Marzo 31, 2010
David Ely: L'ANNO DELL'INONDAZIONE
di Valerio Evangelisti
David Ely, L’anno dell’inondazione, trad. di Francesco Francis, ed. Cargo, Napoli, 2010, pp. 274, € 18,50.
Uno dei più straordinari romanzi di fantascienza che io abbia mai letto è uscito in originale nel 1992, ma, ristampato di recente nel mondo anglosassone, giunge in Italia solo ora. Difficile procurarsi notizie dettagliate sull’autore, David Ely (David Eli Lilienthal jr.), nato a Chicago, oggi ultraottantenne. Giornalista, militante per i diritti civili, autore di qualche romanzo e di numerosi racconti. Dal suo Seconds fu tratto nel 1966 il notissimo film Operazione diabolica di John Frankenheimer. Se il tempo gli renderà giustizia, sarà ricordato soprattutto per L’anno dell’inondazione.
Siamo in un futuro imprecisato, né troppo vicino né troppo lontano. Gli Stati Uniti hanno ampliato di un terzo il loro territorio con la costruzione della Barriera, una diga titanica che si estende dal Canada alla Florida e tiene a bada l’Atlantico. La superficie strappata all’oceano ospita città e coltivazioni.
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Marzo 30, 2010
La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 1
di Filippo Casaccia
“Sono diventato santanofilo perché molti anni fa ho letto un rapporto dell’FBI che prendeva in esame un migliaio di radicali degli anni ‘70 e tra le coincidenze risultava un 13% di appassionati alla musica del maestro di Autlàn”.
Paco Ignacio Taibo II, La bicicletta di Leonardo
Il verdetto di Bombo fu una scomunica.
Quando ero ancora alle medie, Bombo occupava il liceo dove adesso mi trovavo io.
Una volta entrò tranquillamente in classe col motorino.
E la sua classe era al quarto piano.
Durante un’occupazione fece il surf giù per le scale della scuola su una cattedra rovesciata.
Sempre dal quarto piano.
Adesso io ero in terza liceo e lui ancora in quinta, con due bocciature sulla schiena e il rischio del servizio militare molto pressante. Ma il Comandante Bombo – con la barbetta rada, a tocchetti, come i barbudos cubani – era il leader degli studenti medi e in questo liceo borghese, lui, con la sua maglietta “Apartheid? Incazzati neri!” era il mio faro.
E il suo verdetto era stato ferale e inappellabile: Santana era un agente della CIA.
Punto.
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Marzo 29, 2010
Creature della Notte
di Alessandra Daniele
- Cazzo, non so più cosa inventarmi - sbuffa, togliendosi gli occhiali.
- Bisogna tirare fuori qualcosa. Presto cominceranno ad arrivare i risultati delle Regionali, quindi la Supercazzola della Settimana serve subito. Dobbiamo scrivergliela entro stanotte, o non farà mai in tempo a impararla a memoria.
- Lo so - si rimette gli occhiali - Nanoleone ha bisogno della sua dose di cazzate da sparare come diversivo, è per questo che siamo pagati, me lo ricordo. Non sono rincoglionito, io. Ho solo il crampo dello scrivano.
- Casomai il blocco dello scrittore - ridacchia - il crampo dello scrivano è una tendinite.
- Giusto - gli tira un calcio allo stinco sotto la scrivania.
- Ahia!
- Grazie della precisazione, dottor House. Come va la gamba?
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Marzo 28, 2010
Carretto, De Pascalis: COME L'ORO DI RIMBAUD
di Paola Papetti
Giacomo Carretto, Luigi De Pascalis, Come l'oro di Rimbaud. Un romanzo mediterraneo di Bedrì Bekir, ed. Irradiazioni, 2005, pp. 336, € 16,00.
Un antico baule sputa una storia interessante e la casa editrice Irradiazioni decide di editare il lavoro che i curatori Giacomo E. Carretto e Luigi De Pascalis fanno su questi foglietti, organizzando un volume di ben quattrocento pagine davvero avvincenti.
Siamo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, il colonialismo sfaccetta i profili delle nazioni, l’Oriente della Sublime Porta e l’occidente europeo che fa mattanze nell’Africa, una tavolozza di etnie e di esigenze. Tante vittime nere.
Umar, il protagonista, non è una vittima. Umar è un guerriero nato al Cairo. Suo padre sparisce spesso da casa, viaggia molto e non dice dove va.
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Marzo 27, 2010
Poniamo il caso che...
di Letizia Mirabile
Poniamo il caso di tornare nella propria città natale. Poniamo il caso che, nella fattispecie, questa città sia Palermo. Poniamo il caso che la si sia lasciata l’estate prima. Poniamo anche il caso che la si trovi peggiorata da ogni punto di vista: culturale, ambientale, sociale, come servizi, infrastrutture, uffici. Poniamo il caso che in giro non si sentano altro che lamentele e poniamo il caso che il bilancio del Comune non si possa dire perché è un numero negativo talmente grande che è diventato illeggibile. Poniamo anche il caso che la Regione attraversi un periodo di sommovimenti, che lo spostamento delle zolle tettoniche africane e asiatiche sembri il movimento di una piuma. Poniamo anche il caso che numerosi negozi chiudano e che in città l’evento dell’anno, quello che desta maggior richiamo non sia l’arrivo di uno spettacolo russo, di una grande mostra, di una produzione cinematografica, che vedrebbe coinvolta la più importante agenzia di casting siciliana: quella “dell’imprenditore” Enzo Castagna (1), bensì sia l’apertura di un grosso centro commerciale in uno dei quartieri caldi del capoluogo.
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Marzo 25, 2010
Miopia critica (Remix 98/00 – 12)
di Dziga Cacace
364 - Grasso è bello di John Waters, USA 1988
Una tara generazionale mi ha condannato ad amare acriticamente Grease e Happy Days. Ahimé, avevo un piccolo Veltroni che s’annidava tra i due lobi cerebrali ed ero troppo giovane e tonto per chiedermi: e dove sono i NEGRI? Mai mi son posto il problema che quella fosse una nostalgica e zuccherosa rappresentazione degli Stati Uniti così come i bianchi preferivano ricordarli, prima che Vietnam, integrazione razziale e contestazione li cambiassero. Tutto era dipinto come in un disegno di Norman Rockwell: un mondo di sorrisi, musica beneducata e belle speranze. John Waters, questo pazzo stralunato, prende l’America innocente -e in realtà sotto sotto perversa e pronta a esplodere - e finalmente ci mostra quei NEGRI che in Grease manco dipinti.
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Marzo 24, 2010
Bombay, Leopold café: il miglior ristorante in città?
di Arturo "Potassa" Cravani
Sono arrivato a Bombay col mito letterario del Leopold Café, elaborato nella lettura di Shantaram, il roccioso romanzo di Gregory David Roberts. Nelle pagine dell'autore australiano, ex-rapinatore, ex-studente di filosofia, ex-evaso da un carcere di pubblica sicurezza e un tempo sul conto-paga della mafia di Bombay, il Leopold è un angolo di boheme nel caos della città: ubriaconi, filosofi, spacciatori, aspiranti attrici di Bollywood e gangster si incrociano tra gli specchi di questo caffé a pochi metri dalla Gate of India. Perlopiù europei (termine che qui può indicare anche i canadesi o i neozelandesi), che sotto i ventilatori del Leopold danno vita, nella finzione letteraria, a una combriccola romantica di malaffare.
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Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (3/3)
di Fabrizio Lorusso
Questa è la terza e ultima parte del reportage sulle guerre infinite e dimenticate di Haiti, un paese sconvolto da endemiche catastrofi naturali come uragani e terremoti, ma che inoltre ha provato sulla propria pelle tutti gli abusi del colonialismo francese nel secolo diciottesimo e di quello americano a ripetizione dopo l'indipendenza ottenuta nel 1804. Il resto della sua storia parla di dittature e dinastie familiari corrotte, di paternalismo della comunità internazionale, di repressione sociale sul fronte interno, di mattanze di stato e di una lunga serie di tentativi di rinascita frustrati, soprattutto a partire dagli anni novanta dopo le prime elezioni formalmente "democratiche" che furono seguite da puntualissimi colpi di Stato e spietate repressioni. Perciò il terremoto del 12 gennaio, i morti, i crolli e la disperazione rimbalzati su schermi e giornali hanno solo ricordato al mondo l'esistenza di una situazione drammatica che esisteva da anni e che ora aggiunge un altro triste capitolo ma forse anche qualche opportunità alla sfortunata storia del popolo hatiano.
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Marzo 23, 2010
L’isola dei noiosi
di Marilù Oliva
C’era un isolotto nel verde cristallo del Mar dei Caraibi.
C’era un’audience che seguiva le disavventure dei naufraghi ridotti a sei, dopo le ultime settimane di eliminazione: l’Opinionista, la Svampita, il Tronista, la Vegliarda e due gemelle siamesi attaccate per la spalla. Andiamo in ordine di fama, giacché l’idea della produzione era di concentrare lì solo chi potesse annoverarsi tra i Vip. Eccoli, i sei concorrenti:
L’Opinionista: divenuto famoso dopo un’animata querelle con una presentatrice, l’Opinionista era un signore sulla cinquantina che si spacciava per tuttologo. Cavalcava una mera illusione: sembrava che sapesse un po’ di tutto perché lambiva con sarcasmo ogni argomento proposto, in realtà non era in grado di approfondirne nessuno, era tutto fumo e niente arrosto, ma la gente era assuefatta a vederlo sugli schermi di svariate emittenti, dove dispensava il suo parere su scandali, catastrofi, ricette. Sulla sua formazione pendeva il buio assoluto ma, allo stato delle cose, si sapeva che non si perdeva un appuntamento della movida milanese, sua città d’elezione.
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Marzo 22, 2010
L'Impero del Sola
di Alessandra Daniele
- Vostra Maestà Imperiale, c'è rimasto ancora qualche sparuto gazzettiere che si rifiuta di osannarvi.
- A morte.
- Maestà....non è possibile per il momento...
- Ma mi danno fastidio! - sbuffa l'Imperatore.
Il Ciambellano sembra mortificato.
- Avete ogni ragione, Maestà, ma avete anche un accordo col Pontefice: niente esecuzioni per motivi laici durante la Quaresima. Solo roghi di eretici, e chierichetti chiacchieroni.
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Marzo 21, 2010
Il Profeta
di Tommaso De Lorenzis
Dal furgone blindato che lo sta traducendo nel penitenziario di Brécourt, Malik El Djebena osserva le strade di Francia. Sembra l’ovvio tributo alle storie d’ambientazione carceraria. Che il detenuto assapori scorci di libertà così da ricordare il senso della perdita. Eppure, non c’è nulla di desiderabile in quello che si vede oltre le sbarre. Casermoni di periferia scorrono come grigio fiume di cemento. Ragazzini annoiati languono in una piazzetta. Un fiotto d’acqua sgorga da un’anonima fontana. Né desideri né rimpianti increspano il viso di Malik. Poi compare una bandiera francese. Penzola da un’asta, incapace di garrire in una giornata senza vento. Per un istante la prospettiva sembra rovesciarsi ed è il tricolore della Repubblica ad apparire prigioniero, nella fissità d’un tempo divenuto un’“ora d’aria” senza fine.
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Marzo 20, 2010
RITI DI PASSAGGIO - Parte 11
di Sandro Moiso
Qui le puntate precedenti
A nord, sempre più a nord
A nord, sempre più a nord.
Quell’abbonamento mensile, pagato 220 dollari per gli autobus della Greyhound e delle compagnie associate, doveva essere usato. Via verso Buffalo e le cascate del Niagara e poi Toronto e il Canada. Seguimmo il corso del fiume San Lorenzo, verso le sue foci.
Sognavamo di arrivare sui banchi di Terra Nova, attraversammo la Rivière du Loup, ma ci fermammo poi a Trois Pistoles.
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Marzo 19, 2010
Alfredo Colitto e i discepoli
di Marilù Oliva
“I discepoli del fuoco” è il secondo romanzo storico (dopo “Cuore di ferro”, sempre edito da Piemme) di Alfredo Colitto ambientato in una Bologna trecentesca. Ritroviamo Mondino de’ Liuzzi, il Magister anatomista coadiuvato da Gerardo da Castelbretone, suo ex allievo ed ex Templare. Il podestà ha incaricato Mondino di far luce su una morte terrificante su cui pende già il sospetto di maleficio satanico: Bertrando Lamberti, membro del Consiglio degli Anziani e padre di Azzone, nemico giurato di Mondino, è stato ritrovato carbonizzato in casa sua.
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Marzo 17, 2010
Crossover. Per una filosofia popular
di Simone Regazzoni
Anticipiamo l’introduzione di Simone Regazzoni al volume collettivo Pop filosofia (in corso di pubblicazione per Il Nuovo Melangolo, pp. 253, € 15), che ancor prima della sua uscita pubblica ha dato il via a un vivace dibattito nel mondo della filosofia, e persino nell’Accademia, grazie alla discussione dell’autore con l'autorevole filosofa Nicla Vassallo nel corso della puntata dell’11 marzo di Fahrenheit, che può essere ascoltato qui (streaming & MP3) e qui (streaming Real Audio).
When the going gets tough, the tough get going
BLUTO, Animal House.
Il gioco
“Il rugby è un gioco mentale” affermò un giorno Carwyn James, leggendario coach gallese e uno dei più grandi pensatori del rugby. Lo stesso si potrebbe dire della filosofia. Almeno quando non si limita a sfogliare i vecchi album della propria storia gloriosa. O a confezionare ricette minime per la quotidiana felicità.
Gioco mentale in forma di parole.
Pensiero in atto che richiede forza, creatività e il coraggio di sperimentare, in assoluta libertà, l’inedito.
Esiste un atletismo del pensiero.
E la filosofia ne è forse l’espressione più pura e pericolosa. Perché estrema.
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Gianfranco Calligarich: L'ULTIMA ESTATE IN CITTA'
di Giuseppe Genna
Riemerge prepotente dal passato, precisamente dal 1973: L’ultima estate in città di Gianfranco Calligarich (Aragno, € 16), se esistesse una società letteraria, sarebbe il caso dell’anno. E’ grazie alle cure dell’editore Aragno che questo straordinario esordio, lanciato ai tempi da Natalia Ginzburg, riappare per la gioia di chi, da un romanzo, si aspetta un’esperienza rivelatrice. In quest’epoca 2.0, perdutasi in una fitta nuvola di byte, il racconto di una bohème molto particolare, a fine Sessanta in una Roma irripetibile, sembra quasi preistorico (quanto lo è Proust, almeno per i giovani amanti delle tecnologie wii) – invece ci si trova di fronte a quell’oggetto strano e perturbante che è l’autentico romanzo.
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Marzo 16, 2010
Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (2/3)
di Fabrizio Lorusso
Questa è la seconda parte di un reportage sulla storia di Haiti, prima e dopo il tremendo terremoto che ha colpito la sua capitale, Porto Principe, ormai due mesi or sono. La disgrazia di un paese e i problemi profondi della sua gente vengono dal passato e non dipendono solo dalla sfortuna, dagli uragani o dalla geologia.
S'è tanto discusso di aiuti umanitari e solidarietà in Europa e negli USA, ma non si discute mai dell'estrema dipendenza cui il popolo haitiano è da sempre stato abituato: dipendenza religiosa, economica, educativa, energetica, politica e spirituale da qualche salvatore, Dio o potenza straniera. In generale non amo credere alle spiegazioni facili, attribuire la colpa di tutti i mali sempre e solo all'imperialismo, agli americani o ai francesi, oppure a un gran complotto internazionale, però l'esperienza diretta ad Haiti mi ha mostrato una realtà innegabile: una nazione orgogliosa e pacifica costantemente repressa dall'esterno e dall'interno nei suoi slanci di emancipazione, uno stato al limite del fallimento che dipende, così come i suoi cttadini, dalla cooperazione interessata dei paesi ricchi e dall'ottusità della sua stessa classe dirigente.
Alcuni hanno denunciato il "populismo" dell'ex presidente di Haiti, Aristide, spesso definito dai media come un prete-messia, ma senza cognizione di causa o secondo gli stereotipi classici da sempre diffusi sull'America Latina. Ciononostante Aristide (due volte presidente eletto tra il 1990 e il 2004 e due volte forzato in esilio dopo dei colpi di stato) aveva delle idee chiare su come far uscire Haiti dalla spirale di dipendenza e sottomissione, ma la forza delle idee approvate democraticamente a volte deve cedere alle bombe e ai machete dei pochi potenti che non sono d'accordo dentro e fuori dal paese.
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Marzo 15, 2010
Il Garante
di Alessandra Daniele
- Presidente, è arrivato il furgone.
L'anziano capo di Stato sospirò, osservando con aria triste i commessi del Quirinale scaricare le casse coi decreti da firmare.
- Aumentano ogni giorno...
- Ma no, Presidente, oggi sono solo una dozzina di casse - disse il segretario - su, inserisca la mano nell'autosig, che io carico il serbatoio.
Il segretario aprì la prima cassa, e cominciò a stipare mucchi di fogli A4 in quella che sembrava una voluminosa fotocopiatrice. Il Presidente infilò la mano in un intrico di forcelle e anelli metallici inserito sul ripiano della sua scrivania. Il dispositivo scattò, bloccandogli le dita nella posizione dello scrivano. Il segretario ci inserì una penna.
- Cominciamo con questi, che sono i più urgenti.
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Marzo 14, 2010
Le narrazioni contano più dei narratori. Intervista a Gianfranco Manfredi
di Walter Catalano
Gianfranco Manfredi autore storico del fantastico italiano, passato attraverso tutte le possibili forme della narrazione – la canzone, il cinema, il romanzo (di più recente pubblicazione: Ho freddo 2008 e Ultimi Vampiri Extended Version 2009, entrambi per Gargoyle), i comics (Magico Vento e la miniserie Volto Nascosto, oltre a vari episodi di Tex e Dylan Dog per Bonelli) – ci ha gentilmente concesso un’intervista in cui affronta principalmente il tema della relazione fra letteratura e immaginazione.
Per prima cosa una tua definizione di fantastico: un elemento che ha caratterizzato tutta la tua opera fin dall’inizio. A questo proposito mi torna in mente una dichiarazione di Fellini: “L’unico vero realista è il visionario”. Direi possa applicarsi anche a te. Ricordo una tua vecchia canzone “Zombie di tutto il mondo unitevi”: già allora sembrava una enunciazione programmatica, mettere insieme Marx e Romero…Più tardi anche il tuo primo romanzo Magia Rossa pareva muoversi sulla stessa linea: i fantasmi dei caduti delle repressioni di Bava Beccaris e quelli della strage di Piazza Fontana. Una ghost story molto politica, molto attenta alla realtà sociale. Il revenant come ritorno del rimosso anche in senso politico. E’ una lettura limitativa la mia ?
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Marzo 13, 2010
Márquez e l’autunno del dittatore
di Marilù Oliva
A un anno dalla pubblicazione di Cien años de soledad e dei suoi trionfi di vendita e di consensi, Márquez salpò l’oceano per trasferirsi da Città del Messico alla Barcellona del regime franchista ed è qui che diede vita al romanzo che lo tormentava. Mai un libro fu atteso, in America Latina, con tanta ansietà come El otoño del patriarca (L’autunno del patriarca), più volte anticipato prima che acquisisse concretezza, quando era solo un’immagine sullo sfondo delle nebulose artistiche dello scrittore. Come Márquez affermò in una conversazione pubblica tenutasi a Lima nel 1967 con Mario Vargas Llosa, stava già allora «preparando la historia de un dictator imaginario, es decir, la historia de un dictator que se supone es latinoamericano… tiene 128 años de edad, que tiene tanto tempo de estar en el poder que ya no recuerda cuándo llegó… está completamente solo en un enorme palacio, por cuyos salones se pasean las vacas.»
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Marzo 12, 2010
UN ANARCHICO IN MUNICIPIO (da AA. VV, La rivoluzione è una suora che si spoglia)
di Valerio Evangelisti
 [Questa breve tesimonianza di vita vissuta, già apparsa su A Rivista anarchica, è tratta dal volumetto La rivoluzione è una suora che si spoglia, BSF Edizioni, Pisa, 2009, pp.122, € 12,00; raccolta di testimonianze, a cura della pisana Biblioteca Franco Serantini, di undici scrittori (Abbate, Bertante, Cacucci, Cardinale, Colagrande, Evangelisti, Maggiani, Nori, Philopat, Tassinari, Vighi) che nella loro vita hanno incrociato il movimento anarchico, o per adesione o per affinità.) (V.E.)
In ricordo di Gianni Donati
Nel 1968, dopo avere letto il libro L’anarchia di George Woodcock, fondai nel mio liceo, assieme a due compagni di scuola, il circolo anarchico Bandiera Nera. Per metà si trattò di uno scherzo, per metà no. Distribuimmo un volantino in cinque copie, realizzate con la carta carbone, appendemmo una bandiera nera con la A cerchiata a una finestra della scuola, componemmo persino un inno. Ne ricordo un verso solo: “Un vessillo rosso e nero / Pianterem sul mondo intero / Privilegi, tirannia / Faran posto all’anarchia”.
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Marzo 11, 2010
Zona Zero
di Danilo Arona
Ecco come Il Re Stephen King definisce lo Shining nel libro omonimo:
“Sembra che di tutte le brutte cose che sono accadute qui in varie occasioni ne sia rimasto in giro qualche frammento, come ritagli di unghie o la lanugine che qualche persona poco scrupolosa si è accontentata di spazzare sotto una sedia”. Tre righe che Kubrick condensò così nel suo celeberrimo film ispirato a Una splendida festa di morte in questo modo: “Sai, è come quando restano nella macchina dei toast delle tracce bruciacchiate”.
Proviamo allora a pensare non a una Casa-Cosa-Albergo in cui lo Shining si raggruma, si regala una forma e fa danni, ma piuttosto a una Casa-Cosa-Pianeta in qualche modo regolata secondo le teorie (Cwaddingtron e Sheldrake) dei campi morfogenetici che, riducendo all'osso, sostengono l'esistenza di una memoria della natura e che i sistemi della medesima siano organizzati non solo dalle leggi conosciute della fisica, ma appunto da sistemi invisibili detti “morfogenetici”.
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Marzo 09, 2010
Miopia critica (Remix 98/00 – 11)
di Dziga Cacace
351 - Il tempo delle mele di Claude Pinoteau, Francia 1980
Lunedì di Pasquetta casalingo e poltrone. Si decide di elevare il tasso intellettuale del week end e tra una puntata e l’altra di Friends ci scappa questo cult della nostra infanzia. La tredicenne Vic (Sophie Marceau, una bambina) sta crescendo e i primi dilemmi d’amore vanno di pari passo con la crisi affettiva dei genitori. Ma tutto si risolverà e l’innocente flirtino per Matthieu – uno sfigato peloso che all’epoca invidiai e odiai visceralmente - troverà coronamento in casti baci, prima che la volubile e zoccoletta Vic non capisca che vuole subito un altro ragazzo, più grande, più bello, più indipendente. (E con la moto, con i soldi e che tornerà a casa quando cazzo vuole etc.: quante volte voi uomini di genere maschile avete dovuto subire la stessa umiliazione?).
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La persecuzione degli antifascisti a Verona. Una lettera
Antifascisti veronesi
All'alba del 17 novembre 2009, la Digos ha arrestato due antifascisti a Verona. L'accusa è d'aver aggredito con “premeditazione” un noto fascista di Forza Nuova, che anni prima era stato l'autore del vigliacco accoltellamento dei due antifascisti, aggrediti, con un'altra trentina di “coraggiosi” camerati, a Volto S. Luca, mentre erano in compagnia di tre ragazze. Uno dei due riportò centocinquanta punti di sutura per l'accoltellamento e addirittura una delle ragazze fu pestata brutalmente in dieci contro lei sola. A distanza di anni, dopo un processo farsa, in cui avvocati dell'accusa e della difesa con la compiacenza del P.M., pensavano solo alla spartizione di denaro da spillare agli accusati e ai compagni, l'accoltellatore non fece neppure un'ora di galera. A oggi non ha subito alcun processo e i complici, oltre una trentina, non furono mai identificati dalla Digos e mai fu chiesta l’identificazione dalla procura.
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Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (1/3)
di Fabrizio Lorusso
Questo reportage nasce dall’esperienza diretta, dalle fonti documentali e giornalistiche, dalle testimonianze, i video e le interviste che io e l’amico Diego Lucifreddi abbiamo raccolto durante il mese di febbraio 2010, periodo in cui siamo rimasti nel quartiere Delmas di Port au Prince, Haiti, per collaborare con l’Aumohd (Associazione di Unità Motivate da un’Haiti dei Diritti) che è un associazione di avvocati volontari dedicati alla difesa dei diritti umani e civili delle persone più povere e svantaggiate soprattutto in quartieri difficili e tristemente famosi come Cité Soleil e Gran Ravine. Visto l’alto livello di corruzione e ingiustizia sociale e giuridica ad Haiti l’associazione si occupa dall’anno della sua nascita (2002) di aiutare i cittadini imprigionati ingiustamente (circa il 90% della popolazione carceraria di Porto Principe), ma nei momenti di crisi come questo, in una metropoli sconvolta da quei 36 secondi di terremoto che ne hanno cambiato la storia, l’Aumohd e il suo presidente Evel Fanfan provvedono a fornire servizi di ogni tipo alla popolazione del quartiere, ai sindacati, ai gruppi di base e alla gente in generale nei limiti delle proprie possibilità. Sono inoltre aperti alla creazione di reti internazionali di supporto e scambio d’informazioni oltre ad accogliere persone volenterose e interessate a conoscere la realtà haitiana. Dopo il terremoto si sta promuovendo una raccolta fondi via PayPal che può consultarsi qui: http://prohaiti2010.blogspot.com/
Permalink: postato alle 05:59 AM
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Marzo 08, 2010
PULP CONDICIO
di Alessandra Daniele
- Buonasera, benvenuti alla prima Tribuna Elettorale di questa importante tornata amministrativa - il conduttore accennò un sorriso cortese - Ricordo ai telespettatori che, secondo le nuove norme per la tutela della privacy, solo il simbolo del partito apparirà sulla scheda, mentre i candidati resteranno rigorosamente anonimi, anche in questa sede. Alla mia destra, col cappuccio nero, il candidato del PDL-VFAC, Partito Della Libertà, della Vittoria, della Felicità, dell'Amore, e del Cuore. Alla mia sinistra, con la testa da coniglio di peluche, il candidato del PD, Partito Disponibile. La parola ai giornalisti.
Permalink: postato alle 11:40 AM
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Marzo 07, 2010
Election Comedy
di Marilù Oliva
L’uomo pelato si mise una mano sulla pancia e si sporse in avanti. Sembrava un inchino, ma era una risata esplosa col corpo:
«Uahahahah! L’avresti mai detto?? Uahahaha, per colpa di una firma non si possono candidare, che idioti! Aahhua....Uaahhaaaaa!!!! »
L’uomo magro si piegò in due, sbatté la mano sul tavolo a più riprese e rise a crepapelle:
«Ehhhehhh!!! Non sanno neanche presentare il documento di candidatura, ehehehe!!!!!»
Si rialzò per prendere fiato: «E adesso voglio pure scendere in piazza!!! Ehahahaeeehe!»
L’altro fece un gridolino strozzato dal riso «Uhh, che pauraahahahahaha!!!!!»
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Marzo 06, 2010
Geraldina Colotti: LA GUARDIA E' STANCA
di Valerio Cuccaroni
Geraldina Colotti, La guardia è stanca, Ed. Cattedrale, Ancona, 2010, pp. 109, € 13,50
A cinque anni di distanza dal suo ultimo libro, Certificato di esistenza in vita, raccolta di racconti pubblicata da Bompiani, con La guardia è stanca Geraldina Colotti torna a interrogare, in versi stavolta («versi ciechi / di rabbia che consuma»), le coscienze dei lettori, sempre più incupite da «questo grigio tempo bastardo / che teme la vita».
Giornalista de «il manifesto», responsabile dell'edizione italiana del mensile «Le Monde diplomatique», reduce da 27 anni di carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse, Colotti è una di quelle scrittrici italiane di cui è impossibile trascurare la biografia, sebbene questa non oscuri mai l'opera, grazie a quel raro dono della leggerezza che permette all'autrice di evitare accuratamente le paludi dell'autobiografismo.
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Marzo 05, 2010
Rosa Matteucci: TUTTA MIO PADRE
di Leandro Piantini
Rosa Matteucci, Tutta mio padre, Bompiani, Milano, 2010, pp. 286, euro 17,50.
Rosa Matteucci si impone con il suo ultimo romanzo come una scrittrice matura, in un libro ambizioso in cui si dispiegano le sue genuine qualità letterarie. Un’ampia narrazione familiare che racconta un mondo, una città (Orvieto), e una famiglia che è di quelle che segnano per sempre il carattere e il destino di una persona.
Quanto a stile la Matteucci ha optato per un racconto di genere bizzarro e picaresco. E una lingua barocca e scoppiettante, quasi una performance rutilante di invenzioni e di exploit a getto continuo connota tutta la narrazione - e infatti qualcuno ha parlato di gaddismo.
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Marzo 04, 2010
Sinan Capudan Pascià
di Clelia Bettini
Doveva essere un giorno di sole. La polvere che solitamente le incrostava le narici si era come dissolta, forse per influsso di qualche polline che se ne andava in giro impunemente. Si alzò senza fatica, quella mattina. Si fece il caffè, con poco zucchero e senza pensare girò la manopola della radio: stranamente aveva voglia di sentire cosa succedeva nel mondo. Non ci capì molto, parlavano di morti, sempre di morti, gracchiavano nomi di corvi-ministro e ripetevano messaggi di allerta generale. Girò nuovamente la manopola e zittì quello oggetto che un tempo aveva amato. Indossò lo spolverino grigio e la sciarpa anti-tarlo e si richiuse la porta alle spalle. Il corridoio 57A era uno dei più lunghi e tortuosi, ma proprio per questo uno dei più sicuri, lo aveva stabilito già all’epoca del primo grande scossone.
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Marzo 03, 2010
Ancora su Mamma Jones
di Fiorenzo Albani
Faccio seguito al pezzo di Valerio Evangelisti Una "sovversiva" che non muore: Mamma Jones per scusarmi pubblicamente con lui per i ritardi di questo progetto editoriale - e i miei ingiustificati silenzi - e per far sapere a tutti che, alla fine, Mamma Jones è arrivata in libreria.
Ripubblicare l’Autobiografia di Mamma Jones in italiano è, dal punto di vista editoriale, una piccola scommessa, perché il libro parla di temi argomenti oggi poco praticati nel dibattico politico e culturale del nostro: lavoro duro, sfruttamento, lotte operaie. Quando il libro venne pubblicato per la prima volta in Italia, nel 1977, il nostro paese viveva ancora la stagione dei grandi scontri sociali iniziati nel 1967.
Permalink: postato alle 04:46 AM
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Marzo 02, 2010
Flores Magón: la rivoluzione vera
di Valerio Evangelisti
[Questo articolo è apparso nel n. 6 della rivista Loop, uscito in edicola e in libreria il 29 gennaio e dedicato quasi per intero al centenario della rivoluzione messicana del 1910.]
Nella percezione corrente, quella messicana fu una rivoluzione democratica e non socialista. I nomi dei suoi eroi più noti – Francisco Madero, Pancho Villa, Emiliano Zapata – in effetti non sono riconducibili immediatamente al socialismo, con la parziale eccezione di Zapata, autore di un progetto avanzato di riforma agraria. L’ideologia dominante era detta “liberalismo”, sia pure con accezioni diverse a seconda dei protagonisti (lo stesso Porfirio Díaz si definiva liberale).
Invece un ulteriore “liberale”influenzò gli eventi e, al di là delle definizioni, fu socialista e addirittura anarchico. Alludo a Ricardo Flores Magón, nome ignoto ai più al di fuori del Messico.
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Marzo 01, 2010
TGirolamo
di Alessandra Daniele
Minzolinea diretta con le notizie - i titoli
Berlusconi ribadisce ''magistrati terroristi Talebani. Non si fanno saltare in aria? Possiamo pensarci noi''.
Elezioni, via al televoto: ogni centomila sms in omaggio una ricarica e un senatore del PDL in bikini.
Happy Mills, la retrodatazione lo scagiona completamente: l'avvocato Mills non è ancora nato.
Terremoto in Cile: Bertolaso offre la sua competenza sull'America Latina.
Passiamo al primo servizio:
Permalink: postato alle 10:20 AM
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