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La mente è tornata a questo romanzo poche ore fa, dopo le notizie dall'Afghanistan. Che poderoso libro, che cupa eppure risplendente fotografia della condizione attuale. Odiato e incompreso dai fans più conservatori del Camilleri montalbanesco, La presa di Macallè (2003) è una delle opere migliori dello scrittore di Porto Empedocle. Il brano che riportiamo (dal capitolo 3) dice tutto quel che c'è da dire, non una necessaria parola di meno, non un'inutile parola in più. Buona lettura. Red.

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di Giuseppe Genna Amico personale di Meucci, Morse e Bell. Confidente di Ramsete III. Grande estimatore del brodo primordiale (la...

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VOI NON CI SARETE

voinoncisarete_cover.jpgdi Alessandro Bertante

[E' appena uscita un'antologia edita da AgenziaX, intitolata frecciabr.gif Voi non ci sarete - Cronache dalla fine del mondo, con racconti di Violetta Bellocchio, Alessandro Beretta, Peppe Fiore, Giorgio Fontana, Vincenzo Latronico, Giusi Marchetta, Flavia Piccinni, Simone Sarasso, Andrea Scarabelli. Uno spettro narrativo ampio, curato da Alessandro Bertante, l'autore del celebrato Al Diavul, uscito da Marsilio. Prima di recensire il volume, ne pubblichiamo la prefazione di Bertante, ringraziando l'Editore per il permesso. gg]

New York 11 settembre 2001, il secondo aereo si schianta nel grattacielo in diretta. Tutto il mondo osserva attonito le torri gemelle accartocciarsi su se stesse, sparendo in una immensa nuvola di polvere e detriti. L'Occidente democratico è colpito al cuore, mostrando la propria vulnerabilità e il proprio dolore. Il nuovo millennio comincia con quella immagine apocalittica, straziata icona che in pochi minuti pone fine all'ottimismo degli anni Novanta. Nulla sarà più come prima.

alessandrobertanteh.jpgLa distruzione delle torri cambia il mondo, minando la fiducia nel suo incessante progresso. Perchè l'attentato nelle sue tragiche dinamiche non è affatto limpido. Zone d'ombra, incongruenze, complicità interne e dietrologia insinuano il dubbio che la realtà non sia altro che una sordida rappresentazione di interessi impronunciabili.
Pochi mesi dopo due giovani studenti italiani dalle facce pulite residenti a New York, intervistati da una premurosa inviata sulle conseguenze sociali dell'attentato, guardando la telecamera rispondono mesti: "Enjoy the moment".
Enjoy the moment, appunto. Nessuna visione del futuro.
Futuro che viene messo in discussione da altre immagini agghiaccianti quando nel dicembre 2004 assistiamo impotenti alla furia dello tsunami in Estremo Oriente e poi, ancora, nell'agosto del 2005, quando vediamo affogare New Orleans.
Il nuovo decennio è cadenzato da sciagure che mutano l'immaginario occidentale.
I segnacoli culturali di questa profonda profonda crisi cominciano a diventare evidenti nel proliferare di produzioni letterarie e cinematografiche che profetizzano disastri ambientali, pandemie, scenari primordiali da nuovo Medio Evo, oppure che rispolverano l'ormai classico filone horror degli zombie o di certa fantascienza anni Cinquanta, caratterizzata dall'ansia del nemico alle porte.
In pratica si torna a parlare delle fine del mondo.
Un crepuscolo per certi versi inedito, slegato dal timore di un conflitto nucleare - che tantò tormentò la mia generazione fino alla fine degli anni Ottanta - ma sintomo di una mancanza di fiducia più complessa e radicata. Non è più tempo per una accettazione fideistica nelle "umane sorte e progressive", che, durante il lustro dell'arroganza liberale di Blair e Clinton, sembravano avanzare di pari passo al grande entusiamo generato dalla diffusione della rete come mezzo privilegiato, e orrizontale, di comunicazione.
Una illusione certo. Ma non si tratta solo di questo.
L'irresponsabile stagione di guerre preventive dell'amministrazione Bush riporta in primo piano il problema dell'esaurimento delle risorse energetiche, incautamente rimosso dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta, shock emotivo che creò una reale sensibilità ambientale, andata progressivamnete esaurendosi, nonostante le dichiarazioni di facciata.
Oggi i conflitti mediorientali mostrano con chiarezza che la vera disputa è già con il colosso cinese, nel medio periodo candidato a diventare il principale avversario degli Stati Uniti per l'egemonia mondiale. Altro che "scontro di civiltà" nei confronti del vasto mondo islamico, diviso e militarmente inconsistente.
Come se non bastasse, superata la metà di questo decennio, negli Stati Uniti vengono drammaticamente alla luce le bolle speculative, mostrando in chiaro la precariertà dei mercati finanziari, inquinati da lobby di speculatori senza scrupoli, responsabili di un vero e proprio assalto alla diligenza. La cronaca di questi giorni ci dice che la crisi finanziaria è diventata industriale e mondiale, ovvero siamo testimoni della più seria depressione economica del dopoguerra, le cui reali conseguenze non ci è al momento dato di prevedere. Pensate solo al panico irrazionale che scatena una parola come "recessione", vero feticcio lugubre degli ultimi mesi, profilando chissà quali scenari di impoverimento collettivo mentre in qualsiasi altro sistema economico sarebbe solo un semplice calo di produzione. È il modello stesso di capitalismo basato sulla continua crescita del consumo che viene messo in discussione con buona pace di chi, ed erano molti, fino a pochi anni fa profetizzava la fine della storia, esaltato dalla caduta dell'Unione Sovietica e di ciò che restava del mito socialista.
Una crisi totale dunque e mancanza di prospettive per un futuro qualsiasi.
In questo drammatico contesto internazionale l'Italia si riconferma autentico laboratorio sociale dell'Occidente. Ogni giorno abbiamo davanti agli occhi la criminale inadeguatezza di una classe politica che trae il proprio consenso dagli istinti più bassi e dal qualunquismo diffuso. Un imbarbarimento culturale che fa della rivendicata mediocrità, delle volgarità xenofobe e della mancanza di senso civico l'unico modello di riferimento plausibile. L'uomo occidentale nelle sue espressioni quotidiane e tangibili è l'espressione compiuta di una decadenza in atto.
Per noi esiste solo il presente. Nella nostra miseria, cerchiamo consolazione e riparo.
Enjoy the moment quindi. Una affermazione significativa ma che non basta a farci capire cosa stia succendendo. Perchè questa che adesso si affaccia alla maturità è la prima generazione della contemporaneità industriale che vede compromesso il proprio futuro. La prima generazione che sarà più povera dei propri padri. La prima generazione dell'Occidente democratico che non pensarà di vivere nel centro del mondo e di poter disporre della sterminata periferia a proprio piacimento, incurante del diritto internazionale come del semplice buon senso.
Compito di questa raccolta di racconti è intercettare l'immaginario apocalittico di questa generazione. Ovvero degli scrittori italiani fra i venti e i trent'anni, cresciuti in epoca già compiutamente iconica e informatica, per forza di cose refrattaria alle pulsioni politiche e sociali del Novecento.
Un immaginario ricco e diversificato che si nutre di diverse suggestioni. Non riconducibile a una solida omogeneità tematica, può tradursi negli affreschi fantascientifici di Beretta e Fontana, come nel presente in divenire - già attuale nelle sue problematiche sociali - di Marchetta, Piccini e Scarabelli. Oppure che si colora di uno sguardo ironico e disincantato nei lavori di Fiore e Latronico, fino ad arrivare alla melanconica assenza della storia della Bellocchio, contraltare estetico della tumultuosa epica di Sarasso.
Voi non ci sarete ci offre degli indizzi letterari su come si possa oggi immaginare un futuro. Se è ancora consigliabile farlo.

Pubblicato Maggio 25, 2009 02:01 AM | TrackBack

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