Gennaio 31, 2010
Marta Casalini: NINA NIHIL GIU' PER TERRA
di Alessandro Castellari
Marta Casalini, Nina Nihil giù per terra, Voras edizioni, 2009, pp. 144, € 12,50.
Due buone notizie: la prima è che una giovane esordiente bolognese non si cimenta con il noir; la seconda è che questo romanzo di Marta Casarini, Nina Nihil giù per terrra (Voras Edizioni), si muove con la grazia leggera e sicura di una scrittrice che ha letto buoni libri e ascoltato buona musica.
Nina, la protagonista narratrice, è “una tatona giovane e ben messa”, ovvero una studentessa fuori corso con 25 chili di troppo, che affida il suo discorso “logorroico” su di sé e sul mondo a Mela, una bambina di dieci anni di cui fa la babysitter una volta alla settimana e con cui gioca alla “plei”. La ciccia esteriore piena di smagliature e il caos interiore denso di ombre, ma anche generatore di vitalità, rendono questo personaggio irresistibile.
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Gennaio 28, 2010
Miopia critica (Remix 98/00 – 8)
di Dziga Cacace
283 - La sciamana imputato ad Andrzej Zulawski, Polonia/ Francia/Svizzera 1996
E mo’ una bella schifezza come non mi capitava da tempo. Prime scene e mi sembra un Ultimo tango a Varsavia con tutte le tristi conseguenze del caso. Lui, ricercatore universitario, affitta un appartamento vuoto a “l’italiana”, una studentessa cavallona del Politecnico. Uno sguardo, una mano tra le gambe, la constatazione che lei è tutta bagnata (e perché, di grazia?) e subito i due trombano. Chiaramente lei prima subisce, poi in un nanosecondo ci piglia gusto mugghiando: classico. E parte questa scombinata storia di sesso e amore folle. Intanto il ricercatore ritrova il corpo di uno sciamano mummificato e l’entusiasmo per la scoperta e la disinvolta sessualità della studentessa fanno il resto. Finale tragico: del resto non che tutto il film non si muovesse su questi binari. Zulawski sa girare, ha talento plastico: muove sempre la macchina da presa e sceglie belle soluzioni di ripresa, aiutato anche da una fotografia intrigante. Ma la storia è inesistente e non si capisce dove si voglia andare a parare, se non provocare e basta. E oltre a tutto lei, Iwona Petry, è un’attrice atroce, un cane di quelli che s’incontrano raramente sugli schermi. Si agita da epilettica, con assortiti smorfie e sgranamenti di occhioni, mentre si chiava tutto quello che si muove in una Varsavia abitata solo da maniaci sessuali, delinquenti, prostitute e ubriaconi. Siccome Zulawski è un lord ha detto che ha fatto tutto lei, attrice non professionista, notata per caso in un bar e assunta. Con questi risultati, infatti.
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Gennaio 27, 2010
La Patagonia rebelde di Osvaldo Bayer
di Alberto Prunetti
[Pubblico la mia introduzione all'edizione italiana della Patagonia rebelde di Osvaldo Bayer, da me tradotta e ridotta per l'editrice Elèutera. L'autore, sconosciuto in Italia, rappresenta in Argentina il simbolo vivente della resistenza alla dittatura militare. La sua opera, un tempo data alle fiamme nelle pubbliche piazze, è adesso diffusa sui banchi delle scuole mentre l'autore, costretto dai militari all'esilio, rappresenterà il paese australe nella Fiera del libro di Francoforte, dove l'Argentina è ospite d'onore nel 2010. Segnalo ai lettori di Carmilla una mia intervista all'autore della Patagonia rebelde realizzata per il Manifesto nel 2005 e il mio romanzo Il fioraio di Perón in cui Bayer figura come uno dei protagonisti] A.P.
La Patagonia rebelde di Osvaldo Bayer è un libro perseguitato. Gli esemplari del volume hanno conosciuto, nell’Argentina dei sequestri di Stato, lo stesso destino toccato in sorte alle persone: qualcuno è venuto a prenderli e se li è portati via. Scomparsi nel nulla. Ma la tenacia dell’autore alla fine l’ha avuta vinta. Ricomparso da anni in Argentina, finalmente Patagonia rebelde arriva anche sugli scaffali italiani, seppur in edizione ridotta. Quella raccontata da Bayer è una storia lunga e tormentata. La storia di uno sciopero insurrezionale che si conclude con millecinquecento operai rurali fucilati dall’esercito argentino e sepolti in fosse comuni non poteva che essere tragica.
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A partire da CONGLOMERATI: intervista ad Andrea Zanzotto
di Gilda Policastro
[Questa intervista a uno dei massimi poeti italiani del nostro tempo (e della seconda metà del Novecento) è stata pubblicata su "Alias", supplemento culturale de il manifesto, il 2 gennaio 2010]
«Si sollevano gli anni alle mie spalle a sciami»: se è lecito accostarsi a un poeta a partire dai versi di un altro, è questo verso luziano a venire in mente incontrando oggi Zanzotto. Soprattutto ponendo attenzione alle date: l’esordio, anzitutto, con Dietro il paesaggio del ’51, tra l’altro concomitante coi prodromi dell’ultimo movimento poetico organizzato del secolo, quella Neoavanguardia cui però il poeta di Pieve di Soligo non aderì e con cui, anzi, si tenne in vivace polemica (se ci si ricorda almeno della non entusiastica recensione a un anno esatto dall’antologia novissima, nel ’62, o dell’ «esaurimento nervoso» imputato già nel ’56 al Laborintus di Sanguineti). Si può incedere poi nella seconda metà del secolo proprio scandendo gli sciami di anni attraverso titoli zanzottiani: dalle IX Ecloghe del ’62 alle Pasque del ’73 (passando ovviamente per La Beltà sessantottesca) a Fosfeni dell’83 fino a Sovrimpressioni, di quasi un decennio fa. E poi, nell’anno appena concluso, il ritorno sorprendente con Conglomerati, libro attualissimo e al tempo stesso diverso, desueto, pesante.
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Gennaio 26, 2010
Tolkien e i Cohabiters
Ovvero: il romanzo come incanto e comunità
di Wu Ming 4
[Ripubblichiamo questo saggio di Wu Ming 4, già apparso sulla rivista "endóre", per proseguire il dibattito su Tolkien avviato qui]
Se vuoi la mia opinione, il fascino [del Signore degli Anelli] consiste in parte nell'intuizione dell'esistenza di altre leggende e di una storia più ampia, di cui quest'opera non contiene che un accenno. (J.R.R. Tolkien, lettera 151, settembre 1954)
Senza falsa modestia è stato lo stesso Tolkien a riconoscere uno dei segreti del proprio successo di pubblico. Da studioso della letteratura antica e medievale sapeva quale enorme attrattiva possa esercitare su chi legge l'ingresso in un mondo e in un'epoca sconosciuti. Nella sua opera ha infatti saputo rendere quella che Tom Shippey chiama la "beowulfiana impressione di profondità", riscontrabile nelle grandi epopee letterarie.
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Gennaio 25, 2010
Processo breve
di Alessandra Daniele
L'agente spinse il ragazzo ammanettato verso lo sportello.
- Immigrazione clandestina.
- Espulsione immediata - disse l'impiegato, senza alzare gli occhi dal computer.
L'agente strattonò il ragazzo, portandolo via. Un uomo in blu prese il loro posto.
- Stupro.
L'impiegato alzò gli occhi.
- Lei è italiano?
L'uomo in blu mostrò una tessera.
- Onorevole, lei ha esaurito i Buoni Stupro, non è qui che deve rivolgersi, vada allo sportello Immunità a farseli rinnovare. Il prossimo!
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Gennaio 24, 2010
Viva le catastrofi! Lettera di un italiano
di Fabio Deotto
Ce l’ho. Ho la soluzione per la povertà nel mondo, per le ingiustizie, per l’indifferenza della popolazione “occidentale” che ogni sera spegne la coscienza insieme alla televisione per dormire sonni tranquilli. Basta premi Nobel per la pace, basta operazioni umanitarie, basta con le campagne di sensibilizzazione e con i cori stonati dei bambini nelle scuole elementari. Basta con le raccolte di penne e vestiti, basta con i furgoni delle missioni umanitarie che finiscono la benzina al primo casello.
Basta. Ho trovato la soluzione.
Catastrofi e telecamere.
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Gennaio 23, 2010
Introduzione a Luigi Fabbri: LA CONTRORIVOLUZIONE PREVENTIVA
dell'Assemblea Antifascista Permanente di Bologna
[L'Assemblea Antifascista Permanente di Bologna, di recente trasformatasi in Nodo Sociale Antifascista, ha opportunamente ripubblicato il volume di Luigi Fabbri La controrivoluzione preventiva, uscito in origine nel 1922. La persistente attualità di quel testo, opera di una delle figure più luminose dell'anarchismo italiano, è spiegata nell'introduzione al libro, che proponiamo senza l'importante corredo di note. Ringraziamo il Nodo Sociale Antifascista per l'autorizzazione a pubblicare lo scritto.]
Tra il 1921 e il ’22, dinanzi al fenomeno dirompente dello squadrismo fascista, l’editore bolognese Licinio Cappelli diede alle stampe una serie di instant book a comporre una «collezione» intitolata «Il fascismo e i partiti politici»: già nel 1921 usciva Il fascismo e la crisi italiana del cattolico liberale Mario Missiroli e l’anno dopo Il fascismo: dati, impressioni, appunti del socialista Adolfo Zerboglio e Le origini e la missione del fascismo dello squadrista Dino Grandi con introduzione alla «collezione» del filosofo socialista Rodolfo Mondolfo; poi Il fascismo visto da repubblicani e socialisti con interventi di Guido Bergamo, Giuseppe De Falco, Giovanni Zibordi; e infine La contro-rivoluzione preventiva di Luigi Fabbri con il sottotitolo editoriale di Saggio di un anarchico sul fascismo.
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Gennaio 22, 2010
Dittatura del proletariato
di Valerio Evangelisti
[Questo raccontino è apparso sul numero speciale de Il manifesto del 17 dicembre 2009, intitolato "Comunista a chi?". Lo dedico a Manolo Morlacchi e Costantino Virgili, ennesimi "brigatisti nelle intenzioni" (cioè "non hanno fatto un cazzo ma avrebbero potuto..."), finiti in galera a scopo preventivo. Il primo, poi, per ragioni "di stirpe".] (V.E.)
«“Socializzeremo tutto, eccetto i barbieri”» disse Paolo Ferrero, esausto, posando l’AK 47 su un tavolo del Viminale.
«E’ una frase bellissima. Lenin?» chiese Oliviero Diliberto, mentre cercava di togliere la polvere dalla divisa grigioverde.
Alle sue spalle Marco Rizzo, suo eterno contestatore, stava posando con precauzione il bazooka. «Ma che stronzata. Lenin non si è mai occupato di barbieri. Sarà un altro teorico.»
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Gennaio 21, 2010
USA - America Latina, da Cuba a Haiti. Cos’è cambiato con Obama?
Di Fabrizio Lorusso
Una risposta onesta alla domanda del titolo è: niente di nuovo sotto il sole. Infatti la gestione del presidente USA Barack Obama non sembra per ora voler cambiare l'atteggiamento ideologico e le politiche concrete nei riguardi del "cortile di casa" o "patio trasero" (in spagnolo) che è l'America Latina e, in primis, i Caraibi e il Messico. Queste sono storicamente le aree di influenza diretta in cui la potenza americana ha da sempre potuto utilizzare strumenti di hard power (potere duro, militare ed economico) invece di muoversi nell'ambito del solo soft power (potere di influenza ideologica basato sulla creazione del consenso e il convincimento). Amo pensare che i termini hard power e soft power, resi popolari dai testi di geopolitica dello statunitense Joseph Nye, possano nascondere qualche analogia o assonanza con le categorie gramsciane della coercizione e del consenso per la costruzione dell’egemonia, anche se l'ambito di applicazione esula dal tradizionale discorso sulle classi sociali, dirigenti e intellettuali del pensatore italiano per spostarsi verso le relazioni internazionali tra stati, nazioni e blocchi regionali. Credo comunque che la sostanza del discorso non cambi.
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Gennaio 19, 2010
Raul Montanari: Strane Cose, Domani
Ovvero: dell’auto-nichilismo nell’era del web secondo Raul Montanari 
di Alan D. Altieri
a proposito di: Raul Montanari, Strane Cose, Domani, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2009, pp. 279, € 17.50
Danio Ascari - protagonista assoluto di Strane Cose, Domani, l’ultimo, fenomenale romanzo di Raul Montanari - si trascina addosso cotanto ingombrante nome come una sorta di masso di Sisifo. Quarantenne ottimamente portante e psicoterapeuta magnificamente arrivato, il caro Danio è infatti riuscito a scamparla ad abbastanza fetenzie della condizione (in)umana da schiantare perfino l’eroe oscuro de Il Male Oscuro di Giuseppe Berto.
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Identità e compassione. Dell'impossibilità di un orgoglio nazionale
di Alessandro Bertante
[Questo intervento dell'autore di Al Diavul è apparso sul numero di gennaio di ReSet]
Alcuni giorni fa mentre ordinavo un caffè in un bar di Milano sono rimasto colpito da un'immagine di per sé innocua, o perlomeno che io credevo tale. Dietro al bancone stava in bella evidenza una grande bandiera italiana. Nessun altro simbolo o segno di commento, solo il tricolore bianco, rosso e verde. Osservandola per un minuto con la tazzina a mezz’aria mi sono reso conto di provare una forte sensazione di disagio. Quella bandiera mi sembrava una inutile ostentazione nazionalista. Guardai il barista, cercando nella sua fisiognomica e nel suo abbigliamento una giustificazione parafascista a tanto osare. Invece niente, era un cordiale professionista milanese.
Uscito dal bar la sensazione di disagio mi è rimasta addosso.
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Gennaio 18, 2010
DUE CUORI
di Alessandra Daniele
S'è conclusa il primo gennaio la quarta stagione di Doctor Who, ultima del rigenerato ciclo gestito dal vulcanico Russel T. Davis, e interpretato da David Tennant, i cui occhioni da cucciolo sono riusciti a surclassare nel cuore dei fans persino i fari antinebbia dell'ormai mitico Tom Baker. Oltre ad aver dato un nuovo significato al termine ''cenone di Natale'', questo ''The End of Time'' s'è dimostrato, com'era logico aspettarsi, un frullato di tutto il meglio, e di tutto il peggio di cui dal 1963 questa serie è capace.
Un finale dai due volti, o meglio, due cuori.
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Gennaio 17, 2010
RITI DI PASSAGGIO - Parte 9
di Sandro Moiso
Qui le parti precedenti.
FELICITA', FEBBRE E FURORE
Prologo
I nostri eroi non sono mai andati in chiesa.
Oppure hanno posto domande alle quali dio non ha saputo rispondere.
Sono vissuti in un lampo e sono morti con la pistola in pugno.
Oppure sputando sangue o soffocati dal vomito.
Non hanno chiesto onori o pietà.
Tanto nessuno glieli avrebbe concessi.
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Gennaio 15, 2010
Miopia critica (Remix 98/00) – 7
di Dziga Cacace
258 - Starship Troopers di Paul Verhoeven, USA 1998
Questo Verhoeven mi dà sempre da pensare, sia che faccia una cagata immane come Showgirl, che film inquietanti come Il fiore di carne o Il quarto uomo (passando per il mainstream intelligente di Robocop, Basic Instinct o Atto di forza). Non passa indifferente, il ragazzaccio. Ha dell’intuito e lo dimostra con questo Starship Troopers, che gli precluderà Hollywood per i prossimi 2 lustri. Trama: futuro della terra, il potere in mano a una casta militare, unici ad avere il requisito di cittadini. Bisogna combattere degli insettoni spaziali che ci minacciano lanciandoci degli asteroidi. Questo il succo: seguiamo le gesta di tale Rico, un decerebrato che non muore mai e perde i pezzi strada facendo. Intorno a lui altre facce da scemi, convinti militaristi. L’eroe esce vivo dalle situazioni più disperate e tutte le classiche situazioni di guerra vengono parodiate in maniera sottile ma evidente: l’addestramento, l’incidente, la crisi di panico, l’eroismo, il salvataggio impossibile etc. e si può leggere - nei diversi episodi - riferimenti a tutte le guerre degli americani. Lo spazio va riconquistato: vanno liberate le riserve dove vivono gli aracnoidi (come gli indiani nativi d’America), asteroide per asteroide (come coi giapponesi) e bisogna bonificare ogni cunicolo (come in Vietnam) per liberare il deserto (come nel Golfo). E c’è pure Fort Apache da difendere, con la cavalleria dell’aria che arriva all’ultimo momento.
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Come t'invento un'emergenza educativa - II parte
di Girolamo De Michele
qui la prima parte
Questo concreto esempio serve a introdurre le tesi centrali del volume. Il modello educativo proposto viene presentato come alternativo a due diversi modelli educativi generali.
Il primo è quello che «punta sulla divaricazione di educazione e formazione, in funzione dell’acquisizione di conoscenze, abilità, competenze coerenti con l’assetto tecnologico del mondo contemporaneo»: un modello aziendalistico, nel quale «l’educazione, in definitiva, si risolve in trasmissione di informazioni e di capacità e in socializzazione culturale».
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Cittadinanza a punti
di Alessandra Daniele
- Hai richiesto la cittadinanza italiana? - Chiese l'impiegato, arcigno - Pensi di averne diritto?..Vedremo - controllò il monitor, poi intrecciò le dita - Dunque, cominciamo con una domanda sulla lingua italiana: come si coniuga un gerundio?
Karim rispose deciso.
- I gerundi in Italia non possono coniugarsi fra di loro. Bisogna difendere la famiglia tradizionale!
L'impiegato annuì.
- Bravo, si è guadagnato i primi dieci punti - disse, passando al lei - Continuiamo con una domanda di Storia. Quante furono le Guerre Puniche?
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Gennaio 13, 2010
L’invenzione dell’America Latina (e del latino-americanismo)
di Fabrizio Lorusso
L’America Latina rappresenta un’area geografica e culturale storicamente determinata ma dai contorni sfumati e cambianti. Quando ci riferiamo a questa zona del mondo come a un concetto che conforma identità comuni e si contrappone all’altra America, quella anglosassone fondata sull’ideologia della missione, della frontiera e dei WASP (White Anglo-Saxons Protestant), stiamo parlando di una tipica identità sopra-nazionale che, come tutte le nazioni, è un’invenzione ossia, parafrasando Benedict Anderson, una “comunità politica immaginata” grazie alla quale ogni membro di una comunità geografica e culturale crede di appartenere a un gruppo sociale, storico e spesso anche etnico ben definito e “nazionale” (1). La sua identità reale qui non importa. E’ fondamentale il processo di creazione di quelle idiosincrasie, tradizioni ed eredità che lo legano al gruppo di riferimento e che lo sottomettono all’ideologia dell’appartenenza. Basti pensare all’Unione Europea e al lavoro di convincimento e propaganda teso a suscitare e risvegliare un’identità comune alle nuove generazioni di tutto il continente. Tornando alla nostra America, alcune definizioni hanno cercato d’inglobare il concetto che oggi abbiamo di questa regione del mondo ma erano semanticamente più limitate e ideologicamente orientate. Mi spiego.
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Gennaio 11, 2010
Come t'invento un'emergenza educativa - I parte
di Girolamo De Michele
[Questo testo è tratto da un manoscritto in fase di scrittura]
La pubblicazione del volume La sfida educativa (Laterza, Bari 2009, pp. 224, € 14.00), a cura del Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), con la Prefazione di Camillo Ruini, consente di fare il punto sulla politica educativa e scolastica della Chiesa e delle lobbies ad essa correlate, e di ricostruirne le strategie a partire dalla loro formalizzazione in un vero e proprio progetto politico: come sempre avviene, è l’anatomia dell’uomo che consente di ricostruire quella della scimmia.
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Tolkien in Italia: aria nuova, dopo 40 anni di strumentalizzazione
L'Italia è l'unico paese in cui JRR Tolkien sia divenuto scrittore di riferimento della destra più estrema e lugubre, collocato in un ideale pantheon accanto a Julius Evola e consimili figuri razzisti. E' una lunga storia di distorsioni e strumentalizzazioni, iniziata ormai quarant'anni fa.
Questa anomalia italiota non cessa di stupire studiosi e lettori di Tolkien di altri paesi. Persino in questo siamo riusciti a renderci ridicoli.
Da alcuni anni, tuttavia, è in corso un serio lavoro di "aggiornamento" del dibattito: vengono tradotti in italiano gli scritti su Tolkien di studiosi come Tom Shippey, si organizzano incontri, convegni e seminari, si cerca di riscattare l'autore de Il signore degli anelli dall'ipoteca delle appropriazioni destrorse e dei volantinaggi di Forza Nuova davanti alle sale cinematografiche. Non si tratta, banalmente, di "rovesciare" il mito di un Tolkien "fascista" per ottenere l'immagine di un Tolkien "democratico" o addirittura "progressista"; si tratta invece di restituire le sue opere alla loro ricchezza e complessità.
Pochi giorni fa, su L'Unità, Roberto Arduini rendeva conto di questa poco vistosa ma significativa "renaissance" tolkieniana in Italia. Riproponiamo qui il suo articolo. A stretto giro, polemizzava con lui dalle pagine de Il Giornale Gianfranco De Turris, segretario della Fondazione Julius Evola e alfiere della tolkienologia "all'italiana" descritta sopra.
Tra le varie cose, De Turris è l'uomo che definì Furio Jesi, alquanto riduttivamente, "intellettuale ebreo morto prematuramente per una fuga di gas del suo scaldabagno". Ebreo... fuga di gas... Uhm... Scaldabagno... Le docce di Auschwitz... Humour nero? Mah.
Permalink: postato alle 02:34 PM
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Gennaio 10, 2010
Matteo Guarnaccia: RIBELLI CON STILE
di Gioacchino Toni
Matteo Guarnaccia, Ribelli con stile. Un secolo di mode radicali, ShaKe edizioni, Milano, 2009, € 18,00.
Bohémien, Apache, Wandervogel, Squadristi, Rebeti, Sorelle della strada, Flapper, Wilde Cliquen, Edelweiss Piraten, Zootie, Viper, Swingjugend, Zazou, Biker, Rockabilly, Esistenzialisti, Gang di New York, Gutai, Teddy Boy, Beat, Beatnik, Gammler, Provo, Mod, Raggare, Stilyagi, Rocker, Surfer, Hot rodder, Skater, Hippie, Punk, Glam, Skinhead, Paninari, Rasta, Hip Hop, Raver, Clubber, Traveller, Bike Messenger... una marea di stili ribelli sospesi tra pretesa di cambiare il mondo e voglia di rinnovare semplicemente il guardaroba, tra la ricerca di una via di fuga dall’omologazione e il fornire idee di rinnovamento al mercato della moda. Se in passato gli stili delle cosiddette subculture giovanili sono stati osteggiati e ogni simbolo di devianza rispetto all’ordine codificato non mancava di essere condannato, oggi assistiamo a un nuovo meccanismo che così Guarnaccia, nel suo vero e proprio manuale degli “stili radicali” che hanno attraversato il Novecento, ha magistralmente descritto: «Oggi il consumo individuale di look, grazie all’indefesso lavorio delle subculture, è stato liberalizzato - o meglio, la dose personale consentita è stata innalzata a livelli mai raggiunti in passato. Il motivo di questa magnanima tolleranza è semplice: il mercato è diventato sempre più dipendente dalla devianza, che si rivelata un’efficientissima palestra di innovazione. Centro (mercato) e frontiera (devianza) collaborano sempre più strettamente alla solidità del sistema, si completano reciprocamente (...) La devianza – dopo strepiti e conflitti – più o meno rassegnata, viene ricondotta nell’alveo rassicurante del consumo.» (pp. 11-12)
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Gennaio 09, 2010
Yogi Berra: "Non abbiamo più il futuro di una volta"
di Uto Upim
Uno Yogi che si mangia Sai Baba. Uno yoga da praticare col guantone e il Sapientino. Un Maestro con tanto di mazza da baseball e chewing-gum che confonde la fonazione delle sue inarrivabili massime. Yogi Berra è stato, contemporaneamente, il più grande giocatore di baseball di tutti i tempi e il massimo saggio sapienziale occidentale nella modernità. Ora: il baseball è una versione acceleratissima del cricket, e questo già dice molto (cosa? Boh, chi se ne frega; comunque di certo non qualcosa di bello...). Però essere un uomo che si autotrascende vestito con cappellino e completo bianco - beh, non è da tutti. Per questo i Raeliani dovrebbero asserire che se ne sta sul pianeta extrasolare insieme a Buddha Cristo e Maometto.
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Gennaio 08, 2010
"Calpestare l’oblio": la poesia italiana all'assalto
“Calpestare l’oblio”: venerdì 8 gennaio, assemblea dei poeti contro l’oblio al “Beba do Samba” di Roma
Venerdì 8 gennaio, dalle ore 16 a sera inoltrata, i poeti italiani che a novembre hanno aderito all’iniziativa “Calpestare l’oblio. Poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana”, promossa dalla rivista “La Gru” (www.lagru.org) e rilanciata dal sito di MicroMega e dalle pagine dell’“Unità”, e aspramente criticata da “Libero”, “Il Giornale”, “Il Foglio” e perfino “Il Corriere della Sera”, si riuniranno in assemblea presso l'Associazione Culturale “Beba do Samba” di Roma (in via de’ Messapi n. 8, quartiere San Lorenzo), in collaborazione con la rivista di poesia e arte contemporanea “Argo” e con il settimanale “Left”. Apriranno i lavori dell’assemblea gli interventi dei poeti Franco Buffoni, Gianni D’Elia, Flavio Santi, Maria Grazia Calandrone e Pietro Spataro, che passeranno poi il microfono a tutti i poeti e gli spettatori presenti che vorranno intervenire sul tema dell’oblio della memoria democratica e repubblicana, della rimozione della cultura nella società italiana e della funzione che possono svolgere i poeti e gli artisti nell’attuale fase della storia nazionale e della storia della comunicazione di massa in Italia.
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Gennaio 07, 2010
Giovanna Campani: VELINE, NYOKKE E CILICI
di Chiara Cretella
Giovanna Campani, Veline nyokke e cilici. Femministe pentite senza sex e senza city, Odoya, Bologna, 2009, pp. 210, € 14,00.
A partire dagli anni Ottanta in America si assiste al fenomeno del backlash (letteralmente colpo di frusta, balzo indietro), un periodo che azzera tutte le conquiste delle donne impoverendo l’esperienza di emancipazione nei fenomeni del postfemminismo di massa, incarnati dagli stereotipi di Sex and the city, Bridget Jones’s diary o Desperate Housewives.
A partire da una ipotetica e totalmente presunta parità raggiunta, queste donne sono libere sì, ma libere di esplicare la propria indipendenza economica e sorellanza solo nella ritualità mercificatoria dello shopping compulsivo, del gossip e in una effimera libertà sessuale, solo apparentemente trasgressiva. Tutte queste pratiche sono in realtà inserite nell’ideologia del “consumo” volto a consolare il femminile della propria limitatezza nella performance sociale, performance ancora tenacemente in mano al potere maschile.
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Gennaio 06, 2010
Il pianeta dei venti
di Danilo Arona
A novembre del 2009 sostenevo (titolo dell'articolo, Bad Wind) che il pianeta aveva un grosso problema: quello provocato dai venti e dalle grandi tempeste di sabbia e altro che trasportano ovunque ovunque veleni endogeni ed esogeni nonché agenti infettivi come virus, batteri e funghi. Accompagnato dal solito coro di discredito pseudo-scientifico di cui gode questa rubrica, da lì a pochissimo è giunto a darmi indiretta manforte un ottimo, documentatissimo articolo di Davide Patitucci pubblicato nell'inserto “Tuttoscienze” de “La Stampa”, intitolato Virus terrestri spiati dallo spazio, avente per oggetto il sistema satellitare della NASA in grado di monitorare dallo spazio la formazione e l'andamento dei “venti cattivi”, ormai assodato che le grandi tempeste di sabbia sono divenute i vettori dei contagi globali. Val la pena di riportarne un piccolo stalcio.
Permalink: postato alle 03:48 AM
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SPECIALE NEW ITALIAN EPIC - TERZO ANNO DI DIBATTITO
INDICE
1. PREMESSA DI WU MING 1: LO "SFONDAMENTO"
2. SEGNALAZIONI
2a. Bart Van den Bossche, "Epic & Ethics. Il NIE e le responsabilità della letteratura"
2b. La rivista dei gesuiti prende di petto il NIE
2c. Audio. Marco Amici, "La morte del Vecchio nel New Italian Epic"
2d. Overcoming Postmodernism, prima monografia in inglese sul NIE
2e. Conferenze a Berkeley e Toronto
2f. Chimenti-Coviello-Zucconi, "Il discorso letterario alla prova del reale"
3. PER UNA NARRATIVA DELLA CRISI - di Valentina Fulginiti
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Gennaio 04, 2010
Sciabole e tamburi
di Alessandra Daniele
''Non c'e'stato un momento preciso in cui è cominciata questa guerra. Abbiamo combattuto in Corea, in Jugoslavia, in Iran. Il conflitto si è allargato.Sempre di più. Alla fine hanno cominciato a sganciare bombe anche qui. E' successo come il diffondersi di un'epidemia. La guerra si è estesa. Non è cominciata''.
Questo brano è tratto dal racconto Colazione al Crepuscolo (''Breakfast at Twilight") di Philip K. Dick, e risale al 17 Gennaio 1953.
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Gennaio 03, 2010
Venti di golpe in Paraguay?
di Annalisa Melandri
Sono sempre più insistenti in Paraguay le voci di un probabile colpo di Stato che dovrebbe attuarsi secondo le modalità di quello messo in atto il 28 giugno scorso in Honduras. Come si vocifera anche tra gli alti vertici dell'Osa (Organizzazione degli Stati Americani), preoccupati per la crescente tensione nel paese, "nessuno pensa che in Paraguay ci sarà un golpe, ma tutti ne parlano". Il presidente Fernando Lugo (nella foto; esponente di spicco della Teologia della Liberazione ed ex vescovo della diocesi di San Pedro, la più povera del paese, prima della sospensione del Vaticano) ha denunciato che da quando ha assunto la presidenza, nell'aprile del 2008, ci sono stati vari tentativi di destabilizzarlo messi in atto da esponenti del Partido Colorado che è stato al potere nel paese per 60 anni, includendo gli oltre 40 anni di dittatura di Alfredo Stroessner, e che è uscito sconfitto nelle ultime elezioni presidenziali.
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Gennaio 02, 2010
Madre, matrona, madreterna
di Chiara Cretella
[A trent'anni di distanza dalla sua prima e unica pubblicazione torna in libreria un classico della cultura alternativa degli anni '70: Joyce Lussu, Padre padrone padreterno. Breve storia di schiave e matrone, villane e castellane, streghe e mercantesse, proletarie e padrone a cura di Chiara Cretella, Gwynplaine, Camerano, 2009. Joyce Lussu traccia una contro-storia delle donne dall'età romana al Novecento inquadrando i temi fondamentali della condizione femminile nel percorso dello scontro di classe in Occidente. Quello che segue è un estratto dall'introduzione.]
La ristampa di Padre, padrone, padreterno è un fatto importante nel nostro panorama editoriale. Pubblicato per la prima volta nel 1976 per l’Editore Mazzotta, il libro divenne subito un classico per la generazione di donne che in quel momento era impegnata nel movimento femminista. Nonostante i contrastati rapporti della Lussu con alcuni aspetti del movimento delle donne, non vi è casa di femministe di quella generazione in cui non abbia trovato un’edizione devotamente annotata di Padre, padrone, padreterno.
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