di Alessandra Daniele
Vittorio Emanuele II° si agitava sulla sella. Coloro che attendeva erano inspiegabilmente in ritardo.
Il generale Fanti serrò la mano metallica attorno alle redini, e si avvicinò al re.
- Maestà, arrivano.
- Era Ora! - il re si girò verso le lontane figure a cavallo che si avvicinavano rapidamente - quel Garibaldi...non mi avevate detto che anche lui fosse ferrato - disse, notando il luccichio di un arto metallico.
Fanti trattenne una smorfia.
- Sì, ha perduto una gamba. Gli è stata amputata e sostituita con una protesi, come la mia mano. Ma pare che la decisione sia stata presa contro la sua volontà mentre era privo di conoscenza, e che non ami quel termine.
- Ferrato? - il re fece spallucce - è d'uso comune, riferito a un beneficiato dalla prostetica Eldenit - sospirò - Quegli artigiani sono autentici geni, nessuno prima avrebbe anche solo creduto possibile manipolare i metalli come la loro tecnica consente...- aggiunse ammirato - Non capisco proprio perché alcuni dei nostri soldati cerchino di rifiutare le protesi assegnategli per fortificarli..
Fanti attirò la sua attenzione con un cenno discreto. Erano arrivati.
Barba incolta, sguardo distante, lasciato alle sue spalle il folto seguito che lo accompagnava, Garibaldi si avvicinò a Vittorio Emanuele.
- Saluto il re. - disse.
- ...d'Italia... - aggiunse Vittorio Emanuele, con un sorriso forzato.
- Maestà, ho saputo dei vostri progetti. Le officine Eldenit che dovrebbero sorgere ovunque nelle due Sicilie. Ho anche visto la mappa dei luoghi scelti. Sapete dei liquami venefici che quelle fornaci producono, vero?
Il re si drizzò sulla sella.
- Io so della ricchezza che creano - rispose in tono oltraggiato - del vantaggio militare, e dell' indubbio sollievo di cui anche voi siete ingrato beneficiario! - tuonò
Garibaldi accennò un sorriso sarcastico, dandosi una pacca sulla gamba metallica.
- Questa?...Beh, in effetti un pregio ce l'ha, da quando ci ho fatto qualche modifica.
Sollevò l'arto puntandolo contro il re, e con una fucilata sparata dal tallone lo fece volare giù da cavallo.
Alle sue spalle, il generale Rodriguez diede il segnale agli altri garibaldini, e partì al galoppo contro le truppe regie, gridando ''Una, libera, e repubblicana!''


di V. Evangelisti


