Maggio 31, 2009
De Sario: Resistenze innaturali
di Alberto Prunetti
Beppe De Sario, Resistenze innaturali, Milano, Agenzia X, 2009, pp. 254, 16 euro
Resistenze innaturali di Beppe de Sario è un libro importante, denso, ben scritto, che passa in rassegna la storia di tre scene antagoniste italiane degli anni Ottanta. Tre città, tre scenari di resistenza urbana: Roma, Milano e Torino. Più in particolare, tre diversi luoghi di movimento: il forte Prenestino a Roma, il Cox 18 a Milano e El Paso a Torino. Gli anni sono gli Ottanta, ma per essere precisi la ricerca scivola abbondantemente nei primi anni Novanta, quando i centri sociali fanno irruzione nel discorso pubblico e nella scena politica italiana.
Attraverso le testimonianze orali di alcuni protagonisti di quelle esperienze, assieme alla capacità di ricostruire nel dettaglio le tensioni politiche e le contraddizioni di quegli anni, l'autore riesce a connettere la trama di queste esperienze: i rapporti non sempre facili coi militanti degli anni Settanta, sia comunisti che anarchici; il ruolo fondante della musica, dal ribellismo irruente del punk '77 fino alla politicizzazione dell'anarcopunk e dell'hardcore e del rap. E poi le varie facce delle occupazioni: i centri sociali, le sale prove in comodato d'uso, le autogestioni, gli squat, le case occupate. I luoghi più aperti verso una politica rivolta alle necessità del quartiere e i laboratori dell'utopia, le “zone temporaneamente autonome” dove i pirati si ritirano per lanciare il prossimo assalto contro la città. Un miriade di differenze che sarebbe impossibile riassumere in una recensione.
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Io li odio i nazisti dell'Illinois: il naturale ordine delle cose
di Guglielmo Pispisa (Kai Zen G)
Che poi c’ero io, Menzabira e Sborrasicca. Sborrasicca si faceva il fenomeno col motorino che gli aveva montato i pezzi da settantacinque. Glieli aveva presi a un burgman e li aveva adattati sul suo, tutto da solo, minchia compare un lavoro che non puoi capire, compare. Compare un cazzo e mezzo, dico io, che il burgman lo avevo fottuto io e se non ce lo portavo a suo padre che ricicla pezzi a bestia, ora col cazzo che si poteva montare il carburatore nuovo. Suo padre ce l’ha dato in premio per la grattata che avevo fatto io. Dico. A me il rischio e lui il carburatore gratis, vedi la vita com’è.
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Maggio 29, 2009
Simona Mammano: Assalto alla Diaz
di Girolamo De Michele
Simona Mammano, ASSALTO ALLA DIAZ. L'irruzione del 2001 ricostruita attraverso le voci del processo di Genova, prefazione di Carlo Bonini, Roma, Stampa Alternativa, 2009, pp.196, € 14.00
Il blog di Simona Mammano
Ci sono molte ragioni per leggere questo libro sulla lunga notte del G8. La prima è il racconto in sé. A distanza di anni l’italiano medio crede di sapere quello che è successo nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 alla Caserma Diaz di Genova, più o meno. O forse: all’italiano medio piace credere di sapere. Gli piace credere che ci siano state “colluttazioni unilaterali” e “ferite pregresse”, che una “folla di facinorosi” abbia aggredito le forze dell’ordine “nel corso di una perquisizione per reati di pericolo”. Non è andata così: basta scorrere l’elenco dei feriti, riportato senza alcun commento dall’autrice alle pp. 149-150, per rendersene conto.
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Com'è profondo il mare
di Mauro Gervasini
Come si diventa icone della cultura popolare? Vivendo scandalosamente e bruciando a doppia velocità. Come Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison... Oppure Marilyn, che a lei piaceva tanto... Ma no, forse Moana (nome autentico: in polinesiano significa «dove è più profondo il mare») era soprattutto una rockstar, anche se il suo unico eccesso era nell’amore. Con un modo tutto suo, perché scandalizzava soprattutto per la professionalità, la preparazione, la sua voglia di essere attrice attraverso il corpo ma non solo per il corpo. Distante dagli altri cliché delle porno-interpreti di quegli anni ruggenti e rampanti, gli “eighties”, così lontani eppure vicinissimi, anche oggi.
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Maggio 28, 2009
Intervista a Steve Lazarides
di Leonardo Clausi
Quella che segue è la versione estesa di un colloquio/intervista avuto con Steve Lazarides, 39 anni, mercante d’arte inglese, qualche tempo fa a Clapham, South London. Lazarides ha iniziato a vendere i lavori del suo amico Banksy dal bagagliaio di una macchina. La fenomenale ascesa dell’ex graffitaro di Bristol è stata il traino di un’espansione straordinaria della cosiddetta “street art”, in cui Lazarides è specializzato: dopo mille mestieri manuali, ha aperto spazi a Greek Street (Soho), Rathbone Place, (Oxford Street) e ora Newcastle. Tra i suoi artisti il gotha della street art, come il collettivo Faile, Paul Insect, JR, ma anche nomi che con la strada hanno poco o nulla a che fare, come Antony Micallef e Jonathan Yeo. Molti di loro hanno un linguaggio fortemente politicizzato. Una minima parte di questa intervista è uscita sul numero 21 del settimanale Vanity Fair. Volevo pubblicare il resto in maniera integrale, senza nessun editing dettato dalle esigenze politico/editoriali della stampa mainstream. Ringrazio Carmilla per lo spazio accordatomi.
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Maggio 27, 2009
Gran Torino
di Duka e Marco Philopat
Malcolm, un uomo alto e secco con il taglio a due lunghezze per mascherare i capelli già in caduta e due occhi da triglia, nella vita era uno sballato. Però sapeva benissimo che al salone del libro non avrebbe dovuto farsi le canne. Ma che cazzo! Quella fiera era fin troppo cerebrale, una noia che non riuscivi a schiodarti di dosso. Malcolm aveva chiesto il cambio di una mezzora allo stand e poi era uscito dai capannoni del Lingotto. Sotto un sole caldissimo raggiunse in pochi minuti il suo camper nel parcheggio. Dentro era un forno. Quest’anno il suo editore non pagava l’albergo. Finalmente si accese un cannone di Temple Ball.
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Una perversione molto logica
di Danilo Arona
Mi sono laureato nel 1974 con una tesi intitolata “Interferenza dell'affettività sullo sviluppo del pensiero”, roba tosta per appassionati di psicoanalisi qual ero io al tempo e per addetti ai lavori tra i quali progettavo di perdermi. Nel redarre i testi bibliografici di riferimento m'imbattei in uno studio di un noto psicoanalista, Giovanni Carlo Zapparoli, dal titolo “La perversione logica – Il rapporto tra sessualità e pensiero nella tradizione psicoanalitica”, un libro quanto mai affascinante, scritto in maniera divulgativa e fruibile anche da chi, ai tempi, non era avvezzo all'iper-specializzazione. Un libro pensato e prodotto nel '70 e talmente in anticipo da poterne ancora oggi parlare in termini di attualità a quarant'anni dall'uscita.
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Maggio 25, 2009
VOI NON CI SARETE
di Alessandro Bertante
[E' appena uscita un'antologia edita da AgenziaX, intitolata Voi non ci sarete - Cronache dalla fine del mondo, con racconti di Violetta Bellocchio, Alessandro Beretta, Peppe Fiore, Giorgio Fontana, Vincenzo Latronico, Giusi Marchetta, Flavia Piccinni, Simone Sarasso, Andrea Scarabelli. Uno spettro narrativo ampio, curato da Alessandro Bertante, l'autore del celebrato Al Diavul, uscito da Marsilio. Prima di recensire il volume, ne pubblichiamo la prefazione di Bertante, ringraziando l'Editore per il permesso. gg]
New York 11 settembre 2001, il secondo aereo si schianta nel grattacielo in diretta. Tutto il mondo osserva attonito le torri gemelle accartocciarsi su se stesse, sparendo in una immensa nuvola di polvere e detriti. L'Occidente democratico è colpito al cuore, mostrando la propria vulnerabilità e il proprio dolore. Il nuovo millennio comincia con quella immagine apocalittica, straziata icona che in pochi minuti pone fine all'ottimismo degli anni Novanta. Nulla sarà più come prima.
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Nuda proprietà
di Alessandra Daniele
L'impiegato indicò il piccolo tatuaggio sulla spalla della ragazza.
- Vedo che lei ha fatto delle modifiche alla facciata.
La ragazza annuì.
- Sì, ma sono autorizzate.
L'impiegato del Catasto Biologico controllò sul terminale, poi tornò a guardarla da sopra gli occhiali.
- E quelle, le ha condonate?
- Cosa?...
- Sarà minimo una quarta. Oltretutto sporgono sull'area del suolo pubblico.
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Maggio 24, 2009
L'infortunio del Messico
di Alessandro Raveggi (1)
[Questo testo è stato scritto quando il Messico pareva minacciato da un contagio letale di dimensioni bibliche. Oggi la portata mortale dell'ex influenza suina (poi ribattezzata "influenza umana" di tipo A H1N1) è stata ridimensionata e sono pochi i messicani che la temono ancora. Ma l'allarme ha fatto emergere alcune costanti del popolo del Messico che Raveggi analizza, per cui il suo scritto resta attuale.] (V.E.)
Città del Messico, mercoledì 29 aprile 2009
“Aquí nos tocó. Qué le vamos a hacer. En la región más transparente del aire”
(Carlos Fuentes, "L'ombelico della luna", 1958)
Si potrebbe dire che una delle condizioni principali che plasmano l'essere messicano sia quella della sfortuna, el infortunio a cui ha accennato molti anni fa il filosofo Antonio Caso in un saggio sulla messicanità. Sfortuna contro la quale il messicano si ingegna per poterla di volta in volta affrontare, superare, e dal cui callo pare derivare una certa sua capacità sincretica, una capacità di adattare il ricavato delle diverse culture moderne e arcaiche, dalla tragedia alla commedia, in una sintesi produttiva, combinatoria e a tratti kitsch – si veda il rapporto “festoso” e tragicomico del messicano con la Morte.
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Maggio 23, 2009
Aggiornamento: una buona notizia
di Valerio Evangelisti
Una notizia estremamente positiva giunge dalla Spagna. Il Tribunale Costituzionale ha smentito il Tribunale Supremo, e autorizzato all'ultimo minuto il partito Iniciativa Internacionalista - La Solidariedad entre los Pueblos a partecipare alle elezioni europee (vedi qui la nostra denuncia). Ha constatato ciò che era ovvio: non esistono elementi che provino che Iniciativa Internacionalista (coalizione di raggruppamenti regionali dell'intera Spagna) fosse in qualche modo vincolata a Batasuna, partito fuorilegge.
Del resto, nessuno dei candidati di I.I. era basco o vincolato all'ETA. L'accusa, sostenuta con veemenza dal ministero spagnolo degli interni e da intellettuali, come Fernando Savater, che hanno abdicato al loro ruolo per farsi cani rabbiosi, si basava sulla sola candidatura di Alfonso Sastre: il maggiore drammaturgo di lingua ispanica, madrileno ma residente nei Paesi Baschi, vagamente implicato in attività dell'ETA negli anni Settanta (soprattutto per via della moglie, la scrittrice Eva Forest, messa in carcere per tre anni dal franchismo morente).
Tutto è bene ciò che finisce bene. Sta di fatto che la Spagna dovrebbe concedere un'espressione politica al nazionalismo basco, se vuole avere un interlocutore con cui dialogare per comporre il conflitto.
Qua, per chi conosce lo spagnolo, un riassunto del caso.
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Maggio 21, 2009
Touring USA (parte 2 di 2)
di Matteo Gigliucci
[Qui la prima parte del reportage di viaggio] A.P.
La mattina ci aspettava Portland, Oregon, la capitale mondiale del crust o come orgogliosamente la chiamano i suoi cittadini borchiati, punk-city. Nei due giorni della nostra permanenza a Portland mangiammo poco, suonammo due concerti, vedemmo un sacco di punks, ma in compenso dormimmo male, svegliati dai bagordi di chi rientrava all’alba nella casa che ci ospitava. In un pomeriggio di libertà un amico ci portò nei boschi ad ammirare un paio di cascate. Poi fu la volta di Seattle, Washington. La prima cosa che vedemmo di Seattle fu lo skyline imponente e massiccio, capeggiato dal caratteristico monumento a fungo. Fummo ospitati in una casetta con giardino sulla collina, dove ricevemmo cibo in dosi massicce. A stomaco pieno svolgemmo il nostro compito in scioltezza prima di avviarci verso l’ennesimo party. Nella casa devastata del party c’era un altro concerto.
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Policromie del presente
Di Massimiliano Guareschi

Proviamo a fare un esperimento, avanzando l’ipotesi che il nostro presente manifesti, per certi versi, una serie di analogie con la fase che accompagna il compiersi della rivoluzione industriale. Lo scenario di questa ucronia è quello della città dickensiana, dell’immaginario steam punk, della working class manchesteriana descritta da Engels. La società feudale è stata travolta, le enclosure (delle terre, destinate all’allevamento intensivo) hanno travolto le forme di organizzazione del mondo rurale, con la conseguente espulsione di massa di una popolazione a cui, nelle nuove condizioni, non è più possibile sopravvivere.
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X-Men Origins: Wolverine
di Jari Lanzoni
Quanti seguono la strepitosa serie tv The Big Bang Theory non potranno che pensare che il Full-Nerd Sheldon Cooper, paranoide della coerenza del Comics Continuum, avrà rischiato di strozzarsi con un pop-corn durante le visione di X-Men Origins: Wolverine. Per sua fortuna egli non va mai al cinema da solo ma sempre con qualcuno che possa praticargli la manovra di Heimlich.
In realtà ogni giudizio negativo su Wolverine, signori miei, sarebbe un puro atto di ignoranza, dato che ci troviamo davanti alle punte più alte di quella fantascienza impiegata come specchio del mondo moderno e della realtà sociale, che Dick e altri grandi di certo avrebbero apprezzato. Parlare del celebre mutante è solo il mezzo per un obiettivo più alto: una storia viva e attuale, a cui un regista cialtrone ci porta con rara maestria.
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Maggio 20, 2009
Mario Benedetti: un "caso disperato" di coerenza intellettuale
di Valerio Evangelisti
[Questo articolo è apparso, con altro titolo, su Liberazione del 19 maggio 2009. Lo stesso giorno, su il manifesto è apparso un articolo analogo, a firma L.G., in cui il Mario Benedetti dell'Uruguay era confuso con l'omonimo poeta italiano, e gli si attribuivano opere di quest'ultimo: "Umana gloria", "Pitture nere su carta". Ciò non è ammissibile. Non si celebra un grande con frettolose consultazioni su Internet Bookshop e simili.]
“Ho un domani che è mio e un domani che è di tutti. Il mio termina domani, però sopravvive l’altro”. Così aveva scritto Mario Benedetti, uno dei massimi poeti e scrittori latinoamericani, dando prova di umiltà e, nello stesso tempo, riferendosi al proprio costante impegno in campo politico e sociale.
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Maggio 19, 2009
Ultime dalla Terra
di Alessandra Daniele
- Terrestri, come i più accorti fra voi avevano intuito da tempo, siete sempre stati osservati.
L’inviato alieno, dall’apparenza umanoide elegante e ieratica, si guardò attorno con aria solenne.
I dodici componenti del comitato d’accoglienza, scelti fra i leaders più influenti della terra, cercarono di sostenere il suo sguardo severo.
- La Civiltà Galattica che rappresento vi ha osservato per millenni, seguendo ogni vostra evoluzione, e ogni vostro regresso. – riprese l’alieno in tono grave – Ora tutto questo sta per finire. La vostra razza sta per essere cancellata.
Il papa bestemmiò in quattro lingue.
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Maggio 18, 2009
Per la libertà di Alfonso Sastre. Per la libertà in Europa
di Valerio Evangelisti
Un atto di inaudito autoritarismo si è compiuto in Spagna. Dopo avere posto fuorilegge numerosi partiti baschi ritenuti copertura di Batasuna (il raggruppamento considerato braccio politico dell’ETA, posto nell’illegalità nel 2003), il Tribunale Supremo spagnolo ha il 16 maggio messo al bando, ed escluso delle imminenti elezioni europee, la lista Iniciativa Internacionalista – La Solidaridad entre los Pueblos.
In questo caso non si trattava di un partito basco, bensì di una coalizione di piccoli gruppi (asturiani, catalani, cantabrici, aragonesi ecc., e naturalmente baschi) rappresentanti le regioni della Spagna che tendono all’autonomia e, in qualche caso, all’indipendenza. Nell’ambito, comunque, di un’Europa-nazione dai confini più ampi dello Stato spagnolo, e in un quadro programmatico esplicitamente anticapitalista.
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Maggio 16, 2009
Que viva metal
di Filippo Casaccia
Per molti anni ho avuto sopra la testa, come vicino di casa, un pianista - oltretutto molto scarso - che suonava tutto il giorno fino a sera inoltrata. Per cui so cosa significa vivere con un vicino fastidioso. Nel caso del popolo messicano avere un vicino fastidioso significa grosso come Schwarzenegger, aggressivo come Rambo e intelligente come Rocky.
Ed è quindi anche con un senso di rivincita che seguo da un po’ l’ascesa di Rodrigo e Gabriela : in un momento in cui ci fan credere che dal Messico arrivi solo una fantomatica febbre suina (sicuramente meno pericolosa di un singolo di Povia), è un piacere vedere due musicisti locali conquistare prima il mercato indie e poi intaccare le sicurezze di quello mainstream USA. E farlo con due chitarre acustiche.
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Guai a chi ci tocca - Capitolo 6
di Francesco Lo Duca
Qui le precedenti puntate.
"Sta nel sogno dei teppisti
e nei giochi dei bambini
nel conoscersi del corpo
nell'orgasmo della mente
nella voglia più totale
nel discorso trasparente…"
Tormenta l’arma che a tratti sembra bruciare in fondo alla tasca. Poi, lentamente ,scivola in una sorta di auto-analisi/auto-assolutoria che ben conosce. “Come è successo che, dopo, al delirio esaltante dello stare insieme per distruggere un mondo marcio, per progettarne un altro perfetto o anche solo per il bisogno fine a se stesso di stare insieme, di riconoscersi e raccontarsi un futuro “radioso” con lo sguardo sempre rivolto al sol dell’ avvenire, si è aggiunto un delirio diverso, altrettanto esaltante ma figlio della morte?”.
Gli torna in mente una domenica mattina, forse era il 1970.
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Maggio 15, 2009
Oblique visioni (dall'estrema sinistra) 9
di Dziga Cacace
126-Alcuni spezzoni di Geni, Rompipalle, Fascisti e Mestatori Vari
In una settimana soffocata da un caldo palustre e sfregiata da lavori estenuanti, non riesco a vedere neanche un film intero. Siccome l’astinenza da monitor è troppo forte, allora commento i brevi spezzoni che hanno punteggiato le mie serate. La prima, su RaiUno c’è la diretta di Italia-Brasile. Non è un film, okay, ma se una partita di calcio come Italia-Brasile del 1982 v’è rimasta talmente impressa da poterla raccontare per filo e per segno, se il suo svolgimento ha assunto contorni mitici, se quel leggendario incontro ha segnato la vostra infanzia e gli anni a venire, se ancora avete il cuore in gola quando Eder batte l’ultimo corner a due minuti dalla fine e Oscar schiaccia il pallone di testa con Zoff che para miracolosamente sulla linea e se ancora v’indignate quando l’arbitro annulla il gol di Antognoni per un inesistente fuorigioco... Beh, se tutti questi ricordi s’innescano non appena vedete una maglietta verde-oro, allora sí, Italia-Brasile è sempre come un film.
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Maggio 14, 2009
Antonio Rezza: CREDO IN UN SOLO OBLIO
di Valerio Cuccaroni
Antonio Rezza, Credo in un solo oblio, Bompiani, 2007, pp. 144, € 14,00.
Credo in un solo oblio è una boccata di ossigeno per chi nella lettura non cerca evasione, ma un'esperienza di metamorfosi e conoscenza, da cui si esce con le pupille lucidate. Non che si riesca a respirare molto, scorrendo queste pagine asfittiche: si sta piuttosto in apnea e, se non lo si era già, si rischia di diventare claustrofobici.
La storia è quella di uomo che dice di aver avuto una figlia, di nome Maria, da lui tanto amata che ha deciso di tenerne nascosta l'esistenza, sfruttando cinicamente la morte della moglie, uccisa dal parto: «Quando la madre perì dissi ai più cari che aveva perso la bambina».
Ma la sua gelosia è talmente ossessiva, che diventa sospettoso anche di se stesso e per preservarla dal proprio sguardo, decide di rinchiuderla nel pensiero, come Zeus con Atena, ma al contrario: «La presi con le braccia, me la ficcai a forza nella fronte e la nascosi tra le pieghe immacolate della mente per dedicare a lei solo l'idea».
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Maggio 13, 2009
"Il curioso caso di Benjamin Button", un altro curioso caso di tirannia hollywoodiana
di Cristiano Governa
“Mi chiamo Benjamin Button e sono nato in circostanze singolari…”; nascosto in un incipit del genere c’è un dono straordinario. La possibilità di associare la quotidianità del nome di un comune essere umano al fascino misterioso di quelle “circostanze singolari” che non tutte le vite possono permettersi. Di essere uno qualunque e, al tempo stesso, uno “speciale”. C’eravamo noi di cui tutti si scorderanno e c’era uno del quale valeva la pena raccontare la vita. L’incipit è collegato all’idea stessa che ha dato vita al soggetto, un filino meno nuova di quel che si pensa, ma comunque potenzialmente foriera di spunti interessanti, dell’uomo che nasce anziano e man mano che la sua vita prosegue, invecchia ringiovanendo. Una vita al contrario.
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Maggio 11, 2009
Paola Minelli e Maria Rosaria D'Oronzo: SORVEGLIATO MENTALE
di Alberto Prunetti
Paola Minelli, Maria Rosaria D'Oronzo, Sorvegliato mentale. Effetti collaterali degli psicofarmaci, Torino, Nautilus, 2009, pp.141, euro 10.
La critica della malattia mentale ha rimesso in discussione l'idea di segregare chi esibisce comportamenti che non si inquadrano nei canoni della normalità. Ma nel frattempo il concetto di segregazione, la gabbia intorno al cosiddetto "malato mentale", si è trasformato: le gabbie fisiche sono diventate chimiche, il letto di contenzione è stato sostituito dal farmaco ipnotico e sedativo, il muro dell'isolamento è stato abbattuto solo per lasciar posto ai muri del vuoto comunicativo indotto dallo stordimento da cocktail di pillole.
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AEDI, RAPSODI, CONTASTORIE
Intorno all'oralità
del New Epic
di Valentina Fulginiti*
[In calce a questo post,
appuntamenti e novità dal dibattito NIE]
[Da oggi potete scaricare un
saggio che, qui a Carmilla, riteniamo uno dei più importanti scritti
sul NIE dalla pubblicazione del memorandum in avanti. Qualche settimana
fa, su questo stesso sito, Fabio
Poroli si auspicava più interventi sulla lingua dei romanzi
neo-epici italiani, sulla "sovversione sottile" dei registri,
senz'altro uno degli aspetti che ha dato luogo a più fraintendimenti.
Con questo intervento di Valentina Fulginiti, si può dire che è partita
la rumba. Quella che segue è una breve presentazione scritta
dall'autrice. In calce, il link per aprire il PDF. N.d.R.]
"Per settimane ho sognato un cavo USB che inserito nella mia nuca si
collegasse alla tua, Direttore". Così Babsi Jones,
in Sappiano le mie parole di sangue, cerca di
sottrarsi alla fatica del linguaggio e delle parole. O meglio, alla
fatica di tradurre dalla sua realtà al nostro linguaggio, alle nostre
parole di lettori e telespettatori.
Questo è solo un esempio di come, nella vasta nebulosa del romanzo New
Italian Epic, l'apparente semplicità della lingua sia un risultato e
non uno "standard" di riferimento. Quel che noi leggiamo è
stato tradotto da una realtà e da un'identità più complessa.
Ne sono prova le figure di traduttori e mediatori che a vario titolo
popolano i romanzi: traditori e interpreti, montatori e giornalisti,
spie e informatori, presenti sia come personaggi, sia come "fonti"
immaginarie del testo, sempre pronti a imbrogliare le carte.
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Maggio 10, 2009
Dario Voltolini: FABIO
di Teo Lorini
Fabio di Dario Voltolini è la nona uscita di “Chicchi”, la nuova collana di Manni che ha il pregio di pubblicare racconti troppo lunghi o singolari per essere costretti entro i limiti di un’antologia, ma ancora troppo brevi per ambire alla dimensione di romanzo.
“Vedove nere, tarantole, si muovono nell’ombra dei nostri cervelli ancestrali. Presenze velenose su pietre umide, fredde e senza emozioni, secrezioni digestive che decompongono, che sciolgono, nel ghiaccio silenzioso di una iniezione anestetizzante e letale”. Dopo una simile rassegna delle immagini archetipiche di terrore che il ragno evoca in noi, non stupisce che l’io narrante di Fabio, richiamato dalle urla di moglie e figlia, si precipiti a imprigionare in un bicchiere il colossale aracnide sbucato d’improvviso da sotto il letto.
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L'onore perduto dell'anarchico Giuseppe Pinelli
Ci sono peri talmente alti che a cascarci giù si impiegano 40 anni prima di toccare il suolo. Ne ha fatto l'esperienza il presidente Giorgio Napolitano, ricevendo, tra le vittime della strage di Piazza Fontana, anche Licia Pinelli, la compagna dell'anarchico caduto dalla finestra al quarto piano della questura di Milano la notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, al termine di un interrogatorio. Napolitano ha parlato di «ridare e riaffermare l'onore di Pinelli» e di «rompere il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana». Forse il presidente si riferiva alla propria persona, e alla riunione della direzione del PCI (della quale era membro) del 19 dicembre 1969, dove, alla presenza del segretario Enrico Berlinguer, si convenne che era politicamente più saggio denunciare gli anarchici come "provocatori" piuttosto che difendere i compagni caduti dalla finestra (come Pinelli) o in galera (come Valpreda). Per rendere giustizia non solo a Giuseppe Pinelli, ma anche ai tanti che non possono "rompere il silenzio" perché in silenzio non sono mai stati, riportiamo qui il capitolo sulla morte dell'anarchico Pinelli tratto dalla controinchiesta La strage di Stato, integralmente leggibile qui [G.D.M.].
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Maggio 09, 2009
Esce IL MIO NOME E' LEGIONE di Demetrio Paolin
di Giuseppe Genna
Esce il 13 maggio un libro che ritengo importante (come scrissi qui): "Il mio nome è Legione" di Demetrio Paolin, edito da Transeuropa. E' un oggetto narrativo che implica un affrontamento di tematiche fondanti e fondamentali. Un testo che si incide automaticamente in una tradizione narrativa che si sta facendo, collettivamente, e che mette in gioco la totalità dell'umano nel contemporaneo - la sua potenza di percezione e di trascendimento, messa a confronto con la deriva teologica che etichetta l'apertura umana e la aliena. Prima di una compiuta riflessione sul romanzo in questione, mi permetto di segnalarne la pubblicazione e la presentazione alla Fiera del Libro di Torino: insieme con l’autore, interverranno Giulio Mozzi, Dario Voltolini e Giorgio Vasta (lunedì 18 maggio alle 12.30, Sala Autori B).
Qui sotto, il booktrailer e, di seguito, un intervento dell'editore sul libro di Paolin.
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Maggio 08, 2009
Tutti pazzi per Battisti?
[In un giorno in cui si registra un importante ma non definitivo sviluppo della vicenda giudiziaria in cui è coinvolto Cesare Battisti, proponiamo un intervento pubblicato su Damnatio Memoriae, che per l'appunto affronta la questione con uno sguardo lucido e profondo. La redazione]
Campagna italiana e interessi politici in Brasile
di DEMENTIO MEMORIAE
Con l’apparizione dell’intervista a Istoè ( tradotta qui), Cesare Battisti ha ritrovato un diritto ad esprimersi pubblicamente, e lo ha mantenuto con altre dichiarazioni e lettere pubbliche: a giornalisti, al Senato brasiliano, al Supremo tribunale federale. Le reazioni italiane hanno immediatamente moltiplicato gli insulti e rilanciato la campagna di popolo per l’estradizione, che era stata aperta dal Presidente italiano Napolitano con una lettera al Presidente brasiliano Lula. La lettera, presentata come personale, era stata distribuita alla stampa prima ancora di arrivare al destinatario. Una mossa diplomatica da buzzurri, che Lula non poteva che prendere per ciò che è: non l’invio di un messaggio privato, ma un atto pubblico della massima autorità di uno Stato nei confronti di un altro. Da lì la secca risposta che ricorda la sovranità del paese e delle sue autorità chiamate a decidere senza tener conto delle pressioni straniere.
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Maggio 06, 2009
EPICA MODERNA E NEW ITALIAN EPIC
di Maurizio Vito*
Per il resto non c’è che da attendere.
Se gli ultimi anni hanno visto rifluire i
rottami di un secolo ardimentoso, ciò
non ha nulla di particolarmente negativo.
Il dramma è nel fondo e non è solo
un portato dei tempi.
F. Ferrucci
1. Ceci n’est pas une épique
La cultura occidentale si è caratterizzata fin dalle origini per la sua endemica conflittualità, non solo nei contenuti letterari (il sacrificale duello tra Achille ed Ettore), ma anche tra i soggetti che ne partecipano, ossia autori e critici (dal dissacrante sberleffo della serva tracia nei confronti del saggio Talete raccontato nel Teeteto di Platone, a Socrate deriso dal commediografo Aristofane nelle Nuvole). Spesso, il conflitto testuale degenera, e si giunge al parricidio e/o alla fagocitazione. Nel caso di uno di tali originari mostri mitologici, Crono, le cose si complicano ulteriormente: a scapito della prole. Crono, infatti, dopo aver ucciso il padre Urano, e sposato la sorella Rea, si mise a mangiare i propri figli a causa di una profezia che gli aveva annunciato la morte per mano di uno dei propri discendenti. Si sa, le peggiori profezie, in letteratura, spesso si avverano (chiedere ai Troiani, a Lord Macbeth, o al padre di Edipo, per eventuale conferma).
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Touring USA (parte 1/2)
di Matteo Gigliucci
[Proponiamo ai lettori di Carmilla un reportage di viaggio nella scena musicale alternative-post-punk statunitense. L'autore del pezzo ha percorso il perimetro degli USA suonando con la sua band in 32 serate diverse in un viaggio di 38 giorni. Per sua esplicita scelta, Gigliucci non fa mai riferimento a faccende tecnicamente musicali, né cita il nome del suo gruppo] A.P.
Partimmo il primo luglio. Un volo transoceanico ci portò verso la terra promessa, futuro teatro delle nostre vite nelle cinque settimane a venire. Fummo ospitati a New York un paio di sere, giusto il tempo di riassemblare le forze, vedere la Statua delle libertà (un po’ a distanza in realtà) e farci due foto in Central Park. Ricordo più che altro il caldo, il caos, il puzzo e un barbone con una gamba in cancrena in mezzo alla strada lasciato lì a morire.
Il tre luglio ci spostammo verso Philadelphia, Pennsylvania. C’era chi faceva battute su Rocky Balboa, chi sbadigliava e chi si metteva in pantaloni corti. Il posto si chiamava Disgraceland e in effetti era molto disgraziato e cadente. Persone all’interno intente a stampare copertine di dischi. Tutti, di casa e avventori, si presentavano. Finalmente dopo svariate ore si fece viva una tale Courtney, nostra responsabile, con una cassa di birra. Cominciammo a bere. Poi suonammo.
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Maggio 05, 2009
Abbie Hoffman - da HO DERISO IL POTERE
di Abbie Hoffman
da Ho deriso il potere - Le imprese del più grande eroe controculturale americano, ShaKe Edizioni, 256 pagine, 17 euro
In America ci sono più televisori che cessi
Il giorno di san Valentino ha un significato speciale, e per l’occasione ho escogitato un regalino tra innamorati, gentile omaggio della controcultura. Tremila persone scelte a caso sull’elenco del telefono ricevettero quell’anno una canna di maria rollata ad arte con un biglietto che diceva: “Buon san Valentino. Questa sigaretta non contiene sostanze dannose e cancerogene. È fatta al 100% con marijuana purissima”. C’erano anche le istruzioni su come fumarla, perché i destinatari potessero mandare a quel paese tutte le balle che giravano e decidere con la propria testa. Un postscriptum avvertiva: “Oh, a proposito, il possesso dell’oggetto che hai in mano in questo momento può costarti cinque anni di galera, indipendentemente da come o da chi l’hai avuto”.
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Maggio 02, 2009
PARANOIA IN MESSICO. UNA STORIA DI MAIALI E DI BUFALE
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di Valerio Evangelisti
Puerto Escondido, Oaxaca, Messico. Scrivo da un paese che sembra sprofondato nella follia. La località in cui mi trovo, nell’estremo sud, è stata finora risparmiata dalla “imperversante” influenza suina, che tanto clamore ha suscitato nel mondo e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato con un grado di pericolosità 5, in una scala da 1 a 6. Malgrado la tranquillità che mi circonda, a ogni ora del giorno vedo in tv gente che circola con mascherine azzurre, medici che danno consigli alla popolazione, politici che dicono la loro (quale che sia il loro grado di competenza) supermercati presi d’assalto da turbe di compratori che vogliono fare scorta di alimenti in vista di un’improbabile carestia.
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ADDIO PORCO
di Alessandra Daniele
Come sappiamo, ciò che all’inizio poteva sembrare soltanto l’ennesima paranoia indotta, l’ennesima Mossa Kansas City per distrarre le masse dalla crisi economica, s’è rivelata un’autentica pandemia di proporzioni apocalittiche.
Il virus della cosiddetta influenza suina ha infatti dimostrato di appartenere al ceppo Z, di essere cioè in grado di rianimare i cadaveri dei contagiati.
La zombie apocalypse che ha gettato il pianeta nel caos è però molto diversa da quella che ci si sarebbe potuta aspettare.
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Maggio 01, 2009
1° maggio: festeggiare con moderazione
di Herbert Marcuse e Karl Marx
1 - da Herbert Marcuse, "Eros e civiltà"
Poiché la durata della giornata lavorativa costituisce essa stessa uno dei principali fattori repressivi imposti dal principio della realtà al principio del piacere, la riduzione di questa durata fino al limite in cui il puro tempo lavorativo non blocchi piú lo sviluppo umano, è la prima delle condizioni preliminari della libertà. Una siffatta riduzione significherebbe quasi sicuramente da sola un abbassamento del tenore di vita attuale nei paesi industriali piú progrediti. Ma la regressione a un livello di vita inferiore, che sarebbe la conseguenza del crollo del principio di prestazione, non parla contro il progresso della civiltà.
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