dello (pseudo) P.C. Tacito, ovvero Franco Zoppo
Carmilla contribuisce al pacato e documentato clima di ripensamento critico dell'operato di Bettino Craxi e della caduta della cosiddetta "prima repubblica" con la pubblicazione di alcuni passi tratti dalle cronache latine pubblicate nel 1994 da Franco Zoppo come Libello postumo degli Annali dello (pseudo) P.C. Tacito. La versione in lingua italiana è opera dell'autore stesso, che ringraziamo.
Exitium rei publicae turbidum magis ac turpiter quam per torpentes lascivias evenit minimeque comparandum quovis labenti civium consortio necnon foedius quam ut per originem eiusdem conditorumque consilium provideri licuisset.
[La fine della repubblica avvenne in modo torbido, ignominioso, più che per torpide lascivie: assolutamente non paragonabile con la caduta di altre civili società, e lontanissima da quanto le sue origini e l'intenzione dei suoi fondatori lasciassero prevedere.]
Neque ullo tumultu aut per violentiam, quamquam fuerunt qui res novas absque sanguine nuncuparent, cum dissolvi macilentiam nequaquam quibuslibet viventis corporis commutationibus aequari possit. Nihil quoque, quod de imis conruentibus cogitaretur imperiis, cum suopte id fiat pondere, in vetustatis quadam elegantia neque sine nobilitatis magnitudine. Qui neque ima minusve altiora diligimus imperia, nihil omnino in illa humilitatis ruina sive mirandum sive etiam quod paeniteret inveniri posse censebamus.
[Non ci fu bisogno di azioni tumultuose o violente, anche se taluni parlarono di rivoluzione incruenta. Il marciume, infatti, non ha nulla in comune con le trasformazioni di un qualunque organismo vivente. Ancor meno si poteva pensare a una crisi da basso impero, giacché un impero rovina sotto la sua mole, in una specie di raffinata vetustà, persino con nobiltà e grandezza. Noi stessi, che non amiamo affatto gl'imperi, né i bassi né gli alti, trovammo ben poco da ammirare, o commiserare, in quello sfacelo di mediocrità.]
Igitur spectantibus nobis neque ulla confisis spe, quae recentioris historiae magis notabilia, ex quo tempore per atrox A. Mori excidium, viri neque iniusti neve expertis consilio, initium finis patefieri coeptum est, ea visum et notanda et capitatim describenda esse.
[Perciò, da spettatori sgomenti, ci proponiamo di narrare, in questi capitoli, i fatti più notevoli della nostra storia recente, a cominciare dall'atroce assassinio di A. Moro. La morte di quest'uomo, né ingiusto né privo di intelligenza politica, segnò davvero l'inizio della fine.]
Quo sublato omnia innovata, seu potius restituta, dominatusque in conventione factionum, quae semper, ad excludendam nuper arcessitam partem, id est operarum ordinis, cui cooptandae in rerum administrationem ille intenderat.
Tunc statim factionum viri eorumque sodales potiti omnibus vel minimis dominationis locis, ne interstitia quidem relinquentes, ministeriis municipiis argentariis opificiis valetudinariis coemeteriis, ubicumque vel potentiae vel pecuniae quid oleret, ipsorum in subselliis nates. Tunc grandes vel unius assis patroni cum turba clientum, per ardaliones cruminariosque, perficere confirmare solidare iam provectam consuetudinem favores pro suffragiis permutandi. Tunc magis magisque increvit connexio publici officii cum sceleratis negotiis, criminum machinatione, occultis potestatibus, civiumque convictus conruptus, ignorata lex, res publica in ludibrium redacta, atque latronibus mancipata.
[Con la sua eliminazione tutto cambiò, o meglio, fu ripristinato nella peggiore maniera. Il potere fu tutto concentrato nei partiti, sempre i soliti, con un patto di ferro che tendeva ad escludere le forze dei lavoratori, quelle che egli aveva cercato di portare nell'area di governo. Si vide allora la partitocrazia occupare tutti i possibili spazi della vita pubblica, non lasciando liberi neanche gli interstizi. Ministeri, enti, banche, industrie, ospedali, persino i cimiteri, tutto finì nelle loro mani. Dovunque ci fosse odore di soldi o di potere, misero il culo sulla poltrona. Allora boss politici o mezze tacche, riveriti da una folla di clienti, serviti da ruffiani e portaborse, rafforzarono e resero stabile la prassi già collaudata di scambiare voti e favori. Allora s'allargò e divenne più organico il legame tra la politica e il malaffare, la criminalità, i poteri occulti: corrotta la civile convivenza, fatto scempio della legalità, lo stato ridotto allo sfacelo, alla mercé d' una banda di ladroni.]
Neque pro suffragiis ingens illa distributio, sed ad modum cuiusque vel cupidinis vel adrogantiae. Nam, cum reservassent christipopulares sibi prima spoliorum, veluti obsides facti sociorum, coacti eis cedere quae infinita super erant, fragmentaque adversariorum factioni molliendae, neque abnuentibus.
Proinde fieri non mirum ut socialistarum manus, quibus suffragiorum pars fere decima, omnium dimidia raperent, ita ut ne nates quidem pro tot sellis satis. Progressum opus perfectumque cum B. Craxius ille suae factioni est praepositus, cuius ambitio par corporis ponderi minimeque consilium, quamquam a compluribus vir publicus immo egregius, praesertim cum administrationis princeps factus, credebatur. Qui, in speciem rodomontis, huc illuc minitando, fulgurans sine lumine ac tonitrua edens sibimet non nisi audita, vorax et ipse voratorumque patronus, effecit ut duce se socialistarum nomen pro fure ubique usurparetur. Hunc immodice colendo feriatique perpetuo comitabantur cuiusvis generis sectatores, per eum locupletati vel spe locupletes evadendi, inter quos cognati in primis familiaresque, scandentium agmen sine modo elegantiave, pumilionibus ac saltatricibus adiectis. Haec scaena, hic grex craxianorum, Italiaeque pernicies.
[Oltre tutto, la spartizione del bottino non rispecchiava neanche il rapporto di forze tra i pretendenti, ma la cupidigia e l'arroganza di ciascuno. Infatti, gli stessi democristiani, essendosi riservate le spoglie più ambite, divennero quasi ostaggio dei cosiddetti alleati e furono perciò costretti a cedere loro l'imponente massa di tutto il resto. Dagli avanzi, qualche briciolo toccò anche all'opposizione, per chiuderle la bocca (e costoro, in qualche modo, ci stettero). Non c'era da stupirsi, quindi, che una manciata di socialisti, col loro scarso dieci per cento, arraffasse una buona metà d'ogni cosa, al punto che non avevano abbastanza natiche per tante poltrone.
Questo sistema raggiunse il culmine quando elessero Craxi a segretario: un omone ambizioso quanto grosso, non altrettanto fornito di talento. E pensare che molti lo scambiarono per un fior di statista, specialmente quando riuscì a farsi fare presidente del consiglio!
Costui, minacciando di qua e di là, come un rodomonte, fulminando senza lampi e tuonando senza voce, vorace la sua parte e protettore di tanti mangioni, contribuì a far sì che il nome di socialista fosse dovunque inteso come sinonimo di ladro. Si circondava di una corte di adulatori, arricchitisi per lui o speranzosi d'arricchirsi, tra i quali in primo luogo parenti ed amici, tante facce di rampanti arrapati e incontentabili, sempre in festa, con un codazzo schiamazzante di nani e ballerine. Questa la scena, questi i personaggi della commedia, un'altra iattura del bel paese.]
Attamen, cum sint mortalia ultro perficienda, semperque peiora prioribus, factum est ut, inter moras socialisticae congregationis, per quam apokolokyntosis ei tributa, convocaret iste in quodam suo mobili tabernaculo, quod vulgo campestre, duos ex primoribus sociatae partis, A. Forlanium ac J. Andreottium, quibuscum ferreum pepigit foedus de rapiundis omnibus dividendisque. Sub novo tunc ac vere infesto triumviratu, breviter nomine Caf designato, omnis continentia pudorque in meretricium prolapsus, dum per insaniam quasi festi diei permagnam rei publicae quae manserant in favilla solvuntur.
[Nondimeno, giacché le cose umane sono sempre perfettibili, e non c'è limite al peggio, costui un bel giorno, negli intervalli di quel congresso che gli tributava una specie di apocolocyntosi, convocò due pezzi da novanta del partito alleato, Forlani e Andreotti, e strinse con loro il patto definitivo della spartizione. Con quel nuovo e nefasto triumvirato, il CAF per intenderci, ogni remora di pudore andò a puttane e quel che rimaneva della Stato finì crepitando in mortaretti, come in una pazza piedigrotta.]
qui la seconda puntata
Nota bio-bibliografica
Franco Zoppo, l'autore di queste cronache, «è vivente, ma questo non è necessariamente un pericolo per le patrie lettere, che ne corrono di più seri». Nato il 4 dicembre 1929 a Pulsano «nella chora tarantina, dopo plurime trasmigrazioni vive attualmente "in grembo agli Antenori", insomma nella gora padovana. Suo lavoro la scuola, sua libidine, tra le altre, la scrittura. Ha scritto cose più impegnative: un romanzo, per dire, che forse meritava sorte migliore».
(scheda estratta dalle quarte copertine delle sue opere)
Bibliografia minima:
Belmonte. La notte chiara dei sensi [romanzo storico], Congedo editore, Galatina (Le) 1991; nuova edizione Il Filo, Roma 2006;
Fioravante di Durazzo [romanzo cavalleresco], Scorpione editrice, Taranto 1998;
Stravaganze... e ben altro [scritti vari e dispersi], libro pubblicato dall'autore;
Pseudi Publii Cornelii Taciti Annalium Libellus postumus [Libello postumo degli Annali dello (pseudo) Publio Cornelio Tacito], I ed. 1994, riedito in Stravaganze..., cit., pp. 303-367.


di V. Evangelisti

Negli ultimi 10 anni è sorto in Italia un nuovo tipo di nazionalismo, fondato su malcostume e rivendicazione di mediocrità eretta a sistema. Nasce così l’orgoglio degli evasori, degli approfittatori, dei conformisti, dei furbi e dei furbetti, dei nuovi mercati di schiavi e delle mamme delle veline...

