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Messalina imperatrice: intervista a Claudia Salvatori

di Marilù Oliva
Salvatori.jpg«Forse era fatta di questo una dea: di fatica, sgomento, vuoto e una strana desolazione. Lo sgomento di essere lì, inchiodata al suo trionfo… di essere se stessa, in pasto a tutti.» Il brano è tratto da “Il mago e l’imperatrice” (Mondadori, 2010), scritto da Claudia Salvatori. In questo romanzo l’autrice si prefigge di restituire l’autenticità storica a un’imperatrice, Messalina, che la storiografia dell’epoca ha immortalato come depravata, avida e priva di scrupuli.

Nel romanzo storico “Il mago e l’imperatrice”, ambientato nella Roma imperiale, hai ricostruito un’inedita Messalina, l’imperatrice dannata dalla retorica storiografica romana e assurta nei secoli ad esempio deplorevole di donna avida. La Messalina del tuo romanzo è ripulita dal pregiudizio indotto: è saggia, capace di amore spirituale e soprattutto è una raffinata politica. Con che spirito ti sei accostata a questo personaggio: curiosità, interesse, o avevi anche tu qualche pregiudizio?
Nei riguardi di Messalina non ho mai nutrito pregiudizi. Mai. Curiosità e interesse sì, da sempre. Noi moderni conosciamo bene il fenomeno della proiezione, e noi scrittori siamo abituati a scandagliare il mondo dell’immaginario. Su Messalina sono state proiettate le peggiori voglie e fantasie collettive. Ho sempre pensato però che solo una persona di grande valore può essere stata odiata tanto. Quello che si sa di lei è che aveva il titolo di Augusta ed era molto onorata in vita, al livello della Prima Vestale, che era la donna più onorata di Roma. Ha tentato un colpo di stato e ha fallito. Quando qualcuno cadeva in disgrazia, nel mondo antico, i nemici gli riscrivevano addosso la Storia. Nel caso di Messalina i fatti storici non offrivano veri appigli alla calunnia e alla diffamazione. Le dicerie sul suo conto hanno sempre qualcosa di forzato, di grottesco ed eccessivo.

Cosa ti ha colpito di lei?
Il pudore, la riservatezza, la dignità e tutte le qualità morali che in genere non vengono perdonate e suscitano l’invidia e l’ostilità di uomini e donne. La leggenda di Messalina ninfomane perfida e quasi demente è un negativo: letta al contrario lascia indovinare la grandezza.

E del consorte imperatore Claudio, anche lui infangato dalla storia ufficiale?
La modernità. Quando faccio dire a Messalina: Tu vuoi governare Roma come una banca, un tribunale e un ufficio delle imposte, intendo che ha scoperto e messo in pratica le attuali forme di governo.

Come hai proceduto nella fase documentativa? Su quali fonti ti sei basata?
Le fonti su Messalina sono Tacito, Svetonio e Giovenale. I primi due hanno scritto oltre 50 anni dopo la morte di lei., raccogliendo “le storie dei vecchi” tramandate oralmente. Giovenale è nato pochi anni dopo la scomparsa di Messalina. A lui si deve la satira sull’imperatrice che va al bordello e gareggia in arti erotiche con le prostitute. É una satira, appunto: a volte, gli scrittori latini satireggiavano un regnante del passato per colpirne uno del presente. Per contro Seneca, che faccio apparire nel romanzo, ha conosciuto e frequentato Messalina ma non ha mai scritto nulla contro di lei. Poi, naturalmente, mi sono documentata sulla vita quotidiana a Roma, sui giochi del circo, sulla Britannia, eccetera.

La compenetrazione tra eventi e soprannaturale è il riflesso della concezione antica di una vita permeata di afflato divino. Simone di Samaria (il Simon Mago della Divina Commedia) può rappresentare un tassello tra potere e religione?
Questa è una domanda spinosa, perché un accordo fra religione e potere pare impossibile: o c’è l’uno o c’è l’altro, in genere. Se il tassello qualche volta si crea è mobile. Un movimento religioso, nel momento in cui si istituzionalizza, perde in purezza e si assimila ai poteri laici; oppure non perde la sua purezza, rifiuta di adattarsi alle leggi del reale e fallisce. La predicazione di Simone è stata un fallimento dal punto di vista politico, ma il suo messaggio è arrivato fino a noi.

Restiamo nel tema del potere: il comando e le donne. Facciamo un salto di circa duemila anni: cosa è cambiato, in generale, oggi, per le donne? In Italia, le donne hanno potere, partecipano alla vita politica?
Per le donne italiane non è cambiato niente. Mi spiego meglio. I campi di attività femminili sono la politica, la religione, la letteratura e lo spettacolo. Questo non da oggi, ma attraverso tutto il corso della Storia. In ogni epoca storica le donne hanno sempre svolto questi mestieri: governante, religiosa, scrittrice (talvolta scrittrice mistica), attrice/cantante/ballerina. Non si può dire che le donne abbiano potere OGGI, perché in passato ne hanno avuto anche di più, in alcune circostanze. Matilde di Canossa è stata regina d’Italia. Santa Caterina ha spostato la sede papale da Avignone a Roma. Questo in Occidente, ma anche in Oriente. Nel corso del tempo il mondo si è trasformato molto, cambiando molto poco. Il vero problema per le donne in Italia non è avere accesso ai mestieri e/o potere. E’ un fatto di cultura e civiltà. Le donne non hanno nessun prestigio, e non hanno immagine. É un concetto forte e brutale, ma fa’ una prova, e chiedi a chi vuoi se si immedesima in una donna. Non in una figura femminile tradizionale, ma in una vera donna, cioè nell’umanità. Nessuno. Le donne non rappresentano l’umano; rappresentano solo il femminile, che è un’altra cosa. Le donne italiane possono (apparentemente) fare tutto oggi perché niente ha più valore. Ma si vive come corpi senza ombra. Non si proietta nessuna immagine.

In particolare, nell’ambito letterario, quanto spazio si lascia alle voci femminili?
Nessuno, a parte uno spazio “al femminile”, per costruire quel tipo di libri “al femminile” che non vengono mai presi sul serio e in cui la collettività non si identifica. Anche ai festival e agli eventi si sta fra donne a parlare di scrittura al femminile. Mai autori che rappresentano l’umano scrivendo storie che riguardano tutti. Solo scrittura al femminile, cioè scrittura della riserva indiana. Non significa che non si lavori, non ci sia attività, non ci siano interlocutori. Esiste poi un filo segreto di onestà e di intelligenza. Ma lo spazio va conquistato a morsi e unghiate, non contro gli uomini, ma contro se stesse.

Se Messalina venisse catapultata ai tempi nostri, cosa direbbe?É proprio necessario andare in televisione?

Ci saluti con le parole di Messalina?
Morituri te salutant. Non è la solita battuta per concludere un’intervista, era la realtà di Messalina. Appartenere alla famiglia imperiale era una guerra, talvolta solo per mantenersi in vita.

Pubblicato Maggio 5, 2010 09:03 PM | TrackBack

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