La Redazione di Carmilla aderisce all'appello per la scarcerazione immediata di Luca Tornatore, il ricercatore e attivista italiano tutt'ora in carcere a Copenhagen, e invita a firmare la petizione qui. Tutt'ora in carcere è anche Tadzio Mueller, portavoce del Climate Justice Action: qui l'appello per la sua scarcerazione.
Luca Tornatore non è solo un amico fraterno di chi scrive questo appello. Luca è un assegnista di ricerca al Dipartimento di fisica dell’Università di Trieste. E’ uno scienziato, uno di quelli che alla passione e alla voglia di cambiare il mondo uniscono, dunque, una riconosciuta competenza. Questi sono gli ingredienti che lo hanno spinto, assieme a centina di attivisti ambientalisti italiani, a recarsi a Copenhagen. Luca è nella capitale danese per pretendere giustizia climatica, per confrontarsi all’interno del Climate Forum, per capire e per intrecciare relazioni con chi (come noi e lui) pensa che l’emergenza ambientale debba essere affrontata a partire da una democratizzazione delle decisioni e non attraverso la delega a chi l’ha provocata o a chi la sta peggiorando (siano essi vecchi o nuovi attori di rilievo del panorama geo-politico).
di Benito Mussolini
[Proponiamo l'intervento di un collaboratore per noi insolito, ma molto caro ad alcune componenti dell'area di governo, cui speriamo di fare cosa gradita. Risale al 1912, fu pronunciato durante un congresso socialista e si riferisce a un fallito attentato al re d'Italia Vittorio Emanuele III. Leonida Bissolati era tra i capi dell'ala riformista del PSI, poi espulsa. Ogni similitudine con recenti fatti di cronaca è puramente casuale.] (V.E.)
Il 14 marzo 1912 un muratore romano spara una revolverata contro Vittorio Savoia. C'era un precedente che indicava la linea di condotta dei socialisti. Si era già criticato aspramente lo spettacolo indescrivibile offerto dall'Italia sovversiva dopo l'attentato di Bresci a Monza. C'è un libro, che potete accettare con beneficio di inventario, del Labriola, la Storia di 10 anni, che vi dice come le classi alte dell'Austria Ungheria seppero accogliere la notizia della tragica fine di Elisabetta. Si sperava che, dopo dodici anni, non si ripetesse il veramente indescrivibile spettacolo di Camere del Lavoro che espongono bandiere abbrunate, di municipi socialisti che mandano telegrammi di condoglianze o di congratulazione, di tutta un'Italia democratica e sovversiva che a un dato momento si prosterna al trono.
di Gianluca Gabrielli (1)
Il secondo razzismo di Stato
Il razzismo non scompare per decreto. Anche il razzismo italiano degli anni Trenta non scomparve con l’abrogazione delle leggi razziste. Le profonde radici che affondavano nella società italiana sono sopravvissute alla caduta del regime e sottotraccia hanno continuato a produrre identità e dispositivi potenzialmente discriminatori. Ci siamo accorti di ciò proprio in occasione del riemergere di questi dispositivi all’inizio degli anni Novanta, quando l’arrivo di persone migranti delle popolazioni che un tempo erano sottomesse alle nazioni imperialiste ha fatto riemergere il vecchio razzismo, coniugato secondo il nuovo senso comune, il nuovo lessico (non più «razza» ma «etnia») e le nuove accezioni discriminatorie.
di Gianluca Gabrielli (1)
Razzismo e società italiana
È opinione diffusa, e prevalente nel circuito di informazione giornalistica e televisiva odierna, che il razzismo in Italia sia un elemento sostanzialmente estraneo all’identità nazionale. Gli opinionisti che si spingono a proiettare lo sguardo indietro nel tempo concedono al massimo il riconoscimento dell’aberrazione delle leggi del 1938, salvo addebitarne la responsabilità non tanto al fascismo quanto ad una specie di imposizione dell’alleato nazista; così facendo attribuiscono implicitamente al razzismo di Stato la natura di parentesi che, essendo il risultato di una forzatura esterna, una volta dissolto l’agente responsabile non poteva altro che chiudersi nel 1945 senza strascichi.
di Valerio Evangelisti
[Questo trafiletto è apparso su il manifesto dell'8 ottobre 2009. Allora non potevo immaginare che, dopo avere mandato assolti o colpito con pene platoniche autori di torture, violenze e omicidio, gli stessi giudici avrebbero comminato fino a 15 anni di carcere a giovani presuntivamente colpevolli di danneggiamenti. Chi si riempie la bocca col termine "legalità" guardi a come è amministrata la giustizia in Italia, e ai pesi e alle misure che la reggono.]
L’assoluzione di Gianni De Gennaro, ex capo della polizia e oggi dirigente del Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), e dell’ex dirigente della Digos genovese Spartaco Mortola, è una notizia consolante. Opportunamente, rappresentanti sia della maggioranza che della cosiddetta opposizione se ne sono rallegrati.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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Il Ritorno
Poi passano quasi dieci anni e Negri, nel 1997, decide di tornare per chiudere i conti con il passato. Ancor più di prima è lui il protagonista assoluto. Non c’è un solo riferimento ai suoi compagni di avventura di allora. Il ritorno è raccontato da tutti i giornali. Il Corriere ci descrive un uomo più rilassato, che incute sicuramente meno paura:
Venti anni fa, tutte le volte che si calava il passamontagna sul volto “sentiva il calore della classe operaia”. Questo raccontava il professor Toni Negri, docente di dottrina dello Stato all’università di Padova, Magister maximo di sovversione prima in Potop (Potere Operaio) poi in autonomia. Oggi ultimo giorno di esilio parigino – ben vissuto per sua stessa ammissione in Avenue Danfert Rocherau, ultimo piano, vista su Montparnasse, professore di economia e politica alla Sorbona – il passamontagna non c’è più. [...] L’uomo è rimasto quello che era. Con una capacità, fuori dall’ordinario, di controllare le emozioni. Con la sua risatina improvvisa quanto nevrotica. Con gli occhi che si rimpiccioliscono a comando. Con qualche primavera in più alle spalle. [...] Il professore veste come vestivano gli intellettuali del Sessantotto. I jeans, la camicia senza cravatta, la giacca. Forse sono diverse le scarpe. Oggi da vela. Allora non così di moda. La montatura degli occhiali è cambiata. Il fisico è sempre asciutto.
di Ezio Luvorni
[Scritto in forma di racconto, questo testo è in realtà una cronaca dell'occupazione del Provveditorato di Cagliari attuata dai precari della scuola che, in Sardegna come nella penisola, sono minacciati di licenziamento. A questa lotta sacrosanta la solidarietà incondizionata di Carmilla.]
La grigliata
Finalmente siete arrivati, dicono le ragazze, dovete preparare il barbecue!
I due si guardano e sorridono, arrivare dopo l'ora stabilita non è servito a evitare di cucinare.
Non c'era abbastanza traffico, ride Fabio.
Prendono il barbecue ancora inscatolato e lo trascinano sul retro, peserà si e no cinque chili, le ragazze non mancano di farlo notare quando li vedono sollevarlo senza sforzo.
Prepariamolo sul retro, dice Claudia, ché c'è sempre ombra.
In un paio di minuti è pronto, un sms li informa dell'arrivo del Giovane con le cose da arrostire. Lo aiutano a portare giù dalla macchina i chili di salsiccia e pancetta, la verdura.
Manca la diavolina, dice Fabio.
di Luca Babrieri
Qui le precedenti puntate.
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Le interviste
Sarà anche silenzioso questo giudice, però le sue interviste le rilascia. Sicuramente dice poco, probabilmente non viola affatto il segreto istruttorio ma non c’è dubbio che le sue allusioni, viste le reazioni dei giornalisti che interpretano come rafforzamento della sua tesi ogni minimo accenno, hanno l’effetto sperato. E appunto perché in Calogero si crede oppure no le sue ambiguità sono accettate come tali, senza tanti traumi. Come la Pizia, Calogero allude, pronuncia una frase potenzialmente rivelatrice ma dalla consistenza ambigua, e poi (idealmente strizzando l’occhiolino come gesto di intesa) ne lascia l’interpretazione, accennando comunque a future rivelazioni, al giornalista. Che, guidato dalla presentazione di Calogero, la interpreta, sempre, come un rafforzamento dell’ipotesi di indagine. «Un’affermazione che posso fare è questa: il principale testimone del processo è Negri”. In che senso? gli è stato chiesto. “Sta a voi valutare – ha risposto – Comunque lo vedrete tra qualche settimana» (Il Giornale del 20 maggio ’79).
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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6. Autonomi fascisti
Veniamo quindi ai principali assedianti. Nella costruzione del senso complessivo della vicenda, la definizione dei nemici è importante quasi quanto la definizione degli attori positivi. Una definizione infatti passa anche per la definizione dei suoi opposti, quella, in questo caso, dei nemici. Il 7 aprile tutto trova la sua definizione nelle opposizioni. Se il fenomeno indagato è simile allo squadrismo fascista, l’inchiesta diventa il baluardo dell’antifascismo e della democrazia. La dimensione fascismo-antifascismo, un po’ a sorpresa, è una dimensione rilevante nella vicenda. La questione (ma lo vedremo più avanti) ha le sue ragioni storiche anche nel faticato riconoscimento dell’esistenza di un fenomeno terroristico di sinistra. L’antifascismo che caratterizza l’inchiesta emerge fin dai primi giorni. Bastino due nomi: quello di Pertini e quello di Leo Valiani. Entrambi sono “padri fondatori” della nostra Repubblica. La definizione è praticamente inattaccabile. Scrive Valiani:
dell' Irish Republican Socialist Party
LA FASE RIFORMISTA
I dirigenti dei Provisional usarono la lotta armata, negli anni Ottanta e Novanta, per strappare alcune concessioni politiche al governo inglese, in preparazione dell’apertura della fase riformista. Il successo elettorale conseguito dal Sinn Fein dopo lo sciopero della fame del 1981 convinse Gerry Adams, e gli uomini alla testa del partito, che la creazione di una coalizione nazionalista, comprendente sia la classe media del Nord che la classe dominante del Sud, fosse la via migliore per porre richieste avanzate. Sparì il radicalismo degli anni Settanta, sparì ogni riferimento al socialismo. In luogo delle istanze anti-imperialiste per un’Irlanda unita, lo slogan del giorno divenne “eguaglianza di diritti”.
Il movimento repubblicano Provisional mirava ora a ottenere uguali diritti, all’interno del Regno Unito, per i nazionalisti irlandesi. Cominciarono i colloqui Adams-Hume, i negoziati con il governo dell’Irlanda e, più tardi, le trattative con il governo britannico. Si arrivò così ai cessate il fuoco del 1994-1997, all’ “accordo del buon venerdì” (Good Friday Agreement), al “patto di Saint Andrews” e, ora, alla costituzione di un parlamento dell’Irlanda del Nord fermamente vincolato a programmi economici neoliberisti.
dell' Irish Republican Socialist Party
LA FASE DEMOCRATICA
Lo stadio democratico della lotta durò all’incirca dal 1967 al 1972. Si compose di tre fasi distinte:
- Fase prima, quella liberale. I temi salienti della NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association), sotto la guida del partito comunista, avrebbero dovuto coinvolgere personaggi di primo piano, influenzare la dirigenza del movimento sindacale e assicurarsi l’appoggio di parlamentari inglesi. Invece, di fronte alla quasi totale indifferenza della classe dominante unionista, la pressione dal basso aumentò e la NICRA fu costretta a passare alla fase due, quella delle proteste di strada.
dell' Irish Republican Socialist Party
[L’Irish Republican Socialist Party, IRSP, prende nome dal quasi omonimo partito fondato nel 1896 da James Connolly, militante politico e sindacale irlandese fucilato dagli inglesi, nel 1916, dopo l’insurrezione di Dublino. L’IRSP fu creato nel 1974 da Seamus Costello, un ex dirigente dell’IRA detta “Official” (in contrapposizione all’ala maggioritaria, “Provisional”), assassinato tre anni dopo dai suoi ex compagni. L’IRSP, partito di ispirazione marxista ha un suo braccio armato, l’INLA (Irish National Liberation Army), al momento in tregua unilaterale, pur non avendo accettato la pacificazione tra Sinn Fein e governo britannico. Un profilo più accurato di cosa siano IRSP e INLA sarà pubblicato in appendice all’ultima puntata di questo saggio, apparso anonimo nel 2007 sull’organo del partito, The Starry Plough). (V.E.)
Nel 1967 l’Irlanda era, come oggi, divisa in due Stati. L’Irlanda del Nord, col suo governo locale completamente controllato dagli unionisti, discriminava i cattolici / nazionalisti, e la sua classe dominante si considerava britannica, con un’economia basata sull’industria pesante direttamente vincolata all’economia inglese.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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5. Il castello assediato
Veniamo ora a esaminare i singoli elementi che compongono questa narrazione. Personaggi e luoghi che caratterizzano l’inchiesta attraverso le pagine dei quotidiani. Come si è visto, il lettore si è trovato di fronte a un avvenimento “epocale”. Abbiamo anche visto che dalle pagine dei quotidiani si attendono due cose: da una parte “nuovi clamorosi sviluppi” e dall’altra parte una “reazione” da parte del mondo dell’Autonomia che si suppone colpito a morte. Ad alimentare questo timore ha contribuito l’esplosione che a Thiene, a pochissimi giorni dal blitz, ha ucciso tre giovani autonomi che stavano confezionando un ordigno. A Padova, pur non essendo successo ancora nulla (anzi il mondo dell’Autonomia presenta vistosi segni di sbandamento), la stampa teme imminenti violenze.
dell'Assemblea Antifascista Permanente di Bologna
[Alla vigilia della ricorrenza della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, proponiamo quello che ci è sembrato il migliore documento scritto per l'occasione. I link ad altri interventi degni di nota sono in appendice all'articolo.]
Chi guarda anche di sfuggita una qualsiasi foto della strage di Bologna vede scavare tra le macerie non solo uomini in divisa, ma soprattutto cittadini comuni. Chi guarda invece ogni anno il palco delle commemorazioni lo vede gremito quasi esclusivamente di alti gradi militari, fasce tricolori, abiti impeccabili di politici, burocrati, sottosegretari.
Se la strage è di Stato, i rappresentanti dello Stato non dovrebbero avere alcun diritto di parlare in piazza il 2 agosto. Se lo Stato ha intralciato e intralcia la verità, fischiare è opportuno. Questa piazza non è né del sindaco, né del questore, né delle istituzioni, né dello Stato, né tantomeno di un governo come quello odierno in cui siedono gli eredi della strategia fascista, piduista e stragista.
Intervista a cura del Collettivo Politico Gramigna di Padova
[Intervista ad alcuni compagni che si sono impegnati negli ultimi anni nella solidarietà agli arrestati per la cosiddetta Operazione Tramonto. 16 luglio 2009, Padova.]
Il 12 febbraio 2007 sono state arrestate delle persone in Italia accusate di terrorismo, in quella che la magistratura ha chiamato operazione “Tramonto”. Chi sono le persone arrestate?
C. Principalmente lavoratori attivi nelle lotte sindacali, che andavano in piazza a manifestare per il rinnovo del contratto e per la difesa del posto di lavoro, poi molti compagni di movimento legati principalmente al Centro Popolare Gramigna e anche dei semplici conoscenti di questi compagni.
T. Fra questi, alcuni compagni si sono rivendicati militanti per la costituzione del partito comunista politico-militare, delle avanguardie rivoluzionarie che credono nella necessità di lottare per la rivoluzione comunista.
del Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica
Ma ciò non deve sorprendere: il piano del 1957 era già perfettamente inserito in una logica di colonizzazione, tanto da contenere belle frasi del tipo: "L'individualismo corso e l'assenza di iniziative economiche non consentono uno sviluppo interno ... ", "I Corsi mancano di attitudini industriali e agricole". Sempre in questo piano si parla di introdurre "iniziative esterne" e persino. più chiaramente, della “introduzione di imprenditori e di salariati stranieri".
Ecco il vero volto del colonialismo, netto e senza fronzoli. In tema di colonizzazione, avremmo potuto rammentare l'invio di Alsaziani e di Loreni nel 1774, e poi dopo il 1830; o sempl¬cemente ricordare la creazione dei penitenziari agricoli di Castellacciu, Coti Chjavari e Casabianda attorno al 1885. Le popolazioni di queste regioni furono cacciate dall'armata di occupazione e sostituite da centinaia di galeotti. Il penitenziario di Casabianda è ancor oggi una realtà ben viva, con i suoi 200 ettari e con le sue centinaia di schiavi agricoli che arano sui nostri terreni a profitto dello Stato francese.
del Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica
LA RESISTENZA AL FASCISMO E AL NAZISMO (1939-1943)
Alla vigilia della seconda guerra mondiale la situazione in Corsìca era preinsurrezionale, e il nazionalismo corso, che era cresciuto, si apprestava a portare un colpo decisivo all'occupante francese. Avrebbe, purtroppo, incontrato un nuovo ostacolo.
Con Mussolini l'antica rivendicazione della Corsica terra italiana, che risale al Risorgimento, fu ripresa con forza. Una massiccia propaganda utilizzava lo stato di abbandono dell’isola, così come le parentele linguistiche, per attirare i Corsi. La Francia ebbe buon gioco ad assimilare il movimento nazionalista ad alcuni gruppuscoli fìloitaliani e fascisteggianti. Alcuni giovani intellettuali si unirono all'irredentismo credendo di trovarvi un rimedio al crollo culturale e umano.
Ci teniamo a dire che la maggioranza dei nazionalisti non seguì lo stesso percorso e condannò con forza l'irredentismo. Quanto a noi, noi condanniamo senza appello i pochi illusi che servirono da pretesto per la conservazione del giogo francese!
del Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica
Un generale corso, peraltro al soldo dei Francesi, scrisse allora: ''La Corsica è felice, vi si fucila almeno un uomo al giorno...''.
Tutto il periodo dell'Impero fu marcato da una repressione feroce, la Corsica è "fuori costituzione" e ha un Governatore militare il cui solo ricordo fa ancora tremare, alla semplice evocazione del suo nome: era il torturatore Morand. Ci furono ancora deportazioni e massacri, anche nel1808, 1809, 1811.
La sola misura amministrativa adottata, a parole, a favore della Corsìca, il decreto imperiale del 1811 che sopprimeva le imposte indirette in Corsìca, fu promulgato per mere preoccupazioni economiche: le spese di riscossione superavano le entrate. In una Corsìca sfruttata, esangue, la cupidigia imperiale preferì sopprimere quei tributi.
Lo stesso vale per la riunificazione dei due dipartimenti già allora esistenti in uno solo. Tutti gli impieghi remunerativi furono riservati ai francesi.
Alla caduta dell'Impero, nel 1814, l'Indipendenza fu una volta di più proclamata a Bastia. Un Governo provvisorio fu insediato. Solo la congiuntura internazionale consentì ai Francesi di rimanere.
del Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica
[Trent’anni fa, il 19 giugno 1979, mentre era in atto a Parigi il primo grande processo al Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica (FLNC, fondato tre anni prima), gli imputati diedero lettura del documento che presentiamo, diviso in quattro parti per via della lunghezza. Sebbene oggi se ne parli poco, il FLNC, pur indebolito da numerose scissioni, è ancora attivo, tanto da essere stato inserito nell’elenco occidentale delle “organizzazioni terroristiche”. Le due tendenze principali si chiamano FLNC – Unione dei Combattenti e FLNC – 22 ottobre. Certo il FLNC gode di pessima fama: c’è chi lo giudica assimilato alla malavita, e interpreta la “tassa rivoluzionaria” imposta ai residenti francesi o comunque stranieri come un “pizzo” appena mascherato. Può essere vero, oppure potrebbe trattarsi di un riflesso dei tradizionali pregiudizi francesi contro i corsi. Non lo sappiamo. Sta di fatto che il FLNC gode ancora, in Corsica, di un buon consenso popolare, ha un mensile – U Ribombu – ritenuto a torto o a ragione “fiancheggiatore” e il suo inno ufficioso, “Bella ciao” (sì, proprio quella!) risuona nell’isola un po’ dappertutto. Di fronte a fenomeni tanto poco conosciuti, conviene, per cercare di capire origini e intenzioni, rifarsi ai documenti.] (V.E.)
di Alberto Prunetti
Il coprifuoco è un ottimo modo per soffiare sul fuoco.
È questa la prima cosa che mi è venuta in mente sabato 4 luglio quando, in una sala d'attesa della caotica stazione degli autobus di Bangalore, India, ho sentito alla radio che nella città di Mysore erano in corso violenti combattimenti tra musulmani e indù. Tutto era iniziato qualche giorno prima, quando due militanti del BJP, il partito fondamentalista indù, erano stati accoltellati. A quel punto una massa di fanatici indù è scesa per strada, subito confrontata da un gruppo di musulmani. L'intervento della polizia, che ha aperto il fuoco contro i manifestanti, è servito solo a peggiorare le cose. Risultato: 4 morti, un uomo ancora in fin di vita, circa venti feriti e un centinaio di arresti. Non è chiaro ancora quali morti siano imputabili agli insorti e quali siano state causate dalla polizia.
di Girolamo De Michele
Enzo Pontani, Monica Segatto, Paolo Forlani e Luca Pollastri, i quattro poliziotti imputati per la morte di Federico Aldrovandi sono stati condannati.
La sentenza che accoglie di fatto le richieste dell'accusa (3 anni 8 mesi), la condanna a tutti i membri della pattuglia, e non a uno solo, e il tempo relativamente breve che il giudice Caruso ha passato in camera di consiglio (mentre da più parti si ipotizzava una sentenza in tarda notte, o nella mattinata successiva) sottolineano la ricostruzione dell'accusa: Federico non è morto perché "drogato". Federico è morto perché è stato colpito su tutto il corpo con mani, piedi e manganelli. Federico è morto perché è stato ammanettato in una posizione che poteva - ed ha potuto - farlo soffocare. perché alle sue grida di aiuto i quattro poliziotti non hanno palesato un briciolo di umana pietà, ed hanno continuato a colpirlo fino a provocarne il soffocamento.
di Collettivo San Siro

[Carmilla riceve e diffonde un comunicato sui fermi del 10 giugno scorso, in cui è implicato tra gli altri anche l’autore di un libro di cui Carmilla si è già occupata qui e qui.]
Il 10 giugno scorso, intorno alle quattro del pomeriggio, sono venuti a prendere sei compagni milanesi. Alcuni erano al lavoro. Altri erano in casa. Oppure ci sono stati portati con l’inganno da false telefonate, che avvertivano di strane perdite d’acqua. Tutti, comunque, sono stati fermati dalla Digos con passamontagna e armi in pugno, davanti agli occhi increduli di colleghi, amici e vicini. Ad alcuni hanno addirittura sfondato la porta di casa, con un clamore immotivato. E hanno sequestrato telefoni, computer – personali e di lavoro – agende e altri effetti personali.
Di qui, si è poi proceduto con le varie perquisizioni: dalle abitazioni ai luoghi di lavoro, dalla casa dei genitori fino alla casa di villeggiatura, messa letteralmente a soqquadro durante ore di ricerche con cani e metal-detector. I colleghi dei fermati, sul posto di lavoro, sono stati identificati dagli agenti senza troppe spiegazioni. Dalle abitazioni di ognuno – e dalle loro automobili – sono stati portati via volantini, manifesti, riviste, film, libri insospettabili e poesie. Anche le bollette della luce e del gas, sono state oggetto di interesse. Addirittura, lettere manoscritte indirizzate ai propri figli: tutto, incredibilmente, sotto sequestro.
di Girolamo De Michele
Il fatto: martedì 17 giugno sono stati presentati i risultati di due ricerche, TALIS 2008 e Economics Survey of Italy. Con un curioso intermezzo (vedi qui): ai presenti è stata prima distribuita, e poi ritirata una cartelletta contenente le sintesi e degli abbozzi di traduzione delle ricerche. Un comunicato del Ministero, e un articolo sul Corriere della Sera con ampi virgolettati (un pelino più distaccato quello su La Stampa), ci informano che con queste ricerche l’OCSE ha bocciato la scuola italiana, valutando positivamente l’operato del Ministro. Altri giornali, su carta e on line, grandi piccoli, piccolissimi riprendono - addirittura con taglia-e-incolla spudorati - la notizia.
Che però è falsa.
In sintesi: il Ministro spaccia per nuovi dati che sono vecchi, confonde il primo rapporto col secondo, e il secondo con uno ancora da stilare. E fornisce dati non veritieri. Che però i giornalisti italiani, in barba alla deontologia professionale e al controllo rigorosa delle fonti, prendono per veri: se lo dice il Ministro...
Bene: la verifica l’abbiamo fatta noi. Quello che segue è l’esito della nostra verifica dei poteri. Con, in Appendice tutti i link per chi volesse verificare come stanno le cose.
di Girolamo De Michele
«Colpirne uno per dissuadere tutti i collegi dei docenti italiani dal discutere qualsiasi questione che riguardi l'ora di Religione», secondo il coordinatore dei Cobas Piero Bernocchi. Che denuncia la diffusione di un “modello-parrocchia” nella scuola italiana. Di cosa si tratta?
Ecco i fatti.
Nel giro di pochi mesi, due docenti sono stati oggetto di pesanti sanzioni disciplinari. In entrambi i casi, il comportamento sanzionato metteva in discussione le modalità di applicazione del Concordato, ossia la presenza della religione cattolica nella didattica e nell’arredo della scuola pubblica italiana.
del Gruppo di studio sull'Emilia-Romagna
[Il Gruppo di studio sull'Emilia-Romagna della Associazione Politica e Classe, formato da Lorenzo Battisti, Giorgio Gattei, Diego Negri, Matteo Pugliese e Roberto Sassi, ha pubblicato, nella collana "Quaderni di Contropiano", un importante studio sulle trasformazioni economico-sociali avvenute nel capoluogo emiliano. Ne pubblichiamo alcuni estratti. Le istruzioni per procurarsi il fascicolo, che costa € 10, sono alla fine.]
Dalla presentazione:
Questi materiali sono il frutto del lavoro di un gruppo di studio che si è costituito all’interno dell’Associazione marxista “Politica e Classe” di Bologna negli ultimi mesi del 2008. L’iniziativa è maturata dopo due riusciti dibattiti promossi dall’Associazione, uno sulla crisi dei partiti comunisti e della sinistra dopo i disastrosi risultati elettorali, l’altro di approfondimento sulla natura della grave crisi economica internazionale. Traendo un bilancio da quanto emerso nelle discussioni, abbiamo sentito la necessità di contribuire a dare un fondamento materialistico all’azione politica di classe (che, nella sua forma più evoluta, ci piace ancora chiamare comunista) senza cadere nelle pastoie dell’elettoralismo e del soggettivismo, che tanto danno hanno fatto e stanno ancora facendo ai residui della sinistra; dall’altro lato abbiamo cercato di comprendere gli effetti della crisi economica a livello locale, territoriale e nel fare questo ci è stato utile il vecchio Marx, con alcune analisi sul “valore del suolo” di sorprendente attualità.
Ci sono peri talmente alti che a cascarci giù si impiegano 40 anni prima di toccare il suolo. Ne ha fatto l'esperienza il presidente Giorgio Napolitano, ricevendo, tra le vittime della strage di Piazza Fontana, anche Licia Pinelli, la compagna dell'anarchico caduto dalla finestra al quarto piano della questura di Milano la notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, al termine di un interrogatorio. Napolitano ha parlato di «ridare e riaffermare l'onore di Pinelli» e di «rompere il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana». Forse il presidente si riferiva alla propria persona, e alla riunione della direzione del PCI (della quale era membro) del 19 dicembre 1969, dove, alla presenza del segretario Enrico Berlinguer, si convenne che era politicamente più saggio denunciare gli anarchici come "provocatori" piuttosto che difendere i compagni caduti dalla finestra (come Pinelli) o in galera (come Valpreda). Per rendere giustizia non solo a Giuseppe Pinelli, ma anche ai tanti che non possono "rompere il silenzio" perché in silenzio non sono mai stati, riportiamo qui il capitolo sulla morte dell'anarchico Pinelli tratto dalla controinchiesta La strage di Stato, integralmente leggibile qui [G.D.M.].
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di Valerio Evangelisti
Puerto Escondido, Oaxaca, Messico. Scrivo da un paese che sembra sprofondato nella follia. La località in cui mi trovo, nell’estremo sud, è stata finora risparmiata dalla “imperversante” influenza suina, che tanto clamore ha suscitato nel mondo e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato con un grado di pericolosità 5, in una scala da 1 a 6. Malgrado la tranquillità che mi circonda, a ogni ora del giorno vedo in tv gente che circola con mascherine azzurre, medici che danno consigli alla popolazione, politici che dicono la loro (quale che sia il loro grado di competenza) supermercati presi d’assalto da turbe di compratori che vogliono fare scorta di alimenti in vista di un’improbabile carestia.
Il 30 novembre 2009 i governi del mondo si riuniranno a Copenhagen per la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Sarà il più grande vertice sul cambiamento climatico di sempre perché si dovrà decidere se tentare di risolvere il problema o proseguire sull’inconcludente linea di Bali. Secondo gli scienziati britannici del Met Office, seguendo l'attuale inerzia decisionale, è pronto a scatenarsi un innalzamento delle temperature medie globali di 5,5-7,1 gradi centigradi entro il 2100. Con un innalzamento di soli 4 gradi un quinto delle specie animali sarebbero a rischio estinzione e 1-2 miliardi di persone patirebbero la scarsità d’acqua. Non solo, le piante e il suolo ridurrebbero drasticamente la quantità di carbonio assorbito, e il metano rilasciato dal permafrost e lo scioglimento dei ghiacci accelererebbero ulteriormente questi processi. Gli scienziati britannici sostengono che bisogna iniziare ad agire a partire dal 2010 “early and fast”, presto e velocemente, altrimenti non saremmo in grado di limitare i danni, ovvero mantenere l’aumento delle temperature entro il limite sopportabile di 2 gradi.
Per questo Copenhagen rappresenterà un momento cruciale da questo punto di vista: significherà decidere concretamente il nostro futuro.A questo scopo attivisti e organizzazioni di 21 paesi si sono riuniti a Copenhagen nel weekend del 13-14 settembre 2008 per dare il via alla discussione su una grande mobilitazione nella capitale danese durante la conferenza del 2009, e hanno lanciato un appello rivolto a tutti affinché la mobilitazione inizi già da ora: lo pubblichiamo integralmente qui di seguito.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
3. Padova, palco della scena
Partiamo dall’ambientazione: il 7 aprile nasce a Padova, scena a quanto ci dicono i giornali, di una delle più pericolose trame eversive della storia repubblicana. Padova è una città particolare: “bianca”, dominata da una incontrastata e incontrastabile Democrazia cristiana, eppure “rossa”, nel suo piccolo uno dei punti di forza, insieme a Venezia, della sinistra veneta. Ospita un’università, considerata la più grande “fabbrica” del Veneto, con la quale convive con un po’ di sofferenza. Soprattutto, per i quotidiani del ’79, Padova è la città-laboratorio del terrorismo diffuso.
di Amos Bonato
Amos Bonato è un elettrotecnico, responsabile per quel settore di Radio Città del Capo di Bologna. Da due anni conduce ricerche sulle Compact Fluorescent Lamps (CFL), o "lampade a basso consumo", che, su indicazione dell'OCSE, dovrebbero sostituire le normali lampade a incandescenza, con vantaggi per l'ambiente e grande risparmio di energia.
Ma è proprio vero?
La ricerca di Bonato dimostra di no, in termini molto persuasivi. Non potendo riprodurla per intero, rimandiamo al file pdf, composto da tre articoli, che la comprende.
Altro che tutela dell'ambiente! Si risparmierebbero alcuni ettolitri d'acqua, ma al tempo stesso resterebbero uguali, se non peggiori, le emissioni di biossido di carbonio, e si aggraverebbe la diffusione di arsenico nell'aria. Una conclusione cui era giunta, forse sulla scorta delle ricerche di Bonato, anche Milena Gabanelli, la conduttrice di Report, in un articolo pubblicato su un supplemento de Il Corriere della Sera (Io Donna, 11 ottobre 2008, p. 87).
INTERVENTO AL 2° CONVEGNO NAZIONALE DEI GARANTI TERRITORIALI, BOLOGNA, 20 MARZO 2009
di Valerio Guizzardi (Ass. Culturale Papillon-Rebibbia ONLUS)
Gli ultimi provvedimenti governativi in fatto di sicurezza, Giustizia e carcere ci suggeriscono che un vento di restaurazione sta spazzando il nostro paese portando con sé diritti civili acquisiti in anni di lotte sociali e garantiti dalla Costituzione nata dalla Resistenza. In un contesto politico in cui ai valori si sostituiscono gli interessi di mercato, arrivano a flusso imponente e continuo decreti legge d’urgenza, per sfuggire al confronto parlamentare, che impongono pesanti restrizioni ai più elementari diritti di cittadinanza. Si va dalla limitazione del diritto di sciopero e di manifestazione, a una scorretta e non veritiera informazione, allo smantellamento del Welfare e delle politiche sociali, alla saturazione del Codice Penale con una produzione inaudita, tutta ideologica, di nuove fattispecie di reato e aggravamento delle pene.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
Infine il Manifesto che dedica alla sentenza un titolo d’apertura a nove colonne in prima pagina: “Crolla il teorema 7 aprile”. Nel sommario: “Sentenza d’appello: l’insurrezione non esiste. Potere operaio non era una banda armata. Molti assolti, pene ridimensionate”. Il Manifesto vive la sentenza come una vittoria arrivata dopo una lunga battaglia. Tutta pagina due è dedicata al caso. Una grande tabella, nome per nome, riporta tutta la sentenza. Più volte si fa riferimento alla condanna a Mario Dalmaviva per banda armata (già ampiamente scontata con il carcere preventivo) come l’unica nota stonata della sentenza. L’editoriale, intitolato “Una riparazione”, spetta ovviamente a Rossana Rossanda che ricostruisce la lunga battaglia del suo giornale:
di Alcuni ergastolani in lotta per la vita
Signor Presidente,
Le scriviamo ora che il clamore della vicenda Battisti si è assopito sulle pagine dei giornali e delle televisioni italiane. Per settimane i nostri media hanno dipinto il Suo paese come un paese da Terzo Mondo, privo di una solida cultura giuridica, terra che custodisce latitanti e criminali internazionali in spregio ad ogni principio del diritto. Per settimane persone che ignorano la storia, le storie e perfino gli atti processuali hanno dato giudizi severi, implacabili verso il suo Paese. Noi non vogliamo entrare nel merito della vicenda Battisti. Vogliamo esprimerle il nostro apprezzamento perché abbiamo letto che uno dei motivi per i quali il Brasile non è favorevole all’estradizione di Battisti è che in Italia vi è la pena dell’ergastolo, una pena che non è prevista dal codice penale brasiliano.
di Girolamo De Michele
«A sentire la difesa sembra che il tumore ci sia capitato per caso. Raschiavamo a mani nude il cvm. Quando c’era una perdita, essendo il gas incolore, dovevamo andare a scovarla con il naso per indovinare da dove proveniva. E oggi devo svolgere ogni tre mesi dei controlli e sottopormi a cure continue». A parlare così è Michele Mantoan [nella foto, assieme a Cosetta Vincenzi, moglie di Cipro Mazzoni], uno dei due ex pulitori delle autoclavi della Solvay che hanno ottenuto il rinvio a giudizio dei dirigenti della Solvay. L’altro operaio, Cipro Mazzoni, era assente alla lettura della decisione del Gup: «È dovuto rimanere a letto – ha detto la moglie –, soffre per i postumi dell’ultima operazione e da quando ha ripreso la chemioterapia al fegato è molto provato».
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
Il 1984 si apre con i continui rinvii del processo padovano e quello romano che si avvia oramai a conclusione. Gennaio e febbraio sono mesi “freddi”. Si registra solo qualche polemica attorno alle sedute del Foro Italico. Il 26 gennaio il Manifesto (“La disinvoltura del dottor Calogero e l’amaro caso di un teste di accusa”) registra l’ennesima delusione “testimoniale” in un articolo che mette in dubbio il metodo e l’operato del PM Calogero. Un teste dell’accusa si rivela infatti essere un ragazzo che soffre di disturbi psichici. Le sue dichiarazioni alla Corte lasciano tutti perplessi. «”Lei conosce qualcuno di questi imputati, che cosa è venuto a dirci?” gli chiede Santiapichi. “Non lo so, non conosco nessuno degli imputati – ha risposto il teste – So soltanto che ho appreso da altri, non ricordo neanche tanto bene». Il teste, messo davanti ai verbali dei propri interrogatori arriva anche a contestarli dicendo che mancherebbero alcune precisazioni fatte da lui al PM.
di Alberto Prunetti
I lettori di Carmilla ricorderanno l’episodio di una quindicenne rom, A.V., accusata di aver tentato di “rubare” lo scorso maggio una bambina (1) in un appartamento di Ponticelli, vicino Napoli. Si è trattato di un episodio che ha costituito un alibi per un pogrom ai danni dei rom che vivevano nei dintorni di Napoli e che è stato utilizzato dal governo come detonatore per giustificare un giro di vite che sta portando all’approvazione di alcune norme liberticide eufemisticamente definite “pacchetto sicurezza”.
Ma la novità sta nel fatto che per la prima volta, lo scorso 12 gennaio, un giudice ha emesso una condanna di colpevolezza ai danni di una donna rom per l'accusa di sequestro di persona. Sul processo sono emerse, secondo la difesa, alcuni elementi che lasciano riflettere.
Firma l'appello RIPRENDIAMOCI IL COX 18!
Questa mattina, all'improvviso, le forze di polizia hanno dato inizio a uno sgombero sconcertante: quello del Centro Sociale Conchetta, storica sede, da decenni, della cultura alternativa di Milano, che nel passato fece riferimento a uno degli intellettuali milanesi fondamentali per tutto l'underground e per le lotte civili condotte in Italia, Primo Moroni, il cui importantissimo archivio è conservato all'interno del Conchetta (si temono danni a una documentazione di valore storico eccezionale). E' in corso un processo che concerne l'occupazione dello stabile da parte del Centro Sociale (da più di 25 anni) e quindi, a caldo, non si comprendono né i motivi né gli appigli legali per un'iniziativa di sgombero, prima che la sentenza sia emessa.
Dopo lo sgombero del Centro Sociale di via Conchetta 18, i ragazzi hanno occupato la circonvallazione e improvvisato un corteo non autorizzato. Tensione in via Vigevano, dove i manifestanti hanno lanciato sassi e bottiglie contro le forze dell'ordine. Il corteo si è poi spostato davanti alla stazione di Porta Genova e ha bloccato ancora una volta la circolazione. I partecipanti, diretti alla sede del Comune in piazza della Scala, hanno dietro allo striscione "Conchetta è nostra e la riprenderemo". Folto il presidio davanti a Palazzo Marino.
Si è messa a parlare la mente politica che c'è dietro questo inatteso sgombero: "Fra i tanti episodi da teppisti registriamo anche un lancio di una telecamera contro un funzionario di polizia e di un petardo contro un agente della Polizia locale, che è ora ricoverato per accertamenti", fa sapere il vicesindaco Riccardo De Corato. Che annuncia: "Ne abbiamo altri da sgomberare. Si preparino".
L'appello del Centro sociale: leggi e firma!
Da C6.tv: video scontri e interviste
Cronaca e foto dello sgombero
L'appello della figlia di Primo Moroni: "Salvate l'archivio di mio padre"
La solidarietà di Decoder: linee storiche del C.S. Conchetta
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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Passa anche settembre. Il processo vero e proprio è atteso per l’inizio del 1982. A fine ottobre Repubblica intervista Palombarini. Un articolo lungo un’intera pagina e pubblicato il 30 ottobre con un titolo abbastanza neutro: “Quello che penso di Autonomia e ciò che penso di Calogero di Toni Negri e del 7 aprile”. L’intervistatore Enrico Filippini fa notare a Palombarini come parte dell’opinione pubblica e parte della stampa consideri ancora Negri e parte degli altri arrestati come il cervello delle BR. «La sua impressione mi pare fondata – risponde Palombarini – ma la cosa non può sorprendere. Non si deve dimenticare con quanta sicurezza, per tutto il 1979, alcune persone furono indicate come coloro che organizzavano e dirigevano le BR, e con quale perentorietà e ricchezza di particolari larga parte degli organi d’informazione, stampati e parlati, affermava la fondatezza di quell’ipotesi accusatoria. La cosa ebbe i suoi effetti più che comprensibili: il più grave delitto politico del dopoguerra in Europa, il sequestro e l’assassinio dell’onorevole Moro, non avevano più misteri. Per la gente era la fine di un incubo...». E’ forse la prima volta che i quotidiani danno uno spazio così ampio alle opinioni che da due anni oramai sono in quotidiano contrasto con quelle del pubblico ministero Calogero.
di Anonimo (trad. di Giorgio Tinelli)
Testo anonimo, inviato in francese al blog che Emir Sader ha all’interno della pubblicazione brasiliana Carta Maior; riprodotto dal sito www.SinPermiso.info
1) In Medio Oriente sono sempre gli arabi che attaccano per primi, ed è sempre Israele che si difende. Questa difesa si chiama “rappresaglia”.
2) Né gli arabi, né i palestinesi, né i libanesi hanno il diritto di uccidere civili. Ciò si chiama “terrorismo”.
3) Israele ha il diritto di uccidere civili. Ciò si chiama “legittima difesa”.
di Ilan Pappé
[da "The Electronic Intifada", 2.1.09 - Traduzione di Alberto Pesavento]
La mia visita a casa in Galilea è coincisa con l’attacco genocida israeliano su Gaza. Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. Israele è sommerso ancora una volta da una giusta furia che si traduce in delle operazioni di distruzione nella striscia di Gaza.
Questa sconvolgente autogiustificazione dell’inumanità e impunità non è solo fastidiosa, ma è materia su cui vale la pena soffermarsi, se si vuol capire l’immunità internazionale per il massacro che imperversa su Gaza.
dal sito di HUMAN RIGHTS WATCH
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
[Traduciamo la presentazione del rapporto di
Human Rights Watch Why They Died. Civilian Casualties in Lebanon during the 2006 War sulle sistematiche violazioni delle leggi internazionali messe in opera dalle Forze di Difesa d’Israele nel corso dell’invasione del Libano del 2006. Human Rights Watch, che aveva svolto un’analoga indagine sulle violazioni delle leggi internazionali compiute da Hezbollah e sull’uso delle cluster bomb, le bombe a grappolo vietate dalla Convenzione di Wellington (non firmata da Israele), raccomandava alle istituzioni israeliane, e specificamente alla Commissione Winograd, di indagare su questi abusi. L’appello è rimasto senza ascolto (g.d.m.)]
qui l’intero rapporto.

[Riportiamo due articoli e un video. Il primo articolo è la traduzione della notizia data oggi dal Times, secondo cui bombe al fosforo bianco sono state utilizzate a Gaza City. L'ipotesi, basata su un'analisi di immagini dell'attuale guerra mossa da Israele su Gaza, appare in queste ore sui media di tutto il mondo. Non si tratta di un'ipotesi peregrina, se consideriamo il secondo articolo che pubblichiamo in traduzione: si tratta della notizia data dalla BBC sull'ammissione da parte di Israele, la prima nella sua storia, di avere utilizzato fosforo bianco nella guerra in Libano (qui la versione video della notizia data da "Democracy Now!"). La notizia, che ebbe risalto internazionale, non sortì il medesimo clamore in Italia. Il video proposto in calce, infine, surrogherebbe l'ipotesi dell'utilizzo di fosforo bianco a Gaza. Il fosforo bianco è bandito come arma in luoghi popolati dal Trattato di Ginevra. Qui, una descrizione dei suoi devastanti effetti]
ISRAELE BOMBARDA A PIOGGIA GAZA CON FOSFORO BIANCO
di Sheera Frenkel e Michael Evans
[dal Times, 5 gennaio 2008]
Esistono elementi che inducono a sostenere che ieri, 4 gennaio 2008, Israele abbia utilizzato fosforo bianco per coprire il suo attacco nella popolatissima Striscia di Gaza. Questo tipo di arma, utilizzata anche dalle forze britanniche e statunitensi in Iraq, è capace di causare orripilanti incendi, ma risulta non illegale se utilizzata come copertura schermante.
Con l’avanzata dell’esercito israeliano verso la periferia di Gaza City, mentre il pedaggio di morte pagato dai palestinesi saliva oltre le 500 vittime, le suddette bombe al fosforo sarebbero state viste esplodere, rilasciando tentacoli di fitto fumo bianco per coprire i movimenti delle truppe. “Queste esplosioni sono fantastiche, producono un’enorme quantità di fumo che acceca il nemico, così che le forze militari possano avanzare” ha dichiarato un esperto israeliano per la sicurezza. Masse incendiarie di fosforo causano danni severi a chiunque sia nel raggio dell’esplosione e costringono possibili cecchini o addetti a trappole esplosive a ritirarsi. Israele aveva ammesso l’utilizzo di fosforo bianco nel corso della sua campagna militare contro il Libano, nel 2006.
[L'ispettore ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi, John Dugard, di origine sudafricana, stese nel 2005 un allarmante rapporto per conto delle Nazioni Unite sulla situazione a Gaza, che fu reso noto nella seconda metà del 2006. La pressione israeliana, i reiterati omicidi mirati e le condizioni di embargo quasi totale a cui la popolazione della Striscia veniva sottoposta, secondo l'ispettore ONU, non solo ricordavano il regime dell'apartheid sudafricana, ma avevano come conseguenza l'innesco di un meccanismo vizioso, che vedeva il lancio di missili contro Israele da parte dei palestinesi e, a fronte di ciò, una risposta sproporzionata, da considerarsi multiplo crimine di guerra, da parte di Tel Aviv. Poiché la notizia in Italia non ebbe rilevanza sufficiente, riportiamo parte dell'articolo del "Guardian" sul rapporto Dugard all'ONU e un intervento dello stesso John Dugard. Ricordiamo che entrambi gli scritti datano a ben prima dell'attuale, drammatica tragedia che Israele sta imponendo in queste ore a Gaza]
IL RAPPORTO DUGARD RESO PUBBLICO NEL 2006
RAPPORTO ONU: GAZA OCCUPATA COME IL SUDAFRICA DURANTE L'APARTHEID
di Rory McCarthy
[The Guardian, 23 febbraio 2007]
Uno degli ispettori ONU per il rispetto dei diritti umani ha paragonato l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele alla situazione di apartheid che fu realizzata in Sudafrica. L’ispettore ONU sostiene che “dovrebbe essere presa in seria considerazione” la possibilità di condurre davanti alla Corte internazionale di giustizia l’occupazione da parte israeliana.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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Nei mandati di cattura non si parla dei ferimenti avvenuti in questi anni a Padova. Ma sempre secondo indiscrezioni alcune delle persone arrestate potrebbero avere responsabilità nella fase preparatoria di almeno un azzoppamento, mentre, sempre a mezza voce, c’è qualcuno che aggiunge: “Per ora di fatti di sangue non si parla perché il magistrato non sarebbe contento”. Per cui ci sarebbero da prevedere molte sorprese. [...] C’è allora il sospetto, per ora solo un sospetto non provato da fatti, che si sia in presenza di qualche testimonianza interna, molto circostanziata, tale da poter permettere di ricostruire tutto un lungo e complesso periodo. Insomma che si sia in presenza di un piccolo Fioroni veneto.
di Luca Barbieri
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4. Giugno – Luglio: guerra tra giudici
Tra fine giugno e luglio, di fronte a uno stallo delle novità dal lato inquirente (l’unica novità è rappresentata dall’arresto a inizio di giugno di Paolo Virno e Lucio Castellano, redattori di Metropoli) esplode il conflitto tra il giudice istruttore Giovanni Palombarini e il Pubblico Ministero Pietro Calogero. Il conflitto inizia sulla stampa già a fine giugno. Calogero ha presentato 14 nuovi mandati di cattura (“Padova: altri mandati di cattura?”, Unità 28 giugno) ma Palombarini non si decide a dare il via libera agli arresti. Calogero per tutta risposta parla e attacca, il termine non è esagerato, il giudice istruttore sull’Unità del 30 giugno (“Perché ristagna l’inchiesta a Padova sull’Autonomia” il titolo, e in occhiello “Amara e preoccupata dichiarazione del PM Calogero”).
di Luca Barbieri
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3. Maggio: come tenere viva l’attenzione
Con il mese di aprile termina la grande fase dell’accusa. D’ora in poi gli articoli subiscono un’evidente rarefazione e perdono soprattutto, fatto salvo per le interviste a Calogero, la prima pagina dei quotidiani. Maggio è comunque scandito ancora da interrogatori e dal trascinarsi di polemiche e interventi. Senza però enormi novità dal punto di vista delle accuse. Nuovo materiale e soprattutto nuove letture vengono fornite dal sequestro del materiale di Negri depositato alla Fondazione Feltrinelli a Milano (per nasconderlo, secondo gli inquirenti, per donarlo alla fondazione, secondo l’imputato). In alcuni quotidiani, soprattutto l’Unità, più direttamente interessati alla prossima scadenza elettorale delle Europee l’attenzione è mantenuta evidentemente più alta. Il 7 aprile viene usato come nucleo informativo attorno al quale costruire ragionamenti che riguardano il tema della sicurezza e della lotta al terrorismo. L’Unità piazza infatti questi articoli come base delle pagine di cronaca.
[Liberazione - testata con la quale Carmilla non ha mancato di polemizzare con franchezza, oggi non è in edicola per uno sciopero dei suoi giornalisti. I redattori hanno aperto un blog per spiegare cosa sta succedendo al giornale, ed hanno emesso un comunicato, che pubblichiamo g.d.m.)]
LIQUIDAZIONE COMUNISTA
LIBERAZIONE IN SCIOPERO
giovedì 25 settembre 2008
I giornalisti di Liberazione scendono in sciopero immediato.
di Tito Pulsinelli
All’operazione militare di Mosca, finora l’asse Stati Uniti-Unione Europea (UE), che si raggruppa sotto le vetuste bandiere della NATO, ha risposto con parecchia lentezza e confusione. La Russia si posiziona strategicamente tra il Mar Nero e il mar Caspio, diventando l’arbitro di flussi energetici di straordinaria importanza per i mercati “occidentali”.
La NATO ha nella mira le 25 miliardi di tonnellate metriche di gas, e i 200 miliardi di barili di petrolio dei giacimenti che si affacciano sul litorale del Caspio. Le compagnie petrolifere anglo-USA avevano scelto la Georgia come via principale di accesso e transito di queste risorse. L’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan è una prima tangibile arteria, che unisce l’Europa alle fonti energetiche asiatiche.
a cura di Redazione
Tre giovani militanti di sinistra sono stati aggrediti e picchiati ieri notte a Roma da dieci giovani estremisti di destra, mentre ritornavano da un concerto in ricordo di Renato Biagetti, il giovane ucciso a coltellate due anni fa da due estremisti di destra, a Focene. I tre giovani sono stati colpiti con armi da taglio e catene, e uno di loro è ricoverato al Cto con ferite profonde alla coscia.
Su Renato Biagetti sembra essersi steso il silenzio, come al solito in casi consimili. E' per questo motivo che invitiamo tutti i lettori a scaricare e leggere l'accuratissimo memorandum Renato Biagetti, il dossier sulla sua morte, a cura dei compagni e delle compagne di Renato. Ulteriori informazioni su veritaperrenato.noblogs.org.
• Scarica Renato Biagetti, il dossier sulla sua morte [92k]
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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Il resto di Aprile
A partire dal 15 aprile, con Toni Negri trasferito a Rebibbia, si fanno insistenti le voci che alla base dell’inchiesta ci sia un “supertestimone”, probabilmente un brigatista che ha vuotato il sacco, ed emerge la possibilità che l’inchiesta venga trasferita a Roma (Unità). Il Manifesto invece, in polemica con le notizie pubblicate da Ibio Paolucci dell’Unità sulla cena con Alessandrini e Negri pubblica la testimonianza diretta di Tiziana Maiolo e una dichiarazione di Antonio Bevere, ospite della serata, che conferma il racconto della giornalista del Manifesto.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
[Avvertenza. E' capitato, e capiterà di nuovo, che Carmilla abbandoni una pubblicazione a puntate, provvisoriamente o per sempre. Ciò si deve o a palese sgradimento dei lettori, oppure a difficoltà tecniche. Mai e poi mai a "tagli o censure" che, su Indymedia Emilia Romagna, il solito imbecille ha di recente voluto attribuirci, senza peraltro portare esempio alcuno. La lunga sospensione della pubblicazione del testo di Luca Barbieri è stata dovuta proprio a problemi tecnici, di natura grafica. Pensiamo di avere risolto la cosa e di poter garantire che le prossime puntate si susseguiranno a scadenza ravvicinata.]
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CAPITOLO III - LA NARRAZIONE DEL 7 APRILE SUI QUOTIDIANI ITALIANI
1. Una periodizzazione
La storia del processo 7 aprile dura quasi un decennio. Seguirne la narrazione attraverso le pagine dei quotidiani è lavoro lungo e complesso.
di Valerio Evangelisti (da il manifesto, 13 luglio 2008)
[Questo articolo è apparso su il manifesto in forma abbreviata. Non per censura del giornale, bensì per ragioni di spazio, che mi hanno costretto ad alcuni sacrifici volontari. Ecco la stesura originale.]
I centri sociali, a Bologna come dovunque, furono un tentativo di perpetuare l’eredità del Settantasette in anni duri e di feroce repressione. Facevano leva su due temi salienti dell’Autonomia: il “contropotere territoriale” e la socialità alternativa, prima di allora teorizzata da Lotta Continua, quando era ormai prossima allo sfascio. In pratica si trattava di sperimentare pratiche di vita comune autogestita, distanti dalle logiche di potere, e destinate a dilatarsi sul territorio. Nessun modello esistenziale valido fuori doveva riprodursi dentro: dall’ansia di competere alle discriminazioni sessiste. Ma non ci si doveva ritirare in una sorta di Shangri-La, o in un monastero benedettino resistente ai barbari (come ha di recente teorizzato a sorpresa Bifo, vinto dal pessimismo). Compito dei CSOA (Centri Sociali Occupati Autogestiti) era compattarsi dentro per proiettarsi fuori. Definire uno stile di vita per poi imporlo, con le buone o con le cattive. Conquistare spicchi di metropoli.
di Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci (da il manifesto, 10 agosto 2008)
[Se fosse stato ancora vivo Sbancor, avremmo affidato a lui un commento sul conflitto tra Russia e Georgia. Aveva infatti previsto da tempo, come nota un post su Indymedia, che i confini meridionali della Russia erano a forte rischio di deflagrazione. Scomparso Sbancor, è apparso per fortuna su il manifesto - dove è stato pubblicato purtroppo in seconda pagina, su una colonnina - un articolo di Di Francesco e Dinucci che fa chiarezza sulla situazione. Altri interventi che meritano di essere letti li indichiamo alla fine del pezzo. Da notare che TUTTE le forze politiche in Parlamento, inclusi il PD e L'Italia dei Valori (la sedicente "opposizione"), sono schierate a sostegno della Georgia. Per non dire dei Radicali, filoimperialisti da sempre.] (V.E.)
«La Georgia è oggi un faro di libertà per questa regione e il mondo», diceva il presidente George Bush in visita a Tbilisi nel maggio 2005. A cosa si deve un tale riconoscimento della Casa bianca?
di Marco Vecchi
[Nel porto di San Francisco è stato di recente danneggiato, con scritte inneggianti a Orwell e a Durruti, un memoriale dedicato ai militanti della Brigata Lincoln, provenienti dagli Stati Uniti, nella guerra di Spagna. Un documento apparso su Indymedia (della Bay Area, dell' Emilia-Romagna, italiano) rivendica il gesto. Chiama "arte stalinista" il memoriale, rievoca la repressione sanguinosa contro il POUM, e gli anarchici che lo avevano difeso, operata dai comunisti fedeli all'Unione Sovietica. Tutto vero, se non fosse che la Brigata Lincoln, in tutto ciò, non ebbe alcuna responsabilità. Fu sempre al fronte, non partecipò alle stragi di Barcellona contro libertari e trotzkisti.
[Il 9 giugno di quest'anno, dopo una lunga resistenza, il Laboratorio sociale occupato PAZ di Rimini è stato sgomberato, da una giunta di centrosinistra accecata dal mito ormai universale della "legalità". "Legalità" che nessuno si sognerebbe di imporre allo spietato sfruttamento su cui si regge l'industria delle vacanze nella riviera romagnola. Per fortuna il PAZ non si è lasciato tacitare, e ha condotto questa inchiesta, a nostro avviso straordinaria.]
La sicurezza dello sfruttamento
Gli strumenti di analisi. Ovvero la narrazione dello sfruttamento Per affrontare un discorso serio e realistico sullo sfruttamento delle lavoratrici straniere stagionali nel territorio della riviera romagnola, era necessario creare una sorte di ponte per aprire un "varco", ovvero una comunicazione diretta con le stesse lavoratrici/lavoratori del mercato turistico.
di Valerio Evangelisti
Le sue foto sono strazianti. Una specie di bambino troppo cresciuto, con gli occhi grandi e chiari, ingenui, e un perenne mezzo sorriso sulle labbra, lo stesso che aveva da piccolo. Un “ragazzone” triestino di 34 anni (pesava 120 chili, era alto 1,85), per testimonianza di tutti mite e gentile, un po’ goffo, incapace di fare del male. Era afflitto da “sindrome schizofrenica paranoide”, che lo aveva colpito dopo il servizio militare nell’aeronautica, e gli scherzi feroci a cui era stato sottoposto dai commilitoni. Da quel momento nutrì un timore folle verso chiunque indossasse una divisa. A posteriori, potremmo dire che aveva ragione.
Era seguito dai servizi psichiatrici, ma viveva solo, tanto si sapeva che non era pericoloso. Il 27 ottobre 2006 è stato massacrato e fatto morire da quattro agenti di polizia, tre uomini e una donna. Per “asfissia da posizione”, come nel caso di Federico Aldrovandi.
di Nevio Galeati
[Nevio Galeati, giornalista dell’edizione ravennate de Il Resto del Carlino, collaboratore di Carmilla, è autore di alcuni romanzi polizieschi che hanno per protagonista l’ “investigatore di provincia” Luca Corsini, di cui l’ultimo è Improvvisazioni per chitarra e batteria. A Luca Corsini è intitolato il blog di Galeati. Ne riprendiamo un articolo su un episodio accaduto a Ravenna, ma che somiglia a tanti che succedono in Italia, il paese più razzista d’Europa, praticamente ogni giorno.] (V.E.)
Pomeriggio di inizio giugno. Le ricetrasmittenti della Polizia municipale di Ravenna si surriscaldano. Voci concitate, richieste perché vengano inviate altre pattuglie; il bailamme arriva naturalmente anche alla Centrale operativa della Questura. Si muove una Pantera dell’Ufficio di prevenzione generale. Sono le 16.30: sulla strada che collega la città al mare, via Canale Molinetto, è scoppiato il caos.
di Tito Pulsinelli
Aumenta il prezzo del petrolio e dei cereali, sprofonda in cantina il dollaro. Di chi è la colpa? All’unisono, la megamacchina mediatica scandisce: è l’egoismo dei Paesi petroliferi che rifiutano di aprire i rubinetti di una risorsa in via di esaurimento. La dinamica è un’altra: crolla il dolaro e vanno alle stelle i prezzi del grano, mais e riso. Perchè?
Solo gli Stati Uniti possono emettere liberamente la quantità di dollari che ritengono preferibile. Al di fuori di ogni controllo, non c’è contropartita in oro, né il retroterra di un’economia ormai vedova di crescita ed espansione, sposa poligama dell’indebitamento interno ed estero.
di Alberto Prunetti
Italia, nordest, febbraio 2007. Giuliano Bruno è un liceale antifascista. Di ritorno da una manifestazione a Treviso viene aggredito e picchiato da un gruppo di Skinheads neofascisti.
Giuliano non esce più di casa, ha paura.
Da quell’episodio passano alcuni giorni, gli amici lo invitano a uscire. Partono in macchina, vanno verso il centro di Treviso, uno di loro scende, va in cerca di un altro compagno. Poi torna e dice a Giuliano: "Non uscire! Stanno arrivando gli Skinheads!" Arrivano. Aprono la porta della macchina. Giuliano è rimasto dentro assieme a un altro ragazzo. Gli chiedono: "Sei Giuliano Bruno?". "Sì, sono io".
Lo colpiscono con violenza in testa. L'amico prova a difenderlo. Gli rompono il naso.
Dopo la seconda aggressione Giuliano lascia la scuola, non vuole più stare nel trevigiano. Comincia a vagabondare per l’Europa. Partecipa alla manifestazione contro il G8 di Haligendamm, in Germania. Torna in Italia, trova alcuni lavori occasionali. Poi riprende a studiare, questa volta a Trieste.
La mattina del 5 maggio 2008 lo trovano a terra, sotto casa sua. Suicida.
di Carlo Loiodice
In un appello per Chiaiano, firmato fra gli altri da Valerio Evangelisti e da Wu Ming, si legge:
[...] Nei capannelli che si formano tra i gazebo all'ingresso delle cave, le persone ripercorrono a mente fredda gli ultimi avvenimenti, analizzando il resoconto fatto dai media degli eventi di cui sono state protagoniste. E in quei racconti, nessuno si riconosce. [...]
* * *
E' un'esperienza che abbiamo fatto in tanti, anche se non abbastanza da produrre significativi mutamenti nei comportamenti della stampa e del suo ruolo nelle vicende sociali.
di Carlo Loiodice
Avrei voluto intervenire subito dopo gli eventi, ma in casi come questi, scattano meccanismi terribili di imperdonabile cautela o d'inconscia autocensura. Credo che a solidarizzare con i manifestanti contro Ferrara siano stati tanti di più rispetto alle voci che si sono sentite. Ma il pensiero unico e la supponenza strategica induceva comportamenti contrari. Bisognava "accreditarsi"; ed è quello che han fatto Mafai, Bertinotti, Giordano, Cofferati e gli altri "marrani". La parola tra virgolette non è dispregiativa ma storica. Si riferisce a quegli ebrei che, per sfuggire al bando di espuulsione emanato da Isabella e Ferdinando nella Spagna del 1492, si convertirono al cattolicesimo, così come tanti oggi si sono convertiti dal leninismo e dallo stalinismo al liberalismo.
di Enrica Collotti Pischel
[Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all'onore delle cronache. Per fare un minimo di chiarezza sulla questione tibetana, riportiamo questo articolo della celebre sinologa Enrica Collotti Pischel, scomparsa nel 2003. L'articolo fu pubblicato da Il manifesto il 9 gennaio 2000. Naturalmente, narrare gli antecedenti e liberarli dalle speculazioni non significa legittimare la repressione violenta delle attuali autorità cinesi contro la protesta tibetana. Ringrazio l'amico Roberto Sassi per la segnalazione.] (V.E.)
La notizia della fuga dalla Cina del giovanissimo Lama Ugyen Trinley Dorje, terza autorità nella gerarchia delle reincarnazioni del buddhismo tibetano è stata ritenuta molto ghiotta dai giornali italiani e viene considerata un grave scacco per il governo cinese che non sarebbe riuscito a impedirla, nonostante il proprio apparato militare.
di Blicero
Martedì 11 marzo 2008 i pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati hanno letto le loro richieste di pena per i 45 imputati per i fatti di Bolzaneto: le condanne ammontano a qualcosa come 76 anni complessivi, ma solo per 15 degli imputati la pena supera la soglia della condizionale (ventiquattro mesi) e solo per 8 di questi quella dell'indulto (tre anni). Per i restanti trenta le condanne sono di circa un anno (o meno) a testa, anche considerata la peculiarità delle condizioni che si sono verificate a Bolzaneto - hanno detto i pm. Il problema è che non c'è nulla di straordinario in Bolzaneto, se non il fatto che ciò che è accaduto sia sostanzialmente di dominio pubblico.
di Alberto Prunetti
[Questo testo è debitore della lettura del saggio inedito di Silvio Antonini sull’avvento del fascismo a Viterbo, di prossima pubblicazione, e dello spettacolo teatrale “Sottoassedio” di Antonello Ricci] A.P.
Viterbo, 2 maggio 1921. Piazza Verdi ospita un comizio del fascista Giuseppe Bottai. L’oratore non riesce a prendere la parola: lo sfida un giovane scalpellino, il repubblicano Duilio Mainella. Alcuni socialisti intervengono, la tensione sale, i fascisti si ritirano scortati dalle forze dell’ordine verso la sede del Fascio. Per strada la folla tumultuante getta contro di loro dei sassi. La reazione degli “italianissimi” arriva attraverso dei colpi di pistola esplosi a casaccio. Ci sono feriti da entrambe le parti. A terra rimane il muratore Antonio Prosperoni, di 21 anni. Secondo alcune testimonianze, i reali carabinieri avrebbero assecondato la reazione dei nerocamiciati.
Viterbo, 9 luglio 1922. Viene accoltellato lo scalpellino anarchico Antonio Tavani, ardito del popolo noto per la forza fisica e il coraggio. Antonio è figlio del cavallaio Olindo, che si vanta di essere stato tra i butteri maremmani che il 4 marzo 1890 avevano sconfitto Buffalo Bill nella tappa del Wild West Show a Cisterna. Tavani è accoltellato fuori da un’osteria, nel corso di una colluttazione che scaturisce da motivazioni politiche, tradimenti e animosità personali.
di Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi, Massimiliano Mita
Pubblichiamo un estratto da Avete pagato caro non avete pagato tutto. La rivista «Rosso» (1973-1979) (DeriveApprodi, pp. 108+DVD-ROM, 18 euro), che ripercorre la storia di una delle più sperimentali e innovative riviste dell'Autonomia operaia.
Il 7 dicembre del ’76, giorno di sant’Ambrogio, a Milano fa freddo. La colonnina di mercurio è inchiodata sullo zero. Gelo e nebbia. Tempo da lupi. Tempaccio buono per paltò e pellicce. Ma anche per tolette e smoking. Alla Scala, infatti, è fissato l’Otello di Verdi, che apre la stagione lirica e di balletto. È l’immancabile appuntamento dell’alta borghesia meneghina: la celebre “prima”, divenuta leggenda rossa dal giorno in cui Mario Capanna organizzò la contestazione del movimento studentesco ai signori di Milano. Correva l’anno 1968.
Testimonianza di Pasquale Valitutti
[La settimana scorsa è andato in onda su Rai Tre un "Ballarò speciale" che aveva tra i protagonisti Mario Calabresi, corrispondente da New York de La Repubblica, figlio del commissario Luigi Calabresi e autore del libro di grande successo Spingendo la notte più in là, Mondadori, 2007. Posto che è giusto che un figlio difenda la memoria del padre, certe affermazioni, come quella relativa all'assenza di Luigi Calabresi dalla stanza da cui cadde, il 15 dicembre 1969, il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli - incolpato della strage di Piazza Fontana, di cui era innocente - sono più controverse di quanto la trasmissione facesse trasparire. Ecco, per esempio, la testimonianza resa a suo tempo dall'anarchico Pasquale Valitutti, arrestato con Pinelli. Alcune considerazioni in appendice.] (V.E.)
Io sottoscritto Pasquale Valitutti dichiaro che: giunto in questura all'ufficio politico verso le ore 11 di sabato 13 dicembre, sono rimasto due o tre ore in sala d'attesa. Spostato quindi nel salone seguente quello dove vi è la macchina del caffè ho visto Pinelli seduto vicino ad Eliane Vincileone.
di Luca Barbieri
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6. Il blitz del 21 dicembre 1979
L’operazione coinvolge le procure di Roma, Padova e Milano. Quattrocento uomini della Digos sono impegnati a Milano, centinaia a Torino, Padova, Genova, Roma, Firenze e Bergamo.
Tra gli arrestati: Mauro Borromeo (50 anni, direttore amministrativo dell’Università Cattolica); Francesco Cavazzeni (44 anni, prof. di Storia della Filosofia all’Università di Pavia); Alberto Magnaghi (architetto, prof. universitario); Marco Bellavista (31 anni, giornalista di Controinformazione); Franco Tommei (42 anni, giornalista di Rosso); Adriana Servida, 29 anni (nessun collegamento con Potere operaio, liberata dopo un paio di mesi); Romano Madera (31 anni, docente di Sociologia all’università di Cosenza, messo in libertà dopo un anno); Arrigo Cavallina; Jaroslav Novak (32 anni, direttore della libreria Memoria); Oreste Strano; il medico Giorgio Reiteri; Antonio Liverani che ospitò nell’appartamento di Negri Carlo Casirati; Giannatonio Baietta (titolare della tipografia dove veniva stampato Autonomia); Antonio Temil (intestatario del numero telefonico di Radio Sherwood); Augusto Finzi; Alberto Funaro; Caterina Pilenga (programmista regista della Rai di Milano); Gianni Sbrogiò.
[Sulla vicenda del presunto divieto di far tenere la Lectio Magistralis inaugurante l'anno accademico alla Sapienza di Roma al dottor J. Ratzinger, chiunque sembra in grado di dire la sua: a condizione di condannare l'atto violento, intollerante, laicista, e via turpiloquiando, di quella che viene comunque definita "una minoranza". Gli unici che non sembrano avere cittadinanza nella repubblica delle idee sono gli studenti protagonisti della protesta, definiti dall'onorevole Gasparri «tossici e terroristi». Pubblichiamo qui il loro comunicato, nell'interesse di chi voglia conoscere anche il loro punto di vista. Per completezza d'informazione, qui la lettera di Marcello Cini che ha per primo protestato contro l'invito a Ratzinger, qui la lettera di protesta di 67 docenti, rapidamente aumentati sino a raggiungere 700 adesioni, per i quali sempre l'on. Gasparri ha chiesto l'allontanamento dal servizio.
Qui, infine, una cordiale risposta della redazione di Carmilla all'on. Gasparri.] (g.d.m.)
Una grande vittoria, una pagina importante della vita politica del paese. Non tanto e non solo perché il papa ha deciso di rinunciare all'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza previsto per giovedì 17 gennaio, ma anche e soprattutto perché una verità è stata confermata. La decisione del papa, infatti, dimostra in modo evidente che le istituzioni ecclesiastiche di Benedetto XVI non accettano dissenso, né differenza, né libertà di parola.
di Manolo Morlacchi
Manolo Morlacchi, La fuga in avanti. La rivoluzione è un fiore che non muore, ed. Agenzia X, pp. 216, € 15,00.
La fuga in avanti è uscito nelle librerie da qualche settimana e ci sono alcune osservazioni, provocazioni, domande, che appaiono in modo ricorrente nelle presentazioni a cui partecipo e nelle recensioni che ho potuto sin qui leggere, in particolare, la segnalazione di Wu Ming 1 su Nandropausa. Quindi mi sono convinto della necessità di approfondire alcune questioni intorno al mio libro.
di Saverio Fattori
Antonella Beccaria, Uno bianca e trame nere. Cronaca di un periodo di terrore, prefazione di Andrea Purgatori, Stampa Alternativa, pp. 164, 10 euro
il blog di Antonella Beccaria
Antonella Beccaria ci mette in leggera registrata, torna sulla vicenda della banda della Uno Bianca, una manciata di anni sanguinosi che ha avuto come epicentro Bologna e ha percorso l’Emilia, la Romagna, fino alle Marche. Sono anni di transizione tra la Piramide di Craxi e Tangentopoli, un’era di confusione di potere, assestamenti per nuovi equilibri. Tra il 1987 e il 1994 luoghi banali come aree di servizio, Ipercoop, autostrade sembravano essere diventati zone di guerriglia urbana.
di Tito Pulsinelli
[Sullo stesso tema, si consiglia di leggere le critiche al trattato espresse dall'organizzazione Attac. Un altro passo indietro della democrazia rappresentativa, e una conferma della sua crisi forse definitiva.] (V.E.)
L'Unione Europea ha una nuova Costituzione, alleluia! Fiato alle trombe, inni, giubilo, gaudio e... facciatosta.
Finalmente è stato trovato l'inghippo per aggirare l'ostacolo rapresentato dalla bocciatura sonora dei cittadini francesi e degli olandesi. La Francia e l'Olanda, infatti, rimangono gli unici due Paesi in cui fu concesso respingere alle urne l'oltranzismo liberista della élite tecnocratica continentale. Poi sospesero democraticamente tutte le consultazioni, anche quelle dei parlamenti nazionali.
di Luca Barbieri
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CAPITOLO II - IL "7 APRILE", LA STORIA
1. Una storia non raccontata
Con il nome “7 aprile” si indica l’inchiesta partita a Padova il 7 aprile 1979 su ordine del procuratore della Repubblica Pietro Calogero. Ma tentare di scrivere una storia organica di quell’ampia serie di procedimenti polizieschi e giudiziari che prendono il nome di “7 aprile” non è impresa facile.
di Luca Barbieri
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Il terrorismo
Come si è visto, la grande trasformazione sociale che interessa il nostro Paese è accompagnata da tensioni molto vaste che inaugurano una lunga e crescente stagione di violenza politica che darà all’intero decennio dei Settanta la denominazione di “anni di piombo”. Ma il fenomeno terroristico, pur rilevantissimo, non esaurisce la comprensione di un fenomeno così complesso come quello della protesta sociale. Ripercorrerne a grandi linee l’evolversi è utile per capire il clima in cui giunse l’operazione “7 aprile”.
di Blackswift
Il principio più importante su cui si costruisce molta dell'offensiva culturale e politica della destra moderna è la confusione. Una confusione scientifica tutta mirata a mistificare concetti tutto sommato semplici, ma che con un ragionevole impegno dialettico possano essere vòlti ai propri fini.
Sempre più spesso violenza e sicurezza diventano binomi inscindibili: più sicurezza, meno violenza; più violenza, meno sicurezza. Basta una pennellata al contorno per far diventare la sicurezza non quella di una vita dignitosa e della propria libertà, ma quella dell'esercizio arbitrario dei poteri di repressione e di controllo, nell'illusione che alimentare la pressione in una pentola sigillata non la faccia esplodere ma ne dissipi il potenziale distruttivo.
E la violenza diventa quella rappresentata delle curve dello stadio o di una piazza in cui brucia una piccola barricata.
di Luca Barbieri
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Autonomia Operaia
L’area dell’autonomia propriamente detta nasce nel corso del ’73, periodo in cui comincia a prendere consistenza il coordinamento nazionale delle assemblee e comitati autonomi. Il primo prodotto di questo coordinamento sarà il “Bollettino degli organismi autonomi operai”, che nasce nel maggio del ’73 e porta le firme di: Assemblea autonoma Alfa Romeo, Assemblea autonoma Pirelli, Comitato di lotta Sit-Siemens, Gruppo operaio Fiat, Assemblee autonome di Porto Marghera, Comitato politico Enel, Comitato lavoratori-studenti policlinico, Unione sindacale comitati di lotta. […] L’assemblea autonoma di Porto Marghera costituisce probabilmente la più vecchia e solida esperienza di organizzazione autonoma: le sue radici affondano nella rete di intervento del Potere Operaio veneto-emiliano della fine degli anni ’60; confluita in Potere Operaio manterrà sempre una forte autonomia dalle strutture dell’organizzazione ed un’identità nettamente caratterizzata e a partire dal ‘74 darà vita a “Lavoro Zero”.
di Luca Barbieri
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Potere Operaio
"La vicenda di Potere Operaio trova le sue origini nel discorso teorico di Quaderni Rossi, una rivista nata nel 1961 – ma in realtà era stata già pensata in precedenza – ad opera di alcuni intellettuali in prevalenza socialisti, ma anche comunisti, particolarmente attenti al fenomeno, che allora si andava compiendo, del passaggio dell’economia italiana dalla fase prevalentemente agricola a quella industriale-agricola, caratterizzata, come negli altri paesi di capitalismo maturo, dalla prevalenza del capitalismo monopolistico di Stato; e convinti della necessità per il movimento operaio di modificare profondamente, di conseguenza, la propria strategia […] La critica nei confronti della linea politica delle organizzazioni storiche del movimento operaio e la convinzione della necessità di una nuova strategia tengono uniti per qualche tempo coloro che hanno dato vita alla rivista, ma a un certo punto – è l’estate del 1963 – sorgono e si sviluppano motivi rilevanti di divisione.
di Luca Barbieri
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3. Sigle, movimenti, terrorismi
Alla sinistra del PCI
In questo contesto bloccato, dopo il golpe cileno il Partito comunista guidato da Enrico Berlinguer si convince che non sia possibile, in quel contesto internazionale, un governo autonomo delle sinistre. Inizia il lento ma inesorabile avvicinamento dei comunisti alla Democrazia cristiana, dalla sinistra al centro dello schieramento politico. La possibilità di arrivare al “compromesso storico” crea forti tensioni e radicalizzazioni all’interno della sinistra e negli ambienti più filoamericani della Democrazia cristiana. In Italia l’onda lunga del ’68 arriva a una situazione di “guerra civile strisciante”. Il Partito comunista in questa lunga marcia verso il governo del Paese è costretto a una costante dimostrazione di responsabilità che dovrebbe avvicinarlo ai ceti medi.
Ma se il movimento nasce a sinistra, se il più grande Partito comunista d’Occidente è costretto a guardare al centro, senza poter al tempo stesso essere scavalcato a sinistra, come sarà il suo rapporto con esso?
Soffocata dal fumo dei roghi che hanno falcidiato in Grecia più di 50 persone, la notizia dei gravissimi scontri tra forze dell'ordine e immigrati nigeriani, appoggiati da studenti, squatter, autonomi e liberi cittadini, nella città di Salonicco, non ha avuto rappresentazione nella scena mediatica. Due notti di guerriglia drammatica, scatenata da un fatto tragico, ormai entrato nella normalità della violenza e della censura perpetrata su lavavetri e supposti abusivi, a partire dall'Italia ed evidentemente non soltanto in Italia: un venditore africano di dvd pirata incappa in un controllo della polizia, scappa e muore. Si è trattato di Tony Onuoha, nigeriano, 25 anni, caduto da una finestra al primo piano di una caffetteria mentre fuggiva dal controllo.
E' una situazione che si sta allargando a un ritmo pari a quello degli incendi dolosi. A febbraio si erano verificati durissimi scontri tra polizia e anarchici, ad Atene. Proponiamo la testimonianza video della guerriglia urbana di Salonicco. L'Europa non è soltanto il sisma sovietico della Banca Centrale, sotto bolla dopo il crash dei mutui americani: sta accadendo qualcosa di più, nessuno ne parla.
[Ringraziamo l'editore per il permesso di pubblicazione dell'introduzione della collettanea di saggi d'autore (da Vidal a Griffin a Vattimo), curata dallo steso Chiesa e da Roberto Vignoli,
ZERO. PERCHÉ LA VERSIONE UFFICIALE SULL’11/9 È UN FALSO, Piemme, € 17.50]
La ragione principale che mi ha spinto a promuovere questo lavoro collettivo risiede nella mia profonda convinzione, che so essere condivisa da tutti coloro che vi hanno preso parte, che l’11 settembre è stato non solo un colossale inganno, perpetrato ai danni dell’intera umanità, ma che esso è stato ed è un’arma di tremenda potenza puntata contro la pace mondiale e i cui effetti – se non impediti – potrebbero mettere in causa la stessa sopravvivenza di milioni e perfino di miliardi di individui.
di Alberto Masala
[Pubblico questo intervento del poeta Alberto Masala (1) a commento dell'ultima porcheria del sindaco di Bologna Sergio Cofferati: la completa demolizione, due giorni fa, del centro sociale Crash, una delle realtà giovanili bolognesi più vive e attive sul territorio, un polo culturale importante. In appendice, alcune note del sottoscritto sul Crash. La vignetta qui a lato è di Nico Roby Sole.] (Valerio Evangelisti)
una mattina d'estate, nella città vuota e silenziosa, le ruspe di cofferati hanno appiattito il CRASH, uno degli ultimi spazi di sopravvivenza a bologna
questa città è un cimitero
di Luca Barbieri
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CAPITOLO I - IL CONTESTO STORICO
1. Perché un capitolo storico
Parlare del caso “7 aprile” richiede uno sforzo particolare. Non si tratta, con tutta evidenza, di un processo qualsiasi. Per leggere correttamente l’evento, e il modo in cui esso fu raccontato, bisogna tener conto della storia (anzi delle storie) dei protagonisti, dei tempi in cui questa vicenda matura e si inserisce. Occorre, senza eccessive pretese, tentare di gettare uno sguardo sinottico, un fascio di luce sulla storia repubblicana dal 1960 al 1980. Questa ricostruzione non è l’oggetto di questo lavoro e non ne occuperà quindi una parte troppo rilevante. Il primo capitolo servirà a porre le premesse indispensabili per capire i riferimenti e le riflessioni che verranno sviluppate nei capitoli seguenti. Non mi dilungherò troppo. Ma tutti gli elementi essenziali nella preparazione del lavoro, viaggeranno in background attraverso i capitoli e i paragrafi, emergendo qualora ce ne fosse la necessità.
di Luca Barbieri
[Ormai sappiamo tutti (con l’eccezione di Claudio Magris, che chissà dov’era negli ultimi trent’anni) che Toni Negri non era il capo delle Brigate Rosse, né il telefonista dei rapitori di Moro, né l’assassino di Carlo Saronio. Eppure un giudice, su basi così palesemente assurde, imbastì nel 1979 il processo simbolo del periodo dell’ “emergenza”, rimasto noto come “il caso 7 aprile”. Vi furono coinvolti prima una ventina di imputati, quasi tutti docenti e ricercatori della facoltà di Scienze Politiche di Padova, poi divenuti oltre un centinaio. Molti furono incarcerati, altri costretti all’esilio, uno (“Pedro”) perse la vita, ucciso dalle forze dell’ordine mentre era armato di un semplice ombrello. Inutile dire che gli assassini di Pedro rimasero impuniti, e che il magistrato che gestì il processo ha tranquillamente fatto carriera. L’impianto dell’inchiesta crollò solo grazie alle confessioni di Patrizio Peci, che dimostrarono come Negri, Scalzone e gli altri del 7 aprile, con le Brigate Rosse, non avessero nulla a che spartire.
di Claudio Albertani (traduzione di Irene Caporale)
LA FESTA
È così che la APPO raccolse i consensi di una gran quantità di orga-nizzazioni, individui, e correnti di pensiero. Suscitato da un sussulto di indignazione, il movimento cresceva esprimendo inventiva, creatività e immaginazione.
Le elezioni presidenziali del 2 luglio erano alle porte e la APPO propose di castigare Ulises Ruiz. Sebbene molti dei suoi membri fossero astensionisti, e nonostante i tentativi di frode, a Oaxaca vinse López Obrador con un margine molto ampio. Per la prima volta nella storia locale, il PRI rimaneva in una disonorevole terza posizione, dietro il PAN.
Ne seguì una storia complessa e non ancora conclusa, della quale risaltiamo solo alcuni aspetti. Si è già detto che la APPO nacque ispirandosi alle pratiche democratiche di zapotechi, mixtechi, mixes, amuzgos e altri popoli indigeni che vivono nello Stato di Oaxaca.
di Claudio Albertani (traduzione di Irene Caporale)
La guerra è la pace
la libertà è la schiavitù,
L’ignoranza è la forza
George Orwell
Oaxaca è in pace e riflette
un clima di tranquillità
Ulises Ruiz, 10 Maggio 2007
A un anno dal conflitto degli insegnanti, Oaxaca è lo specchio del Messico. La destra avanza a passi da gigante, ma avanza anche la ribellione che cerca nuove strade, e a volte le incontra. Secondo la Banca Mondiale, il 67% degli abitanti di Oaxaca (2.349.570 su un totale di 3.506.821, secondo i dati ufficiali) vive in uno stato di povertà e disuguaglianza tali da “impedire loro di formare parte attiva della società” (1).
di Rebus
Di una cosa non è possibile lamentarsi: non possiamo dire di non essere stati avvertiti. La censura è arrivata sull’Internet italiana sì ammantata di buoni propositi, ma comunque ampiamente annunciata. Forse però non proprio col suo vero nome…
In principio era la legge Finanziaria 2006
Quasi in sordina, con la legge Finanziaria del 2006 passa una proposta che in realtà è a dir poco rivoluzionaria: la possibilità di inibire ai naviganti italiani l’accesso verso siti esteri che non rispettano nostre normative. Alla faccia dei maligni che sostengono l’arretratezza informatica del nostro Paese, un simile strumento ha pochi eguali al mondo e ci lancia dunque nel (sempre meno) ristretto empireo dei paesi tecnologicamente più all’avanguardia sul fronte della censura, come Cina, Iran ed Arabia Saudita. Che guarda caso non brillano per democrazia, ma son comunque soddisfazioni.
di Gabriele Ferraresi
Di certe storie si parla sempre troppo poco; e di questa poi in particolare, che non è neanche facile da seguire, che è una storia complicata, seppur cristallina nel suo orrore, con un sacco di date e nomi da ricordare, non si parla più. In passato se ne è parlato si, ma di certo non abbastanza, o non abbastanza da fare massa critica perché succeda qualcosa. Dal 3 giugno 2005 Carlo Parlanti (nella foto) si trova rinchiuso nel carcere di Avenal, California: è stato condannato per reati che non ha mai commesso, accusato da una teste squilibrata, durante un processo farsa. Possibile? Negli Stati Uniti? Nella land of freedom che qualcuno, magari a capo di qualche quotidiano d’opinione di poche pagine, considera tale? Si, possibile.
Carlo Parlanti nasce a Montecatini nel 1964, cresce in una famiglia come tante altre, studia allo scientifico, poi, all’università, Fisica. A venticinque anni è a Milano, a cercarsi un lavoro: è uno sveglio, che sa studiare, e finisce che manda un curriculum ad un’importante multinazionale alimentare, una di quelle oggi più osteggiate. In epoca pre-global Carlo Parlanti ha bisogno di campare: e inizia a lavorare in Nestlè, fa l’analista di sistemi e il project manager, si direbbe oggi.
di Blicero (Collettivo Autistici.org / Inventati.org)
I fatti del G8 di Genova entrano di diritto nelle tormentate storia e identità culturale italiane. In questi giorni di Mio Fratello è Figlio Unico e di interventi di giornalisti americani che cercano di spiegare ai loro figli nati in Italia le matrici culturali del Bel Paese (v. ultimi numeri di Internazionale), c'è un evento forse unico nella nostra storia recente che ha le caratteristiche per costituire un ulteriore capitolo nella formazione della memoria collettiva del popolino italico.
Ciò che accadde il 20 e 21 luglio 2001 a Genova infatti è un muro contro il quale si infrange l'identità di ognuno di noi: difendere i manifestanti, accusare la polizia, difendere lo Stato, accusare i teppisti, disegnare complotti da un lato o dall'altro.
di Claudio Albertani
[E' in visita in Italia Felipe Calderón, presidente eletto - ma forse non legittimo - del Messico. Totalmente ignorato dai media italiani, è invece un personaggio non insignificante, visto che cerca di proporsi, spronato da Bush, quale alternativa ai presidenti "radicali" dell'America Latina, finora senza troppo successo. Ce ne parla Claudio Albertani, collaboratore di Carmilla dal Messico. La caricatura è tratta dal blog El Sendero del Peje. "In Messico comanda lo Stato!" "Sì, però d'emergenza", risponde una delle tante teste tagliate dai narcos.] (V.E.)
Il governo messicano avanza a passo lento e sicuro verso un regime autoritario, punto d’approdo del modello neoliberista in vigore da oltre un quarto di secolo. Insediatosi esattamente sei mesi fa, al termine di un lungo e tormentato conflitto elettorale, il governo Calderón ha un programma chiaro e preciso: smantellare tutto ciò che resta del settore pubblico, liquidare lo stato laico e sottomettersi alle esigenze degli Stati Uniti.
di Blicero (Collettivo autistici.org/inventati.org)
La settimana scorsa, a un mese esatto dal summit del G8 previsto ad Heiligendamm tra il 6 e l'8 giugno 2007, tutto il territorio tedesco, ma in particolare le città di Brema, Amburgo e Berlino, hanno visto un'operazione anti-terrorismo che ha portato a una quarantina di perquisizioni (vedi qui).
L'operazione è stata giustificata usando il paragrafo 129a del codice penale tedesco, che equivale sostanzialmente alle nostre leggi anti-terrorismo: il 129a prevede che chiunque sia coinvolto nell'organizzazione di una struttura terroristica possa essere perquisito e imprigionato.
Nuovamente il Messico vive un momento difficile. Sale la temperatura
sociale e il paese vive una sorta di stato d'eccezione permanente.
Nello stato di Oaxaca, con l'arrivo al potere di Ulises Ruiz, anni di
corruzione e repressione violenta sono sboccati in un inasprimento di
questo stesso modello.
L'inattesa risposta popolare è sfociata in un gran movimento sociale.
Senza rinunciare alle rispettive differenze, nel giugno 2006,
insegnanti, lavoratori, studenti, collettivi libertari, organizzazioni
politiche e membri di Ong si sono incontrati nella Asamblea Popular de
los Pueblos de Oaxaca, APPO.
[Estratti da: Luther Blissett, Lasciate che i bimbi. Pedofilia, un pretesto per la caccia alle streghe, Castelvecchi, Roma 1997]
Negli USA, per tutti gli anni '80 e oltre, gli abusi sessuali su minori (e gli SRA [Abusi Rituali Satanici] in particolare) sono stati il pretesto per una campagna terroristica da parte di bigotti e "moralizzatori" di tutte le risme, concretizzatasi in centinaia di arresti e processi, leggi speciali, finanziamenti pubblici a sedicenti programmi di assistenza alle vittime, etc.
[SRA: Nascita del mito]
[...] L'SRA è assurto agli onori delle cronache nordamericane nel 1980, con il primo libro di una "sopravvissuta all'SRA", Michelle Remembers, che descriveva orrende violenze sessuali e fisiche presuntamente subite dalla co-autrice, Michelle Smith.
Smith descriveva i propri carnefici come satanisti persuasi che il dolore inflitto alle loro vittime avrebbe aumentato i loro poteri magici. [Secondo Smith] erano anche dediti al cannibalismo e a sacrifici umani.
Non vi è documentazione di casi di SRA prima del 1980, ma dopo l'uscita di Michelle Remembers vi fu un'esplosione di casi del genere. Si tennero processi per abusi identici o quasi a quelli descritti da Michelle. [Un'indagine condotta dagli autori del libro Satan's Silence] ha dimostrato che il libro è una truffa. I rituali descritti dal co-autore Dr. Lawrence Pazder erano presi pari pari dalle sue ricerche sulle religioni native africane. [Pazder] ha dichiarato di non aver mai detto che gli eventi del libro fossero realmente avvenuti.
di Alessandro Gilioli 
Questa intervista è stata pubblicata sull'Espresso col titolo Pasticca Nerazzurra. Alla sua pubblicazione Giacinto Facchetti era ancora in vita (g.d.m.)
Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Giacinto Facchetti, splendido terzino sinistro e oggi presidente dell'Inter; o come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. «Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto», dice Ferruccio.
di Pino Nicotri
[Come sollecitato dall'autore di questo reportage, diamo diffusione al pezzo, che solleva inquietanti dubbi circa un double-bind politico del Vaticano, intorno alla questione dei preti pedofili e, di conseguenza, all'atteggiamento tenuto dalla Chiesa recentemente intorno alla proposta di legge sui DICO. Pino Nicotri, nella foto, è giornalista investigativo del settimanale “L’Espresso” e autore di importanti libri inchiesta tra i quali “Mistero Vaticano – La scomparsa di Emanuela Orlandi”, edito da Kaos Edizioni. L'articolo che segue è tratto da qui.]
Prima si sono rivolti con fiducia alla Chiesa, anziché ad avvocati e tribunali, inviando fin dal gennaio 2004 alla curia di Firenze esposti e memoriali sulle violenze sessuali ai danni di minori consumate per anni dal parroco Lelio Cantini, titolare della parrocchia Regina della Pace. Con la complicità di una donna, la solita “veggente” di turno le cui visioni di Gesù servivano alla selezione degli “eletti”, Cantini ha imperversato per anni e anni imponendo violenze, psicologiche e fisiche, fra cui quella sistematicamente rivolta a ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, di avere rapporti sessuali con lui, come forma, diceva, di “adesione totale a Dio”, facendo credere a ognuno e a ognuna di essere il prescelto e intimando il segreto assoluto pena il “castigo divino”.
di Paolo Pozzi

[Come preannunciato, ecco un'anticipazione del romanzo di Paolo Pozzi Insurrezione (Derive/Approdi, 2007, pp. 208, € 14,00). Una rievocazione molto franca, e certo sgradevole per alcuni, di ciò che furono negli anni '70 gli autonomi milanesi dell'area di Rosso. Va infatti tenuto presente che il movimento dell'autonomia operaia si articolò in una miriade di collettivi molto diversi tra loro, anche se coesi da alcuni fondamenti comuni: l'emergenza di un proletariato giovanile precario, la perdita di centralità della fabbrica quale motore del conflitto sociale, l'importanza del territorio a fini di riaggregazione, la rottura senza ritorno con la sinistra istituzionale.
SIAMO GLI AUTONOMI, SIAMO I PIU' DURI...
di Valerio Evangelisti
[E' il trentennale del '77 e gli interventi in merito si moltiplicano. Spesso provengono da gente che, di quel movimento, non sa nulla e non ha ancora capito nulla. Specie se il tema è l' "autonomia operaia", l'ala più estremista. Il mio pezzo che propongo, già apparso su Alias, è compreso nell'antologia Gli Autonomi (Derive/Approdi, 2007, pp. 506, € 25,00; primo di tre volumi). Seguiranno estratti da Paolo Pozzi, Insurrezione, un romanzo estremamente realistico e sincero appena uscito presso lo stesso editore.]
Se degli autonomi bolognesi della fine degli anni ’70 si è molto parlato e scritto, pochissimo si è detto di quelli dei primi anni ’80. Certo, non costituivano più un movimento di massa. Quello era stato distrutto dalla repressione seguita al rapimento e all’uccisione di Moro, dalla sfiducia generalizzata, dal diffondersi dell’eroina, dal ripiegamento di molti sulla propria vita privata. Tuttavia qualcosa era sopravvissuto, e non si trattava di un fenomeno folcloristico o marginale.
Non c’erano più i collettivi universitari, né quelli di quartiere; le esperienze di auto-organizzazione dei giovani lavoratori, specie precari, proseguivano, però con connotazioni politiche via via meno marcate, e slegate da tutto il resto.
Il sequestro e la simulazione di fucilazione di Carlos
di Blicero (collettivo autisitci.org/inventati.org)
La storia recente dell'America Latina, e in particolare dell'Argentina, non potrebbe essere definita altrimenti che una fonte continua di ispirazione per chi crede nella possibilità di un cambiamento sociale e politico di vasta scala, a partire dai piccoli passi quotidiani.
Nel 2001 l'Argentina viene scossa dalla crisi economica più drammatica che abbia registrato nella sua storia, e che forse dovrebbe insegnare qualcosa in più di quanto stia facendo alle persone che vivono in questo Paese, vedendo svalutare il proprio denaro nel giro di una notte di circa il trecento percento: quello che la notte prima si acquistava con un peso (pari a un dollaro), la notte dopo si acquistava con cinque pesos (pari a un dollaro). E' come se voi domani pagaste un caffè cinque euro, e un pezzo di pane dieci euro, senza che il vostro stipendio cambi di una virgola (sempre che abbiate ancora uno stipendio).
di Tito Pulsinelli
I manifestanti che a Vicenza si sono opposti alla consegna della loro città alle forze armate degli Stati Uniti, sono spariti nel buco nero mediatico, che ha contrattaccato mettendo in scena l’avanspettacolo romano della politica. Compresi i guitti, i Pallari, torte in faccia, giochi a ruoli invertiti, ma il canovaccio è manieristico, con finale scontato. Uno psicodramma mediatico per ribadire l’immutabilità, l’ineluttabilità del passato a cui ci si dovrebbe real-politicamente rassegnare.
Tutti gli addetti al potere legislativo sono affini, ubiqui, interscambiabili, equivalenti, senza orizzonti strategici, succubi del nichilismo economico, e non hanno nulla di concreto e di originale da offrire. Non certo dei valori, ma nemmeno un progetto-paese diverso, nè un altro modo di proporsi e di interagire con il nuovo assetto del mondo emergente.
Dalle "guerre tribali" all'inimicizia verso la polizia
di Ugo Maria Tassinari 
qui la prima parte
L’enfasi riservata all’arresto del militante di Forza Nuova per gli scontri allo stadio di Catania culminati nella morte dell’ispettore di polizia rischia di essere fuorviante. Negli ultimi anni si è continuato a morire di calcio ma la polarizzazione politica sembra rivestire un ruolo calante rispetto ad altre dinamiche. Certo, la curva etnea è una delle più nere di Italia – nella città in cui già il Msi negli anni ’70 superava il 20% – e gli ultrà rossoblu un’altra volta si erano resi responsabili (Messina 2001) di una “morte da stadio”.
Gli esperti dicono che gli psicofarmaci stimolanti prescritti per il trattamento dell'ADHD (Attention deficit-hyperactivity disorder) non sono solo pericolosi ma inducono un forte stato di dipendenza. E sebbene nessuno di questi farmaci sia stato approvato per l'autismo, psicofarmaci stimolanti sono prescritti ormai di routine per il trattamento dei bambini autistici (o almeno etichettati come tali).
Secondo il National Center for Health Statistics su un periodo di 5 anni fra il 1997 e il 2002 il numero di bambini fra i 3 e i 17 anni diagnosticati di ADHD è passato dai 3.3 milioni a 4.4 milioni.
di Ugo Maria Tassinari* 
[Questo testo è tratto dalle pp. 430-444 di FASCISTERIA. I protagonisti, i movimenti e i misteri dell'eversione nera in Italia (1945-2000) (ed. Castelvecchi, 2001). Nelle prossime puntate Tassinari lo aggiornerà fino ad oggi.]
[...] È proprio il movimento ultrà l’altro luogo di riaggregazione dei naziskin, anche se forse è più semplice parlare di un gruppo umano polimorfo, le cui vicende si intrecciano tra violenza politica, devianza sociale e criminalità comune. Pochi giorni prima del fermo del leader dei naziskin per l’attacchinaggio pro Priebke, il pm di Brescia Paola De Martiis aveva concluso l’inchiesta per il raid squadristico al margine dell’incontro calcisticio Brescia–Roma del 20 novembre 1994, segnata da ben 19 arresti, chiedendo il rinvio a giudizio di “Boccacci+26” per reati che comportano pene fino a un massimo di 15 anni e che vanno dall’apologia di fascismo alle lesioni gravissime e alla resistenza aggravata, dalla detenzione e dal porto d’arma all’attentato alla pubblica sicurezza.
Era prevedibile. La decisione emessa questa sera dalla Cassazione ha decretato che il processo su Ustica chiude i battenti, dietro i quali non rimane nessuno. E' la legittimazione dell'impotenza, politica geopolitica civile e incivile, di uno Stato che era sotto controllo quando il disastro aereo accadde e che, 27 anni dopo la tragedia, è sfasciato e disilluso e, in maniere diverse, impotente politicamente geopoliticamente civilmente e incivilmente.
Nessun colpevole per uno dei capitoli più vergognosi del servaggio italiano a Guerra Fredda in corso.
Ricordando che esiste una Banca dati su Ustica, allestita da un pool capitanato anni fa da Gianluca Neri, desideriamo qui riproporre alcuni nodi non sciolti nell'intricato labirinto giudiziario di quello che, a bella posta e contro il popolo italiano, è stato trasformato da dramma in affaire - e come tale risolto mediante non risoluzione.
di Alberto Prunetti
[Memoria sommersa e insubordinazione popolare: terza e ultima puntata degli estratti da Potassa, edito da Stampa Alternativa. I precedenti post si trovano qui e qui]
13 luglio 1921. Un pomeriggio estivo come tanti, a Potassa, stazione di Gavorrano, nella Maremma grossetana. Un pomeriggio caldo, coi campi che cominciano a ingiallire, i contadini che bestemmiano sotto il sole, senza vento: la vita di sempre. D’un tratto un punto nero, lontano sulla linea dell’orizzonte, comincia a sollevare prima polvere, poi rumore, un fastidio che entra nelle orecchie cerose del barrocciaio Sandrini e lo disturba più dei tafani che da ore torturano le orecchie dei suoi muli. Il punto nero si fa più grande: è un autocarro. Il Santini scorge gli abiti neri degli individui che occupano l’automezzo: sono fascisti, si muovono da un paese all’altro dell’Alta Maremma per “bonificarla” dei tanti sovversivi che rendono la vita difficile ai signori. Giunto nei pressi di Potassa, l’autocarro dei fascisti è costretto a fermarsi bruscamente. Il barrocciaio Santini si è messo di traverso alla strada e impedisce il passo agli “italianissimi”. L’individuo si ostina, nonostante le minacce, nel suo proposito. Ne nasce una disputa, e il barrocciaio viene ferito da un colpo di rivoltella. I fascisti liberano la strada e si rimettono in movimento. Ma c’è un uomo che tenta di inseguirli. È il cognato del barrocciaio, si chiama Domenico Marchettini.
di Irene Panozzo
“I primi anni del nuovo secolo testimoniano una continuazione dei profondi e complessi cambiamenti della situazione internazionale e l’ulteriore avanzamento della globalizzazione. (…) La Cina, il più grande paese in via di sviluppo del mondo, segue la via dello sviluppo pacifico e persegue un’indipendente politica estera di pace. (…) Il continente africano, che comprende il più gran numero di paesi in via di sviluppo, è una forza importante per lo sviluppo e la pace del mondo. Le nuove circostanze creano nuove opportunità per le relazioni tra Cina e Africa, tradizionalmente amichevoli.”
Inizia con queste parole il documento programmatico che il governo di Pechino ha presentato il 12 gennaio 2006. Un documento non a caso intitolato “La politica della Cina in Africa”, che fotografa e allo stesso tempo costituisce la punta dell’iceberg di un fenomeno di ampia portata, in atto da anni ma sempre più all’ordine del giorno nelle riflessioni che riguardano l’Africa: la penetrazione cinese nel continente.
di Sbancor

Pochi lo noteranno, ma questo è il primo anniversario di Piazza Fontana (17 morti, 84 feriti) in cui non c’è nessun imputato.
L’ultimo sul banco degli accusati e peraltro, come ricorda il giudice Guido Salvini, l’unico condannato, era Carlo Digilio, “Zio Otto”, l’armiere di Ordine Nuovo, il primo e unico “pentito”. E’ morto, per uno di quegli strani incroci del destino, il 12 dicembre del 2005.
Gli altri sono stati tutti assolti. Assolto Valpreda, morto anch’esso, assolto Freda, assolto Ventura, assolto Delfo Zorzi.
A questo punto, se non ci fosse il dolore ancora attuale dei parenti delle vittime e quel ragazzino che era allora nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, che ora è un uomo, ma a cui mancano le gambe, ci sarebbe forse da chiedersi se quella bomba è veramente esplosa. Non c’è più neppure la Banca Nazionale dell’Agricoltura, fagocitata dalle fusioni e acquisizioni che hanno attraversato il mondo del credito.
di Valerio Evangelisti

Il 1° dicembre 2006 si è svolto, a Città del Messico, uno spettacolo tra il penoso e l’imbarazzante. Nella Camera dei Deputati doveva prestare giuramento il nuovo presidente, Felipe Calderón. Fuori del palazzo di San Lázaro tumultuavano centinaia di migliaia di manifestanti, persuasi che il conservatore Calderón fosse un “presidente spurio”, e che il “presidente legittimo” fosse invece il candidato di sinistra (molto moderato nei programmi) Andrés Manuel López Obrador.
Da tre giorni la tribuna del parlamento messicano era occupata sia da deputati del PAN (partito di azione nazionale), compagni di Calderón, che del PRD (partito della rivoluzione democratica), cui appartiene Obrador. I primi volevano che il loro “eletto” giurasse, gli altri intendevano impedirlo. La Costituzione del Messico prevede infatti che un presidente possa entrare in carica solo se ha giurato di fronte ai parlamentari.
di Alberto Prunetti
[Riprendiamo la pubblicazione di storie di resistenza popolare negli anni del ventennio fascista, tratte da Potassa, edito da Nuovi Equilibri. Qui la prima parte, già pubblicata su Carmilla]
La sera del 21 maggio 1921, verso le 19, il possidente Giuseppe Bernardini sente bussare alla porta della sua abitazione, fuori dal borgo di Massa Marittima. Apre e si trova di fronte due tipi male in arnese. Uno lo conosce di vista, è Chiaro Mori. Chiaro fa la questua a mano armata. Il Bernardini obbietta di non avere denaro. Chiaro ribatte che la sera prima ha intascato tremila lire per la vendita di alcuni maiali. Convinto dai fucili dei visitatori, il possidente trova i soldi. I due espropriatori intascano, intimando di non far parola a nessuno dell'episodio e "raccomandando al Bernardini, se aveva cara la vita, il più assoluto ritegno." Ma si sa, certe esortazioni a volte lasciano il tempo che trovano. Così il Bernardini va di filato alla stazione dei carabinieri di Massa Marittima per denunciare Chiaro Mori di Antonio e Fiorentini Cecilia, nato il 26 febbraio 1885 a Massa Marittima, bracciante, disertore e latitante
di Nevio Galeati
Nelle acque del Mediterraneo nuotano, imperturbabili, branchi di barracuda; risalgono l’Adriatico seguendo le correnti. Lungo le coste francesi, fra Tolone e Mentone, prolifera la Caulerpa taxifolia, un’alga tropicale che ostacola i cicli vitali di altri organismi. Ma, anche vicino alle coste italiane che si affacciano sul Tirreno fin dall’inizio degli anni Settanta, sono apparse alghe che in origine si incontravano solo in Giappone. Poi spuntano pesci palla e ricciole fasciate di origine africana.
Questi movimenti subacquei sono provocati dal fenomeno di tropicalizzazione del “mare in mezzo alle terre”, uno fra gli effetti del mutamento climatico cui potrebbe porre rimedio il protocollo di Kyoto, inutilmente firmato l’11 dicembre 1997, entrato in vigore il 16 febbraio 2005 e squisitamente neppure preso in considerazione dai maggiori responsabili del dissesto ecologico del pianeta. Stati Uniti in prima fila: Clinton lo firmò negli ultimi mesi del proprio mandato, Gorge W.Bush, appena insediato, ritirò l’adesione. Ma, se pare che l’interesse delle emissioni di biossido di carbonio e altri cinque gas serra non tolga il sonno più di tanto, qualcuno sta pensando a come risolvere il problema del riscaldamento del mare; e proprio in Italia. La ricetta ha un nome: rigassificatore
di Sbancor
Ho passato la notte al telefono. Le notizie da Beirut sono brutte. Molto brutte. Oggi alle 15.00, cioè alle 16.00 ora italiana il fronte antigovernativo che comprende oltre a Hezbollah anche i cristiani di Michael Aoun, gli sciti di Amal e i piccoli partiti di sinistra, fra cui il minuscolo partito comunista, iniziano un sit-in al centro di Beirut, sotto la sede del governo [vedi qui]. Il sit in, mi informano ambienti vicini a Hezbollah, sarà a tempo indeterminato, fino alle dimissioni del governo Sinora. Nashrallah dice che non ci saranno violenze. L’Esercito libanese sostiene che manterrà l’ordine. Ma il rischio è alto. Si è sul filo del rasoio.
di Alberto Prunetti
Buenos Aires, mercoledì 28 novembre. Un gruppo di manifestanti si è presentato per un “escrache” (manifestazione di protesta, dal lunfardo: portare alla luce) sotto l’abitazione del repressore Rodolfo Gonzalez Conti, commissario di polizia negli anni della dittatura e collega di Miguel Etchecolatz, esigendo la “Aparicion con vida de Jorge Julio López”. A protezione del repressore la polizia democratica ha schierato un nutrito cordone di miliziani in assetto antisommossa che hanno manganellato la folla, lanciato gas lacrimogeni e sparato pallottole di gomma. In difesa di Jorge Julio López, Carmilla pubblica una traduzione di alcuni brani drammatici estratti dalla sua deposizione al tribunale di La Plata del 1999, seguiti da una nota finale che ripercorre le azioni dei repressori in “piena democrazia”: dalla sollevazione militare della settimana santa del 1988 alla sevizia della figlia di Hebe Bonafini del 2001, fino alla recente scomparsa di López (settembre 2006).
Presidente: Giura di dire la verità?
Testimone: Lo giuro
Presidente: Nome e cognome
Testimone: Jorge Julio López
[Riprendiamo da Carta lo sconvolgente scoop che costituisce l'intervista integrale rilasciata a CalabriaOra da Mario Placanica, il giovane appartenente alle forze dell'ordine che, secondo le inchieste avrebbe sparato a Carlo Giuliani, uccidendolo, durante i disordini del G8 a Genova. Sono dichiarazioni che incominciano a fare emergere verità scomode per lo Stato e per la Polizia, e che ci auguriamo vengano riprese da più parti sulla Rete, per l'importanza che hanno nel porre interrogativi sulla "verità ufficiale" che De Gennaro e i suoi hanno imposto riguardo alla più recente tragedia politica italiana. In calce, i materiali che Carmilla ha pubblicato sull'affaire G8. La redazione]
La rivelazione
Pubblichiamo il testo integrale dell'intervista a Mario Placanica
che il quotidiano CalabriaOra ha pubblicato oggi. Per la prima volta,
il carabiniere catanzarese che era sulla jeep defender in piazza
Alimonda, nel corso dei drammatici giorni del G8 genovese del 2001,
afferma esplicitamente di essere "un capro espiatorio usato
per coprire qualcuno" e di non avere ucciso lui Carlo Giuliani. Alcuni particolari sono raccapriccianti, come le reazioni entusiaste
dei colleghi di Placanica dopo la morte di Carlo. E poi Placanica
si pone queste domande: "Perché alcuni militari hanno
'lavorato' sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato
la testa con una pietra?". E poi, sempre per la prima volta,
ricostruisce l'incidente automobilistico che ha avuto qualche anno
fa. "Lo sterzo è come se si fosse bloccato, non riuscivo
più a sterzare", afferma.
di Alberto Prunetti
[Approfitto di questo secondo post sulla scomparsa di J.J.L. per rettificare una inesattezza del primo post: Miguel Etchecolatz era un semplice commissario di polizia, il capo della bonaerense era il signor Ramón Camps. Il primo articolo di Carmilla su questo nuovo desaparecido si trova qui] A. P.
Jorge Julio López ha settantasette anni, la carnagione chiara, i capelli bianchi e corti e gli occhi azzurri. È alto un metro e settanta, la sua struttura fisica è ancora robusta. Sul suo addome ci sono le tracce di alcune cicatrici: le stigmate della tortura. Questo muratore argentino, con un passato di militanza nel peronismo rivoluzionario, ha una storia di tragici paradossi alle spalle. È desaparecido per la seconda volta. Ha costruito con le proprie mani uno dei luoghi della propria detenzione. È forse il più recente desaparecido argentino, scomparso nel giorno in cui doveva incastrare uno dei suoi torturatori.
López è stato sequestrato la prima volta il 26 ottobre 1976 e la sua detenzione è durata fino al 25 giugno 1979.
di Alberto Prunetti
Sono ormai quasi due mesi che non si hanno notizie di Jorge Julio López, un argentino di 76 anni. Testimone chiave di un processo contro Etchecolatz, commissario della polizia bonaerense ai tempi della notte delle matite spezzate, López è scomparso a Buenos Aires il 18 settembre scorso. Era già stato sequestrato nell’ottobre del 1976. Si teme che sia il desaparecido numero 30.001, il primo sequestrato politico della democrazia argentina. Dal giorno della sua scomparsa alcune forze occulte, riconducibili però agli apparati di polizia, hanno iniziato una campagna pesantissima che sta gettando un velo macabro sull’Argentina. Un desaparecido, il ritrovamento di un cadavere bruciato, decine di telefonate anonime con registrazioni di sessioni di tortura, agguati notturni, minacce, aggressioni. E poi la messa in scena di un grand-guignol tragico, che ripete i riti intimidatori delle squadre d’azione del passato. Ecco una cronologia degli eventi degli ultimi due mesi.
Il libro Imperatrice Nuda è l’indimenticabile documento di denuncia contro la sperimantazione animale comparso nel 1976 in Italia. In quell'anno, Hans Ruesch fu il primo a dare nascita, con una solida ed inattaccabile documentazione storica e scientifica, al movimento scientifico antivivisezionista, ed a dimostrare che la vivisezione non giova ma è di ostacolo al progresso. Hans Ruesch, che ha continuato instancabilmente il suo lavoro in difesa della salute umana e dei diritti dei più deboli, malgrado le persecuzioni subite in tutti questi anni, pubblica oggi un libro di uguale valore e peso. La Figlia dell’Imperatrice edito da Stampa Alternativa (e già presente in tutte le librerie) denuncia ciò che l’autore chiama la “grande industria della malattia” e fornisce informazioni preziose per la nostra salute.
di Alberto Prunetti
[Dopo la pubblicazione di brani delle memorie di Erminia Mattarelli Carmilla pubblica alcuni estratti da Potassa di Alberto Prunetti: altre schegge di memorie che documentano la resistenza popolare all’avanzata dello squadrismo fascista. Il primo brano racconta una rissa scatenata dall’arrivo di un gruppo di squadristi a Tatti, un borgo di minatori con una forte tradizione rossa, posto sulle colline dell’Alta Maremma]
21 maggio 1922. Il brigadiere dei carabinieri Mauri, di stanza a Tatti, si avvicina al caffè del Martelli. Il militare ama il quieto vivere e si accorge con un po’ di contrarietà della presenza di un gruppetto di fascisti all’interno del locale. Si rende conto che nasceranno guai. La presenza di questi sei o sette “schiavisti”, come li chiamano tutti in paese, non passerà inosservata. Già i primi comunisti cominciano a rallentare il passo nei pressi dell’entrata del caffè. Il brigadiere si fa coraggio e tenta di intercedere con le buone. Si avvicina al tavolo dei fascisti. Loro sono solo di passaggio, vengono da Torniella, un paese vicino alla provincia di Siena che ha ospitato una manifestazione fascista. Il carabiniere li invita bonariamente ad affrettarsi, perché il paese è pericoloso per la folta presenza di sovversivi.
di Erminia Mattarelli. Testimoniaza raccolta da Michela di Mieri
Sporgemmo denuncia: volevamo dimostrare che si era trattato di un omicidio e non di suicidio, come sostenevano i fascisti. Così gli fecero l’autopsia: c’era il Dott. Ricci, che era un fascista, ma c’era anche il Dott. Tonini, quello che aveva visitato e curato mio padre la settimana prima e quindi sapeva quali erano le sue condizioni fisiche. Davanti alla commissione ognuno fece la sua dichiarazione: per Ricci, era suicidio tramite impiccagione (ovviamente); per Tonini, invece, sul corpo di mio padre non c’era nessun segno di strangolamento: prima di tutto era appoggiato con i piedi per terra, a conferma che era stato attaccato alla trave già morto. Tonini provò che era stato ucciso barbaramente tra le botte e l’affogamento: secondo la sua ricostruzione gli immergevano la testa in un secchio pieno d’acqua, gliela tiravano su e poi ancora giù ripetutamente fino a che non fosse morto annegato. Aggiunse che se anche non fosse stato ucciso così, sarebbe morto lo stesso da lì a poco, per le gravi ferite riportare: aveva un polmone leso, il cuore aveva ceduto, un trauma cranico non curato ecc…
[Curato dal WWF, State Of The World 2006 (qui la versione integrale tradotta in italiano) è il più autorevole rapporto al mondo su ambiente, sviluppo, ecologia e risorse. Eccone riassunti i trend principali. A questa sintesi del rapporto WWF, aggiungiamo un articolo emblematico e inquietante ripreso da una ricerca di New Scientist e pubblicato da Repubblica: cosa rimarrebbe dei resti della civiltà umana scomparsa nel giro di 10.000 anni?]
Cina e India.
- L'India ha già la quarta industria mondiale nel campo delle tecnologie per l'energia eolica, mentre Cina e India sono rispettivamente al terzo e quarto posto nella produzione di etanolo. Entrambi i paesi hanno un territorio ricco di fonti diverse di energia rinnovabile in grado di attirare gli investimenti nazionali ed esteri.
- Nel complesso, Stati Uniti, Europa, Giappone, Cina e India sfruttano il 75% della "biocapacità" della Terra, lasciando solo il 25% al resto del mondo.
- In media, il cittadino cinese ha un'impronta ecologica di 1,6 ettari globali, mentre in India l'impronta ecologica pro capite è di 0,8 ettari. Per contro, negli Stati Uniti il cittadino medio ha un'impronta pari a 9,7 ettari e tra il 1992 e il 2002 tale impronta è cresciuta del 21%.
di Erminia Mattarelli. Testimonianza raccolta da Michela di Mieri
[Dopo la prima puntata di questa autobiografia, il Circolo Arci Iqbal Masih ha ricevuto moltissime richieste del libro autoprodotto S'atâurn indrì (Si torna indietro). Storia della donna Erminia Mattarelli, di cui pubblicheremo altri stralci. Per accontentare una parte almeno dei lettori, è stato deciso di lasciare un po' di copie del volumetto presso due librerie di Bologna: Trame, in Via Goito 3c, tel. 051/233333, e Modo Infoshop, in via Mascarella 24b, tel. 051/5871012. A queste librerie ci si può indirizzare per eventuali ordini. Si tenga presente che Carmilla non pubblicherà il testo integrale, per non ostacolarne la diffusione militante.] (V.E.)
Ricordo che quando ci fu la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, lui [Giuseppe Massarenti, n.d.r.] promosse la raccolta di grano e generi alimentari per aiutare quel popolo glorioso; io feci la mia parte: con un cassetto e la bandiera rossa andavo casa per casa a raccogliere le cibarie, e in premio ricevetti una medaglietta con la falce ed il martello che fu motivo di grande orgoglio per me.
di Erminia Mattarelli. Testimonianza raccolta da Michela Di Mieri
[Dunque, la Resistenza, in particolare quella comunista (vale a dire un buon 70%), sarebbe stata un grande crimine collettivo. Ce lo garantisce Giampaolo Pansa, legittimato dal fatto di essere "uomo di sinistra", o presunto tale. Francamente gli preferivo il defunto Giorgio Pisanò (da cui Pansa attinge a piene mani), che aveva il coraggio di non mistificare le proprie posizioni. Contro gli assalti alla memoria, è bene ricordare che ogni "dopo" ha avuto un "prima". Pubblichiamo quindi, a puntate, ampi stralci di un libriccino stampato due anni fa dal Circolo Arci di Bologna Iqbal Masih e a circolazione purtroppo limitata, intitolato S'atâurn indrì (Si torna indietro). Storia della donna Erminia Mattarelli. E' l'autobiografia orale, raccolta da Michela Di Mieri, di una partigiana comunista morta nel 2001. Un documento straordinario. Sul modo di acquistare il volumetto completo si guardi qui. Seguirà, con l'ultima puntata, la prefazione che scrissi per l'occasione. Confido comunque che fin dalla prima puntata sia possibile cogliere il discrimine etico che separa una qualunque Erminia Mattarelli da un Pansa qualunque.] (V.E.)
di Sbancor
La prima cosa che si può dire è che le telecomunicazioni portano sfiga alla sinistra! Prima la privatizzazione sbagliata di Telecom, poi Colanino & Gnutti, infine Telekom Serbia, adesso Tronchetti Provera.
Partiamo dall'inizio: l'errore è privatizzare tutta Telecom. Si sarebbe dovuto scorporare la rete, come si è fatto per Terna con l'energia elettrica. Ciò avrebbe evitato una posizione dominante di Telecom sul mercato rispetto ai concorrenti nel campo della telefonia fissa. Ma allora la priorità era intascare soldi per onorare l'accordo Andreatta-Van Miert e portare l'Italia nell'Euro
Abbiamo già accennato su Carmilla agli scandali di cui alcuni settori di Telecom sono stati protagonisti e al progetto Amanda che (mercé strani rapporti con gli inglesi) ha preso piede ed è emerso durante Calciopoli. Ora la situazione è precipitata ed è inutile e sbagliato chiedersi perché e cosa c'entri l'attuale premier. un'azienda che detiene il monopolio della rete fissa ed è protagonista di quella privata è strategica sotto molti punti di vista: al di là del mercato, è la questione dell'intelligence a emergere con forza, sotterranea ma efficace. In questo drammatico momento (il dramma sembra aziendale e invece è nazionale - direi internazionale, visto che Telecom è nel board istituzionale dell'Aspen Institute), riprendiamo i fili per accennare ad alcuni (solo alcuni) dei problemi che hanno spinto Marco Tronchetti Provera ad abbandonare il timone di una nave che non affonda. Per farlo, ci avvaliamo di alcune osservazioni riprese dai siti di Giuliana D'Olcese, di Punto Informatico, di Repubblica e di Velina Nera.
FERRARA, 23 SETTEMBRE 2006
All’alba del 25 settembre 2005 il diciottenne Federico Aldrovandi muore ammanettato a faccia in giù, in una pozza di sangue durante un controllo di polizia. Federico era solo, disarmato e incensurato. La Questura di Ferrara all’indomani dei fatti fornisce diverse versioni, ambigue e contraddittorie. Federico viene descritto come un tossicodipendente, un autolesionista, un violento. Nessuna delle tre definizioni corrisponde al vero. Dopo alcuni mesi di estenuante attesa, la madre di Federico decide di aprire un blog per trovare le risposte che la Questura non aveva ancora dato. Da quando la vicenda diventa nota, attraverso i giornali ed Internet, in Italia e all’estero, le versioni contrastanti crollano una dopo l’altra. In Parlamento l’ex ministro Giovanardi ammette che due manganelli sono andati rotti durante la colluttazione. Vengono rese pubbliche le foto di Federico dopo la morte che dimostrano inequivocabilmente la violenza da lui subita. Parte finalmente una vera e propria inchiesta e i quattro agenti coinvolti vengono iscritti nel registro degli indagati. Le peggiori ipotesi di pestaggio suscitate dalle fotografie sembrano trovare conferma nei racconti dettagliati di testimoni oculari.
Una lettera a Carmilla di Simone del Gruppo Brescia 1911 Curva Nord
24 Settembre 2005. Il gruppo Brescia 1911 si sta recando, a bordo di due treni speciali, allo stadio Bentegodi di Verona per assistere al derby con l'Hellas.
Le nuove leggi che impongono biglietti nominali (in barba alla legge sulla privacy) e vengono applicate con tolleranza zero stanno per scatenare un inferno. Già il giovedì sera, due giorni dopo l'inizio della prevendita dei tagliandi, ci viene detto di arrivare muniti di copia della carta d'identità, tutti quanti. Cosa impossibile vista l'enorme utenza (circa 1000 le persone) e il breve preavviso. Decidiamo di partire per Verona lo stesso, con tutti i biglietti, e alla stazione ci accolgono con enormi cordoni di polizia. Alcuni agenti ci sussurrano: "Come a Modena... Come a Modena" (a Modena, qualche anno prima, siamo stati vittime di un'imboscata della polizia che si è conclusa con il ferimento di alcuni ragazzi e di due agenti della Digos che ci stavano scortando), "Vediamo se dopo ci andate ancora, in trasferta", e altre frasi intimidatorie.
di Sbancor

Dei tanti linguaggi possibili, il linguaggio giornalistico è, fra tutti, il più volgare. Riduce, banalizza, distorce. L’esercizio sistematico della menzogna è la sua caratteristica specifica. Da Emile Zola a Friederich Nietzsche a Karl Kraus, solo per citare alcuni scrittori, l’esecrazione verso l’inchiostro e sopratutto la carta e gli alberi sprecati nell’esercizio della professione giornalistica è unanime e condivisa.
Ma quando si parla di religioni, culture, etnie, si raggiungono livelli inarrivabili di stoltezza. Il peggio che la “professione” può dare.
Avevo cominciato a ritagliare e collazionare i pezzi che mi sembravano più meritevoli di essere indicati al pubblico ludibrio. Alla seconda lettura non c’è l’ho fatta. Ho preso Panebianco, Magdi Allam, Rampoldi, Scalfari e gli altri innominabili e li ho destinati al bidone della raccolta differenziata, indeciso se andassero in quello della “carta” o in quello dei “rifiuti tossici”.
di Wu Ming
Accade talvolta che tenutari di situncoli e blogghetti fascisti cerchino su Google Immagini ritratti dei loro eroi (squadristi, gerarchi, loschi figuri del Ventennio etc.).
Per coincidenza accade che su wumingfoundation.com, ogni tanto, noi illustriamo articoli o recensioni con immagini dei suddetti personaggi.
A volte i fasci trovano le immagini e, senza nemmeno andare a vedere da che sito le stanno prelevando, le "richiamano" sui loro blog.
Di conseguenza, quando noi controlliamo le statistiche del nostro sito, troviamo nei referrer indirizzi di siti pieni zeppi di ciarpame razzista et similia.
E' successo nel giugno scorso, e sapete già come abbiamo reagito.
Bene, è successo anche qualche giorno fa, e la circostanza è ancor più divertente.
di Roberto De Caro
[Nella foto che correda questi aforismi di Roberto De Caro, anima della purtroppo cessata rivista Hortus Musicus, il compagno Paolo Persichetti. Per lui, come per Cesare Battisti e per altri detenuti e perseguitati politici, Carmilla non smetterà mai di battersi.]
Radicalismo sinistro
Studio da tempo il decennio ’90 nella ex Jugoslavia: tremendo e paradigmatico. Osservare la logica di potenza attraverso la frenesia diplomatica, così come storicamente si è data, illumina il futuro non meno del presente. Coloro che invocano la copertura giuridica e morale dell’ONU a giustificazione delle loro scelte politiche attingono al fondo della sentina. Forse non sanno quel che dicono, di sicuro non ci perdoneranno.
Non usufruirà di permessi, Paolo Persichetti. Dopo quattro anni di carcere maturato a partire dall'arresto in Francia (in relazione alle indagini sul delitto Biagi, con cui niente c'entrava), Persichetti sconta una condanna per concorso nell'omicidio Giorgianni. Francesco Cossiga più volte ha fatto appello ai magistrati e alla pubblica opinione perché il regime carcerario a cui Persichetti è costretto fosse perlomeno attenuato (l'uomo è stato sballottato da una prigione all'altra per tutta la Penisola) e perché con la sua liberazione si incominciasse un serio dibattito che preludesse alla chiusura degli strascichi di una stagione che il carcere non storicizza. Ora che ne ha il diritto, Persichetti ha fatto domanda per qualche ora di libertà. Negata: il magistrato si è preso la briga, esaminando una domanda considerata routine, di svolgere opera ermeneutica sul libro Esilio e castigo, scritto in carcere e pubblicato in Francia e in Italia.
di Sbancor

Se l’Europa fosse qualcosa di più di una “espressione geografica,” vincolata a una serie di parametri e regolamenti idioti, e ad alleanze quantomeno discutibili, il suo compito sarebbe stato quello di intervenire immediatamente, assicurando, ad esempio, l’inviolabilità dello spazio aereo libanese. Evitando così la distruzione del Libano, la migrazione biblica degli sfollati, oltre a un migliaio di morti. Una posizione forte, certo, ma almeno chiara.
Ma Israele, come la Turchia dal 2004 è praticamente un paese NATO (vedi qui).
Difficile pensare quindi un esito diverso da quello della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU, che di fatto ha concesso a Israele un mese di tempo per protrarre i bombardamenti indiscriminati sul Libano.
di Sbancor

L’Italia sta per mandare 3.500 soldati allo sbaraglio su quello che G.W.Bush ha definito “il terzo fronte” della guerra al terrorismo. Ma qual è il terzo fronte? Oggi è la frontiera libano-israeliana. Già lungamente ed inutilmente presidiata dall’UNIFIL. Ma dalla fine di agosto, quando l’Iran risponderà negativamente alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul nucleare, il Terzo Fronte, quello vero, sarà l’Iran e, forse anche la Siria.
Ora se valutiamo con spirito equanime l’andamento delle operazioni sugli altri due fronti, Afghanistan e Iraq, c’è di che rabbrividire.
Cito da fonte non sospetta: Alessandro Politi, in un paper intitolato Un multipolarismo difficile, presentato all’interno del Rapporto Nomisma “Nomos & Khaos” 2005:
di Paolo Chiocchetti

La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la decisione del governo italiano di partecipare con alcune migliaia di soldati alla forza internazionale di interposizione nel sud del Libano sembrano essere accolte favorevolmente da larga parte del mondo “pacifista”, secondo quanto riferito da Repubblica di oggi (“Stavolta i pacifisti danno l’ok”, p. 11). La tavola della pace ad esempio afferma in un appello sul proprio sito: “Dopo 30 lunghi giorni di stragi e devastazioni il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha finalmente approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti l´immediato cessate il fuoco. Nonostante questa risoluzione giunga con grande e ingiustificabile ritardo essa segna un importante passo in avanti.
di Ortensia
Alla cortese attenzione di EDNA CALO LIVNE.
Cara Signora, ho la sfortuna di essere abbonata a un giornale ["La Repubblica", NdR] in cui compaiono i suoi diari, perdipiù con continui rimandi e giustificazioni legati alla storia e al sentire 'ebraico'. Fossi di religione ebraica (sono a-religiosa) mi sentirei profondamente offesa per il suo uso della storia ebraica in giustificazione dei misfatti di uno Stato che non rappresenta certamente Tutti gli ebrei. Esistono infatti voci e sensibilità ebraiche che si levano quotidianamente (anche se non con l'esposizione mediatica dei suoi diari) per condannare l'operato d'Israele e le sue politiche che ogni giorno di più sterilizzano il 'senso Umano' di cui la cultura ebraica (come moltissime altre culture, del resto) è portatrice.
Vorrei che il giornale per cui scrive desse altrettanto spazio alle voci di Ury Avnery, Tanya Reinhart, Aharon Shabtai, Daphna Baram, Ilan Pappe, Gilad Azmon e altri. Sarebbe anche interessante se un giornale che si occupa di Notizie pubblicasse la lettera di "dimissioni da ebreo" scritta da Bertell Ollman.
Mi rendo conto che per una persona come Lei, Sig.ra Edna, può essere veramente difficile accettare le posizioni degli ebrei di cui sopra e quindi le allego la pacata lettera che un Uomo italiano di origini ebraiche indirizzò sul finire degli anni '80 agli ebrei italiani. Credo che le sia sfuggita, perchè non lascia indifferenti ed è di quelle che aiutano a cambiare punti di vista egocentrici, etnocentrici o comunque basati sempre e solamente sulla salvaguardia dei propri ristretti e miseri interessi particolari.
di Stefano Alamari
[da RelazioniInternazionali]
Come altri Stati del Medio Oriente, la repubblica libanese è nata al termine della I guerra mondiale dalla dissoluzione dell'Impero ottomano. In particolare, essa fu la diretta conseguenza dell'Accordo Sykes-Picot del 1916 fra Gran Bretagna e Francia, con il quale le due nazioni si attribuivano le rispettive zone d'influenza in Medio Oriente al termine del vittorioso conflitto: all'Inghilterra l'Iraq, la Palestina e la Transgiordania, alla Francia l'area corrispondente ai futuri Stati di Siria e Libano. Oltre all'accordo Sykes-Picot, durante la guerra ci furono altri accordi tra le potenze dell'Intesa per la spartizione delle spoglie dell'Impero ottomano giudicato ormai sull'orlo del collasso.
di Alberto Prunetti
In ore drammatiche, mentre il sud del Libano è devastato dai bombardamenti, segnaliamo una voce di dissenso che la “macchina decervellante” statunitense sta cercando di mettere a tacere. Alto, lunghi capelli corvini e sangue nativo nelle vene, Ward Churchill è uno dei più brillanti scrittori del movimento indigenista. Nei suoi saggi (tra cui A Little Matter of Genocide, Indians’R’Us, Agents of Repression) Ward ha espresso le più interessanti prospettive indigeniste dai tempi di Vine Deloria, in pagine che mescolano critica storica, radicalità filosofica e capacità di condurre reportage d’assalto sugli aspetti più inquietanti delle attività del governo e dei servizi americani. Il giorno dopo l’11 settembre 2001 Churchill ha scritto un articolo, Some People Push Back, in cui rende esplicito, nella maniera più chiara, un fatto che dovrebbe essere evidente a tutti, e cioè che chi semina vento, raccoglie tempesta.
di Wu Ming 1
"In politica gli errori si pagano. Anche se sai che ti contestano, si viene qui e si paga", dichiarò Luciano Violante, allora capogruppo alla Camera del maggiore partito dell'opposizione, il 20 luglio 2002.
Domanda: "Qui" dove?
Risposta: in Piazza Alimonda, a Genova.
Domanda: "Ti contestano" chi?
Risposta: Le persone arrivate in città per commemorare la morte di Carlo Giuliani, nel primo anniversario del suo assassinio. L'arrivo di Violante era stato accolto con salve di fischi e slogan ostili.
Domanda, anzi, domande: perché? "Si paga" cosa? A quali "errori" si riferiva Violante?
Se dovessimo elencare tutti gli "errori" dei DS, non basterebbero dieci giorni senza pause (nemmeno per pisciare). Elenchiamone solo alcuni, non necessariamente gli stessi a cui pensava Violante, ma di sicuro gli stessi che aveva in mente chi lo aveva contestato.
di Girolamo De Michele
per i dettagli su piazza Alimonda vai all'inchiesta L'orrore in piazza Alimonda, su Pillolarossa
Cosa distingue un bravo cronista da un mediocre cronista? Senz'altro, la capacità di essere nel posto giusto al momento giusto. Il posto giusto è dove gli eventi accadono, o accadranno. Il momento giusto è un minuto prima che gli eventi accadano.
Come fa un cronista ad essere nel posto giusto al momento giusto? In tre modi, in genere. Ha fiuto. Ha fortuna. Ha una soffiata (variante: fa sì che gli eventi accadano: avere una soffiata significa far parte dell'evento, contribuire alla sua realizzazione). Se ce n'è un quarto, io non lo conosco.
Piazza Alimonda, ore 17-17.20: calma piatta. La piazza è decentrata rispetto agli scontri in corso. Qualche decina di poliziotti stazionano. Sembrano in attesa. Un defender dei carabinieri fa strane manovre. Va a posizionarsi a un metro da un cassonetto. Non contro: a un metro. Sembra in attesa.
Poi accade quello che doveva accadere.
Continuiamo ad accuparci (i precedenti interventi qui e qui) della morte di Federico Aldrovandi, deceduto dopo l'incontro con quattro agenti di pubblica sicurezza a Ferrara, con la pubblicazione di un appello dei suoi genitori e il resoconto di una testimonianza di una cittadina che ha assistito alla morte di Aldro postati sul blog aperto dalla madre (g.d.m.)
qui i video realizzati da Arcoiris
leggi qui l'attacco di Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) alle scuole che hanno organizzato assemblee di discussione sul caso, e qui la pacata risposta del Dirigente del C.S.A. (ex Provveditorato agli Studi) di Ferrara.
BASTA ALLE IPOCRISIE!
Abbiamo atteso lunghi mesi chiedendo verità e giustizia sulla morte di nostro figlio, ora è il momento per noi di dire basta alle ipocrisie, ai pietismi istituzionali ad arte proposti alla collettività al fine di difendere l’operato di 4 persone che non sono più degne di vestire la divisa della polizia.
Rimane fermo e ben saldo il nostro rispetto per le istituzioni e per la polizia tutta compresa quella di Ferrara, alla quale esprimiamo la nostra gratitudine per aver garantito la presenza della teste sentita ieri dal Gip.
Questo non significa che non possiamo accettare che si voglia nascondere o passare sotto silenzio quanto è accaduto a nostro figlio.
comunicato dell'associazione Nessuno Tocchi Caino
Pubblichiamo il comunicato di Nessuno Tocchi Caino e la lettera di Sergio D'Elia in risposta alla campagna diffamatoria lanciata da Carlo Giovanardi e dal SAP (Sindacato Autonomo di Polizia), aggiungendo alcuni link di approfondimento (g.d.m.)
Sergio d'Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, è oggetto di una campagna di diffamazione e di aggressione politica da parte di alcuni esponenti del centro destra, di alcune associazioni di familiari delle vittime e del sindacato di polizia SAP per la sua elezione a deputato del Rosa nel Pugno e per la sua elezione ad uno dei 16 Segretari di Presidenza della Camera. Questa elezione è avvenuta il 22 maggio con votazione dell'Assemblea a scrutinio segreto.
La polemica è stata lanciata da Carlo Giovanardi dieci giorni dopo in coincidenza con la concessione della grazia ad Ovidio Bompressi e con l'annuncio del Ministro della Giustizia Clemente Mastella di voler concedere entro l'anno la grazia ad Adriano Sofri e ad avviare l'iter parlamentare per l'approvazione di un provvedimento di amnistia ed indulto.
Riteniamo importante che anche voi conosciate la storia e l'identità del segretario di Nessuno tocchi Caino e per questo vi inviamo la lettera che ha deciso di scrivere al Presidente della Camera e ai suoi colleghi deputati.
Lo avevano detto e lo hanno fatto. I prodromi nel 2005, con una legge che suonava minacciosa, ma che, salvo applicazioni concrete, restava sulla carta. Ma da due settimane quella legge emanata in Germania è un incubo per circa tremila indagati: gente che utilizzava e-Donkey per scaricare film e musica. una vastissima perquisizione in tutto il regno della Merkel ha condotto all'inglorioso e perigliosissimo risultato di duemilacinquecento utenti tedeschi di software peer to peer, che ora rischiano di finire in carcere, dopo che polizia e magistratura locali hanno accertato il loro coinvolgimento in un grosso "traffico illegale" di file musicali on-line.
Gli incriminati avrebbero reso disponibili attraverso il popolare network p2p fino a 8 mila canzoni non autorizzate dai proprietari dei copyright, a cui – se le accuse nei loro confronti verranno confermate – dovranno risarcire anche i danni economici per diverse migliaia di euro.
di Wu Ming
Controllando i dati di traffico di wumingfoundation dell'ultima settimana, abbiamo notato 300 contatti provenienti da un blogghetto fascista appollaiato su Splinder (non lo linkiamo per non mandargli visitatori), pieno di prevedibile ciarpame.
Ohibò, e come mai?
Subito scoperto e presto detto: da tempo, nella sezione antifascismo del nostro sito, a illustrazione di questa pagina campeggia l'immagine di un torvo squadrista in posa ridicola. Il sosia deficiente di Boris Karloff.
Quale mentecatto potrebbe mai identificarsi con un soggetto del genere, al punto da "richiamare" l'immagine dal nostro sito e farla comparire sul suo blog come parte della testata?
Beh, il tizio lo ha fatto. Ogni volta che un camerata visitava il suo blog, richiamava l'immagine e lasciava una traccia nelle nostre stats.
Allora noi che abbiamo fatto?
Abbiamo sostituito l'immagine...
[Anti Digital Divide dice la sua sulle nuove violazione delle norme in materia di concorrenza e privacy, poste in essere da Telecom Italia. Anti Digital Divide propone lo scorporo della rete di Telecom Italia come soluzione necessaria a far cessare gli abusi dell'incumbent]
Le illecite intercettazioni di dati attuate da Telecom Italia ai danni di Fastweb e di migliaia di utenti rappresentano solo la punta dell' iceberg di un avvincente thriller che vede come protagonista Telecom Italia e il gruppo del patron Marco Tronchetti Provera.
A tenerci informati sulla storia ci pensa la Repubblica con l'ottimo Giuseppe D'Avanzo, che snocciola dati e contenuti davvero interessanti.
Si va dalla questione spionaggio contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini, passando per l’Inter, in anticipo di circa 3 anni sullo scandalo calciopoli e sul "metodo Moggi" venuto alla luce solo nelle ultime settimane, dalla scalata del 1999 alla Telecom compresi i politici e i finanziere che guardarono con interesse a quella operazione, al caso Bpi – Antonveneta e Unipol – Bnl, per arrivare più o meno ai nomi dell'intera classe dirigente - politico, economica, finanziaria - del Paese.
Tre passi in un Paese che non è più sull'orlo del baratro, ma è definitivamente nell'abisso. Lo scandalo delle intercettazioni Telecom si configura come una violazione talmente vasta e sconcertante da fare impallidire le schedature dello Hoover de noantri, Federico Umberto D'Amato, gran capo dei Servizi italiani più compromessi della storia repubblicana. Tre passi: cosa si disse nel 2004, come si smentì nel 2005, cosa emerge nel 2006. Memento Mori: il prefetto di ferro mussoliniano...
Nel 2004
SuperAmanda, ovvero Echelon all'italiana
Telecom Italia è pronta a creare un centro di ascolto nazionale per telefonate, Sms ed e-mail; è solo la mancata approvazione della legge di riforma sui servizi segreti che la blocca.
[ZEUS News - 28-12-2004]
Telecom Italia ha messo a punto uno dei sistemi più sofisticati di intercettazione telefonica ed elettronica, e lo ha recentemente messo a disposizione di tutte le Procure della Repubblica con un'offerta commerciale ad hoc.
Si chiamerebbe "SuperAmanda" il centro di ascolto realizzato da Telecom Italia in Calabria che potrebbe diventare l'unico centro di ascolto nazionale per tutte le indagini che richiedano l'intercettazione di telefonate da fisso, mobile, Sms, e-mail e fax, insomma tutte le comunicazioni elettroniche.
[dal Rapporto 2006 a cura di Amnesty International]
Stati Uniti d’America
Capo di Stato e di governo: George W. Bush
Pena di morte: mantenuta
Statuto di Roma della Corte penale internazionale: firmato, tuttavia senza intenzione di ratifica
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: firmata
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato
Migliaia di detenuti hanno continuato a essere trattenuti sotto la custodia degli Stati Uniti senza accusa né processo in Iraq, Afghanistan e nella base navale di Guantánamo Bay a Cuba. Sono giunte notizie riguardanti centri di detenzione segreti gestiti dal governo statunitense situati in località sconosciute dove i reclusi sarebbero stati arrestati in circostanze simili a quelle che caratterizzano le “sparizioni”. Decine di detenuti di Guantánamo hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il duro trattamento ricevuto e la mancanza di accesso a tribunali indipendenti; secondo quanto riportato, alcuni di loro versavano in gravi condizioni di salute. Sono giunte notizie di decessi durante la detenzione, torture e maltrattamenti perpetrati dalle forze statunitensi in Iraq, in Afghanistan e a Guantánamo. Nonostante l'esistenza di prove secondo cui il governo aveva avallato tecniche di interrogatorio assimilabili a tortura o maltrattamenti e “sparizioni”, nessun funzionario o militare ai più alti livelli è stato chiamato a risponderne, anche nel caso di possibili responsabili di crimini di guerra o crimini contro l’umanità.

Pubblichiamo il comunicato dei lavoratori delle librerie Feltrinelli di Milano, solidarizzando con l'agitazione dell'11 maggio (g.d.m.)
qui il blog dei lavoratori Feltrinelli in agitazione
qui e qui precedenti interventi dei lavoratori Feltrinelli su Carmilla
STATO DI AGITAZIONE IN FELTRINELLI - SCIOPERO GIOVEDI’ 11 MAGGIO
2° SCIOPERO DEI LAVORATORI FELTRINELLI DI MILANO,
INTENSIFICARE LA LOTTA PER RIAPRIRE LE TRATTATIVE.
Presidio-contestazione davanti al megastore di piazza Piemonte dalle 18.30 in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Aldo Nove su precarietà e lavoro:
se la Feltrinelli vuol parlare di lavoro lo faccia con i propri dipendenti!
In una trattativa per il rinnovo del contratto integrativo che dura da più di un anno intervengono i due presidenti CARLO FELTRINELLI e DARIO GIAMBELLI che alla trattativa non hanno mai preso parte, sostenendo che: “quanto contenuto nell’ultima proposta d’accordo rappresenta le migliori condizioni che possono essere assicurate.”
di un delegato "senza delega" 
Riceviamo e pubblichiamo, dal nostro "inviato", questo documento sulla lotta dei lavoratori delle libreire Feltrinelli/Ricordi (g.d.m.)
qui il blog dei lavoratori delle librerie Feltrinelli/Ricordi
Aprile 2006
La nostra lotta per il contratto integrativo ha suscitato l’interesse dei mezzi di informazione, dei clienti nei negozi e delle persone che abbiamo avuto modo di incontrare e conoscere durante i nostri scioperi e volantinaggi. Al di là delle inevitabili strumentalizzazioni politiche di alcuni giornali la percezione che qualcosa sia cambiato sotto le insegne Feltrinelli è una percezione diffusa. Abbiamo voluto rompere un silenzio pesante e abbiamo fatto bene perché abbiamo ricevuto molte conferme, dai clienti, da chi con Feltrinelli ha lavorato in passato, anche a più alto livello. Noi oggi siamo la “faccia” e a quanto pare anche il “cuore” della Feltrinelli… ed al cuor non si comanda. Vogliamo rendere conto, dall’interno della riorganizzazione aziendale, di cosa sta cambiando e come, consapevoli che molte delle trasformazioni che oggi ci stanno travolgendo sono già avvenute nel settore della grande distribuzione, determinando un netto peggioramento della qualità del lavoro, dei diritti e dei salari. Inoltre volgiamo raccontarvi il senso di un percorso che i lavoratori feltrinelli hanno intrapreso più di un anno fa e che li ha portati in questi giorni organizzare il loro primo sciopero. Il nostro primo sciopero.
di un delegato "senza delega"
[Abbiamo chiesto ad alcuni lavoratori in lotta delle librerie Feltrinelli di pubblicare sulla nostra rivista le testimoniane delle loro lotte. La loro pubblicazione vuole testimoniare la nosra solidarietà verso le loro rivendicazioni, e più in generale verso tutti i lavoratori precari e flessibilizzati. L'autore dei testi preferisce firmarsi come "delegato senza delega", ma non è in alcun modo "anonimo" (g.d.m.)]
qui il blog dei lavoratori delle librerie Feltrinelli/Ricordi
qui il video dello sciopero del 15 aprile
Sabato 15 Aprile ‘06, Milano:
Dalla Libreria Feltrinelli di Duomo e dal Ricordi Media Store di Galleria
L’11 Aprile, durante l’assemblea generale di tutti i lavoratori di Milano indetta per definire ed organizzare nel dettaglio lo stato di agitazione, avevamo programmato le prime due ore di sciopero a partire dalle 17 del sabato successivo: è la fascia oraria ed il giorno dove nei negozi c’è più gente e l’azienda è più vulnerabile. Ovviamente all’azienda è arrivata la soffiata e non sono stati con le mani in mano…e si sono organizzati per coprire i lavoratori in sciopero con alcuni dipendenti della sede, direttori di altri negozi e capi canale, area ecc… il morale nei giorni immediatamente precedenti ne ha risentito, già la tensione era alta, i dubbi rimbalzavano sui volti dei colleghi, le pressioni di responsabili e dirigenti minavano l’iniziale ottimismo… c’era bisogno di ribaltare la situazione. “Lo scontro lo dobbiamo condurre noi altrimenti abbiamo già perso in partenza!”.
di Anti-Balle

[Questo intervento, firmato "Anti-Balle", è apparso su Indymedia. Riteniamo importante che abbia la massima diffusione possibile, perché batte in chiarezza ogni altro finora apparso sullo spettacolo disgustoso e drammatico che abbiamo sotto gli occhi: un presidente del Consiglio che, battuto alle elezioni, disconosce il risultato, mentre i suoi cortigiani inventano ogni giorno un nuovo pretesto per invalidare il voto. Risulta sconcertante, in questa situazione, che il presidente della Repubblica - ampiamente sopravvalutato, sebbene non si sia mai distinto per coraggio - pensi di prolungare simile, pericolosissimo stato di cose per quasi due mesi, in base a considerazioni narcisistiche e burocratiche francamente incomprensibili.] (V.E.)
Ora davvero basta, con l'abuso della credulità popolare.
Le bugie hanno le gambe corte, dice un vecchio proverbio che sicuramente il capo supremo della Casa (circondariale) delle Libertà conosce bene.
Mai visto in passato un simile attaccamento al cadreghino (alla poltrona) e una simile faccia tosta!
Racconterebbero di tutto pur di non staccarsi dalla poltrona , ma ecco il riassunto in otto punti delle falsità e degli imbrogli di questo strisciante tentativo di golpe mediatico.
Guardate queste foto. O ingrandite la foto a destra. Sono materiale che procura choc: uno choc di cui si ringraziano i militari americani in Iraq, che lo hanno preparato e realizzato. In duplice senso: i militari non soltanto hanno compiuto queste azioni choccanti, ma le hanno anche fotografate.
E pubblicate: su un sito che presto verrà chiuso, per un patteggiamento del gestore con la Contea - i guai legali spaventano, si sa. Non importa che il sito chiuda: questo materiale è ormai patrimonio di carta e sta in un libro, Fucked Up, a cura di Gianluigi Ricuperati e con una postfazione di Marco Belpoliti, pubblicato da BUR (nella collana futuro/passato, 8.60 €). Questo rimarrà un atto unico al mondo di un'aberrazione che non avrà altre testimonianze. E' un libro importante. Riprendiamo un'intervista rilasciata dal curatore del libro.
Questa è la lettera aperta che la madre di Federico Aldrovandi ha scritto al Procuratore della Repubblica di Ferrara sulla morte di suo figlio.
qui il blog della madre di Federico
qui la lettera di Haidi Giuliani alla madre di Federico [G.D.M.]
Caro procuratore Capo,
ho letto ed ascoltato alla televisione le Sue parole sul caso nato dalla morte di mio figlio.
Sono profondamente addolorata e rattristata di fronte alle (poche per fortuna) dimostrazioni di inciviltà che qualcuno sul blog o sui muri vuole a tutti i costi dare per distinguersi da tutti coloro, con incarichi istituzionali e non, che mi sono costantemente vicini e solidali nella richiesta di verità e giustizia.
Vedo che anche lei come noi lamenta un clima pesante nel quale si svolgerebbero le indagini, mi chiedo a cosa lei faccia riferimento nel fare questa valutazione.
Ad una scritta apparsa sui muri già da tempo il cui significato si denuncia da sé senza necessità di ulteriori commenti?
A qualche insulto o minaccia apparsi sul blog da parte di chi sicuramente non ha a cuore la sorte di Federico o mia?
Caro Procuratore io, diversamente da Lei, sono nata e cresciuta in questa città, così come i miei familiari e credo di conoscerla bene.
di Tommaso Rooms
[foto di Ryan Divambeigi. Questo reportage è apparso sulla rivista 'Finibus Terrae']

Daniel Jonah Goldhagen
La forte copertura mediatica data alle dichiarazioni del neo-Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad riguardo l’opportunità o meno dell’esistenza dello stato d’Israele sulle cartine geografiche, ma soprattutto sulla faccia della terra, ha suscitato diversi clamori. (La copertura mediatica, diciamo, e non il fatto in sé, poiché questo già si presenta da tempo con periodiche scadenze per bocca di svariati, autorevolissimi personaggi del regime).
Tra queste reazioni, più o meno giustificate, c’é quella di Goldhagen, il quale si domanda se gli alleati di Israele, “gli altri stati democratici, non farebbero quanto in loro potere - compresa la distruzione manu militare” per fermare la “latente capacità genocida degli aspiranti sterminatori”.
di Margherita Pellegrino
[Più volte Carmilla ha segnalato rischi e problemi di una precoce psicofarmacologizzazione nell'infanzia e nell'età scolare soprattutto. Ci scrive una professoressa che, dalla stampa, ha còlto un ulteriore rischio: quello di una schedatura neuropsichiatrica per giovani allievi. Pubblichiamo la lettera che la professoressa Pellegrino ci ha inviato, promettendo di seguire gli sviluppi del caso. gg]
Ho letto con stupore ed indignazione che al Senato è in discussione un disegno di legge che prevede di "considerare la dislessia causa di difficoltà specifica di apprendimento". In realtà la difficoltà nella lettura ridefinita da neuropsichiatri infantili e psicologi, dislessia, abbraccia secondo loro, un pacchetto che comprende anche la disgrafia (la scrittura poco chiara e non allineata), la discalculia (lentezza nel fare i calcoli, non conosce bene le tabelline); questi, che fino ad oggi vengono considerati dagli insegnanti errori , se questa legge viene approvata, saranno: “disturbi di apprendimento” e gli alunni che ne sarebbero affetti verrebbero diagnosticati ed etichettati dislessici da neuropsichiatri infantili.
[Riceviamo, da Giuliana D'Olcese, un articolo del 7.1.2003, pubblicato su Virus, che volentieri riprendiamo]

1993, l'anno dei Boiardi & dei Complotti sul "Britannia", il panfilo di Sua Maestà la regina Elisabetta d'Inghilterra
C'erano tutti, da Prodi a Draghi e, guarda caso, dopo la merenda sul Britannia, le privatizzazioni vennero effettuate a ritmi serratissimi
di Mauro Bottarelli
Dieci anni fa Prodi & C. cominciarono la svendita. Passarono in mani straniere Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini Perufine, Mira Lanza e molte altre aziende. Il 7 gennaio 2003 non era un giorno normale, ricorreva l'anniversario di quello che in molti - ma non moltissimi, in fondo l'Italia è fatta così - ricorderanno come l'anno dei complotti, ovvero il 1993.
[Dal sito www.notav.it pubblichiamo questi allegri versi composti in occasione dell'intervento delle forze dell'ordine a Venaus il 6 dicembre scorso. Sulla stesso sito un'ampia documentazione tecnica sulle ragioni della lotta contro la TAV in Val Susa, gli appelli contro la TAV e il Ponte sullo Stretto, e l'inequivocabile prova della presenza degli anarco-insurrezionalisti all'intrno delle manifestazioni di questi giorni]
6 DICEMBRE
Cellerin che vien di notte
viene a darti tante botte,
vuoi sul naso, o sulla schiena,
l’importante è che ti mena.
Gli occhi fuori dalla testa,
corre, urla, picchia e pesta.
Sono in mille contro cento,
son davvero un gran portento.
Scriveva ieri il mitologico Vittorio Zambardino sul suo blog: "Non c'è pace. Google ha comprato anche Riya. Che è? Oh un'aziendina con 12 dipendenti ma si occupa di riconoscimento del viso e di altre attività di riconoscimento di immagini da parte del computer. 40 milioni di dollari e passa la paura. E' voce di blog californiani. Niente di ufficiale, ma quelli ci prendono. Così la mette Niall Kennedy. E come la discute TechCrunch". L'idea che Google acquisiti una tecnologie che, per chi sa un minimo di intelligence, è da anni al centro di progetti di sviluppo, fa venire i brividi.
Abiamo iniziato con un intervento di Giulietto Chiesa, e adesso rilanciamo: è giunta l'ora di un Google-Watch. Perché? I motivi li ha elencati alla perfezione Danilo Moi, nella sua inchiesta su Google: Il suo comportamento è quello di una multinazionale “classica”; è controllato politicamente; è connesso a multinazionali come la Microsoft; non rispetta la privacy dei suoi utenti; l’utilizzo dei dati archiviati non è chiaro; il suo funzionamento non è di dominio pubblico; è protetto da Copyright ma tale diritto tutela soltanto Google e non l’utente; omette arbitrariamente o limita i risultati delle ricerche.
Carmilla non dispone delle risorse umane per compilare un aggiornato servizio italiano di Google-Watching, che del resto negli States è già attivo e funzionante. Tenteremo, tuttavia, col passare delle settimane, analisi e segnalazioni significative a proposito di una realtà che pare destinata a mutare in maniera ciclopica l'accesso e il funzionamento della Rete.
A cominciare con le due segnalazioni che seguono...
di Checchino Antonini
Sarà sotto le sedi diplomatiche dello Zio Sam, a Roma e Milano, la prima risposta dei pacifisti alle nuove prove sull'uso di armi di sterminio di massa a Falluja. Anche se proposto in sordina, nei giorni dello sciopero della stampa e solo su una rete satellitare, il video di Sigfrido Ranucci per RaiNews 24 ha prodotto una breccia nel muro di gomma che avvolge la vicenda di uomini, donne e bambini sottoposti alle pesanti attenzioni dell'esercito occupante. Napalm e bombe al fosforo. La "guerra al terrorismo" è terrorismo. I fatti erano stati denunciati invano per anni dalle organizzazioni irachene per i diritti umani che avevano raccolto le voci dei testimoni diretti dopo la fine dell'assedio nell'estate. Ne aveva ripetutamente fatto cenno al Jazeera, la tv panaraba. La Croce rossa e le ong furono bloccate dagli eserciti Usa e iracheno alle porte della città assediata. E la stampa "embedded", arruolata, fece calare il silenzio sul massacro.
Un film di denuncia e una settimana di mobilitazioni contro il gigante Usa Robert Greenwald, il regista che ha già puntato la videocamera sullo strapotere di Murdoch, racconta nel suo film «L'alto costo dei prezzi bassi», un atto di accusa contro la società che sfrutta 1,2 milioni di dipendenti e inganna i clienti. I sindacati si preparano a entrare in una realtà «proibita»
di ANDREA ROCCO
Sono 400 le organizzazioni di consumatori, ambientaliste e sindacali che dal 13 al 19 novembre daranno vita alla Higher Expectation Week, una settimana di mobilitazione contro Wal-Mart, il gigante delle vendite al dettaglio e maggiore datore di lavoro di tutti gli Stati uniti. Wal-Mart è decisamente tornato ad essere sotto i riflettori, in un anno che ha visto un crescendo di cattive notizie per la mega-corporation (anche se i dati sulle vendite in ottobre diffuse ieri parlano di un aumento tra il 3 e il 5%).
[Riprendo, dal sito Piazza Liberazione, un intervento di Antonio Moscato - professore di Storia del Movimento Operaio all'Università di Lecce - a proposito di un libro uscito per Einaudi due anni fa, La guerra dopo la guerra. Soldati, burocrati e mercenari nell'epoca della pace virtuale, di cui è autore il generale Fabio Mini, di cui su Carmilla ci siamo già occupati qui. gg]
Un generale inconsueto: Fabio Mini
di ANTONIO MOSCATO
Un libro, uscito quasi contemporaneamente a quello di Violante presso la stessa casa editrice e con argomento assai simile, appare di gran lunga più interessante di quello del presidente dei deputati DS, non foss´altro che per l´esperienza accumulata dall´autore in diversi incarichi importanti. Fabio Mini infatti è un generale che è stato incaricato di seguire le esercitazioni della 4a Divisione meccanizzata USA, e tra i vari incarichi ha ricoperto anche quello di addetto militare in Cina, di direttore dell´Istituto superiore di Stato maggiore Interforze, di capo di Stato maggiore del comando Nato delle forze alleate Sud Europa.
[Proponiamo tre contributi, che scalano nel tempo, per comprendere cosa stia realmente accadendo tra l'Amministrazione Bush e il governo di Tehran, dopo le gravissime dichiarazioni del presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, contro lo Stato d'Israele. I tre interventi, assai qualificati, che pubblichiamo qui, determinano una breve cronistoria di un conflitto che sembra annunciato e che speriamo non deflagri mai. gg]
Iran: chi fermerà l'invasione?
di Joshua Frank
22 ottobre 2005
La scorsa settimana, a Londra, l'ambasciatore Usa John Bolton ha espresso il suo disappunto verso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU per il suo "fallimento" nell'affrontare la presunta minaccia nucleare dell'Iran. Bolton ha fatto tutto tranne che minacciare l'azione militare, implicando deliberatamente che il governo Usa prenderebbe la questione nelle proprie mani se non lo farà l'ONU.
di Ritt Goldstein
[pubblicato il 13 ottobre 2003 su The Sindey Morning Herald e ripreso dal Manifesto tre giorni dopo]
Douglas Feith [di cui Carmilla si era occupata qui], Richard Perle [vd. ancora qui], Paul Wolfowitz [ce ne siamo occupati à go go], Donald Rumsfeld [su Carmilla rasentiamo l'enciclopedia, a suo proposito], il vicepresidente Dick Cheney [nella foto a destra; su Carmilla, vedi questi contributi] e poi chi altro? Una rete extragovernativa sembra cingere la Casa Bianca e orientarne le azioni, un vero governo-ombra che fa e disfa la politica americana. In segreto, in nome della "sicurezza nazionale", passando sopra anche al Pentagono. E a Bush.
Mentre l'Fbi indaga sul presunto coinvolgimento della Casa Bianca nella fuga di notizie sul nome di un'agente della Cia, lasciato trapelare sembra a scopo di vendetta politica, si delinea sempre più chiaramente l'allarmante connessione fra questa ed altre accuse. Sono emerse informazioni sull'esistenza di una politica-ombra in totale contrasto con la politica Usa proclamata ufficialmente. Se Lewis Libby, capo di gabinetto del vicepresidente Cheney, è il maggiore indiziato per la fuga illecita del nome, Cheney stesso è sospettato di essere al centro di altre discutibili condotte politiche [i risultati dell'indagine FBI e dello scoop di Repubblica stanno emergendo in queste ore: vedi qui. gg].
di Valerio Evangelisti (e, involontariamente. di L.F. Céline)

Mi capita sempre più spesso di imbattermi in proteste per l'emarginazione cui la sinistra, ritenuta egemone in campo culturale, avrebbe condannato il pamphlet di Louis-Ferdinand Céline Bagatelle per un massacro (1937). Ci si riferisce in particolare al fatto che l'edizione Guanda del 1981 fosse esclusa dal commercio e limitata alle biblioteche - in sintonia con la messa al bando del volume in tutta Europa.
E' recente una protesta di Franco Cardini, nell'ambito di una intervista a La Repubblica, contro questa "ingiusta" esclusione. Altre, meno autorevoli, sono seguite.
di Piero F.

In un libro e in vari quotidiani il pubblicista cattolico Vittorio Messori, che non ha mai nascosto la propria simpatia per il regime di Francisco Franco, si è sforzato di minimizzare il massacro di Guernica, durante la guerra civile spagnola, con dati a suo dire inoppugnabili. In realtà erano oppugnabilissimi. Lo ha dimostrato, sul newsgroup it.cultura.storia, con un intervento del 24 luglio 2002, un certo Piero F. Ci dispiace non poterne indicare il cognome per esteso, perché così si firmava (lo faremo se si metterà in contatto con noi).
Il suo testo, che proponiamo quasi integralmente, merita di essere conosciuto, perché smonta implacabilmente e con estremo rigore le tesi di Messori, che di sicuro non fa una bella figura. Lodata sia Internet, che consente che storici magari non accademici come Piero F. possano esprimersi e, se necessario, facciano a pezzi un opinionista influente e ospitato dalla grande stampa.
della Coalizione italiana contro la povertà
A dieci anni dalla scadenza per il raggiungimento degli otto obiettivi per
sconfiggere la povertà globale, la Coalizione italiana contro la povertà
ritiene opportuno offrire un bilancio delle azioni intraprese dal governo
italiano in questi cinque anni. Il rapporto, in formato pdf, è leggibile cliccando qui. La Coalizione nasce dalla sensibilità e dall’impegno
di 40 associazioni affinché l’Italia rispetti gli impegni sottoscritti nel 2000, e fa
parte del movimento globale che ha preso la forma della G-CAP, la Global call to
action against poverty.
Questo bilancio si rende oggi ancor più necessario, tenendo presente che il 2005
potrebbe essere un anno di svolta per la fine della povertà. C’è un filo unico, che
corre da Gleneagles a Hong Kong, dalla Scozia dove si tiene il G8 di luglio alla
città asiatica che a dicembre ospiterà il Summit dell’Organizzazione mondiale per
il commercio (OMC). Passando per New York, il 10 settembre, dove i governi si
confronteranno sui progressi fatti per il raggiungimento dei Millennium Goals.
[Di fronte a tragedie come quella londinese di oggi, c'è poco da analizzare. Ricordare, tuttavia, non è insultante per nessuno e rimane educativo per molti. La strage di Londra era ampiamente prevista, come testimonia il percorso di cronaca che qui pubblichiamo. A nulla sono valse le misure restrittive - in stile Patriot Act - assunte da qualche mese dal governo Blair. Si tratta del medesimo governo che ha mentito ai suoi cittadini in ordine alle armi di distruzioni di massa in Iraq. Lo stesso governo che ha trascinato il suo Paese in guerra e, nonostante ciò, è stato confermato con democratiche elezioni qualche settimana fa. Sostenere, come ha fatto il Tg1 questa sera, che siamo di fronte a uno scontro tra il dialogo e il fondamentalismo, laddove noi occidentali rappresenteremmo il dialogo, significa mentire in maniera barbara e non meno intrisa di sangue rispetto a quanto fa il fondamentalismo. La verità l'ha enunciata lo stesso Blair, nella sua dichiarazione a caldo, poche ore dopo gli attentati: "Difenderemo in ogni modo il nostro stile di vita". Altroché dialogo: qui si scontrano due fondamentalismi. gg]
LONDRA, 30 SETTEMBRE 2001 - Le tracce dei legami tra persone che vivevano a Londra o che comunque vi si erano recate e cellule dell'organizzazione di bin Laden sono sempre più numerose. Ma escono alla luce anche presenze inquietanti di aderenti a movimenti ancora più sanguinari come la Takfir-wal-Hijra (anatema ed esilio). Djamel Beghal di 35 anni si trova agli arresti a Dubai, fermato mentre dall'Afghanistan rientrava a Londra dove aveva già abitato per tre anni. Frequentatore assiduo della moschea di Finsbury Park, è accusato di alcuni progetti spettacolari tra i quali lanciare un elicottero pieno di esplosivo contro l'ambasciata degli Stati Uniti a Parigi.
di Giuseppe Genna
Se non fosse che sembra di stare in un film dei fratelli Marx, ci sarebbe da piangere. Provate però voi ad andare a dire "Marx" a questi signori di cui stiamo per affrontare i surreali profili, e poi vedete se davvero non c'è da piangere. Stiamo parlando della "polizia parallela" di Gaetano Saya e Riccardo Sindoca, quel DSSA che tentava di accreditarsi a livello internazione come dipartimentimento collaterale e non ufficiale dei Servizi Segreti italiani. La storia è nota e ormai eviscerata in quasi tutti i suoi aspetti di complotto all'amatriciana. Tra poco, secondo le dichiarazioni dello stesso Saya, verranno resi noti i 150 nomi della lista di appartenenti al DSSA. Si intende qui, tuttavia, attirare l'attenzione su un aspetto esotico, che forse nulla ha a che fare con la vicenda giudiziaria, ma che curiosamente permette di incrociare gli stessi nomi, gli stessi simboli, sponsor tutti da verificare. Benvenuti nel professionale universo parallelo dell'Acuologia.
di Uno spettatore

Caldo, caldo maledetto. L’aria condizionata della macchina oramai era un pallido ricordo di quando le cose nella mia vita andavano bene.Finestrino abbassato, aria mista a smog in faccia e uno stereo che sputava da casse rotte un po’ di northern soul. Era abbastanza per farmi
capire che dovevo cambiare macchina, cambiare stereo e magari vita. Odio il traffico, lo odio così tanto che mi invento le scorciatoie più assurde per evitare di rimanere imbottigliato nel ritorno a casa degli psycopendolari. Decido di passare per piazza Ottocalli, una piazza del
cazzo di una periferia del cazzo di una città del cazzo. Kaos&Panico, una versione ostmoderna delle Quattro giornate di Napoli di Nanni Loy, la mia smania di scorciatoie mi aveva fatto piombare in una situazione che non avrei mai immaginato.
di Chiara Cretella

C’è un condominio che ruba il nome a San Matteo, ma è più prosaicamente chiamato Palazzone verde, sta in via San Pietro 6 nella ancor ricca Sassuolo (Modena). Questo magazzino di forza lavoro a basso prezzo è al centro di una lunga battaglia soprattutto nelle ultime settimane. Il palazzo, abitato da decine di famiglie di immigrati, è secondo l’Azienda Usl, i Vigili del Fuoco ed i tecnici del Comune, in condizioni precarie e non abitabile. Rimettere in sesto il palazzo costerebbe molti soldi, che mancano, si dice, in quanto gli abitanti dello stabile non pagano le alte rette condominiali, accumulando un debito, dichiarato dal Comune, di circa 220 mila euro. I legittimi proprietari, dopo anni di sacrificio, si trovano ad essere sgomberati dai loro appartamenti, ed il Comune paternalisticamente offre un risarcimento pari solo a circa il 30 per cento delle cifre pagate per l’acquisto delle case.
[Una delle molte, incomprese leggi che governano l'intelligence prescrive che le cose devono essere chiare, devono essere fatte alla luce del sole. Quando tutto è palese, nessuno se ne accorge. In questo senso è indicativa la pubblicazione sul Corriere della Sera, a tutta pagina, di questi consigli che l'ex dirigente CIA Robert Baer suggerisce di attuare al neodirettore della Agency, Porter J. Goss. Conviene archiviare: magari, ottenuto l'effetto, l'interessante saggio non lo si trova più. gg]
Sono stati tre anni difficili, sig. direttore. La Cia ha sbagliato sulle armi di distruzione di massa in Iraq, calcolato male il rischio di resistenza armata all’interno del Paese, alcuni la ritengono la prima responsabile di una guerra inutile e costosa per gli Stati Uniti. Molte critiche sono esagerate e molte sorvolano su fallimenti del governo ugualmente gravi. Eppure, la Cia è evidentemente allo sbando e lei ha l’opportunità di rimetterla in pista. Prima di tutto, eviti due trappole: non pensi che il recente, e assai discusso, piano di riforma dell’agenzia metterà le cose a posto. Come lei sa, un rimpasto ai vertici della comunità dell’intelligence non riuscirà a migliorare le prestazioni della Cia. E non sprechi tempo nella battaglia per la sua nuova squadra di comando. La maggior parte dei membri del team sarà destinata ad altri incarichi prima di impadronirsi dei segreti dell’attività di reclutamento dell’intelligence. Tutto l’apparato direttivo ha bisogno di una riforma ma il primo obiettivo dovrà essere la trasformazione della Direzione Operazioni (DO), la cui missione - reclutamento e addestramento di spie straniere - dovrebbe essere l’attività cardine dell’agenzia. Se la Direzione avesse avuto a disposizione una fonte vicina a Osama Bin Laden, non ci sarebbe stato l’11 settembre. Ecco i miei consigli.
Quanti Marcello Pera esistono? Gianni Barbacetto ne individuava due, in quell'indagine felliniana che fu Campioni d'Italia (Tropea): un Pera giustizialista e un Pera garantista, uno che metterebbe alla forca i corrotti e uno che si frappone tra indagati e caramba. Oggi siamo in grado, senza neanche affidarci a capacità fenomenologiche particolarmente fini, di aggiungere altri due Marcello Pera a quelli scovati da Barbacetto. C'è un Pera laico, strenuo difensore del razionalismo di matrice anglosassone, che discetta in termini albionici di Hegel. E poi c'è il Pera di questo pomeriggio, ma anche di un po' prima di questo pomeriggio: uno dei camerlenghi di Ratzinger, uno che dice che non va a votare al referendum nonostante sia la seconda carica dello Stato, uno che si scaglia contro il relativismo come se fosse lo Squartatore dello Yorkshire (e il relativismo e Pera stesso). In un contesto di assoluta disforia, Pera ha presentato questo pomeriggio, insieme a Vespa e Ruini, davanti ad Andreotti e Casini, l'ultimo libro di Ratzinger, asserendo che "l'aborto è un piccolo omicidio", mentre il boss della CEI annuiva dicendo che non dobbiamo rassegnarci ai "piccoli omicidi": è il primo passo ufficiale verso l'abolizione della legge 194. Cosa dobbiamo dire? Nulla. E' meglio lasciare la parola a Barbacetto e fare la conoscenza degli altri due Pera, prima che diventino sei. [gg]
di Marco Deseriis
Potrebbe essere la scena madre di un film di fantascienza ad alto budget: uno sciame di robot si muove sul campo di battaglia, come fosse una cosa sola. Presto invece potrebbe diventare un fatto di cronaca. Ad annunciare la messa in produzione degli swarm robots (sciami di robot) è la iRobot, azienda di stanza a Burlington, in Massachussets, che produce robot militari nell'ambito del Future Combat System, il programma di ricerca militare del Pentagono che punta a trasformare l'esercito americano nella forza combattente del XXI secolo.
di Claudia Girolomini

[L'articolo che pubblichiamo è in realtà un capitolo della tesi di laurea di Claudia Girolomini intitolata Immigrazioni e nuovi razzismi a Bologna: il caso San Petronio (Facoltà di Scienze della formazione, anno accademico 2001-2002). Tesi inedita, ma che meriterebbe un editore. L'episodio che analizza non è né locale né secondario. L'occupazione nel '98, da parte di un gruppo di immigrati, della basilica bolognese di San Petronio fu un po' una cartina di tornasole. Lasciando da parte l'adesione precoce della Curia a tesi che Oriana Fallaci avrebbe poi reso popolari, il comportamento dell'amministrazione Vitali, all'insegna del motto legge e ordine e teso a rassicurare i mitici ceti medi, non solo le procurò le critiche persino del Gabibbo, ma disgustò una larga fetta dell'elettorato di sinistra. Questa porzione della città, quando si trovò a scegliere tra il sindaco Vitali e il suo oppositore Guazzaloca, o si astenne o, addirittura, votò il secondo.
Se l'Italia è passata, alla fine del Novecento, dalla prima alla seconda Repubblica, lo deve anche a Francesco Cossiga. Il più giovane presidente della nostra storia, eletto plebiscitariamente nel 1985 a soli cinquantasette anni, si trasformò infatti nel 1990 nel "picconatore'', dedicandosi a demolire la stessa Costituzione che aveva giurato di servire. Tutta la vita politica di colui che, per il suo americanismo e la sua durezza, venne chiamato "KoSSiga'' è stata caratterizzata da polemiche e sospetti: le richieste di "impeachment" (da presidente del Consiglio e della Repubblica), le dimissioni (da ministro degli Interni, presidente della Repubblica e senatore a vita), le coperture di scandali ed episodi oscuri (De Lorenzo, Moro, Ustica, la P2, Gladio).
Cossiga ha dichiarato una volta: "Come a qualcuno piacciono i fiori, a me piacciono le spie''.
di Giuseppe Genna
I prestigiosi Archives of General Psychiatry pubblicano nell'ultimo numero i risultati di una ricerca governativa USA che ha dello sconvolgente. Si tratta degli esiti di uno studio effettuato per dodici mesi su circa diecimila soggetti maggiorenni ambosessi (9.282, per la precisione). I risultati sono sconfortanti nella stessa misura in cui appaiono inquietanti. Dopo raffinate tare statistiche e approntando protocolli di controllo assai selettivi, gli studiosi si sono trovati a fronteggiare un verdetto che vale mille accuse alle politiche di condizionamento mentale attuate negli Stati Uniti. Dalla ricerca, condotta da specialisti delle più importanti università e istituzioni psichiatrice d'America, emerge che metà della popolazione USA è affetta da disturbi mentali. Sembra uno scherzo, non lo è affatto.
Conosciamo tutti il peso e l'autorevolezza che Edward Luttwak esercita in Italia e nel mondo. Come dice la biografia tratteggiata sul sito Analisi Difesa, "autorità universalmente riconosciuta, Edward Luttwak è stato Consulente del segretario alla Difesa, del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti oltre ad essere membro del Gruppo di Studio per la Sicurezza Nazionale del Dipartimento della Difesa e membro associato dell'Istituto del Ministero delle Finanze Giapponese per la politica Fiscale e Monetaria. Luttwak è inoltre docente presso numerose università, tra le quali Berkeley e Yale, e istituti militari negli Stati Uniti all'estero (Russia, Italia, Francia. Spagna, Giappone, Argentina e Gran Bretagna). I suoi articoli e le sue analisi appaiono su molti giornali in tutto il mondo ed è autore di 9 libri".
Poiché la Rete permette di godere di certe expertise senza dovere presenziare ai convegni o assistere in diretta a tutte le dirette tv di cui certi illustri ospiti sono protagonisti, ecco alcune analisi di qualità di Edward Luttwak, reperite in vari luoghi del Web. Ogni affermazione è linkata alla pagina da cui è stata reperita la prestigiosa citazione:
[da GNOSIS, rivista italiana di intelligence, a cura del Sisde, numero 1/2005]
Il fatto che il computer, in senso lato, sia uno strumento di comunicazione valido e flessibile è ormai evidente a tutti. Se ci si ferma a riflettere sulla quantità di dati quotidianamente elaborati e trasmessi da un qualunque sistema informativo risulta chiaro come l'infrastruttura informatica sia diventata indispensabile: le informazioni memorizzate nei sistemi, la connettività tra questi e la continuità del servizio sono diventate preziose e irrinunciabili. Il valore dell'informazione di cui parliamo è quasi sempre legato alla riservatezza e all'integrità dei dati, problemi di sicurezza che accomunano i "dati sensibili" e che sono stati finalmente recepiti in ambiente tecnico e legale. Il dato informatico, per la sua natura "non fisica", oltre a godere di innumerevoli vantaggi in termini di gestione è soggetto ad una serie di rischi elevati, ad esempio la sua sottrazione (copia) non lascia alcuna traccia. Inoltre esiste sempre la possibilità che un dato residente su un sistema interconnesso ad altri sia osservato attraverso mezzi puramente logici non tracciabili.
di Juan Balboa
[da La Jornada, 9.2.05, traduzione di Annamaria Pontoglio del Comitato Chiapas "Maribel"]
La testimonianza di un ex comandante del gruppo paramilitare Paz y Justicia conferma che l'Esercito Messicano, a partire dall'offensiva contro l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) del 9 febbraio 1995, pianificò, organizzò ed appoggiò gruppi paramilitari in tre regioni fondamentali del Chiapas: Altos, selva e nord. Il suo scopo, sempre secondo la testimonianza: rompere le relazioni esistenti tra la popolazione e gli zapatisti. Nella testimonianza registrata e documentata dal Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (CDHFBC), il testimone - indicato come PyJ e per il quale la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha richiesto misure cautelari - ha confermato la partecipazione diretta nell'appoggio ai paramilitari dell'allora comandante della settima Regione Militare con base a Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, generale Mario Renán Castillo.
di Herwig Lerouge
[Anche l'Olanda, con un plebiscito del 63%, ha bocciato l'angosciante e tecnocratica Costituzione europea. La bocciatura olandese, a pochi giorni dal 'no' francese, e in attesa del quasi scontato rifiuto al referendum in Gran Bretagna, consente di dare quasi per morta l'attuale versione della Carta continentale. In armonia con quanto scritto da Valerio Evangelisti nel suo editoriale, proponiamo dieci ragioni per essere contenti di questa bocciatura. gg]
1. Voi vorreste lavorare meno ore alla settimana o andare in prepensionamento per potere in contropartita fornire un posto di lavoro ad un disoccupato ? Un minuto. La Costituzione Europea sottopone i diritti sociali alla “creazione delle condizioni necessarie per la competitività dell’industria”. In più, predica “la flessibilità della mano d’opera e del mercato del lavoro”. Quindi fornisce una base costituzionale alla politica antisociale condotta dall’Unione europea da più di 20 anni. Per esempio, al progetto della Commissione europea di autorizzare la settimana lavorativa di … 65 ore.
di Josef Hasslberger
Il Texas Medication Algorithm Project (TMAP) e' stato sviluppato partendo da un finanziamento iniziale di 1,7 millioni di dollari proveniente dalla Johnson & Johnson, fatto pervenire indirettamente da una Fondazione ad essa connessa, e dalla successiva donazione di un'altra sussidiaria Johnson & Johnson, la Janssen Pharmaceutica. E' stato sviluppato ed implementato negli ospedali statali, nelle prigioni, nel sistema di giustizia giovanile e negli orfanotrofi del Texas durante il periodo in cui George Bush era il governatore. Bush ha utilizzato il "sistema sanitario mentale rafforzato" come punto forte della sua campagna presidenziale del 2000. Prima di lasciare il Texas per prendere posto alla Casa Bianca ha raccomandato un aumento di 67 millioni di dollari per pagare farmaci addizionali per le prigioni e per il Sistema di Salute Mentale.

Ci scusiamo per il ritardo con cui pubblichiamo questa quarta parte del registro dell’Inquisizione siciliana, tanto più utile ora che, con l’elezione di un papa proveniente dall’ex Santo Uffizio, gli scritti di impostazione revisionista rischiano di crescere a dismisura. C’è anzi chi ha già cominciato: cfr. F. Cardini, M. Montesano, La lunga storia dell’Inquisizione. Luci e ombre della “leggenda nera”, ed. Città Nuova, 2005. Del resto, lo stesso Franco Cardini, nella sua introduzione a B. Gui, Il Manuale dell’Inquisitore, Claudio Gallone editore, Palermo, 1998, pp. XXI-XXII, aveva limitato a 29 le vittime degli inquisitori siciliani. Come si vedrà scorrendo il nostro elenco, si tratta di una bugia colossale. (V.E.)

Le recenti dichiarazioni di Francesco Cossiga sull'omicidio di Giorgiana Masi [nella fototessera a sinistra], avvenuto durante una manifestazione romana il 12 maggio 1977, riaprono i portali dell'orrore civile e del nostro sconcerto. Ci sembra doveroso sottolineare l'ampia deriva revisionista sulla storia degli anni Settanta, di cui le affermazioni di Cossiga sono solo l'ultima evenienza, invereconda e strumentale, che siamo costretti a registrare in ordine di tempo. Questo atto di deliberato misintendimento e di aggressione alla memoria fa seguito alle dichiarazioni che lo stesso Cossiga - peraltro il politico che più insiste per una pacificazione pratica della questione degli anni di piombo - rilasciò due anni fa alla trasmissione Report [qui la trascrizione integrale]: "Altro segreto che io mantengo, ma non segreto di Stato, per esempio, non l'ho mai detto alle autorità giudiziarie e non lo dirò mai: i dubbi che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono sulla morte di Giorgiana Masi. Se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica". Si pensò, ai tempi, all'eventualità che Giorgiana Masi fosse stata uccisa di proposito, e non accidentalmente, dalle forze dell'ordine. Oggi Cossiga sorprende tutti, al suo solito, con la tesi sconcertante che la giovane sarebbe stata sacrificata da compagni del movimento, in una logica di gioco al rialzo dello scontro armato. Di mezzo ci vanno milioni di italiani che, a differenza del reticente testimone, ai tempi ministro dell'Interno, non possono sedarsi coi sali di litio. E viene una volta di più calpestata la dignità di una giovane donna, che perì e fu insultata dallo zero al quoto prodotto dalle successive inchieste.
Per questo motivo, per ristabilire la vera verità di storici sospetti e per onorare la memoria di Giorgiana Masi, produciamo qui di seguito un articolo di Camilla Cederna, risalente al '79, sul Libro bianco che i radicali realizzarono sull'omicidio [qui integralmente consultabile in anastatica digitalizzata]. In calce, i link ai file audio dello speciale realizzato da Radio Radicale sull'assassinio Masi. [gg]
di ATTAC ltalia

[I francesi saranno tra pochi giorni chiamati a votare la cosiddetta "Costituzione europea": un documento goffo e balordo teso a rendere permanenti, in Europa, i cardini del neoliberismo e la sottomissione militare agli Stati Uniti. Sono pochi i paesi che, come la Francia, sottopongono il documento al suffragio dei cittadini. Nella maggior parte degli Stati europei, tra cui l'Italia, la Costituzione è votata dai parlamenti senza che la cittadinanza possa nemmeno conoscerne i contenuti. Il che fa capire da quale "afflato popolare" nasca lo scartafaccio. Già si sente dire in giro che, se i francesi votassero NO, darebbero prova di antieuropeismo. E' vero il contrario. Per farlo capire, riprendiamo dal sito di Attac Italia l'analisi più chiara apparsa finora su una Costituzione ignota ai più. Nella speranza che la Francia, con un NO deciso, salvi anche noi da una svolta autoritaria sempre più accentuata.] (V.E.)
Attac Italia, in nome di un'altra Europa possibile, di un'Europa di pace e di diritti ì dice NO alla Costituzione Europea
L’amianto dei poli industriali che producevano l’eternit a Casal Monferrato,
Bagnoli, Broni o Bari, e quello delle cave da cui veniva estratto a Balangero ed
Emarese. I policlorobifenili a Brescia, gli Ipa nelle acque sotterranee di Falconara
Marittima, Bagnoli e Gela, i solventi organoalogenati della bassa valle del Chienti
nelle Marche e poi la diossina a Pitelli e Marghera [nell'immagine a destra] e le ferriti di zinco a Crotone. E
ancora il mercurio scaricato in mare a Priolo e nella laguna di Grado e Marano, il
cromo esavalente della Stoppani nelle falde acquifere di Cogoleto, il cadmio nel
suolo e nel sottosuolo di Livorno e il Ddt nel lago Maggiore.
E’ lungo e impressionante l’elenco dei veleni che inquinano le 50 aree censite
finora nel Programma nazionale di bonifica: 154mila ettari di territorio
contaminato, di cui poco meno della metà - 74mila - solo a Casal Monferrato,
circa 14 mila nel litorale domitio-flegreo e nell’agro aversano, 5.800 a Brindisi e
3.500 a Porto Marghera.
di Walter Youngquist
È difficile immaginare nel dettaglio un mondo senza petrolio, ma alcuni aspetti del paradigma post-petrolifero possono essere previsti con un certo grado di sicurezza. Dovranno essere impiegate tutte le fonti di energia economicamente possibili, ma sostituire il petrolio nella sua grande versatilità probabilmente non sarà completamente possibile. Sostituire il ruolo del petrolio e del gas insieme nella produzione agricola sarà il problema maggiore, e potrebbe trattarsi di un problema non completamente risolvibile. La popolazione mondiale dovrà essere resa compatibile con minori quantità di cibo per mezzo di una sua riduzione.
[Morto un papa se ne fa un altro: dopo averci assordato con le vicende di Karol Wojtyla, ora il coro praticamente unanime dei media ci stordisce con quelle di Ratzinger. Ma è forse il caso di tornare ancora una volta a Giovanni Paolo II, se si tratta di ascoltare le ragioni di un’altra fra le pochissime voci dissenzienti. – Nelle foto: Karol Wojtyla da giovane durante un’esercitazione militare; con Augusto Pinochet nel 1987]
di Maria Matteo
Era l'antivigilia dei funerali di Karol Wojtyla. Un compagno romano, sentito casualmente al telefono mi ha trasmesso, inarrestabile come un fiume in piena, la sindrome da soffocamento provata lavorando a pochi metri dalle
interminabili file di pellegrini salmodianti che attendevano sino a quindici ore il proprio turno per poter rendere omaggio alla salma del papa.
Un amico di un'amica parlava di alluvione umana, una marea di persone tra le quali, transfuga dal primo diluvio del secondo millennio, galleggiava desolata qualche auto resa inutile dal riempimento totale di ogni spazio. A far da contrappunto a queste sensazioni in presa diretta, i ripetuti e sempre più allarmati sms della protezione civile che invitavano a diradare le partenze, a muoversi in gruppo e, infine, a non muoversi affatto perché la paralisi era ormai raggiunta.
Il compagno romano poco prima della sua fuga dalla capitale mi narrava la vita all'epoca della fine della secolarizzazione, con particolari degni di un medioevo da film catastrofico: l'orrendo tanfo di urina che aleggiava ovunque ne era il segno più emblematico, specie per l'indifferenza fanatica con cui i pellegrini affrontavano questa sorta di autoimposta via crucis. Mentre Roma, pur con la sapienza millenaria di chi ne ha viste di ogni colore, pareva più prostrata che ai tempi del sacco dei lanzichenecchi.
[editoriale da The Nation tradotto da Emiliano B. Serra per IS]
Secondo un’indagine della Cbs il settantaquattro per cento degli americani afferma che il Congresso è intervenuto nel caso di diritto all’eutanasia di Terry Schiavo per motivi politici, e non perché fosse interessato a quello che stava accadendo alla donna della Florida, gli ultimi giorni della quale sono stati il centro dell’attenzione di un grottesco spettacolo da circo mediatico. Le persone hanno distintamente riconosciuto questa mossa, nel momento stesso in cui la destra conservatrice al Campidoglio la confermava nei fatti con la violenza della sua reazione alla morte di Terry Schiavo. «Verrà il momento in cui gli uomini responsabili di questo dovranno rendere conto del loro comportamento» ha ringhiato Tom DeLay, leader della maggioranza alla Camera; il senatore John Cornyn si è domandato a voce alta fissando il pavimento del Senato, se ci fosse qualche connessione tra la “percezione” che i giudici stessero prendendo decisioni politiche e il fatto che “qualcuno [...] iniziasse ad assumere atteggiamenti violenti”.
da ARCOIRIS - Ogni aereo, elicottero o mezzo corazzato dell'esercito americano dispone di uno o più registratori digitali, che memorizzano tutte le immagini esterne e tutti i dialoghi intercorsi fra i membri dell'equipaggio nelle varie operazioni. Quello che pubblichiamo, con sottotitoli in italiano, è un filmato che non doveva certo essere reso pubblico. Proviene da un AC-130, in missione notturna in Iraq. E' il vero volto della guerra, ed è anche il vero volto del nostro alleato. I morti passano, la Storia rimane. E noi stiamo passando alla storia, ancora una volta, da una parte che molto probabilmente in futuro non ci piacerà riconoscere, e che cercheremo in tutti i modi di "rivisitare" ad uso e consumo delle nostre coscienze. Ma certe immagini non si cancellano. Il filmato dura sei minuti, e mostra in realtà due diverse azioni, delle quali abbiamo sottotitolato tutto quello che siamo riusciti a capire. Ma il resto non è difficile immaginarlo.
Nella prima azione, che si svolge di notte, la telecamera è a raggi infrarossi, per cui gli esseri umani appaiono completamente bianchi. L'illusione di potersi nascondere nell'oscurità è, come vedrete, completamente fasulla. Se c'è qualcosa che turba profondamente, è questa schiacciante superiorità tecnologica unita al tono distaccato con cui si decide della vita e della morte altrui.
di Abdel Rahman Tamimi *
Molto è stato scritto del muro dell'apartheid e del motivo per cui esiste. Israele sostiene che è una struttura temporanea, eretta per motivi di sicurezza. I palestinesi la vedono come un semplice furto di terra, progettato espressamente allo scopo di assicurare che qualunque futuro "stato" palestinese non sia altro che un insieme di bantustans isolati, uno stato solo sulla carta.
Il controllo delle risorse idriche può dare un'idea dello scopo di questo muro.
di Herbert I. Schiller *
La brutale espansione della potenza degli Stati uniti a livello internazionale può essere largamente spiegata dal modo in cui viene costruito il consenso interno. Pubblicità onnipresente; martellamento ideologico, orchestrato da molteplici istituzioni che, finanziate dalle imprese, respingono l'idea stessa di politiche sociali o di bene comune; ignoranza del resto del mondo; protezionismo culturale senza pari: questo è il pesante tributo che gli americani devono pagare all'egemonia del business.
di Lothar Komp
La crisi del dollaro è amplificata in particolar modo dalla bolla delle materie prime, un settore che è praticamente finito sotto il controllo completo di interessi privati speculativi. Come conseguenza delle gigantesche iniezioni di liquidità nel sistema finanziario, fatte dalle banche centrali, e del controllo esercitato dai mercati a termine di Londra e New York sulle trattazioni delle commodity, i prezzi di moltissime materie prime, dal greggio al rame ai minerali ferrosi, sono schizzati a livelli stratosferici. L'indice Reuters CRB (Commodity research bureau), che segue le 17 materie prime più importanti, lo scorso 8 marzo ha raggiunto il record degli ultimi 24 anni. Nel solo mese di febbraio l'indice ha registrato un aumento del 7,1%, come non si verificava da 21 anni. Sempre l'8 marzo al London Metal Exchange (LME) il prezzo del rame ha raggiunto il massimo in 19 anni. Lo stesso giorno il petrolio ha sfondato la soglia dei 55 dollari. Solo sei anni fa costava dieci dollari il barile.
di Nicola Manca *
L’Internazionale Socialista nei giorni di aprile ha convocato a Beirut il Comitato mediterraneo per aprire un dialogo con le forze dell’opposizione libanese.
Membro del comitato è il partito di Walid Jumblatt il PSP (partito socialista progressista) che ha una lunga storia politica e in questi giorni è al centro dell’iniziativa insieme alle altre forze dell’opposizione.
Beirut è una città moderna, il cuore dei commerci di tutta la regione. E’ qui che i sauditi investono e da qui i libanesi avviano molte delle loro attività finanziarie e commerciali.
La designazione di John Bolton [nella foto] ad ambasciatore Usa alle Nazioni Unite continua a suscitare polemiche. L'ultima iniziativa contro la nomina del 'falco' neoconservatore a rappresentare gli Stati Uniti al Palazzo di vetro viene da un gruppo di 59 ex diplomatici che si e' rivolto al Congresso perche' non ratifichi la scelta della Casa Bianca. "Vi chiediamo di respingere la nomina" scrivono tra gli altri Gerald Helman, Roger Kirk e Priceton Lyman, ambasciatori sotto Nixon, Ford, Carter e Reagan, "i suoi trascorsi indicano senza ombra di dubbio che si tratta dell'uomo sbagliato per quell'incarico". Gli ex ambasciatori citano come ragioni per il loro 'no' a Bolton il lungo elenco di dichiarazioni pesantemente critiche nei confronti delle Nazioni Unite e i suoi rapporti con Taiwan, che l'attuale sottosegretario di Stato con delega al controllo delle armi considera "uno stato sovrano".
Pubblichiamo: un ritratto del neoambasciatore Usa all'Onu, riprendendolo da Aprile; e un'analisi di Mike Whitney apparsa su Dissident Voice e tradotta da Patrizia Messinese per PeaceLink.
[dal sito di WWF Italia]
“L’attività umana pone una tale pressione sulle funzioni naturali della terra che la capacità degli ecosistemi del pianeta di sostenere le generazioni future non può più essere data per scontata”. A lanciare l’allarme è il Millennium Ecosystem Assessment, il rapporto sullo stato degli ecosistemi del pianeta, sugli scenari futuri e sui possibili interventi, presentato oggi a Roma dalla FAO (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) e dal WWF. Il Rapporto è stato presentato contemporaneamente in altre nove capitali nel mondo. Oltre 1.300 esperti, tra i più qualificati al mondo e provenienti da 95 paesi, hanno contribuito alla stesura del rapporto. La prima conclusione a cui sono arrivati è che circa il 60 per cento dei servizi forniti dagli ecosistemi, cioè i benefici che offrono agli esseri umani – l’acqua, il cibo, la pesca, la regolamentazione del clima per citarne alcuni - sono degradati o utilizzati in modo insostenibile.
Poiché la Presidenza degli Stati Uniti, nella persona di George W. Bush, ha indicato il candidato alla Presidenza della Banca Mondiale, nella persona di Paul Wolfowitz, occorre assolutamente comprendere perché questa mossa si inscriva a pieno titolo in una strategia di controllo da parte delle élite americane. Per capire ciò, occorre assolutamente leggere questo piccolo splendido saggio su compiti e devianze della Banca Mondiale, che riprendiamo dal sito della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, sulle cui pagine invitiamo a visionare anche l'appello contro la nomina dell'angioletto neocon a presidente di suddetta istituzione internazionale.La Banca Mondiale è una delle creature della Conferenza Economica e Monetaria tenutasi dal 1 al 22 luglio 1944 a Bretton Woods, in New Hampshire (USA), che vide inoltre la nascita del Fondo Monetario Internazionale (IMF). Secondo lo statuto, gli scopi della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (International Bank for Reconstruction and Development - IBRD - il nucleo iniziale di quello che ora è il gruppo della Banca Mondiale) erano i seguenti: “assistere la ricostruzione e lo sviluppo dei territori dei paesi membri, facilitando investimenti di capitali per finalità produttive e promuovere la crescita equilibrata del commercio internazionale. Incoraggiando gli investimenti internazionali, per contribuire all’aumento della produttività, al miglioramento delle condizioni di vita e lavorative”.
di Keith Harmon Snow
Il 26 novembre 2004 le stazioni televisive di Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), cominciarono a trasmettere allarmi secondo i quali era in corso un'invasione ruandese. Ciò faceva seguito a giorni di ripetute minacce da parte del presidente Paul Kegame di attaccare i ribelli Hutu con basi nella parte orientale della RDC. Fonti militari belghe e USA a Kinshasa dissero che almeno cinque battaglioni (dai 1.500 ai 3.000militari) erano penetrate nelle province del Kivu settentrionale e meridionale da cinque punti differenti. "Si tratta di una consistente avanguardia dell'esercito ruandese", sostenne una fonte militare di Kinshasa. Mentre il governo del Rwanda continuava a negare l'invasione, il 4 dicembre 2004, a quanto riferito, 6.000 soldati ruandesi sono penetrati nella parte orientale della RDC, facendo di questa la terza invasione - per grandezza - del grosso vicino occidentale da parte del piccolo Rwanda.
di David J. Rothkopf
Un dibattito filosofico sempre più aspro vede i sostenitori della politica dell’ex presidente George H. W. Bush e molti membri della sua vecchia squadra di esperti di politica estera, con a capo il consigliere della Sicurezza nazionale Brent Scowcroft, contro coloro che sostengono le opinioni del presidente George W. Bush e della sua squadra, composta dal vicepresidente Dick Cheney, il segretario alla Difesa Donal Rumsfeld e il segretario di Stato Condoleezza Rice. Quelli che Scowcroft chiama i «tradizionalisti» della squadra di Bush padre sono opposti ai «trasformazionisti» dello staff di Bush figlio: pragmatisti contro neocon, internazionalisti contro unilateralisti, le persone che parteciparono alla fine della Guerra gredda contro quelle che presero parte all’inizio della Guerra al terrore. È curioso che fino a poco tempo fa molti di costoro erano visti come parte di un solo gruppo. Che cosa è successo?
di Gabriele Garibaldi
La solerzia con la quale Donald Rumsfeld ha rilanciato i programmi spaziali statunitensi appena dopo la sua nomina a Segretario della Difesa - accogliendo le richieste dei militari e delle lobbies dell’industria militare di procedere in tempi rapidi allo sviluppo di armi spaziali - sta a significare la ufficiale dichiarazione di sfida ai potenziali “peer competitors” degli Stati Uniti. Questa decisione è del resto in linea con la volontà espressa dai neoconservatori dell’amministrazione Bush di riaffermare e consolidare definitivamente il ruolo di unica superpotenza degli Usa nel 21esimo secolo, così da iniziare il nuovo millennio con un “New American Century” –t anto per citare il “Project for the New American Century”, il think tank di cui è membro Rumsfeld. E’ nello spazio, infatti, che gli Usa potranno perfezionare la “Full Spectrum Dominance” (il “dominio militare a tutto campo”, base dell’ordine unipolarista) escludendone, se necessario, altri Paesi.
Durissime proteste per l’iniziativa del ministero della Giustizia. Psichiatria democratica: «Sconvolgente». I ds: un gruppo di parlamentari entri subito nella struttura.
di Roberto Monteforte
Minorenni con difficoltà psichiche rinchiusi in un Ospedale psichiatrico giudiziario a Castiglione delle Stiviere (Mantova): la «sperimentazione» del ministero della Giustizia interesserebbe una decina di giovani condannati e segnalati dai centri di giustizia minorile.
Tutto deciso in gran silenzio. Visto che la legge proibisce espressamente che minori possano essere rinchiusi in manicomi giudiziari. Sono stati gli operatori a lanciare l’allarme al Forum per la salute mentale, rilanciato dalla parlamentare di Rifondazione, Tiziana Valpiana, che ha chiesto immediatamente spiegazioni al ministero della Salute, visto la gestione del centro è affidata dal ministero di Grazia e Giustizia in concessione alla Asl di Mantova.

La redazione di Carmilla è da anni in prima linea nella lotta al revisionismo storico, da intendersi come quella corrente di pensiero che rivaluta le idee e la prassi dell'Italia fascista, attacca il valore della Resistenza e della lotta armata partigiana e tenta di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici, combattenti per la libertà e brigate nere.
Purtroppo molta strada è stata fatta negli ultimi dieci anni, dall'ingresso nel governo di centro-destra del 1994 del Movimento Sociale Italiano (successore diretto dei repubblichini), al primo discorso del neo-Presidente della Camera Luciano Violante nel 1996 (che invitava a cercare di comprendere le ragioni dei "ragazzi di Salò"), agli atti e dichiarazioni sempre più pressanti degli ultimi anni, dove i crimini del nazi-fascismo vengono stemperati in un clima di esaltazione istituzionale delle forze armate, del patriottismo e della guerra di conquista. Al punto che è oggi in discussione al Senato un disegno di legge che riconoscerebbe la qualifica di militari belligeranti ai combattenti della Repubblica Sociale Italiana.
Ospitiamo quindi con piacere una delle tante petizioni lanciate contro questo mostro giuridico, aderendo e invitando ad aderire alla battaglia contro tutti i vecchi e i nuovi fascismi. (PC)
[Per aderire alla campagna contro il Ritalin, è possibile lasciare la propria firma qui]
Da Blog-ABILE - Grazie ad un decreto ministeriale il cosiddetto farmaco della tranquillità, il Ritalin, destinato a sedare i bambini vivaci, è passato dalla tabella degli stupefacenti a quella degli psicofarmaci.
Una volta si chiamava “argento vivo", “vivacità", irrequietezza. Oggi grazie alla medicalizzazione scellerata di molti comportamenti, ha un nome sinistro: “sindrome ADHD” o sindrome da iperattività. Se un bambino è irrequieto, passa da un gioco all’altro, non riesce a star fermo , insomma, se il bambino si ostina a fare il bambino è segno che ha qualcosa che non va. Per questo molti medici e pediatri su indicazione stessa del Ministero della Salute inizieranno a prescrivere e somministrare il Ritalin: un eccitante del sistema nervoso che grazie ad un effetto cosiddetto paradosso agisce come calmante sulla sfera emotiva e comportamentale.

Premessa. “Rilassati” sono i condannati “rilasciati”, cioè consegnati, al “braccio secolare”, vale a dire alla giustizia civile per l’esecuzione della sentenza pronunciata dagli inquisitori. “Rilassati in statua” vuole dire bruciati in effigie. “Rilassati in persona” significa bruciati vivi. I “morti rilassati” erano quegli accusati già deceduti di cui si riesumavano le salme per bruciarle. “Rilassi” (relapsi) erano gli accusat


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