testatahomenew.jpg


frecciabn.gif ULTIME NOVITA'
new.gif
di M. Baldrati
la figa.jpg Un reportage londinese: come gli italiani mantengono vivo il senso dell'identità.

new.gif
di G. De Michele
david-foster-wallace1.jpg In un momento in cui enormi sciocchezze vengono dette su argomenti di grande rilevanza, David Foster Wallace è riuscito a porre questioni di enorme rilevanza anche parlando di grandi sciocchezze.

new.gif
di Marco Philopat Sono passati esattamente cinquant'anni dalla rivolta dei ragazzi in maglietta a strisce scesi piazza a Genova per...

new.gif
di Marilù Oliva “Mano Nera” (Baldini Castoldi Dalai editore, 2010, euro 13), prende il nome dall’organizzazione criminale Crna Ruka, lo...

new.gif
di G. Genna
pomini.jpgDon DeLillo è “secondo me” lo scrittore che conduce la linea poetica della narrazione a grado zero oltre il XX secolo, imponendola come imprescindibile elemento della nostra contemporaneità – accanto a molte altre tradizioni e poetiche, il cui futuro non sappiamo quanto è certo, in senso letterario...

new.gif
Se il nocciolo della questione riguarda dunque in primo luogo la qualità dell'opera messa in pericolo dalle logiche di mercato, come è emerso in un dibattito-fiume sul blog di Loredana Lipperini [in apparenza caotico, ma seguibile e decifrabile nella versione in pdf], dispiace ammettere che su questo punto il documentario non ci dice granché...

new.gif
dell'Assemblea contro il carcere e la repressione [Ci eravamo già occupati di alcuni dei "brigatisti potenziali" arrestati il 10 giugno...

new.gif
[Si è aperto il 28 maggio e si chiuderà il 6 giugno il Festival Sociale delle Culture Antifasciste di Bologna,...

new.gif
di C. Trivulzio di Belgiojosocensura.jpg
Una "circolare riservata" impone divieti alla libertà di espressione degli insegnanti dell'Emiia-Romagna. I panni sporchi si devono lavare in famiglia?

new.gif
di Marilù Oliva Licia Giaquinto, nata e cresciuta in Irpinia, ha scritto il suo quarto romanzo, “La ianara” (Adelphi, 2010,...

new.gif
Intervista di Tito Pulsinelli ad Attilio Folliero [Attilio Folliero è un politologo, scrittore, poeta italiano residente a Caracas, Venezuela. Maggiori...

new.gif
di Marilù Oliva “Italian Sharia” di Paolo Grugni (Perdisa Pop, 2010, 14 euro) parte da un episodio di estremismo islamico...

new.gif
di Sandro Moiso Qui le puntate precedenti Per consolarci dell’accaduto raggiungemmo la Yosemite Valley in autostop Per consolarci dell’accaduto raggiungemmo...

new.gif
di Alberto Prunetti [Pubblico in un solo post le parti conclusive della versione sintetica di Amianto. L'opera integrale sarà presto...

new.gif
di Alberto Prunetti [Pubblico in tre parti su Carmilla alcuni brani estratti da una biografia operaia in corso d'opera] A.P....

new.gif
di G. Genna
spymini.jpgUna breve spy story che è stata pubblicata dalla rivista "Maxim", con illustrazioni di Gianfranco Florio. E' inedita sia su Web sia in libro. Nuove intelligence per antichi complotti...

new.gif
di Alberto Prunetti [Dopo l'intervento di Filippo Casaccia, replico pubblicando le mie memorie calcistiche, precedute da un breve resconto della...

new.gif
di Alessandra Daniele - Ne arrivano altri due! - Da dove? - l'amministratore fece appena in tempo a intravederne...

new.gif
di Filippo Casaccia Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”) Damn the rules, it’s the feeling that counts John Coltrane Archiviati i...

new.gif
di Filippo Casaccia Let me stand next to your fire… Ci ho le pistole di madreperla e il mattarello di...

new.gif
di Filippo Casaccia Il periodo illuminista “Un buon assolo parte con un tema, qualcosa che puoi cantare; poi tento di...

new.gif
della Redazione di Carmilla
dallago3.jpg Eroi di carta, un libro contro Gomorra e il suo autore: vi spieghiamo perché è meglio leggere un poliziesco (come diceva Brecht).

new.gif
La mente è tornata a questo romanzo poche ore fa, dopo le notizie dall'Afghanistan. Che poderoso libro, che cupa eppure risplendente fotografia della condizione attuale. Odiato e incompreso dai fans più conservatori del Camilleri montalbanesco, La presa di Macallè (2003) è una delle opere migliori dello scrittore di Porto Empedocle. Il brano che riportiamo (dal capitolo 3) dice tutto quel che c'è da dire, non una necessaria parola di meno, non un'inutile parola in più. Buona lettura. Red.

new.gif
di Giuseppe Genna Amico personale di Meucci, Morse e Bell. Confidente di Ramsete III. Grande estimatore del brodo primordiale (la...

new.gif
La pop filosofia è una filosofia mutante – da qui i suoi tratti per certi versi mostruosi – dotata di un potere essoterico: vale a dire in grado di arrivare al vasto pubblico. Il che non significa in alcun modo che sia semplice o che non richieda sforzi. È complessa, proprio come alcune opere pop di cui si occupa: da Lost a Evangelion.

new.gif
di Fiorenzo Albani Faccio seguito al pezzo di Valerio Evangelisti Una "sovversiva" che non muore: Mamma Jones per scusarmi pubblicamente...

new.gif
di Alberto Prunetti Luciano Bianciardi polemizzava ferocemente contro il provincialismo erudito degli studiosi locali, che lui chiamava in senso spregiativo...

camillamenu.gif freccianb.gif Sei qui:    Homepage   frecciabr.gif   Recensioni   frecciabr.gif    Quelle ombre sul mare di Elle

Quelle ombre sul mare di Elle

di Franco Pezzini

DeaCivetta.jpg[Non sembra tardi per proporre all’attenzione due splendide letture, edite nel 2007, che arricchiscono il panorama critico sull’epica omerica. Questo brano è stato pubblicato su "LN-LibriNuovi", n. 46/2008, che ringrazio.] (F.P.)

Uno tra i molti motivi per amare i poemi omerici sta certamente nel fascino del loro costituire la punta di un iceberg. Anzitutto in senso letterario: non possiamo neppure immaginare quanti poemi sulla Guerra e il Ritorno – due categorie-chiave della cultura occidentale che lì trovano un primo, straordinario statuto – restino come allusi nei testi sopravvissuti. Ombre di poemi, dunque: e anche solo a grattare superficialmente tra i versi, qualcosa emerge.

Se è vero infatti che i testi hanno un contenuto sapienziale (usiamo pure questo termine impegnativo per l’interiorità) e strutturale compiuto nella forma a noi giunta, a un diverso livello d’indagine svelano stratificazioni non meno serrate di quelle sulla collina fatale di Hissarlik. Basti pensare al duello tra Menelao e Paride descritto dall’Iliade, con tanto di presentazioni di Elena sulle mura: una scena che nell’attuale posizione ha certo un profondo significato, ma che si può ben immaginare originariamente collocata nel primo anno di guerra, e non alla fine. Di più: a fianco dei poemi perduti dell’area “greca” – mettiamoci tutte le virgolette del caso – è plausibile che altri ve ne fossero nell’ambito dell’epica anatolica. Se il frammento ritmico/poetico in lingua luvia pubblicato nel ’59 dal Laroche che suona “Quando essi vennero dall’erta Wilusa” (XIII secolo) si riferisce, come probabile, a qualche conflitto nella Troade, possiamo supporre ragionevolmente l’esistenza di corpi narrativi paralleli. Senza nutrire eccessivi ottimismi, è possibile che qualcosa emerga quando mai si ritrovasse l’archivio ittita di Dattassa o qualche altro delle corti “perdute”.
Ma un secondo ordine di ombre, strettamente connesse al primo, riguarda l’esistenza più generale di documentazione storica. Se sulla cultura protogreca nota come micenea parecchio sappiamo – anche se indubbiamente moltissimo resta da chiarire – possiamo ben domandarci quale tipo di vita si svolgesse a Troia. D’accordo, gli archeologi sono divisi in due scuole: e una considera il conflitto narrato da Omero come puramente virtuale, nel senso che cucirebbe scampoli di vicende diverse, più o meno fantasiose o comunque non riconducibili a una guerra sull’Ellesponto. La Ilio/Troia di Omero potrebbe in sostanza essere Ialiso oppure Trysa, città collocate in altre zone dell’area egeoanatolica: e tutto ciò senza considerare le ipotesi più fantasiose, per esempio su location scandinave. Tuttavia, le fonti antiche presentano una sostanziale continuità nell’identificazione dei luoghi omerici: e un’altra scuola, forte di scavi che continuano a Hissarlik, sottolinea l’esistenza di indizi importanti a confermare un’interpretazione “tradizionale”.
Non possiamo pretendere di forzare i dati, ma esistono suggestioni interessanti. A partire dall’esistenza dei toponimi anatolici Wilusa e Taruisa quali plausibili matrici per Ilio/Troia: e il fatto che certi documenti egizi sembrino differenziarli in due diverse località non costituisce un vero problema. È possibile per esempio che in Anatolia esistessero più Taruisa, toponimo forse evocante un luogo “alto” e insieme plausibilmente collegato con un antico dio degli Hatti – la popolazione preindoeuropea soppiantata da Luvi e Ittiti – Taru Signore della tempeste. Che, guarda caso, corrispondeva funzionalmente a un Tarhu dei Luvi, il popolo indoeuropeo che occupava l’Anatolia occidentale: e le trascrizioni grecizzate suonerebbero rispettivamente Troo e Teucro. Nella città, del resto, dovevano parlarsi tutte le lingue di un grande porto: e gli scribi di corte usavano credibilmente sia la lineare micenea che il luvio. Un sigillo con iscrizioni in questa lingua, sia pure dalla città successiva alla Troia “omerica”, costituisce l’unico reperto con scrittura finora rinvenuto negli strati profondi. Parecchi nomi che la tradizione assegna ai Troiani risultano del resto documentati negli archivi ittiti: Priamo come Pariyamuwas, Paride come Parizitis, Alessandro (altro nome di Paride) come Alahsandus. Persino i nomi di personaggi minori potrebbero trovare consonanze con altri documentati: come nel caso di Motilo, un governatore che accoglie i fuggitivi Paride ed Elena, e sembra la grecizzazione del nome ittita Muwatalli.
Dopo che per anni gli scettici hanno dileggiato Omero sulla base delle dimensioni della cittadella scavata a Hissarlik – una borgatella, si diceva – negli scavi recenti è emersa un’immensa città bassa, circondata da mura, una palizzata e un fossato: segno cioè che quanto prima si conosceva era soltanto l’acropoli, col palazzo reale e alcuni templi. Tra i quali plausibilmente quello che custodiva il Palladio, oggetto simbolico di natura ambigua. Forse, anzi, di Palladio ce n’era più d’uno: una specie di spaventapasseri con le armi della Dea guerriera – la vergine che nasce dalla battaglia, eventualmente propiziata dal sacrificio di qualche sventurata Ifigenia – ma anche un betilo, o forse una primordiale immagine della Dea-civetta emersa dalla terra in scavi arcaici e dunque considerata protettrice della città. Poteva esserci anche un tempietto di Apollo, o meglio del suo corrispettivo anatolico, anche se il grande santuario del Dio protettore dei Troiani è rammentato dai classici come ubicato fuori le mura. Sarebbe anzi suggestivo immaginare (ma ovviamente indimostrabile) che proprio i teologi della città avessero elaborato un’identificazione tra varie identità divine poi confluite in Apollo: anzitutto Sminteo, il sacro Sorcio di Lazpas (Lesbo) folgoratore di malattie e guaritore, e il Lupo fratello dell’Orsa patrono dei pastori ed eponimo degli anatolici Lukka e forse in generale dei Luvi (Luk-wiya?). Mentre sul misterioso Apulunas anatolico sussiste il dubbio di un errore di trascrizione…
Il ciclo troiano racconta come i Greci, arrivando sulle coste anatoliche, attaccassero la Misia per sbaglio pensando che fosse il regno di Troia: episodio plausibilissimo, visto che un po’ tutte le guerre, in barba all’ intelligenza di missili o comandanti, hanno conosciuto simili sviste. E d’altra parte la Misia classica dovrebbe identificarsi con quella Terra del fiume Seha di cui parlano i documenti ittiti quale luogo di lunghi scontri con la gente di Ahhiyawa: e in quest’ultima si dovrebbero riconoscere i “micenei” (con tutte le virgolette del caso) chiamati Achei. A capo della Misia/Terra del fiume Seha il ciclo troiano colloca del resto un Telefo dal nome di assonanza ittita – Telepinu – mentre di suo figlio Euripilo l’ Odissea canterà l’arrivo sotto Troia con un contingente di “Cetei”, popolo misterioso che ancora una volta richiama agli Ittiti (Hetei).
I regni anatolici di occidente erano formalmente autonomi dal regno ittita, ma gli restavano legati con complessi trattati. Se però Wilusa – cioè probabilmente Troia – e la Terra del fiume Seha risultavano almeno relativamente fedeli, lo stato più ambizioso dell’area, cioè il regno di Arzawa (“terra dei liberi”) aveva dato al labarna (re) ittita infiniti grattacapi. La capitale di Arzawa era Apasas, la Città dell’Ape – un nome della Grande Dea – e i suoi re in passato avevano tentato disinvolti giochi di diplomazia internazionale, persino con l’Egitto. Ora Arzawa sembrava quieta, ma non è troppo irrealistico pensare che alla corte di Priamo/Pariyamuwas sussistesse una pluralità di simpatie politiche e forse di partiti, con alcuni più filoittiti e altri vicini agli irriducibili di Arzawa. E altri simpatizzanti dei Greci/Ahhiyawa, come la stessa tradizione imputa ad Antenore (il personaggio che avrebbe accolto in casa Menelao e Odisseo venuti a richiedere ufficialmente la restituzione di Elena): una contrapposizione in realtà più sfumata di quanto appaia, visto che gli Ahhiyawa in Anatolia ci stavano probabilmente di casa. La stessa tradizione greca infatti racconta del figlio dell’anatolico Tantalo, Pelope (un altro Telepinu? La somiglianza tra il dio nell’orcio degli Ittiti e l’eroe nel calderone del mito di Pelope sembra sospetta): ed è proprio lui, gran conduttore di carri come i principi ittiti, a lasciare il nome al Peloponneso – figura storica o simbolica di una dinastia di “uomini nuovi” che si sovrappose agli antichi re danai della Grecia meridionale. D’altra parte il ciclo troiano stesso ci avverte di una rivalità – e dunque, probabilmente, di un altro partito di corte – tra i due rami della famiglia di Troia, quello di Priamo / Pariyamuwas e quello cadetto di Enea, principe dei Dardani insediati ai piedi dell’Ida, il Monte-Foresta della Troade.
Un intreccio tra dati storici e letterari non può che dichiarare la sua natura di gioco d’ipotesi: ma certo gli incastri possibili sono infiniti e affascinanti. Prendiamo per esempio un personaggio minore del ciclo troiano, quel Laomedonte che la tradizione considera padre di Priamo. Laomedonte è il re-quaqquaraqquà che promette sempre e non mantiene mai: a Poseidone e Apollo perché costruiscano le mura della città (poi li tratta male e suscita le loro ire), a Poseidone perché risparmi Troia dall’allagamento (la ottiene a patto di sacrificare la figlia Esione, ma poi manda Eracle a salvarla), a Eracle che uccide il mostro inviato contro Esione (e non mantiene i patti neanche con lui). Il risultato è che alla fine Eracle uccide Laomedonte con parte della sua famiglia, e impone sul trono di Troia il piccolo principe superstite Priamo: e la storia si può ovviamente leggere in molti modi, a partire dalla pura fantasia letteraria. Ma per esempio, pensa Graves, potrebbe contenere il travisamento di concetti teologico-liturgici dell’età del bronzo: con buona pace di tutta un’iconografia pruriginosa su principesse incatenate (nude) in balia dei mostri finché l’eroe non arrivi a salvarle, si tratterebbe di una pantomima col dio-eroe e la dea-sacerdotessa associata al Gran Mostro cosmico. Tutto ciò non esclude però un livello d’interpretazione storicistico: che il re di Wilusa si cimentasse in funambolismi politici non pare strano, e i voltafaccia di Laomedonte potrebbero tradire quelli da lui effettivamente giocati tra Ittiti e Ahhiyawa. C’è poi un altro aspetto, legato all’interpretazione del nome del re: “duce del popolo” (Lao-medonte) poteva essere indubbiamente un nome proprio ma anche un soprannome legato a una carica, visto che i documenti micenei ci parlano di un lawagetas, appunto “conduttore del popolo”, subordinato solo al re sacro, il wanax, e che gestiva il potere delle armi. Considerando che l’albero genealogico dei re troiani è un po’ troppo eponimo, diciamo così, per non apparire sospetto, sembra almeno suggestivo ipotizzare una storia shakespeariana in cui un ambiguo “duce del popolo” elimina un parente e si cala la corona in testa, salvo poi essere rammentato dalla tradizione col vecchio titolo/soprannome (un po’ come, millenni dopo, Giovanni Senza Terra quando ormai la terra l’aveva avuta).
Le testimonianze a noi giunte di quel lontano mondo rappresentano esigui brandelli, spesso di difficile inquadramento per le categorie troppo rigide del nostro approccio: e una lettura di quel testo straordinario che è Atena nera di Martin Bernal (sia il primo che – soprattutto – il secondo volume) può risultare di preziosissima provocazione. Il mondo antico era molto più “meticcio” di quanto spesso si voglia ammettere: e in particolare l’età di convulsioni del 1200 a.C. rappresentò una fucina straordinaria per l’immaginario del mondo occidentale.
Ombre, dunque, di epopee e di popoli: e qualche volta l’evocatore esperto riesce a coglierne il mormorio – come Odisseo con gli spettri dell’Ade – o persino frammenti di sguardi o sorrisi. Come riesce a fare Bettany Hughes, considerata in Inghilterra la migliore divulgatrice televisiva di storia, nel suo bel saggio Elena di Troia. Dea, principessa, puttana: un viaggio affascinante e rigoroso sulle tracce della prima femme fatale dell’Occidente. Dove fatale va inteso nel senso più ampio, storico e simbolico di un vertiginoso portare a compimento i destini individuali e collettivi. Gli uomini, da Paride a Faust, hanno inseguito Elena da sempre per il suo magnetismo anzitutto fisico, insieme numinoso ed erotico: eppure, come in certe versioni del mito, sono finiti a scannarsi per un semplice spettro, mentre l’Elena reale si trovava lontana in qualche Egitto della geografia o dell’anima. Attraverso una prospettiva assai ampia, che attinge alla letteratura e al mito ma anche all’arte, alla vita sociale, al profilo stesso dei paesaggi di un orizzonte egeo-anatolico in fermento, l’Autrice incalza felicemente le tracce di una figura ambigua e triplice, insieme divina, storica (almeno virtualmente) e simbolica di una bellezza femminile “al tempo stesso concupita e disprezzata”.
Ma Elena torna coi suoi contemporanei anche in un altro bellissimo studio, stavolta di Barry Strauss. Con rigore scientifico (si veda la ricca bibliografia) e stile avvincente, La guerra di Troia presenta un grande affresco su questo Vietnam dell’epica greca, ripercorrendone fasi ed elementi in termini di ipotesi plausibili alla luce delle ultime scoperte. Smontando senza timore i luogo comuni: una lettura smaliziata degli interessi incrociati di Paride ed Elena, per esempio, li fa accostare meglio a Juan ed Evita Perón che ai bellocci da soap opera di Troy. Strauss studia in dettaglio i luoghi del conflitto e gli assetti militari alla luce di modelli d’epoca, in particolare quelli ben documentati dei regni orientali; analizza i profili giuridici, linguistici, culturali e di vita quotidiana del mondo che Omero narrava a distanza, e adattando i ricordi alla propria percezione della realtà. E la “novità” postulata dal titolo originario del volume (The Trojan War. A New History) non sta tanto sul piano delle singole informazioni – in genere note ai cultori di antichità egeo-anatoliche – quanto nel tentativo di interpretazione più meditato delle medesime. Qualcuna delle ombre, insomma, sta ottenendo ascolto.

Bettany Hughes, Elena di Troia. Dea, principessa, puttana (tit. orig.: Helen of Troy. Goddess, Princess, Whore, 2005, trad. dall’inglese di Irene Abigail Piccinini), Il Saggiatore (collana: Nuovi Saggi Storia), Milano 2007, pagg. 511, euro 22,00.

Barry Strauss, La guerra di Troia (The Trojan War. A New History, 2006, trad. dall’inglese di Lorenzo Argentieri), Laterza, Roma-Bari 2007, pagg. 302, euro 20,00.

Pubblicato Aprile 13, 2009 02:30 AM | TrackBack

frecciabr.gif versione stampabile

frecciabn.gif EDITORIALE
intro.gif TEMA DI MATURITA': LE FOIBE
di Claudia Cernigoi Un mio sogno ricorrente è quello di dover affrontare di nuovo l’esame di maturità, sogno che mi...

frecciabr.gif Tutti gli Editoriali

frecciabn.gif NEW ITALIAN EPIC
frecciabr.gif LA SVOLTA NARRATIVA
NEW ITALIAN EPIC
Da un saggio di Wu Ming, l'orizzonte di una rinnovata narrativa, che riporta al centro il rapporto con la Repubblica dei Lettori. Contributi e interventi che fanno discutere.
frecciabr.gif IL SAGGIO DI WU MING
GLI ULTIMI INTERVENTI
intro.gif NEW ITALIAN EPIC E OLTRE: "STROOOKKK!", Filosofia di Romanzo criminale, news from the world

intro.gif L'UOMO CHE SPARÒ ALL'AUTORE DI GOMORRA
intro.gif SPECIALE NEW ITALIAN EPIC - TERZO ANNO DI DIBATTITO

frecciabn.gif OSSERVATORIO AMERICA LATINA
frecciabr.gif TEXAS-PAMPA
OSSERVATORIO AMERICA LATINA
Incursioni mediatiche e avvistamenti inattesi dall'universo Latino-Americano e dintorni. A cura di Fabrizio Lorusso.
intro.gif Città sommersa - I

intro.gif Santa Muerte de mi Corazòn. Vita e culto a Tepito, "barrio bravo" di Città del Messico
intro.gif L'italiano in carcere a Città del Messico

frecciabn.gif IN EVIDENZA
carmillaspec.gif La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 5

di Filippo Casaccia Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”) Damn the rules, it’s the feeling that counts John Coltrane Archiviati i...

carmillaspec.gif La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 4

di Filippo Casaccia Let me stand next to your fire… Ci ho le pistole di madreperla e il mattarello di...

frecciabr.gif Tutti gli Speciali

frecciabn.gif DA RILEGGERE
intro.gif Divine Divane Visioni (Best of 00/01) – 5 di Dziga Cacace Mio fratello è figlio unico... [...] ...e non ha mai criticato un film senza prima vederlo Rino...
intro.gif TEMA DI MATURITA': LE FOIBE di Claudia Cernigoi Un mio sogno ricorrente è quello di dover affrontare di nuovo l’esame di maturità, sogno che mi...
intro.gif La strada bruciata delle magliette a strisce di Marco Philopat Sono passati esattamente cinquant'anni dalla rivolta dei ragazzi in maglietta a strisce scesi piazza a Genova per...
intro.gif La voglia, la pazzia... di Filippo Casaccia Quando segni solo tre gol in vita tua, poi te li ricorderai per sempre, come se fossi...
intro.gif Generatore X di Alessandra Daniele - Finché si trattava di piazzare le ragazze... adesso però, con tutti questi a cui evitare la...
intro.gif Iacopo Barison: 28 GRAMMI DOPO di Marco Meneghelli Iacopo Barison, 28 grammi dopo, Voras edizioni, 2010, pp. 144, € 13,00 Il cosiddetto genere noir ha...
intro.gif Il corpo di Carmilla di Andrea Cattaneo [Da un paio di mesi è in corso in rete un esperimento interessante. Si tratta della stesura,...
intro.gif La riabilitazione del compagno Carlos Santana - 5 di Filippo Casaccia Carlito’s Way (il periodo “Pigiama”) Damn the rules, it’s the feeling that counts John Coltrane Archiviati i...
intro.gif La pupa e il coglione di Marilù Oliva format indecoroso di tele-prigione All’inizio le pupe erano cinque, di tutte le tonalità: una rossa, una ossigenata,...
intro.gif Soldi & Potere? Welcome To (Maffya) Hell! Trittico Montecristo, Gli anni nascosti, La città nera: il grande ritorno del thriller politico Italian-style di Alan D. Altieri Guess...


frecciabn.gif CONTENT POLICY
frecciabr.gif È possibile diffondere liberamente i contenuti di Carmilla on line utilizzando i seguenti collegamenti:

XML RSS 0.91

XML RSS 1.0