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frecciabn.gif ULTIME NOVITA'

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   Il caso Battisti

di Valerio Evangelisti (ma Redazionale)

CesareInCarcere.jpgSolo poche righe. Male interpretando una notizia Ansa, ripresa dall'agenzia Brasil, la Repubblica on line titola: Il Brasile dà l'ok all'estradizione. Cesare Battisti tornerà in Italia.
Vi si spiega che Battisti, in carcere a Brasilia ormai da un anno, sarà estradato a patto che la sua pena sia ridotta dall'ergastolo a trent'anni (il massimo della pena previsto dall'ordinamento brasiliano).
E' una falsa notizia o, per meglio dire, un falso titolo. Lo si scopre leggendo l'articolo con attenzione. Si tratta infatti delle richieste del procuratore generale, non di una sentenza. Competente a decidere è il Supremo Tribunale Federale, davanti al quale si svolge la causa. Gli avvocati difensori di Battisti stanno presentando, proprio in queste ore, le loro controdeduzioni.

Pubblicato Venerdî 4 Aprile 2008

Maurizio Belpietro, neodirettore di PanoramaUna brevissima nota redazionale: sul numero di Panorama [settimanale diretto da Maurizio Belpietro, nella foto] attualmente in edicola è presente un articolo di Giovanni Fasanella intitolato "Intellettuali e pallottole: quelli che firmarono per Battisti".
In esso si afferma che il "sito dell'intellighenzia di estrema sinistra Carmilla online" avrebbe eliminato la lista degli intellettuali e cittadini che nel 2004 firmarono l'appello contro l'estradizione in Italia di Cesare Battisti.
Segue una conclusione travestita da ipotesi: "qualcuno si sarà vergognato di vedere per 3 anni il proprio nome sotto quell’appello e avrà chiesto di rimuoverne la traccia".
Brillante scoop.
Peccato solo che l'elenco dei 1500 firmatari sia ancora al suo posto, esattamente lì dov'è sempre stato. Bah.
Non usiamo sotterfugi, noi. In quasi quattro anni è accaduto una sola volta che un aderente a quell'appello chiedesse, legittimamente, di ritirare la propria firma. Com'era giusto e corretto, rendemmo pubblica la sua decisione. Era la primavera del 2004.
Da allora, tutto liscio e calma piatta. E Carmilla si vergogna a tal punto di aver fatto controinformazione sull'arresto di Battisti - scelta indubbiamente impopolare - da tenere in prima pagina una finestrella dedicata al caso (vedere a destra).
Le autentiche ragioni di quella mobilitazione (non oceanica, almeno in Italia) sono state spiegate più volte. Chi volesse conoscerle è invitato a leggere le "Frequently Asked Questions" su Cesare Battisti.
Ma... allora l'articolo di Panorama su cosa si fonda?
Noi non abbiamo modo di conoscere, tantomeno di ripercorrere, il tragitto dei pensieri del dottor Fasanella o del dottor Belpietro, per cui non ci permettiamo di trarre conclusioni, nemmeno travestendole da ipotesi. I lettori sono liberi di formarsi un'opinione. Grazie e buon proseguimento.


Clicky

Pubblicato Lunedî 3 Dicembre 2007

di Valerio Evangelisti

CesareBattisti.jpgBeppe Grillo, o chi per lui, agli inizi di aprile pubblica un video, nel suo blog e su YouTube, in cui viene intervistato Alberto Torregiani, figlio di Luigi Pietro Torregiani. Quest’ultimo, un gioielliere, il 22 gennaio 1979 era stato testimone di una rapina presso il ristorante “Il Transatlantico” di Milano. Aveva ucciso, assieme a un collega, il rapinatore, tale Orazio Daidone, siciliano. E ferito un avventore.
Il gruppo Proletari Armati per il Comunismo decide una ritorsione. Vengono uccisi, nella stessa giornata (16 febbraio 1979), Pier Luigi Torregiani a Milano, e un macellaio di nome Sabbadin presso Venezia (a sua volta uccisore di un ladruncolo). Qual è il problema? E’ che Cesare Battisti è stato accusato dell’omicidio di Venezia. MAI DI QUELLO DI MILANO, del resto simultaneo.

Pubblicato Domenica 17 Giugno 2007

di Francesco Forlani

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Vi prego
non cacciate la bilancia
a misurare i morti con quell’ago
che la si chiami storia, critica, rimpianto

“a te di più che a me hanno fatto male”
e via con gare tra la conta e il conto
da presentare a un altro, che non sia se stesso
di vittime e carnefici di stragi

Pubblicato Martedî 20 Marzo 2007

macavale.jpgdi Paola De Luca

Cesare Battisti - «Ma Cavale» - Prefazione di Bernard-Henri Levy e postafazione di Fred Vargas - Grasset/Rivages - 18.50

«Augusto pensava a questo, e immaginava ogni sorta di cose, giusto per bloccare la porta alla paura. Si sentiva male dietro alla maschera, la sentiva spostarsi di continuo. Non appena frenava il rumore dei ricordi, sentiva la maschera cigolare come un paio di scarpe nuove. Ci vuole tenacia per costruirsi una maschera solida. La sua non aveva mai il tempo d'asciugarsi, ce ne voleva una nuova ogni giorno».

Parole tratte da Ma cavale, ultimo libro di Cesare Battisti, scritto dalla fuga, volato in Francia con un low cost misterioso e specialissimo, rara avis. Lui, il suo testo, come un resto di storia collettiva cristallizzata e ficcata dentro un involucro trasparente, che a capovolgerlo si mette a nevicare.

Pubblicato Giovedî 4 Maggio 2006

di Valerio Evangelisti

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Questa primavera del 2006 si apre, per Cesare Battisti, sotto auspici un po’ migliori. Non si tratta solo dell’uscita in Francia del libro Ma cavale, di cui parla l’articolo di Fabio Gambaro di Repubblica riportato ieri. C’è di meglio, e tale da non essere propriamente consolante per il governo italiano uscente (senza farsi alcuna illusione su quello entrante). Prima di dire di cosa si tratti, mi permetto una breve digressione su certi comportamenti della nostra stampa presunta “autorevole”, quando si tocca un caso che suscita isteria.
Allorché Cesare Battisti fu arrestato, due anni fa, un cronista del quotidiano parigino ultraconservatore Le Figaro si dimostrò particolarmente immaginoso. Scrisse che Battisti era stato arrestato dopo una fantasiosa lite con un vicino di casa, asserì che quando, in Italia, era evaso dal carcere, lo aveva fatto pugnalando una guardia.

Pubblicato Venerdî 21 Aprile 2006

battisticague.jpgEsce il memoriale dell´ex terrorista fuggito per evitare l´estradizione in Italia. Sarebbe stato un pentito a dichiarare il falso, ma naturalmente è tutto da verificare. Per la prima volta si difende e nega i delitti per cui è stato condannato all´ergastolo. Nel libro si narra in modo un po´ romanzesco la fuga verso l´Oriente Bernard-Henri Lévy e Fred Vargas sostengono le ragioni del latitante
di Fabio Gambaro
[da Repubblica]

PARIGI - «Non ho mai ucciso. Sono colpevole d´aver militato in un gruppo armato a scopo sovversivo e di aver posseduto delle armi. Ma non ho mai sparato a nessuno». Da un nascondiglio dall´altra parte del mondo, Cesare Battisti spedisce ai lettori la sua verità, tutta da provare, ovviamente, nel tentativo di riconquistare il favore dell´opinione pubblica. A giorni, infatti, arriverà nelle librerie francesi un volume intitolato Ma cavale ("La mia fuga", Grasset/Rivages, pagg. 374, euro 18,50), in cui l´ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo racconta la sua fuga da Parigi e il lungo periplo per sottrarsi alla giustizia. E soprattutto dichiara per la prima volta di essere estraneo agli omicidi per i quali in Italia è stato condannato all´ergastolo, denunciando il voltafaccia della giustizia francese che, dopo avergli consentito di vivere legalmente in Francia per quattordici anni, quasi due anni fa ha deciso di autorizzare la sua estradizione in Italia.

Pubblicato Giovedî 20 Aprile 2006

di Cesare Battisti

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5. Una classe politica cieca

Dopo il '68, i valori del vecchio universo agricolo si svuotarono improvvisamente del loro significato. La sinistra italiana non seppe comprendere questo fenomeno e per questo continuò sul vecchio cammino. Come se la Chiesa, l'ordine, la moralità, il dovere del lavoro, fossero ancora al loro posto e come se i vecchi ingranaggi facessero girare ancora la macchina. Divenuti obsoleti, questi valori sopravvivessero in un clerico-fascismo divenuto oramai marginale.
In compenso sorsero altri valori, lasciando intravedere una nuova era. Il sussulto degli anni '70, vissuto da molti altri Paesi, prende una connotazione molto particolare in Italia. Si potrebbe arrivare a dire, parafrasando ancora Pier Paolo Pasolini, che il post '68 celebrò la prima unificazione del Paese attorno a nuovi modelli. Al contrario, nelle altre nazioni, la nuova situazione si giustappose a una struttura radicata in unificazioni antiche, dalla monarchia alle rivoluzioni borghesi e industriali. In Italia vi fu realmente un pre e un post ’68.

Pubblicato Giovedî 30 Marzo 2006

di Cesare Battisti

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3. La dissoluzione del sottoproletariato e le sue conseguenze

Ma da dove venivano quelle orde selvagge di giovani che volevano tutto e subito? Anche la risposta a questa domanda esige un passo indietro.
All'inizio degli anni '60 i più poveri tra i poveri in Italia avevano ancora il comportamento archetipico della società dei miserabili. La purezza della povertà che li contraddistingueva valeva loro l'appellativo di “sottoproletari” Erano portatori di valori antichi, di vecchie culture regionali e di un modello di relazioni sociali privo di qualsiasi legame con le regole urbane. Vivevano nelle loro grandi riserve ove dimoravano ancora usanze feudali, dimenticati da Dio e visitati dai candidati politici durante la campagna elettorale.

Pubblicato Mercoledî 29 Marzo 2006

di Cesare Battisti

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[Questo testo, datato 30 gennaio 2006, è il primo fatto pervenire da Cesare Battisti dopo l'esilio. Lo abbiamo suddiviso in tre parti. Terminata la pubblicazione, aggiorneremo i nostri lettori sui più recenti quanto vacui tentativi di linciaggio dello scrittore, nonché sull'imminente uscita in Francia del suo nuovo libro, Ma cavale ("La mia fuga").] (V.E.)

1. Premessa. Quale Verità?

Non ho alcuna intenzione di fornire l'ennesima analisi degli anni di piombo. Non potrei farlo. Perché sono una parte in causa, perché non sono uno storico e soprattutto perché mi è oggettivamente impossibile raccontare una ferita che non si è ancora cicatrizzata nel corpo sociale italiano. Ma se mi avventuro su questo terreno sdrucciolevole è perché dopo che sono fuggito dall'Italia nel 1981, durante i miei ventiquattro anni d'esilio politico e con l'attività letteraria che ne è seguita, ho dovuto continuare a rispondere alle stesse domande: "Perché sei un rifugiato? Come è possibile trent'anni dopo? Che cosa è successo nell'Italia del 1968?”

Pubblicato Martedî 28 Marzo 2006

di Valerio Evangelisti

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Forse qualcuno ha pensato che il nostro lungo silenzio sul "caso Battisti" - lo scrittore costretto più di un anno fa alla fuga dalla Francia, per evitare di essere estradato in Italia - sia stato dovuto a distrazione o rassegnazione. Proprio per niente. Attendevamo solo che il polverone sollevato, di qua e di là dalle Alpi, da media in vena di isteria si diradasse. Ebbene, ciò è avvenuto. E' dunque venuto il tempo, anche in vista della pronuncia della Corte dei diritti umani di Strasburgo (unica istanza rimasta a Cesare Battisti, dopo una serie di sentenze dettate da una giustizia vergognosamente pilotata dal potere politico) di riprendere in mano la questione - strettamente legata a quella, rimossa, della regolarità dei grandi processi imbastiti negli anni '70 e '80 contro i militanti, veri o supposti, dei gruppi armati di estrema sinistra (caso Fioroni, caso 7 aprile, caso Tobagi, caso Torregiani).

Pubblicato Venerdî 16 Settembre 2005

C_11_video_717_framevideo1.jpgLunedì 18 ottobre: le Iene mandano in onda un'intervista a Cesare Battisti, registrata a Parigi questo luglio. Prima di fare qualunque considerazione, vi invitiamo a visionare l'intervista: è in streaming, è visualizzabile con Windows Media Player, si può cliccare qui se si dispone di un'adsl o di banda larga, mentre se si viaggia con modem si può cliccare qui.

Ognuno ha libertà di giudizio, quindi anche noi. E la impegniamo per dire questo: è la prima intervista in cui Cesare Battisti viene trattato da persona umana. Il linciaggio mediatico effettuato nei suoi confronti è stato pesantissimo e chi volesse rammentarsene può scorrere l'elenco delle ingiurie di stampa radio e tv nella sezione di Carmilla dedicata al Caso Battisti. Per la prima volta, chi conosce Cesare lo ritrova integralmente in un'intervista che più testimoniale non si può. C'è tutta l'umanità pervicace di Battisti in questo video, il suo sarcasmo e autosarcasmo, la sua vocazione alla libertà, la sua condanna della follia omicida in anni sospetti e meno sospetti, la rivendicazione della sua innocenza rispetto agli omicidi attribuitigli da un inaffidabile pentito - insomma, nell'intervista delle Iene c'è tutta la sua identità autentica, che è quella di un uomo profondo, lontanissimo dall'icona di serial killer confezionatagli dai media italiani. Le richieste di Battisti coincidono con le nostre: un processo equo che cancelli la vergogna di quella parodia tribunalizia a cui fu sottoposto; una commissione internazionale che discuta e chiuda definitivamente la questione di un passato che non passa. Sono richieste che, presumiamo, non saranno soddisfatte. Così come non soddisfatta è rimasta l'istanza dei difensori parigini di Battisti, quella formulata allo Stato francese affinché rigettasse la domanda di estradizione avanzata dal ministro Castelli.
Non importa. Importa l'uomo, l'uomo vero, che emerge in tutte le sue sfaccettature in questa intervista delle Iene, a cui va il nostro ringraziamento per avere permesso a Cesare di mostrarsi così com'è.

Pubblicato Giovedî 21 Ottobre 2004

spat.gifUltimamente al dr. Spataro, procuratore aggiunto di Milano e persecutore da oltre un ventennio di Cesare Battisti, non ne va bene una. Dopo la figuraccia terrificante fatta nello Speciale di Canale 5 sul caso Tobagi (interrogato sul perché del rilascio del principale autore del delitto, Marco Barbone, e del mancato arresto della ragazza di questi, ideatrice dell'omicidio, Spataro forniva risposte ai limiti del comico e balbettava vistosamente), ecco che gli cade addosso il caso Fontana. Aveva definito l'arresto in Spagna dell'ex militante dei PAC Germano Fontana "un atto dovuto" e "una operazione lodevole". Ora la sua stessa Procura ammette che la pena per Fontana (otto anni di carcere) era caduta in prescrizione da un anno, e che l'operazione "lodevole" era altresì inutile.

Pubblicato Venerdî 24 Settembre 2004

mereu.jpga cura di Wu Ming 1

"Egli mi offre un luogo di rifugio / nel giorno della sventura. / Mi nasconde nel segreto della sua dimora, / mi solleva sulla rupe."
Salmi, 26-5

"Corri forte ragazzo corri / la gente dice sei stato tu / prendi tutto non ti fermare / il fuoco brucia la tua virtù / alza il pugno senza tremare / guarda in viso la tua realtà / guarda avanti non ci pensare / la storia viaggia insieme a te"
Area, L'elefante bianco, 1975

Un riflesso condizionato - diffuso anche tra persone che si definiscono "laiche" e "progressiste" - porta a interpretare la fuga di un accusato come una sorta di "prova morale" della sua colpevolezza, benché la storia, la cronaca e l'arte offrano innumerevoli esempi di innocenti che scappano. Ennesima riprova del persistere, in Italia, di una mentalità da Inquisizione. Fu infatti il Sant'Uffizio, rompendo con la tradizione del diritto romano codificata nel Digesto, a trasformare fuga e contumacia in elementi di "lievitazione del sospetto", sospetto che in realtà equivaleva già a una condanna.

Pubblicato Martedî 31 Agosto 2004

dello Pseudo-Eugenio Scalfari

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Sabato 28 agosto è apparso su Indymedia il pezzo che proponiamo, attribuito a Eugenio Scalfari e accompagnato da un'avvertenza: si tratterebbe di un editoriale di Scalfari "congelato" da La Repubblica.
Purtroppo si tratta quasi certamente di un apocrifo, però confezionato con molta intelligenza. L'autore aderisce ai punti di vista "riformisti" dei lettori de La Repubblica ed espone loro, in quella chiave, gli argomenti a favore di Cesare Battisti, esposti con grande rigore logico.
Del resto non sono pochi i giornalisti de
La Repubblica (come di altri grandi quotidiani) favorevoli a Battisti, anche se la linea adottata dalla direzione, specialmente su impulso di Mario Pirani, li costringe al silenzio. Non è impossibile che l'apocrifo provenga dalle loro fila.

Prima ancora di discutere sulle condanne comminate a Battisti, c'è da riflettere sulla veemenza con cui personaggi autorevoli del governo, ma non solo del governo, si sono esibiti in esternazioni che paiono a dir poco fuori misura. Quando, in giudizio di primo grado, è stata concessa l'estradizione di Battisti, le principali autorità politiche italiane (nell'ordine: presidente del Consiglio, Ministro degli Interni e Ministro della Giustizia) hanno rilasciato dichiarazioni di soddisfazione, se non di giubilo.

Pubblicato Domenica 29 Agosto 2004

di Valerio Evangelisti

Rivoluz.jpgMentre scrivo non so che fine abbia fatto Cesare Battisti. Se sia in effetti fuggito o se, come affermano i suoi avvocati, possa essere vittima di una crisi depressiva.
La mia speranza è che la prima ipotesi sia quella vera. Che ancora una volta l’eterno fuggitivo sia scivolato dalle mani dei suoi eterni aguzzini e si trovi lontano, lontanissimo. Momento, certo, terribilmente doloroso per lui. La prima volta che scappò di prigione era appena ventenne, adesso ha cinquant’anni e due figlie, una di nove e l’altra di diciannove anni. Meglio però questo distacco che venire seppellito per sempre in un carcere. Cesare non è tipo da carcere. Nessuno lo è, in effetti, ma lui meno di tutti. Eppure è da quando era adolescente che pesa su di lui l’ombra della prigione. Vi è finito in Italia, in Messico, in Francia. Ogni volta è riuscito a tornare in libertà, per vie legali o illegali. Ha praticato con sistematicità il diritto all’evasione, e ha fatto benissimo. Questa volta soprattutto.

Pubblicato Martedî 24 Agosto 2004

di Cesare Battisti

da Paris Match del 22 luglio 2004

Cesarematrimonio.jpgSono arrivato proveniente dal Messico, munito di un passaporto falso intestato a un mio antico compagno di classe, Ezio De Santis. Mia moglie, rientrata otto mesi prima, mi attendeva all’aeroporto. Posato il piede allo Charles de Gaulle, ho saputo che ero seguito da poliziotti. Su di me pendeva un mandato di cattura internazionale. Gli italiani mi accusavano di aiutare a finanziare la guerriglia nel Salvador. In pratica, della prima cosa che era passata loro per la mente. Ma io me ne infischiavo. Niente poteva colpirmi, a quell’epoca. Ero venuto per consegnarmi e recuperare finalmente la mia identità. Cosa che i poliziotti francesi hanno compreso in fretta.
La prima sera sono andato ad alloggiare presso mia moglie, che abitava con sua mamma in un piccolo appartamento del XIII, rue de l’Amiral-Mouchez. Mia suocera aveva organizzato una bicchierata, una cosa simpatica. I miei fratelli, che mi avevano accompagnato sull’aereo del ritorno, erano presenti. Ero felice, anche se sapevo che il mio arresto era inevitabile. Passeggiavo, andavo a prendere a scuola Valentina, la mia bambina di sei anni, mi godevo Parigi.

Pubblicato Mercoledî 18 Agosto 2004

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Trovando intollerabile la maggior parte dei commenti di stampa seguiti alla sentenza di estradizione pronunciata dalla Corte d’Appello di Parigi il 30 giugno 2004, Cesare Battisti riafferma formalmente di non avere ucciso e di essere innocente dei crimini che gli sono stati attribuiti.
Cesare Battisti ricorda di essere protetto da due sentenze di non estradizione rese dalla Corte d’Appello di Parigi nel 1991 e dalla parola di François Mitterrand, rispettata per diciannove anni da nove governi consecutivi, di destra come di sinistra.

Pubblicato Venerdî 13 Agosto 2004

di Wu Ming 4

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J.K. Rowling non ha bisogno di presentazioni. E' la più famosa scrittrice per ragazzi del mondo e il suo mago adolescente che sbanca librerie e botteghini è ormai entrato con tutti gli onori nell'immaginario collettivo.
La Rowling è inglese e anglofila, al punto da vincolare i produttori dei film tratti dalla saga all'utilizzo di cast e locations esclusivamente britannici. Uno strano "protezionisimo", che le può essere scontato considerando che l'autrice impone agli editori di stampare i suoi romanzi su carta ecosostenibile; sicuramente un buon modo di spendere il proprio enorme potere contrattuale.

Pubblicato Sabato 24 Luglio 2004

jospinchirac.jpgmonde.jpg"La mia posizione sul caso Battisti? La si desume dai miei atti di primo ministro. Ho inteso sempre proteggere i rifugiati italiani, secondo le promesse che avevamo fatto. Si parla di dottrina Mitterrand, ma anche io, e altri premier prima di me, l'abbiamo sottoscritta". Parla Lionel Jospin (nell'immagine a sinistra, a colloquio con Chirac), e rivendica allo Stato francese nella sua totalità l'applicazione pluriventennale del protocollo di protezione attuato a favore dei rifugiati a Parigi. La gauche francese, che quasi nella sua integralità ha preso posizione in questi mesi contro l'estradizione in Italia di Cesare Battisti, si spiega su Le Monde. Il quotidiano intervista i principali leader socialisti, e pubblica per esteso le due distinte e controverse dichiarazioni del defunto presidente Francois Mitterrand, dalle quali discenderebbe l'omonima "dottrina".
"Battisti - afferma Laurent Fabius, primo ministro nel 1985 - venne da noi dicendosi: 'ho la parola della Francia'. Se si lascia venire qualcuno, e' molto difficile in un secondo tempo rimettere la cosa in discussione, tanto piu' che Battisti non sarebbe nuovamente giudicato in Italia".

Pubblicato Domenica 11 Luglio 2004

SOTTO TIRO E' L'INTERA COMUNITA' DEGLI ESULI Comunicato stampa.

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“L’arresto e l’estradizione di Cesare Battisti sono il frutto di una strategia articolata messa a punto dai governi della destra italiana e francese – oggi entrambi minoranza nei rispettivi paesi – finalizzata a liquidare con una rancorosa resa dei conti un’intera generazione. Nei vari commenti sulla decisione della Chambre d’accusation ci si sofferma sulla figura di Battisti dimenticando di sottolineare che essa apre le porte all’estradizione di un nutrito gruppo di esuli, per i quali il nostro governo ha chiesto il rimpatrio in virtù di accordi segreti con quello francese siglati l’11 settembre 2002, accordi tesi a smantellare ‘manu militari’ la ‘dottrina Mitterand’ e a procedere alle estradizioni valutando ‘caso per caso’. Un patto d’acciaio volto a reinserire la questione degli anni Settanta nella strategia di lotta globale al terrorismo fatta propria dalla ‘nuova Europa'.

Pubblicato Domenica 4 Luglio 2004

di Valerio Evangelisti

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Ho già esposto quanto segue per filo e per segno in questo sito.
Ricapitolo brevemente, a uso dei più frettolosi..

Cesare Battisti viene arrestato nel 1979 nell'ambito dell'indagine sul Collettivo Autonomo della Barona di Milano, a seguito dell'omicidio Torregiani.
E' un imputato minore, non accusato del delitto. Del resto il procedimento istruttorio è viziato dal sistematico ricorso alla tortura. Inizialmente, su un centinaio di arrestati, ben dieci tra essi confesseranno di essere autori dell'omicidio, sebbene sia stato commesso da sole due persone (consiglio di rivedere il film Nel nome del padre).
Nel 1981 Cesare Battisti è condannato a 6 anni di carcere, per partecipazione a banda armata (i PAC, Proletari Armati per il Comunismo, anch'essi operanti alla Barona). La condanna viene raddoppiata a 12 anni come previsto dalle leggi speciali che hanno introdotto l'aggravante delle "finalità di terrorismo".

Pubblicato Venerdî 2 Luglio 2004

di Dominique Simonnot
[da Libération]

libe.gifJean-Pierre Mignard è uno degli avvocati che nel 1981 hanno fatto parte del gruppo di lavoro costituito dal capo di Stato, dai consiglieri ministeriali, da alti gradi delle forze dell'ordine e della magistratura, per regolare il caso dei "rifugiati italiani". Furono loro a realizzare quella che venne battezzata "dottrina Mitterrand" - la promessa di una vita pacifica, in Francia, per gli attivisti che avevano "rotto i legami con la macchina infernale".

Cosa pensa del parere favorevole all'estradizione che la Chambre ha espresso ieri?

Constato che la giustizia italiana non ha prodotto alcun nuovo elemento, suscettibile di modificare l'opinione dei giudici francesi sulla realtà dei fatti contestati a Battisti. Un'informazione giudiziaria fu trasformata in sentenza. E Battisti non partecipò al processo, e venne condannato in sua assenza.

Pubblicato Giovedî 1 Luglio 2004

La Redazione

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Anzitutto vediamo di fare chiarezza. La sentenza favorevole all'estradizione di Cesare Battisti, pronunciata oggi dalla Corte d'Appello di Parigi, rappresenta solo il primo grado di giudizio. Ne restano altri due, e dunque non è possibile che Battisti sia estradato prima che trascorrano molti mesi. Non è ipotizzabile nemmeno un arresto, previsto solo in caso di "estrema urgenza".
Se questa è la parte "consolante" della vicenda, resta quella vergognosa, sintetizzabile nel gesto dell'avvocato difensore Irène Terrel, che si è strappata la toga di dosso e l'ha gettata contro i giudici. Anche i magistrati francesi si sono dimostrati sensibili alle pressioni del potere politico, dopo che sul piano giuridico Cesare Battisti aveva vinto e stravinto la sua battaglia.
Il sospetto c'era: recenti dichiarazioni arroganti di esponenti del governo francese; lo stesso intervallo di oltre un mese tra l'udienza e la pronuncia della sentenza, come se si dovesse imbastire un'argomentazione plausibile a sostegno di una decisione già presa.

Pubblicato Mercoledî 30 Giugno 2004

di Giuseppe Genna

battisti3062004.jpgLa Chambre d'accusation parigina ha dunque fornito parere favorevole all'estradizione di Cesare Battisti. A leggere i titoli dei quotidiani italiani on line, come capita da mesi, cascano le braccia e si impelle il dovere di specificare che quello della Chambre è soltanto il primo di diversi grado di giudizio. Ultimativo sarà il parere del Presidente francese Jacques Chirac, che dopo i vari gradi processuali, se persisterà un giudizio favorevole al reimpatrio di Battisti, verrà consultato. Se ciò accadrà, la Francia vedrà messa a nudo la reale e scottante questione che alimenta il caso Battisti: un Presidente della Repubblica dovrà ridicolizzarne un altro, suo predecessore, e cioè Mitterrand, per acconsentire a deliranti pressioni politiche da parte degli italiani, e in particolare del ministro leghista Castelli e del premier Berlusconi. Si profila il rischio che tanti paventavano a Parigi (ne ho avuta la riprova personale andando ad assistere alla giornata per Battisti tenutasi alla Mairie del IX arrondissement): la svendita dell'onore nazionale francese in favore del servaggio a Berlusconi.

Pubblicato Mercoledî 30 Giugno 2004

Un racconto (vero) di Wu Ming 1

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Mitomania [fr. mythomanie, comp. del gr. Mythos e -manie, '-mania', 1930] s.f. (psicol.) Tendenza a falsificare la realtà tramite racconti fantasiosi non veritieri per attirare l'attenzione su di sé.
(Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli)

Cialtrone [etim. incerta; 1527] s.m. (f. -a) 1. Individuo spregevole, scorretto, privo di serietà, inaffidabile. [...]
(sempre lo Zingarelli)

1. Prologo

Serata di giovedì 17 giugno, passeggio per via del Pratello, di ritorno dal comizio del neo-sindaco Cofferati in Piazza Maggiore. Comunque vada d'ora in avanti, sono euforico e leggiadro per la disfatta del Pchèr alle comunali. Incontro Antimo e Luigi, due colonne portanti del marxismo meridionale trapiantato a Bologna.
Luigi mi fa (testuale): - Mentre cagavo, ho letto un attacco violentissimo contro voi Wu Ming.
- Ah, sì? E dove?
Mi fa il nome di un settimanale musicale, testata gloriosa fondata nel '77.

Pubblicato Domenica 20 Giugno 2004

di Valerio Evangelisti

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Daniele Brolli ha tantissimi meriti. Li ha nei riguardi del mondo letterario italiano, che ha contribuito a svecchiare e depurare sia come editore e curatore (sua la scoperta in Italia di Joe R. Lansdale, di Jonathan Carroll, ecc.) che come scrittore e saggista tra i più brillanti (tra gli apporti più recenti, una splendida riedizione da lui curata dell’opera narrativa di Oreste Del Buono). Li ha, nello specifico, nei confronti di Cesare Battisti: fu Brolli a volere fortemente, contro molti pareri ostili, che il romanzo di Battisti L’orma rossa uscisse nella collana Einaudi Vertigo, e a reagire con scandalo quando l’editore censurò parte dell’intervista che corredava il volume.

Pubblicato Domenica 23 Maggio 2004

cesareresistance.gifplanet.gifSegnaliamo che questa sera, alle ore 21, verrà trasmesso (salvo censure dell'ultimo minuto) su Planet Italia (il canale satellitare di Sky interamente dedicato ai documentari) il film Résistances: un documentario su Cesare Battisti e la sua vicenda, girato dal regista Pierre-André Sauvageot (qui il suo sito ufficiale, con particolari circa il film reperibili nella sezione documentaires), della durata di 52 minuti. Sulle motivazioni che lo hanno spinto a girare questo documentario, che ha riscosso notevole successo in Francia, Sauvageot ha rilasciato una lunga intervista a Mauvais Genres, uno dei migliori siti letterari del Web francese. Informazioni su come reperire il video, in versione originale, si possono ottenere scrivendo a labelvideo@free.fr.

Pubblicato Sabato 22 Maggio 2004

di Valerio Evangelisti

cesareblu.gifCi siamo già soffermati sull’udienza del processo Battisti di mercoledì 12 maggio e sulla singolare interpretazione che ne hanno fornito i media italiani (e alcuni media francesi, in testa un Le Monde folgorato da pentitite acuta): quello di una pronuncia dei magistrati parigini a favore dell’estradizione. Solo un misto di cialtroneria, di ignoranza, di pressappochismo e di malafede poteva indurre a un simile fraintendimento. Tutti i presenti hanno potuto vedere i corrispondenti italiani da Parigi precipitarsi fuori dall’aula non appena il “Parquet” (vale a dire “la procura”, il Pubblico Ministero) ha concluso il proprio atto d’accusa. Aveva reclamato l’estradizione, e tanto bastava. A che pro ascoltare la difesa?
Per di più, da perfetti coglioni, alcuni di costoro credevano che il “Parquet” fosse il tribunale. E giù comunicati e titoli uno più delirante dell’altro. Del resto si era fatta sera, ed era tempo di cenare. A che pro tornare in aula? Male che andasse, era sempre possibile copiare l’articolo on line di Le Monde, delle ore 20,15 (redatto, cioè, a metà seduta), che dava Battisti già sulla via dell’estradizione.

Pubblicato Domenica 16 Maggio 2004

Cesarepensoso.jpgA cominciare da ieri sera, 12 maggio, per continuare stamattina, quasi tutti i media italiani hanno riportato notizie inesatte o incomplete sullo svolgimento dell'udienza, davanti alla Chambre d'Instruction di Parigi, in cui è stata discussa la domanda di estradizione di Cesare Battisti richiesta dal governo italiano.
Si va da chi afferma che il tribunale avrebbe espresso parere favorevole all'estradizione (e magari ne esulta, come i fogliacci della catena Riffeser) a chi riporta solo le argomentazioni dell'accusa, quasi fossero state così schiaccianti da non potere essere contrastate.
Ciò si deve a un doppio equivoco.

Pubblicato Giovedî 13 Maggio 2004

di Alessandro Bertante (da Pulp n. 49, maggio / giugno 2004)

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Mentre i giudici francesi, nell'udienza tenuta ieri, 12 maggio, hanno preannunciato la loro sentenza circa l'estradabilità di Cesare Battisti per il 30 giugno, riportiamo la recensione di Alessandro Bertante (scrittore, antologista, giornalista de La Repubblica) al volume Il caso Battisti. Il pezzo è tratto dal numero di Pulp attualmente in edicola.

“Il mio scopo non è dimostrare che Battisti è innocente. Giudicare non spetta me né all'opinione pubblica. Ciò che mi preme fare capire è che il modo dominante di affrontare questa vicenda soffre di tutte le storture, i vizi di procedura e i nodi irrisolti del periodo dell'emergenza". Parole chiare quelle di Wu Ming 1, tratte dalla premessa de lì caso Battisti, libro scritto insieme a Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna e molti altri intellettuali italiani e francesi per cercare rompere il muro di disinformazione che fino a questo momento ha caratterizzato la vicenda giudiziaria di Battisti.

Pubblicato Giovedî 13 Maggio 2004

di Valerio Evangelisti

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Alla vigilia dell'udienza che discuterà dell'estradizione, richiesta dal governo italiano, di Cesare Battisti, ripubblichiamo in un'unica soluzione - e non più in quattro puntate - le nostre ormai notissime FAQ. Confidiamo che il lettore non prevenuto, leggendole tutte di seguito, capirà l'enorme truffa in cui il nostro governo, e il 95% dei media giornalistici e televisivi italiani (ma non solo italiani), hanno cercato di intrappolarlo.
Una versione francese delle FAQ è reperibile sui siti Bellaciao e Vialibre5.


Perché Cesare Battisti fu arrestato, nel 1979?

Fu arrestato nell’ambito delle retate che colpirono il Collettivo Autonomo della Barona (un quartiere di Milano), dopo che, il 16 febbraio 1979, venne ucciso il gioielliere Luigi Pietro Torregiani.

Perché il gioielliere Torregiani fu assassinato?

Perché, il 22 gennaio 1979, assieme a un conoscente anche lui armato, aveva ucciso Orazio Daidone: uno dei due rapinatori che avevano preso d’assalto il ristorante Il Transatlantico in cui cenava in folta compagnia. Un cliente, Vincenzo Consoli, morì nella sparatoria, un altro rimase ferito. Chi uccise Torregiani intendeva colpire quanti, in quel periodo, tendevano a “farsi giustizia da soli”.

Pubblicato Martedî 11 Maggio 2004

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Esce in Francia, pubblicato dalle edizioni Viviane Hamy, il libro La verité sur Cesare Battisti, a cura di Fred Vargas, 270 pp., € 7,00. Sebbene la distribuzione in libreria sia prevista il 20 maggio, il libro – diverso nella forma, anche se non nelle intenzioni, dall’italiano Il caso Battisti – è già acquistabile on line, presso il sito francese della Fnac, e prenotabile presso quello di Amazon.
Documentato con puntiglio e fitto di note (la popolarissima scrittrice francese Fred Vargas ha formazione di storica del Medioevo, e altri storici intervengono con i loro saggi), il libro demolisce sistematicamente e con abbondanza di prove tutte le menzogne costruite su Battisti dalla stampa italiana e da una parte di quella francese (persino il prestigioso Le Monde riceve colpi durissimi).

Pubblicato Domenica 9 Maggio 2004

di Valerio Evangelisti

Cesaresulta.jpgAnche ammesso che il processo che ha portato alla condanna di Cesare Battisti sia stato viziato su irregolarità e imperniato sulle deposizioni di un pentito poco credibile, è certo che Battisti ha potuto difendersi nei successivi gradi di giudizio.

Non è così, almeno per quanto riguarda il processo d’appello del 1986, che modificò la sentenza di primo grado e lo condannò all’ergastolo. Battisti era allora in Messico e ignaro di ciò che avveniva a suo danno in Italia.

Pubblicato Venerdî 7 Maggio 2004

di Tommaso De Lorenzis
[versione estesa della recensione uscita su L'Unità il 25.4.04]

librocasobattistismall.gifTommaso De LorenzisL'agilità di questo libro, che dell'instant book ha solo l'urgenza della composizione, cozza in modo lampante con la greve densità di temi affrontati senza remore né riverenze di sorta.
Occorre chiarire come il caso Battisti non sia il caso di Cesare Battisti, autore noir di fama internazionale, un tempo militante dei Proletari armati per il comunismo, condannato in contumacia da un tribunale della Repubblica, e più tardi riparato in Francia. Il caso Battisti è l'ultimo capitolo di una storia trentennale che passa sotto il nome di «emergenza» e racconta quel processo di costante ri-definizione del Nemico Pubblico, attraverso il quale determinati apparati dello Stato hanno attuato un arretramento sistematico delle garanzie costituzionali. Non a caso, l'eloquente sottotitolo - L'emergenza infinita e i fantasmi del passato - chiarisce, oltre le pressanti necessità della mobilitazione, le intenzioni di demistificazione, lo sforzo di ricostruzione e la proposta di soluzione politica che hanno ispirato la redazione della rivista Carmilla nel selezionare contributi redatti da numerosi intellettuali e scrittori.

Pubblicato Domenica 25 Aprile 2004

di Valerio Evangelisti

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Vediamo di capire che cos’è un “pentito”.

Se ci riferiamo ai gruppi di estrema sinistra, vengono così chiamati quei detenuti per reati connessi ad associazioni armate che, in cambio di consistenti sconti di pena, rinnegano la loro esperienza e accettano di denunciare i compagni, contribuendo al loro arresto e allo smantellamento dell’organizzazione. Di fatto una figura del genere esisteva già alla fine degli anni ’70, ma entra stabilmente nell’ordinamento giuridico prima con la “legge Cossiga” 6.2.1980 n. 15, poi con la “legge sui pentiti” 29.5.1982 n. 304. Manifesta i pericoli insiti nel suo meccanismo sia prima che dopo questa data.

Pubblicato Domenica 25 Aprile 2004

di Valerio Evangelisti

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Perché il processo Torregiani, poi allargato all’intera vicenda dei PAC, non fu regolare?

Precisiamo: non fu regolare se non nel quadro delle distorsioni della legalità introdotte dalla cosiddetta “emergenza”. Sotto il profilo del diritto generale, il processo fu viziato da almeno tre elementi: il ricorso alla tortura per estorcere confessioni in fase istruttoria, l’uso di testimoni minorenni o con turbe mentali, la moltiplicazione dei capi d’accusa in base alle dichiarazioni di un pentito di incerta attendibilità. Più altri elementi minori.

I magistrati torturarono gli arrestati?

No. Fu la polizia a torturarli. Vi furono ben tredici denunce: otto provenienti da imputati, cinque da loro parenti. Non un fatto inedito, ma certo fino a quel momento insolito, in un’istruttoria di quel tipo. I magistrati si limitarono a ricevere le denunce, per poi archiviarle.

Pubblicato Venerdî 23 Aprile 2004

di Valerio Evangelisti

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Il fatto che ultimamente abbiamo riaperto le pagine di Carmilla On Line ai contributi tradizionali, dopo un mese e mezzo in cui erano quasi interamente dedicate al caso Battisti, non vuole dire che ci siamo dimenticati di quest’ultimo. Certo, sommerso da altri avvenimenti, oggi non ha più una posizione centrale sulla stampa italiana, e forse chi ha insozzato Cesare Battisti in ogni maniera possibile crede di avere vinto la propria battaglia. Sia da noi che in Francia, dove pressioni furibonde provenienti dall’Italia hanno indotto taluni giornali a repentini cambiamenti di posizione.
I nemici di Cesare Battisti, a nostro avviso, si illudono: li attendono sorprese. Nel frattempo, e mentre premono ulteriori contributi (tra cui l’ultima parte di “E Frankenstein fabbricò la sua creatura”), iniziamo a pubblicare un’esposizione completa e pacata dell’intero caso, fatta di domande e risposte. Il lettore non prevenuto (e per fortuna abbiamo un numero di lettori superiore a quello di molti piccoli quotidiani) potrà farsi un’idea obiettiva di tutta la vicenda.
(Nell'illustrazione, Cesare Battisti in un disegno di Jacques Tardi).

Perché Cesare Battisti fu arrestato, nel 1979?

Fu arrestato nell’ambito delle retate che colpirono il Collettivo Autonomo della Barona (un quartiere di Milano), dopo che, il 16 febbraio 1979, venne ucciso il gioielliere Luigi Pietro Torregiani.

Pubblicato Giovedî 22 Aprile 2004

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In occasione della riedizione del romanzo di Cesare Battisti L’ultimo sparo (ed. Derive / Approdi, 2004, pp. 160, € 13, 00) proponiamo la splendida recensione scritta da Emanuele Trevi per la rivista Liberal di Ferdinando Adornato (5/11/98). Data l’autorità del recensore, fa giustizia dei balbettii di coloro che, pur di associarsi alla canea dei lapidatori di Battisti, hanno irriso persino alle sue qualità evidenti di scrittore.

GLI ANNI '70 COME UN NOIR

di Emanuele Trevi

All'inizio, c'è una macchina rubata, carica di rapinatori in fuga, che si rivela presto un catorcio inadeguato alle spinose contingenze. Mentre il pistone inizia a picchiare contro la testata, appaiono puntuali, sulla strada di provincia dove si svolge l'azione, le luci di una sirena.

Pubblicato Domenica 18 Aprile 2004

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Nel suo numero attualmente in libreria (A. V n. 18, aprile-giugno 2004), la prestigiosa rivista di cultura e politica (e molto altro, tra cui soprattutto la musica classica) Hortus Musicus, diretta da Roberto De Caro, dedica ben dieci pagine alla difesa di Cesare Battisti. Ciò alla faccia di chi sostiene che gli intellettuali italiani schierati a sostegno di Battisti siano pochi o marginali. Del resto si tratta di capire di quali intellettuali si stia parlando. Non a caso l'editoriale di Hortus Musicus elenca gli uomini di cultura italiani che, durante il fascismo, non si vergognarono di collaborare alla rivista Il Primato di Giuseppe Bottai (prima o poi pubblicheremo anche noi quella lista sorprendente).
Da Hortus Musicus A. II n. 8, ottobre-dicembre 2001, riprendiamo un commento alle posizioni assunte quello stesso anno da Claudio Magris, dopo gli scontri per il G8 a Genova. Di recente lo stesso Magris è intervenuto su Le Monde con un articolo rivolto contro Cesare Battisti, in cui incredibilmente richiamava la tesi, smentita anche in sede giudiziaria da almeno ventiquattro anni, di un Toni Negri capo delle Brigate Rosse. Sulla continuità tra le due prese di posizione, facciamo nostro il commento che Lenin (sbagliando) rivolse a Rosa Luxemburg: "Anche un'aquila può volare bassa come una papera". (VE)

Pubblicato Giovedî 15 Aprile 2004

di Fred Vargas e Claude Mesplède

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Fred Vargas (a sinistra, in una foto di Vivianne Halmy), oltre che archeologa, è una delle più note scrittrici francesi contemporanee. Il suo ultimo romanzo, Sous le vents de Neptune, figura attualmente al primo posto nelle liste dei bestsellers d'oltralpe. Claude Mesplède (nell'altra foto), scrittore ma soprattutto storico del romanzo poliziesco, è autore tra l'altro di un monumentale Dictionnaire des littératures policières.
Questo loro articolo è originariamente apparso su L'Humanité del 7 aprile 2004.

Tanto inchiostro è stato versato sul caso Battisti in un mese, che il primo aspetto da prendere in considerazione è proprio tale straordinaria sproporzione; e la prima cosa da fare è interrogarsi sulla ragione intrinseca di tutto ciò: due anni fa, l’estradizione del professor Paolo Persichetti, rifugiato politico in Francia, è passata quasi inosservata. Al contrario, quella richiesta per Cesare Battisti ha scatenato nei media italiani, e fatto riecheggiare in gran parte della stampa francese, una stupefacente campagna a favore dell’estradizione.

Pubblicato Mercoledî 14 Aprile 2004

municipales_mitterrand_1977.jpgUna lettera di Wu Ming 1 "per amor di precisione"

Spett.le Redazione di Micromega, Spett.le Movimento per la giustizia,

nel suo dialogo con lo scrittore Erri De Luca (MicroMega - n. 2/2004) in merito al "caso Battisti", il dottor Armando Spataro afferma:
"Non è vero che il presupposto dell'asilo da parte dei francesi sia stato, anche all'inizio degli anni '80, un giudizio di sommarietà sulla procedura italiana. Solo in questi giorni, ad opera della sinistra francese, è venuto fuori questo discorso."

Pubblicato Lunedî 12 Aprile 2004

di Carlo Roccella (trad. Francesca Valentini)
da "La Marseillaise", domenica 4 aprile

battisti3marzo.jpg Molti francesi e italiani che vivono in Francia si mobilitano affinché l’ex militante rivoluzionario non venga estradato: non si tratta di “complici del terrorismo”, di “vecchi combattenti” o di ingenui romantici. Noi agiamo, e votiamo, quando ce lo permettono.

Come loro, io sono un cittadino impegnato nella costruzione di un presente migliore, convinto che le motivazioni della mia opposizione a questo evento ci riguardino tutti.

Nella Francia dei benevoli cliché si conosce poco la realtà italiana relativa agli anni in cui hanno avuto luogo gli avvenimenti di cui Cesare è accusato.

Pubblicato Domenica 11 Aprile 2004

di Giuseppe Genna

primo.gifCasobattisti3-thumb.jpgLe ultime prestigiose tirate ipocrite e violentissime sul caso Battisti ci arrivano da sedi mediatiche apparentemente schierate su opposti fronti: da Porta a Porta, una riflessione piena di nei come il conduttore; da Repubblica, uno dei due nouveau Starski & Hutch, a fare distinguo indegni tra la vicenda di Sofri e quella di Battisti. Tanto per andare per le spicce: penso che la vicenda Sofri e quella Battisti non siano nemmeno due facce della medesima medaglia - qui non c'è medaglia, la faccia è unica, ed è una faccia che manifesta afflizione. E' la faccia di un'intera nazione, l'Italia, tenuta sotto scacco dai professionisti degli anni che furono, gente che nel privato si vanta di avere vissuto e nel pubblico fa finta di non avere vissuto - in entrambi i casi essendo incapace di dirsi e di dirci cosa abbia eventualmente vissuto. Questa stasi, culturale ed emotiva, condiziona la coscienza collettiva, sottopone quella faccia tragica a un altrettanto tragico amimismo. E' da più di vent'anni che una generazione, per motivi interni assai differenti l'uno dagli altri, evita di lavorare al riassorbimento esperienziale di un trauma. Da una parte, i pochi fortunati installatisi nei gangli vitali che smistano la linfa della cultura emotiva nazionale; dall'altra, i moltissimi sfortunati che hanno subìto almeno tre mutamenti di paradigma sociale nell'arco di un ventennio - tutti incapaci di risolvere il trauma senza rinunciare al vissuto. Oltre costoro, io - e chi, come me, ha superato da non molto i trent'anni e ha tutta l'intenzione di compiere un lavoro possibilmente seminale sulla storia di sé e del suo paese.

Pubblicato Sabato 10 Aprile 2004

di Mario Trotta (da "Il Manifesto")

Ristampato «L'ultimo sparo», il romanzo-confessione sulla scelta della clandestinità di Cesare Battisti.

La casa editrice DeriveApprodi ha di recente mandato in libreria una nuova edizione de L'ultimo sparo di Cesare Battisti (pp. 160, € 13), romanzo già pubblicato nel 1998. Il ricavato delle vendite servirà per contribuire alla spese legali connesse alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto l'autore.

Pubblicato Venerdî 9 Aprile 2004

Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 68 - Anno XI, 7 aprile 2004

battistiparigi.gifParigi – Rinviato al 12 maggio l'esame della domanda di estradizione, presentata dalla giustizia italiana, dell'ex brigatista rosso Cesare Battisti, condannato all'ergastolo in Italia ma dal 1990 residente in Francia dove ha intrapreso la carriera di scrittore di gialli .

Pubblicato Venerdî 9 Aprile 2004

di As Chianese

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“La Giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia”. (Thomas Mann da “Disordine e Dolore Precoce”)

Su quale sfondo si svolge il caso umano e giudiziario di Cesare Battisti? Quali sono le immagini che vengono sottolineate dall’insistente marcia forcaiola che lo vuole terrorista ed assassino?

Pubblicato Giovedî 8 Aprile 2004