di Alessandra Daniele
Nel novembre 2010, ho pubblicato su Carmilla il saggio di Julián Díez Secessione, la provocatoria richiesta di divorzio fra le due principali anime della fantascienza, sempre più in conflitto, e sempre meno gemelle: l'allegoria, e l'avventura. Pur concordando sia con la richiesta, che con l'analisi a monte, sono in disaccordo sull'assegnazione del termine ''fantascienza'': credo infatti che spetti di diritto alla prima anima, in grado di esprimere e realizzare molto meglio le vere potenzialità della SF.
Per la seconda delle anime propongo un nome dalle prestigiose origini che la definisca in modo compiuto e inequivoco: Balle Spaziali.
di Alessandra Daniele
Il procedimento di base è lo stesso: agire sulla percezione della realtà, modificando così la realtà stessa. Ci sono però vari livelli. Al livello più basso, c'è chi lo usa per confondere: parolai, fuffologi, truffatori mediocri. A quello appena superiore, chi per convincere in modo palese: avvocati, pubblicitari, politici. Al successivo, chi per convincere in modo occulto: spin doctors, manipolatori del consenso su vasta scala.
Al livello più alto, c'è chi lo usa per costruire mondi.
Alcuni di loro costruiscono prigioni. Altri vie di fuga.
Philip K. Dick è uno di questi. Ciò che nell'ultimo capitolo della saga di Eymerich viene definito Rex Tremendae Maiestatis. Uno dei più potenti che si siano mai visti, anche se (quasi come lo stesso Eymerich) solo parzialmente consapevole del suo potere, e spesso in conflitto con esso.
PKD sceglie di costruire mondi che cadano a pezzi, perché svelino la natura ingannevole, precaria, e soggettiva della realtà, invece di nasconderla.
E a volte, proiettandolo al di fuori di sè, svela anche il suo stesso lato oscuro: Palmer Eldritch.
di Julián Díez
[Di cosa parliamo, quando parliamo di fantascienza?... Carmilla pubblica una proposta polemica dalla Spagna, nella speranza, forse vana, di rianimare il dibattito in Italia. A.D.]
La vera ragione della maggior parte dei problemi della letteratura che chiamiamo "fantascienza'', e ciò che secondo me la rende irrilevante nell'ambiente culturale, è la sua indeterminazione. Per molto tempo la fantascienza è (a fatica) sopravvissuta a due tendenze incompatibili che ne impediscono una definizione chiara.
Alcuni pensano che la fantascienza sia un semplice passatempo divertente.
Altri, me incluso, pensano che la fantascienza possa diventare un potente strumento letterario per elaborare ipotesi speculative sulla nostra società.
Temo che queste due posizioni siano ormai inconciliabili, almeno in Spagna, visto che hanno ben poco in comune, aldilà dell'origine.
di Uto Upim
Uno Yogi che si mangia Sai Baba. Uno yoga da praticare col guantone e il Sapientino. Un Maestro con tanto di mazza da baseball e chewing-gum che confonde la fonazione delle sue inarrivabili massime. Yogi Berra è stato, contemporaneamente, il più grande giocatore di baseball di tutti i tempi e il massimo saggio sapienziale occidentale nella modernità. Ora: il baseball è una versione acceleratissima del cricket, e questo già dice molto (cosa? Boh, chi se ne frega; comunque di certo non qualcosa di bello...). Però essere un uomo che si autotrascende vestito con cappellino e completo bianco - beh, non è da tutti. Per questo i Raeliani dovrebbero asserire che se ne sta sul pianeta extrasolare insieme a Buddha Cristo e Maometto.
di Alessandra Daniele
“Il vero maestro non è chi fornisce le risposte, ma chi suscita le domande” S.Tommaso
Una sola di quelle idee SF che Philip K. Dick spargeva generosamente a centinaia tra le sue pagine, altri autori la sfrutterebbero (e a volte la sfruttano) per un’intera saga di dodici volumi.
Uno solo dei suoi personaggi, dal terrificante Eldrich, al tenero Jack Isidore del suo migliore mainstream, Confessioni di un artista di merda (“Confessions of a Crap Artist”, 1957 - pubblicato nel 1975) basterebbe come protagonista di una serie di successo decennale. Eppure PKD, oggi ormai universalmente apprezzato, fu invece privato in vita di tutto il successo che di certo meritava.
Una vita straordinaria, ma anche tragica, frenetica e logorante. Segnata da grandi dolori, turbolente relazioni affettive, luminosi entusiasmi, e abissale sconforto, coraggioso - e rischioso - radicale antagonismo al sistema di potere politico-economico, e sperimentazioni anfetaminico-lisergiche.
di Alessandra Daniele
“La fantascienza è una forma d’arte sovversiva, che richiede scrittori e lettori con pessime abitudini come quella di chiedersi ’perché?’ ‘come mai?’ ’chi l’ha deciso?’ Philip K. Dick 1978
Quando l’impatto delle visioni dickiane ti colpisce, non si ferma mai al livello della semplice affabulazione o sfida intellettuale, ma arriva fino in fondo, a frantumare il nucleo stesso del tuo principio di realtà, liberando l’energia cognitiva che vi è imprigionata, come una sorta di rivelazione. Questo non solo per la forza delle sue idee, ma anche perché in PKD la ricerca filosofico-narrativa è sempre fusa con la passione e la sofferenza umana quotidiana da cui nasce. E’ parola incarnata. La grandezza e l’unicità di Philip K. Dick (1928-1982) consistono infatti nell’essere capace di concepire e conciliare le idee più visionarie e rivoluzionarie - oltre i limiti imposti alla fantascienza - con i personaggi più credibili e umanamente complessi - oltre le capacità attribuite al realismo.
di Alessandra Daniele
Esistono generi codificati come una liturgia che da questo traggono anche parte della loro forza: il western, il poliziesco, il fantasy sword & sorcery… Esiste anche un tipo di fantascienza simile a essi, qualcosa a volte capace di confezionare prodotti gradevoli, ma che non esprime l’autentica essenza della SF che al contrario consiste soprattutto nella capacità – anzi, quasi nel dovere statutario – di rompere tutti gli schemi a cominciare dai propri. Molti fra i migliori scrittori di SF infatti partono dagli schemi più classici proprio per infrangerli, spesso ribaltarli completamente, e ottenere così il più spiazzante e antiretorico dei risultati.
di Alessandra Daniele
Sembra cominciare come una semplice influenza l’apocalittica pandemia che sterminerà l’umanità, trasformando i superstiti in zombies vampiri, nel capolavoro più celebrato di Richard Matheson Io sono leggenda (“I am legend”, 1954). Ancora ignari dell’entità del pericolo, il protagonista e la moglie ne discutono a colazione durante la routine di quella che credono una mattina qualunque, in un flashback che è un esempio perfetto dell’arte di Matheson dell’evocare l’orrore più profondo e disperante in agguato dietro la fragile facciata del quotidiano. Quella cucina così simile alla nostra è già l’anticamera dell’inferno, l’amata moglie di Neville si trasformerà presto in uno zombie insieme a milioni di altri, lasciandolo unico sopravvissuto dell’estinta razza umana, tormentato interiormente quanto assediato dall’esterno, e per il quale è l’orrore a essere diventato routine quotidiana.
di Alessandra Daniele
Il termine fantascienza evoca spesso immagini di luccicanti astronavi lanciate alla scoperta di galassie e nebulose multicolori. In realtà però più che dello spazio esterno, la vera fantascienza s’avventura nell’esplorazione dello spazio interno, la psiche umana. Il viaggio più affascinante e sconvolgente che si possa intraprendere, e che richiede notevoli risorse di coraggio ed immaginazione .
Doti che non mancano certo ad Alfred Bester (1913-1987) che alla narrativa sf sa anche trasfondere l’impatto evocativo delle immagini e l’innovativo ritmo pirotecnico tipici del fumetto, segnandola così profondamente da essere riconosciuto sia come maestro della Golden Age, che precursore del Cyberpunk.
di Alessandra Daniele
TUTTI I LIBRI DI ROBERT SHECKLEY
Il primo anniversario della morte di Robert Sheckley è passato da poco, ma consolatorie celebrazioni ufficiali non gli si addicono. Non c’è niente di consolatorio nella sua narrativa. Al contrario è beffarda, sarcastica, iconoclasta, mirata allo spiazzamento cosmico del lettore. Fatta per smontare l’universo a partire dalla superficie delle convenzioni sociali, fino alle fondamenta delle leggi fisiche. Dimostrare l’assurdità di qualsiasi certezza di comodo, strappando la maschera della realtà per svelare l’inquietante nulla che la indossa.
Robert Sheckley esordisce negli anni ‘50 nel settore della sf sociologica – che fa capo soprattutto alla rivista “Galaxy” di Horace Gold – e contribuisce decisamente a fondarne la grandezza. I suoi racconti sono proiettili infallibili che inchiodano con la forza micidiale del paradosso e dell’ironia visionaria tutte le principali tendenze socio-politiche sviluppatesi dai suoi ai nostri tempi, e le eterne questioni etico-filosofiche che sottendono.
di Alessandra Daniele

Uno dei più radicati e superficiali luoghi comuni sulla fantascienza è che parli soprattutto di alieni, anzi ”marziani”, cioè omini verdi o calamari giganti, e perciò non di esseri umani, non di noi. Ma chi sono davvero gli alieni della sf? Chi c’è dietro le maschere variopinte e scagliose, dietro gli occhi oscuri, le chele, i tentacoli, gli artigli, proiezione visibile dei tratti ancestrali che si agitano in fondo alla nostra psiche?
L’eccezionale talento per il quale Jack Vance (John Vance Holbrook, 1916) è considerato un maestro della sf è in particolare la capacità di creare civiltà aliene straordinarie, immaginose e complesse quanto accuratamente cesellate, con la precisione d’uno studioso in grado di compendiare biologia, sociologia e storia, associandole a un umorismo elegante e tagliente, al gusto per l’intreccio avventuroso, e a uno stile sapientemente evocativo.
di Alessandra Daniele
Lo scopo della fantascienza non è prevedere il futuro. Al contrario di quanto sembrano credere i suoi principali detrattori, l'sf, quella vera, parla per metafore innanzitutto del presente, esasperandone le tendenze dominanti - a volte fino all'iperbole allegorica - per farle risaltare, svelarne le autentiche dinamiche, e le radici che affondano nell'eterno substrato inconscio dell'umanità. Ma proprio per questo diventa così spesso profetica, come un uomo che dalla cima d'una montagna riesca a vedere più in là di chi resta a valle, per il merito d'essersi scelto il miglior punto d'osservazione, la visuale più ampia.
Frederik Pohl, classe 1919, tra i fondatori dell’sf moderna e in particolare di quella sociologica, è uno di questi uomini. Gia negli anni 50 la sua narrativa, sempre caratterizzata da acute analisi e sarcasmo corrosivo, diceva di più sull'attuale delirio ultracapitalista di molti recenti trattati d'economia, e preannunciava la globalizzazione bellica del warfare fino alle inquietanti risonanze profetiche de Le navi di Pavlov (“Slave Ship”, 1957).
di Alessandra Daniele
Lo stile limpido e tagliente, il sublime sarcasmo, la fulminante genialità di Fredric Brown (1906-1972) fanno della sua ricchissima narrativa breve una galassia scintillante d’una miriade di stelle, ciascuna compatta ma potente e luminosa come una supernova. Ciascuna capace di riassumere in sé l’universo, per poi dispiegarlo davanti agli occhi del lettore in un lampo folgorante e chiarificante, fatto per comunicargli il piacere puro della scoperta fuso con l’emozione profonda della consapevolezza.
Esempio ottimo, e sempre drammaticamente attuale, il suo leggendario racconto Sentinella (“Sentry”, 1954). La profonda, sconcertante verità di cui rende consapevoli sui concetti di ”nemico” e di ”mostro” è una lezione di vita preziosa e indimenticabile, che merita sicuramente di prendere il posto nei libri di scuola di molta retorica fuffa. Mentre il beffardo, inesorabile finale del suo altrettanto giustamente celebrato La risposta (“Answer”, 1954) compendia (e per certi versi trascende) secoli di teologia, e contemporaneamente decenni di cibernetica.
di Alessandra Daniele

Tra i fondatori della letteratura fantastica moderna in tutte le sue forme, Fritz Leiber (1910-1992) è uno dei pochissimi grandi riuscito ad attraversarne da maestro tutte le ere principali, col suo stile elegante, e il suo immaginario potente e multiforme. Dalla Golden Age del suo straordinario L’alba delle tenebre (“Gather, Darkness”, 1943) alla New Wave della mitica antologia Dangerous Visions (1967) col racconto Per muovere le ossa (”Gonna roll the bones”) fino all’urban-horror dei nostri anni, anticipato da molta della sua narrativa breve. E come accade alla migliore letteratura fantastica i suoi primi capolavori non risultano oggi meno attuali di quelli più recenti.
di Alessandra Daniele

Robert Silverberg è un perfetto esempio di come nella fantascienza la creatività più immaginosa e visionaria possa dimostrarsi lo strumento migliore per raccontare la realtà.
Come molti altri grandi, Silverberg emerge negli anni 50 dal variegato maelstrom delle fanzine, scrittore già energico, ma non ancora raffinato. Dopo un periodo di crisi, coincidente con quello dell’sf stessa, al manifestarsi dei fermenti di quella rinascita che fu la New.Wave anche Silverberg rinasce come romanziere compiuto, pronto a dimostrare e realizzare l’intrinseca verità dell’apparente paradosso prima citato.
di Alessandra Daniele

Nella sua sf Sturgeon non dimentica nessuno. Parte naturalmente dagli emarginati e dai perseguitati, che sono sempre i suoi protagonisti principali, ma non scorda la gente comune resa spesso ”invisibile”, e quasi altrettanto isolata, dal grigiore della propria vita quotidiana. Come la protagonista di uno dei suoi racconti più famosi ed emblematici, Disco di solitudine (“Saucer of Lonelyness”, 1953) storia d'un manufatto alieno che raggiunge la terra non per preannunciare un’invasione o svelare un complotto galattico, ma per uno scopo a ben vedere più importante: creare un contatto fra esseri altrimenti destinati a una disperata solitudine. Un disco quindi molto diverso dai ”dischi volanti” che i miopi detrattori della letteratura fantastica sempre associano con spregio alla SF, e invece molto simile (quasi presago) degli hard disc dei nostri attuali computer che ci mettono in contatto a dispetto delle distanze.
di Alessandra Daniele

1933. Un ragazzetto scarno, sensibile e acuto lascia per sempre la casa del proprio conformista e arrogante patrigno, e s’immerge nel mare turbolento degli USA della Grande Depressione. Passerà attraverso una miriade di esperienze diverse, compresi i più eterogenei fra i proverbiali mille mestieri - dal marinaio al trapezista, dal chitarrista al manovratore di bulldozer - per poi approdare a una variegata comunità di”sognatori”, nella quale la ricchezza della sua immaginazione non sarà più condannata come una sorta di vizio sovversivo, ma, al contrario, apprezzata e incoraggiata anche come strumento per comunicare, per acquisire autocoscienza, e nel frattempo guadagnarsi da vivere. Lì diventerà uomo, scrittore, e infine maestro per i suoi colleghi contemporanei e futuri.
di Alessandra Daniele

Quando il giovane Asimov varcò per la prima volta la soglia della redazione di Astounding, le colonne fondanti che reggevano quel leggendario tempio laico della Golden Age erano due: Robert Heinlein, e Alfred Elton Van Vogt la cui pirotecnica immaginazione faceva da degno contraltare al pragmatico rigore di Heinlein.
Van Vogt era infatti, come dal titolo d’un suo romanzo del 1953, uno sfrenato Universe Maker, e non era tipo da adattare le proprie storie alle leggi della natura: preferiva adattare le leggi della natura alle proprie storie, spesso inventando anche le relative nuove scienze, per studiarle e spiegarle. Come la teoria dell’ “Universo Ombra”, o quella sulla ”Totipotenza delle cellule del corpo umano”, che, per quanto possa suonare bizzarra, nasconde sorprendenti profetiche assonanze.con le recenti scoperte sulle potenzialità reali delle cellule staminali.
di Alessandra Daniele 
Isaac Asimov, IA, ecco un altro acronimo evocativo, eppure insieme riduttivo. Perché, se Asimov, col suo ricco ed "ipertestuale” ciclo dei Robots, può sicuramente essere considerato l'Omero dell'Intelligenza Artificiale, il complesso delle sue attività letterarie supera di molto il confine di questa definizione, e diviene vasto quasi quanto l'Enciclopedia Galattica di sua invenzione.
L’immenso affresco Asimoviano di Storia Futura, costituito dal sapiente intreccio di ben tre saghe, e giunto ad abbracciare 50 millenni dell’intera galassia, nasce dai racconti Fondazione (Foundation, 1942), e Reason (1941, il secondo racconto sulla robotica, quello in cui vengono enunciate le famose tre leggi). Due piccoli semi, dei quali però, già il mitico editore di Astounding, John W.Campbell, saprà intuire il fecondo potenziale.
di Alessandra Daniele

L'acronimo di Robert Anson Heinlein ben richiama ciò che lo scrittore rappresenta nel pantheon della fantascienza: Il Dio Sole, la divinità maschile per eccellenza, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta. Potenza, incisività narrativa, ma pure inclinazione al militarismo e alla psicologia squadrata con l'accetta.
Eppure esiste un'affascinante produzione letteraria di RAH meno nota, ma non meno importante dei suoi ruggenti scenari bellici, che svela quanto la reale complessità dell'autore sia invece impossibile da schematizzare così facilmente. Ci sono racconti come Essi (They, 1941) o Confino (Coventry, 1940) che paiono richiamare suggestioni esoteriche, alludendo alla soggettività del reale, o interpretando l'esperienza di vita come una sorta di percorso iniziatico.




