Ottobre 31, 2008
X-Men: mutazione e reazione
di Chiara Carlino
Certo non si sentiva la mancanza di una trilogia, né di una rivisitazione di storici personaggi dei fumetti, né di una rappresentazione di un non troppo lontano futuro: tutto questo è completa routine negli ultimi anni, perciò nessuno si aspetta di trovare in X-Men un'opera particolarmente complessa. Infatti non lo è. Ma nella sua ovvietà, nella completa assenza di ogni tentativo destabilizzante nei confronti delle nostre più radicate convinzioni, ci mostra, come in uno specchio semplificante, il sostrato incontestato della nostra cultura, che orienta il modo in cui – più o meno consciamente – ci rapportiamo all'altro, al diverso, al mutante.
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Ottobre 30, 2008
Ma cos'è questa crisi? Il crack della finanza spiegato al popolo 2/2
di Valerio Evangelisti
Una premessa alla seconda parte
La prima parte di questo intervento ha suscitato varie reazioni, per lo più positive. Non è però mancato qualche commentatore che ha approfittato del pezzo per attaccarmi, in genere aggrappandosi a cose che con l’articolo non avevano nulla a che vedere. Il caso più clamoroso, per poca intelligenza, è quello di un tizio che si è valso del sottotitolo – “Il crack finanziario spiegato al popolo” – per accusarmi di volermi atteggiare a intellettualino che parla ai classici “poveri ignoranti”. Non ha colto l’intenzione ironica, né l’avvertimento che la trattazione dell’argomento sarebbe stata di stile colloquiale.
A parte i casi palesi di imbecillità, c’è stato anche chi, prendendo a pretesto una mia frase volutamente paradossale – sugli Stati Uniti che “non producono un cazzo” – ha voluto elencarmi tutta una serie di beni che gli Usa invece producono, dalle sigarette Marlboro, agli aerei, alle biotecnologie.
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Ottobre 29, 2008
Mutagenesi
di Danilo Arona
All'inizio degli anni Settanta qualcuno in Italia ebbe una bella pensata in nome del profitto. Una di quelle ideone che forse fecero scuola all'estero, o dall'estero provenivano. Il progetto consisteva nell'esporre chilometri e chilometri di coltivazioni di frumento ai raggi gamma di un reattore nucleare per provocare una mutazione genetica. Dopo il primo bombardamento si ottenne un cereale più produttivo, ma più piccolo, decisamente tendente al nanismo (180 cm). Restava ancora un problema da risolvere, quello dell'allettamento, termine che in agricoltura non ha nulla a che spartire con lusinghe e attrazioni fatali.
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Ottobre 27, 2008
Sopravvivere col punk a vapore
di Alberto Prunetti
La Guida steampunk all’apocalisse (Agenzia X, p.127, 11,50 euro, traduzione e cura di reginazabo) introduce in Italia un altro tassello dello Steampunk, un movimento nato da una costola del cyberpunk che ha saputo incrociare scenari e suggestioni della fantascienza più tecnofila con le meccaniche a vapore dell’era vittoriana. Il mix tra Gibson e Sterling da una parte e Verne e Wells dall’altra ha prodotto distopie intriganti che hanno dato forma o influenzato la letteratura (Le macchine infernali di M. W. Jeter o L’era del diamante di N. Stephenson), il cinema (La città perduta di Jeunet e Caro), i fumetti (La lega degli straordinari gentlemen, di A. Moore) e i cartoon di animazione (Il castello errante di Howl di H. Miyazaki).
Tradotta da una delle più capaci traduttrici italiane (che stavolta ha utilizzato il nickname di reginazabo), arriva adesso l’edizione italiana di un testo che cerca di situare il movimento steampunk nel suo contesto più politico.
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Ottobre 26, 2008
L'asso nella natica
di Alessandra Daniele
La stampa italiana in questi anni ha saputo costruirsi una solida e meritata reputazione.
Una particolare sintesi di servilismo e sciacallaggio fra “L’asso nella manica” e “Fantozzi subisce ancora”.
In questi giorni però alcuni giornali – o presunti tali – hanno sentito il bisogno di dare un forte segnale di rinnovamento.
Grafico.
Hanno la faccia come L’Unità
Meno male che alla direzione de L’Unità c’è una signora come Concita De Gregorio, altrimenti chissà che campagna pubblicitaria becera ci sarebbe toccata per il lancio del restringimento del giornale. Magari il solito culo di velina, con contorno di doppisensi tra L’Unità e la figa, tipo “bella”, “libera”, “generosa”… quello stesso ticket culo-figa che da quarant’anni tutti i più “originali” e “innovativi”copywriter usano per vendere qualsiasi cosa, dai jeans, alla colla sigillante. Ci sarebbe toccato un culo sbattuto in faccia. O forse qualcosa di molto più osceno: una faccia da culo del PD.
Permalink: postato alle 02:37 AM
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Ottobre 25, 2008
HO FREDDO. Intervista a Gianfranco Manfredi
di Danilo Arona
 Gargoyle Books inaugura una nuova, grande stagione per l'horror italico. E lo fa con uno dei suoi esponenti più illustri, il mitico "Magico Vento" Gianfranco Manfredi che esce in questi giorni in tutte le librerie d'Italia con un'opera destinata a far epoca. Oggi, nell'immediato futuro, e pensiamo più in là. Titolo Ho freddo, con copertina straordinaria e inquietante della Grafema. Il tema, quello prediletto, di casa Gargoyle: il vampirismo, cardine tematico e narrativo del gotico di sempre, specie quello contemporaneo. Ma, attenzione, scordatevi che qui si si scriva di vampiri con look alla Mago Silvan che scorrazzano per Milano o per Roma, o in qualche landa romagnola o piemontese, nell'anno di grazia 2008. Niente affatto: Gianfranco, autore italiano (da rimarcare dato il rimando nella prossima riga), è andato alla caccia del mito proprio nel New England, laddove sappiamo essere nata una vasta porzione di cultura horror che ancora oggi detta regole (dai classici Poe e Lovecraft ai contemporanei Simmons e McCammon, passando per King, il New England Style è ben di più di un riferimento geografico) con titoli sublimi e recenti quali La via oscura e L'inverno della paura.
Permalink: postato alle 05:15 PM
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Movimento a Via Avesella
di Valerio Evangelisti (da il manifesto, 21 agosto 2008)
[Questo articolo è ormai vecchiotto, ed è stato riprodotto in una quantità di siti. Forse è il caso di riproporlo, mentre le strade di Bologna sono percorse da cortei quotidiani, come molti anni fa. I fortilizi costruiti su basi solide resistono al tempo e alle fasi contingenti, garantendo ai movimenti una continuità negli anni.]
Il numero 5/B (ma oggi 5/A) di via Avesella, una stradina nel centro di Bologna, è un luogo storico della sinistra non istituzionale bolognese. Lo è da quasi quarant’anni, tanto che meriterebbe una lapide commemorativa. L’intera via, del resto, vanta analogo passato, visto che ha ospitato di volta in volta case occupate, locali alternativi, gruppi femministi e altro ancora.
Nei primi anni ’70 il 5/B fu la sede de il manifesto, che allora, oltre che un giornale, era un gruppo politico. Passò poi a Lotta Continua, quando questa abbandonò i locali periferici che occupava in via Rimesse. Seguì, tra il 1978 e il 1981, una fase confusa: LC si era sciolta, e al 5/B rimase per un poco la redazione locale del quotidiano; poi vi si insediarono una serie di collettivi sopravvissuti all’estinzione del gruppo extraparlamentare. Vicini agli autonomi, ma ancora non disposti a rinunciare del tutto alle vecchie simbologie.
Permalink: postato alle 04:09 AM
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Ottobre 24, 2008
La figlia del sapere
di Enrico Miele
"Decine di occupazioni.
Studenti, operai, insegnanti.
Insegnanti! Ti rendi conto?"
Gian Maria Volontè in "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto"
"Secondo lei mister, il futuro è dei giovani?
No, il presente è dei giovani."
Josè Mourinho in un’intervista rilasciata alla Rai
C’erano una volta, elementari, medie, superiori e università. Nulla d’invidiabile, per carità. Anche allora i problemi non mancavano. Ma cosa potete saperne? Voi rievocate il passato solo perché sto smantellando il vostro presente. E fossi la prima, capirei anche tutte queste proteste. Ma è un percorso lungo. Che viene da lontano. Io sono stata scelta per terminarlo. Io sono la figlia del sapere.
Permalink: postato alle 03:37 AM
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Ottobre 23, 2008
SPECIALE LELLO VOCE: L'esercizio della lingua + Piccola cucina cannibale
[E' uscito per l'editore Le Lettere di Firenze un triplice "oggetto poetico", libro + dual disc (cd + dvd video) che, nel raccogliere e ripercorrere la multiforme opera declamante di Lello Voce (poesie scritte dal 1991 al 2008), al contempo getta ponti in avanti, proseguendo nel lavorìo "ad alta voce" (versificatorio e musicabondo) che da anni contraddistingue il poeta/attivista/rapper/griot napoletano trapiantato nel Nord-est. Il libro si chiama L'esercizio della lingua, il disco allegato è Piccola cucina cannibale. Nel libro, tra i vari contributi, ce n'è uno in versi di Wu Ming 1.
In questo speciale proponiamo:
una scheda relativa al versante audio & musicale del progetto;
mp3 scaricabili e testi di due brani del cd (Il verbo essere e la title-track);
il video della canzone La buona fede di Luca Bassanese feat. Lello Voce
diversi link a video disponibili in rete (Lello Voce live);
la presentazione in versi di WM1;
una nota biografica su Lello Voce. Red.]
Dalla fin de siècle-et-millènaire alla cucina cannibale
La poesia ha camminato per mano con la musica per millenni e solo nella cosiddetta modernità sembra essersene staccata.
Da tempo però in tutto il mondo poesia e musica sono tornate a dialogare, e non solo in ambiti hip-hop, ma anche in territori di confine (si pensi a Lynton Kwesi Johnson, o a Saul Williams) e in ambiti spiccatamente poetici, si pensi all’attualissima spoken music newyorkese, o all’esperienza radicalmente innovativa di gruppi come i Last Poets.
Il pioniere italiano di questo genere di sperimentazioni in ambito poetico è il napoletano Lello Voce, che per primo ha iniziato un rigoroso percorso di sperimentazione, contaminando i suoi versi con la musica di importanti musicisti internazionali.
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Ottobre 22, 2008
Un video su CINACITTA' di Tommaso Pincio
di Giuseppe Genna
[Il nuovo romanzo di Tommaso Pincio, Cinacittà, edito da Einaudi Stile Libero, mi sembra un'acquisizione importante per la narrativa contemporanea italiana. In attesa di scriverne dovutamente, pubblico qui un video "impressionista": sono immagini che emblematizzano alcuni aspetti della mia lettura di Cinacittà. Spero che possa incuriosire. Il ragionamento sul libro merita una forma strutturata, non una semplice recensione, poiché bisogna effettuare una ricognizione sulle modalità in cui Pincio evita il postmoderno, nonostante qualcuno possa cadere in un fraintendimento - fraintendimento che anche il video rende possibile. Chi, comunque, volesse leggere qualcosa di denso e a mio avviso molto profondo, può superare il video e cliccare per visualizzare la recensione che Daniele Giglioli ha scritto su Cinacittà nelle pagine di "Alias", supplemento letterario de il manifesto. Oggi, 22 ottobre, alle 18.30, Tommaso Pincio presenta Cinacittà a Milano, alla Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte 2. gg]
Permalink: postato alle 03:47 AM
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Ottobre 21, 2008
Dead Red
di Alessandra Daniele
La ragazza si precipitò dentro chiudendosi la porta alle spalle
- Sono dappertutto! – urlò. – Siamo circondati!
Gli altri tre cominciarono ad aiutarla a barricare la porta, già scossa da colpi furibondi, misti a disarticolati grugniti ululanti. Fuori, un migliaio di zombie a caccia di cibo. Soltanto una piccola compagine delle sconfinate, brulicanti schiere di morti viventi che s’erano impadronite del pianeta. A solo sei mesi dal primo contagio, tutto quello che restava dell’umanità non era che qualche sparuto gruppo di sopravvissuti. Assediato da milioni di zombie.
- Che facciamo?! – gridò ancora la ragazza, spingendo freneticamente una scrivania sconnessa contro la porta. Il vecchio la guardò.
- Io l’ho visto cominciare. – disse - C’è solo una cosa che li ferma. – Si indicò la fronte – Un colpo in testa.
- Scusa compagno – disse l’uomo bruno – io capisco la tentazione al soggettivismo, ma accettare la logica dello scontro rischierebbe di radicalizzare ulteriormente il conflitto, e dati i rapporti di forza in atto sarebbe avventurismo controproducente.
Permalink: postato alle 03:26 AM
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Ottobre 20, 2008
CARTA CANTA / ROCK THE BORBONS!
"Accade in Italia": mostri, "fattore melodramma" ed entertainment. Echi e coincidenze di poetica tra letteratura nostrana e serie TV d'Oltreatlantico, da Lost a Dexter passando per Heroes
di Daniele Marotta*
[In calce a questo post: news internazionali, annunci e link a discussioni sul NIE]
All'inizio dell'estate cercavo di riordinare le idee sul New Italian Epic per scrivere questo intervento, e mi stupivo di come l'oggetto delle mie riflessioni fosse ovunque, nell'attualità di cinema e TV. Erano i giorni di Cannes 2008, Il divo di Paolo Sorrentino e Gomorra di Matteo Garrone venivano celebrati dalla giuria di Sean Penn e splendevano alle luci della ribalta mondiale.
Il 30 di maggio la puntata di Anno Zero di Michele Santoro, al mio sguardo concentrato sul NIE, sembrava un presepe vivente.
Titolo della trasmissione: "Il divo e noi".
"Ne hanno discusso in studio Paolo Cirino Pomicino, Claudio Martelli, il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, il regista del film "Il divo" Paolo Sorrentino, Anna Bonaiuto, attrice, lo scrittore Carlo Lucarelli, Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio, l’eroe borghese liquidatore della banca di Sindona), la giornalista Natalia Aspesi e Marco Travaglio".
Freezando la scena, vediamo che ogni ospite rimanda a molti degli elementi citati nel saggio di Wu Ming 1 più altri, secondo me, inerenti.
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Ottobre 19, 2008
Il siracusano che sdoganò la letteratura americana
di Massimo Maugeri
Cent'anni fa nasceva Elio Vittorini. Siracusano di Ortigia (l'isolotto attaccato al centro della città), ha ricoperto un ruolo centrale nella vita intellettuale dell'Italia del dopoguerra e fino alla metà degli anni Sessanta (morì a Milano il 12 febbraio del 1966). Ricordiamo lo scrittore, ma anche il consulente editoriale, il giornalista culturale, il direttore di riviste e il letterato a tutto tondo. Einaudi ha appena dato alle stampe una raccolta di articoli e interventi riferiti al periodo 1938-1965 (il primo volume copriva gli anni '26-'37): un tomo di più di mille pagine, curato da Raffaella Rodondi.
In tanti hanno approfittato del centenario per ricordare la "grande pecca" di Vittorini: il noto rifiuto de Il Gattopardo (Vittorini dirigeva la collana "I gettoni" della Einaudi). Poi il romanzo di Tomasi di Lampedusa fu pubblicato, postumo, da Feltrinelli con prefazione di Giorgio Bassani (era il 1958; nel '59 il libro si aggiudicò il Premio Strega). Una "mancanza", questa, più che compensata da tantissimi meriti. Come la pubblicazione - e il "lancio" nazionale - di autori del calibro di Beppe Fenoglio, Carlo Cassola, Italo Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Ottiero Ottieri.
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Ottobre 18, 2008
Malaria. Uno studente italiano nello Yemen 1/2
di Giuseppe Pensabene Perez
Martedì sera, dopo che il nostro compagno di università Naser il cinese (il vero nome era Zau Ta Ve, a lui piaceva credere che corrispondesse al nome italiano Ot Ta Via No) se ne andò, io e Aldo decidemmo di guardare un film. Erano circa le dieci e mezza, i cinesi erano costretti a rientrare nel loro dormitorio entro le undici. Avevamo cenato a casa nostra mangiando degli ottimi fusilli al ragù preparati da Aldo, deliziando il nostro collega che ne aveva mangiato tre piatti impugnando in modo assai comico la forchetta. Scegliemmo di vedere “L'imbalsamatore”, un bellissimo film italiano che avevo già visto molto tempo prima. Un film geniale ma senza alcun dubbio parecchio inquietante: una perversa storia di un taxillodermista (imbalsamatore) nano e il suo allievo, un bel giovane di cui il maestro si invaghisce perdutamente. Verso la fine del film, ormai stanchi, decretammo di andare a dormire senza terminare la visione.
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Ottobre 17, 2008
Scene da Basso Impero: l'inutile effetto Sansone
di Tito Pulsinelli
Non c'è più limite al grottesco, l'inimmaginabile diventa tragica banalità da prima pagina, ma non è ancora finita. Il nichilismo degli sciamani liberisti getta il velo e la ragnatela di metafore che ricopriva un dogma imposto come dottrina sociale è ora balbuzie e cacofonia. Cadono fulminati persino alcuni rami di aristocrazie venali. Bancarotta per quelli che si atteggiavano a veggenti del futuro delle nazioni, maniacali dispensatori di immutabili ricette con valenza universale. Vedevano tutto, meno il loro fallimento epocale.
Sono nella polvere quelli che con una semplice A, aggiunta o tolta, alla classificazione della condotta economica delle nazioni, per un ventennio hanno deciso le sorti, di salute, livelli di ignoranza, quantità caloriche ingerite dalle genti, e se queste dovevano vivere in pace. Il loro tempo è scaduto, come l'inondazione di merci sempre più deperebili, di cui hanno imposto il consumo con l'esca del credito senza limiti.
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Ottobre 16, 2008
Lo sguardo mutilo (Visti e rivisti 1995 - 1997) 7
di Dziga Cacace
212-Visioni di un omicidio di Un Cane, USA 1994
Il peggior film della stagione, ennesimo dono della premiata ditta Vari e Stabilini; Jennifer Beals e il fratello grasso dei due più famosi Baldwin misurano le rispettive sottovalutate capacità attoriali in un film dalla trama insulsa. Micidiale. (Diretta TV; 30/8/96)
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Perché IL CAVALIERE OSCURO è un cazzo di capolavoro
di Francesco De Collibus
Questo film è un cazzo di capolavoro. Questo è l'equilibrato giudizio che ho ponderato dopo tre ore con gli occhi sbarrati. Ma veramente tre ore? Sono volate! Mi sono girato e incredulo ripetevo "Cribbio, ma l'avete visto! Che cacchio di capolavoro!". Dietro di me si alzavano le spalle " Già. Bel film".
Uscendo, in quel grande momento di ermeneutica filmica che è la passeggiata verso la macchina con sosta alla toilette, mi affiorano alla mente una miriade di sottoletture. Il mio entusiasmo però non scalfisce la perplessità della gente : "Resta pur sempre un film di Batman. Ci sono gli scoppietti, gli alianti, i razzi, e un pazzoide in tuta nera di silicone".
C'è da capirli. Dopo una partenza burtonianamente scoppiettante, il brand dell'uomo pipistrello si era abbastanza afflosciato. Fetecchie come Batman e Robin (1) non si dimenticano facilmente, neppure dopo film decenti come Batman Begins. Ma stavolta la funzione mitica del fumetto, la continua reinvenzione di figure archetipe attraverso nuove storie, svela una grande allegoria: la sconfitta della Ragione.
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Ottobre 15, 2008
Ma cos'è questa crisi? Il crack della finanza spiegato al popolo 1/2
di Valerio Evangelisti
1. Le rovine di Buffalo
L’anno scorso, 2007, mi trovai a viaggiare per il nord degli Stati Uniti, proveniente dal Canada, in compagnia di un amico, docente universitario a Toronto. Rimanemmo molto colpiti da ciò che vedevamo. Villaggi in rovina, quasi disabitati. Accampamenti di roulottes. Una città famosa, Buffalo, ridotta a un fantasma. Alle 18 del pomeriggio le vie erano quasi completamente deserte, a parte qualche barbone di colore, dal ventre prominente e con la bottiglia in mano. Donne obese che trascinavano la loro borsa fino alla fermata dell’autobus. Attorno, grattacieli di tipo newyorkese con una metà dei vetri rotti. La stessa Camera di Commercio, concepita a mo’ di monumento, necessitava di riparazioni. Quello che la guida proponeva come “quartiere dei divertimenti” era una sfilza di immobili cadenti e di porte sbarrate. Unica presunta attrattiva un caffè Starbuck con due tavolini all’aperto. Non c’era altro.
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Ottobre 14, 2008
Il fronte davanti agli occhi. Alcune riflessioni sul New Italian Epic
di Marco Amici*
Tratto dall'intervento alla conferenza "The Italian Perspective on Metahistorical Fiction: The New Italian Epic", Institute of Germanic and Romance Studies, University of London, UK, 2 ottobre 2008.
Obbedire a occhi chiusi è l'inizio del panico.
- Maurice Merleau-Ponty, Elogio della filosofia
E sembra di essere piatti rotanti,
i nostri corpi galleggiano e scendono il fiume fangoso.
- Radiohead, Like Spinning Plates
Arte e letteratura "devono curare il nostro sguardo, rafforzare la nostra capacità di visualizzare" [1]. Quest’affermazione è posta verso la conclusione del saggio New Italian Epic, in cui Wu Ming 1 ha esposto, tra l’altro, la necessità di simulare, attraverso il linguaggio, un punto di vista che permetta "un vedere il mondo da fuori e un vedersi da fuori come parte del mondo" [2]. L’urgenza è quella di produrre un pensiero ecocentrico che consenta di elaborare un’altra modalità dell’esistente. Il rischio, concreto eppure così difficile da accettare, è quello di velocizzare il processo che porterà la razza umana a scomparire dal pianeta. Le immagini evocate oscillano fra The Road (2006) di Cormac McCarthy e The World Without Us (2007) di Alan Weisman, fra un pianeta grigio e arido attraversato da pochi sperduti sopravvissuti e un pianeta verde e in salute, privo di uomini. Al di là di facili catastrofismi, dunque, un pensiero ecocentrico indurrebbe alla presa di coscienza di quell’accelerazione verso l’estinzione di cui noi, Occidente, siamo i principali responsabili. Noi, che ammontiamo a circa il 20% dell’umanità e che consumiamo oltre l’80% delle risorse naturali del pianeta e che, nonostante l’evidenza dei numeri, non diamo grande peso a un problema le cui conseguenze più gravi non ci riguarderanno direttamente.
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Ottobre 13, 2008
Quando Noyce saltò sulla sedia
di Danilo Arona
Grande Mystfest quello del 1989. Tra fine giugno e inizio luglio a Cattolica si concessero a un pubblico famelico personaggi come James Ellroy, Mary Higgins Clark e Derek Raymond (che allora si faceva chiamare, imbarazzante omonimia, Robin Cook). E poi: Roland Topor, Terence Young, Alan D. Altieri. A disposizione dei mattinieri si tenevano convegni straordinari con Eddie Constantine, Samuel Fuller, Didier Daeninckx e Stuart Kaminski. Per nottambuli e cinefili la retrospettiva su David Goodis e doppio programma di film in competizione, fuori concorso ed eventi speciali di "Paura a mezzanotte". Insomma, piatto dei più ricchi, e la sera del 28 giugno guadagnai a fatica un posto tra le prime file per la proiezione, molto attesa, di Dead Calm (Ore 10: calma piatta).
Permalink: postato alle 03:55 AM
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Ottobre 10, 2008
Abolish Restaurants: clienti e camerieri
[Per riprendere la critica alla ristorazione, già iniziata qui, propongo la traduzione di un brano da Abolish Restaurants, un opuscolo diffuso negli ambienti antagonisti britannici. Devo precisare che in certi aspetti la realtà italiana è diversa da quella descritta nelle righe che seguono: in primo luogo in Italia la gestione dei ristoranti è in gran parte di tipo familiare, il che alimenta forme di subordinazione in nero mascherate da rapporti pseudo-affettivi; poi la produzione dei pranzi è meno semplificata, quindi più esigente e comunque peggio pagata, mentre il sistema delle mance è molto circoscritto. Infine, al contrario degli UK, nel verbale segreto il cameriere più bravo è quello che fa mangiare i clienti più lentamente, così da non dover riapparecchiare di nuovo il tavolo e quindi poter lavorare di meno e più lentamente] A.P.
Ti fa male la schiena, perché stai in piedi 6, 10 o 14 ore di seguito. Puzzi di frutti di mare e di spezie per la carne. Hai corso avanti e indietro per tutta la notte. Fa caldo. I vestiti ti si attaccano addosso per il sudore. I pensieri più strani ti montano in testa. Afferri frammenti di chiacchiere dei clienti ma devi continuamente interrompere le tue conversazioni coi colleghi. Non c’è tempo per preoccuparsi di problemi di relazione, se hai dato da mangiare al tuo gatto stamani, come pagherai l’affitto questo mese. C’è da prendere un nuovo ordine.
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Dopo lo spettacolo
di Mauro Gervasini
Il dibattito sull'utilità o meno dei festival di cinema rischia di annoiare mortalmente i non addetti ai lavori. Tuttavia, intorno all'ultima Mostra del cinema di Venezia si è scatenato un tale furore giornalistico che vale la pena fare chiarezza, anche perché parliamo del settore – piccolo e residuale quanto si vuole – di un più complesso e drammatico scenario culturale. Prima di tutto: a cosa serve un festival? 1) A mostrare/scoprire nuove produzioni e relativi autori e interpreti. 2) A veicolare l'immagine di esotismo tipica della Settima arte nelle sue declinazioni più spettacolari, quindi mondanità al Lido e grandeur a Cannes. 3) A fare spogliatoio. Ovvero favorire la relazione sociale tra cinefili, fare amicizie o come direbbe Jean-Claude Izzo fare “chourmo”, gruppo.
Permalink: postato alle 03:31 AM
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Ottobre 09, 2008
Futuro Breve XIII
di Alessandra Daniele
RETROVISIONE
All’inizio era stata soprattutto una moda: i Rearshades, gli occhiali da sole con nano-camera laterale incorporata, potevano proiettare sulla retina anche una breve immagine di ciò che stava alle spalle di chi li portava, come una sorta di specchietto retrovisore portatile.
In breve però si erano dimostrati un prezioso strumento d’autodifesa, e come tali andavano a ruba.
Moltissimi fra coloro che li indossavano abitualmente erano riusciti a scorgere alle loro spalle l’ombra fugace di un criminale in agguato, e quindi a sfuggirgli in tempo. Qualcuno si era anche voltato di scatto sparando, ma era stato comunque assolto dal reato di strage grazie alle nuove leggi che favorivano la legittima difesa, giustificate dall’allarme criminalità sempre crescente.
Ben pochi ormai s’azzardavano a girare per strada senza Rearshades.
Benché le forze dell’ordine aumentassero ogni giorno il livello del controllo sociale, nessuno era ancora riuscito a scoprire da dove sbucassero tanti criminali, né come facessero a dileguarsi così in fretta appena scoperti. Tutti però speravano nell’efficacia di retate sempre più massicce.
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Ottobre 08, 2008
NOI DOBBIAMO ESSERE I GENITORI
This text is also available in ENGLISH |
La "valle perturbante" della nuova narrativa e la necessità di immaginare il futuro, oltre i blocchi emotivi che ostruiscono la visione
di Wu Ming 1*
Alla vigilia di Capodanno del 2005 ricevetti una telefonata da un collega, uno scrittore italiano di nome Giuseppe Genna, nato e residente a Milano. Mi chiamò nel tardo pomeriggio e mi chiese cosa avrei fatto per festeggiare l'anno nuovo. Gli risposi che, poiché mia figlia aveva solo pochi mesi e la mia compagna aveva bisogno di un po' di respiro, avevo deciso di restare a casa, mentre lei sarebbe uscita con alcune amiche. Per la prima volta dopo più di vent'anni avrei trascorso in casa la notte di Capodanno. Il mio piano era rileggere Il conte di Montecristo vegliando sulla bimba che dormiva.
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Ottobre 07, 2008
Christian Salmon, Storytelling
Buone intenzioni, premesse confuse, libro raffazzonato. Che il potere racconti storie è un'ovvietà, che noi si debba smettere di farlo è una scemenza
di Wu Ming 2
Articolo apparso su L'Unità del 27/09/2008
All'inizio di settembre, Chicco Mentana ha invitato nel salotto di Matrix il Ministro per la Pubblica Amministrazione, perché rendesse conto agli spettatori della sua famosa battaglia contro i fannulloni. Come prossima tappa, Brunetta ha promesso che lancerà un concorso. Impiegati e dirigenti che lavorano bene verranno invitati a raccontare la loro storia. Il Ministero valuterà e pubblicizzerà le più belle. Ai vincitori, ricchi premi in busta paga.
Burocrazia e narrativa. Il binomio sembra azzardato. Ma cosa spinge un Ministro a raccogliere aneddoti edificanti, oltre a griglie di dati e relazioni tecniche?
Alessandro Baricco, in un'intervista al Corriere, ha sostenuto che ormai "tutto è narrativo": dal modo di esporre le merci al linguaggio scientifico, dall’informazione al marketing, alla politica.
Lo scrittore francese Christian Salmon - nel suo saggio Storytelling, da poco uscito per Fazi - ha trovato un nome accattivante per questa febbre di racconto. L’ha chiamata nuovo ordine narrativo, evocando l’immagine di una macchina per plasmare le coscienze, catturare le emozioni, incitare al consumo. Una macchina che è diventata la struttura portante, il motore stesso del capitalismo.
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Ottobre 06, 2008
Il dottor Felkin e la camera dei segreti (Victoriana 4)
di Franco Pezzini
Londra, dicembre 1901. Davanti a una colazione leggera, il dottor Robert William Felkin era pallido. Infinitamente più pallido delle maschere – avi corrucciati, boccacce di genî, demoni di chissà quali inferni – appese alla parete con altri ricordi delle avventure in Africa. E persino più pallido dell’Osiride verdognolo inquadrato a poche spanne dalla sua testa, in tinta coi misteriosi fenomeni che travolgono i cadaveri (lui era medico, ben lo sapeva) e insieme col rigoglio della vegetazione del Nilo. E in realtà più leggeva – perché non riusciva a buttar via il giornale – e peggio si sentiva. E non era un sollievo pensare a quanti altri, in quel momento, si trovassero nella stessa condizione.
L’articolo affettava sdegno, ma trasudava un certo divertimento. La storia squallida di un processo per stupro intentato al sedicente Theo Horos (vero nome Frank Jackson) e alla presunta Swami sua moglie e complice si era infatti colorita di dettagli tanto grotteschi e piccanti da calamitare ormai da giorni l’attenzione del pubblico: un baraccone di turpitudini assortite, pirotecniche spudoratezze e ingenuità idiote che stava facendo la fortuna dei giornalisti. Tanto più che a testimoniare contro la coppia giungeva un corteo di personaggi da fare invidia al tè del Cappellaio matto.
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Ottobre 05, 2008
Marche nere
di Ermanno Lolli
AA.VV., NeroMarche, a cura di Giuseppe D'Emilio, Ennepilibri, 2008, pp. 148, € 13,80
A ciascuno il suo incubo personale. Chi appartiene a una generazione come la mia (gli adolescenti degli anni Settanta) conserva quasi indelebile la traccia di almeno un ricordo inquietante legato a un genere cinematografico, il cinema horror, che, in particolare in quegli anni, ha provocato forti reazioni emotive che forse gli adolescenti di oggi non provano più. Il mio personale tragitto va nella direzione di un film del 1976, La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, magistrale e terrorizzante vicenda horror ambientata nella bassa padana, tra foschie, paesi apparentemente tranquilli, canoniche. Ho più volte riflettuto sulla forza di quel brivido indotto, sulla sua efficacia, e mi sono dato una risposta: quel film mi ha fatto paura per la estrema riconoscibilità dei luoghi, per la collocazione della vicenda in un contesto territoriale-paesano non particolarmente distante dalla mia regione, le Marche.
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Ottobre 04, 2008
I giornali a processo: il caso 7 aprile - Undicesima parte
di Luca Barbieri
Qui le precedenti puntate.
c) 2002 - Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
3. Maggio: come tenere viva l’attenzione
Con il mese di aprile termina la grande fase dell’accusa. D’ora in poi gli articoli subiscono un’evidente rarefazione e perdono soprattutto, fatto salvo per le interviste a Calogero, la prima pagina dei quotidiani. Maggio è comunque scandito ancora da interrogatori e dal trascinarsi di polemiche e interventi. Senza però enormi novità dal punto di vista delle accuse. Nuovo materiale e soprattutto nuove letture vengono fornite dal sequestro del materiale di Negri depositato alla Fondazione Feltrinelli a Milano (per nasconderlo, secondo gli inquirenti, per donarlo alla fondazione, secondo l’imputato). In alcuni quotidiani, soprattutto l’Unità, più direttamente interessati alla prossima scadenza elettorale delle Europee l’attenzione è mantenuta evidentemente più alta. Il 7 aprile viene usato come nucleo informativo attorno al quale costruire ragionamenti che riguardano il tema della sicurezza e della lotta al terrorismo. L’Unità piazza infatti questi articoli come base delle pagine di cronaca.
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Ottobre 03, 2008
Paolo Roversi: TACCUINO DI UNA SBRONZA
di Simone Sarasso
Paolo Roversi, Taccuino di una sbronza, Kowalski, 192 pagine, 11 euro
In principio fu il coma etilico. Anzi no. In principio fu l’inquadrata, prefissata, tragica, disperata vita di Carlo Boschi. Poi arrivò il coma etilico. E niente fu più lo stesso.
Carlo e il suo amico Romeo – che guarda caso è anche il narratore – se ne stavano in un pub a Dublino a festeggiare l’addio al celibato. Il celibato era quello di Carlo, ma la sbronza era la stessa per tutti e due. Fatto sta che Carlo ingolla una pinta di troppo e va giù come un sasso. È il 9 marzo 1994. Dall’altra parte del globo, a San Pedro California, Henry Charles Bukowski Junior, mr. Barfly, l’ultimo poeta del Novecento (o più semplicemente Hank) tira le cuoia. Leucemia fulminante.
Il vecchio Buk chiude gli occhi per sempre, il sciur Boschi di Milano (temporaneamente in trasferta nell’isola dei folletti e della Guinness) li riapre e dice di essere Buk.
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Risposta all'ambasciatore Mario Boffo
di Giuseppe Pensabene Perez
[Dopo l'articolo di Giuseppe Pensabene Il nemico che avanza e la replica dell'ambasciatore d'Italia nello Yemen, Mario Boffo, il primo interviene precisando il suo punto di vista. Con questo, riteniamo chiusa la polemica, anche se i due interlocutori sono invitati, quando credono, a tornare sulla interessante realtà yemenita. Per maggiore chiarezza dei lettori, è bene precisare che gli ambasciatori sono nominati secondo carriera, e non dal governo in carica, di cui non sono tenuti a condividere per forza gli orientamenti politici.] (V.E.)
Quando ho mandato il mio testo a Carmilla già sapevo che probabilmente sarebbe stato letto anche dall’ambasciatore, avendo notato in precedenza la recensione al suo libro sullo stesso sito. Il fatto non mi spaventava e assolutamente non credevo di innescare una tale reazione. Ammetto anche che ho un certo desiderio di leggere Femmina Strega essendo appassionato di letteratura storica e fidandomi ciecamente del giudizio di V.E.
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Ottobre 02, 2008
Wall Street al tappeto
di Tito Pulsinelli
Wall Street ha infilato una china inarrestabile: dopo svariati "lunedì neri" siamo ormai passati al settembre più "nero" del 2008, e questo sarà l'anno più nero del secolo. Quello che segnerà la fine dell'egemonismo degli Stati Uniti e del capitalismo finanziario, ovvero del gioco d'azzardo globalizzato nelle Borse.
Nonostante le ingenti trasfusioni operate nel corso di quest'anno dalla Banca centrale europea e dal Giappone, il sistema della gang finanziaria anglosassone non dà segni di vita, boccheggia. E' ormai assuefatto alle numerose "iniezioni", con elevato contenuto di ricchezza reale, prelevato dagli erari pubblici del resto del mondo. Dopo il KO del dollaro, ora sono inservibili anche le fiches di Wall Street e di Londra.
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Ottobre 01, 2008
L'ambasciatore d'Italia nello Yemen replica all'articolo di Giuseppe Pensabene
di Mario Boffo
[Mario Boffo è un ambasciatore un po' speciale. E' autore di un romanzo, Femmina strega, che Carmilla ha molto lodato. Attualmente in servizio nello Yemen, ha reagito all'articolo di Giuseppe Pensabene Perez pubblicato ieri. Pubblichiamo volentieri la sua replica. Carmilla è pronta a ospitare ulteriori interventi sul tema.] (V.E.)
La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo l’articolo di Giuseppe Pensabene Perez dal titolo “Il nemico che avanza”, pubblicato da “Carmilla on line” questo 30 settembre è stata: ma perché tutti quegli insulti e quelle acide critiche non le ha espresse in mia presenza, visto che, come egli stesso afferma, ha avuto con me varie occasioni di incontro? Che cosa temeva? Tutt’al più gli avrei detto che è un maleducato, che gli insulti non sono un argomento, che denotano, in chi li proferisce, pochezza spirituale, mancanza di idee, rabbia mal repressa, instabilità emotiva. Mah... forse ha preferito lanciare quegli insulti a me, all’Ambasciata e al resto del personale da lontano, dopo qualche tempo, servendosi di una rivista di cui forse non mi suppone lettore, visto che esplicitamente o implicitamente mi dà del fascista, del berlusconiano, del razzista, dello xenofobo...
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