testatahomenew.jpg


frecciabn.gif ULTIME NOVITA'
new.gif
di G. De Michele
lucignolo_gif.jpg Cosa accadrebbe se i test INVALSI per valutare gli apprendimenti venissero somministrati non ai nostri studenti, ma ai nostri governanti?

new.gif
di Franco Ricciardiello Feltrinelli ha iniziato nel 2009 la riproposizione in Italia del ciclo del “Mare della Fertilità”, che comprende...

new.gif
di M. Baldrati
la figa.jpg Un reportage londinese: come gli italiani mantengono vivo il senso dell'identità.

new.gif
di Fabrizio Lorusso Lucio Iaccarino, Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno, Ediesse Edizioni - Carta Bianca,...

new.gif
di Alberto Prunetti La banda del racconto, Vittoria! Malinconica e avventurosa vita di Pietro Rossi, garibaldino (Davide Ghaleb Editore, Vetralla,...

new.gif
L'età del comunismo sovietico Europa 1900-1945 a cura di Pier Paolo Poggio (Jaca Book, 2010, 40 euro) di Arturo "Potassa"...

new.gif
di Valerio Evangelisti La guerriglia palestinese ha dunque valore simbolico, nel senso che non si prefigge direttamente la riconquista del...

new.gif
di Valerio Evangelisti Logicamente, non è tutta la piccola borghesia radicale a impegnarsi nella costruzione di un'avanguardia proletaria, ma solo...

new.gif
di Valerio Evangelisti A differenza del gruppo di Hawatmeh, che non riconosce ai ceti intermedi un ruolo specifico nella rivoluzione,...

new.gif
di Marilù Oliva Licia Giaquinto, nata e cresciuta in Irpinia, ha scritto il suo quarto romanzo, “La ianara” (Adelphi, 2010,...

new.gif
Intervista di Tito Pulsinelli ad Attilio Folliero [Attilio Folliero è un politologo, scrittore, poeta italiano residente a Caracas, Venezuela. Maggiori...

new.gif
di Marilù Oliva “Italian Sharia” di Paolo Grugni (Perdisa Pop, 2010, 14 euro) parte da un episodio di estremismo islamico...

new.gif
di Sandro Moiso Qui le puntate precedenti Per consolarci dell’accaduto raggiungemmo la Yosemite Valley in autostop Per consolarci dell’accaduto raggiungemmo...

new.gif
di Alberto Prunetti [Pubblico in un solo post le parti conclusive della versione sintetica di Amianto. L'opera integrale sarà presto...

new.gif
di Alberto Prunetti [Pubblico in tre parti su Carmilla alcuni brani estratti da una biografia operaia in corso d'opera] A.P....

new.gif
di Marilù Oliva Davanti alla porta dell’inferno, un diavolo sbatte le sue ali da pipistrello: - Brutta testa di cazzo,...

new.gif
di Domenico Caringella "Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca e poi lo...

new.gif
di Luisa Catanese 1. Uno, molti Il mio pizzaiolo preferito è un ragazzo indiano che ha imparato la sua arte...

new.gif
di Filippo Casaccia Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”) Damn the rules, it’s the feeling that counts John Coltrane Archiviati i...

new.gif
di Filippo Casaccia Let me stand next to your fire… Ci ho le pistole di madreperla e il mattarello di...

new.gif
di Filippo Casaccia Il periodo illuminista “Un buon assolo parte con un tema, qualcosa che puoi cantare; poi tento di...

new.gif
della Redazione di Carmilla
dallago3.jpg Eroi di carta, un libro contro Gomorra e il suo autore: vi spieghiamo perché è meglio leggere un poliziesco (come diceva Brecht).

new.gif
La mente è tornata a questo romanzo poche ore fa, dopo le notizie dall'Afghanistan. Che poderoso libro, che cupa eppure risplendente fotografia della condizione attuale. Odiato e incompreso dai fans più conservatori del Camilleri montalbanesco, La presa di Macallè (2003) è una delle opere migliori dello scrittore di Porto Empedocle. Il brano che riportiamo (dal capitolo 3) dice tutto quel che c'è da dire, non una necessaria parola di meno, non un'inutile parola in più. Buona lettura. Red.

new.gif
di Giuseppe Genna Amico personale di Meucci, Morse e Bell. Confidente di Ramsete III. Grande estimatore del brodo primordiale (la...

new.gif
La pop filosofia è una filosofia mutante – da qui i suoi tratti per certi versi mostruosi – dotata di un potere essoterico: vale a dire in grado di arrivare al vasto pubblico. Il che non significa in alcun modo che sia semplice o che non richieda sforzi. È complessa, proprio come alcune opere pop di cui si occupa: da Lost a Evangelion.

new.gif
di Fiorenzo Albani Faccio seguito al pezzo di Valerio Evangelisti Una "sovversiva" che non muore: Mamma Jones per scusarmi pubblicamente...

new.gif
di Alberto Prunetti Luciano Bianciardi polemizzava ferocemente contro il provincialismo erudito degli studiosi locali, che lui chiamava in senso spregiativo...

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   Recensioni   frecciabr.gif    Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno

Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno

di Fabrizio Lorusso

Napolibene.jpgLucio Iaccarino, Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno, Ediesse Edizioni - Carta Bianca, 2008.

“Gli anni italiani insegnano che i palazzi sono micidiali quanto i campi di battaglia, solo che qui dentro i rumori della guerra sono attutiti, assorbiti dal parlottio delle trattative e dalle menti acute e assassine di questi uomini. […] Nessuno può cogliere il quadro d’insieme, vedere contemporaneamente la figura e lo sfondo, l’obiettivo finale. Nessuno eccetto coloro che tengono i fili di quelle trame…”. Luther Blissett, Q.

Se Saviano ci ha accompagnato nel ventre delle periferie degradate e del sistema della camorra, Iaccarino ci racconta un’altra Napoli, quella istituzionale, quella del potere politico. Scrutando nelle maglie più nascoste della città, il libro – che si sviluppa in modo ibrido tra narrativa, finzione e dettagliato reportage sociale, una sorta di memoir di formazione intellettuale – illustra i motivi di complicità che legano la società civile all’illegalità, riflettendo sulle debolezze politiche e sulle possibili vie per risollevare le sorti della città.

Dopo anni d’intensa attività un anziano professore inglese di Scienza politica va in pensione, costringendo il suo assistente universitario al precariato. Appena prima di partire per l’Inghilterra, il maestro decide di lasciare al suo discepolo un divano bianco. Il giovane comincia così un viaggio nei salotti della Napoli bene, in cerca di una degna sistemazione per l’oggetto ereditato. La ricerca diventa l’occasione per rileggere alcuni capitoli della storia sociale e politica napoletana: da Lauro a Gava, agli “opachi anni ottanta”, per finire con il disincanto della Iervolino e il disastro dei rifiuti.

La politica campana, rinchiudendosi nel salotto, aveva finito per sottovalutare la portata reale dei problemi. I cittadini avvertivano la crescente distanza, come se il personale politico avesse smesso di calpestare i suoli della città. […] Le politiche pubbliche nell’era dei rifiuti sembravano soffrire della “sindrome del sassolino”. Tutte le volte che provavamo a scrivere dei processi decisionali nella nostra regione, menzionando il nome del governatore campano, il computer lo correggeva automaticamente con “”Sassolino”. Come se, dinnanzi alla tragedia della spazzatura, ogni altra decisione, persino la più valida, si dovesse tramutare in un sassolino caduto nello stagno.

Napoli bene e il suo universo di salotti, aule universitarie, palazzi, uffici, strade e quartieri incuriosiscono il partenopeo e “lo straniero”. Da una parte, come milanese, avevo molto interesse nell’affrontare un romanzo che completasse e, in qualche modo, s’affiancasse idealmente al quadro duro e crudo dipinto da Saviano con Gomorra. I toni sono riflessivi, l’analisi è profonda e propositiva mentre l’impatto visivo ed emotivo dell’opera risulta più pacato e concentrato sull’origine dei problemi e su ambienti e personaggi meno “pericolosi”, spesso collocati fuori dal rumore delle cronache, ma comunque fondamentali. Si tratta in parte di altre zone, di altre classi sociali e di problematiche complementari ma con lo stesso sottofondo culturale e storico, le stesse connivenze e giochi d’interesse. Anche qui, qualcosa lo sapevamo già, forse molte altre città d’Italia possono vantare condizioni simili, ma ci sfuggivano i nessi, le specificità locali, le geometrie, a volte improbabili nel resto del paese, e le connessioni tra i gangli vitali del sistema politico, culturale e sociale della Napoli bene e delle altre, quella illecita, quella che sopravvive, quella dei quartieri tristemente famosi come Scampia o Forcella, con le loro interazioni, gli scontri, le violenze e i loro reciproci scambi di favori.

Ora abbiamo ancora qualche tassello in più e ci viene proposto da molteplici punti di vista disciplinari, temporali e spaziali. La nascita del sistema (non inteso solamente come quello della camorra), la cultura partenopea delle origini, il dopoguerra, gli anni ottanta, il disincanto dei novanta e del nuovo millennio. La visualizzazione di una speranza, di tanti piccoli tasselli del puzzle da ricostruire e degli strappi da ricucire e infine un’occasione: il Forum Universale delle Culture a Napoli nel 2013, l’ennesima data lontana ma al contempo troppo vicina per una rigenerazione e per confrontarsi con il mondo sui temi dello sviluppo sostenibile, i diritti umani, la pace, la legalità e la diversità culturale in una delle realtà più contraddittorie e variegate d’Europa.
Dall’altra parte, come emigrato a Città del Messico da alcuni anni, la lettura di Napoli bene ha risvegliato in me una sensazione di vicinanza, somiglianza culturale ed empatia tra la realtà messicana e quella di Napoli e della Campania, soprattutto per quanto riguarda l’elite politica ed economica così come la racconta Lucio, con il suo sguardo antropologico e giornalistico attento. Dall’esterno, da lontano viene da dire “gente fuori dal mondo e un mondo fuori da quel che la gente potesse immaginare”.

E’ ammirevole trovare tanta imparzialità e autocritica e tanto sforzo costruttivo e deciso nel prendere atto dei propri vizi e delle proprie virtù come in questo caso. Parrebbe un’impresa impossibile quella di estraniarsi e guardarsi da fuori con le lenti della gradazione giusta, non offuscate dalle aspettative personali e dall’interesse altrui. Invece si ha di fronte un’analisi distaccata, ma tagliente, e, cosa che dà molto valore al libro, non sensazionalista riguardo a una dinamica sociale complessa ma spesso spettacolarizzata e banalizzata in Italia e all’estero, secondo i canoni di un folclore incorreggibile e di una superficialità accondiscendente. “Sono così, chiudiamo un occhio”, direbbero al nord schernendo la modernità napoletana che per alcuni non è mai arrivata a compimento, proprio come in America Latina, dove le megalopoli, capitali e non, sarebbero, secondo alcuni, già postmoderne senza essere passate da una modernità trasformatrice, dato che sono state bloccate da mille resistenze ed inerzie che si rincorrevano. Napoli capitale, però, aveva conosciuto una splendida e prematura modernità, forse è per questo che s’è poi fermata in un contesto, il meridione, che era rimasto profondamente arretrato.
sorrisobefardocoloringreen.jpgNapoli bene è un racconto di vicissitudini, violenze, cadute ma anche piccoli successi del quotidiano, una storia di vita, di tante vite, che prende le forme del reportage e dell’analisi sociologica, del saggio e del romanzo, fino a culminare nella difficile ma coraggiosa ricerca di soluzioni pensate, vissute, provate e proposte. Anche sogni forse, ma non utopie. Dal piccolo esperimento di un condominio, da una strada, fino al quartiere e alla città intera. Visioni, speranze, azioni. Una Napoli con un nuovo e forte settore turistico alternativo e la meritocrazia come nuova bussola nell’università e nella ricerca dei talenti, spesso cooptati dalla partitocrazia, per esempio, oppure la legalizzazione progressiva delle droghe leggere per cominciare a togliere ossigeno alla camorra, con la coscienza che la repressione pura e semplice, priva di approcci globali, sociali, economici e culturali, non serve a nulla, se non a riempire le pagine dei giornali e alimentare le statistiche governative. Più importante sarebbe provvedere alla ricostruzione del capitale sociale e della società civile attraverso un’opera mirata alla riattivazione complessiva della città, partendo dalle zone marginali, con l’idea “copernicana” che la fiducia, la cooperazione e il senso civico possano essere “prodotti socialmente” e non solamente ereditati da un passato glorioso.

Sembra quasi che un occhio esterno, da straniero, come quello del maestro del giovane aspirante ricercatore, abbia fatto da mediatore e consigliere per cercare tra le apparenze e scovare in mezzo alle ambiguità di questa metropoli le storie, le logiche, i meccanismi che muovono la Napoli dell’accademia, della politica, dei salotti e dei suoi rispettivi baroni e baronesse. Per chi viene da fuori (non solo geograficamente ma anche socialmente) risulta spesso ermetico e inafferrabile in tutte le sue dinamiche questo mondo che si divincola tra legalità e illegalità, clientelismo e fedeltà, corruzione e rent seeking, palazzi benpensanti e strade assassine del malaffare.
E’ il mondo delle sinergie tra le “gang del salotto e del vicolo”, alleanze trasversali come quando “i figli della Napoli bene si erano messi in affari coi ragazzi della Torretta, noto quartiere alle spalle del lungomare di Mergellina, dove era possibile acquistare un ventaglio abbastanza ampio di droghe pesanti e leggere”. Clan politici, come i Gava e i Lauro, e clan di altro tipo, insomma. Gruppi con cui “il popolo aveva instaurato un rapporto basato su vincolanti richieste d’aiuto, dinanzi alle drammatiche condizioni di partenza”.

Proprio di sinergie e collaborazioni occulte si tratta quando si parla della camorra come “fenomeno mafioso” che, in quanto tale, non può separarsi dalla sfera politica ed economica con la quale interagisce proficuamente. Monnezza e camorra puzzano di meno se combattute con le armi della ricostruzione comunitaria della società, dell’istruzione e della riabilitazione strutturale cittadina piuttosto che con l’esercito a presidiare Chiaiano o con la polizia che mette dentro due pezzenti di quando in quando.
Iaccarino ci rivela e precisa le dinamiche del potere politico, sempre maschile, spesso profondamente illiberale e quindi privo di regole e freni, così legato ai contropoteri de facto come le mafie e i media. Nel “piccolo” del mondo accademico e nel mercato del lavoro in cui “l’incertezza e la conseguente autocensura dei subalterni” sono le “forme più collaudate del controllo sociale” è ovvio che si favoriscano il corporativismo intellettuale e la stagnazione delle idee, la castrazione sistematica dell’innovazione, concetto vituperato per il suo potenziale sovversivo di un idealizzato status quo.

L’assenza del principio del miglioramento continuo della ricerca e della didattica oltre che dei criteri di selezione dei saperi, dei discenti e dei docenti stessi dentro le università viene tristemente ribadita dall’esperienza personale dell’autore che condivide con i lettori un’amara verità e anche alcuni preziosi tentativi di ribaltare le prospettive dell’insegnamento-apprendimento e dei ruoli di insegnante e studente: suggerimenti interessanti e utili sfide professionali.
E’ palese anche per gli intellettuali già fatti e formati, soprattutto per loro, che tendono al conformismo politico, alla ricerca della prebenda statale, dell’inevitabile e meritevole raccomandazione e del favore interessato declinando dalle loro funzioni critiche e di stimolo socio-culturale. In termini semplici e non pregiudiziali Lucio ci racconta le origini storiche di questi fenomeni senza la considerazione delle quali ogni soluzione e ogni proposta resterà effimera promessa destinata all’insuccesso pratico.

Infine c’è l’epopea del divano, l’unico retaggio del professore scomparso per l’alunno fedele ma ormai condannato al precariato universitario e a una progressiva esclusione, come metafora del focolare e dell’incontro riservato, quindi della casa, del clan, della famiglia, dove si lavano i panni sporchi e dove si discutono, soprattutto tra uomini, le questioni importanti per la cosa pubblica, anzi privata, che la clientela e i sottoposti provvederanno a processare e smaltire in base agli ordini e alle gerarchie. Buona lettura.

Lucio Iaccarino è fondatore dell’unità di ricerca Think Thanks, politologo, saggista, opinionista, blogger, è al suo primo racconto sulle ragioni dell’infelicità pubblica napoletana. Ha insegnato Scienza politica all’Università “l’Orientale” di Napoli, collabora con “la Repubblica” (ed. Napoli), con “il Mese” di “Rassegna Sindacale”. Nel 2005 ha pubblicato, per la casa editrice “l’ancora del mediterraneo”, il saggio La rigenerazione. Bagnoli: politiche pubbliche e società civile nella Napoli post-industriale.

Il libro qui: http://www.ediesseonline.it/catalogo/carta-bianca/napoli-bene

Il suo blog: http://napolibene.blogspot.com/

Pubblicato Agosto 24, 2010 01:10 AM | TrackBack

frecciabr.gif versione stampabile

frecciabn.gif EDITORIALE
intro.gif TEMA DI MATURITA': LE FOIBE
di Claudia Cernigoi Un mio sogno ricorrente è quello di dover affrontare di nuovo l’esame di maturità, sogno che mi...

frecciabr.gif Tutti gli Editoriali

frecciabn.gif NEW ITALIAN EPIC
frecciabr.gif LA SVOLTA NARRATIVA
NEW ITALIAN EPIC
Da un saggio di Wu Ming, l'orizzonte di una rinnovata narrativa, che riporta al centro il rapporto con la Repubblica dei Lettori. Contributi e interventi che fanno discutere.
frecciabr.gif IL SAGGIO DI WU MING
GLI ULTIMI INTERVENTI
intro.gif NEW ITALIAN EPIC E OLTRE: "STROOOKKK!", Filosofia di Romanzo criminale, news from the world

intro.gif L'UOMO CHE SPARÒ ALL'AUTORE DI GOMORRA
intro.gif SPECIALE NEW ITALIAN EPIC - TERZO ANNO DI DIBATTITO

frecciabn.gif OSSERVATORIO AMERICA LATINA
frecciabr.gif TEXAS-PAMPA
OSSERVATORIO AMERICA LATINA
Incursioni mediatiche e avvistamenti inattesi dall'universo Latino-Americano e dintorni. A cura di Fabrizio Lorusso.
intro.gif Bolivia, Oscar Olivera: l'opposizione ai tempi di Evo

intro.gif Back In Town. Bovisa City Milano
intro.gif Città sommersa - I

frecciabn.gif IN EVIDENZA
carmillaspec.gif La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 5

di Filippo Casaccia Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”) Damn the rules, it’s the feeling that counts John Coltrane Archiviati i...

carmillaspec.gif La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 4

di Filippo Casaccia Let me stand next to your fire… Ci ho le pistole di madreperla e il mattarello di...

frecciabr.gif Tutti gli Speciali

frecciabn.gif DA RILEGGERE
intro.gif L'altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico vol. 1 L'età del comunismo sovietico Europa 1900-1945 a cura di Pier Paolo Poggio (Jaca Book, 2010, 40 euro) di Arturo "Potassa"...
intro.gif Simone Sarasso: SETTANTA di Luca Bortolazzi Simone Sarasso, Settanta, Marsilio, 2009, pp. 694, € 21,50 Come dice lo stesso autore nella postfazione del...
intro.gif Divine Divane Visioni (Best of 00/01) – 8 di Dziga Cacace Aho, se devi di’ ‘na stronzata, mettete sur cesso, no? Tomas Milian in Delitto sull’autostrada 103 -...
intro.gif I nipoti di Noemi di Luisa Catanese 1. Uno, molti Il mio pizzaiolo preferito è un ragazzo indiano che ha imparato la sua arte...
intro.gif Il male minore di Alessandra Daniele I due entrano in ascensore. - Per quanto la cosa possa essere sgradevole, bisogna ammettere che finora...
intro.gif 30 anni dopo di Marilù Oliva Sabato 2 agosto 1980, alle ore 10.25, è scoppiata una bomba nella sala d’attesa di seconda classe...
intro.gif Cenere alla cenere di Giovanni De Matteo Sento addosso il peso di ogni singola pietra dell’edificio, mentre sollevo gli occhi al tabellone con...
intro.gif L'assenza della "lotta di classe" e i disastri che ne derivano di Sandro Moiso L'opportunità delle riflessioni che seguono mi è stata dettata in parte dall'intervento di Valerio Evangelisti sul tema...
intro.gif Prima scala a destra di Fabio Deotto Luca si sta per buttare. Se ne sta lì, in piedi sul cornicione. È calmo, lo si...
intro.gif Antifrasi di Mishima di Franco Ricciardiello Feltrinelli ha iniziato nel 2009 la riproposizione in Italia del ciclo del “Mare della Fertilità”, che comprende...


frecciabn.gif CONTENT POLICY
frecciabr.gif È possibile diffondere liberamente i contenuti di Carmilla on line utilizzando i seguenti collegamenti:

XML RSS 0.91

XML RSS 1.0