[Fra i tanti comunicati contro la retata che ha condotto all'imprigionamento di 26 militanti NO TAV, e a indagini o arresti domiciliari ai danni di tanti altri, scegliamo di pubblicare quello della Rete TimeOut Bologna, denominazione che raggruppa studenti, precari, lavoratori, militanti dei centri sociali. Da notare la sempiterna presenza, al comando dell'operazione, del procuratore Giancarlo Caselli, ormai specialista in "ratonnades". Fu incredibile la violenza con cui cercò di reprimere il movimento "No Gelmini". Il perché lo ha spiegato lui stesso a Rai News 24: "Non bisogna abbassare la guardia". Di qui l'arresto di un tale quasi settantenne perché mezzo brigatista quarant'anni fa, di un tal altro perché figlio di brigatisti, di un terzo ancora perché fondatore di un centro sociale. Sembra "Il deserto dei Tartari" di Buzzati. Caselli sta di vedetta in attesa di un ritorno dei fantasmi che fecero la sua gloria. Non sarà deluso del tutto: tornano, sì, ma non sono fantasmi, e non sono gli stessi. Rifletteremo su questi temi in maniera più ampia. Accontentatevi dell' anteprima.] (V.E.)
di Murat Cinar
[Quasi in coincidenza con l'anniversario della sua morte, pubblichiamo una memoria del giornalista di origini armene Hrant Dink, assassinato con tre colpi di pistola alla gola il 19 gennaio 2007 a Istanbul] A.P.
Hrant Dink ha sempre avuto la volontà di fermarsi a parlare, a studiare la storia con lo scopo di conoscerla, per poter riabbracciare i popoli del territorio anatolico. Dink ha sempre e soltanto immaginato che fosse possibile creare in Turchia un futuro diverso in cui i popoli potessero guardarsi in faccia e chiedersi scusa, ammettendo gli errori del passato: popoli turchi, curdi, armeni oppure europei.
Quando nel 2006 ha ricevuto il Premio Internazionale di Henri Nannen in Germania per aver promosso la libertà di stampa disse: “Soltanto i Turchi sono responsabili per quello che è accaduto? Non sono anche gli Europei a doversi chiedere se sono responsabili? Secondo me sì, e solo facendo così, oggi, potremo capire cosa si riesca a fare per il futuro”. Senz’altro con queste parole Dink si riferiva ai Governi europei che, dalla fine dell’Impero Ottomano, hanno sistematicamente ignorato, per via delle alleanze militari, ideologiche oppure economiche, quasi tutto quello che hanno vissuto i cittadini ottomani e turchi di origini armene nel territorio anatolico. Nel suo appello durante la serata della premiazione, chiese ai Ministri, ai Parlamentari ed ai giornalisti presenti in sala di non isolare e non “lasciare soli” i popoli della Turchia e dell’Armenia.
di Antifascisti veronesi
[Ci siamo già occupati di questa scandalosa faccenda, che potete leggere qua in tutti i suoi dettagli. Pubblichiamo dunque volentieri un comunicato che descrive lo stato attuale della vertenza, ora estesa a colpire la solidarietà.]
Il 23 Gennaio alle 10:00, al tribunale di Verona si metterà in scena l’ennesimo processo farsa contro l’antifascismo. Saranno processati alcuni compagni e compagne, amici, parenti, “colpevoli” di aver portato la solidarietà attiva in tribunale, oltre due anni fa, a due compagni antifascisti che furono arrestati, in seguito alle infami accuse di un noto fascista veronese. Il giorno della convalida degli arresti il tribunale era blindato e né amici, né i familiari dei due compagni, poterono entrare e vedere in che condizioni fossero, dato che per tre giorni furono sequestrati dallo stato, senza poter bere e per uno di essi senza poter assumere medicinali vitali per la sua salute. Tre giorni scomparsi nel nulla delle galere della questura veronese, senza poter avere alcuna notizia. Invece in tribunale poterono entrare e avere carta bianca una schiera di giornalisti, pennivendoli e servi vari dei media, alle dirette dipendenze del Pm e della Digos, per poter compiere il loro spregevole lavoro di diffamazione e di demolizione della figura dei due arrestati.
dal blog Che Cute
(Traduzione a cura di Carmilla)
[La trasferta newyorkese di Saviano c'è stata presentata dai media mainstream come un trionfo di folle plaudenti degno del compianto Pavarotti. Il resoconto d'una testimone oculare italoamericana però ricorda trasferte un po' meno epiche, alla Totò e Peppino. Come mai i giornalisti italiani ce l'hanno raccontata tanto diversamente, che sia una questione di lingua?...]
Sono arrivata a New York con due ore di anticipo, e ho deciso di fare a piedi la strada da dove il megabus m'aveva scaricato, fino a Zuccotti Park. Siccome non c'ero mai stata prima, in realtà sono quasi passata oltre. Avevo visto immagini sia delle tende, che del posto dopo il raid, e vi assicuro che sembrava COMPLETAMENTE diverso. Era praticamente vuoto, con alcune guardie di sicurezza lì intorno, e un ragazzo della manutenzione che decorava gli alberi con luci natalizie. C'erano dei cancelletti intorno al parco, tipo quelli bassi di metallo che si vedono facendo la fila per un concerto, e mi ci è voluto un po' per capire da quale lato si fosse autorizzati ad entrare.
di Girolamo De Michele
Riprendiamo (e ringraziamo) dal sito uomo in polvere questa notizia, a commento del video soprastante (la notizia cui ci riferiamo viene data dal minuto 9:45, il post originario è qui):
«A luglio un notav di nome Alessandro Lupi viene ferito al volto da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo durante una manifestazione a Chiomonte. Nei giorni successivi fa girare la sua storia sulle mailing list del movimento, e poco dopo inizia a ricevere le mail di un certo Alessio il quale, dicendo di essere dalla sua parte, sostiene però di avere visto che si è fatto male cadendo da solo (parliamo di numerose fratture ad ossa del viso). Alessandro denuncia per diffamazione questo ignoto, e pochi giorni dopo riceve una mail scritta con lo stesso stile di questo Alessio in cui l’autore si scusa ma ribadisce di averlo visto cadere da solo. Piccolo dettaglio, questa mail proviene dall’indirizzo di posta di Massimo Numa, ‘giornalista’ de “La Stampa”, per la precisione dal suo indirizzo di lavoro».
di Valerio Evangelisti
Anche ieri, 17 novembre, cariche violentissime a Torino, Palermo e un poco in tutta Italia contro studenti che non si rassegnano a un futuro di precarietà. Seguiranno probabilmente denunce, con le aggravanti in cui taluni giudici sembrano essersi specializzati: "associazione sovversiva" ecc. Ciò significa anni di prigione per ragazzi che, semplicemente, non ne possono più di un sistema che definirei infame, se non fosse puramente demenziale.
Ai repressori dedico un video e una canzone che rappresentano i loro peggiori incubi. Resi più prossimi e concreti dal loro sterile accanimento.
Alle compagne ai compagni arrestati, picchiati, denigrati manifesto invece, a nome di Carmilla, la più completa solidarietà.
Poi aspetto il prossimo dibattito sull'"impegno" degli scrittori. Se si debba essere pro PD o contro. Ma andate tutti affanculo. Da Berlusconi a Monti: un bel progresso!
di Alberto Prunetti
Negli ultimi giorni i quotidiani italiani hanno rilanciato la notizia della condanna all'ergastolo dei militari argentini coinvolti nei tragici sequestri della Esma. L'euforia del momento però ha un dietro le quinte con tonalità che vanno dal farsesco al tragico e riguarda un esposto con cui un illustre socio del dittatore Videla, al momento agli arresti domiciliari, ha denunciato uno storico argentino, ben conosciuto per la sua condotta esemplare come difensore dei diritti umani, accusandolo di aver messo a repentaglio la propria immagine pubblica, ovvero quella di un ministro di una giunta golpista incarcerato per un sequestro di persona.
Non è uno scherzo e per chi ne dubiti ecco i fatti, di per sé esilaranti: i nipoti di José A. Martínez de Hoz - ministro dell'economia della giunta golpista di Videla negli anni 1976-1981, attualmente agli arresti domiciliari per sopraggiunti limiti di età con l'accusa di sequestro di persona - intimano attraverso il proprio studio legale la soppressione di alcune scene di un documentario realizzato dal regista Mariano Aiello su sceneggiatura dello storico Osvaldo Bayer, figura di spicco nell'ambito dei diritti umani. A quanto pare queste sequenze “lesionano gravemente i loro sentimenti” come appartenenti alla famiglia Martínez de Hoz. Vista da lontano la cosa pare una bizzara manifestazione di quella curiosa e incomprensibile nozione che è l'“argentinidad”. Ma è tutto vero e quel che è grave è che rischia di avere conseguenze che godranno del peso della giustizia.
di Luca Baiada (da il manifesto, 18 ottobre 2011)
[Nella foto, bambini di Sant'Anna di Stazzema giocano, poco prima di essere uccisi dai nazifascisti.]
Sugli eccidi nazifascisti in Italia, l’intervento di Franco Giustolisi (il manifesto, 9 ottobre) mi stimola a qualche osservazione. Comincio dal tempo trascorso.
Una persona nata nel 1960, l’anno dell’inaccettabile “provvisoria archiviazione degli atti” a firma del procuratore generale militare Enrico Santacroce, potrebbe essere nipote di uno degli italiani assassinati dal 1943 al 1945. Una persona nata nel 1994, quando gli atti vengono faticosamente rimessi in moto, potrebbe essere figlia di quella nata nel 1960. Oggi i nati nel 1994 stanno diventando maggiorenni. Molti di quei processi sono finiti, ma altri pendono in dibattimento, o sono in fase d’indagine. Dal 1994 la magistratura militare, che quasi sempre ha giurisdizione su questi casi, ha fatto parecchio ma non ha ancora fatto tutto, malgrado la tenacia di alcuni.
Chi tratta questi processi sfoglia carte farinose, foto sgranate, documenti in varie lingue. Vede testimoni sprofondati nella vecchiaia ridestarsi a un nome, donne sciogliersi in pianto, ricordi emergere con la timidezza di un ruscello e poi la forza di un diluvio. Chi scende in questi abissi e ne riporta un segno, non è uguale a chi ne torna indifferente, e in questo la memoria, la giustizia e quella cosa senza nome che sta fra l’una e l’altra sono iniziazioni e armi. E sia chiaro, uniscono ma dividono.
di Luca Baiada (da Il Ponte, LXVII n. 10, ottobre 2011)
[Ringraziamo Il Ponte per la gentile concessione.]
Dopo dieci anni, la narrazione ufficiale sull’11 settembre 2001 comincia anche in Italia a non essere più l’unica sui grandi mezzi di comunicazione. Il fatto ha segnato la storia di inizio millennio: invocato come casus belli, non c’è discorso in cui non sia entrato con la prepotenza di un argomento teologico e morale. Qui è il caso di ricapitolarlo e di incrinarne le certezze? Proprio no. Prendiamolo invece come occasione per un discorso più generale sul complotto e sulla sua ombra: l’accusa di complottismo.
Per dare un’idea del tema, su una questione a sfondo cospirativo si è discusso già due millenni fa: una specie di incastro fra complotti che si escludono a vicenda. Secondo il cristianesimo, Gesù muore e risorge. La sua morte è certa, e i concili preciseranno che è una completa morte fisica, non uno stordimento o una morte apparente. Sul seguito, sin dalla narrazione contenuta nei Vangeli la questione diventa non solo controversa, ma terreno di irriducibili accuse complottistiche. Pochi giorni dopo la sepoltura, alcuni sostengono che Gesù è risorto, altri lo negano. Chi lo nega, dice che la salma è sparita perché è stata rubata; chi lo afferma, dice che la menzogna del furto è stata inventata per nascondere che è risorto. C’erano soldati a guardia della tomba, e sostengono la tesi del furto, ma c’è chi dice che mentono per denaro. Ciascun gruppo accusa l’altro di complotto: o c’è un intrigo per propagandare una resurrezione falsa, o ce n’è un altro per oscurare una resurrezione vera. O i discepoli hanno tramato un complotto, o l’hanno ordito i loro avversari: è impossibile soffermarsi su questo segmento della vicenda senza dar credito a una teoria cospirativa. In quella fase, i due gruppi erano in realtà costituiti da ebrei, ma sarebbe imbarazzante dire che sull’origine del cristianesimo pesa una diatriba complottistica ebraica: ecco una conclusione che né gli ebrei né i cristiani sarebbero disposti ad accettare (questo forse spiega perché il tema dell’incastro di complotti su Gesù è trascurato).
di Giorgio Cremaschi
[Si è svolta il 1° ottobre a Roma l'assemblea del movimento "Dobbiamo fermarli", di cui Carmilla ha già parlato (vedi qui e qui). Una piattaforma cui hanno aderito oltre 1600 tra attivisti sindacali, militanti di sinistra, intellettuali, comuni cittadini. La stampa ha, quasi all'unanimità, ignorato l'evento. Noi pubblichiamo l'introduzione di Giorgio Cremaschi. La mozione conclusiva è visibile qui.]
Perché siamo qui
In questo ultimo anno nel nostro paese c’è stato un vasto e articolato movimento di lotta. Più di un anno fa gli operai di Pomigliano hanno detto no in tanti al ricatto di Marchionne. Il loro rifiuto si è incontrato con una diffusa ribellione all’aggressione ai diritti, alle libertà, alla democrazia. Hanno lottato gli studenti e i giovani contro i tagli alla scuola e il precariato. I migranti sono saliti sulla gru contro le truffe di stato, la segregazione e la cancellazione dei diritti civili. Hanno lottato i movimenti civili contro l’attacco alle libertà costituzionali. Lottano, e siamo fino in fondo con loro, i No Tav, contro l’occupazione militare di un intero territorio, decisa con consenso bipartisan per realizzare un’opera tanto devastante quanto inutile. Sono scese in piazza le donne, contro l’autoritarismo patriarcale che usa la crisi per riaffermarsi e riorganizzarsi. E infine a giugno 27 milioni di cittadini hanno detto no alla privatizzazione dei beni comuni, non solo dell’acqua, ma di tutti i principali beni che sono alla base della nostra vita.
di Alessandro Bresolin
[Questo articolo è apparso sulla rivista belga "Fédéchoses". Ecco perché, all'inizio, ricapitola temi e vicende molto noti ai lettori italiani.]
Cose dell'altro mondo
Fin dalla sua nascita la Lega Nord più che un'ideologia vuole rappresentare una mentalità, e un semplice fatto di costume può aiutare a svelarla. L'inverno scorso il regista campano-veneto Francesco Patierno, che stava girando un film dal titolo “Cose dell'altro mondo”, si è visto negare dal comune di Treviso la possibilità di utilizzare la città come set cinematografico. La polemica era squisitamente politica, dal momento che Patierno immaginava nel film un'Italia in cui da un giorno all'altro gli immigrati se ne vanno, abbandonando gli italiani a se stessi. L'attore principale, Diego Abatantuono, nel ruolo di un cinico e fanfarone imprenditore del nord, dava al film i connotati della classica commedia all'italiana in cui si ride e si riflette. Ma l'idea che una commedia nazionale parlasse di razzismo, immigrazione, pregiudizi, etc, mandava su tutte le furie sindaci e amministratori locali. E così, via alle dichiarazioni: “Basta con questi film che danno un'immagine distorta del Veneto e dei veneti”, ha tuonato la coppia Gentilini-Gobbo, sindaci di Treviso, che a suo tempo voleva vestire gli immigrati da leprotti per allenare i cacciatori; “E' una vergogna, il solito razzismo verso i veneti”, ha sbottato Bitoci, sindaco leghista di Cittadella celebre per aver vietato i Kebab nella sua città, il quale, godendo della doppia carica di onorevole, ha avuto anche il buon tempo di lanciare un interpellanza parlamentare contro questo film.
di Sbancor
[Passata l'orgia retorica sul decennale dell'attacco alle Twin Towers, riproponiamo la storica analisi con la quale il nostro compagno e amico Sbancor, nell'agosto 2001, prevedeva l'imminente inizio di una recessione di lunga durata, e lo scoppio di una guerra nell'area asiatico-turanica dove si intersecano le vie del petrolio. Questo saggio dimostra, a dieci anni di distanza, due cose: che la guerra in Afghanistan era già pronta un mese prima dell'11 settembre, e sarebbe comunque scoppiata – la miccia era già srotolata: serviva solo un cerino per accenderla; e che la recessione che oggi chiamiamo crisi dell'economia globale era già in atto nell'estate del 2001, anche se per almeno 8 anni solo in pochi – e Sbancor era tra questi – lo hanno detto e scritto. Il saggio fu postato sul sito "Rekombinant", il cui archivio è stato in seguito craccato e distrutto, rendendo questa analisi di fatto irreperibile. Segnaliamo tuttavia che sul n. 86 di "La Contraddizione", chiuso il 03.09.2001, furono pubblicati degli appunti tratti da questo testo. Questa (ri)pubblicazione, a cura della redazione di Carmilla, vuole rendere omaggio alla lucida intelligenza di un nostro fraterno amico nel mogliore dei modi: invitando i lettori a pensare non solo a Sbancor, ma soprattutto come Sbancor.]
1. ...E allora capisci che la recessione deve ancora venire. E che sarà dura.
«Ormai alla ripresa dietro l'angolo non ci crede più nessuno in America. E molti hanno paura di guardare anche cosa ci sia dietro l'angolo: hanno paura di trovarci il Giappone e la "trappola della liquidità" (liquidity trap)». Così un mio amico, analista di una banca d'affari internazionale, commentava l'ultimo dei tagli operati dal FOMC (Federal Open Market Commitee). Tralascio per decenza i "***** you european shits" di cui il discorso era infarcito. Ormai anche i migliori analisti americani parlano come Al Pacino in "Scarface".
Un percorso scolastico che porta alla costruzione di aerei da guerra: dei famigerati F-35, per l'esattezza.
È questa la notizia che i novaresi hanno trovato sulle pagine de “La Stampa” del 2 settembre scorso, in un box pubblicitario a pagamento [per leggerlo basta cliccare sull'immagine accanto al titolo]. Gli studenti diplomati potranno accedere al biennio di specializzazione previsto all'interno dei nascituri Istituti Tecnici Superiori e diventare – così recita la réclame – «super tecnici dotati delle competenze che vengono richieste da alcuni settori come quello aerospaziale». Novara è infatti destinata, continua la réclame, «un polo logistico europeo […] grazie ai progetti sulla realizzazione del velivolo F-35 a Cameri». Cioè di un aereo da guerra, un cacciabombardiere di attacco al suolo in grado di trasportare armi nucleari e di volare senza rifornimento da Comiso a Mosca: un aereo da guerra fredda, prodotto dalla Lockheed Martin.
di Giorgio Cremaschi (commento di V.E.)
Guardatevi per cominciare il video, tratto da Libera TV.
Poco tenpo fa, alcuni collaboratori di Carmilla hanno rilanciato l'appello Dobbiamo fermarli, che ha già raggiunto le 1300 adesioni (in massima parte rappresentanti sindacali, lavoratori, intellettuali).
di Valerio Evangelisti
[Questo racconto è compreso nell'antologia, a cura di Paola Staccioli, Per sempre ragazzo. Racconti e poesie a dieci anni dall'uccisione di Carlo Giuliani, Tropea editore, 2011, pp. 125, € 10,00. E' stato pubblicato anche da "L'Humanité" del 20 luglio 2011, tradotto da Thomas Lemahieu.]
Il vicequestore si accorse di essere ripreso da una telecamera. «L’hai ucciso tu! L’hai ucciso tu, bastardo! Tu l’hai ucciso, con il tuo sasso!Pezzo di merda!» urlò in direzione di un manifestante. Fece finta di corrergli dietro. Quello smise di gridare «Assassini!» e si dileguò.
Il vicequestore percorse pochi metri, poi rallentò il passo e raggiunse con calma i colleghi, raccolti a cerchio attorno al caduto.
Erano tutti più agitati di lui. Eppure il cuore gli batteva forte. Quel morto poteva rappresentare la fine di una carriera promettente.
«Un sasso può essere una buona idea» disse il più anziano dei subordinati. «Qui attorno ce ne sono parecchi. Raccoglietene uno.»
Un appello contro il Governo delle banche
[Benché questo appello abbia tra i promotori un redattore di Carmilla, non impegna l'intera redazione, entro la quale possono esistere punti di vista differenti, anche se concordi sui temi di fondo.] (V.E.)
E’ da più di un anno che in Italia cresce un movimento di lotta diffuso. Dagli operai di Pomigliano e Mirafiori agli studenti, ai precari della conoscenza, a coloro che lottano per la casa, alla mobilitazione delle donne, al popolo dell’acqua bene comune, ai movimenti civili e democratici contro la corruzione e il berlusconismo, una vasta e convinta mobilitazione ha cominciato a cambiare le cose. E’ andato in crisi totalmente il blocco sociale e politico e l’egemonia culturale che ha sostenuto i governi di destra e di Berlusconi. La schiacciante vittoria del sì ai referendum è stata la sanzione di questo processo e ha mostrato che la domanda di cambiamento sociale, democrazia e di un nuovo modello di sviluppo economico, ha raggiunto la maggioranza del Paese.
del Fronte di Liberaziune Naziunale di a Corsica (FLNC)
[Abbiamo già presentato la Dichiarazione storica del FLNC. Di recente il Fronte è tornato alla ribalta. Il 13 luglio per ricordare la morte, nel 1995, di Jean-Nicolas Bacchelli, un militante forse caduto per mano di altri sedicenti nazionalisti. Per l’occasione, il FLNC ha ripubblicato il comunicato emesso allora (dal “Canale storico” del Fronte), che qui proponiamo. Subito dopo, a sorpresa, il FLNC ha convocato nei boschi del centro dell’isola la classica conferenza stampa tenuta da uomini incappucciati e armati. Era da un quindicennio che non si vedeva niente di simile. Denunciava l’assassinio di un altro militante, Philippe Paoli, ucciso dalla malavita organizzata. Prometteva alla mafia corsa guerra senza quartiere. Qui un servizio televisivo sul tema.
Il FLNC ha avuto, dal 1976, vita complessa, caratterizzata da molte fratture. Per tenersi aggiornati sono consigliati i siti Unità Naziunale e Corsica Infurmazione. Inattivo del tutto il Fronte non è mai stato, e ha anche di recente fatto esplodere le proprietà di quelli che considerava speculatori edilizi, intenti a svendere le coste dell’isola. La forza politica ritenuta, a torto o a ragione, più vicina al Fronte è Corsica Libera, che riscuote buoni consensi elettorali.]
di Matteo Dean
[Propongo la traduzione di un articolo di Matteo Dean, un amico di cui Carmilla ha ospitato numerosi contributi. Matteo è recentemente scomparso in un incidente stradale ma i suoi articoli e il ricordo restano e lottano con noi. Come giornalista italiano residente in Messico Matteo s’è sempre occupato dei problemi della migrazione nei due continenti che erano, ciascuno alla propria maniera, le sue due “case”, l’Europa e l’America. Questo pezzo è stato pubblicato in spagnolo sull’inserto domenicale Jornada Semanal del quotidiano messicano La Jornada il 10 luglio scorso. Fabrizio Lorusso]
Ancora oggi il titolo di questo articolo continua ad essere la frase più usata dai movimenti sociali in solidarietà coi migranti di tutto il pianeta. L’ovvietà di quello slogan è tanto immediata quanto incompiuta. Da quando la migrazione in quanto fenomeno economico e sociale venne inserita nell’agenda di sicurezza nazionale in differenti paesi, soprattutto del cosiddetto “nord” del mondo, la criminalizzazione dei migranti è stata una costante. E non si tratta solamente di articolate e certe volte assurde campagne mediatiche ma, superando qualsiasi considerazione di tipo etico, delle politiche pubbliche che cercano di affrontare il fenomeno. In questo senso il caso europeo è particolarmente interessante.
di Sacha Biazzo
[Il 4 maggio scorso un giro di vite repressivo ha colpito alcune realtà fiorentine, perlopiù collettivi studenteschi libertari. Si sono registrati 22 perquisizioni, 17 obblighi di firma, 5 arresti domiciliari e 78 indagati. Il 21 maggio un corteo di mille persone è sceso in strada nel capoluogo toscano per dichiarare piena solidarietà agli arrestati. Il 13 giugno sono state arrestate 7 persone, 6 sono ai domiciliari e una si trova in carcere a San Vittore a Milano, mentre ad altre 9 è stato imposto l'obbligo di firma. Per saperne di più visitate questo blog]
Tic.
Non è il mio orologio, ma la suoneria del cellulare, "c'è la polizia, ha bussato per mezz'ora, dice che non entreranno finché non ci sarai tu, devono perquisire, hanno un mucchio di carte". È Annamaria. Sono le sei di mattina, sono al parcheggio, sul ponte, vicino al fiume, si fa colazione con le zanzare e poi si parte. Gli altri parlano tra di loro e non ci capisco niente, sento solo le risate, nemmeno i nomi riesco a pronunciare, meglio così, non avrei niente da dirgli, anche se parlassero italiano. Oggi si costruisce nelle periferie, nelle metropoli senza fine nate da altre periferie, nei posti più stronzi, sotto gli aeroporti, sotto le frane, e si parte presto, senza traffico, senza caldo, nel Fiorino, in sei a cascione, ma non posso andare, gli vado a dire, affacciato al finestrino del furgone, devo tornare a casa, gli dico, c'ho la polizia, no, questo non glielo dico.
di Girolamo De Michele
a proposito di: Storia di una foto. Milano, via de Amicis, 14 maggio 1977. La costruzione dell'immagine-icona degli «anni di piombo». Contesti e retroscena, a cura di Sergio Bianchi, Derive eApprodi, Roma 2011, pp. 166, € 20 (testi di: Sergio Bianchi, Umberto Eco, Paolo Fabbri e Tiziana Migliore, Toni Negri, Paolo Pozzi, Raffaella Perna, Marco Philopat, Franco Tommei, Benedetto Vecchi, Raffaele Ventura (Coz), Osvaldo Verri)
«A gambe larghe, leggermente piegate come in una foto d'epoca, Cristiano tiene ferma con l'altra la mano che impugna la Walther 38 fumante...»
Girolamo De Michele, Scirocco, p. 558
di Baptiste
[Discutere di Libia non è tanto facile. Chi a sinistra sostiene i ribelli rischia di sembrare favorevole all'intervento militare della Nato. Chi appoggia Gheddafi trascura gli ultimi dieci anni del dittatore, il liberismo spinto, i migranti sottoposti a mille vessazioni, l'amicizia poi tradita con Berlusconi e Sarkozy. Eppure l'editoriale di Serge Halimi su Le Monde Diplomatique di aprile avrebbe dovuto fare chiarezza. E, sul piano politico, la presa di posizione di Le Monde Libertaire è sintetica e limpida. Quanto alle cronache, nessuna superava per qualità di informazione quelle scritte da Baptiste (omettiamo il cognome per motivi vari) e da altri compagni libertari per il sito En Route. Purtroppo Baptiste è stato gravemente ferito a Misurata. Sperando con forza che sopravviva, riportiamo i suoi ultimi reportage dal campo di battaglia. Demoliscono ogni luogo comune.] (V.E.)
Lo stato dei combattimenti lungo Tripoli Street (12 aprile 2011)
Oggi martedì 12 aprile, a Misurata, dopo un mese di combattimenti attorno a Tripoli street, gli shebab hanno lanciato un’offensiva contro il Tamina building. Passo dopo passo gli insorti riprendono il controllo del centro città. RPG o bottiglie molotov contro carri armati e blindati, accanimento e conquista quotidiana degli edifici tenuti dai cecchini, chiusura e strangolamento delle posizioni dei gheddafisti.
[Oggi, sabato 16 marzo, il CPO Gramigna di Padova scenderà in piazza contro la chiusura - demenziale - dello spazio sociale aperto in un quartiere periferico, privo fino ad allora di qualsiasi attività socio-culturale. In quello spazio erano intervenute, accolte fraternamente, figure della cultura molto vicine o care a Carmilla: Giuseppe Genna, Loriano Macchiavelli, Filippo Casaccia, Valerio Evangelisti ecc. Ci auguriamo che il corteo, indetto alle 16,30 in Piazza dei Signori, sia bello e combattivo. Quanto più il Gramigna sarà perseguitato, tanto più lo difenderemo. In questo caso con un video che svela i retroscena dello sgombero di un centro sociale.] (V.E,)
di Mauro Vanetti
Per chi come me ha cominciato a fare politica al liceo negli anni Novanta, in un periodo in cui si credeva che la storia fosse finita, come aveva scritto un importante saggista, era inevitabile sentirsi dire che le rivoluzioni, le insurrezioni erano una cosa del passato che non si sarebbero più verificate.
Se per un ragazzino del liceo degli anni Sessanta o Settanta era ammissibile assumere posizioni marxiste e rivoluzionarie, farlo negli anni Novanta sembrava un'imperdonabile ingenuità.
A distanza di qualche anno, il Duemila è arrivato e possiamo dire che il XXI secolo passerà probabilmente alla storia come il secolo più rivoluzionario che ci sia mai stato. Nei manuali di storia del futuro sicuramente un capitolo sarà dedicato alle rivoluzioni arabe iniziate nel 2011.
Anzi, preferisco dire alla rivoluzione araba, al singolare. Si tratta infatti di un unico processo. Gli arabi sono nei fatti un solo popolo, unitario per lingua, per tradizioni culturali, diviso in venti Paesi geograficamente contigui, accomunato da una sola aspirazione storica: quella all'unità e alla liberazione da chi gli impedisce di avere quella prosperità che il popolo arabo potrebbe avere se fosse coeso ed emancipato. Questa aspirazione storicamente ha cozzato in primo luogo contro la prepotenza degli imperialismi occidentali, che sono i principali artefici della divisione artificiale degli arabi in molti Paesi più piccoli e più facili da dominare; in secondo luogo contro gli stessi dittatori o monarchi o leader arabi, che nella stampa occidentale vengono classificati secondo due categorie: i buoni o moderati, che sono quelli come Ben Alì in Tunisia o Mubarak in Egitto o la dinastia saudita in Arabia, che sono alleati dell'Occidente, e i cattivi o fanatici, come Gheddafi o Assad in Siria o il fu Saddam Hussein, che sono quelli che non fanno buoni affari con l'Occidente.
di En Route!
[Sul conflitto in Libia si leggono tante stronzate, soprattutto adesso che il disordinato intervento imperialista, volto alla conquista delle risorse del paese, cerca di inquinarlo. Si parla di lotte tribali, di integralismo islamico, di conflitti locali di potere, di sommosse manovrate dalla Cia. Nessuno pare interessato ad ascoltare ciò che gli insorti dicono di se stessi. Eppure cercano di parlare, quando possono. Il fatto è che i protagonisti assoluti della ribellione sono scomodi, poco inquadrabili politicamente. Si tratta degli shebab, i giovani proletari libici delle periferie urbane. Un blog, aggiornato quando possibile nel fuoco della lotta, cerca di dar loro voce. E' En route! Ha una versione italiana, ma quella francese è molto più ricca, e copre l'intero Nord Africa.
Ne riportiamo un articolo, ma l'intero blog andrebbe letto da cima a fondo. Ciò permetterebbe di cogliere la sostanza di classe, quanto mai moderna, della insurrezione libica. Paese in cui l'85% della popolazione vive in aree urbane e patisce i contraccolpi del neoliberismo, abbracciato con entusiasmo da Gheddafi.
Che dicono gli shebab dell'ingerenza straniera? Ovviamente ne sono contenti: fa loro comodo (Lenin stesso accettò gli aiuti della Germania). Sono perfettamente consapevoli che c'è chi vuole impadronirsi delle loro materie prima. Ma aggiungono: "Gli Occidentali si prendano il nostro petrolio: la rivoluzione vera la faremo dopo". Rivendicano insomma la loro autonomia, sale di tutte le rivoluzioni. Grazie a Serge Quadruppani per la preziosa segnalazione.] (V.E.)
del CPO Gramigna
[Solidarietà totale alle compagne e ai compagni del CPO Gramigna di Padova! Nei giorni scorsi sono stati sgomberati dalla sede che avevano occupato cinque mesi fa; subito dopo, uno dei due edifici che componevano il centro sociale è stato raso al suolo dalla vergognosa giunta padovana di centrosinistra, diretta dal sindaco Zanonato (quello che insiste a dire, contro ogni evidenza, che la ridicola inchiesta “7 aprile” era giusta e che Toni Negri era il capo delle Brigate Rosse!).
Come Carmilla, avevamo e abbiamo un forte rapporto di solidarietà e amicizia con il Gramigna, forse il centro sociale più perseguitato d’Italia. Con loro abbiamo condotto iniziative di elevato livello culturale. Abbiamo così potuto vedere di persona dove sorgesse il centro che avevano occupato. Una scuola elementare abbandonata da un decennio, nel mezzo di un quartiere periferico privo di negozi, di attività sociali, di luoghi di ritrovo. Unico punto di attrazione, una Coop con il suo squallido baretto. Nient’altro.
del PFLP (da Contropiano)
[Un secco comunicato del PFLP, la maggiore forza della sinistra palestinese, inchioda Gheddafi. Grottesco tiranno che ha tradito un po’ tutti. Dai militanti dell’IRA denunciati alla Gran Bretagna per ingraziarsela, al sostegno solo verbale ai palestinesi, mentre accordi sempre più saldi con il governo israeliano prendevano forza. Fino all’osceno accordo con l’Italia per fare morire i potenziali migranti nel deserto o in qualche lager sperduto. Un uomo ripugnante, che piace a gente altrettanto ripugnante, dai berlusconiani ai rossobruni a certi commentatori “di sinistra” fuori di testa. Dopo il comunicato, qualche breve indicazione documentaria.] (V.E.)
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina condanna i massacri del regime di Gheddafi contro il popolo libico
Il Fonte Popolare per la Liberazione della Palestina ha chiesto l'immediata fine dei bombardamenti e dei massacri contro l'eroico popolo libico, condannando l'uccisione di dimostranti commessa dal regime di Gheddafi.
di Punco X
[Punco è il titolare di un blog intelligente e ben fatto. Contrariamente alle nostre consuetudini, che prevedono materiale solo inedito, ne riporto un articolo. Lo faccio seguire dall'estratto della lettera di un oppositore libico, Farid Adly, a il manifesto. Ne ho espunto le frasi iniziali e finali a favore del quotidiano, un poco fuori luogo in questa sede.] (V.E.)
Immagini e suoni.
Forse nessuna rivoluzione ne ha messi a disposizione tanti quanto le rivolte che stanno infiammando il Nord Africa e il Medio Oriente.
Tanti e a disposizione di chiunque voglia accedervi, in qualsiasi parte del mondo.
È perdendoti, seppur virtualmente, in questa moltitudine che ti rendi conto dell’effetto dirompente di quelle rivolte. E non solo sui regimi locali.
di Luca Baiada (da Il Ponte, gennaio 2011)
[Abbiamo soppresso le note all'articolo, che potranno essere viste sull'edizione cartacea della rivista.]
Wikileaks ha cominciato a rendere noti circa 250.000 rapporti dalle ambasciate e dai consolati statunitensi in tutto il mondo. Già si parla di un Cablegate. A novembre 2010, un’abile campagna concentra l’attenzione sul sito, al punto che il giorno dell’attesa diffusione dei documenti è più volte inaccessibile, per sovraccarico o per attacchi informatici. Anche in seguito, sarà colpito da varie manovre; per esempio, il dominio basato negli Usa verrà chiuso, costringendo il sito ad assumere un indirizzo svizzero. Poi, dentro uno sciame denunciato come «maccartismo digitale», si collocheranno la disdetta del servizio da parte del sistema di pagamento PayPal, il boicottaggio di Amazon, e il blocco dell’accesso da biblioteche ed enti istituzionali Usa.
Il governo italiano trema già nell’imminenza della diffusione. Il comunicato dopo il consiglio dei ministri del 26 novembre, è umorismo nero:
a cura di Bartleby e studenti e studentesse, artisti, residenti e commercianti del quartiere S. Stefano
Questa mattina è comparsa sulla Rete una pagina Facebook a firma Casa Pound Bologna che invita all'inaugurazione di un nuovo spazio in città sabato 5 febbraio. Riteniamo sia inaccettabile l'apertura di una nuova sede di Casa Pound a Bologna. Il titolo della serata parla chiaro: "Entra in squadra!" scrivono.
Squadra di calcio? Di basket? Di Ping pong? Di caccia?!? La divisa tenderà al nero? Magari un nero moderno, elegante... Era così anche 90 anni fa.
Meglio non farli giocare, questi menano alla vigliacca, colpiscono i più deboli, truccano le partite, fan finta di giocare e invece vogliono solo romperti le ginocchia. L'appuntamento è in via Guerrazzi, ma il numero civico non è specificato e questa segretezza fa pensare che siano loro i primi a non sentirsi benaccetti.
Niente di più vero!
di Uno studente della Sapienza di Roma
[Di nuovo siamo costretti a omettere il nome dell'autore dell'articolo. E' vero che gran parte delle manifestazioni del 22 dicembre sono state pacifiche, però quelle del 14 restano tabù. Si infittiscono anzi le proposte repressive, niente affatto nuove. La famiglia imolese di mia madre era socialista. Sotto il fascismo tutti gli uomini di casa venivano arrestati preventivamente ogni volta che Mussolini passava per Bologna e dintorni, e rilasciati dopo la sua partenza. C'è chi, al governo, si ispira a quel modello.] (V.E.)
Roma 20 dicembre
Non ho fatto e letto granché dal pomeriggio del 14 dicembre. La notte di martedì è stata tra le più agitate degli ultimi tempi. Demoni, fantasmi, mostri hanno invaso il mio (mancato) riposo. La fase R.E.M. non è mai giunta, il giorno dopo ero distrutto dalla mancanza di sonno. Mercoledì un senso di spaesamento vitale cingeva la mia coscienza; per inerzia mi sono dedicato agli impegni ma nulla poteva cancellare gli eventi del giorno prima. Volevo riposizionarmi nel tempo e nello spazio ma non ci sono riuscito. Questa è solo una piccola storia, una narrazione in breve del mondo lacerato della Piazza. Un resoconto lirico e non un'analisi politica. Una visione di un particolare da parte di uno stagionato studente.
di Luca B.
[Abbiamo omesso il cognome dell'autore, per quanto non l'avesse chiesto, al fine di evitargli conseguenze giudiziarie. E' già cominciata la ratonnade ("caccia ai topi": così erano chiamate le spedizioni punitive dei colonialisti francesi contro gli algerini ribelli) voluta da che si spaccia per gatto, pur vivendo in un buco ben blindato e avendo più coda che corpo.] (V.E.)
Sono tornato stanotte alle tre da Roma e adesso, a mente fredda (tiepida, diciamo), di fronte agli articoli di Repubblica mi viene da dire:
C'erano gli infiltrati? i provocatori? Erano lì a fare cosa? Ad alzare il livello di tensione?
Allora dico che hanno lavorato per nulla, non erano necessari ieri, perché ieri il livello di tensione e di rabbia era già alto. Personalmente ho fatto prima parte del book bloc (ho cercato Noi saremo tutto, che avevo pure votato nel sondaggio Uniriot, ma non ho avuto il piacere di usarlo, mi sono accontentato di Alice nel paese delle meraviglie), poi nel pomeriggio ho abbandonato quello stesso libro con cui avevamo provato a forzare il primo blocco di polizia (con scarsissimi risultati c'è da dire) perché la nuova tattica del corri, colpisci e fuggi, in quel momento era più utile.
di Paola De Luca
Due mondi si sono telescopati oggi, a Roma. I media hanno immediatamente conferito il titolo di "guerriglia criminale" agli uomini e alle donne che attaccavano i blindati e davano fuoco alla dorata città dei regali di Natale.
Nel palazzo, si celebrava una cerimonia classica: c'erano un po' di Cesari, c'erano un po' di Bruti, c'erano scherani di una parte e dell'altra che si agitavano per qualche pugno di dollari.
Io, che pure sono ormai lontana dal credere che scatenarsi in piazza possa cambiare le cose, mi sono ritrovata a sorridere, a fare il tifo per i giovanotti e le giovanotte in passamontagna.
Non servirà a niente, ma ogni tanto è edificante vedere che l'ordine è messo sottosopra, ascoltare altro che il gingle mielosissimo che ci viene ammannito con fervore quotidiano. Le buone intenzioni di ogni oratore, i pii propositi avanzati ovunque, lo sdegno contro ogni brutalità.
dell' Assemblea di Scienze Politiche Occupata - Bologna
[Giornata umiliante ed entusiasmante, quella del 14 dicembre. Umiliante nel vedere un governo screditato piegarsi alle più squallide compravendite, per conquistare tre seggi in più di un'opposizione semi-addomesticata. Entusiasmante perché chi era abituato a picchiare, talora a uccidere impunemente, si è trovato di fronte una massa decisa a resistere e a non lasciarsi intimidire. Un ritorno agli anni Settanta? No, la conseguenza logica di un quadro di precariato e disoccupazione, mentre un potere politico quasi decomposto celebra, chiuso nei suoi palazzi assediati, vittorie effimere, al ritmo dell'orchestrina del Titanic.] (V.E.)
Oggi la capitale, domani il capitale
La giornata di oggi, che ha visto migliaia di studenti e non, ribellarsi contro quelle strutture e quei simboli che definiscono la gestione del territorio che ci circonda, è solo l’inizio.
di Girolamo De Michele 
Antonella Beccaria, Piccone di Stato. Francesco Cossiga e i segreti della Repubblica, Roma, Nutrimenti 2010, pp. 176, € 13.00
qui l'inizio del libro (dal blog di Antonella Beccaria)
Lasciati scadere i coccodrilli di rito, i necrologi interessati, i commenti pro domo, con questo libro di Antonella Beccaria abbiamo finalmente l'occasione di ritornare su Francesco Cossiga e sui cosiddetti “misteri d'Italia”. Va detto, con chiarezza, che per chi – e noi di Carmilla siamo tra questi, e ne andiamo fieri – Cossiga è sempre stato Kossiga-con-la-K, il responsabile politico degli omicidi di Francesco Lorusso e Giorgiana Masi, non ci sono giudizi da rivedere. In un certo senso, questo libro non aggiunge nulla di nuovo ai fatti noti e a quelli sui quali il giudizio sulla verità storica e giudiziaria dev'essere sospeso – fermo restando quello sulla verità politica.
Dov'è allora il punto di forza di questo lavoro, che è importante e che va letto?
di Mattia del CPO Gramigna di Padova
[Sembra incredibile. Due anni di prigione a un giovane operaio e ad altri suoi compagni solo per avere - forse - gridato uno slogan durante un corteo. Questa è l'Italia 2010. Qualcosa di cui vergognarsi.] (V.E.)
Ciao a tutti, ieri mattina ho appreso di essere stato condannato, in primo grado, a due anni per apologia di terrorismo. La mia unica colpa, condivisa con altri sei compagni del CPO Gramigna e un'altra dozzina di anarchici di varie città, è quella di aver partecipato alla manifestazione contro il carcere duro (41 bis) svoltasi a L'Aquila il 3 Giugno 2007. Il corteo di quel giorno, dopo aver attraversato il centro cittadino, terminò con l'invasione dell'area, protetta da limite invalicabile, prossima al carcere speciale del capoluogo abruzzese. In quel carcere, in condizioni di isolamento totale, oltre a numerosi mafiosi è rinchiusa Nadia Lioce.
dell'Assemblea degli studenti, disoccupati e precari di Rennes
Noi siamo precari, salariati, studenti o disoccupati, attualmente impegnati nella lotta contro la riforma delle pensioni del governo Sarkozy, che prevede l’avanzamento dell’età di pensione e l’aumento degli anni di contribuzione per poterla ottenere. Questa misura, che comporterà il peggioramento delle condizioni di vita dei settori precarizzati e una progressione notevole delle logiche contributive, discende in linea diretta dalle politiche thatcheriane messe in atto da quattro anni dal governo Sarkozy, ma anche dalla maggior parte dei paesi europei dopo vent’anni di regno dell’ortodossia neoliberale. Tale politica di regressione sociale (privatizzazioni, congelamento dei salari, tagli alla funzione pubblica e alle spese sociali) fa sentire più duramente i suoi effetti dopo che la recessione del 2008-2009 (con i suoi licenziamenti di massa), lungi dal costringere a una revisione dei dogmi liberali, ha comportato un’accentuazione dei piani di rigore a danno delle classi popolari.
di Alessandro Villari
[Alessandro Villari è avvocato del lavoro a Milano. Ha un suo sito web, Avvocatolaser, da cui è stato tratto, con qualche modifica da parte dell'autore, il presente intervento.]
La sera del 19 ottobre, dopo appena due giorni di discussione, la Camera ha approvato senza ulteriori modifiche il famigerato “collegato lavoro”, aka ddl 1167, aka ddl 1441 (a seconda del ramo del Parlamento). Il disegno di legge conclude quindi definitivamente la sua lunga gestazione con la firma, stavolta obbligatoria, del Presidente della Repubblica, ed entrerà in vigore a stretto giro.
Curiosamente, nessun quotidiano in questi giorni dedica spazio alla questione, che pure è destinata ad avere molti più effetti per molti più italiani rispetto al Lodo Alfano che imperversa su TV e giornali. Quali effetti? Vediamoli.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
3. Il problema linguistico
Alla base del processo 7 aprile (non solo della sua analisi attraverso i quotidiani) c’è un importante problema linguistico. Il pubblico ministero Pietro Calogero fonda, come si sa, parte delle sue ipotesi accusatorie sulla lettura di documenti programmatici di Potere operaio e di Autonomia operaia. Una lettura che si potrebbe definire “letterale”. Dove parlare di “ipotesi insurrezionale” non è la prospettiva teorica di un movimento comunista ma il progetto di una insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Un processo che quindi, per alcuni osservatori, si fonda su una specie di “equivoco”.
Il linguaggio di Potere Operaio
Il linguaggio dei gruppi extraparlamentari che nascono nella seconda metà degli anni Sessanta è un linguaggio particolare che può essere esaminato attraverso una prospettiva sociolinguistica. A sinistra, come abbiamo visto, i gruppi si aggregano e sviluppano le proprie elaborazioni teoriche attraverso riviste. Queste rappresentano la maggior testimonianza del loro linguaggio. Dal punto di vista linguistico siamo di fronte alla nascita di veri e propri sottocodici che servono all’identificazione sociale del gruppo.
di Luca Barbieri
[Avevamo smesso di pubblicare il lavoro di Luca Barbieri sulle manipolazioni del "caso 7 aprile" operate dalla stampa. Credevamo che avesse perso di attualità. Purtroppo non è così. Approfittando del clima "revisionistico" imperante riappaiono "dietrologi" di mestiere o protagonisti di quella stagione, a rispolverare la tesi secondo la quale Brigate Rosse e Autonomia operaia erano la stessa cosa. Riprendiamo quindi a presentare una controinchiesta tra le più accurate, questa volta decisi a proporla nella sua integralità.]
Qui le precedenti puntate.
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
13. Battaglia politica intorno al 7 aprile
Attorno al 7 aprile, se ne parlerà meglio più avanti, si gioca in parte anche un’importante battaglia politica. Gran parte di questa è interna proprio alla sinistra. In questo paragrafo mi ripropongo di fare qualche considerazione sull’autorappresentazione del PCI nella vicenda. E’ anche questo un tassello importante per capire la battaglia simbolica che si è svolta attorno a questa inchiesta.
Breve trattatello didattico ad uso dei giornalisti presenti e futuri
di Paolo Fasce*
Sul numero attualmente in edicola di Panorama è stato pubblicato un lungo servizio in difesa dei tagli alla scuola pubblica. Gli risponde Paolo Fasce, insegnante molto attivo nella difesa della scuola pubblica. Chi volesse leggere il servizio di Panorama può ricorrere all'edizione on line del settimanale (senza le tabelle presenti sull'edizione cartacea, ma con abbondanza di tette al vento) oppure, in versione integrale ma privo di pruriginosi specchietti per le allodole, scaricarlo qui.
Qui, infine, il testo dell'Appello per la democrazia nella scuola e la libertà d'insegnamento che vi invitiamo a firmare (G.D.M.).
Panorama spara in copertina il titolo "Ecco chi vuole uccidere la scuola" e sciorina le sue tesi appoggiandosi a dati e istogrammi che in questo trattato non voglio eludere. Purtroppo la mancanza di una voce critica nella redazione di quel contributo rende tutto più dogmatico, mentre, al giorno d'oggi, un sano esercizio del dubbio, come ci insegna la storia dell'umanità, dovrebbe illuminare ogni sentiero.
di Daniele Innocenti
Estate 2008.
Renato Brunetta, ex portaborse di Craxi e De Michelis ai tempi gioiosi dei socialisti in discoteca, accusa milioni di dipendenti pubblici di parassitismo.
La condanna, senza prove, né processo, né possibilità di difesa, viene emessa in contumacia dalla stampa unanime.
Dall'opposizione si alza un fievole sospiro di rammarico "avremmo dovuto aver noi questo coraggio".
Estate 2010.
Marchionne, esponente di un gruppo finanziario e, finché dura, anche industriale, che usa le fabbriche come cappello per elemosine statali in giro per il mondo e lascia in Italia macchine ed operai a marcire in cassa integrazione a spese della collettività per buona parte dell'anno, scova un'altra terribile banda di fannulloni abusivamente arroccatasi negli stabilimenti di Pomigliano.
Coraggiose campagne di stampa e la collaborazione responsabile dell'opposizione rivelano le numerose diramazioni della banda in ogni angolo d'Italia. I provvedimenti restrittivi, inizialmente pensati come locali, devono essere estesi a milioni di lavoratori metalmeccanici.
Florilegio impopolare e anti-demagogico a cura della redazione di Carmilla
Parole di Massimo Mantellini, Antonio Moresco, Carlo Lucarelli, Adriano Prosperi, Wu Ming, Massimo Roccaforte, Girolamo De Michele, Michela Murgia, Antonio Pennacchi, Evelina Santangelo, Luca, Alain Badiou.
N.B. I titoli sono di Carmilla.
PARLANDO IN GENERALE. SULLE MOBILITAZIONI DI "SOLI CLICK", OVVERO: TUTTI LEONI SU FACEBOOK
Posso partecipare ad un movimento politico mettendo un adesivo sulla carrozzeria della mia auto? Oppure iscrivendomi ad un gruppo su Facebook? O firmando la vibrante lettera aperta di un gruppo di intellettuali sul sito web di un quotidiano? E’ certamente possibile ma, nel momento in cui un simile impegno sostituisce del tutto altre forme di mobilitazione sociale, il lato oscuro della medaglia finisce per prevalere su quello migliore e illuminato e Internet consuma il proprio potenziale di formidabile strumento di aggregazione e diffusione all’interno di prassi frequentemente irrilevanti.
Pur con luci ed ombre negli ultimi anni anche in Italia alcuni eventi politicamente significativi sono nati e cresciuti in rete per poi diventare tema centrale nelle cronache dei giornali e concreta discesa popolare in piazza, tuttavia, anche da noi, nella stragrande maggioranza dei casi, iniziative di sensibilizzazione popolare nascono e muoiono ogni giorno in rete senza avere la capacità di spostare un singolo piccolo sassolino.
di Fabrizio Demontis
L'impiegata delle poste torna dopo qualche minuto con un pacchetto. La classica scatola blu componibile che vendono in certi uffici postali. C'è disegnato un fiocco. So già cosa c'è dentro, naturalmente: un puzzle di legno che avevo spedito diversi mesi fa per Lorenzo che compiva due anni. Ho sbagliato qualcosa nell'indirizzo, oppure semplicemente nessuno ha potuto ricevere il pacco perché da troppi mesi ormai Lorenzo e i suoi genitori sono in carcere all'Asinara. Mi rendo conto, mentre torno a casa col pacco che salta da una parte all'altra del sedile del passeggero, che sono passati tre mesi dall'incontro coi cassintegrati della Vinyls di cui Carmilla ha parlato qui. Le occupazioni dell’isola e della torre aragonese continuano, talvolta gli operai fanno irruzione sui media generalisti: tute blu, caschi, magliette dove abitualmente si inquadrano costumi da bagno e vip. Di seguito una breve e personalissima scelta di iniziative portate avanti dagli operai in lotta, e un'intervista.
di Valerio Evangelisti
La guerriglia palestinese ha dunque valore simbolico, nel senso che non si prefigge direttamente la riconquista del territorio nazionale. ma persegue obiettivi collaterali cosi riassumibili (seguendo parzialmente una traccia fornita dallo stesso Habash) (73):
1) impedire che lo Stato di Israele possa stabilizzarsi sia sul piano organizzativo che, soprattutto, sul piano della "sicurezza psicologica". Ciò è tanto più importante in quanto Israele vive sull'immigrazione. Le improvvise incursioni dei fedayin, all'apparenza slegate e non molto efficaci, tendono appunto ad arrestare il flusso migratorio, rendendone negativo il saldo (come in effetti risulta sia avvenuto). Anche azioni come l'attentato del 22 novembre '68 al mercato Mahane Yehuda di Gerusalemme (12 morti), rivendicato dall'FPLP. o l'esplosione di un ordigno su un autobus di Tel Aviv, il primo aprile 1969 si spiegano (senza volerle giustificare) nel quadro di questa tattica - ispirata più dal FLN algerino che dai vietcong o dai guerriglieri castristi.
2) Danneggiare l'economia israeliana, fragilissima e in pratica puntellata dai sussidi statunitensi (magari fino a rendere il sostegno di Israele un onere troppo gravoso per i governi alleati). Tra le azioni dell'FPLP, tendono a questo scopo la distruzione della rete elettrica nel nord del paese, attuata nel dicembre '67; il sabotaggio, nel giugno '69, all'oleodotto del Mar di Galilea (che, inquinando le acque e impedendo la pesca, infligge un duro colpo ai kibbutzim rivieraschi; e soprattutto l'assalto con natanti a una petroliera israeliana negli stretti di Bab Al-Mandeb, nel giugno '71, che ha l'effetto di svelare, con grande imbarazzo degli interessati, l'uso che Iran e Arabia Saudita fanno dell'oleodotto di Israele (74).
di Valerio Evangelisti
Logicamente, non è tutta la piccola borghesia radicale a impegnarsi nella costruzione di un'avanguardia proletaria, ma solo una frazione di essa - distinzione politica che, nel plurisegmentato quadro della resistenza palestinese, corrisponde a una speculare distinzione organizzativa. Quanto vale per il Fronte Popolare o per il Fronte Democratico non vale invece per Al-Fatah, per Al-Saiqa (gruppo addestrato dai siriani e rigidamente sottomesso alla loro tutela) o per l'FP-CG. Cosi come solo una frazione del proletariato palestinese si lascia conquistare dall'educazione all'autonomia avviata dall'FPLP. Ciò non toglie che la 'proletarizzazione' delle istanze dirigenti del Fronte venga perseguita con notevole efficacia. Agli inizi del 1970 Gérard Chaliand, un giornalista e saggista francese, visita una scuola quadri dell'FPLP nei pressi di Amman e si intrattiene con una sessantina di allievi. Constata che "l'età media è sui venticinque anni. Gli operai e i contadini poveri sono circa un terzo. Metà sono intellettuali o semi-intellettuali, maestri elementari e studenti. Il resto è costituito da impiegati, artigiani e piccoli commercianti" (57).
di Valerio Evangelisti
A differenza del gruppo di Hawatmeh, che non riconosce ai ceti intermedi un ruolo specifico nella rivoluzione, Habash vede nella piccola borghesia, o quanto meno nella piccola borghesia palestinese, un soggetto potenzialmente antagonista all'imperialismo, al sionismo e alla reazione araba. Simile riconoscimento nasce da una duplice constatazione. In primo luogo quella del notevole peso numerico e politico che la classe piccolo-borghese (negozianti, studenti, artigiani, insegnanti, impiegati) ha nelle società sottosviluppate, in cui l'assenza di un tessuto industriale esalta la funzione economico-sociale dell'artigianato e delle attività terziarie (48). In secondo luogo, quella della particolare situazione dei ceti medi palestinesi in rapporto al resto della piccola borghesia araba. Simile analisi è, ancora una volta, esposta in termini la cui chiarezza non implica schematismo, ma piuttosto rigore:
di Valerio Evangelisti
La replica dell’MNA-FPLP a simili obiezioni, anche in virtù di un quindicennio di esperienza quale organizzazione nazionalista e panaraba, è, per bocca di Habash, puntuale e senza equivoci:
"Naturalmente, la struttura di classe in una comunità sottosviluppata differisce da quella delle comunità industriali. In una comunità industriale c'è una forte classe capitalistica contrapposta a una folta classe operaia, per cui la lotta fondamentale, in simili comunità, è un acuto scontro tra queste classi. Tale quadro non si applica alle comunità sottosviluppate. E' vero. Ma le comunità sottosviluppate sono anche comunità classiste, nelle quali vi sono classi dominanti sfruttatrici rappresentate dal colonialismo, dal feudalesimo e dalla borghesia. Dall'altro lato le classi sfruttate sono rappresentate dagli operai e dai contadini Ogni classe ha una propria posizione riguardo al corso della storia e nei confronti della rivoluzione.
di Valerio Evangelisti
[Questo saggio fu pubblicato per la prima volta nel 1987. Le note si riferiscono a pubblicazioni reperibili in quel periodo, e andrebbero integrate con studi più recenti. Non credo, però, che ciò cambierebbe i fatti esposti, né le interpretazioni di fondo.]
Ufficialmente fondato nel 1967, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina trae in realtà origine dal Movimento Nazionalista Arabo, creato quindici anni prima da George Habash - un medico palestinese di famiglia cristiana a quel tempo noto per il suo spirito umanitario e per le cure prestate gratuitamente ai meno abbienti. Quando l'MNA prende vita, ogni traccia di presenza culturale araba sul suolo della Palestina - ormai denominata Israele - sta lentamente scomparendo. Già da un quindicennio le avanguardie armate del movimento sìonìsta, violando la risoluzione delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947 (che assegnava ai coloni ebraici il 56% del territorio, pur rappresentando essi meno di un terzo della popolazione) (1) e approfittando del platonico intervento degli eserciti della Lega Araba (quindicimila uomini male armati e pochissimo convinti), hanno preso possesso dell'intero paese (2). Successivamente si sono preoccupati di porre rimedio all'inferiorità numerica della loro comunità. Oltre a cacciare o a deportare oltre frontiera migliaia di arabi restii a un esodo spontaneo, e a disperdere le tribù di beduini (3), si sono dedicati al sistematico smantellamento dei villaggi indigeni (Umm Rash-Rash, Ennan, Geuma, Katia, Khassas, Berat, Abu Gosh, ecc.), svuotati degli abitanti e demoliti letteralmente pietra su pietra (4).
di Sandro Moiso
L'opportunità delle riflessioni che seguono mi è stata dettata in parte dall'intervento di Valerio Evangelisti sul tema del nazional-bolscevismo “de noantri” (di cui condivido pienamente i contenuti) e in parte dall'affaire Saviano – Dal Lago (che invece puzza su più fronti).
La lotta di classe di cui intendo pertanto parlare non è quella reale (che come avrò modo di affermare in altra parte di questo testo non viene mai a mancare nella storia delle società umane), ma piuttosto quella ormai del tutto assente sia nel dibattito politico contemporaneo che in gran parte della rappresentazione che la letteratura, o sarebbe forse meglio dire il mondo delle lettere, trasmette della realtà contemporanea o delle epoche passate. Con quest'ultima affermazione non si intende però affatto riproporre qui alcun ritorno al realismo naturalistico o, peggio ancora, a quello di stampo proletario o tardo-sovietico, quanto piuttosto sottolineare un rumoroso silenzio di fondo.
di Valerio Evangelisti
[Questo breve articolo di tono divulgativo, apparso sul numero di giugno della rivista Su la testa, legata al PRC, non doveva apparire su Carmilla. Esistono in rete inchieste sullo stesso tema molto più accurate, di cui fornirò i riferimenti. Se mi risolvo a pubblicarlo qui è perché, a scoppio ritardato, ha causato nei diretti interessati reazioni scomposte, ai limiti dell’isteria. In particolare, ciò è avvenuto per le tre righe piuttosto neutre consacrate a Costanzo Preve, elencato tra i marxisti sedotti dall’ipotesi rosso-bruna. In appendice, fornirò qualche indicazione bio-bibliografica sui curiosi difensori che, per l’occasione, l’illustre “filosofo marxista” ha trovato. Naturalmente, a tutti è lecito cambiare idea, ma se la schiera dei “versipelle” è troppo folta dà adito a sospetti.]
L’ultimo, sconcertante prodotto della strana famiglia che sto per descrivere ha per nome “autonomi nazionalisti”. Si tratta in effetti di giovani neonazisti che fanno propri alcuni simboli esteriori non tanto dell’autonomia, quanto dell’anarchismo più radicale.
dell'Assemblea contro il carcere e la repressione
[Ci eravamo già occupati di alcuni dei "brigatisti potenziali" arrestati il 10 giugno dell'anno scorso: Manolo Morlacchi e Costantino Virgili (vedi qui e qui), Bruno Bellomonte (vedi qui). Quest'ultimo non ha nemmeno potuto votare alle elezioni di Sassari, in cui era candidato sindaco per la lista A Manca pro s'Indipendentzia e ha ottenuto un migliaio di voti; in più, è stato licenziato da Trenitalia, sebbene non colpito da sentenza definitiva.
All'udienza preliminare del 27 maggio tutti gli arrestati del 10 giugno 2009 sono stati rinviati a giudizio malgrado la fragilità delle prove a loro carico, cadute del tutto nella maggioranza dei casi. L'Assemblea permanente contro il carcere e la repressione, nata a sostegno dei detenuti, ci manda due suoi interventi sul tema. Li pubblichiamo con piacere. Il nostro punto di vista è ovviamente diverso, almeno in parte: lo abbiamo esposto e lo esporremo con calma. Tuttavia nessuna voce dell'antagonismo sociale, in un momento come questo, va tacitata.] (V.E.)

[Si è aperto il 28 maggio e si chiuderà il 6 giugno il Festival Sociale delle Culture Antifasciste di Bologna, un evento autoprodotto da centri sociali, associazioni, collettivi, realtà culturali e singoli individui che si riconoscono nei valori dell'antifascismo. Chi partecipò all'edizione del 2009 rimase impressionato dalla quantità degli eventi, dall'alto livello dei dibattiti, dalle mostre e performances teatrali, cinematografiche e musicali, ma soprattutto dalla perfetta organizzazione e dall'affluenza di migliaia di giovani. Quest'anno il festival ha un programma addirittura più ambizioso e raddoppia la sua durata. Lo segnaliamo con un comunicato ufficiale degli organizzatori e con un articolo del Nodo Sociale Antifascista di Bologna sul revisionismo relativo alla strage del 2 agosto 1980. In coda tutti i link utili.]
Bologna - Quest'anno il festival raddoppia in durata per dare spazio a un vasto programma di iniziative: dibattiti, presentazioni di libri, fumetti, progetti, film e documentari, laboratori, reading, spettacoli di burattini e di teatro, musica e concerti.
di Cristina Trivulzio di Belgiojoso
È stata resa nota (qui il video della prima denuncia) una Circolare riservata inviata dal Direttore Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna, dottor Marcello Limina [a destra], ai Dirigenti degli Uffici Scolastici Provinciali (quelli che un tempo si chiamavano Provveditori) della regione. La circolare è protocollata n. 489/ris, è datata 27 aprile 2010, ed ha per titolo Dichiarazioni a mezzo stampa del personale scolastico. Indicazioni. Per chi volesse leggerla e verificare, è scaricabile in pdf qui.
La circolare inizia così: «si leggono frequentemente sulla stampa dichiarazioni rese da personale della scuola, con le quali si esprimono posizioni critiche, con toni talvolta esasperati e denigratori dell'immagine dell'Amministrazione di cui lo stesso personale fa parte».
di Ismail Piccolo
[Giovedì 27 sarà una data importante: quella dei “brigatisti potenziali”. A Milano si svolge infatti l’ultima udienza del processo d’appello agli arrestati nell’ambito della cosiddetta Operazione Tramonto, accusati di voler costituire un “partito comunista politico-militare” senza peraltro avere posto in pratica la loro intenzione. A Roma si apre invece l’udienza preliminare contro i sospettati della volontà di dare vita a un’ipotetica organizzazione denominata “per il comunismo: brigate rosse”.
Di entrambi i casi, emblematici del motto “dove non ci sono i terroristi, li si inventa”, ci siamo già occupati, ponendo in rilievo il crollo di tutti i “riscontri materiali” enumerati dagli organi di polizia e ripresi da quelli di informazione. Adesso vogliamo concentrarci su un caso singolo appartenente alla seconda inchiesta, l’Operazione Arcadia, perché pare riassumere tutta la fragilità di simili montature.] (V.E.)
È passato quasi un anno da quando Bruno Bellomonte, assieme ad altre cinque persone, è stato arrestato per ordine della Procura di Roma con l’accusa di associazione sovversiva, banda armata e possesso di armi da fuoco. Secondo le intercettazioni il gruppo, oltre alla ricostituzione di un partito armato nel solco delle BR-PCC, si proponeva di compiere un clamoroso attentato a La Maddalena in vista del G8 , cioè bombardare le navi degli otto grandi tramite modellini radiocomandati.
di Ezio Luvorni
Introduzione
Dall'Asinara sono ben visibili le ciminiere del Petrolchimico di Porto Torres che le politiche degli ultimi anni vogliono in dismissione. Gli operai della Vinyls, in cassa integrazione da novembre, hanno occupato un carcere abbandonato e rinchiusi dentro le celle hanno portato la loro lotta in tutto il mondo.
La parola torna ai lavoratori dopo l'ultima campagna elettorale e le promesse poliglotte di un premier capace di parlare russo, americano, bergamasco a seconda di chi si trova davanti.
Per questo motivo, non restava che prendere taccuino e fotocamera, una macchina e un traghetto, attraversare tutta l'isola grande e arrivare sulla piccola, quella che viene descritta come un piccolo pezzo di paradiso, e stare ad ascoltare.
di Valerio Evangelisti
Sebbene tutte le prove a carico si siano rivelate inconsistenti (a partire dal famoso “codice segreto” per evitare l’intercettazione delle e-mail, reperibile su vari siti Internet), Manolo Morlacchi e Costantino Virgili, arrestati il 18 gennaio nell’ambito della stagione di caccia al “brigatista presunto” iniziata il 10 giugno 2009, continuano a vagare di carcere in carcere. Attualmente sono detenuti in Calabria, a Siano, vero e proprio “magazzino” riservato a questa categoria di prigionieri. Forse è la tappa definitiva.
Il fatto è che la caduta delle prove materiali non annulla l’ipotesi associativa, consistente nella generica volontà di dar vita, un giorno o l’altro, a una riedizione delle Brigate Rosse, o a qualcosa di simile. Certo, non lo avevano ancora fatto, però avrebbero potuto farlo, col tempo.
Antifascisti veronesi
All'alba del 17 novembre 2009, la Digos ha arrestato due antifascisti a Verona. L'accusa è d'aver aggredito con “premeditazione” un noto fascista di Forza Nuova, che anni prima era stato l'autore del vigliacco accoltellamento dei due antifascisti, aggrediti, con un'altra trentina di “coraggiosi” camerati, a Volto S. Luca, mentre erano in compagnia di tre ragazze. Uno dei due riportò centocinquanta punti di sutura per l'accoltellamento e addirittura una delle ragazze fu pestata brutalmente in dieci contro lei sola. A distanza di anni, dopo un processo farsa, in cui avvocati dell'accusa e della difesa con la compiacenza del P.M., pensavano solo alla spartizione di denaro da spillare agli accusati e ai compagni, l'accoltellatore non fece neppure un'ora di galera. A oggi non ha subito alcun processo e i complici, oltre una trentina, non furono mai identificati dalla Digos e mai fu chiesta l’identificazione dalla procura.
degli Amici di Manolo Morlacchi e Costantino Virgili
(Nessuna foto disponibile per gli sciacalli).
[Pubblico volentieri un comunicato che chiede la liberazione di Manolo Morlacchi e Costantino Virgili, nonché degli arrestati del 10 giugno 2009, finiti in carcere per non avere fatto un cazzo ma, forse, avere meditato di farlo, un giorno o l'altro. Nessuna prova concreta contro di loro (esattamente come nella famigerata Operazione Tramonto), le accuse su fatti specifici sono già cadute. Centrodestra e centrosinistra hanno applaudito in forma bipartisan agli arresti: i maledetti "pensavano" di dar vita a un ipotetico gruppo clandestino chiamato "Per il comunismo Brigate Rosse". E tale è l'amore per la clandestinità che Morlacchi, figlio di brigatisti, ha scritto un libro sulla sua adolescenza e osava andarlo a presentare in giro, con tanto di filmati a corredo. "Tale il padre e la madre, quale il figlio" si saranno detti gli inquirenti. Sbattiamolo in galera, non si sa mai.
Redazione
Pubblichiamo l'Appello in favore di Checchino Antonini, giornalista di Liberazione condannato a otto mesi di carcere per un articolo sulle violenze al G8 di Genova. Checchino Antonini è co-autore, assieme a Francesco Barilli e Dario Rossi, di Scuola Diaz: vergogna di Stato, sul quale pende una denuncia per "diffamazione" del questore Fournier, ed è l'autore di una serie di articoli che hanno contribuito in maniera decisiva a svelare la verità sulla morte di Federico Aldrovandi.
Questa condanna ha quindi il suono sinistro e inquietante di un avvertimento: ci sono verità, recenti e lontane, che non devono essere dette.
La redazione di Carmilla aderisce all'appello, e invita ad aderire e a solidarizzare con Checchino attraverso l'e-mail liberalacronaca@gmail.com e il gruppo facebook solidarietà a checchino antonini.
La Redazione di Carmilla aderisce all'appello per la scarcerazione immediata di Luca Tornatore, il ricercatore e attivista italiano tutt'ora in carcere a Copenhagen, e invita a firmare la petizione qui. Tutt'ora in carcere è anche Tadzio Mueller, portavoce del Climate Justice Action: qui l'appello per la sua scarcerazione.
Luca Tornatore non è solo un amico fraterno di chi scrive questo appello. Luca è un assegnista di ricerca al Dipartimento di fisica dell’Università di Trieste. E’ uno scienziato, uno di quelli che alla passione e alla voglia di cambiare il mondo uniscono, dunque, una riconosciuta competenza. Questi sono gli ingredienti che lo hanno spinto, assieme a centina di attivisti ambientalisti italiani, a recarsi a Copenhagen. Luca è nella capitale danese per pretendere giustizia climatica, per confrontarsi all’interno del Climate Forum, per capire e per intrecciare relazioni con chi (come noi e lui) pensa che l’emergenza ambientale debba essere affrontata a partire da una democratizzazione delle decisioni e non attraverso la delega a chi l’ha provocata o a chi la sta peggiorando (siano essi vecchi o nuovi attori di rilievo del panorama geo-politico).
di Benito Mussolini
[Proponiamo l'intervento di un collaboratore per noi insolito, ma molto caro ad alcune componenti dell'area di governo, cui speriamo di fare cosa gradita. Risale al 1912, fu pronunciato durante un congresso socialista e si riferisce a un fallito attentato al re d'Italia Vittorio Emanuele III. Leonida Bissolati era tra i capi dell'ala riformista del PSI, poi espulsa. Ogni similitudine con recenti fatti di cronaca è puramente casuale.] (V.E.)
Il 14 marzo 1912 un muratore romano spara una revolverata contro Vittorio Savoia. C'era un precedente che indicava la linea di condotta dei socialisti. Si era già criticato aspramente lo spettacolo indescrivibile offerto dall'Italia sovversiva dopo l'attentato di Bresci a Monza. C'è un libro, che potete accettare con beneficio di inventario, del Labriola, la Storia di 10 anni, che vi dice come le classi alte dell'Austria Ungheria seppero accogliere la notizia della tragica fine di Elisabetta. Si sperava che, dopo dodici anni, non si ripetesse il veramente indescrivibile spettacolo di Camere del Lavoro che espongono bandiere abbrunate, di municipi socialisti che mandano telegrammi di condoglianze o di congratulazione, di tutta un'Italia democratica e sovversiva che a un dato momento si prosterna al trono.
di Gianluca Gabrielli (1)
Il secondo razzismo di Stato
Il razzismo non scompare per decreto. Anche il razzismo italiano degli anni Trenta non scomparve con l’abrogazione delle leggi razziste. Le profonde radici che affondavano nella società italiana sono sopravvissute alla caduta del regime e sottotraccia hanno continuato a produrre identità e dispositivi potenzialmente discriminatori. Ci siamo accorti di ciò proprio in occasione del riemergere di questi dispositivi all’inizio degli anni Novanta, quando l’arrivo di persone migranti delle popolazioni che un tempo erano sottomesse alle nazioni imperialiste ha fatto riemergere il vecchio razzismo, coniugato secondo il nuovo senso comune, il nuovo lessico (non più «razza» ma «etnia») e le nuove accezioni discriminatorie.
di Gianluca Gabrielli (1)
Razzismo e società italiana
È opinione diffusa, e prevalente nel circuito di informazione giornalistica e televisiva odierna, che il razzismo in Italia sia un elemento sostanzialmente estraneo all’identità nazionale. Gli opinionisti che si spingono a proiettare lo sguardo indietro nel tempo concedono al massimo il riconoscimento dell’aberrazione delle leggi del 1938, salvo addebitarne la responsabilità non tanto al fascismo quanto ad una specie di imposizione dell’alleato nazista; così facendo attribuiscono implicitamente al razzismo di Stato la natura di parentesi che, essendo il risultato di una forzatura esterna, una volta dissolto l’agente responsabile non poteva altro che chiudersi nel 1945 senza strascichi.
di Valerio Evangelisti
[Questo trafiletto è apparso su il manifesto dell'8 ottobre 2009. Allora non potevo immaginare che, dopo avere mandato assolti o colpito con pene platoniche autori di torture, violenze e omicidio, gli stessi giudici avrebbero comminato fino a 15 anni di carcere a giovani presuntivamente colpevolli di danneggiamenti. Chi si riempie la bocca col termine "legalità" guardi a come è amministrata la giustizia in Italia, e ai pesi e alle misure che la reggono.]
L’assoluzione di Gianni De Gennaro, ex capo della polizia e oggi dirigente del Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), e dell’ex dirigente della Digos genovese Spartaco Mortola, è una notizia consolante. Opportunamente, rappresentanti sia della maggioranza che della cosiddetta opposizione se ne sono rallegrati.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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Il Ritorno
Poi passano quasi dieci anni e Negri, nel 1997, decide di tornare per chiudere i conti con il passato. Ancor più di prima è lui il protagonista assoluto. Non c’è un solo riferimento ai suoi compagni di avventura di allora. Il ritorno è raccontato da tutti i giornali. Il Corriere ci descrive un uomo più rilassato, che incute sicuramente meno paura:
Venti anni fa, tutte le volte che si calava il passamontagna sul volto “sentiva il calore della classe operaia”. Questo raccontava il professor Toni Negri, docente di dottrina dello Stato all’università di Padova, Magister maximo di sovversione prima in Potop (Potere Operaio) poi in autonomia. Oggi ultimo giorno di esilio parigino – ben vissuto per sua stessa ammissione in Avenue Danfert Rocherau, ultimo piano, vista su Montparnasse, professore di economia e politica alla Sorbona – il passamontagna non c’è più. [...] L’uomo è rimasto quello che era. Con una capacità, fuori dall’ordinario, di controllare le emozioni. Con la sua risatina improvvisa quanto nevrotica. Con gli occhi che si rimpiccioliscono a comando. Con qualche primavera in più alle spalle. [...] Il professore veste come vestivano gli intellettuali del Sessantotto. I jeans, la camicia senza cravatta, la giacca. Forse sono diverse le scarpe. Oggi da vela. Allora non così di moda. La montatura degli occhiali è cambiata. Il fisico è sempre asciutto.
di Ezio Luvorni
[Scritto in forma di racconto, questo testo è in realtà una cronaca dell'occupazione del Provveditorato di Cagliari attuata dai precari della scuola che, in Sardegna come nella penisola, sono minacciati di licenziamento. A questa lotta sacrosanta la solidarietà incondizionata di Carmilla.]
La grigliata
Finalmente siete arrivati, dicono le ragazze, dovete preparare il barbecue!
I due si guardano e sorridono, arrivare dopo l'ora stabilita non è servito a evitare di cucinare.
Non c'era abbastanza traffico, ride Fabio.
Prendono il barbecue ancora inscatolato e lo trascinano sul retro, peserà si e no cinque chili, le ragazze non mancano di farlo notare quando li vedono sollevarlo senza sforzo.
Prepariamolo sul retro, dice Claudia, ché c'è sempre ombra.
In un paio di minuti è pronto, un sms li informa dell'arrivo del Giovane con le cose da arrostire. Lo aiutano a portare giù dalla macchina i chili di salsiccia e pancetta, la verdura.
Manca la diavolina, dice Fabio.
di Luca Babrieri
Qui le precedenti puntate.
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Le interviste
Sarà anche silenzioso questo giudice, però le sue interviste le rilascia. Sicuramente dice poco, probabilmente non viola affatto il segreto istruttorio ma non c’è dubbio che le sue allusioni, viste le reazioni dei giornalisti che interpretano come rafforzamento della sua tesi ogni minimo accenno, hanno l’effetto sperato. E appunto perché in Calogero si crede oppure no le sue ambiguità sono accettate come tali, senza tanti traumi. Come la Pizia, Calogero allude, pronuncia una frase potenzialmente rivelatrice ma dalla consistenza ambigua, e poi (idealmente strizzando l’occhiolino come gesto di intesa) ne lascia l’interpretazione, accennando comunque a future rivelazioni, al giornalista. Che, guidato dalla presentazione di Calogero, la interpreta, sempre, come un rafforzamento dell’ipotesi di indagine. «Un’affermazione che posso fare è questa: il principale testimone del processo è Negri”. In che senso? gli è stato chiesto. “Sta a voi valutare – ha risposto – Comunque lo vedrete tra qualche settimana» (Il Giornale del 20 maggio ’79).
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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6. Autonomi fascisti
Veniamo quindi ai principali assedianti. Nella costruzione del senso complessivo della vicenda, la definizione dei nemici è importante quasi quanto la definizione degli attori positivi. Una definizione infatti passa anche per la definizione dei suoi opposti, quella, in questo caso, dei nemici. Il 7 aprile tutto trova la sua definizione nelle opposizioni. Se il fenomeno indagato è simile allo squadrismo fascista, l’inchiesta diventa il baluardo dell’antifascismo e della democrazia. La dimensione fascismo-antifascismo, un po’ a sorpresa, è una dimensione rilevante nella vicenda. La questione (ma lo vedremo più avanti) ha le sue ragioni storiche anche nel faticato riconoscimento dell’esistenza di un fenomeno terroristico di sinistra. L’antifascismo che caratterizza l’inchiesta emerge fin dai primi giorni. Bastino due nomi: quello di Pertini e quello di Leo Valiani. Entrambi sono “padri fondatori” della nostra Repubblica. La definizione è praticamente inattaccabile. Scrive Valiani:
dell' Irish Republican Socialist Party
LA FASE RIFORMISTA
I dirigenti dei Provisional usarono la lotta armata, negli anni Ottanta e Novanta, per strappare alcune concessioni politiche al governo inglese, in preparazione dell’apertura della fase riformista. Il successo elettorale conseguito dal Sinn Fein dopo lo sciopero della fame del 1981 convinse Gerry Adams, e gli uomini alla testa del partito, che la creazione di una coalizione nazionalista, comprendente sia la classe media del Nord che la classe dominante del Sud, fosse la via migliore per porre richieste avanzate. Sparì il radicalismo degli anni Settanta, sparì ogni riferimento al socialismo. In luogo delle istanze anti-imperialiste per un’Irlanda unita, lo slogan del giorno divenne “eguaglianza di diritti”.
Il movimento repubblicano Provisional mirava ora a ottenere uguali diritti, all’interno del Regno Unito, per i nazionalisti irlandesi. Cominciarono i colloqui Adams-Hume, i negoziati con il governo dell’Irlanda e, più tardi, le trattative con il governo britannico. Si arrivò così ai cessate il fuoco del 1994-1997, all’ “accordo del buon venerdì” (Good Friday Agreement), al “patto di Saint Andrews” e, ora, alla costituzione di un parlamento dell’Irlanda del Nord fermamente vincolato a programmi economici neoliberisti.
dell' Irish Republican Socialist Party
LA FASE DEMOCRATICA
Lo stadio democratico della lotta durò all’incirca dal 1967 al 1972. Si compose di tre fasi distinte:
- Fase prima, quella liberale. I temi salienti della NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association), sotto la guida del partito comunista, avrebbero dovuto coinvolgere personaggi di primo piano, influenzare la dirigenza del movimento sindacale e assicurarsi l’appoggio di parlamentari inglesi. Invece, di fronte alla quasi totale indifferenza della classe dominante unionista, la pressione dal basso aumentò e la NICRA fu costretta a passare alla fase due, quella delle proteste di strada.
dell' Irish Republican Socialist Party
[L’Irish Republican Socialist Party, IRSP, prende nome dal quasi omonimo partito fondato nel 1896 da James Connolly, militante politico e sindacale irlandese fucilato dagli inglesi, nel 1916, dopo l’insurrezione di Dublino. L’IRSP fu creato nel 1974 da Seamus Costello, un ex dirigente dell’IRA detta “Official” (in contrapposizione all’ala maggioritaria, “Provisional”), assassinato tre anni dopo dai suoi ex compagni. L’IRSP, partito di ispirazione marxista ha un suo braccio armato, l’INLA (Irish National Liberation Army), al momento in tregua unilaterale, pur non avendo accettato la pacificazione tra Sinn Fein e governo britannico. Un profilo più accurato di cosa siano IRSP e INLA sarà pubblicato in appendice all’ultima puntata di questo saggio, apparso anonimo nel 2007 sull’organo del partito, The Starry Plough). (V.E.)
Nel 1967 l’Irlanda era, come oggi, divisa in due Stati. L’Irlanda del Nord, col suo governo locale completamente controllato dagli unionisti, discriminava i cattolici / nazionalisti, e la sua classe dominante si considerava britannica, con un’economia basata sull’industria pesante direttamente vincolata all’economia inglese.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
5. Il castello assediato
Veniamo ora a esaminare i singoli elementi che compongono questa narrazione. Personaggi e luoghi che caratterizzano l’inchiesta attraverso le pagine dei quotidiani. Come si è visto, il lettore si è trovato di fronte a un avvenimento “epocale”. Abbiamo anche visto che dalle pagine dei quotidiani si attendono due cose: da una parte “nuovi clamorosi sviluppi” e dall’altra parte una “reazione” da parte del mondo dell’Autonomia che si suppone colpito a morte. Ad alimentare questo timore ha contribuito l’esplosione che a Thiene, a pochissimi giorni dal blitz, ha ucciso tre giovani autonomi che stavano confezionando un ordigno. A Padova, pur non essendo successo ancora nulla (anzi il mondo dell’Autonomia presenta vistosi segni di sbandamento), la stampa teme imminenti violenze.
dell'Assemblea Antifascista Permanente di Bologna
[Alla vigilia della ricorrenza della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, proponiamo quello che ci è sembrato il migliore documento scritto per l'occasione. I link ad altri interventi degni di nota sono in appendice all'articolo.]
Chi guarda anche di sfuggita una qualsiasi foto della strage di Bologna vede scavare tra le macerie non solo uomini in divisa, ma soprattutto cittadini comuni. Chi guarda invece ogni anno il palco delle commemorazioni lo vede gremito quasi esclusivamente di alti gradi militari, fasce tricolori, abiti impeccabili di politici, burocrati, sottosegretari.
Se la strage è di Stato, i rappresentanti dello Stato non dovrebbero avere alcun diritto di parlare in piazza il 2 agosto. Se lo Stato ha intralciato e intralcia la verità, fischiare è opportuno. Questa piazza non è né del sindaco, né del questore, né delle istituzioni, né dello Stato, né tantomeno di un governo come quello odierno in cui siedono gli eredi della strategia fascista, piduista e stragista.
Intervista a cura del Collettivo Politico Gramigna di Padova
[Intervista ad alcuni compagni che si sono impegnati negli ultimi anni nella solidarietà agli arrestati per la cosiddetta Operazione Tramonto. 16 luglio 2009, Padova.]
Il 12 febbraio 2007 sono state arrestate delle persone in Italia accusate di terrorismo, in quella che la magistratura ha chiamato operazione “Tramonto”. Chi sono le persone arrestate?
C. Principalmente lavoratori attivi nelle lotte sindacali, che andavano in piazza a manifestare per il rinnovo del contratto e per la difesa del posto di lavoro, poi molti compagni di movimento legati principalmente al Centro Popolare Gramigna e anche dei semplici conoscenti di questi compagni.
T. Fra questi, alcuni compagni si sono rivendicati militanti per la costituzione del partito comunista politico-militare, delle avanguardie rivoluzionarie che credono nella necessità di lottare per la rivoluzione comunista.
del Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica
Ma ciò non deve sorprendere: il piano del 1957 era già perfettamente inserito in una logica di colonizzazione, tanto da contenere belle frasi del tipo: "L'individualismo corso e l'assenza di iniziative economiche non consentono uno sviluppo interno ... ", "I Corsi mancano di attitudini industriali e agricole". Sempre in questo piano si parla di introdurre "iniziative esterne" e persino. più chiaramente, della “introduzione di imprenditori e di salariati stranieri".
Ecco il vero volto del colonialismo, netto e senza fronzoli. In tema di colonizzazione, avremmo potuto rammentare l'invio di Alsaziani e di Loreni nel 1774, e poi dopo il 1830; o sempl¬cemente ricordare la creazione dei penitenziari agricoli di Castellacciu, Coti Chjavari e Casabianda attorno al 1885. Le popolazioni di queste regioni furono cacciate dall'armata di occupazione e sostituite da centinaia di galeotti. Il penitenziario di Casabianda è ancor oggi una realtà ben viva, con i suoi 200 ettari e con le sue centinaia di schiavi agricoli che arano sui nostri terreni a profitto dello Stato francese.
del Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica
LA RESISTENZA AL FASCISMO E AL NAZISMO (1939-1943)
Alla vigilia della seconda guerra mondiale la situazione in Corsìca era preinsurrezionale, e il nazionalismo corso, che era cresciuto, si apprestava a portare un colpo decisivo all'occupante francese. Avrebbe, purtroppo, incontrato un nuovo ostacolo.
Con Mussolini l'antica rivendicazione della Corsica terra italiana, che risale al Risorgimento, fu ripresa con forza. Una massiccia propaganda utilizzava lo stato di abbandono dell’isola, così come le parentele linguistiche, per attirare i Corsi. La Francia ebbe buon gioco ad assimilare il movimento nazionalista ad alcuni gruppuscoli fìloitaliani e fascisteggianti. Alcuni giovani intellettuali si unirono all'irredentismo credendo di trovarvi un rimedio al crollo culturale e umano.
Ci teniamo a dire che la maggioranza dei nazionalisti non seguì lo stesso percorso e condannò con forza l'irredentismo. Quanto a noi, noi condanniamo senza appello i pochi illusi che servirono da pretesto per la conservazione del giogo francese!
del Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica
Un generale corso, peraltro al soldo dei Francesi, scrisse allora: ''La Corsica è felice, vi si fucila almeno un uomo al giorno...''.
Tutto il periodo dell'Impero fu marcato da una repressione feroce, la Corsica è "fuori costituzione" e ha un Governatore militare il cui solo ricordo fa ancora tremare, alla semplice evocazione del suo nome: era il torturatore Morand. Ci furono ancora deportazioni e massacri, anche nel1808, 1809, 1811.
La sola misura amministrativa adottata, a parole, a favore della Corsìca, il decreto imperiale del 1811 che sopprimeva le imposte indirette in Corsìca, fu promulgato per mere preoccupazioni economiche: le spese di riscossione superavano le entrate. In una Corsìca sfruttata, esangue, la cupidigia imperiale preferì sopprimere quei tributi.
Lo stesso vale per la riunificazione dei due dipartimenti già allora esistenti in uno solo. Tutti gli impieghi remunerativi furono riservati ai francesi.
Alla caduta dell'Impero, nel 1814, l'Indipendenza fu una volta di più proclamata a Bastia. Un Governo provvisorio fu insediato. Solo la congiuntura internazionale consentì ai Francesi di rimanere.
del Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica
[Trent’anni fa, il 19 giugno 1979, mentre era in atto a Parigi il primo grande processo al Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica (FLNC, fondato tre anni prima), gli imputati diedero lettura del documento che presentiamo, diviso in quattro parti per via della lunghezza. Sebbene oggi se ne parli poco, il FLNC, pur indebolito da numerose scissioni, è ancora attivo, tanto da essere stato inserito nell’elenco occidentale delle “organizzazioni terroristiche”. Le due tendenze principali si chiamano FLNC – Unione dei Combattenti e FLNC – 22 ottobre. Certo il FLNC gode di pessima fama: c’è chi lo giudica assimilato alla malavita, e interpreta la “tassa rivoluzionaria” imposta ai residenti francesi o comunque stranieri come un “pizzo” appena mascherato. Può essere vero, oppure potrebbe trattarsi di un riflesso dei tradizionali pregiudizi francesi contro i corsi. Non lo sappiamo. Sta di fatto che il FLNC gode ancora, in Corsica, di un buon consenso popolare, ha un mensile – U Ribombu – ritenuto a torto o a ragione “fiancheggiatore” e il suo inno ufficioso, “Bella ciao” (sì, proprio quella!) risuona nell’isola un po’ dappertutto. Di fronte a fenomeni tanto poco conosciuti, conviene, per cercare di capire origini e intenzioni, rifarsi ai documenti.] (V.E.)
di Alberto Prunetti
Il coprifuoco è un ottimo modo per soffiare sul fuoco.
È questa la prima cosa che mi è venuta in mente sabato 4 luglio quando, in una sala d'attesa della caotica stazione degli autobus di Bangalore, India, ho sentito alla radio che nella città di Mysore erano in corso violenti combattimenti tra musulmani e indù. Tutto era iniziato qualche giorno prima, quando due militanti del BJP, il partito fondamentalista indù, erano stati accoltellati. A quel punto una massa di fanatici indù è scesa per strada, subito confrontata da un gruppo di musulmani. L'intervento della polizia, che ha aperto il fuoco contro i manifestanti, è servito solo a peggiorare le cose. Risultato: 4 morti, un uomo ancora in fin di vita, circa venti feriti e un centinaio di arresti. Non è chiaro ancora quali morti siano imputabili agli insorti e quali siano state causate dalla polizia.
di Girolamo De Michele
Enzo Pontani, Monica Segatto, Paolo Forlani e Luca Pollastri, i quattro poliziotti imputati per la morte di Federico Aldrovandi sono stati condannati.
La sentenza che accoglie di fatto le richieste dell'accusa (3 anni 8 mesi), la condanna a tutti i membri della pattuglia, e non a uno solo, e il tempo relativamente breve che il giudice Caruso ha passato in camera di consiglio (mentre da più parti si ipotizzava una sentenza in tarda notte, o nella mattinata successiva) sottolineano la ricostruzione dell'accusa: Federico non è morto perché "drogato". Federico è morto perché è stato colpito su tutto il corpo con mani, piedi e manganelli. Federico è morto perché è stato ammanettato in una posizione che poteva - ed ha potuto - farlo soffocare. perché alle sue grida di aiuto i quattro poliziotti non hanno palesato un briciolo di umana pietà, ed hanno continuato a colpirlo fino a provocarne il soffocamento.
di Collettivo San Siro

[Carmilla riceve e diffonde un comunicato sui fermi del 10 giugno scorso, in cui è implicato tra gli altri anche l’autore di un libro di cui Carmilla si è già occupata qui e qui.]
Il 10 giugno scorso, intorno alle quattro del pomeriggio, sono venuti a prendere sei compagni milanesi. Alcuni erano al lavoro. Altri erano in casa. Oppure ci sono stati portati con l’inganno da false telefonate, che avvertivano di strane perdite d’acqua. Tutti, comunque, sono stati fermati dalla Digos con passamontagna e armi in pugno, davanti agli occhi increduli di colleghi, amici e vicini. Ad alcuni hanno addirittura sfondato la porta di casa, con un clamore immotivato. E hanno sequestrato telefoni, computer – personali e di lavoro – agende e altri effetti personali.
Di qui, si è poi proceduto con le varie perquisizioni: dalle abitazioni ai luoghi di lavoro, dalla casa dei genitori fino alla casa di villeggiatura, messa letteralmente a soqquadro durante ore di ricerche con cani e metal-detector. I colleghi dei fermati, sul posto di lavoro, sono stati identificati dagli agenti senza troppe spiegazioni. Dalle abitazioni di ognuno – e dalle loro automobili – sono stati portati via volantini, manifesti, riviste, film, libri insospettabili e poesie. Anche le bollette della luce e del gas, sono state oggetto di interesse. Addirittura, lettere manoscritte indirizzate ai propri figli: tutto, incredibilmente, sotto sequestro.
di Girolamo De Michele
Il fatto: martedì 17 giugno sono stati presentati i risultati di due ricerche, TALIS 2008 e Economics Survey of Italy. Con un curioso intermezzo (vedi qui): ai presenti è stata prima distribuita, e poi ritirata una cartelletta contenente le sintesi e degli abbozzi di traduzione delle ricerche. Un comunicato del Ministero, e un articolo sul Corriere della Sera con ampi virgolettati (un pelino più distaccato quello su La Stampa), ci informano che con queste ricerche l’OCSE ha bocciato la scuola italiana, valutando positivamente l’operato del Ministro. Altri giornali, su carta e on line, grandi piccoli, piccolissimi riprendono - addirittura con taglia-e-incolla spudorati - la notizia.
Che però è falsa.
In sintesi: il Ministro spaccia per nuovi dati che sono vecchi, confonde il primo rapporto col secondo, e il secondo con uno ancora da stilare. E fornisce dati non veritieri. Che però i giornalisti italiani, in barba alla deontologia professionale e al controllo rigorosa delle fonti, prendono per veri: se lo dice il Ministro...
Bene: la verifica l’abbiamo fatta noi. Quello che segue è l’esito della nostra verifica dei poteri. Con, in Appendice tutti i link per chi volesse verificare come stanno le cose.
di Girolamo De Michele
«Colpirne uno per dissuadere tutti i collegi dei docenti italiani dal discutere qualsiasi questione che riguardi l'ora di Religione», secondo il coordinatore dei Cobas Piero Bernocchi. Che denuncia la diffusione di un “modello-parrocchia” nella scuola italiana. Di cosa si tratta?
Ecco i fatti.
Nel giro di pochi mesi, due docenti sono stati oggetto di pesanti sanzioni disciplinari. In entrambi i casi, il comportamento sanzionato metteva in discussione le modalità di applicazione del Concordato, ossia la presenza della religione cattolica nella didattica e nell’arredo della scuola pubblica italiana.
del Gruppo di studio sull'Emilia-Romagna
[Il Gruppo di studio sull'Emilia-Romagna della Associazione Politica e Classe, formato da Lorenzo Battisti, Giorgio Gattei, Diego Negri, Matteo Pugliese e Roberto Sassi, ha pubblicato, nella collana "Quaderni di Contropiano", un importante studio sulle trasformazioni economico-sociali avvenute nel capoluogo emiliano. Ne pubblichiamo alcuni estratti. Le istruzioni per procurarsi il fascicolo, che costa € 10, sono alla fine.]
Dalla presentazione:
Questi materiali sono il frutto del lavoro di un gruppo di studio che si è costituito all’interno dell’Associazione marxista “Politica e Classe” di Bologna negli ultimi mesi del 2008. L’iniziativa è maturata dopo due riusciti dibattiti promossi dall’Associazione, uno sulla crisi dei partiti comunisti e della sinistra dopo i disastrosi risultati elettorali, l’altro di approfondimento sulla natura della grave crisi economica internazionale. Traendo un bilancio da quanto emerso nelle discussioni, abbiamo sentito la necessità di contribuire a dare un fondamento materialistico all’azione politica di classe (che, nella sua forma più evoluta, ci piace ancora chiamare comunista) senza cadere nelle pastoie dell’elettoralismo e del soggettivismo, che tanto danno hanno fatto e stanno ancora facendo ai residui della sinistra; dall’altro lato abbiamo cercato di comprendere gli effetti della crisi economica a livello locale, territoriale e nel fare questo ci è stato utile il vecchio Marx, con alcune analisi sul “valore del suolo” di sorprendente attualità.
Ci sono peri talmente alti che a cascarci giù si impiegano 40 anni prima di toccare il suolo. Ne ha fatto l'esperienza il presidente Giorgio Napolitano, ricevendo, tra le vittime della strage di Piazza Fontana, anche Licia Pinelli, la compagna dell'anarchico caduto dalla finestra al quarto piano della questura di Milano la notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, al termine di un interrogatorio. Napolitano ha parlato di «ridare e riaffermare l'onore di Pinelli» e di «rompere il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana». Forse il presidente si riferiva alla propria persona, e alla riunione della direzione del PCI (della quale era membro) del 19 dicembre 1969, dove, alla presenza del segretario Enrico Berlinguer, si convenne che era politicamente più saggio denunciare gli anarchici come "provocatori" piuttosto che difendere i compagni caduti dalla finestra (come Pinelli) o in galera (come Valpreda). Per rendere giustizia non solo a Giuseppe Pinelli, ma anche ai tanti che non possono "rompere il silenzio" perché in silenzio non sono mai stati, riportiamo qui il capitolo sulla morte dell'anarchico Pinelli tratto dalla controinchiesta La strage di Stato, integralmente leggibile qui [G.D.M.].
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di Valerio Evangelisti
Puerto Escondido, Oaxaca, Messico. Scrivo da un paese che sembra sprofondato nella follia. La località in cui mi trovo, nell’estremo sud, è stata finora risparmiata dalla “imperversante” influenza suina, che tanto clamore ha suscitato nel mondo e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato con un grado di pericolosità 5, in una scala da 1 a 6. Malgrado la tranquillità che mi circonda, a ogni ora del giorno vedo in tv gente che circola con mascherine azzurre, medici che danno consigli alla popolazione, politici che dicono la loro (quale che sia il loro grado di competenza) supermercati presi d’assalto da turbe di compratori che vogliono fare scorta di alimenti in vista di un’improbabile carestia.
Il 30 novembre 2009 i governi del mondo si riuniranno a Copenhagen per la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Sarà il più grande vertice sul cambiamento climatico di sempre perché si dovrà decidere se tentare di risolvere il problema o proseguire sull’inconcludente linea di Bali. Secondo gli scienziati britannici del Met Office, seguendo l'attuale inerzia decisionale, è pronto a scatenarsi un innalzamento delle temperature medie globali di 5,5-7,1 gradi centigradi entro il 2100. Con un innalzamento di soli 4 gradi un quinto delle specie animali sarebbero a rischio estinzione e 1-2 miliardi di persone patirebbero la scarsità d’acqua. Non solo, le piante e il suolo ridurrebbero drasticamente la quantità di carbonio assorbito, e il metano rilasciato dal permafrost e lo scioglimento dei ghiacci accelererebbero ulteriormente questi processi. Gli scienziati britannici sostengono che bisogna iniziare ad agire a partire dal 2010 “early and fast”, presto e velocemente, altrimenti non saremmo in grado di limitare i danni, ovvero mantenere l’aumento delle temperature entro il limite sopportabile di 2 gradi.
Per questo Copenhagen rappresenterà un momento cruciale da questo punto di vista: significherà decidere concretamente il nostro futuro.A questo scopo attivisti e organizzazioni di 21 paesi si sono riuniti a Copenhagen nel weekend del 13-14 settembre 2008 per dare il via alla discussione su una grande mobilitazione nella capitale danese durante la conferenza del 2009, e hanno lanciato un appello rivolto a tutti affinché la mobilitazione inizi già da ora: lo pubblichiamo integralmente qui di seguito.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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3. Padova, palco della scena
Partiamo dall’ambientazione: il 7 aprile nasce a Padova, scena a quanto ci dicono i giornali, di una delle più pericolose trame eversive della storia repubblicana. Padova è una città particolare: “bianca”, dominata da una incontrastata e incontrastabile Democrazia cristiana, eppure “rossa”, nel suo piccolo uno dei punti di forza, insieme a Venezia, della sinistra veneta. Ospita un’università, considerata la più grande “fabbrica” del Veneto, con la quale convive con un po’ di sofferenza. Soprattutto, per i quotidiani del ’79, Padova è la città-laboratorio del terrorismo diffuso.
di Amos Bonato
Amos Bonato è un elettrotecnico, responsabile per quel settore di Radio Città del Capo di Bologna. Da due anni conduce ricerche sulle Compact Fluorescent Lamps (CFL), o "lampade a basso consumo", che, su indicazione dell'OCSE, dovrebbero sostituire le normali lampade a incandescenza, con vantaggi per l'ambiente e grande risparmio di energia.
Ma è proprio vero?
La ricerca di Bonato dimostra di no, in termini molto persuasivi. Non potendo riprodurla per intero, rimandiamo al file pdf, composto da tre articoli, che la comprende.
Altro che tutela dell'ambiente! Si risparmierebbero alcuni ettolitri d'acqua, ma al tempo stesso resterebbero uguali, se non peggiori, le emissioni di biossido di carbonio, e si aggraverebbe la diffusione di arsenico nell'aria. Una conclusione cui era giunta, forse sulla scorta delle ricerche di Bonato, anche Milena Gabanelli, la conduttrice di Report, in un articolo pubblicato su un supplemento de Il Corriere della Sera (Io Donna, 11 ottobre 2008, p. 87).
INTERVENTO AL 2° CONVEGNO NAZIONALE DEI GARANTI TERRITORIALI, BOLOGNA, 20 MARZO 2009
di Valerio Guizzardi (Ass. Culturale Papillon-Rebibbia ONLUS)
Gli ultimi provvedimenti governativi in fatto di sicurezza, Giustizia e carcere ci suggeriscono che un vento di restaurazione sta spazzando il nostro paese portando con sé diritti civili acquisiti in anni di lotte sociali e garantiti dalla Costituzione nata dalla Resistenza. In un contesto politico in cui ai valori si sostituiscono gli interessi di mercato, arrivano a flusso imponente e continuo decreti legge d’urgenza, per sfuggire al confronto parlamentare, che impongono pesanti restrizioni ai più elementari diritti di cittadinanza. Si va dalla limitazione del diritto di sciopero e di manifestazione, a una scorretta e non veritiera informazione, allo smantellamento del Welfare e delle politiche sociali, alla saturazione del Codice Penale con una produzione inaudita, tutta ideologica, di nuove fattispecie di reato e aggravamento delle pene.
di Luca Barbieri
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Infine il Manifesto che dedica alla sentenza un titolo d’apertura a nove colonne in prima pagina: “Crolla il teorema 7 aprile”. Nel sommario: “Sentenza d’appello: l’insurrezione non esiste. Potere operaio non era una banda armata. Molti assolti, pene ridimensionate”. Il Manifesto vive la sentenza come una vittoria arrivata dopo una lunga battaglia. Tutta pagina due è dedicata al caso. Una grande tabella, nome per nome, riporta tutta la sentenza. Più volte si fa riferimento alla condanna a Mario Dalmaviva per banda armata (già ampiamente scontata con il carcere preventivo) come l’unica nota stonata della sentenza. L’editoriale, intitolato “Una riparazione”, spetta ovviamente a Rossana Rossanda che ricostruisce la lunga battaglia del suo giornale:
di Alcuni ergastolani in lotta per la vita
Signor Presidente,
Le scriviamo ora che il clamore della vicenda Battisti si è assopito sulle pagine dei giornali e delle televisioni italiane. Per settimane i nostri media hanno dipinto il Suo paese come un paese da Terzo Mondo, privo di una solida cultura giuridica, terra che custodisce latitanti e criminali internazionali in spregio ad ogni principio del diritto. Per settimane persone che ignorano la storia, le storie e perfino gli atti processuali hanno dato giudizi severi, implacabili verso il suo Paese. Noi non vogliamo entrare nel merito della vicenda Battisti. Vogliamo esprimerle il nostro apprezzamento perché abbiamo letto che uno dei motivi per i quali il Brasile non è favorevole all’estradizione di Battisti è che in Italia vi è la pena dell’ergastolo, una pena che non è prevista dal codice penale brasiliano.
di Girolamo De Michele
«A sentire la difesa sembra che il tumore ci sia capitato per caso. Raschiavamo a mani nude il cvm. Quando c’era una perdita, essendo il gas incolore, dovevamo andare a scovarla con il naso per indovinare da dove proveniva. E oggi devo svolgere ogni tre mesi dei controlli e sottopormi a cure continue». A parlare così è Michele Mantoan [nella foto, assieme a Cosetta Vincenzi, moglie di Cipro Mazzoni], uno dei due ex pulitori delle autoclavi della Solvay che hanno ottenuto il rinvio a giudizio dei dirigenti della Solvay. L’altro operaio, Cipro Mazzoni, era assente alla lettura della decisione del Gup: «È dovuto rimanere a letto – ha detto la moglie –, soffre per i postumi dell’ultima operazione e da quando ha ripreso la chemioterapia al fegato è molto provato».
di Luca Barbieri
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Il 1984 si apre con i continui rinvii del processo padovano e quello romano che si avvia oramai a conclusione. Gennaio e febbraio sono mesi “freddi”. Si registra solo qualche polemica attorno alle sedute del Foro Italico. Il 26 gennaio il Manifesto (“La disinvoltura del dottor Calogero e l’amaro caso di un teste di accusa”) registra l’ennesima delusione “testimoniale” in un articolo che mette in dubbio il metodo e l’operato del PM Calogero. Un teste dell’accusa si rivela infatti essere un ragazzo che soffre di disturbi psichici. Le sue dichiarazioni alla Corte lasciano tutti perplessi. «”Lei conosce qualcuno di questi imputati, che cosa è venuto a dirci?” gli chiede Santiapichi. “Non lo so, non conosco nessuno degli imputati – ha risposto il teste – So soltanto che ho appreso da altri, non ricordo neanche tanto bene». Il teste, messo davanti ai verbali dei propri interrogatori arriva anche a contestarli dicendo che mancherebbero alcune precisazioni fatte da lui al PM.
di Alberto Prunetti
I lettori di Carmilla ricorderanno l’episodio di una quindicenne rom, A.V., accusata di aver tentato di “rubare” lo scorso maggio una bambina (1) in un appartamento di Ponticelli, vicino Napoli. Si è trattato di un episodio che ha costituito un alibi per un pogrom ai danni dei rom che vivevano nei dintorni di Napoli e che è stato utilizzato dal governo come detonatore per giustificare un giro di vite che sta portando all’approvazione di alcune norme liberticide eufemisticamente definite “pacchetto sicurezza”.
Ma la novità sta nel fatto che per la prima volta, lo scorso 12 gennaio, un giudice ha emesso una condanna di colpevolezza ai danni di una donna rom per l'accusa di sequestro di persona. Sul processo sono emerse, secondo la difesa, alcuni elementi che lasciano riflettere.
Firma l'appello RIPRENDIAMOCI IL COX 18!
Questa mattina, all'improvviso, le forze di polizia hanno dato inizio a uno sgombero sconcertante: quello del Centro Sociale Conchetta, storica sede, da decenni, della cultura alternativa di Milano, che nel passato fece riferimento a uno degli intellettuali milanesi fondamentali per tutto l'underground e per le lotte civili condotte in Italia, Primo Moroni, il cui importantissimo archivio è conservato all'interno del Conchetta (si temono danni a una documentazione di valore storico eccezionale). E' in corso un processo che concerne l'occupazione dello stabile da parte del Centro Sociale (da più di 25 anni) e quindi, a caldo, non si comprendono né i motivi né gli appigli legali per un'iniziativa di sgombero, prima che la sentenza sia emessa.
Dopo lo sgombero del Centro Sociale di via Conchetta 18, i ragazzi hanno occupato la circonvallazione e improvvisato un corteo non autorizzato. Tensione in via Vigevano, dove i manifestanti hanno lanciato sassi e bottiglie contro le forze dell'ordine. Il corteo si è poi spostato davanti alla stazione di Porta Genova e ha bloccato ancora una volta la circolazione. I partecipanti, diretti alla sede del Comune in piazza della Scala, hanno dietro allo striscione "Conchetta è nostra e la riprenderemo". Folto il presidio davanti a Palazzo Marino.
Si è messa a parlare la mente politica che c'è dietro questo inatteso sgombero: "Fra i tanti episodi da teppisti registriamo anche un lancio di una telecamera contro un funzionario di polizia e di un petardo contro un agente della Polizia locale, che è ora ricoverato per accertamenti", fa sapere il vicesindaco Riccardo De Corato. Che annuncia: "Ne abbiamo altri da sgomberare. Si preparino".
L'appello del Centro sociale: leggi e firma!
Da C6.tv: video scontri e interviste
Cronaca e foto dello sgombero
L'appello della figlia di Primo Moroni: "Salvate l'archivio di mio padre"
La solidarietà di Decoder: linee storiche del C.S. Conchetta
di Luca Barbieri
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Passa anche settembre. Il processo vero e proprio è atteso per l’inizio del 1982. A fine ottobre Repubblica intervista Palombarini. Un articolo lungo un’intera pagina e pubblicato il 30 ottobre con un titolo abbastanza neutro: “Quello che penso di Autonomia e ciò che penso di Calogero di Toni Negri e del 7 aprile”. L’intervistatore Enrico Filippini fa notare a Palombarini come parte dell’opinione pubblica e parte della stampa consideri ancora Negri e parte degli altri arrestati come il cervello delle BR. «La sua impressione mi pare fondata – risponde Palombarini – ma la cosa non può sorprendere. Non si deve dimenticare con quanta sicurezza, per tutto il 1979, alcune persone furono indicate come coloro che organizzavano e dirigevano le BR, e con quale perentorietà e ricchezza di particolari larga parte degli organi d’informazione, stampati e parlati, affermava la fondatezza di quell’ipotesi accusatoria. La cosa ebbe i suoi effetti più che comprensibili: il più grave delitto politico del dopoguerra in Europa, il sequestro e l’assassinio dell’onorevole Moro, non avevano più misteri. Per la gente era la fine di un incubo...». E’ forse la prima volta che i quotidiani danno uno spazio così ampio alle opinioni che da due anni oramai sono in quotidiano contrasto con quelle del pubblico ministero Calogero.
di Anonimo (trad. di Giorgio Tinelli)
Testo anonimo, inviato in francese al blog che Emir Sader ha all’interno della pubblicazione brasiliana Carta Maior; riprodotto dal sito www.SinPermiso.info
1) In Medio Oriente sono sempre gli arabi che attaccano per primi, ed è sempre Israele che si difende. Questa difesa si chiama “rappresaglia”.
2) Né gli arabi, né i palestinesi, né i libanesi hanno il diritto di uccidere civili. Ciò si chiama “terrorismo”.
3) Israele ha il diritto di uccidere civili. Ciò si chiama “legittima difesa”.
di Ilan Pappé
[da "The Electronic Intifada", 2.1.09 - Traduzione di Alberto Pesavento]
La mia visita a casa in Galilea è coincisa con l’attacco genocida israeliano su Gaza. Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. Israele è sommerso ancora una volta da una giusta furia che si traduce in delle operazioni di distruzione nella striscia di Gaza.
Questa sconvolgente autogiustificazione dell’inumanità e impunità non è solo fastidiosa, ma è materia su cui vale la pena soffermarsi, se si vuol capire l’immunità internazionale per il massacro che imperversa su Gaza.
dal sito di HUMAN RIGHTS WATCH
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
[Traduciamo la presentazione del rapporto di
Human Rights Watch Why They Died. Civilian Casualties in Lebanon during the 2006 War sulle sistematiche violazioni delle leggi internazionali messe in opera dalle Forze di Difesa d’Israele nel corso dell’invasione del Libano del 2006. Human Rights Watch, che aveva svolto un’analoga indagine sulle violazioni delle leggi internazionali compiute da Hezbollah e sull’uso delle cluster bomb, le bombe a grappolo vietate dalla Convenzione di Wellington (non firmata da Israele), raccomandava alle istituzioni israeliane, e specificamente alla Commissione Winograd, di indagare su questi abusi. L’appello è rimasto senza ascolto (g.d.m.)]
qui l’intero rapporto.

[Riportiamo due articoli e un video. Il primo articolo è la traduzione della notizia data oggi dal Times, secondo cui bombe al fosforo bianco sono state utilizzate a Gaza City. L'ipotesi, basata su un'analisi di immagini dell'attuale guerra mossa da Israele su Gaza, appare in queste ore sui media di tutto il mondo. Non si tratta di un'ipotesi peregrina, se consideriamo il secondo articolo che pubblichiamo in traduzione: si tratta della notizia data dalla BBC sull'ammissione da parte di Israele, la prima nella sua storia, di avere utilizzato fosforo bianco nella guerra in Libano (qui la versione video della notizia data da "Democracy Now!"). La notizia, che ebbe risalto internazionale, non sortì il medesimo clamore in Italia. Il video proposto in calce, infine, surrogherebbe l'ipotesi dell'utilizzo di fosforo bianco a Gaza. Il fosforo bianco è bandito come arma in luoghi popolati dal Trattato di Ginevra. Qui, una descrizione dei suoi devastanti effetti]
ISRAELE BOMBARDA A PIOGGIA GAZA CON FOSFORO BIANCO
di Sheera Frenkel e Michael Evans
[dal Times, 5 gennaio 2008]
Esistono elementi che inducono a sostenere che ieri, 4 gennaio 2008, Israele abbia utilizzato fosforo bianco per coprire il suo attacco nella popolatissima Striscia di Gaza. Questo tipo di arma, utilizzata anche dalle forze britanniche e statunitensi in Iraq, è capace di causare orripilanti incendi, ma risulta non illegale se utilizzata come copertura schermante.
Con l’avanzata dell’esercito israeliano verso la periferia di Gaza City, mentre il pedaggio di morte pagato dai palestinesi saliva oltre le 500 vittime, le suddette bombe al fosforo sarebbero state viste esplodere, rilasciando tentacoli di fitto fumo bianco per coprire i movimenti delle truppe. “Queste esplosioni sono fantastiche, producono un’enorme quantità di fumo che acceca il nemico, così che le forze militari possano avanzare” ha dichiarato un esperto israeliano per la sicurezza. Masse incendiarie di fosforo causano danni severi a chiunque sia nel raggio dell’esplosione e costringono possibili cecchini o addetti a trappole esplosive a ritirarsi. Israele aveva ammesso l’utilizzo di fosforo bianco nel corso della sua campagna militare contro il Libano, nel 2006.
[L'ispettore ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi, John Dugard, di origine sudafricana, stese nel 2005 un allarmante rapporto per conto delle Nazioni Unite sulla situazione a Gaza, che fu reso noto nella seconda metà del 2006. La pressione israeliana, i reiterati omicidi mirati e le condizioni di embargo quasi totale a cui la popolazione della Striscia veniva sottoposta, secondo l'ispettore ONU, non solo ricordavano il regime dell'apartheid sudafricana, ma avevano come conseguenza l'innesco di un meccanismo vizioso, che vedeva il lancio di missili contro Israele da parte dei palestinesi e, a fronte di ciò, una risposta sproporzionata, da considerarsi multiplo crimine di guerra, da parte di Tel Aviv. Poiché la notizia in Italia non ebbe rilevanza sufficiente, riportiamo parte dell'articolo del "Guardian" sul rapporto Dugard all'ONU e un intervento dello stesso John Dugard. Ricordiamo che entrambi gli scritti datano a ben prima dell'attuale, drammatica tragedia che Israele sta imponendo in queste ore a Gaza]
IL RAPPORTO DUGARD RESO PUBBLICO NEL 2006
RAPPORTO ONU: GAZA OCCUPATA COME IL SUDAFRICA DURANTE L'APARTHEID
di Rory McCarthy
[The Guardian, 23 febbraio 2007]
Uno degli ispettori ONU per il rispetto dei diritti umani ha paragonato l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele alla situazione di apartheid che fu realizzata in Sudafrica. L’ispettore ONU sostiene che “dovrebbe essere presa in seria considerazione” la possibilità di condurre davanti alla Corte internazionale di giustizia l’occupazione da parte israeliana.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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Nei mandati di cattura non si parla dei ferimenti avvenuti in questi anni a Padova. Ma sempre secondo indiscrezioni alcune delle persone arrestate potrebbero avere responsabilità nella fase preparatoria di almeno un azzoppamento, mentre, sempre a mezza voce, c’è qualcuno che aggiunge: “Per ora di fatti di sangue non si parla perché il magistrato non sarebbe contento”. Per cui ci sarebbero da prevedere molte sorprese. [...] C’è allora il sospetto, per ora solo un sospetto non provato da fatti, che si sia in presenza di qualche testimonianza interna, molto circostanziata, tale da poter permettere di ricostruire tutto un lungo e complesso periodo. Insomma che si sia in presenza di un piccolo Fioroni veneto.
di Luca Barbieri
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4. Giugno – Luglio: guerra tra giudici
Tra fine giugno e luglio, di fronte a uno stallo delle novità dal lato inquirente (l’unica novità è rappresentata dall’arresto a inizio di giugno di Paolo Virno e Lucio Castellano, redattori di Metropoli) esplode il conflitto tra il giudice istruttore Giovanni Palombarini e il Pubblico Ministero Pietro Calogero. Il conflitto inizia sulla stampa già a fine giugno. Calogero ha presentato 14 nuovi mandati di cattura (“Padova: altri mandati di cattura?”, Unità 28 giugno) ma Palombarini non si decide a dare il via libera agli arresti. Calogero per tutta risposta parla e attacca, il termine non è esagerato, il giudice istruttore sull’Unità del 30 giugno (“Perché ristagna l’inchiesta a Padova sull’Autonomia” il titolo, e in occhiello “Amara e preoccupata dichiarazione del PM Calogero”).
di Luca Barbieri
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3. Maggio: come tenere viva l’attenzione
Con il mese di aprile termina la grande fase dell’accusa. D’ora in poi gli articoli subiscono un’evidente rarefazione e perdono soprattutto, fatto salvo per le interviste a Calogero, la prima pagina dei quotidiani. Maggio è comunque scandito ancora da interrogatori e dal trascinarsi di polemiche e interventi. Senza però enormi novità dal punto di vista delle accuse. Nuovo materiale e soprattutto nuove letture vengono fornite dal sequestro del materiale di Negri depositato alla Fondazione Feltrinelli a Milano (per nasconderlo, secondo gli inquirenti, per donarlo alla fondazione, secondo l’imputato). In alcuni quotidiani, soprattutto l’Unità, più direttamente interessati alla prossima scadenza elettorale delle Europee l’attenzione è mantenuta evidentemente più alta. Il 7 aprile viene usato come nucleo informativo attorno al quale costruire ragionamenti che riguardano il tema della sicurezza e della lotta al terrorismo. L’Unità piazza infatti questi articoli come base delle pagine di cronaca.
[Liberazione - testata con la quale Carmilla non ha mancato di polemizzare con franchezza, oggi non è in edicola per uno sciopero dei suoi giornalisti. I redattori hanno aperto un blog per spiegare cosa sta succedendo al giornale, ed hanno emesso un comunicato, che pubblichiamo g.d.m.)]
LIQUIDAZIONE COMUNISTA
LIBERAZIONE IN SCIOPERO
giovedì 25 settembre 2008
I giornalisti di Liberazione scendono in sciopero immediato.
di Tito Pulsinelli
All’operazione militare di Mosca, finora l’asse Stati Uniti-Unione Europea (UE), che si raggruppa sotto le vetuste bandiere della NATO, ha risposto con parecchia lentezza e confusione. La Russia si posiziona strategicamente tra il Mar Nero e il mar Caspio, diventando l’arbitro di flussi energetici di straordinaria importanza per i mercati “occidentali”.
La NATO ha nella mira le 25 miliardi di tonnellate metriche di gas, e i 200 miliardi di barili di petrolio dei giacimenti che si affacciano sul litorale del Caspio. Le compagnie petrolifere anglo-USA avevano scelto la Georgia come via principale di accesso e transito di queste risorse. L’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan è una prima tangibile arteria, che unisce l’Europa alle fonti energetiche asiatiche.
a cura di Redazione
Tre giovani militanti di sinistra sono stati aggrediti e picchiati ieri notte a Roma da dieci giovani estremisti di destra, mentre ritornavano da un concerto in ricordo di Renato Biagetti, il giovane ucciso a coltellate due anni fa da due estremisti di destra, a Focene. I tre giovani sono stati colpiti con armi da taglio e catene, e uno di loro è ricoverato al Cto con ferite profonde alla coscia.
Su Renato Biagetti sembra essersi steso il silenzio, come al solito in casi consimili. E' per questo motivo che invitiamo tutti i lettori a scaricare e leggere l'accuratissimo memorandum Renato Biagetti, il dossier sulla sua morte, a cura dei compagni e delle compagne di Renato. Ulteriori informazioni su veritaperrenato.noblogs.org.
• Scarica Renato Biagetti, il dossier sulla sua morte [92k]
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
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Il resto di Aprile
A partire dal 15 aprile, con Toni Negri trasferito a Rebibbia, si fanno insistenti le voci che alla base dell’inchiesta ci sia un “supertestimone”, probabilmente un brigatista che ha vuotato il sacco, ed emerge la possibilità che l’inchiesta venga trasferita a Roma (Unità). Il Manifesto invece, in polemica con le notizie pubblicate da Ibio Paolucci dell’Unità sulla cena con Alessandrini e Negri pubblica la testimonianza diretta di Tiziana Maiolo e una dichiarazione di Antonio Bevere, ospite della serata, che conferma il racconto della giornalista del Manifesto.
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
[Avvertenza. E' capitato, e capiterà di nuovo, che Carmilla abbandoni una pubblicazione a puntate, provvisoriamente o per sempre. Ciò si deve o a palese sgradimento dei lettori, oppure a difficoltà tecniche. Mai e poi mai a "tagli o censure" che, su Indymedia Emilia Romagna, il solito imbecille ha di recente voluto attribuirci, senza peraltro portare esempio alcuno. La lunga sospensione della pubblicazione del testo di Luca Barbieri è stata dovuta proprio a problemi tecnici, di natura grafica. Pensiamo di avere risolto la cosa e di poter garantire che le prossime puntate si susseguiranno a scadenza ravvicinata.]
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
CAPITOLO III - LA NARRAZIONE DEL 7 APRILE SUI QUOTIDIANI ITALIANI
1. Una periodizzazione
La storia del processo 7 aprile dura quasi un decennio. Seguirne la narrazione attraverso le pagine dei quotidiani è lavoro lungo e complesso.
di Valerio Evangelisti (da il manifesto, 13 luglio 2008)
[Questo articolo è apparso su il manifesto in forma abbreviata. Non per censura del giornale, bensì per ragioni di spazio, che mi hanno costretto ad alcuni sacrifici volontari. Ecco la stesura originale.]
I centri sociali, a Bologna come dovunque, furono un tentativo di perpetuare l’eredità del Settantasette in anni duri e di feroce repressione. Facevano leva su due temi salienti dell’Autonomia: il “contropotere territoriale” e la socialità alternativa, prima di allora teorizzata da Lotta Continua, quando era ormai prossima allo sfascio. In pratica si trattava di sperimentare pratiche di vita comune autogestita, distanti dalle logiche di potere, e destinate a dilatarsi sul territorio. Nessun modello esistenziale valido fuori doveva riprodursi dentro: dall’ansia di competere alle discriminazioni sessiste. Ma non ci si doveva ritirare in una sorta di Shangri-La, o in un monastero benedettino resistente ai barbari (come ha di recente teorizzato a sorpresa Bifo, vinto dal pessimismo). Compito dei CSOA (Centri Sociali Occupati Autogestiti) era compattarsi dentro per proiettarsi fuori. Definire uno stile di vita per poi imporlo, con le buone o con le cattive. Conquistare spicchi di metropoli.
di Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci (da il manifesto, 10 agosto 2008)
[Se fosse stato ancora vivo Sbancor, avremmo affidato a lui un commento sul conflitto tra Russia e Georgia. Aveva infatti previsto da tempo, come nota un post su Indymedia, che i confini meridionali della Russia erano a forte rischio di deflagrazione. Scomparso Sbancor, è apparso per fortuna su il manifesto - dove è stato pubblicato purtroppo in seconda pagina, su una colonnina - un articolo di Di Francesco e Dinucci che fa chiarezza sulla situazione. Altri interventi che meritano di essere letti li indichiamo alla fine del pezzo. Da notare che TUTTE le forze politiche in Parlamento, inclusi il PD e L'Italia dei Valori (la sedicente "opposizione"), sono schierate a sostegno della Georgia. Per non dire dei Radicali, filoimperialisti da sempre.] (V.E.)
«La Georgia è oggi un faro di libertà per questa regione e il mondo», diceva il presidente George Bush in visita a Tbilisi nel maggio 2005. A cosa si deve un tale riconoscimento della Casa bianca?
di Marco Vecchi
[Nel porto di San Francisco è stato di recente danneggiato, con scritte inneggianti a Orwell e a Durruti, un memoriale dedicato ai militanti della Brigata Lincoln, provenienti dagli Stati Uniti, nella guerra di Spagna. Un documento apparso su Indymedia (della Bay Area, dell' Emilia-Romagna, italiano) rivendica il gesto. Chiama "arte stalinista" il memoriale, rievoca la repressione sanguinosa contro il POUM, e gli anarchici che lo avevano difeso, operata dai comunisti fedeli all'Unione Sovietica. Tutto vero, se non fosse che la Brigata Lincoln, in tutto ciò, non ebbe alcuna responsabilità. Fu sempre al fronte, non partecipò alle stragi di Barcellona contro libertari e trotzkisti.
[Il 9 giugno di quest'anno, dopo una lunga resistenza, il Laboratorio sociale occupato PAZ di Rimini è stato sgomberato, da una giunta di centrosinistra accecata dal mito ormai universale della "legalità". "Legalità" che nessuno si sognerebbe di imporre allo spietato sfruttamento su cui si regge l'industria delle vacanze nella riviera romagnola. Per fortuna il PAZ non si è lasciato tacitare, e ha condotto questa inchiesta, a nostro avviso straordinaria.]
La sicurezza dello sfruttamento
Gli strumenti di analisi. Ovvero la narrazione dello sfruttamento Per affrontare un discorso serio e realistico sullo sfruttamento delle lavoratrici straniere stagionali nel territorio della riviera romagnola, era necessario creare una sorte di ponte per aprire un "varco", ovvero una comunicazione diretta con le stesse lavoratrici/lavoratori del mercato turistico.
di Valerio Evangelisti
Le sue foto sono strazianti. Una specie di bambino troppo cresciuto, con gli occhi grandi e chiari, ingenui, e un perenne mezzo sorriso sulle labbra, lo stesso che aveva da piccolo. Un “ragazzone” triestino di 34 anni (pesava 120 chili, era alto 1,85), per testimonianza di tutti mite e gentile, un po’ goffo, incapace di fare del male. Era afflitto da “sindrome schizofrenica paranoide”, che lo aveva colpito dopo il servizio militare nell’aeronautica, e gli scherzi feroci a cui era stato sottoposto dai commilitoni. Da quel momento nutrì un timore folle verso chiunque indossasse una divisa. A posteriori, potremmo dire che aveva ragione.
Era seguito dai servizi psichiatrici, ma viveva solo, tanto si sapeva che non era pericoloso. Il 27 ottobre 2006 è stato massacrato e fatto morire da quattro agenti di polizia, tre uomini e una donna. Per “asfissia da posizione”, come nel caso di Federico Aldrovandi.
di Nevio Galeati
[Nevio Galeati, giornalista dell’edizione ravennate de Il Resto del Carlino, collaboratore di Carmilla, è autore di alcuni romanzi polizieschi che hanno per protagonista l’ “investigatore di provincia” Luca Corsini, di cui l’ultimo è Improvvisazioni per chitarra e batteria. A Luca Corsini è intitolato il blog di Galeati. Ne riprendiamo un articolo su un episodio accaduto a Ravenna, ma che somiglia a tanti che succedono in Italia, il paese più razzista d’Europa, praticamente ogni giorno.] (V.E.)
Pomeriggio di inizio giugno. Le ricetrasmittenti della Polizia municipale di Ravenna si surriscaldano. Voci concitate, richieste perché vengano inviate altre pattuglie; il bailamme arriva naturalmente anche alla Centrale operativa della Questura. Si muove una Pantera dell’Ufficio di prevenzione generale. Sono le 16.30: sulla strada che collega la città al mare, via Canale Molinetto, è scoppiato il caos.
di Tito Pulsinelli
Aumenta il prezzo del petrolio e dei cereali, sprofonda in cantina il dollaro. Di chi è la colpa? All’unisono, la megamacchina mediatica scandisce: è l’egoismo dei Paesi petroliferi che rifiutano di aprire i rubinetti di una risorsa in via di esaurimento. La dinamica è un’altra: crolla il dolaro e vanno alle stelle i prezzi del grano, mais e riso. Perchè?
Solo gli Stati Uniti possono emettere liberamente la quantità di dollari che ritengono preferibile. Al di fuori di ogni controllo, non c’è contropartita in oro, né il retroterra di un’economia ormai vedova di crescita ed espansione, sposa poligama dell’indebitamento interno ed estero.
di Alberto Prunetti
Italia, nordest, febbraio 2007. Giuliano Bruno è un liceale antifascista. Di ritorno da una manifestazione a Treviso viene aggredito e picchiato da un gruppo di Skinheads neofascisti.
Giuliano non esce più di casa, ha paura.
Da quell’episodio passano alcuni giorni, gli amici lo invitano a uscire. Partono in macchina, vanno verso il centro di Treviso, uno di loro scende, va in cerca di un altro compagno. Poi torna e dice a Giuliano: "Non uscire! Stanno arrivando gli Skinheads!" Arrivano. Aprono la porta della macchina. Giuliano è rimasto dentro assieme a un altro ragazzo. Gli chiedono: "Sei Giuliano Bruno?". "Sì, sono io".
Lo colpiscono con violenza in testa. L'amico prova a difenderlo. Gli rompono il naso.
Dopo la seconda aggressione Giuliano lascia la scuola, non vuole più stare nel trevigiano. Comincia a vagabondare per l’Europa. Partecipa alla manifestazione contro il G8 di Haligendamm, in Germania. Torna in Italia, trova alcuni lavori occasionali. Poi riprende a studiare, questa volta a Trieste.
La mattina del 5 maggio 2008 lo trovano a terra, sotto casa sua. Suicida.
di Carlo Loiodice
In un appello per Chiaiano, firmato fra gli altri da Valerio Evangelisti e da Wu Ming, si legge:
[...] Nei capannelli che si formano tra i gazebo all'ingresso delle cave, le persone ripercorrono a mente fredda gli ultimi avvenimenti, analizzando il resoconto fatto dai media degli eventi di cui sono state protagoniste. E in quei racconti, nessuno si riconosce. [...]
* * *
E' un'esperienza che abbiamo fatto in tanti, anche se non abbastanza da produrre significativi mutamenti nei comportamenti della stampa e del suo ruolo nelle vicende sociali.
di Carlo Loiodice
Avrei voluto intervenire subito dopo gli eventi, ma in casi come questi, scattano meccanismi terribili di imperdonabile cautela o d'inconscia autocensura. Credo che a solidarizzare con i manifestanti contro Ferrara siano stati tanti di più rispetto alle voci che si sono sentite. Ma il pensiero unico e la supponenza strategica induceva comportamenti contrari. Bisognava "accreditarsi"; ed è quello che han fatto Mafai, Bertinotti, Giordano, Cofferati e gli altri "marrani". La parola tra virgolette non è dispregiativa ma storica. Si riferisce a quegli ebrei che, per sfuggire al bando di espuulsione emanato da Isabella e Ferdinando nella Spagna del 1492, si convertirono al cattolicesimo, così come tanti oggi si sono convertiti dal leninismo e dallo stalinismo al liberalismo.
di Enrica Collotti Pischel
[Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all'onore delle cronache. Per fare un minimo di chiarezza sulla questione tibetana, riportiamo questo articolo della celebre sinologa Enrica Collotti Pischel, scomparsa nel 2003. L'articolo fu pubblicato da Il manifesto il 9 gennaio 2000. Naturalmente, narrare gli antecedenti e liberarli dalle speculazioni non significa legittimare la repressione violenta delle attuali autorità cinesi contro la protesta tibetana. Ringrazio l'amico Roberto Sassi per la segnalazione.] (V.E.)
La notizia della fuga dalla Cina del giovanissimo Lama Ugyen Trinley Dorje, terza autorità nella gerarchia delle reincarnazioni del buddhismo tibetano è stata ritenuta molto ghiotta dai giornali italiani e viene considerata un grave scacco per il governo cinese che non sarebbe riuscito a impedirla, nonostante il proprio apparato militare.
di Blicero
Martedì 11 marzo 2008 i pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati hanno letto le loro richieste di pena per i 45 imputati per i fatti di Bolzaneto: le condanne ammontano a qualcosa come 76 anni complessivi, ma solo per 15 degli imputati la pena supera la soglia della condizionale (ventiquattro mesi) e solo per 8 di questi quella dell'indulto (tre anni). Per i restanti trenta le condanne sono di circa un anno (o meno) a testa, anche considerata la peculiarità delle condizioni che si sono verificate a Bolzaneto - hanno detto i pm. Il problema è che non c'è nulla di straordinario in Bolzaneto, se non il fatto che ciò che è accaduto sia sostanzialmente di dominio pubblico.
di Alberto Prunetti
[Questo testo è debitore della lettura del saggio inedito di Silvio Antonini sull’avvento del fascismo a Viterbo, di prossima pubblicazione, e dello spettacolo teatrale “Sottoassedio” di Antonello Ricci] A.P.
Viterbo, 2 maggio 1921. Piazza Verdi ospita un comizio del fascista Giuseppe Bottai. L’oratore non riesce a prendere la parola: lo sfida un giovane scalpellino, il repubblicano Duilio Mainella. Alcuni socialisti intervengono, la tensione sale, i fascisti si ritirano scortati dalle forze dell’ordine verso la sede del Fascio. Per strada la folla tumultuante getta contro di loro dei sassi. La reazione degli “italianissimi” arriva attraverso dei colpi di pistola esplosi a casaccio. Ci sono feriti da entrambe le parti. A terra rimane il muratore Antonio Prosperoni, di 21 anni. Secondo alcune testimonianze, i reali carabinieri avrebbero assecondato la reazione dei nerocamiciati.
Viterbo, 9 luglio 1922. Viene accoltellato lo scalpellino anarchico Antonio Tavani, ardito del popolo noto per la forza fisica e il coraggio. Antonio è figlio del cavallaio Olindo, che si vanta di essere stato tra i butteri maremmani che il 4 marzo 1890 avevano sconfitto Buffalo Bill nella tappa del Wild West Show a Cisterna. Tavani è accoltellato fuori da un’osteria, nel corso di una colluttazione che scaturisce da motivazioni politiche, tradimenti e animosità personali.
di Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi, Massimiliano Mita
Pubblichiamo un estratto da Avete pagato caro non avete pagato tutto. La rivista «Rosso» (1973-1979) (DeriveApprodi, pp. 108+DVD-ROM, 18 euro), che ripercorre la storia di una delle più sperimentali e innovative riviste dell'Autonomia operaia.
Il 7 dicembre del ’76, giorno di sant’Ambrogio, a Milano fa freddo. La colonnina di mercurio è inchiodata sullo zero. Gelo e nebbia. Tempo da lupi. Tempaccio buono per paltò e pellicce. Ma anche per tolette e smoking. Alla Scala, infatti, è fissato l’Otello di Verdi, che apre la stagione lirica e di balletto. È l’immancabile appuntamento dell’alta borghesia meneghina: la celebre “prima”, divenuta leggenda rossa dal giorno in cui Mario Capanna organizzò la contestazione del movimento studentesco ai signori di Milano. Correva l’anno 1968.
Testimonianza di Pasquale Valitutti
[La settimana scorsa è andato in onda su Rai Tre un "Ballarò speciale" che aveva tra i protagonisti Mario Calabresi, corrispondente da New York de La Repubblica, figlio del commissario Luigi Calabresi e autore del libro di grande successo Spingendo la notte più in là, Mondadori, 2007. Posto che è giusto che un figlio difenda la memoria del padre, certe affermazioni, come quella relativa all'assenza di Luigi Calabresi dalla stanza da cui cadde, il 15 dicembre 1969, il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli - incolpato della strage di Piazza Fontana, di cui era innocente - sono più controverse di quanto la trasmissione facesse trasparire. Ecco, per esempio, la testimonianza resa a suo tempo dall'anarchico Pasquale Valitutti, arrestato con Pinelli. Alcune considerazioni in appendice.] (V.E.)
Io sottoscritto Pasquale Valitutti dichiaro che: giunto in questura all'ufficio politico verso le ore 11 di sabato 13 dicembre, sono rimasto due o tre ore in sala d'attesa. Spostato quindi nel salone seguente quello dove vi è la macchina del caffè ho visto Pinelli seduto vicino ad Eliane Vincileone.
di Luca Barbieri
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6. Il blitz del 21 dicembre 1979
L’operazione coinvolge le procure di Roma, Padova e Milano. Quattrocento uomini della Digos sono impegnati a Milano, centinaia a Torino, Padova, Genova, Roma, Firenze e Bergamo.
Tra gli arrestati: Mauro Borromeo (50 anni, direttore amministrativo dell’Università Cattolica); Francesco Cavazzeni (44 anni, prof. di Storia della Filosofia all’Università di Pavia); Alberto Magnaghi (architetto, prof. universitario); Marco Bellavista (31 anni, giornalista di Controinformazione); Franco Tommei (42 anni, giornalista di Rosso); Adriana Servida, 29 anni (nessun collegamento con Potere operaio, liberata dopo un paio di mesi); Romano Madera (31 anni, docente di Sociologia all’università di Cosenza, messo in libertà dopo un anno); Arrigo Cavallina; Jaroslav Novak (32 anni, direttore della libreria Memoria); Oreste Strano; il medico Giorgio Reiteri; Antonio Liverani che ospitò nell’appartamento di Negri Carlo Casirati; Giannatonio Baietta (titolare della tipografia dove veniva stampato Autonomia); Antonio Temil (intestatario del numero telefonico di Radio Sherwood); Augusto Finzi; Alberto Funaro; Caterina Pilenga (programmista regista della Rai di Milano); Gianni Sbrogiò.
[Sulla vicenda del presunto divieto di far tenere la Lectio Magistralis inaugurante l'anno accademico alla Sapienza di Roma al dottor J. Ratzinger, chiunque sembra in grado di dire la sua: a condizione di condannare l'atto violento, intollerante, laicista, e via turpiloquiando, di quella che viene comunque definita "una minoranza". Gli unici che non sembrano avere cittadinanza nella repubblica delle idee sono gli studenti protagonisti della protesta, definiti dall'onorevole Gasparri «tossici e terroristi». Pubblichiamo qui il loro comunicato, nell'interesse di chi voglia conoscere anche il loro punto di vista. Per completezza d'informazione, qui la lettera di Marcello Cini che ha per primo protestato contro l'invito a Ratzinger, qui la lettera di protesta di 67 docenti, rapidamente aumentati sino a raggiungere 700 adesioni, per i quali sempre l'on. Gasparri ha chiesto l'allontanamento dal servizio.
Qui, infine, una cordiale risposta della redazione di Carmilla all'on. Gasparri.] (g.d.m.)
Una grande vittoria, una pagina importante della vita politica del paese. Non tanto e non solo perché il papa ha deciso di rinunciare all'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza previsto per giovedì 17 gennaio, ma anche e soprattutto perché una verità è stata confermata. La decisione del papa, infatti, dimostra in modo evidente che le istituzioni ecclesiastiche di Benedetto XVI non accettano dissenso, né differenza, né libertà di parola.
di Manolo Morlacchi
Manolo Morlacchi, La fuga in avanti. La rivoluzione è un fiore che non muore, ed. Agenzia X, pp. 216, € 15,00.
La fuga in avanti è uscito nelle librerie da qualche settimana e ci sono alcune osservazioni, provocazioni, domande, che appaiono in modo ricorrente nelle presentazioni a cui partecipo e nelle recensioni che ho potuto sin qui leggere, in particolare, la segnalazione di Wu Ming 1 su Nandropausa. Quindi mi sono convinto della necessità di approfondire alcune questioni intorno al mio libro.
di Saverio Fattori
Antonella Beccaria, Uno bianca e trame nere. Cronaca di un periodo di terrore, prefazione di Andrea Purgatori, Stampa Alternativa, pp. 164, 10 euro
il blog di Antonella Beccaria
Antonella Beccaria ci mette in leggera registrata, torna sulla vicenda della banda della Uno Bianca, una manciata di anni sanguinosi che ha avuto come epicentro Bologna e ha percorso l’Emilia, la Romagna, fino alle Marche. Sono anni di transizione tra la Piramide di Craxi e Tangentopoli, un’era di confusione di potere, assestamenti per nuovi equilibri. Tra il 1987 e il 1994 luoghi banali come aree di servizio, Ipercoop, autostrade sembravano essere diventati zone di guerriglia urbana.
di Tito Pulsinelli
[Sullo stesso tema, si consiglia di leggere le critiche al trattato espresse dall'organizzazione Attac. Un altro passo indietro della democrazia rappresentativa, e una conferma della sua crisi forse definitiva.] (V.E.)
L'Unione Europea ha una nuova Costituzione, alleluia! Fiato alle trombe, inni, giubilo, gaudio e... facciatosta.
Finalmente è stato trovato l'inghippo per aggirare l'ostacolo rapresentato dalla bocciatura sonora dei cittadini francesi e degli olandesi. La Francia e l'Olanda, infatti, rimangono gli unici due Paesi in cui fu concesso respingere alle urne l'oltranzismo liberista della élite tecnocratica continentale. Poi sospesero democraticamente tutte le consultazioni, anche quelle dei parlamenti nazionali.
di Luca Barbieri
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CAPITOLO II - IL "7 APRILE", LA STORIA
1. Una storia non raccontata
Con il nome “7 aprile” si indica l’inchiesta partita a Padova il 7 aprile 1979 su ordine del procuratore della Repubblica Pietro Calogero. Ma tentare di scrivere una storia organica di quell’ampia serie di procedimenti polizieschi e giudiziari che prendono il nome di “7 aprile” non è impresa facile.
di Luca Barbieri
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Il terrorismo
Come si è visto, la grande trasformazione sociale che interessa il nostro Paese è accompagnata da tensioni molto vaste che inaugurano una lunga e crescente stagione di violenza politica che darà all’intero decennio dei Settanta la denominazione di “anni di piombo”. Ma il fenomeno terroristico, pur rilevantissimo, non esaurisce la comprensione di un fenomeno così complesso come quello della protesta sociale. Ripercorrerne a grandi linee l’evolversi è utile per capire il clima in cui giunse l’operazione “7 aprile”.
di Blackswift
Il principio più importante su cui si costruisce molta dell'offensiva culturale e politica della destra moderna è la confusione. Una confusione scientifica tutta mirata a mistificare concetti tutto sommato semplici, ma che con un ragionevole impegno dialettico possano essere vòlti ai propri fini.
Sempre più spesso violenza e sicurezza diventano binomi inscindibili: più sicurezza, meno violenza; più violenza, meno sicurezza. Basta una pennellata al contorno per far diventare la sicurezza non quella di una vita dignitosa e della propria libertà, ma quella dell'esercizio arbitrario dei poteri di repressione e di controllo, nell'illusione che alimentare la pressione in una pentola sigillata non la faccia esplodere ma ne dissipi il potenziale distruttivo.
E la violenza diventa quella rappresentata delle curve dello stadio o di una piazza in cui brucia una piccola barricata.
di Luca Barbieri
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Autonomia Operaia
L’area dell’autonomia propriamente detta nasce nel corso del ’73, periodo in cui comincia a prendere consistenza il coordinamento nazionale delle assemblee e comitati autonomi. Il primo prodotto di questo coordinamento sarà il “Bollettino degli organismi autonomi operai”, che nasce nel maggio del ’73 e porta le firme di: Assemblea autonoma Alfa Romeo, Assemblea autonoma Pirelli, Comitato di lotta Sit-Siemens, Gruppo operaio Fiat, Assemblee autonome di Porto Marghera, Comitato politico Enel, Comitato lavoratori-studenti policlinico, Unione sindacale comitati di lotta. […] L’assemblea autonoma di Porto Marghera costituisce probabilmente la più vecchia e solida esperienza di organizzazione autonoma: le sue radici affondano nella rete di intervento del Potere Operaio veneto-emiliano della fine degli anni ’60; confluita in Potere Operaio manterrà sempre una forte autonomia dalle strutture dell’organizzazione ed un’identità nettamente caratterizzata e a partire dal ‘74 darà vita a “Lavoro Zero”.
di Luca Barbieri
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Potere Operaio
"La vicenda di Potere Operaio trova le sue origini nel discorso teorico di Quaderni Rossi, una rivista nata nel 1961 – ma in realtà era stata già pensata in precedenza – ad opera di alcuni intellettuali in prevalenza socialisti, ma anche comunisti, particolarmente attenti al fenomeno, che allora si andava compiendo, del passaggio dell’economia italiana dalla fase prevalentemente agricola a quella industriale-agricola, caratterizzata, come negli altri paesi di capitalismo maturo, dalla prevalenza del capitalismo monopolistico di Stato; e convinti della necessità per il movimento operaio di modificare profondamente, di conseguenza, la propria strategia […] La critica nei confronti della linea politica delle organizzazioni storiche del movimento operaio e la convinzione della necessità di una nuova strategia tengono uniti per qualche tempo coloro che hanno dato vita alla rivista, ma a un certo punto – è l’estate del 1963 – sorgono e si sviluppano motivi rilevanti di divisione.
di Luca Barbieri
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3. Sigle, movimenti, terrorismi
Alla sinistra del PCI
In questo contesto bloccato, dopo il golpe cileno il Partito comunista guidato da Enrico Berlinguer si convince che non sia possibile, in quel contesto internazionale, un governo autonomo delle sinistre. Inizia il lento ma inesorabile avvicinamento dei comunisti alla Democrazia cristiana, dalla sinistra al centro dello schieramento politico. La possibilità di arrivare al “compromesso storico” crea forti tensioni e radicalizzazioni all’interno della sinistra e negli ambienti più filoamericani della Democrazia cristiana. In Italia l’onda lunga del ’68 arriva a una situazione di “guerra civile strisciante”. Il Partito comunista in questa lunga marcia verso il governo del Paese è costretto a una costante dimostrazione di responsabilità che dovrebbe avvicinarlo ai ceti medi.
Ma se il movimento nasce a sinistra, se il più grande Partito comunista d’Occidente è costretto a guardare al centro, senza poter al tempo stesso essere scavalcato a sinistra, come sarà il suo rapporto con esso?
Soffocata dal fumo dei roghi che hanno falcidiato in Grecia più di 50 persone, la notizia dei gravissimi scontri tra forze dell'ordine e immigrati nigeriani, appoggiati da studenti, squatter, autonomi e liberi cittadini, nella città di Salonicco, non ha avuto rappresentazione nella scena mediatica. Due notti di guerriglia drammatica, scatenata da un fatto tragico, ormai entrato nella normalità della violenza e della censura perpetrata su lavavetri e supposti abusivi, a partire dall'Italia ed evidentemente non soltanto in Italia: un venditore africano di dvd pirata incappa in un controllo della polizia, scappa e muore. Si è trattato di Tony Onuoha, nigeriano, 25 anni, caduto da una finestra al primo piano di una caffetteria mentre fuggiva dal controllo.
E' una situazione che si sta allargando a un ritmo pari a quello degli incendi dolosi. A febbraio si erano verificati durissimi scontri tra polizia e anarchici, ad Atene. Proponiamo la testimonianza video della guerriglia urbana di Salonicco. L'Europa non è soltanto il sisma sovietico della Banca Centrale, sotto bolla dopo il crash dei mutui americani: sta accadendo qualcosa di più, nessuno ne parla.
[Ringraziamo l'editore per il permesso di pubblicazione dell'introduzione della collettanea di saggi d'autore (da Vidal a Griffin a Vattimo), curata dallo steso Chiesa e da Roberto Vignoli,
ZERO. PERCHÉ LA VERSIONE UFFICIALE SULL’11/9 È UN FALSO, Piemme, € 17.50]
La ragione principale che mi ha spinto a promuovere questo lavoro collettivo risiede nella mia profonda convinzione, che so essere condivisa da tutti coloro che vi hanno preso parte, che l’11 settembre è stato non solo un colossale inganno, perpetrato ai danni dell’intera umanità, ma che esso è stato ed è un’arma di tremenda potenza puntata contro la pace mondiale e i cui effetti – se non impediti – potrebbero mettere in causa la stessa sopravvivenza di milioni e perfino di miliardi di individui.
di Alberto Masala
[Pubblico questo intervento del poeta Alberto Masala (1) a commento dell'ultima porcheria del sindaco di Bologna Sergio Cofferati: la completa demolizione, due giorni fa, del centro sociale Crash, una delle realtà giovanili bolognesi più vive e attive sul territorio, un polo culturale importante. In appendice, alcune note del sottoscritto sul Crash. La vignetta qui a lato è di Nico Roby Sole.] (Valerio Evangelisti)
una mattina d'estate, nella città vuota e silenziosa, le ruspe di cofferati hanno appiattito il CRASH, uno degli ultimi spazi di sopravvivenza a bologna
questa città è un cimitero
di Luca Barbieri
(c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
CAPITOLO I - IL CONTESTO STORICO
1. Perché un capitolo storico
Parlare del caso “7 aprile” richiede uno sforzo particolare. Non si tratta, con tutta evidenza, di un processo qualsiasi. Per leggere correttamente l’evento, e il modo in cui esso fu raccontato, bisogna tener conto della storia (anzi delle storie) dei protagonisti, dei tempi in cui questa vicenda matura e si inserisce. Occorre, senza eccessive pretese, tentare di gettare uno sguardo sinottico, un fascio di luce sulla storia repubblicana dal 1960 al 1980. Questa ricostruzione non è l’oggetto di questo lavoro e non ne occuperà quindi una parte troppo rilevante. Il primo capitolo servirà a porre le premesse indispensabili per capire i riferimenti e le riflessioni che verranno sviluppate nei capitoli seguenti. Non mi dilungherò troppo. Ma tutti gli elementi essenziali nella preparazione del lavoro, viaggeranno in background attraverso i capitoli e i paragrafi, emergendo qualora ce ne fosse la necessità.
di Luca Barbieri
[Ormai sappiamo tutti (con l’eccezione di Claudio Magris, che chissà dov’era negli ultimi trent’anni) che Toni Negri non era il capo delle Brigate Rosse, né il telefonista dei rapitori di Moro, né l’assassino di Carlo Saronio. Eppure un giudice, su basi così palesemente assurde, imbastì nel 1979 il processo simbolo del periodo dell’ “emergenza”, rimasto noto come “il caso 7 aprile”. Vi furono coinvolti prima una ventina di imputati, quasi tutti docenti e ricercatori della facoltà di Scienze Politiche di Padova, poi divenuti oltre un centinaio. Molti furono incarcerati, altri costretti all’esilio, uno (“Pedro”) perse la vita, ucciso dalle forze dell’ordine mentre era armato di un semplice ombrello. Inutile dire che gli assassini di Pedro rimasero impuniti, e che il magistrato che gestì il processo ha tranquillamente fatto carriera. L’impianto dell’inchiesta crollò solo grazie alle confessioni di Patrizio Peci, che dimostrarono come Negri, Scalzone e gli altri del 7 aprile, con le Brigate Rosse, non avessero nulla a che spartire.
di Claudio Albertani (traduzione di Irene Caporale)
LA FESTA
È così che la APPO raccolse i consensi di una gran quantità di orga-nizzazioni, individui, e correnti di pensiero. Suscitato da un sussulto di indignazione, il movimento cresceva esprimendo inventiva, creatività e immaginazione.
Le elezioni presidenziali del 2 luglio erano alle porte e la APPO propose di castigare Ulises Ruiz. Sebbene molti dei suoi membri fossero astensionisti, e nonostante i tentativi di frode, a Oaxaca vinse López Obrador con un margine molto ampio. Per la prima volta nella storia locale, il PRI rimaneva in una disonorevole terza posizione, dietro il PAN.
Ne seguì una storia complessa e non ancora conclusa, della quale risaltiamo solo alcuni aspetti. Si è già detto che la APPO nacque ispirandosi alle pratiche democratiche di zapotechi, mixtechi, mixes, amuzgos e altri popoli indigeni che vivono nello Stato di Oaxaca.
di Claudio Albertani (traduzione di Irene Caporale)
La guerra è la pace
la libertà è la schiavitù,
L’ignoranza è la forza
George Orwell
Oaxaca è in pace e riflette
un clima di tranquillità
Ulises Ruiz, 10 Maggio 2007
A un anno dal conflitto degli insegnanti, Oaxaca è lo specchio del Messico. La destra avanza a passi da gigante, ma avanza anche la ribellione che cerca nuove strade, e a volte le incontra. Secondo la Banca Mondiale, il 67% degli abitanti di Oaxaca (2.349.570 su un totale di 3.506.821, secondo i dati ufficiali) vive in uno stato di povertà e disuguaglianza tali da “impedire loro di formare parte attiva della società” (1).
di Rebus
Di una cosa non è possibile lamentarsi: non possiamo dire di non essere stati avvertiti. La censura è arrivata sull’Internet italiana sì ammantata di buoni propositi, ma comunque ampiamente annunciata. Forse però non proprio col suo vero nome…
In principio era la legge Finanziaria 2006
Quasi in sordina, con la legge Finanziaria del 2006 passa una proposta che in realtà è a dir poco rivoluzionaria: la possibilità di inibire ai naviganti italiani l’accesso verso siti esteri che non rispettano nostre normative. Alla faccia dei maligni che sostengono l’arretratezza informatica del nostro Paese, un simile strumento ha pochi eguali al mondo e ci lancia dunque nel (sempre meno) ristretto empireo dei paesi tecnologicamente più all’avanguardia sul fronte della censura, come Cina, Iran ed Arabia Saudita. Che guarda caso non brillano per democrazia, ma son comunque soddisfazioni.
di Gabriele Ferraresi
Di certe storie si parla sempre troppo poco; e di questa poi in particolare, che non è neanche facile da seguire, che è una storia complicata, seppur cristallina nel suo orrore, con un sacco di date e nomi da ricordare, non si parla più. In passato se ne è parlato si, ma di certo non abbastanza, o non abbastanza da fare massa critica perché succeda qualcosa. Dal 3 giugno 2005 Carlo Parlanti (nella foto) si trova rinchiuso nel carcere di Avenal, California: è stato condannato per reati che non ha mai commesso, accusato da una teste squilibrata, durante un processo farsa. Possibile? Negli Stati Uniti? Nella land of freedom che qualcuno, magari a capo di qualche quotidiano d’opinione di poche pagine, considera tale? Si, possibile.
Carlo Parlanti nasce a Montecatini nel 1964, cresce in una famiglia come tante altre, studia allo scientifico, poi, all’università, Fisica. A venticinque anni è a Milano, a cercarsi un lavoro: è uno sveglio, che sa studiare, e finisce che manda un curriculum ad un’importante multinazionale alimentare, una di quelle oggi più osteggiate. In epoca pre-global Carlo Parlanti ha bisogno di campare: e inizia a lavorare in Nestlè, fa l’analista di sistemi e il project manager, si direbbe oggi.
di Blicero (Collettivo Autistici.org / Inventati.org)
I fatti del G8 di Genova entrano di diritto nelle tormentate storia e identità culturale italiane. In questi giorni di Mio Fratello è Figlio Unico e di interventi di giornalisti americani che cercano di spiegare ai loro figli nati in Italia le matrici culturali del Bel Paese (v. ultimi numeri di Internazionale), c'è un evento forse unico nella nostra storia recente che ha le caratteristiche per costituire un ulteriore capitolo nella formazione della memoria collettiva del popolino italico.
Ciò che accadde il 20 e 21 luglio 2001 a Genova infatti è un muro contro il quale si infrange l'identità di ognuno di noi: difendere i manifestanti, accusare la polizia, difendere lo Stato, accusare i teppisti, disegnare complotti da un lato o dall'altro.
di Claudio Albertani
[E' in visita in Italia Felipe Calderón, presidente eletto - ma forse non legittimo - del Messico. Totalmente ignorato dai media italiani, è invece un personaggio non insignificante, visto che cerca di proporsi, spronato da Bush, quale alternativa ai presidenti "radicali" dell'America Latina, finora senza troppo successo. Ce ne parla Claudio Albertani, collaboratore di Carmilla dal Messico. La caricatura è tratta dal blog El Sendero del Peje. "In Messico comanda lo Stato!" "Sì, però d'emergenza", risponde una delle tante teste tagliate dai narcos.] (V.E.)
Il governo messicano avanza a passo lento e sicuro verso un regime autoritario, punto d’approdo del modello neoliberista in vigore da oltre un quarto di secolo. Insediatosi esattamente sei mesi fa, al termine di un lungo e tormentato conflitto elettorale, il governo Calderón ha un programma chiaro e preciso: smantellare tutto ciò che resta del settore pubblico, liquidare lo stato laico e sottomettersi alle esigenze degli Stati Uniti.
di Blicero (Collettivo autistici.org/inventati.org)
La settimana scorsa, a un mese esatto dal summit del G8 previsto ad Heiligendamm tra il 6 e l'8 giugno 2007, tutto il territorio tedesco, ma in particolare le città di Brema, Amburgo e Berlino, hanno visto un'operazione anti-terrorismo che ha portato a una quarantina di perquisizioni (vedi qui).
L'operazione è stata giustificata usando il paragrafo 129a del codice penale tedesco, che equivale sostanzialmente alle nostre leggi anti-terrorismo: il 129a prevede che chiunque sia coinvolto nell'organizzazione di una struttura terroristica possa essere perquisito e imprigionato.
Nuovamente il Messico vive un momento difficile. Sale la temperatura
sociale e il paese vive una sorta di stato d'eccezione permanente.
Nello stato di Oaxaca, con l'arrivo al potere di Ulises Ruiz, anni di
corruzione e repressione violenta sono sboccati in un inasprimento di
questo stesso modello.
L'inattesa risposta popolare è sfociata in un gran movimento sociale.
Senza rinunciare alle rispettive differenze, nel giugno 2006,
insegnanti, lavoratori, studenti, collettivi libertari, organizzazioni
politiche e membri di Ong si sono incontrati nella Asamblea Popular de
los Pueblos de Oaxaca, APPO.
[Estratti da: Luther Blissett, Lasciate che i bimbi. Pedofilia, un pretesto per la caccia alle streghe, Castelvecchi, Roma 1997]
Negli USA, per tutti gli anni '80 e oltre, gli abusi sessuali su minori (e gli SRA [Abusi Rituali Satanici] in particolare) sono stati il pretesto per una campagna terroristica da parte di bigotti e "moralizzatori" di tutte le risme, concretizzatasi in centinaia di arresti e processi, leggi speciali, finanziamenti pubblici a sedicenti programmi di assistenza alle vittime, etc.
[SRA: Nascita del mito]
[...] L'SRA è assurto agli onori delle cronache nordamericane nel 1980, con il primo libro di una "sopravvissuta all'SRA", Michelle Remembers, che descriveva orrende violenze sessuali e fisiche presuntamente subite dalla co-autrice, Michelle Smith.
Smith descriveva i propri carnefici come satanisti persuasi che il dolore inflitto alle loro vittime avrebbe aumentato i loro poteri magici. [Secondo Smith] erano anche dediti al cannibalismo e a sacrifici umani.
Non vi è documentazione di casi di SRA prima del 1980, ma dopo l'uscita di Michelle Remembers vi fu un'esplosione di casi del genere. Si tennero processi per abusi identici o quasi a quelli descritti da Michelle. [Un'indagine condotta dagli autori del libro Satan's Silence] ha dimostrato che il libro è una truffa. I rituali descritti dal co-autore Dr. Lawrence Pazder erano presi pari pari dalle sue ricerche sulle religioni native africane. [Pazder] ha dichiarato di non aver mai detto che gli eventi del libro fossero realmente avvenuti.
di Alessandro Gilioli 
Questa intervista è stata pubblicata sull'Espresso col titolo Pasticca Nerazzurra. Alla sua pubblicazione Giacinto Facchetti era ancora in vita (g.d.m.)
Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Giacinto Facchetti, splendido terzino sinistro e oggi presidente dell'Inter; o come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. «Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto», dice Ferruccio.
di Pino Nicotri
[Come sollecitato dall'autore di questo reportage, diamo diffusione al pezzo, che solleva inquietanti dubbi circa un double-bind politico del Vaticano, intorno alla questione dei preti pedofili e, di conseguenza, all'atteggiamento tenuto dalla Chiesa recentemente intorno alla proposta di legge sui DICO. Pino Nicotri, nella foto, è giornalista investigativo del settimanale “L’Espresso” e autore di importanti libri inchiesta tra i quali “Mistero Vaticano – La scomparsa di Emanuela Orlandi”, edito da Kaos Edizioni. L'articolo che segue è tratto da qui.]
Prima si sono rivolti con fiducia alla Chiesa, anziché ad avvocati e tribunali, inviando fin dal gennaio 2004 alla curia di Firenze esposti e memoriali sulle violenze sessuali ai danni di minori consumate per anni dal parroco Lelio Cantini, titolare della parrocchia Regina della Pace. Con la complicità di una donna, la solita “veggente” di turno le cui visioni di Gesù servivano alla selezione degli “eletti”, Cantini ha imperversato per anni e anni imponendo violenze, psicologiche e fisiche, fra cui quella sistematicamente rivolta a ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, di avere rapporti sessuali con lui, come forma, diceva, di “adesione totale a Dio”, facendo credere a ognuno e a ognuna di essere il prescelto e intimando il segreto assoluto pena il “castigo divino”.
di Paolo Pozzi

[Come preannunciato, ecco un'anticipazione del romanzo di Paolo Pozzi Insurrezione (Derive/Approdi, 2007, pp. 208, € 14,00). Una rievocazione molto franca, e certo sgradevole per alcuni, di ciò che furono negli anni '70 gli autonomi milanesi dell'area di Rosso. Va infatti tenuto presente che il movimento dell'autonomia operaia si articolò in una miriade di collettivi molto diversi tra loro, anche se coesi da alcuni fondamenti comuni: l'emergenza di un proletariato giovanile precario, la perdita di centralità della fabbrica quale motore del conflitto sociale, l'importanza del territorio a fini di riaggregazione, la rottura senza ritorno con la sinistra istituzionale.
SIAMO GLI AUTONOMI, SIAMO I PIU' DURI...
di Valerio Evangelisti
[E' il trentennale del '77 e gli interventi in merito si moltiplicano. Spesso provengono da gente che, di quel movimento, non sa nulla e non ha ancora capito nulla. Specie se il tema è l' "autonomia operaia", l'ala più estremista. Il mio pezzo che propongo, già apparso su Alias, è compreso nell'antologia Gli Autonomi (Derive/Approdi, 2007, pp. 506, € 25,00; primo di tre volumi). Seguiranno estratti da Paolo Pozzi, Insurrezione, un romanzo estremamente realistico e sincero appena uscito presso lo stesso editore.]
Se degli autonomi bolognesi della fine degli anni ’70 si è molto parlato e scritto, pochissimo si è detto di quelli dei primi anni ’80. Certo, non costituivano più un movimento di massa. Quello era stato distrutto dalla repressione seguita al rapimento e all’uccisione di Moro, dalla sfiducia generalizzata, dal diffondersi dell’eroina, dal ripiegamento di molti sulla propria vita privata. Tuttavia qualcosa era sopravvissuto, e non si trattava di un fenomeno folcloristico o marginale.
Non c’erano più i collettivi universitari, né quelli di quartiere; le esperienze di auto-organizzazione dei giovani lavoratori, specie precari, proseguivano, però con connotazioni politiche via via meno marcate, e slegate da tutto il resto.
Il sequestro e la simulazione di fucilazione di Carlos
di Blicero (collettivo autisitci.org/inventati.org)
La storia recente dell'America Latina, e in particolare dell'Argentina, non potrebbe essere definita altrimenti che una fonte continua di ispirazione per chi crede nella possibilità di un cambiamento sociale e politico di vasta scala, a partire dai piccoli passi quotidiani.
Nel 2001 l'Argentina viene scossa dalla crisi economica più drammatica che abbia registrato nella sua storia, e che forse dovrebbe insegnare qualcosa in più di quanto stia facendo alle persone che vivono in questo Paese, vedendo svalutare il proprio denaro nel giro di una notte di circa il trecento percento: quello che la notte prima si acquistava con un peso (pari a un dollaro), la notte dopo si acquistava con cinque pesos (pari a un dollaro). E' come se voi domani pagaste un caffè cinque euro, e un pezzo di pane dieci euro, senza che il vostro stipendio cambi di una virgola (sempre che abbiate ancora uno stipendio).
di Tito Pulsinelli
I manifestanti che a Vicenza si sono opposti alla consegna della loro città alle forze armate degli Stati Uniti, sono spariti nel buco nero mediatico, che ha contrattaccato mettendo in scena l’avanspettacolo romano della politica. Compresi i guitti, i Pallari, torte in faccia, giochi a ruoli invertiti, ma il canovaccio è manieristico, con finale scontato. Uno psicodramma mediatico per ribadire l’immutabilità, l’ineluttabilità del passato a cui ci si dovrebbe real-politicamente rassegnare.
Tutti gli addetti al potere legislativo sono affini, ubiqui, interscambiabili, equivalenti, senza orizzonti strategici, succubi del nichilismo economico, e non hanno nulla di concreto e di originale da offrire. Non certo dei valori, ma nemmeno un progetto-paese diverso, nè un altro modo di proporsi e di interagire con il nuovo assetto del mondo emergente.
Dalle "guerre tribali" all'inimicizia verso la polizia
di Ugo Maria Tassinari 
qui la prima parte
L’enfasi riservata all’arresto del militante di Forza Nuova per gli scontri allo stadio di Catania culminati nella morte dell’ispettore di polizia rischia di essere fuorviante. Negli ultimi anni si è continuato a morire di calcio ma la polarizzazione politica sembra rivestire un ruolo calante rispetto ad altre dinamiche. Certo, la curva etnea è una delle più nere di Italia – nella città in cui già il Msi negli anni ’70 superava il 20% – e gli ultrà rossoblu un’altra volta si erano resi responsabili (Messina 2001) di una “morte da stadio”.
Gli esperti dicono che gli psicofarmaci stimolanti prescritti per il trattamento dell'ADHD (Attention deficit-hyperactivity disorder) non sono solo pericolosi ma inducono un forte stato di dipendenza. E sebbene nessuno di questi farmaci sia stato approvato per l'autismo, psicofarmaci stimolanti sono prescritti ormai di routine per il trattamento dei bambini autistici (o almeno etichettati come tali).
Secondo il National Center for Health Statistics su un periodo di 5 anni fra il 1997 e il 2002 il numero di bambini fra i 3 e i 17 anni diagnosticati di ADHD è passato dai 3.3 milioni a 4.4 milioni.
di Ugo Maria Tassinari* 
[Questo testo è tratto dalle pp. 430-444 di FASCISTERIA. I protagonisti, i movimenti e i misteri dell'eversione nera in Italia (1945-2000) (ed. Castelvecchi, 2001). Nelle prossime puntate Tassinari lo aggiornerà fino ad oggi.]
[...] È proprio il movimento ultrà l’altro luogo di riaggregazione dei naziskin, anche se forse è più semplice parlare di un gruppo umano polimorfo, le cui vicende si intrecciano tra violenza politica, devianza sociale e criminalità comune. Pochi giorni prima del fermo del leader dei naziskin per l’attacchinaggio pro Priebke, il pm di Brescia Paola De Martiis aveva concluso l’inchiesta per il raid squadristico al margine dell’incontro calcisticio Brescia–Roma del 20 novembre 1994, segnata da ben 19 arresti, chiedendo il rinvio a giudizio di “Boccacci+26” per reati che comportano pene fino a un massimo di 15 anni e che vanno dall’apologia di fascismo alle lesioni gravissime e alla resistenza aggravata, dalla detenzione e dal porto d’arma all’attentato alla pubblica sicurezza.
Era prevedibile. La decisione emessa questa sera dalla Cassazione ha decretato che il processo su Ustica chiude i battenti, dietro i quali non rimane nessuno. E' la legittimazione dell'impotenza, politica geopolitica civile e incivile, di uno Stato che era sotto controllo quando il disastro aereo accadde e che, 27 anni dopo la tragedia, è sfasciato e disilluso e, in maniere diverse, impotente politicamente geopoliticamente civilmente e incivilmente.
Nessun colpevole per uno dei capitoli più vergognosi del servaggio italiano a Guerra Fredda in corso.
Ricordando che esiste una Banca dati su Ustica, allestita da un pool capitanato anni fa da Gianluca Neri, desideriamo qui riproporre alcuni nodi non sciolti nell'intricato labirinto giudiziario di quello che, a bella posta e contro il popolo italiano, è stato trasformato da dramma in affaire - e come tale risolto mediante non risoluzione.
di Alberto Prunetti
[Memoria sommersa e insubordinazione popolare: terza e ultima puntata degli estratti da Potassa, edito da Stampa Alternativa. I precedenti post si trovano qui e qui]
13 luglio 1921. Un pomeriggio estivo come tanti, a Potassa, stazione di Gavorrano, nella Maremma grossetana. Un pomeriggio caldo, coi campi che cominciano a ingiallire, i contadini che bestemmiano sotto il sole, senza vento: la vita di sempre. D’un tratto un punto nero, lontano sulla linea dell’orizzonte, comincia a sollevare prima polvere, poi rumore, un fastidio che entra nelle orecchie cerose del barrocciaio Sandrini e lo disturba più dei tafani che da ore torturano le orecchie dei suoi muli. Il punto nero si fa più grande: è un autocarro. Il Santini scorge gli abiti neri degli individui che occupano l’automezzo: sono fascisti, si muovono da un paese all’altro dell’Alta Maremma per “bonificarla” dei tanti sovversivi che rendono la vita difficile ai signori. Giunto nei pressi di Potassa, l’autocarro dei fascisti è costretto a fermarsi bruscamente. Il barrocciaio Santini si è messo di traverso alla strada e impedisce il passo agli “italianissimi”. L’individuo si ostina, nonostante le minacce, nel suo proposito. Ne nasce una disputa, e il barrocciaio viene ferito da un colpo di rivoltella. I fascisti liberano la strada e si rimettono in movimento. Ma c’è un uomo che tenta di inseguirli. È il cognato del barrocciaio, si chiama Domenico Marchettini.
di Irene Panozzo
“I primi anni del nuovo secolo testimoniano una continuazione dei profondi e complessi cambiamenti della situazione internazionale e l’ulteriore avanzamento della globalizzazione. (…) La Cina, il più grande paese in via di sviluppo del mondo, segue la via dello sviluppo pacifico e persegue un’indipendente politica estera di pace. (…) Il continente africano, che comprende il più gran numero di paesi in via di sviluppo, è una forza importante per lo sviluppo e la pace del mondo. Le nuove circostanze creano nuove opportunità per le relazioni tra Cina e Africa, tradizionalmente amichevoli.”
Inizia con queste parole il documento programmatico che il governo di Pechino ha presentato il 12 gennaio 2006. Un documento non a caso intitolato “La politica della Cina in Africa”, che fotografa e allo stesso tempo costituisce la punta dell’iceberg di un fenomeno di ampia portata, in atto da anni ma sempre più all’ordine del giorno nelle riflessioni che riguardano l’Africa: la penetrazione cinese nel continente.
di Sbancor

Pochi lo noteranno, ma questo è il primo anniversario di Piazza Fontana (17 morti, 84 feriti) in cui non c’è nessun imputato.
L’ultimo sul banco degli accusati e peraltro, come ricorda il giudice Guido Salvini, l’unico condannato, era Carlo Digilio, “Zio Otto”, l’armiere di Ordine Nuovo, il primo e unico “pentito”. E’ morto, per uno di quegli strani incroci del destino, il 12 dicembre del 2005.
Gli altri sono stati tutti assolti. Assolto Valpreda, morto anch’esso, assolto Freda, assolto Ventura, assolto Delfo Zorzi.
A questo punto, se non ci fosse il dolore ancora attuale dei parenti delle vittime e quel ragazzino che era allora nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, che ora è un uomo, ma a cui mancano le gambe, ci sarebbe forse da chiedersi se quella bomba è veramente esplosa. Non c’è più neppure la Banca Nazionale dell’Agricoltura, fagocitata dalle fusioni e acquisizioni che hanno attraversato il mondo del credito.
di Valerio Evangelisti

Il 1° dicembre 2006 si è svolto, a Città del Messico, uno spettacolo tra il penoso e l’imbarazzante. Nella Camera dei Deputati doveva prestare giuramento il nuovo presidente, Felipe Calderón. Fuori del palazzo di San Lázaro tumultuavano centinaia di migliaia di manifestanti, persuasi che il conservatore Calderón fosse un “presidente spurio”, e che il “presidente legittimo” fosse invece il candidato di sinistra (molto moderato nei programmi) Andrés Manuel López Obrador.
Da tre giorni la tribuna del parlamento messicano era occupata sia da deputati del PAN (partito di azione nazionale), compagni di Calderón, che del PRD (partito della rivoluzione democratica), cui appartiene Obrador. I primi volevano che il loro “eletto” giurasse, gli altri intendevano impedirlo. La Costituzione del Messico prevede infatti che un presidente possa entrare in carica solo se ha giurato di fronte ai parlamentari.
di Alberto Prunetti
[Riprendiamo la pubblicazione di storie di resistenza popolare negli anni del ventennio fascista, tratte da Potassa, edito da Nuovi Equilibri. Qui la prima parte, già pubblicata su Carmilla]
La sera del 21 maggio 1921, verso le 19, il possidente Giuseppe Bernardini sente bussare alla porta della sua abitazione, fuori dal borgo di Massa Marittima. Apre e si trova di fronte due tipi male in arnese. Uno lo conosce di vista, è Chiaro Mori. Chiaro fa la questua a mano armata. Il Bernardini obbietta di non avere denaro. Chiaro ribatte che la sera prima ha intascato tremila lire per la vendita di alcuni maiali. Convinto dai fucili dei visitatori, il possidente trova i soldi. I due espropriatori intascano, intimando di non far parola a nessuno dell'episodio e "raccomandando al Bernardini, se aveva cara la vita, il più assoluto ritegno." Ma si sa, certe esortazioni a volte lasciano il tempo che trovano. Così il Bernardini va di filato alla stazione dei carabinieri di Massa Marittima per denunciare Chiaro Mori di Antonio e Fiorentini Cecilia, nato il 26 febbraio 1885 a Massa Marittima, bracciante, disertore e latitante
di Nevio Galeati
Nelle acque del Mediterraneo nuotano, imperturbabili, branchi di barracuda; risalgono l’Adriatico seguendo le correnti. Lungo le coste francesi, fra Tolone e Mentone, prolifera la Caulerpa taxifolia, un’alga tropicale che ostacola i cicli vitali di altri organismi. Ma, anche vicino alle coste italiane che si affacciano sul Tirreno fin dall’inizio degli anni Settanta, sono apparse alghe che in origine si incontravano solo in Giappone. Poi spuntano pesci palla e ricciole fasciate di origine africana.
Questi movimenti subacquei sono provocati dal fenomeno di tropicalizzazione del “mare in mezzo alle terre”, uno fra gli effetti del mutamento climatico cui potrebbe porre rimedio il protocollo di Kyoto, inutilmente firmato l’11 dicembre 1997, entrato in vigore il 16 febbraio 2005 e squisitamente neppure preso in considerazione dai maggiori responsabili del dissesto ecologico del pianeta. Stati Uniti in prima fila: Clinton lo firmò negli ultimi mesi del proprio mandato, Gorge W.Bush, appena insediato, ritirò l’adesione. Ma, se pare che l’interesse delle emissioni di biossido di carbonio e altri cinque gas serra non tolga il sonno più di tanto, qualcuno sta pensando a come risolvere il problema del riscaldamento del mare; e proprio in Italia. La ricetta ha un nome: rigassificatore
di Sbancor
Ho passato la notte al telefono. Le notizie da Beirut sono brutte. Molto brutte. Oggi alle 15.00, cioè alle 16.00 ora italiana il fronte antigovernativo che comprende oltre a Hezbollah anche i cristiani di Michael Aoun, gli sciti di Amal e i piccoli partiti di sinistra, fra cui il minuscolo partito comunista, iniziano un sit-in al centro di Beirut, sotto la sede del governo [vedi qui]. Il sit in, mi informano ambienti vicini a Hezbollah, sarà a tempo indeterminato, fino alle dimissioni del governo Sinora. Nashrallah dice che non ci saranno violenze. L’Esercito libanese sostiene che manterrà l’ordine. Ma il rischio è alto. Si è sul filo del rasoio.
di Alberto Prunetti
Buenos Aires, mercoledì 28 novembre. Un gruppo di manifestanti si è presentato per un “escrache” (manifestazione di protesta, dal lunfardo: portare alla luce) sotto l’abitazione del repressore Rodolfo Gonzalez Conti, commissario di polizia negli anni della dittatura e collega di Miguel Etchecolatz, esigendo la “Aparicion con vida de Jorge Julio López”. A protezione del repressore la polizia democratica ha schierato un nutrito cordone di miliziani in assetto antisommossa che hanno manganellato la folla, lanciato gas lacrimogeni e sparato pallottole di gomma. In difesa di Jorge Julio López, Carmilla pubblica una traduzione di alcuni brani drammatici estratti dalla sua deposizione al tribunale di La Plata del 1999, seguiti da una nota finale che ripercorre le azioni dei repressori in “piena democrazia”: dalla sollevazione militare della settimana santa del 1988 alla sevizia della figlia di Hebe Bonafini del 2001, fino alla recente scomparsa di López (settembre 2006).
Presidente: Giura di dire la verità?
Testimone: Lo giuro
Presidente: Nome e cognome
Testimone: Jorge Julio López
[Riprendiamo da Carta lo sconvolgente scoop che costituisce l'intervista integrale rilasciata a CalabriaOra da Mario Placanica, il giovane appartenente alle forze dell'ordine che, secondo le inchieste avrebbe sparato a Carlo Giuliani, uccidendolo, durante i disordini del G8 a Genova. Sono dichiarazioni che incominciano a fare emergere verità scomode per lo Stato e per la Polizia, e che ci auguriamo vengano riprese da più parti sulla Rete, per l'importanza che hanno nel porre interrogativi sulla "verità ufficiale" che De Gennaro e i suoi hanno imposto riguardo alla più recente tragedia politica italiana. In calce, i materiali che Carmilla ha pubblicato sull'affaire G8. La redazione]
La rivelazione
Pubblichiamo il testo integrale dell'intervista a Mario Placanica
che il quotidiano CalabriaOra ha pubblicato oggi. Per la prima volta,
il carabiniere catanzarese che era sulla jeep defender in piazza
Alimonda, nel corso dei drammatici giorni del G8 genovese del 2001,
afferma esplicitamente di essere "un capro espiatorio usato
per coprire qualcuno" e di non avere ucciso lui Carlo Giuliani. Alcuni particolari sono raccapriccianti, come le reazioni entusiaste
dei colleghi di Placanica dopo la morte di Carlo. E poi Placanica
si pone queste domande: "Perché alcuni militari hanno
'lavorato' sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato
la testa con una pietra?". E poi, sempre per la prima volta,
ricostruisce l'incidente automobilistico che ha avuto qualche anno
fa. "Lo sterzo è come se si fosse bloccato, non riuscivo
più a sterzare", afferma.
di Alberto Prunetti
[Approfitto di questo secondo post sulla scomparsa di J.J.L. per rettificare una inesattezza del primo post: Miguel Etchecolatz era un semplice commissario di polizia, il capo della bonaerense era il signor Ramón Camps. Il primo articolo di Carmilla su questo nuovo desaparecido si trova qui] A. P.
Jorge Julio López ha settantasette anni, la carnagione chiara, i capelli bianchi e corti e gli occhi azzurri. È alto un metro e settanta, la sua struttura fisica è ancora robusta. Sul suo addome ci sono le tracce di alcune cicatrici: le stigmate della tortura. Questo muratore argentino, con un passato di militanza nel peronismo rivoluzionario, ha una storia di tragici paradossi alle spalle. È desaparecido per la seconda volta. Ha costruito con le proprie mani uno dei luoghi della propria detenzione. È forse il più recente desaparecido argentino, scomparso nel giorno in cui doveva incastrare uno dei suoi torturatori.
López è stato sequestrato la prima volta il 26 ottobre 1976 e la sua detenzione è durata fino al 25 giugno 1979.
di Alberto Prunetti
Sono ormai quasi due mesi che non si hanno notizie di Jorge Julio López, un argentino di 76 anni. Testimone chiave di un processo contro Etchecolatz, commissario della polizia bonaerense ai tempi della notte delle matite spezzate, López è scomparso a Buenos Aires il 18 settembre scorso. Era già stato sequestrato nell’ottobre del 1976. Si teme che sia il desaparecido numero 30.001, il primo sequestrato politico della democrazia argentina. Dal giorno della sua scomparsa alcune forze occulte, riconducibili però agli apparati di polizia, hanno iniziato una campagna pesantissima che sta gettando un velo macabro sull’Argentina. Un desaparecido, il ritrovamento di un cadavere bruciato, decine di telefonate anonime con registrazioni di sessioni di tortura, agguati notturni, minacce, aggressioni. E poi la messa in scena di un grand-guignol tragico, che ripete i riti intimidatori delle squadre d’azione del passato. Ecco una cronologia degli eventi degli ultimi due mesi.
Il libro Imperatrice Nuda è l’indimenticabile documento di denuncia contro la sperimantazione animale comparso nel 1976 in Italia. In quell'anno, Hans Ruesch fu il primo a dare nascita, con una solida ed inattaccabile documentazione storica e scientifica, al movimento scientifico antivivisezionista, ed a dimostrare che la vivisezione non giova ma è di ostacolo al progresso. Hans Ruesch, che ha continuato instancabilmente il suo lavoro in difesa della salute umana e dei diritti dei più deboli, malgrado le persecuzioni subite in tutti questi anni, pubblica oggi un libro di uguale valore e peso. La Figlia dell’Imperatrice edito da Stampa Alternativa (e già presente in tutte le librerie) denuncia ciò che l’autore chiama la “grande industria della malattia” e fornisce informazioni preziose per la nostra salute.
di Alberto Prunetti
[Dopo la pubblicazione di brani delle memorie di Erminia Mattarelli Carmilla pubblica alcuni estratti da Potassa di Alberto Prunetti: altre schegge di memorie che documentano la resistenza popolare all’avanzata dello squadrismo fascista. Il primo brano racconta una rissa scatenata dall’arrivo di un gruppo di squadristi a Tatti, un borgo di minatori con una forte tradizione rossa, posto sulle colline dell’Alta Maremma]
21 maggio 1922. Il brigadiere dei carabinieri Mauri, di stanza a Tatti, si avvicina al caffè del Martelli. Il militare ama il quieto vivere e si accorge con un po’ di contrarietà della presenza di un gruppetto di fascisti all’interno del locale. Si rende conto che nasceranno guai. La presenza di questi sei o sette “schiavisti”, come li chiamano tutti in paese, non passerà inosservata. Già i primi comunisti cominciano a rallentare il passo nei pressi dell’entrata del caffè. Il brigadiere si fa coraggio e tenta di intercedere con le buone. Si avvicina al tavolo dei fascisti. Loro sono solo di passaggio, vengono da Torniella, un paese vicino alla provincia di Siena che ha ospitato una manifestazione fascista. Il carabiniere li invita bonariamente ad affrettarsi, perché il paese è pericoloso per la folta presenza di sovversivi.
di Erminia Mattarelli. Testimoniaza raccolta da Michela di Mieri
Sporgemmo denuncia: volevamo dimostrare che si era trattato di un omicidio e non di suicidio, come sostenevano i fascisti. Così gli fecero l’autopsia: c’era il Dott. Ricci, che era un fascista, ma c’era anche il Dott. Tonini, quello che aveva visitato e curato mio padre la settimana prima e quindi sapeva quali erano le sue condizioni fisiche. Davanti alla commissione ognuno fece la sua dichiarazione: per Ricci, era suicidio tramite impiccagione (ovviamente); per Tonini, invece, sul corpo di mio padre non c’era nessun segno di strangolamento: prima di tutto era appoggiato con i piedi per terra, a conferma che era stato attaccato alla trave già morto. Tonini provò che era stato ucciso barbaramente tra le botte e l’affogamento: secondo la sua ricostruzione gli immergevano la testa in un secchio pieno d’acqua, gliela tiravano su e poi ancora giù ripetutamente fino a che non fosse morto annegato. Aggiunse che se anche non fosse stato ucciso così, sarebbe morto lo stesso da lì a poco, per le gravi ferite riportare: aveva un polmone leso, il cuore aveva ceduto, un trauma cranico non curato ecc…
[Curato dal WWF, State Of The World 2006 (qui la versione integrale tradotta in italiano) è il più autorevole rapporto al mondo su ambiente, sviluppo, ecologia e risorse. Eccone riassunti i trend principali. A questa sintesi del rapporto WWF, aggiungiamo un articolo emblematico e inquietante ripreso da una ricerca di New Scientist e pubblicato da Repubblica: cosa rimarrebbe dei resti della civiltà umana scomparsa nel giro di 10.000 anni?]
Cina e India.
- L'India ha già la quarta industria mondiale nel campo delle tecnologie per l'energia eolica, mentre Cina e India sono rispettivamente al terzo e quarto posto nella produzione di etanolo. Entrambi i paesi hanno un territorio ricco di fonti diverse di energia rinnovabile in grado di attirare gli investimenti nazionali ed esteri.
- Nel complesso, Stati Uniti, Europa, Giappone, Cina e India sfruttano il 75% della "biocapacità" della Terra, lasciando solo il 25% al resto del mondo.
- In media, il cittadino cinese ha un'impronta ecologica di 1,6 ettari globali, mentre in India l'impronta ecologica pro capite è di 0,8 ettari. Per contro, negli Stati Uniti il cittadino medio ha un'impronta pari a 9,7 ettari e tra il 1992 e il 2002 tale impronta è cresciuta del 21%.
di Erminia Mattarelli. Testimonianza raccolta da Michela di Mieri
[Dopo la prima puntata di questa autobiografia, il Circolo Arci Iqbal Masih ha ricevuto moltissime richieste del libro autoprodotto S'atâurn indrì (Si torna indietro). Storia della donna Erminia Mattarelli, di cui pubblicheremo altri stralci. Per accontentare una parte almeno dei lettori, è stato deciso di lasciare un po' di copie del volumetto presso due librerie di Bologna: Trame, in Via Goito 3c, tel. 051/233333, e Modo Infoshop, in via Mascarella 24b, tel. 051/5871012. A queste librerie ci si può indirizzare per eventuali ordini. Si tenga presente che Carmilla non pubblicherà il testo integrale, per non ostacolarne la diffusione militante.] (V.E.)
Ricordo che quando ci fu la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, lui [Giuseppe Massarenti, n.d.r.] promosse la raccolta di grano e generi alimentari per aiutare quel popolo glorioso; io feci la mia parte: con un cassetto e la bandiera rossa andavo casa per casa a raccogliere le cibarie, e in premio ricevetti una medaglietta con la falce ed il martello che fu motivo di grande orgoglio per me.
di Erminia Mattarelli. Testimonianza raccolta da Michela Di Mieri
[Dunque, la Resistenza, in particolare quella comunista (vale a dire un buon 70%), sarebbe stata un grande crimine collettivo. Ce lo garantisce Giampaolo Pansa, legittimato dal fatto di essere "uomo di sinistra", o presunto tale. Francamente gli preferivo il defunto Giorgio Pisanò (da cui Pansa attinge a piene mani), che aveva il coraggio di non mistificare le proprie posizioni. Contro gli assalti alla memoria, è bene ricordare che ogni "dopo" ha avuto un "prima". Pubblichiamo quindi, a puntate, ampi stralci di un libriccino stampato due anni fa dal Circolo Arci di Bologna Iqbal Masih e a circolazione purtroppo limitata, intitolato S'atâurn indrì (Si torna indietro). Storia della donna Erminia Mattarelli. E' l'autobiografia orale, raccolta da Michela Di Mieri, di una partigiana comunista morta nel 2001. Un documento straordinario. Sul modo di acquistare il volumetto completo si guardi qui. Seguirà, con l'ultima puntata, la prefazione che scrissi per l'occasione. Confido comunque che fin dalla prima puntata sia possibile cogliere il discrimine etico che separa una qualunque Erminia Mattarelli da un Pansa qualunque.] (V.E.)



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