Luglio 31, 2010
L'assenza della "lotta di classe" e i disastri che ne derivano
di Sandro Moiso
L'opportunità delle riflessioni che seguono mi è stata dettata in parte dall'intervento di Valerio Evangelisti sul tema del nazional-bolscevismo “de noantri” (di cui condivido pienamente i contenuti) e in parte dall'affaire Saviano – Dal Lago (che invece puzza su più fronti).
La lotta di classe di cui intendo pertanto parlare non è quella reale (che come avrò modo di affermare in altra parte di questo testo non viene mai a mancare nella storia delle società umane), ma piuttosto quella ormai del tutto assente sia nel dibattito politico contemporaneo che in gran parte della rappresentazione che la letteratura, o sarebbe forse meglio dire il mondo delle lettere, trasmette della realtà contemporanea o delle epoche passate. Con quest'ultima affermazione non si intende però affatto riproporre qui alcun ritorno al realismo naturalistico o, peggio ancora, a quello di stampo proletario o tardo-sovietico, quanto piuttosto sottolineare un rumoroso silenzio di fondo.
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Luglio 30, 2010
Prima scala a destra
di Fabio Deotto
Luca si sta per buttare.
Se ne sta lì, in piedi sul cornicione. È calmo, lo si vede bene da quaggiù, ha quei capelli stopposi che il vento scuote appena. Lo guardo consumare una sigaretta dietro l’altra e sono sicuro che sorride. Non è un fallimento, per lui, no… è una riscossa.
Ricordo che quando eravamo piccoli io e Luca sognavamo di fare gli archeologi. Alle elementari si facevano più gite che lezioni, e mentre la guida snocciolava la sua nenia triste e annoiata noi ci staccavamo dal branco per perlustrare gli angoli più bui della chiesa di turno. Cercavamo una cripta, un calice sacro, non ricordo bene ora, so solo che Indiana Jones per noi era molto di più di un film d’azione. Harrison Ford con il cappello di tela e la frusta era solo una scusa, ciò che ci appassionava davvero era la scoperta, ancor più la ricerca dell’ignoto, del proibito, di tutto quello che la Storia aveva voluto tener lontano dalle sue pagine ufficiali in modo che due ragazzi col pallino dell’archeologia avrebbero potuto disseppellirlo alle porte del nuovo millennio.
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Luglio 29, 2010
Antifrasi di Mishima
di Franco Ricciardiello
Feltrinelli ha iniziato nel 2009 la riproposizione in Italia del ciclo del “Mare della Fertilità”, che comprende gli ultimi quattro romanzi scritti da Mishima prima della morte nel 1970; la quadrilogia è apparsa in precedenza in Italia nella traduzione Bompiani (4 volumi singoli, 1999) e nei Meridiani Mondadori (volume unico, 2006). Nel marzo 2010 è appunto edito da Feltrinelli con il titolo “A briglia sciolta” il secondo volume di questo ciclo della lunghezza totale di oltre 1500 pagine; potrebbe essere l’occasione per riparlare dell’opera più ambiziosa di uno dei più discussi autori del secolo scorso, autentico personaggio mediatico che modellò la propria vita come aveva imparato dai suoi maestri europei, Wilde e Nietzsche, ma soprattutto D’Annunzio (del quale Mishima tradusse in giapponese il “Martirio di San Sebastiano”).
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Luglio 28, 2010
Il fascismo ricorrente
di Vittorio Sergi
“Oso citarvi colui che era ritenuto un grande dittatore, Benito Mussolini. Nei suoi diari ho letto recentemente questa frase: sostengono che ho potere, non è vero.
Forse ce l’hanno i gerarchi, ma non lo so. Io so solo che posso ordinare al cavallo vai a destra o vai a sinistra, e di questo posso essere contento.”
Silvio Berlusconi – "La Stampa", 28 maggio 2010.
“Non ho il benché minimo dubbio che Berlusconi voglia restaurare il fascismo in Italia. Non è un fascismo come quello degli anni trenta, fatto di gesti ridicoli come l’alzare il braccio teso. Ne ha altri, ugualmente ridicoli. Non sarà un fascismo in camicia nera, ma in cravatta di Armani.”
José Saramago – "El Pais", 14 ottobre 2009.
In Italia il fantasma e l'aura nefasta del fascismo periodicamente ritornano ad accompagnare i potenti nei momenti di scontro più duro con le forze progressiste e rivoluzionarie. Nella società italiana ma anche in altre società che hanno conosciuto il fascismo storico, l'imposizione del neoliberalismo è stata accompagnata da un ritorno sulla scena pubblica di gruppi e formazioni che si rifanno apertamente al repertorio politico e mitologico del fascismo e che in non poche occasioni si mantengono in un’area di continuità anche biografica con il fascismo storico e la sua declinazione terrorista e para-statale che l'Italia ha conosciuto spesso dal 1968 in poi.
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Luglio 27, 2010
Loriano Macchiavelli: STRAGE
di Valerio Evangelisti
Loriano Macchiavelli, Strage, Einaudi Stile Libero, 2010, pp. 590, € 21,00
Non si può prescindere, nel trattare del ponderoso romanzo Strage di Loriano Macchiavelli, dalla curiosa storia di questo libro. Pubblicato da Rizzoli nel 1990, fu ritirato dalle librerie dopo una sola settimana di visibilità. Uno degli imputati del processo d’appello per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 si era riconosciuto in uno dei personaggi. Il tribunale di Milano ordinò il sequestro di una copia, ma la casa editrice, temendo querele, preferì fare sparire l’intera tiratura.
A trent’anni di distanza, la riedizione da parte di Stile Libero è un’idea eccellente. Diciamo subito che la trama ideata da Macchiavelli, qui alle prese con i meccanismi del thriller più che con quelli del giallo, non coincide nei dettagli con le risultanze processuali. A grandi linee però sì, visto che sono in scena logge massoniche, corpi deviati dello Stato, estremisti di destra, cosche mafiose e servizi segreti internazionali. Dalle sinergie di queste entità mostruose nasce un piano efferato che, se non è quello vero (o presunto tale, alla luce delle attuali, ancora troppo lacunose conoscenze), è tuttavia plausibile.
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Luglio 26, 2010
Voti a rendere
di Alessandra Daniele
- Sono stanco, ho sonno, e sto crepando dal caldo.
- C'è altro?
- Sì, mi sono rotto i coglioni. Siamo bloccati qui da luglio per votare questa cazzo di legge, io non mi sono messo a fare il deputato per buttare il tempo in Parlamento.
- Va approvata entro l'estate.- Puntualizza il collega.
- Ma perché?...
- Perché a settembre partirebbero le inchieste. E io in galera perché tu senti caldo non ci vado.
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Luglio 25, 2010
Jonathan Lethem: CHRONIC CITY
di Paola Papetti
Jonathan Lethem, Chronic City, Il Saggiatore, 2010, pp. 487, € 17,00
“Esiste una guerra tra chi sostiene che c’è una guerra e chi sostiene che non c’è.”
Case è un attore. Da bambino ha lavorato a una sitcom di successo e da allora campa di diritti di immagine. C’è anche Perkus Tooth. E’ un personaggio particolare, in passato affissore di manifesti abusivi situazionisti, un paio di libri e molta critica rock. Ora vive di marijuana, imbevuto in ellissi di ragionamento che lo divorano psicologicamente e fisicamente. Richard Abnerg, invece, era uno squatter, partendo dalla lotta per il diritto alla casa è giunto fino ai palazzi dell’amministrazione: leva castagne dal fuoco per il sindaco e con la sua folta barba ricorda il suo passato, per quanto stridente con il presente. Oona Laslo è una ghost writer, camaleontica figura in nero bisognosa di tenerezza, ma si muove in modo spesso ambiguo.
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Luglio 24, 2010
Alan D. Altieri: KILLZONE
di Emanuele Manco
Alan D. Altieri, Killzone. Autostrade per l'inferno, TEA, pp. 262, € 12,00
La nuova antologia di racconti di Sergio “Alan D.” Altieri ha per protagonista Russell Kane, lo Sniper già visto in tre romanzi dei cinque che lo scrittore milanese ha previsto per il personaggio.
Solo uno dei sei racconti è inedito, si tratta di “Dry Thunder”, primo della raccolta, nel quale viene mostrata una diversa versione dell'epilogo di "Victoria Cross", nel quale il personaggio sembrava morire nell'esplosione di un pozzo petrolifero nel golfo del Messico.
Ed è già da questo primo racconto che si evincono alcuni elementi che sono la costante narrativa e tematica della raccolta.
La costante narrativa è la capacità ormai non comune di scrivere un racconto che abbia una struttura solida, con un inizio, un centro e una fine. A prescindere dallo stile fatto di frasi brevissime, di terminologia cinematografica e di suggestioni più visive che letterarie, i racconti hanno una struttura senza falle. Felice di sapere che Altieri non rinnega di essere un mestierante dello scrivere, non c'è nulla di cui vergognarsi nell'essere tale.
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Luglio 23, 2010
Divine Divane Visioni (Best of 00/01) – 7
di Dziga Cacace
Hanno dimenticato due cose nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo:
il diritto di contraddirsi e quello di andarsene
Jean-Pierre Leaud, La maman et la putain
89 - Together del geniale Lukas Moodysson, Svezia/Danimarca/Italia 2000
Sto aspettando una risposta per iniziare un nuovo lavoro e allora cazzeggio, più o meno come quando il lavoro c’è. Vado al cinema Arlecchino per lo spettacolo delle tre pomeridiane, privilegio per pochi: qualche anziano, qualche studente, qualche sfaccendato: io. Buio in sala e devo sorbirmi un quarto d’ora di pubblicità: e perché? Ho già pagato, è mica tivù questa, eh. Però poi arriva il film a mettermi di buonumore. Svezia, 1975: Elisabeth scappa dal marito violento e, con i figli Eva e Stefan, trova rifugio in una comune dove vive il fratello Göran. L’inserimento è difficoltoso anche perché la comunità è bizzarra e ci sono già alcune tensioni in atto. Klas è omosessuale e innamorato di Lasse, appena lasciato da Anna (lesbica interessata subito a Elisabeth). Göran dice sempre a tutti di sí e per principio lascia che la sua compagna Lena si faccia strapazzare dal marxista Erik (piuttosto confuso, ma deciso a darsi al terrorismo). In mezzo a questo bailamme ideologico e sentimentale si aggira un bambino chiamato Tet, abituato a “giocare a Pinochet” (cioè torturarsi con gli amichetti). Tutti questi pazzi sono osservati da lontano da una famiglia borghesissima, con il piccolo Fredrik sempre più curioso. Hippie e socialisti, nemici della Coca Cola, della carne, del Lego, della depilazione femminile e della materialista Pippi Calzelunghe, i nostri eroi sono magnifici e la loro rappresentazione è ironica e affettuosa. E questo film è un capolavoro e un atto d’amore.
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Luglio 22, 2010
Tre libri, un’Italia
di Marilù Oliva
Uno stesso scenario affrontato diversamente e letto, nei primi due libri qui recensiti, attraverso il portavoce eccellente di una certa Italia, Silvio Berlusconi, cui è dedicato uno spazio secondario ne “La battuta perfetta” di Carlo D’Amicis (minimum fax, 2010, p. 365, euro 15), e sostanziale nel “Berlusconario. Tutte le gaffe del presidente” di Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli, (Melampo, 2010, pp. 240, euro 13). Nella terza opera, “Giovani, nazisti e disoccupati” di Michele Vaccari (Castelvecchi, 2010, p. 224, euro 14), l’Italia è narrata attraverso le proiezioni di falsi miti propinati e imboccati a una gioventù priva di punti di riferimento.
«Le dispiace, presidente, se accendo un’altra lampada?»
Mi allungo verso il comodino. Quando mi rigiro Silvio sembra aver perso un’altra volta conoscenza. L’osservo attentamente. E ciò che vedo – dal ventre dilatato ai quattro peli arruffati sulla testa, dalle caviglie gonfie alla bava che si rapprende agli angoli della bocca- è ontologicamente ciò che è, ma che nessuno al mondo, guardando Berlusconi, ha visto mai: un vecchio di settantatré anni.
Stremato, questo vecchio sembra dormire. E invece mi sta frugando nei pensieri.
«Ha pietà di me, vero, Spinato?»
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Luglio 21, 2010
I rosso-bruni: vesti nuove per una vecchia storia
di Valerio Evangelisti
[Questo breve articolo di tono divulgativo, apparso sul numero di giugno della rivista Su la testa, legata al PRC, non doveva apparire su Carmilla. Esistono in rete inchieste sullo stesso tema molto più accurate, di cui fornirò i riferimenti. Se mi risolvo a pubblicarlo qui è perché, a scoppio ritardato, ha causato nei diretti interessati reazioni scomposte, ai limiti dell’isteria. In particolare, ciò è avvenuto per le tre righe piuttosto neutre consacrate a Costanzo Preve, elencato tra i marxisti sedotti dall’ipotesi rosso-bruna. In appendice, fornirò qualche indicazione bio-bibliografica sui curiosi difensori che, per l’occasione, l’illustre “filosofo marxista” ha trovato. Naturalmente, a tutti è lecito cambiare idea, ma se la schiera dei “versipelle” è troppo folta dà adito a sospetti.]
L’ultimo, sconcertante prodotto della strana famiglia che sto per descrivere ha per nome “autonomi nazionalisti”. Si tratta in effetti di giovani neonazisti che fanno propri alcuni simboli esteriori non tanto dell’autonomia, quanto dell’anarchismo più radicale.
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Luglio 20, 2010
Egyptian Connection
di Danilo Arona e Mister Tony
Caro Danilo,
in merito a una delle tue ultime “Luci oscure”, senza dubbio il riferimento a rettili e serpenti in relazione a entità spirituali, prevalentemente maligne, è comunissimo: dalla Genesi (il serpente che svia la prima coppia umana) all'Apocalisse (il Gran Dragone, l'originale serpente, colui chiamato Diavolo e Satana- 12:9). Esiste poi un riferimento molto intrigante in “Atti degli Apostoli” al capitolo 16, i versi da 16 a 19. Lì si parla di una ragazza che Paolo e Barnaba incontrano, che aveva “ ...uno spirito, un demonio di divinazione...” che le permetteva di attuare il potere di predizione. Ebbene, nel greco originale, l'espressione "demonio di divinazione" è e'khou.san pneu'ma py'thona, letteralmente “uno spirito pitone”, senza contare poi il famoso serpente Kundalini, onnipresente come trait d'union con il reame spirituale in ogni riferimento yoga. Infine sono comunissime nelle credenze africane le storie di streghe e sciamani che si trasformano in serpenti. Il serpente è pericoloso e spesso sorprende la preda. Non a caso l'analogia è cercata.
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Luglio 19, 2010
The Next Generations
di Alessandra Daniele
- L'inchiesta sulla P10 sta finalmente mettendo il governo in difficoltà.
- Perché continuano a rinumerarla ogni volta che indagano?... E' sempre la solita P2.
- Lascia perdere il numero di release, il punto è che il governo annaspa, e il PiDem deve approfittarne - conclude il delegato.
- Non siamo noi a decidere la linea.
- Beh, credo che per noi giovani del PiDem sia invece arrivato il momento di pretendere un ruolo più significativo a livello decisionale.
Il collega scuote la testa.
- Io lo trovo prematuro.
- Ma abbiamo tutti più di settant'anni!
- Io sessantotto. Il segretario ne ha centoquattordici. E il premier centoventitrè - taglia corto il collega, inghiottendo una pillola.
Permalink: postato alle 11:53 AM
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Luglio 18, 2010
Città sommersa - I
di Alessandro Raveggi
Presentiamo qui il primo estratto da un romanzo work in progress, dal titolo Città sommersa. Tre giovani cineasti italiani arrivano al Distrito Federal, Città del Messico, per tentare l'impossibile: realizzare un kolossal sulla Rivoluzione messicana. Senza budget, senza speranza, atterrano all’aeroporto della città nel momento esatto in cui scatta nella l'allarme per l'influenza AH1N1, incontrando da subito una megalopoli spettrale, post-apocalittica. La storia racconta della quarantena di realizzazione surreale del film, in cui potenzialmente ogni cittadino del Mostro è comparsa del kolossal senza confini, e assieme se stesso, coi suoi pregi e difetti. Il lento recuperare della vita e delle contraddizioni di una megalopoli nei confronti di un'epidemia (e forse calunnia) che blocca il tempo, si intreccia con il lento perdere coscienza dei tre italiani, verso la scoperta allucinata di un universo, nelle fogne della città, dove una città sommersa vive in parallelo alle vite sovrastanti.
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Luglio 17, 2010
Divine Divane Visioni (Best of 00/01) – 6
di Dziga Cacace
Eu sou a mosca, que pousou em sua sopa
Raul Seixas, Mosca Na Sopa
73 - Mangiati vivi! di un appetitoso Umberto Lenzi, Italia 1980 e zapping notturno
Succede che alle due di notte non riesca proprio a prendere sonno. Accendo la televisione sperando nell’abbiocco e invece, com’era prevedibile perché la televisione le cose migliori le manda sempre a orari impossibili, rimango catturato da questo cannibal-movie atroce ma con una sua forte ragion d’essere (cosa che non so assolutamente cosa possa significare: fate voi). Lo becco già in corsa ma gli antefatti non paiono di grande importanza: Janet Agren e Robert Bolla finiscono in Guinea alla corte di un santone, tal Jonas. Lì è già prigioniera, succube e drogata, Paola Senatore, sorella della Agren (e quanto potrebbero essere diverse?). Il problema è fuggire dal campo di devoti, perché intorno è infestato di cannibali che non vanno tanto per il sottile. Intanto a New York un poliziotto attiva i soccorsi: “Sergente, devo parlare subito con la Guinea… no, non è una ragazza bionda. È un posto di merda dove ci stanno i cannibali!”. Letterale e sublime, anche perché i cannibali se ne stanno in Nuova Guinea e la differenza tra Africa e Asia, insomma….
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Luglio 15, 2010
Kultura italiana all’estero
di Mauro Baldrati
Domenica 13 giugno marciavo lungo il Tamigi verso i Docks, incurante del cielo che minacciava pioggia, per vedere da vicino uno dei migliori interventi di recupero e restauro di edifici antichi. I magazzini del ‘700 e dell’800, a picco sulle darsene del grande porto fluviale, costruiti con la pietra inglese seccata dagli anni, ora sono adibiti ad abitazioni e uffici.
Quella parte di città era semideserta, e il traffico, che a Londra ti crepa i timpani e ti emulsiona di bitume i polmoni, era assente. Gita fuori porta, in campagna, come tutti.
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Luglio 14, 2010
3 libri e i luoghi
di Marilù Oliva
“Mano Nera” (Baldini Castoldi Dalai editore, 2010, euro 13), prende il nome dall’organizzazione criminale Crna Ruka, lo stesso gruppo nazionalista serbo-bosniaco che, il 28 giugno del 1914, armando la mano di Gavrilo Princip per eliminare l’erede al trono d’asburgo arciduca Francesco Ferdinando, aveva acceso la scintilla della prima guerra mondiale. Un’organizzazione creduta morta e sepolta, ma che invece è ancora attivissima e persegue i suoi scopi politici agendo nell’ombra, sullo sfondo di una Sarajevo multietnica e irrisolta, magicamente sfaccettata, in balia di traffici illegali, un epicentro multirazziale dove l’integrazione sussiste solo attraverso la dis/integrazione e dove popoli diversi convivono non sempre pacificamente.
Inserita all’interno di “Vidocq”, la nuova collana di Baldini Castoldi Dalai, “Mano Nera” di Al Custerlina comincia a Sarajevo, col sangue: la strage provocata dal sequestro di Sanja Karahasan, figlia di un ministro bosgnacco, cui segue, a breve, il rapimento della cugina Nadira.
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Don DeLillo: PUNTO OMEGA
di Giuseppe Genna
Sul supplemento letterario del "New York Times", il non eccezionale narratore Geoff Dyer (di cui intendo ricordare unicamente lo splendido Natura morta con custodia di sax, edito in Italia per i tipi Instar) esprime una considerazione che, da quanto si legge in Rete e su carta, sono in molti a ritenere corretta: e cioè che, dopo l’esplosione paraepica di Underworld, uno dei pesi massimi del romanzo americano fin de XX siècle, Don DeLillo è andato sgonfiandosi, depotenziandosi, deludendo, con libri minuscoli troppo autoreferenziati, densi di metalivelli evitabili, come Cosmopolis, che Dyer definisce “un alto-concettuale auto-karaoke”, mentre il precedente Body art era un calando già preoccupante. Come si faceva a scuola, nei temi, dopo avere comperato il quinterno a righe, tenterò di smentire il giudizio critico di Geoff Dyer: utilizzando cioè la premessa del “Secondo me”. E’ dalla quinta elementare che non facevo così, ma a ciò devo ridurmi per definire, in via del tutto personale, Punto omega (Einaudi, allo spropositato prezzo di 18.50 euro per 118 pagine...), il più recente romanzo firmato Don DeLillo.
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Luglio 13, 2010
SENZA SCRITTORI? Note sul documentario di Cortellessa e Archibugi
di Simone Ghelli

Tra i momenti più belli dell'andare al cinema vi è senz'altro quello in cui, all'uscita dalla sala, ci si ritrova di colpo in mezzo a quelli che hanno condiviso con noi l'esperienza di una visione dalla durata ben definita. È un momento che dura pochi secondi, simile a quella frazione di tempo che divide la fine del sonno dal risveglio vero e proprio – sarà anche per questo che molti teorici del secolo scorso si sono prodigati in affascinanti paragoni tra il sogno e l'arte cinematografica. Il bello del cinema, però, è che ci dà l'impressione di non risvegliarci mai da soli, perché è quasi sempre anche un'esperienza mondana, un evento al quale non si può mancare, soprattutto se poi il tema affrontato è proprio la mondanità di un certo ambiente (in questo caso del mondo letterario).
E infatti, guardandomi intorno all'uscita dall'Azzurro Scipioni (ma anche al momento di entrare in sala), mi sono chiesto a quale comunità stessi appartenendo in quel momento. E me lo chiedo anche adesso, mentre rifletto sul destinatario di Senza scrittori, il documentario sul mondo dell'editoria letteraria firmato da Andrea Cortellessa e Luca Archibugi.
E mi chiedo: a chi volevano rivolgersi gli autori?
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Luglio 12, 2010
Lettere moderne
di Alessandra Daniele
- Ho bisogno di un cambio d'immagine - dice la ragazza - sono stufa di passare solo per un'oca pompinara.
Il premier sbuffa.
- Mi dispiace, ma per questa settimana ho finito i ministeri nuovi, devi accontentarti dell'incarico che hai.
- Voglio un restyling! - insiste lei.
- Ti sei rifatta le chiappe il mese scorso! Hai voluto le nuove protesi americane, perché hai detto che quelle svizzere si schiacciavano...
- Voglio essere credibile! - piagnucola lei.
Il premier sbotta.
- Ti faccio scrivere un libro.
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Luglio 11, 2010
Giacomo Pacini: IL CUORE OCCULTO DEL POTERE
di Nando Mainardi
Giacomo Pacini, Il cuore occulto del potere. Storia dell'ufficio affari riservati del Viminale (1919-1984), ed. Nutrimenti, 2010, pp. 256, € 14,00
Ricostruire la storia dei nostri servizi segreti serve indubbiamente a capire la storia recente del nostro Paese e la qualità della nostra democrazia. Giacomo Pacini, con Il cuore occulto del potere. Storia dell’Ufficio Affari riservati del Viminale, dà un contributo in questa direzione: non svela segreti inediti e sconvolgenti, ma prova a mettere insieme i diversi tasselli con un utilizzo rigoroso dei documenti, delle sentenze e delle testimonianze. Ne emerge un quadro a tratti compiuto e definito, a tratti sfocato e sfuggente.
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Luglio 10, 2010
Alla periferia del Grande Gioco
di Giuseppe Genna
[Questa breve spy story è stata pubblicata dalla rivista Maxim, con illustrazioni di Gianfranco Florio. E' inedita sia su Web sia in libro. gg]
Scarica la versione illustrata in pdf [6.5M]
La via era stretta, la perpendicolare obliqua di un’arteria squallida e intasata: auto di pendolari sonnolenti sempre, emissioni multiple, il vecchio smog sostituito dal nuovo, nell’era del metano e del silicio. La palazzina: curva, stile fascista, vernice esterna verdemarcio, quattro piani. Borghese piccola piccola. Piena periferia. Stonate prove di acustica, disarmonici suoni disturbanti dalla parallela alla via, che era chiusa (uno sguardo allarmato nel constatare la parete di marciume e metalli contorti contro cui terminava quel vicolo cieco: presenza di bidoni arrugginiti: tracce di traffici oscuri, chiarissimi a chi osservava: acidi, materiale da discarica abusiva, tossico, inquinante, radioattivo, che decade a millenni da ora). Una discoteca, lì dietro, che occasionalmente era stata monitorata (piaceva ai russi, uno era stato ospitato la notte, dormiva dentro la discoteca, Kolarov si chiamava, uno che trafficava in uranio, trasportava codici di cassette di sicurezza elvetiche che solo lui sapeva, a memoria: la chiave perfetta del globo decadente - una chiave umana. E lo avevano sorpreso al buio, svegliandolo, i capelli grassi biondi, un ucraino in realtà).
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Luglio 09, 2010
Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli: ACQUA IN BOCCA
di Tommaso de Lorenzis
Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Acqua in bocca, Minimum Fax, 2010, pp. 108, € 10,00
A vederli insieme, nelle pagine dello stesso romanzo, verrebbe da pensare a una versione poliziesca degli incontri ravvicinati del terzo tipo o – magari – a un aggiornamento de les liaisons dangereuses. Stiamo parlando di Salvo Montalbano, il celebre commissario di Vigàta nato dalla penna di Andrea Camilleri, e di Grazia Negro, ispettrice d’origini salentine in forza alla Questura di Bologna e protagonista d’una fortunata trilogia firmata da Carlo Lucarelli. C’è sempre qualcosa di “alieno” nel rendez-vous dei personaggi della letteratura popolare, qualcosa che evoca un periglioso transitare dagli universi cartacei di “competenza” verso mondi inesplorati.
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Luglio 07, 2010
Io e Diego Armando a Arcore
di Alberto Prunetti
[Dopo l'intervento di Filippo Casaccia, replico pubblicando le mie memorie calcistiche, precedute da un breve resconto della telefonata che ho avuto lo scorso 3 settembre con Diego Armando al termine di Argentina-Germania, mentre mi trovavo a Arcore per una serata di asado rebelde e tango argentino] A.P.
Con Diego Armando ci siamo conosciuti a Buenos Aires. Ci trovavamo sempre in quel tavolo sotto la vetrata della Giralda, il café di calle Corrientes. A volte passava anche Charly Garcia. Si chiacchierava del più e del meno, tirando a far tardi.
Quando l'Argentina ha perso contro la Germania, sabato scorso, mi è arrivato un sms da un cellulare e il numero cominciava con +54. Era un numero argentino, un sms che diceva: “Resta solo piangere.” Non segno mai i numeri in rubrica, ma c'erano solo due ipotesi. O era el “tano” Dante, il mio amico fotografo di Baires, oppure Diego Armando. Ho pensato che fosse Diego quando l'ho visto piangere in tv.
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Luglio 06, 2010
Tutto ciò, per quanto esatto, non era il punto
ovvero:
DAVID FOSTER WALLACE È UNA PIETRA D’INCIAMPO PER GEORGE STEINER?
di Girolamo De Michele
Questo testo è stato pubblicato col titolo "Quel progetto infinito" sulla Nuova rivista LETTERARIA diretta da Stefano Tassinari, che prosegue con un nuovo editore il lavoro della precedente LETTERARIA. La frase del titolo è tratta dal racconto di David Foster Wallace Il suicidio come una specie di presente (in Brevi interviste con uomini schifosi, 1999).
In una intervista concessa a Odifreddi (“Quando studiavo con Enrico Fermi”, qui), George Steiner ha apparentato la matematica e filosofia analitica al gioco degli scacchi - «un inesauribile passatempo, ma niente più»: «sono le grandi inutilità che produce Homo Ludens, l’uomo che gioca. [...] A nessun essere umano che si sia trovato in un momento di angoscia, di bisogno, di gioia, di malattia o di estasi è mai fregato niente della filosofia analitica. Sono Hegel, o Nietzsche, o Marx, i filosofi i cui libri si trovano in tasca di quelli che si fanno ammazzare: non certo Carnap, o Hempel, o Kripke!»
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Luglio 05, 2010
NEW ITALIAN EPIC E OLTRE: "STROOOKKK!", Filosofia di Romanzo criminale, news from the world
INDICE
1. Premessa della redazione di "Carmilla"
2. Overcoming Postmodernism: esce in UK la prima monografia critica sul NIE
3. Lorenzo Fabbri, "Romanzo criminale: la produzione di storia e l'esistenza dell'Italia" (saggio tratto dal libro Pop filosofia, a cura di Simone Regazzoni)
4. STRROOOKKK! Una mega-discussione su Lipperatura, riproposta in versione più leggibile (pdf)
5. Finalmente on line La salvezza di Euridice di Wu Ming 2
6. Segnalazioni: Alberto Sebastiani su Calvino, Chimenti-Coviello-Zucconi su New Italian (Media) Epic
PREMESSA
Quando più di due anni fa, nell'aprile 2008, Wu Ming 1 mise on line il primissimo abbozzo del suo "memorandum" sul New Italian Epic (nome di comodo e dichiaratamente transitorio, a cui si sarebbero feticisticamente affezionati più i detrattori che gli estimatori) nessuno poteva immaginare che nell'estate 2010:
- il dibattito sarebbe stato ancora rovente;
- parte della critica e dell'accademia italiana sarebbe stata ancora intenta a sparare con la mitraglia dalle feritoie di bunker di marzapane;
- sarebbero fioriti convegni sul tema in tutto il mondo e la prima monografia critica sul NIE sarebbe uscita in inglese a opera di una delle più importanti istituzioni accademiche del Regno Unito.
Eppure è così: ci ritroviamo al terzo anno di discussione, e l'interesse non scema. Soprattutto, non scema il rancore. Fenomeno tutto italiano.
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L'Ultima Catena
di Alessandra Daniele
- Ne arrivano altri due!
- Da dove? - l'amministratore fece appena in tempo a intravederne le sagome sullo schermo principale. Poi la telecamera di controllo fu stritolata, e l'immagine svanì.
- Altri due Polifab, grandi quanto questo palazzo - disse il consigliere.
- Siamo nel bunker di questo palazzo - lo zittì l'amministratore - E' a prova di atomica.
Il consigliere gli puntò il dito contro.
- Lei sapeva cosa stava succedendo nelle fabbriche! Qual'è stata la prima catena a mutare? Quelle migliaia di operai perennemente collegati ai macchinari da innesti biomeccanici, collegati al computer centrale da spinotti corticali...qual'è stato il primo gruppo a diventare un'intelligenza collettiva?...
- M'era parso un problema risolvibile, sarebbe bastato disconnettere i soggetti giusti, e resettare...
- Risolvibile? Quelle fottute coscienze collettive hanno preso il controllo dei computers e dei macchinari! Hanno divelto, e interconnesso le catene, trasformandole in bestie mutanti di carne e metallo!
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Luglio 04, 2010
I figli dello spazio
di Danilo Arona
Ci fu una generazione. Donne e uomini che oggi hanno poco meno o poco più di sessant'anni, o sessant'anni spaccati. Tra gli scrittori e i registi affini si potrebbero citare: Stephen King, John Carpenter, Patrick McGrath, Valerio Evangelisti, Sergio Altieri, Peter Gabriel, Ben Pastor, David Lynch, Ioan Petru Culianu, e un sacco d'altri. Ma perché li elenco in base a una più che generica notazione anagrafica?
Perché questa generazione nel 1962 assorbì “qualcosa” dallo spazio.
Qualcosa che veniva da un pianeta ancora oggi sconosciuto, la Terra.
Il 1962 fu un anno di svolta, unico. Anche tragico. In quell'anno moriva Marilyn e nascevano i Beatles. Morgan Perdinka andava in vacanza sotto il Monte Buio e nelle sale usciva il primo film di James Bond. E una generazione di bambini, o poco più, sentiva parlare di guerra fredda, della grande e bellissima isola di Cuba, di missili e di blocco navale. E di guerra atomica. Ma, soprattutto, vedeva una cosa mai vista prima: la paura, anzi il terrore, negli occhi degli adulti. E qualcosa, senza che gli adulti se ne rendessero conto, andava sgretolandosi nel loro mondo di fanciulli.
Permalink: postato alle 03:14 AM
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Luglio 02, 2010
Due libri, uno sfondo
di Marilù Oliva
Due libri, uno stesso tema affrontato diversamente: Il profumo della cannella e Amori senza diritti, storie di coppie omosessuali con figli
È un romanzo di passioni in notturno “Il profumo della cannella” (Castelvecchi, collana Narrativa, 2010, euro 15) di Samar Yazbek, autrice siriana classe 1970, già studiosa di letteratura araba poi giornalista e sceneggiatrice. La vicenda ruota attorno a due protagoniste, due mondi contrapposti che si rispecchiano negli spazi d’origine: i quartieri poveri di Alia, cameriera conturbante, e le zone alte della sua ricca padrona, Hanan Al Hashemi.
Permalink: postato alle 09:02 PM
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Divine Divane Visioni (Best of 00/01) – 5
di Dziga Cacace
Mio fratello è figlio unico... [...] ...e non ha
mai criticato un film senza prima vederlo
Rino Gaetano, Mio fratello è figlio unico
56 - Il danno di uno spassoso Louis Malle, Gran Bretagna/Francia 1992
Cosa può spingermi a vedere un film di cui ho sentito e letto cose turpi e di cui mi hanno parlato bene dei malati di mente o qualche matura signora che, solo al nome di Jeremy Irons, si porta una mano alla gola e l’altra all’inguine, mugolando? Esattamente questo! Dunque: Steve Fleming (Irons) è ministro del governo di sua Maestà. È sposato con una donna visibilmente frigida e ha due figli: una lentigginosa di 15 anni e uno squallido ventenne che ha una nuova ragazza, più anziana di lui, la Binoche. Al terzo minuto di film Irons viene a sua conoscenza, al settimo minuto i due si vedono la prima volta e, mmmh, si lanciano un’occhiata inceneritrice. Si chiamano per telefono all’undicesimo del primo tempo e al dodicesimo lui si precipita da lei: senza scambiarsi manco una parola, con lui già eretto e lei opportunamente lubrificata, zac, la prima rovente copula. Se tutto accade con questa scansione temporale probabilmente raggiungono l’orgasmo in 3, forse 4 secondi.
Permalink: postato alle 03:34 AM
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Luglio 01, 2010
TEMA DI MATURITA': LE FOIBE
di Claudia Cernigoi
Un mio sogno ricorrente è quello di dover affrontare di nuovo l’esame di maturità, sogno che mi dà sempre una sensazione di angoscia perché mi rendo conto che, a distanza di tanti anni, ho ormai dimenticato buona parte delle cose che avevo studiato al liceo. Però, quando ho visto che tra le “tracce” dei temi per i maturandi di quest’anno c’era un titolo sulle “foibe”, ho pensato per un attimo che mi sarebbe piaciuto rifare la maturità in modo da scrivere su questo tema.
Poi mi sono messa nei panni di uno studente maturando nell’anno di grazia 2010 e mi sono detta: alt, non è una passeggiata. Intanto perché bisognerebbe capire quale preparazione hanno avuto gli studenti su questo argomento, su quali testi storici sono stati istruiti, o se piuttosto quello che sanno è solo quanto è stato diffuso come propaganda, se la loro conoscenza delle foibe deriva dal filmino “Il cuore nel pozzo”, dalle esternazioni dei gruppi neofascisti o neoirredentisti, dalle semplificazioni ideologiche (e non storiche) sulle quali si basano la maggior parte degli storici “accreditati”.
Permalink: postato alle 05:05 AM
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