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Dicembre 31, 2011

La scuola che verrà (Caro Profumo ti scrivo)

di Marilù Oliva

Premessa (vera)

somaro bossi.jpgBrindiamo alla scuola del 2012 e degli anni a venire.
Prima, però, occorre fare una premessa.
Pare che ci saranno importanti cambiamenti.
Il primo, stando a quanto ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, è che verranno indetti dei concorsi per assoldare “giovani insegnanti”, perché, a suo avviso, è arrivato il momento di “svecchiare” questa classe docente ingrigita dai quarantenni e ultra.
Una precisazione.
A parte i professori di ruolo, chi insegna oggi? I precari. Da chi è composta la fascia dei precari, di cui tanto si sente parlare? Da oltre 240.000 persone iscritte nelle graduatorie ad esaurimento (si chiamano così perché, in teoria, dovrebbero esaurirsi man mano che gli insegnanti vengono convocati per essere stabilizzati, ovvero per passare di ruolo). Di questi, 30.000 sono abilitati Ssis.

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L'oriente è rosso / 5: La guerra segreta in Laos

di Franco Ricciardiello

Laos.jpgTra il 1961 e il 1973 il governo degli Stati Uniti combatte in Laos una guerra segreta, mai dichiarata e mai votata dal Congresso americano, contro l’esercito del Nord Việtnam. Per impedire il rifornimento dei việtcộng, i partigiani comunisti che combattono nel Sud Việtnam, tre milioni di tonnellate di bombe vengono sganciate sul Laos, lungo il tracciato del sentiero di Hồ Chí Minh: il più pesante bombardamento che una nazione abbia mai subito nel corso della Storia. Malgrado questo incredibile dispiego di mezzi di distruzione, nel 1975 il Laos diventa una repubblica socialista, e lo è rimasto fino a oggi malgrado profondi cambiamenti nell’organizzazione statale.
Il coinvolgimento americano inizia negli anni Cinquanta, con l’obiettivo di contrastare l’influenza del Việtnam comunista sui paesi limitrofi. Il Laos in breve diventa il maggiore destinatario di fondi federali di tutti i tempi (non solo bombe, dunque): 40 miliardi di dollari l’anno in un paese di solo tre milioni di abitanti; nel 1955 gli stipendi dell’intero esercito reale laotiano sono pagati dagli USA, in cambio dell’impegno militare contro il movimento insurrezionale marxista Pathēt Lao. Gli accordi di Ginevra, che sanzionano nel 1954 la fine del colonialismo francese in Indocina, prevedono per l’ex-colonia un governo di coalizione e la cessazione di ingerenze straniere: tuttavia il Dipartimento di Stato USA avvia il “progetto segreto 404” che utilizza ufficiali in temporaneo congedo come consulenti militari. Le elezioni del 1960 si svolgono secondo un copione consolidato: brogli, esclusioni di candidati, risultati truccati. La destra ottiene un’ampia maggioranza in parlamento; il Dipartimento di Stato sostiene il premier principe Suvannaphūmā, ma la CIA individua il proprio uomo forte nel ministro della difesa Phūmī Nôsavan; questo in ossequio alla “teoria del domino” enunciata nel ’54 dal presidente Eisenhower, secondo il quale se un Paese cade nelle mani dei comunisti, tutte le altre nazioni della stessa area geografica una dopo l’altra seguiranno la stessa sorte, come tessere di domino messe in fila.

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Dicembre 29, 2011

Sonno profondo

di Alessandro Villari

OrsettoRobot.jpgRiprende coscienza e apre gli occhi. Risulta ben presto che gli occhi sono l’unica parte del corpo che sia in grado di muovere: il resto rifiuta caparbiamente di obbedire ai comandi del cervello. Se potesse, la prima cosa che sposterebbe al momento sarebbe la mano, una qualsiasi, magari con il supporto del braccio corrispondente, perché rimuova qualunque cosa sia che preme dentro la bocca impedendogli di respirare e di emettere suoni. Ma la mano non si muove. Solo gli occhi si agitano tanto che pare stiano per uscire dalle orbite: così potrebbero almeno toccare ciò che ha intorno, dal momento che il buio completo e uniforme rende inutile la facoltà della vista. Che pensiero stupido. Sta soffocando. Nulla che sia in grado di fare può impedirlo. Il panico che segue a questa improvvisa consapevolezza non fa che accelerare il processo: come una fiamma, il cervello brucia il poco ossigeno rimasto ordinando freneticamente al braccio di levarsi, al fiato di chiamare aiuto, a tutto il corpo di scuotersi. Invano. Infine si spegne.

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Monica Zornetta: LUDWIG

di Daniela Bandini

Ludwig.jpgMonica Zornetta, Ludwig. Storie di fuoco, sangue, follia, ed. Baldini Castoldi Dalai, 2011, pp. 303, € 16,50.

Ludwig, agosto 1977. Un anno come un altro, ma infallibilmente e storicamente inquadrabile. Visualizzate la rivendicazione di questa organizzazione di criminali: in caratteri pseudo runici, è volutamente riprodotta identica all'originale:

LVDWIG DOPO IL ROGO DI S GIORGIO
A VERONA HA COLPITO DI NVOVO
A VICENZA SUL MONTE BERICO
SIAMO GLI VLTiMI EREDI DEL NAZISMO
IL FINE DELLA NOSTRA VITA E' LA
MORTE DI COLORO CHE TRADISCONO
IL VERO DIO
GLI AUTOADESIVI CHE ALLEGHIAMO
COMBACIANO ESATTAMENTE CON QVELLI
APPLICATI SVI MANICI DEGLI STRUMENTI VSATI
GOTT MIT VNS

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Dicembre 28, 2011

Adriano Barone: ZENTROPIA

di Emanuele Manco

MancoZen.jpgAdriano Barone, Zentropia, Agenzia X, Milano 2011, pp.128, € 9,50

Ci sono molti di modi di raccontare il nostro presente tumultuoso. Nessuna scelta è facile o difficile a priori. C'è chi si attiene alla cronaca degli eventi, scelta affatto semplice data la complessità di questo indecifrabile momento storico. Su Carmilla trovate spesso validi contributi in tal senso e non vi farò la mia analisi. C'è poi la genia dei narratori di storie, che però non vivono sulla Luna e non riescono, neanche volendolo, ad astrarsi dal momento storico. Sia che si narri di passato (penso al recente One Big Union di Valerio Evangelisti) che di presente e di futuro, come in Zentropia di Adriano Barone, narrare una storia diventa non solo un’occasione di intelligente intrattenimento, che sarebbe già uno scopo dignitoso vista la scarsa profondità di molta narrativa odierna, ma anche un momento di riflessione sul presente.

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Dicembre 27, 2011

Messico: storia della narcoguerra 2005-2011

di Eder Gallegos

narcotrafico1.jpg[Ho tradotto all'italiano questo articolo dello storico e blogger messicano Eder Gallegos che costituisce un "esercizio di storia immediata" sul tema della guerra al narcotraffico in Messico, un tema spesso poco compreso nelle sue dinamiche e cause; alla fine dell'articolo allego una cartina "didattica" degli stati in cui è suddiviso il Messico, in aggiunta a quelle esplicative dell'autore dallo stile "geopolitico", per rendere più facile la comprensione dello stesso; le aggiunte mie sono indicate in parentesi come n.d.t., note del traduttore, Fabrizio Lorusso]

La storia immediata, ramo della storiografia che si dedica a chiarire processi vicini al presente, si differenzia dal giornalismo perché applica la metodologia e la narrazione tipiche delle discipline storiche. Comunque, proprio per la sua “immediatezza”, soffre dello stesso endemico problema che hanno le sue gemelle che ragionano e indagano sul tempo al passato remoto: l’obiettività. Eric Hobsbawm segnala in The Age of Empire che lo storico possiede sempre una relazione molto personale con una determinata epoca, anche se questa non è stata da lui vissuta direttamente, ma magari solo in modo mediato, attraverso qualche membro della propria famiglia o altri informanti e testimoni. Pertanto questo è un semplice esercizio di ricostruzione elaborato dal presente messicano e proiettato al futuro, dato che la nostra problematica immediata sarà, un giorno, storia e soprattutto perché, quando ci mettiamo disquisire su questo tetro presente, non possiamo fare altro che rievocare la lunga serie di guerre civili che il nostro paese già ha sperimentato.

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Dicembre 26, 2011

Avvento

di Alessandra Daniele

Eclisse.JPGLa mattina di Natale del 2029, il sole sorse puntuale alle 07.36. Circa quattro minuti dopo, tramontò.
Poi si scatenò la tempesta.
- Ma che cazzo è successo al controllo ambientale? - Gridò il governatore, cercando di sovrastare il frastuono della violentissima grandinata sui pannelli del centro meteo - Avevo ordinato una bella giornata tiepida e soleggiata, e invece qui sotto la Cupola c'è un inferno di ghiaccio! I nostri cittadini pagano per il clima controllato, ed è gente abituata a ottenere esattamente quello che vuole, non come quei morti di fame là fuori, che si beccano tutta la merda che gli scaraventa addosso il clima impazzito!

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Dicembre 25, 2011

PASSAGGI

di Lara Manni

_murakami-140_reference.jpe C’è sempre un passaggio grazie al quale il mondo si sdoppia e diventa altro. In secoli di narrativa fantastica, è stato di volta in volta un portale, un tunnel, una caverna, e poi un anello, un’automobile, un computer. In due romanzi usciti contemporaneamente in Italia a novembre, il passaggio è molto simile: si apre verso il basso, si trova in un luogo accessibile a tutti ma che non è semplice individuare. Nel primo caso, è una scala di emergenza nei pressi di un distributore di benzina, accanto al traffico di una tangenziale di Tokyo. Nel secondo, è una scala invisibile ma tangibile che si apre fra barattoli e verdure nella dispensa di un fast food di Lisbon Falls.
Le similitudini non si fermano qui. Posando il piede su un gradino in Giappone o cercandolo a tentoni nel Maine, si giunge non solo in un luogo, ma in un tempo diverso. In un caso corre parallelamente a quello effettivo, ed è sufficiente, per definirlo, sostituire un numero con una cifra. Nell’altro, il tempo è arretrato e allo stesso tempo immobilizzato in una data (le 11:58 del 9 settembre 1958).
Il tempo è centrale, a ogni modo: passare, come sempre avviene, comporta il perturbare.

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Dicembre 24, 2011

Verso un'altra fiamma

di Franco Ricciardiello

Istrati.jpgIl 13 novembre il Teatro della Tosse di Genova (La Claque) ha ospitato l’anteprima nazionale dello spettacolo “Verso un’altra fiamma”, tratto dall’autobiografia che lo scrittore greco-rumeno Panaït Istrati scrisse al termine di un viaggio nell’Urss di Stalin. Il giovane e bravo regista Vlad Eremia Scolari porta sulle scene una toccante riduzione di un testo che, anche se non scritto espressamente per il teatro, assume sul palcoscenico tutta la forza di una denuncia politica formidabile proprio perché inattuale (o meglio, collocata in prospettiva storica dal crollo del “socialismo reale”). Il comunista Istrati visita l’Unione Sovietica prima dei grandi processi degli anni Trenta, ma in tempo per testimoniare l’immobilismo burocratico, la sottomissione della classe lavoratrice invece della sbandierata “dittatura del proletariato”, e la repressione della vecchia guardia bolscevica che si trasformerà presto in sterminio di massa.
Ben prima che la comprensione maturi nella coscienza dei comunisti occidentali, Panaït Istrati rivela la trasformazione dell’Unione Sovietica da terra promessa del socialismo reale in un aberrante stato di polizia, dove operai e contadini non hanno altra scelta che adeguarsi alla linea di Stalin: precede dunque non solo gli scrittori di “The God that Failed” (André Gide, Ignazio Silone, Arthur Koestler), ma anche George Orwell.

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Dicembre 23, 2011

Democrazia diretta e suffragio universale corretto su Twitter

di Jumpinshark

L'iscritto a Twitter è abituato a trattare con alcuni numeri: quanti tweets (messaggi contenenti al massimo 140 caratteri) produce, quanti followers (altri iscritti a Twitter che lo "seguono") e following (iscritti che egli a propria volta segue) ha, in quante "liste" compare ecc.. In questo testo presento una grandezza (si scusi l'improntitudine) da me creata, e battezzata Numero Twitter di Fiorello e Jovanotti (nfj). Tale misura viene qui illustrata non come ameno passatempo social(e) ed esercizio letterario di parodia scientifica ma per una prima implementazione della democrazia diretta attraverso i social media e del suffragio universale pesato [1]. La "democrazia di Internet" e l'abbandono dell' "una testa, un voto" sono infatti, oggi in Italia, due principi in sempre maggiore ascesa e solo apparentemente contrapposti.
(Prima di cominciare, voglio augurarmi che i lettori in difficoltà con la parte tecnica, seppur molto informale, di questa presentazione, possano comunque apprezzare l'importanza del sistema, e provvedere pure ad adattarvisi in fretta, in modo da non essere più pesantemente valutati.)
JumpTwi (2).jpgInformalmente, quindi, definiamo nfj 0 il Numero Twitter di Fiorello e Jovanotti degli account\cittadini @sarofiorello e @lorenzojova, che si seguono a vicenda. In Twitter, ricordo, vi è una relazione asimmetrica di "follow", A segue B (ne riceve i messaggi sulla sua "timeline") non implica che B segua A; al contrario su Facebook la relazione di amicizia, quando "accettata" naturalmente, è "simmetrica" [2].
Francesco Di Gesù (@frankiehinrgmc) è uno dei 47 eletti a godere di nfj 1, in quanto è seguito sia da Fiorello che da Jovanotti (sta nell'intersezione del diagramma di Venn mostrato qui sopra).

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Dicembre 21, 2011

Ritorno a Casa Baskerville (Victoriana 15)

di Franco Pezzini
(da L’indice dei libri del mese, novembre 2011, n. 11)

Bask1.jpgDartmoor (Devonshire), agosto. Più di un secolo è passato dall’uscita di The Hound of the Baskervilles (‘The Strand Magazine’, agosto 1901-aprile 1902), l’avventura in assoluto forse più nota della saga dell’Arcidetective di Conan Doyle, e tante cose sono cambiate anche qui: eppure il colpo d’occhio resta quello che così fortemente impressionò lo scrittore durante il famoso soggiorno del 1901, prima a Ipplepen a casa dell’amico giornalista Bertram Fletcher Robinson, e quindi proprio nel cuore della brughiera, a Princetown. Non so immaginare quanto il suo albergo fosse confortevole, ma il villaggio oggi, sotto una pioggerella pungente dal cielo livido, e animato – si fa per dire – dall’evento di una vendita benefica alla scuola elementare, ci appare freddo e semideserto, e sovrastato dalla cupa mole del carcere: quello stesso da cui in The Hound evade lo sciagurato criminale Selden. Basta però concedersi due passi in un vicolo di lato alla strada principale ed ecco un cancello: e di qui il sentiero per la landa, strana e inospitale ma spalancata a una terribile bellezza. E proprio da queste distese punteggiate di erica, ginestra e rovi neri, e qua e là molli di paludi (le famose sabbie mobili, oggi limitate a pochi punti dove onestamente non proviamo ad arrivare), da queste colline con la cima sbucciata in strani massi (gli intraducibili Tor, blocchi di basalto modellati dal vento e dalla pioggia) tra resti preistorici, miniere abbandonate e cavallini selvatici, può essere suggestivo partire per l’esame di alcune ultime edizioni italiane di opere doyliane.

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Sunds

di Danilo Arona

Sunds.jpgDella Old Hag, la figura archetipica che si avvicina nottetempo al letto durante gli attacchi di paralisi notturna (Sleep Paralysis), abbiamo già disquisito a proposito delle ricerche di Ludovico Fornari Assante sulla casistica fuori norma che si registra sull'isola di Terranova. Torniamo sull'argomento per un verso analogo (anche se diverso e molto più “drammatico”), grazie a una preziosa segnalazione dell'amica Martina Di Febo (che ne ha relazionato il 31 ottobre scorso a Dolceacqua, all'annuale convegno di Autunno Nero al Castello dei Doria) e al libro, prezioso e sorprendente, "Sleep Paralysis – Nightmares, Nocebos", dell'antropologa californiana Shelley P. Adler.
Come ha scritto al riguardo un'altra instancabile ricercatrice, Maria Teresa Carbone ("Tra mente e corpo - Effetti alchemici di mondi lontani"), la Adler sciorina in questo testo una tesi sbalorditiva: ovvero, “il rapporto tra fede e biologia è molto più intenso di quanto siamo portati abitualmente a pensare, e soprattutto non funziona soltanto in modo “positivo” (i miracoli, per chi ci crede), ma può avere conseguenze dannose, addirittura letali. Accanto al notissimo “effetto Placebo”, riconosciuto ormai da oltre due secoli, anche se in realtà non completamente indagato, esiste insomma un altrettanto potente “effetto Nocebo”, ancora da esplorare”.

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Dicembre 19, 2011

Eccezzziunale... veramente

di Lorenzo Navone

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“Ecceziunale veramente!!!”: chi è sopravvissuto agli anni ottanta senza dover resettare tutto ricorderà l´urlo alla Munch di Diego Abatantuono, esclamazione che si accompagnava a decine di punti esclamativi. Ma se invece della perentorietà di una chiamata alle armi, la frase virasse in una domanda e il punto da esclamativo diventasse interrogativo? Cosa significa chiedersi se qualcosa e` veramente eccezionale?

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FRINGITALIA

di Alessandra Daniele

Blueverse.jpgBlueverse

L'area sommersa si estende a perdita d'occhio. Dall'acqua torbida emergono solo le cime dei condomini grigiastri. L'elicottero della FRID, Fringe Italian Division, atterra sull'unica terrazza sgombra dai detriti. L'agente FRID afferra per un braccio l'avvocato dell' immobiliare, e lo costringe a scendere.
- Voi lo sapevate! - Indica la distesa paludosa - Qui c'è una faglia inter-dimensionale. Il continuum è instabile, interseca l'altro universo, e voi ci avete costruito!
L'avvocato allarga le braccia.
- Abbiamo fatto il condono.

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Dicembre 18, 2011

Balle

di Sandro Moiso
neroTAV.jpg

Ivan Cicconi, Il libro nero dell'Alta velocità, Koinè Nuove Edizioni 2011, pp.190, euro 14,00

Il titolo è di quelli che non brillano per originalità.
I banchi delle librerie sono inflazionati di “libri neri” e di “libri che...non vi avrebbero fatto leggere” e, probabilmente, l 'autore avrebbe preferito quello che è stato scelto come sottotitolo: “Il futuro di Tangentopoli diventato storia”, sicuramente più consono all'indagine contenuta al suo interno.
Ma tant'è e, sinceramente, senza quel riferimento all'Alta Velocità, forse, non lo avrei preso nemmeno in mano.

Eppure ci troviamo davanti non solo ad un testo tra i più ricchi di informazioni sulla “grande truffa dell'Alta Velocità”, ma che ci permette anche di comprendere più a fondo le strategie del capitalismo odierno e, allo stesso tempo, le radici dell'attuale crisi economica.
Un libro che, per chi non lo avesse ancora capito, dimostra come la lotta e le lotte No Tav non siano solo lotte ambientali o localistiche, ma lotte che si pongono al centro dello scontro tra un sistema di sfruttamento parassitario destinato storicamente a fallire e le esigenze di una società altra in cui sono rappresentati gli interessi del 99% della popolazione (conscia o meno che sia del fatto).

Per citare direttamente il testo:”Questo fenomeno dei cosiddetti No-Tav, in un certo senso, rappresenta un paradigma dell'Italia di questa fase che non si è contrapposto alla modernizzazione, come si è ostinatamente cercato di far apparire, ma ha, anzi, rappresentato e rappresenta un modello da cui non si dovrebbe prescindere. Infatti, esaltando le fondamenta della democrazia, ha fatto emergere – forse non poteva essere disgiunto - competenze e culture tecniche elevate, apparse ancora più grandi di fronte all'insipienza, la superficialità, la grossolanità delle competenze espresse dalle istituzioni” (pp. 9 – 10).

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Dicembre 16, 2011

Ken, Myth & Magic

di Franco Pezzini

KEN.JPG Per tentare d’inquadrare Ken Russell, il visionario regista morto ottantaquattrenne lo scorso 24 novembre, non è sufficiente il riferimento al cinema che pure gli portò fama internazionale. Anzitutto perché il vecchio provocatore ha recato contributi importanti anche su altri versanti: si pensi alla televisione, per cui girò opere affascinanti e da noi praticamente sconosciute (corti, documentari, sceneggiati – un esempio per tutti, Dante’s Inferno, 1967, sulla tormentata relazione tra Dante Gabriel Rossetti ed Elizabeth Siddal), impegnandolo all’inizio e poi di nuovo al crepuscolo della sua carriera; o ovviamente alla musica, grazie a una serie di pellicole come la psichedelica rock-opera degli Who Tommy, o i febbricitanti, drammatici e magari grotteschi ritratti biografici di musicisti per cinema e tv (Bartók, Elgar, Debussy, Delius, Richard Strauss, Ciajkovskij, Mahler, Liszt…), che testimoniano un’appassionata compenetrazione tra linguaggi artistici diversi. Ma un secondo motivo guarda a un fronte persino più ampio: e riguarda il collegamento tra questo cattolico (almeno in origine, con tutto ciò che comportava per il suo alfabeto simbolico) in realtà panteista, dissacratore ironico e spudorato nel segno dell’eccesso e del kitsch, cantore dei parossismi di arte, sesso e sangue, a un più variegato arcipelago di culture alternative britanniche, tra lezione del gotico vittoriano e riflessione sul mito alla Graves, politeismi assortiti e revival esoterico.

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Dicembre 15, 2011

Divine Divane Visioni (Iena Videns 02/03) – 31

di Dziga Cacace

Ho un nano nel cervello…
A me mi piace vivere alla grande, Franco Fanigliulo

DDV3101.jpg352 – Amore e guerra di Woody, tra Groucho e Tolstoj, USA 1975

Viviamo in 39 metri quadri, praticamente una suite di Alcatraz, e le Vhs occupano una discreta cubatura, lo ammetto. Son stato pertanto diffidato da Barbara dal procedere ulteriormente all’importazione – considerata illegale – di materiali cartacei e audio-video. Ma c’è un modo per aggirare l’odioso embargo: millantare il possesso inverificabile di Vhs e sostituirle intelligentemente con meno ingombranti Dvd. Barbara scoprirà l’inghippo solo quando questo cinediario diverrà pubblico e nel frattempo avrò trasferito la mia principessa in un castello capientissimo. Questo spatafione per giustificare anche ai vostri occhi l’acquisto scellerato di 7, dicasi 7, Dvd, pur non possedendo ancora un lettore. Ma la svendita Fnac era troppo ghiotta e di fronte ai titoli dell’amato Woody, visto e rivisto migliaia di volte, ha prevalso l’ottuso feticismo dell’oggetto, accompagnato dalla pronta dichiarazione da rendere in caso di cattura: “Ma vuoi mettere la lingua e il formato originali? E comunque io obbedivo soltanto agli ordini”. Però ora basta con ‘sto pippone e diciamo due belinate su Amore e guerra (titolo italiano che evita la parola 'morte' dell’originale Love and Death), un Allen d’annata che si cimenta coi classici della letteratura russa e gioca anche coi cinéphiles citando a più non posso i maestri del cinema sovietico (Ejzenstejn su tutti) e infilandoci dentro anche un po’ dell’amore per Fellini e soprattutto per Bergman. Cosa ne risulta? Un pastiche fuori di testa con tante idee che vanno a segno e qualche altra (poche) che manca il bersaglio. Amore e guerra ha il pregio della leggerezza, è intelligentissimo e contemporaneamente molto stupido: gioca con materiali difficili, alti, sconosciuti ai più e li meticcia con slapstick comedy e monologhi surreali in camera da stand-up comedian. Per cui il film non risulta mai supponente o fastidioso e le citazioni scorrono in una trama sempliciotta ma dotata di ritmo e varietà. Insomma, è un film adorabile, dài.

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Dicembre 14, 2011

Chiamateci Abramo

di Lorenza Ghinelli

abram.jpegCredo che l’interpretazione che Kierkegaard ci ha offerto sul mito di Abramo sia di un acume disarmante. Abramo non superò la prova. Abramo, faccendiere di Dio, obbedisce al padrone senza consultare Isacco. Conduce il figlio sul Monte Moriah senza rivelargli le sue intenzioni, lo blandisce. Abramo non si pone scomodi interrogativi. Abramo non contempla la disobbedienza. Abramo non cerca strade alternative, non apre un dialogo con Isacco, non litiga con Dio, non chiede spiegazioni. Abramo non concede il beneficio della scelta nemmeno a Isacco, perché lo tiene all’oscuro di tutto.
Abramo, in realtà, non sceglie.
Concedetemi la metafora, ma il nostro Paese, alla stregua di Abramo, non brilla certo per intraprendenza, trasparenza ed eleganza.

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Dicembre 13, 2011

Dieci anni dopo

di Serge Quadruppani

Ha i tratti del volto segnati dal tempo – ma i suoi capelli, una palla di fuoco corvino che contribuiva ai grandi incendi degli anni Sessanta, sono ancora lì. Parla, la voce infiamma come quarant'anni prima, quando prendeva la parola in difesa dei fratelli di Soledad:
«... Costruire un movimento inclusivo, riconoscendo che l'unità del 99% dovrà essere un'unità complessa. I movimenti del passato facevano appello in primo luogo a delle comunità specifiche, lavoratori, studenti, comunità nera o latina, donne, comunità LGBT, popolazioni indigene...»

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Dicembre 12, 2011

Argentinazo 17: l'Argentina vista dagli italiani

argentidecaro.jpg[Questo numero di argentinazo segnala alcune pubblicazioni, piuttosto recenti, accomunate da uno sguardo di autori italiani (o di argentini che vivono in Italia) proiettato verso il paese australe.] A.P.

De Caro Gaspare. Argentina. Viaggio al fin del mundo (forse), Paderno Dugnano, Colibrì, pp. 222, 14 euro
Se c'è un libro che Argentinazo non può trascurare di segnalare a chi guarda all'Argentina con occhio critico e radicale, questo è proprio Argentina di Gaspare De Caro (che i lettori di Carmilla conoscono già per gli articoli comparsi su questa stessa testata). Lo ritengo in tutta onestà uno dei testi più densi e profondi che io abbia mai letto sul tema. Apparentemente sembra un diario o un reportage di viaggio, ammiccante allo stile dei grand turist d'un tempo, salvo poi prenderne subito le distanze nella forbice, tutt'altro che problematica, tra turismo e viaggio. La dimensione del viaggio c'è tutta, ma c'è uno sguardo che è ancora più attento e smaliziato, quello di un Gaspare De Caro che si muove per l'Argentina con un occhio attento alle grandi trasformazioni dell'economia argentina e ai piccoli inciampi del viaggiatore solitario (anche se talvolta nei suoi itinerari è accompagnato da un'amica argentina).

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Natale al contrario

di Alessandra Daniele

Ombrellalbero.jpgIl vicedirettore scuote la testa.
- Monti sta a destra di Marchionne, stavolta non riusciremo a dare la colpa delle tasse ai comunisti.
Il direttore gli dà un'occhiata ostile.
- Certo che ci riusciremo. Domani però stiamo sul tema stagionale. Prima pagina: caricatura di Monti vestito da Babbo Natale che ruba i giocattoli ai bambini, e sopra uno dei nostri bei titoloni: ''Babbo Natale al contrario''.
- Ma non l'abbiamo già fatto con Prodi?
- Non mi pare.
- Mi ricordo questo culone rosso in primo piano, perché su ''al contrario'' ci avevamo pure caricato un doppio senso su Luxuria, quand'era ministro.
- Allora ti stai rincoglionendo, perché Luxuria non era ministro.

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Dicembre 10, 2011

Severino Di Giovanni

di Osvaldo Bayer

copertina severino.jpgPubblichiamo le pagine di apertura del Severino Di Giovanni (Agenzia X, 2011, pp. 253, 15 euro), forse il libro più proibito durante la dittatura argentina di Videla e compagnia brutta. Severino è uno dei miti argentini, il simbolo dell'immigrazione libertaria italiana. Parlatene con un tano argentino, non crederà quando gli direte che in Italia quasi nessuno conosce il nome di questo anarchico abruzzese arrivato a Buenos Aires come esule politico. L'opera di Bayer, pubblicata quasi 40 anni fa in Italia, viene adesso riproposta in una nuova versione da Agenzia X (qui la scheda del libro). L'autore, lui stesso esule negli anni Settanta, ha riscritto alcuni passi fondamentali del testo sulla base di alcune interviste a testimoni d'epoca e dei documenti rinvenuti negli archivi italiani e olandesi. Dalla nuova edizione, data adesso alle stampe in Italia, emerge un quadro ancora più intrigante: l'individualista in realtà collaborava coi sindacati di base di marittimi e panettieri; un altro emigrato italiano, che sembrava un delatore, in realtà era una vittima della polizia e le pratiche violente che divisero la scena antiautoritaria argentina erano da tempo impiegate da ogni componente del movimento. Una lettura imprescindibile, un pezzo di storia italiana dall'altro capo del mondo, un esempio di amore e rivolta contro ogni dittatura] A.P.

L'ambasciatore italiano a Buenos Aires, Luigi Aldrovandi Marescotti, conte di Viano, aspetta il Presidente della nazione sulla scalinata del teatro Colón. Applausi: arriva don Marcelo T. de Alvear accompagnato da donna Regina Pacini. Al suo seguito i ministri argentini degli Interni, degli Esteri e della Pubblica Istruzione.
Sarà festa grande. La comunità italiana ha deciso di festeggiare con massima ostentazione il 25° anniversario della salita al trono di Vittorio Emanuele III. Punto culminante, la grande serata artistica al teatro Colón di sabato 6 giugno 1925.
La festa sarà una prova per l'ambasciatore italiano. Primo, perché sa che Mussolini è molto interessato alle ripercussioni del suo regime nella comunità italiana d'Argentina, e secondo perché bisogna dimostrare potere e scrupolosità davanti agli occhi degli altri ambasciatori che trattano il fascismo con sufficienza.
Una cosa è certa: questa notte al Colón sembra proprio di essere a Roma. L'organizzazione è perfetta, con la coreografia tipica delle cerimonie fasciste. Qualsiasi tentativo di disordini sarà immediatamente represso dalle giovani camicie nere della comunità. La delegazione del Fascio ha posto particolare attenzione a questo dettaglio.

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Fan-Fiction: una risposta a Simone Sarasso

di Lara Manni

LaraManni.jpgC’è una frase nell’intervento di Simone Sarasso del 6 dicembre scorso che mi ha dato da pensare: parlando dell’esperienza di Metro 2033 di Glukhovsky, ripresa in Italia da Tullio Avoledo, Sarasso scrive: “Niente fan-fiction, no signori: solo scrittori professionisti”.
La prima parola che mi è venuta in mente è “ancora?”. Perché se un autore che conosco e stimo come Simone Sarasso serba ancora un pregiudizio di questa portata nei confronti del fan writing, forse chi conosce, studia, pratica il fandom ha fatto passare il messaggio sbagliato, sottoscritta inclusa.
Eppure ci abbiamo provato. Abbiamo ripercorso la storia delle fan-fiction seguendola in tutte le possibili derivazioni: non per nobilitarla ma per dimostrare che i sentieri laterali della scrittura sono stati imboccati già in secoli lontani e che una buona storia non si lega soltanto alla presunta originalità di un personaggio. Orlando Paladino nasce come protagonista di un poema anonimo, la Chanson de Roland, e poi viene raccontato infinità di volte (due anche abbastanza vicine, con Boiardo e Ariosto). E prima ci furono gli anonimi che ripresero ed esplorarono le strade di Omero e coloro che contribuirono a far nascere Le mille e una notte. E dopo ci furono i Janeites che amavano e riscrivevano le storie di Jane Austen: e che tuttora proliferano, dalle versioni con zombies a quella, recentissima e noir, di PD James.

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Dicembre 08, 2011

Noi siamo il nostro cervello di Dick Swaab

di Marilù Oliva
cervello.jpgCon che modalità il cervello regola i nostri processi fisiologici, nonché emozionali e patologici? Perché durante l’adolescenza i comportamenti sociali subiscono un’impennata di aggressività? Come la testa programma l’invecchiamento, quali evoluzioni ha subito, quanto influiscono sul suo funzionamento alterato dipendenze o malattie quali la schizofrenia?
O, per dirla più prosaicamente – tanto almeno una volta nella vita ce lo siamo chiesti tutti –: come cazzo fa questa macchina di un chilo e mezzo – progettata per adempiere a pluriprogrammi con elevati livelli di difficoltà, in parte esplorata ma non conosciuta a fondo, così ritorta su se stessa, divisa in cortecce le cui direttive sono espanse in tutte il corpo, con quella cifra spropositata di cento miliardi di neuroni –, come fa, dicevo, a funzionare?

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Salviamo Wirikuta, cuore sacro d'America

di Fabrizio Lorusso

Wirikuta.jpgIl cuore sacro (el corazón sagrado) del Messico e d'America è sotto attacco. La regione di Wirikuta, un’area semidesertica di 1400 km quadrati negli stati centrali di San Luís Potosí e Zacatecas, 420 km a nord della capitale, è il centro cerimoniale degli indigeni huichol o wixárika e per loro rappresenta l’origine del mondo, una zona di preghiera e di secolari pellegrinaggi in cui alcune migliaia di appartenenti ai popoli originari continuano a vivere. Tre anni e mezzo fa, nel 2008, il presidente messicano Felipe Calderón, vestito con un abito tipico del popolo wixárika, promosse e participò a un accordo stipulato tra i governatori degli stati centrali del paese, la zona conosciuta come “el bajío”, che sanciva la conservazione e lo sviluppo della cultura huichol. Nel 2009, solo un anno dopo, il governo diede 22 concessioni di sfruttamento minerario alla Real Bonanza, filiale messicana di First Majestic, e altre due alla canadese West Timmins Mining, senza che la contraddizione tra questi interessi economici stranieri (in questo caso dei canadesi che di mine e conflitti in America Latina, dal Cile al Messico e al Perù, sono dei veri esperti) in una terra sacra per un popolo originario messicano e i patti firmati in precedenza venisse minimamente avvertita.

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Dicembre 06, 2011

DEATH ECONOMY. Il baratro terminale del collasso economico planetario - 3

Parte III: Welcome to necroland!

di Alan D. Altieri

Questo testo è dedicato a Sbancor: Hey, man, YOU saw it coming!ourobos.jpg

Qui e qui le prime due parti

Così finisce il mondo,
Così finisce il mondo,
Così finisce il mondo,
Non con tuono, ma con un gemito.

Thomas Stearns Eliot, Gli Uomini Vuoti

Null’altro che una “espressione geografica” ai 4/5 di dissesto idro-geologico - sono sufficienti sei ore di pioggia per detonare fiumi, disgregare montagne, annientare centri abitati - necroland è protesa verso un mare interno largamente noto per la qualità cloacale/tossica/venefica delle sue acque, nonché per le sue fosse comuni sommerse in continua espansione. A necroland, terra comunque svagata & felice, i molesti vengono semplicemente... mandati a fondo. Now swim, sucka! Swim!... and croak!

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Quattro libri e tre tempi

di Simone Sarasso

Alessandro Angeli, I ragni in testa – Racconti di un’Italia invisibile, BesaEditrice 2011, pp. 112, €14; Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze, Laterza 2011, pp.147, €10; Antonio Scurati, La seconda mezzanotte, Bompiani 2011, pp.343, €19; Tullio Avoledo, Metro 2033 universe. Le radici del cielo, Multiplayer.it 2011, pp.416, €19

SarAng.jpgCi sono quattro libri che non staranno mai sullo stesso scaffale. Non se quello scaffale si guadagna da vivere in un megastore, no di certo. Eppure dovrebbero: con le poche righe che seguono mi auguro che prima o poi finiscano tutti e quattro sul vostro, di scaffale.
Non ho idea del perché questi quattro straordinari romanzi siano capitati in casa mia contemporaneamente: cioè, so dove li ho presi, ma davvero non ricordo perché ho deciso di leggerli uno dopo l’altro. Forse, semplicemente, mi andava di farlo. Ma è solo quando ho chiuso l’ultimo che ho capito che dovevano stare insieme. Ho provato a scriverne separatamente, ma non funzionava: continuavo a saltare dall’uno all’altro, all’altro.
E all’altro ancora.
Quattro libri che continuano a parlarsi, quattro storie che ne raccontano una, in tre tempi: PASSATO, PRESENTE e FUTURO.
Ma andiamo con ordine:

PASSATO:
Alessandro Angeli, I ragni in testa – Racconti di un’Italia invisibile
Una manciata di narrazioni, l’una dentro l’altra: chissà perché si dice che le raccolte di racconti non vanno più. Forse chi lo dice legge le raccolte sbagliate.
Quella di Angeli è la favola oscura del mondo che non vediamo più, il racconto della nostra anima migrante seminata chissà dove. Alessandro mette in bocca a quattro viaggiatori coatti, transfughi per fame (mica per vezzo), l’assoluta verità sul nostro Infame Paesello.

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Dicembre 05, 2011

Liberisti tutti

di Alessandra Daniele

mic.jpgOggi, nell'era della piena realizzazione del Liberismo, si fatica a credere che ci sia stato un tempo nel quale il mercato del lavoro era prigioniero di leggi insensate e limitazioni avvilenti. Eppure, fino ai primi anni del ventunesimo secolo, milioni di persone anziane venivano ancora cacciate dal loro posto di lavoro soltanto a causa della loro età anagrafica, e costrette ad anni e a volte decenni di umiliante improduttività. Una pratica detta allora ''pensionamento'', ma che oggi possiamo chiamare col nome che le spetta: discriminazione.
Con un'iintollerabile ingerenza statale nelle libertà personali, agli anziani veniva negato il diritto di morire lavorando. La soddisfazione umana e professionale di dare la vita per la ditta era possibile solo grazie ai coraggiosi imprenditori che ignoravano le retrograde norme di sicurezza.

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Dicembre 04, 2011

Ancora toghe rosse?

di Luca Baiada (Da Il Ponte, LXVII n. 12, dicembre 2011)

CheGuevaraGiudice.jpg[Ringraziamo Il Ponte per la gentile concessione.]

Il magistrato Antonio Ingroia, il 30 ottobre scorso a un congresso del Pdci, fa la voce grossa:

"Mi diranno che un magistrato deve essere imparziale, e io sono d’accordo. Un magistrato deve essere imparziale, quando esercita le funzioni. […] Lo confesso, non mi sento del tutto imparziale, anzi, di più, mi sento partigiano, e nel senso più nobile del termine. […] Ma detto questo, che fare? Occorre resistenza, resistenza costituzionale, ma credo che non basti, la sola resistenza costituzionale. […] Borghesia mafiosa e capitalismo mafioso vanno verso un processo di saldatura fra economia criminale e economia legale che rischia di divenire irreversibile."

La questione di fondo è colta bene, e resta irrisolta. La struttura del potere in Italia scivola nella criminalità. Il modello è fatto di prevaricazione sociale e si declina tra sangue e sfruttamento più o meno legalizzato. Il paradigma sta risalendo l’Italia e anzi l’Europa. Mezzo secolo fa, Leonardo Sciascia accostava il successo della mafia all’avanzare verso nord del confine dell’area della palma. La strage di Duisburg del 2007 ha dimostrato che la palma può varcare le Alpi.

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Dicembre 02, 2011

Marjorie Bowen e l’arte proibita (Victoriana 14)

di Franco Pezzini

Bowen1.jpgPare sia stato Luigi Albertini a far conoscere in Italia Marjorie Bowen (1885-1952), quando nel 1906 – stesso anno dell’uscita in Inghilterra – ne fece pubblicare il romanzo d’esordio The Viper of Milan. A Romance of Lombardy sul Corriere della Sera da lui diretto, sotto il titolo Il biscione. Da allora, salvo rare e defilate eccezioni, sull’autrice britannica in Italia è calato il silenzio: e dunque buona occasione per riscoprirla è una curiosa fantasia gotica, Magia nera, proposto ora da Gargoyle Books (Roma 2011; ed. orig. 1909, trad. dall’inglese di Bernardo Cicchetti, con una prefazione di Fabrizio Foni, pagg. 304 più otto non numm., euro 14,50). All’anagrafe Gabrielle Margaret Vere Long nata Campbell (ma gli pseudonimi si sprecano), l’Autrice fu forzata a un’estrema prolificità artistica da esigenze alimentari; e riuscì a deliziare coi suoi romanzi e racconti un pubblico vastissimo fino al secondo dopoguerra, con tale successo che lo stesso Graham Greene ne riconoscerà la potente influenza e varie trasposizioni appariranno su schermo.

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Dicembre 01, 2011

IL CATTIVO SERGENTE

di Mauro Baldrati

BalSer.jpg[Nicholas Deville: Scotland Yard, nucleo speciale antidroga. Un sergente, un criminale: lavora per la nuova mafia rispettabile di Londra, ruba e uccide. All’indomani degli scontri che hanno messo a ferro e fuoco il quartiere di Tottenham, Deville ha da fare. Questo è l’incipit dell’e-book Il cattivo sergente, in uscita per Milano Nera, scaricabile qui]

Scotland Yard, Specialist Crime Directorate, sottosezione narcotici, 12 settembre 2011. Il sergente Nicholas Deville scorreva distrattamente un report sugli spacciatori di Brixton. Nuovi arrivi, carne fresca. Denunce di delatori, probabilmente, che speravano di togliere di mezzo i concorrenti. Niente foto, né indirizzi, solo nomi e i punti di spaccio. Tutte schede da preparare, gente da fermare, qualche sequestro, cinque o sei grammi di robaccia tagliata, veleno per tossici disperati. Tempo perso. Noiosissima routine.
Di fronte a lui il sergente Fisher cazzeggiava col computer. Dieci a uno che guardava un porno. Fisher, lo sfaticato, l’imboscato, era un mistero la sua permanenza in Victoria Street. Non sapeva neanche leccare il culo al capitano, non si muoveva mai dall’ufficio, sempre attaccato al video con quegli occhiali fondo di bottiglia. Bah. Affari suoi.
Il cellulare riservato inviò il bip! di un messaggio. Numero sconosciuto.
Lui, dunque. Era l’unico che scriveva da un numero sconosciuto.
Sentì la tensione che gli induriva la schiena mentre lo apriva: “Venga subito. L’aspetto”.
Convocazione immediata. Un’emergenza dell’Azienda. Dunque sapevano della sua presenza in ufficio in quel momento preciso. Sapevano sempre tutto.

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Vanni Santoni: SE FOSSI FUOCO, ARDEREI FIRENZE

di Fabrizio Lorusso

santoni.JPGVanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze, Editori Laterza/Contromano, pp. 158, € 10,00.

Che cos’è Firenze? E cos’è il suo genio, la sua storia? Mille orme che sono una sola. Un dedalo continuo e affascinante di intrecci in una guida romanzo. Anzi, in un romanzo guida che è una miccia accesa di esistenze concatenate: per lo più ventenni ed ex ventenni, lustro più, lustro meno. Se fossi fuoco, arderei Firenze, il nuovo romanzo di Vanni Santoni, autore di Personaggi precari (2007) e Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2009), provoca e incuriosisce già dal titolo. Su una cosa siamo d’accordo. Anch’io, dopo aver letto il romanzo, la brucerei, Firenze, se non me ne fossi invece innamorato (un’altra volta…). Ma si tratta di un amore arrabbiato e incomprensibile. Capita. Così come capita a tutti di non poter decidere, definirsi, e di restare sospesi nel limbo dell’attesa, in balia della scintilla furente del caso e di un carico interiore pieno di ricordi. Santoni racconta gli adolescenti che eravamo e quelli che adesso lo sono, o continuano testardi ad esserlo, perduti tra i vicoli e i rioni vetusti ma vitali della sua città. E questi s’infiammano, gridano, entusiasmano e deludono durante il viaggio. Sarà il peso della storia, forse, ma abitare in un museo a cielo aperto resta una gran sfida.

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