di Tommaso De Lorenzis
[Avevamo già recensito l' autobiografia di Blackie Audett pubblicata dalle edizioni Odoya. Proponiamo ora l'introduzione al libro scritta da Tommaso De Lorenzis.]
«I delinquenti non possono vincere», scriveva Achille Battaglia nell’introduzione alla prima edizione italiana di Rap Sheet. Correva l’anno 1958 ed era trascorso un lustro da quando James Henry Audett, in arte Blackie, era tornato in una cella del penitenziario di Stato dell’Oregon per l’ennesima sospensione della libertà vigilata. Era scritto da qualche parte, tra le stelle dispensatrici di pene e contrappassi, che il principe della rapina a mano armata, l’Houdini degli istituti penali di massima sicurezza, il contrabbandiere recidivo, dovesse concludere le sue pirotecniche memorie al fresco. Ma anche a cinquant’anni suonati, consapevole della vecchiaia incombente, fiaccato da una grave malattia e con una tuta da galeotto addosso, il bandito non aveva perso il gusto dell’ironia. Così, quando arrivò il tempo di rimettere l’anima a dio, in tanti giurarono che – davanti alle oscure acque dell’Averno – Blackie avesse fatto fesso il Traghettatore e fornito false generalità a qualche satanasso-doganiere. Del resto, proprio alla fine di queste pagine, c’aveva tenuto a ricordare come niente vada escluso: neppure «una fuga da quella prigione in cui il direttore ha le corna e la coda».
Questo racconto, uno dei migliori mai scritti dall’autore, è apparso per la prima volta 45 anni fa sulla rivista “New Yorker”, il 16 luglio 1964 (in Italia è pubblicato per i tipi Fandango).
È la storia di Ned, un uomo ricco e sicuro di sé che ha appena passato la mezza età, con ancora addosso “l’agilità caratteristica della giovinezza”. È a casa di amici per un party in piscina, un giorno di mezza estate. Tutti gli ospiti stanno godendosi con pigrizia la parte più matura del giorno, ognuno impegnato con il suo mal di testa: hanno tutti bevuto troppo, il giorno prima, e riescono a scambiarsi pochi altri commenti mentre la pelle indolente riposa al sole. Ma Ned, un uomo che prova “un disprezzo inspiegabile per gli uomini che non sanno tuffarsi dentro una piscina”, si percepisce in modo vago e pudico come “una figura leggendaria”.
di Valerio Evangelisti
[Nel mio mestiere accade anche questo. Una piccola casa editrice di Reggio Emilia decide di ripubblicare L'autobiografia di Mamma Jones, tradotta da Einaudi nel 1977 (con una splendida prefazione di Peppino Ortoleva), e mi chiede di scrivere un breve pezzo introduttivo. Lo faccio, naturalmente a titolo gratuito, e l'editore, con calma, mi dice che valuterà il mio contributo e mi "saprà dire". E' passato un mese e non si è ancora fatto vivo. Pubblico dunque il mio articoletto. Spero che in ogni caso il libro esca, perché è importante e ancora utilissimo.] (V.E.)
Il più diffuso periodico della sinistra statunitense, vincitore di premi prestigiosi per la sua qualità giornalistica, si intitola Mother Jones. Un omaggio, che si perpetua, a uno dei più formidabili personaggi che la storia del movimento operaio americano abbia conosciuto.
di Girolamo De Michele
[Pubblichiamo la Prefazione al graphic novel sul caso Aldrovandi di Checchino Antonini & Alessio Spataro Zona del silenzio. Una storia di ordinaria violenza, Minimum fax, pp. 168, € 15.00. In Appendice, i post di Carmilla sulla morte di Federico Aldrovandi, per la quale sono imputati quattro agenti di polizia. La sentenza di primo grado è attesa per il 30 giugno prossimo.
Qui il blog aperto dalla madre di Federico, che ha squarciato il muro di silenzio sulla morte di Aldro]
in ricordo di Arnaldo Scotti
Chi entra nel centro di Ferrara deve attraversare una specie di invisibile strettoia, un restringimento della coscienza morale non percepibile ad occhio nudo. Bisogna avere l’occhio buono per i fantasmi del passato e del presente, per vederla: buono come quello di Bassani, che per primo ne indicò un tratto. All’imbocco del corso Martiri della Libertà, tra il Castello e il Teatro, un marciapiede fronteggia i portici. Su quel marciapiede, che corre sotto il fossato del Castello, caddero i fucilati del 15 novembre 1943: lo ricorda una lapide. Il turista che (sempre più di rado, ormai) ha conoscenza del racconto bassaniano Una notte del ‘43, o del film di Florestano Vancini La lunga notte del ‘43, sa di cosa si tratta.
di Marco Meneghelli
Il re dei critici letterari, l’estensore del Canone Occidentale, Harold Bloom, lo ha definito “il romanziere maggiormente dotato di talento ancora in vita. Il Maestro è uno degli ultimi titani di un genere letterario in via di estinzione” (Il Genio, Bur 2003). Non per caso, è stato insignito del Nobel per la letteratura nel 1998. Le sue prodigiose doti affabulatorie, il suo possesso totale della scrittura di cui è il miglior “pianista” oggi vivente non permettono di sollevare la pur minima critica all’affermazione del critico statunitense. Leggendo Saramago, ci si trova di fronte a un vero Genio Letterario, che possiede a tal punto i mezzi della scrittura, da poter scrivere eliminando quasi completamente la punteggiatura, distendendo in un flusso continuo di materia verbale le sue magnifiche storie.
di Valerio Evangelisti
Gli articoli precedenti qui.
[Alcuni anni fa, Carmilla ha presentato le tre parti iniziali del libro di memorie "S'atâurn indrì" (Si torna indietro) della partigiana Ermina Mattarelli, oggi defunta, raccolte da Michela Di Mieri. In quell'occasione era stata preannunciata l'introduzione al volume di Valerio Evangelisti, poi mai pubblicata. La proponiamo ora. E' stata scritta nel 2004, sotto il precedente governo Berlusconi, ma appare ancor più attuale (si sostituisca solo il riferimento a Ciampi con uno a Napolitano). Le istruzioni per acquistare il libro, pubblicato dal circolo Iqbal Masih, sono contenute nella seconda parte delle memorie. Il volumetto è stato presentato, in date diverse, da Valerio Evangelisti e da Michela Di Mieri nel corso dell'importante Festival sociale delle culture antifasciste, una cinque giorni frequentatissima che si è svolta a Bologna dal 29 maggio al 2 giugno.]
Da un certo punto di vista è stato quasi meglio che Ermina Matterelli, deceduta tre anni fa, non abbia potuto assistere al definitivo mostrarsi della vera natura di chi governa oggi l’Italia: una gang di fascisti. Nel 2001, quando è morta, erano già al potere e lo gestivano con arroganza; e tuttavia mostravano ancora una traccia di ritegno e si coprivano dietro quelle apparenze “liberali” che, da un secolo e passa, servono a dare una qualche nobiltà ideologica alla pura e semplice legge del più forte.
di Franco Pezzini
“L’impresa privata è riuscita là dove il socialismo aveva fallito” scrisse con sarcasmo George Bernard Shaw al quotidiano "The Star". “Mentre noi socialdemocratici tradizionali sprecavamo il nostro tempo su istruzione, agitazione e organizzazione, un genio indipendente ha preso in mano la faccenda e, semplicemente ammazzando e sbudellando quattro donne, ha convertito la stampa dei possidenti a una specie annacquata di comunismo”.
Le gesta del “genio indipendente”, ovviamente Jack lo Squartatore, avevano in effetti richiamato con prepotenza l’attenzione collettiva sulle spaventose condizioni della Sin City londinese del 1888. Preparando la strada a una ristrutturazione anche urbana, uno strisciante Piano Casa che vedrà abbattere, mutare, reinventare strade e isolati per cauterizzare, così si sperava, le piaghe di Madre Londra: e di questo rapporto tra sangue, società e luoghi offre un felicissimo quadro Paul Begg nello studio Jack lo squartatore: la vera storia, edito da Utet Libreria nel 2006.
[E' appena uscita un'antologia edita da AgenziaX, intitolata
Voi non ci sarete - Cronache dalla fine del mondo, con racconti di Violetta Bellocchio, Alessandro Beretta, Peppe Fiore, Giorgio Fontana, Vincenzo Latronico, Giusi Marchetta, Flavia Piccinni, Simone Sarasso, Andrea Scarabelli. Uno spettro narrativo ampio, curato da Alessandro Bertante, l'autore del celebrato Al Diavul, uscito da Marsilio. Prima di recensire il volume, ne pubblichiamo la prefazione di Bertante, ringraziando l'Editore per il permesso. gg]
New York 11 settembre 2001, il secondo aereo si schianta nel grattacielo in diretta. Tutto il mondo osserva attonito le torri gemelle accartocciarsi su se stesse, sparendo in una immensa nuvola di polvere e detriti. L'Occidente democratico è colpito al cuore, mostrando la propria vulnerabilità e il proprio dolore. Il nuovo millennio comincia con quella immagine apocalittica, straziata icona che in pochi minuti pone fine all'ottimismo degli anni Novanta. Nulla sarà più come prima.
di Alessandro Raveggi (1)
[Questo testo è stato scritto quando il Messico pareva minacciato da un contagio letale di dimensioni bibliche. Oggi la portata mortale dell'ex influenza suina (poi ribattezzata "influenza umana" di tipo A H1N1) è stata ridimensionata e sono pochi i messicani che la temono ancora. Ma l'allarme ha fatto emergere alcune costanti del popolo del Messico che Raveggi analizza, per cui il suo scritto resta attuale.] (V.E.)
Città del Messico, mercoledì 29 aprile 2009
“Aquí nos tocó. Qué le vamos a hacer. En la región más transparente del aire”
(Carlos Fuentes, "L'ombelico della luna", 1958)
Si potrebbe dire che una delle condizioni principali che plasmano l'essere messicano sia quella della sfortuna, el infortunio a cui ha accennato molti anni fa il filosofo Antonio Caso in un saggio sulla messicanità. Sfortuna contro la quale il messicano si ingegna per poterla di volta in volta affrontare, superare, e dal cui callo pare derivare una certa sua capacità sincretica, una capacità di adattare il ricavato delle diverse culture moderne e arcaiche, dalla tragedia alla commedia, in una sintesi produttiva, combinatoria e a tratti kitsch – si veda il rapporto “festoso” e tragicomico del messicano con la Morte.
di Valerio Evangelisti
Una notizia estremamente positiva giunge dalla Spagna. Il Tribunale Costituzionale ha smentito il Tribunale Supremo, e autorizzato all'ultimo minuto il partito Iniciativa Internacionalista - La Solidariedad entre los Pueblos a partecipare alle elezioni europee (vedi qui la nostra denuncia). Ha constatato ciò che era ovvio: non esistono elementi che provino che Iniciativa Internacionalista (coalizione di raggruppamenti regionali dell'intera Spagna) fosse in qualche modo vincolata a Batasuna, partito fuorilegge.
Del resto, nessuno dei candidati di I.I. era basco o vincolato all'ETA. L'accusa, sostenuta con veemenza dal ministero spagnolo degli interni e da intellettuali, come Fernando Savater, che hanno abdicato al loro ruolo per farsi cani rabbiosi, si basava sulla sola candidatura di Alfonso Sastre: il maggiore drammaturgo di lingua ispanica, madrileno ma residente nei Paesi Baschi, vagamente implicato in attività dell'ETA negli anni Settanta (soprattutto per via della moglie, la scrittrice Eva Forest, messa in carcere per tre anni dal franchismo morente).
Tutto è bene ciò che finisce bene. Sta di fatto che la Spagna dovrebbe concedere un'espressione politica al nazionalismo basco, se vuole avere un interlocutore con cui dialogare per comporre il conflitto.
Qua, per chi conosce lo spagnolo, un riassunto del caso.
di Matteo Gigliucci
[Qui la prima parte del reportage di viaggio] A.P.
La mattina ci aspettava Portland, Oregon, la capitale mondiale del crust o come orgogliosamente la chiamano i suoi cittadini borchiati, punk-city. Nei due giorni della nostra permanenza a Portland mangiammo poco, suonammo due concerti, vedemmo un sacco di punks, ma in compenso dormimmo male, svegliati dai bagordi di chi rientrava all’alba nella casa che ci ospitava. In un pomeriggio di libertà un amico ci portò nei boschi ad ammirare un paio di cascate. Poi fu la volta di Seattle, Washington. La prima cosa che vedemmo di Seattle fu lo skyline imponente e massiccio, capeggiato dal caratteristico monumento a fungo. Fummo ospitati in una casetta con giardino sulla collina, dove ricevemmo cibo in dosi massicce. A stomaco pieno svolgemmo il nostro compito in scioltezza prima di avviarci verso l’ennesimo party. Nella casa devastata del party c’era un altro concerto.
Di Massimiliano Guareschi

Proviamo a fare un esperimento, avanzando l’ipotesi che il nostro presente manifesti, per certi versi, una serie di analogie con la fase che accompagna il compiersi della rivoluzione industriale. Lo scenario di questa ucronia è quello della città dickensiana, dell’immaginario steam punk, della working class manchesteriana descritta da Engels. La società feudale è stata travolta, le enclosure (delle terre, destinate all’allevamento intensivo) hanno travolto le forme di organizzazione del mondo rurale, con la conseguente espulsione di massa di una popolazione a cui, nelle nuove condizioni, non è più possibile sopravvivere.
di Valerio Evangelisti
[Questo articolo è apparso, con altro titolo, su Liberazione del 19 maggio 2009. Lo stesso giorno, su il manifesto è apparso un articolo analogo, a firma L.G., in cui il Mario Benedetti dell'Uruguay era confuso con l'omonimo poeta italiano, e gli si attribuivano opere di quest'ultimo: "Umana gloria", "Pitture nere su carta". Ciò non è ammissibile. Non si celebra un grande con frettolose consultazioni su Internet Bookshop e simili.]
“Ho un domani che è mio e un domani che è di tutti. Il mio termina domani, però sopravvive l’altro”. Così aveva scritto Mario Benedetti, uno dei massimi poeti e scrittori latinoamericani, dando prova di umiltà e, nello stesso tempo, riferendosi al proprio costante impegno in campo politico e sociale.
di Valerio Evangelisti
Un atto di inaudito autoritarismo si è compiuto in Spagna. Dopo avere posto fuorilegge numerosi partiti baschi ritenuti copertura di Batasuna (il raggruppamento considerato braccio politico dell’ETA, posto nell’illegalità nel 2003), il Tribunale Supremo spagnolo ha il 16 maggio messo al bando, ed escluso delle imminenti elezioni europee, la lista Iniciativa Internacionalista – La Solidaridad entre los Pueblos.
In questo caso non si trattava di un partito basco, bensì di una coalizione di piccoli gruppi (asturiani, catalani, cantabrici, aragonesi ecc., e naturalmente baschi) rappresentanti le regioni della Spagna che tendono all’autonomia e, in qualche caso, all’indipendenza. Nell’ambito, comunque, di un’Europa-nazione dai confini più ampi dello Stato spagnolo, e in un quadro programmatico esplicitamente anticapitalista.
di Matteo Gigliucci
[Proponiamo ai lettori di Carmilla un reportage di viaggio nella scena musicale alternative-post-punk statunitense. L'autore del pezzo ha percorso il perimetro degli USA suonando con la sua band in 32 serate diverse in un viaggio di 38 giorni. Per sua esplicita scelta, Gigliucci non fa mai riferimento a faccende tecnicamente musicali, né cita il nome del suo gruppo] A.P.
Partimmo il primo luglio. Un volo transoceanico ci portò verso la terra promessa, futuro teatro delle nostre vite nelle cinque settimane a venire. Fummo ospitati a New York un paio di sere, giusto il tempo di riassemblare le forze, vedere la Statua delle libertà (un po’ a distanza in realtà) e farci due foto in Central Park. Ricordo più che altro il caldo, il caos, il puzzo e un barbone con una gamba in cancrena in mezzo alla strada lasciato lì a morire.
Il tre luglio ci spostammo verso Philadelphia, Pennsylvania. C’era chi faceva battute su Rocky Balboa, chi sbadigliava e chi si metteva in pantaloni corti. Il posto si chiamava Disgraceland e in effetti era molto disgraziato e cadente. Persone all’interno intente a stampare copertine di dischi. Tutti, di casa e avventori, si presentavano. Finalmente dopo svariate ore si fece viva una tale Courtney, nostra responsabile, con una cassa di birra. Cominciammo a bere. Poi suonammo.
di Herbert Marcuse e Karl Marx
1 - da Herbert Marcuse, "Eros e civiltà"
Poiché la durata della giornata lavorativa costituisce essa stessa uno dei principali fattori repressivi imposti dal principio della realtà al principio del piacere, la riduzione di questa durata fino al limite in cui il puro tempo lavorativo non blocchi piú lo sviluppo umano, è la prima delle condizioni preliminari della libertà. Una siffatta riduzione significherebbe quasi sicuramente da sola un abbassamento del tenore di vita attuale nei paesi industriali piú progrediti. Ma la regressione a un livello di vita inferiore, che sarebbe la conseguenza del crollo del principio di prestazione, non parla contro il progresso della civiltà.
di Redazione
E' l'anniversario del ritrovamento del corpo di Sbancor, uno dei collaboratori più amati di Carmilla, uno dei maestri che sentiamo mancarci maggiormente. Il 30 aprile dell'anno scorso, in mattinata, apprendevamo attoniti della morte fisica di una delle menti più potenti del Web e della carta italiani per profondità di analisi, generosità politica e, in primis, spessore umano.
La perdita è risultata di non poco conto. Mancano le anticipazioni - quasi profetiche - in termini di economia globale, geopolitica, futuro che si realizza. Mancano gli interventi di autentica critica letteraria. Manca il sarcasmo ridanciano e l'ironia finissima sulla drammatica pochezza, immediatamente convertita in tragedia sociale, della politica nazionale. Mancano i romanzi e i saggi. Manca proprio lui, Sbancor. Non è rimpiazzabile.
Col tempo, tuttavia, si misura la durata di un'attività culturale: l'anima che si è mossa, se si è mossa davvero, ha mosso, e irreversibilmente. E così ciò che Sbancor ha pubblicato continua a parlare - sociologicamente, ma non soltanto. Poiché c'è da chiedersi se, nella sua analisi assoluta, non ci sia letteratura autentica: un nucleo che preserva il discorso dal trascorrere del tempo, poiché quel discorso implica una continua apertura. Pare che come Sbancor si è impegnato puntigliosamente a vedere la storia fattasi e quella che si sarebbe fatta, così la storia del nostro tempo si sia adoperata con il medesimo puntiglio a verificare le visuali e le visioni di questo che, incontrovertibilmente, si configura come uno degli scrittori dei nostri anni - tale non per motivi stilistici, ma per ragioni più profonde.
[Il 14 settembre 2008, dopo un'indegna ondata continuativa di allarme infondato sulla sicurezza propalata dai media nazionali, veniva ucciso a Milano Abdoul Salam Guiebre, 19 anni, di Cernusco sul Naviglio, massacrato a colpi di spranga intorno alla Stazione Centrale da padre e figlio baristi, proprietari di un locale dove il ragazzo e alcuni suoi giovani amici "forse" avevano rubato per bravata un pacchetto di biscotti. Di origine burkinabé, il ragazzo decedeva all'ottavo colpo di spranga. Alla generale mobilitazione a Milano, non partecipò il Sindaco. Il processo si è iniziato, dopo che i colpevoli, il cui volto non è mai stato mostrato in tv o sulla stampa, hanno offerto prima 50.000 euro e poi 100.000 per risarcire la famiglia Guiebre; e hanno formulato per bocca dei loro avvocati un pentimento in occasione della prima udienza. In merito, riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello inviato dalla traduttrice e teorica della letteratura Donata Feroldi. La Redazione]
Non lo chiamerò Abba perché non lo conoscevo personalmente. Non lo chiamerò Abba perché vorrei farla finita con la finta confidenza giornalistica che spiana la strada all’indifferenza solleticando la vena sentimentalistica di questo paese che ama sentirsi migliore nel momento stesso in cui archivia la pietà e la solidarietà umane incarnate in una forma dignitosa, non lacrimevole. Non lo chiamerò Abba perché, a differenza dei suoi amici, non sono adolescente: a loro dunque, a loro soltanto, il privilegio di chiamarlo col nome dei giochi e degli scherzi, col nome del cuore. A loro, ai suoi genitori, ai suoi fratelli e sorelle: alla sua famiglia e a tutti quelli che, davvero, gli hanno voluto bene quando ancora era vivo.
[La Redazione di "Carmilla" esprime il proprio lutto insieme a tutti i lettori e gli amanti dei libri e dell'opera intellettuale di James Graham Ballard, scomparso ieri all'età di 78 anni. Per celebrare il più degnamente possibile la sua scomparsa fisica, ripubblichiamo uno storico intervento del traduttore italiano ufficiale di Ballard, il filosofo Antonio Caronia, che stabilisce definitivamente, con filologico rigore, fino a che punto Ballard sia l'erede di Burroughs. Segnaliamo anche l'intervista che a Ballard fece Valerio Evangelisti e il commento inedito dello stesso Evangelisti, che fu pubblicato sulle nostre pagine, a fine 2006]SENSO E STORIA IN JAMES G. BALLARD
"Urli neuronici sulle autostrade spinali"
di ANTONIO CARONIA
Anche nella vecchiaia, James Ballard pare non essersi completamente liberato dei suoi fantasmi. Forse ha solo imparato a convivere con essi più civilmente, cosa che, comunque, pare sempre essergli riuscita benissimo, dopo gli anni del duro apprendistato a Lunghua, fra il 1942 e il 1945. Nei suoi ultimi due romanzi, Rushing to Paradise (1994) e Cocaine Nights (1996), ritorna un tema che da sempre circola nella sua opera, quello della colpa. Ma per Ballard la colpa non ha mai avuto la connotazione che ha nella cultura cristiana in nessuna delle sue varianti, né in quella cattolica né in quelle protestanti: non è una chiave per capire il male (e quindi il mondo), non è l’ostacolo che l’individuo deve affrontare e superare per forgiare la propria personalità. È piuttosto una dimensione antropologica diffusa, una funzione sociale che può transitare da un individuo all’altro in modo tutto sommato indifferente. Così, anche nei due romanzi citati, alcuni personaggi assumono su di sé le colpe di altri, forse di nessuno, perché la comunità possa continuare a perpetuarsi, anche nei suoi riti più stanchi e banali, perché il mondo abbia un senso.
di Carlo Loiodice
Ettore Petrolini, in un suo celebre pezzo, "Gastone", disse la famosa frase: «A me m’ha rovinato la guerra». Avendo vissuto sessant’anni di pace, sono tuttavia alla ricerca di qualcosa che giustifichi i miei scacchi esistenziali. E allora potrei dire: «A me m’ha rovinato la scuola». E nel dir questo, so che molti insegnanti sanno di cosa si tratta, anche quando personalmente non si ritengono rovinati.
Non so se Gastone avesse motivi di particolare risentimento nei confronti del general Cadorna. Ne avrebbe avuto ben donde...
di Francesco Zucconi
Il tragico terremoto che nella notte di lunedì 6 aprile ha colpito l’Abruzzo cade in un momento particolare dell’anno, nella settimana che precede la Pasqua. Si tratta di una coincidenza di per sé insignificante – insignificante e probabilmente inutile, un eufemismo in relazione alla portata catastrofica dell’evento - e tuttavia ampiamente sfruttata dai giornali e dalle televisioni nella costruzione dell’impianto retorico e valoriale attraverso il quale veicolare il racconto testimoniale dei fatti.
È il giorno di Venerdì, il Venerdì Santo nel quale secondo la religione cristiana si consuma la Passione di Gesù Cristo, e i giornali e telegiornali come anche altri approfondimenti televisivi non si lasciano scappare l’occasione per un titolo ad effetto: “L’Aquila: il giorno della Passione”.
Andrea Fumagalli e Sandro Mezzadra (a cura di), Crisi dell'economia globale. Mercati finanziari, lotte sociali e nuovi scenari politici, postfazione di Toni Negri, Verona, Ombre Corte/Uninomade, 2009, pp. 238, € 20.00
Immaginate un tale che per essersi sporto troppo dalla terrazza di un piano attico senza parapetto (che strano: non s'era accorto della mancanza del parapetto) comincia a cadere giù da un grattacielo di 80 piani. Per bizzarro che sia, quasi nessuno si accorge che sta cadendo, tranne qualche sparuto inquilino (un paio di scrittori di genere, un analista finanziario dalla fama controversa, i soliti docenti radical di economia in qualche università italiana o svizzera, un polacco emigrato a Londra: gente poco affidabile), che cerca di avvertirlo. Ma ad ogni piano il tale continua a ripetere: fin qui tutto bene. E anche i passanti sul marciapiede sottostante gli danno ragione: non sta succedendo niente, piano dopo piano è ancora vivo e integro. E continua a cadere. E a rimbrottare i pochi che cercano di avvertirlo, correggendo i loro calcoli e accusandoli di falsificare la realtà. L’ultima frase che gli si sente dire, all’altezza del penultimo piano, è: «se per 80 piani non mi è successo nulla, come potere pretendere di avere…»
di Valerio Evangelisti
[Prosegue, presso Bompiani, la pubblicazione dell'imponente antologia Le grandi storie della fantascienza, a cura di Isaac Asimov. I testi del risvolto di copertina, di Valerio Evangelisti, costituiscono l'organica giustificazione di un genere letterario che ha avuto un'importanza decisiva nella cultura e nel costume. Qui le introduzioni ai volumi 1-5. Ecco ora quelle ai voll. 6-10.]
6.
Il sesto volume de Le grandi storie della fantascienza, a cura di Isaac Asimov, comprende racconti scritti nel 1944, quando la seconda guerra mondiale volgeva al termine e già si intuiva chi ne sarebbe uscito vincitore. Include un racconto che fece scalpore, e contribuì ad attirare l’attenzione sul più eclettico dei generi letterari: Termine ultimo, di Cleve Cartmill.
di Sergio M. Calzolari
[Alcuni giorni fa è morto Claudio, titolare della libreria Cagliostro, in via Mengoli, a Bologna. Numerosi redattori e collaboratori di Carmilla - Roberto Sassi, Valerio Evangelisti, Wu Ming 1, ecc. - la frequentavano regolarmente. Pubblichiamo questo contributo dell'amico Sergio ("Spatto"), che interpreta il pensiero di tutti.]
Cagliostro è andato.
Negli ultimi 12 anni sono stato spesso per lavoro fuori dall’Italia, anzi ho praticamente vissuto all’estero. Quando rientravo, svolgevo un mio bizzarro pellegrinaggio in tre luoghi topici per la mia personale riconciliazione con Bologna: il fornaio per un panino con la mortadella e per “cibarmi”dei profumi dei ricordi, il tabaccaio di S. Ruffillo, il mio quartiere, anche se da oltre 20 anni non ci vivo più, per informarmi delle novità, la libreria di Cagliostro, per recuperare i fumetti usciti durante la mia assenza.
Rileggendo pipe-line di Toni Negri
di Girolamo De Michele
[Pubblichiamo la postfazione di Girolamo De Michele alla riedizione del libro di Toni Negri pipe-line. Lettere da Rebibbia (Roma, Derive e Approdi, Biblioteca dell'operaismo, pp. 212, € 17.00). Le immagini che la accompagnano sono opere grafiche di Nanni Balestrini: per ingrandirle basta cliccarci sopra]
«Direi che non è necessaria la rivoluzione nel senso che ci rimproverano i reazionari pensando che noi siamo assetati di sangue. Ma è importante ricordarsi il senso che aveva, e cioè ricostruire obiettivamente il significato di cambiamento radicale».
Enzo Melandri, Il paradigma di un calogerema (1983)
Quando viene pubblicato per la prima volta questo pipe-line, l’Italia è stretta nella morsa di quegli interminabili giorni della Merla che preannunciavano l’inverno delle coscienza più lungo del secondo Novecento.
di Wu Ming 4
[Lecture tenuta (su invito dell'Onda) alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Statale di Milano il 19 novembre 2008 (
ascolta l'audio), e presso il Centre de Cultura Contemporanea de Barcelona, il 6 febbraio 2009 nell'ambito del festival
"The Influencers".]

991. Qui fu saccheggiata Ipswich, e subito dopo fu ucciso l'ealdorman Byrhtnoth a Maldon. E in quell'anno fu deciso di dare per la prima volta un tributo ai danesi per il grande terrore che facevano lungo la costa. La prima volta fu di diecimila libbre.
Cronaca Anglosassone 979-1020
1. Preludio
Il 10 agosto 991 d.C., sulla sponda meridionale del fiume Pante, presso Maldon, Essex, Inghilterra, un uomo imponente contempla lo stretto braccio d'acqua davanti a sé. E' il conte inglese Byrhtnoth che, schierato alla testa di un migliaio di uomini, osserva il contingente d'invasione vichingo attestato sull'isola di Northey, proprio in mezzo all'estuario del fiume. I vichinghi sono guidati da Olaf Tryggvason, determinato a saccheggiare l'Inghilterra sud-orientale o a imporre un riscatto umiliante e oneroso a Byrhtnoth e al re inglese Aethelred, di cui il conte è vassallo.
di Serge Quadruppani (trad. di Maruzza Loria)
[Da un mese i lavoratori delle “colonie d’oltremare” francesi sono in sciopero. Reclamano aumenti di salario generalizzati e uguali per tutti, quale risposta alla crisi. Uniscono rivendicazioni anticolonialiste a quelle sindacali. Chi pensa che la lotta di classe sia un ricordo del passato, dovrebbe sollevare il muso dalla greppia e guardare il mondo. Ma è un somaro e non lo fa. Peggio per lui, rischia brutte sorprese.] (V.E.)
E se l’insubordinazione della Guadalupe, della Martinica, della Réunion
(e prima della Guyana) si estendesse nella Francia Metropolitana? A quanto pare una maggioranza di francesi ci crede, e una buona parte di loro se lo augura. E se l’esigenza dei 200 euro di aumento per i salari bassi fosse estesa a tutto il paese? A quanto pare, il governo lo teme. Una vera pressione sui salari, che viene ad aggiungersi a ciò che somiglia sempre di più alla nascita di un’Onda francese, potrebbe dare alcuni bei momenti di dissidenza generalizzata.
di Giuseppe Genna
[da "il manifesto", 17.2.2009]
MUTAZIONI DI RETORICA NELLO SPETTRO DEL NOIR
Oscenamente più splatter e abissalmente più nera di ogni genere narrativo, la morbosità derivata dalla esibizione della morte, che ci viene compulsivamente propinata dai media, sta modificando il genoma di correnti letterarie che vanno dall'hard boiled al romanzo epico. Contribuiscono alla mutazione le fiction, spesso apologetiche nei confronti delle forze dell'ordine, e le strategie dei nuovi serial tv
Più o meno da sempre i critici letterari italiani hanno inveito contro il successo di massa di alcuni libri: thriller o noir che fossero, i loro autori provenivano da zone troppo lumpen della narrativa. Ma l'onda lunga dei «libri neri» non sembra essersi perciò arrestata: la trilogia "Millennium" di Stieg Larsson, e tutto lo tsunami svedese, sono una conferma, almeno apparente, di questa vitalità.
di Wu Ming 1
La clinica nido di membra stanche la casa del riposo
sorge su un colle azzurra come lama di forbice
bianca come latte in polvere come
un lenzuolo e silenzio attorno
La Pace
Arcadia dell'ultimo miglio
qui si è raccolta la famiglia prega assiste la ragazza
si prepara
morta da tanti anni si appresta a morire
senza la paura né l'orrore né bisogno
di aggrapparsi a una mano nell'ultimo momento
[come nei film prove d'attore a buon mercato]
prima del tuffo nel vuoto perché fluttua già nel vuoto
magra nel sarcofago vuoto solo un canale non sintonizzato
sotto la palpebra vuoto
Prima di iniziare qualunque discorso sulle drammatiche ore che sta vivendo il Paese, poiché queste ore si scatenano utilizzando in maniera oscena e quasi triviale il corpo e il sangue di Eluana Englaro, è a lei - a quello che è stata e a quella crisalide abbandonata che è ora - che dovrebbe andare un silenzio meditativo e privo di giudizio. Il suo corpo e il suo sangue non sono offerti in dono, e comunque non affinché l'eventuale dono si tramuti nel massacro volgare a cui stiamo assistendo. Il suo corpo inabile poiché inabile è il suo organo cerebrale, e quei 17 anni di pura vegetazione: la tragedia prima è questa, cioè l'artificialità con cui la natura è stata soppressa da una seconda natura, violentissima, che ne ha stuprato la volontà certa, comprovata, che lei non avrebbe desiderato per sé l'artificio che mantenesse respirante un corpo incapace di sopravvivere, nemmeno di vivere, senza l'ausilio di questo emblema della tragedia tutta, che è "il sondino".
Davvero non coglie pietà a fronte di un corpo rattrappito, una persona che non detiene più il principio di personalità? Pietà pura, intendo: non giudizio pietoso o pietistico, e tantomeno ideologico.
Raffiguratevela mentalmente e sentitevi lei. Perché, se non si riaccende l'empatia e la pietà, cioè l'amore stesso, ogni parola è vana e ciò che si sta per leggere diventa ulteriore rumore nella lugubre e drammatica caciara di queste ore italiane - nell'espropriazione definitiva dell'Italia repubblicana da se stessa, che è la fase che ci stanno facendo vivere: a noi, non a Eluana.
di Alessandro Morera
"Esiste allora una diabolica provvidenza che prepara l’infelicità dalla culla,
che getta premeditatamente esseri angelici, ricchi d’intelligenza, in ambienti ostili, come martiri nel circo?
Vi sono dunque delle anime sacre votate all’altare, condannate a camminare verso la gloria e la morte, calpestando le proprie macerie?
L’incubo delle tenebre stringerà in una morsa eterna queste anime elette? Inutilmente si dibattono, inutilmente si addentrano al mondo,
ai suoi fini ultimi, agli stratagemmi; perfezioneranno la loro prudenza, sprangheranno tutte le uscite, barricheranno le finestre contro i proiettili del caso;
ma il diavolo entrerà dalla serratura; una perfetta virtù sarà il loro tallone d’Achille, una qualità superiore il germe della loro dannazione."
(Charles Baudelaire, “Introduzione a Edgar Allan Poe” 1856)
di Al Goldstein
[Al Goldstein è stato per trent'anni una voce importante della cultura underground statunitense. Ha creato e diretto il settimanale pornografico Screw, uscito dal 1968 al 2003 (esce ancora, ma con altra proprietà). Sulle pagine della rivista, formato tabloid e molto più volgare delle concorrenti patinate, da Playboy a Hustler a Penthouse, ha attaccato quasi ogni valore della società americana: il capitalismo (in nome dell'anarchismo), la famiglia, il militarismo, tutte le religioni, tutte le personalità di grido, tutti i presidenti e i nomi noti del mondo degli affari. Ne sono scaturiti innumerevoli processi, molti di più di quelli subiti dal suo amico Larry Flynt. Le copertine di Screw, disegnate da artisti come Robert Crumb e Wally Wood, sono entrate nella leggenda.
Attualmente Al Goldstein, ricoverato in ospedale, tiene un suo blog molto frequentato. Ne riportiamo un eccentrico saluto alla presidenza di Barack Obama, cui peraltro non ci associamo del tutto, per innata diffidenza verso i presidenti americani.] (V.E.)
di Typ
Sono almeno diciotto anni anni (dalla pubblicazione di Hyperion in Italia) che reputo Dan Simmons uno dei migliori autori di genere (veramente di almeno un paio di generi, horror e SF) viventi. Romanzi come Danza macabra, I figli della paura, L'estate della paura, il ciclo di Hyperion, romanzi brevi come Il grande amante, racconti come Mezzanotte nel letto dell'entropia hanno, a mio avviso, una forza espressiva che pochi raggiungono.
Però...
L'uomo Dan Simmons non è all'altezza dello scrittore, come ben espresso dalla citazione di Jean-Daniel Brèque. Ho frequentato a fasi alterne il forum di Simmons nell'arco di questi ultimi sette - otto anni. Dopo aver letto The Terror (forse la cosa migliore che ha scritto, di sicuro fra le migliori che ho letto nell'ultimo decennio), colto da entusiasmo, ho ripreso a frequentarlo con un po' di assiduità nell'arco dello scorso anno.
Sono rimasto a bocca aperta.
di Tiziana Perna
A volte capita che, improvvisamente, la tua vita entri in un contatto profondo con altre a te fino ad allora sconosciute, lontane nel tempo e nello spazio. A volte capita che per una casualità e a dispetto delle distanze temporali e geografiche, il tuo vissuto si accosti in maniera sorprendentemente profonda a quello di altri esseri, uomini o donne, vecchi e bambini, senza neanche essersi mai conosciuti. Succede così, e la maggior parte delle volte non siamo neanche in grado di accorgercene, e poi invece può succedere che i nostri sensi siano in un dato momento, e per una serie di fortuite circostanze, vigili e accorti. E' in questo istante che si ricostruiscono i nessi e si avvicinano gli animi, le aspirazioni e le sofferenze. A me è capitato così per caso, di trovarmi al centro di una strana, quanto fitta, rete di circostanze, le quali hanno fatto sì che le vite di alcune persone, conosciute e non, vive o morte, si siano incrociate con la mia, e abbiano lasciato una memoria profonda di sé e delle proprie storie.
di Valerio Evangelisti
[Presso Bompiani sono già apparsi 12 volumi, sui 20 previsti, de Le grandi storie della fantascienza, a cura di Isaac Asimov. Questi sono i testi introduttivi pubblicati nel risvolto di copertina. Assieme, formano una difesa di un genere letterario tra i più importanti del nostro tempo. Questa prima "tranche" include le prefazioni ai volumi da 1 a 5.]
1.
Il nome Isaac Asimov è divenuto sinonimo di fantascienza. Nessuno come lui ha saputo rendere familiari ai lettori le dimensioni sconfinate dell’universo, e trascinarli in viaggi vertiginosi tra le galassie. Dunque, era il più titolato per scegliere le storie di fantascienza definibili come “grandi”. La sua attenzione, è ovvio, si concentra sulla cosiddetta “età d’oro”: quando, su rivistine popolari americane stampate su pessima carta, si concentravano idee, visioni allucinate ma credibili, proiezioni critiche del presente. Si era alle soglie degli anni ’40, ma già un pugno di scrittori intelligenti sollevava problematiche che sarebbero divenute attuali ai giorni nostri.
di Jean-Daniel Brèque
[Dan Simmons è noto in Italia soprattutto per i quattro romanzi del ciclo “Hyperion”, nonché per varie opere fantasy e horror. Jean-Daniel Brèque è stato il suo principale traduttore in Francia.]
Traduttore di varie opere di Dan Simmons, tenevo dal 2004 una rubrica regolare sul suo sito web.
Negli ultimi tempi sono stato turbato, rivoltato e anche depresso dai commenti dei partecipanti al forum del sito, e dall’autore stesso, che vomitavano fiumi di odio contro i democratici, gli arabi, gli omosessuali, gli ecologisti ecc.
L’11 gennaio scorso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Dan Simmons ha incitato un internauta a denunciare alla FBI una giovane palestinese che studia negli Stati Uniti, che gli aveva confidato la sua collera davanti ai massacri di Gaza e il suo desiderio di vendetta.
di Mauro Presini* 
Il film Lavagne di Samira Makhmalbaf si apre con una sequenza molto suggestiva, ricca di significati simbolici: in un paesaggio montuoso quasi impraticabile del Kurdistan martoriato dalla guerra, un gruppo di maestri va alla ricerca di scolari, ognuno con la sua enorme lavagna sulla schiena.
Il rumore minaccioso degli elicotteri che si avvicina li mette in fuga ma questi trovano riparo accucciandosi sul terreno, stretti e vicini gli uni agli altri, usando proprio le lavagne per difendersi dai colpi. Si accorgono però che il nero delle lavagne in quel paesaggio di terra secca potrebbe attirare l’attenzione perciò le ricoprono di terra in modo tale da potersi mimetizzare. Superato indenni l’attacco aereo si separano ed ognuno risale la montagna per conto proprio.
È un scena colma di una lancinante allegoria: richiama l’idea di fatica, di passione ma anche di bisogno vitale di percorrere quei sentieri.
“Lei apre i nostri occhi alla realtà, dicono che morire è svegliarsi, io non so se ci sia un paradiso o un inferno, però la unica cosa sicura in questa vita è che solo Lei comprendo.”
(Da una canzone del gruppo rap messicano Cartel de Santa)
C’è chi sostiene che il sacro altare alla Dama Blanca, Santissima Morte, di Tepito nella Calle Alfareria, non sia assolutamente il primo esposto pubblicamente né il più importante. Il Padre David Romo, fondatore e primo arcivescovo della Chiesa Santa, Cattolica, Apostolica, Tradizionale Mex – USA, nel quartiere Candelaria di Città del Messico, rivendica la paternità del culto ma viene vituperato da numerosi fedeli del quartiere Tepito i quali lo definiscono come un commerciante di anime o un venditore di interviste, che fa pagare devoti, curiosi e giornalisti per ogni dichiarazione, video, fotografia o testimonianza che questi vogliano ottenere da lui.
di Valerio Evangelisti
[Questo articolo è stato pubblicato sul n. 1 della rivista Loop, attualmernte in distribuzione. In precedenza era apparso in AA. VV., Atlante dei movimenti culturali dell'Emilia-Romagna, 1968-2007, a cura di Piero Pieri e Chiara Cretella, vol. III, CLUEB, Bologna, 2007.]
Le rivolte e gli scontri accaduti a più riprese a Bologna nel 1977, e soprattutto dopo l’uccisione, l’11 marzo, di Francesco Lorusso, non possono essere ricondotti a soggetti tra loro omogenei. Di conseguenza, non espressero una sola cultura, ma tante e non sempre compatibili.
Nella memoria collettiva, rinfrescata di recente dal film Lavorare con lentezza, è rimasta soprattutto, tra chi guardò con simpatia quel movimento, la variegata produzione (giornalistica, radiofonica, di costume ecc.) di quella che fu chiamata l’ “ala creativa”; mentre chi il movimento lo avversò tende ancor oggi ad appiattire il tutto sulla propaganda e le azioni dei gruppi armati, e dunque a negare al ’77 ogni dignità culturale.
"La morte è l’unica cosa sicura della vita. Tutti, alla fine, la conosceremo. Così la vede, la teme o adora molta gente."
Così comincia il libro “La muerte de tu lado” delle antropologhe Claudia Adeath e Regnar Kristensen, due studiose che un anno fa hanno pubblicato un resoconto fotografico e giornalistico sul culto della Santa Muerte nel "barrio bravo" di Tepito, il quartiere popolare più famoso e, forse, pericoloso dell’America Latina. Modesto quartiere di indigeni, miserabile enclave coloniale, sobborgo della città dei palazzi, riserva di sottoculture per gli intellettuali, centro di smistamento dell’usato, del rubato e di storie di vita, armadio sempre fornito per i poveri e causa dei mali cittadini per i ricchi, vivaio di campioni, pugili e sportivi: tutto ciò significa il vissuto di un brulicante intreccio di strade perpendicolari.
di Lucio Dalla
[Da Lucio Dalla, Marco Alemanno, Gli occhi di Lucio (Bompiani, 2008), riportiamo un capitolo in assonanza con le tematiche trattate da Carmilla. Ringraziamo l'amico Lucio per averci gentilmente fatto avere il testo.]
Perché un cantautore come me, dopo aver fatto, scritto tante canzoni che parlano di “domani” e del “futuro”, ha immediatamente accettato di riscrivere Tosca, un’opera pensata e rappresentata in tutti i Paesi del mondo da più di cento anni? Il perché è presto detto: quel “domani” e quel “futuro” che vedo nelle mie canzoni non è mai solo il mio, ma è una storia, una sceneggiatura, un quasi film cantato dove, al posto degli attori, ci siamo tutti noi.
E’ inevitabile che chi scrive canzoni, prima o poi, sogni di scrivere il suo “capolavoro” e se anch’io inciampassi nell’umile presunzione di farlo, comincerei subito a cercare le desiderate parole, le lucide celesti armonie o le acuminate e “stelliche” note, già sapendo però che verrebbe fuori l’ennesima canzone che parla del futuro; solo che per questa ho già il titolo pronto da anni e sarebbe: Il Futuro è un ritardo infinito.
di Riccardo Valla
Gli scrittori dovrebbero ormai saperlo, che Hollywood nuoce gravemente alla salute, proprio come una sigaretta del ministro Sirchia. Dopo avere ridotto all’alcolismo Fitzgerald e Woolrich – Hammett si è salvato, ma soltanto perché c’è Bogart; i film tratti dai suoi romanzi brillano per incomprensibilità – adesso è riuscita a rendere odioso Dick. Odioso anche a un suo vecchio estimatore come il sottoscritto.
Dick stesso si è salvato in tempo, morendo con ancora sulle labbra l’ultimo insulto contro gli sceneggiatori, e non ha dovuto provare il dispiacere di dover assistere allo scempio, ma l’inarrestabile trita-tutto californiano ha proceduto ugualmente alla sua demolizione. Dopo il primo film di successo, si è susseguita una spietatissima serie di B-movies a lui ispirati, con dei tonfi che uomini e cavalli di tutti gli uffici stampa non sono mai riusciti a rimettere in cima al muro della classifica.
Il metodo-Gomorra e l'alitosi della ragione
di Girolamo De Michele
E chisto munno
ca s'è vennuto l’anema e 'o core
e nun se importa 'e chi nasce
e se ne fotte 'e chi more.
Nino D’Angelo
«Non sono affatto un eroe. Non basta esser minacciati per esserlo. Chi vive qui, a sud, nella provincia d’Italia fa semplicemente una scelta. Io ho fatto la mia (23 marzo 2004)» Quando scrive queste parole sul lit-blog Nazione Indiana, Roberto Saviano non è ancora l’autore di Gomorra: è uno scrittore che divide la propria attività tra il lavoro d’inchiesta e la critica letteraria. Ha già ricevuto avvertimenti, minacce: due pagine su “Sandokan” Schiavone, pubblicate sul Diario hanno suscitato l’attenzione della camorra. Non per la risonanza che l’articolo può avere (Diario è una rivista ben fatta, ma quasi di nicchia): per aver nominato Casal di Principe.
di Alberto Prunetti
Sono a Bangalore, nel Karnataka meridionale, a 24 ore di treno da Mumbai, che in India sono poche. Mi trovo in un ristorante con alcuni mumbaiti, in una sera d’un inverno tropicale che assomiglia a un giugno italiano. Le mie dita sprofondano nel thali, un piatto locale servito su una foglia di banano. A tavola dicono che devo venire presto a Mumbai, rispondo si vedrà. Per tornare in albergo divido il risciò con Maya, una ragazza indiana. Per strada, mentre l’autista centra tutte le buche col suo apino giallo e nero, lei continua a parlarmi di Mumbai, dove fa più caldo che a Bangalore e la vita notturna per fortuna non finisce alle 23. Si vedrà. L’India è grande e non si può girarla tutta, e io non amo le metropoli. Chissà, forse ci passerò.
di Tito Pulsinelli
Il vertice di Washington è stato il mesto addio di Baby Bush, l'ultima occasione di simulare "gesta" trascendentali, all'altezza dei disastri che lascia in eredità al mondo. Tante foto di ospiti eccellenti, poca discussione, nessun accordo. Non c'e' stata nessuna Bretton Woods, solo un breve conciliabolo e la disposizione a riparlarne quando ci sarà al comando Obama.
"Nessuno spera che questa amalgama di nazioni disparate - i ricchi del G7, le nuove potenze del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e Paesi assortiti come Argentina, Corea del Sud, Turchia e Arabia saudita, tra gli altri - possa mettersi d'accordo in due riunioni di 90 minuti sulla nuova architettura internazionale" ha commentato la BBC.
di Blicero
Sabato 21 luglio 2001. E' notte. I cortei e gli scontri che hanno ribaltato la città di Genova sono finiti e la gente torna a casa stanca e provata dalle botte, dalle corse, dai gas lacrimogeni, dalla violenza della polizia, dalla paura, dalla sensazione che sarebbe potuto accadere di tutto, che sia accaduto di tutto, ma che possa accadere altro ancora. Sono in pochi a rimanere, principalmente nei grossi centri di accoglienza: piazzale Kennedy, lo stadio Carlini, le scuole Diaz e Pascoli, dove l'attività di comunicazione e assistenza legale freme ancora. Per il resto migliaia di persone sono nelle stazioni e sulle autostrade. La maggior parte delle persone pensa che ormai sia finito tutto, che l'adrenalina di tutti stia lasciando il posto a una spossatezza infinita. E proprio quando la penombra è al massimo della sua intensità, quando gli occhi collettivi del mondo stanno per chiudersi per passare al prossimo spettacolo, ecco che le luci si riaccendono al massimo della loro intensità.
di Girolamo De Michele
Trascrizione della lezione aperta tenuta a Ferrara, Piazzetta Municipale, 11 novembre 2008, ore 17.00
[a destra: Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas mentre effettua un taglio]
1. George Lakoff in nuce, ovvero: perché non è possibile non pensare all’elefante fucsia (e neanche a Maurizio Gasparri).
Prima di cominciare, vorrei chiederVi di sottoporvi a un breve esperimento mentale. Qui davanti a me c’è una sedia vuota: vi chiedo di non pensare, per 15 secondi, che questa sedia siano seduti un elefante fucsia e Maurizio Gasparri. Potete pensare a qualsiasi altra cosa, ma non all’elefante e a Gasparri.
[seguono 15 secondi di silenzio]
Fatto? Bene: vedo dalle vostre facce che non ci siete riusciti. Non per mancanza di volontà: non era passibile che ci riusciste.
La prima parte di questa lezione è la spiegazione del perché. Per brevità farò affermazioni apodittiche, di cui mi scuso: in prossime occasioni [o utilizzando la bibliografia in appendice, n.d.a.] potremmo forse approfondire questi argomenti.
di Giulia Laurenzi e Davide Nota
[Riceviamo e assai volentieri pubblichiamo questa particolarissima memoria elaborata dai collettivi studenteschi romani e montata da Giulia Laurenzi, studentessa del Dams impegnata nel coordinamento dell'Onda a Roma, e Davide Nota, poeta e giornalista. Nonostante il titolo apparentemente burocratico (MEMORIE DALL'ONDA: FASE 2, AUTORIFORMA E COORDINAMENTO NAZIONALE), il montaggio del testo, che intercala informazioni, brani di volantini e di lettere, dichiarazioni e versi poetici, è tale da risultare difficilmente impaginabile sul nostro sito. Per questa ragione, forniamo un assaggio in calce al quale mettiamo a disposizione il file Word dell'intervento, politico e artistico, che costituisce il primo contributo da parte di una componente dell'Onda su Carmilla. Invitiamo eventuali esponenti del movimento studentesco a considerare il nostro sito come veicolo su Web aperto ad altri contributi. La Redazione]
Roma è in questi giorni di novembre una città fredda e irreale.
Violenti nubifragi gonfiano le strade di pioggia, foglie e pagine di giornale.
Le esternazioni di Cossiga si depositano sul fondo di questo pantano come cadaverici arcani ministeriali.
“La mia intervista apparsa su “Il Giornale” - ci dice Flavia, di Valle Giulia - è stata volutamente manomessa. Avevo detto che avremmo risposto alla violenza con la didattica, e mi è stato invece attribuita l'intenzione di voler rispondere alla violenza con altra violenza”.
Il cielo è di piombo: il cielo di piombo. Qualcuno dall'alto dei cieli prepara il gioco della paura.
Usciamo dalla Sapienza che è notte fonda. Andiamo a San Lorenzo, a prendere qualcosa da mangiare. A parlare di poesia, di utopia. A confessarci, sotto il cielo nero, il nostro desiderio di bellezza.
| MEMORIE DALL'ONDA [27k] |
Dal 21 al 29 novembre il Torino Film Festival ospita la prima retrospettiva completa dedicata al cineasta francese Jean-Pierre Melville, a cura di Emanuela Martini e Mauro Gervasini. Un regista importantissimo, Melville, che influenzò pesantemente gli esponenti della Nouvelle Vague ma che resta tuttora misconosciuto in patria e fuori. In questo articolo tracciamo brevemente il suo percorso.
Mauro Gervasini ed Emanuela Martini - JEAN-PIERRE MELVILLE - Il Castoro - € 20
Il 2 agosto 1973, dopo una carriera fulminante, ad appena cinquantacinque anni se ne va uno dei più grandi cineasti francesi. Jean-Pierre Grumbach diventa Melville durante la guerra, è il nome di battaglia come partigiano gollista, scelto in onore del suo scrittore preferito. Si porta dentro la passione per il cinema sin da piccolo, convinto che quello dello spettatore sia il mestiere più bello del mondo. Ma guardare non gli basta, cosi passa dietro la macchina da presa dirigendo la trasposizione di un libro di culto di Vercors, Il silenzio del mare (1949).
"Come si debbano comporre i Miti affinché il Fare vada a buon fine". Influenze letterarie e persistenza del mito nella costruzione dell'icona di Lawrence d'Arabia
di Wu Ming 4
Testo della lecture tenuta da Wu Ming 4 all’Hammam Al Malik Al Zahir, nella Città Vecchia di Damasco, il 17 Ottobre 2008.
Un ringraziamento particolare ad Alessia Conti, per la traduzione in inglese, a Paola Di Giulio, per il reperimento di un testo originale, e agli organizzatori di
Reloading Images Damascus, per avere reso tutto ciò possibile.
N.B. Dagli appunti per questa relazione è nato anche l'intervento sull'eroismo fatto da Wu Ming 4 alla "serata di autoformazione" organizzata dal movimento NoGelmini di Bologna. L'evento si è tenuto alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna il 28 ottobre scorso.
Clicca per leggere la cronaca della serata fatta dal Corriere della sera - Bologna (immagine jpg).
Altri resoconti su Giap n.2, IX serie, "Onda su onda", pubblicato oggi.
[L'intervento di Wu Ming 2 era invece basato su "La salvezza di Euridice", un lungo testo che, insieme a "New Italian Epic 3.0" di Wu Ming 2, formerà il libro New Italian Epic, in uscita a gennaio 2009 per Einaudi Stile Libero.]
1. Intro
Il sottotitolo di questa lettura è una citazione. Si tratta della traduzione provocatoria ipotizzata dal professor Gilbert Murray, negli anni Venti del secolo scorso, dell’incipit della Poetica di Aristotele.
La traduzione normalmente accreditata è infatti molto diversa e suona così:
“Qui tratteremo della poetica nel suo insieme e delle sue forme, quale finalità abbia ciascuna di esse, e come si debbano comporre le trame affinché la poesia riesca bene”.
di Valerio Evangelisti (da il manifesto, 21 agosto 2008)
[Questo articolo è ormai vecchiotto, ed è stato riprodotto in una quantità di siti. Forse è il caso di riproporlo, mentre le strade di Bologna sono percorse da cortei quotidiani, come molti anni fa. I fortilizi costruiti su basi solide resistono al tempo e alle fasi contingenti, garantendo ai movimenti una continuità negli anni.]
Il numero 5/B (ma oggi 5/A) di via Avesella, una stradina nel centro di Bologna, è un luogo storico della sinistra non istituzionale bolognese. Lo è da quasi quarant’anni, tanto che meriterebbe una lapide commemorativa. L’intera via, del resto, vanta analogo passato, visto che ha ospitato di volta in volta case occupate, locali alternativi, gruppi femministi e altro ancora.
Nei primi anni ’70 il 5/B fu la sede de il manifesto, che allora, oltre che un giornale, era un gruppo politico. Passò poi a Lotta Continua, quando questa abbandonò i locali periferici che occupava in via Rimesse. Seguì, tra il 1978 e il 1981, una fase confusa: LC si era sciolta, e al 5/B rimase per un poco la redazione locale del quotidiano; poi vi si insediarono una serie di collettivi sopravvissuti all’estinzione del gruppo extraparlamentare. Vicini agli autonomi, ma ancora non disposti a rinunciare del tutto alle vecchie simbologie.
di Massimo Maugeri
Cent'anni fa nasceva Elio Vittorini. Siracusano di Ortigia (l'isolotto attaccato al centro della città), ha ricoperto un ruolo centrale nella vita intellettuale dell'Italia del dopoguerra e fino alla metà degli anni Sessanta (morì a Milano il 12 febbraio del 1966). Ricordiamo lo scrittore, ma anche il consulente editoriale, il giornalista culturale, il direttore di riviste e il letterato a tutto tondo. Einaudi ha appena dato alle stampe una raccolta di articoli e interventi riferiti al periodo 1938-1965 (il primo volume copriva gli anni '26-'37): un tomo di più di mille pagine, curato da Raffaella Rodondi.
In tanti hanno approfittato del centenario per ricordare la "grande pecca" di Vittorini: il noto rifiuto de Il Gattopardo (Vittorini dirigeva la collana "I gettoni" della Einaudi). Poi il romanzo di Tomasi di Lampedusa fu pubblicato, postumo, da Feltrinelli con prefazione di Giorgio Bassani (era il 1958; nel '59 il libro si aggiudicò il Premio Strega). Una "mancanza", questa, più che compensata da tantissimi meriti. Come la pubblicazione - e il "lancio" nazionale - di autori del calibro di Beppe Fenoglio, Carlo Cassola, Italo Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Ottiero Ottieri.
di Giuseppe Pensabene Perez
Martedì sera, dopo che il nostro compagno di università Naser il cinese (il vero nome era Zau Ta Ve, a lui piaceva credere che corrispondesse al nome italiano Ot Ta Via No) se ne andò, io e Aldo decidemmo di guardare un film. Erano circa le dieci e mezza, i cinesi erano costretti a rientrare nel loro dormitorio entro le undici. Avevamo cenato a casa nostra mangiando degli ottimi fusilli al ragù preparati da Aldo, deliziando il nostro collega che ne aveva mangiato tre piatti impugnando in modo assai comico la forchetta. Scegliemmo di vedere “L'imbalsamatore”, un bellissimo film italiano che avevo già visto molto tempo prima. Un film geniale ma senza alcun dubbio parecchio inquietante: una perversa storia di un taxillodermista (imbalsamatore) nano e il suo allievo, un bel giovane di cui il maestro si invaghisce perdutamente. Verso la fine del film, ormai stanchi, decretammo di andare a dormire senza terminare la visione.
Non c'è più limite al grottesco, l'inimmaginabile diventa tragica banalità da prima pagina, ma non è ancora finita. Il nichilismo degli sciamani liberisti getta il velo e la ragnatela di metafore che ricopriva un dogma imposto come dottrina sociale è ora balbuzie e cacofonia. Cadono fulminati persino alcuni rami di aristocrazie venali. Bancarotta per quelli che si atteggiavano a veggenti del futuro delle nazioni, maniacali dispensatori di immutabili ricette con valenza universale. Vedevano tutto, meno il loro fallimento epocale.
Sono nella polvere quelli che con una semplice A, aggiunta o tolta, alla classificazione della condotta economica delle nazioni, per un ventennio hanno deciso le sorti, di salute, livelli di ignoranza, quantità caloriche ingerite dalle genti, e se queste dovevano vivere in pace. Il loro tempo è scaduto, come l'inondazione di merci sempre più deperebili, di cui hanno imposto il consumo con l'esca del credito senza limiti.
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La "valle perturbante" della nuova narrativa e la necessità di immaginare il futuro, oltre i blocchi emotivi che ostruiscono la visione
di Wu Ming 1*

Alla vigilia di Capodanno del 2005 ricevetti una telefonata da un collega, uno scrittore italiano di nome Giuseppe Genna, nato e residente a Milano. Mi chiamò nel tardo pomeriggio e mi chiese cosa avrei fatto per festeggiare l'anno nuovo. Gli risposi che, poiché mia figlia aveva solo pochi mesi e la mia compagna aveva bisogno di un po' di respiro, avevo deciso di restare a casa, mentre lei sarebbe uscita con alcune amiche. Per la prima volta dopo più di vent'anni avrei trascorso in casa la notte di Capodanno. Il mio piano era rileggere Il conte di Montecristo vegliando sulla bimba che dormiva.
di Giuseppe Pensabene Perez
[Dopo l'articolo di Giuseppe Pensabene Il nemico che avanza e la replica dell'ambasciatore d'Italia nello Yemen, Mario Boffo, il primo interviene precisando il suo punto di vista. Con questo, riteniamo chiusa la polemica, anche se i due interlocutori sono invitati, quando credono, a tornare sulla interessante realtà yemenita. Per maggiore chiarezza dei lettori, è bene precisare che gli ambasciatori sono nominati secondo carriera, e non dal governo in carica, di cui non sono tenuti a condividere per forza gli orientamenti politici.] (V.E.)
Quando ho mandato il mio testo a Carmilla già sapevo che probabilmente sarebbe stato letto anche dall’ambasciatore, avendo notato in precedenza la recensione al suo libro sullo stesso sito. Il fatto non mi spaventava e assolutamente non credevo di innescare una tale reazione. Ammetto anche che ho un certo desiderio di leggere Femmina Strega essendo appassionato di letteratura storica e fidandomi ciecamente del giudizio di V.E.
di Tito Pulsinelli
Wall Street ha infilato una china inarrestabile: dopo svariati "lunedì neri" siamo ormai passati al settembre più "nero" del 2008, e questo sarà l'anno più nero del secolo. Quello che segnerà la fine dell'egemonismo degli Stati Uniti e del capitalismo finanziario, ovvero del gioco d'azzardo globalizzato nelle Borse.
Nonostante le ingenti trasfusioni operate nel corso di quest'anno dalla Banca centrale europea e dal Giappone, il sistema della gang finanziaria anglosassone non dà segni di vita, boccheggia. E' ormai assuefatto alle numerose "iniezioni", con elevato contenuto di ricchezza reale, prelevato dagli erari pubblici del resto del mondo. Dopo il KO del dollaro, ora sono inservibili anche le fiches di Wall Street e di Londra.
di Mario Boffo
[Mario Boffo è un ambasciatore un po' speciale. E' autore di un romanzo, Femmina strega, che Carmilla ha molto lodato. Attualmente in servizio nello Yemen, ha reagito all'articolo di Giuseppe Pensabene Perez pubblicato ieri. Pubblichiamo volentieri la sua replica. Carmilla è pronta a ospitare ulteriori interventi sul tema.] (V.E.)
La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo l’articolo di Giuseppe Pensabene Perez dal titolo “Il nemico che avanza”, pubblicato da “Carmilla on line” questo 30 settembre è stata: ma perché tutti quegli insulti e quelle acide critiche non le ha espresse in mia presenza, visto che, come egli stesso afferma, ha avuto con me varie occasioni di incontro? Che cosa temeva? Tutt’al più gli avrei detto che è un maleducato, che gli insulti non sono un argomento, che denotano, in chi li proferisce, pochezza spirituale, mancanza di idee, rabbia mal repressa, instabilità emotiva. Mah... forse ha preferito lanciare quegli insulti a me, all’Ambasciata e al resto del personale da lontano, dopo qualche tempo, servendosi di una rivista di cui forse non mi suppone lettore, visto che esplicitamente o implicitamente mi dà del fascista, del berlusconiano, del razzista, dello xenofobo...
di Giuseppe Pensabene Perez
Giuseppe Pensabene Perez è un giovane universitario romano che ha studiato arabo nello Yemen. Seguirà un più ampio reportage.]
8 aprile 2008 – Arriva questo messaggio sul mio telefonino:
"Alla luce dei recenti eventi occorsi nel Paese si invitano i destinatari della presente comunicazione a prestare massima cautela nella frequentazione di luoghi pubblici nella città di Sana’a e nei trasferimenti nel predetto centro urbano e nel resto del territorio. Con riguardo a questi ultimi si prega di comunicare preventivamente all’Ambasciata gli itinerari previsti. L’Ambasciata rimane a disposizione per ulteriori informazioni."
“Ma perché ambasciata si scrive maiuscola?” Questo fu il primo pensiero che mi passò per la testa leggendo questo messaggio. (perché si intende l’ambasciata italiana e quindi diventa nome proprio, deficiente)
di Girolamo De Michele
[Nella foto, Martin Heidegger è il primo seduto in basso a destra]
Nel 1944, parlando con un’allieva della guerra in corso, Martin Heidegger confessò alla studentessa di credere ormai sconfitta la Germania: «ma per carità», aggiunse, «non ne faccia parola con mia moglie!» Questo aneddoto (del quale sono debitore a Michel Cioran) dà la cifra morale e umana di un pensatore che pretendeva di meditare in modo autentico questioni come la verità e il destino dell’occidente, ma non trova il coraggio dell’autenticità in una banale conversazione privata con la moglie, fervente nazista.
di Maximilien Rubel - Traduzione e note di Marco Melotti
[Vorrei ricordare Marco Melotti (nella foto) con un testo che egli stesso aveva curato, tradotto in italiano, e diffuso attraverso la rivista Vis-à-vis.] (Gioacchino Toni)
Nel centenario della morte di Marx questo saggio, pubblicato dieci anni fa, avrebbe bisogno di una revisione, per rinforzarne la tesi centrale: la fondazione da parte di Marx di una teoria politica dell'anarchismo (1). Se si astrae dalla tradizionale critica di carattere puramente formale, di cui questa teoria è oggetto da parte di ideologi anarchici e libertari, occorre ammettere che il vero dibattito sui modi di transizione delle società dominate dal capitale e dallo Stato è molto lontano dall'essere iniziato. Di massima, il verbalismo prende il posto di argomento privilegiato nei due campi, anarchico e marxista, senza che sia preso realmente in considerazione l'insegnamento del principale interessato. Il fatto che la quasi totalità delle risoluzioni “politiche”, redatte da Marx per i successivi congressi dell'Internazionale operaia, abbiano ottenuto l'accordo unanime dei delegati, basta, tuttavia, per riconoscere l'inanità delle critiche sedicenti antiautoritarie.
di Gioacchino Toni
Risulta difficile scrivere queste poche righe per comunicare l’improvvisa morte di Marco Melotti. Compagno di tante battaglie, animatore della rivista Vis-à-Vis Quaderni per l'Autonomia di Classe, Marco è stato davvero una delle menti più lucide del movimento antagonista di questo paese. Difficile, troppo difficile stendere in questo momento anche solo qualche riga in più; troppo è il dolore per la perdita. Magari, col tempo, sarà possibile farlo, ma non ora.
Ciao Marco, con la tua scomparsa per molti di noi nulla sarà più come prima.
Gioacchino Toni
[Brutti tempi questi, se ne va troppa gente di cui avremmo avuto un gran bisogno. Mi associo, assieme all'intera redazione di Carmilla, al dolore di Gioacchino per la scomparsa di Marco: un amico, un fratello, un grande, grandissimo compagno.] (Valerio Evangelisti)
di Girolamo De Michele
Giunto a conclusione definitiva, dal punto di vista giuridico, il processo per l’omicidio del piccolo Samuele a Cogne, proviamo a fare il punto sul complesso creatosi tra delitto e processo, e la loro riproduzione mediatica. Lo scopo di questa analisi non è quella di fornire una interpretazione pro o contro la colpevolezza di Anna Maria Franzoni, ma di operare un abbozzo di critica alla presunta neutralità (o oggettività) tanto della rappresentazione mediatica, quanto del diritto, attraverso gli strumenti della filosofia e della logica del diritto, nella convinzione che gli argomenti portati in televisione dalla più parte dei cosiddetti “innocentisti” abbiano contribuito, non importa quanto consapevolmente, al processo di progressiva confusione tra vero e falso, all’insignificanza dei criteri di verifica.
di Carlo Loiodice
Qualcuno, seduto magari in ultima fila, prima o poi si alzerà e lo griderà… Vorrei farlo io, ma non so se ne ho la forza o l’efficacia. Ricordate Fantozzi? “Per me La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!” Oppure Nanni Moretti in Io sono un autarchico: “Il dibattito no!...”
Sono paletti nella storia della nostra cultura. Segnano il crollo di due prassi che, in origine motivate ed efficaci nella loro fase aurea, si andavano trasformando in formule stanche e stancanti nella loro insopportabile ritualità. Eisenstein merita il posto che occupa nella storia del cinema, ma proprio in quanto parla di rivoluzione non può diventare un obbligo fisso il suo inserimento in qualunque rassegna organizzata da un circolo o un’istituzione di sinistra. La corazzata Potemkin, comunque lo si voglia giudicare dal punto di vista critico, non è una “cagata”
di Alessandro Defilippi
[Psicoanalista e romanziere, Alessandro Defilippi è intervenuto su "Carmilla" all'interno del dibattito sul New Italian Epic, mostrando come le categorie del NIE siano anche extraletterarie.]
Il lungo brano di John E. Gedo pubblicato su Carmilla nel 2004 indica, all'interno del movimento psicoanalitico, la presenza di due fondamentali orientamenti: il primo è quello di “coloro che indicano come centrale il bisogno di empirismo”; il secondo di “coloro che invece seguono un percorso prevalentemente razionale. Il primo gruppo concepisce la psicoanalisi come una branca delle scienze naturali; gli autori del secondo, viceversa, ripudiano in modo esplicito tale appartenenza, oppure si limitano a riconoscerla in modo superficiale, dando comunque priorità all'approfondimento di qualche dottrina filosofica”.
di Giulio Mozzi *
Si parla molto, oggi, del “caso” di Emanuela Englaro e di suo padre Giuseppe. Io non ho alcuna opinione su questo “caso”. Ma ho delle opinioni su di me, e le scrivo qui sotto in forma di “testamento biologico”. Mi piacerebbe se altre persone, magari più autorevoli di me, decidessero di rendere pubblico il loro “testamento biologico”. Magari scrivendolo, come io ho fatto, in maniera problematica; ma ben consapevoli che, se domani si ritrovassero nelle stesse condizioni di Emanuela Englaro, le loro pubbliche e pubblicate parole non sarebbero prive di conseguenze.
Ho quarantott’anni e, sinceramente, spero di arrivare alla morte in condizioni decenti. Il dizionario di Tullio De Mauro, alla voce “decenza”, dice: “Convenienza, decoro, pudore rispetto alle esigenze etiche della collettività”. Quando penso alla decenza, invece, io penso alle “esigenze etiche” mie proprie. Quali siano queste mie “esigenze etiche”, io solo lo so: e non lo so ora per allora (un “allora” futuro), ma lo so in ciascun momento per quel momento.
di Tito Pulsinelli
L'intervento della Russia in difesa dell'Ossezia meridionale è un sinistro monito per ricordare agli "occidentali" – cioè al giro internazionale anglosassone e all'Unione Europea - che non confondano il Caucaso con i Balcani. La Georgia non sarà un Kosovo.
Il Caucaso rimane una barriera invalicabile, e se gli "occidentali" vogliono spingere oltre la linea espansiva della NATO, troveranno resistenza non solo diplomatica. Sarà guerra guerreggiata sul terreno.
La risposta aspra data dal Cremlino alla provocazione commissionata alla cosca mafiosa, che ha provvisoriamnte in mano il destino della Georgia, ha sorpreso le fila "occidentali". Hanno reagito in evidente ordine sparso. Svariando dall'impotente Bush che ha lamentato la "reazione eccessiva" russa, al biascicato coro in falsetto della diplomazia europea.
di Massimo Maugeri (da Il Mattino, 29 luglio 2008)
Se cancellassimo le opere di autori del calibro di Verga, Capuana, Pirandello, De Roberto, Tomasi di Lampedusa, D’Arrigo, Brancati, Sciascia, Bufalino, Quasimodo, Vittorini - e citiamo anche Martoglio, Pizzuto, Aniante, Patti, Addamo, Buttitta, Fiore - la letteratura italiana subirebbe un colpo mortale. Perché non c’è alcun dubbio che questi autori, tutti siciliani e tutti passati a miglior vita, abbiano tessuto con la loro scrittura - e in maniera significativa - le raffinate trame della letteratura isolana e nazionale che conta.
Ma che letteratura è, quella siciliana? Come la si potrebbe definire: letteratura dell’isolamento, del ritorno, del realismo, del malumore, della disperazione, della diffidenza, della contraddizione, dell’ironia, della malavita, della denuncia? E anche se fosse possibile decifrarla, racchiuderla nel significato statico di una parola, i segni identificativi che ne deriverebbero sarebbero ugualmente ravvisabili nelle opere prodotte dai narratori della Sicilia negli anni Duemila?
di Amartya Sen
Le nozioni di giustizia, diritto, amore per il prossimo sono solo «occidentali»? Il Nobel Amartya Sen sostiene di no
In un mondo in preda alle peggiori atrocità, la possibilità di utilizzare la ragione rappresenta sempre una speranza, e ciò è facile da capire. La ragione ci può aiutare a prendere coscienza dei nostri errori e a fare in modo di non ripeterli. L'autore giapponese Kenzaburo Oe, per esempio, teorico e visionario della società, sviluppa con forza l'idea che la nazione giapponese, grazie alla comprensione della propria storia imperialista, ha tutte le ragioni per impegnarsi nella difesa della «democrazia escludendo ogni ricorso ad un'altra guerra». Che ne è dell'argomento scettico secondo il quale il campo del ragionamento sarebbe limitato dalle differenze culturali?
di Beppe Sebaste
[estratto da
"Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne", Laterza, € 9.50]
Sulle panchine ci si siede per leggere. È una vista così consueta – quella di un lettore o di una lettrice, con un giornale o un libro in mano – che da sola riempie una panchina. Anch’io non ho mai cessato di farlo, e questo dall’infanzia.
Nel mio primo ricordo di lettore cosciente mi vedo su una panchina nel giardino sotto casa, separato dalla strada da un muretto e un’inferriata. La panchina era privata ma era una di quelle vere, arrotondate, a listelli verdi di legno, e restai lì disteso un pomeriggio intero con una pila alta come me di Tex Willer. Avevo imparato a leggere da poco, e quei fumetti appena scoperti (me li aveva prestati il figlio più grande di una vicina di casa) mi eccitavano come i western al cinema (anzi, perché non fanno film così belli? – mi chiedevo).
di Valerio Evangelisti
Ogni giorno si apprendono storie tremende, e tante di esse hanno a che fare con “forze dell’ordine” che, certe di un’impunità ormai pluridecennale, si permettono ogni tipo di crudeltà su persone indifese. Del resto è di questi giorni la sentenza per le torture nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 del 2001. Per una volta il tribunale ha riconosciuto le colpe di una quindicina di agenti accusati (e questo è, in un certo senso, un piccolo passo avanti), ma nessuno di essi sconterà la pena. Nel frattempo sono rimasti in servizio e hanno fatto carriera. Sotto i governi di centrosinistra come sotto quelli di centrodestra.
Non voglio generalizzare. Esiste un manipolo di poliziotti (ho il piacere di conoscerne alcuni) e anche di carabinieri spaventati dai progressi che il fascismo, inteso come ideologia della sopraffazione su chi non si può difendere, fa tra i loro colleghi, specialmente se in posti di comando. La piaga che sta avvelenando la società italiana si manifesta anche in quell’ambiente, è ovvio. Con la differenza che parliamo di persone autorizzate a portare armi, e a usarle.
di Alberto Prunetti
Si è parlato a lungo della questione delle impronte, da prendere ai rom "che delinquono", ai rom in genere, anche ai bambini rom, con cerchi d’applicazione nella strategia di controllo variabili secondo i deliri degli imprenditori politici della società disciplinare.
La strategia di una parte della sinistra, anche in buona fede, è stata quella di rispondere: “prendetele a tutti”, “prendetele anche a noi”. Un errore grave. Le impronte non vanno prese a nessuno. Tanto meno a chi, come i rom, è già guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, incasellato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato.
La controrisposta istituzionale (“le prenderemo a tutti, le prenderemo anche a voi…”) ha spiazzato molti sinceri militanti antirazzisti, ma era francamente prevedibile da chi guardasse le cose con la necessaria diffidenza critica. A maggior ragione, era ipotizzabile un allineamento veltroniano alla logica dell’allargamento dei controlli, a dispetto del restringimento dei diritti.
di Valerio Evangelisti
[Questo breve intervento, nato come prefazione al libro di Philip Gosse Storia della pirateria, ed. Odoya, Bologna, 2008, pp. 349, € 20,00, è apparso in forma abbreviata di articolo sul Corriere della Sera del 3 luglio 2008.]
Philip Gosse riesce in un’operazione apparentemente impossibile: condensare in un numero limitato di capitoli un tema ampio che abbraccia diversi secoli e differenti quadranti del mondo, come la storia della pirateria. Lo fa con onestà, capacità di sintesi e chiarezza narrativa. Soprattutto, evita le seduzioni a cui si è prestata di recente certa saggistica, di matrice soprattutto libertaria, che ha scorto nelle “repubbliche dei pirati” (secondo la definizione di Hakim Bey, Le repubbliche dei pirati, Shake tascabili, 2008) il regno dell’utopia, o addirittura della rivoluzione sessuale. Pure sciocchezze, visto che dai Fratelli della Costa fino a Jean Lafitte e oltre, per non parlare di tempi più remoti, i fuorilegge del mare hanno sempre unito, alle attività consuete di rapina, quella altrettanto fruttuosa di mercanti di schiavi.
di Chiara Cretella
[Dopo la prefazione alla Teoria dell'insurrezione di Emilio Lussu, che Carmilla ha pubblicato pochi mesi fa, Chiara Cretella ci manda questo ricordo della moglie di Emilio, Joyce, antifascista altrettanto impavida, intellettuale brillante ed eccezionale figura di rivoluzionaria.] (V.E.)
E' bello sentire parlare di Emilio Lussu, oggi che probabilmente le ultime generazioni non conoscono neanche più il suo nome. Ma ancor più bello sarebbe sentir parlare di sua moglie, Joyce Lussu, partigiana definita “leggendaria”, guerrigliera, traduttrice, letterata, storica, ecologista e molto altro.
di Claudio Dionesalvi (*)
È da oltre tre secoli che nessuno s'accampava qui, sulle rive del Crati: il fiume che attraversa Cosenza e spiana la vallata fino a precipitarsi nello Jonio, poco distante dalle rovine dell'antica Sibari.
In città il Crati scorre dietro la stazione. I Cosentini hanno rinunciato da tempo a frequentare queste rive. In estate vi fiorisce spontanea una macchia intricata di erbacce. In passato, il Comune provvedeva a ripulire tutto, disboscando la foresta di canneti ed arbusti. Ma nell'ultimo anno, l'amministrazione comunale ha trascurato la pulizia degli argini. E ci si sono insediati centinaia di rom rumeni, regolarmente muniti di documenti europei.
di Tito Pulsinelli
[L'editoriale di Franco Ricciardiello L'estetica di Superciuk ha indotto Tito Pulsinelli, dal Venezuela in cui risiede, a inviarmi questa bella lettera.] (V.E.)
Caro Valerio,
il pezzo di Superciuk coglie il bersaglio, ha l’effetto dissolvente di un acido che corrode il grumo arrugginito del capovolgimento del senso comune.
Sono convinto del buon effetto disvelante di offrire lo specchio grottesco del “modernariato”, su altre forme della rappresentazione-interpretazione del reale.
Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita.
di Valerio Evangelisti
[Negli Oscar Mondadori è stato da breve ripubblicato il romanzo di Mario Soldati Lo smeraldo (pp. XLI-317, € 9,80), con una recensione di Pier Paolo Pasolini, un'introduzione di Valerio Evangelisti e una nota di Stefano Ghidinelli. Il volume fa parte della ristampa di tutte le opere di Mario Soldati curata dal prof. Bruno Falcetto. Ecco l'introduzione.]
Sembra incredibile che Mario Soldati sia stato contemporaneo di Alberto Moravia, per tanti decenni figura di riferimento della narrativa italiana. Tra i due autori non esiste la minima affinità. Nessuno “psicologismo” (senza che il termine abbia un significato negativo) in Soldati, nessuna pagina aspirante alla complessità. Invece un narrare fluido, libero, brioso, dove i caratteri sono disegnati dai comportamenti invece che dalla loro esplorazione. E un occhieggiare a distanza al romanzo “di genere”, senza peraltro aderire ai suoi canoni più vieti.
Appunti sul Paese Semplice
di Wu Ming, editoriale del n. 22 di Giap, VIIIa serie, maggio 2008

Alla fine il Paese Semplice è arrivato.
Anzi, meglio, il Paese Semplificato. Chi si auspicava questo esito ha il diritto di festeggiare. Non importa quale schieramento si sia sostenuto, e infatti sono in tanti a rallegrarsi per la fine delle contrapposizioni frontali: si saluta una nuova stagione, non avrà più spazio la "demonizzazione" dell'avversario politico.
Con ritrovata serenità si marcia sui campi nomadi, semplici molotov vengono tirate in svariate regioni da nord a sud. Si annunciano sereni e pacati pogrom. La fiammella accesa mesi addietro con
l'appello "Il Triangolo Nero" non poteva che essere profetica, e non consola il constatarlo né l'avere intuito che etc.
Cazzotti sciolti, calcioni in libertà, rilassati pestaggi nazisti lasciano morto un ragazzo per strada a Verona. Codino di merda, chi cazzo sei? Ti ammazzo.
Semplici adolescenti dell'estremo sud si rompono i coglioni di una loro amichetta? Ti cancello e ti butto in un pozzo.
Semplificare.
di Alberto Prunetti
[Pubblico queste righe con un certo ritardo rispetto alla loro stesura. Il lettore, pensando ai pogrom in corso contro i rom, non potrà non rendersi conto che la realtà si deteriora con più velocità della critica che cerca di descriverla. Mentre scriviamo di razzismo mimetizzato e di lessico dell’esclusione, la gente si attacca ai microfoni dei telegiornali vantandosi di aver lanciato una molotov in un campo rom. Non oso pensare di peggio per paura che accada.] A.P.
“Non sono razzista, ma…” Quanti discorsi balordi partono da questa premessa? Quanti pregiudizi, quanti stereotipi, quanta biliosa aggressività muove da questo assunto? Nient’altro che una strategia retorica? Rendere esplicito il pregiudizio per giocare d’anticipo su un’eventuale contestazione e poi sparare giù il carico di banalità, che è banale proprio nel senso che è condiviso dal senso comune, è amplificato dai media, è asserito da presunti esperti delle dinamiche sociali?
di Valerio Evangelisti
[Questo articolo è apparso su La Repubblica del 20 aprile 2008, a commento del libro Il diario perduto di Indiana Jones, ed. White Star, 2008, pp. 160, € 19,90.]
Leggendo questo curioso Diario perduto di Indiana Jones, il lettore si imbatterà, in data maggio 1939, in un riferimento sorprendente, dato che non è collegabile a nessun film dedicato da George Lucas al suo eroe. Vi si parla di certa Sophie Hapgood, di un mistero relativo ad Atlantide, di due dischi di pietra sovrapposti da fare ruotare per aprire chissà quale passaggio.
In effetti, nessuno dei film noti con Indiana Jones protagonista contiene temi del genere (né li conterrà il quarto film annunciato, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo). Alcuni lettori del Diario, però, non potranno trattenere un sorriso ed evitare un moto di nostalgia. I rimandi sono alla più avvincente e straordinaria creazione di George Lucas: Indiana Jones and the Fate of Atlantis. Un film o un telefilm mai giunto dalle nostre parti? No, un videogioco uscito nel 1992. Chi vi si sia consacrato non potrà mai dimenticarlo.
di Franco Pezzini
Qui la puntata precedente di Victoriana
“Ma il mio ipotetico lettore credo abbia già compreso qual era il tema che guidava le mie dita.
Mi interruppi avvertendo un brivido. Avrei voluto punire la mano colpevole e la bocca atteggiata a fischio che stava per accompagnarla. Decisi che doveva trattarsi di stanchezza, forse di un principio di costipazione. Mangiai senza alcun gusto il mio piatto preferito e rientrai prima del solito, disertando il tavolo da gioco di Mr. Utterson”.
Così, in un delizioso racconto, La danza della scimmia, edito alla fine del 2007 in un’antologia di cui si dirà, lo scrittore torinese Massimo Citi si diverte a giocare con la mitologia vittoriana. E l’eleganza sorniona dell’esercizio di stile suscita almeno due riflessioni per un rapporto tra letteratura, immaginario e riflessione sociale.
di Girolamo De Michele
• A Sbancor
• Su "l'Unità": Ciao Sbancor, maestro profetico di controinformazione
• Su "Liberazione": Sbancor, la nostra "talpa" che aveva previsto l'11 settembre
• Tutti gli interventi di e su Sbancor apparsi su Carmilla.
• Su Rekombinant: Bifo su Sbancor
• Il "Diario di guerra" di Sbancor on line su DeriveApprodi
• American Nightmare di Sbancor on line su Information Guerrilla
Nell’agosto 2001 alcuni compagni del movimento di Genova e Seattle ricevono un documento messo in circolazione da un militante dal nome allora poco noto e dall’oscuro significato: Sbancor. Il documento si intitola: “La fine del pensiero unico. Dalla crisi del neoliberismo ai nuovi scenari politici”. È un’analisi sulla recessione già in atto (attenzione alle date: qualcuno avrebbe poi raccontato che la recessione economica è stata causata dall’11/9), una recessione destinata ad essere sempre più dura.
di Carlo Loiodice
Il 12 aprile scorso Jenner Meletti su Repubblica fa un piccolo grande scoop: “Bella ciao”, l’inno della Resistenza, viene dalla Russia: In particolare ha origini klezmer ed è così vecchia che ne esiste una registrazione del 1919.
- Sai che novità! – Avrà pensato qualcuno abituato a sentirla in versione marziale cantata da un coro di omoni o suonata da una banda militare con piatti e grancassa. Invece, chi l’ha sentita in versione mondina da Giovanna Daffini o da uno dei canzonieri che proliferavano negli anni ’70, avrà fatto 2 e 2 4, concludendo che l’anonimo autore del testo resistenziale si fosse rifatto a un precedente canto di lavoro. Prova, in entrambi i casi, che la filologia non è roba per il primo dilettante che passa.
• A Sbancor
• Su "l'Unità": Ciao Sbancor, maestro profetico di controinformazione
• Su "Liberazione": Sbancor, la nostra "talpa" che aveva previsto l'11 settembre
• Tutti gli interventi di e su Sbancor apparsi su Carmilla.
• Su Rekombinant: Bifo su Sbancor
• Il "Diario di guerra" di Sbancor on line su DeriveApprodi
[Ringraziamo Stefania Scateni, responsabile delle pagine culturali de "l'Unità", per avere permesso la pubblicazione di un coccodrillo che non avremmo voluto stendere: quello in memoria del fraterno amico Sbancor, redattore di "Carmilla" e "Rekombinant", collaboratore de "Il manifesto". E' da parte della Redazione tutta altissima la vicinanza ai suoi cari in questo momento]
L’intelligenza che interveniva in Rete con lo pseudonimo Sbancor, il 9 aprile scorso, aveva lanciato nel Web questa analisi, che vale una profezia: “Al mondo non si è mai vista una nuova egemonia economica che non fosse anche egemonia politica e militare. Questo vuol dire che, se vi sarà un ‘decoupling’, se cioè le economie dei paesi emergenti traineranno l’economia mondiale, dovrà esserci anche un ‘decoupling’ politico e militare. Gli USA non hanno nessuna voglia di accettare questa ipotesi. Rinforzano la Nato: sono pronti ad allargarla fino a Georgia e Ucraina. Gli europei, che vedono con terrore i gasdotti che passano sotto la terra ucraina a rischio, se Putin chiude innervosito il rubinetto di Gazprom, lo impediscono”. Ed ecco la stoccata finale di una mente dalle forti propensioni narrative: “Particolare significativo: la riunione si teneva nel Castello di Ceausescu a Bucarest. I Vampiri prediligono alcuni luoghi, piuttosto di altri...”. Sbancor si riferiva al vertice Nato tenutosi in Romania.
di Tito Pulsinelli
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), lunedì scorso ha deciso di mettere in vendita 400 tonnellate d'oro stivate nei suoi forzieri, e di licenziare 380 dipendenti.
Il FMI ha bisogno di fare cassa immediatamente. La crisi in cui si dibatte da vari anni è seria, e non può più giocare a nascondino, o gingillarsi con dichiarazioni ad hoc cui non credono più nemmeno i monopoli mediatici.
di Jean Paul Sartre
Nel gennaio-febbraio del 1976 uscì il primo numero della rivista “Marxiana”, curata da Enzo Modugno, distribuita in libreria dalle Edizioni Dedalo. Inutile dire che all’epoca eravamo più giovani e che i tempi sembravano davvero far presagire qualche evento straordinario. Quell’evento venne davvero. E fu il 1977. Enzo aveva in precedenza curato l’edizione italiana di “Monthly Review”, la rivista di Sweezy e Baran. Io ed altri provenivamo dal movimento libertario. Insieme cercavamo la possibilità di coniugare Marx e le esperienze più radicali del movimento operaio: dai Consigli tedeschi, all’IWW, dal’anarcosindacalismo spagnolo ai moti studenteschi del ’68.
L’esperienza riuscì. "Marxiana" ebbe un successo editoriale incomparabile con le poche forze che la sostenevano. Il movimento del ’77 la adottò come rivista del movimento.
Ripubblicare oggi un testo di J.P. Sartre, scritto nel 1973, edito allora, non è filologia dei movimenti. Chiunque lo legga con attenzione potrà trovarvi riferimenti alle scelte elettorali che dovremo fare in questi giorni. E riflettere su cosa fare. [Sbancor]
Nel 1789 fu stabilito il voto censitario: significava far votare non gli uomini ma le proprietà, i beni borghesi, che non potevano dare i suffragi che a se stessi. Questo sistema era profondamente ingiusto poiché si escludeva dal corpo elettorale la maggior parte della popolazione francese, ma non era assurdo. Certo gli elettori votavano isolatamente e in segreto: questo tornava a separarle gli uni dagli altri e a non ammettere tra i loro suffragi che dei legami di esteriorità.
di Sbancor
Sulla scrivania ho tre schermi. Due sono di Bloomberg, il sindaco di New York. Uno manda in continuazione notizie dal mondo, l’altro disegna grafici su qualsiasi mercato, titolo, obbligazione o maledetta carta straccia “subprime” tu abbia in animo di analizzare e nel caso acquistare. Ma adesso non è proprio il caso.
Tenersi liquidi: questa è la parola d’ordine. Comprare, oggi non compra quasi nessuno.
Tranne i Sovereign Wealth Funds, dove vengono riciclati i petrodollari russi e arabi oppure i surplus commerciali del Far East.
Sull’altro schermo ho Google Earth. Sulla scrivania due libri: Il canto della missione di John Le Carré, e Hitler di Giuseppe Genna.
di Luiza Samanda Turrini
Per fare un discorso sui suicide bombers bisogna partire da quello che ci dice il senso comune. Il buon senso, la lucidità nazional-popolare, quella salda come la roccia.
“Nella loro cultura non c’è rispetto per la vita umana.”
“Sono dei pazzi”
“Puoi fare una cosa del genere solo se prima ti hanno fatto il lavaggio del cervello.”
“E’ tutta colpa dell’Islam.”
In realtà nella cultura musulmana c’è rispetto per la vita esattamente come “da noi”, mentre il rispetto della vita scende sottozero in qualsiasi contesto di conflitto bellico. Le coordinate morali di persone sottoposte al rischio costante di morire sono sicuramente diverse rispetto a chi vive dove la guerra non c’è.
di Sandro Mezzadra
1. Non v’è dubbio che abbia ragione Giacomo Marramao (“il Manifesto”, 17 marzo): “è impossibile afferrare il cuore del presente senza sottrarlo al rumore dell’attualità”. E tuttavia, mi si consenta il gioco di parole, il presente resta il cuore del problema. Il presente: ovverosia le tensioni che lo segnano, i rapporti di dominio che lo organizzano, il “rumore sordo della battaglia”, per citare Michel Foucault, che si combatte in una dimensione diversa da quella da cui proviene il “rumore dell’attualità”. Il presente: ovverosia i salari che non consentono di arrivare alla fine del mese, la precarietà e l’attacco alla 194, ma anche le pratiche con cui i soggetti dominati e sfruttati conquistano quotidianamente spazi di libertà e di uguaglianza.
di Miriam Milani
Esiste un problema di censura all'interno del servizio pubblico televisivo? La risposta immediata è: sì. Non è un problema, sono molti problemi. I casi più noti affiorano istantaneamente alla memoria del lettore. Il cosiddetto "editto bulgaro" comminato a Biagi, Santoro e Luttazzi. O i problemi con Raiot della Guzzanti. Il silenzio imposto alle giornaliste Carmen Lasorella e Alda D'Eusanio, tenute a stipendio senza che sia loro permesso lavorare. Il caso di Oliviero Beha e Radio Zorro. Il recente richiamo dell'Antitrust circa lo squilibrio con cui si dà voce e immagine ai partiti in corsa elettorale. Tutti bocconi amari che evidenziano quanto la politica interferisca nei piani editoriali di un'azienda pubblica, alla luce dello schermo catodico. C'è un caso ulteriore che, a nostro avviso, evidenzia con più danno questa policy, un caso in cui evidentemente non è la politica a intervenire, ma unicamente processi aziendali interni, e che va a tacitare ingiustamente uno dei pochi artisti interni alla Rai. Mi riferisco al silenziatore triennale imposto al regista Gilberto Squizzato [nella foto], autore di docufiction e film per la tv di alto spessore culturale e anche di successo di audience (come il suo Don Mazzolari, che ottenne uno share altissimo e venne distribuito in allegato a Famiglia Cristiana). Da anni è impedito a Squizzato di lavorare: perché? Il danno è quadruplice: ovviamente per il regista, poi per l'azienda che rinuncia a una risorsa artistica, quindi per l'essenza stessa e la missione del servizio pubblico, e, last but not least, per lo spettatore.
di Wu Ming 2[E' appena stato pubblicato on line il numero 21 di Giap, la newsletter elaborata dalla fucina Wu Ming. Da questo numero estraiamo l'editoriale, che ci sembra fondamentale per il momento storico italiano che stiamo attraversando - che pare una parentesi elettorale e invece esprime visioni che minacciano di modificare geneticamente il nostro futuro. Per accedere al nuovo numero di Giap, basta cliccare qui. Per iscriversi alla newsletter dei Wu Ming, questo è il link]
In un recente discorso alla Confartigianato, il candidato premier del Partito Democratico ha dichiarato che la sua "ossessione" è quella di "fare un Paese semplice". La frase riguardava in particolare la burocrazia, ma nei giorni successivi, ripetuta in altri contesti, è diventata un vero e proprio slogan: dal Paese normale di Massimo D'Alema al Paese semplice di Walter Veltroni.
di Girolamo De Michele
La scoperta dell’esistenza di trappole logiche è uno dei risultati più importanti della Scuola di Palo Alto, una corrente della psicologia che, partendo dalle analisi di Gregory Bateson, studiava le patologie della psiche puntando l’attenzione sulle relazioni distorte. Cos’è una trappola logica? Una struttura relazionale che non consente alcuna possibilità di sfuggire ad una relazione malformata. Ad esempio, la madre che regala due camicie al figlio, gli chiede quale delle due preferisce e, avuta risposta, commenta: l’altra proprio non ti piace, vero?
qui la prima parte
3. Il compito dello storico
Veniamo alla seconda questione: chi, e in che modo, deve prendersi cura delle rovine? Vi anticipo la risposta: è quel pensatore che, già trasformatosi in allegorista, si trasforma da allegorista in – uso una definizione di Sanguineti – “storico straniante”: «lo scrittore di fatti empirici, lo storico di cose, come critico dimissionario, è uno scrittore estraniante» (11). Questo passaggio dall’allegorista allo storico, in qualche modo, fa retroagire il Benjamin del Passagen-Werk sul Benjamin del Dramma barocco.
di Girolamo de Michele
[Pubblico qui, con qualche taglio, un lontano intervento benjaminiano, recuperato da un vecchio archivio che mi sembra abbia ancora qualcosa di attuale. Il testo fu letto in una giornata di studi benjaminiani a Bologna (9 nov. 1995), ed era dedicato ad Alex Langer: a distanza di tanti anni, non ho una sola ragione per non mantenere la dedica, che è sempre una forma di rammemorazione]
qui la seconda parte
1. Sotto l’ombra delle rovine
«C’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi…»*
Voglio dimostrare innanzitutto che l’Angelus Novus, in quanto Angelo della storia, appare solo e soltanto in un momento ben preciso, storicamente determinato; che la sua apparizione a Benjamin introduce una questione che potremmo così intitolare: “cosa fare delle rovine?” E che, infine, quella questione ne contiene un’altra: chi deve prendersi cura delle rovine, posto che l’Angelo vorrebbe, ma non ne ha la possibilità?
di Girolamo De Michele
a proposito di: Alan D. Altieri, Magdeburg – Il demone, Corbaccio, 2007, 660 pp., 19.60 euro; Sergio Valzania, Wallenstein. La tragedia di un generale nella guerra dei Trent’anni, Mondadori, 2007, 256 pp., 18 euro
Partiamo da una necessaria premessa: non esiste in questo momento in Italia una tendenza o una moda editoriale, più o meno indotta da un fantomatico turbomarketing, al romanzo storico. Con buona pace di chi fino a ieri abbaiava al “realismo thrilleristico” ed oggi crede di veder sorgere un'altra luna contro cui ululare, nel paese di Manzoni, De Roberto e Cuoco romanzi storici se ne sono sempre scritti: è nel DNA della nostra narrativa. Né esiste una tendenza al romanzo storico unico, o “d’eccellenza”: ci sono buoni e cattivi romanzi storici, tra i molti che ogni anno vengono pubblicati.
[Pubblico la prefazione all'antologia Tu sei lei, il "Best Off 2008" di minimum fax (€ 11.50), che ho curato. Il libro presenta otto scrittrici italiane contemporanee, che pubblicano racconti, micropièce teatrali, testimonianze di work in progress da romanzi-poema. L'atto, tuttavia è letterario in quanto politico. Per questo motivo mi sembra opportuno darne testimonianza qui. gg]
Io sono loro
In un periodo di emergenze – individuali e collettive, sociali e psichiche, ambientali in una senso catastrofico – ciò che è politico si restringe alla risposta all’emergenza. Ecco perché questa antologia, che raccoglie testi di otto scrittrici italiane contemporanee, è automaticamente un libro politico.
Lo è, anzitutto, perché è devastante ciò che siamo costretti a nominare, ad altezza 2008, “questione femminile”: ancora una volta, dopo tutte le conquiste ottenute dai movimenti di emancipazione, da donne e uomini che ci hanno preceduto, e dopo l’esplosione di studi appositi caduti sotto l’etichetta sbagliata “genderismo”, ancora una volta ci troviamo a fronteggiare una “questione femminile”. La colpa è di chi non ha saputo comprendere a quali conseguenze andavano incontro sismi sociali come quelli fortunamente imposti dai movimenti di liberazione e non ha vigilato su tali dinamiche conseguenze, non essendo capace di vedere che, nonostante le apparenze, un’immensa discriminazione e un’incontenibile violenza colpiva ragazze e donne: i colpevoli sono dunque ben individuabili – siamo noi. Noi chi?
di Girolamo De Michele
La comparsa di una lista nera di docenti universitari di presunta appartenenza alla comunità israelitica è apparentemente, nella sua scarna dimensione cronachistica - un blog, peraltro rapidamente oscurato, pubblica la lista condendola di insulti razzistici - una notizia di scarsa rilevanza. Passata l'emozione del momento, è anzi possibile che la notizia venga ribaltata in un'accusa all'isteria di quanti in queste ore stanno prendendo posizione, giustamente, contro questo atto odiosamente razzistico.
di Wu Ming 1
[Anteprima da Giap n.20, 8a serie - 11 febbraio 2008]
L'Italia è un ghetto, gated community, galera della mente. Negli sguardi il mondo è assente. Provincialismo, campanilismo, familismo, visioni sempre più anguste. Le lingue inciampano sugli idiomi forestieri, i media ufficiali alzano muri, presidiano i confini, fanno entrare in prevalenza fesserie, propaganda, mode effimere e gossip. Dentro, poi, è una nube perenne di gas, "l'onorevole ha dichiarato... il senatore ha detto... la coalizione... le riforme...". Non-eventi, commenti sui commenti, dibattiti dementi.
La Rete permette di comunicare col mondo, ma nessuno insegna a usarla al meglio, in modo conscio e responsabile, e anche lì si formano ghetti, énclaves, circuiti di celle di clausura in cui s'amplifica il provincialismo.
di Girolamo De Michele
a proposito di:
William Langewiesche, Regole d'ingaggio, Milano, Adelphi, 2007
Babsi Jones, Sappiano di sangue le mie parole, Milano, Rizzoli, 2007
Michael Herr, Dispacci, Padova, Alet, 2005
Un anno dopo la morte di Kubrick, Michael Ciment ricordava come il regista di Full Metal Jacket avesse fatto della guerra il soggetto di quasi tutti i suoi film: «Ogni genere gli ha sempre fornito il pretesto per illustrare una guerra: la guerra di coppia, la guerra del robot e del computer contro l'uomo, la guerra di classe». Narrare la guerra, per immagini o parole, è anche un modo per descrivere le relazioni umane, o quantomeno gli aspetti conflittuali di queste relazioni, senza passare dall’anticamera della psicologia: il discorso sulla guerra è allegoria della condizione umana. Due libri “di guerra”, usciti sul finire del 2007, possono aiutarci a penetrare i meccanismi di questa allegorizzazione.
di Franco Pezzini
A distanza di quasi vent’anni dall’avvio di quei Novanta che hanno visto un forte rinnovamento del fantastico e un revival del gotico, sembra una banalità sottolineare il peso assunto nell’immaginario collettivo dalla figura del vampiro. Certo è possibile che il successo della maschera conosca flessioni, forse persino imminenti: a livello cinematografico, per esempio, le fasi di crescita e apogeo del tema – gli anni Trenta/Quaranta e poi Sessanta/Settanta – sono state seguite da periodi di silenzio, quegli anni Cinquanta (fino al ’58) e Ottanta in cui troviamo le produzioni diradarsi in pochi titoli minori. Non stupirebbe dunque se l’età gothica iniziata coi Novanta e giunta ormai a muovere interi settori del mercato – quello, per esempio, vampiresco-adolescenziale alla Stephenie Meyer – dovesse presto vedere una fase di crisi e ripensamenti.
di Christian Raimo
Per esempio oggi sono a San Cleto. È domenica. C’è uno dei primi soli che dicono che già a febbraio è piena primavera. Passo ore a girare per le strade vuote, a spiare tra i balconi, a chiedere informazioni ai polacchi, a chiacchierare con il parroco, a veder sfilare i poveri – uomini imponenti in tuta che si accomodano un’espressione da bambini in faccia che sia credibile prima di rivolgersi allo sportello della Caritas, ci torno lunedì, mercoledì, altre volte, il sabato successivo, la mattina, il primo pomeriggio, a ora di pranzo, mi fermo a mangiare sempre dalla pizzeria casertana, ascolto lei la pizzaiola che si lamenta della crisi, la merciaia che si lamenta della crisi, i clienti che entrano che si lamentano della crisi, citofono al mio amico Giuseppe, mi impiccio tra i negozi, faccio domande ovvie, assaggio il caffè nei vari bar con la barista che mi dice qual è secondo lei la differenza tra qui e San Basilio (“Se sei di San Cleto, entri e mi dici buongiorno, se sei di San Basilio entri e mi dici Aho! Me fai ‘n caffè!, e io, guarda, ci sono nata e cresciuta a San Basilio…”), mi chiedo, le chiedo se è vero che il migliore caffè viene fuori verso le nove nove e mezzo quando la macchina si è scaldata ben bene dopo quattr’ore di attività, e alla fine dopo una settimana mi sento – come al solito – quasi empatico, a casa.
Incominciamo con il richiamare un dato,
rivelato dagli autori stessi: i Wu Ming, nel 2007, hanno venduto un terzo di tutti i libri venduti da quando hanno iniziato a pubblicare. Questa "operazione trasparenza" ha motivazioni che, al solito, non hanno nulla di narcisistico, poiché la stessa politica e poetica del collettivo costringe a un enorme lavoro di eliminazione delle tracce narcisistiche. Se si legge
l'articolo di Wu Ming sulle proprie vendite, ci si renderà conto che entrano in gioco considerazioni che si fanno politiche e che sono tali anzitutto perché, oggi, il politico è una modalità di assenso, variazione, sovvertimento o negazione del rapporto con il cosiddetto mercato, e di definizione di cosa sia infine il mercato: il mercato sono persone. Ciò detto, vorrei appuntare l'attenzione su un fatto grave che l'industria culturale sta sottacendo, praticando uno sterminio mnemonico in nome proprio di un'errata concezione del mercato: è la distruzione dei cataloghi, è lo sfoltimento dei tascabili. Qui è in gioco una battaglia politica che coincide con quella letteraria e a nome dei redattori di Carmilla tutti, che credo condividano l'analisi che sto per fare, viene qui annunciata la strategia che ci vedrà partecipi, in quanto autori, di questa lotta.
di Gianluca Giardino
La notizia echeggia prima sulla rete, rimbalzando sui siti di aggregazione di notizie come Digg e Reddit; poi arriva addirittura sulla stampa tradizionale americana.
Anonymous ha dichiarato guerra a Scientology, potente religione fondata da L. Ron Hubbard negli anni 50. La ragione sono i frequenti attacchi che la dirigenza della chiesa ha compiuto negli anni contro Internet, nel tentativo di zittire qualsiasi voce di dissenso. L'ultimo tentativo in particolare, ha fatto arrabbiare Anonymous. Un video promozionale del culto è infatti finito su YouTube: mostra un Tom Cruise che discute la sua fede con occhi spiritati. Decisamente inquietante e di certo non diretto ai non-fedeli. La chiesa di Hubbard ha reagito malissimo, obbligando YouTube a rimuovere il video (che comunque è ancora disponibile sul blog americano Gawker) Ma chi è Anonymous?
[Come accadde con la prima parte, questa seconda parte del saggio di Quadruppani è stata pubblicata da Il manifesto in forma mutila. Questa è la versione integrale.]
E’ possibile identificare la democrazia con la semplice rappresentazione parlamentare e col voto a scrutinio segreto? La democrazia è soltanto un modo di rappresentazione?
I movimenti sociali hanno il vantaggio di rimettere in gioco, nella pratica, le fondamenta stesse del senso comune che regola i rapporti tra le persone, di quell’insieme d’evidenze implicite che costituisce la comunità minimale senza la quale la politica non è possibile.
Nei mesi di marzo-aprile, poi a novembre 2007, universitari e studenti francesi si sono battuti a due riprese contro dei progetti di riforma che aggravavano la precarità e l’ineguaglianza.
E' un onore e una felicità, per una rivista come Carmilla, celebrare i vent'anni di vita di un'altra rivista, cartacea, che indefessamente ha affrontato e vinto, grazie alla pervicacia del suo editore e direttore, una sfida pressoché impossibile da condursi nel nostro Paese: parliamo dei vent'anni di vita di Poesia, magazine interamente dedicato al mondo dei versi, impresa eroica e riuscita il cui merito è ascrivibile nella quasi totalità a Nicola Crocetti.
Questa sera a Milano, nella prestigiosa sede di Palazzo Reale, Poesia si autocelebra e viene celebrata da importantissime personalità della poesia mondiale: il Nobel Seamus Heaney, il quasi Nobel Yves Bonnefoy, Tony Harrison e Titos Patrikios. Sarà Moni Ovadia a leggere versi dal numero speciale della rivista (dalle ore 21, posti fino a esaurimento).
di Girolamo De Michele
Conclusa anche in Italia la saga di Harry Potter e dei suoi compagni d’avventura (o almeno della prima generazione) con la traduzione del settimo volume, proviamo a tracciare qualche considerazione sull’oggetto letterario che da anni monopolizza l’interesse di milioni di lettori. Oggetto letterario e non semplice libro, dal momento che le vicende della saga del maghetto di Hogwarts sono cresciute di complessità e sfaccettature, spesso con improprie confusioni di ambiti nel corso delle discussioni. Proviamo quindi a considerare il libro sia come una storia che si rivolge a un pubblico di lettori, sia per gli aspetti mediatici ad esso correlati.
di Ignacio Solares
[Ignacio Solares è uno dei maggiori scrittori messicani contemporanei, di forte impronta cristiana. Il presente articolo è tratto dal settimanale Proceso n. 1590, 22 aprile 2007. La traduzione è di V.E.]
Per San Tommaso d’Aquino, ogni atto sessuale deve essere atto coniugale, e ogni atto coniugale deve essere atto procreativo. Qualsiasi trasgressione contro i comandamenti sessuali è per lui la lesione di un bene “divino”, poiché nel seme maschile è contenuta tutta la potenzialità della persona umana. Ne consegue che “dopo il peccato di omicidio occupa il secondo posto il peccato di impedire, in qualsiasi maniera, la procreazione” (Summa contra gent., III, 122).
di Donata Feroldi
[Segnalo la nascita di un blog dedicato alla poesia che esula dagli schemi abituali della blogosfera letteraria: si può interpretare come un'opera in progressiva espansione, colma di riferimenti personali e segnalazioni di testi, traduzioni, voci nuove. E' il blog di Mario Benedetti (http://blog.mariobenedetti.info), poeta tra i migliori che l'Italia sta esprimendo in questo tempo e già comparso più volte su Carmilla. Dalla moltitudine di contenuti attualmenti presenti sul sito, traggo un intervento, a mia detta fondamentale, che la critica, traduttrice, teorica e lessicografa Donata Feroldi ha steso in margine di una sua traduzione a uno dei testi più penetranti di Marguerite Duras: il finale, C'est tout. Di Feroldi si annuncia per il 2008 un'annata editoriale importante: per i tipi peQuod sta per uscire il suo testo teorico e critico La chiave della porta rossa - Leggere Victor Hugo; parti di un romanzo poematico che sta scrivendo verranno pubblicati da minimum fax nell'antologia Best Off 2008; probabilmente vedrà la luce il Dizionario Analogico della Lingua Italiana di cui è autrice per Zanichelli. gg]
I - In limineSiamo di fronte a un testo liminare. Non solo perché si situa al confine, sulla soglia, tra parola e silenzio (silenzio definitivo, inappellabile), tra vita e morte (dell’io che dice, l’io narrante / lo scrittore), ma anche perché la sua forma si situa al limitare tra prosa e poesia (poème-en-prose, verso, versetto, haiku, calligramma: brevi striscioline di parole lanciate come dadi o shangai sulla pagina bianca, desolantemente vuota). Tutto il possibile che urge nella scrittura sembra sparito. Il bianco sembra solo assenza, vuoto a cui si torna (dopo esserne emersi, ma così lontano). Frasi brevi, lapidarie: lapidi, epitaffi, sepolcri. Cenotafio, in realtà, da cui il corpo dello scrivente è assente: disfandosi, decomponendosi già qui (in vita), se ne va, si sottrae.
di Danilo Arona
Un giornalista americano di nome Devon Jackson scriveva negli anni'90 sul popolare settimanale newyorkese The Village Voice che "i serial killer sembrano essere ovunque, entrano nel meccanismo dell'intreccio di qualsiasi cosa, dalle serie TV a tantissimi thriller cinematografici, appaiono nelle mostre delle gallerie d'arte, nei fumetti e nelle figurine (almeno cinque raccolte diverse)". Un fenomeno del quale la docente di studi americani all'Università del New Mexico Jane Caputi, autrice del libro The Age of Sex Crime, tentò una sintesi in questo modo: "I serial killer sono l'emblema della nostra misoginia culturale e, a livello di microcosmo, l'equivalente della tecnologia che produciamo: bombe ai neutroni che vagano per le strade in cerca di vittime."
di Alberto Prunetti
[Le prime tre parti di questo intervento si trovano qui, qui e qui] A.P.
Forse l’unico popolo che non ha mai dichiarato una guerra. L’unico popolo che non ha mai preteso un territorio da governare, che non ha mai innalzato dei “sacri” confini da difendere a suon di mitraglia.
Hanno continuato a camminare, spingendosi da oriente a occidente.
Li hanno massacrati i nazisti negli zigeunerlager e nessuno ha riconosciuto il loro olocausto.
Oggi, più che mai, sono circondati dai sospetti e da pratiche che rendono le loro esistenze sempre più marginali.
di Alberto Prunetti
[Le prime due parti di questo intervento si trovano qui e qui] A.P.
Firenze, piazza della stazione di Santa Maria Novella. Sono circa le 23 del 5 ottobre 2007. I vigili urbani che pattugliano la zona, abituale ritrovo di tanti immigrati costretti a dormire all’aperto, identificano una coppia di rom rumeni, D.S. e D.S., e la loro bambina, L.S.C. La polizia municipale diffida il padre “a tenere la propria figlia L.S.C. in uno stato di disagio costringendola a dormire, durante tutto l’arco della giornata, all’aperto e allevandola conseguentemente in luoghi insalubri e pericolosi.” Il padre della piccola rom viene anche avvisato che “nel caso la bambina fosse rintracciata dagli organi di polizia continuamente in uno stato di disagio gli stessi, ai sensi dell’ art. 403 c.c., provvederanno a collocare la minore L.S.C. in un luogo sicuro[…]”
Ma qual è la storia di questa coppia di rom che è costretta a vivere per strada?
di Alberto Prunetti
Nella prima parte dell’articolo (clicca qui) ho messo in discussione l’idea che i rom rubino i bambini italiani. La seconda parte insiste nella sua pretesa di paradossalità rispetto al senso comune. Non solo non sono i rom a rubare i bimbi italiani: sono gli italiani a rubare i bambini ai rom. Secondo alcune stime si possono contare 500 casi registrati negli ultimi venti anni. Una statistica più dettagliata è in corso d’opera presso una università veneta, ma ancora non se ne conoscono i risultati.
In genere i rom perdono i loro bambini sullo sfondo di due contesti diversi.
di Alessandro Morera
[Leo Chiosso, paroliere, autore televisivo e cinematografico, scrittore e poeta, è morto il 25 novembre 2006, senza troppe commemorazioni. Se il suo romanzo Kuore è da tempo fuori commercio, Mondadori ha da poco pubblicato il libro Fred Buscaglione. I giorni di Fred (2007, pp. 124 con Dvd, € 19,00). Chiosso appartiene di diritto, a suo modo, alla storia del genere noir in Italia. Morera ne individua un inedito versante politico.] (V.E.)
Il ‘77 italiano per me, che all’epoca avevo 5 anni, lo vissi postumo di un lustro (nel 1982) poiché fu in quell’anno che iniziai ad avere una consapevolezza degli eventi storici e sociali che segnavano un’epoca. L’ ‘82 fu l’anno del massacro di massacro di Sabra e Shatila, della morte di Gilles Villeneuve e di Breznev, della vittoria ai mondiali di calcio in Spagna, ma per me fu anche l’anno che mi fece (ri)vivere il ‘77 e il suo vero spirito, uno spirito non necessariamente violento (come si tende a enfatizzare a sproposito di quell’anno, attraverso le tante, sicuramente troppe, parole spese in pubblico), anzi tutt’altro: uno spirito creativo gioioso, fantasioso e soprattutto impregnato di una tensione verso una libertà di sperimentazione nei campi socio-culturali e artistici ancor più evoluta di quella emersa nel fatidico ‘68.
di Alberto Prunetti
[Pubblico la prima parte di questo articolo mentre i telegiornali lanciano l’ennesimo scoop su una presunta organizzazione rom dedita allo sfruttamento dei bambini. Non conosco ancora la vicenda nel merito, ma sappiamo, da altri episodi, qual è la manipolazione sensazionalistica che si cela dietro a operazioni di polizia di questo tipo. Non posso nascondere il fatto che le condizioni in cui molti bambini rom vivono siano obiettivamente negative e disumane. Il problema è che le istituzioni per queste condizioni incolpano i rom e la loro cultura, e non se stesse, che di queste condizioni sono responsabili. Se avremo notizie sugli episodi di cui oggi parlano i telegiornali – e per notizie intendo qualcosa di più del frettoloso rimpasto delle veline della questura – interverremo anche nel merito dell’episodio in questione. Per ora basterà leggere le righe che seguono per vedere come lanci giornalistici simili si sono dimostrati operazioni di criminalizzazione volte ad alimentare lo stereotipo del rom ladro, infingardo, sporco e pericoloso per il benessere dei suoi stessi figli.]A.P.
Quella che segue è la registrazione dell'intervento di Wu Ming 2 al convegno per insegnanti
"Il diavolo in corpo - la Biblioteca delle Passioni Giovanili", organizzato dalla Fondazione Mondadori e svoltosi il 15 novembre 2007 in quel di Palazzo Visconti, a Milano.
Il titolo della relazione era "Scrivere in Rete", ma in realtà si parla di educazione alla Rete come strumento di una cultura partecipativa. Ne risulta una sorta di approfondimento degli ultimi capoversi scritti da Wu Ming per
l'introduzione a Cultura Convergente di Henry Jenkins:
Nessuno sembra capace di attivare un confronto sulle "competenze digitali" che sempre più determinano la formazione sociale, culturale e professionale degli individui. L'Età della Partecipazione, inaugurata dalla Rete, è carica di promesse: cittadinanza attiva, consumo consapevole, creatività diffusa, intelligenza collettiva, saperi condivisi, scambio di conoscenze. Tuttavia, se ci si aspetta di vederla sorgere all'orizzonte come un'alba scontata e inevitabile, si finirà per trasformarla nel suo contrario, producendo una nuova, vasta massa di esclusi.
A cura del Telefono viola di Bologna
[Lo scorso sabato 24 novembre Bologna ha ospitato un convegno sul cosiddetto “disturbo di attenzione e iperattività", una nuova “malattia” che colpirebbe i bambini troppo vivaci. Alcuni membri del Telefono viola di Bologna hanno distribuito volantini informativi su questa pseudo-sindrome e sugli psicofarmaci di riferimento, tra cui spicca il Ritalin. Sul luogo si erano raccolti altri contestatori e mentre la tensione saliva sono volati un po' di spintoni. I “disturbatori” sono stati condotti fuori mentre sul luogo arrivava la polizia, che procedeva alla denuncia per concorso in violenza privata di due volontari del telefono Viola di Bologna e di una terza persona. Vista l'importanza della critica dei trattamenti farmacologici dell'alienazione e del disagio, riproduciamo il volantino sul Ritalin redatto dal Telefono viola.]A.P.
Il ministero della salute nel 2002 ha autorizzato la sperimentazione del RITALIN, un farmaco "dedicato" ai bambini che si appresta entro sei mesi a invadere il mercato italiano. Gli psichiatri affermano che esiste una malattia psichiatrica dell'infanzia che consiste essenzialmente nel fatto che alcuni bambini sono distratti e molto vivaci. E' bene ricordare che la definizione di una nuova malattia nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali) non richiede vere prove scientifiche.
E' sufficiente che si compili una lista di domande, osservando il bambino: bastano sei risposte positive su nove per diagnosticare la ADHD (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder).
Si moltiplicano i casi di chi ci manda articoli con la preghiera di pubblicarli in un giorno preciso o entro breve tempo. Purtroppo, Carmilla non è in grado di assumersi un impegno del genere. Abbiamo una lista d'attesa che risale all'estate. Inoltre, per quanto ci sforziamo di mantenere un ritmo di pubblicazione quasi quotidiano, vanno messe in conto le assenze dei redattori per motivi di lavoro, che possono provocare pause.
Per accelerare l'apparizione di un articolo, è consigliabile che questo sia in formato testo e contenga pochi corsivi (che ci tocca rifare, uno per uno, manualmente). Sono gradite immagini di accompagnamento.
Va anche tenuto presente che i temi sono di norma alternati. Così, per esempio, un testo appartenente alla categoria "racconti" non sarà seguito, salvo occasionali eccezioni, da un altro appartenente alla stessa sezione. Idem per "recensioni", "cinema" ecc. A parte questi dettagli, un grazie sentito per i vostri contributi, che ci hanno consentito una crescita esponenziale. (V.E.)
di Serge Quadruppani. Trad. di Maruzza Loria.
[Il presente articolo è apparso su Il manifesto in versione mutila. Ne proponiamo il testo integrale.]
Forse non è indifferente che, con l’avvicinarsi di una settimana di scioperi e di movimenti sociali che dovrebbe decidere sulle possibilità di riuscita della restaurazione sarkoziana, nel momento in cui risorgerebbe lo spettro del grande sciopero dei trasporti del 1995 di cui Pierre Bourdieu s’era fatto portavoce, e che vide una buona parte della popolazione francese riscoprire il piacere dell’assemblea generale e dello slogan “tutti insieme”, i media dominanti da quella parte delle Alpi abbiano intanto sostenuto con una insistenza e una unanimità nord-coreana la campagna di promozione dell’ultimo libro di un “pensatore” del jet-set (1), prima di dare abbondantemente la parola a un autore che ha preso Bourdieu come bersaglio (2).
di Giuseppe Faso
[Ancora un intervento per contrastare la marea d'odio contro rom e rumeni. Carmilla ringrazia Giuseppe Faso — già insegnante delle scuole superiori e animatore del Centro Interculturale di Empoli, nonché autore di Le parole che escludono. Voci per un dizionario (Arci, 2005) — per averci concesso in anteprima questo pezzo che verrà pubblicato nella seconda edizione del suo saggio.] A.P.
Mercoledì 31 ottobre 2007, TG2 delle 20.30: la parola più gettonata è senza dubbio “efferato”. Voce colta, già per i latini, avvertono gli etimologi: ottenuta per parasintesi da “fera”, belva; il prefisso “ex-“ (ex-feratus, poi efferatus) è rafforzativo. La pronunciano infatti persone che si presumono colte: (pare) il presidente della Repubblica, (pare) il presidente del Consiglio, di sicuro il sindaco di Roma e segretario del Partito Democratico. La ripetono i giornalisti.
“Efferato” ed “efferatezza” emergono da una serie di altre parole che non colgo, nel mio andirivieni affannato tra la camera, la cucina e la doccia (la Tv è in un’altra stanza ancora). Non so di cosa stanno parlando, ma l’aggettivo “efferato” è una spia sicura: si tratta del delitto commesso da un cittadino rumeno.
[L'autore della recente summa pop Bruce Springsteen - Come un Killer sotto il sole ci invia questo intervento, che volentieri pubblichiamo. Segnaliamo che il dibattito sulla deriva fascio-xenofoba, che l'Italia ha assunto a proposito della questione rOmena (oltre a essere stato affrontato da Valerio Evangelisti, da Wu Ming e Lello Voce e Nevio Galeati, da Giuseppe Genna) sta dilagando su Lipperatura, il blog di Loredana Lipperini, dove si sta sviluppando con una serie di commenti che informano su cifre e riferimenti precisi, forniti da Wu Ming 1]
Risiedo a dieci minuti di macchina dalla baraccopoli di Tor di Quinto, a Roma [nella foto a destra], dove "viveva" l’uomo che alcuni giorni fa ha violentato e ucciso la signora Giovanna Reggiani.
Solo poche parole per dire che la scena dei poliziotti che in favore di telecamera radevano al suolo quelle che – pure se l’Italia intera vuol chiudere gli occhi – erano le abitazioni di PERSONE, destinando improvvisamente queste ultime ad un addiaccio odioso e ipocrita nel cuore di una sera d’autunno, questa scena, dunque, mi ha ripugnato fino al voltastomaco.
di Wu Ming, Lello Voce e Nevio Galeati
[Il dibattito sull'ondata di razzismo che si è levata contro i rumeni residenti in Italia, stimolato dal nostro editoriale Romania fa rima con etnia? o indipendente da esso, si è fatto vivace. Riporto tre interventi: quello dei Wu Ming, tratto dalla loro newsletter Giap; quello del poeta Lello Voce, apparso su Lipperatura; e infine quello del giornalista Nevio Galeati, scritto appositamente per Carmilla. Senza riportarlo integralmente per ragioni di spazio, consiglio anche il pezzo fondamentale pubblicato da Giuseppe Genna sul suo sito, in cui si fa il punto sull'apporto indispensabile dei rumeni alla cultura europea (ribatto: EUROPEA). In coda, due righe del sottoscritto.]
Wu Ming
Atmosfera da pogrom. Nel 1997 accadde qualcosa di molto simile con gli Albanesi - se non peggio, perché in quel caso non c'era nemmeno un omicidio con stupro a fare da detonatore, soltanto disperati che fuggivano in massa da un futuro di merda.
di Victor Hugo
[Sembrerà strano, ma la grande letteratura formula autentici esorcismi. In determinate congiunture, è salutare riproporli. Cos'è un esorcismo? E' la preghiera dell'anima: una preghiera priva di richiesta. E' un'invocazione che stende il tappeto sul ring, per nascondervi la botola da cui scappare. E' una vibrazione di tamburo che lo sciamano lancia al di là dello spazio e a favore di un tempo, di un evento specifico. E' il crollo della cattiveria umana, inciso su metope esenti dalla corrosione dei climi. E' una richiesta di domanda: la domanda onesta che deve porsi chiunque entri in contatto con un simile atto di magia linguistica. Carmilla si permette di lanciare un esorcismo, in un giorno particolare. Lo si legga, anche se non si comprende il motivo di un tale gesto. Trattandosi di un esorcismo formulato da Victor Hugo, non si sarà perso tempo e si sarà forse guadagnato qualche grammo di empatia. gg]Si sentiva incapace di proseguire.
Ahimè! In quel pugilato ad oltranza fra il nostro egoismo e il nostro dovere, allorché indietreggiamo così passo passo davanti al nostro ideale incommutabile, smarriti, accaniti, esasperati d'aver ceduto, disputando il terreno, sperando in una fuga possibile, cercando un'uscita, quale brusca e sinistra resistenza ci offre, dietro di noi, la base del muro!
di Gérard De Mai
[Pubblichiamo una traduzione, in versione adattata, di un breve intervento di Gérard De Mai sul tema dello “straniero” e delle politiche contro l’immigrazione, apparso in molti blog francesi.]A.P.
Per me è straniero l’egoista mascalzone che respinge l’affamato lontano dalla propria tavola, l’assetato lontano dal proprio pozzo, la miseria del mondo lontano dal proprio confort.
Mi è estraneo l’uomo capace, per servire il proprio interesse, di trattare gli esseri umani come bestiame, come attrezzi o merci.
Per me è straniero chi, per calcolo economico o per strategia politica, raccoglie gli uomini, gli infermi, gli asserviti, e li respinge verso una sorte crudele, verso la miseria, l’umiliazione, la paura, il dolore, la morte.
di Valerio Evangelisti (da Il Venerdì di Repubblica)
La più nota delle interviste filmate a Philip K. Dick, pochissime e rare, lascia un senso di sconcerto. Fu fatta verso gli inizi degli anni Settanta. San Francisco, la città in cui lo scrittore viveva, continuava a essere uno dei principali centri della contestazione pacifista e per l’eguaglianza razziale.
A un certo punto dell’intervista, dopo essersi dilungato sui misfatti dell’amministrazione Nixon e sul controllo esercitato sui movimenti da CIA e FBI, si inizia a comprendere come lo stesso Dick si consideri un sorvegliato speciale. Lo starebbero spiando e pedinando, quasi fosse un pericolo per il paese. Un’idea risalente all’effrazione del suo appartamento, pochi anni prima, che lo spinse a stabilirsi per qualche tempo in Canada.
Vero o falso? Pare che a qualche forma di sorveglianza fosse sottoposto, ma certamente ne esagerava i termini. Il che spinge a chiedersi se il massimo poeta della realtà fittizia fosse di sua indole paranoico. La risposta è controversa.
di Franco Berardi Bifo

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Lascia sottopassaggi, cripte, buche / e nascondigli. C'è chi sopravvive.
Com’è possibile rimanere estranei al dominio del capitale, quando la Metamacchina si è messa a ronzare nelle nostre teste, quando gli automatismi tecnici, psichici e relazionali invadono lo spazio della vita quotidiana? Questa domanda si pone l’intellettuale contemporaneo. Ma esiste ancora quella figura novecentesca che si chiamava intellettuale, ha ancora una ragion d’essere l’intellettuale? Io credo di sì. L’intellettuale è colui che non si fa i fatti suoi, ma si fa i fatti di tutti, diceva Sartre. E’ colui che si sforza di agire in condizioni di consapevolezza etica.
di Giovanni De Matteo e Fernando Fazzari
Bologna, necrosi di tessuto sociale e sogni distillati fuori orario. Raptus giovanile votato all’inseguimento di un fantasma urbano oltre la barriera generazionale. Insofferenza senile e soddisfazione borghese per ogni sbocco occluso alle nuove leve. Il continuum dei sensi si strappa. Il disagio s’infiltra sottopelle, pronto a evacuare per le strade, come da copione. Come da contratto.
Rossa democrazia da aperitivo in via Clavature che delibera sull’ansia da accerchiamento del Pilastro. Minaccia mussulmana che funge da meccanismo di innesco per nuove soluzioni amministrative, tra visioni altrove geneticamente incompatibili. E tutto si risolve in una mostra delle atrocità da esibire sotto i riflettori mediatici: sdegno popolare, appagamento borghese, nevrosi cittadina da sindrome da convivenza forzata.
Schizofrenia di una città sospesa nel limbo tra provincia e metropoli. Lontana dal mare, ma irta di scogli. Su questi scogli, il sogno s’infrange.
Cazzo, Bologna!
di Saverio Fattori
Ero ancora al lavoro, alcune informazioni confuse iniziavano a penetrare i muri della fabbrica. Claudio mi raggiunse al telefono. Non ricordo se armeggiavo già con telefonini o se presi la telefonata da un fisso aziendale. Aveva tutti i numeri degli uffici, eravamo stati colleghi per diversi anni, fino a quando non era evaso dal mondo operaio per il mondo operoso dell’imprenditoria. Mi assalì come una tempesta:
- Siete contenti adesso? Hai visto cosa hanno fatto i tuoi amici? Hai visto la televisione? Esci da quel buco di merda e vai a vedere cos’hanno fatto i tuoi amici.
Non capivo. Le voci di cui ero a conoscenza fino a quel momento facevano riferimento a disastri colposi, incidenti aerei in incredibile successione. Non capivo, ma una nube di imprecisati sensi di colpa elettrizzò l’aria attorno al mio cervello, dandomi una coscienza remota di eventi che ancora non potevo focalizzare.
Pochi giorni fa, sulle pagine culturali del Corriere della Sera, il critico Franco Cordelli affrontava temi nodali del nostro presente letterario (ma davvero solo del presente?). Lo faceva innalzando la discussione su un romanzo storico appena uscito, Una storia romantica (Bompiani, 569 pgg, 19 euro) di Antonio Scurati, per discuterne le strategie, per ravvederne supposti limiti, per tracciare un bilancio (fallimentare) di quanto è stato compiuto in 25 anni sul genere storico in Italia. Questo mio intervento non intende essere una recensione a Una storia romantica (a mio avviso, comunque, il più sapiente e profondo romanzo di Scurati), e non intende nemmeno essere una risposta diretta alle considerazioni di Cordelli, né tantomeno un saggio paraccademico sul romanzo storico. Intende rappresentare, invece, una serie di riflessioni da parte di uno scrittore che sta sulla linea del farsi del nostro romanzo, insieme ad altri suoi colleghi, da più di dodici anni. Intende essere una sistematizzazione di cosa sta accadendo al romanzo storico e al romanzo in genere (non di genere), per opera di chi pubblica da oltre un decennio narrativa che, pur essendo popolare e non volendosi di avanguardia per come l’avanguardia è intesa qui in Italia, sta sperimentando e lo sta facendo a mio avviso con un’autoconsapevolezza che l’area francese, tedesca e soprattutto angloamericana non è in grado di vantare.
Per esprimere quanto ho da sostenere, utilizzerò una tecnica retorica emblematica, come del resto Cordelli ha fatto: leggerò Una storia romantica di Scurati con categorie che smentiscono le conclusioni di Cordelli stesso.
di Wu Ming
[COFFERATI NON CAUSA MA TRISTA CONSEGUENZA]
Non è stato certo Cofferati, pur con tutti i suoi passi falsi, a fare di Bologna una città gretta, chiusa e di merda.
Lo era già prima e lo sarà pure dopo.
[...] "Tradizioni di ospitalità di Bologna". Quali, di grazia? Quelle dei proprietari di case che affittano in nero a cifre astronomiche, imbottendo gli appartamenti di disperati (e magari non vogliono negri e terroni)?
Quelle dell'ATC che ha approfittato dell'euro per aumentare il biglietto da 1300 a 2000 lire, e - guardacaso - concentra il controllo dei biglietti negli orari in cui i bus sono pieni di immigrati?
Quelle della lobby dei bottegai che ti "accolgono" in centro a zaffate di smog e si oppongono a qualunque riduzione del traffico pur di vendere a un coglione in più un paio di mutande a 40 euro?
Io in questo mito, in questa invenzione della tradizione, non mi riconosco.
Da decenni questa città campa sullo strozzinaggio immobiliare, oggi uno studente fuori-sede trova un posto letto in camera tripla in estrema periferia a 350 euro al mese se gli va bene (e settimana corta e zitto e mosca!).
Bologna è una città costruita su una piramide di lavoro nero e precario, buona parte del mondo delle cooperative "rosse" è mondo di precarietà e negazione dei diritti.
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
[A conclusione e a corredo del saggio, si presentano tre importanti documenti ampiamente discussi nel testo, con l’avvertenza che mentre i primi due sono ancora leggibili ai rispettivi link, il terzo, l’intervento di Antonio Di Pietro, sarebbe ora davvero virtuale, se non fosse stato a suo tempo prudentemente pubblicato come fonte. A volte, si sa, in rete scripta volant: meglio premunirsi]
“I fantasmi sono crudeli, con la realtà ci si può sempre arrangiare”. Questa frase diciamo “romantica” la feci mia negli anni ’70: l’epoca non la contraddiceva. Ha ancora un senso quando la cosiddetta realtà si rivela consistere della stessa sostanza di cui sono fatti i fantasmi (più o meno crudeli che siano)? E di che sostanza è fatto un fantasma? Ombra, sogno, eidolon, immagine, come quella della madre che Enea incontra nell’Ade (Eneide, XI), ma quando cerca di abbracciarla dolorosamente svanisce.
di Girolamo De Michele
SPECIALE: SULL'11 SETTEMBRE
• L'intervento di Valerio Evangelisti
• L'intervento di Giuseppe Genna
• L'intervento di Ward Churchill
[Questo testo è tratto da un saggio in corso di pubblicazione sul prossimo numero di Discipline filosofiche dedicato al tema del relativismo (g.d.m.)]
Perché la strage delle Due Torri è così importante nella percezione emotiva del presente mondo vitale? C'è, evidentemente, ben più che il mero dato numerico delle 2500 vittime “ufficiali”, e di altre presumibili 2-3000 vite di immigrati clandestini che erano al lavoro nelle Twin Towers, e che risultano “invisibili” persino nel computo dei morti.
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
4. Il meccanismo dell’arancia
Alcuni attenti studiosi e commentatori hanno messo l’accento sulla sostanziale inconsistenza della contesa sul maggiore o minore grado di affidabilità democratica di Polizia e Carabinieri. Scrive, ad esempio, Salvatore Palidda:
Mi sembra, en passant, piuttosto ridicolo disquisire sui sospetti caratteri antidemocratici dei carabinieri piuttosto che di altre polizie o… dei servizi segreti, come si fa a proposito della vicenda del documento del rappresentante del cocer e della legge sul riordino delle polizie e sul nuovo status dei cc. Al di là delle molteplici strumentalizzazioni degli uni e degli altri (cioè di componenti delle varie polizie, come dell’opposizione e della maggioranza), è noto che in tutte le forze di polizia sono presenti operatori democratici, anche se forse siamo in presenza di una tendenza dominante che asseconda l’andamento oggi socialmente maggioritario che va a favore di un certo autoritarismo sociale connotato da una chiara tendenza razzista.
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
Novantacinque milioni di che?
Ma non è finita qui. I rutti del Golem si susseguono. Il 31 marzo 2000 il manifesto rende nota la vicenda delle denunce che Valerio Mattioli un appuntato scelto della Benemerita, con più di vent’anni di servizio ha inoltrato a pioggia a circa ottanta procure italiane e al Garante della privacy. Si tratta di stabilire fino a che punto sia lecita l’attività capillare di schedatura praticata dall’Arma. Mattioli parla di 70 milioni di schede archiviate, cioè non distrutte dopo un periodo limitato di tempo, come prevede la legge. Il caso finisce in Parlamento. La prima reazione dei vertici dell’Arma è di comminare una sanzione disciplinare nei confronti del carabiniere: tre giorni di consegna per non aver informato i superiori. In realtà lo aveva fatto l’11 gennaio 1998, quando chiese chiarimenti al Comandante generale tramite i superiori gerarchici «sullo stato di applicazione della legge sulla privacy», ma non avendo ricevuto risposta, ai primi di agosto del 1999 si era rivolto alla magistratura.
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
Storie di Pappalardo
Tuttavia, a turbare i sonni più o meno sereni dei politici, soprattutto di quelli di Sinistra, qualche giorno prima dell’approvazione al Senato della legge 78/2000 si scoprì che dagli abissi imperscrutabili dell’Arma era partito un sinistro colpo di avvertimento. Solo un velo dello scenario che si stava prospettando, una lieve vibrazione del pendolo che però, scrutata oggi con occhio storico, svela tutta la sua inquietante carica ammonitrice. Il 21 marzo 2000 gli organi di stampa entrano in possesso della nota informativa n. 20 del Cocer dei Carabinieri, datata 11 febbraio 2000, nella quale si riporta il contenuto di una telefonata fatta il 9 febbraio dal Colonnello Antonio Pappalardo, presidente del Cocer, al presidente del Consiglio Massimo D’Alema. L’argomento naturalmente è la legge sul riordino delle forze di polizia, che sarà votata in prima battuta alla Camera il 23 febbraio. Pappalardo si lamenta con D’Alema: «Qualcuno vuole mettere in difficoltà l’Arma dei carabinieri […]. Se si vuole un’unica forza di polizia, si abbia il coraggio di farlo. Questo ovviamente comporterà l’annientamento dell’Arma».
da Agit-Prop
[Tito Pulsinelli ha letto, qui, il V-Day indetto da Beppe Grillo come un fenomeno di democrazia diretta, a torto scambiato per populismo. Altri redattori di Carmilla, pur accettando molte tesi di Pulsinelli, hanno del V-Day una visione molto più critica. Sintetizzo le loro posizioni con un articolo apparso sul sito Agit-Prop, riservandomi un brevissimo commento finale.] (V.E.)
Ne hanno parlato i tg. Due o trecento mila presenze in piazza a Bologna. Una rete satellitare dedicata, a seguire in diretta l’evento. Lui dirà dal suo blog di non essere stato considerato a sufficienza. Il suo pubblicò annuirà convinto. Quel che vogliono sentirsi dire. Ostracismo da casta.
Passare in rassegna i nomi dei panzoni della politica di professione. Metterli alla berlina e con ognuno procedere ad un sommario pelo e contropelo. Il salone di barbiere di Beppe Grillo piace. Affascina. Ingolosisce.
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
4. Pene d’amor perdute
La Polizia avvertì troppo tardi l’inconfondibile fetore del tradimento, ma non si arrese senza combattere. Il 12 gennaio 2000, a Roma, nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, uno dei locali che dipendono dalla Camera dei Deputati, i comunisti italiani ospitarono un Convegno dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia (ANFP) su "Democrazia, equilibri istituzionali e cultura della sicurezza civile. Commento all’Atto Camera n. 6249 (Riforma Forze di Polizia e coordinamento)". Gli atti del Convegno costituiscono una testimonianza fondamentale per la comprensione della genesi e della natura della riforma che in materia di ordine pubblico i governi di centrosinistra hanno regalato agli italiani.
di Tito Pulsinelli
La folla che ha colmato Piazza Maggiore a Bologna ha generato il suo primo effetto collaterale di rilievo. I forgiatori professionali di opinione pubblica, i commentatori che ricamano l’aria, gli intervistati “full time” e “a progetto”, hanno scoperto due parole magiche per il nuovo gergo da massificare.
Nel prêt-a-porter dell’autunno-inverno impazzeranno la “anti-politica” e il “populismo” che – dopo la sua gran auge nella cronaca internazionale - viene ora lanciato sulle bancarelle italiane. Due fragili barriere semantiche dei nuovi pompieri, inadatte a narcotizzare logica e significati.
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
[Riproponiamo su Carmilla questo saggio sulla riconversione strategica delle forze di polizia italiane ad opera dei governi di Sinistra nella legislatura 1996-2001, in obbedienza alle esigenze militari del nuovo ordine democratico mondiale, che a partire dalla prima guerra del Golfo è ancora in fase di definizione, e senza soluzione di continuità, sebbene con tragici colpi di scena. Il testo, scritto a cavallo dell’11 settembre 2001, è stato pubblicato in Guerra civile globale. Tornando a Genova, in volo da New York, Odradek, Roma 2001, pp. 163-228]
Dobbiamo avere delle forze di polizia e anche un corpo di carabinieri. La repubblica democratica italiana avrà i suoi carabinieri e li tratterà bene, meglio di quanto non li abbiano trattati i passati regimi.
(Palmiro Togliatti, Rinnovare l’Italia, Rapporto al V Congresso nazionale del PCI, Roma, 29 dicembre 6 gennaio 1946)
Ormai è Storia. La Lunga Marcia della Sinistra è finita, il mandato di Togliatti sull’Ordine pubblico adempiuto. Gli esecutori testamentari altri avranno a cuore gli adempimenti residui, non c’è da dubitarne hanno ben meritato il riposo. Poiché sono nella Storia è necessità che la Cronaca li escluda. Ubi maior, minor cessat. Leggeremo dunque la Sinistra nei libri, nel capitolo che le compete: tentasse di uscirne avrebbe l’insostenibile afrore dei riti vudù.
di Ward Churchill, a cura di Alberto Prunetti
SPECIALE SULL'11 SETTEMBRE
L'intervento di Valerio Evangelisti
L'intervento di Giuseppe Genna
Chiedetelo agli iracheni,
a quel milione e trecento mila morti tra le due guerre del golfo, assassinati dalle sanzioni economiche;
alle 150mila vittime “collaterali”, bombardate dagli aerei statunitensi nella prima guerra del golfo;
ai 77 mila civili ammazzati a partire dalla seconda guerra del golfo;
ai soldati, perlopiù coscritti, macellati a migliaia sull’autostrada della morte;
a quei 10mila uccisi a Basra 24 ore dopo che il “cessate il fuoco” era stato proclamato;
ai migliaia di anonimi sepolti vivi nella sabbia del deserto, che invocavano pietà davanti ai buldozer con la bandiera a stelle e strisce.
SPECIALE: SULL'11 SETTEMBRE
• L'intervento di Valerio Evangelisti
Poche sere fa, con calma posata intrisa di politically correct, Enrico Mentana rivendicava per la sua trasmissione, andata in onda per tutta l’estate, il fatto di non avere speculato sulla tragedia di Garlasco, trasformatasi in ben peggio che un circo mediatico: poiché il circo è divertente o tristissimo, i suoi artisti sono professionisti nomadi. Garlasco è invece una tragedia e lo è per una carica spettacolare che, ormai, di spettacolare, non ha più nulla. Il giornalista Mediaset dava poi corso alla puntata: mezz’ora a disposizione per un rappresentante delle teorie alternative alla verità ufficiale spacciata sui fatti dell’11 settembre, e pari tempo a un debunker dei debunker, a conferma di quella verità ufficiale. Tutto ciò, non prima di avere trasmesso un frammento del nuovo video di Osama Bin Laden, che, con consueta puntualità a vantaggio dell’allarme americano, celebra quella che dovrebbe essere la sua impresa, con barba rinnovata, attaccatura nasale fisiognomicamente distante dall’originale e posture corporali inedite. Potrebbe dirsi, tutto ciò, una carnacialata, e invece non lo si può dire, a fronte di 2.500 morti americani nell’attacco dell’11 settembre e a quelli, americani ma soprattutto iraqeni e afghani, che ne sono seguiti. Meglio: che sembrano esserne seguiti.
di Valerio Evangelisti
[Da oggi e per alcuni giorni pubblicheremo interventi di alcuni redattori di Carmilla – diversi per lunghezza, approccio e contenuti - sull’11 settembre 2001 e su ciò che ha rappresentato.]
Per parlare dell’evento in sé bisognerebbe conoscerlo. Anche senza essere complottisti accaniti, va riconosciuto che l’amministrazione statunitense ha diffuso dei fatti dell’11 settembre versioni lacunose e per nulla credibili. Enormi aerei passeggeri che aprono un buchetto o vi scompaiono, lunghe telefonate dal cielo in aree da cui chiamare col cellulare era impossibile, aviatori dilettanti che si scoprono capaci di pilotare un jet in circonvoluzioni acrobatiche, strani integralisti musulmani che frequentano prostitute, bevono alcool e, una volta ufficialmente morti, risultano vivi e vegeti. E su tutti, troneggiante, questo bizzarro Osama Bin Laden mutevole d’aspetto, che parla solo in video e che da ultimo è apparso con una barba vistosamente tinta, così ringiovanito che Berlusconi dovrebbe prendere lezione da lui. Bah.
di Valerio Evangelisti (da il manifesto, 22 agosto 2007)
E’ impossibile restare indifferenti a Ravenna, oppure odiarla. Bisogna amarla, non ci sono alternative. Variano solo le ragioni di questo amore. Alcuni chiameranno alla memoria i ricordi dell’antica capitale bizantina, o la tomba di Dante. Pochi, come chi scrive, penserà invece alla città come culla e luogo simbolo del movimento operaio italiano ai suoi primordi, ed epicentro di tutta una moderna civiltà. Più di Bologna. Più di Imola, che pure diede il suo fenomenale contributo.
Emiliano per via paterna, romagnolo per sangue materno, dalla stazione percorro i viali che conducono al centro. Furono teatro della Settimana Rossa del 1914. Una storia complessa e violenta, lontana dalle placide diatribe tutte emiliane tra Don Camillo e Peppone, quarant’anni dopo.
di Salvatore Palidda
[Mentre ondate di allucinante leghismo transregionale, divenuto ormai norma antropologica nazionale, si scagliano contro lavavetri e immigrati di ogni tipo, amnistiati e rifugiati politici, riteniamo opportuno riproporre un brano da quello splendido libro che uscì per l'altrettanto splendida collana che fu InterZone di Feltrinelli,
Polizia postmoderna. Per un'etnografia del nuovo controllo sociale - € 16,53]
Polizia, controllo e disciplina sociale possono essere considerati come attività di fondamentale importanza per l'organizzazione della società. In altri termini, senza tali attività non esisterebbe regolazione delle relazioni, delle contraddizioni o dei conflitti tra individui e tra gruppi, e tra ognuno di questi e l'insieme della società. L'azione della polizia può essere pacifica se riesce a essere praticata attraverso la persuasione e la subordinazione a regole di comportamento condivise da tutti i membri della società. Invece, essa implica necessariamente il ricorso alla forza quando alcuni attori sociali non vogliono, non possono o non sono in grado di condividere tali regole. La trasgressione viene allora considerata come minaccia, violenza e lesione degli interessi o dell'integrità dei membri o dell'intera società. I trasgressori appaiono dunque come nemici di singoli individui o gruppi e dell'intera società, che tuttavia non fa che riprodurli adottando regole non condivisibili da tutti.
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
Nell’intervista concessa a Luciano Nigro in occasione dei festeggiamenti per il suo ottantasettesimo compleanno nella natia Pianaccio di Lizzano in Belvedere e pubblicata il 9 agosto scorso sull’edizione bolognese di Repubblica, Enzo Biagi racconta che «Giorgio Pini, cognato di un mio zio che si chiamava come me, incontrò Mussolini alla vigilia del gran consiglio che lo destituì», cioè poco prima del 24 luglio 1943. Nigro chiosa: «Lei in quei giorni scelse i partigiani». Biagi non fa una piega: «E mi trovai con gente di ogni classe…». Non è certo la prima volta che l’illustre giornalista glissa sui particolari, e crediamo sia giusto informare i lettori che non fu affatto «in quei giorni» che «scelse i partigiani», poiché qui le date contano e l’omissione non è innocente.
di Tito Pulsinelli
Negli Stati Uniti, dall’inizio dell’anno il settore finanziario ha licenziato 88.000 funzionari ed impiegati, mentre nel 2006 persero il lavoro 50.237 persone. I licenziamenti dall’inizio di agosto sfiorano i 21.000 (1).
C’è stata una forte impennata nell’esecuzione dei pignoramenti ed espropriazioni di appartamenti ed edifici: 179.600 nel solo mese di luglio. Il senatore C. Dodd retiene che “da uno a tre milioni di persone potrebbero perdere la loro casa”.
Queste poche cifre indicano con chiarezza la gravità della crisi del settore inmobiliario degli Stati Uniti, che covava sotto la cenere mediatica da molto tempo, ma veniva sistematicamente ignorata o minimizzata. Ora che l’esplosione è avvenuta, emergono le caratteristiche distruttrici di un collasso che sta facendo tremare il cosiddetto sistema finanziario internazionale.
di Nique La Police
[Dopo la sincera ma sconcertante, in quanto univoca e per nulla critica, intervista-coccodrillo rilasciata al Tg1 dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, a pochi giorni dalla morte di Bruno Trentin, cogliamo l'occasione per presentare un intervento segnalato da un amico di Carmilla, riprendendolo dal sito Senza Soste, periodico di (contro)informazione che vi invitiamo caldamente a visitare. gg]
Quando qualche storico, di quelli mossi da curiosità d'analisi e non dalle retoriche istituzionali, si occuperà delle vicende del sindacalismo italiano si imbatterà sicuramente nell'unico ricordo in memoria di Luciano Lama ad un anno dalla morte. Bene, nel 1997, dodici mesi dopo la sua scomparsa ,quello che era stato un potente segretario della Cgil era ormai caduto nell'oblio salvo che per una persona: Giovanni Agnelli che gli dedicò una pagina intera sul Sole 24 ore. Questo documento rappresenta, se lo si vuol analizzare con senso della curiosità e senza nemmeno troppo coraggio analitico, il sentimento di gratitudine del padronato italiano nei confronti del sindacalismo della sinistra storica per il contributo dato nel contenimento del radicalismo operaio degli anni '70.
La crisi dei mutui subprime e i mercati finanziari globali
di Sbancor
Una crisi sistemica potrebbe iniziare così. Oggi, giovedì 9 agosto alle ore 14.15 mi telefona un amico da un’agenzia di stampa tedesca. Mi dice che circolano rumors in Germania sulla crisi di una banca. Soggiunge, preoccupato, che “i rumors” si sono spinti fino a sostenere che per qualche ora è stato chiuso il mercato interbancario. Gli prometto di informarmi. Recupero lentamente un po’ di lucidità dal torpore postprandiale. Apro Bloomberg scorrendo le market news. La prima notizia che attrae la mia attenzione è che la British Bankers Association ha comunicato che il tasso overnight interbancario, il cosiddetto London Interbank Offered Rate (LIBOR) è salito dal 5,35% al 5,86%. Il livello più alto dal 2001. Sembra che a determinare l’incremento siano le preoccupazioni sui mutui immobiliari “subprime” americani. Ora i “subprime” sono la grande paura che da febbraio agita i mercati. Si tratta di mutui ipotecari concessi a clienti che hanno redditi bassi e lavoro spesso precari, in quartieri che certo non assomigliano a Beverly Hills.
Angelo Orlando Meloni intervista Valerio Evangelisti
[Nel marzo di quest'anno il quindicinale letterario Stilos ha pubblicato una tavola rotonda sullo stato e il destino della fantascienza, intervistando vari specialisti: Marco Zapparoli, Sergio Fanucci, Valerio Evangelisti, Adolfo Fattori. Si trattava del montaggio di varie interviste separate, curate da Angelo Orlando Meloni. Qui pubblico solo le domande di Meloni e le mie risposte.] (V.E.)
AOM - Queste ristampe di autori fantascientifici fuori dai confini delle vecchie nicchie (con tanto di approccio filologico a testi che prima uscivano nelle collane popolari) è un fenomeno casuale, oppure siamo di fronte a un cambiamento nell’editoria e nei gusti dei lettori? (La storia della Fanucci è emblematica, basta dare una scorsa al catalogo per rendersi conto di come sia mutata e si sia allargata l’offerta.)
di Sbancor
"Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati." Sura IX, 29 [Quando Allah è piccolo piccolo]
In Italia bisogna leggere i romanzi per conoscere ciò che dovrebbero scrivere normalmente i giornali. In Inghilterra a volte i giornali sono molto meglio dei romanzi. Il “caso BAE (Bristish Aerospace System)” è uno di questi. John Le Carré non sarebbe riuscito a descriverlo meglio. E’ quindi come un’opera d’arte che ci impegniamo a recensirlo.
di Silvio Antonini
[Ottanta anni fa Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti aspettavano di morire in un carcere nordamericano. Carmilla propone un articolo che ricostruisce la mobilitazione a sostegno dei due anarchici nella provincia di Viterbo, in un periodo funestato dalle campagne squadriste. Antonini è segretario e portabandiera dell’ANPI, comitato provinciale di Viterbo] A.P.
Il prossimo 23 agosto saranno esattamente 80 anni dall’esecuzione degli anarchici italoamericani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, arrestati nel maggio 1920 con l’accusa di duplice omicidio, a scopo di rapina, avvenuto nei sobborghi di Boston. Occorrerà aspettare più di mezzo secolo per la riabilitazione di questi due innocenti capri espiatori - poiché immigrati e rivoluzionari - della campagna antiradicale e xenofoba che riguardò gli Stati Uniti degli anni ’20, a ridosso della Grande Depressione.
di Valerio Evangelisti (da Letture n. 595, marzo 2003)
Se non sbaglio, il primo romanzo horror che lessi fu nientemeno che Dracula di Bram Stoker, nell’edizione Pocket Longanesi. Mi piacque moltissimo, ma non ne fui spaventato più di tanto. Il cinema mi aveva già preparato a ben altri orrori; i sogni, anche.
Circa l’horror cinematografico, l’impatto più forte fu non con un film intero, ma con un provino. Dovevo avere sei o sette anni quando, in un cinema parrocchiale di Bologna, dopo una pellicola per bambini passarono il trailer de La mummia di Terence Fisher. Quella notte quasi non riuscii a dormire: nella mia cameretta, vedevo la mummia in ogni ombra più scura e apparentemente più mobile delle altre.
di Darko Suvin (trad. di Francesca Valentini)
2. Pro e Contro
CONTRO: Prenderò qui in esame come primo testo la Summa Technologiae, scritta (incredibilmente) intorno al 1960 e pubblicata in polacco alcuni anni più tardi. Si tratta di una descrizione panoramica, all’epoca certamente ineguagliata, delle possibilità tecnologiche dei decenni e forse dei secoli futuri, che comprende riflessioni ben informate ed esaustive su civiltà cosmiche, “macchine pensanti” (l’intellettronica, per usare la terminologia di Lem), la costruzione di mondi artificiali più perfetti dell’attuale spazio virtuale (la “fantomatica”), e molti altri aspetti dell’”evoluzione tecnologica”. La prima volta che lo lessi fu nell’edizione russa degli anni ’70, che poi confrontai con l’originale polacco e con la traduzione tedesca del 1981, basata sulla terza edizione polacca; ho combattuto invano per un quarto di secolo affinché fosse tradotta negli Stati Uniti - nessuno voleva rischiare il denaro necessario a tradurre 600 pagine di un testo difficile scritto da uno straniero in una lingua sconosciuta. Ma, mentre do per scontato che anche oggi potremmo imparare molto da quest’opera, trascurerò totalmente le idee e i temi più significativi per concentrarmi invece su un presupposto chiave che definisce e limita l’opera: questo libro riguarda la progettazione di piani grandiosi senza una sola parola su chi sarà destinato a realizzarli.
di Darko Suvin (trad. di Francesca Valentini)
[Questo ricordo di Stanislaw Lem, scritto da Darko Suvin che è stato fra i primissimi a occuparsene, è uscito in edizione americana con il titolo “To Remember Stanislaw Lem”, in EXTRAPOLATION 47.1, 2006, e in italiano su ROBOT 50, primavera 2007] (Salvatore Proietti)
Stanisław Lem, romanziere, intellettuale e saggista polacco, è morto a 85 anni nel marzo 2006. Questo grande autore merita di essere ricordato e onorato in modo critico. Tenterò di offrire dapprima un panorama generale delle sue opere principali per poi focalizzare l’attenzione su due di esse, lasciando emergere punti deboli ed elementi di forza.
di Antonio Moresco
[Il mese scorso è uscito il primo numero di una bellissima rivista letteraria, Il primo amore, espressione cartacea del sito omonimo, altrettanto bello. Dall'editoriale di Antonio Moresco, La rigenerazone, traggo un brano che mi sento di condividere pienamente.] (V.E.)
Non facciamo che disperarci per la situazione del nostro paese. Ci arriva l'immagine di un paese marcio, in cui ogni movimento e ogni intento tendono a venire bloccati, in ogni campo. Dentro questa cancrena milioni di donne e di uomini cercano di continuare a vivere e a perpetuarsi. Molti cercano di non sottrarsi alle proprie responsabilità, pur all'interno di una situazione simile, anche se non si fanno illusioni. Si cerca di comportarci con dignità, nel proprio lavoro e nella propria vita, si prende posizione pubblicamente, si va a votare anche quando ti farebbero passare la voglia di farlo, ecc... Perché, anche se è evidente a cosa sono stati ridotti il nostro paese e quella cosa chiamata "democrazia", non ci si può permettere di ignorare la drammatica contingenza in cui ci troviamo.
di Valerio Evangelisti
[Sabato 14 luglio, nell'ambito del festival Le parole dello schermo, sono stati proiettati nella Cineteca di Bologna i film Sturmtruppen e Sturrmtruppen 2 di Salvatore Samperi, preceduti da un breve dibattito in cui chi scrive, Filippo Scòzzari e Tatti Sanguineti hanno ricordato la figura e l'opera del disegnatore Bonvi. Questa è la scheda che presentava l'evento.] (V.E.)
La vita di Bonvi (Franco Bonvicini) è facilmente riassumibile. Ecco come la espone, per sommi capi, un sito Internet, tra i tanti, a lui dedicato:
“Nato a Parma il 31 marzo 1941, Franco Bonvicini, più noto con lo pseudonimo di Bonvi, lavora per un certo periodo nello staff di uno studio di disegni animati ed esordisce nel mondo dei fumetti con Sturmtruppen, la prima e a lungo la più popolare striscia all'americana realizzata in Italia. Pubblicata dapprima sul quotidiano Paese Sera e poi un po' dappertutto, sia in Italia che all'estero, questa serie è in seguito stata affiancata da altri personaggi: dal cattivissimo e sfortunatissimo Cattivik all'ironico Nick Carter, dalle Storie dello spazio profondo (su testi del cantautore Francesco Guccini) alle drammatiche Cronache del dopobomba, che presentano una tragica visione di quello che resterà del nostro mondo dopo l'olocausto atomico. Scrive i testi di alcune storie per Zona X (ora pubblicate nella serie I Grandi Comici del Fumetto sempre per la Sergio Bonelli Editori) disegnate da Giorgio Cavazzano, ma non fa in tempo a vederle pubblicate: muore tragicamente a Bologna il 10 dicembre 1995.”
di Jadel Andreetto
"[...] provincia industrializzata
provincia terzializzata
provincia di gente squartata
1/4 al benessere
1/4 al piacere
1/4 all'ideologia
l'ultimo quarto se li porta tutti via"
(Rozzemilia - CCCP - Fedeli alla linea)
Il motore trasforma l'energia termica in energia meccanica, i pistoni scorrono nei cilindri, le ruote girano, il pilota è concentrato sulla pista. A ogni giro il suo team ha il cuore in gola. Sul podio assieme al vincitore ci saranno tutti. L’uomo con la bandiera sulle spalle incarna l’intera azienda con tutti i suoi dipendenti. La Ducati è una squadra e quando vince, vincono tutti. O quasi.
di Valerio Evangelisti
[Carmilla completa l'omaggio a Lovecraft, iniziato qui e qui, con questo scritto. E' l'introduzione al romanzo Il caso di Charles Dexter Ward, pubblicato dalla BUR alcuni mesi fa.]
Specialista in narrativa breve, Howard Phillips Lovecraft ha lasciato poche opere classificabili, un po’ a fatica, come romanzi. Una di queste è Il caso di Charles Dexter Ward (“The Case of Charles Dexter Ward”), di tutte la più compiuta. Non sono di pari livello, a mio avviso, né Le montagne della follia (“At the Mountains of Madness”, 1931), omaggio non troppo riuscito al Gordon Pym di Poe (è l’unico scritto in cui Lovecraft descrive nei dettagli alcune delle sue creature mostruose, e si perde nell’impresa per pagine e pagine), né lo stucchevole Alla ricerca della sconosciuta Kadath (“The Dream-Quest of the Unknown Kadath”, 1927, pubblicato nel 1943), ispirato alla prosa barocca di Lord Dunsany.
di Wu Ming 5
L’idea del trasporto individuale su ruote spinto da combustibili fossili è - insieme all’idea che sia giusto impiegare percentuali rilevanti delle risorse agricole del pianeta per allevare animali da carne- uno dei vettori principali che condurrà la presente civiltà all’estinzione, e con questa forse anche la Specie, e con lei molte altre specie attualmente viventi. Entità meccaniche dal design zoomorfo che deiettano veleni; capi di bestiame studiati per produrre tagli da carne che deiettano metano e gas serra. Articolazione semovente del concetto di metropoli, articolazione vivente del processo di desertificazione: il Futuro come deserta Metropoli.
di Alessandra Daniele
“Il vero maestro non è chi fornisce le risposte, ma chi suscita le domande” S.Tommaso
Una sola di quelle idee SF che Philip K. Dick spargeva generosamente a centinaia tra le sue pagine, altri autori la sfrutterebbero (e a volte la sfruttano..) per un’intera saga di dodici volumi.
Uno solo dei suoi personaggi, dal terrificante Eldrich, al tenero Jack Isidore del suo migliore mainstream, Confessioni di un artista di merda (“Confessions of a Crap Artist”, 1957 - pubblicato nel 1975) basterebbe come protagonista di una serie di successo decennale. Eppure PKD, oggi ormai universalmente apprezzato, fu invece privato in vita di tutto il successo che di certo meritava.
Una vita straordinaria, ma anche tragica, frenetica e logorante. Segnata da grandi dolori, turbolente relazioni affettive, luminosi entusiasmi, e abissale sconforto, coraggioso - e rischioso - radicale antagonismo al sistema di potere politico-economico, e sperimentazioni anfetaminico-lisergiche.
di Ugo Maria Tassinari
Questo testo è tratto dal nuovo libro di U.M. Tassinari Naufraghi. Da Mussolini alla Mussolini: 60 anni di storia della destra radicale per la collana tutti i colori del nero delle edizioni immaginapoli, pp. 223-240. Qui la prima parte. [g.d.m.]
Il Viminale raschia il fondo del barile per giustificare il provvedimento. Il rapporto dell’Ucigos ipotizza l’esistenza di un livello occulto ma non va oltre il controllo dei movimenti finanziari (da cui non affiora nessun illecito penale) e quindi deve fare marcia indietro. Dell’accuratezza delle indagini testimonia l’enfasi riservata a un presunto abboccamento («per organizzare un addestramento militare in Scandinavia») con due ultrà potentini, indicati come «esponenti del disciolto gruppo di Ordine nuovo». Nel 1973 i due giovanotti avevano quattro e tre anni.
di Alessandra Daniele
“La fantascienza è una forma d’arte sovversiva, che richiede scrittori e lettori con pessime abitudini come quella di chiedersi ’perché?’ ‘come mai?’ ’chi l’ha deciso?’ ” Philip K. Dick 1978
Quando l’impatto delle visioni dickiane ti colpisce non si ferma mai al livello della semplice affabulazione o sfida intellettuale, ma arriva fino in fondo, a frantumare il nucleo stesso del tuo principio di realtà, liberando l’energia cognitiva che vi è imprigionata, come una sorta di rivelazione. Questo non solo per la forza delle sue idee, ma anche perché in PKD la ricerca filosofico-narrativa è sempre fusa con la passione e la sofferenza umana quotidiana da cui nasce. E’ parola incarnata. La grandezza e l’unicità di Philip K. Dick (1928-1982) consistono infatti nell’essere capace di concepire e conciliare le idee più visionarie e rivoluzionarie - oltre i limiti imposti alla fantascienza - con i personaggi più credibili e umanamente complessi - oltre le capacità attribuite al realismo.
di Gilles Deleuze
Nel 1993 l'autore di Mille plateaux - il suo libro preferito - si era confessato a Didier Eribon, giornalista della rivista “Le Nouvel Observateur”, evocando grandi figure d'intellettuali Sartre, Canguilhem, Lacan e Marx e le sfide del suo felice lavoro di filosofo. “Le Nouvel Observateur” le ha pubblicate nel n. 1619 (16-22 nov. 2005), pp. 50-51 col titolo Le "Je me souviens" de Gilles Deleuze. Lo pubblichiamo nella traduzione di Luca Crmonesi, per gentile concessione dell’editore Ombre Corte, che lo ha inserito in appendice alla raccolta di scritti di Alain Badiou Oltre l’uno e il molteplice. Pensare (con) Gills Deleuze (g.d.m.).
SCRIVERE: Non scrivo contro qualcosa o qualcuno. Per me scrivere è un gesto assolutamente positivo: significa dire ciò che si ammira, non combattere ciò che si detesta.
di Ugo Maria Tassinari
Questo testo è tratto dal nuovo libro di U.M. Tassinari Naufraghi. Da Mussolini alla Mussolini: 60 anni di storia della destra radicale per la collana tutti i colori del nero delle edizioni immaginapoli, pp. 223-240 [g.d.m.].

Forza nuova è fondata il 29 settembre 1997 da Fiore e Morsello, esuli a Londra. La prima uscita pubblica è un meeting a Cave, un centro alle porte di Roma, feudo elettorale di Caradonna. Lo organizza Francesco Pallottino, ex skin, leader della band Intolleranza. La data scelta, festa di san Michele Arcangelo, afferma la filiazione ideale dalla Guardia di Ferro rumena. Il gruppo si caratterizza per il forte richiamo al fascismo storico e al cattolicesimo integrale e aggrega il dissenso giovanile della Fiamma, frange di skinhead e nuclei autonomi.
di Girolamo de Michele
[Nella foto: Buchenwald, 1945. Élie Wiesel è il settimo da sinistra nella seconda fila.]
Che alcuni uomini di chiesa - tra i quali Joseph Ratzinger - si scaglino contro Harry Potter e la negativa influenza che il maghetto avrebbe sulla gioventù (dopo tutto è vero: educa a pensare con la propria testa) può far sorridere. Che l'Avvenire, quotidiano della CEI, mandi a dire alla maggiore filosofa italiana, alla vigilia della pubblicazione del suo ultimo libro, che i suoi dubbi e le sue perplessità sull'ideologia religiosa non doveva stamparli, ma circoscriverli ai privati carteggi, inquieta già di più: sa di monito censoreo, di messa all'indice (e pazienza per il mediocre recensore che cerca con questi mezzucci il suo quarto d'ora di notorietà). Ma se ad essere attaccato dall'Avvenire è il premio Nobel per la pace Élie Wiesel – beh, c'è da preoccuparsi seriamente.
di Nevio Galeati
Gli arcivescovi difficilmente cambiano la propria visione del mondo; e questo può essere nell’ordine delle cose. Negli ultimi tempi però trovano sponde elastiche per le proprie carambole moralizzatrici in sindaci eletti dal centrosinistra e in autorevoli personaggi che amano definirsi laici. Senza cercarle, senza invocarle; così, ‘a gratis’.
L’esempio più noto è di appena qualche giorno fa ed è capitato a Bologna. Putiferio di proteste e vesti strappate per una mostra che doveva inaugurare il 29 giugno all’interno di vicolo Bolognetti, nel quartiere San Vitale. Mostra di illustrazioni a tema queer (il termine inglese significa ‘strano’, ma è divenuto quasi sinonimo di identità di genere non eterosessuale), era stata presentata al Forte Prenestino di Roma con il titolo La Madonna Piange Sperma; senza alcun clamore. Poi al momento di trasferire l’esposizione a Bologna, gli organizzatori, l’associazione CarniScelte, “proprio per evitare polemiche” (si legge nel loro sito) hanno deciso di cambiarlo in La violenza è cugina della trasgressione.
di Alberto Prunetti
[Mentre pubblico queste righe dedicate a Buenos Aires, ricordo ai lettori di Carmilla che continuano in Argentina i sequestri politici in un clima di totale impunità. Sono passati otto mesi dalla scomparsa di Jorge Julio Lopez, mentre si danno casi di sequestri “estemporanei” in varie zone del paese. Dietro a questi episodi, sembra evidente un progetto poliziesco di intimidazione.] (A.P.)
Città alluvionale, metropoli di riporti e di affluenti migranti, depositi espatriati di manodopera eccedente e affamata. Città di osterie sudice, di seggiole impagliate appese al soffitto e di santini blasfemi, città di tabaccai che non danno il resto senza prima aver recitato la propria genealogia – araldica di sfruttati, stipati su navi da carico, almacenes di vite in fuga.
Città di azzurro e bianco che si stende per chilometri quadrati di patriottismo, città di sacri valori, chiodati sulle stigmate di oppositori a cui si chiude la bocca con una sola parola: Argentina.
di Valerio Evangelisti
[Il presente testo, originariamente apparso nel 2005 su GQ, riflette in parte la relazione svolta in un convegno su L'Inquisizione tra storia e immaginario che si è tenuto a Trieste il 4-5 maggio 2007.]
Esistono, in Italia come un po’ in tutta Europa, “musei della tortura” che mostrano sempre gli stessi strumenti: il letto di chiodi, la Vergine di Norimberga, la ruota dentata, gli aculei per lacerare i genitali dei suppliziati, ecc. Si tratti di Milano, di Praga o di Carcassonne, negli opuscoli illustrativi delle esposizioni, stabili o itineranti, si dice ogni volta che simile armamentario era comunemente usato dall’Inquisizione cattolica, in Spagna, in Italia o in altri paesi. Questo anche quando tali macabri strumenti, tipo la famosa Vergine di Norimberga, erano palesemente destinati non a estorcere confessioni, bensì a provocare la morte della vittima.
di Jedel Andreetto
A volte la vita e l’opera di uno scrittore coincidono, altre volte lo scrittore scrive quel che avrebbe voluto vivere. Molto più raramente accade che un autore riesca a dare la misura della vita stessa, in termini poetici, filosofici e concreti nello stesso momento. È il caso di Jean Claude Izzo, marsigliese di padre italiano e madre francospagnola, che nella sua breve vita è stato molte cose. Bibliotecario, soldato in Africa (finito in carcere militare), poeta, giornalista, attivista del Movimento Cattolico Internazionale per la Pace, iscritto al partito socialista, militante comunista e soprattutto scrittore dilettante.
Il primo passo mosso in questa direzione risale al ‘93 quando il trimestrale “Gulliver” pubblica un racconto che costituisce il punto di partenza per il primo romanzo, pubblicato anni dopo nella Série Noire di Gallimard, Casino totale, edito in Italia da e/o.
di Girolamo De Michele
In ricordo di Letizia Gianformaggio (1944-2004)
Abbiamo visto nella prima parte come il messaggio del Discorso sulla legge naturale di Joseph Ratzinger sia sintetizzabile in tre mosse: posto che (1) il diritto non conosce alternative tra lex naturalis e diritto positivo, del quale (2) viene data una descrizione caricaturale, o comunque artatamente predisposta alla confutazione, ne consegue che, (3) essendo la modernità improntata al diritto positivo, essa modernità è il frutto avvelenato della incapacità «di vedere il messaggio etico, contenuto nell’essere, chiamato dalla tradizione lex naturalis, legge morale naturale».
Le cose stanno davvero così? Ovviamente no.
di Alessandra Daniele
Esistono generi codificati come una liturgia che da questo traggono anche parte della loro forza: il western, il poliziesco, il fantasy sword & sorcery… Esiste anche un tipo di fantascienza simile a essi, qualcosa a volte capace di confezionare prodotti gradevoli, ma che non esprime l’autentica essenza della SF che al contrario consiste soprattutto nella capacità – anzi, quasi nel dovere statutario – di rompere tutti gli schemi a cominciare dai propri. Molti fra i migliori scrittori di SF infatti partono dagli schemi più classici proprio per infrangerli, spesso ribaltarli completamente, e ottenere così il più spiazzante e antiretorico dei risultati.
di Girolamo De Michele 
Uno dei tratti distintivi del pontificato di Joseph Ratzinger è l'impressionante riduzione della complessità intellettuale e concettuale operata in un breve arco di tempo: dopo papi di grande levatura intellettuale e/o spirituale, contornati da intellettuali e politici di pari levatura (a titolo di esempio basti pensare all'asse Montini-Maritain-Moro) siamo oggi in presenza di un modesto conoscitore di cose filosofiche, circondato da acritici ripetitori e insipienti politici. Davanti alla pochezza logica e argomentativa di vecchie tesi riproposte senza neanche lo sforzo di un aggiornamento concettuale bisogna però fare molta attenzione a non sottovalutarne l'effetto performativo prodotto.
[E' in libreria il formidabile saggio
Scrittori e potere nell'antica Roma, una serie di incursioni folgoranti di Luca Canali nella tradizione classica latina. Pubblico di seguito la prefazione al libro, che il grande latinista mi ha concesso l'onore di scrivere pr il suo testo. gg]
Il panopticon di Luca Canali
“Gran parte delle storie letterarie o non sono letterarie o non sono storie”. E’ l’incipit che prepara la salita di tono orchestrata da René Wellek nell’introdurre la Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis, che raggiunge l’acme dell’entusiasmo poche righe più avanti: “Quando dichiarai che [quella di De Sanctis] è ‘la più bella storia letteraria che sia stata mai scritta”, volevo esprimere tutta la gioia che avevo provato nel constatare che De Sanctis era riuscito a scrivere una storia letteraria che era al tempo stesso storia e letteratura”.
La prefazione a Scrittori e potere nell’antica Roma potrebbe arrestarsi qui, non nel parallelo, ma nella perfetta coincidenza che si stabilisce tra la panoplia allestita da De Sanctis e quella offerta da Canali.
INTERVISTA A MICHAEL GREGORIO
di Jedel Andreetto

Spoleto - Dopo la decapitazione di Montepincio per la costruzione della COOP, le villette di Colle San Tommaso e di Colle Risana, la cava di Poreta spacciata ai cittadini come ippodromo, il progetto dello svincolo sud, l’elettrodotto che minaccia i colli spoletini, ora tocca anche al centro storico, che si va sempre più spopolando. È stata infatti autorizzata la costruzione di due palazzi già ribattezzati come “ecomostri della Posterna”, sulla Via Interna delle Mura, proprio sotto l’antica Torre dell'Olio, in uno degli scorci più incantevoli della città medievale, che sta per essere per sempre precluso alla vista dei cittadini e dei turisti di tutto il mondo.
di Slavoj Zizek
[Questo articolo è stato originariamente pubblicato su il manifesto del 7 settembre 2005 e rilanciato da Rekombinant. La traduzione è di Marina Impallomeni]
Sulla Chiesa cattolica in Croazia incombe uno scandalo imbarazzante: nell'orfanotrofio Alojzije Stepinac gestito dalla Caritas a Brezovica, vicino Zagabria, sono stati scoperti casi di gravi abusi sessuali. Le Organizzazioni non governative avevano cominciato a richiamare l'attenzione su di essi già nel 2002, quando al loro telefono amico giunsero telefonate disperate su pesanti e sistematici abusi verbali, fisici e sessuali su bambini. L'allora ministro del lavoro e del welfare, un membro dell'ex partito comunista che guidava la coalizione al governo, decise di bloccare gli interventi fornendo in seguito una spiegazione di deprimente sincerità: «Se avessi fatto qualcosa o avessi chiuso l'orfanotrofio, mi avrebbero crocifisso come il comunista cattivo che vuole sopprimere la Chiesa».
di Gaspare De Caro e Roberto De Caro
[Abbiamo già recensito il volume La sinistra in guerra, scritto da due dei nostri collaboratori più apprezzati, Gaspare De Caro e Roberto De Caro. Proponiamo ora, per la sua stringente attualità, uno dei capitoli del libro, già apparso su Hortus Musicus n. 10, aprile-giugno 2002.]
1. Arte denigratoria. Ossia, come ti eccito le folle e ti ingolosisco i servizi segreti.
"La stupidità, per farsi rispettare, inventò l’ingiustizia.
Perché essere ingiusto è, almeno, essere qualcosa."
(José Ortega y Gasset, Meditazioni del Chisciotte)
Prendete un benintenzionato nessuno pacifista, disposto in una pesca televisiva ad ingoiare esca, amo e canna. Prendete poi il più bello del reame, con nomea popolare di intellettuale e addirittura di critico d’arte, beniamino delle signore, del sacro emiciclo e dei telespot. Metteteli insieme a discutere non di film dei fratelli Vanzina, come sarebbe giusto, ma di bombe sulle popolazioni afgane, tanto per passare la serata.
La prima edizione di questo libro è datata 1970. Fu scritto in occasione di una scadenza accademica e sottoposto al giudizio di una commissione di colleghi universitari. Si era nel periodo immediatamente successivo al Sessantotto; personalmente ero conosciuto come un professore che aveva preso le parti del movimento studentesco; inoltre tutta la mia produzione degli anni ’60 era stata improntata all’analisi dei movimenti politici degli operai e all’approfondimento critico del marxismo. Il libro sorprese sia gli accademici per la scelta del tema (che cosa ne avrebbe fatto un marxista di Descartes?), sia i compagni del movimento (perché mai Negri perde tempo su Descartes?). La spiegazione che allora diedi, ai primi come ai secondi, la posso ripetere oggi a coloro che volessero chiedermi perché, dopo più di trent’anni, permetto che questo libro sia ripubblicato.
La risposta consiste in tre osservazioni e in una conclusione.
di Valerio Evangelisti
[Si moltiplicano le pubblicazioni di opere di Howard Phillips Lovecraft. Il pretesto è il settantesimo anniversario dalla morte dello scrittore americano. Il motivo reale è la scadenza dei diritti. Ma ben vengano entrambi, se il risultato è il magnifico saggio scritto da Giuseppe Genna sul suo sito. Da parte mia, ho partecipato al revival lovecraftiano scrivendo l'introduzione a Il caso di Charles Dexter Ward, RCS editore, già segnalato su Carmilla. La segue, nel libro, una decifrazione di tutti i riferimenti esoterici presenti nel romanzo, indirettamente polemica verso chi ha attribuito ad HPL fantasiose conoscenze iniziatiche. Propongo ora l'appendice. Il mio omaggio a Lovecraft proseguirà con il trattamento cinematografico del racconto di HPL Orrore a Red Hook, scritto per una casa produttrice spagnola ora scomparsa, e, più tardi, con l'introduzione al Charles Dexter Ward.]
di Valerio Evangelisti
[L'editore Fazi ha fatto la scelta intelligente di proporre, inediti o ritradotti, i romanzi migliori di uno scrittore potente e visionario: Robert Silverberg. E' ora in libreria Morire dentro (pp. 287, € 16,50), un vero classico della fantascienza contemporanea. Questa è la mia introduzione.]
Robert Silverberg è ben noto ai lettori italiani, ma, fino a tempi recenti, solo a quel segmento limitato di pubblico interessato al genere fantascienza. E’ molto positivo, ai miei occhi, che un editore non specializzato nel settore lo porti all’attenzione di una platea più vasta. La science fiction letteraria (non parlo qui di film o telefilm) non è più passione di una minoranza. Dopo Dick, Ballard, Vonnegut e altri, ha finito con l’interessare la generalità del pubblico colto. Inevitabile, quindi, la riscoperta di uno dei suoi esponenti più raffinati e colti in assoluto.
L’FBI indaga sui casinò virtuali: avatar rassicurati?
di Federica Manzon
Che aspetto hanno gli avatar dei federali? Hanno scelto capelli blu, ali di drago e facce di volpe? Sono donne provocanti e metalliche o uomini dall’aria artistoide o sono identici a se stessi? Quanto si sono mascherati questi agenti inquisitori per entrare là dove tutto non è finzione, ma è reale, una reale simulazione? Quale potere possono esercitare questi controllori in incognito nel luogo dove il virtuale semplicemente accade e accadendo apre alla possibilità di fare e inventare tutto, simulando?



Questo racconto, uno dei migliori mai scritti dall’autore, è apparso per la prima volta 45 anni fa sulla rivista “New Yorker”, il 16 luglio 1964. È la storia di Ned, un uomo ricco e sicuro di sé che ha appena passato la mezza età, con ancora addosso “l’agilità caratteristica della giovinezza”. È a casa di amici per un party in piscina, un giorno di mezza estate...
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