di Filippo Casaccia
A fine agosto 2001 son finito a Barbados perché l’amico dell’amico aveva trovato una casetta a Saint James, sulla costa ovest, a un quarto d’ora di macchina dalla capitale Bridgetown. Non avendo precedenti esperienze caraibiche, è stata una vacanza abbastanza straniante.
L’isola è bella e le spiagge sono spettacolari, ma la popolazione non è particolarmente gioviale. I pochi austeri rasta non ti degnano neanche di uno sguardo, mentre tutti gli altri si fan dei grandi cazzi propri, anche perché il tipico turista caucasico di solito si rinchiude in un albergone a distribuire biglietti verdi e l’isola manco la visita.
Noi del turista bianco abbiamo solo il colore, perché soldi, pochini, e il vivere in mezzo ai locali desta più sospetti che simpatie, anche se alla fine della vacanza qualcuno che ci offre il pugno dicendo “respect and dignity” lo troviamo.
di Alberto Prunetti
Continuò a camminare nelle strade ormai illuminate artificialmente. La città non sembrava voler rallentare il ritmo. Il traffico rimaneva caotico e il rumore dei motori era superato solo dai colpi dei clacson. Bastarono pochi passi in direzione Corrientes e il suo stomaco cominciò a lamentarsi. Guardò le vetrine dei ristoranti. Evitò con la consueta attenzione i posti pieni di turisti e quelli con una clientela troppo affettata. Si atteneva a un’ipotesi che la realtà non aveva mai falsificato: i ricchi mangiano da schifo. Attraversò una strada, attratto da voci di ubriaconi e da un’atmosfera da taverna italiana degli anni Cinquanta. "Ecco il mio posto", pensò.
di Filippo Casaccia
[Carmilla, nel suo eclettismo, inaugura una rubrica di culinaria, "Il miglior ristorante in città". Gli autori saranno vari, la periodicità incerta. La inaugura Filippo Casaccia, uno degli autori del programma televisivo Le Jene, che qui e ora è nominato esperto di cucina della nostra testata. Seguiranno articoli dedicati a ristoranti insoliti e a volte lontani, ma degni di una visita, se si capita da quelle parti.] (V.E.)
Se avete letto Asterix in Corsica avete già più o meno un’idea degli isolani: un popolo di montagna che vive di fronte al mare, orgoglioso, passionale e bello (Laetitia Casta, per dire). E che mangia benissimo. Per noi italioti la Corsica è lì davanti e a Bastia ci arrivi in traghetto, più o meno comodo. Poi prendi la nazionale 193 verso sud e al primo rondò che indica Murato, t’inerpichi a destra. Venti minuti e ci sei, accolto su un poggio scenografico dalla chiesetta di San Michele, un romanico pisano zebrato da urlo: all’ignoto architetto medievale il classico bianco e nero a strisce doveva sembrare banale, ed ecco una lisergica fantasia di Lego intrecciati.




