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Febbraio 29, 2012

Daniel Deserti, che esagerato

di Mauro Baldrati

balDC.jpgSto procedendo nella lettura lenta di Leielui, l’ultimo libro di Andrea De Carlo. Questa non è una recensione, non ancora – se mai la scriverò – ma una semplice nota. E anche la risposta a un’aggressione sul piano personale. Ma procediamo con ordine.
La storia, riassunta con l’accetta, parla di uno scrittore in crisi di nome Daniel Deserti e di una ragazza americana, Clare, con mille dubbi esistenziali, soprattutto sulla sua vita affettiva. I due, dopo un larghissimo giro periferico, finiranno per incontrarsi. Almeno speriamo, perché sono arrivato a pag. 374 e per ora non è successo ancora un cazzo (nel senso proprio letterale). Ci sarebbero delle attrazioni, dei sentimenti contrastanti, delle fughe, dei giri concentrici, cose del genere, ma la faccenda va per le lunghe. Fatto sta che lui la sta portando in Francia per un week end breve (lei ha accettato non sa bene perché, è incasinata col fidanzato avvocato che vuole comprare una casa per andare a viverci, ma è attratta dal fascino oscuro dello scrittore). Fanno una sosta in autogrill e lui “a un certo punto le indica un tipo sulla tarda trentina vestito con braghe corte larghe, maglietta con scritta insensata, testa tonda rasata lucida, sandali di gomma.”

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Letteratura e conflitto. Un incontro a Roma (29 febbraio - 1 marzo)

di Duka

LetteraturaEConflitto.jpgL'utilizzo della narrativa come strumento di conflitto, in Italia, viveva una nuova fase con il movimento anti-globalizzazione, che sarà ricordato come il primo assalto contro il capitale da parte della piccola borghesia proletarizzata. Dentro questo movimento, non c'era una delle funzioni storiche del ceto medio – giornalista, medico, avvocato, artista, professore – che non si sia riconvertita in funzione attivistica: medici di strada, legal team, puppet master, reporter alternativi e specialisti dell'economia solidale.
Non è un caso che le prime due opere che, in questa nuova fase dello scontro sociale, hanno usato la letteratura come una forma di lotta siano state pubblicate subito prima e dopo le giornate di Genova del duemilauno, Asce di Guerra dei Wu Ming e La Banda Bellini di Marco Philopat. In questo ultimo decennio, con il lavoro intellettuale sempre più precarizzato, la piccola borghesia ha perso quella sua natura che la rendeva inconsistente, una moltitudine a cui bastava il lancio di un lacrimogeno per disperdersi come uno stormo di passerotti.

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La verità che fa male agli infami. Le parole di Luca Abbà

Paventavano il terrorismo, e l'hanno attuato loro.
Luca Abbà è attualmente in coma farmaceutico. Le versioni ufficiali e poliziesche, che praticamente parlano di malore attivo, sono smentite da ciò che ha detto Luca, in diretta con Radio Black Out, pochi istanti prima di cadere:

Radio Black Out mp3

Luca difendeva un terreno che gli apparteneva, anche sotto il profilo legale. Forse però è stato considerato un pirata, e quindi è già molto che non sia stato abbattuto a fucilate. Libero e Il Giornale avrebbero sicuramente applaudito la precisione della mira. Com'è cambiato il nostro paese, adesso che i fascisti non sono più al governo, ma soltanto nella maggioranza di governo. Insieme alla passata opposizione.

Non abbiamo altre considerazioni da aggiungere. Riportiamo il commento condivisibile di Giorgio Cremaschi:

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Febbraio 27, 2012

Il Convitato di Merda

di Alessandra Daniele

Teatro.jpg[Questo racconto è stato scritto per la rivista Anomalia]

“Don Giovanni!” Tuona solenne la figura ammantata di nero.
Il pubblico della matinee a prezzi popolari segue con partecipazione.
“Il cosiddetto convitato di pietra – bisbiglia una spettatrice al marito – è venuto a reclamare l’anima di Don Giovanni, per portarsela all’inferno.”
“No, signora - dice il Convitato, togliendosi il mantello – sono venuto a reclamare le vostre.”
Gli spettatori si guardano, stupiti e perplessi per il fuori programma.
“Dovete pagare” continua il Convitato, in tono sobrio.

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Febbraio 25, 2012

Buenos Aires-Bombay-Amsterdam

di Alberto Prunetti

amsterdam.jpgSto uscendo da un periodo un po’ particolare rispetto alla lettura e alla scrittura: eccessi di battitura alla tastiera hanno scatenato una tendinite ai polsi col risultato che si sono accumulati i libri che volevo recensire, senza riuscire a trovare la forza di passare troppo tempo davanti alla tastiera. Ci provo adesso, ricucendo un filo emotivo di itinerari di letture, un pretesto per ritornare in luoghi che per una ragione o per un’altra sono stati importanti nei miei viaggi. Ecco quindi Amsterdam vista da uno scrittore italiano che si è stabilito sulla foce dell'IJ dopo importanti soggiorni nel mondo ispanoamericano; le traduzioni dall’India di una casa editrice italiana specializzata, con coraggio e lungimiranza, sul mondo asiatico e infine il bel progetto editoriale di Minimum Fax, Sur, finalizzato alla promozione di una letteratura latinoamericana moderna e lontana dagli stereotipi del realismo magico.

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Le macerie di Haiti (2/5)

di Romina Vinci

Haiti.JPGMi sveglio presto qui ad Haiti. Perché il tempo è scandito dalla luce del sole, e così, già alle sei del mattino, la mia stanza è illuminata a festa. Raggi inebrianti si accaniscono sul mio letto (non ci sono né persiane né tapparelle), riaccendendo in me la percezione di caldo asfissiante e di arsura che la notte – apparentemente - cela nelle sue tenebre. Sono in piedi già da svariate ore, chiusa in camera nella mia postazione web tutta intenta ad inviare mail proponendo reportage vari ed eventuali quando, ad un certo punto, mi sento chiamare. Stacco gli occhi dal pc, guardo dinanzi a me, oltre la finestra, oltre il terrazzo, e vedo comparire Daphney, tutta pimpante, percorrere la strada perpendicolare alla Delmas principale e che termina proprio all’angolo della sede dell’AUMOHD. E’ venuta a prendermi, e mi ha portato una baguette e un succo di frutta. Quando mangiare diventa un lusso, e da queste parti lo è, non ci si formalizza affatto sui capisaldi di una corretta alimentazione. Ed allora altro che cornetto e cappuccino, anche un panino imbottito di cipolla, e di pomodori lavati con chissà quale acqua, diventa il pasto più buono del mondo alle dieci del mattino, e a stomaco vuoto.

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Febbraio 23, 2012

Ma i pirati in Kerala non ce li aveva messi neanche Salgari…

di Alberto Prunetti

india2.jpgDue umili lavoratori, non importa quale sia la loro nazionalità, sono stati probabilmente uccisi da alcuni militari, non importa quale sia la loro nazionalità.
Questo è ciò che conta. Chi li ha ammazzati, non importa se italiano (com’è probabile e come stabiliranno le indagini) o greco (come sostenevano i giornali italiani ieri, cosa secondo me alquanto improbabile), non doveva stare lì con un mitra in mano, pagato da noi o da altri subalterni greci. Subalterni a un sistema che spende soldi in spese militari per poi dire che mancano per ospedali, pensioni, università. Ma non sono questi gli unici paradossi della famosa “questione intricata”, che a me sembra semplice: i militari italiani non dovevano stare lì, sul ponte di una nave commerciale privata, e non possono aprire il fuoco contro innocenti pescatori. Pescatori e non pirati, perché i pirati in Kerala non ci sono.

Tendenzialmente, sia in India che in Italia non scarseggia l’inclinazione a difendere i propri militari: si rivendica l’impunità per uccidere sul proprio territorio e non si concede facilmente ad altri questo lusso. Di qui i problemi degli ormai famosi (in India direi “famigerati”) marò italiani e le difficoltà della diplomazia della Farnesina: a quanto pare, ci istruiscono i nostri media, all’estero si può aprire il fuoco impunemente contro un pescatore a un tot di miglia dalla costa, sostenendo di aver respinto dei pirati all’arrembaggio. Questo delirio si chiamerebbe "diritto internazionale".

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Ministero Messicano della Pubblica Insicurezza

di Fabrizio Lorusso

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I due articoli che presento di seguito sono stati pubblicati con alcune modifiche sul quotidiano L'Unità del 15 e del 19 febbraio scorsi e sono legati da un filo rosso (sangue), la figura del controverso Ministro della Pubblica Sicurezza messicano (SSP=Secretaría de Seguridad Pública) ed ex direttore della Agencia Federal de Investigaciones o AFI (una specie di FBI messicana), Genaro García Luna. I due testi non hanno la pretesa di esaurire i casi e le storie cui sono stati dedicati interi libri e reportage estesi in tutto il mondo. Il primo tratta la fuga dal carcere del narco-boss del cartello di Sinaloa, Joaquín "El Chapo" Guzmán il più potente e ricco del pianeta, nel 2001 grazie alla connivenza delle autorità. Si danno alcuni spunti utili anche per capire meglio i tragici fatti di questi giorni: la fuga di 30 detenuti, probabilmente appartenenti al cartello di narcos degli Zetas, dalla prigione di Apodaca della città settentrionale di Monterrey resa possibile dalla corruzione dei secondini del reclusorio e dalla mattanza provocata da questi per coprire i fuggiaschi. Risultato: la morte di 44 prigionieri del cartello rivale, quello del Golfo. Per far scappare 30 Zetas, le autorità, i secondini corrotti, la polizia, i narcos provocano una mega rissa che fa morire altri 44 uomini. Donne, famiglie, bambini e amici fuori dal reclusorio chiedono oggi giustizia, informazioni, notizie ma forse non le otterranno mai. Torniamo a Garcia Luna. E' uno degli artefici della strategia di Felipe Calderón, il presidente, che sostanzialmente consiste nella militarizzazione di mezzo paese e nella guerra al narcotraffico che, secondo alcune fonti, ha ormai provocato 60mila morti dal 2007 ad oggi. Altri "artefici" della narcoguerra, i ministri degli interni Juan Camilo Mouriño e Francisco Blake Mora, sono deceduti in seguito a due misteriosi incidenti con i loro "elicotteri di Stato" nel 2008 e nel 2011 rispettivamente. Sopra potete vedere la promo-foto de "El Equipo" (La Squadra), una serie TV che è stata commissionata dal Ministero della Sicurezza alla compagnia TeleVisa nel 2010 per ripulire l'immagine della polizia e oliare i meccanismi della propaganda, ma dopo la terza puntata è stata sospesa. Spesso, ed è quanto successo con la francese Florence Cassez (nel secondo articolo), le storie di alcuni casi giudiziari sono così surreali da superare qualunque fiction televisiva.

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Febbraio 21, 2012

OK, il prezzo è giusto!

di Sandro Moiso
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C’è una componente fondamentale della produzione il cui costo, però, non si trova mai sulle pagine finanziarie dedicate al valore delle materie prime o delle macchine utensili.
Eppure, intorno a questa componente si sono scatenate e si scatenano a tutt’oggi le polemiche più furiose e le battaglie più importanti.
Per essa si fanno e si disfano i governi, si fanno le guerre, si occupano i territori, si fanno volare oppure schiantare al suolo i titoli azionari, le borse e lo “spread” tra differenti titoli di stato.

Stiamo parlando della forza lavoro; di quella che più scientificamente il buon vecchio Moro di Treviri definiva capitale variabile, ovvero quella parte di capitale investito che, a seconda del costo e dell’intensità di sfruttamento, determina aprioristicamente il margine reale di profitto degli investitori.
Ancor prima dell’arrivo sul mercato delle merci prodotte.

Sì, perché il mercato è importante per la realizzazione effettiva dei guadagni e al suo interno si possono creare condizioni favorevoli per un ulteriore aumento dei profitti (concorrenza, vantaggio tecnologico, capacità creativa, promozione pubblicitaria), ma non è il fulcro del capitalismo e dei suoi meccanismi fondamentali di accumulazione.


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Febbraio 20, 2012

Le case del giudice (Victoriana 16 / V)

di Franco Pezzini

[Qui la puntata precedente]

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Hanging in the rain

Malcolm Malcolmson si sta preparando per l’esame finale di laurea in matematica, e per essere proprio sicuro di studiare senza distrazioni parte alla volta di una cittadina sconosciuta, scelta a caso sull’orario ferroviario. In tre ore di treno arriva a Benchurch (luogo di mercato ogni tre settimane, nel resto del mese non c’è niente), e dopo una notte alla già tranquilla locanda Al Buon Viaggiatore individua un posto ancora più solitario, una vecchia casa massiccia in stile Giacomo I circondata da un alto muro, al momento disabitata. Resta solo incuriosito quando l’agente immobiliare cui si rivolge per affittarla, l’avvocato Cranford, accenna a “some kind of absurd prejudice” della gente del posto nei confronti dell’edificio; e rimane ancor più interdetto alla reazione atterrita della locandiera, la brava signora Witham. “Not in the Judge’s House!”
Così inizia The Judge’s House di Bram Stoker: e il filo rosso (o, considerando il tema, la fune) che parte da questa novella vittoriana precipita il tema del Giudice Impicca-impicca lungo il Novecento attraverso testi di varia notorietà, dall’horror al giallo classico. Ma facciamo un passo indietro.

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Grazie Alcatraz

di Alessandra Daniele

graziealcatraz.jpgVent'anni fa, una vasta e pervasiva struttura di potere politico-affaristico basata sulla corruzione sistematica, e perciò nota come Tangentopoli, venne scoperta e smantellata da una serie di inchieste giudiziarie. I partiti politici coinvolti vennero chiusi, e il governo del paese fu trasferito altrove.
Questo è quello che dice la storia.
Ma non è quello che è successo.
Come la cronaca e l'esperienza quotidiana ci dimostrano sempre più spesso, oggi, quel sistema di potere è ancora tra noi, responsabile esattamente degli stessi crimini, abile come se non fosse invecchiato di un giorno. e nello stesso tempo in grado di integrarsi perfettamente con la società attuale. Che cosa gli ha consentito di sopravvivere immutato, oppure di trasferirsi indenne fino ai giorni nostri? Un'anomalia del continuum spazio temporale, una procedura sperimentale di stasi criogenica, o tutti i soldi che è riuscito a fottersi finora?

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Febbraio 19, 2012

Dime novels & discount books: l'invasione continua!

di Marcello Simoni

DimeMistery.jpg“Ho l’impressione di essere piombato nel bel mezzo di uno di quei romanzi da dieci centesimi!”, si sente rispondere Sherlock Holmes da sir Henry Baskerville, dopo aver chiesto al nuovo cliente se, nell’aggirarsi per Londra, abbia avuto l’impressione di essere pedinato. La definizione usata da Conan Doyle per indicare il “romanzo da dieci centesimi” è dime novel, categoria alla quale egli stesso ascrive la propria narrativa attraverso le parole di un suo personaggio. Si accenna in sostanza a un tipo di letterarura che in base alle traduzioni italiane sfuma dal “romanzetto poliziesco” al “romanzetto d’appendice”.
A prescindere da come la si voglia intendere, sempre di romanzetti si tratta, sebbene al giorno d’oggi nessuno si azzarderebbe mai a definire tale Il mastino dei Baskerville o una qualsiasi altra opera di Conan Doyle. In realtà il dime novel non corrisponde qualitativamente parlando alla letteratura “da quattro soldi” bensì a un tipo di prodotto editoriale a basso costo dell’esatto prezzo di dieci centesimi e inaugurato in America nel 1860, e tuttavia vanta maggior anzianità il corrispettivo inglese, il penny dreadful, che fa la sua comparsa nel 1830.

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Febbraio 18, 2012

Le macerie di Haiti (1/5)

di Romina Vinci

Haiti7.JPG[Presento qui la prima di cinque puntate di un racconto che è un diario di viaggio ma anche un reportage dal centro della rovina, dalle macerie e dalla miseria di Haiti. Storie di vita s'intrecciano a Porto Principe, la capitale del paese caraibico sconvolta il 12 gennaio 2010 dalla più grande catastrofe naturale della storia: un terremoto che ha fatto oltre 250mila vittime, un milione e mezzo di senza tetto e sfollati e che ha evidenziato tutti i limiti della cooperazione e della presenza internazionale in un paese considerato da Stati Uniti, Canada e Francia come una colonia. Nell'ottobre del 2010 arrivò anche la piaga del colera, probabilmente importata dalle truppe nepalesi dei caschi blu dell'Onu appartenenti alla controversa missione Minustah, per cui ad oggi si contano 500mila contagi e 7000 morti. Questo collage quotidiano, scandito come un diario da una giornalista free lance alla scoperta di Haiti, è un affresco della frammentata società haitiana che racconta la vita e i piccoli miracoli della sopravvivenza di un popolo orgoglioso ma ambiguo, sfruttato ma a volte compiacente. L'autrice del diario, Romina Vinci, è una giornalista. All'inizio del 2011 ha partecipato al progetto che ha dato vita al libro "Polvere di sogni" su migrazione, storie di vita e intercultura ed è stata a PAP, Port-au-Prince, nel settembre e ottobre del 2011. Fabrizio Lorusso]

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Febbraio 17, 2012

Maria Elena Scandaliato: LA STRATEGIA DEL MAGLIONE

di Alessandro Villari

StrategiaDelMaglione.jpgMaria Elena Scandaliato, La strategia del maglione. Sergio Marchionne e l'Italia, ed. Aliberti, 2011, pp. 314, € 17,00.

“Milano, autunno del 1988. Walter Molinaro, operaio specializzato dell’Alfa Lancia di Arese, è convocato nell’ufficio del direttore del personale”. Gli viene offerta una super promozione, un posto in uno dei reparti più prestigiosi dell’azienda. “In cambio, la FIAT gli pone solo una piccola, trascurabile condizione: che abbandoni la tessera della FIOM”. Ma “Molinaro dice no. Saluta il direttore ed esce dall’ufficio, rifiutando l’offerta.”
Inizia così La strategia del maglione di Maria Elena Scandaliato, uno dei libri più importanti che abbia letto ultimamente: il “Maglione”, naturalmente, è Sergio Marchionne, vero e proprio emblema della classe padronale italiana che negli ultimi 30 anni si è ripresa tutto, o quasi, quello che i lavoratori avevano faticosamente conquistato nei decenni precedenti.
Il conflitto di classe è la lente attraverso cui l’autrice racconta la parabola della FIAT dagli Anni Ottanta a oggi, soffermandosi in particolare sugli ultimi 7 anni, quelli della gestione Marchionne, con chiarezza, precisione e una straordinaria attenzione alle fonti.

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Febbraio 15, 2012

I libri & il tempo

di Marilù Oliva

copertina_948.jpg“La banda degli invisibili” di Fabio Bartolomei, edizioni e/o, 2012, euro 16,50

Il tempo è in gran parte trascorso, la vita volge alla parabola discendente per i membri de “La banda degli invisibili”, nuova interessante prova narrativa – uscita proprio oggi in libreria –, del pubblicitario e sceneggiatore Fabio Bartolomei, dopo “Giulia 1300 e altri miracoli”, voluti entrambi da edizioni e/o. Un gruppo di ottuagenari, annoiati dall’inattività e vilipesi dalle precarie condizioni economiche, impiega il proprio tempo in bricconerie esilaranti. Gag di svenimento, auto blu bloccate, dispetti inflitti a proprietarie di cagnolini che defecano senza ritegno, bambini molesti addormentati: queste e molte altre imprese inventano, i vecchietti, e se qualcuno chiede loro se non abbiano niente di meglio di fare, la risposta arriva senza esitazioni: «No, alla nostra età non abbiamo niente di meglio da fare che continuare a occuparci delle assurdità del nostro Paese».

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Febbraio 14, 2012

Dalla parte di Penelope. La Grecia, le favole, la parresia e il dovere di narrare la verità

di Girolamo De MichelePenelope.jpg

“Stanno votando la morte della Grecia. Noi abbiamo vinto contro i Nazisti, abbiamo vinto contro la dittatura fascista e vinceremo anche questa volta” (Mikis Theodorakis)

In La disperazione di Penelope [1], Ghiannis Ritsos coglie un aspetto originale del mito di Odisseo: non il viaggio dell'eroe come allegoria della conoscenza (come nelle versioni di Dante e Kavafis), ma lo sgomento di Penelope nello scoprire che a tornare non è il giovane eroe, ma un miserabile vecchio: «Per lui, dunque, aveva speso vent’anni, / vent’anni di attesa e di sogni, per questo miserabile / lordo di sangue e dalla barba bianca?» E si accascia sulla sedia, mentre il suo telaio proietta «ombre di sbarre sul soffitto», e i disegni sulla tela prendono i colori della disperazione e della monotonia. I suoi stessi desideri le diventano estranei come lo sono i cadaveri dei pretendenti, e come la sua stessa voce che dice: «Benvenuto» allo sposo ritornato.
Questo è quello che sta per accadere alla Grecia. E non solo a lei: perché oggi la Grecia è l'intera Europa, e tutti noi siamo greci.

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Luigi Gallo: ZINGARI DELLA GALASSIA

di Daniela Bandini

ZingariDellaGalassia.jpgLuigi Gallo, Zingari della galassia, Edilet Edilazio Letteraria, 2011, pp. 305, € 13,00.

Un romanzo che esteticamente si presenta defilato, una copertina stilizzata, una immagine che è quasi un archetipo. Un veliero che solca i mari, i nostri mari, l'Adriatico e il Mediterraneo, la stessa nave da migliaia di anni. Potrebbe essere la medesima perché i volti e i gesti dei marinai addetti ai servizi più pesanti sono praticamente gli stessi, la stessa fatica e lo stesso smarrimento di fronte alla deriva che sembra portare il mare, di fronte allo stupore di un porto, poco prima un esile miraggio.
Una navicella spaziale che procede in cerca di reperti terrestri per ordine del Governo Galattico, in uno spazio abitato da comunità umane diffuse sui vari pianeti della Galassia. Il collante che unisce queste collettività, minate dall'istinto della competizione, è un progetto governativo chiamato "Induzione della Nostalgia volto a far nascere nell'animo umano, incline di natura a sviluppare questo sentimento, una sorta di recupero affettivo delle Origini Comuni".

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Febbraio 13, 2012

Italia.gif

di Alessandra Daniele

Timeloop.jpgIn questi giorni ne abbiamo avuto la conferma: il loop temporale nel quale siamo ancora prigionieri sta collassando in una spirale discendente. Ad ogni reiterazione infatti l'orbita temporale decade, restringendosi, e avvicinandoci all'implosione finale. Esaminiamo quindi l'attuale struttura del timeloop come l'abbiamo potuta osservare nelle ultime iterazioni:

- Primo giorno
Uno dei membri del governo Monti, tutti appartenenti all'alta borghesia padronale, rilascia una dichiarazione sprezzante e sarcastica nei confronti dei lavoratori. La maggioranza degli italiani reagisce con stupito sconcerto come se fosse la prima volta. I media mainstream cercano di farla passare per una gaffe isolata non rappresentativa della mentalità e della politica del governo.

- Secondo giorno
L'autore della dichiarazione sprezzante aggiusta il tiro con qualche blanda giustificazione. La polemica si stempera diventando un meme da social network, che la Tv ricicla come fiacco tormentone, finché non si sgonfia del tutto. I media mainstream tornano a rappresentare il governo Monti come la Justice League, nobile squadra di salvatori della galassia.

- Terzo giorno
Il governo Monti elabora un provvedimento di legge fortemente punitivo per i lavoratori appena perculati dalla dichiarazione sprezzante. La maggioranza degli italiani reagisce con stupito sconcerto come se non ci fosse stato da aspettarselo. I media mainstream dirottano l'attenzione su un fattaccio di cronaca, o su qualche improbabile scoop.

Come si noterà, per quanto simile, questo timeloop è più breve e più semplice del precedente, abbastanza da poter essere rappresentato interamente in una gif animata. Il governo Monti è quindi davvero riuscito a cambiare l'immagine dell'Italia: ne ha fatto una gif.
Il timeloop continua a collassare perdendo energia, com'è evidente dal brusco calo delle temperature, e dell'attività cerebrale degli individui preposti ad occuparsi dei conseguenti disagi. Mentre l'esito finale del processo d'implosione, la morte termica, si avvicina, in alcuni casi l'analoga morte cerebrale sembra essere già stata raggiunta.
Non è attribuibile al timeloop invece l'effetto deja vu provocato dalle battute dei comici televisivi, e dalle canzoni di Sanremo: tutto materiale che era già vecchio alla prima iterazione.
La Protezione Civile consiglia di non uscire di casa, adottare una dieta ricca di sali minerali, e tenere pronto un asciugamano. È in preparazione una scialuppa di salvataggio extratemporale. Riservata agli ufficiali.

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Febbraio 12, 2012

Santa Muerte for beginners

di Fabrizio Lorusso

SantaMuerte079.jpg[Il presente articolo è uscito sulla pagina culturale del quotidiano L'Unità del 2 febbraio 2012, F.L.] In America c’è una santa che non è sul calendario, ma ha un esercito di dieci milioni di devoti. Dal Texas all’Argentina si moltiplicano i fedeli della Santa Muerte.
La chiamano con affetto Niña blanca o bonita, cioè Bambina bianca o carina, ed è una santa popolare affascinante e controversa.

Proprio quando la morte si fa presente nella società messicana, sconvolta dalla guerra al narcotraffico dei cinquantamila morti in cinque anni, ecco che il suo culto e la sua figura, lo scheletro con la falce in una mano e il globo terracqueo nell’altra, riemergono prepotenti.

In Italia la Parca ossuta troneggia sbiadita sulle pareti degli ossari e sugli affreschi tardomedievali delle danze macabre e i trionfi della morte, ma nel nuovo mondo era stata santificata dalla gente già dai tempi degli spagnoli.

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Febbraio 10, 2012

Le case del giudice (Victoriana 16 / IV)

di Franco Pezzini

[Qui la puntata precedente]

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The Weir Judge Project

Con le loro differenze, i testi di Le Fanu influirono profondamente sul mito letterario dell’hanging judge: a partire da due autori vittoriani che da quella base svilupparono storie di varia celebrità, cioè Robert Louis Stevenson – con un romanzo che peraltro non tratta di fantasmi e neppure è tecnicamente fantastico – e Bram Stoker. Con sviluppi divergenti: se il secondo porterà a definitivo compimento una lettura del Giudice Impicca-impicca come mostro, il primo al contrario ne recupererà proprio nel segno del doppio, e senza nulla togliere alla terribilità del personaggio, una (pur coperta, inaccettata) dimensione umana.
Per una di quelle sciagure di cui la storia della letteratura non è avara, il romanzo Weir of Hermiston di Stevenson restò interrotto dalla sua morte, 1894, e fu pubblicato nel 1896: ciò che permette soltanto di immaginare, grazie all’epistolario e al lavoro dei biografi, lo sviluppo ulteriore e (forse) la conclusione. Quanto resta è però sufficiente per ravvisarvi non solo il culmine dell’arte dell’autore – un testo di abbacinante bellezza, che Stevenson stesso confidava sarebbe stato il suo capolavoro – ma una tappa ineludibile per la pista che stiamo seguendo.

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Febbraio 09, 2012

Divine Divane Visioni (Iena Videns 02/03) – 33

di Dziga Cacace

E lasciami gridare, lasciami sfogare…
Adriano Pappalardo,
Ricominciamo

ddv3301.jpg370 – Black Hawk Down, aridaje, del fascistizzato Ridley Scott, USA 2002 e… Barcelona!

Come a esorcizzare le bombe vere che scoppiettano a Baghdad come ciocchi nel camino, ci vediamo un film di guerra, perso l’anno scorso nonostante le buone recensioni. Nella Somalia di dieci anni fa, in preda alle guerre tribali, gli USA intervengono per garantire il rifornimento di cibo e medicinali gentilmente concessi dalla comunità internazionale. Ma siccome c’è un cattivone di turno cui dare una lezione (il feroce Aidid), la missione di pace diventa una disinteressata missione di guerra. Uno stormo di elicotteri vola su Mogadiscio per catturare un signorotto locale, ma i somali sono birichini e tirano giù un Black Hawk. Oh, disdoro: ‘sti selvaggi straccioni hanno fatto questo a noi? Ovviamente non si lascia nessuno sul campo (salme e feriti nonché soldati persi nell’intrico di stradine della città) e i rangers ingaggiano una tremenda lotta per portare il culo a casa. Alla fine della giornata ci saranno 19 perdite tra gli americani contro le 1000 dei somali che, essendo dei morti di fame sconfitti dalla storia, sono ovviamente cattivi, isterici e violenti, nessuno se ne incula la memoria e se lo saranno pure meritato, tiè. Narrativamente il film fila come uno Stuka in picchiata: ritmo incalzante, poca psicologia, molta azione. La messa in scena è superba, con begli effetti e la fotografia che ha ‘sta cosa dell’otturatore che dà un effetto da videogioco; poi attori funzionali e montaggio notevole del premio Oscar Pietro Scalia. Quello che invece repelle è il messaggio monodirezionale su chi debba dirigere i destini del mondo, perché è buono, bianco e sa sempre cos’è giusto fare. Il nemico è talmente “nemico” che non viene quasi mostrato, non vediamo il suo volto né sappiamo le sue motivazioni, giuste o sbagliate che siano. I somali di Aidid non hanno nulla da perdere, sono sanguinari e sono neri neri (che poi, i somali, tanto neri non sono, ma vabbeh). Comunque incarnano per l'Occidente il perfetto babau di infantile memoria. Film così non raccontano la guerra, la producono, la instillano nella mente debole della gente, abituano a pensare che sia necessaria. E magari giusta.

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Febbraio 08, 2012

No Time For Love

di Sandro Moiso

diaz.jpgSe c’è qualcosa che unisce davvero democrazie parlamentari e dittature, occidente ed oriente, nazioni sviluppate ed emergenti, Nord e Sud del mondo è la pratica dell’irruzione notturna o sul far dell’alba per arrestare coloro che vengono di volta in volta definiti banditi, dissidenti, sovversivi o terroristi., Un’aggettivazione apodittica che permette agli stati di giustificare per default le proprie azioni repressive nei confronti di qualsiasi forma di dissenso non compreso nelle dinamiche del “civile confronto” le cui regole sono definite dai governi stessi.

Insomma, chi non sta al gioco per forza è un delinquente, un rifiuto della società e come tale deve essere rimosso.
Ci sarebbe da riflettere sulla comune pratica della rimozione dei rifiuti urbani e dell’arresto, spesso preventivo, che avvengono, più o meno, sempre nelle prime ore del giorno.
La notte o il buio delle ore precedenti l’alba da un lato nascondono atti scellerati ed irruzioni violente, ma dall’altro suggeriscono immediatamente la necessità dell’urgenza delle operazioni destinate a rimuovere i tumori della società prima che questi possano, pericolosamente, espandersi.

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Il ritorno di Nero Wolfe

di Valerio Evangelisti

NW1.jpgRex Stout, Fer-de-Lance, pref. di Goffredo Fofi, ed. Beat, 2011, pp. 290, € 9,00.

Confesso che io, scarsamente appassionato del romanzo poliziesco (con rare eccezioni: Conan Doyle, un po’ di Ellery Queen, qualche Edgar Wallace, e rari altri; tra gli italiani, Loriano Macchiavelli e alcuni dei suoi allievi), amo il Nero Wolfe di Rex Stout dall’età di dodici anni. Per il resto preferisco il genere “nero”, da Hammett, a Chase, a Manchette, e così via, senza distinzioni di nazionalità.
L’idillio con Nero Wolfe cominciò per l’appunto a dodici anni, quando lessi “La scatola rossa” (The Red Box, 1937) e, di seguito, “Nero Wolfe, difenditi” (The Mother Hunt, 1962). Molto meglio il primo che il secondo, ma entrambi in grado di farmi affezionare a un personaggio e al suo universo. Tanto che credo di avere letto successivamente ogni romanzo o racconto di Rex Stout con Wolfe protagonista, ricercando golosamente sulle bancarelle gli arretrati.

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Febbraio 07, 2012

L’oriente è rosso / 8: la terza moglie di Máo Zédōng

di Franco Ricciardiello

Jiang_Qing.jpgÈ strano che l’importanza di una delle donne più influenti nella politica del XX secolo (insieme a Eva Perón, Golda Meir, Indira Gandhi) sia oggi così misconosciuta; eppure Jiāng Qīng ha inciso a fondo nella storia del socialismo, anche fuori dai confini cinesi: per esempio, la presa del maoismo sul movimento studentesco europeo, e la sua la radicalizzazione acritica, sono in certa misura un sottoprodotto della Rivoluzione culturale, la lotta scatenata da Máo contro l’élite del Partito comunista.
Jiāng Qīng, il cui vero nome è Lǐ Shūméng, nasce nel 1914, figlia di una concubina. Uno dei primi ricordi da bambina è una frase della madre, che dà l’idea della condizione femminile nella Cina tradizionale: “le donne sono come l’erba, nate per essere calpestate.” Al momento di frequentare la scuola la bambina cambia nome in Yúnhè (che significa “gru tra le nuvole”): sarà solo il primo dei molti nomi che assumerà nella vita. Abbandonata dalla madre, è costretta a vivere con i nonni che contrastano il suo interesse per il teatro, e la convincono a sposarsi a 17 anni. Yúnhè sfugge ben presto al marito, frequenta l’università di Qīngdǎo e sposa un giovane quadro del clandestino Partito comunista cinese, al quale a sua volta si iscrive. All’inizio degli anni Trenta il nazionalista Jiǎng Jièshí (Chiang Kai-shek), signore della guerra che approfittando del disordine è diventato capo di stato, denuncia l’alleanza con il PCC e inizia la persecuzione dei militanti con una funesta parola d’ordine: “Se dobbiamo uccidere mille innocenti per catturare un solo comunista, ebbene sia.”

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Febbraio 06, 2012

Tempo determinato

di Alessandra Daniele

Fioccoblu.jpgL'ostetrico sorride.
- Congratulazioni, suo figlio è il primo nato a tempo determinato del nostro ospedale!
La donna lo guarda, allarmata.
- Cosa significa?
- Questa mattina è entrata in vigore la riforma sulla flessibilità della vita. I media ne hanno parlato poco, perché monopolizzati dalle reazioni di sdegno e condanna per l'oltraggio subito dal capo dello Stato.
- Sì, lo so, un tizio distratto s'è seduto su una sedia dove c'era una rivista col presidente in copertina. Mi dica piuttosto cos'è questa riforma.

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Le Iene intervistano Cesare Battisti. Alla faccia di chi lo vuole "mostro"

Le Iene - INTERVISTA a Cesare Battisti - Giovedì 2 febbraio 2012 from Fabrizio Lorusso on Vimeo.

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Febbraio 04, 2012

Facebook: operazione “Caro diario”

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di Rachele Cinarelli

Tyrell: If we gift them the past we create a cushion or pillow for their emotions and consequently we can control them better.
Deckard: Memories. You're talking about memories.[1]


ties.jpgIl regalo per l'anno nuovo da parte di Mark Zuckerberg per tutti gli utenti di Facebook è Timeline. Un nuovo look, una nuova interfaccia del profilo del più popolare tra i social network, che lo fa somigliare sempre più alla struttura di un blog, o di un sito personale, anche se ripetuto per n utenti. Timeline avrà il compito di rappresentare la storia della nostra vita, e nella versione italiana il termine è stato abilmente localizzato con “diario”.

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Febbraio 03, 2012

Revolver, intervista a Marco Schiavone

di Marilù Oliva
SinfoniaDiPiombo-201x300.jpgMarco Schiavone, torinese, è responsabile di Edizioni BD e di Alta Fedeltà, società di consulenza editoriale che lavora per Disney, Guanda, Mondadori, Panini. L’ho intervistato in occasione dell’inaugurazione della nuova collana BD, Revolver, diretta da Matteo Strukul: esperimento letterario che, pur inquadrandosi nel grande panorama noir, spazia dall’hard boiled al pulp e oltre, contaminando i generi con una propulsione che travalica le etichette, e con l’intento di toccare il «confine sottile che corre fra romanzo, fumetto, sceneggiatura e storyboard». Revolver inaugurerà in libreria il 9 febbraio con “Sinfonia di piombo” di Victor Gischler - romanzo cinematografico rapido, iperviolento, con modulazioni pop non esenti da lirismo - e con “I fuochi del Nord” di Derek Nikitas: la storia cruda e a tratti onirica della spirale di violenza che lega il destino di tre donne.

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Appunti di una lettrice di King

di Lara Manni

23289_125267667502082_7166_n.jpgNegli ultimi tempi, Margaret White torna spesso in mente alla lettrice di King che da molti anni sono. Non nella versione pop con cui Brian De Palma rivisitò “Carrie”, ma in quella del romanzo, il primo di Stephen King.
Margaret White, dunque, mi appare nella scena in cui Carrie torna a casa dopo il ballo, ed è stanca e sconvolta e spaventata e sporca del sangue di maiale che si è raggrumato sui capelli e sulla fronte, mentre il suo amato, prezioso abito da sera pende a brandelli dal corpo. Margaret, la madre, è immobile su uno sgabello da cucina, con un coltello nascosto nelle pieghe della gonna, e appena la figlia entra comincia a parlare, ricordando l’orrore della notte di sesso con il marito, rivelando che aveva già tentato di uccidere Carrie appena venuta al mondo, e ripetendo senza fermarsi che “il peccato non muore mai”.

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Febbraio 01, 2012

Le case del giudice (Victoriana 16 / III)

di Franco Pezzini

[Qui la puntata precedente]

Tyburn1.jpg

Vai troppo spesso a Tyburn

Il vecchietto aveva preso alloggio in quella casa spaziosa su una via buia di Westminster – siamo ora a Londra – “per la straordinaria modicità della pigione”. E per quasi un anno non ne aveva capito il motivo, finchè una sera, dallo sgabuzzino che credeva chiuso a chiave, non se n’erano uscite due figure spettrali: cioè un tipo dall’aria sinistra vestito a lutto, e “un omaccione più anziano, butterato dal vaiolo, i lineamenti rigidi come quelli di un cadavere, sui quali era stampato lo spaventoso marchio della dissolutezza e dell’infamia” – e che stringeva un rotolo di corda. Ovvio che il vecchietto decida di cambiare alloggio.
Con questa nuova apparizione dell’hanging judge (debitamente trapassato, e capestromunito) inizia uno dei resoconti su casi parapsichici collezionati dall’erudito swedenborgiano Martin Hesselius e pubblicati, ci è detto, dal suo devoto segretario-curatore. Ma si tratta, nello specifico, del racconto Mr Justice Harbottle di Joseph Sheridan Le Fanu, 1872.

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