Gennaio 31, 2009
Oblique visioni (dall'estrema sinistra) 1
di Dziga Cacace
Collezione Primavera 1997 (intro)
Questa volta mi fermo a metà giugno: finisce l’anno scolastico ed è tempo di scrutini e giudizi finali. Certo, non ci sono più le materie a settembre ma, quasi per contrappasso, sarò io a dover riparare: mi aspetta un’estate di lavoro e studio. Oltre a dover perdere la vista su nuove applicazioni multimediali da consegnare a fine agosto, devo anche sanare il troppo spesso rimproveratomi pregresso deficit hitchcockiano - o se preferite, secondo le nuove denominazioni del Ministero dell’Istruzione, il “debito formativo”. Comunque, ecco per i miei affezionati lettori le pagelle e le schede di valutazione del secondo quadrimestre 96/97. In questo non richiesto seguito del vendutissimo e molto apprezzato Lo sguardo mutilo, troverete infatti i giudizi riguardo ai 139 film (corti, documentari, fiction etc., in video e pellicola) che ho visto dal 2 febbraio fino al 20 giugno 1997; insomma, la mia “collezione Primavera ‘97”.
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Gennaio 30, 2009
IL CASO BATTISTI: TUTTI I DUBBI SUI PROCESSI E LE CONDANNE; ESPOSTI PUNTO PER PUNTO
PERCHÉ IL BRASILE HA ACCOLTO IL "MOSTRO"
di Carmilla
Questa nuova versione delle nostre FAQ sul caso Battisti, già lette da centinaia di migliaia di utenti e tradotte in molte lingue, cadono in un momento di isteria collettiva mai visto in Italia dai tempi di Piazza Fontana e della colpevolizzazione di Pietro Valpreda. Battisti si trova da quasi due anni, mentre scriviamo, in un carcere brasiliano. Ha ottenuto asilo politico in Brasile, concesso dal ministro della giustizia Tarso Genro e ripetutamente avvallato dal presidente Lula. La stampa italiana, a fronte di un’opinione pubblica sostanzialmente indifferente, si è scatenata con toni da linciaggio. Battisti è tornato a essere il mostro, l’assassino per vocazione, il serial killer. Il Brasile è stato dipinto (per esempio da Francesco Merlo, su La Repubblica del 15 gennaio) come una democrazia da operetta, abitato da una popolazione quasi scimmiesca. Persino il presidente Napolitano, che non brilla per attivismo, si è mobilitato a sostegno della richiesta di estradizione del criminale del secolo. Seguito ovviamente dal PD di Walter Veltroni, in perfetta armonia con le componenti più reazionarie del governo e delle presunte “opposizioni”.
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Gennaio 29, 2009
Ancora sull'involuzione di Dan Simmons
di Typ
Sono almeno diciotto anni anni (dalla pubblicazione di Hyperion in Italia) che reputo Dan Simmons uno dei migliori autori di genere (veramente di almeno un paio di generi, horror e SF) viventi. Romanzi come Danza macabra, I figli della paura, L'estate della paura, il ciclo di Hyperion, romanzi brevi come Il grande amante, racconti come Mezzanotte nel letto dell'entropia hanno, a mio avviso, una forza espressiva che pochi raggiungono.
Però...
L'uomo Dan Simmons non è all'altezza dello scrittore, come ben espresso dalla citazione di Jean-Daniel Brèque. Ho frequentato a fasi alterne il forum di Simmons nell'arco di questi ultimi sette - otto anni. Dopo aver letto The Terror (forse la cosa migliore che ha scritto, di sicuro fra le migliori che ho letto nell'ultimo decennio), colto da entusiasmo, ho ripreso a frequentarlo con un po' di assiduità nell'arco dello scorso anno.
Sono rimasto a bocca aperta.
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Gennaio 28, 2009
Tre bambini, una macchia e io
di Tiziana Perna
A volte capita che, improvvisamente, la tua vita entri in un contatto profondo con altre a te fino ad allora sconosciute, lontane nel tempo e nello spazio. A volte capita che per una casualità e a dispetto delle distanze temporali e geografiche, il tuo vissuto si accosti in maniera sorprendentemente profonda a quello di altri esseri, uomini o donne, vecchi e bambini, senza neanche essersi mai conosciuti. Succede così, e la maggior parte delle volte non siamo neanche in grado di accorgercene, e poi invece può succedere che i nostri sensi siano in un dato momento, e per una serie di fortuite circostanze, vigili e accorti. E' in questo istante che si ricostruiscono i nessi e si avvicinano gli animi, le aspirazioni e le sofferenze. A me è capitato così per caso, di trovarmi al centro di una strana, quanto fitta, rete di circostanze, le quali hanno fatto sì che le vite di alcune persone, conosciute e non, vive o morte, si siano incrociate con la mia, e abbiano lasciato una memoria profonda di sé e delle proprie storie.
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Gennaio 27, 2009
NEW ITALIAN EPIC E ALLEGORIA
di Girolamo De Michele
[In calce a questo post, link e novità dal dibattito sul NIE]
-1 (intro)-
La storiografia materialistica non sceglie a cuor leggero i suoi oggetti. Essa non li prende, ma li esplode dal corso della storia. I suoi procedimenti sono più minuziosi, i suoi eventi più essenziali.
Walter Benjamin, I «passages» di Parigi, N 1, 4 (trad. modificata)*.
Il dibattito in corso sul NIE sembra, talvolta, rimanere impigliato nella questione dell’allegoria, della sua non sempre agevole differenza rispetto al simbolo e alla metafora. La questione non è nuova: l’allegoria ha sempre avuto cittadinanza non facile nella critica italiana. Più della sua complessa presenza in Dante, ha pesato la liquidazione crociana dell’allegoria come cattiva metafora, alla quale si è aggiunta la poca incidenza che ha avuto in Italia il pensiero di Walter Benjamin, autore più citato e saccheggiato che letto e compreso (i marxisti lo considerano non abbastanza marxista, e i non-marxisti lo considerano troppo marxista); e, all’interno delle opere benjaminiane, l’estrema difficoltà delle opere che più trattano dell’allegoria: L’origine del dramma barocco e il saggio su Kafka.
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Gennaio 26, 2009
Ripasso generale
di Alessandra Daniele
- Le so, le so, le so a memoria – cantilenò il ministro con aria supplichevole. Il Prop-trainer scosse la testa, severo
- Mi dispiace, ma dobbiamo ripassarle bene tutte di nuovo. Dunque: la criminalità?
Il ministro partì deciso
- Dilaga! Impazza! Straripa! Straborda! Srb..sbr….sburdega!
Il Prop-trainer annuì. Il ministro continuò
- Tolleranza zero! Il cittadino è in allarme, e noi saremo inflessibili! La gente ha paura a uscire di casa! I musulmani ci pregano contro! Gli sbarchi nelle periferie urbane di negri rumeni e zingari cinesi non sono più tollerabili! Sono dappertutto! Sono dappertutto! Escono dalle fottute pareti!…
- E la corruzione?
- Dilaga!…Cazzo, no, stavolta ho sbagliato!…
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Gennaio 24, 2009
Guglielmo Pispisa: La terza metà
di Simone Sarasso 
Guglielmo Pispisa, La terza metà, Marsilio 2008, pp.259, euro 16,50
Sergio Altieri, all’ultimo NoirFest di Courmayeur, ha affermato: «la nuova generazione di scrittori ha avuto le palle di andare a frugare non negli armadi (del passato, ndr), ma negli obitori con l’impianto di refrigerazione rotto». Altieri fa dei nomi. Tra quei nomi c’è anche Guglielmo Pispisa.
Altieri ha ragione: La terza metà (LTM) va così a fondo nel cuore marcio e putrefatto dei Settanta che è quasi impossibile leggerlo e uscire indenni dall’esperienza. LTM è un romanzo che spiazza: per la qualità della narrazione, ma soprattutto per la lingua.
Permalink: postato alle 11:56 PM
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Le grandi storie della fantascienza - 1
di Valerio Evangelisti
[Presso Bompiani sono già apparsi 12 volumi, sui 20 previsti, de Le grandi storie della fantascienza, a cura di Isaac Asimov. Questi sono i testi introduttivi pubblicati nel risvolto di copertina. Assieme, formano una difesa di un genere letterario tra i più importanti del nostro tempo. Questa prima "tranche" include le prefazioni ai volumi da 1 a 5.]
1.
Il nome Isaac Asimov è divenuto sinonimo di fantascienza. Nessuno come lui ha saputo rendere familiari ai lettori le dimensioni sconfinate dell’universo, e trascinarli in viaggi vertiginosi tra le galassie. Dunque, era il più titolato per scegliere le storie di fantascienza definibili come “grandi”. La sua attenzione, è ovvio, si concentra sulla cosiddetta “età d’oro”: quando, su rivistine popolari americane stampate su pessima carta, si concentravano idee, visioni allucinate ma credibili, proiezioni critiche del presente. Si era alle soglie degli anni ’40, ma già un pugno di scrittori intelligenti sollevava problematiche che sarebbero divenute attuali ai giorni nostri.
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Gennaio 23, 2009
Dan Simmons. Quando “scrittore” fa rima con “squallore” e con “delatore”
di Jean-Daniel Brèque
[Dan Simmons è noto in Italia soprattutto per i quattro romanzi del ciclo “Hyperion”, nonché per varie opere fantasy e horror. Jean-Daniel Brèque è stato il suo principale traduttore in Francia.]
Traduttore di varie opere di Dan Simmons, tenevo dal 2004 una rubrica regolare sul suo sito web.
Negli ultimi tempi sono stato turbato, rivoltato e anche depresso dai commenti dei partecipanti al forum del sito, e dall’autore stesso, che vomitavano fiumi di odio contro i democratici, gli arabi, gli omosessuali, gli ecologisti ecc.
L’11 gennaio scorso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Dan Simmons ha incitato un internauta a denunciare alla FBI una giovane palestinese che studia negli Stati Uniti, che gli aveva confidato la sua collera davanti ai massacri di Gaza e il suo desiderio di vendetta.
Permalink: postato alle 03:49 AM
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Gennaio 22, 2009
Sgombero del Centro Sociale Conchetta a Milano!
di Giuseppe Genna
Firma l'appello RIPRENDIAMOCI IL COX 18!
Questa mattina, all'improvviso, le forze di polizia hanno dato inizio a uno sgombero sconcertante: quello del Centro Sociale Conchetta, storica sede, da decenni, della cultura alternativa di Milano, che nel passato fece riferimento a uno degli intellettuali milanesi fondamentali per tutto l'underground e per le lotte civili condotte in Italia, Primo Moroni, il cui importantissimo archivio è conservato all'interno del Conchetta (si temono danni a una documentazione di valore storico eccezionale). E' in corso un processo che concerne l'occupazione dello stabile da parte del Centro Sociale (da più di 25 anni) e quindi, a caldo, non si comprendono né i motivi né gli appigli legali per un'iniziativa di sgombero, prima che la sentenza sia emessa.
Dopo lo sgombero del Centro Sociale di via Conchetta 18, i ragazzi hanno occupato la circonvallazione e improvvisato un corteo non autorizzato. Tensione in via Vigevano, dove i manifestanti hanno lanciato sassi e bottiglie contro le forze dell'ordine. Il corteo si è poi spostato davanti alla stazione di Porta Genova e ha bloccato ancora una volta la circolazione. I partecipanti, diretti alla sede del Comune in piazza della Scala, hanno dietro allo striscione "Conchetta è nostra e la riprenderemo". Folto il presidio davanti a Palazzo Marino.
Si è messa a parlare la mente politica che c'è dietro questo inatteso sgombero: "Fra i tanti episodi da teppisti registriamo anche un lancio di una telecamera contro un funzionario di polizia e di un petardo contro un agente della Polizia locale, che è ora ricoverato per accertamenti", fa sapere il vicesindaco Riccardo De Corato. Che annuncia: "Ne abbiamo altri da sgomberare. Si preparino".
L'appello del Centro sociale: leggi e firma!
Da C6.tv: video scontri e interviste
Cronaca e foto dello sgombero
L'appello della figlia di Primo Moroni: "Salvate l'archivio di mio padre"
La solidarietà di Decoder: linee storiche del C.S. Conchetta
Permalink: postato alle 09:50 AM
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Gennaio 21, 2009
La terra sulle lavagne
di Mauro Presini* 
Il film Lavagne di Samira Makhmalbaf si apre con una sequenza molto suggestiva, ricca di significati simbolici: in un paesaggio montuoso quasi impraticabile del Kurdistan martoriato dalla guerra, un gruppo di maestri va alla ricerca di scolari, ognuno con la sua enorme lavagna sulla schiena.
Il rumore minaccioso degli elicotteri che si avvicina li mette in fuga ma questi trovano riparo accucciandosi sul terreno, stretti e vicini gli uni agli altri, usando proprio le lavagne per difendersi dai colpi. Si accorgono però che il nero delle lavagne in quel paesaggio di terra secca potrebbe attirare l’attenzione perciò le ricoprono di terra in modo tale da potersi mimetizzare. Superato indenni l’attacco aereo si separano ed ognuno risale la montagna per conto proprio.
È un scena colma di una lancinante allegoria: richiama l’idea di fatica, di passione ma anche di bisogno vitale di percorrere quei sentieri.
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I giornali a processo: il caso 7 aprile - Quattordicesima parte
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
Passa anche settembre. Il processo vero e proprio è atteso per l’inizio del 1982. A fine ottobre Repubblica intervista Palombarini. Un articolo lungo un’intera pagina e pubblicato il 30 ottobre con un titolo abbastanza neutro: “Quello che penso di Autonomia e ciò che penso di Calogero di Toni Negri e del 7 aprile”. L’intervistatore Enrico Filippini fa notare a Palombarini come parte dell’opinione pubblica e parte della stampa consideri ancora Negri e parte degli altri arrestati come il cervello delle BR. «La sua impressione mi pare fondata – risponde Palombarini – ma la cosa non può sorprendere. Non si deve dimenticare con quanta sicurezza, per tutto il 1979, alcune persone furono indicate come coloro che organizzavano e dirigevano le BR, e con quale perentorietà e ricchezza di particolari larga parte degli organi d’informazione, stampati e parlati, affermava la fondatezza di quell’ipotesi accusatoria. La cosa ebbe i suoi effetti più che comprensibili: il più grave delitto politico del dopoguerra in Europa, il sequestro e l’assassinio dell’onorevole Moro, non avevano più misteri. Per la gente era la fine di un incubo...». E’ forse la prima volta che i quotidiani danno uno spazio così ampio alle opinioni che da due anni oramai sono in quotidiano contrasto con quelle del pubblico ministero Calogero.
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Una comunicazione di Roberto De Caro
 Sì, va bene. Però nel mio piccolo una cosa voglio dirla. L’appello per Cesare Battisti – e quello precedente per Paolo Persichetti – non era legato solo alla sua vicenda, ma implicava la denuncia della giustizia emergenziale degli anni ’70 e ’80 come risposta politica a un’«esperienza di antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata». Non si trattò di specchiato garantismo, come sostiene oggi un disinvolto e pressoché unanime coro patriottico in rapida espansione, ma di abominio inquisitorio, come mostrò subito, fra gli altri, Italo Mereu, autorevole giurista democratico. Fu una negazione in termini dello Stato di diritto, sfociata, per citare un episodio tra i tanti, nell’atroce nemesi che uccise Enzo Tortora. È questa la causa che Saviano dichiara non appartenergli? Perché è esattamente di questo che bisogna rispondere. Chiedo quindi a Carmilla, «per rispetto di tutte le vittime» (di tutte davvero però), di mantenere la mia firma sotto quell’appello, poiché appunto, al di là della cronaca, la sua sostanza non è affatto superata «dal trascorrere degli eventi», ma ha informato di sé passato, presente e futuro del paese. Che lo si voglia sapere oppure no.
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Una comunicazione di Roberto Saviano
Roberto Saviano ci invia il seguente testo, che pubblichiamo volentieri:
"Leggo e stimo la rivista online Carmilla che da anni è un costante riferimento per la discussione letteraria e d'inchiesta di questo paese. Mi segnalano la mia firma in un appello per Cesare Battisti. Vedo che è accaduto nel 2004, due anni prima di "Gomorra". Finita lì per chissà quali strade del web e alla fine di chissà quali discussioni di quel periodo. Qualcuno mi mostra quel testo, lo leggo, vedo la mia firma e mi dico: non so abbastanza di questa vicenda, non mi appartiene questa causa. E' una storia dolorosa, con strascichi infiniti. Chiedo quindi a Carmilla di togliere il mio nome, per rispetto a tutte le vittime."
La stima è reciproca, e ci conformiamo senza problemi alla volontà di Saviano. D'altra parte, chiunque intenda ritirare la propria iniziale adesione all'appello di quattro anni fa per Cesare Battisti - superato dal trascorrere degli eventi e, oggi, di non facile reperibilità - non ha che da chiederlo.
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Gennaio 20, 2009
DOVE C'È SENTIMENTO, C'È SPERANZA
A proposito di cinema, cinefili e New Italian Epic
di Guido Chiesa*
[In calce a questo post, link e novità dalla discussione sul NIE]
Da tempo avevo voglia di intervenire - da cineasta, spettatore di film e lettore di narrativa - sulle tematiche sollevate dal saggio di WM1, in particolare sulle considerazioni espresse da Mauro Gervasini nel suo Cinema e Gomorre. Esitavo per varie ragioni: tutti si sentono autorizzati a parlare pubblicamente di cinema, meno frequentemente ai cineasti è chiesto di esprimersi su altro che non sia il loro specifico, Nanni Moretti escluso; mentre è abitudine tra i letterati esprimere vedute critiche sui propri colleghi (come ribadisce correttamente WM1 nelle postille 2.0), lo è molto meno tra i cineasti, specie in anni recenti, forse a causa della scarsità di risorse finanziarie che determina una inevitabile concorrenza; dato che nel cinema più che altrove si misura il successo in termini di incassi, il rischio di venir scambiati per degli “invidiosi”, o peggio ancora dei biliosi, è sempre dietro l’angolo. Ma quando ho ascoltato la registrazione degli interventi al convegno di Cuneo – e spiegherò in coda perché - ho sentito l’esigenza di esporre alcune parziali, provvisorie osservazioni di dissenso a quanto sostenuto da Gervasini, a cui va in ogni caso riconosciuto il merito di aver per primo “contaminato” il dibattito, estendendo le ipotesi di WM al terreno del recente cinema italiano e del linguaggio cinematografico.
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Gennaio 19, 2009
Paolo Sollier: CALCI E SPUTI E COLPI DI TESTA
di Filippo Casaccia
Paolo Sollier, Calci e sputi e colpi di testa, KAOS edizioni, 2008, pp.196, € 16
Una bella notizia: Calci e sputi e colpi di testa torna in libreria e chi non l’ha letto dopo la pubblicazione del 1976 (probabilmente perché il titolo e la copertina dell’epoca facevano pensare a un atto d’accusa politico contro il mondo del calcio), stavolta non perda l’occasione: come Boccalone di Palandri o Porci con le ali di Rocco e Antonia, il libro di Sollier è una time capsule che ci racconta tantissimo degli anni Settanta, della vita, della politica, della sessualità. E anche, ma nemmeno troppo, del calcio. Come lo definisce Antonio Ghirelli in appendice, si tratta di un “ritratto di una generazione al suo meglio”. Ed è vero.
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La morte al tuo fianco. Il culto della Santa Muerte in Messico 2/2
di Fabrizio Lorusso
“Lei apre i nostri occhi alla realtà, dicono che morire è svegliarsi, io non so se ci sia un paradiso o un inferno, però la unica cosa sicura in questa vita è che solo Lei comprendo.”
(Da una canzone del gruppo rap messicano Cartel de Santa)
C’è chi sostiene che il sacro altare alla Dama Blanca, Santissima Morte, di Tepito nella Calle Alfareria, non sia assolutamente il primo esposto pubblicamente né il più importante. Il Padre David Romo, fondatore e primo arcivescovo della Chiesa Santa, Cattolica, Apostolica, Tradizionale Mex – USA, nel quartiere Candelaria di Città del Messico, rivendica la paternità del culto ma viene vituperato da numerosi fedeli del quartiere Tepito i quali lo definiscono come un commerciante di anime o un venditore di interviste, che fa pagare devoti, curiosi e giornalisti per ogni dichiarazione, video, fotografia o testimonianza che questi vogliano ottenere da lui.
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Gennaio 18, 2009
Caso Battisti: l'Italia è sempre più sola
di Paolo Persichetti
(da Liberazione, 16 gennaio 2009]
[In attesa di un nostro intervento redazionale più articolato, riportiamo questo articolo di Persichetti apparso nella rinnovata "Liberazione". Persichetti cade in equivoco solo in riferimento alla data della scarcerazione di Battisti, che potrebbe tardare più di quattro giorni - senza tuttavia che possa venir meno l'asilo politico concesso dal ministro della giustizia brasiliano Tarso Genro e confermato dal presidente Lula. Rimandiamo ogni commento ai prossimi giorni. Adesso abbiamo tutto il tempo che ci serve.] (V.E.)
Cesare Battisti, l'ex esponente dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) condannato all'ergastolo dalla giustizia dell'emergenza italiana, riparato in Brasile dopo l'estradizione concessa dalla Francia non verrà estradato. Il ministro della Giustizia Tarso Genro, anch'egli con un passato di esiliato politico durante gli anni della dittatura e per questo rifugiatosi in Uruguay, gli ha concesso l'asilo politico (sarà libero entro 4 giorni). Decisione che ha capovolto il parere fornito a stretta maggioranza (tre contro due) dal Conare (l'organismo abilitato a fornire un avviso tecnico) il 28 novembre scorso.
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Gennaio 16, 2009
Raccontini inclassificabili
di Alessandra Daniele
La forma perfetta
La maggior parte degli esseri umani credeva in Dio.
Ciò che però non sapeva era che Dio fosse uno Scarafaggio.
Qualcuno a volte l'aveva sospettato, se non altro per il ripetersi, sia nel microcosmo che nel macrocosmo, della forma sferica, chiaramente collegata alle sfere di sterco plasmate dagli scarafaggi sulla terra. La maggioranza di loro però finiva piuttosto per associare Dio a un mammifero domestico, o da cortile.
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Gennaio 14, 2009
Gaspare De Caro - Roberto De Caro: STORIA SENZA MEMORIA
di Rossella Landrini  Gaspare De Caro - Roberto De Caro, Storia senza memoria. Rossellini, Chabod, il Portico d'Ottavia e altri saggi, Colibrì, Paderno Dugnano (Mi) 2008, pp. 304, € 18,00 Il ‘laboratorio dello storico’ da qualche decina di anni si è arricchito di nuovi strumenti – prodotti della cultura materiale, ad esempio, fonti orali, scritti di letterati e illetterati, intenzionalmente ‘storici’ o meno, produzione iconografica – fonti, cioè, che mettono in grado la storiografia di spezzare il monopolio della costruzione del passato detenuto dagli Stati e dalle élite dominanti. Tale allargamento è stato reso possibile e necessario dalla crisi dello storicismo, secondo il quale storia e memoria coincidono, in quanto la storia è costruita su una memoria forzosamente unitaria e, necessariamente, immedesimata con le ragioni dei vincitori, cioè di chi, letteralmente, scrive la storia e la deposita negli archivi, lasciando agli storiografi il compito di divulgarla nell’unica versione possibile a chi si ponga dal punto di vista dei dominatori, ossia apologetica.
L’emergere dei ‘popoli senza storia’, durante la decolonizzazione, e delle classi subalterne come soggetti politici hanno messo in dubbio questo paradigma. Lo storico, allora, o si fa, con Benjamin, «cronista», senza escludere nulla dalla storia, oppure non è altro che narratore di mitografie.
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Dodici regole infallibili per la redazione di notizie sul Medio Oriente nei grandi mezzi di comunicazione
di Anonimo (trad. di Giorgio Tinelli)
Testo anonimo, inviato in francese al blog che Emir Sader ha all’interno della pubblicazione brasiliana Carta Maior; riprodotto dal sito www.SinPermiso.info
1) In Medio Oriente sono sempre gli arabi che attaccano per primi, ed è sempre Israele che si difende. Questa difesa si chiama “rappresaglia”.
2) Né gli arabi, né i palestinesi, né i libanesi hanno il diritto di uccidere civili. Ciò si chiama “terrorismo”.
3) Israele ha il diritto di uccidere civili. Ciò si chiama “legittima difesa”.
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Gennaio 13, 2009
Lo sguardo mutilo (Visti e rivisti 1995 - 1997) 12
di Dziga Cacace
348-Michael Collins di Neil Jordan, USA 1996
Jordan è un pernicioso regista irlandese che, chissà per quale imperscrutabile percorso del caso, ha conosciuto, quattro stagioni orsono, un clamoroso successo con un film sconclusionato e imbecille come La moglie del soldato, equivocamente scambiato per una prova autoriale perché tra capo e collo ti mostrava un uccello dove non t’aspettavi che fosse. Pensavo che il tempo avrebbe fatto giustizia e invece, incredibile, Michael Collins vince il Leone d’oro a Venezia e, manco a dirlo, è un’altra mediocre porcata (e visti anche gli altri premi ho la certezza che Polanski avesse distribuito dell’erba alla giuria). La vicenda storica della breve vita di Michael Collins è narrata con un piglio drammatico che non lascio spazio a nessuna analisi psicologica o a una più profonda analisi politica, mescolando, oltre a tutto, ai fatti storici, non meglio precisati inserti romanzati (negando anche quella che poteva essere l’unica valenza positiva del film, la veridicità storica). Girato e recitato in modo virile e ottuso, Michael Collins ha un primo tempo discreto, sostenuto da un buon ritmo, ma cade completamente nel secondo, quando prevalgono l’inconsistenza dei dialoghi e la superficiale cronaca storica. Su tutto emerge lo storico duetto tra Julia Roberts e il futuro consorte Collins (un Liam Neeson che, grazie alla fissità interpretativa degna di un tronchetto della felicità, è riuscito incredibilmente a vincere la Coppa Volpi). Paventandone la morte, lei gli dice “Ti voglio vedere diventare calvo” al che, ineffabile, l’eroe risponde: “Nella mia famiglia sono tutti calvi”. Bestiale. (Cineclub Lumière; 26/1/97)
Permalink: postato alle 03:14 PM
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Mario Benedetti: PITTURE NERE SU CARTA
 Recensione di Massimo Gezzi
Installazione video su "Pitture nere su carta"
Da "Poesia": Maria Grazia Calandrone su "Pitture nere su carta"
Audio: Mario Benedetti legge una poesia dal libro
Poesie dal libro di Mario Benedetti
Il blog ufficiale di Mario Benedetti
[Proponiamo uno speciale composito sull'ultimo libro di poesie di Mario Benedetti. Nato a Udine nel 1955, vive e lavora a Milano. Tra gli animatori della rivista di poesia "Scarto minimo", dopo alcune plaquettes uscite tra il 1989 e il 2000 (Il cielo per sempre, I secoli della Primavera, Una terra che non sembra vera, Il parco del Triglav, Borgo con locanda) ha pubblicato nel 2004, per Lo Specchio di Mondadori, Umana gloria]
PITTURE NERE SU CARTA DI MARIO BENEDETTI
di Massimo Gezzi
“Il mondo attraverso me”. Mario Benedetti ha scelto questa formula, in un’intervista rilasciata a Elena Bignardi, per definire il suo Pitture nere su carta, appena uscito per Lo Specchio Mondadori (€ 14). Formula anomala, quando la si valuti a libro finito, perché un lettore che abbia recitato gli ultimi balbettii stupefatti del capitolo estremo di queste Pitture non conserverà – c’è da scommetterci – l’impressione di aver appena terminato una raccolta improntata all’autobiografia o alla mimesi, ma a qualcosa di profondamente altro: “La parola di Mario Benedetti è un asse non più terrestre, si è spinta oltre gli effimeri contorni della materia, è un esodo continuo di parole-molecole che rifondano la massa evanescente di una stella nuova a bordo pagina” (Calandrone); “Nessuno ha scritto questo libro, nessuno può diventarne lettore. Il corpo da cui proviene è smembrato. Irriconoscibile” (Di Dio).
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Gennaio 12, 2009
L'esplosione creativa del '77
di Valerio Evangelisti
[Questo articolo è stato pubblicato sul n. 1 della rivista Loop, attualmernte in distribuzione. In precedenza era apparso in AA. VV., Atlante dei movimenti culturali dell'Emilia-Romagna, 1968-2007, a cura di Piero Pieri e Chiara Cretella, vol. III, CLUEB, Bologna, 2007.]
Le rivolte e gli scontri accaduti a più riprese a Bologna nel 1977, e soprattutto dopo l’uccisione, l’11 marzo, di Francesco Lorusso, non possono essere ricondotti a soggetti tra loro omogenei. Di conseguenza, non espressero una sola cultura, ma tante e non sempre compatibili.
Nella memoria collettiva, rinfrescata di recente dal film Lavorare con lentezza, è rimasta soprattutto, tra chi guardò con simpatia quel movimento, la variegata produzione (giornalistica, radiofonica, di costume ecc.) di quella che fu chiamata l’ “ala creativa”; mentre chi il movimento lo avversò tende ancor oggi ad appiattire il tutto sulla propaganda e le azioni dei gruppi armati, e dunque a negare al ’77 ogni dignità culturale.
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Gennaio 11, 2009
Lo schermo oscuro e l'archetipo di Dracula
Intervista ad Angelica Tintori e Franco Pezzini
di Danilo Arona
Angelica Tintori e Franco Pezzini sono due creature deliziose. Va da sé che Angelica è molto più deliziosa, una bellezza solo all'apparenza quieta, ma la linfa vitale cui sto accennando qui si riferisce all'appagante nutrimento intellettuale al quale ti sottopone un libro unico e prezioso quale The Dark Screen, ovvero – come recita il sottotitolo – Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo. Edito ancora una volta da Gargoyle Books (che annuncia in tal modo un ingresso a dir poco clamoroso nella saggistica di genere), The Dark Screen non va confuso con qualche reference book sull'argomento più generalmente vampirico, costruito ad hoc con l'ausilio di Internet dall'appassionato di turno.
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Gennaio 10, 2009
Madagascar 2. Ridere, pensare, animare
di Chiara Carlino
C'era un tempo lontano in cui ai bambini si raccontavano storie dove i buoni erano buoni e i cattivi erano cattivi, per insegnar loro a disinguere il Bene e il Male.
A un'estremità non troppo lontana di quel tempo, i bambini guardavano i Cartoni Animati, e i Cartoni Animati erano per i bambini.
Poi venne la modernità ed il Dubbio ricoprì ogni cosa.
Qualcuno insinuò il Dubbio che i cattivi potrebbero avere un loro punto dei vista, persino dei sentimenti: gli orchi potrebbero essere puzzolenti e scorbutici ma in fondo simpatici, e le sorellastre di Cenerentola devono essersi sentite molto tristi a venire scartate – pur senza con questo diventare per forza più simpatiche. Qualcuno sembrò suggerire che i bambini potessero comprendere un mondo un po' meno manicheo, e che adulti e bambini potrebbero divertirsi con le stesse storie, pur cogliendone aspetti diversi.
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Gennaio 09, 2009
La "giusta furia" di Israele e le sue vittime a Gaza
di Ilan Pappé
[da "The Electronic Intifada", 2.1.09 - Traduzione di Alberto Pesavento]
La mia visita a casa in Galilea è coincisa con l’attacco genocida israeliano su Gaza. Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. Israele è sommerso ancora una volta da una giusta furia che si traduce in delle operazioni di distruzione nella striscia di Gaza.
Questa sconvolgente autogiustificazione dell’inumanità e impunità non è solo fastidiosa, ma è materia su cui vale la pena soffermarsi, se si vuol capire l’immunità internazionale per il massacro che imperversa su Gaza.
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Gennaio 08, 2009
Giuseppe D'Agata e L'esercito di Scipione: laddove "il personale è politico"
di Antonella Beccaria
Giuseppe D'Agata è un nome che la letteratura dovrebbe tenere bene a mente. Perché, spesso, il vizio di ricordare gli scrittori scomparsi lasciando da parte quelli ancora in vita fa calare l'oblio su chi ha contribuito a rendere grande la narrativa italiana, ma anche il racconto veicolato dalla radio o dal piccolo schermo. D'Agata, oggi, ha 81 anni e una carica vitale invidiabile. Quella carica che ha trasmesso in anni di professione medica e di attività culturale, scandita da successi come “Il medico della mutua” (libro uscito per la prima volta nel 1964 per Feltrinelli e diventato quattro anni più tardi un indimenticabile film interpretato da Alberto Sordi) o come “Il segno del comando”, sceneggiato in cinque puntate da sessanta minuti ciascuna che la Rai mandò in onda nel 1971 e che schierava un cast che comprendeva, tra gli altri, Ugo Pagliai, Carla Gravina e Rossella Falk.
Permalink: postato alle 03:19 AM
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Gennaio 07, 2009
LIBANO 2006-GAZA 2009: PERCHÉ MUOIONO I CIVILI
dal sito di HUMAN RIGHTS WATCH
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
[Traduciamo la presentazione del rapporto di Human Rights Watch Why They Died. Civilian Casualties in Lebanon during the 2006 War sulle sistematiche violazioni delle leggi internazionali messe in opera dalle Forze di Difesa d’Israele nel corso dell’invasione del Libano del 2006. Human Rights Watch, che aveva svolto un’analoga indagine sulle violazioni delle leggi internazionali compiute da Hezbollah e sull’uso delle cluster bomb, le bombe a grappolo vietate dalla Convenzione di Wellington (non firmata da Israele), raccomandava alle istituzioni israeliane, e specificamente alla Commissione Winograd, di indagare su questi abusi. L’appello è rimasto senza ascolto (g.d.m.)]
qui l’intero rapporto.
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Gennaio 05, 2009
Il Times: Israele bombarda Gaza con fosforo bianco. La BBC: lo fece già in Libano.

[Riportiamo due articoli e un video. Il primo articolo è la traduzione della notizia data oggi dal Times, secondo cui bombe al fosforo bianco sono state utilizzate a Gaza City. L'ipotesi, basata su un'analisi di immagini dell'attuale guerra mossa da Israele su Gaza, appare in queste ore sui media di tutto il mondo. Non si tratta di un'ipotesi peregrina, se consideriamo il secondo articolo che pubblichiamo in traduzione: si tratta della notizia data dalla BBC sull'ammissione da parte di Israele, la prima nella sua storia, di avere utilizzato fosforo bianco nella guerra in Libano (qui la versione video della notizia data da "Democracy Now!"). La notizia, che ebbe risalto internazionale, non sortì il medesimo clamore in Italia. Il video proposto in calce, infine, surrogherebbe l'ipotesi dell'utilizzo di fosforo bianco a Gaza. Il fosforo bianco è bandito come arma in luoghi popolati dal Trattato di Ginevra. Qui, una descrizione dei suoi devastanti effetti]
ISRAELE BOMBARDA A PIOGGIA GAZA CON FOSFORO BIANCO
di Sheera Frenkel e Michael Evans
[dal Times, 5 gennaio 2008]
Esistono elementi che inducono a sostenere che ieri, 4 gennaio 2008, Israele abbia utilizzato fosforo bianco per coprire il suo attacco nella popolatissima Striscia di Gaza. Questo tipo di arma, utilizzata anche dalle forze britanniche e statunitensi in Iraq, è capace di causare orripilanti incendi, ma risulta non illegale se utilizzata come copertura schermante.
Con l’avanzata dell’esercito israeliano verso la periferia di Gaza City, mentre il pedaggio di morte pagato dai palestinesi saliva oltre le 500 vittime, le suddette bombe al fosforo sarebbero state viste esplodere, rilasciando tentacoli di fitto fumo bianco per coprire i movimenti delle truppe. “Queste esplosioni sono fantastiche, producono un’enorme quantità di fumo che acceca il nemico, così che le forze militari possano avanzare” ha dichiarato un esperto israeliano per la sicurezza. Masse incendiarie di fosforo causano danni severi a chiunque sia nel raggio dell’esplosione e costringono possibili cecchini o addetti a trappole esplosive a ritirarsi. Israele aveva ammesso l’utilizzo di fosforo bianco nel corso della sua campagna militare contro il Libano, nel 2006.
Permalink: postato alle 05:38 PM
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La morte al tuo fianco. Il culto della Santa Muerte in Messico 1/2
di Fabrizio Lorusso
"La morte è l’unica cosa sicura della vita. Tutti, alla fine, la conosceremo. Così la vede, la teme o adora molta gente."
Così comincia il libro “La muerte de tu lado” delle antropologhe Claudia Adeath e Regnar Kristensen, due studiose che un anno fa hanno pubblicato un resoconto fotografico e giornalistico sul culto della Santa Muerte nel "barrio bravo" di Tepito, il quartiere popolare più famoso e, forse, pericoloso dell’America Latina. Modesto quartiere di indigeni, miserabile enclave coloniale, sobborgo della città dei palazzi, riserva di sottoculture per gli intellettuali, centro di smistamento dell’usato, del rubato e di storie di vita, armadio sempre fornito per i poveri e causa dei mali cittadini per i ricchi, vivaio di campioni, pugili e sportivi: tutto ciò significa il vissuto di un brulicante intreccio di strade perpendicolari.
Permalink: postato alle 04:02 AM
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Gennaio 04, 2009
John Dugard: Rapporto ONU su Gaza (tre anni fa)
[L'ispettore ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi, John Dugard, di origine sudafricana, stese nel 2005 un allarmante rapporto per conto delle Nazioni Unite sulla situazione a Gaza, che fu reso noto nella seconda metà del 2006. La pressione israeliana, i reiterati omicidi mirati e le condizioni di embargo quasi totale a cui la popolazione della Striscia veniva sottoposta, secondo l'ispettore ONU, non solo ricordavano il regime dell'apartheid sudafricana, ma avevano come conseguenza l'innesco di un meccanismo vizioso, che vedeva il lancio di missili contro Israele da parte dei palestinesi e, a fronte di ciò, una risposta sproporzionata, da considerarsi multiplo crimine di guerra, da parte di Tel Aviv. Poiché la notizia in Italia non ebbe rilevanza sufficiente, riportiamo parte dell'articolo del "Guardian" sul rapporto Dugard all'ONU e un intervento dello stesso John Dugard. Ricordiamo che entrambi gli scritti datano a ben prima dell'attuale, drammatica tragedia che Israele sta imponendo in queste ore a Gaza]
IL RAPPORTO DUGARD RESO PUBBLICO NEL 2006
RAPPORTO ONU: GAZA OCCUPATA COME IL SUDAFRICA DURANTE L'APARTHEID
di Rory McCarthy
[The Guardian, 23 febbraio 2007]
Uno degli ispettori ONU per il rispetto dei diritti umani ha paragonato l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele alla situazione di apartheid che fu realizzata in Sudafrica. L’ispettore ONU sostiene che “dovrebbe essere presa in seria considerazione” la possibilità di condurre davanti alla Corte internazionale di giustizia l’occupazione da parte israeliana.
Permalink: postato alle 12:15 AM
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Gennaio 03, 2009
Se vi capitasse una volta di passare per Sana’a…
di Giuseppe Pensabene Perez
A Sana’a i ristoranti si dividono principalmente in due categorie: quelli popolari e quelli “di lusso”. Nei primi si mangia la vera cucina yemenita e sono frequentati dal popolo. Quelli lussuosi offrono cucina fusion o pietanze di tipo siro-libanese e gli avventori sono quasi solo yemeniti ricchi, arabi del golfo ed occidentali. Esistono giusto un paio di posti “di classe” che propongono piatti locali tipici.
Permalink: postato alle 03:00 PM
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Oggetti di desiderio
di Giovanni Di Iacovo
"Che la materia pensi, è un fatto."
Giacomo Leopardi
IL MIO PRIMO AMORE.
C’erano una volta i suoi testicoli, che si ridussero alle dimensioni di due arachidi. Il suo piede crebbe dal 41 al 47. Steroidi e fiale di Halotestin e di nuovo altri steroidi. Comprò dei teschi di scimmie appena morte dallo zoo e bevve ormoni della crescita dal loro cranio. Si iniettò anabolizzanti alla base collo tentando di beccare direttamente la ghiandola della tiroide. La pressione sanguigna era sempre in orbita, al punto che ormai perdeva sangue dal naso anche durante il sonno. La sua urina divenne scura e densa sotto l’immenso sforzo del fegato nel tentare di liberarsi da quella mole di tossine. Ogni mattina aveva bisogno di almeno di tre linee di speed per riuscire ad alzarsi dal letto e andare al lavoro alla Rehnskiöld-Damm. Per addormentarsi doveva versarsi in gola quindici gocce di Ipnox.
Permalink: postato alle 12:53 AM
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Gennaio 02, 2009
Capodanno a Gaza
Redazionale
Ci risiamo. Il governo israeliano non rinuncia a celebrare la fine del 2008 e il capodanno con il solito, sanguinosissimo massacro. I governi occidentali, e molti di quelli arabi, avvallano il “festeggiamento” con tonnellate di menzogne, pari, per efficacia distruttiva, ai carichi di bombe.
Hamas ha violato la tregua, Hamas lancia razzi sui villaggi israeliani oltre confine, Hamas è un gruppo terroristico. Tutto vero, a parte la prima proposizione e l’ultima. Hamas ha rotto la tregua dopo che gli israeliani l’avevano violata, uccidendo in solo un mese e mezzo circa venticinque palestinesi. Per non parlare del feroce embargo (viveri, medicine, combustibili, energia elettrica ecc.), di cui l’Unione Europea si è resa complice, che ha fatto di quasi due milioni di persone – persone, non islamici o altro – un ostaggio di carne, su cui sperimentare ogni sorta di sopruso.
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Gennaio 01, 2009
Ricostituzione
di Alessandra Daniele
Dopo la riforma Alfano della Giustizia, si annuncia per il 2009 la riforma della Costituzione. Carmilla è già in grado di pubblicare in il testo dei nuovi Principi Fondamentali, firmato dal premier Silvio Berlusconi.
Art 1
L'Italia era una Repubblica immaginaria e priva di fondamento, che smentisco decisamente.
La sovranità apparteneva al popolo, che però me l’ ha data in cambio di qualche promessa, e qualche regalino, come fanno sempre anche le mie care collaboratrici.
Quindi l’Italia adesso è una Remia, una Res mia.
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