Marzo 31, 2008
SCHEGGE TAGLIENTI 6
di Alessandra Daniele
FLASH NEWS
Dopo quella di Magdi Cristiano Allam, battezzato in mondovisione da Papa Ratzinger in persona, ecco un’altra conversione controversa: Gesù Cristo ha deciso di passare al Pastafarianesimo, la celebre religione del mostro volante di spaghetti. “So di essere nato per sopportare le peggiori sofferenze, persecuzioni, derisioni, flagellazioni, crocifissioni… ma a tutto c’è un limite. – ha dichiarato il Messia. – Appartenere alla stessa Chiesa di quei due esseri lì era insopportabile anche per me.”
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Marzo 30, 2008
Da grande voglio fare il martire. Fenomenologia dello star system dei terroristi suicidi
di Luiza Samanda Turrini
Per fare un discorso sui suicide bombers bisogna partire da quello che ci dice il senso comune. Il buon senso, la lucidità nazional-popolare, quella salda come la roccia.
“Nella loro cultura non c’è rispetto per la vita umana.”
“Sono dei pazzi”
“Puoi fare una cosa del genere solo se prima ti hanno fatto il lavaggio del cervello.”
“E’ tutta colpa dell’Islam.”
In realtà nella cultura musulmana c’è rispetto per la vita esattamente come “da noi”, mentre il rispetto della vita scende sottozero in qualsiasi contesto di conflitto bellico. Le coordinate morali di persone sottoposte al rischio costante di morire sono sicuramente diverse rispetto a chi vive dove la guerra non c’è.
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Marzo 29, 2008
Dickens
di Franco Ricciardiello
Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un'epoca di saggezza, era un'epoca di follia, era un tempo di fede, era un tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l'inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo, diretti verso il paradiso, eravamo incamminati nella direzione opposta.
Chiusi la copertina e rimisi il libro senza fare rumore nella borsa di Eugenia. Mi guardai alle spalle: Eugenia era ancora addormentata ai piedi del divano ad angolo, la testa appoggiata sulle braccia e le ginocchia raccolte verso il ventre. Oltre alla carta di identità e una confezione di Prozac con metà blister schiacciati, avevo trovato nella sua borsa A Tale of two Cities, il romanzo di Dickens sulla rivoluzione francese. Le primissime, fulminanti righe della prima pagina mi avevano colpito.
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Marzo 27, 2008
CATTEDRALE - Capitolo II
di Saverio Fattori
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
Quindici mesi di catena di montaggio, dopo diciotto anni di Controllo Qualità hanno compromesso il mio equilibrio psichico. Sono debole e incattivito. E scriverne non servirà a curare o a lenire la malattia definitiva. Una vita tra cerebrolesi che alternano scatti d’ira a stati vegetativi. I ritmi lavorativi, i movimenti reiterati all’infinito, gli stimoli intellettuali mortificati delle esigenze pratiche della vita domestica, la televisione sedativa, i ristoranti pizzeria, il ricevimento dei professori, le vacanze estive trascorse nei paesi di origine del sud Italia. Bombardamenti quotidiani.
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Marzo 26, 2008
A Lenin non piaceva Frank Zappa
di Girolamo De Michele
Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi, Massimiliano Mita: Avete pagato caro non avete pagato tutto. La rivista «Rosso» (1973-1979), 109 pp.+DVD con la raccolta completa della rivista, DeriveApprodi, Roma, 2008, € 18.00 [qui un estratto del libro].

«Pat Garret e Billy Kid erano due che facevano una loro battaglia contro i proprietari fondiari. Ma Pat Garret era un legalitario: non gli piaceva che Billy ammazzasse i nemici anche alla festa di nozze quando lui aveva deciso per la tregua con l’esercito, la polizia, i proprietari. Pat fa la scelta e diventa sceriffo. A malincuore. Di fatto diventa alleato dei proprietari, non senza cercare, ogni tanto, di lasciare perdere Kid e di mantenere una buona fama tra i suoi vecchi compagni. Ma, in fin dei conti, Pat spara contro Kid. La storia finisce lì. Qualcuno immagina che il Kid sia stato solo ferito e come ogni eroe degli oppressi, rinasca dopo ogni ferita e alla fine trionfi su Garret. Il “compromesso storico”, la questione sindacale della battaglia delle vertenze, Enrico B. e Luciano L. sono fratelli gemelli di questo vecchio Garret. Era l’autunno 1973».
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Marzo 25, 2008
Invettiva pasquale sul tempo corrente e sul tempo perduto
di Sandro Mezzadra
1. Non v’è dubbio che abbia ragione Giacomo Marramao (“il Manifesto”, 17 marzo): “è impossibile afferrare il cuore del presente senza sottrarlo al rumore dell’attualità”. E tuttavia, mi si consenta il gioco di parole, il presente resta il cuore del problema. Il presente: ovverosia le tensioni che lo segnano, i rapporti di dominio che lo organizzano, il “rumore sordo della battaglia”, per citare Michel Foucault, che si combatte in una dimensione diversa da quella da cui proviene il “rumore dell’attualità”. Il presente: ovverosia i salari che non consentono di arrivare alla fine del mese, la precarietà e l’attacco alla 194, ma anche le pratiche con cui i soggetti dominati e sfruttati conquistano quotidianamente spazi di libertà e di uguaglianza.
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Monaci o popolo del Tibet
di Enrica Collotti Pischel
[Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all'onore delle cronache. Per fare un minimo di chiarezza sulla questione tibetana, riportiamo questo articolo della celebre sinologa Enrica Collotti Pischel, scomparsa nel 2003. L'articolo fu pubblicato da Il manifesto il 9 gennaio 2000. Naturalmente, narrare gli antecedenti e liberarli dalle speculazioni non significa legittimare la repressione violenta delle attuali autorità cinesi contro la protesta tibetana. Ringrazio l'amico Roberto Sassi per la segnalazione.] (V.E.)
La notizia della fuga dalla Cina del giovanissimo Lama Ugyen Trinley Dorje, terza autorità nella gerarchia delle reincarnazioni del buddhismo tibetano è stata ritenuta molto ghiotta dai giornali italiani e viene considerata un grave scacco per il governo cinese che non sarebbe riuscito a impedirla, nonostante il proprio apparato militare.
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Marzo 24, 2008
LOST
di Danilo Arona
Los Roques sono quelle trecento isolette, mai così tristemente famose, al largo del Venezuela, meta quotidiana di vacanzieri che le hanno scoperte soprattutto in rete. A causa della media scarsità di vegetazione le chiamano "le Isole della Luce" e, come recita un'ambigua e un po' sinistra scritta di benvenuto leggibile dall'alto dalle avionetas in fase di atterraggio a Gran Roque, "se credete nel paradiso questo è il vostro posto".
Nel 2004 ho ambientato a Los Roques un frammento di Palo Mayombe, uno dei miei vari romanzi, di certo uno dei miei più intimi e più sofferti. Occorre da parte mia precisare il significato di parole come "intimità" e "sofferenza" a proposito di una creazione letteraria: per me, credo di confessarlo per la prima volta, significa collegarsi con certe zone ultradimensionali (dove regna, appunto, la luce oscura) per mezzo di una channeller che vive e lavora in Bassavilla (e della quale non posso dire nulla) e lasciar aperte le porte a concetti, visioni e presagi che entrano "al di qua".
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Marzo 23, 2008
Luca vive
di Alberto Prunetti
Segnalo su Alias di sabato 22 marzo una pagina dedicata a Luca Prodan curata da Luca Gricinella. Chi è Prodan? Un italiano che a Buenos Aires è un mito, e che qui nessuno conosce. Rissoso, sudato, pelato, disgustato dalla società borghese, Luca vive su quasi ogni muro di Buenos Aires, nelle scritte e nelle magliette che ricordano ogni giorno la sua rivolta permanente.
Figlio di un italiano e di una scozzese, Luca nasce a Roma nel 1953. Cresce negli ambienti dell’alta borghesia, finisce suo malgrado in un collegio in Inghilterra (lo stesso che frequentò il principe Carlo), conosce la Londra degli anni del punk, inizia a farsi di eroina e alle pressioni dell’ambiente circostante risponde con la fuga. Irreperibile per i parenti che lo cercano con l’Interpool, Luca torna a Roma: lavora nei mercati e dorme dove può, anche per strada.
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Futuro Breve XI
di Alessandra Daniele
TEMPO DI GUERRA
Sara terminò faticosamente di suturare la ferita del ragazzo. L’emorragia s’era arrestata, e le ustioni circostanti sembravano curabili.
Un attimo dopo la ferita si riaprì, e cominciò ad allargarsi come slabbrata da una lama invisibile. Le ustioni peggiorarono di colpo, e cominciarono a diffondersi per tutto il corpo del giovane, che si ricoprì di larghe chiazze sanguinolente.
- No! Di nuovo! – disse Sara con un lamento strozzato. Tentò convulsamente di intervenire, ma non c’era niente da fare: il ragazzo morì in pochi minuti.
- Glielo avevo detto, dottoressa – commentò serafico il colonnello Weaver. – La vostra presenza quaggiù è inutile. Per questo siamo venuti a sgomberare il vostro ospedale.
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Marzo 22, 2008
La vera censura Rai: il caso Squizzato
di Miriam Milani
Esiste un problema di censura all'interno del servizio pubblico televisivo? La risposta immediata è: sì. Non è un problema, sono molti problemi. I casi più noti affiorano istantaneamente alla memoria del lettore. Il cosiddetto "editto bulgaro" comminato a Biagi, Santoro e Luttazzi. O i problemi con Raiot della Guzzanti. Il silenzio imposto alle giornaliste Carmen Lasorella e Alda D'Eusanio, tenute a stipendio senza che sia loro permesso lavorare. Il caso di Oliviero Beha e Radio Zorro. Il recente richiamo dell'Antitrust circa lo squilibrio con cui si dà voce e immagine ai partiti in corsa elettorale. Tutti bocconi amari che evidenziano quanto la politica interferisca nei piani editoriali di un'azienda pubblica, alla luce dello schermo catodico. C'è un caso ulteriore che, a nostro avviso, evidenzia con più danno questa policy, un caso in cui evidentemente non è la politica a intervenire, ma unicamente processi aziendali interni, e che va a tacitare ingiustamente uno dei pochi artisti interni alla Rai. Mi riferisco al silenziatore triennale imposto al regista Gilberto Squizzato [nella foto], autore di docufiction e film per la tv di alto spessore culturale e anche di successo di audience (come il suo Don Mazzolari, che ottenne uno share altissimo e venne distribuito in allegato a Famiglia Cristiana). Da anni è impedito a Squizzato di lavorare: perché? Il danno è quadruplice: ovviamente per il regista, poi per l'azienda che rinuncia a una risorsa artistica, quindi per l'essenza stessa e la missione del servizio pubblico, e, last but not least, per lo spettatore.
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Marzo 21, 2008
Eleni Verikas: LE FIGURE DEL PARIA indizio e sintomo delle promesse incompiute dall'universalità dei diritti
di Paolo Persichetti
Eleni Varikas, Les rebuts du monde. Figures du paria, Stock, Paris 2007, pp. 208, € 18,50
È convinzione diffusa che paria sia un vocabolo indiano giunto in Europa insieme alle merci speziate e alle sete pregiate della compagnia delle Indie, cuore pulsante dell’impero coloniale britannico. Allo stesso modo, un radicato luogo comune vuole che il termine designi gli intoccabili, cioè gli estromessi dal sistema delle caste: banditi per nascita dalla comunità, gli impuri, i reietti, gli ultimi degli ultimi, gli espulsi dallo stesso genere umano.
In realtà, paria è parola occidentale coniata da militari e missionari portoghesi nel XVI secolo. Sembra che della espressione si trovi traccia per la prima volta nelle parole di un certo Duarte Barbosa, navigatore al servizio del re del Portogallo, il quale durante un viaggio nella penisola indiana riferisce della esistenza d’un «gruppo inferiore di pagani chiamati PareaY». Probabilmente l’equivoco trae origine dall’impiego che gli Europei hanno fatto del termine parayer, con il quale erano indicati i suonatori di tamburo, considerati per questo impuri. Nel vocabolario indiano gli intoccabili hanno sempre avuto tutt’altro nome. Ultimo di questi è dalits, che vuole dire «popolo oppresso e calpestato».
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Clandestino, integrazione, degrado
di Giuseppe Faso
[Segnalando l'imminente pubblicazione del Lessico del razzismo democratico di Giuseppe Faso (DeriveApprodi, pp. 140, 10 euro) — di cui Carmilla ha già ospitato una voce in anticipo qui — proponiamo ai lettori l’analisi di tre lemmi diffusi a profusione nell’isteria giornalistica di questi tempi] A.P.
Clandestino
Il buonsenso vorrebbe che si prendessero le distanze con severità
da chi innesta su una infrazione amministrativa (la mancanza di
documenti) uno stigma squalificante e sospettoso, il «clandestino»:
non una persona che lavora in mezzo a noi (e spesso nelle nostre
famiglie, come colf o assistente per la cura degli anziani), ma
uno infiltrato di nascosto per commettere chissà quale crimine.
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Marzo 20, 2008
CATTEDRALE - Capitolo I
di Saverio Fattori
[Saverio Fattori, oltre ad essere un apprezzato collaboratore di Carmilla, è uno dei più interessanti narratori italiani degli ultimi anni. Dopo l'esordio con Alienazioni padane (2002), ha pubblicato Chi ha ucciso i Talk Talk?(2006), entrambi scaricabili in copyleft dal sito de iQuindici. Siamo quindi molto felici di cominciare oggi la pubblicazione del suo nuovo romanzo Cattedrale (g.d.m.)]
Tutti i capitoli di "Cattedrale"
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DISCESE ESTREME - Capitolo 12
di Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
Tutte le puntate di Discese estreme
12. Le donne nude
Parlerò delle donne nude.
Fino a quando mi è dato di ricordare, la mia mente è stata visitata da donne nude. La dimora della mia infanzia era piena di libri: parte della biblioteca del bisnonno (una volta ho trovato una dedica autografa di D'Annunzio) e del nonno, e tutti i libri di mio padre. Volumi antichi e nuovi che spaziavano in ogni direzione, nel senso che riguardavano ogni argomento, ma anche nel senso che uscivano dalle librerie, si riproducevano e arrivavano fin quasi in cucina e in bagno.
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Marzo 19, 2008
L'uccello di fuoco e quello di pietra
di Valerio Evangelisti (da Robot n. 53)
Volendo farmi del male, e riscattare con il mio sacrificio i peccati dell’umanità, ho deciso di vedere, dopo quella gran boiata de I fantastici 4, anche I fantastici 4 e Silver Surfer. Be’, devo dire che le mie intenzioni masochiste e salvifiche sono in parte andate deluse. Il secondo film è molto meglio del precedente. Più autoironico, più brioso e di una spettacolarità che, a tratti, impressiona davvero. Anche i caratteri sono meglio definiti. L’uomo che si allunga, quello di pietra, quello che brucia, la donna invisibile interagiscono brillantemente e si scambiano battute ben congegnate. E poi c’è il tristissimo Silver Surfer che – va ammesso – ha una sua solennità.
Ciò significa che il film esce dal novero delle boiate? Non esageriamo. C’è della spazzatura che si lascia guardare volentieri. Quella di Napoli, per esempio, a me piace. Sembra piena di cose interessanti, tutte da scoprire. Ecco cos’è I fantastici 4 e Silver Surfer. Spazzatura da esplorare, che non annoia. E da esplorare soprattutto per risolvere un mistero che sto per descrivere.
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Marzo 18, 2008
Contro il Paese semplice
 di Wu Ming 2
[E' appena stato pubblicato on line il numero 21 di Giap, la newsletter elaborata dalla fucina Wu Ming. Da questo numero estraiamo l'editoriale, che ci sembra fondamentale per il momento storico italiano che stiamo attraversando - che pare una parentesi elettorale e invece esprime visioni che minacciano di modificare geneticamente il nostro futuro. Per accedere al nuovo numero di Giap, basta cliccare qui. Per iscriversi alla newsletter dei Wu Ming, questo è il link]
In un recente discorso alla Confartigianato, il candidato premier del Partito Democratico ha dichiarato che la sua "ossessione" è quella di "fare un Paese semplice". La frase riguardava in particolare la burocrazia, ma nei giorni successivi, ripetuta in altri contesti, è diventata un vero e proprio slogan: dal Paese normale di Massimo D'Alema al Paese semplice di Walter Veltroni.
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Marzo 16, 2008
La trappola logica dei "temi eticamente sensibili"
di Girolamo De Michele
La scoperta dell’esistenza di trappole logiche è uno dei risultati più importanti della Scuola di Palo Alto, una corrente della psicologia che, partendo dalle analisi di Gregory Bateson, studiava le patologie della psiche puntando l’attenzione sulle relazioni distorte. Cos’è una trappola logica? Una struttura relazionale che non consente alcuna possibilità di sfuggire ad una relazione malformata. Ad esempio, la madre che regala due camicie al figlio, gli chiede quale delle due preferisce e, avuta risposta, commenta: l’altra proprio non ti piace, vero?
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Marzo 14, 2008
Le But a San Michele de Murato, Corsica
di Filippo Casaccia
[Carmilla, nel suo eclettismo, inaugura una rubrica di culinaria, "Il miglior ristorante in città". Gli autori saranno vari, la periodicità incerta. La inaugura Filippo Casaccia, uno degli autori del programma televisivo Le Jene, che qui e ora è nominato esperto di cucina della nostra testata. Seguiranno articoli dedicati a ristoranti insoliti e a volte lontani, ma degni di una visita, se si capita da quelle parti.] (V.E.)
Se avete letto Asterix in Corsica avete già più o meno un’idea degli isolani: un popolo di montagna che vive di fronte al mare, orgoglioso, passionale e bello (Laetitia Casta, per dire). E che mangia benissimo. Per noi italioti la Corsica è lì davanti e a Bastia ci arrivi in traghetto, più o meno comodo. Poi prendi la nazionale 193 verso sud e al primo rondò che indica Murato, t’inerpichi a destra. Venti minuti e ci sei, accolto su un poggio scenografico dalla chiesetta di San Michele, un romanico pisano zebrato da urlo: all’ignoto architetto medievale il classico bianco e nero a strisce doveva sembrare banale, ed ecco una lisergica fantasia di Lego intrecciati.
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Marzo 13, 2008
La normalità del male
di Blicero
Martedì 11 marzo 2008 i pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati hanno letto le loro richieste di pena per i 45 imputati per i fatti di Bolzaneto: le condanne ammontano a qualcosa come 76 anni complessivi, ma solo per 15 degli imputati la pena supera la soglia della condizionale (ventiquattro mesi) e solo per 8 di questi quella dell'indulto (tre anni). Per i restanti trenta le condanne sono di circa un anno (o meno) a testa, anche considerata la peculiarità delle condizioni che si sono verificate a Bolzaneto - hanno detto i pm. Il problema è che non c'è nulla di straordinario in Bolzaneto, se non il fatto che ciò che è accaduto sia sostanzialmente di dominio pubblico.
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Marzo 12, 2008
Viterbo sotto assedio
di Alberto Prunetti
[Questo testo è debitore della lettura del saggio inedito di Silvio Antonini sull’avvento del fascismo a Viterbo, di prossima pubblicazione, e dello spettacolo teatrale “Sottoassedio” di Antonello Ricci] A.P.
Viterbo, 2 maggio 1921. Piazza Verdi ospita un comizio del fascista Giuseppe Bottai. L’oratore non riesce a prendere la parola: lo sfida un giovane scalpellino, il repubblicano Duilio Mainella. Alcuni socialisti intervengono, la tensione sale, i fascisti si ritirano scortati dalle forze dell’ordine verso la sede del Fascio. Per strada la folla tumultuante getta contro di loro dei sassi. La reazione degli “italianissimi” arriva attraverso dei colpi di pistola esplosi a casaccio. Ci sono feriti da entrambe le parti. A terra rimane il muratore Antonio Prosperoni, di 21 anni. Secondo alcune testimonianze, i reali carabinieri avrebbero assecondato la reazione dei nerocamiciati.
Viterbo, 9 luglio 1922. Viene accoltellato lo scalpellino anarchico Antonio Tavani, ardito del popolo noto per la forza fisica e il coraggio. Antonio è figlio del cavallaio Olindo, che si vanta di essere stato tra i butteri maremmani che il 4 marzo 1890 avevano sconfitto Buffalo Bill nella tappa del Wild West Show a Cisterna. Tavani è accoltellato fuori da un’osteria, nel corso di una colluttazione che scaturisce da motivazioni politiche, tradimenti e animosità personali.
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SCHEGGE TAGLIENTI 5
di Alessandra Daniele
SCUSA SE TI CHIAMO ZOMBIE
Il finale alternativo – o meglio, il vero finale – da poco approdato su YouTube del film Io sono leggenda non lo avrebbe redento da tutte le incongruenze e le forzature di cui è costellato, ma almeno gli avrebbe evitato la vergogna e il ridicolo dell’orrido finale teo-coglion a cui ci è toccato assistere attoniti mesi fa. Avrebbe inoltre almeno in parte giustificato la fiacchezza degli zombies, spiegando che dopotutto, poveracci, non sono zombies, ma semplici mutanti, e perdipiù capaci di romanticherie degne di Moccia e Muccino. Soprattutto, il vero finale del film l’avrebbe riavvicinato almeno un poco all’autentico significato del libro, il capolavoro di Richard Matheson I am legend.
La cosa più interessante di questo finale però è la semplice metafora politica che avrebbe voluto trasmettere al pubblico, e in particolare all'americano medio: Neville – un militare USA – scorrazza sterminando i contagiati credendoli zombies, li rapisce e compie esperimenti mortali su di loro con la pretesa di “guarirli”, di “salvare l’umanità”. In realtà tortura e uccide esseri pensanti.
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Marzo 11, 2008
Ultimo tango a Macheronte (Victoriana 1)
di Franco Pezzini
Chiunque ami il fantastico scopre, prima o poi, che qualche quartiere del proprio immaginario ha la forma fascinosa e un po’ sordida dei nebbiosi vicoli vittoriani. Che a distanza di più di un secolo l’impatto di quell’ambiente sia ancora tanto forte non stupisce nessuno: l’età vittoriana, specie degli ultimi decenni, ha rappresentato un’epoca d’oro della scrittura di genere, partorendo personaggi che per peso mitico sono in grado di rivaleggiare coi grandi eroi classici – Sherlock Holmes e Dracula, per citare solo un paio dei più noti. Su uno sfondo, oltretutto, in cui i grandi temi del nostro tempo sono già abbozzati in forma epica, dai conflitti sociali ai sogni di una paleoglobalizzazione, dai grandi dibattiti filosofici al profondo rinnovamento delle strutture istituzionali e dei media.
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Marzo 10, 2008
Virtual Immortality
di Danilo Arona
Il volto della bella ragazza che commenta graficamente la "luce oscura" n° 5 non è più. Lei si chiamava Natasha Randall ed è stata fra le ultime vittime del patto suicida di Bridgend.
Per i molti studiosi che seguono l'avvinarsi del Punto Zero Apocalittico, sono già presenti da anni in tutto il mondo i "segni" che profetizzano la fine. A livello di percezione quotidiana, non c'è che da scegliere: virus, nuove malattie, pandemie, catastrofi naturali in aumento esponenziale, fenomeni cosmici e inteplanetari, prodigi, falsi profeti, complotti, manipolazioni subliminali e immigrazioni di massa. Che ci crediate o meno, tutto è già stato scritto e tutto fa parte, ogni giorno, della cronaca giornalistica.
Ma, sul piano dei mondi sottili, esistono altri segni. Tra i tanti: i sogni e gli incubi condivisi, le "chiamate", le interconnessioni telepatiche e i suicidi di gruppo. Forse, a ben pensarci, con il cervello più sgombro possibile da qualsiasi pregiudizio, si tratta sempre di un unico elemento, quello che in fisica quantistica chiamasi "reame immaginale".
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Marzo 08, 2008
Walter Benjamin a Leonia. Per una filosofia delle rovine e della monnezza - 2
di Girolamo De Michele
qui la prima parte
3. Il compito dello storico
Veniamo alla seconda questione: chi, e in che modo, deve prendersi cura delle rovine? Vi anticipo la risposta: è quel pensatore che, già trasformatosi in allegorista, si trasforma da allegorista in – uso una definizione di Sanguineti – “storico straniante”: «lo scrittore di fatti empirici, lo storico di cose, come critico dimissionario, è uno scrittore estraniante» (11). Questo passaggio dall’allegorista allo storico, in qualche modo, fa retroagire il Benjamin del Passagen-Werk sul Benjamin del Dramma barocco.
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Lo sguardo che cambia
di Mauro Gervasini (da Film TV n.9, 2008)
[Di norma, Carmilla pubblica solo materiali inediti, oppure rielaborati. Ci possono essere eccezioni, tipo questo articolo del nostro critico cinematografico "ufficiale" Mauro Gervasini, apparso su Film TV. Purtroppo il settimanale non ha un archivio on line, e pezzi interessanti hanno vita brevissima.] (V.E.)
Diciamolo, è un gran casino. Si va al cinema senza sapere (più) cosa si guarda. Documentario o finzione? Paratelevisione o reality show? Ben tre film in circolazione ripropongono antichi dilemmi e nuove ricerche espressive: qual è lo stile migliore per catturare la realtà o almeno per restituirne l’illusione?
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Marzo 07, 2008
Christian Frascella: da FUOCHI DI SANT'ELMO
[Da Christian Frascella ho ricevuto un manoscritto inedito, Fuochi di Sant'Elmo: l'ho letto e l'ho trovato esilarante, commovente, cinico, sarcastico, pop, aggressivo, tenero nell'intensità della tenerezza che si dà nell'aggressività. E' una storia che potrebbe essere un romanzo di formazione ed è invece un romanzo di deformazione. Non è peregrino quanto Frascella mi ha scritto: che guarda, cioè, a Fante e Bukowski - si rintracciano elementi assai qualificanti del mix, in questo realismo eccessivo, che spacca il muro del suono. Il repertorio mnemonico di più di una generazione è sbalestrato da una scrittura che stilisticamente è libera. Christian Frascella, di cui invito a dare un'occhiata al blog (leggetevi ciò che scrive di Parrella e capirete), è in effetti una persona libera. Merce rara al giorno d'oggi. Può permettersi tutto: è colto, è acuto, è piena linea Bachtin. Anche questa scorribanda che non è per niente giovanilistica, anche se il protagonista è giovane, è un atto di deliberazione assoluta, sfiora la crudeltà carnacialesca. Fossi un editore non mi lascerei scappare un romanzo simile. E' la prova che la narrativa italiana si muove, in direzioni diverse, inaspettate e potenti. Pubblico un estratto dal secondo capitolo: il Capo è il padre del protagonista, la foca monaca ne è la sorella. gg]
Il Capo
Più o meno otto mesi dopo il mio ritiro da scuola, il Capo prese ad avere un atteggiamento inconsueto. Girellava per casa con uno strano brillìo negli occhi, e un comportamento assai più distratto del normale. Beveva di meno e lavorava parecchio. Le sue soste all'amaca si erano ridotte in maniera drastica.
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Marzo 06, 2008
SCHEGGE TAGLIENTI 4
di Alessandra Daniele
FLASH NEWS
Completate le liste elettorali del PD, presentate due giorni fa con qualche casella incompiuta.
Dopo l'ex-prefetto Serra, l’ ex pubblico ministero Di Pietro, il generale Del Vecchio, e il commissario Rex, Walter Veltroni annuncia una nuova candidatura all'insegna del rinnovamento, e perfettamente in linea col programma del PD.
Un giovane imprenditore prestato alla politica: Silvio Berlusconi.
Un nome che non mancherà di attrarre quegli elettori moderati nei quali Veltroni spera, senza fargli perdere quelli progressisti che - notoriamente - pur di evitare Berlusconi sono disposti a votare chiunque. Anche Berlusconi.
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Marzo 05, 2008
Messico ferito
di Claudio Albertani
Il Messico è ferito. È vero che nella sfortunata geografia della sofferenza ci sono paesi che stanno molto peggio, ad esempio l'Iraq o la Palestina. Tuttavia, in Medio Oriente e altrove ciò che predomina è il fragore delle armi. Ricordo l'inutile sforzo che feci alcuni anni fa per spiegare la ribellione indigena del Chiapas a dei rifugiati pachistani che avevo conosciuto in Europa. Io parlavo di quanto innovatore fosse il messaggio zapatista, del ruolo delle donne insorte, dei progetti di autonomia territoriale… Nulla di tutto ciò pareva loro importante. Le domande erano: "Quanti kalashnikov hanno? Quante granate di frammentazione? Mine antiuomo?" Secondo i miei interlocutori, l'unica cosa importante era la capacità offensiva che potevano esibire gli insorti.
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Marzo 04, 2008
Walter Benjamin a Leonia. Per una filosofia delle rovine e della monnezza - 1
di Girolamo de Michele
[Pubblico qui, con qualche taglio, un lontano intervento benjaminiano, recuperato da un vecchio archivio che mi sembra abbia ancora qualcosa di attuale. Il testo fu letto in una giornata di studi benjaminiani a Bologna (9 nov. 1995), ed era dedicato ad Alex Langer: a distanza di tanti anni, non ho una sola ragione per non mantenere la dedica, che è sempre una forma di rammemorazione]
qui la seconda parte
1. Sotto l’ombra delle rovine
«C’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi…»*
Voglio dimostrare innanzitutto che l’Angelus Novus, in quanto Angelo della storia, appare solo e soltanto in un momento ben preciso, storicamente determinato; che la sua apparizione a Benjamin introduce una questione che potremmo così intitolare: “cosa fare delle rovine?” E che, infine, quella questione ne contiene un’altra: chi deve prendersi cura delle rovine, posto che l’Angelo vorrebbe, ma non ne ha la possibilità?
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Agamben: CHE COS'E' UN DISPOSITIVO?
di Igino Domanin
[Di Igino Domanin, ci preme segnalare l'uscita del romanzo d'esordio Spiaggia libera Marcello, la cui recensione abbiamo pubblicato qui. Oltre che scrittore, Domanin è ricercatore di filosofia teoretica.]
Michel Foucault negli anni Settanta ha capovolto l’immagine tradizionale della riflessione politica. Bisognava, a parer suo, tagliare la testa al re non solo, come fecero i rivoluzionari francesi, nella prassi, ma, adesso, innanzitutto nella teoria. L’analisi del potere, cioè, non si basava sul primato della sovranità e sulle nozioni giuridiche ed economiche che ruotano intorno a essa. In particolare, Foucault metteva radicalmente in discussione il primato della Forma-Stato come oggetto della critica della politica e indicava un metodo nuovo d’indagine. Il potere, insomma, consiste nell’esercizio di alcune tecniche di governo nell’ambito delle quali, per esempio, strutture architettoniche, misure amministrative, enunciati filantropici formano una rete di elementi in grado di controllare e dirigere la condotta degli individui.
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Marzo 03, 2008
DISCESE ESTREME - Capitolo 11
di Enzo Fileno Carabba
[Illustrazione di Liza Schiavi - cliccare per ingrandire]
Tutte le puntate di Discese estreme
11. L' Amicizia
Per qualche strano motivo la parola amicizia mi fa pensare all'infanzia. Dico strano perché non posso certo affermare che i miei unici amici appartengano a quel tempo, e che dopo basta. D'altra parte i fatti che accaddero allora hanno lasciato in me un segno così profondo che non posso dimenticare chi li ha vissuti con me. Il bello è che io questi fatti non li ricordo se non a sprazzi - forse perché portavano un peso o una forza insopportabili.
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Marzo 01, 2008
Flavio Soriga: SARDINIA BLUES
di Gianluca Bavagnoli
Pani, Corda e Licheri, tre amici, tre abbandonati inconsolabili, tre pirati in quell’oceano che è la Sardegna senza vip, senza cartoline, senza lusso.
È la Sardegna vera, che non vuole più essere quella delle passioni deleddiane, dei rapimenti e d’inesprimibili linguaggi ancestrali, ma semplicemente isola di un selvaggio west in cui cavalcare tra persone che si conoscono, sparlano, si annoiano o un po’ si amano e locali di provincia che si fanno fondali simbolici di miraggi irrealizzabili. Non-luoghi del Montiferru campidanese di Soriga in un grande non-luogo che è la Sardegna contemporanea, che però lega indissolubilmente i tre protagonisti e ne pregiudica le vite arrabattate, complice uno smisurato spirito d’appartenenza.
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