanto in chiave di fiction, è composto di stralci di vita vera e vissuta. Secondo Tony potrebbe intitolarsi “I racconti della signora Luisa”....
Il battere insistente penetrava nel mio cervello e io continuavo a vedere una specie di pterodattilo che con le ali cornee sbatteva contro un muro. Il grande uccello preistorico tentava di rialzarsi in volo ma ripiombava a terra.
Quindi di colpo svolazza nella mia direzione e mi viene addosso. Al che mi sveglio di soprassalto.
di Danilo Arona e Mister Tony
Ecco le ultime cronache che mi giungono da Mister Tony.
Nel suo ultimo romanzo, The Lovers, l'inquietante autore di thriller John Connolly scrive qualcosa di molto interessante, che si inquadra in una storia molto simile all'argomento di cui andiamo dibattendo da mesi. Un enigmatico personaggio della novel, un rabbino che lotta contro le forze del Male, racconta di una mosca, la Plesiometa Argyra, vivente in Costarica, che, al pari di molte altre, utilizza ragni come ospiti per le proprie larve. Ma a differenza delle altre, che si limitano a paralizzare l'ospite, iniettargli le uova e poi lasciare le larve a nutrirsi dell'ospite ancora vivo ma impotente fino a ridurlo un puro involucro, questo insetto fa qualche altra cosa di straordinario.
di Danilo Arona
In questi ultimi mesi certi discorsi di amici di varie scuole e convinzioni sembrano convergere su un unico punto. Quale? Proviamo a capirlo.
“Sataniel si sta risvegliando”, mi confida un seguace di scuola steineriana. “Lui è la spina nei fianchi dell'umanità. Il suo compito è diffondere il Male in quanto tale; la distruzione in quanto tale; l'odio che conduce alla delazione; il godimento nel torturare, dai piccoli animali ai bambini. E il suo ultimo inganno è quello di divenire spirito all'interno di una macchina. Di dimensioni mostruose. Come al CERN di Ginevra, ci s'inchina supinamente alla Novella Pizia per realizzare sogni luciferini portentosi.”
Si può dissentire, ma io mi limito a non commentare. Poi leggo un fondo di Filippo Zaccaria da cui estraggo quanto segue:
di Danilo Arona
Di Ciudad Juarez non si parla e non si scrive mai abbastanza. Approfittando allora della recente uscita di un libro della Gargoyle Books, I vampiri di Ciudad Juarez di Clanash Farjeon, torniamo su quest'argomento con una piccola selezione di scritti non convenzionali, elaborati appunto sul “confine” tra la presunta realtà e il reame della luce oscura. Siamo come sempre alla ricerca di una verità. Che in questo caso dev'essere una sola. Mentre invece forze di potere nell'ombra sono al lavoro per confondere le acque già torbide per loro conto.
di Mister Tony e Danilo Arona
Una nuova mail da Mister Tony...
Caro Danilo, come al solito hai inquietato il tuo pubblico con fatti e racconti che, inseriti nel contesto che stiamo portando avanti, lo arricchiscono pur senza indirizzarlo su opinioni precise.
Ma io ho delle opinioni precise su queste manifestazioni. Ma non è ancora il momento di svilupparle. Credo però che, a questo punto della nostra indagine, sia interessante svelare la mia esperienza personale con l'occulto, vissuta e non solo osservata. Alla quale si può dare anche un titolo.
PREDISPOSIZIONE e VULNERABILITA'
Ho ricordi lontani e nitidi: sere d'estate, Sardegna, inizio anni '70. Io ragazzino, leggermente tonto ma attento, mi sento afferrare e trascinare in una stanza interna della casa di vacanze dove trascorrevamo un periodo di vacanza che, per i tempi di eccezionale modestia economica, era una specie di viaggio da mille e una notte. Il viaggio da Milano alla Sardegna, appunto, profumava di avventura assoluta, così come questa casa sul mare di questi zii sconosciuti e un po' selvatici. Io con i miei libri di Salgari, immerso in uno stato di trance esaltato, in cui mi sentivo Tremal-Naik nella Giungla nera, o il Corsaro Nero in un'isola dei Caraibi.
di Danilo Arona
Il sette agosto scorso ho pubblicato su un blog alessandrino alcune considerazioni a caldo, a seguito di un allucinante fatto di cronaca milanese, parole che provenivano dal mio amico e quasi alter ego Morgan P. Mi sono accorto con colpevole ritardo che l'importante studioso citato da Morgan in coda alle sue condivisibili preoccupazioni ha commentato in seguito il pezzo in questione. Ritengo allora di ripubblicare il tutto in forma più estesa, ivi compreso il commento. Il materiale a disposizione del lettore è denso e in piena sintonia con “La luce oscura”.
Così parlò Morgan:
“Ma non ti pare che la gente sia sempre più sfasata? Non ti pare che stiano uscendo allo scoperto negli ultimi anni le componenti più basse e più negative dell'essere umano? La cattiveria, soprattutto. Analizza bene i più recenti episodi di cronaca nera.
di Mister Tony e Danilo Arona
Caro Danilo, d'accordo con te, mi sono interrotto sul più bello (crf. Egyptian Connection). Ma giusto il tempo di riordinare le idee e ripartire. Però, stavolta, per evitare di scivolare nella metafisica più pura. Così, in nome dell'obiettività, voglio "frenare" un attimo, e proporre a te e a chi ti legge una breve analisi sulle tre opinioni generali che esistono sulla natura delle intromissioni "spirituali" nelle vite di singoli e agenzie (governi e organizzazioni, cfr. Sumerian Connection...) e proporti altrettanti esempi concreti.
Posizione 1: Tutte balle! Al mondo esistono matti, allucinati, squilibrati, violenti, sadici, maniaci, paranoici e schizofrenici. Poi ci sono uomini veramente malvagi. che danno vita a organizzazioni altrettanto malvagie. Tutto squisitamente e totalmente umano: è la nostra natura.
di Danilo Arona e Mister Tony
Caro Danilo,
in merito a una delle tue ultime “Luci oscure”, senza dubbio il riferimento a rettili e serpenti in relazione a entità spirituali, prevalentemente maligne, è comunissimo: dalla Genesi (il serpente che svia la prima coppia umana) all'Apocalisse (il Gran Dragone, l'originale serpente, colui chiamato Diavolo e Satana- 12:9). Esiste poi un riferimento molto intrigante in “Atti degli Apostoli” al capitolo 16, i versi da 16 a 19. Lì si parla di una ragazza che Paolo e Barnaba incontrano, che aveva “ ...uno spirito, un demonio di divinazione...” che le permetteva di attuare il potere di predizione. Ebbene, nel greco originale, l'espressione "demonio di divinazione" è e'khou.san pneu'ma py'thona, letteralmente “uno spirito pitone”, senza contare poi il famoso serpente Kundalini, onnipresente come trait d'union con il reame spirituale in ogni riferimento yoga. Infine sono comunissime nelle credenze africane le storie di streghe e sciamani che si trasformano in serpenti. Il serpente è pericoloso e spesso sorprende la preda. Non a caso l'analogia è cercata.
di Danilo Arona
Ci fu una generazione. Donne e uomini che oggi hanno poco meno o poco più di sessant'anni, o sessant'anni spaccati. Tra gli scrittori e i registi affini si potrebbero citare: Stephen King, John Carpenter, Patrick McGrath, Valerio Evangelisti, Sergio Altieri, Peter Gabriel, Ben Pastor, David Lynch, Ioan Petru Culianu, e un sacco d'altri. Ma perché li elenco in base a una più che generica notazione anagrafica?
Perché questa generazione nel 1962 assorbì “qualcosa” dallo spazio.
Qualcosa che veniva da un pianeta ancora oggi sconosciuto, la Terra.
Il 1962 fu un anno di svolta, unico. Anche tragico. In quell'anno moriva Marilyn e nascevano i Beatles. Morgan Perdinka andava in vacanza sotto il Monte Buio e nelle sale usciva il primo film di James Bond. E una generazione di bambini, o poco più, sentiva parlare di guerra fredda, della grande e bellissima isola di Cuba, di missili e di blocco navale. E di guerra atomica. Ma, soprattutto, vedeva una cosa mai vista prima: la paura, anzi il terrore, negli occhi degli adulti. E qualcosa, senza che gli adulti se ne rendessero conto, andava sgretolandosi nel loro mondo di fanciulli.
di Danilo Arona
Ho ricevuto parecchie mail dopo la pubblicazione de “Il gufo alla finestra”. Ne ho scelto una, che mi pare la più interessante, autorizzato a renderla pubblica dall'amico che me l'ha mandata. A me, che pure ci sono abituato, qualche brivido lo regala. Giudicate voi.
Caro Danilo,
ne “La Luce Oscura” parli spesso di “vigilie”. Beh, non ne parli apertamente, ma l'allusione è ancora più efficace... vediamo se riesco a solleticare la tua curiosità: recentemente, ho avuto qualche contatto con un medium, che millantava contatti regolari con entità spiritiche, credo demoniache. Lui mi dice, un po' sconvolto: “Mi hanno detto che non si faranno vivi come prima da ora in poi...”, e io chiedo: “Perché?”. Lui mi guarda strano e risponde: “Hanno detto che sono molto occupati, si devono preparare alla battaglia di Har-magedon.”
di Danilo Arona
In un recente film che s'intitola Il quarto tipo, dedicato al tema dei rapimenti alieni, si assiste a una scena impressionante che per un paio di minuti catapulta in un glorioso passato cinematografico una o più generazioni di spettatori. Il passaggio in questione è incentrato sulla psicologa Abigail Tyler che ipnotizza un paziente in camera da letto al fine di scoprire la verità sui suoi terrificanti incubi notturni, piaga collettiva a quel che racconta il film di buona parte degli abitanti di Nome, Alaska. La reazione dell'uomo all'induzione ipnotica è sconvolgente: tra rumori e luci di dubbia provenienza, il letto prende a saltellare e il tipo resta sospeso nell'aria, vittima di una vera e propria levitazione. La faccia e il collo gli si contorcono fino a raggiungere pose impossibili e dalla bocca gli escono gutturali e incomprensibili parole che in seguito apprenderemo appartenere all'antica lingua dei Sumeri.
di Danilo Arona
“La sera successiva al giorno in cui aveva dipinto le persiane del suo nuovo appartamento della 52° Strada Est, Beth vide uccidere una donna in maniera lenta e orrenda, a coltellate, nel cortile del palazzo. Beth era una delle ventisei persone che assistettero a quella scena mostruosa e, come tutti gli altri, non fece nulla per impedire che accadesse.”
Inizia così un racconto straordinario scritto da un autore quanto mai degno di riscoperta, Harlan Ellison. Titolo, Il guaito dei cani battuti, cui penso di avere già accennato in passato durante le “Cronache di Bassavilla”. All'apparenza, con un pugno d'altri (da ricordare almeno Croatoan e 480 secondi), un testo ante litteram e profetico sulle contemporanee apocalissi metropolitane. In verità tutt'altro. Perché, per quanto trasfigurato (di poco) in chiave fantastica, Il guaito dei cani battuti è ancora oggi, a distanza di 35 anni, un allucinante spaccato di realtà, essendo dichiaratamente ispirato al turpe e rimosso omicidio di Kitty Genovese, avvenuto a New York in una notte di marzo del 1964.
di Danilo Arona
Se c'è una circostanza in grado di zittire tutti coloro che per principio negano le forze sottili e l'energia vibrazionale dei corpi e delle cose, questa risiede nella testimonianza rilasciata alla giornalista Federica Sciarelli dalla mamma di Elisa Claps in data 29 marzo. Si potrà parlare, come spesso si usa per solida mancanza di argomenti, di suggestione e giustificata alterazione della coscienza, ma ciò di cui relaziona questa coraggiosa, ammirevole persona di nome Filomena sono a ben vedere fatti, nudi e crudi. Realtà e non sogni. Al massimo metaforici incubi trasmigrati nel Reale.
“In diciassette anni sono entrata quattro volte in quella chiesa e ogni volta ho avuto un brivido. Sentivo che mia figlia era lì, nascosta da qualche parte.” Così la donna ha riportato alla Sciarelli durante la settimanale puntata di “Chi l'ha visto?”, un dato confermato dal figlio Gildo: “Mia madre non è quasi mai entrata in quella chiesa. Evidentemente sentiva che Elisa si trovava lì. Me lo ha sempre detto.”
di Danilo Arona
Ecco come Il Re Stephen King definisce lo Shining nel libro omonimo:
“Sembra che di tutte le brutte cose che sono accadute qui in varie occasioni ne sia rimasto in giro qualche frammento, come ritagli di unghie o la lanugine che qualche persona poco scrupolosa si è accontentata di spazzare sotto una sedia”. Tre righe che Kubrick condensò così nel suo celeberrimo film ispirato a Una splendida festa di morte in questo modo: “Sai, è come quando restano nella macchina dei toast delle tracce bruciacchiate”.
Proviamo allora a pensare non a una Casa-Cosa-Albergo in cui lo Shining si raggruma, si regala una forma e fa danni, ma piuttosto a una Casa-Cosa-Pianeta in qualche modo regolata secondo le teorie (Cwaddingtron e Sheldrake) dei campi morfogenetici che, riducendo all'osso, sostengono l'esistenza di una memoria della natura e che i sistemi della medesima siano organizzati non solo dalle leggi conosciute della fisica, ma appunto da sistemi invisibili detti “morfogenetici”.
di Danilo Arona
Tony Sardi è uno dei miei lettori più attenti. Di quelli che ringrazio in silenzio a ogni puntata per esistere e per navigare, forse, nella Luce Oscura. Con lui tutti quelli che spesso cito direttamente e che collaborano, magari senza averne avuto l'intenzione, a questa rubrica.
Tony mi scrive:
“Traggo spunto da alcuni interventi tuoi su Carmilla, legati dal concetto che eventi tra loro distanti geograficamente e, a volte, strutturalmente, siano legati tra loro, e inseriti in uno schema che tocca entità spirituali o comunque non materiali. L'idea mi è venuta osservando la prima foto scattata al premier Berlusconi dopo il maldestro attentato di cui era stato fatto segno in piazza Duomo.
di Danilo Arona
A novembre del 2009 sostenevo (titolo dell'articolo, Bad Wind) che il pianeta aveva un grosso problema: quello provocato dai venti e dalle grandi tempeste di sabbia e altro che trasportano ovunque ovunque veleni endogeni ed esogeni nonché agenti infettivi come virus, batteri e funghi. Accompagnato dal solito coro di discredito pseudo-scientifico di cui gode questa rubrica, da lì a pochissimo è giunto a darmi indiretta manforte un ottimo, documentatissimo articolo di Davide Patitucci pubblicato nell'inserto “Tuttoscienze” de “La Stampa”, intitolato Virus terrestri spiati dallo spazio, avente per oggetto il sistema satellitare della NASA in grado di monitorare dallo spazio la formazione e l'andamento dei “venti cattivi”, ormai assodato che le grandi tempeste di sabbia sono divenute i vettori dei contagi globali. Val la pena di riportarne un piccolo stalcio.
di Danilo Arona
Nelle ultime due settimane di novembre migliaia di persone che in Italia non ne avevano mai sofferto hanno manifestato pesanti disturbi del sonno, stati di ansia e nervosismo oltre il personale tasso di normalità, incubi. Non sono illazioni, ma dati provenienti da punti d'osservazione quali studi medici, farmacie ed erboristerie, che personalmente frequentiamo per lavoro: certo, non mancano le spiegazioni spicciole per un picco del genere – dalla crisi planetaria al pagamento delle tasse, allo stress generalizzato che nessuno risparmia -, ma le spiegazioni spicciole mostrano il fianco debole della genericità e spesso dell'ovvio che alla fine poco spiega.
di Renzo Frosini e Danilo Arona
Caro Danilo,
sto leggendo adesso “Ritorno a Bassavilla” e, come un rimosso infantile, mi accorgo ora di avere un vissuto dello spirito che ha profondamente marchiato la mia percezione del mondo.
Ti ho già scritto qualche riga sull'allucinazione di luce delle nostre pinete, e l'ho fatto prima di leggere la tua intrigante narrazione di storie vere (vero?). Coincidenze? Chi lo sa? In ogni caso te le ripropongo. Sai, quel panorama che godo dal mio ufficio: mare, aria già luminosa, l'occhio che si perde fino al promontorio di Portovenere. Inevitabile il raffronto con le atmosfere inquietanti delle nebbie di Bassavilla (in qualche modo le ho ritrovate leggendo i romanzi di Fenoglio, che pure niente dovrebbero azzeccarci). Viareggio è una città di luce, ma abbiamo un angolo, dove P.B. Shelley fu cremato, il cuore intatto... chissà...
di Danilo Arona
Come ha dimostrato il recente e nefando episodio della “nave dei veleni” affondata dalla 'ndrangheta al largo di Cetraro, il mare ormai contiene di tutto. Non solo migliaia di resti umani appartenenti ai disgraziati clandestini che perdono la vita sulle rotte della disperazione, ma ogni genere di sostanza tossica così smaltita dall'ecomafia. Non che la cosa non fosse già nota. Così Roberto Saviano a pagina 324 di Gomorra:
“Una delle cose che mi sconvolgeva era vedere i volti degli stakeholder campani tesi e preoccupati i giorni dello tsunami. Appena osservavano le immagini del disastro nei telegiornali, impallidivano. Era come se ognuno di loro avesse mogli, amanti e figli in pericolo. In realtà in pericolo c'era qualcosa di più prezioso: i loro affari. A causa dell'onda del maremoto infatti vennero trovati sulle spiagge della Somalia, tra Obbia e Warsheik, centinaia di fusti stracolmi di rifiuti pericolosi e radioattivi intombati negli anni '80 e '90.
di Danilo Arona
Di tanto in tanto ci s'imbatte in articoli (qualche volta, libri interi) in cui specchiarsi. E' il caso di un pezzo che mi fa intravedere nuovi e pure sinistri percorsi, scritto da Cinzia Di Cianni e pubblicato su “La Stampa” del 9 settembre. Racconta del “Taos Hum”, il ronzio infinito ben definibile come “fantasma sonoro”, che migliaia di persone percepiscono con conseguenze disastrose nella cittadina di Taos in New Mexico, e più in generale dell'identico fenomeno che si sta espandendo un po' dovunque su tutto il pianeta. Ne riporto gli stralci più significativi:
di Danilo Arona
Ci sono accadimenti, nel mondo, di cui abitualmente la stampa si occupa poco o nulla. Vorrei riportarne uno a galla, poi capirete perché. Si tratta di una storia che viene da New York, risalente all'estate del 2001 e che proviene dal mio nutrito archivio di documentazioni sul Palo Mayombe, argomento sul quale ho scritto un paio di libri alcuni anni fa.
Il protagonista principale, quanto meno colui che la rese nota a pochi giorni dalla catastrofe dell'11 settembre, si chiamava Charles Wetli e ricopriva all'epoca il ruolo di capo medico esaminatore alla morgue della contea di Suffolk. Questa è una zona che fa parte dell'area metropolitana della Grande Mela, addentro la parte centro-orientale dell'isola di Long Island, densamente popolata. Wetli, che arrivava da Miami, era esperto di lungo corso in merito alle religioni sincretiche praticate dalla comunità cubana, ma inorridì ugualmente per il disgusto e la sorpresa quando in un appartamento di Washington Heights fu scoperto il piccolissimo cadavere di una neonata, galleggiante a testa in giù dentro una sorta di orcio ricolmo di formaldeide.
di Danilo Arona
Troppi anni fa mi capitò di leggere e di vampirizzare al volo per mio uso e consumo una definizione, esaustiva quanto terribile, dell'Apocalisse in procinto di divenire. Badate, era il 1981, e non eravamo in molti a scriverne allora: ovvio, ribollivano dentro un po' di sano gioco intellettuale nonché residui di gusto catastrofico derivati dai primi amori fantascientifici, ma gli “apocalittici” non integrati di allora scrutavano sul serio nel buio per capire quanti secondi di vita cosmica rimanevano all'autodistruttivo genere umano. Non esisteva al proscenio un 2012 sul quale capitalizzare con libri da alta classifica; ma veniamo al dunque al quale non sono più in grado di attribuire primogenitura... l'autentica Apocalisse era, all'inizio degli anni Ottanta, la “decomposizione” della materia inorganica, sgretolata dall'interno da una nanopatologia tanto lenta e impercettibile quanto inarrestabile.
di Danilo Arona
Mi sono laureato nel 1974 con una tesi intitolata “Interferenza dell'affettività sullo sviluppo del pensiero”, roba tosta per appassionati di psicoanalisi qual ero io al tempo e per addetti ai lavori tra i quali progettavo di perdermi. Nel redarre i testi bibliografici di riferimento m'imbattei in uno studio di un noto psicoanalista, Giovanni Carlo Zapparoli, dal titolo “La perversione logica – Il rapporto tra sessualità e pensiero nella tradizione psicoanalitica”, un libro quanto mai affascinante, scritto in maniera divulgativa e fruibile anche da chi, ai tempi, non era avvezzo all'iper-specializzazione. Un libro pensato e prodotto nel '70 e talmente in anticipo da poterne ancora oggi parlare in termini di attualità a quarant'anni dall'uscita.
di Danilo Arona
Più d'una volta mi sono concesso l'azzardo di sostenere che in certe occasioni la letteratura horror nasconde delle verità quanto mai decifrabili al di là delle metafore e delle maschere letterarie.
Il monumentale Carrion Comfort di Dan Simmons, conosciuto in Italia come Danza Macabra (titolo con cui uscì nel '92 presso Interno Giallo), rappresenta una di queste occasioni, Tornato in questi giorni sugli scaffali delle librerie in edizione integrale per i tipi di Gargoyle Books, Danza Macabra è un clamoroso mix di horror epico, thriller, action con qualche strizzatina d'occhio alla spy story: un assoluto esempio di ottima letteratura contemporanea di confine, scritta però vent'anni fa, grazie alla quale facciamo conoscenza con dei particolarissimi “mostri” dotati di un “Talento” tanto speciale quanto discutibile, ovvero quello di entrare nel corpo e nella mente degli esseri umani per assoggettarli ai loro inimmaginabili scopi.
di Danilo Arona
Una ricerca clinica di quasi trent'anni fa, Men Who Rape di Nicholas Groth e H. Jean Bimbaum (Plenum Press. New York, 1980) è in grado di offrire ancora oggi considerazioni per nulla datate e sorprendentemente attuali su certi, orribili fatti di cronaca nera in fase dilagante qui come in diverse altre parti del mondo. Tra i reati quello dello stupro, in buona parte consumato ai danni di donne più o meno giovani e non di rado accompagnato dalla morte della vittima, è tra i più odiosi e tragici, di certo non sanzionato a dovere dai codici di riferimento. Ma un eventuale inasprimento penale (per quanto auspicabile se non altro per un minimo di tutela preventiva) non risolverebbe il problema: in certi stati americani dove gli stupratori conclamati se ne vanno in galera per molti anni, il reato non ha mai conosciuto significative percentuali di calo, giusto per rinforzare il secolare dibattito tra le ampiezze dei delitti e delle pene.
di Danilo Arona
Ricevo mail sempre più interessanti a ridosso de La luce oscura. Sempre più in sintonia e sempre più con impressioni condivise. Quindi per un po' sospendo le numerose altre testimonianze – ancora inedite – sulla percezione planetaria sull'Onda in arrivo per passare ad altro argomento. Forse anch'esso condiviso quanto l'Onda, ma a un livello meno consapevole. Ecco cosa mi scrive l'amico Antonello:
Sono un appassionato del genere horror ma stranamente, non avevo letto mai nulla di King, fino a quest'estate. Lo conoscevo di fama, nulla di più. Poi comprai Pet Sematary durante un periodo di permanenza quasi obbligata, per motivi familiari, con mio figlio al mare. Non ho la patente e d'estate dipendo da mio padre per gli spostamenti.
di Danilo Arona
Il mio amico Sergio Barbano di Casale si è spento il 3 marzo sulla poltrona di casa sua per mesotelioma pleurico. Sergio era un grande sportivo, mangiava solo in un certo modo e seguiva ogni tattica preventiva per salvarsi la vita in quanto profondo conoscitore delle medicine non ufficiali. Tuttavia non ce l'ha fatta perché ha vissuto per tutta la sua esistenza a Casale Monferrato.
Le pagine locali de "La Stampa" hanno dedicato un certo spazio alla sua scomparsa. Sergio era persona conosciuta, quel che si dice in provincia "un personaggio". Sotto il titolo del trafiletto: "Nel Casalese 470 decessi per mesotelioma", si scorge un punto di domanda, ovvero: "amianto all'origine del male?"
di Danilo Arona
All'inizio degli anni Settanta qualcuno in Italia ebbe una bella pensata in nome del profitto. Una di quelle ideone che forse fecero scuola all'estero, o dall'estero provenivano. Il progetto consisteva nell'esporre chilometri e chilometri di coltivazioni di frumento ai raggi gamma di un reattore nucleare per provocare una mutazione genetica. Dopo il primo bombardamento si ottenne un cereale più produttivo, ma più piccolo, decisamente tendente al nanismo (180 cm). Restava ancora un problema da risolvere, quello dell'allettamento, termine che in agricoltura non ha nulla a che spartire con lusinghe e attrazioni fatali.
di Danilo Arona
In totale sincerità non pensavo di trovare tanto coinvolgimento a proposito dell'Onda. Ho ricevuto più mail su questo argomento che su qualsiasi altro. Sintomo che l'ossessione è condivisa e che il sogno (o l'incubo) di una Apocalisse acquatica, qualsiasi cosa voglia dire, è senza dubbio esteso, forse al di là addirittura di una stima istintivamente plausibile.
Mi scrive ad esempio (D).A.v.i.d:
L'argomento dell'onda mi tocca sul vivo: infatti l'onda, lo tsunami e il maremoto sono i sogni che ricorrono più spesso nelle mie notti. Desidero quindi raccontarle questo (la data è del 23 dicembre 2004): lo pubblicai nel gruppo di discussioni it.discussioni.sogni.
di Danilo Arona
Siccome sono stato (forse) l'unico in Europa a inventarsi un libro sul demone Pazuzu, non potevo non tuffarmi almeno una volta nell'allestimento sonoro di Roberto Cuoghi, titolo Suillakku, che ha tenuto banco al Castello di Rivoli (Torino) dal 6 maggio al 27 luglio. E per farlo mi sono scelto un anfitrione d'eccezione, lo scrittore torinese Alessandro Defilippi, come me attratto dagli stessi paesaggi della mente, nella fattispecie dune desertiche e ventose che coabitano in invisibili regioni sospese tra immaginario e metafisica.
Partiamo da queste ultime. I due ultimi libri di Alessandro, Angeli e Le perdute tracce degli Dei (Passigli Editori), hanno molto a che fare con il deserto. Senza guastare sorprese a chi li voglia scoprire, il loro legame con la sabbia e la solitudine è pari all'analoga connessione che il preambolo del film L'esorcista di Friedkin vantava nei confronti del deserto di Ninive, nell'Iraq settentrionale.
di Danilo Arona
Da anni artisti, scrittori, sensitivi e persone normali la sognano.
La vedono. La percepiscono.
Tutti la chiamavano "l'Onda".
La visione condivisa infatti è paragonabile a un'enorme muraglia tsunamica, alta decine di metri, che sopravvanza e abbatte città, s'insinua nelle frange collinari e lambisce le montagne. Per i più senza ombra di dubbio si trattava di acqua. Ma altri visualizzano sabbia desertica. Altri ancora, una parte in verità minoritaria, immaginano (immaginano?) che quel flutto ciclopico sia formato da un'immonda poltiglia di color nero, una via di mezzo tra la pece e la vischiosità del fango paludoso.
di Danilo Arona
Vivo in campagna, bassa piemontese, da più di vent'anni. Scelta comoda, scomoda, egoista, da spernacchiare: se ne può dire quel che si vuole. Non è questo il punto.
La realtà è che, davanti ai miei occhi e con una spinta accelerativa sempre più crescente negli ultimi tempi, il paesaggio è cambiato. In peggio, ovvio. Brutalizzazione, alberi abbattuti, annullamento del verde a favore del cemento. Tra un po' vivrò in campagna circondato da un perfetto paesaggio (periferico) urbano. Cavoli miei, me la sono voluta.
Tutti i giorni vado su e giù in macchina. In certi periodi dell'anno, soprattutto al mattino, l'occhio assonnato mi cade sulla superficie dei campi (per inciso tutti coltivati) dove svolazzano, se uno zefiro è attivo, decine di sacchetti di plastica. Stanno lì per mesi. Poi, se arriva una bufera di vento (elemento naturale sempre più attivo per effetto del surriscaldamento del pianeta), la plastica emigra altrove. Non la si vede e magari per un po' i campi paiono puliti. Poi il ciclo ricomincia.
di Danilo Arona
Tornare sui luoghi del delitto: un sentiero che lo scrittore è spesso costretto a ripercorrere. Tornare a Bassavilla, ad esempio, e alle "maledizioni" della Val Cerrina, un tema che dalle mie parti nessuno si sogna neppure di proporre perché magari crolla il mercato del tartufo. Ma ci pensa la realtà, questa stramba "sostanza" energetica che ci circonda e di cui percepiamo, pare, un misero dieci per cento.
La quarta "cronaca di Bassavilla", pubblicata da Carmilla nel febbraio 2005, si concludeva, dopo una dissertazione un po' dotta e un po' delirante sull'argomento delle "maledizioni", in questo modo:
"Mi hanno raccontato che da qualche parte, in Val Cerrina, ci dev’essere un pozzo dove trenta o quarant’anni fa cadde, o venne fatta cadere, una ragazzina. E questo film lo abbiamo già visto. Il titolo parla di un cerchio, geometria infinita che racchiude il tutto, il vero e il falso, in questo gioco di scambi, assolutamente impossibile solo da teorizzare, tra immaginario e realtà. Eppure accade."
di Danilo Arona
Cristiano Mussi è un chitarrista eccezionale, alessandrino, su cui ho scritto più volte in passato. Non è del suo talento che vi voglio informare, per il quale rimando al sito ufficiale. Racconto invece di un suo incontro, casuale e tenero a suo modo, per un verso borderline tra un mondo reale e uno invisibile, fuori dal tempo, e per un altro situato ai confini della sincronicità. Se mi è lecito poi spingermi anche al di qua del mio indistinto reame narrativo, non è impossibile percepirvi anche un inconfondibile profumo "di Melissa", anche se poi alla fine trionfa la cronaca, quella cruda si farebbe volentieri a meno.
Un paio di anni fa, alle soglie dell'estate, Cristiano viaggiava sulla A 26 a bordo di un pulmino con alcuni componenti dei Disco Inferno, in direzione della riviera ligure. Un giorno del week-end, al pomeriggio, e prospettiva una serata danzante sulla spiaggia sino all'esaurimento psicofisico dei musicisti e dei notturni gaudenti che intendevano fare l'alba.
di Danilo Arona
Alcuni amici lettori, ansiosi di capire quel che io vado scrivendo - o meglio - cercando in questa rubrica, mi hanno segnalato che un po' di tempo fa, in una puntata della trasmissione di Rete4 "Top Secret" dedicata ai fantasmi, uno scienziato menzionò la Luce Oscura, sottolineando che essa rappresenta la stragrande maggioranza della luce esistente.
Siccome è riscontrabile soltanto attraverso calcoli matematici e i riscontri ipotizzano che la Luce Oscura occupi il 90% della materia presa in esame, la sua esistenza ci pone un evidente problema di percezione: in buona sostanza, noi vedremmo meno del 10% del mondo che ci circonda.
di Danilo Arona
Come ricorda Colin Wilson in un suo celebre titolo del '72 La filosofia degli assassini, la parola "assassino" deriva dalla corruzione del termine orientale hasciscin che significa "consumatore di hascish". In tale ambito il vocabolo fa riferimento ai componenti di una setta religiosa musulmana che, a partire dall'anno Mille, uccidevano per fede, quasi sempre sotto l'effetto della droga e agli ordini non discutibili di un capo carismatico e profetico.
Nel 1273, attraversando la valle di Almut tra Persia e Afghanistan, Marco Polo ebbe occasione di visitare il castello del Vecchio della Montagna, capo della Setta degli Assassini. E così ne descrisse l'esperienza e la vicenda annessa ne Il Milione, dettandola a Rustichello da Pisa:
di Danilo Arona
Los Roques sono quelle trecento isolette, mai così tristemente famose, al largo del Venezuela, meta quotidiana di vacanzieri che le hanno scoperte soprattutto in rete. A causa della media scarsità di vegetazione le chiamano "le Isole della Luce" e, come recita un'ambigua e un po' sinistra scritta di benvenuto leggibile dall'alto dalle avionetas in fase di atterraggio a Gran Roque, "se credete nel paradiso questo è il vostro posto".
Nel 2004 ho ambientato a Los Roques un frammento di Palo Mayombe, uno dei miei vari romanzi, di certo uno dei miei più intimi e più sofferti. Occorre da parte mia precisare il significato di parole come "intimità" e "sofferenza" a proposito di una creazione letteraria: per me, credo di confessarlo per la prima volta, significa collegarsi con certe zone ultradimensionali (dove regna, appunto, la luce oscura) per mezzo di una channeller che vive e lavora in Bassavilla (e della quale non posso dire nulla) e lasciar aperte le porte a concetti, visioni e presagi che entrano "al di qua".
di Danilo Arona
Il volto della bella ragazza che commenta graficamente la "luce oscura" n° 5 non è più. Lei si chiamava Natasha Randall ed è stata fra le ultime vittime del patto suicida di Bridgend.
Per i molti studiosi che seguono l'avvinarsi del Punto Zero Apocalittico, sono già presenti da anni in tutto il mondo i "segni" che profetizzano la fine. A livello di percezione quotidiana, non c'è che da scegliere: virus, nuove malattie, pandemie, catastrofi naturali in aumento esponenziale, fenomeni cosmici e inteplanetari, prodigi, falsi profeti, complotti, manipolazioni subliminali e immigrazioni di massa. Che ci crediate o meno, tutto è già stato scritto e tutto fa parte, ogni giorno, della cronaca giornalistica.
Ma, sul piano dei mondi sottili, esistono altri segni. Tra i tanti: i sogni e gli incubi condivisi, le "chiamate", le interconnessioni telepatiche e i suicidi di gruppo. Forse, a ben pensarci, con il cervello più sgombro possibile da qualsiasi pregiudizio, si tratta sempre di un unico elemento, quello che in fisica quantistica chiamasi "reame immaginale".
di Danilo Arona
Pare quasi un esperimento di scrittura automatica di gruppo. Un puzzle intarsiato di idee individuali, concepite in solitudine che, quando raggiungono la collettiva Infosfera, si dispongono ognuna per suo conto al servizio di una visione che le racchiude e se ne fa specchio.
Complicato? Nel dominio della luce oscura non esistono complicazioni. Bensì i paradossi, gli ossimori, le convinzioni che non si osano confessare. Una di queste recita, come in un racconto di Lovecraft, che diversi e disomogenei scrittori nel mondo (che all'inizio della loro insania letteraria non si conoscono ma forse riusciranno a incontrarsi, o quantomeno a collidere) possano iniziare a un certo punto a pensare, o a sognare, le identiche cose. Trame, contenuti, soluzioni finali. A volte persino lo stesso numero.
di Danilo Arona
Quasi sempre le malattie hanno cause metafisiche, emozionali e inconscie. Lo sostiene, e si può concordare, la ricercatrice canadese Lise Bourbeau, autrice di inquietanti libretti che testimoniano l'esistenza di un Lato Oscuro a carico persino delle emorroidi o dell'incontinenza urinaria. E' un approccio che in qualche modo illumina anche questa rubrica, i cui intenti appariranno sempre più chiari - nonostante il titolo contradditorio - man mano si proseguirà. Il senso è che esiste una "luce oscura" non solo per le malattie, individuali o collettive, del corpo e della mente, ma pure sullo sfondo di certi, indecifrabili, eventi di cronaca.
di Danilo Arona
[L'articolo La luce oscura di Danilo Arona, uno dei collaboratori che più hanno contribuito al successo di Carmilla, ha avuto tale rispondenza di pubblico da consigliare di dare lo stesso titolo a una nuova rubrica di Danilo. Erede, anche se diversa per concezione, delle mitiche "Cronache di Bassavilla", divenute un libro, cui presto se ne aggiungerà un secondo e per le quali sono previste trasposizioni multimediali. Ma non vogliamo anticipare. Lasciatevi illuminare o imbrunire, per ora, dalla luce oscura.] (V.E.)
Uno dei racconti che prediligo in assoluto, un perfetto esempio di horror "di esitazione", reca la firma di Truman Capote. S'intitola Miriam ed è stato scritto nel 1945. Il nome del titolo si riferisce a una bambina di 11 anni che irrompe nella vita di un'anziana vedova solitaria, Mrs. Miller, sullo sfondo di una New York livida e nevosa. E', all'apparenza una ragazzina pestifera e invadente, ma anche molto inquietante, della quale possiamo dire (o non dire) verso le righe conclusive che forse non esiste, ma che di certo esiste nella mente della protagonista.




