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La persecuzione degli antifascisti a Verona. Una lettera

Antifascisti veronesi

Antifa.jpgAll'alba del 17 novembre 2009, la Digos ha arrestato due antifascisti a Verona. L'accusa è d'aver aggredito con “premeditazione” un noto fascista di Forza Nuova, che anni prima era stato l'autore del vigliacco accoltellamento dei due antifascisti, aggrediti, con un'altra trentina di “coraggiosi” camerati, a Volto S. Luca, mentre erano in compagnia di tre ragazze. Uno dei due riportò centocinquanta punti di sutura per l'accoltellamento e addirittura una delle ragazze fu pestata brutalmente in dieci contro lei sola. A distanza di anni, dopo un processo farsa, in cui avvocati dell'accusa e della difesa con la compiacenza del P.M., pensavano solo alla spartizione di denaro da spillare agli accusati e ai compagni, l'accoltellatore non fece neppure un'ora di galera. A oggi non ha subito alcun processo e i complici, oltre una trentina, non furono mai identificati dalla Digos e mai fu chiesta l’identificazione dalla procura.

I due antifascisti arrestati sono noti compagni che hanno dedicato la vita alle lotte sociali, all'antirazzismo, all'antifascismo. Che i fascisti fossero infami e utili alla Digos e alla magistratura è risaputo. Ma il “lavoro” di chi sta a monte degli arresti fatti oggi dalla questura scaligera, il Pubblico Ministero Celenza e il G.I.P. Donati, è palesemente lontano dal voler punire chi ha osato rispondere con una “strapazzata” alle provocazioni di un fascista, complice di quasi tutte le azioni violente e degli accoltellamenti degli ultimi anni, messi in atto dai camerati veronesi. E’ un accanimento giudiziario nei confronti di qualsiasi antifascista o forma di organizzazione antifascista. Il forzanovista ora “parte lesa”, Giulio Mauroner, è stato indagato con gli stessi condannati per l’omicidio di Tommasoli e per una serie di aggressioni notturne nel centro di Verona.
Di queste indagini non si è saputo più nulla, chiuse, dimenticate, sparite dai verbali che la Digos ha presentato al giudice in fase istruttoria. Invece, ha avuto la solerzia di presentare un lunghissimo elenco di indagini chiuse, archiviate, dei due antifascisti, per mistificare precedenti e comportamenti criminosi, che non risultano o comunque sono stati chiusi con assoluzioni. In questa vicenda, addirittura arriviamo al “mistero” dei processi scomparsi dalla procura di Venezia, in cui dopo 4 anni il procedimento penale per accoltellamento di Mauroner ai due ragazzi oggi sotto processo, non si trova più, è scomparso e i cancellieri non sanno come sia possibile. L’avvocato di Mauroner è un noto politico ed esponente dell’estrema destra nazista veronese, è risaputo che abbia grandi contatti con magistrati e polizia, nella Questura è persona conosciuta e gradita, è il legale di alcuni degli assassini di Tommasoli e di vari esponenti neofascisti, persona abile a ritagliarsi spazi politici in comune e regione.
Il P.M. ha dichiarato che i due prigionieri antifascisti sono persone “pericolose socialmente”, dedite alla violenza per fini politici e si sono sostituiti per “vendetta” alla “giustizia dello stato, della polizia, della “società civile”.
Ma di quale GIUSTIZIA parla il P.M.?
Quella di uno stato che ammazza donne e bambini in guerre per il profitto?
O della “giustizia”della polizia che ammazza di botte innocenti in questura?
Oppure la “giustizia” dello stato che sfrutta e ammazza ogni giorno lavoratori in fabbrica e nei posti di lavoro?
Di quale GIUSTIZIA E' IL GARANTE?
E nella società borghese neoliberista in cui viviamo quotidianamente i drammatici meccanismi di povertà ed esclusione, i “violenti” sarebbero questi due compagni arrestati? L'ipocrisia e la meschinità arrogante del P.M. e del G.I.P. (che ha accolto le sue tesi con “sacro furore”), è intollerabile e ben visibile. La GIUSTIZIA di cui blaterano è la VIOLENZA di pochi sulla vita di tanti. La procura di Verona con il procuratore capo Schinaia, alleata con la Digos scaligera, ha intrapreso da tempo una guerra totale a ogni forma attiva di antifascismo e di resistenza alle violenze razziste e fasciste a Verona. A colpi di denunce, processi, arresti, e intimidazioni di ogni genere, Schinaia e soci cercano di fermare qualsiasi ipotesi antifascista a Verona. I casi sono centinaia e a citarli tutti si perderebbe il filo del discorso. Lo stesso procuratore Schinaia è stato aggredito con una bottigliata in una festa di quartiere, tra la folla, da un fascista di Forza Nuova, frequentatore di CasaPound. E’ il fratello di uno degli arrestati per il pestaggio di una ragazza in piazza Viviani che ha riempito le cronache locali, rea d’aver chiesto a una quindicina di noti fascisti, ubriachi in un bar, di evitare di cantare canzoni razziste e inneggianti a Hitler.
L’aggressione al procuratore è maturata proprio per vendetta contro il fratello. L’aggressore di Schinaia NON è stato definito “fascista” da nessuno, neppure da Schinaia che ha minimizzato dichiarando che la politica non c’entra nulla e che era solo un balordo immaturo, e che come “risarcimento” per l’atto compiuto basterebbero dei lavori sociali come netturbino. Chissà cosa sarebbe successo se l’aggressore fosse stato un comunista o un anarchico. Si sarebbe gridato al terrorismo eversivo?
Dopo il carcere e mesi di arresti domiciliari è stata rifiutata l’istanza di scarcerazione dei due antifascisti, la motivazione data dal G.I.P. Donati è che non c’è pentimento nei due per la “terribile” azione compiuta e sopratutto NON E’ STATO CHIESTO SCUSA ALLA “VITTIMA”. Ci si chiede, di quali scuse parla il G.I.P.? Chiedere scusa per essersi fatti accoltellare da Mauroner, 4 anni fa? Chiedere scusa di vivere in una città razzista, con il sindaco nazista Tosi, che 4 anni prima andò a dare personalmente, in carcere, la solidarietà ai fascisti arrestati per l’aggressione agli antifascisti subita a Volto S. Luca? Chiedere scusa di non chinare la testa e “perseverare” nelle attività antifasciste a Verona? Di non essersi fatti ammazzare come Nicola Tommasoli? Per il fatto che la procura di Venezia ha insabbiato il procedimento per accoltellamento di Mauroner lasciandolo libero di ricommettere le stesse nefandezze naziste? Di che cosa si deve chiedere scusa?
In tutta questa meschina vicenda, hanno giocato un ruolo fondamentale per la disinformazione e l’aggressione mediatica ai due ragazzi arrestati, i giornali, i giornalisti locali e le televisioni.
La stampa e i media totalmente asserviti al sistema si sono immediatamente attivati, collaborando con questura e magistratura nel creare il “mostro” mediatico, violentare la vita di familiari e amici dei due compagni, strappare una foto delle “belve in catene” fuori dall'aula del tribunale, però vietando l’accesso ai familiari che volevano entrare per avere notizie dei due prigionieri. La meschinità e la malafede di questi pennivendoli è lampante a chiunque sia vicino e conosce l'attività di questi due antifascisti. Hanno tentato di far terra bruciata attorno a loro, sul posto di lavoro, tra conoscenti, nella città, dipingendo falsamente una presunta appartenenza a terrorismo e probabili (inesistenti) crimini violenti compiuti in tutta Italia. Per ammissione stessa di un giudice del tribunale di Verona, il quale dice di esaminare la vicenda dei due antifascisti arrestati in base al clamore della stampa e all’effetto che ha avuto sull’opinione pubblica e non sulle carte processuali, la vicenda giudiziaria dei due è stata dipinta dai media cosi grave, che il magistrato dovrà “riflettere” molto sulle pene da applicare. I risultati degli atti e le istanze presentate in tribunale, venivano puntualmente pubblicate e distorte sui giornali ancor prima che ne avessero comunicazione i due imputati e il loro avvocato. Siamo alla farsa.
Il carcere in cui sono stati rinchiusi i due, è indicativo del concetto di VIOLENZA e GIUSTIZIA del P.M., del G.I.P. e dello Stato loro sovrano, che sia gestito dalla destra o dalla sinistra. Un lager fatiscente in cui il riscaldamento è scarso, i muri hanno muffa e acqua, celle costruite per uno o due detenuti usate per stiparne quattro o cinque. L'igiene è inesistente, scarafaggi e sanitari da vomito. Assistenza sanitaria inconsistente. Uno dei compagni ha avuto un intervento cardiaco in passato ed è sotto stretta sorveglianza medica e farmacologica. Con il benestare del P.M., non ha ricevuto per giorni i medicinali di cui ha assoluto bisogno, ricevendoli poi di sbagliati. Malattie come epatiti, HIV, pidocchi, ecc.. sono presenti in tutte le sezioni. Il cibo è scarso per sfamare un adulto e con il benestare dell'On. Giovanardi è di una qualità così nauseante, che addirittura vengono buttati via bancali interi di cibo appena arrivati perché marci e andati a male. Il carcere è una discarica umana in cui gli individui che non producono, che non sottostanno alle regole della classe sociale egemone, vengono privati di ogni libertà elementare. Una discarica di rifiuti lontana dalla società, di cui non si vuole né vedere, né sapere nulla. Uomini e donne fatti vivere peggio delle bestie, nella continua sopraffazione delle guardie in divisa.
I due antifascisti ora agli arresti domiciliari, in attesa del processo, non si sentono di passare facilmente per “vittime” e vedere l’ennesimo pietismo di sinistra che chiede una “giustizia” ai tribunali dello Stato più equa e meno interessata. Rifiutano questo processo politico all'antifascismo e tutti i suoi attori e comparse che recitano la loro grottesca commedia!! Rifiutano l'accusa di essere “pericolosi socialmente”: chi è realmente pericoloso per la società è a piede libero, ricco, amministra le istituzioni e le aziende, porta la celtica e ha il potere di disporre della vita degli altri, seduti negli uffici di partito, delle amministrazioni pubbliche o degli istituti di credito bancari. Purtroppo il fascismo o i fascismi, in Italia, non sono mai morti. La guerra di liberazione e la resistenza non sono riusciti a ridarci del tutto un’Italia libera. E’ ora che in tutti gli strati della società civile si prenda coscienza che il nazifascismo esiste, ed è ormai da decenni che miete “cadaveri”, ingiustizie e sfruttamento. E’ nell’economia, nei governi, nelle politiche razziste, nei C.I.E., nelle carceri, negli istituti bancari, per le strade di notte armato di coltello, nelle amministrazioni pubbliche, nei tribunali, nei bar, in televisione, nei giornali, nell’indifferenza degli italiani. L’indifferenza e la “quotidiana banalità” del male hanno reso TUTTI vittime e carnefici di noi stessi, assuefatti alla “normalità” del fascismo istituzionalizzato, assuefatti a una banda di assassini corrotti senza scrupoli, che decide e dispone delle nostre vite.
Oggi come ieri l'antifascismo è giusto e necessario in Italia, come in ogni altro luogo dove si soffre il rigurgito nazista e l'assenza di libertà. Come già accaduto nella nostra storia, i fascismi si possono e si devono sconfiggere.

Pubblicato Marzo 9, 2010 07:03 AM | TrackBack

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